Archivio delle novità suddivise per anno/categoria
 
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  • Normative complementari  »»  31/12/2009

    Il ministero della Giustizia ha stabilito un aumento di 467 nuove sedi notarili e rivisto l'assegnazione dei posti distretto per distretto. I giovani che vinceranno il concorso di notaio avranno nuove chance ma quasi tutte saranno al Nord. L'aggiornamento delle tabelle, che vengono riviste ogni sette anni, è stato deciso con decreto del ministero della Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì 28 dicembre. Confermato l'impianto della stesura del primo decreto impugnato davanti al Tar dagli ordini locali settentrionali in disaccordo con l'aumento "a senso unico". In particolare sono fissati 76 nuovi posti a Milano, 17 a Brescia, 16 a Bergamo, 43 solo a Piacenza (lo stesso aumento di Roma), 16 a Bologna, 13 a Padova, 11 rispettivamente a Firenze, Como e Verona. Torino e Venezia riducono i danni con 13 e 8 nuove sedi. Al contrario, in certe città del Sud c'è una diminuzione delle sedi (Enna -4, Palmi -3, Agrigento -2, Caltagirone -2). L'assegnazione tiene conto di diversi criteri, in primis il volume d'affari, poi numero degli abitanti (1 notaio ogni 7.000 abitanti), estensione e caratteristiche del territorio e della mobilità.

    28 dicembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/12/2009

    Sono i lombardi i cittadini italiani che hanno usufruito più del bonus fiscale del 36% per le ristrutturazioni edilizie: 95mila ristrutturazioni, pari al 23% del totale nazionale. Quasi la metà, 44mila, interessano la provincia di Milano. Segue l'Emilia Romagna con 63mila e il Veneto con oltre 51mila contribuenti che hanno approfittato dell'agevolazione: rispettivamente, il 15,5% e il 12,5% del dato complessivo. Dopo il capoluogo meneghino, le province dove più si è fatto ricorso alle ristrutturazioni nel 2009 con l'aiuto della detrazione fiscale del 36% sono Bologna (22mila) e Roma (20mila). A fare il punto l'Agenzia delle entrate che ha rilevato come a fine novembre sia aumentato di oltre il 16% il numero delle ristrutturazioni edilizie avviate nel 2009. Il mese preferito per iniziare i lavori è stato giugno.
    In 11 mesi sono state 410mila le dichiarazioni di inizio lavori. Nello stesso periodo dell'anno scorso, le domande si erano fermate a quota 353mila per arrivare a 390 mila solo a fine anno.
    «Con un mese di anticipo, quindi, il 2009 – sottolinea l'Agenzia - viene eletto come il nuovo anno record del 36%. L'ultimo era stato segnato nel 2007, con un totale di 402.811 ristrutturazioni, già superato quindi dal dato di fine novembre di quest'anno». Si è dunque rivelata passeggera la flessione registrata nel 2008.
    La normativa consente di detrarre per 10 anni il 36% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 48mila euro per ogni immobile per il quale si affronta la ristrutturazione. La detrazione è ripartita in 10 rate di pari importo, con alcune deroghe: i contribuenti con più di 75 anni possono usufruire della detrazione in 5 rate, mentre chi ha oltre 80 hanno può effettuare la detrazione in tre rate.

    (N.Co.) - 26 dicembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/12/2009

    La produzione industriale registra a dicembre un incremento dello 0,2% su novembre, quando si era avuto un rimbalzo dell'1,4% su ottobre (dati destagionalizzati).Sono le stime diffuse dal Centro studi di Confindustria. Il livello di attività si colloca in dicembre di oltre un quinto (-21,0%) sotto il massimo pre-crisi toccato nell'aprile 2008 e segna un recupero del 5,8% dal minimo di marzo 2009.
    Nei dati grezzi la produzione aumenta in dicembre dell'1,5% sullo stesso mese del 2008 (era -3,4% in novembre).
    Al netto delle differenze di calendario, aggiunge il Centro studi di Confindustria, la produzione industriale diminuisce del 2,1% sul dicembre del 2008, a fronte del -6,2% annuo registrato in novembre. Il Csc stima inoltre una «sostanziale stagnazione dell'attività industriale nel quarto trimestre»: -0,1% rispetto ai precedenti tre mesi, che a loro volta avevano registrato un rimbalzo del 4,3% sul trimestre precedente. Si attenua dal -15,9% al -6,1% la caduta rispetto a un anno prima.
    Nella media del 2009 la produzione si attesta su livelli inferiori del 17,1% a quelli del 2008, quando si era avuto un calo del 3,1% sul 2007 (dati grezzi). In dicembre il flusso di nuovi ordinativi acquisiti dalle aziende cresce dello 0,4% su novembre, quando aveva già recuperato lo 0,7% su ottobre. Rispetto allo stesso mese dell'anno scorso gli ordini aumentano dell'1,7% in dicembre mentre erano calati del 4,1% in novembre.

    28 dicembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/12/2009

    Silenzio-assenso sulla moratoria dei mutui per le famiglie. Se la banca non comunica il diniego entro 15 giorni, allora l'istanza si deve considerare accolta. Lo prevede il Documento tecnico del Piano Famiglie siglato tra Abi e associazioni dei consumatori.

    Il documento illustra termini e procedure per accedere al beneficio. Un beneficio che, beninteso, non fa perdere alle banche gli interessi sui mutui. Chi ottiene la sospensione, infatti, salderà dopo quello che non paga oggi.

    A. Ciccia – 19 dicembre 2009 - tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  24/12/2009

    Tutto pronto per il via al 1° gennaio 2010 delle nuove modalità di applicazione della "stretta" sulle compensazioni Iva, con una veste interamente telematica e "avviata" esclusivamente sui canali delle Entrate. Dal prossimo mese, perciò, le compensazioni oltre i 10mila euro dovranno essere precedute dalla dichiarazione o dall'istanza da cui emerge il credito e per importi oltre i 15mila euro è richiesto il visto di conformità (cosiddetto visto pesante). È stato, infatti, firmato dal direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera, il provvedimento per rendere operative le disposizioni del Dl 78 del 2009, reso noto ieri sul sito dell'Agenzia. Per le regole sulle compensazioni si era posto il problema (come spesso per le norme che interferiscono sugli adempimenti dei contribuenti) della data di entrata in vigore, poi era stata la stessa Agenzia che con un comunicato stampa aveva fissato al 2010 la decorrenza delle modifiche normative.
    Le nuove regole, quindi, prevedono che le compensazioni possono avvenire a partire il 16 del mese successivo a quello in cui sono state trasmesse le dichiarazioni o le istanze da cui risulta il credito del contribuente. Nel provvedimento di ieri dell'agenzia delle Entrate è precisato che per fruire dei crediti (ovviamente superiori a 10mila euro) i modelli F24 devono essere trasmessi esclusivamente online sia direttamente dai contribuenti, attraverso i canali telematici Entratel o Fisconline, sia facendo ricorso agli intermediari abilitati al canale Entratel. Viene esclusa, invece, la possibilità di ricorrere a versamenti attraverso gli F24 messi a disposizione da banche e poste con le procedure di home banking.
    Per le richieste di compensazioni superiori ai 15mila euro la dichiarazione deve necessariamente riportare il visto di conformità, altrimenti il modello F24 verrà scartato dal sistema. Peraltro, è attesa una circolare che fissi i criteri di controllo, basato sul check list dei visti di conformità rilasciati dagli intermediari abilitati alla trasmissione telematica.
    Questo il quadro delle regole per la compensazione dei crediti infrannuali con le ulteriori specificazioni delle Entrate. L'Agenzia ha fissato anche due nuovi codici tributo per le compensazioni in F24 (risoluzione 286/E). Il codice identificativo «61» (soggetto aderente al consolidato) da utilizzare nel caso in cui una consolidante usi in compensazione un credito ceduto da un soggetto aderente al consolidato. Il codice identificativo «62» (soggetto diverso dal fruitore del credito) serve in tutti gli altri casi in cui il soggetto in capo al quale è maturato il credito è diverso dal suo utilizzatore.
    Il 2009 ha visto una particolare attenzione alle compensazioni, rispetto alle quali il Dl 78 ha poi costituito un vero punto di svolta. Il 23 marzo 2009, l'Agenzia, illustrando il piano per le attività di controllo del 2009, aveva sottolineato l'importanza dell'attenzione alle compensazioni Iva. Si tratta, infatti, di un fenomeno enorme (29 miliardi di euro l'anno). E nel mese di giugno, in concomitanza con la manovra estiva, l'Agenzia fece anche il punto della situazione sul contrasto alle indebite compensazioni. Il direttore Befera segnalava come 8mila soggetti nel modello F24 avessero utilizzato in compensazione crediti Iva per un ammontare complessivo di alcune centinaia di milioni di euro, pur non avendo presentato la dichiarazione. E, inoltre, si segnalava come fossero state individuate in pochi mesi compensazioni sospette 170 milioni di euro in capo a oltre 200 soggetti.

    Antonio Crescione - 23 dicembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/12/2009

    Gli studi di settore, come precedentemente i parametri, costituiscono un sistema di ricostruzione "standard" del reddito e perciò rappresentano delle "presunzioni semplici", che vanno corroborate sempre da altri elementi che servono a rafforzare la pretesa del fisco. E inoltre un accertamento si può avere sempre dopo che c'è stato il contraddittorio con il contribuente. Sono alcuni dei passaggi più significativi delle sentenze 26635, 26636, 26637 e 26638 delle Sezioni unite della Cassazione, depositate venerdì 18 dicembre 2009.
    Secondo le sentenze, dunque, non si può arrivare all'accertamento da studi di settore, a pena di nullità, senza aver sentito il contribuente in un contraddittorio, che è quindi obbligatorio, dove quest'ultimo possa spiegare le proprie ragioni e i motivi per cui le medie espresse da Gerico non lo rappresentano e perché non si è adeguato a quanto chiesto dall'applicativo. L'eventuale "inattività" del contribuente rispetto all'invito al contraddittorio ovviamente andrà valutata in sede procedimentale. Ma anche dopo il contraddittorio resta intatta la possibilità per il contribuente di contestare davanti al giudice tributario l'eventuale accertamento.
    Un altro passaggio importante del testo prevede l'applicabilità retroattiva degli studi più recenti rispetto a quelli precedenti, in quanto «frutto di un progressivo affinamento degli strumenti di rilevazione della normale redditività». E come conseguenza del valore presuntivo semplice degli studi, l'onere della prova va ripartito tra contribuente e Fisco. Quest'ultimo deve dimostrare infatti che "lo standard prescelto" si applichi al contribuente stesso. Il contribuente deve spiegare la sussistenza delle condizioni che giustifichino l'esclusione della propria attività dai risultati presupposti dallo standard.

    19 dicembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/12/2009

    Cambia la territorialità Iva nel settore del trasposto merci dal 1° gennaio 2010. Con l'entrata in vigore delle nuove regole sull'imposta bisognerà distinguere tra trasporti resi a committenti soggetti passivi d'imposta (business to business) per i quali opera la regola generale di cui al nuovo articolo 7-ter del Dpr 633/72 e quelli resi a privati (business to consumer) per i quali torna applicabile quanto previsto dal nuovo articolo (7-sexies, lettere b) e c). (..) Con le nuove regole non opererà più la distinzione tra i trasporti intracomunitari e trasporti nazionali e internazionali. Per tutte le ipotesi di trasporto beni la prestazione si considererà rilevante nel paese del committente soggetto passivo d'imposta. Sarà perciò rilevante in Italia, quando il cliente è stabilito nel territorio dello Stato un trasporto di beni da Roma a Siracusa (trasporto interamente nazionale), da Londra a Parigi (trasporto tra due paesi comunitari diversi dall'Italia), come anche da Roma a Berlino (trasporto comunitario con partenza dall'Italia), ovvero da Berna a New York (trasporto interamente fuori del territorio comunitario) e anche un trasporto Marsiglia-Lione (trasporto all'interno di un paese comunitario).

    R. Portale/G. Romano – 21/12/2009 – tratto da Il Sole 24 Ore del lunedì

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  • Fisco e tasse  »»  21/12/2009

    I contribuenti Iva tornano alla cassa per l'acconto 2009. La scadenza per il versamento online con il modello F24 è lunedì 28 dicembre (slitta da domenica 27). L'acconto è dovuto dai contribuenti Iva (ditte individuali, società di persone, società di capitali, autonomi, enti titolari di partita Iva ecc.) che esistevano nel 2008 e sono ancora in attività nel 2009.

    L'obbligo scatta anche per i soggetti Iva non residenti che si sono identificati direttamente in Italia nel 2008 ex articolo 35-ter, Dpr 633/72.

    C. Delladio – 18 dicembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  18/12/2009

    Il nuovo regime Iva debutterà, come previsto, dal 1° gennaio 2010. Ma le imprese e gli operatori potrebbero avere più tempo - forse sei mesi - per adempiere agli obblighi delle dichiarazioni Instrastat, Bruxelles permettendo. A 15 giorni dall'entrata in vigore della disciplina Ue, in effetti, mancano ancora i modelli, il canale telematico e le istruzioni tecniche per l'invio. E, soprattutto, non è stato approvato il decreto legislativo che recepisce, tra le altre, le direttive comunitarie 8, 9 e 117 del 2008.

    Ieri la commissione Finanze del Senato ha dato (all'unanimità) parere favorevole allo schema di decreto varato a Palazzo Chigi lo scorso 13 novembre, formulando però alcune osservazioni che potrebbero essere recepite nel provvedimento definitivo.

    M. Bellinazzo – 17 dicembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  17/12/2009

    Più facile per il fisco recuperare la maggiore Iva dalle società fallite. Infatti, la procedura concorsuale non giustifica lo smarrimento delle fatture e la contribuente che ha chiesto la deduzione dovrà, al più, provare le spese mediante testimoni o per presunzioni.

    Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 25713 del 9 dicembre 2009, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, bocciando la decisione della commissione tributaria regionale della Campania. In sostanza, hanno affermato i giudici della sezione tributaria, «il subentro della procedura fallimentare non giustifica lo smarrimento della documentazione».

    D. Alberici – 15 dicembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  16/12/2009

    Le auto aziendali fuori produzione innalzano il valore dei fringe benefit corrisposti ai dipendenti. Dopo la pubblicazione delle tabelle di riferimento, sono stati fissati i costi chilometrici per il 2010 necessari alla determinazione del reddito in natura dei veicoli aziendali utilizzati da dipendenti e collaboratori. Solo le vetture fuori produzione fanno segnare variazioni positive (+1,68%), mentre quelle ancora in catena di montaggio, a prescindere dalla motorizzazione, registrano un -1,40%.

    Nella Gazzetta Ufficiale, Supplemento ordinario n. 233, dello scorso 12 dicembre sono state pubblicate le tariffe dell'Automobile Club d'Italia (Aci) per il prossimo anno, da utilizzarsi per la determinazione dei cosiddetti fringe benefit dei dipendenti e degli amministratori, inerenti all'utilizzo promiscuo di autovetture, motocicli e ciclomotori.

    F. G. Poggiani – 15 dicembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Lavoro e previdenza  »»  15/12/2009

    Da gennaio scatta l'aumento, graduale, dell'età pensionabile delle donne che lavorano nel pubblico impiego. È la prima tappa di un percorso che le porterà, nel 2018, ad andare in pensione di vecchiaia con almeno 65 anni, così come oggi accade per gli uomini.
    Non è escluso che, sulla spinta dell'aumento dell'aspettativa di vita e dell'invecchiamento della popolazione, la soluzione di equiparare donne e uomini dal punto di vista dei requisiti anagrafici per andare in pensione di vecchiaia coinvolga in futuro anche chi è iscritto all'Inps: in quest'ottica la pubblica amministrazione farebbe un po' da apripista.
    L'equiparazione è prevista dalla legge 102/09 (articolo 22 ter) che individua per il 2010 il requisito anagrafico di 61 anni per accedere al pensionamento di vecchiaia. La logica è evitare un innalzamento repentino, dall'oggi al domani, e di aumentare di un anno ogni 24 mesi l'età anagrafica per il pensionamento. Nel 2018 si giungerà all'età di 65 anni per il pensionamento di vecchiaia, sia nel sistema retributivo sia in quello contributivo.
    La soluzione dell'innalzamento graduale è stata adottata per dare esecuzione a una sentenza della Corte di giustizia europea del novembre del 2008, che aveva giudicato l'Italia inadempiente al principio di parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici. «Se facciamo riferimento all'Europa - ricorda Giuseppina Santiapichi, direttore generale dell'Inpdap, l'istituto di previdenza per i dipendenti della pubblica amministrazione - già ora in 13 Paesi l'età per il pensionamento è uguale tra uomini e donne».
    In realtà, spiega Santiapichi, l'allungamento della speranza di vita e le regole pensionistiche introdotte negli ultimi 15 anni hanno già determinato un allungamento del periodo di servizio e un ritardo nell'accesso alla pensione. Se nel 1997 l'età media di pensionamento nel pubblico impiego era pari a circa 55 anni, nel 2007 erano già oltre i 61 anni.

    Andrea Carli - 13 dicembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/12/2009

    Ancora tre giorni per il pagamento del saldo Ici, l'imposta comunale sugli immobili che è stata abolita lo scorso anno sulle case di abitazione ma che invece continua a sopravvivere sulle seconde case, su quelle date in affitto, su negozi e uffici. La tassa sulla casa resta anche sulle case di abitazione se si tratta di ville o appartamenti di lusso. Entro mercoledì 16 dicembre deve dunque essere effettuato il versamento della seconda rata dell'imposta comunale sugli immobili dovuta per il 2009.

    Chi paga l'Ici
    Dallo scorso anno è prevista l'esclusione dall'Ici per le unità immobiliari adibite ad abitazione principale (nonchè di quelle ad essa assimilate, come per esempio quelle date in uso ad un familiare), ma restano soggette all'imposta, anche se si tratta di case di abitazione, le unità immobiliari di categoria catastale A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (ville) e A/9 (castelli, palazzi con eminenti pregi artistici o storici). Soggetti all'Ici sono anche tutti gli immobili non adibiti ad abitazione principale (per esempio quelli concessi in locazione o quelli utilizzati come seconde case). Si continua poi a pagare l'imposta comunale sugli immobili anche su uffici e negozi.

    Il 16 dicembre il saldo 2009
    La prima rata è già stata versata entro il 16 giugno scorso ed era pari al 50% dell'imposta dovuta calcolata sulla base di aliquote e detrazioni del 2008; entro il 16 dicembre deve essere quindi pagata la seconda rata, a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno, con l'eventuale conguaglio sulla base delle aliquote e delle detrazioni stabilite dai Comuni per il 2009.

    Per i ritardatari sanzione ridotta fino a metà gennaio
    In caso di mancato versamento dell'Ici entro il 16 dicembre, è possibile pagare la tassa comunale sulla casa entro il 15 gennaio 2010 con una sanzione ridotta pari al 2,5% dell'imposta dovuta, più gli interessi. Se si paga entro un anno, si applica invece la sanzione del 3%. Trascorso un anno, il «ravvedimento» non è più possibile e la sanzione a questo punto è quella ordinaria, ovvero pari al 30%.

    13 dicembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  11/12/2009

    Strada in salita per gli accertamenti fiscali sui redditi delle società. Soltanto i versamenti nei conti dell'azienda si presumono come proventi tassabili, mentre il flusso di denaro nei conti dei soci o dei loro familiari non può essere attribuito all'impresa, a meno che l'amministrazione non riesca a provare che l'intestazione di tali conti è fittizia.

    Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 25623 del 4 dicembre 2009, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria che aveva accertato, in virtù della presunzione legale esistente sui conti bancari dell'azienda, un maggior reddito per il passaggio di denaro sul conto di un socio.

    D. Alberici – 10/12/2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  10/12/2009

    Scade lunedì 28 dicembre il termine per il versamento dell'acconto Iva dovuta per l'ultimo periodo dell'anno. In generale, i contribuenti hanno a disposizione tre metodi di calcolo, fra i quali possono scegliere liberamente il più vantaggioso. Un quarto metodo speciale è previsto per le imprese operanti in particolari settori. Dall'anno scorso, il metodo prescelto deve essere specificato nella dichiarazione annuale. Il versamento non va effettuato se l'importo non supera 102 euro.

    Si ricorda che, entro il termine di versamento dell'acconto, è ancora possibile versare l'imposta dovuta per l'anno 2008 evitando di incorrere nella sanzione penale.

    F. Ricca – 09 dicembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  09/12/2009

    L'agenzia delle Entrate invita gli uffici locali a essere più tempestivi nel controllo dei versamenti. Dai controlli automatizzati, che si fanno dopo la presentazione delle dichiarazioni annuali dei redditi, dell'Iva, dell'Irap e dei modelli 770 ai controlli in tempo reale.

    Gli uffici dovranno quindi eseguire le verifiche sui versamenti del 2009 e, in particolare, dovranno controllare la veridicità dei dati dichiarati ai fini degli studi di settore e la congruità dei relativi pagamenti.

    T. Morina – 04 dicembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Lavoro e previdenza  »»  07/12/2009

    Si comunica che sul nostro sito (www.studiobambagioni.it) è pubblicata la seguente newsletter:
    Lavoro e Previdenza - n. 06/09

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    LE VISITE MEDICHE PREVENTIVE
    ACCERTAMENTI SANITARI PER TOSSICODIPENDENZA
    LE FERIE NEL LAVORO INTERMITTENTE
    ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE - OBBLIGHI COMUNICATIVI
    LAVORATORI MOBILI E RILEVAZIONE ORARIO LAVORO
    SGRAVIO CONTRIBUTIVO ALLE IMPRESE EDILI
    RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA - MODALITÀ COMUNICATIVE
    PRIVACY NEI RAPPORTI DI LAVORO
    FONDO TESORERIA INPS
    ISTANZA DI RIDUZIONE DEL PREMIO INAIL - NUOVO MODELLO OT24
    ADESIONE AI FONDI INTERPROFESSIONALI
    SANATORIA COLF E BADANTI
    LA GIURISPRUDENZA

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    Signa, 07 dicembre 2009
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  04/12/2009

    L'incrocio fra più rateazioni richieste all'agente per la riscossione porta in dote una maggiore dilazione nei tempi di pagamento. E' questo quanto emerge dal comunicato stampa diramato martedì da Equitalia.

    In sostanza, spiega il comunicato, la valutazione in ordine alla possibilità di concedere o meno una rateazione al contribuente in difficoltà, dovrà tener conto di eventuali piani di rateizzo già accordati dal concessionario in precedenza.
    In tal modo, conclude Equitalia, si facilita la concessione di una nuova dilazione perchè nella valutazione della posizione sono presi in considerazione anche gli altri debiti già rateizzati, ma non ancora scaduti.

    A. Sacrestano - 03 dicembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Lavoro e previdenza  »»  03/12/2009

    La mancata indicazione sul Libro unico del lavoro (Lul) dei permessi per riduzione di orario di lavoro (Rol) che non hanno incidenza sull'aspetto retributivo, fiscale o previdenziale, non è sanzionabile.

    Così si è espresso il ministero del Lavoro che - con il parere 18372/09 - identifica come non soggetti all'obbligo di registrazione sul Lul permessi orari non concessi al lavoratore entro l'eventuale scadenza prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Al contrario, la sanzione è applicabile in tutti i casi in cui l'omissione si riferisca al godimento dei Rol o alla registrazione dell'erogazione di un'indennità sostitutiva.

    G. Maccarone – 02/12/2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  02/12/2009

    Sono oltre 50mila i contribuenti obbligati a presentare per la prima volta dal 1° gennaio 2010 i modelli Intrastat relativi ai servizi intracomunitari resi e ricevuti.

    È l'effetto della direttiva 2008/8/CE che l'Italia sta recependo. Dopo l'approvazione, il 12 novembre scorso, in Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo ora si attende il parere delle commissioni parlamentari.

    Dal 1° gennaio dunque cambieranno la periodicità di presentazione degli Intrastat (nella maggior parte dei casi l'invio sarà mensile) e le modalità di trasmissione che avverrà solo per via telematica. Le novità riguardano in definitiva tutti i soggetti che operano con altri stati della UE.

    30 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/12/2009

    Si naviga a vista sul ravvedimento operoso del modello unico presentato tardivamente. La causa è da imputare alla circolare n. 49/E del 23/11/2009 con la quale l'Agenzia delle entrate, affermando che la regolarizzazione di tale violazione avviene con il pagamento di una sanzione pari al 10% dell'imposta dovuta (con un minimo di 21 euro), da versarsi non oltre i 90 giorni successivi alla scadenza di presentazione della dichiarazione, si è posta in aperto contrasto rispetto al solco dalla stessa tracciato, prima, con la circolare n. 23/E del 25/1/1999 e, poi, con le istruzioni al modello unico.

    Da queste ultime indicazioni, infatti, si evince che le sanzioni da versare, per potere sanare la violazione, è, in ogni caso, pari a 21 euro per la tardività, alla quale va aggiunta quella del 2,5% o del 3% calcolata sulle eventuali imposte risultanti dalla dichiarazione «tardiva» ma non corrisposte nei termini ordinari.

    M. Bonazzi – 28 novembre 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  30/11/2009

    Scatta anche per l'Italia l'obbligo del passaporto individuale per i minori, con validità differenziata a seconda dell'età. Da oggi, in virtù della pubblicazione sulla G.U. n. 274 di ieri della legge 166/2009 di conversione del decreto legge 135/2009, entrano in vigore due modifiche che adegueranno la legge attuale alla nuova disciplina comunitaria secondo il principio «una persona-un passaporto», in base a cui i passaporti devono essere rilasciati come documenti individuali.

    Le nuove norme, sottolinea il ministero degli esteri in un comunicato, garantiscono una maggiore individuabilità e quindi sicurezza per i minori che viaggiano, permettendo quindi di far meglio fronte ai crescenti fenomeni della sottrazione indebita di minorenni e della tratta internazionale di minori. A tal fine è prevista l'eliminazione della possibilità di iscrizione del minore sul passaporto del genitore (o tutore o altra persona delegata ad accompagnarli) e una durata temporale differenziata del documento per poterne aggiornare la fotografia in relazione al mutamento delle sembianze dell'intestatario.

    25 novembre 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  27/11/2009

    Il 15 dicembre scade il termine per l'attuazione degli obblighi introdotti dal Garante per la protezione dei dati personali previsti dal Provvedimento del 27 novembre 2008 «Misure e accorgimenti prescritti ai titolari di trattamenti effettuati con strumenti elettronici relativamente alle attribuzioni di amministratori di sistema», come modificato, con ulteriore Provvedimento del 25 giugno 2009 emanato a seguito di una consultazione pubblica alla quale hanno preso parte le associazioni rappresentative delle categorie coinvolte negli adempimenti.

    L'attuazione del Provvedimento ha messo in difficoltà moltissimi «titolari» i quali, forse per la prima volta, hanno sentito parlare di log. Ma proprio i log sono oggetto di uno dei più importanti e impegnativi adempimenti introdotti dal provvedimento. I log sono file nei quali vengono registrate le operazioni che un utente compie su un sistema di elaborazione durante una sessione di lavoro.

    Il Provvedimento fa riferimento a tutti quei log in cui siano registrati gli accessi ed i tentativi di accesso ai sistemi di elaborazione e agli archivi elettronici da parte degli amministratori di sistema, nonché le disconnessioni ed eventuali messaggi di errore.(..)

    Le registrazioni devono comprendere i riferimenti temporali e la descrizione dell'evento che le ha generate, e devono essere conservate per un periodo congruo, comunque non inferiore a sei mesi. (..)

    È responsabilità del titolare effettuare le verifiche necessarie, tenuto conto dei dati trattati, dell'organizzazione aziendale, delle procedure adottate e delle mansioni concretamente attribuite all'amministratore di sistema, per garantire le caratteristiche dei log richieste dal garante, valutando l'opportunità di un'implementazione dei propri sistemi software e hardware.

    S. Algerio – 26 novembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  26/11/2009

    Arrivano le prime istruzioni operative per ottenere l'abilitazione a rilasciare il visto di conformità: che sarà necessario apporre, a partire dalle dichiarazioni Iva riferite al 2009, per permettere al contribuente di usare in compensazione orizzontale (con tributi e contributi diversi) i crediti Iva che superano i 15mila euro. L'abilitazione ad apporre il visto, tra l'altro, impone ai professionisti di procurarsi una garanzia ad hoc: chi non si fosse ancora assicurato per apporre il visto di conformità (come è richiesto per "vistare" le dichiarazioni dei redditi per le quali si è prestata l'assistenza fiscale) dovrà farlo ora.
    In attesa dei chiarimenti dell'agenzia delle Entrate sul funzionamento del nuovo meccanismo – e, in particolare, sulla natura dei controlli da effettuare per il rilascio – sono le direzioni regionali a fornire i dettagli sulla procedura da seguire per ottenere l'inserimento del soggetto "qualificato" (munito dei necessari requisiti) nell'elenco centralizzato di chi è legittimato ad apporre il visto. Le istruzioni chiariscono come compilare l'istanza e quali documenti allegare: il plico va inviato per raccomandata A/R alla direzione regionale competente per territorio.
    In sintesi, l'istanza deve contenere, oltre alla richiesta di essere inseriti nell'elenco dei soggetti legittimati al visto, i dati anagrafici e professionali del richiedente, i luoghi dove si esercita l'attività e i dati anagrafici dell'eventuale società di servizi (e degli organi sociali) di cui il professionista si intende avvalere per l'assistenza fiscale, specificando le attività affidate a questa struttura.
    All'istanza occorre allegare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che contiene le attestazioni che il richiedente deve rilasciare (con fotocopia del documento di identità del sottoscrittore) e l'originale o la copia conforme della garanzia assicurativa, già richiesta dall'articolo 22 del decreto ministeriale 164/1999 per l'assistenza fiscale. Circa la dichiarazione, la nota diffusa il 16 novembre dalla direzione regionale dell'Emilia-Romagna precisa che il dichiarante deve avere l'abilitazione a trasmettere le dichiarazioni fiscali rilasciate dall'Agenzia: quindi non possono rilasciare visti di conformità i soggetti non abilitati a Entratel.
    Sulla copertura assicurativa si concentrano i maggiori interrogativi dei professionisti interessati. Essa non tutela l'amministrazione finanziaria ma – come si legge anche nelle istruzioni – il contribuente per gli eventuali danni subiti (circolare 21/E del 2009). Occorre quindi chiedersi quali siano questi danni, anche per comprendere quando la copertura è "congrua".
    Il danno dovrebbe riguardare solo le sanzioni irrogate al contribuente, dato che l'imposta e gli interessi richiesti dall'Agenzia in caso di compensazione di un credito inesistente o non spettante pur in presenza di visto sulla dichiarazione sarebbero comunque dovuti dal soggetto "vistato": che, anzi, ne ha fruito indebitamente. Che poi, il beneficiario di questa copertura assicurativa coincida spesso e volentieri con lo stesso soggetto (contribuente) che ha chiesto il visto pur sapendo di non averne diritto (in quanto è lui che tiene materialmente le scritture contabili) è questione che le compagnie assicuratrici e l'agenzia delle Entrate, presto o tardi, dovranno affrontare. Andranno anche chiariti i dubbi operativi quando la dichiarazione Iva è sottoscritta da chi esercita il controllo contabile: possibile alternativa (per le società di capitali) al visto di conformità.
    In particolare, occorre comprendere se in questo caso gli adempimenti richiesti (per esempio istanza e copertura assicurativa) siano superflui, essendo sufficiente la natura dell'incarico rivestito. Si ricorda che l'infedele attestazione dell'esecuzione dei controlli è punita con la sanzione da 258 a 2.582 euro, salvo provvedimenti ulteriori in caso di violazioni gravi o ripetute.

    OBBLIGO DI TUTELA

    Per l'assistenza fiscale
    La copertura assicurativa deve essere riferita all'assistenza fiscale con apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni.

    Massimale adeguato
    Il massimale della polizza deve essere adeguato al numero dei clienti assistiti e dei visti di conformità rilasciati. Comunque non può essere inferiore a 1.032.913,80 euro.

    Niente franchigie
    L'assicurazione non può contenere franchigie o scoperti perché non garantiscono la totale copertura dei danni subiti dal contribuente, a meno che la società assicuratrice non si impegni espressamente a risarcire il terzo danneggiato, con facoltà di rivalersi sull'assicurato.

    Per cinque anni
    La polizza deve garantire il risarcimento del danno denunciato nei cinque anni successivi alla scadenza del contratto.

    Per tutte le dichiarazioni
    Gli assicurati possono apporre il visto di conformità su tutte le dichiarazioni fiscali: la polizza non può indicare un modello di dichiarazione specifico.

    Per gli associati
    Il professionista che lavora in uno studio associato può anche usare la polizza dello studio per i rischi professionali, purché preveda una copertura assicurativa per l'assistenza fiscale a garanzia dell'attività prestata da ogni singolo professionista.

    G.Gavelli/M.Sirri - 25 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  25/11/2009

    Posta elettronica certificata dei professionisti ai nastri di partenza. Entro il 29 novembre, quindi entro questa settimana, oltre due milioni di iscritti in albi ed elenchi professionali sono obbligati a comunicare ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di Pec. In pratica, una casella di posta del tutto simile alla tradizionale e-mail, gestita però in un circuito chiuso e controllato, che offre la certezza legale della consegna dei messaggi, come avviene con la ricevuta di ritorno delle tradizionali raccomandate cartacee.

    Il nuovo adempimento è fissato dal decreto anticrisi di fine 2008 (Dl 185/08, convertito dalla legge 2/09, che comunque non prevede, in caso di inadempienze, sanzioni), il quale stabilisce una tabella di marcia differenziata per categorie di soggetti.

    V. Melis – 23 novembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

    Si ricorda che nell'area newsletter di questo sito, riservata ai clienti iscritti, abbiamo pubblicato una circolare su questo specifico argomento.
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  24/11/2009

    Prende forma la riduzione di 20 punti percentuali dell'acconto Irpef per il 2009, in scadenza lunedì 30 novembre, che si riduce dal 99 al 79 per cento. Con un'interessante novità: chi ha già pagato, applicando la vecchia misura del 99% potrà fruire di un credito, pari alla differenza pagata in più, da usare in compensazione con i versamenti da fare con il modello F24.
    Novità anche per i sostituti d'imposta che, in sede di pagamento dello stipendio o della pensione di novembre, non tengono conto della nuova misura percentuale del 79 per cento. Essi dovranno restituire le maggiori somme trattenute nella retribuzione di dicembre. Le somme restituite potranno essere poi recuperate dal sostituto d'imposta, a norma del Dpr 445/1997, che riguarda lo scomputo dei versamenti delle ritenute alla fonte.
    L'articolo 1 del decreto legge dispone che il versamento di venti punti percentuali dell'acconto Irpef dovuto per il 2009 è differito, nei limiti di quanto dovuto a saldo per il 2009. Il beneficio si "sposta" fino alla data di versamento del saldo (di norma, al 16 giugno 2010). Il contribuente, che, per esempio, beneficia di una riduzione dell'acconto di novembre per 10mila euro, se in sede di saldo per il 2009, a causa di una contrazione di reddito, avrà un debito di 2mila euro, verserà solo quest'ultimo importo. In questo modo per imprenditori individuali, soci di società di persone e professionisti si assisterà a una specie di dilazione dagli effetti finanziari positivi: si eviterà di anticipare subito somme che risulteranno non dovute in seguito.
    Per i dipendenti e pensionati e per gli altri contribuenti che presenteranno il modello 730 sarà il sostituto a fare gli eventuali conguagli nei termini previsti, a partire dal mese di luglio 2010 per i dipendenti o dal mese di agosto o settembre 2010 per i pensionati.
    Ai contribuenti che hanno già versato l'acconto senza beneficiare della riduzione al 79% spetta, invece, un credito in misura corrispondente, da usare in compensazione con i versamenti da fare con l'F24.
    Il provvedimento conferma che non spetta alcun beneficio alle persone fisiche, compresi i dipendenti e i pensionati, che sono esonerate dall'acconto. È anche confermato che non spetta alcuna riduzione per l'Irap, nemmeno se dovuta dalle stesse persone fisiche che beneficiano della riduzione dell'acconto Irpef. Nessuna riduzione, poi, neppure per gli acconti Irap e Ires delle società di capitali, degli enti non commerciali e degli altri soggetti Ires.
    Occorre ricordare, infine, che per determinare l'acconto di novembre, i contribuenti dispongono di due metodi di calcolo. Si tratta del metodo: "storico" basato sui dati dell'anno precedente; e di quello "previsionale" basato sul minore reddito dell'anno in cui si versa l'acconto.
    L'acconto è dovuto per l'anno in cui si versa ed è una quota percentuale dei tributi e delle altre somme relative all'anno precedente. Per chi calcola gli acconti 2009 su base "storica", cioè sulla base dei dati del 2008 di Unico 2009, fatti salvi i casi in cui è previsto di rideterminare l'imponibile sul quale calcolare la somma dovuta, l'importo- base è quello che, al netto di detrazioni, crediti e ritenute, è indicato nella dichiarazione dei redditi presentata per il 2008.
    Queste regole generali andranno questa volta combinate con quanto previsto dal decreto legge. Quindi occorrerà tener conto della riduzione di venti punti prevista per il versamento di novembre. Riduzione riservata, però, solo ai contribuenti Irpef.

    Tonino Morina - 17 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/11/2009

    «Se calcolata sul PIL depurato della componente stimata di economia sommersa, la pressione fiscale nel nostro Paese per il 2008 schizza da un già elevato 42,8% a un insostenibile 50,6%. Un cifra che pone l'Italia al primo posto della classifica europea dei Paesi più esosi con i cittadini, facendole superare anche Paesi come la Danimarca (49,2%), la Svezia (47,6%) ed il Belgio (45,9%), i quali tuttavia garantiscono a quei medesimi cittadini ben altri standard di servizi e di welfare, rispetto a quelli su cui possono contare i cittadini italiani». Sono i dati di un calcolo effettuato dall'Istituto di ricerca dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, illustrati oggi dal presidente nazionale della categoria, Claudio Siciliotti, nel corso della sua relazione alla seconda Assemblea nazionale dei commercialisti.
    Il dato italiano di pressione fiscale, pari nel 2008 al 42,8%, è calcolato sulla base del Pil che comprende anche la quota di economia sommersa stimata dall'Istat, ma è evidente che il prelievo fiscale si concentra sulla parte emersa dell'economia del Paese e quindi, sul Pil depurato da tale dato, essa risulta sensibilmente superiore a quello degli altri Paese europei. Anche depurando il Pil di quei Paesi delle stime del sommerso, i numeri cambierebbero di poco, dal momento che la loro economia sommersa ha un'incidenza sui rispettivi Pil assai più contenuta di quella che si verifica in Italia.
    «Con una pressione fiscale di questo tipo e un debito pubblico al 115% sul PIL - ha affermato Siciliotti - questo Paese può soltanto vivere alla giornata. È tempo di un fisco leggero con sanzioni pesanti. Da una dozzina di anni a questa parte, la politica fiscale italiana è stata invece sostanzialmente orientata verso un fisco sempre più pesante con sanzioni sempre più leggere. Con gli effetti che oggi constatiamo in termini di sommerso ed evasione».

    19 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/11/2009

    Si comunica che sul nostro sito (www.studiobambagioni.it) è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 10/09

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    LA COMPENSAZIONE IVA 2010 AGEVOLAZIONE
    TREMONTI I CHIARIMENTI MINISTERIALI
    IL TRATTAMENTO FISCALE DEGLI OMAGGI E DELLE CESSIONI GRATUITE
    LE SPESE DI RAPPRESENTANZA
    SPESE PER ALBERGHI E RISTORANTI TRATTAMENTO AI FINI IVA E DELLE IMPOSTE SUL REDDITO
    MORATORIA DEI DEBITI VERSO LE BANCHE E RISVOLTI CONTABILI
    INVIO TELEMATICO COMUNICAZIONE DICHIARAZIONI D’INTENTO RICEVUTE
    RICHIESTA DATI A CLIENTI E FORNITORI
    SALDO ICI 2009 - PROMEMORIA
    REDDITOMETRO
    ISTANZE DI RIMBORSO DELLE IMPOSTE DIRETTE PER PARZIALE DEDUCIBILITÀ IRAP - NUOVI TERMINI CON INVII SCAGLIONATI

    Per consultarla/scaricarla occorre andare nell'area "newsletter", riservata ai clienti. Ricordiamo che l'iscrizione è completamente gratuita.
    Iscriversi è semplicissimo:
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    Buona navigazione!

    Signa, 23 novembre 2009
    Studio Bambagioni

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  • Lavoro e previdenza  »»  20/11/2009

    Il padre può beneficiare dei riposi giornalieri anche se la madre è casalinga. Il ministero del Lavoro interpreta estensivamente l'articolo 40 del decreto legislativo 151/2001 che, alla lettera c), riconosce al padre lavoratore, il diritto di fruire dei periodi di riposo giornalieri (cosiddetti per allattamento) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente.
    Con la lettera circolare C/2009 n. 19605 di ieri, 16 novembre, il ministero riprende la materia, che è stata recentemente oggetto di pronuncia del Consiglio di Stato che, con la decisione 4293 del 9 settembre 2008, ha sancito come questa fattispecie possa comprendere la «lavoratrice» casalinga. Sottolinea il Consiglio di Stato che la nozione di lavoratore può assumere, nell'ordinamento, diversi significati: trattandosi di norma rivolta a dare sostegno alla famiglia e alla maternità, in attuazione delle norme promozionali dell'articolo 31 della Costituzione, è all'ambito pubblicistico che occorre fare riferimento. In questa prospettiva non si può negare il diritto del padre lavoratore di beneficiare dei permessi per la cura del figlio nel caso in cui la madre non ne abbia diritto in quanto lavoratrice non dipendente e tuttavia impegnata in attività che la distolgano dalla cura del neonato.

    Prima di questa sentenza, l'Inps aveva ritenuto che per madre «lavoratrice non dipendente» dovesse intendersi la madre «lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell'Istituto o di altro ente previdenziale» e non anche la madre casalinga, con esclusione, in questa ultima ipotesi, del diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri, salvi, ovviamente, i casi di morte o grave infermità della madre. Dopo la decisione del Consiglio di Stato, l'Istituto cambia orientamento, pur interpretando ancora restrittivamente anche la decisione stessa. Secondo l'Inps (circolare 112/2009) il padre lavoratore dipendente avrebbe potuto fruire dei riposi giornalieri in caso di oggettiva impossibilità da parte della madre casalinga di dedicarsi alla cura del neonato, perché impegnata in altre attività (ad esempio accertamenti sanitari, partecipazione a pubblici concorsi, cure mediche e altre simili). Di queste attività l'Istituto chiedeva, perciò, adeguata documentazione. Con la lettera circolare di ieri, il ministero del Lavoro ritiene, invece, che la ratio della legge nonché della decisione del Consiglio di Stato sia di garantire che il padre possa provvedere alla cura del figlio in alternativa alla madre impegnata in attività che la distolgano da questo compito.

    Maria Rosa Gheido - 17 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/11/2009

    Di seguito pubblichiamo lo schema del Decreto Legge che dispone il differimento dell’acconto IRPEF. E’ bene ricordare che con la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale potranno essere apportate lievi modifiche di carattere formale.

    ARTICOLO 1
    Differimento del versamento di acconti d'imposta

    1. Il versamento di venti punti percentuali dell'acconto del l'imposta sul reddito delle persone fisiche dovuto per il periodo d'imposta 2009 è differito, nei limiti di quanto dovuto a saldo, alla data di versamento, per il medesimo periodo di imposta, del saldo di cui al comma 1 dell'articolo 17 del decreto del presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435.
    2. Ai contribuenti che alla data di entrata in vigore del presente decreto hanno già provveduto al pagamento dell'acconto senza avvalersi del differimento di cui al comma 1 compete un credito d'imposta in misura corrispondente, da utilizzare in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
    3. Per i soggetti che si sono avvalsi dell'assistenza fiscale, i sostituti d'imposta trattengono l'acconto tenendo conto del differimento previsto dal comma 1.
    4. I sostituti d'imposta che non hanno tenuto conto del differimento di cui al comma 1 restituiscono le maggiori somme trattenute nell'ambito della retribuzione del mese di dicembre. Le somme restituite possono essere scomputate dal sostituto d'imposta ai sensi del decreto del presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 445.
    5. Alle minori entrate derivanti dal presente articolo, valutate in 3.716 milioni di euro per l'anno 2009, si provvede con quota parte delle entrate derivanti dall'articolo 13-bis del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, che a tal fine, dalla contabilità speciale prevista dal comma 8 del citato articolo 13-bis, è versata nell'anno 2009 ad apposito capitolo del bilancio dello Stato. La dotazione del Fondo previsto dall'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, è incrementata, per l'anno 2010, di 3.716 milioni di euro, cui si provvede mediante utilizzo delle maggiori entrate, per l'anno medesimo, derivanti dai commi precedenti.

    ARTICOLO 2
    Trasferimenti erariali ai comuni

    1. Ai fini della riduzione dei trasferimenti erariali di cui ai commi 39 e 46 dell'articolo 2 del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, i comuni trasmettono, entro il termine perentorio del 31 marzo 2010 e a pena di decadenza, al ministero dell'Interno una apposita certificazione del maggiore gettito accertato a tutto l'anno 2009 dell'imposta comunale sugli immobili, derivante dall'applicazione dei commi da 33 a 38, nonché da 40 a 45 dello stesso articolo 2, con modalità e termini stabiliti con decreto del ministero dell'Economia e delle finanze, di concerto con il ministero dell'Interno.
    2. Per l'anno 2009, fatti salvi eventuali conguagli, il ministero dell'Interno è autorizzato a corrispondere a ogni singolo comune, a titolo di acconto, un contributo pari all'ottanta per cento della differenza tra l'importo certificato per l'anno 2007 e la corrispondente riduzione del contributo ordinario operata per il medesimo anno.

    ARTICOLO 3
    Entrata in vigore

    1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella «Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana» e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

    19 novembre 2009
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  18/11/2009

    «Rilasciare un tagliando Gratta e Vinci per ogni tot euro di spesa insieme allo scontrino fiscale che, dopo ogni acquisto effettuato, consenta al cliente che lo richiede di partecipare all'estrazione di un premio messo in palio dallo Stato». Il presidente della commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali e senatore del Pdl, Giorgio Jannone rilancia la proposta che, secondo alcune anticipazioni, non è escluso possa entrare in Finanziaria durante l'esame della Camera.

    «La speranza di vincere un premio - afferma Jannone - potrebbe invogliare il cliente a richiedere lo scontrino fiscale. L'obiettivo è quello - spiega - di incentivare i consumatori a richiedere lo scontrino fiscale a commercianti ed esercenti copiando un modello vincente che già esiste in Cina». «I clienti hanno il vantaggio - afferma il senatore del Pdl - di poter vincere un premio senza alcun esborso aggiuntivo e incentivati da ciò sembra richiedano lo scontrino in percentuali che si avvicinano al 98 per cento».

    16 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  17/11/2009

    Chi ha bisogno di una baby sitter, lezioni private, una colf o un giardiniere (ma solo occasionalmente) e non vuole pagarli in nero potrà presto comprare i buoni anche dal tabaccaio, non solo all'Inps. "Per favorire un'ulteriore diffusione del prodotto - dice il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua - è in programma una sperimentazione con i tabaccai associati alla Fit, che garantiscono oltre cinquemila punti vendita nel Paese".

    La sperimentazione parte in Lombardia, a fine anno dovrebbe essere operativa in tutto il Paese.

    An. Man. – 14 novembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  16/11/2009

    Il taglio degli acconti fiscali di novembre riguarderà soltanto l'Irpef. Piccole e medie imprese, ditte individuali e società di persone che pagano l'imposta sulle persone fisiche godranno di uno sconto nel versamento di novembre. Restano escluse l'Ires e l'Irap. È quanto hanno riferito alle agenzie di stampa fonti di governo, respingendo l'ipotesi che ci sia stata una retromarcia rispetto alle intenzioni iniziali.
    Il decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei ministri riduce l'acconto Irpef da versare entro il prossimo 30 novembre di 20 punti percentuali, dal 99% al 79 per cento. L'intervento, riferiscono fonti del ministero dell'Economia, vale 3,8 miliardi e sarà coperto con le risorse provenienti dallo scudo fiscale. Il recupero sarà effettuato in sede di conguaglio nel 2010. «Una cifra importante - ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti - si riducono gli acconti che i cittadini devono pagare alla fine di novembre, si lascia nelle tasche della gente più liquidità».
    Fino a ieri sera, secondo quanto prevedeva lo stesso comunicato ufficiale di palazzo Chigi, il decreto al vaglio oggi del Consiglio dei ministri prevedeva "Disposizioni in tema di differimento del versamento dell'acconto dell'Ires e dell'Irap" e non l'estensione all'Irpef. Oggi dopo la riunione un ministro ha confermato pubblicamente ai giornalisti che la misura approvata riguardava Irap, Ires e Irpef. La decisione di modificare la norma stralciando il beneficio, così come era stato pensato inizialmente, per grandi imprese e società di capitale sarebbe quindi stato deciso dopo il Consiglio dei ministri.
    Il comunicato stampa diffuso in serata da palazzo Chigi sulle decisioni del Cdm parla solo di «un decreto legge per il differimento di acconti di imposta. Il decreto contiene anche disposizioni tese a consentire ai Comuni il rimborso della terza rata dell'Ici extrarurale». Il Consiglio dei ministri ha approvato la norma, spiega Palazzo Chigi, «con l'obiettivo di garantire strumenti di ausilio nella particolare congiuntura economica in corso di superamento».
    Secondo l'ultima versione dell'intervento ad essere agevolati sarebbero piccole aziende, ditte individuali, società di persone, e i titolari di partita Iva che pagano l'Irpef. Sono esclusi invece i lavoratori dipendenti che pagano le tasse in busta paga, ma non quelli che hanno redditi aggiuntivi.
    Poche ore prima che si arrivasse al chiarimento sul nulla di fatto per Ires e Irap, era intervenuta in termini di moderata soddisfazione la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «La riduzione dell'acconto di novembre in termini di liquidità può essere un aiuto, si parla di 2-3 miliardi di euro complessivi per imprese e cittadini, ma con una platea così ampia la dimensione è minima». Per Marcegaglia scelte di alleggerimento vanno inquadrate «in un discorso più ampio di calo della pressione fiscale in modo più strutturato. Può essere una misura che in questa fase alleggerisce, soprattutto in termini di liquidità, ma penso che serva un progetto, magari graduale, di abbassamento della pressione fiscale».
    Il Consiglio dei ministri ha inoltre approvato il disegno di legge taglia-burocrazia, proposto dal ministero della Funzione pubblica, guidato da Renato Brunetta. Tra le novità, la possibilità di effettuare il cambio di residenza senza recarsi fisicamente allo sportello, il rilascio della carta d'identità a coloro che hanno compiuto i dieci anni anziché a 15 e l'obbligo di prestare giuramento al momento dell'assunzione per tutti i dipendenti pubblici. Il ministro Brunetta ha così commentato: «Basta molestie amministrative. La pubblica amministrazione non deve più molestare i cittadini». «È un avvio dalla parte dei cittadini», ha detto il ministro spiegando che oltre alla semplificazione ci sarà anche «più dignità della pubblica amministrazione», facendo riferimento al giuramento previsto per i neo assunti della amministrazione pubblica.

    12 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  13/11/2009

    È ufficiale la proroga per l'invio del modello Eas, relativo alla comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi. Con il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate di ieri è stato fissato al 15 dicembre il nuovo termine per la trasmissione telematica del modello. La scadenza originaria (30 ottobre) è spostata di un mese e mezzo per consentire alle associazioni di prendere confidenza con il nuovo adempimento. Non solo. Con la circolare 45/E, anch'essa di ieri, l'agenzia delle Entrate chiarisce che il mancato invio della comunicazione comporterà la perdita delle agevolazioni fiscali su Iva e imposte sui redditi e conferma che determinate categorie di associazioni potranno compilare il modello in forma semplificata. In particolare, dovrà essere riempito il primo riquadro contenente i dati identificativi dell'ente e del rappresentante legale e, relativamente al secondo riquadro, sarà sufficiente fornire i dati e le notizie richieste ai righi 4), 5), 6), 25) e 26). La semplificazione è riconosciuta solo per quelle associazioni iscritte in pubblici registri disciplinati dalla normativa di settore. In particolare, la circolare menziona le associazioni e società sportive dilettantistiche (diverse da quelle espressamente esonerate, cioè quelle che non svolgono attività commerciale), le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato diverse da quelle che svolgono esclusivamente attività commerciali marginali (anch'esse esonerate per effetto dell'articolo 30 del Dl 185/08) e le associazioni che abbiano ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica e quindi siano iscritte nel registro delle persone giuridiche (in questo caso, va barrata la casella «sì» del rigo 3).
    La circolare precisa che la compilazione semplificata del modello non limita l'esigenza informativa dell'agenzia delle Entrate, che potrà acquisire le eventuali informazioni mancanti direttamente dai registri nei quali le associazioni sono iscritte (oppure, per i dati non reperibili nei registri, attraverso specifiche richieste). Modalità semplificate di compilazione del modello sono previste anche per le associazioni religiose, i movimenti e i partiti politici, le associazioni sindacali e le associazioni di ricerca scientifica. Sugli enti sportivi dilettantistici, poi, oltre a ricordare che questi soggetti devono compilare anche il rigo 20) del modello Eas, la circolare ribadisce quanto già precisato con la circolare 12/E del 2009. In particolare, sono tenute alla trasmissione del modello tutte le associazioni sportive dilettantistiche che, a fronte delle prestazioni rese nell'ambito di attività strutturalmente commerciali, percepiscano corrispettivi specifici, a nulla rilevando la circostanza che questi corrispettivi siano eventualmente qualificati come contributo o quota associativa. Sono infatti tenute all'onere della trasmissione del modello le associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività strutturalmente commerciali, ancorché «decommercializzate» ai fini fiscali (articoli 148, comma 3, del Tuir e 4, quarto comma, secondo periodo, del Dpr 633/72). Le Onlus non rientrano fra gli enti tenuti all'invio del modello Eas. Sono escluse anche le Onlus «di diritto», come le Ong, le organizzazioni di volontariato che svolgono esclusivamente attività commerciali marginali e le cooperative sociali.

    Marta Saccaro - 11 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  12/11/2009

    Serrande chiuse se il figlio che lavora nell'azienda del papà non è assicurato all'Inail. Infatti, per «lavoratore» in nero, almeno ai fini del provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale, deve intendersi non soltanto il soggetto titolare di un rapporto di lavoro subordinato (il dipendente), ma tutti quei lavoratori rispetto ai quali non è stata fatta la comunicazione di assunzione (anche le co.co.co., per esempio), nonché tutti i soggetti che siano comunque riconducibili alla figura (sempre di lavoratore) tutelata dal T.u. sicurezza (lavoratori autonomi occasionali, titolari di cariche societarie che svolgono lavori ecc.).

    A precisarlo è il ministero del lavoro nella circolare n. 33 di ieri con cui, superando le precedenti istruzioni (che restano valide con riferimento ai provvedimenti emanati fino al 19 agosto), spiega la nuova disciplina sulla sospensione dell'attività di impresa come riformulata, a partire dal 20 agosto, dal dlgs n. 109/2006 di modifica del dlgs n. 81/2008 (T.u. sicurezza).

    D. Cirioli – 11 novembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  11/11/2009

    Entro il 29 novembre tutti i professionisti dovranno comunicare al proprio ordine l'indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) che indentifica la versione "telematica" della sede dello studio. La normativa sull'albo unico dei commercialisti (articolo 34, comma 6 del decreto 139/2005) parla di "indirizzo telematico".

    (...) La "rivoluzione Pec" è introdotta come un vero e proprio obbligo per tre categorie di soggetti qualificati: società, professionisti e pubbliche amministrazioni. Per queste ultime, l'obbligo era già previsto da qualche anno ed è operativo l'elenco online di tutte le caselle istituzionali di Pec (www.indicepa.gov.it).

    M. Pirazzini – 10 novembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

    Ricordiamo che nell'area riservata di questo sito abbiamo pubblicato una circolare con oggetto il funzionamento della PEC.

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  • Fisco e tasse  »»  10/11/2009

    Saranno circa trecentomila i visti di conformità che dovranno essere apposti per l'utilizzo in compensazione dei crediti Iva superiori a 10 mila euro. Il visto non consiste in un controllo puntuale nel merito di ogni singola operazione rilevante ai fini del credito Iva stesso, ma un controllo sulla effettiva corrispondenza del credito stesso rispetto alla contabilità aziendale.

    A riassicurare i professionisti sul contenuto del visto di conformità da apporre e sulle problematiche ad esso relative è stata Rossella Orlandi, direttore aggiunto accertamento dell'agenzia delle Entrate, intervenuta nel corso del VI convegno nazionale «Pacchetto Professioni» organizzato dalla Confederazione Interregionale Commercialisti tenutosi ieri a Pisa.

    A. Bongi – 09 novembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  09/11/2009

    Il superindice dell'economia Ocse di settembre rileva «forti segnali di crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina». Secondo le statistiche pubblicate oggi dall'organizzazione parigina, in settembre in Italia il miglioramento è stato pari a 1,3 punti su base mensile a quota 105,6 punti e a +10,8 punti su base annuale.
    Per quanto riguarda l'indice generale, l'aumento in settembre è stato di 1,3 punti a 100,6 punti e di 3,4 punti su base annuale. «Una ripresa - prosegue il comunicato - è chiaramente visibile negli Stati Uniti, in Giappone e nelle altre economie Ocse e nelle principali economie non Ocse. Sebbene segnali di espansione possano essere osservati in vari paesi, nondimeno questi segnali dovrebbero essere interpretati con cautela perché l'atteso miglioramento dell'attività economica, in relazione ai livelli del potenziale di lungo termine, può essere attribuito in parte a una diminuzione dello stesso livello potenziale di lungo termine e non solo a un miglioramento dell'attività economica in sé».
    Secondo i dati dell'Ocse, il superindice degli Stati Uniti è migliorato di 1,4 punti in settembre sia su mese che su anno mentre in Europa l'incremento è stato rispettivamente di 1,4 e 6,3 punti. Quadro contrastato per il Giappone: aumento di 1,3 punti su mese ma flessione di 0,7 punti su anno. Nel Regno Unito aumento di 1,7 punti su mese e di 7 su anno, in Canada di 1,6 punti rispetto ad agosto di 4,6 rispetto a settembre 2008 e in Francia di 1,3 su mese e di 8,4 su anno. Migliora anche la Germania che ha visto il superindice aumentare di 2 punti rispetto a trenta giorni prima e di 5,7 rispetto a un anno fa. Bene infine la Cina dove l'aumento è stato di 1,6 punti su base congiunturale e di 7 punti su base tendenziale.

    06 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  06/11/2009

    Dal 1° gennaio 2010 le imprese che necessiteranno di compensare un credito I.V.A. con altri debiti per imposte, contributi ecc., per un ammontare superiore agli euro 15.000, dovranno munirsi di un visto di conformità rilasciato da un professionista abilitato.
    Il visto dovrà attestare che il credito da compensare corrisponda al credito effettivamente risultante dalle scritture contabili; non è chiaro, e forse non lo sarà mai, se il visto debba anche attestare la ‘spettanza' delle detrazioni dell'I.V.A. sugli acquisti. Se è facile ritenere che non debba riguardare la ‘spettanza' per importi modesti, altrettanto non lo è per ‘dubbiose' detrazioni per importi rilevanti. Affinché i contribuenti con crediti superiori ai 15.000 euro possano accedere subito alle compensazioni verrà anticipato il termine di presentazione della dichiarazione annuale, affinché il professionista possa apporre il visto di conformità. Il legislatore ha posto a carico dei professionisti l'obbligo di stipulare una polizza assicurativa senza franchigia, con previsione di risarcimento anche nei cinque anni successivi alla scadenza. La polizza deve garantire il pagamento delle sanzioni, a carico del professionista, che possono giungere a provvedimenti disciplinari in caso di reiterati errori od errori di particolare gravità.
    Ipotizzando che il visto si limiti a garantire la veridicità del credito I.V.A. rispetto alle scritture contabili, senza valutare la spettanza delle detrazioni, si possono trarre le seguenti osservazioni:

    1. Scarsi problemi per le attestazioni alle imprese che affidano l'esecuzione delle scritture contabili allo Studio del professionista; infatti le registrazioni ricadono già nella responsabilità del medesimo, che dovrà limitarsi ad attestarne la regolarità.
    2. Per le imprese dotate di un'autonoma organizzazione amministrativa, che provvede in proprio alla contabilità ed alle liquidazioni I.V.A., il professionista che deve rilasciare il visto di conformità ha un solo modo per accertarne la correttezza: munirsi di lapis e spuntare ogni registrazione contabile, confrontandola con ogni fattura.
    3. Tenendo conto che a metà gennaio le imprese con credito I.V.A. vorranno utilizzarlo subito in compensazione, il professionista, in pochissimi giorni lavorativi, dovrebbe eseguire un lavoro impossibile. Senza pensare alle mega- imprese, un'azienda meccanica con 50 dipendenti registra in un anno alcune migliaia di fatture, con le problematiche più svariate riguardanti la detraibilità dell'imposta.

    Si potrebbe dire al professionista: organizzati! Essendo verosimile, ma direi anche vero, che la struttura dello Studio non è sovradimensionata rispetto al lavoro da svolgere, adempimenti così onerosi da eseguire in un tempo brevissimo non possono che essere affidati a terzi: quante persone fidate e competenti si trovano disponibili per un periodo così breve?
    Forse ho perso qualche passaggio della legge, ma se le osservazioni esposte corrispondessero alla realtà, per l'apposizione del visto ad imprese in consulenza si dovrebbero trarre le seguenti conclusioni:

    a) il visto di conformità deve essere apposto senza possibilità di alcuna verifica, quindi ‘sulla fiducia' verso il cliente o verso terzi ai quali viene delegato il controllo;
    b) se il professionista si rifiutasse di apporre il visto, che può essere solo sulla fiducia, incrinerebbe gravemente i rapporti con il cliente (che appartiene alla fascia ‘alta')
    c) il professionista si rivarrà sulla Compagnia assicurativa almeno per le sanzioni pecuniarie che subirà;
    d) l'impresa dovrà pagare un ‘balzello' al professionista a ristoro della sua prestazione (l'apposizione di un visto di conformità sulla fiducia) e del costo della polizza assicurativa;
    e) la Compagnia assicurativa subirà, di fatto, l'onere delle sanzioni pecuniarie con effetti sui premi di polizza;
    f) l'Amministrazione finanziaria non raggiungerà alcun obiettivo, vista l'impossibilità delle verifiche da parte del professionista, salvo la possibilità di irrogare un po' di sanzioni.

    Parrebbe un modo di taglieggiare i contribuenti corretti, che dovranno sostenere un inutile costo per godere di un proprio credito, e conferire una patente di regolarità ai contribuenti che abbiano ‘barato'.

    In questi giorni si legge di truffe in materia di I.V.A., cosiddette ‘ carosello', per miliardi di euro; un siffatto visto di conformità potrà eliminarle? Se, invece, l'Amministrazione finanziaria volesse trasferire ai commercialisti i controlli che le competono in esclusiva dovrebbe, da un lato, mettere i professionisti in condizione di eseguire i controlli e, dall'altro, informare le imprese che dovranno sostenere un costo non trascurabile per godere dei loro crediti. Dall'Ordine professionale silenzio assoluto! O non si è reso conto di questi problemi, o ritiene che noi iscritti oggi siamo disposti ad accettare qualsiasi adempimento per qualche soldo che, nella fattispecie, assomiglia più ad una mancia che ad un compenso. O, come mi è sfuggito prima, al frutto di un taglieggio, anche se da poveri. Spero che qualcuno, più esperto di me, possa spiegarmi che non ho capito il meccanismo e che ho tratto conclusioni errate.

    Parma, 19 ottobre 2009

    04 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/11/2009

    La stretta sulle compensazioni Iva, introdotta dall'articolo 10 del Dl 78/2009, si inserisce nella lotta alla frode, in particolare, all'utilizzo di crediti Iva "falsi", non derivanti dall'effettiva imposta assolta dal contribuente e detraibile, secondo le regole della legge Iva. Appunto perché destinato alla tutela degli interessi erariali, la ratio del provvedimento è comprensibile: meno condivisibili, invece, sono gli effetti a carico di imprese e professionisti, chiamati a condividere con le aziende la responsabilità derivante da eventuali falsità.
    Nel dettaglio, dal 1° gennaio la compensazione del credito Iva annuale nel modello di versamento F24, per importi oltre 10mila euro, può essere eseguita dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale. La novità va a incidere sulle compensazioni "esterne". In tal modo il contribuente ha la possibilità di utilizzare liberamente il credito Iva 2009 nelle liquidazioni periodiche del 2010, mensili o trimestrali. Dato che il modello Iva 2010, relativo al periodo d'imposta 2009, può essere presentato in forma autonoma da febbraio, fino al 15 marzo 2010 non possono essere effettuate compensazioni esterne utilizzando il credito Iva 2009.
    Ne discende che i contribuenti, anche nei primi mesi del 2010, possono continuare a utilizzare il credito Iva 2008, che scaturisce dal modello Iva 2009. L'ulteriore novità riguarda l'obbligo di disporre di una dichiarazione Iva "certificata" circa l'esistenza del credito Iva, nell'ipotesi in cui la compensazione riguardi crediti Iva per oltre 15mila euro. A tale scopo, nella dichiarazione deve essere apposto il visto di conformità da parte di un soggetto abilitato (articolo 35, comma 1, lettera a), Dlgs 241/1997). In alternativa al visto di conformità, per le società ed enti la dichiarazione Iva va sottoscritta oltre che dal rappresentante legale anche da coloro che sottoscrivono, se prevista, la relazione di revisione.
    I soggetti abilitati al visto di conformità (responsabili fiscali di un Caf, commercialisti e consulenti del lavoro nonché periti ed esperti tributari iscritti nei ruoli delle Cdc entro il 30 settembre 1992), devono tutelare l'Erario con una polizza professionale con massimale adeguato al numero di contribuenti assistiti e al numero di visti di conformità rilasciati, comunque di importo non inferiore a 1.032.914 euro.
    L'infedele attestazione dell'effettuazione dei controlli necessari per il visto di conformità comporta una sanzione amministrativa da 258 a 2.582 euro, con la precisazione che la responsabilità del soggetto che ha apposto il visto è rilevabile solamente se emergono somme a carico del contribuente e, soprattutto, se non sono stati eseguiti i soli controlli di cui al Dm 164 del 31 maggio 1999.

    Paolo Centore - 02 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  04/11/2009

    Debutto incerto per la posta elettronica certificata. Il restyling informatico di professionisti, imprese e pubblica amministrazione, avviato dal decreto anti-crisi, rischia di trasformarsi nell'ennesima rivoluzione mancata. Per gli avvocati, l'assenza di coordinamento con le norme sul processo civile telematico potrebbe determinare una frenata netta nella diffusione della pec tra i legali, almeno nel breve periodo. Mentre dall'Ordine dei Medici è partita la prima richiesta di proroga della scadenza prevista per il prossimo 28 novembre.

    Le scadenze e gli obblighi
    Inserita nel decreto anti-crisi, la disciplina della pec ha subìto una serie di rinvii ed emendamenti per aggiustarne la portata che, di fatto, ne hanno rallentato la domanda da parte dei destinatari, indecisi sul da farsi. L'obbligo riguarda circa 2 milioni di professionisti, oltre alle società e alle pubbliche amministrazioni. Per tutti gli altri la pec, per ora, è facoltativa: dallo scorso mese può essere richiesta gratuitamente al sito dell'INPS e dell'ACI. Tra i privati, la sperimentazione ha ottenuto buoni risultati. Sono già state chieste all'INPS 16.902 caselle certificate e 1.737 sono già attive. Ad agosto, secondo i dati del C.N.I.P.A. (centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione), le pec complessive in uso erano oltre 585 mila. L'obbligo di dotarsi della pec scatta, invece, per le società di capitali, per le società di persone, per i professionisti iscritti in Albi o elenchi e per le pubbliche amministrazioni, ma sarà un debutto in tre tempi. Per tutti i professionisti iscritti ad albi o elenchi l'obbligo scatta a partire dal 28 novembre. Entro quella data dovranno far pervenire anche al proprio Ordine di appartenenza il proprio indirizzo certificato. Per le imprese di nuova costituzione, invece, l'obbligo scatta già all'atto di iscrizione alla Camera di Commercio, mentre per quelle già esistenti il termine ultimo è il 29 novembre 2011. L'indirizzo pec dovrebbe costituire a breve l'unico mezzo di comunicazione con le pubbliche amministrazioni, compresi gli organi giudiziari ed il consiglio dell'Ordine di appartenenza.

    I vantaggi e gli svantaggi della PEC
    Nonostante i limiti operativi della pec, soprattutto in questa fase di start up, sono in molti a sperare che diventi presto uno strumento privilegiato di comunicazione, soprattutto tra gli avvocati. «È forse troppo presto per dire se prevarrà la PEC o se continueranno a dominare gli altri sistemi di trasmissione dei documenti informatici – spiega l'avvocato Massimo Travostino del foro di Torino, esperto di informatica giuridica - quel che è certo è che i documenti informatici e la trasmissione telematica degli stessi sono destinati a diventare di uso corrente da parte degli avvocati e questo inciderà sensibilmente sullo svolgimento dell'attività professionale».
    Intanto, al Tribunale di Milano, già da alcuni mesi le comunicazioni ed i biglietti di cancelleria non vengono più inviati tramite ufficiale giudiziario, ma a mezzo pec. Un segnale che fa ben sperare, anche se non tutti i fori sono sulla stessa linea.
    «Non credo che all'indomani della scadenza del prossimo 28 novembre saranno in molti ad utilizzare la pec – spiega l'avvocato Guido Scorza del foro di Roma ed esperto di diritto delle nuove tecnologie - mancano, infatti, concrete possibilità di utilizzo di tale strumento nell'esercizio della professione specie se, come sembra, la PEC non potrà essere utilizzata nell'ambito del processo civile telematico. Inoltre, il fatto che ciascuno potrà disporre di diversi indirizzi di posta elettronica certificata e che non è, allo stato, prevista un'anagrafe digitale degli indirizzi PEC induce a dubitare che attraverso la posta elettronica certificata potranno davvero mandarsi in pensione le raccomandate cartacee».
    Inoltre, il successo della pec dipenderà in larga misura dal suo grado di diffusione. Per produrre a pieno gli effetti giuridici previsti dalla legge è necessario, infatti, che sia il mittente che il destinatario del messaggio siano dotati di una casella di pec. In caso contrario, il mittente potrà avere una prova legale dell'invio, ma non del ricevimento del messaggio. A vantaggio della pec, invece, oltre alla sua gratuità, almeno per i professionisti, grazie a convenzioni con gli Ordini di appartenenza, anche la facilità di utilizzo, pari a quella di una normale casella mail.
    «Qualsiasi tipo di dato in formato elettronico può essere trasmesso tramite pec - conclude l'avvocato Travostino - e poi consente di sostituire la raccomandata con ricevuta di ritorno, aggiungendo la certificazione del contenuto del messaggio trasmesso, cosa che nella raccomandata tradizionale non è possibile. E' consigliabile, però, abbinare la PEC alla sottoscrizione con firma digitale dei documenti trasmessi in modo da avere una garanzia anche in ordine alla paternità della sottoscrizione.»
    Tra i limiti della pec, anche quello di essere uno strumento di comunicazione limitato al territorio italiano.
    «La pec rimane un'invenzione italiana – spiega l'ingegnere Massimo Penco - pertanto è valida solo entro i confini nazionali. Ma imprese e professionisti hanno bisogno di comunicare anche con il resto del mondo, credo pertanto che le tradizionali mail continueranno a restare la forma privilegiata di comunicazione anche tra professionisti. Sarebbe un po' come chiedere a tutti di iniziare ad inviare raccomandate invece di posta ordinaria».

    Marisa Marraffino - 02 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

    Ricordiamo che nell’area riservata di questo sito abbiamo pubblicato una circolare con oggetto il funzionamento della PEC.

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  • Normative complementari  »»  03/11/2009

    Buone notizie in arrivo per imprese e privati alle prese con gli assegni bancari. A partire dal 1° novembre i tempi di incasso si accorceranno: 3 giorni lavorativi per la valuta di accredito (un giorno per gli assegni circolari) e 5 giorni (ma diventeranno 4, come per i circolari, dal 1° aprile 2010) per l'effettiva messa a disposizione del denaro sul conto corrente.
    Entrano infatti in vigore le norme contenute nell'articolo 2 del il decreto 78/2009 (il cosiddetto Tremonti Ter, convertito con la legge 102/2009) che fissano per legge i tempi entro i quali i clienti devono avere la disponibilità delle somme incassate. Nel suo piccolo si tratta di una mini-rivoluzione, perché fino a oggi non esisteva una regolamentazione specifica in merito e le scadenze erano lasciate al gioco della competizione: ogni banca fissava le proprie.
    «Nei primi 6 mesi del 2009 – spiegano dall'Associazione bancaria italiana (Abi) – la data di valuta media è stata pari a 5,6 giorni lavorativi per gli assegni bancari e a 3,1 giorni lavorativi per i circolari, mentre a fine 2008 i tempi medi di messa a disposizione erano pari a 6,4 giorni per entrambi gli strumenti». Le nuove norme permetterebbero una velocizzazione di circa 2 giorni lavorativi per tutte le operazioni: un risparmio che, visti i tassi minimi di remunerazione dei depositi sul c/c, è in fondo ben poca cosa (nell'ordine della decina di centesimi su un assegno di 1.000 euro), ma che potrebbe divenire significativo per un correntista che, grazie all'accorciamento dei tempi, riesca a evitare di finire «in rosso».
    Il rovescio della medaglia non può mancare ed è rappresentato dalle possibili contromosse delle banche, che potrebbero mettere mano alla struttura commissionale dei conti correnti per recuperare quella che di fatto è una commissione implicita a carico del cliente per l'incasso degli assegni. Forti perplessità esistono inoltre sull'applicabilità della legge ai bonifici, visto che le norme stabilite dal decreto sono in conflitto con quanto prescrive la Payment Services Directive (Psd), la direttiva europea sull'armonizzazione dei sistemi di pagamento recepita dal Consiglio dei ministri mercoledì scorso.
    Resta poi da vedere se le banche saranno effettivamente in grado di rispettare la legge fin da lunedì prossimo, ma sotto questo aspetto sia dall'Abi sia dai principali gruppi bancari italiani arrivano promettenti rassicurazioni. In ogni caso non sarà necessario dare informativa ai clienti delle nuove regole, anche perché il fatto che le variazioni non siano peggiorative non impone l'invio della comunicazione con la modifica contrattuale prevista dall'articolo 118 del Testo unico bancario. È molto probabile invece che una nota sia spedita ai correntisti insieme al riepilogo trimestrale.
    Qualche disguido, almeno nei primi tempi, sarà comunque da mettere in conto. «In questo caso è utile che il cliente metta in mora la banca inviandole una raccomandata e chiedendo un risarcimento per il danno arrecato, dopodiché si può eventualmente ricorrere al giudice di pace», consigliano dall'associazione dei consumatori Aduc. La mancata applicazione della Tremonti Ter rappresenta inoltre una tipica situazione che potrebbe essere trattata dall'Arbitro bancario finanziaro (Abf), il nuovo organo l'organo creato per risolvere in via stragiudiziale le controversie banche-clienti. Prima di attivare l'Arbitro, il correntista dovrà però presentare un reclamo in forma scritta all'istituto di credito e far trascorrere almeno 30 giorni.

    Maximilian Cellino - 01 novembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  02/11/2009

    Continua a scendere il volume di erogazioni per l'acquisto di abitazioni da parte delle famiglie italiane, ma sempre meno. L'ufficio studi Tecnocasa registra, nel secondo trimestre del 2009, una flessione rispetto allo stesso periodo 2008 del 13% contro il -18% nel quarto trimestre 2008 e il -22% nel primo trimestre 2009.
    Un segnale che indica un cambiamento positivo da parte del mercato. L'importo medio di un mutuo sale a 117mila contro i 114mila del trimestre precedente (+3%). Secondo le analisi dell'Ufficio studi gruppo Tecnocasa tale valore aumenterà a circa 118mila euro nel terzo trimestre 2009. L'aumento è da attribuire alla agevolazioni legislative in supporto al credito e all'aumento della domanda dei mutui nel trimestre (+6%). A livello regionale, nel secondo trimestre 2009, si registrano valori molto eterogenei che vanno dal mutuo medio più alto dalla Toscana (138mila euro) quello più basso della Calabria (84mila euro).
    Il tempo necessario per istruire la pratica passa da circa 71 giorni contro i 45 del mese di marzo.
    Sul fronte tassi, negli ultimi mesi il tasso Euribor ha registrato una serie di importanti riduzioni, si attesta allo 0,77% (valore medio di settembre). Si pensi che poco più di un anno fa, il 9 ottobre 2008, il tasso registrava il suo valore massimo (5,39%). Si è calcolato che la rata mensile di un mutuo a tasso variabile di 120mila euro in 20 anni con uno spread dell'1,20% acceso nell'ottobre dello scorso anno, costava ad una famiglia 297 euro in più di quanto costerebbe stipularlo utilizzando il tasso medio di settembre.
    Si può osservare come le famiglie consumatrici cercano di richiedere un importo più possibile vicino a una soglia del Rapporto tra mutuo e valore dell'immobile dell'80%, circa il 45% dei mutui erogati. La tendenza all'indebitamento è confermata anche dal Rapporto rata reddito; circa il 51% dei mutuatari ha infatti un Rrr tra il 31% e il 40%. Negli ultimi mesi è stata premiata la qualità di pratiche, infatti sono diminuite sia la percentuale di mutui erogati ai cittadini stranieri, che la percentuale delle pratiche approvate.

    Enrico Bronzo - 29 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  30/10/2009

    Con il rilascio della release 1.1 del 26 ottobre è in dirittura di arrivo la nuova denuncia mensile dei dati contributivi. La sperimentazione parte in questi giorni per la denuncia da presentare entro il 30 novembre.

    Un manuale di 172 pagine per spiegare l'unificazione dei dati del DM10 e dell'Emens ma anche la completa rivisitazione delle modalità di esposizione delle informazioni. L'ultima release rilasciata dall'Inps contiene una nuova sezione dedicata alla gestione delle variabili retributive come gli straordinari o le ferie differite.

    Di nuovo c'è la possibilità di gestire anche gli imponibili negativi, criticità nota soprattutto alle aziende che gestiscono il calendario sfasato. Le altre novità delle denuncia sono contenute dentro l'elemento "posizione contributiva", che si sviluppa in due ulteriori elementi: la "denuncia individuale" e la "denuncia aziendale".

    E. De Fusco – 29 ottobre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  29/10/2009

    Arrivano gli attesi chiarimenti sulla Tremonti ter. La circolare n. 44/E dell'agenzia delle Entrate (*) con le precisazioni sui criteri di assegnazione del bonus investimenti è stata diffusa nella serata di ieri.

    Scatta ora la corsa delle aziende che intendono ammodernare il parco macchinari. Dello sconto, pari al 50% del costo di acquisto dei beni strumentali (concesso dall'articolo 5 del decreto legge 78/09), si potrà usufruire fino al 30 giugno 2010. Ma entro questa data l'investimento dovrà essere "realizzato". I beni quindi dovranno essere consegnati o spediti all'acquirente fra otto mesi.

    M. Bellinazzo/L. Gaiani – 28 ottobre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

    (*) la circolare è integralmente pubblicata sul nostro sito alla sezione servizi/circolari-risoluzioni

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  • Fisco e tasse  »»  28/10/2009

    Ancora pochi giorni (c'è tempo fino al 2 novembre) per presentare il modello Iva TR, necessario per compensare in F24 il credito Iva del terzo trimestre 2009 fino a quando si presenterà la dichiarazione annuale Iva 2010, relativa al 2009.
    Solo in questo modo, infatti, si potranno ridurre i debiti tributari e contributivi nei modelli F24 in scadenza nei primi mesi del prossimo anno, da quando cioè entreranno in vigore le limitazioni alle compensazioni dei crediti Iva, previste dalla manovra estiva 2009 (articolo 10, Dl 78/09).

    L. De Stefani – 27 ottobre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  27/10/2009

    Continua la scalata dei reati fiscali ed è record nei primi nove mesi del 2009. A fine settembre la Guardia di finanza aveva già denunciato 8.500 contribuenti, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. La conferma della tendenza arriva anche dagli uffici giudiziari: la sezione Gip del tribunale di Roma, ad esempio, ha quasi raggiunto i livelli dell'intero 2008 quanto a nuovi procedimenti. Tra le violazioni accertate spiccano quelle relative agli obblighi delle dichiarazioni di redditi e Iva che superano abbondantemente la metà del totale. Mentre le sole dichiarazioni fraudolente pesano per oltre il 32% dei reati contestati. E per chi finisce sul libro nero delle Fiamme gialle c'è oggi una tegola in più: l'agenzia delle Entrate ha infatti spiegato che basta l'iscrizione sul registro degli indagati per essere automaticamente esclusi dallo scudo fiscale.

    26 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/10/2009

    Continua il calo delle vendite al dettaglio ad agosto: su base annua la flessione è stata del 2,9%, su base mensile è stata dello 0,1%. Lo comunica l'Istat. Nel confronto con il mese di agosto del 2008, il valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio - spiega l'Istat - ha presentato una diminuzione del 2,9%, con variazioni negative del 2,8% sia per le vendite di prodotti alimentari sia per quelle di prodotti non alimentari. Il calo complessivo è la risultante di flessioni del 2,4% per le vendite della grande distribuzione e del 3,3% per quelle delle imprese operanti su piccole superfici.

    L'indice destagionalizzato del valore del totale delle vendite al dettaglio, rileva l'Istat, ha segnato una variazione negativa dello 0,1% rispetto al precedente mese di luglio. La variazione congiunturale delle vendite di prodotti alimentari è stata di meno 0,1% e quella delle vendite di prodotti non alimentari è risultata nulla. Nella media degli ultimi tre mesi (periodo giugno-agosto), rileva l'Istat, l'indice del valore del totale delle vendite al dettaglio è diminuito dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti. Nello stesso periodo le vendite di prodotti alimentari e quelle di prodotti non alimentari hanno registrato variazioni congiunturali, rispettivamente, di -0,6 e - 0,7%.

    Nella grande distribuzione, spiega l'Istat, le vendite hanno registrato diminuzioni sia per i prodotti alimentari (-2,2%), sia per i prodotti non alimentari (-2,5%); anche nelle imprese operanti su piccole superfici entrambe le componenti hanno segnato una variazione negativa (-3,9% per i prodotti alimentari e -3,0% per quelli non alimentari).

    Nei primi otto mesi del 2009 il valore del totale delle vendite è diminuito in termini tendenziali del 2,2%. Le vendite della grande distribuzione hanno registrato una variazione negativa dello 0,5% e quelle delle imprese operanti su piccole superfici una flessione del 3,3%. Con riferimento allo stesso confronto temporale, le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dell'1,8% e quelle di prodotti non alimentari del 2,3%. Nel mese di agosto 2009 tutte le tipologie della grande distribuzione hanno segnato variazioni tendenziali negative. La flessione più significativa ha riguardato gli esercizi non specializzati a prevalenza non alimentare (meno 3,9%).
    Con riferimento alla dimensione delle imprese, ad agosto 2009 il valore delle vendite ha registrato flessioni del 3,4% nelle imprese fino a 5 addetti, del 2,3% nelle imprese da 6 a 49 addetti e del 2,7% nelle imprese con almeno 50 addetti. Per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari, nel mese di agosto 2009 tutti i gruppi di prodotti hanno segnato variazioni tendenziali negative, con l'unica eccezione del gruppo Prodotti farmaceutici (+0,2%). Le flessioni più ampie hanno riguardato i gruppi Dotazioni per l'informatica, telecomunicazioni, telefonia (-5,0%), Altri prodotti (gioiellerie, orologerie) (-3,8%) e Abbigliamento e pellicce (-3,6%).
    Ad agosto 2009 le imprese al dettaglio hanno dichiarato un numero medio di giorni di apertura pari a 25,6. Gli esercizi della grande distribuzione sono rimasti aperti, in media, per 27,8 giorni e le imprese operanti su piccole superfici per 24,1. Rispetto allo stesso mese del 2008 si è rilevato un aumento di 0,2 giorni di apertura per le imprese della grande distribuzione e una variazione nulla per le imprese operanti su piccole superfici.

    22 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  23/10/2009

    Scatterà da gennaio 2010 la moratoria delle banche sulle rate dei mutui. Lo ha deciso questa mattina a Milano il comitato esecutivo dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana , che ha approvato il 'Piano Famiglie' dando mandato al presidente, Corrado Faissola, e al direttore generale, Giovanni Sabatini, di «avviare le azioni necessarie a coordinare ed estendere le misure già in atto a sostegno dei rapporti di credito con le famiglie in difficoltà a seguito della crisi». La sospensione del pagamento delle rate avrà una durata di 12 mesi. Secondo stime bancarie, le famiglie interessate sono 110-120mila, per un valore complessivo di 8 miliardi di mutui residui.

    Chi ha diritto alla moratoria
    Come spiega una nota diffusa dall'Abi al termine della riunione dell'esecutivo, il Piano famiglie prevede la sospensione delle rate in alcuni casi specifici:
    - lavoratore dipendente a tempo indeterminato che ha perso il posto di - lavoro;
    - lavoratore dipendente a tempo determinato, parasubordinato o - assimilato il cui contratto è terminato;
    - lavoratore autonomo che ha cessato l'attività;
    - nucleo familiare in cui è deceduto uno dei componenti percettore del - reddito di sostegno della famiglia;
    - lavoratori in cassa integrazione ordinaria o straordinaria.

    - «Il Piano Famiglie - ha spiegato Faissola al termine della riunione - si pone l'obiettivo di definire un programma di sostegno delle famiglie che renda più generali ed omogenei i diversi interventi che sul territorio sono stati realizzati dalle banche nostre associate».

    Secondo Faissola «la finalità è fare un quadro generale delle iniziative per le famiglie in difficoltà che già sono state oggetto di altri interventi. Ci sarà un'interlocuzione con le varie autorità coinvolte tra cui la presidenza del Consiglio e le associazioni dei consumatori, enti pubblici e soggetti privati».

    Cosa avverrà alla fine della moratoria?
    Dopo i 12 mesi di moratoria i titolari dei mutui ricominceranno a pagare le rate ma l'importo sarà ricalcolato con modalità ancora da stabilire. Il dubbio è se "spalmare" sui successivi 5 anni gli importi del 2010 oppure su 10 anni. Nel primo caso si stima che i costi per il sistema bancario ammontino a circa 50 milioni di euro complessivi che raddoppierebbero nel caso in cui si decidesse ricalcolare il rimborso su 10 anni. Nel secondo caso l'agevolazione per le famiglie è maggiore. Questi e altri dettagli, come l'armonizzazione con le altre agevolazioni già esistenti o la definizione di casi particolari per la concessione della moratoria saranno definiti entro fine novembre.

    Gli obiettivi dell'Abi: coinvolgere istituzioni e società civile

    Oltre alla moratoria sui mutui, il Piano famiglie nelle intenzioni dell'Abi punta a coinvolgere gli interlocutori istituzionali e della società civile su tre principali obiettivi:
    1) innalzare la sostenibilità finanziaria delle operazioni di credito alle famiglie, adottando una misura di sospensione dei rimborsi di mutui in essere per i nuclei in situazioni di difficoltà oggettiva;
    2) gestire il confronto con i principali interlocutori pubblici e privati;
    3) coordinare e comunicare efficacemente gli strumenti di incentivazione già esistenti, molti dei quali costruiti in partnership con le pubbliche amministrazioni.

    Il Piano si focalizza sulle misure oggi attive e relative alla sostenibilità della rata di mutuo per le famiglie che abbiano perso il reddito a causa della crisi; all'accesso a nuovo credito per garantire alcuni consumi primari; al sostegno per l'avvio di micro attività imprenditoriali o alla ricerca di nuova occupazione. Alcune di questi strumenti sono messi a disposizione dall'industria bancaria in modo autonomo (portabilità e rinegoziazione dei mutui), altri derivano da partnership con il Governo, le Regioni, i Comuni e la Conferenza Episcopale Italiana, che hanno istituito appositi fondi di garanzia o fondi a copertura di determinati oneri (interessi, commissioni ecc.), altri ancora da accordi con le parti sociali (convenzione per l'anticipazione Cig-Cigs).

    Giuseppe Chiellino - 21 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/10/2009

    L'estratto conto on-line di Equitalia si estende a macchia d'olio. Ad oggi sono infatti 70 le circoscrizioni provinciali abilitate al nuovo servizio on-line attraverso il quale i contribuenti potranno accedere alla propria posizione e verificare lo stato dei pagamenti e dei debiti pendenti nei confronti del concessionario della riscossione.

    Entro al fine di ottobre, stando alle dichiarazioni rilasciate dal direttore della società Marco Cuccagna, tutte le province italiane saranno in linea e i contribuenti potranno consultare il nuovo servizio comodamente da casa o dall'ufficio, senza più doversi recare agli sportelli dei concessionari della riscossione. La consultazione sarà inoltre possibile, ovviamente, in qualsiasi ora del giorno e della notte nonché nei giorni festivi.

    A. Bongi – 19 ottobre 2009 – tratto da Italia Oggi Sette -

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  • Normative complementari  »»  21/10/2009

    La moglie non può rivendicare la comproprietà di una casa costruita su un terreno acquistato solo dal marito coniugato in regime di separazione dei beni. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 21637/2009 secondo la quale la "comunione di fatto" invocata dalla moglie non è circostanza che valga a mutare il regime degli acquisti in costanza di matrimonio.

    Il godimento della casa e il pagamento delle tasse, ha spiegato la Corte, attengono al regime di vita dei coniugi, per cui la moglie può sicuramente godere dell'immobile e, nell'ambito del contributo economico alle esigenze familiari, anche sostenere le spese, senza però che ciò comporti l'acquisto della proprietà in comunione.

    Né, conclude il collegio, è possibile dedurre la contitolarità dalla mancata risposta all'interrogatorio formale deferito al marito, dal momento che l'eventuale simulazione relativa per interposizione fittizia di persona deve essere provata con un contratto scritto.

    20 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  20/10/2009

    La leggerezza della pensione, rispetto all'ultimo stipendio, comincerà a farsi sentire attorno al 2020. In quell'anno, quando avrà lasciato l'impiego anche l'ultimo lavoratore che ancora poteva contare su un assegno almeno in parte calcolato con il vecchio sistema retributivo, la pensione sarà di circa dieci punti percentuali più leggera rispetto a quella di oggi.

    Secondo le proiezioni della Ragioneria generale dello Stato sui tassi di sostituzione del sistema pensionistico obbligatorio, effettuate applicando i nuovi coefficienti di trasformazione aggiornati ogni tre anni come prevede la legge sulla base delle stime demografiche, un lavoratore dipendente di 65 anni con 30 anni di contributi incasserà nel 2020 una pensione pari al 55,1% dell'ultimo stipendio (contro il 61% previsto nel 2010). Un po' meglio andrà se lo stesso lavoratore dipendente ha raggiunto i 40 anni di contributi: dall'81,6% dell'anno prossimo al 74,5% del 2020. Per un lavoratore autonomo della stessa età il rapporto tra primo assegno previdenziale e ultimo stipendio scende più velocemente: dal 49,2% al 37,8% in caso di 30 anni di contributi e dal 81,3% al 56,3% con 40 anni di versamenti effettuati. È anche da questi numeri che parte la riflessione di quanti chiedono un nuovo intervento sulle pensioni che vada nella direzione di un posticipo, magari incentivato, del momento del ritiro. Nello scenario base preso in considerazione dalla Ragioneria, una buona compensazione alla debolezza delle future pensioni può essere garantita solo dalla previdenza complementare. Nelle stime RgS, per un lavoratore di 63 anni con 35 di contributi il differenziale lordo tra prima pensione e ultimo stipendio scende solo al 66% se c'è anche il secondo pilastro (contro il 62% previsto con la sola pensione obbligatoria). E più si allunga l'orizzonte temporale più la differenza diventa grande: nel 2040 lo stesso pensionato avrà una pensione pari al 53% dell'ultima busta paga, se non avrà scelto di aderire a un fondo integrativo, caso nel quale il tasso di sostituzione si stabilizza invece al 64% dell'ultimo stipendio. Nello stesso anno il suo collega lavoratore autonomo artigiano 65enne avrà un assegno pari al 33% dell'ultimo stipendio senza pensione integrativa, mentre con l'«assegno di scorta» arriverebbe al 44 per cento.

    I coefficienti, vale a dire i moltiplicatori che servono per calcolare l'importo annuale dell'assegno determinato con il metodo contributivo o anche "misto", da soli non basteranno a stabilizzare la spesa pensionistica. Lo ha scritto nel suo "Libro bianco" il ministro Maurizio Sacconi. E la grande crisi che ha colpito l'economia italiana lo ha purtroppo confermato. Questi parametri legano la rivalutazione della base di calcolo delle future pensioni sulla crescita media geometrica quinquennale del Pil. Nelle stime della Ragioneria, l'ipotesi base è di una crescita nominale del Pil del 3,51% a partire dal 2010, mentre com'è noto quest'anno si chiuderà con un segno negativo (-5,3%). A differenza dei coefficienti svedesi, inoltre, quelli italiani considerano l'aspettativa di vita media e non sono legati alla coorte dei singoli lavoratori che passano alla pensione, sono uguali per uomini e donne (nonostante la diversa speranza di vita tra i due sessi) e non tengono neanche conto delle diverse mansioni affrontate nel corso della vita attiva (chi lavora alla scrivania e in un ambiente protetto ha una speranza di vita superiore a chi lavora in una cava). Insomma, appena entrati in vigore, questi calcolatori automatici andranno sottoposti a forte manutenzione.

    Ma dall'anno prossimo che effetto produrranno i coefficienti sulle nuove pensioni? Limitandoci alle pensioni di vecchiaia che verranno percepite da lavoratori che hanno compiuto 65 anni (60 se donne), con un'anzianità contributiva pari a 30, 25 o 20 anni, rispetto alla situazione attuale, la perdita in termini di pensione annua è abbastanza modesta – dall'1% in meno (260 euro) fino a un massimo del 3,7% (573 euro) – anche se la penalizzazione sale per chi può contare su un minor numero di contributi. Restano ancora fuori impatto le pensioni di anzianità, accessibili con almeno 35 anni di contributi: questi assegni entro qualche anno saranno agganciati al solo regime retributivo.

    (D. Col.) - 15 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/10/2009

    Arriva l'arbitro bancario finanziario, il mediatore nelle liti tra banche e clienti : dai conti correnti ai mutui casa, dalla concessione di un fido all'applicazione di tassi ritenuti usurari, fino alla cessione del quinto di stipendio. L'arbitro, che è previsto dalla legge di riforma del risparmio, si occuperà di tutte le controversie attivate dai clienti di banche e finanziarie sulle materie vigilate dalla Banca d'Italia in cui la richiesta di ristoro da parte del cliente non supera i 100mila euro se il cliente chiede una somma di denaro e senza limiti di importo se si chiede l'accertamento di diritti, obblighi e facoltà (per esempio mancata consegna della documentazione sulla trasparenza o mancata cancellazione di un'ipoteca dopo l'estinzione di un mutuo). Il sistema è previsto dall'articolo 128-bis del Testo Unico Bancario (TUB) ed é disciplinato dalle disposizioni emanate dalla Banca d'Italia il 18 giugno 2009, in attuazione di una Deliberazione del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio del luglio 2008.

    L'organismo è articolato sul territorio nazionale in 3 collegi indipendenti, che si occuperanno di controversie nelle quali il ricorso del cliente bancario viene istruito da una segreteria tecnica composta da personale qualificato della Banca d'Italia. Milano decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta, Veneto. Roma decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Abruzzo, Lazio, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria, oppure in uno Stato estero. Napoli decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia.

    Resta l'Ombudsman giurì bancario, organismo nato alcuni anni fa su impulso dell'Abi, che si occuperà delle controversie in materia di servizi di investimento, di competenza Consob.

    Da domani, giovedì 15 ottobre, si possono, dunque, inviare ricorsi su controversie non antecedenti al primo gennaio 2007. Il nuovo Arbitro Bancario pone precisi obblighi alle banche (ma anche a Poste Italiane per il Bancoposta) che innanzitutto saranno tenute ad aderire al nuovo organismo e rispondere ai reclami dei clienti entro 30 giorni. C'è, però, una procedura che i clienti devono rispettare: il reclamo alla banca é il primo passo; in caso di silenzio da parte della banca o di risposta insufficiente si può attivare il ricorso all'Abf scaricando il modulo dal sito dell'organismo (arbitrobancariofinanziario.it). Il ricorso all'arbitro puo' avvenire via web, con posta elettronica certificata oppure per posta tradizionale, via fax o addirittura a mano.

    L'iter, dalla presentazione del ricorso fino all'adempimento da parte dell'intermediario dura al massimo 165 giorni. La banca che soccombe nel giudizio davanti all'Abf e non rispetta la decisione del collegio vedrà il suo nome pubblicato sul sito dell'Arbitro con conseguente danno alla reputazione. Per presentare il ricorso il cliente deve versare un contributo spese di 20 euro, che viene rimborsato dall'intermediario se il ricorso viene accolto. Tutte le istruzioni sono comunque raccolte in una guida pratica messa a punto dalla Banca d'Italia.

    Sono soggetti alla decisione dell'Arbitro le banche, gli intermediari iscritti negli elenchi previsti dal Testo unico bancario, gli istituti di moneta elettronica che operano in Italia, Poste italiane per le attività di Bancoposta e le banche e gli intermediari esteri che operano in Italia.

    L'avvento dell'arbitro bancario e finanziario precede di pochissimi mesi l'entrata in vigore delle nuove regole sulla trasparenza nei rapporti tra banche e clienti che, dal primo aprile 2010, dovrebbero rendere più comprensibili, standardizzate e confrontabili le informazioni sull'offerta delle banche ai consumatori.

    (N.Co.) - 14 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  16/10/2009

    La semplice inidoneità fisica a svolgere la mansione assegnata non è sufficiente per giustificare il licenziamento del dipendente. Quando risulti che il datore di lavoro non abbia effettuato le dovute verifiche per destinare il dipendente a un'altra mansione. Con questa motivazione la Corte di cassazione, con la sentenza n. 21710/2009 , salva l'addetto alla segnaletica stradale licenziato perché allergico alle vernici. Una conferma della sentenza con cui la Corte d'Appello di Cagliari aveva accolto la richiesta di reintegra e di risarcimento danni da parte di un operaio dell'azienda dei servizi pubblici di Olbia.

    Il lavoratore assunto come addetto all'igiene urbana e all'approvvigionamento dell'acqua potabile, era stato successivamente assegnato ai servizi di segnaletica stradale, risultati però incompatibili con la sua salute a causa di un'allergia alle vernici.

    Così, certificato medico aziendale alla mano, l'impresa aveva licenziato il dipendente senza neppure attendere la perizia della Ausl che, invece, ha accertato la perdurante compatibilità con i servizi di igiene ambientale. Secondo la corte d'Appello di Cagliari, dunque, il dipendente avrebbe potuto essere adibito alla diversa mansione senza «alcuna alterazione dell'organigramma aziendale» e senza «danneggiare alcuno» degli altri dipendenti. Posizione fatta propria anche dai giudici di Piazza Cavour secondo i quali l'esercizio dell'iniziativa economica privata, garantito dall'articolo 41 della Costituzione, deve svolgersi nel rispetto del diritto alla salute dei lavoratori. E, dunque, ben può l'autorità giurisdizionale annullare un licenziamento quando risulti che il datore di lavoro non abbia messo in campo le dovute verifiche per destinare il dipendente a un'altra mansione nel caso in cui ciò non comporti né trasferimenti di altri lavoratori ne alterazioni dell'organigramma aziendale.

    Francesco Machina Grifeo - 14 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/10/2009

    Siamo in Italia e alla fine un rimedio si troverà. Ma la prospettiva di un drastico abbassamento del tetto di erogazione dei mutui fondiari, ipotesi allo studio dell'Unione europea, potrebbe sconvolgere il nostro mercato dei mutui.

    In soldoni, si tratterebbe di erogare non più del 40% del valore di mercato e del 50% del valore di perizia (che tiene conto degli aspetti della commerciabilità del bene a lungo termine). Nel nostro paese, dove questa percentuale si aggira poco sotto il 70%, con punte dell'80% e, fino a non molto tempo fa, anche del 100%, una scelta del genere metterebbe in serie difficoltà una bella fetta di acquirenti. Costringendoli ad attingere alla liquidità (evidentemente più redditizia) o a servirsi di altri prodotti, di tipo assicurativo (evidentemente più costosi) per coprire la differenza. O ancora, a rinunciare all'acquisto.

    I primi a lanciare l'allarme sono stati i ricercatori di Scenari Immobiliari, un anno fa: l'acquisto di abitazioni da parte di stranieri era crollata del 22,5% rispetto al 2007 (mentre il calo complessivo è stato del 13 per cento). Il rapporto definitivo 2009 fornisce dati anche peggiori: il 2008 si è chiuso con un 23,7% in meno, e un calo del fatturato di addirittura il 30 per cento, dai 16,8 miliardi del 2007 agli 11,7 del 2008.

    Le previsioni del 2009 non indicano affatto un'inversione di tendenza e le vendite agli stranieri saranno probabilmente solo 90mila (sono state 103mila nel 2008 e 135mila nel 2007). Tutto questo a fronte di una stretta sui mutui che aveva già ridotto le possibilità dei prestiti che coprivano anche il 100% del costo della casa e una maggiore attenzione sulla solvibilità.

    Il mercato si è ormai di fatto strutturato sulla possibilità di accesso a mutui che coprano almeno il 70% del costo di un immobile adatto alla famiglia che lo contrae, con punte in su o in giù a seconda della disponibilità reddituale. Già ora la quota di mutuo è però, per gli immigrati, secondo Scenari Immobiliari, il 66% del costo dell'immobile.

    Saranno quindi loro a subire i contraccolpi più pesanti della politica dell'Unione europea, se il tetto del 40% e 50% sui mutui erogabili diventerà obbligatorio. Anche se l'entrata in vigore è prevista per il prossimo anno, si può fare qualche previsione. Il dato di fondo è, infatti, l'assenza o quasi di una consistente quota di risparmio da parte di una famiglia di recente immigrazione, dato che se in una prima fase a drenarla è l'affitto, in una seconda fase dovrebbe essere il mutuo per l'acquisto della casa. Ma se questo, per un immobile da 200mila euro, passa dal 70% al 50%, cioè da una rata trentennale di 800 euro a 550 euro al mese, per la famiglia è certo un sollievo, ma quei 40mila euro di differenza dove possono essere trovati?

    I 250 euro mensili disponibili dovrebbero essere convertiti in un altro prestito, che evidentemente non può scontare le stesse condizioni. Ed ecco che sulla parte più debole si scaricano i costi della decisione della Ue. E una parte di quelle 90mila abitazioni acquistate da stranieri (su un totale di circa 600- 650mila) potrebbe quindi letteralmente restare sul mercato per mancanza di acquirenti: in prevalenza sono bilocali (che per inciso rappresentano circa il 26% del totale delle compravendite abitative in Italia) e non è difficile immaginare che, se le banche non troveranno soluzioni per fornire prodotti accessibili che non siano formalmente mutui, molti di quegli acquirenti non compreranno e saranno costretti a restare in affitto.

    Se a questa considerazione aggiungiamo che, attualmente, sono centinaia di migliaia le famiglie a rischio di insolvenza mutuo (cioè quelle con reddito netto mensile inferiore a 1.600 euro mensili), è chiaro che questa stessa tipologia di famiglia dovrà confrontarsi con problemi analoghi a quelli degli immigrati. Cioè, in sostanza, a rinunciare all'acquisto a meno di poter contare su una rete di solidarietà familiare estesa, sulla quale contare per coprire la differenza.

    I NUMERI
    -23,7%. Acquisti degli stranieri. Nel 2008 le compravendite di abitazioni da parte degli immigrati sono calate del 23,7% con un taglio del fatturato del 30%: dai 16,8 miliardi del 2007 agli 11,7 del 2008

    90mila. Compravendite. Quest'anno il numero di compravendite da parte degli stranieri è stimato in 90mila, molto meno rispetto alle 103mila dell'anno scorso e alle 135mila del 2007. Probabilmente ha influito la possibilità del mutuo al 100%

    1.600 euro. Pericolo insolvenza. Le famiglie a maggiore rischio default sono quelle con un reddito complessivo intorno ai 1.600 euro mensili. Quelle che, non potendo contare sulla solidarietà familiare, rischiano di non poter accedere al bene casa

    70%. La soglia. Il mercato italiano è strutturato sulla possibilità di poter contrarre mutui che coprano il 70% del valore dell'immobile. Con punte del 90 e del 100%, più spesso per gli immigrati e le famiglie indigenti.

    Saverio Fossati - 12 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/10/2009

    L'impresa che vanta un credito nei confronti di una pubblica amministrazione può cederlo a terzi solo se la sua fedeltà nei confronti del fisco è priva di macchie. Il chiarimento arriva dalla ragioneria generale dello stato, che nella circolare 29/2009 torna sulle modalità applicative del filtro fiscale, cioè la verifica che gli uffici pubblici devono chiedere a Equitalia sulla situazione dei debitori a cui stanno per pagare un assegno superiore a 10mila euro. A rendere attuale il tema della cessione del credito sono in particolare le norme anticrisi, che per attenuare l'impatto dei debiti cronici della Pa sulla liquidità delle imprese fornitrici hanno spinto l'acceleratore proprio sugli strumenti di cessione dei passivi. Nella circolare la Ragioneria impone una doppia verifica in tempi certi, e soprattutto rende il monitoraggio una tappa preventiva e obbligatoria prima di dare il via libera alla cessione. Il pagamento, infatti, può avvenire anche molto tempo dopo che il credito è stato ceduto, e l'attivazione del filtro solo al momento di far partire l'assegno rende troppo incerte le sorti dell'Erario. La nuova procedura disegnata dalla circolare si sdoppia quindi in due tempi. Una prima verifica, che mette nel mirino il cedente, va attivata quando il primo creditore notifica l'intenzione di «girare» il passivo a un altro titolare; il secondo controllo si concentrerà invece sul cessionario, e scatterà al momento del pagamento. La doppia verifica, puntualizza la Ragioneria, serve ovviamente a tutelare l'erario ma nasce anche per far funzionare al meglio i nuovi strumenti anti-crisi: senza il via libera preventivo, infatti, il pagamento effettivo rimarrebbe incerto fino alla verifica finale, e il cessionario farebbe pagare il rischio all'impresa che gira il passivo rendendo più costosa l'operazione.

    Gianni Trovati – 12 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  14/10/2009

    Si informano i signori clienti che «Con le modifiche introdotte dall’art. 11 bis della legge 102/2009, entrate in vigore il 5 agosto scorso, la normativa che regola l’autorizzazione al commercio su aree pubbliche è soggetta alla presentazione, da parte del richiedente, del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC).

    L’obbligo è richiesto sia all’atto della prima richiesta di autorizzazione al commercio ambulante, sia annualmente entro il 31 gennaio di ciascun anno successivo a quello del rilascio dell’autorizzazione.

    La legge n.102/2009, inoltre, prevede che tutti gli esercenti, anche in assenza di variazioni o subingressi, debbano annualmente dimostrare la regolarità contributiva mediante un controllo da esercitarsi a cura dell’Amministrazione.

    In fase di istruttoria amministrativa il dirigente chiamato a emettere la licenza potrà verificare la sussistenza del DURC anche avvalendosi della collaborazione gratuita delle Associazioni di categoria riconosciute dal CNEL.

    Nel caso di mancata presentazione iniziale e annuale del DURC, in base alla nuova legge, la licenza viene revocata.

    In questo caso, se l’attività viene comunque svolta, si applicano le sanzioni pecuniarie di cui all’art. 29, comma 1° del d. lgs. 114/98 che prevedono il pagamento di una somma da €. 2.500,00 a €. 15.000,00, nonché la confisca delle attrezzature e della merce.

    Signa, 14 Ottobre 2009
    STUDIO BAMBAGIONI

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  • Fisco e tasse  »»  13/10/2009

    E' il fisco che deve provare la falsità di una fattura Inversione di rotta della Cassazione sulle fatture false. È il fisco a dover provare «che l'operazione commerciale, documentata dalla fattura», in realtà non è mai stata posta in essere. Lo ha stabilito la Suprema corte che, con la sentenza n. 21317 del 6 ottobre 2009, ha segnato sul fronte fatture un'altra oscillazione giurisprudenziale.

    In particolare, secondo la sezione tributaria, «in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nella ipotesi di costi documentati da fatture che l'amministrazione finanziaria ritenga relative ad operazioni inesistenti, non spetta al contribuente provare che l'operazione è effettiva, ma spetta all'amministrazione che adduce la falsità del documento e, quindi, l'esistenza di un maggiore imponibile, provare che l'operazione commerciale, documentata dalla fattura, in realtà non è stata mai posta in essere».

    D. Alberici – 08 ottobre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  12/10/2009

    L'installazione in esercizi pubblici, come bar o negozi, dei cosiddetti "Totem" per la raccolta a distanza delle scommesse è attività illecita. Non solo. Gli esercenti che attivano nel proprio esercizio commerciale questi apparecchi che consentono ai giocatori di effettuare giochi on line incorrono nel reato di intermediazione. Un'attività vietata e sanzionata, da ultimo, con la Comunitaria 2008 da sei mesi a tre anni.

    A ricordare le regole del gioco è stato ieri alla Camera il sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora, rispondendo in Commissione Finanze a un'interrogazione presentata da Alberto Fluvi (Pd).

    Molgora, nella sua risposta scritta, ha spiegato che attualmente la raccolta a distanza di giochi pubblici con l'utilizzo del "Totem" è espressamente disciplinata solo per quanto riguarda le scommesse a quota fissa ed è possibile soltanto all'interno di «agenzie, negozi e corner di scommesse» ed è ovviamente esercitabile «solo ed esclusivamente da soggetti concessionari dei giochi».

    Con l'occasione, il sottosegretario all'Economia, ha fatto il punto sul contrasto al gioco illegale che corre via internet. E su questo c'è ancora molto da fare visto che nel solo 2009 i Monopoli hanno intercettato e impedito un miliardo e mezzo di tentativi di accesso a siti di gioco non autorizzati. Come se non bastasse il contrasto ai cosiddetti ".com" ha portato alla chiusura di oltre 1.700 siti irregolari.

    Dal canto suo l'interrogante, Alberto Fluvi (PD), si è dichiarato parzialmente soddisfatto della risposta formulata dal Governo, auspicando però che l'Amministrazione intervenga per eliminare queste apparecchiature di fatto illecite.

    I "Totem", collocati in locali pubblici, secondo Fluvi, danno la possibilità di accedere via internet a giochi di abilità (Skill games), ma senza alcuna regolamentazione, a differenza di quanto accade per gli stessi skill games accessibili on-line da abitazioni o luoghi privati.

    Marco Mobili - 08 ottobre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/10/2009

    Più di tre milioni di italiani, registrati presso il sito dell'Inps e già abilitati (tramite il Pin) a eseguire servizi online, possono ricevere una casella di posta elettronica certificata a titolo gratuito. Lo si apprende dal sito internet dello stesso Istituto.

    Questa opportunità si è concretizzata grazie al protocollo d'intesa stipulato il 30 settembre scorso tra il ministero della Pubblica amministrazione e l'innovazione e l'Inps. In particolare, con questo protocollo si è tradotto in realtà quanto disposto dalla legge 2/2009, che assicura ai cittadini che ne facciano richiesta l'assegnazione gratuita di una casella di posta elettronica certificata (Pec al cittadino).

    A. Forte - 08 ottobre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  08/10/2009

    Armi non convenzionali per la lotta all'evasione. L'ultima in ordine d'arrivo il controllo fiscale su strada, con l'utilizzo dell'autovelox tributario e delle pattuglie della guardia di finanza per rintracciare sintomi di evasione. Ma dalle biografie dei Vip al redditometro arricchito da informazioni su viaggi e circoli privati, fino all'uso di foto tratte da Google Earth, sembra che le vie ordinarie di accertamento siano pronte a essere accantonate nella prossima campagna antievasione. Che si annuncia all'insegna della creatività.

    In realtà si tratta di metodi già largamente impiegati ma che sono ritornati agli onori delle cronache per recenti ed eclatanti casi di successo dell'amministrazione finanziaria. Indicativo è il caso di Pisa dove fu utilizzato il programma Google Earth per conteggiare il numero di navi presente in un porticciolo e rifare il reddito ad un imprenditore di rimessaggio. Ancora ben più esteso è il ricorso a riviste di gossip per misurare la presenza sul territorio nazionale di vip che sono fiscalmente residenti all'estero.

    Volendo trarre delle prime conseguenze da tale dato di cose se ne deduce una nuova strategia di controllo basata su strumenti del tutto estranei alla sfera tributaria. Quindi niente ricorso alle normali, e ormai vetuste tecniche ispettive, e con una parola d'ordine ovvero che la presunzione che sorregge l'accertamento fiscale deve essere tratta da fatti certi, riferibili alla sfera quotidiana e che lascino supporre indici di ricchezza o manovre elusive.

    F.Santagada/C. Bartelli - 3 ottobre 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  07/10/2009

    Come nei tre precedenti, anche per l'ultimo trimestre di quest'anno la spesa energetica delle famiglie è in calo. L'Autorità per l'energia ha infatti annunciato in una nota di aver stabilito dal primo ottobre una riduzione dell'1,2% dei prezzi di riferimento del gas naturale per il quale la spesa annuale della famiglia tipo si riduce così ulteriormente di circa 12 euro rispetto ai tre mesi precedenti. Restano stabili e senza variazioni i prezzi di riferimento per l'energia elettrica. Il calo medio complessivo per l'ultimo trimestre 2009 (gas ed elettricità) sarà pertanto pari allo 0,8%.
    Nella nota l'Authority aggiunge che da inizio anno le bollette del gas naturale della famiglia tipo sono diminuite cumulativamente del 22,4% (al netto delle imposte) e del 16,4% (al lordo imposte), mentre le bollette dell'energia elettrica risultano in calo dell'8% circa (sia al lordo che al netto delle imposte). Comprendendo le diminuzioni registrate in tutti i quattro trimestri 2009, la spesa complessiva delle famiglie (per gas ed elettricità) si riduce di 224 euro su base annua, pari a una flessione del 12,3%. In particolare la spesa media annua tendenziale della famiglia tipo sarà di 945 euro per il gas naturale e di 449 euro per l'energia elettrica. «Pur a fronte dei recenti aumenti dei prezzi internazionali del petrolio (+38% dallo scorso gennaio), il nostro quarto aggiornamento dell'anno ha potuto tener conto delle precedenti diminuzioni», ha sottolineato il Presidente dell'Authority, Alessandro Ortis, per il quale «il nostro meccanismo di aggiornamento trimestrale tende a diluire nel tempo, attenuandole, le forti e talvolta rapide variazioni (verso il basso o verso l'alto) dei prezzi petroliferi. Va comunque ricordato che, per la persistente dipendenza del sistema energetico italiano dalle importazioni di idrocarburi (petrolio e gas), le bollette restano ancora molto influenzate dall'andamento in diminuzione od aumento delle quotazioni del petrolio». Ortis ha inoltre ricordato che per le famiglie in condizioni di disagio economico (cioè con Isee inferiore a 7.500 euro) o numerose (Isee sotto i 20mila euro) è disponibile il bonus elettrico, con riduzioni fino al 20% della bolletta elettrica, al netto delle imposte (le domande sono già tempo presentabili al proprio Comune). In arrivo anche il bonus gas, cumulabile, che consentirà un risparmio del 15% sulla spesa media annua, al netto delle imposte. Le domande per questo bonus potranno essere presentate dal 1° novembre e, se avanzate entro il 30 aprile, daranno diritto al beneficio retroattivo fino al 1° gennaio 2009.

    29 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  06/10/2009

    Esistono edifici e unità immobiliari per i quali non è richiesta la certificazione energetica? E se sì quali sono?
    Sì. Secondo le Linee guida si tratta di box, cantine, autorimesse, parcheggi multipiano, depositi, strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi. Specifiche indicazioni per il calcolo della prestazione energetica non dotati di impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda sanitaria sono previste in un allegato (il numero 1) alle Linee guida.

    Chi sono i soggetti ai quali rivolgersi per effettuare la certificazione?
    La Direttiva 2002/91/Ce prescrive che la certificazione degli edifici e l'elaborazione delle raccomandazioni che la corredano venga effettuata in maniera indipendente da esperti qualificati e riconosciuti. Il Dlgs 115/2008 –in via provvisoria e in attesa del varo di un apposito Dpr – riconosce quali soggetti certificatori i «tecnici abilitati» dalla vigente legislazione alla progettazione di edifici ed impianti, iscritti nei relativi collegi ed ordini professionali. Alcune delle regioni che hanno disciplinato la certificazione energetica con le proprie leggi hanno istituito elenchi di certificatori che possono essere abilitati, eventualmente dopo la frequenza di speciali corsi di formazione.

    29 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  05/10/2009

    Date e tempi precisi per i controlli sugli ascensori. Il 23 luglio 2009 il ministro Scajola ha firmato il Dm relativo al «Miglioramento della sicurezza degli impianti ascensoristici anteriori alla direttiva 95/16/Ce», pubblicato poi sulla «Gazzetta Ufficiale» 189/2009, ed entrato in vigore il 1° settembre 2009.
    Dal 25 giugno 1999, con il recepimento in Italia della direttiva 95/16/Ce, attraverso il Dpr 162/99, gli ascensori nuovi sono progettati e installati secondo nuove norme tecniche europee (di solito la norma En 81-1 per gli ascensori elettrici e la En 81-2 per quelli idraulici) che dettano nuovi criteri di sicurezza. Si rendeva pertanto necessario fare in modo che anche gli ascensori antecedenti venissero in qualche modo "allineati" a tali norme.

    Il nuovo Dm 23 luglio 2009 prevede che, prima di procedere all'adeguamento, il proprietario faccia eseguire un check-up completo dell'impianto, per verificarne il suo reale stato in termini di funzionalità e sicurezza. Questa è una novità assoluta nel settore, perché nel passato gli altri adeguamenti sono sempre stati effettuati senza alcun controllo preventivo. I criteri di questo check-up sono contenuti nel Dm stesso, che indica tre livelli di priorità di intervento indicati nelle tabelle A, B e C allegate, e che a sua volta richiama i punti della norma UNI EN 81-80: 2005 NA, versione italiana della equivalente norma europea. I controllori sono quelli previsti dal Dpr 162/99: organismi notificati (privati autorizzati dallo Stato), Asl e Ispettorato del lavoro, che svolgono già oggi i controlli periodici biennali e quelli di natura straordinaria, che si occuperanno anche del check-up, sotto forma di verifica straordinaria. Il Dm impone al proprietario di concordare la data con l'ente di controllo, in occasione della prima verifica periodica prevista dal 1° settembre 2009 in poi.
    Fatto e verbalizzato il check-up, il proprietario dell'ascensore avrà cinque anni di tempo per eseguire i lavori relativi alle prescrizioni contenute nella tabella A e dieci anni di tempo per quelli contenuti nella tabella B, mentre quelli della tabella C (a bassa priorità) vengono rimandati in occasione di ulteriori modifiche importanti. Bisogna subito osservare che i termini sono molto diluiti nel tempo, il che consente di dilazionare moltissimo le spese necessarie: un impianto molto vecchio, ad esempio, del 1950, potrebbe essere adeguato anche in sette anni per i rischi della tabella A e in 12 anni per quelli della tabella B.
    Se si tratta di un ascensore in condominio, il preventivo dei lavori "straordinari" che si rendono necessari alla luce delle verifiche va sottoposto all'approvazione dell'assemblea. Se, come si è abituati in Italia, si rimanda troppo si rischia l'affollamento per cui le ditte di manutenzione potrebbero non garantire più gli adeguamenti necessari nei tempi previsti.
    Nel caso i lavori non vengano eseguiti nei tempi previsti, l'ente di controllo mette fuori servizio l'impianto e segnala al comune l'impianto per le procedure del caso.
    Il Dm affronta anche i casi particolari di ascensori inseriti in beni vincolati o di particolare pregio, dove potrebbe essere "impossibile" adeguare completamente l'impianto. Infatti, il punto 3 dell'articolo 2 stabilisce che, in presenza di caratteristiche che siano di ostacolo all'intervento – perché protette dalla sovrintendenza – il proprietario del l'ascensore o il suo legale rappresentante può fare certificare la speciale situazione del componente del l'impianto di ascensore da un ingegnere o architetto iscritto all'albo. L'ente di controllo dà il suo parere sull'impossibilità della richiesta e indica le misure di compensazione che il proprietario deve mettere in opera.

    Enzo Fornasari - 29 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  02/10/2009

    Difficile orientarsi tra le norme tecniche che regolamentano la vita degli impianti, elementi fondamentali del vivere domestico che richiedono una cura particolare da parte degli inquilini. Le disposizioni per la loro installazione e messa in sicurezza sono poco conosciute dai condomini e non sempre vengono rispettate. Come risulta dalle statistiche, gli incidenti tra le mura domestiche sono quattro volte più frequenti degli infortuni sul lavoro.
    La frammentazione caratterizza l'intero mondo dell'impiantistica: lo sviluppo della legislazione e la proliferazione della normativa tecnica, che trova principalmente il suo fondamento nelle direttive europee, l'anno scorso ha prodotto un nuovo testo cardine in materia di impianti, il decreto del ministero dello Sviluppo economico n. 37/2008. Interessati dal decreto sono gli impianti elettrici, i cancelli e le porte automatizzate, la tv e le antenne, il riscaldamento, gli impianti idrici e sanitari, le canne fumarie e le condutture di aerazione e i sistemi antincendio.
    Ecco allora i punti chiave del decreto. Il primo capitolo, ovviamente, riguarda l'installazione: per qualsiasi nuovo impianto, compresi i casi di trasformazione o ampliamento, va redatto un progetto in linea con la normativa vigente (e in particolare norme emanate dall'Uni, dal Cei o da altri enti europei), contenente gli schemi di impianto, i disegni planimetrici e una relazione tecnica con particolare riguardo ai materiali utilizzati e le misure di prevenzione e sicurezza da adottare. Il progetto va poi depositato entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori presso lo sportello per l'edilizia del comune in cui viene realizzato l'impianto.
    Al termine dei lavori l'impresa installatrice è tenuta a effettuare le verifiche di funzionalità dell'impianto e rilasciare al committente la dichiarazione di conformità dell'impianto, che deve contenere anche la relazione tecnica del progetto e dev'essere consegnata al distributore o venditore del servizio (gas, acqua o elettricità) entro 30 giorni dall'allacciamento, pena la sospensione della fornitura. Nessun obbligo, invece, quando si passa da un'azienda di distribuzione a un'altra. Se la dichiarazione non è stata prodotta, sugli impianti eseguiti prima dell'entrata in vigore del decreto, un professionista con almeno sei anni di esperienza può rilasciarla in seguito a un sopralluogo e all'esecuzione di accertamenti.
    In caso di "falsa" dichiarazione si incorre in un'ipotesi di reato specifica (prevista dagli articoli 476, 482 e 483 del Codice penale) sanzionabile con la reclusione da otto mesi a quattro anni, con una pena amministrativa pecuniaria da 100 a mille euro, in base alla complessità e al grado di pericolosità dell'impianto. Per tutte le altre violazioni della normativa, invece,sono previste sanzioni amministrative dai mille ai 10mila euro. Per quanto i lavori di manutenzione non serve la redazione di alcun progetto iniziale, né il rilascio del certificato di collaudo. Sarà solamente compito del committente rivolgersi a un'impresa abilitata.
    Nel corso degli anni i proprietari o l'amministratore condominiale sono comunque tenuti a conservare la documentazione amministrativa e tecnica, nonché i libretti relativi all'impianto di riscaldamento e ascensore . Le dichiarazioni di conformità degli impianti andrebbero consegnate in caso di trasferimento a qualsiasi titolo dell'immobile (compravendita, locazione, comodato, donazione), anche se la loro omissione non comporta più la nullità del contratto. L'obbligo di consegna resta in vigore solamente per le nuove costruzioni o ristrutturazioni totali per ottenere l'agibilità: il certificato di agibilità, infatti, viene emesso in un secondo momento dalle autorità competenti (comuni o province), una volta prodotta la dichiarazione di conformità e il certificato di collaudo degli impianti.

    Michela Finizio - 29 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/10/2009

    All'interno di un gruppo societario le fatture irregolari e gonfiate, che creano un vantaggio fiscale, non sono solo elusione ma anche un reato tributario. A puntare sull'indebito vantaggio fiscale come uno dei presupposti dei reati tributari, al di là dell'elusione, è stata la Cassazione che, con la sentenza n. 37583 del 24 settembre 2009, ha confermato la condanna nei confronti di un imprenditore che all'interno di un gruppo di piccole aziende edili aveva gonfiato delle fatture rispetto ai pagamenti effettivamente corrisposti creando, fra l'altro, dei «fondi neri».

    D. Alberici – 30 settembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  30/09/2009

    Il giudice, nei contenziosi in corso relativi a vicende connesse al condono, del 1991 come del 2002, deve disapplicare le regole sulla sanatoria in quanto contrarie alla normativa comunitaria. Ciò comporta come conseguenza che non vanno ritenute valide le varie definizioni.
    A fornire questa interpretazione è la Corte di cassazione, con la sentenza 20068 e che rischia di avere - ove non venga modificato l'orientamento - effetti particolarmente gravi nei confronti di coloro che hanno aderito alle varie sanatorie e che, per qualsivoglia ragione, hanno un contenzioso in essere con l'amministrazione.
    La decisione trae origine dall'asserita invalidità della definizione delle liti pendenti effettuata da un contribuente, in base alla legge 413/91, in quanto secondo l'amministrazione, dopo l'istanza, il contribuente non aveva versato quanto dovuto.
    La Commissione provinciale e la regionale avevano dato ragione al contribuente sostenendo che per la validità della definizione non era necessario il pagamento, potendo, l'amministrazione, esigerlo coattivamente. La Corte di cassazione ha rilevato che nelle more è intervenuta la sentenza della Corte di giustizia Ue (causa C-132/06) resa a seguito della procedura di infrazione aperta contro l'Italia, sugli articoli 8 (integrativa semplice) e 9 (condono tombale) della legge 289/2002 per contrasto con la normativa comunitaria in materia di Iva.
    Questo principio secondo la Cassazione non consente di ritenere compatibile con la normativa comunitaria Iva, non solo le definizioni oggetto della pronuncia dei giudici europei (condono tombale e integrativa semplice) ma anche altri provvedimenti di condono aventi portata diversa come la definizione delle liti pendenti anche se previste da altre norme (nella circostanza il condono del 1991).

    26 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  29/09/2009

    Ultimi giorni per mettere in regola colf e badanti. Ultimi giorni per sanare il reato del datore di lavoro domestico (la famiglia) che impiega collaboratrici senza permesso di soggiorno, evitando così lo spauracchio della reclusione, ma anche la maxi-sanzione che può arrivare a 40mila euro per un anno di lavoro in nero.

    L'emersione avviata il 1° settembre sana il reato di clandestinità introdotto nel pacchetto sicurezza, che colpisce con sanzioni (da 5 a 10mila euro) o con l'espulsione gli immigrati che entrano e che soggiornano irregolarmente nel nostro paese. Ma mette al riparo anche il datore di lavoro che rischia, a volte anche senza saperlo, pesanti sanzioni amministrative e penali (persino la reclusione da 6 mesi a 3 anni).

    La procedura è ancora aperta per tutte le famiglie che hanno alle proprie dipendenze colf o badanti italiane o comunitarie – e per le quali va solo regolarizzata la posizione contributiva dell'Inps - o immigrate clandestine la cui emersione va chiesta con il modulo EM online al ministero dell'Interno.

    C'è tempo fino a mercoledì (ultimo giorno anche per il pagamanto del forfait con il modello F24), anche per i ritardatari, perché questa volta non ci saranno graduatorie in base all'orario di arrivo. Proprio perché la strada è ancora aperta, è bene valutare i rischi: oltre alle sanzioni di carattere penale derivanti dal mancato rispetto delle norme in materia di immigrazione, che possono scaturire a seguito dell'impiego di lavoratori extracomunitari irregolari, l'impiego di lavoratori "in nero" fa scattare di per sé, al di là della nazionalità, anche pesantissime sanzioni amministrative.

    In particolare, la normativa sul lavoro e più precisamente la legge n. 248/2006 di conversione del dl 223/2006 - "decreto Bersani" prevede la cosiddetta maxi- sanzione per il lavoro sommerso: secondo questa disposizione, l'utilizzo di lavoratori non risultanti dalle scritture o altra documentazione obbligatoria è punito con una sanzione amministrativa da 1.500 a 12mila euro, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo irregolare accertata. Pur essendo applicabile in misura ridotta, pari a un quarto del massimo, in questa fattispecie non è contemplata la procedura di diffida e risulta anche difficilmente sostenibile un eventuale ricorso, laddove il datore di lavoro dovrebbe dimostrare che la prestazione lavorativa non è mai avvenuta. Le conseguenze per chi ha un rapporto di lavoro irregolare e non approfitta della sanatoria possono essere disastrose nel caso di controlli. Pensiamo alla visita da parte degli organi di vigilanza, magari a seguito di denuncia del lavoratore alla Direzione provinciale del lavoro: per un anno di lavoro, conteggiando, per esempio, cinque giorni lavorati alla settimana, l'ammontare della maxi-sanzione arriverebbe a 42mila euro (150 euro x 260 giorni = 39mila + 3mila euro).

    Non va inoltre dimenticato che a questi importi, irrogati dalla Direzione provinciale del lavoro, si va ad aggiungere, in caso di lavoro irregolare domestico, una sanzione civile di minimo 3mila euro, questa volta contestata dall'Inps, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa irregolare accertata (nel caso di lavoro non domestico scatterebbe anche da parte dell'Inail). Ma non finisce qui. A quelle considerate finora si andrebbero ad aggiungere quelle già previste dalla normativa in materia di evasione contributiva, mancata consegna della "lettera di assunzione" e mancata comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro.

    Occorre quindi valutare con molta attenzione i rischi in agguato, soprattutto considerando le dichiarazioni provenienti dai vertici dell'Inps, i quali hanno già annunciato una "stretta" nei controlli ispettivi, per i periodi successivi alla sanatoria. Tutto ciò anche con riguardo ai periodi antecedenti al 1° aprile 2009, che non sono coperti dal contributo forfettario di 500 euro dovuto per l'emersione e per i quali andrebbe esperita l'autodenuncia all'Inps con l'apposito modulo LD15-ter, così come indicato nella circolare 101 del 10 agosto scorso.

    F.Padula/A.Rota Porta - 28 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  28/09/2009

    A pochi giorni dalla scadenza dei termini per la sanatoria di colf e badanti sono ancora molti gli aspetti che potrebbero trovare risposta dal ministero dell'Interno durante il Forum "Colf&badanti day" di oggi.

    L'orario di lavoro minimo di 20 ore settimanali per il lavoratore continua a mettere in difficoltà i datori di lavoro. Il requisito, stando al tenore letterale della norma, sembrerebbe riferito solo agli addetti ai servizi familiari (colf, baby sitter) e non anche ai prestatori d'assistenza (cosiddette badanti). (...) Altro dubbio aperto è sulle istanze che non andranno a buon fine e che potrebbero essere considerate autodenunce. (...) Il mancato perfezionamento della procedura fa temere alle parti una denuncia per il reato di clandestinità e la segnalazioine per violazioni in materia di lavoro comprese quelle di natura contributiva e fiscale.

    S.Bradaschia/T.Siracusano – 24 settembre 2009–tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Lavoro e previdenza  »»  25/09/2009

    Nabil lavora in un panificio. Ha un reddito superiore ai ventimila euro annui. E vive in una città toscana, in attesa di sua moglie che è ancora in Marocco con i bambini. «Presto - sorride - arriverà anche lei. Sto già preparando la casa in attesa del suo arrivo». Intanto Nabil frequenta la comunità di marocchini in Italia, mangia ancora il taijne e non salta quasi mai il rito del thè alla menta nel pomeriggio. In questi giorni si stringe attorno ai suoi connazionali che non hanno ancora trovato un lavoro e cerca di aiutarli, come può. In Italia ha un cugino entrato con i flussi del 2007, con un permesso di soggiorno scaduto l'anno scorso. Ha sentito parlare della regolarizzazione delle colf e delle badanti e ha pensato proprio a lui. «Quando arriverà mia moglie - racconta- avrò bisogno di un aiuto a casa, così ho pensato di regolarizzare mio cugino, assumendolo come colf». E' solo una delle storie - ce ne sono tante così - che in queste settimane si raccolgono nelle comunità straniere in Italia.

    Il cugino di Nabil è un ragazzo forte, senza figli né moglie. Non ha l'aria di chi ha l'abitudine di lavare panni o pavimenti, stirare o cucinare. Ma poco importa, nessuno glielo domanda e lui può sempre imparare. Nabil ha già pagato il modello F24, si è fatto aiutare da un professionista, «perché agli sportelli del Comune – racconta – c'era troppa fila». Nabil si informa, vuole assicurarsi che suo cugino potrà restare in Italia, «altrimenti – spiega – chiediamo una mano ad altri amici marocchini, anche loro sono disponibili ad assumerlo e sono in Italia da più tempo».
    Nabil, alla fine, farà a suo cugino un contratto part-time di 20 ore settimanali, il minimo consentito e lo ospiterà a casa sua. Almeno così racconta al professionista che lo aiuta a compilare i moduli. Potrebbero esserci controlli da parte dell'INPS - gli spiegano - ma lui è determinato ad aiutare il cugino, per il resto si vedrà. Nessuno gli fa altre domande e lui invia deciso la dichiarazione on line.

    In questi giorni la stessa ansia in fila davanti a un computer la prova Lorenzo, così almeno si fa chiamare dagli italiani, un ragazzo cinese di 25 anni. Lo accompagna dal commercialista un suo connazionale, che in Italia ha una catena di negozi di abbigliamento e vorrebbe assumerlo come collaboratore domestico. Si informano, chiedono cosa devono fare. Sono disponibili a pagare subito i 500 euro per la regolarizzazione, ma vogliono la certezza che la procedura vada a buon fine perché altrimenti – spiegano «possiamo chiedere in giro – farci aiutare da altri amici cinesi».
    Basta fare in fretta e non farsi scappare questa opportunità. Gli stranieri in fila agli sportelli raccontano le loro storie, parlano di amici, parenti, conoscenti, di una comunità intera che in questi giorni fa gruppo con i propri connazionali per farli restare in Italia. A costo di firmare un contratto di lavoro, di assumere il proprio amico o familiare alle proprie dipendenze. Tra gli stranieri in fila, colf e badanti, reali oppure no. Uomini e donne, indistintamente. Ci sarà qualcuno che farà dei controlli, forse. Per ora sono tutti disponibili a correre il rischio e anche a pagare, subito. Per restare.

    Marisa Maraffino - 24 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  24/09/2009

    Solo la collaborazione occasionale salva il professionista dall'Irap. Quindi, un odontoiatra che si sia avvalso di lavoro altrui per un periodo di tempo determinato, anche se abbia erogato un compenso non elevato, è tenuto a pagare il tributo.

    E' quanto affermato dalla Corte di cassazione, con la sentenza 20001 del 17 settembre 2009.

    S. Trovato - 19 settembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  23/09/2009

    La Finanziaria 2010 consolida l'incentivo che sarebbe scaduto nel 2010. Prorogato per altri tre anni anche il bonus del 36% per gli interventi di recupero del patrimonio immobiliare.

    Diventa permanente il regime agevolato dell'Iva sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per il recupero del patrimonio edilizio. Lo prevede la Finanziaria per il 2010 approvata oggi da Consiglio dei ministri che realizza la promessa del marzo scorso, quando l'Ecofin aveva dato il via libera alla misura. «Abbiamo ottenuto la trasformazione a permanente del regime agevolato dell'Iva sulle ristrutturazioni», aveva detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Con l'approvazione in Parlamento della Finanziaria, dunque, l'Iva agevolata sulle ristrutturazioni edilizie è destinata a stabilizzarsi al 10%. La misura che diventa permanente sarebbe decaduta il prossimo anno. La disposizione è entrata nel testo della Finanziaria con una piccola modifica contenuta nel comma 8 dell'articolo 2, che proroga l'agevolazione agli anni «2012 e successivi». Il beneficio riguarda gli interventi realizzati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata e si applica sia alle prestazioni di lavoro che alla fornitura di beni e materiali, a patto che non costituiscano «una parte significativa del valore complessivo della prestazione». Sono beni "significativi" ascensori, montacarichi, infissi esterni e interni, caldaie, video citofoni, apparecchi di condizionamento e riciclo dell'aria, sanitari e rubinetterie e impianti di sicurezza: su questi beni l'Iva agevolata si applica solo fino alla concorrenza della differenza tra valore complessivo della prestazione e quello dei beni significativi.

    Prorogato il bonus del 36%
    La Finanziaria estende fino al 2012 anche le agevolazioni previste per le ristrutturazioni edilizie. Possibile la detrazione dall'Irpef del 36% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2012 per la ristrutturazione di case di abitazione e delle parti comuni di edifici residenziali. La detrazione, riferita all'unità immobiliare, si calcola su un limite massimo di spesa di 48mila euro da dividere in dieci anni. I contribuenti di età non inferiore a 75 e 80 anni possono suddividere la detrazione, rispettivamente, in cinque o tre rate annuali.

    Progata anche la detrazione Irpef del 36% relativa agli interventi di ristrutturazione, effettuati su interi fabbricati, eseguiti fra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2012 da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano all'alienazione o all'assegnazione dell'immobile entro il 30 giugno 2013. In questo caso, all'acquirente o all'assegnatario spetta la detrazione Irpef del 36% calcolata, indipendentemente dal valore degli interventi eseguiti, sull'ammontare forfettario pari al 25% del prezzo di vendita o di assegnazione dell'abitazione, risultante dall'atto di acquisto o di assegnazione.

    Nicoletta Cottone - 22 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/09/2009

    È sufficiente ricevere l'assegno circolare per tassare l'incasso del professionista. Non rileva il versamento in banca, tanto che ciò resta fiscalmente ininfluente anche qualora dovesse intervenire l'anno successivo a quello di percezione.

    Dopo molto tempo in cui la questione non è stata affrontata in modo ufficiale dalla prassi, da qualche tempo, grazie ai solleciti di diverse istanze di interpello, l'agenzia delle entrate si è soffermata più volte su alcuni aspetti riguardanti il principio di cassa proprio della determinazione del reddito di lavoro autonomo.

    F. Cornaggia /N. Villa – 21 settembre 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  21/09/2009

    Chi acquista un dvd o un cd ha diritto a realizzare una copia per uso privato come previsto dalla legge, ma "pesa" di più il diritto del produttore a difendere l'opera messa in vendita. E se le misure antipirateria adottate impediscono all'acquirente di farsi la sua copia, il produttore non viola alcuna norma. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano che per la prima volta in Italia si è pronunciato su questo controverso tema. I giudici milanesi hanno stabilito che non c'è parità di condizione tra «diritto di riproduzione e diritto di copia privata» e se la tecnica utilizzata per proteggere il dvd impedisce «anche l'esecuzione di una sola copia dell'opera» ciò «non costituisce violazione del diritto di copia privata».

    15 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  21/09/2009

    Elenchiamo i principali documenti e le notizie necessarie per la presentazione della domanda di regolarizzazione di Colf e Badanti. Precisiamo che si tratta di un elenco di carattere generale e che ogni pratica potrebbe dover essere integrata con documenti non presenti in questa lista o, viceversa, alcuni documenti in lista potrebbero non essere strettamente necessari:

    - Ricevuta di versamento del contributo forfetario di 500,00 euro
    - Passaporto del datore di lavoro se extracomunitario
    - Passaporto del dipendente se extracomunitario
    - Codice fiscale del datore di datore di lavoro
    - Codice fiscale del dipendente
    - Carta identità valida del datore di lavoro
    - Indirizzo dove si svolge il rapporto di lavoro
    - Carta di soggiorno valida del datore di lavoro se extracomunitario (eventuale ricevuta postale se in corso richiesta)
    - Carta identità della persona non autosufficiente da assistere
    - Data di effettiva occupazione irregolare del dipendente antecedente o uguale al 1°aprile 2009
    - Sistemazione alloggiativa per dipendenti extracomunitari
    - Certificazione Sanitaria di struttura pubblica o medico convenzionato attestante le patologie o handicap della persona da assistere sussistenti almeno dal 1 aprile 2009
    - Certificazione Sanitaria di struttura pubblica o medico convenzionato attestante la necessità di assunzione di 2 badanti per assistenza alla persona non autosufficiente
    - Inquadramento del lavoratore in base al CCNL
    - Retribuzione mensile / oraria concordata
    - Orario settimanale concordato in relazione al CCNL
    - Redditi del datore di lavoro e dei familiari conviventi (solo per colf)
    - Eventuale ricevuta domanda flussi 2007 e 2008 n. 1
    - Marca da bollo da €14,62

    Signa, 21 settembre 2009
    Studio Bambagioni

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  • Lavoro e previdenza  »»  18/09/2009

    L'indennità «una tantum» prevista a favore dei co.co.pro. non può in alcun modo essere riconosciuta ai soggetti che nell'anno precedente non hanno percepito un reddito minimo di 5 mila euro.

    Lo precisa l'Inps nel msg. N. 20629/2009 con il quale l'ente fornisce ai propri uffici periferici alcuni chiarimenti sull'argomento.

    G. Leonardi – 17 settembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Lavoro e previdenza  »»  18/09/2009

    Si ricorda che il 30 settembre 2009 scade il termine per la presentazione delle domande di regolarizzazione all’INPS e della trasmissione telematica allo Sportello Unico per l’ Immigrazione per le pratiche di regolarizzazione di Colf e Badanti.

    Ricordiamo anche che la “sanatoria” non prevede limiti numerici e pertanto non sono previste priorità per data di presentazione.

    E’ tuttavia consigliabile affrontare per tempo l’istruzione delle pratiche di regolarizzazione che in determinati casi potrebbero presentare delle complessità per quanto concerne la raccolta della documentazione.

    Il nostro studio è a disposizione per ogni necessità.

    Saluti.

    Signa, 18 settembre 2009
    Studio Bambagioni

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  • Lavoro e previdenza  »»  18/09/2009

    1 - Quando posso regolarizzare la colf?
    La domanda di regolarizzazione può essere presentata dal 1 al 30 settembre. Possono richiedere la regolarizzazione del rapporto di lavoro tutti i cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari che abbiano alle proprie dipendenze una colf o una badante "in nero" almeno dal 1 aprile 2009

    2 - Vi sono dei requisiti di reddito per il richiedente?
    Chi richiede la regolarizzazione di una Colf deve avere un reddito minimo di € 20000,00. Se in famiglia vi sono più persone che lavorano, il reddito minimo è di € 25000,00. Non c'e' invece un minimo reddituale per la regolarizzazione di una Badante, per la quale però è necessaria la presentazione di idonea documentazione attestante la non autosufficienza della persona da accudire.

    3 - Quante colf e badanti si possono regolarizzare e quale deve essere l'orario di lavoro?
    In caso di extracomunitari si possono regolarizzare una colf e due badanti al massimo. Non ci sono limiti se i lavoratori sono italiani o comunitari. Per la Colf l'orario minimo di lavoro è di 20 ore settimanali. La paga deve essere quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale.

    4 - A chi va presentata la domanda?
    Per lavoratori italiani o comunitari la domanda va presentata all'INPS. Per lavoratori extracomunitari la domanda va trasmessa in via telematica allo Sportello Unico per l'Immigrazione.

    5 - C'e' un costo per la presentazione della domanda?
    Per ciascun lavoratore regolarizzato dovranno essere riportati nella domanda di regolarizzazione gli estremi di un versamento di € 500,00 effettuato dal datore di lavoro.

    6 - Quali sono i costi che deve sostenere il lavoratore extracomunitario?
    Circa € 70,00 per la domanda di permesso. C'e' poi un contributo che sarà fissato da un apposito decreto ministeriale da un minimo di € 80,00 ad un massimo di € 200,00.

    7 – Quante domande di regolarizzazione in totale al massimo saranno accettate?
    Non ci sono limiti numerici alla regolarizzazione. Saranno regolarizzati tutti coloro che ne faranno richiesta e che presenteranno idonea domanda accompagata dalla corretta documentazione. Per questo non ci sono priorità di nessun genere legate alla data e/o ora di presentazione.

    8 - Quali lavoratori sono esclusi dalla regolarizzazione?
    Alcune tipologie di reato (ad esempio quelli legati all'ordine pubblico) determineranno il non accoglimento della domanda di regolarizzazione. Stesso dicasi per coloro che sono stati colpiti in passato da alcune tipologie di espulsione.

    18 settembre 2009
    Studio Bambagioni

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  • Lavoro e previdenza  »»  18/09/2009

    1 - Quando posso regolarizzare la colf?
    La domanda di regolarizzazione può essere presentata dal 1 al 30 settembre. Possono richiedere la regolarizzazione del rapporto di lavoro tutti i cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari che abbiano alle proprie dipendenze una colf o una badante “in nero” almeno dal 1 aprile 2009

    2 - Vi sono dei requisiti di reddito per il richiedente?
    Chi richiede la regolarizzazione di una Colf deve avere un reddito minimo di € 20000,00. Se in famiglia vi sono più persone che lavorano, il reddito minimo è di € 25000,00. Non c’e’ invece un minimo reddituale per la regolarizzazione di una Badante, per la quale però è necessaria la presentazione di idonea documentazione attestante la non autosufficienza della persona da accudire.

    3 - Quante colf e badanti si possono regolarizzare e quale deve essere l’orario di lavoro?
    In caso di extracomunitari si possono regolarizzare una colf e due badanti al massimo. Non ci sono limiti se i lavoratori sono italiani o comunitari. Per la Colf l’orario minimo di lavoro è di 20 ore settimanali. La paga deve essere quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale.

    4 - A chi va presentata la domanda ?
    Per lavoratori italiani o comunitari la domanda va presentata all’INPS. Per lavoratori extracomunitari la domanda va trasmessa in via telematica allo Sportello Unico per l’Immigrazione.

    5 - C’e’ un costo per la presentazione della domanda?
    Per ciascun lavoratore regolarizzato dovranno essere riportati nella domanda di regolarizzazione gli estremi di un versamento di € 500,00 effettuato dal datore di lavoro.

    6 - Quali sono i costi che deve sostenere il lavoratore extracomunitario?
    Circa € 70,00 per la domanda di permesso. C’e’ poi un contributo che sarà fissato da un apposito decreto ministeriale da un minimo di € 80,00 ad un massimo di € 200,00.

    7 – Quante domande di regolarizzazione in totale al massimo saranno accettate ?
    Non ci sono limiti numerici alla regolarizzazione. Saranno regolarizzati tutti coloro che ne faranno richiesta e che presenteranno idonea domanda accompagata dalla corretta documentazione. Per questo non ci sono priorità di nessun genere legate alla data e/o ora di presentazione.

    8 - Quali lavoratori sono esclusi dalla regolarizzazione?
    Alcune tipologie di reato (ad esempio quelli legati all’ordine pubblico) determineranno il non accoglimento della domanda di regolarizzazione. Stesso dicasi per coloro che sono stati colpiti in passato da alcune tipologie di espulsione.

    18 settembre 2009
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  17/09/2009

    Niente iscrizione ipotecaria se il contribuente ha già ricevuto il fermo amministrativo. Lo precisa la Ctp di Massa Carrara con la sentenza n. 250/1/09.
    I giudici toscani si sono trovati alle prese con un contribuente al quale il concessionario aveva emesso due fermi amministrativi su quattro veicoli per un importo complessivo pari a circa 173mila euro. Evidentemente non soddisfatto della misura inflitta, l'ente aveva provveduto all'iscrizione di ipoteca per un valore pari al doppio (circa 311 mila euro) su un terreno di proprietà del privato.

    Quest'ultimo ha proposto tempestivamente ricorso eccependo che la misura cautelare fosse nulla perchè viziata da un'irregolarità formale. In sostanza il contribuente affermava che secondo l'articolo 50 del Dpr 602/1973 l'espropriazione iniziata dopo un anno dalla notifica della cartella di pagamento dovesse essere preceduta dalla notifica di un avviso contenente l'intimazione ad adempiere, avviso che nel caso concreto non era stato consegnato.

    La commissione provinciale ha dato ragione al privato in quanto ha ritenuto che già il fermo fosse sufficiente a garantire il debito nei confronti del Fisco e che l'eventuale misura cautelare avrebbe rappresentato un danno finendo inevitabilmente per ledere l'integrità patrimoniale del contribuente. Nella sentenza si legge, inoltre, che il contribuente aveva già provveduto a saldare parte di quanto dovuto avendo già pagato la prima rata. Comportamento questo sicuramente da premiare secondo i giudici toscani. Per concludere, quindi, la commissione ha accolto il ricorso dichiarando illegittima (quindi da cancellare) l'iscrizione ipotecaria eseguita dal concessionario.

    Giampaolo Piagnerelli - 10 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/09/2009

    Il socio paga le sanzioni per l'infedele dichiarazione della piccola azienda. All'interno delle società di persone le conseguenze di una dichiarazione dei redditi infedele pesano su tutti i soci. Infatti, paga le sanzioni chi non ha dichiarato tutto il reddito di partecipazione e non «può farsi scudo» sostenendo che la violazione fiscale è stata fatta dall'impresa.

    Lo ha stabilito la Suprema Corte di cassazione che, con la sentenza n. 19456 del 10 settembre 2009, e, contrariamente a quanto aveva chiesto la Procura di Piazza Cavour, ha respinto il ricorso di un contribuente.

    G. Leonardi – 15 settembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Lavoro e previdenza  »»  15/09/2009

    Iter semplificato per la registrazione dell'orario di lavoro dei lavoratori mobili (autotrasporto). La presenza giornaliera può essere indicata con una «P» e mensilmente procedere al riepilogo delle ore di lavoro svolte.

    La procedura ridotta, già prevista per gli sportivi professionisti e per i docenti, può essere adottata anche con riferimento ai lavoratori dell'autotrasporto che rientrano nel campo di applicazione della disciplina dei cronotachigrafi. Inoltre, il 16 settembre è l'ultimo giorno utile per effettuare le registrazioni relative alle presenze del mese di luglio da parte delle imprese che hanno sospeso l'attività durante il mese di agosto per le ferie estive.

    D. Cirioli – 14 settembre 2009 – tratto da Italia Oggi Sette -

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  • Normative complementari  »»  14/09/2009

    Firmata l'ordinanza sulla profilassi da seguire nella somministrazione del vaccino per prevenire l'influenza A/H1N1. Il provvedimento firmato dal viceministro alla Salute Ferruccio Fazio individua le categorie di persone da sottoporre a vaccinazione. Appena il vaccino sarà disponibile – la consegna alle Regioni e alle Province autonome è prevista nel periodo 15 ottobre-15 novembre 2009 - partirà il programma di profilassi che interesserà circa il 40% della popolazione italiana.
    In particolare sarà vaccinato il personale sanitario e socio-sanitario; il personale delle forze di pubblica sicurezza e della protezione civile; il personale delle Amministrazioni, Enti e Società che assicurino i servizi pubblici essenziali; i donatori di sangue periodici, insomma, spiega il ministero, persone essenziali per il mantenimento della continuità assistenziale e lavorativa. Nell'elenco poi, ci sono donne al secondo o al terzo trimestre di gravidanza; persone a rischio, di età compresa tra 6 mesi e 65 anni; persone di età compresa tra 6 mesi e 17 anni, non incluse nei precedenti punti, sulla base degli aggiornamenti della scheda tecnica autorizzata dall'Emea o delle indicazioni che verranno fornite dal Consiglio Superiore di Sanità; persone tra i 18 e 27 anni, non incluse nelle altre categorie.
    In seguito, in base alla disponibilità del vaccino pandemico, nel corso della campagna vaccinale potranno essere inserite altre categorie.

    11 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/09/2009

    Sono nulle le multe agli automobilisti se consegnate a un numero civico sbagliato e se, per di più, l'amministrazione non ha dimostrato di avere l'avviso di ricevimento della raccomandata.

    Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 19323 del 7 settembre 2009, ha dato ragione a un automobilista romano al quale erano state fatte tre multe spedite a un civico sbagliato. È dunque finita bene la vicenda di un cittadino destinatario di tre infrazioni per un totale di 331 euro. Le raccomandate non gli erano state mai recapitate ma erano state restituite per compiuta giacenza.

    D. Alberici – 09 settembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  11/09/2009

    Per effetto della Direttiva 2003/58/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 luglio 2003, recepita nel nostro ordinamento con la legge 88/2009, articolo 42, sono stati introdotti alcuni obblighi pubblicitari per le società, prevedendo anche il regime sanzionatorio in caso di omessa pubblicazione delle informazioni previste dalla legge (cfr. articoli 2250 e 2630 del Codice Civile nel testo modificato dall’articolo 42 della L. 88/2009).

    In particolare le società , sia di persone che di capitale dovranno indicare negli atti e nella corrispondenza (ad es. atti, contratti, fatture, lettere, ordinativi etc) le seguenti informazioni:
    - sede della società
    - ufficio del Registro Imprese dove trovasi iscritta e relativo numero di iscrizione
    - capitale effettivamente versato e quale risulta esistente dall’ultimo bilancio (società di capitali)
    - eventuale stato di liquidazione
    - eventuale stato di unipersonalità (spa ed srl)

    Le società di capitali sono inoltre soggette all’ obbligo ulteriore di pubblicare le informazioni sopra descritte anche nei siti web delle società medesime.

    A decorrere dal 29 Luglio, tutte le società che omettano o ritardino gli adempimenti previsti incorreranno nella sanzione stabilita da un minimo di € 206,00= ad un massimo di € 2065,00 – ai sensi art.2630 del codice civile – da porsi a carico di ciascun componente l’organo amministrativo.

    La legge in commento ha inoltre disposto, per le società di capitali, la facoltà di pubblicazione degli atti per cui e’ prevista l’iscrizione o il deposito, in apposita sezione del Registro delle imprese, anche in altra lingua ufficiale delle Comunità europee.

    Tale pubblicazione dovrà essere corredata da traduzione giurata di un esperto. In caso di discordanza fra l’atto in lingua italiana e quello pubblicato in lingua diversa, detti atti non saranno opponibili ai terzi, fatta salva per la società la facoltà di dimostrare da parte dei terzi medesimi la conoscenza del contenuto dell’atto in lingua italiana.

    Signa, 11/09/2009
    STUDIO BAMBAGIONI

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  • Normative complementari  »»  10/09/2009

    Dallo scorso agosto passare da un operatore all'altro in number portability non comporta più l'addio alla ricarica "avanzata" (o la necessità di trasferirla su altra sim del vecchio gestore): l'utente, che come il lettore vuole "migrare", porterà con sé anche il credito residuo. Lo prevede la delibera 353/08 dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (del luglio 2008) che dava dieci mesi di tempo ai gestori per il raggiungimento di un accordo. Dopo diffide, ricorsi e tavoli di discussione, la questione è risolta. Il consumatore "infedele" dovrà comunque pagare all'operatore che lascia (il donating) una commissione (da 1 a 1,6 euro) che gli verrà sottratta dall'importo trasferito. Dal passaggio tuttavia – sottolinea l'associazione Altroconsumo – restano esclusi i bonus e le ricariche omaggio accumulati con il vecchio gestore, una distinzione che potrebbe riuscire non facile e dar luogo a controversie. Sui tempi necessari alla migrazione tra cellulari – per rispondere al secondo dubbio del lettore – l'Agcom aveva stabilito (delibera 78/08/Cir) un massimo di 3 giorni, ma una sentenza del Tar Lazio di giugno ha annullato la decisione e questo potrebbe dilatare i tempi (tanto più che i gestori sono soliti fare nuove allettanti proposte al cliente che ha espresso la volontà di cambiare).
    Consultati sulla novità di agosto, i quattro operatori mobili tradizionali e tre di quelli virtuali hanno confermato il rispetto delle regole Agcom: a fronte della richiesta di un loro cliente che passa a un concorrente, una volta andata a buon fine la procedura di portabilità del numero, entro due giorni il donating trasferisce il credito all'altro gestore. Quest'ultimo, il giorno successivo (o nella prima bolletta utile se si tratta di un abbonamento) provvederà ad accreditare l'importo sulla nuova sim: l'iter dovrebbe concludersi quindi entro 3 giorni dall'avvenuto trasferimento del numero. Dei sette gestori interpellati, inoltre, quattro hanno dichiarato di prevedere una commissione di 1 euro. Vodafone e Tim, invece, scalano dal credito residuo del cliente 1,5 euro, mentre Tre arriva a 1,6 euro. Su questo fronte, anche alcuni operatori che applicano quanto previsto dall'Agcom (1 euro) hanno sottolineato che il costo effettivo da loro sopportato per l'operazione è superiore. Quanto alla tempistica, è tutta da verificare dato che anche per la stessa procedura di portabilità del numero i disagi e i ritardi, ad anni di distanza dall'introduzione di tale possibilità, non mancano.

    R.Cadeo/M.Prioschi - 07 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  10/09/2009

     
     download allegato »  2009.09.10 - modifiche sicurezza.pdf
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  • Normative complementari  »»  09/09/2009

    L'Aci, con circolare 10649 del 1° settembre 2009, rende note alcune indicazioni del ministero dell'Economia sulla natura e sulle conseguenze del fermo amministrativo di autoveicoli.

    Questa procedura ha funzione cautelare, dunque conservativa del bene alla quale è applicata.

    Di conseguenza l'Aci è stato invitato a "non dare seguito alle richieste di cancellazione di un veicolo dal pubblico registro automobilistico qualora risulti ancora iscritto un fermo amministrativo".

    Ser. Tro.- 08 settembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  08/09/2009

    I canoni di locazione degli uffici sono in picchiata in tutta Europa. Secondo uno studio di Jones Lang LaSalle che monitorizza l'andamento degli affitti nel settore terziario in 24 paesi, la riduzione nel secondo semestre dell'anno è stata del 4,6%, il che porta il trend annuale al meno 15,4%. Un dato negativo, che però secondo l'istituto di ricerche specializzato nel settore immobiliare mostra anche un rallentamento rispetto al trimestre precedente, lasciando quindi presagire l'approssimarsi di una fase di ripresa. Londra, con una riduzione annua del 32%, ha per esempio raggiunto potenzialmente il punto estremo della fase di rallentamento dei canoni. Il primato negativo spetta però a Mosca, dove gli affitti degli uffici sono scesi del 30% in un unico semestre, seguita da Dublino e Madrid con diminuzioni, rispettivamente, del 18 e 10%. Molto meglio l'Italia, dove la piazza di Roma ha mantenuto stabili i canoni nel secondo trimestre e Milano ha contenuto la debacle al 5%. Fino ad ora l'Italia ha resistito meglio degli altri paesi europei all'attuale crisi che ha portato molti dei mercati maturi a forti contrazioni nel valore dei canoni prime su base annua afferma l'amministratore delegato di Jones Lang LaSalle, Pierre Marin. Uno dei fattori che ha contribuito a contenere la diminuzione è stata la scarsa offerta di immobili di qualità, che ha mantenuto il livello di vacancy (cioè di sfitto, ndr) basso soprattutto nelle zone centrali. Questo indicatore ha toccato il 5,7% a Roma e l'8% a Milano, ma il completamento dei nuovi progetti causerà, soprattutto in Lombardia, un ulteriore aumento del tasso di sfitto. Fino a quando? Le previsioni di stabilità sono per la seconda metà del 2010.

    Evelina Marchesini - 07 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  07/09/2009

    Verifica a tutto campo sugli enti non profit. È disponibile, infatti, il modello per comunicare all'agenzia delle Entrate i dati rilevanti a fini fiscali da parte degli enti associativi, per i controlli sui circoli privati previsti dall'articolo 30 del Dl 185/08. In sostanza, tutte le associazioni, politiche, sindacali, culturali, sportive, assistenziali, di promozione sociale, religiose, di formazione extra scolastica, sono tenute a inviare la comunicazione per provare di possedere i "requisiti qualificanti previsti dalla normativa tributaria" che danno diritto alle agevolazioni fiscali sulle imposte sul reddito e sull'Iva. Se l'amministrazione finanziaria verificherà la mancanza dei requisiti, le agevolazioni verranno meno. Obiettivo della disposizione, è quello di contrastare l'uso distorto della qualifica di associazione, di evitare, cioè, che dietro questa forma giuridica si nasconda un'attività commerciale. Gli enti potenzialmente interessati alla comunicazione all'agenzia potrebbero essere circa 200mila.

    La comunicazione deve essere inviata telematicamente (anche tramite intermediario abilitato) all'agenzia delle Entrate, per gli enti già costituiti il 29 novembre 2008, entro il 30 ottobre 2009. Per gli enti costituiti dopo il 29 novembre 2008, l'invio deve avvenire entro 60 giorni dalla data di costituzione (se questa scadenza cade prima del 30 ottobre 2009, l'invio resta fissato a quella data).

    Sono esclusi dall'invio della comunicazione le associazioni proloco, che hanno optato o optano per l'applicazione delle agevolazioni previste dalla legge 398/91, le associazioni dilettantistiche iscritte nel registro del Coni che non perseguono attività commerciale, nonché, tutte le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali o delle province autonome, a patto che l'attività commerciale rispetti i requisiti di marginalità.

    I 38 quesiti posti dalle Entrate alle associazioni spaziano dalla frequenza delle raccolte fondi, ai proventi da sponsorizzazioni, dalle donazioni ai contributi pubblici ricevuti, dai prezzi di vendita al pubblico dei beni e dei servizi offerti, alla proprietà (o locazione) dei locali dell'associazione. Insomma, un ventaglio di informazioni sulla base delle quali saranno organizzati i controlli del Fisco. La relazione al Dl 185/08 stimava anche il maggior gettito fiscale della "stretta" sulle associazioni: 150 milioni nel 2009, 150 milioni nel 2010 e 300 milioni nel 2011.

    Valentina Melis - 03 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/09/2009

    Lunedì 14 settembre non ci sarà nessuna gara telematica per aggiudicarsi il rimborso Irap.
    Dopo le perplessità espresse nei giorni scorsi da Pmi e professionisti, l'agenzia delle Entrate ha annunciato con un comunicato stampa che è "in via di predisposizione il provvedimento che dispone il rinvio della data di attivazione della procedura per la presentazione delle istanze di rimborso per la presentazione dell'istanza telematica" che consente di ottenere il rimborso del 10% dell'Irap pagata tra il 2004 e il 2007.
    La proroga del click day (previsto dall'articolo 6 del decreto legge n.185 del 2008) "si rende necessaria - spiega la nota - per individuare, nel rispetto dell'attuale contesto normativo, le soluzioni tecniche più idonee per eliminare alcuni inconvenienti connessi all'attuale meccanismo telematico di presentazione delle istanze di rimborso».
    In base all'attuale meccanismo, il riconoscimento del «beneficio» è legato all'ordine cronologico delle istanze e all'esaurimento dei fondi. Secondo i calcoli realizzati nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, infatti, un contribuente Irap su quattro avrebbe rischiato di rimanere a bocca asciutta. A fronte di una domanda potenziale per circa 4 miliardi gli stanziamenti previsti dal decreto anti-crisi ammontano a circa 1 miliardo (100 milioni nel 2009).

    02 settembre 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  03/09/2009

    Verso una sospensione del click day dei rimborsi Irap. L'appuntamento del 14 settembre a mezzogiorno, con la corsa contro il tempo per accaparrarsi la dote del rimborso del 10% dell'Irap, per professionisti e imprese, potrebbe, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, essere congelato da parte dell'amministrazione finanziaria per rivedere le regole di accesso ai contributi. L'Agenzia delle entrate starebbe infatti valutando uno slittamento del termine (già spostato una prima volta dal 12 giugno 2009), anche se non è ancora stato deciso se sarà uno slittamento «corto» o un vero e proprio congelamento in attesa di una rivisitazione della disciplina. Su questo punto, in particolare, si rinvia a una scelta che apparterrebbe al ministero dell'economia.

    C. Bartelli – 02 settembre 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  02/09/2009

    L'amministrazione finanziaria non può rettificare i costi derivanti da presunte fatture false se si limita a indicare solo dei fatti, senza spiegare per quali ragioni da quei fatti "si trarrebbero elementi, forniti dei requisiti di gravità, precisione e concordanza".

    A precisarlo è la Corte di cassazione con la sentenza 17572, depositata il 29 luglio 2009 che, rispetto al passato, sembra aver fatto un importante passo avanti.

    F. Falcone/A. Iorio – 01 settembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Lavoro e previdenza  »»  01/09/2009

    E' tutto pronto per la sanatoria di colf e badanti che partirà martedì primo settembre. Con la pubblicazione del programma informatico e del manuale necessari per compilare la domanda di sanatoria per un immigrato irregolari, da assumere come colf o badante, il ministero ha messo ha disposizione tutti gli strumenti necessari per la procedura. Il software (SUI) è disponibile già da venerdi' 28 agosto sul sito del ministero dell'Interno. Per la presentazione della domanda di regolarizzazione c'è tempo fino al 30 settembre.

    Giovedì intanto, insieme con le risposte alle domande più frequenti sulla procedura di regolarizzazione, il ministero ha reso note le 11 schermate: i capitoli della domanda di emersione online.

    La sanatoria interessa, oltre agli extracomunitari irregolari impiegati nell'assistenza e nella cura della famiglia, anche i lavoratori domestici occupati in nero, di nazionalità italiana, comunitaria ed extraUe che soggiornano nel nostro Paese in modo regolare. Tuttavia, le aspettative di regolarizzazione – al ministero dell'Interno si attendono fino a 750mila domande – sono rivolte in gran parte alla sanatoria dei clandestini.

    In questo caso le istanze – dal 1° al 30 settembre – viaggeranno via internet: dopo la compilazione online le domande verranno poi girate allo sportello unico dell'immigrazione (la prefettura), che dovrà verificare i dati e l'inesistenza di motivi che impediscono la regolarizzazione.

    Il modello online EM si apre con la presa d'atto che una falsa dichiarazione costituisce reato. Seguono due schermate relative alle informazioni sul datore di lavoro, italiano, comunitario o extracomunitario con titolo di soggiorno di lungo periodo. Per quanto riguarda il lavoratore, il passaporto, o il documento per l'espatrio, deve essere in corso di validità al momento della convocazione allo sportello unico. Il ministero ammette che nella domanda online si possono anche riportare gli estremi di un documento scaduto o in scadenza. La copia dovrà comunque essere presentata allo sportello unico, insieme con il documento valido.

    Nella proposta di contratto di soggiorno il datore di lavoro dovrà specificare il tipo di attività: il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare o di assistenza. In quest'ultimo caso andranno indicati i dati della persona assistita e ci si dovrà impegnare a presentare il certificato medico sulla limitazione all'autosufficienza.

    Il rapporto di lavoro dovrà garantire almeno 20 ore settimanali e la retribuzione dovrà rispettare la misura del contratto nazionale. Soprattutto nella procedura si specifica che il tipo di rapporto sarà a tempo indeterminato, una caratteristica su cui finora non si era posto l'accento. D'altra parte, nel lavoro domestico si può licenziare senza giustificato motivo, nel rispetto degli otto giorni di preavviso.

    La domanda contiene tutti gli elementi per la stipula del contratto di soggiorno (dalla sistemazione abitativa del lavoratore all'impegno del datore a sostenere le spese per il rimpatrio nel caso di espulsione). Prima di presentare la domanda si dovranno pagare il forfait di 500 euro, che va a coprire i contributi previdenziali per aprile-giugno e in parte i costi della sanatoria, e il bollo di 14,62 euro. La data di pagamento e gli estremi del bollo vanno indicati nella domanda.

    (M.C.D.) - 26 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  28/08/2009

    Il programma informatico per compilare la domanda di sanatoria per un immigrato regolare, da assumere come colf o badante, sarà disponibile da venerdì sul sito del ministero dell'Interno (*). Ieri, intanto, insieme con le risposte alle domande più frequenti sulla procedura di regolarizzazione, il ministero ha reso note le 11 schermate: i capitoli della domanda di emersione online.

    La sanatoria interessa, oltre agli extracomunitari clandestini impiegati nell'assistenza e nella cura della famiglia, anche i lavoratori domestici occupati in nero, di nazionalità italiana, comunitaria ed extraUe che soggiornano nel nostro Paese in modo regolare. Tuttavia, le aspettative di regolarizzazione – al ministero dell'Interno si attendono fino a 750mila domande – sono rivolte in gran parte alla sanatoria dei clandestini.

    In questo caso le istanze – dal 1° al 30 settembre – viaggeranno via internet: il software sarà disponibile sul sito del ministero dell'Interno e le domande verranno poi girate allo sportello unico dell'immigrazione (la prefettura), che dovrà verificare i dati e l'inesistenza di motivi che impediscono la regolarizzazione.

    Il modello online EM si apre con la presa d'atto che una falsa dichiarazione costituisce reato. Seguono due schermate relative alle informazioni sul datore di lavoro, italiano, comunitario o extracomunitario con titolo di soggiorno di lungo periodo. Per quanto riguarda il lavoratore, il passaporto, o il documento per l'espatrio, deve essere in corso di validità al momento della convocazione allo sportello unico. Il ministero ammette che nella domanda online si possono anche riportare gli estremi di un documento scaduto o in scadenza. La copia dovrà comunque essere presentata allo sportello unico, insieme con il documento valido.

    Nella proposta di contratto di soggiorno il datore di lavoro dovrà specificare il tipo di attività: il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare o di assistenza. In quest'ultimo caso andranno indicati i dati della persona assistita e ci si dovrà impegnare a presentare il certificato medico sulla limitazione all'autosufficienza.

    Il rapporto di lavoro dovrà garantire almeno 20 ore settimanali e la retribuzione dovrà rispettare la misura del contratto nazionale. Soprattutto nella procedura si specifica che il tipo di rapporto sarà a tempo indeterminato, una caratteristica su cui finora non si era posto l'accento. D'altra parte, nel lavoro domestico si può licenziare senza giustificato motivo, nel rispetto degli otto giorni di preavviso.

    La domanda contiene tutti gli elementi per la stipula del contratto di soggiorno (dalla sistemazione abitativa del lavoratore all'impegno del datore a sostenere le spese per il rimpatrio nel caso di espulsione). Prima di presentare la domanda si dovranno pagare il forfait di 500 euro, che va a coprire i contributi previdenziali per aprile-giugno e in parte i costi della sanatoria, e il bollo di 14,62 euro. La data di pagamento e gli estremi del bollo vanno indicati nella domanda.

    (M.C.D.) - 26 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

    (*) i modelli cartacei sono anche scaricabili dal nostro sito tramite link alla sezione: servizi \ servizi on -line

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  • Normative complementari  »»  27/08/2009

    Le clausole internazionali Incoterms inserite nel documento di trasporto per il trasporto nazionale non possono sostituire le informazioni sul proprietario della merce. Queste ultime devono sempre essere indicate nel documento di trasporto (ddt) se, con questo documento che accompagna la merce, si vuole sostituire la scheda di trasporto.

    Al posto della scheda
    Per sostituire la scheda di trasporto con il ddt occorre aggiungere a quest'ultimo le nuove informazioni richieste dalla scheda (circolare interministeriale Interno e Trasporti del 17 luglio 2009). Si tratta dei riferimenti del proprietario della merce, del committente del trasporto e del caricatore, del numero di iscrizione all'albo del vettore, dei luoghi di carico e di scarico della merce, della sottoscrizione del committente e delle eventuali informazioni richieste nei campi della scheda di trasporto denominati «eventuali dichiarazioni», «eventuali istruzioni» e «osservazioni varie». Quindi, se si vuole sostituire la scheda di trasporto con il ddt, occorre anche inserire in quest'ultimo i dati del proprietario della merce, cioè dell'impresa o della persona giuridica pubblica che ha «la proprietà delle cose oggetto dell'attività di autotrasporto al momento della consegna al vettore».

    Il problema della proprietà
    Deve essere chiaro di chi è la merce durante il trasporto, perché per individuare il passaggio di proprietà è ininfluente la consegna fisica della merce. La proprietà si acquista generalmente con il consenso delle parti legittimamente manifestato (articoli 922 e 1376 del codice civile). E il contratto di compravendita si perfeziona con il realizzarsi dell'accordo delle parti: non è necessario che la cosa venga consegnata all'acquirente o che vi sia il pagamento del prezzo (articolo 1470 del codice civile). La proprietà, quindi, si può trasferire alla consegna della merce al trasportatore (inizio del trasporto), all'arrivo della merce a destinazione o al verificarsi prima, dopo o durante il trasporto di una determinata condizione. Chiarire chi è il proprietario della merce durante il trasporto (cedente o cessionario) consente di risolvere i problemi che riguardano la responsabilità di eventuali danni causati dalla merce in viaggio.

    Le regole Incoterms 2000
    Per individuare le clausole contrattuali che disciplinano le modalità di consegna e di trasferimento dei rischi relativi alle merci si possono utilizzare, soprattutto per le cessioni internazionale, le regole Incoterms 2000 (International commercial terms), redatte e pubblicate dalla camera di commercio internazionale (International chamber of commerce). Queste disciplinano le modalità di consegna, il trasferimento dei rischi, la ripartizione dei costi e le formalità doganali. Anche se le clausole Incoterms 2000 disciplinano le condizioni generali del trasporto, del trasferimento dei rischi delle merci e, quindi, del trasferimento della proprietà, quando si vuole sostituire la scheda con il ddt non basta indicare una clausola Incoterms 2000 al posto dell'identificazione del proprietario della merce al momento della sua consegna al vettore.

    I dati obbligatori da inserire nella scheda di trasporto (e quindi quelli che devono essere aggiunti nel ddt che la sostituisce) sono quelli indicati nella bozza della scheda allegata al decreto del ministro delle Infrastrutture del 30 giugno 2009. Per identificare il proprietario occorre indicare la denominazione, l'indirizzo, la sede (riferimenti telefonici o mail) e la partita Iva: dati che non sono ricavabili dalle clausole internazionali Incoterms.

    Luca De Stefani - 26 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/08/2009

    Il ricorso al lavoro irregolare e la non osservanza delle norme di sicurezza, comportano non solo la sospensione dell'attività ma anche l'interdizione dalla contrattazione con le pubbliche amministrazioni e alla partecipazione alle gare pubbliche.

    La procedura viene attivata a seguito del provvedimento di sospensione, adottato dall'organo di vigilanza, che deve essere tempestivamente comunicato da quest'ultimo all'autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (articolo 6 del decreto legislativo 163/2006, Codice degli appalti) nonché al ministero delle Infrastrutture. Toccherà poi allo stesso ministero emanare il provvedimento interdittivo.

    La rimodulazione
    A differenza di quanto già a suo tempo disposto dall'originario articolo 14 del decreto legislativo n. 81/08, con l'articolo 11 del decreto legislativo n. 106/09, correttivo del testo unico, da oggi in vigore, l'intervento interdittivo è rimodulato tenendo conto della gravità delle violazioni sia per il lavoro irregolare che per le violazioni in materia di sicurezza.

    La durata del provvedimento di interdizione è ora pari alla durata della sospensione adottata dall'organo di vigilanza nel caso in cui la percentuale dei lavoratori irregolari sia inferiore al 50% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro. Nel caso in cui la percentuale sia uguale o superiore al 50%, o nei casi di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, ovvero nei casi di recidiva, la durata è incrementata di un ulteriore periodo di tempo pari al doppio della durata della sospensione e, comunque, non superiore a due anni.

    Poiché il provvedimento di sospensione in materia di sicurezza si applica sempre in caso di gravi e "reiterate" violazioni, ne deriva che la durata della interdizione in queste ipotesi sarà sempre incrementata dell'ulteriore periodo. Nel caso in cui non sia intervenuta la revoca del provvedimento di sospensione entro quattro mesi dalla data della sua emissione – il che lascerebbe supporre la permanenza delle situazioni di irregolarità – la durata del provvedimento di interdizione è pari a due anni, fatta salva l'adozione di eventuali successivi provvedimenti di rideterminazione della durata dell'interdizione a seguito dell'acquisizione della revoca della sospensione.

    I procedimenti
    Per l'attuazione di questa procedura il ministero delle Infrastrutture già a suo tempo, per rendere operativo l'articolo 36-bis del Dl 223/2006, che aveva introdotto il provvedimento in questione, con la circolare n. 1733/2007 aveva individuato, per la materia, una struttura a livello centrale nella Direzione generale per la regolazione e a livello territoriale nei provveditorati regionali e interregionali alle opere pubbliche.

    Fu così stabilito che ciascun provveditorato competente per territorio, dopo aver ricevuto il provvedimento di sospensione dell'attività, emesso dall'organo di vigilanza, dovesse attivare – nel rispetto delle garanzie e delle prerogative previste dalla normativa vigente, anche mediante comunicazione dell'avvio del procedimento, o eventuale partecipazione del destinatario – un procedimento volto alla predisposizione di una relazione illustrativa sintetica recante gli elementi essenziali per l'emanazione del provvedimento interdittivo.

    Il principio della partecipazione evocato dalla circolare, non si ritiene, però, più applicabile posto che l'articolo 14, anche nella versione corretta, stabilisce che «ai provvedimenti del presente articolo (sospensione e interdizione) non si applicano le disposizione di cui alla legge n. 241/1990». La relazione sarà trasmessa perciò alla Direzione generale per la regolazione, ai fini dell'adozione del provvedimento. Il procedimento predisposto dalla struttura decentrata dovrà essere di norma concluso entro 45 giorni dal ricevimento del provvedimento di sospensione.

    Luigi Caiazza - 20 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  25/08/2009

    I modelli organizzativi e di gestione avranno un ruolo cruciale nella gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il correttivo al testo unico del 2008 (decreto legislativo 81) – al debutto oggi – anzi, potenzia l'efficacia "esimente" dei modelli di controllo interno rispetto ai profili di responsabilità che potrebbero colpire i manager e la stessa azienda in virtù del decreto 231. Il decreto legislativo 106/09, inoltre, punta ad agevolare la diffusione dei modelli organizzativi anche nell'ambito delle Pmi attraverso una semplificazione delle procedure.

    Efficacia esimente
    Già con il testo unico del 2008 ai modelli organizzativi da applicare ai fini antinfortunistici è stata assegnata un'efficacia di protezione rafforzata rispetto agli altri ambiti nei quali, a partire dal 2001, è stata introdotta in Italia la responsabilità amministrativa per enti e società a seguito di reati commessi nell'interesse della persona giuridica.
    Se spetta normalmente al giudice valutare l'efficacia dei modelli organizzativi per sancire l'esonero dalle sanzioni della società, nel caso della violazioni di norme antinfortunistiche che procurino ai lavoratori la morte o lesioni gravi, la valenza "esimente" dei modelli è sancita direttamente dalla legge. A patto che i modelli siano effettivamente adottati e attuati e rispondano ai requisiti fissati dall'articolo 30 del decreto legislativo 81.
    Quindi le imprese che realizzino un sistema di misure idonee a scongiurare gli infortuni sul lavoro e un meccanismo interno di monitoraggio che ne consenta il costante aggiornamento potranno con maggiori probabilità sfuggire alle conseguenze della responsabilità amministrativa fissate dall'articolo 300 del testo unico (da multe che possono arrivare a 1,5 milioni di euro a sanzioni interdittive come il divieto di contrattare con la Pa per un anno).
    Le società, però, dovranno garantire, tra l'altro, il rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a impianti, agenti chimici, fisici e biologici, degli obblighi connessi alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione, nonché alla sorveglianza sanitaria e alla formazione dei lavoratori.

    Obblighi di vigilanza
    Il correttivo ha poi previsto che gli organismi paritetici (imprese-sindacati) potranno «asseverare» l'adozione e l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione. Non si tratta di una "certificazione" assoluta (come era previsto nella versione dello schema di decreto approvato in prima lettura a Palazzo Chigi). Tuttavia, il "bollino" rilasciato dagli organismi servirà ad allontanare le visite degli ispettori del lavoro e delle Asl, i quali dovranno invece dirigersi prioritariamente verso quelle aziende i cui modelli non siano stati "asseverati".
    Altra novità introdotta dal decreto 106 riguarda lo "scudo" offerto dai modelli rispetto all'obbligo di vigilanza del datore di lavoro sulle funzioni delegate ad altre persone. Il nuovo comma 3 dell'articolo 16, infatti, stabilisce che quest'obbligo «si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui all'articolo 30, comma 4».
    Una formulazione che – ma questo aspetto andrà verificato nelle aule dei tribunali – potrebbe estendere la protezione derivante dai modelli organizzativi anche rispetto al più generale dovere di vigilanza dei datori e dei dirigenti in rapporto all'adempimento degli obblighi di preposti, lavoratori, progettisti e altri soggetti.

    Piccole e medie imprese
    Per favorire la diffusione dei modelli organizzativi, già il testo unico del 2008 ha previsto per le imprese fino a 50 lavoratori la possibilità di ottenere finanziamenti da parte del Lavoro e che in sede di prima applicazione garantiranno sufficiente copertura i modelli conformi alle Linee guida Uni-Inail del 28 settembre 2001 o al British Standard OHSAS 18001:2007.
    Il correttivo affida ora alla commissione consultiva permanente del Welfare il compito di elaborare procedure semplificate per agevolare l'adozione dei modelli da parte delle Pmi.

    M.Bellinazzo - 20 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  24/08/2009

    Se va male incassa due jackpot del Superenalotto di ieri. Se va bene raccoglie quanto serve per la fase uno della ricostruzione in Abruzzo. In entrambi i casi, già il primo mese, è un affare. Da oggi al 30 settembre, la sanatoria di colf e badanti farà entrare nelle casse dello Stato 300 milioni se le domande di regolarizzazione saranno 500mila (stima al ribasso del Viminale), 450 milioni se le domande saranno 750mila (stima verosimile: il ministero sta attrezzando i suoi computer per questo numero). Se a queste cifre si sommano tasse e contributi versati da e per gli immigrati nel primo anno di lavoro, l'incasso oscilla tra 1,2 e 1,6 miliardi. Una piccola manovra.

    Il forfait in posta e banca
    Il conto è presto fatto: ogni famiglia che regolarizza una colf o una badante deve pagare i 500 euro che sanano il lavoro clandestino dal 1° aprile al 30 giugno così come chiesto dalla legge 102 che converte il decreto legge 78 (la manovra anticrisi). Da oggi al 30 settembre si può pagare alla posta, alla banca oppure online, attraverso l'agenzia delle Entrate, con il modello F24. Al forfait di 500 euro versato dal datore, che non sarà restituito se non si riesce a mettere in regola la colf o la badante, vanno aggiunti almeno 80 euro pagati dallo straniero per il rilascio del permesso di soggiorno: il pacchetto sicurezza in vigore dall'8 agosto, prevede la possibilità di portare questa cifra a 200 euro come chiesto dalla Lega, ma dalle prime indicazioni del ministero pare che si chiederà il minimo fissato. Infine, la marca da bollo. Totale: 600 euro a lavoratore (un datore ne può regolarizzare al massimo tre: due badanti e una colf).

    L'attesa davanti al pc
    Il forfait può essere pagato fino all'ultimo giorno utile per mandare la domanda di regolarizzazione, cioè il 30 settembre (in questo caso si dovrebbero pagare nello stesso giorno i 500 euro e poi mandare la domanda online). L'altra data da tenere d'occhio è il 1° settembre quando, dalle 8 di mattina, si possono mandare le domande di regolarizzazione, online dal sito del ministero. La cosa che più interessa chi da anni prova a regolarizzare ma rimane bloccato nell'imbuto previsto dalle quote (di solito un tetto di 170 mila posti) è che stavolta non ci sarà un numero massimo che sarà accettato né una gara a chi è più veloce con il mouse. Tutte le domande che rispondono ai requisiti di reddito (e medici se si tratta di anziano non autosufficiente) saranno accettate.

    I preparativi
    All'inizio della prossima settimana l'ufficio Libertà civili e immigrazione del Viminale si riunisce per mettere a punto al prcedura telematica: come preregistrarsi, ritirare ID e password e ricevuta (a questo proposito è stato già chiarito che chi fa richiesta non riceverà sulla propria email una ricevuta che attesta il corretto invio della domanda. Stavolta la ricevuta sarà disponibile sul sito del Viminale entro 72 ore e si potrà scaricare inserendo ID e password. Dal 1° ottobre le domande andranno agli sportelli unici per l'immigrazione che esamineranno le pratiche. La manovra anticrisi chiarisce che fino a quando il lavoratore immigrato non riceve un sì o un no ha diritto a rimanere in Italia e non può essere accusato di clandestinità (reato in vigore dall'8 agosto ma congelato per le colf e le badanti irregolari e i loro datori).

    Angela Manganaro - 21 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  21/08/2009

    Un'estate all'ombra dei rimborsi per rinfrancare i contribuenti italiani nella calura ferragostana. Oltre 900mila quelli erogati nelle ultime settimane dagli uffici finanziari, per un totale di circa 600 milioni di euro. In totale l'Italia settentrionale riceve oltre 415mila rimborsi fiscali per un importo complessivo di circa 300 milioni di euro. Al Centro-sud sono stati, invece, destinati oltre 192mila che, tradotti in euro, equivalgono a 128,5 milioni distribuiti su sei regioni.

    Per quanto riguarda il Nord, 116,71 milioni vanno in Lombardia, circa la metà (55,37 milioni) toccano al Veneto. Sempre al Nord, Trentino e Alto Adige ricevono circa 5,6 milioni di euro ciascuno. Oltre 44 milioni quelli destinati ai contribuenti dell'Emilia Romagna, poco meno per il Piemonte con 41,41 milioni di euro.

    In Friuli Venezia Giulia erogati oltre 13 milioni, mentre in Valle d'Aosta siamo a quota 1,03 milioni di euro. La Liguria riscuote, invece, quasi 17 milioni.
    Circa 35,40 milioni sono erogati in Toscana, poco meno della metà nelle Marche (13,76 milioni), mentre 11,20 milioni di euro sono arrivati nel vicino Abruzzo. Sfiorano i 60 milioni i rimborsi erogati nel Lazio, il Molise ne riceve 2,33 e l'Umbria 7,53 milioni di euro.

    Vicina agli importi rimborsati ai contribuenti umbri è la Basilicata, che riscuote quasi 6 milioni di euro, più del doppio quelli destinati alla Sardegna (13,04 milioni) e, poco maggiore, il totale della Calabria (14,84 milioni). Dei circa 150 milioni di euro di rimborsi destinati a Sud e Isole (per un numero totale 313.510 erogazioni), la maggior parte è arrivata in Campania (42,56 milioni), mentre la Sicilia riceve oltre 37 milioni e la Puglia 35 milioni.

    Le somme, informa l'Agenzia delle Entrate, possono essere riscosse mediante accreditamento sul conto corrente comunicato dall'interessato, oppure, in contanti presso un qualsiasi ufficio postale esibendo il modulo spedito a domicilio del beneficiario dall'agenzia delle Entrate o tramite vaglia cambiario della Banca d'Italia.

    14 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  20/08/2009

    In spiaggia, sotto l'ombrellone, o in montagna, tra una sorgente e un rifugio, non fa differenza. A molti vacanzieri, a spasso per l'Italia in questa estate 2009, starà venendo in mente l'idea di unire l'utile al dilettevole. Di dare uno sguardo, tra un'escursione o un aperitivo lungo la costa, alle quotazioni immobiliari a caccia di un buon investimento. Pensando, magari, di ricorrere al caro vecchio mattone, approfittando dell'attuale fase di stallo o di discesa delle quotazioni, per ripagare una parte dei soldi persi in Borsa nel 2008 o, in ogni caso, per puntare su un cavallo alternativo ai titoli di Stato che da mesi ritoccano al ribasso i minimi storici.

    Dal punto di vista finanziario, però, quanto di razionale c'è nell'acquisto di una seconda casa in questa fase? Proviamo a rispondere a questa domanda analizzando le variabili che di solito condizionano la scelta di un investimento immobiliare. Partendo dal prezzo. Gli operatori del settore concordano su un dato: rispetto ai valori degli immobili residenziali, in città è provincia, quelli delle località turistiche hanno subito nell'ultimo anno un calo più contenuto. Se i primi nel 2008, secondo le elaborazioni di Tecnocasa, hanno subito una flessione media del 6,3%, i secondi hanno retto l'onda d'urto accusando un calo del 3,9 per cento. Tra le zone più colpite c'è la Liguria con cali dell'11,3% a Setri Levante e del 7,6% a Rapallo. In molti casi, però, i prezzi si sono mossi pochissimo o, come a Capri e Taormina, sono rimasti invariati. Mentre a Courmayeur (+4,2%) le quotazioni sono addirittura cresciute. Cosa significa? «Le località turistiche, in particolare quelle di pregio, hanno finora respinto la crisi dell'immobiliare – spiega Luca Dondi, analista di Nomisma, società di studi economici -. Questo perché, in genere, chi compra una seconda casa ricorre meno al mutuo e quindi ha risentito solo in minima parte della stretta creditizia che, invece, ha contribuito alla discesa dei prezzi nel mercato immobiliare principale. Ciò non significa, però, che non saranno esenti da una svalutazione in futuro. Il vero calo arriverà, con ritardo, ma arriverà comunque. Stimiamo che nel prossimo biennio le quotazioni delle località turistiche diminuiranno del 15 per cento». Sulla stessa lunghezza d'onda Guido Lodigiani dell'Ufficio studi Gabetti secondo cui nel prossimo anno il valore del “portafoglio di seconde case” degli italiani scenderà del 10 per cento.

    Stando quindi, al fattore prezzi, chi compra ora non azzecca il timing vincente. Anzi. Anche analizzando la variabile della redditività delle locazioni, il turistico non sembra garantire performance ottimali. «In questo settore l'impatto è contenuto perché si affitta l'immobile solo per pochi mesi – continua Lodigiani. La montagna è da preferire perché offre una maggiore possibilità di destagionalizzare rispetto al mare ma, in ogni caso, il fattore redditività non gioca a favore di questi immobili». Allora, quale è il consiglio per il turista/investitore italiano? «Al di là di scelte emotive – conclude Dondi - gli italiani interessati puramente alla seconda casa come forma di investimento dovrebbero individuare in questa estate l'immobile di interesse, per poi ripassare tra sei mesi quando troveranno senza dubbio prezzi migliori. E potranno fare un buon affare». Insomma, anche per il mattone vale l'insegnamento che si nasconde dietro la parola “crisi” scritta in cinese, composta di due caratteri: uno rappresenta il pericolo e l'altro l'opportunità.

    Vito Lops - 08 agosto 2009 - Tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  18/08/2009

    Non si ferma neanche sotto il sole di metà agosto la caccia agli evasori da parte dell'Agenzia delle Entrate, che, anzi, ha dato il via ad una vera e propria "operazione ombrellone". Al setaccio incassi di stabilimenti balneari, discoteche, night club, ristoranti, parcheggi e presunti circoli sportivi.

    L'attività delle Entrate si è concentrata soprattutto lungo la riviera romagnola, in Sardegna, nelle Marche, in Liguria e nel Lazio. In Romagna sono stati controllati 150 stabilimenti balneari di Rimini, di cui solo 34 «hanno comunicato al fisco un reddito superiore ai 10mila euro, con un massimo di 16mila». Ancora in corso controlli sulla costa di Cervia e Ravenna.

    A Giulianova (Teramo), in sole due ore dall'apertura dei ristoranti annessi a stabilimenti balneari, «il flusso degli incassi è stato superiore al doppio di quelli registrati in un qualsiasi altro giorno feriale di apertura». In Sardegna sono stati controllati i parcheggi abusivi (anche 20 euro per poche ore), i locali notturni e i finti circoli sportivi. Per un chiosco sul litorale cagliaritano è stato scoperto «un biennio di evasione totale» pari a circa 200mila euro di ricavi. In Liguria e nelle Marche, grazie anche alla collaborazione con la Siae, gli operatori del fisco hanno scoperto evasioni, anche totali, in occasione di party e rave. Sempre in Liguria sono state condotte indagini anche nel settore edilizio che hanno portato alla scoperta di «consistenti sacche di evasione», mentre nelle Marche le Entrate hanno "puntato" il business dei matrimoni e i suoi operatori. Nel Lazio sono state invece attuate operazione di verifica nel settore del noleggio auto con conducente, ma anche sui possessori di beni di lusso: Yacht, opere d'arte, viaggi e centri benessere.

    14 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  13/08/2009

    Tutti i lavoratori che, a qualsiasi titolo, operano in nero per il funzionamento della vita familiare potranno essere regolarizzati. Oltre alle badanti, anche il personale adibito a lavori generici quali le pulizie, baby sitter, cuoche, giardinieri, autisti, custodi, purché al servizio del nucleo familiare, o all'assistenza ad anziani o a persone non autosufficienti.

    Presentare la domanda di emersione significa anche impegnarsi sugli obblighi contributivi e assicurativi che il datore di lavoro, anche domestico, è tenuto a rispettare. Quindi, oltre ai 500 euro quale "mini condono" per il nero fino al 30 giugno, la famiglia si troverà a pagare i contributi dovuti, compresi quelli a copertura del periodo compreso dal 1° luglio 2009 fino alla conclusione della pratica di sanatoria con l'okay e l'assunzione in regola.

    A fronte degli oneri contributivi, però, va ricordato che esistono specifici sconti fiscali che alleggeriscono il conto finale di colf e badanti. Vediamo, dunque, i costi e gli sconti.

    Per la determinazione dei contributi, il valore della retribuzione serve a identificare la fascia di appartenenza, nell'ambito della tabella annuale Inps. Nell'ipotesi dell'assunzione di una colf a 20 ore settimanali, la retribuzione oraria è di 4,14 euro, pertanto, considerando anche la maggiorazione di un dodicesimo di quota della tredicesima, la contribuzione va assolta nell'ambito della prima fascia che, per il 2009, comprende le retribuzioni effettive orarie fino a 7,17 euro.

    Il collegato fiscale alla legge finanziaria per l'anno 2000 ha previsto la possibilità di dedurre dal reddito complessivo i contributi obbligatori versati (dal datore) per gli addetti ai servizi domestici e per l'assistenza personale o familiare, entro una quota annuale massima di 1.549,37 euro. A fronte di una spesa complessiva annua per la colf pari a 6.153,59 euro in un anno, ad esempio, un datore di lavoro con 35mila euro di reddito imponibile avrà un risparmio d'imposta di 404,91 euro.

    Lo sconto è consentito purché i contributi siano versati nell'anno di dichiarazione. E poiché il versamento dei contributi si effettua trimestralmente (entro il 10 del mese successivo a quello dell'ultimo mese del trimestre) il datore di lavoro che presenta la dichiarazione di emersione potrà dedurre dal reddito del 2009 i contributi versati a seguito dell'emersione, purché il pagamento avvenga prima del 31 dicembre. In caso contrario la deduzione non sarà persa, ma slitterà all'anno 2010.

    Oltre a questa somma, i soggetti non autosufficienti che impiegano una badante, e coloro che sostengono tale spesa per assistere un familiare, possono scontare dall'Irpef il 19% della spesa sostenuta entro un importo massimo di 2.100 euro, purché il reddito complessivo non superi i 40mila euro.

    A.Casotti/M.R.Gheido - 10 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/08/2009

    La violazione
    Il cosiddetto reato di clandestinità è una contravvenzione penale sanzionata con un'ammenda che va da 5 a 10mila euro, così come previsto dalla legge 94/2009 (il pacchetto sicurezza, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 170 del 24 luglio).

    Il giudice competente
    La competenza a giudicare il reato di clandestinità è esclusivamente del giudice di pace, anche quando lo straniero viene fermato per altre fattispecie criminose più gravi. Tuttavia, mentre per queste ultime la procura può chiedere il processo per direttissima i procedimenti per clandestinità, ciò non è consentito.

    Il rito
    Il procedimento per direttissima, a differenza degli altri riti si celebra anche nel periodo feriale, che va dal 1°agosto al 15 settembre. Il reato di clandestinità andrà davanti al giudice quindi non prima della metà di settembre.

    I dubbi
    Nel mese di settembre scatteranno i termini per la regolarizzazione di colf e badanti, a cui seguiranno i termini per la regolarizzazione. La decorrenza del reato di clandestinità, alla vigilia della sanatoria, crea una zona dubbia che probabilmente nel primo periodo di applicazione creerà imbarazzi ai giudici.

    09 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  11/08/2009

    Se non c'è il Durc niente licenza per il commercio ambulante. Con la legge 102/2009, infatti, di riconversione del dl anticrisi 1 luglio 2009, n. 78 anche gli ambulanti dovranno dimostrare di essere in regola con la posizione contributiva che, fino a oggi, aveva riguardato soltanto il settore dell'edilizia e dei servizi. Al testo del dl varato a luglio dal governo, infatti, è stato aggiunto l'articolo 11- bis che prevede espressamente l'obbligo di presentazione del documento unico di regolarità contributiva, comunemente chiamato Durc, sia in sede di rilascio della autorizzazione per l'esercizio dell'attività commerciale su aree pubbliche sia entro il 31 gennaio di ogni anno successivo alla data di rilascio dell'autorizzazione.

    M. Bombi – 07 agosto 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  10/08/2009

    Fissata la misura del bonus per l'autotrasporto. L'Agenzia delle entrate ha reso noto che il credito d'imposta per gli autotrasportatori, previsto dal decreto legge anticrisi 78/2009, è fissato nella misura del 38,50% dell'importo pagato come tassa automobilistica per il 2009 per i veicoli di massa compresa tra 7,5 e 11,5 tonnellate e del 77% per i veicoli di massa superiore a 11,5 tonnellate.

    È stato infatti firmato oggi il provvedimento che individua la misura del bonus introdotto con la manovra d'estate dello scorso anno (decreto legge 112/2008) e confermato dal decreto anti-crisi a favore dell'autotrasporto.

    L'Agenzia delle entrate ricorda che credito d'imposta va indicato nella dichiarazione dei redditi e può essere fruito alle condizioni e nei limiti disposti dall'Unione europea per gli "aiuti de minimis" - relativi al finanziamento delle imprese nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica - recepiti nell'ordinamento con decreto del presidente del Consiglio dei ministri 3 giugno 2009.

    06 agosto 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  07/08/2009

    Un premio all'occupazione fai-da-te. Il lavoratore percettore di ammortizzatori sociali, infatti, potrà conservare il diritto al trattamento (per i mesi restanti rispetto a quanto incassato) se, dimettendosi dall'impresa da cui dipende, intraprende un'attività di lavoro autonomo, di micro impresa o anche per associarsi in cooperativa.

    È una delle misure a favore dell'occupazione previste dalla legge n. 102/2009, entrata in vigore ieri, di conversione del dl anticrisi. Per l'effettiva operatività della misura, tuttavia, c'è da attendere un decreto attuativo (e così anche per le altre previsioni).

    D. Cirioli – 06 agosto 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  06/08/2009

    Il Fisco prova a tendere la mano alle start up. La Tremonti-ter infatti potrà essere utilizzata anche per le società neo costituite. L'incentivo per gli investimenti in macchinari effettuati fino a giugno 2010 non è limitato, a differenza di quanto avveniva con le precedenti agevolazioni, alle imprese esistenti alla data di entrata in vigore della legge.

    Le società che si costituiranno nei prossimi mesi possono dunque usufruire del bonus pari al 50% del costo di acquisto dei macchianri e apparecchiature. L'incentivo fiscale introdotto dal Dl 78/09 si basa esclusivamente sul valore degli acquisti di beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della Tabella Ateco, senza necessità di confronti con il volume di investimenti storico dell'impresa.

    L. Gaiani – 06 agosto 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  05/08/2009

    Spese di rappresentanza "generose" con le aziende in start up. Le aziende effettivamente "nuove", infatti, potranno usufruire della possibilità di riporto a nuovo delle spese di rappresentanza che, a causa del mancato conseguimento di ricavi, sarebbero state definitivamente perse.

    Tutto ciò grazie alla normativa di favore introdotta dal decreto del ministero dell'Economia del 19 novembre 2008 e chiarita con la circolare 34/E del 13 luglio scorso.

    R. Giorgetti/B. Santacroce – 05 agosto 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  04/08/2009

    È tornato l'obbligo del documento di accompagnamento dei beni viaggianti. Tutti i trasporti conto terzi devono infatti essere scortati dalla scheda di trasporto, che deve essere compilata a cura del committente e conservata a bordo del veicolo, oppure da un documento equipollente. Se si sgarra, scatta il fermo amministrativo del mezzo. Sono esonerati soltanto i trasporti che hanno per oggetto più partite di merci, di peso inferiore a 50 quintali, per conto di committenti diversi, ma a condizione che siano accompagnati da altra idonea documentazione.
    Non proprio la vecchia bolla accompagnatoria fiscale, dunque, ma qualcosa di molto simile sul piano pratico e di altrettanto temibile sul piano sanzionatorio.

    01 agosto 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Lavoro e previdenza  »»  03/08/2009

    Le presenze di luglio indicate come "presuntive" potranno essere valorizzate nel Libro unico del lavoro (Lul) di agosto. Unica condizione, la specifica annotazione del differimento operato. Lo ha precisato la Direzione generale per l'attività ispettiva del ministero del Lavoro con la circolare la Con la lettera circolare 10964 di ieri, tenendo conto delle difficoltà procedurali e operative che incidono sulla esigibilità dell'assolvimento dei singoli adempimenti in occasione della chiusura estiva per ferie collettive.
    La circolare risponde al quesito di chi si domandava se fosse possibile differire al mese successivo la registrazione delle ore effettive dell'ultima settimana di luglio. Si sono prese in considerazione le problematiche segnalate con riferimento alla elaborazione del Lul relativo al mese di luglio 2009, per le imprese che si trovano a sospendere l'attività in occasione delle ferie estive. Sul presupposto che per retribuire l'attività prestata dai dipendenti in luglio i datori di lavoro non possono materialmente effettuare il calcolo della retribuzione sull'orario di lavoro effettivamente prestato ma, almeno per gli ultimi giorni di luglio, limitarsi a un calcolo solo "presuntivo" delle presenze, il ministero riconosce le «imprescindibili esigenze aziendali» e stabilisce che questa situazione «non può non costituire un elemento giustificativo per ricorrere a una sfasatura parziale delle registrazioni».
    Viene sancito che le presenze di luglio indicate come "presuntive" potranno essere valorizzate (operando eventualmente i necessari conguagli) nel Lul di agosto che verrà elaborato entro il 16 settembre. Unica condizione la specifica annotazione del differimento operato.

    28 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  31/07/2009

    Prorogati al 20 agosto 2009 i termini (fiscali e collegati) in scadenza dal 1° agosto. Sul sito del dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia è infatti riportato il testo del Dpcm 24 luglio 2009 che consente di effettuare i versamenti entro il 20 agosto, senza alcuna maggiorazione, con i modelli F24. Il provvedimento attende ora la pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale". A quel punto la tregua fiscale di Ferragosto giungerà ufficialmente alla nona edizione.

    V. D'Andò – 30 luglio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Lavoro e previdenza  »»  30/07/2009

     
     download allegato »  2009.07.30_vademecum ferie.pdf
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  • Normative complementari  »»  29/07/2009

    Una patente a punti per le imprese "sicure" che garantirà una corsia preferenziale per l'accesso agli appalti e ai finanziamenti pubblici. Tra le novità del correttivo al Testo unico sulla sicurezza del lavoro che sarà al vaglio del Consiglio dei ministri della prossima settimana (con ogni probabilità il 31 luglio), questa si annuncia come una delle più significative, soprattutto per "illustrare" la filosofia seguita dal governo Berlusconi nel rimettere mano al decreto legislativo 81/08 varato alla fine della scorsa legislatura. In una prima fase, la patente – nell'ambito del più generale sistema di qualificazione e di benefici per imprese e lavoratori autonomi "virtuosi" disciplinato dall'articolo 27 – sarà rilasciata solo alle aziende edili. Ma come suggerito dalle parti sociali, se il meccanismo si dimostrerà efficace potrà essere esteso anche ad altri settori. Per l'ampliamento dell'area serviranno però accordi interconfederali stipulati a livello nazionale tra sindacati e organizzazioni datoriali (a partire, in ogni caso, «dai settori della sanificazione del tessile e dello strumentario chirurgico»).

    Il sistema di qualificazione dovrà comprendere determinati standard contrattuali e organizzativi nell'impiego della manodopera, anche in relazione agli appalti e alle tipologie di lavoro flessibile utilizzati. Ma come funzionerà la patente? Come per quella di guida, alle imprese e ai lavoratori autonomi che operano nell'edilizia sarà attribuito un punteggio iniziale soggetto a decurtazione in seguito all'accertamento di violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L'azzeramento del punteggio per ripetute violazioni determinerà il blocco dell'attività e la chiusura dei cantieri.

    Termini e condizioni più dettagliati per il funzionamento della patente dovranno poi essere individuati (dopo il confronto con le Regioni) con un decreto del presidente della Repubblica.

    In questo modo, sarà creato uno strumento di continua verifica dell'idoneità tecnico-professionale delle imprese edili. La relazione di accompagnamento al decreto correttivo chiarisce, in effetti, che «recependo i pareri di Camera e Senato i quali invitavano il governo a recepire le proposte utili al conseguimento dell'obiettivo di una maggiore attenzione ai profili sostanziali della sicurezza si tende a mettere "fuori mercato" le aziende che abbiano sistematicamente violato le disposizioni legali in materia di sicurezza sul lavoro». Saranno soprattutto valutati elementi come la realizzazione delle attività di formazione e l'assenza di sanzioni da parte degli organi di vigilanza. Mancanze o deficienze sotto questo punto di vista determineranno una riduzione dei punti assegnati e, in caso di "azzeramento", l'impossibilità per l'impresa o il lavoratore autonomo di operare nel settore.

    Il sistema di qualificazione rappresenterà, infine, un titolo preferenziale per l'assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici. In questa prospettiva, precisa ancora la relazione, «non intacca le logiche e le procedure del sistema di qualificazione previsto dal decreto legislativo 163/2006 in materia di appalti pubblici, coordinandosi con esso ed integrandolo con specifico riguardo alla salute e sicurezza».

    Marco Bellinazzo - 24 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  28/07/2009

    L'Irap non è incostituzionale. L'ordinanza che, dopo i rinvii del febbraio 2007 e del marzo 2008, sigillerà la legittimità dell'imposta regionale sulle attività produttive sarà depositata la prossima settimana (e comunque prima della pausa estiva) nella cancelleria del Palazzo della Consulta.

    I giudici costituzionali (il relatore è Sabino Cassese) valutano però con attenzione il "taglio" da dare alla decisione che, di fatto, respinge le censure sollevate in questi anni da numerose commissioni tributarie (Genova, Parma, Chieti e Bologna, tanto per citarne alcune). Da parte di queste ultime infatti è stata messa in discussione, in un'ottica di proporzionalità del prelievo all'effettiva capacità contributiva, l'indeducibilità dell'Irap ai fini dei tributi erariali (principio stabilito dall'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 446/97).

    Rispetto al quadro normativo all'interno del quale la maggior parte delle commissioni tributarie ha messo in dubbio la correttezza costituzionale dell'Irap sono intervenute, a "sanare" parzialmente la situazione, alcune novità legislative di cui si è indubbiamente dovuto tener conto. E proprio questo ius superveniens, anche in vista dell'evoluzione del federalismo fiscale, si è dimostrato decisivo per la scelta della Consulta.

    In primo luogo, va ricordata la manovra sul "cuneo fiscale" (Finanziaria 2008) che, nell'ottica di alleggerire per le aziende il costo del lavoro, ha tentato di correggere l'impianto della base imponibile Irap. In secondo luogo, il decreto legge anti-crisi dello scorso autunno (185/08) con il quale è stato introdotto uno sconto forfetario del 10% dell'Irap dalla base imponibile Ires e Irpef in funzione dei costi sostenuti per il personale e gli interessi passivi. Uno sconto che, peraltro, ha aperto la strada anche a parziali rimborsi per il passato.

    Scartata dunque l'ipotesi di una bocciatura dell'Irap, che sarebbe costata alle casse statali una decina di miliardi sui 40 di entrate annue prodotte dall'imposta, per i giudici costituzionali sono teoricamente due le soluzioni adottabili: dichiarare la non fondatezza o l'inammissibilità delle questioni di legittimità alla luce delle modifiche normative, ritenendo perciò cessata la materia del contendere; oppure richiamare in causa le commissioni tributarie provinciali nell'auspicio che risolvano le liti pendenti in base alla deducibilità parziale del 10% dell'Irap dai tributi erariali ammessa con il decreto legge 185/08.

    Marco Bellinazzo - 24 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  27/07/2009

    Si può rimandare la compilazione del Libro unico sul lavoro, così come già accade per il versamento dei contributi, se l'impresa è chiusa per ferie? Secondo i consulenti del lavoro la risposta è sì.

    Il Libro unico del lavoro, di regola, deve essere compilato entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento. La Fondazione studi dei consulenti del lavoro sostiene: "Sono da ritenere tempestive, e quindi non sanzionabili, le registrazioni effettuate successivamente tale termine, purchè avvengano entro lo stesso giorno in cui è versata la contribuzione mensile". Questa tesi trova conferma nel Vademecum pubblicato dal ministero del Lavoro.

    24 luglio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Lavoro e previdenza  »»  24/07/2009

    La riforma delle pensioni di vecchiaia tocca le donne a partire dalla classe 1950. Che potevano andare in pensione l'anno prossimo e che dovranno, invece, attendere due anni in più per effetto delle nuove norme (2012 con 62 anni di età).

    Nel frattempo, l'unica via d'uscita resta quella di perfezionare una delle residue opzioni per l'accesso alla vecchiaia: 40 anni di contribuzione, a prescindere dall'età; oppure 35 anni di contribuzione unitamente all'età prevista per il pensionamento di anzianità.

    D. Cirioli – 23 luglio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  23/07/2009

    I notai non sfuggono all'Irap anche se l'esercizio delle pubbliche funzioni loro attribuite dalla legge richiede senza possibilità di scelta l'aiuto di personale. La stretta arriva dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza n. 16855 del 20 luglio 2009, ha riconosciuto espressamente la complessità dell'attività del notaio legata alle pubbliche funzioni che gli compete ma, allo stesso tempo, non ha accordato a questa categoria alcun beneficio sull'Irap.

    D. Alberici – 22 agosto 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  22/07/2009

    I contribuenti non congrui al test di Gerico, che non hanno ancora pagato, devono decidere entro il 5 agosto se adeguarsi o meno. La scelta dipenderà da ragioni economiche (il costo delle imposte "aggiuntive" da versare al fisco) e dalla forza delle ragioni da sostenere in un eventuale contenzioso. La scarsa liquidità delle aziende rappresenta il principale pericolo per l'Erario rispetto ai contribuenti soggetti agli studi di settore, che devono anche fare i conti con la difficoltà degli operatori nell'ottenere finanziamenti bancari.

    G.P.Ranocchi/G.Valcarenghi – 21 luglio 2009 - tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  21/07/2009

    La base imponibile Irap delle società di capitali si allontana sempre di più dal risultato del conto economica redatto secondo i criteri civilistici e quindi dal principio di derivazione del bilancio introdotto dalla Finanziaria 2008 (legge 244/07) mediante l'abrogazione dell'articolo 11-bis del decreto legislativo 446/1997 (che ora viene ripristinato).

    Ma al danno si aggiunge la beffa: l'agenzia delle Entrate fornisce interpretazioni oltremodo restrittive a proprio favore oltre i termini per i versamenti. Infatti la diffusione tardiva della circolare n. 36/E del 16 luglio 2009 può comportare conseguenze rilevanti per le società che il 16 luglio hanno effettuato il versamento delle imposte, poichè se questi soggetti intendono adeguarsi alle interpretazioni dell'Agenzia e quindi tener conto delle nuove indeducibilità, dovranno fare ricorso al ravvedimento operoso.

    G. P. Tosoni - 18 luglio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  20/07/2009

    Costerà 500 euro mettere in regola le colf o le badanti irregolari. Per avvalersi della procedura di regolarizzazione si presenta la dichiarazione di emersione fra il 1° e il 30 settembre 2009. Ma attenzione, perché con false dichiarazioni di emersione si rischiano fino a 6 anni di carcere. Sono stati fissati anche limiti minimi di reddito per il datore che regolarizza il lavoratore in nero. Inoltre ogni nucleo familiare può regolarizzare al massimo 3 lavoratori extra Ue: una colf per il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare e 2 badanti per le attività di assistenza a persone affette da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza. La proposta del Governo, presentata sotto forma di emendamento alla manovra d'estate all'esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, introduce del decreto legge l'articolo 1-bis, dedicato alla "Dichiarazione di attività di assistenza e di sostegno alle famiglie". Una formula per indicare il varo di una sanatoria per quei cittadini, soprattutto extra Ue, che prestano la loro attività in famiglia e che con l'entrata in vigore della legge sulla sicurezza, che introduce il reato di clandestinità, si troverebbero in gravi difficoltà. E con loro le tante famiglie nelle quali prestano l'attività di assistenza a familiari o di lavoro domestico. Ecco, passo dopo passo, la procedura di regolarizzazione predisposta dal Governo, ricordando che l'emendamento dell'Esecutivo è in attesa di approvazione.

    Chi può presentare la domanda. La domanda per la sanatoria di colf e badanti può essere presentata da un datore di lavoro italiano o cittadino di un Paese dell'Unione europea o extracomunitario (se in possesso di titolo di soggiorno), che alla data del 30 giugno 2009 occupava irregolarmente alle proprie dipendenze da almeno 3 mesi lavoratori italiani o cittadini di un Paese Ue o lavoratori extracomunitari presenti in Italia. Altro vincolo è che il datore continui a occupare questi lavoratori alla data di presentazione della denuncia. I lavoratori devono essere impiegati come colf o badanti.

    Quando e a chi si invia la domanda. La domanda si invia dal 1° al 30 settembre 2009 all'Inps per il lavoratore italiano e per il cittadino Ue o allo sportello unico per l'immigrazione per il lavoratore extracomunitario.

    Quanto costa. La dichiarazione di emersione si presenta previo pagamento di un contributo forfetario di 500 euro per ogni lavoratore. Contributo che non è deducibile ai fini dell'imposta sul reddito.

    Cosa deve contenere la dichiarazione di emersione del cittadino extra Ue. La dichiarazione da presentare, con modalità informatiche, allo sportello unico per l'immigrazione per i lavoratori extra Ue deve contenere i dati identificativi del datore di lavoro, compresi i dati relativi al titolo di soggiorno, se il datore di lavoro è extracomunitario. Oltre a questo si devono indicare le generalità e la nazionalità del lavoratore extracomunitario occupato al quale si riferisce la dichiarazione, gli estremi del passaporto o di un altro documento equipollente valido per l'espatrio. È necessario, poi, indicare tipologia e modalità di impiego, oltre all'attestazione da parte del datore di lavoro del possesso di un reddito imponibile non inferiore a 20mila euro annui in caso di famiglia con un solo percettore di reddito o di almeno 25mila euro in caso il nucleo sia composto da più soggetti conviventi percettori di reddito. Necessario allegare l'attestazione dell'occupazione del lavoratore per il periodo previsto dalla sanatoria, la dichiarazione della retribuzione convenuta (non inferiore a quella prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro) e, in caso di lavoro domestico, l'orario lavorativo a tempo pieno o a tempo parziale non inferiore a 20 ore settimanali. E, ancora, la proposta di contratto di soggiorno, gli estremi della ricevuta di pagamento del contributo forfetario.

    Limitazioni alla regolarizzazione. La disposizione prevede un limite nell'assunzione di lavoratori extra Ue: ogni nucleo familiare può regolarizzare una colf per il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare e 2 badanti per le attività di assistenza a persone affette da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza ( in questi caso il datore deve produrre una certificazione della struttura sanitaria pubblica o del medico convenzionato con il Ssn che attesti la limitazione dell'autosufficienza della persona per la quale viene chiesta l'assistenza, attestando eventualmente anche la necessità della presenza di 2 persone per l'assistenza).

    Cosa determina la dichiarazione di emersione. Determina la rinuncia alla richiesta di nulla osta al lavoro subordinato legata alla programmazione transitoria dei flussi di ingresso di lavoratori extra Ue non stagionali nel territorio italiano.

    Gli effetti sospensivi e definitivi della misura. Fino alla conclusione della procedura di sanatoria sono sospesi i procedimenti penali e amministrativi nei confronti di datore di lavoro e lavoratore per la violazione delle norme di ingresso e soggiorno in Italia e l'impiego di lavoratori. Se la dichiarazione di emersione non si presenta, viene archiviata o rigettata la sospensione cessa alla scadenza del termine per la presentazione o alla data di archiviazione o di rigetto della dichiarazione. Nella fase di definizione della domanda lo straniero non può essere espulso a meno che non sia stato emesso un provvedimento di espulsione o che lo straniero sia segnalato ai fini della non ammissione in Italia in base ad accordi o convenzioni internazionali o che risulti condannato anche con sentenza non definitiva. La sottoscrizione del contratto di soggiorno, insieme alla comunicazione obbligatoria di assunzione all'Inps e il rilascio del permesso di soggiorno comportano per datore di lavoro e lavoratore l'estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi legati alle violazioni delle norme di ingresso e soggiorno in Italia e l'impiego di lavoratori. Quando il contratto di soggiorno è nullo. È nullo il contratto di soggiorno stipulato sulla base di una dichiarazione di emersione contenente dati falsi. In questi caso è revocato il permesso di soggiorno rilasciato.

    Chi non può essere ammesso alla procedura di emersione. Non sono ammessi alla procedura di emersione i lavoratori extracomunitari per i quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione o quando lo straniero sia segnalato ai fini della non ammissione in Italia in base ad accordi o convenzioni internazionali. Non sono ammessi alla regolarizzazione anche gli extracomunitari che risultino condannati anche con sentenza non definitiva.

    Le sanzioni per false dichiarazioni o attestazioni. Chi presenta false dichiarazioni o attestazioni è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia. Se il fatto è commesso attraverso la contraffazione o l'alterazione di documenti è prevista la reclusione da uno a 6 anni.

    Fondi al Servizio sanitario nazionale. Per gli effetti derivanti dalla regolarizzazione il finanziamento al Servizio sanitario nazionale è aumentato di 67 milioni per il 2009 e di 200 milioni a decorrere dal 2010. Un decreto del ministero del Lavoro, di concerto con l'Economia, sentita la Conferenza permanente dei rapporti tra Stato, regioni e province autonome di Trento e Bolzano, ripartirà fra le regioni gli importi in relazione al numero di cittadini extracomunitari emersi in base alla regolarizzazione.

    Nicoletta Cottone - 16 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  17/07/2009

    Boccata d'ossigeno in arrivo per i contribuenti a ridosso delle ferie estive. L'Agenzia delle entrate sta inviando in questi giorni le lettere per 900 mila rimborsi ad altrettanti contribuenti per le dichiarazioni dei redditi presentate fino al 2007. L'ammontare, che i cittadini potranno incassare con procedure semplificate, è pari a 600 milioni di euro.

    Rimborsi sull'Irpef
    I 900mila rimborsi in corso di pagamento si sommano ai 100mila già erogati dall'inizio dell'anno, portando a quota 1 milione i rimborsi di imposte dirette e indirette (ad esclusione dell'Iva), erogati ai contribuenti persone fisiche con modalità automatizzate per un importo complessivo di circa 700 milioni di euro. Se si considerano tutte le diverse tipologie di rimborso effettuate, anche nei confronti delle imprese, quest'ultima tornata porta quasi a quota 9 miliardi le somme restituite a famiglie e imprese nel solo primo semestre del 2009. I 600 milioni in arrivo ora dal Fisco riguardano in gran parte l'Irpef e sono stati chiesti nelle dichiarazioni dei redditi presentate fino al 2007.

    Come verranno accreditati i rimborsi
    I rimborsi saranno accreditati sul conto corrente comunicato dall'interessato o potranno essere riscossi presso un qualsiasi ufficio postale, tramite esibizione del modulo che il fisco sta spedendo al domicilio dei beneficiari. Rimane una terza possibilità, quella di richiedere un vaglia cambiario - che è praticamente un assegno circolare - della Banca d'Italia. L'Agenzia consiglia comunque ai contribuenti la modalità di accredito sul conto corrente che ritiene «più rapida e sicura erogazione dei rimborsi fiscali». Questo può avvenire comunicando le proprie coordinate Iban «esclusivamente presso un ufficio o in via telematica», cioè tramite i sistemi telematici attivati dal Fisco.

    Occhio alle truffe, no alle coordinate bancarie via email
    In nessun caso - ricorda l'Agenzia - sarà richiesto ai contribuenti di dare «le coordinate bancarie o altri dati sensibili via e-mail». L'invito anzi è di prestare particolare attenzione ai tentativi di truffa. Un avviso che arriva dopo diversi casi di phishing (email false con il logo contraffatto dell'Agenzia delle Entrate) con i quali si chiedono le coordinate bancarie al fine di erogare presunti rimborsi.

    16 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/07/2009

    L'impresa che vanta crediti nei confronti della pubblica amministrazione, per forniture o appalti, può chiedere entro il 31 dicembre 2009 a regioni o enti locali la certificazione che questi crediti sono «certi, liquidi ed esigibili», per poterli poi cedere a banche o intermediari finanziari. Le modalità di questa richiesta sono state appena fissate dal ministero dell'Economia.

    La pubblica amministrazione interessata «può» (non deve) rispondere entro 20 giorni, indicando esattamente in che tempi e con quali modalità procederà al pagamento delle banche e degli intermediari finanziari. Il tutto aggravato dal rispetto degli stretti vincoli fissati dal patto di stabilità interno. E verificando anche, prima di rilasciare la certificazione, che il creditore non abbia debiti fiscali nei confronti dello Stato, nel qual caso la certificazione sarà resa al netto delle somme dovute. È probabile, dunque, che un numero limitato di amministrazioni locali, magari solo quelle meglio organizzate e "virtuose", rilascino la sospirata certificazione alle imprese.

    V.Melis/M.Occhiena - 10 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  15/07/2009

    Il fisco chiarisce come devono comportarsi i contribuenti che applicano i principi contabili internazionali per eliminare i disallineamenti tra i valori civilistici e fiscali presenti in bilancio.

    La circolare 33/E dell'agenzia delle Entrate spiega infatti come opera la possibilità introdotta alla fine dello scorso anno dalla manovra anti-crisi (decreto legge 185 del 2008): che permette alle imprese di realizzare il riallineamento pagando un'imposta sostitutiva ed esercitando un'opzione nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

    In particolare, la circolare precisa come funziona il regime transitorio previsto per le operazioni effettuate prima dell'entrata in vigore della manovra anti- crisi, sui diversi regimi di riallineamento e sulle modalità di tassazione.

    13 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  14/07/2009

    La preannunciata pubblicazione delle "Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici" è avvenuta nella "Gazzetta Ufficiale" n. 158 di venerdì, nella quale si legge il decreto 26 giugno 2009 del ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola.

    Questo decreto dispiega un notevole impatto sulla contrattazione immobiliare: infatti, nelle Regioni che non hanno ancora legiferato nella materia della certificazione energetica, le Linee guida determinano il pensionamento dell'attestato di qualificazione energetica (Aqe, che era appunto una certificazione provvisoria in attesa delle Linee guida previste dall'articolo 11, comma 1-bis, decreto legislativo 192/05) e la sua sostituzione con l'attestato di certificazione energetica (Ace). Dell'Ace vanno infatti dotati tutti i fabbricati oggetto di compravendita, nonchè quelli di nuova costruzione oppure oggetto di lavori di ristrutturazione.

    A. Busani – 11 luglio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  13/07/2009

    Ritorna l'agevolazione Tremonti. La manovra d'estate ripropone, seppure con modalità più limitate rispetto al passato, un incentivo fiscale per gli investimenti delle imprese da utilizzare attraverso una deduzione dal reddito pari al 50% del valore dei beni acquistati. In pratica, il Fisco consente al contribuente di dedurre, per una volta e mezzo, il costo del bene strumentale. Innanzitutto mediante l'ordinario processo di ammortamento contabile, in secondo luogo attraverso una deduzione nella dichiarazione dei redditi pari alla metà dell'importo della spesa. I soggetti che possono avvalersi della «Tremonti-ter» sono i titolari di reddito di impresa: imprese individuali, società di persone (Snc e Sas), società di capitali (Spa, Sapa, Srl, cooperative). La legge non pone vincoli circa l'operatività del soggetto prima dell' entrata in vigore della norma. Il beneficio della nuova Tremonti è costituito dal risparmio di imposta (solo Irpef o Ires, in quanto l'incentivo non si estende all'Irap) pari alla metà della aliquota del contribuente moltiplicata per il valore dell'investimento.

    10 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/07/2009

    Non ci sarà nessuna sanatoria per le badanti, quella di questi giorni è «una polemica basata sul nulla» dice il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Poi, però, aggiunge: «Saremo attenti alle esigenze delle famiglie».
    In realtà, è già partita la macchina per trovare una soluzione alle migliaia di stranieri irregolari che prestano assistenza agli anziani, ai bambini, ai nuclei familiari. L'ipotesi al momento allo studio del Governo è quella di una regolarizzazione delle figure legate ai lavori, appunto, tipici per la famiglia, come colf e badanti (ma non solo). Si tratta, in sostanza, della richiesta che per primo ha avanzato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla famiglia presso la Presidenza del Consiglio. Lo stesso Giovanardi tiene a precisare che «i colleghi della Lega tuonano contro la sanatoria generalizzata, ma io non ho mai parlato di una cosa del genere».
    La soluzione di un nuovo decreto flussi, invece, risulta incerta e debole rispetto alla normativa appena introdotta e al panico scatenato dal reato di clandestinità. Maroni, peraltro, ricorda che «già da ora, prima dell'entrata in vigore del ddl sicurezza, i lavoratori in nero sono puniti. E se sono stranieri rischiano già adesso l'espulsione». Con la nuova legge, però, scatta anche il reato di clandestinità «e si raddoppia la strada che porta all'espulsione» sottolinea il ministro.
    Il decreto flussi - un testo amministrativo - è un provvedimento di rango inferiore rispetto alla legge. Se si vuole normalizzare le tante situazioni di stranieri irregolari ci vuole, invece, un'altra norma dello stesso livello: basterebbe, in teoria, un emendamento al decreto legge anticrisi, appena approvato dall'Esecutivo, per garantirsi un'approvazione rapida in Parlamento. Anche perchè se si facesse ricorso a un decreto flussi ogni lavoratore straniero rischierebbe l'espulsione almeno finchè non arriva dagli uffici del Viminale l'ok definitivo alla domanda: i tempi possono essere molto lunghi e si potrebbe così prolungare questo stato di incertezza e di paura che i ministri del governo tentano ogni giorno di dissimulare. Ieri anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha voluto essere rassicurante sostenendo che «nessuna badante di nessun paese straniero andrà in galera».
    Se le previsioni di intervento formulate finora si confermeranno, tutti coloro che potranno dimostrare di aver lavorato per attività di tipo familiare e di essere entrati in Italia fino a una certa data - quantomeno prima dell'entrata in vigore della legge - dovrebbero avere la possibilità di mettersi in regola. Circola anche l'ipotesi, in analogia al provvedimento simile deciso dal secondo governo Berlusconi nel 2002, di stabilire il pagamento di una somma forfetaria dei contributi non versati. A questa cifra andrà sommata la tassa di soggiorno prevista dall'ultimo Ddl, che va definita tra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro.
    Non sarebbe, insomma, una sanatoria. Quest'ultima strada, ha ricordato Maroni, «è fortemente sconsigliata dal patto europeo sull'immigrazione». C'è da star certi, peraltro, che se il progetto di regolarizzazione ad hoc andrà avanti, il Viminale metterà paletti severi alle domande che affluiranno copiose: già con le istanze per i decreti flussi, infatti, l'Interno si è accorto delle scappatoie utilizzate per far passare come lavoratori figure, invece, assai opache. Resta poi il solito problema legato a questo genere di provvedimenti: un nuovo, consistente afflusso di immigrati, attratti dall'effetto mediatico. È assai probabile, perciò, che le smentite su una decisione del genere scatteranno comprensibilmente fino all'ultimo minuto.

    Marco Ludovico - 08 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  09/07/2009

    Le aziende non in sicurezza non possono utilizzare la detassazione degli utili per investimenti da effettuare. La misura consentirà di portare in detrazione il 50% dell'importo degli investimenti da effettuare fino al 30 giugno 2010, ma chi non rispetta le norme sulla sicurezza sarà escluso.

    L'entrata in vigore del decreto legge darà la possibilità di avviare l'acquisizione dei beni per poter usufruire dell'agevolazione. Saranno agevolabili solo particolari categorie di macchinari e attrezzature, a meno di ampliamenti della misura in fase di conversione in legge. Sono esclusi dalla prima formulazione sia i capannoni e gli investimenti in opere murarie, ma anche l'acquisto di mezzi di trasporto, le apparecchiature elettriche e le strumentazioni informatiche quali pc e server.

    L'esclusione varrà a decorrere dal periodo di imposta 2010, pertanto il beneficio sarà posticipato di molti mesi rispetto all'effettuazione dell'investimento.

    R. Lenzi – 06 luglio 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  08/07/2009

    Il fisco può inchiodare una società facendo indagini sul conto in banca del manager. È infatti legittimo l'accertamento basato su versamenti ingiustificati sul conto dell'amministratore di una società.

    È di nuovo stretta sull'accertamento induttivo quella fatta dalla Cassazione che, con la sentenza n. 15172 del 26 giugno 2009, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate capovolgendo la decisione della commissione tributaria regionale della Liguria. Quasi sessantamila euro non giustificati. Questa la somma che la guardia di finanza aveva trovato sui conti del rappresentante legale e amministratore di una srl genovese.

    D. Alberici – 04 luglio 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  07/07/2009

    Novità sulla data di valuta e disponibilità economica di assegni, risarcimento in caso di ritardo nella surrogazione del mutuo. Per il massimo scoperto, poi, commissione omnicomprensiva non superiore allo 0,5% per trimestre dell'importo dell'affidamento. Ma ci sono anche fondi per 284 milioni di euro per la ricostituzione del Fondo Ida (International Development Association), sportello confessionale della Banca Mondiale. Una norma riguarda il sistema "Export banca" e consente tramite la Cassa depositi e prestiti l'utilizzo dei fondi del decreto legge 269/2003, per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese quando le operazioni sono assistite da garanzia di Sace spa. Ecco, nel dettaglio, le disposizioni che interessano le banche e il flusso del credito all'economia.

    Assegni e bonifici, valuta per il beneficiario. Dal 1° novembre 2009, la data di valuta per il beneficiario per tutti i bonifici, gli assegni circolari non potrà superare un giorno lavorativo successivo alla data del versamento. Per gli assegni bancari non potrà mai superare tre giorni.

    Assegni e bonifici, disponibilità economica per il beneficiario. Dal 1° novembre 2009, la data di disponibilità economica per il beneficiario non può mai superare 4 giorni lavorativi successivi alla data del versamento per bonifici e assegni circolari, mentre per gli assegni bancari non potrà andare oltre i cinque giorni lavorativi successivi alla data del versamento. A decorrere dal 1° aprile 2010, la data di disponibilità economica non potrà mai superare i 4 giorni per tutti i titoli. È nulla ogni pattuizione contraria.

    Banche e fondi. Per adempiere agli impegni dello Stato italiano derivanti dalla partecipazione a banche e fondi internazionali è autorizzata la spesa di 284 milioni di euro per l'anno 2009, in soli termini di competenza. I fondi servono per la ricostituzione del Fondo Ida (International Development Association), sportello confessionale della Banca Mondiale. Per il primo semestre 2009, infatti, era emersa la problematica dei ritardi nell'attivazione di iniziative legislative di rifinanziamento della partecipazione italiana alla ricostituzione del capitale di banche e fondi internazionali, a fronte di procedure negoziali già chiuse con le istituzioni.

    Massimo scoperto: tetto allo 0,5 per cento. L'ammontare del corrispettivo omnicomprensivo non può superare lo 0,5%, per trimestre, dell'importo dell'affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione. Il ministro dell'Economia, con propri provvedimenti, assicurerà la vigilanza sull'osservanza delle prescrizioni del presente articolo. Le disposizioni sono operative dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto di manovra estiva.

    Sistema di "Export banca". Il ministro dell'Economia con propri decreti autorizza e disciplina le attività di Cassa depositi e prestiti spa al servizio di Sace spa per dare vita, a condizioni di mercato, a un sistema integrato di "export banca". Tra le operazioni di interesse pubblico che possono essere attivate dalla Cassa depositi e prestiti spa, con l'utilizzo dei fondi previsti dall'articolo 22, commi 1 e 2, del decreto-legge 185/2008, convertito con modificazioni dalla legge 2/2009, rientrano anche le operazioni per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese quando le operazioni sono assistite da garanzia o assicurazione della Sace spa. La disposizione ha lo scopo di consentire l'utilizzo dei fondi dell'articolo 5, comma 7, lettera a) del decreto legge 269/2003, per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese quando le operazioni sono assistite da garanzia di Sace spa.

    Surrogazione del mutuo. Se la surrogazione del mutuo non si perfeziona entro 30 giorni dalla data della richiesta da parte della banca cessionaria alla banca cedente dell'avvio delle procedure di collaborazione interbancarie ai fini dell'operazione di surrogazione, la banca cedente è comunque tenuta a risarcire il cliente l'1% del valore del mutuo per ciascun mese o frazione di mese di ritardo. Resta ferma la possibilità per la banca cedente di rivalersi sulla banca cessionaria nel caso il ritardo sia dovuto a cause imputabili a quest'ultima. Le disposizioni sono operative dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto di manovra estiva.

    Nicoletta Cottone - 30 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  06/07/2009

    Adeguamento agli studi di settore: già rateizzabile il versamento Iva in scadenza il 6 luglio. Lo ricorda con una nota l'Agenzia delle entrate. Il decreto anticrisi 78/2009, la cosiddetta manovra d'estate, al comma 6 dell'articolo 15, ha previsto che può essere utilizzata la modalità di pagamento rateale anche per il versamento dell'Iva da adeguamento agli studi di settore.

    I contribuenti che esercitano attività economiche alle quali sono applicati gli studi di settore potranno, dunque, eseguire i versamenti dell'imposta in forma rateale già a partire dalla scadenza del 6 luglio prossimo. L'Agenzia delle Entrate precisa che in questo caso, in sede di compilazione del modello F24, non occorrerà fornire indicazioni circa l'eventuale rateazione.

    02 luglio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  03/07/2009

    Si avvicina la scadenza del versamento dei contributi a favore dei lavoratori domestici. Entro il 10 luglio occorre infatti pagare la contribuzione relativa al trimestre aprile-giugno.

    Si tratta del secondo appuntamento di quest'anno, per cui la scadenza non presenta novità riguardo le quote contributive (sono le stesse di quelle pagate in occasione del precedente appuntamento dello scorso aprile), ma richiede piuttosto una particolare attenzione relativamente alla disciplina delle ferie estive.

    G. Leonardi – 1 luglio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  02/07/2009

    Sanzione pecuniaria da 5mila a 20mila euro per il venditore che non allega al rogito di compravendita di un edificio sito in Lombardia l'attestato di certificazione energetica (Ace) e obbligo del notaio di notificare "all'organismo regionale di accreditamento" la stipula di rogiti privi di Ace. Lo stabilisce la legge della Regione Lombardia n.10 del 29 giugno 2009, pubblicata sul Bollettino ufficiale lombardo 30 giugno, in vigore da oggi. Se dunque dal 1° luglio 2009 in tutta Italia occorre osservare le disposizioni della legge statale sulla "dotazione" dei fabbricati con l'attestato di qualificazione energetica (Aqe), facilmente derogabile con una clausola contrattuale ad hoc (a meno che si tratti di edifici di recente costruzione), per i fabbricati ubicati in Regioni che hanno emanato proprie disposizioni in materia occorre seguire la disciplina della Regione.

    A. Busani – 01 luglio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  01/07/2009

    Va trasmesso solo il codice fiscale di chi usufruisce del contributo per l'acquisto del decoder digitale. Dall'agenzia delle entrate al ministero dello sviluppo economico non deve transitare altro. La prescrizione è del garante della privacy che in un suo provvedimento (doc. web 1612009) ha posto alcuni paletti a tutela del tele-utente.

    Tutto parte dalla esigenza di far avere al ministero i dati dei soggetti che possono avvantaggiarsi del contributo (residenti nelle aree interessate dalla transizione alla nuova tecnologia, abbonati in regola con il pagamento del canone Rai e, titolari di reddito pari o inferiore a 10 mila euro e di età pari o superiore a 65 anni). Il contributo viene erogato con uno sconto sul prezzo del decoder e successivo rimborso al rivenditore per il tramite di Poste Italiane spa.
    Il rivenditore consulterà un sito e verificare se l'acquirente rientra tra gli aventi diritto. Secondo il Ministero era necessario acquisire i dati dei destinatari del contributo preventivamente selezionati dall'Agenzia delle entrate e consentire ai rivenditori la conservazione dei dati fino alla conclusione del passaggio al digitale da parte di tutte le emittenti (cosiddetto switch off) e conseguente conclusione delle procedure di rimborso dei contributi.

    A. Ciccia – 30 giugno 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  30/06/2009

    Vittoria a metà per le banche nella trattativa con il governo per modificare le commissioni di massimo scoperto. Il regime viene modificato e non cancellato come prevedeva la prima bozza del decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Nell'ultima versione del testo, si stabilisce che «allo scopo di accelerare e rendere effettivi i benefici derivanti dal divieto della commissione di massimo scoperto... l'ammontare del corrispettivo omnicomprensivo... non può comunque superare lo 0,5 per cento, per trimestre, dell'importo dell'affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione». Una netta inversione di rotta rispetto all'orientamento iniziale che prevedeva la «nullità» di tutte le eventuali clausole con lo stesso scopo o finalità della commissione di massimo scoperto. Da registrare, tuttavia, la riduzione dell'importo massimo applicabile rispetto alle percentuali massime applicate fino ad oggi dagli istituti di credito.

    «Il Ministro dell'Economia e delle Finanze - prevede il testo - assicura, con propri provvedimenti, la vigilanza sull'osservanza delle prescrizioni del presente articolo» che prevede anche un'altro piccolo vantaggio per gli istituti di credito: l'entrata in vigore delle nuove norme sul massimo scoperto non è contestuale all'emanazione del decreto legge, ma è rinviata al momento della conversione in legge. Quindi le banche avranno due mesi di tempo in più per adeguarsi. Secondo fonti bancarie, inoltre, è probabile che nella versione definitiva del decreto questo termine si allunghi ulteriormente.

    Novità sui mutui
    Nello stesso comma è prevista anche un'altra novità per le banche e riguarda i mutui. Le banche che ritarderanno la surrogazione dei contratti di mutuo oltre i 30 giorni dalla richiesta della banca cessionaria, la banca cedente dovrà pagare una penale pari all'1% dell'importo del mutuo per ogni mese o frazione di mese di ritardo. Viene dunque capovolta la logica applicata fino ai decreti Bersani che imponeva la penale al cliente che estingueva il mutuo. Considerato quanto hanno ottenuto le banche sul massimo scoperto, non si puo' escludere che in sede di trattative abbiano dovuto accettare una modifica sui mutui a vantaggio dei risparmiatori.

    Giuseppe Chiellino - 26 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/06/2009

    Continua la discesa dei tassi Euribor, che al fixing di questa mattina hanno registrato i nuovi minimi storici. La scadenza a un mese base 360 è infatti scesa allo 0,783% dallo 0,828% di ieri, mentre il tasso a 3 mesi ha toccato l'1,12% (da 1,145%). La notizia sarà senz'altro salutata con un certo sollievo dalle famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile, i cui interessi sono proprio legati a questo tipo di tassi interbancari. A fine giugno, fra l'altro, saranno riparametrate le rate di molti prestiti casa, compresi quelli semestrali che ancora sono legati ai tassi di fine 2008, e c'è da mettere conto nei prossimi mesi un forte sconto rispetto al passato negli esborsi da versare alle banche.

    Possibili nuove discese
    La dinamica dei tassi Euribor è in questi giorni fortemente influenzata dalla mossa senza precedenti della Banca centrale europea, che mercoledì scorso ha di fatto inondato di liquidità i mercati attraverso un'asta a 12 mesi da 442 miliardi di euro che non trova precedenti nel passato. Una situazione anomala, questa, che nel breve termine è presumibilmente destinata ancora a condizionare i tassi interbancari: «Non è escluso - sostiene Giuseppe Maraffino, strategist sul reddito fisso di UniCredit Group - che nei prossimi giorni si possa assistere un'ulteriore riduzione del tasso Euribor a un mese a causa dell'abbondante liquidità presente sui mercati. Nel medio termine, tuttavia, i tassi interbancari dovrebbero tornare ad avvicinarsi a quell'1% che resta l'obiettivo finale perché è il tasso di rifinanziamento Bce». I tassi impliciti ricavabili dai future sull'Euribor a 3 mesi indicano un ulteriore calo all'1,03% per settembre e una parziale ripresa fino all'1,14% entro fine anno.

    Maximilian Cellino - 26 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  26/06/2009

    Paga l'Irap l'avvocato che ha anche un solo dipendente part-time, nonostante il modesto impiego di beni strumentali, «di esiguo valore».

    La linea dura arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 14693 del 23 giugno 2009, ha respinto il ricorso di un legale che aveva chiesto il rimborso dell'imposta perché, aveva sostenuto, nella sua attività si era fatto aiutare «da un solo dipendente part-time e aveva impiegato nell'attività di studio beni strumentali modesti». Subito il professionista aveva impugnato il silenzio rifiuto dell'amministrazione finanziaria ma la commissione tributaria provinciale di Firenze aveva bocciato il ricorso.

    La decisione era stata poi confermata dalla commissione regionale. Così l'avvocato ha fatto ricorso in Cassazione ma ha perso definitivamente vedendo tramontare la possibilità del rimborso.

    D. Alberici – 25 giugno 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  25/06/2009

    L'Agenzia delle entrate ricorda che il 30 giugno è il termine ultimo per l'invio, da parte degli enti del volontariato iscritti nell'elenco del 5 per mille 2009, della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante il perdurare del possesso dei requisiti che danno diritto al beneficio.

    La dichiarazione sostitutiva deve essere resa dal legale rappresentante dell'ente su modello conforme a quello approvato con allegata copia del documento di riconoscimento di chi sottoscrive. Dichiarazione e documento vanno trasmessi a mezzo raccomandata r.r. alla Dre nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell'ente.

    Tratto da Italia Oggi – 24 giugno 2009

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  • Fisco e tasse  »»  24/06/2009

    Rimborsi a rischio se c'è un ruolo. Con la creazione di un apposito modello di adesione, Equitalia spa e l'Agenzia delle entrate, si accingono a proporre una sorta di conciliazione nei confronti dei contribuenti che pur vantando un credito nei confronti dell'erario ne risultano allo stesso tempo anche debitori. In questi casi gioco forza il destinatario sarà invitato a scegliere tra ricevere l'eventuale differenza tra ciò che deve e ciò che gli spetta oppure affrontare la ripresa delle attività coattiva da parte dell'agente della riscossione che gestisce il ruolo. A rendere operativo da un punto di vista eminentemente pratico l'art. 2 comma 13 del dl 262/2006 ci pensa un comunicato stampa (che annuncia la relativa direttiva) del 15 giugno 2009 con il quale l'ente a partecipazione pubblica che gestisce il sistema di recupero coattivo dei tributi presenta il modello di adesione.

    tratto da Italia Oggi - 22 giugno 2009 –

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  • Lavoro e previdenza  »»  23/06/2009

    Pochi giorni di differenza sulla carta d'identità possono obbligare da mercoledì 1° luglio a un anno di lavoro in più.

    Giuseppe e Vincenzo, classe 1951, sono impiegati in una piccola azienda metalmeccanica del bergamasco. Sono stati assunti entrambi nel 1973, a gennaio. Dopo 36 anni di attività hanno deciso di andare in pensione di anzianità. Giuseppe è nato il 28 giugno 1951, a fine mese matura i requisiti di legge, 58 anni di età e 36 di contributi Inps, un anno in più del minimo previsto. Vincenzo è poco più giovane: è nato il 1° luglio '51, per un giorno dovrà lavorare ancora un anno e aspettare per la domanda di pensione il 1° luglio 2010, quando avrà 59 anni e 37 di contributi. Ne sarebbero bastati 36 per raggiungere quota 95 tra età e versamenti contributivi.

    95 è, infatti, il numero chiave per poter andare in pensione da mercoledì 1° luglio e fino al 31 dicembre 2010. È la somma tra età e contributi e il primo addendo non può essere inferiore a 59. Fino a martedì 30 giugno è possibile, invece, andare in pensione di anzianità con 58 anni e 35 di contributi. È stato il Governo presieduto da Romano Prodi, con la legge 247/2007, a introdurre il sistema delle quote per eliminare lo scalone stabilito dalla legge approvata, nel 2004, sotto il Governo di Silvio Berlusconi. Senza correttivi, nel 2008 l'età per la pensione di anzianità sarebbe balzata a 60 anni (61 per gli autonomi) con un aumento d'un botto di tre anni. Dal 2010 sarebbero stati necessari 61 anni (62 per gli autonomi) e 35 anni di contributi.

    Con la legge 247/2007 si è deciso, invece, per un sistema più graduale. Dal 1° luglio si passa da 58 anni e 35 di contributi (59 per gli autonomi) alle quote: 95, appunto, fino al dicembre 2010 per i dipendenti, sia pubblici che privati, con un minimo di 59 anni di età; 96 dal 2011 con almeno 60 anni e 97 dal 2013, con un minimo di 61 anni. Per gli autonomi, i requisiti sono più severi di un anno: quota 96 fra il 2009 e il 2010 (con 60 anni di età per l'ingresso), 97 nel 2011 (e 61 anni), 98 nel 2013 (con il minimo di 62 anni). Resta, invece, svincolato dall'età (tranne per l'effettivo pagamento degli assegni) il diritto alla pensione di chi ha accumulato 40 anni di contributi. Con la legge 247 si è praticamente chiusa la pensione di anzianità per le donne: da luglio basterà, infatti, lavorare un anno in più per aver diritto al più ricco trattamento di vecchiaia. Per le donne l'unica forma di anticipo resta la pensione contributiva, che però è penalizzante nella misura dell'assegno e richiede 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 per le autonome).

    Maturare i requisiti per il diritto non è, però, il lasciapassare per il pagamento dell'assegno. Per questo occorre attendere qualche mese lavorando. Nel nostro esempio, la pensione arriverà il 1° gennaio 2010 per Giuseppe, e il 1° luglio 2011 per Vincenzo. Le pensioni di anzianità, infatti, hanno due decorrenze: 1° gennaio dell'anno successivo per chi ha i requisti nel primo semestre, 1° luglio dell'anno successivo per chi li compie nel secondo semestre. Se Giuseppe fosse un autonomo l'attesa sarebbe più lunga: fino a luglio 2010. E per chi compie i requisiti nel secondo semestre l'assegno è pagato dal gennaio del secondo anno successivo.

    Quote e finestre, quattro in un anno per chi ha almeno 40 anni di contributi e per chi va in pensione di vecchiaia, sono le ultime variabili per tentare di far quadrare i conti della previdenza. E da gennaio saranno ridotti i coefficienti per il calcolo degli assegni per coloro che avranno una pensione con il calcolo contributivo o misto, così da tener conto dell'allungamento della vita. Intanto, a distanza di un anno e mezzo, si torna a parlare di riforma. Per le donne nel pubblico impiego è probabile l'innalzamento dell'età della pensione di vecchiaia, in seguito a una sentenza della Corte Ue. In generale si fa strada l'ipotesi di rendere flessibile l'età del trattamento di vecchiaia. Per Giuseppe e Vincenzo, insomma, la previdenza richiede un aggiornamento continuo.

    M.C. De Cesari/S. D'Onofrio - 22 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  22/06/2009

    L'acquisto di un fabbricato abitativo da parte di una società di trading immobiliare sconta l'imposta di registro con l'aliquota dell'1 per cento (e le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa) solo se si tratta di una cessione effettuata da un'impresa in esenzione da Iva: questo trattamento agevolato non si applica dunque se il venditore non sia un soggetto Iva, come accade nel caso della vendita effettuata da una persona fisica che non agisca nell'esercizio di una attività di impresa. È quanto ribadito ieri dal ministero dell'Economia in risposta a un'interrogazione parlamentare. Il Fisco si era già espresso in passato su questo argomento nella risoluzione 93/E del 10 giugno 1999 per il caso della cessione, fuori campo Iva, effettuata da un ente regionale di sviluppo agricolo.

    La norma è quella contenuta nell'articolo 1, comma 1, quinto periodo, della Tariffa parte prima allegata al Dpr 131/86 (Testo unico dell'imposta di registro). Il principale presupposto per l'applicazione del trattamento agevolato è infatti che si tratti di un acquisto in esenzione Iva ai sensi dell'articolo 10, comma 1, n. 8-bis del dpr 633/72, vale a dire che la cessione abbia ad oggetto un fabbricato non strumentale (e, quindi, essenzialmente, un fabbricato abitativo) e che sia posta in essere da: un soggetto Iva che non abbia costruito il fabbricato o che non vi abbia eseguito gli interventi di restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia o ristrutturazione urbanistica; un soggetto Iva che abbia costruito il fabbricato o che vi abbia eseguito i predetti interventi di recupero, ma siano decorsi quattro anni dall'ultimazione dei lavori (a meno che i fabbricati siano stati locati per un periodo non inferiore a quattro anni in attuazione di programmi di edilizia residenziale convenzionata, caso nel quale la cessione è imponibile a Iva, e non esente).

    Per beneficiare del trattamento agevolato occorre però che ricorrano anche altre condizioni:
    - che l'acquirente sia un'impresa il cui «oggetto esclusivo o principale» sia il - trading immobiliare. La ricorrenza di questo requisito si ha qualora l'oggetto sociale - ove si tratti di un acquirente in forma societaria - riporti questa previsione, qualora il codice d'attività Iva sia con essa congruente e qualora infine l'attività effettivamente esercitata corrisponda con questa previsione normativa;
    - l'acquirente espliciti, nell'atto di acquisto, la propria intenzione di effettuare la rivendita del fabbricato non oltre tre anni dall'acquisto.

    Qualora quest'ultima condizione non si realizzi, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura ordinaria e si rende applicabile una sanzione del 30% oltre agli interessi di mora. Dalla scadenza del triennio decorre il termine per il recupero delle imposte ordinarie da parte dell'amministrazione finanziaria.

    A. Butani - 18 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/06/2009

    Equitalia invierà ai contribuenti proposte di compensazione per 100 milioni. Sarà questo il primo effetto della direttiva di Equitalia Spa, la 6/2009 del 15 giugno, alle società partecipate, per permettere la compensazione tra crediti tributari e cartelle esattoriali, secondo quanto previsto dal DL 262 del 2006.

    Secondo quanto fanno sapere da Equitalia, la possibilità di compensazione sarà attivabile se i contribuenti sono debitori di un tributo erario o di un tributo locale. Il primo scaglione di proposte di transazione riguarda solo le persone fisiche (Agenzia e società di riscossione stanno lavorando a una successiva per gli enti diversi dalle persone fisiche) e sarà indirizzata a circa 166 mila soggetti, con importi medi di poco superiori ai 600 euro per ciascuna compensazione.

    A. Criscione – 18 giugno 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  18/06/2009

    La riduzione degli interessi sui pagamenti e rimborsi dei tributi è finalmente ufficiale. È stato infatti pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 136 di ieri il provvedimento che ha disposto il "taglio" degli interessi su pagamenti e rimborsi delle imposte. Si tratta del decreto 21 maggio 2009: la nuova rimodulazione degli interessi agevola i pagamenti rateali, ma riduce i benefici per chi deve avere i rimborsi dal Fisco. In particolare, sono agevolati i contribuenti che pagano a rate le imposte e i contributi che risultano dalle dichiarazioni annuali dei redditi, dell'Iva e dell'Irap, Unico compreso. La vecchia misura del 6% annuo, finora chiesta dal Fisco, si abbassa al 4% annuo. L'effetto di questa misura è immediato, nel senso che il 4% annuo potrà essere applicato dai pagamenti delle imposte dovute in relazione alle dichiarazioni che saranno presentate dal 1° luglio, e, quindi, anche per i versamenti in scadenza da oggi, 16 giugno. Infatti, considerato che i termini per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, dell'Iva e dell'Irap scadono dopo il 1° luglio, è facile prevedere che tutte le dichiarazioni saranno presentate a partire da tale data. Per esempio, scade il 15 luglio 2009 il termine per la presentazione telematica dei modelli 730/2009, da parte dei sostituti d'imposta, dei Caf e degli altri intermediari abilitati. Per le altre dichiarazioni relative al 2008 (Iva, Irap e modelli Unico), il termine scade invece il 30 settembre 2009.

    Si deve rilevare che, in base alle norme che fissano al 4% la misura degli interessi sui pagamenti rateali, sono escluse dal beneficio le persone fisiche che presentano le dichiarazioni Unico PF2009 alla posta entro il 30 giugno 2009 e scelgono di eseguire i versamenti in modo rateale.

    Con la misura del 4% si mette anche fine alla misura del 6% finora chiesta ai contribuenti che pagavano a rate le somme dovute in base alle dichiarazioni annuali. Dal 2004, infatti, ai contribuenti il Fisco ha chiesto gli interessi del 6% sulle rate delle imposte che risultano dalle dichiarazioni annuali di redditi, Iva e Irap. Interessi che non tenevano conto di un precedente decreto, del 27 giugno 2003, che aveva previsto l'applicazione di interessi del 2,75% più un aumento dell'1 per cento.

    Il nuovo decreto, rideterminando le misure degli interessi, chiede, giustamente, di più a chi paga dopo l'iscrizione a ruolo e meno a chi paga spontaneamente.

    Occorre infine sottolineare che il decreto "taglia interessi" stabilisce, all'articolo 1, comma 1, che dal 1° gennaio 2010 gli interessi per ritardato rimborso delle imposte pagate saranno ridotti dall'attuale 2,75% annuo al 2% annuo. Questa riduzione fa sperare che dal 1° gennaio 2010 saranno di nuovo abbassati gli interessi per chi paga spontaneamente a rate le imposte di Iva, 730, Unico e Iva. Tenendo conto dell'aumento di un punto percentuale, previsto dall'articolo 20 del decreto legislativo 241/97, gli interessi per i pagamenti a rate potrebbero ridursi al 3% (2% più 1 punto percentuale).

    Tonino Morina - 16 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/06/2009

    Dopo numerosi rinvii, in applicazione dell’art. 154, comma 1, lettera c e lettera h del Codice privacy, il Garante ha regolamentato il ruolo dell’Amministratore di Sistema disponendo perché si provveda all’adempimento entro il 30/06/2009.
    Le disposizioni interessano i titolari di dati personali che effettuano il trattamento con strumenti elettronici. E’ necessario quindi riportare sul DPS gli estremi identificativi della persona (o delle persone) che nell’ambito della organizzazione aziendale ricoprono la funzione di A.S..
    Nel caso in cui non si sia avuto l’obbligo di redigere il DPS occorre comunque, entro lo stesso termine, redigere un documento che riporti le informazioni richieste, conservandolo ed aggiornandolo a disposizione di eventuali controlli dell’ Autorità Garante della Privacy.
    Oltre alle generalità della persona investita di tale ruolo, nel documento dovranno anche essere specificate le mansioni ed i compiti attribuiti all’ Amministratore di Sistema.

    Ciascuna organizzazione dovrà assegnare all’ A.S. compiti specifici attinenti alle proprie esigenze e specificità. Tuttavia, generalizzando, possiamo riassumere quali sono sostanzialmente i campi di azione di questa figura professionale.

    Egli dovrà:
    - sovrintendere al funzionamento dell’intero sistema informativo;
    - sovrintendere al funzionamento delle apparecchiature di protezione;
    - effettuare interventi di manutenzione hardware e software sui sistemi operativi e applicativi;
    - sovrintendere all’operato sugli interventi di tecnici esterni;
    - regolamentare il sistema di autenticazione degli utenti e il rilascio delle password di accesso;
    - pianificare e verificare la corretta funzionalità dei sistemi di sicurezza informatica (backup, sistemi anti intrusione, gruppo di continuità elettrica);
    - mantenere l’efficienza dell’intera infrastruttura.

    Sono esentate dall’applicazione tutte quelle organizzazioni che trattano dati ad esclusiva finalità amministrativo-contabile. Giova rilevare che il Garante, pur richiedendo all’ A.S. indubbie competenze tecniche, pone l’accento sulla necessità che il Titolare dei Dati per la designazione provveda ad una rigorosa valutazione in primis della esperienza ed affidabilità del soggetto . Si può pertanto affermare che, in qualche modo, pur essendo l’ A.S. una figura assimilabile al semplice “incaricato”, egli debba soddisfare a requisiti almeno equipollenti a quelli del “Responsabile per la Privacy”.

    Si dovrà inoltre ricorrere a designazioni individuali anche nel caso di nomina di più A.S. per la stessa organizzazione e per ciascun nominato si dovranno elencare i singoli ambiti di intervento ed operatività assegnati. Almeno annualmente, poi, si dovrà sottoporre a verifica l’operato dell’ A.S. eventualmente apportando le modifiche necessarie.

    Operativamente il Garante prescrive che l’A.S. provveda all’adozione di sistemi idonei alla registrazione degli accessi logici (access log) ai sistemi di elaborazione ed agli archivi elettronici. Tali registrazioni dovranno essere complete, inalterabili e verificabili quanto ad integrità . Le registrazioni dovranno comprendere i riferimenti temporali e la descrizione dell’evento che le ha generate. Dovranno inoltre essere conservate per un periodo minimo di sei mesi.

    La funzione di Amministrazione di Sistema può anche essere affidata a soggetti esterni (outsourcing), fermo restando che dovranno essere conservate presso il Titolare dei dati le generalità delle persone fisiche che svolgono l’incarico richiesto.

    Deve inoltre essere comunicata a tutto il personale della organizzazione l’istituzione e le generalità dell’A.S. ed a tal fine si possono divulgare tali informazioni aggiungendole alla cosiddetta Informativa ai Dipendenti o con tutti gli altri mezzi a disposizione: bacheca aziendale, posta interna, rete elettronica interna, etc.

    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  17/06/2009

    No alle compensazioni usate come bancomat, via a una task force per recuperare un miliardo di compensazioni indebite. L'ha messa in campo l'Agenzia delle Entrate per contrastare, tramite controlli mensili, l'utilizzo illecito delle compensazioni. L'annuncio è giunto dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nel corso di una conferenza stampa nel quartier generale dell'Agenzia a Roma. Ancora troppi, infatti, non pagano le imposte al fisco indicando di aver diritto a compensazioni inesistenti.

    Dall'inizio dell'anno 317 milioni di compensazioni indebite. L'obiettivo, ha detto Befera, «è quello di stroncare il fenomeno mettendo fine all'utilizzo delle compensazioni di imposta in maniera patologica da parte delle imprese, che le utilizzano come se fossero un bancomat per non pagare le imposte al fisco, e combattendo le frodi più complesse mediante l'analisi delle posizioni ad alto rischio». In particolare, sono pari a 317 milioni le compensazioni indebite individuate dall'Agenzia nei primi mesi dell'anno: si tratta di 150 milioni di compensazioni indebite relative a crediti Iva e di 170 milioni relativi a veri e propri fenomeni di frode nei confronti del fisco.

    Avviato il recupero dell'Iva evasa. Sul fronte dei crediti Iva sotto la lente del fisco, come ha spiegato Luigi Magistro, direttore dell'Accertamento dell'Agenzia, ci sono «8mila soggetti che nel modello F24 hanno utilizzato in compensazione crediti Iva per un ammontare complessivo di alcune centinaia di milioni di euro, pur non avendo presentato la relativa dichiarazione». Per questi contribuenti è già stato avviato il recupero delle imposte e dei contributi pagati in compensazione di crediti inesistenti.

    Frodi realizzate soprattutto in Lombardia. Dai dati forniti dall'Agenzia emerge che in testa alla lista della task force dell'Agenzia ci sono le frodi messe in atto tramite società fittizie e attività illecite dei consulenti che agevolano comportamenti fraudolenti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di "società cartiere". Per esempio nel biennio 2007-2008 e nei primi tre mesi del 2009 sono considerate a rischio compensazioni per 170 milioni di euro messe in atto da circa 200 soggetti concentrati in Lombardia (56%), Lazio (11%), Emilia Romagna (8%) e per il 6% in Puglia, Veneto e Campania. Il settore più interessato è l'edilizia con il 47% dei soggetti interessati e il 56% dell'ammontare dei crediti realizzati in compensazione.

    Serve una legge per prevenire il fenomeno a monte. Befera ha annunciato che presto «sarà presentata al ministro dell'Economia una proposta normativa perché l'azione dell'Agenzia delle Entrate non sia più solo di repressione del fenomeno ma anche di prevenzione, mediante controlli eseguiti prima che avvengano le compensazioni».

    Nicoletta Cottone - 15 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/06/2009

    Conto alla rovescia per i versamenti di Unico e dell'Ici, abolito per le prime case ma ancora in vigore per seconde abitazioni, negozi e uffici. Martedì 16 scadono i termini entro i quali i contribuenti si dovranno presentare alla cassa per pagare. È questo il primo di una lunga serie di appuntamenti fiscali concentrati nel mese di giugno che dovrebbe invece vedere una proroga per gli studi di settore. Per commercianti e artigiani, infatti, considerato che solo da poco hanno avuto la modulistica a disposizione, la scadenza dovrebbe essere spostata al 6 luglio. Ecco un promemoria con le principali scadenze fiscali di questo mese.

    Lunedì 15. Entro questa data i Caf, i Centri di Assistenza fiscale debbono consegnare ai contribuenti che hanno fatto il 730 il Modello e il prospetto di liquidazione.

    Martedì 16. Scade il termine per il versamento, da parte dei contribuenti persone fisiche o società, in unica soluzione o come prima rata delle imposte Irpef e Irap a titolo di saldo per il 2008 e di primo acconto per il 2009. La stessa data vale per il pagamento delle tasse sui redditi sottoposti a tassazione separata (con aliquota del 20%).

    Scadenza nello stesso giorno anche per l'Ici: l'imposta comunale sugli immobili è stata abolita per la casa di abitazione ma sopravvive su tutte le altre tipologie tra cui seconde case, abitazioni date in locazione, uffici, negozi. Entro il 16 giugno deve essere versato l'acconto Ici per il 2009. Scade inoltre il termine per i versamenti Iva sia per i contribuenti che hanno scelto di pagare mensilmente, sia per coloro che hanno il pagamento rateale, sia per i cosiddetti contribuenti "minimi".

    Mercoledì 17. E' l'ultimo giorno utile per la regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati, o effettuati in misura insufficiente, entro il 18 maggio 2009 (si tratta del cosiddetto “ravvedimento operoso”).

    Martedì 30 giugno. Lunga la lista delle scadenze a fine mese.

    Bollo auto: Il pagamento della tassa automobilistica deve essere effettuato dai proprietari di autobus, rimorchi e motori fuori bordo con bollo in scadenza a maggio 2009.

    Affitti: i titolari di contratti di locazione sono tenuti al versamento dell'imposta di registro sui contratti nuovi o rinnovati tacitamente con decorrenza 1-6-2009.

    Unico: è l'ultimo giorno utile per l'invio della dichiarazione Unico per le persone fisiche non obbligate all'invio telematico. È da ricordare che l'invio cartaceo della dichiarazione interessa un numero sempre minore di contribuenti.

    Ravvedimento: entro questa data è possibile regolarizzare il versamento dell'Ici relativa all'anno 2008 non effettuato o effettuato in misura insufficiente.

    Rata: chi sceglie di pagare le tasse ratealmente, indicandolo nella dichiarazione Unico, è tenuto entro questa data a versare la seconda rata delle imposte dovute, con una maggiorazione a titolo di interessi dello 0,23%.

    Bonus famiglia: coloro che ancora non hanno fatto domanda per l'una tantum destinata quest'anno ai redditi più bassi (dai 200 ai 1.000 euro a seconda del reddito e del numero dei componenti della famiglia) debbono entro questa data presentare la richiesta all'Agenzia delle Entrate. La scadenza vale per coloro che hanno scelto di prendere a riferimento la situazione familiare e reddituale del 2008.

    14 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/06/2009

    Contribuenti alla cassa per pagare l'acconto Ici. Entro martedì 16 giugno deve essere versata la prima rata nella misura del 50% dell'imposta dovuta, calcolata sulla base dell'aliquota e delle detrazioni deliberate dal Comune nell'anno precedente. Non sono più tenuti al versamento dell'imposta i titolari di immobili adibiti ad abitazione principale. Tutti gli altri contribuenti, tra cui i titolari di seconde case, devono mettere mano al portafoglio e pagare l'imposta. Entro il 16 dicembre, poi, si dovrà versare la seconda rata, a saldo dell'Ici dovuta per l'intero anno, con eventuale conguaglio sull'acconto. A meno che i contribuenti non versino l'imposta dovuta in unica soluzione, se già conoscono le deliberazioni adottate dal Comune per l'anno in corso.

    Chi deve pagare
    Deve versare l'acconto chi ha fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli. L'obbligo ricade non solo sul proprietario, ma anche su chi è titolare di un diritto reale di godimento sull'immobile, in linea con quanto disposto dal Dlgs 504/92: il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, nonché del diritto di superficie, enfiteusi; il locatario finanziario e il concessionario di aree demaniali. Per quanto riguarda il momento in cui sorge il presupposto per il pagamento, per le aree edificabili basta la semplice adozione del piano regolatore generale da parte del consiglio comunale. L'obbligo di pagamento sui terreni, invece, è legato all'effettivo esercizio dell'attività agricola. Il valore si determina applicando all'ammontare del reddito dominicale che risulta in catasto, vigente al 1° gennaio dell'anno d'imposta, un moltiplicatore pari a settantacinque. Per i fabbricati, l'imposta va pagata dalla data di ultimazione dei lavori o dall'effettivo utilizzo.
    Nelle ipotesi di edificazione di un fabbricato, la base imponibile Ici è data dal valore dell' area, dalla data di inizio dei lavori di costruzione fino a quella di ultimazione, o fino al momento in cui il fabbricato è comunque utilizzato. L'Ici va pagata agli agenti della riscossione nella cui circoscrizione è compreso il Comune, al concessionario al quale è stato affidato l'incarico o su apposito conto corrente postale intestato alla Tesoreria, a seconda delle scelte fatte dall'ente. In alternativa si può ricorrere al modello F24 o, anche, al servizio telematico gestito da Poste Italiane.

    Chi non deve pagare
    Non pagano i titolari degli immobili adibiti ad abitazione principale. Sono escluse dal beneficio solo le unità immobiliari iscritte nelle categorie catastali A1, A8 e A9 (immobili di lusso, ville e castelli). Il beneficio si applica agli immobili che la legge parifica all'abitazione principale (appartenenti alle cooperative edilizie e assegnati ai soci) e a quelli assimilati dai Comuni (tra i casi più frequenti, la casa concessa in uso gratuito a parenti o l'immobile non locato dell'anziano o disabile residente in un istituto di ricovero). Si può considerare adibita a prima casa l'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o cura, a condizione che non risulti locata, e quella concessa in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale (risoluzione 1/09 del Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia). Il Comune deve aver espresso la volontà di effettuare l'assimilazione concedendo aliquota agevolata e/o detrazione, entro la data fissata dalla legge (29 maggio 2008). In questi casi il Comune ha diritto al rimborso da parte dello Stato del minor gettito Ici.

    Sergio Trovato - 14 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  15/06/2009

    Nelle situazioni di incongruenza ai fini degli studi di settore una mano a rafforzare le presunzioni di Gerico può arrivare dal tenore di vita dell'intera famiglia, a condizione che questo si riveli eccessivo rispetto ai redditi dei suoi componenti. Non in modo automatico ovviamente, in quanto tutte le situazioni di incongruenza andranno sottoposte a un'attività di analisi. E se lo scostamento da Gerico è il primo passo per la selezione del contribuente, in alcuni casi per l'ufficio potrà essere conveniente abbandonare gli studi per procedere ad altre modalità di accertamento. È quanto emerge da una nota della direzione centrale Accertamento dell'agenzia delle Entrate diffusa nei giorni scorsi agli uffici per la selezione dei soggetti non congrui agli studi e per la gestione dell'invito al contraddittorio e della motivazione della pretesa erariale. Sulle situazioni di non congruità, sulle quali andrà indirizzata «una specifica e rilevante quota delle attività di controllo da programmare» (circolare 13/E del 2009), la direzione Accertamento spiega che andrà fatta una «preventiva attività di analisi e valutazione», in modo da arrivare a una "selezione" delle situazioni a maggior rischio.

    Gli uffici sono invitati a verificare per ciascun settore la platea di contribuenti presenti sul proprio territorio, ad analizzarli attraverso appositi indicatori di rischio, individuare i settori più "pericolosi" per il fisco e, all'interno di questi, quelli che presentano "livelli medi" di differenza tra i ricavi dichiarati e quelli puntuali. Sono escluse così sia le posizioni con scostamenti minimi, sia quelle con differenze elevate. Queste ultime infatti non vanno sottoposte a controllo sulla base delle risultanze di Gerico, ma tramite le altre modalità di controllo previste dalla circolare 13/E.

    Una volta arrivati all'individuazione dei soggetti con scostamenti medi, su questi andrà effettuata un'ulteriore analisi di rischio con i programmi di "lettura" e selezione di cui l'agenzia delle Entrate dispone, prendendo in considerazione un trend triennale nelle dichiarazioni dei contribuenti.

    L'invito agli uffici, poi, è di considerare tutti i dati presenti in anagrafe tributaria per poter "comprovare" la pericolosità fiscale del contribuente sottoposto a valutazione. E qui arriva un aspetto interessante della nota, che indica in che modo far operare l'intreccio tra studi di settore e osservazione della capacità di spesa (redditometro).

    Su questo aspetto vengono presi in considerazione gli elementi presenti in anagrafe e più "tradizionali" del redditometro e cioè: spese per la gestione di immobili di proprietà non locati, interventi di recupero del patrimonio edilizio, spese per acquisto di immobili, autoveicoli, imbarcazioni, aeromobili, azioni, partecipazioni e così via, spese per premi assicurativi, movimenti finanziari da e verso l'estero. Non si fa riferimento (anche se possono rientrare nell'indicazione residuale del «così via») alle spese più controverse dell'ultimo periodo, come quelle per le iscrizioni a club e l'iscrizione dei figli alle scuole private. Ma l'uso del redditometro non si ferma davanti a soggetti verso i quali la legge non ne prevede l'applicazione. Per società di persone e società di capitali a ristretta base azionaria, lo screening condotto grazie agli elementi indice di capacità contributiva e agli incrementi patrimoniali riguarderà i soci: in caso di redditi esigui rispetto al tenore di vita di questi ultimi, potrebbe derivare il rafforzamento della presunzione di evasione per la società "a monte" partecipata.

    Antonio Criscione - 12 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/06/2009

    La dimenticanza, nel rogito notarile di trasferimento del fabbricato, della dichiarazione tesa ad ottenere l'applicazione del meccanismo del prezzo-valore, non è rimediabile con un atto integrativo ed abilita, pertanto, l'ufficio ad esperire l'azione di accertamento.

    È quanto emerge dalla risoluzione dell'Agenzia delle entrate n. 145 del 9 giugno 2009, concernente l'interpretazione delle disposizioni dell'art. 1, comma 497, della legge n. 266/2005.

    Il quesito era stato posto da un notaio, che faceva presente di avere sottoposto alla registrazione un atto di permuta di fabbricati abitativi tra persone fisiche, contenente l'indicazione del valore di ciascuno dei beni permutati, determinato secondo i criteri dell'art. 52 del dpr 131/86, nel quale, per mera dimenticanza, non era stata tuttavia indicata la richiesta di applicazione del criterio del «prezzo-valore».

    R. Rosati – 10 giugno 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  12/06/2009

    Per il click day dei rimborsi Irap arriva la proroga. Lo ha annunciato l'agenzia delle Entrate: in un comunicato stampa viene infatti dato per imminente un provvedimento in cui il periodo per l'inoltro delle domande di rimborso inizierà dal 14 settembre e durerà fino al 13 novembre 2009.

    Il comunicato precisa che «la proroga accoglie le richieste pervenute dagli Ordini professionali e dalle Associazioni di categoria» per venire incontro alle esigenze dei contribuenti, soprattutto quelli di minori dimensioni che con una scadenza tanto ravvicinata si sarebbero potuti trovare in difficoltà a gestire la serie dei calcoli necessari per predisporre l'invio.

    Secondo il calendario anticipato dal comunicato delle Entrate, per i rimborsi i cui termini di presentazione scadono nel periodo che va dal 29 novembre 2008 al 13 novembre 2009, le richieste potranno essere presentate entro il 13 novembre 2009 (ossia entro 60 giorni dalla data di apertura del canale telematico). Le altre domande di rimborso, per le quali i termini di presentazione scadono successivamente al 13 novembre 2009, potranno essere inviate entro l'ordinario termine dei 48 mesi previsto per i rimborsi dei versamenti diretti. I rimborsi saranno pagati secondo l'ordine cronologico di presentazione delle istanze e nei limiti di spesa fissati dalla manovra anti-crisi (il decreto legge 185/08 ha previsto 100 milioni nel 2009, 500 per il 2010 e 400 per il 2011).

    Quanto ai singoli rimborsi, occorrerà innanzitutto individuare l'Irap pagata dal 2004 al 2007 a titolo di saldo e acconto, verificando che negli esercizi di competenza il contribuente sia stato inciso da oneri per interessi o personale. Per quanto riguarda gli acconti, l'importo da considerare per il calcolo della deduzione non può eccedere, come per il regime applicabile dal 2008, l'Irap effettivamente dovuta per l'esercizio. Si procede quindi a rideterminare l'imponibile Ires o Irpef dell'anno interessato, deducendo dall'ammontare dichiarato originariamente il 10% dell'Irap pagata. L'ultimo passaggio consiste nel quantificare le minori imposte (comprese le addizionali regionali o comunali all'Irpef) dovute a seguito del ricalcolo del reddito imponibile, di cui si chiede il rimborso.

    In presenza di esercizi chiusi in perdita, la nuova deduzione comporta l'incremento dell'importo originariamente dichiarato. In questi casi, se la perdita è stata utilizzata in successivi periodi di imposta già oggetto di dichiarazione (cioè, in genere, fino al 2007) occorre tenerne conto nella stessa istanza. Per esempio, se la perdita del 2005 aumenta, per effetto della deduzione, da 100 a 110 e se, nel 2006, l'importo di 100 era stato tutto compensato (reddito 150 meno perdita pregressa 100, imponibile 50), si dovrà considerare la maggiore perdita (10) nel rideterminare questo esercizio (portando il reddito da 50 a 40 e deducendo poi il 10% dell'Irap pagata nel 2006). Se invece la perdita non era stata utilizzata fino al 2007 (Unico 2008), il maggiore importo che risulta dalla nuova deduzione del 10% dell'Irap dovrà essere esposto nel modello Unico 2009 (rettificando l'importo originario) e potrà dunque essere compensato dall'esercizio 2008 e nei limiti del quinquennio dall'esercizio originario. Riprendendo l'esempio, se la perdita del 2005 non è stata utilizzata fino a tutto il 2007, si dovrà indicare un importo di 110 in Unico 2009 con facoltà di compensazione in questa dichiarazione o in quelle successive fino a Unico 2011 (per i redditi del 2010).

    Antonio Criscione - 10 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  11/06/2009

    E' stato firmato dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il decreto che sposta le date per i versamenti dei soggetti che applicano gli studi di settore. Il testo preparato dal ministero dell'Economia porta al 6 luglio la data per il versamento senza la maggiorazione dello 0,40% dei soggetti che applicano gli studi di settore. Il provvedimento dovrà ora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

    Sono invece confermate le scadenze per i pagamenti di Unico 2009, del 16 giugno 2009 o dal 17 giugno al 16 luglio 2009 con lo 0,40% in più, per gli altri contribuenti estranei agli studi di settore, compresi quelli soggetti ai parametri o i contribuenti in regime dei minimi.

    Rimane anche fermo il termine del 30 settembre 2009, previsto per la presentazione telematica delle dichiarazioni relative all'anno 2008, Iva 2009, Unico 2009 e Irap 2009. Nessun differimento infine per chi presenta Unico persone fisiche 2009 o Unico mini 2009 alla posta, la cui scadenza è fissata al 30 giugno.

    A. Crescione/T. Morina – 10 giugno 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  11/06/2009

    Corsa contro il tempo per la predisposizione delle istanze di rimborso delle imposte a seguito della deduzione Irap 10 per cento. Prende il via alle ore 12 di venerdì l'invio delle domande riferite agli anni dal 2004 al 2007. La compilazione del modello, soprattutto per società in perdita e per quelle in regime di trasparenza e consolidato, è tutt'altro che agevole.
    Per contribuenti con esercizio coincidente con l'anno solare, l'istanza di rimborso potrà avere per oggetto generalmente quattro esercizi: 2004, 2005, 2006 e 2007. Le imposte sul reddito di questi anni (la data di riferimento è sempre quella del saldo, anche con riguardo agli acconti) sono state infatti versate entro i 48 mesi anteriori alla data del 29 novembre 2008.
    L'invio delle istanze può avvenire fino all'11 agosto 2009 (60 giorni dal 12 giugno) per il rimborso di versamenti il cui termine di prescrizione di 48 mesi scade nel periodo compreso tra il 30 novembre 2008 e quella data. Devono inoltre rispettare il termine dell'11 agosto 2009 coloro che hanno presentato in passato domande di rimborso, i quali hanno precedenza nei rimborsi rispetto a tutti gli altri contribuenti.
    Il modello si compone del frontespizio, nel quale vanno riportati i dati anagrafici del contribuente, e di un quadro RI in cui esporre i dati per il rimborso. Per ogni annualità va compilato un quadro RI distinto.
    Si calcola innanzitutto l'importo del 10% dell'Irap pagata nei diversi anni (saldo dell'anno precedente e acconti dell'anno in corso). Per il 2004 si considera anche il saldo 2003 (versato a giugno), in quanto per la deducibilità non sono applicabili regole di prescrizione di 48 mesi previste per il rimborso.
    Gli acconti rilevano solo nel tetto dell'imposta effettivamente dovuta per l'anno di imposta; quindi, se a saldo è emerso un credito, occorre evidenziare il minore importo. Anche se le istruzioni non lo precisano, il credito emerso in sede di dichiarazione va preso a base (come acconto) della deduzione dell'esercizio successivo, laddove sia stato utilizzato per il versamento, anche con compensazione interna.
    In caso di tassazione di gruppo, ogni consolidata presenta la sua istanza di rimborso, al solo fine di evidenziare la deduzione Irap 10% e il conseguente minor reddito (o maggiore perdita) determinato e trasferito alla consolidante. Non va invece esposto alcun importo per Ires da rimborsare.
    La consolidante, la cui istanza deve essere inviata non prima di quelle delle consolidate, presenta due domande: una prima istanza individuale dove espone, al pari delle consolidate, la deduzione e il minor reddito, senza evidenziare Ires; una seconda riguardante il gruppo, dove riporta il reddito o la perdita consolidata rideterminata a seguito dei redditi indicati dalle singole società nelle istanze individuali. In questa seconda domanda, si calcola l'Ires da richiedere a rimborso. Per le società di persone e per quelle di capitali in regime di trasparenza, la richiesta si effettua con modalità simili al consolidato. La società presenta una propria domanda dove espone la deduzione e il minor reddito assegnabile ai soci, senza compilare i campi dedicati all'imposta. I soci, in data non anteriore a quella di invio dell'istanza della partecipata, possono trasmettere il proprio modello indicando il minor reddito imponibile e la corrispondente imposta da richiedere a rimborso.

    Luca Gaiani - 10 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  10/06/2009

    Sette giorni per preparare l'istanza e chiedere il rimborso Irap. Parte, infatti, il 12 giugno l'operazione-rimborsi del 10% dell'Irap. Lo ha stabilito l'agenzia delle Entrate, con il provvedimento diffuso ieri insieme con i modelli per calcolare le imposte sui redditi che derivano dalla deduzione del 10% dell'Irap per gli anni precedenti al 2008. E dato che i rimborsi saranno pagati secondo l'ordine cronologico di presentazione delle istanze e nei limiti di spesa fissati dalla manovra anti-crisi (il decreto legge 185/08 ha previsto 100 milioni nel 2009, 500 per il 2010 e 400 per il 2011), i contribuenti dovranno lanciarsi nell'ennesima corsa contro il tempo, per essere pronti all'invio già al momento dell'apertura del canale telematico, prevista per le ore 12 del 12 giugno. Inoltre, la quantificazione delle maggiori imposte pagate a causa dell'indeducibilità dell'Irap richiede calcoli complessi che rendono del tutto insufficienti i pochi giorni a disposizione dei contribuenti per predisporre l'istanza telematica.

    Occorre innanzitutto individuare l'Irap pagata dal 2004 al 2007 a titolo di saldo e acconto, verificando che negli esercizi di competenza il contribuente sia stato inciso da oneri per interessi o personale. Per quanto riguarda gli acconti, l'importo da considerare per il calcolo della deduzione non può eccedere, come per il regime applicabile dal 2008, l'Irap effettivamente dovuta per l'esercizio. Si procede quindi a rideterminare l'imponibile Ires o Irpef dell'anno interessato, deducendo dall'ammontare dichiarato originariamente il 10% dell'Irap pagata. L'ultimo passaggio consiste nel quantificare le minori imposte (comprese le addizionali regionali o comunali all'Irpef) dovute a seguito del ricalcolo del reddito imponibile, di cui si chiede il rimborso.

    In presenza di esercizi chiusi in perdita, la nuova deduzione comporta l'incremento dell'importo originariamente dichiarato. In questi casi, se la perdita è stata utilizzata in successivi periodi di imposta già oggetto di dichiarazione (cioè, in genere, fino al 2007) occorre tenerne conto nella stessa istanza. Per esempio, se la perdita del 2005 aumenta, per effetto della deduzione, da 100 a 110 e se, nel 2006, l'importo di 100 era stato tutto compensato (reddito 150 meno perdita pregressa 100, imponibile 50), si dovrà considerare la maggiore perdita (10) nel rideterminare questo esercizio (portando il reddito da 50 a 40 e deducendo poi il 10% dell'Irap pagata nel 2006).

    Se invece la perdita non era stata utilizzata fino al 2007 (Unico 2008), il maggiore importo che risulta dalla nuova deduzione del 10% dell'Irap dovrà essere esposto nel modello Unico 2009 (rettificando l'importo originario) e potrà dunque essere compensato dall'esercizio 2008 e nei limiti del quinquennio dall'esercizio originario. Riprendendo l'esempio, se la perdita del 2005 non è stata utilizzata fino a tutto il 2007, si dovrà indicare un importo di 110 in Unico 2009 con facoltà di compensazione in questa dichiarazione o in quelle successive fino a Unico 2011 (per i redditi del 2010).

    L'istanza di rimborso può riguardare le maggiori imposte sui redditi per le quali al 29 novembre 2008 (data di entrata in vigore del decreto legge 185/08) non erano decorsi 48 mesi dal versamento. In pratica, è consentito ottenere la restituzione di Irpef, addizionali o Ires pagate dal 29 novembre 2004, considerando però che, per gli acconti, rileva la data del saldo (si comprende quindi anche il primo acconto 2004). La domanda telematica va presentata anche da chi aveva già inoltrato una specifica istanza di rimborso, spettando comunque un importo pari a quello derivante dalla deduzione forfetaria del 10 per cento. E i contribuenti che hanno già presentato domanda in passato usufruiscono di una corsia preferenziale nei rimborsi: le loro domande telematiche si considerano cronologicamente precedenti a tutte le altre.

    Le istanze possono essere inviate dalle 12,00 del 12 giugno e nei successivi 60 giorni (per la trasmissione si potrà utilizzare il prodotto di gestione «RimborsodaIrap», che l'Agenzia renderà disponibile sul proprio sito internet dal 12 giugno). per i versamenti il cui termine di 48 mesi (ancora pendente al 29 novembre 2008) scade entro il 60esimo giorno da tale data. Sono coinvolti tutti i contribuenti che chiedono a rimborso anche l'acconto del 2004 (ricondotto alla data del saldo, 20 giugno 2005) i cui 48 mesi scadono il 20 giugno 2009. Deve rispettare il termine di 60 giorni anche chi ha presentato in passato domanda di rimborso. Per i versamenti successivi, l'istanza deve essere trasmessa entro il termine di decadenza di 48 mesi.

    Se però si considerano la liquidazione in ordine cronologico e il tetto di spesa per i rimborsi, è da prevedere una corsa all'invio già al momento dell'apertura del canale telematico.

    Luca Gaiani - 06 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  09/06/2009

    Non possono beneficiare della detassazione tipica delle associazioni non profit, le attività oggettivamente commerciali quando le quote versate dai soci all'ente non si limitano a remunerare il mero godimento delle unità immobiliari possedute dall'ente, ma assicurano il soggiorno completo e numerosi servizi collaterali, ancorché forniti da terzi.

    Con questi principi, sanciti nella risoluzione 4/6/2009, n. 141/E, l'Agenzia delle entrate è intervenuta in risposta ad una precisa istanza di interpello presentata da un club privato (associazione non riconosciuta) che chiedeva il corretto inquadramento, ai fini tributari, delle somme corrisposte dai soci per l'utilizzo di unità abitative e per il godimento di servizi specifici, resi anche da altri soggetti.

    F. G. Poggiani - 6 giugno 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  08/06/2009

    Scaduto il termine per la consegna del modello 730, i contribuenti obbligati alla presentazione della dichiarazione dei redditi possono ancora assolvere l'obbligo nei confronti del Fisco attraverso Unico, eventualmente anche nel nuovo formato Mini.

    Oltre ai contribuenti che non hanno potuto utilizzare il 730, perché privi di un sostituto d'imposta in grado di liquidarlo, vi è anche chi non è riuscito a reperire in tempo la documentazione richiesta dai Caf o dai professionisti abilitati per apporre il visto di conformità (per esempio, i documenti per le detrazioni del 36 o 41%).

    Attraverso Unico è anche possibile correggere un 730 già presentato, pagando direttamente, entro il 16 giugno, il dovuto, compresa la differenza rispetto all'importo del l'eventuale credito risultante dal 730. Il sostituto d'imposta, infatti, effettuerà le operazioni di assistenza fiscale alle scadenze stabilite, rimborsando i crediti e/o prelevando le imposte indicate nel prospetto di liquidazione.
    A differenza del 730, per cui i calcoli e la trasmissione telematica sono eseguiti dal sostituto, ovvero dal Caf o dal professionista abilitato, e le imposte sono trattenute o rimborsate direttamente in busta paga, il modello Unico, anche nel formato Mini, comporta la liquidazione dei debiti tributari ed il versamento, tramite il modello F24, entro il 16 giugno. Ovvero, entro il 16 luglio con la maggiorazione dello 0,4 per cento.

    La proroga dei versamenti al 6 luglio senza maggiorazione, infatti, riguarda solo i contribuenti soggetti agli studi di settore. L'Unico e l'Unico Mini, inoltre, devono essere trasmessi in via telematica, direttamente o tramite un intermediario, entro il 30 settembre. In alternativa, coloro che, pur possedendo redditi dichiarabili nel 730, non hanno la possibilità di farlo in quanto sono privi del sostituto d'imposta, possono presentare il modello su carta a un ufficio postale entro il 30 giugno.

    Il vantaggio del Mini rispetto a Unico tradizionale sta nella riduzione del numero dei quadri e, di conseguenza, delle istruzioni da leggere. Ma la semplicità comporta limitazioni. Il modello in formato ridotto può essere utilizzato da pensionati, lavoratori dipendenti e assimilati, a eccezione dei lavoratori socialmente utili in regime agevolato. Nel modello trovano spazio anche i redditi dei terreni, dei fabbricati, e i redditi occasionali derivanti da attività commerciali o di lavoro autonomo, nonché dall'assunzione di obblighi di fare, non fare e permettere. Non è possibile dichiarare i canoni di affitto dei terreni in regime vincolistico e la mancata coltivazione degli stessi, i canoni convenzionali di fabbricati ubicati in comuni ad alta densità abitativa, il reddito di immobili distrutti o inagibili, i canoni di locazione non percepiti per morosità dell'inquilino. Il Mini Unico esclude chi vuole usufruire della deduzione per i contributi di previdenza complementare, chi ha sostenuto spese sanitarie per patologie esenti per familiari non a carico, oppure ha deciso di rateizzare le spese mediche, nonché gli inquilini che hanno diritto agli sconti per canoni di locazione previsti dall'articolo 16 del Tuir. Infine, non possono avvalersi dell'Unico Mini coloro che hanno variato il proprio domicilio fiscale dal 1° novembre 2007 alla data di presentazione della dichiarazione, i non residenti, e coloro che presentano una dichiarazione correttiva o integrativa.

    Può essere utile ricordare, infine, che alcuni contribuenti, pur avendo già consegnato il 730, sono obbligati a presentare il frontespizio di Unico con i quadri RM, RT ed RW, quando, ad esempio, hanno provveduto alla rivalutazione dei terreni, hanno percepito indennità di fine rapporto da soggetti che non rivestono la qualifica di sostituto d'imposta, hanno realizzato plusvalenze derivanti da partecipazioni non qualificate (senza opzione per il regime del risparmio amministrato o gestito), hanno detenuto investimenti all'estero per un valore complessivo superiore a 12.500 euro.

    Luciano De Vico - 07 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/06/2009

    In arrivo per i contribuenti sottoposti agli studi di settore 105mila lettere relative a rilevanti anomalie nei risultati di Gerico per il triennio 2005-2007. Si tratta della prima tornata di comunicazioni: a breve saranno inviate anche quelle ai consulenti, seguendo l'esempio già tracciato lo scorso anno. Il numero di queste lettere non è ancora fissato, ma dovrebbe essere più o meno simile a quello delle segnalazioni ai contribuenti. Le irregolarità indicate sono in linea di massima le stesse dell'anno scorso. Si tratta, innanzitutto, di incoerenze nella gestione del magazzino e nelle differenze tra rimanenze finali ed esistenze di inizio esercizio. Come negli anni scorsi, poi, ci sono la mancata indicazione dei beni strumentali, in presenza, però, degli ammortamenti per il loro acquisto. O ancora l'indicazione di beni strumentali nella comunicazione dei dati per gli studi, ma la mancata indicazione in Gerico. Nelle comunicazioni inviate l'anno scorso ai contribuenti circa il 70% delle anomalie riguardavano i primi due indicatori (magazzino e rapporto tra rimanenze e esistenze iniziali), il resto le anomalie sui beni strumentali. Questi comportamenti, come spiega l'agenzia delle Entrate ai destinatari, possono avere come conseguenza l'inserimento degli interessati nelle liste selettive dei soggetti sottoposti ai controlli del Fisco. La campagna degli avvisi è già alla terza edizione: nel 2007 furono inviate 113.974 lettere per il triennio 2003-2005 e nel 2008 ne vennero spedite 81mila relative al triennio 2004-2006. A queste ultime, però, ne vanno aggiunte 135mila recapitate agli intermediari. Le lettere agli intermediari, in genere, riguardano violazioni meno gravi: l'amministrazione ritiene risolvibile la partita con il dialogo, senza dover esercitare un effetto di dissuasione diretto sui contribuenti. Come illustrato le indicazioni della stessa Agenzia l'opera di "dissuasione morbida" aveva dato frutti consistenti. Secondo i dati dell'Agenzia diffusi nel dicembre 2007 l'intervento aveva comportato un maggiore gettito per l'Erario di 410 milioni. Anche se il numero dei refrattari era rimasto piuttosto alto, visto che più di 5mila non avevano presentato la dichiarazione o il modello relativo agli studi. Però l'Agenzia aveva mostrato soddisfazione anche per la campagna successiva di controlli su coloro che non avevano "risposto" alla lettera (nel senso di non adeguarsi). Un effetto immediato di questo tipo di operazioni – soprattutto nel caso dei soggetti con irregolarità nel magazzino – è un recupero del gettito Iva. Il recupero, infatti, era andato per tre quarti (più di 300 milioni) a incrementare il gettito Iva. Ma anche i ricavi dei soggetti monitorati erano cresciuti di quasi il 7 per cento. Quindi, con un aumento degli imponibili anche ai fini delle imposte dirette.

    Antonio Crescione - 02 giugno 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/06/2009

    Il compenso percepito da un professionista con un assegno circolare concorre a formare il reddito nell'anno in cui il titolo di credito viene ricevuto. La precisazione è contenuta nella risoluzione 138 del 29 maggio 2009. La questione riguarda l'individuazione del momento in cui un compenso si intende percepito, quando il pagamento, nei confronti di un professionista per cui vale il principio di cassa, viene effettuato mediante titolo di credito. Il principio è comune anche alle imprese individuali che rientrano nel regime dei minimi (articolo 1, comma 96, legge 244/2007) o più in generale alle prestazioni di servizi poste in essere da chiunque circa l'applicazione dell'Iva.

    G. P. Tosoni – 30 maggio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  03/06/2009

    Il medico convenzionato con la Asl non versa l'Irap. A precisarlo è la commissione tributaria provinciale di Treviso con la sentenza n. 19/1/09. I giudici veneti hanno ritenuto, infatti, che il professionista sia tenuto a versare l'imposta solo in presenza di quella organizzazione produttiva con caratteri di autonomia.
    Nella sentenza si legge, invece, che il medico si è avvalso di un ambulatorio di circa cento metri quadrati pagando il relativo affitto. Si era dotato, poi, di beni di modesta entità e comunque strumentali e quindi indispensabili per svolgere l'attività quali un computer e un'autovettura. In passato non aveva nemmeno avuto collaboratori esterni. Per rafforzare la propria tesi i giudici hanno richiamato la precedente sentenza della Corte di cassazione n. 5970/07 secondo cui il medico di base non era tenuto a versare l'Irap in quanto svolgeva l'attività secondo i normali criteri lavorativi, senza un'autonoma organizzazione.
    Bocciata, pertanto, la tesi dell'Agenzia delle entrate secondo cui il medico in virtù della convenzione con il servizio sanitario nazionale doveva dotarsi necessariamente di un'autonoma organizzazione in quanto sono le stesse convenzioni a richiedere specifici e significativi requisiti organizzativi in capo al professionista. Se i giudici avessero dato torto al contribuente è di tutta evidenza come il versamento sarebbe dovuto a prescindere dai beni utilizzati (così come richiesto dalla Corte costituzionale, sentenza n. 156/01 e dalla Cassazione sentenza n. 3678/07), ma più superficialmente in base alla professione svolta.

    Giampaolo Piagnerelli – 28 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  01/06/2009

    Un manuale di 158 pagine per spiegare l'unificazione del DM10 e dell'Emens da cui nasce al nuova denuncia mensile Uniemens. Da ieri l'Inps ha attivato una specifica sezione sul suo sito, in cui ha messo a disposizione le scelte tecniche alla base della nuova denuncia previdenziale.

    La struttura ricalca il sistema Emens. Le principali novità sono contenute dentro l'elemento "Posizione contributiva", il quale si sviluppa a sua volta in due sezioni: "denuncia individuale" e "denuncia aziendale".

    Nella prima sono riportati tutti i dati informativi a livello di singolo dipendente, già previsti nel flusso Emens, più una serie di dati contenuti nel Dm10 (l'indicazione del contributo dovuto e dalla relativa contribuzione aggiuntiva). (..) Nella sezione "individuale" va indicato anche il numero di giorni per i quali è stata versata contribuzione nel mese (o le ore per i part time).

    E. De Fusco – 29 maggio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  29/05/2009

    Agenti di commercio e promotori finanziari devono pagare l'Irap solo se hanno una «autonoma organizzazione», secondo i canoni fissati dalla Cassazione per autonomi e professionisti. È quanto affermano le Sezioni unite della Cassazione civile, risolvendo un contrasto sorto nella sezione tributaria, tra le sentenze che sostenevano questa stessa tesi e quelle che invece propendevano per l'imponibilità sempre e comunque di tali soggetti. Il principio è affermato in quattro pronunce relative ad agenti di commercio e promotori finanziari (la sentenza pubblicata è la prima delle quattro).

    27 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/05/2009

    Gli immigrati hanno diritto al ricongiungimento familiare anche se non hanno un lavoro fisso. Basta che dimostrino di guadagnare, anche con lavori occasionali, poco più di 4.900 euro l'anno. In pratica l'importo dell'assegno sociale che, per il 2009, è fissato in circa 409 euro mensili. Lo sottolinea la Cassazione che ha respinto un ricorso del ministero dell'Interno contro la domanda di ricongiungimento familiare presentata da un senegalese. I giudici della prima sezione civile, con la sentenza 11803, richiamano quanto espressamente previsto dalla legge Bossi-Fini sull'immigrazione (189/02). Il ministero aveva presentato ricorso contro una decisione dei giudici di Milano che avevano annullato il provvedimento del questore di Lecco nei confronti di un senegalese che nel 2003 aveva chiesto l'autorizzazione all'ingresso in Italia, in nome del diritto al ricongiungimento familiare, della figlia nata nel 1986. Il questore aveva negato il nulla osta osservando che l'immigrato non era «titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato della durata di almeno un anno». A questo proposito la Cassazione ricorda che la Bossi-Fini, all'articolo 29, «non richiede la titolarità di un contratto di lavoro, ma soltanto che lo straniero dimostri la disponibilità di un reddito annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo dell'assegno sociale».

    In pratica se l'immigrato può dimostrare di guadagnare, anche con lavori saltuari, ma tutti nei confini della legalità, 4.908 euro l'anno, ha tutto il diritto di far venire in Italia un figlio. I giudici precisano inoltre, sempre richiamandosi alla Bossi-Fini, che «l'importo annuo deve essere raddoppiato se si chiede il ricongiungimento di due o tre familiari e triplicato per quattro o più familiari». Il ministero dell'Interno, nel ricorso che è stato respinto dalla Cassazione, obiettava anche che la figlia del senegalese era diventata maggiorenne prima ancora che il questore rispondesse alla prima richiesta. Ma anche su questo punto la Corte ha replicato negativamente: «Si considerano minori i figli di età inferiore a 18 anni al momento della presentazione dell'istanza». Come dire: basta depositare la domanda il giorno prima del diciottesimo compleanno. A commento della pronuncia, per il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, «servono norme nuove per impedire sentenze ridicole che sono fuori dalla realtà. Con pochi mezzi e senza lavoro fisso non ci possono essere condizioni di vita accettabili. La Cassazione appare fuori dal mondo». Per la capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, le sentenze «non dovrebbero essere commentate ma solamente applicate», ma «poiché il senatore Gasparri si sta stracciando le vesti, mi preme sottolineare che non c`è proprio nulla di scandaloso in una sentenza che finalmente slega il diritto al ricongiungimento familiare dal contratto di lavoro».

    23 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  27/05/2009

    A inizio giugno, probabilmente il 9, l'Inps presenterà ufficialmente il progetto Uniemens e dalle paghe di luglio (con la presentazione a fine agosto) partirà l'unificazione sperimentale di DM10 e Emens.

    Da gennaio 2010 tutti i datori di lavoro saranno obbligati ad adeguarsi alle nuove modalità di trasmissione dei dati. Sono queste le tappe delineate dall'Inps nel messaggio 11903 firmato ieri e inviato alle sedi.

    E. De Fusco – 26 maggio 2009 - Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  26/05/2009

    Lunedì primo giugno è l'ultimo giorno per la presentazione del 730 a un Caf dipendenti o a un professionista abilitato. Nessun compenso è dovuto se il modello viene consegnato già debitamente compilato. L'intermediario può invece richiedere un corrispettivo per la consulenza fiscale prestata, o anche solo se il contribuente richiede di essere informato sulle comunicazioni provenienti dalle Entrate. In ogni caso, è bene ricordare che i Caf e i professionisti, dovendo apporre il visto di conformità, sono obbligati a controllare i dati esposti nella dichiarazione alle risultanze della relativa documentazione e alle norme in materia di oneri deducibili e detraibili. È per questa ragione che occorre esibire la documentazione attestante le ritenute subite (il Cud, altre certificazioni rilasciate dai sostituti d'imposta che hanno erogato redditi di lavoro autonomo occasionale, diritti d'autore, e così via). L'intermediario dovrà controllare gli attestati di versamento degli acconti versati direttamente dal contribuente e l'ultima dichiarazione presentata da cui risultino eventuali crediti da riportare nel 730. È da esibire anche tutta la documentazione utile per usufruire degli sconti fiscali- fatture, ricevute o quietanze di pagamento da cui risulti il tipo di spesa e chi l'ha sostenuta. Al momento della presentazione, il Caf o il professionista rilasciano al contribuente una ricevuta (730-2) del modello, della busta contenente la scheda per la scelta della destinazione dell'otto e del cinque per mille (730-1) e della documentazione esibita. Entro il 15 giugno, il contribuente riceverà una copia della dichiarazione elaborata e il prospetto di liquidazione (modello 730- 3), con il riepilogo dei redditi, il calcolo delle imposte e il risultato della liquidazione, compresi i dati necessari per la compilazione del modello F24 ai fini del pagamento Ici (per coloro che hanno compilato il quadro I). Dal mese di luglio (agosto per i pensionati) i contribuenti riceveranno la retribuzione con i rimborsi o le trattenute delle imposte dovute.

    Da quest'anno i sostituti d'imposta sono tenuti a eseguire i conguagli sulle retribuzioni di competenza del mese di luglio.

    Prima della modifica al decreto 164/1999, a opera della legge 14/2009, invece, la norma prevedeva che i conguagli fossero effettuati sulle retribuzioni erogate nel mese di luglio. Pertanto se la retribuzione di luglio viene corrisposta ad agosto, l'eventuale rimborso sarà erogato nella busta paga di agosto. Per la rateizzazione delle imposte a debito è sufficiente indicare nel rigo F6, colonna 5, del modello 730, in quante rate (da 2 a 5) si intende frazionare il versamento. In questo caso, il sostituto d'imposta che effettua le operazioni di conguaglio calcola gli interessi dovuti per la rateizzazione e li preleva unitamente alle imposte. Il tasso di interesse è del 6% annuale, ma un imminente decreto del ministero delle Finanze dovrebbe ridurre la misura degli interessi per i pagamenti rateali al 4% annuale, a decorrere dai pagamenti delle imposte relative alle dichiarazioni presentate dal primo luglio 2009. Poiché il termine per la trasmissione telematica dei modelli 730 da parte degli intermediari è il 15 luglio, il nuovo tasso d'interesse dovrebbe riguardare anche coloro che si sono avvalsi della dichiarazione semplificata. Il contribuente che ha già presentato il 730 al datore di lavoro, o si accinge a farlo a un Caf o a un professionista abilitato entro il primo giugno, pertanto, sulle rate successive alla prima, vedrà applicato l'interesse mensile dello 0,333%, anziché dello 0,5 per cento.

    24 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  26/05/2009

    1) Fattura o scontrino parlante per l'acquisto di medicinali

    2) Documentazione attestante i requisiti per i premi di assicurazione sulla vita

    3) Contratto di mutuo per l'acquisto o per la costruzione/ristrutturazione dell'abitazione principale

    4) Versamento postale o bancario, ovvero mediante carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancarie circolari, per erogazioni liberali alle Onlus, alle associazioni sportive dilettantistiche, eccetera

    5) Ricevute di versamento in conto corrente postale, quietanze liberatorie e ricevute di bonifici bancari, per le erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose

    6) Documentazione necessaria per ottenere la detrazione per le spese di ristrutturazione edilizia (36% e/o 41%) e per le spese di riqualificazione energetica (55%)

    7) Attestazione rilasciata dall'amministratore del condominio, per le spese di ristrutturazione edilizia e per interventi condominiali per il risparmio energetico con copia della delibera assembleare e tabella millesimale

    24 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  25/05/2009

    Il Fisco premia chi paga spontaneamente le imposte a rate mentre penalizza chi le versa a seguito di iscrizioni a ruolo o di controlli sulle dichiarazioni.

    E' quanto emerge dal decreto "taglia-interessi" alla firma del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che riduce in generale gli interessi sui pagamenti delle imposte e i benefici per chi deve avere i rimborsi. Sempre all'attenzione del ministro poi c'è la decisione sulla possibilità di versare le imposte fino al 16 luglio senza la maggiorazione dello 0,40 per cento.

    Il provvedimento sugli interessi agevola in particolare chi paga a rate imposte e contributi che risultano dalle dichiarazioni annuali di redditi, Iva e Irap. La vecchia misura del 6% annuo, finora chiesta dal Fisco, si riduce di 2 punti, passando al 4% annuo.

    T. Morina – 22 maggio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Lavoro e previdenza  »»  22/05/2009

    Sono state ripartite le risorse (in totale 289 milioni) destinate agli aiuti economici per i dipendenti di aziende che a causa della crisi chiudono l'attività e che finora erano rimaste escluse da interventi di sostegno (in particolare dalla cassa integrazione ordinaria e speciale).

    I lavoratori delle imprese artigiane e delle agenzie di somministrazione, così come i dipendenti delle aziende di servizi, per esempio, potranno quindi avere un'indennità pari all'80% della retribuzione lorda per un massimo di 90 giorni, anche per periodi frazionati.

    Come previsto dalla legge 2/09 (che ha convertito il Dl 185/08), il decreto firmato dal ministro del Lavoro, di concerto con l'Economia, disciplina anche l'indennità per gli apprendisti e il forfait per i collaboratori coordinati e continuativi.
    L'indennità è una misura sperimentale finanziata fino al 2012. Per il 2009-2010 i lavoratori percepiranno l'80% della retribuzione. Dal 2011, invece, l'assegno sarà pari all'indennità di disoccupazione con requisiti normali, vale a dire il 60% dello stipendio, per i lavoratori assicurati all'Inps da almeno due anni e con almeno 52 contributi settimanali nel biennio precedente la data di licenziamento. L'indennità è ridotta al 35% della retribuzione per chi non ha 52 contributi settimanali negli ultimi due anni, ma nell'anno precedente ha lavorato almeno 78 giornate (comprese le festività e le giornate di assenza indennizzate per malattia, maternità e così via), oppure risulta assicurato da almeno due anni e con un contributo settimanale nel biennio precedente la domanda. L'indennità è prevista anche per gli apprendisti in forza da almeno tre mesi. Il trattamento può essere concesso per la durata massima di 90 giornate nell'intero periodo di vigenza del contratto di apprendista, ovvero per un numero minore di giornate, qualora il contratto scada prima. I datori di lavoro che intendono fruire degli interventi di sostegno devono comunicare ai servizi per l'impiego la sospensione dell'attività lavorativa e le relative motivazioni, oltre ai nominativi dei lavoratori interessati.

    L'informazione viaggia in via telematica e per il tramite dell'Inps, dell'ente bilaterale o uno abilitato a esercitare la consulenza del lavoro. Per beneficiare del trattamento, i dipendenti devono, a loro volta, presentare all'Inps la domanda dichiarando l'immediata disponibilità a un percorso di riqualificazione professionale o al reimpiego. Il decreto del ministro del Lavoro fissa poi in 100 milioni le risorse disponibili per il forfait ai collaboratori coordinati e continuativi, che perdono il posto. L'assegno – in base al decreto legge 5/09 – è pari al 10% del reddito conseguito nell'anno precedente. Per tutti le indennità sono pagate dall'Inps – afferma il decreto – sulla base della data di presentazione delle domande «nei limiti delle specifiche risorse».

    M.C.De Cesari/M.R.Gheido - 20 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  21/05/2009

    Due settimane per risvegliare i conti dormienti. E' stato pubblicato ieri sul sito internet del ministero dell'Economia il nuovo elenco dei rapporti non movimentati per almeno 10 anni: quasi pronti per "traslocare" nel fondo creato presso l'Economia destinato a fini sociali, ma ancora recuperabili se ci si attiva entro il 31 maggio. Si tratta delle somme cadute "in sonno" dal 17 agosto del 2007 alla fine dello scorso anno, non ancora reclamate dai titolari e comunicate dagli intermediari al ministero dell'Economia entro il 31 marzo: in tutto, secondo i dati diffusi dallo stesso ministero venerdì scorso, si tratta di 35.426 rapporti, che valgono più di 47 milioni.

    V. Maglione – 19 maggio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  20/05/2009

    La scadenza di Unico in periodo di crisi porta ad attente analisi di convenienza: il 16 giugno infatti scade il primo termine dei versamenti in acconto e molti si stanno domandando quanto possano essere "confermabili" i redditi presi a riferimento per il calcolo.

    L'acconto in scadenza il 16 giugno (o 16 luglio, ma con la maggiorazione dello 0,4%) obbliga a versare un importo pari al 40% del 100% per i soggetti Ires (99% per i soggetti Irpef) delle imposte relative all'anno precedente, se si sceglie il metodo storico. Nel conteggio bisogna considerare l'evoluzione normativa, correggendo il reddito 2008 a seguito delle novità in vigore nel 2009.

    A. Cioccarelli – 19 maggio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Lavoro e previdenza  »»  19/05/2009

    Più tempo per la comunicazione all'Inail del nominativo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Il primo appuntamento con il nuovo obbligo introdotto con la riforma del T.u. sicurezza (il dlgs n. 81/2008) potrà essere adempiuto entro il 16 agosto, anziché entro oggi (16 maggio), termine di proroga della scadenza ordinaria del 31 marzo.

    La denuncia, che riguarda la situazione in essere al 31 dicembre 2008, interessa datori di lavoro e dirigenti di aziende del settore pubblico e privato. In caso di violazione è prevista la sanzione amministrativa di 500 euro. La novità, arrivata ieri per mezzo di una nota del ministero del lavoro, si aggiunge alla proroga disposta ieri dallo stesso ministero relativamente alla comunicazione degli infortuni con inabilità di almeno un giorno, oltre quello dell'evento.

    D. Cirioli – 16 maggio 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Lavoro e previdenza  »»  18/05/2009

    Resta in stand-by la nuova denuncia all'Inail o all'Ipsema sugli infortuni di almeno un giorno, oltre quello dell'evento. In quanto finalizzata ai fini statistici e informativi, la comunicazione non entrerà in vigore domani, 16 maggio (da quando saranno operative le altre novità quali, tra l'altro, la nuova valutazione dei rischi), ma dopo sei mesi dall'adozione delle regole di funzionamento del Sinp, il sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Lo precisa il ministero del lavoro nella circolare n. 17/2009 spiegando, inoltre, che nulla è invece cambiato in merito agli altri adempimenti previsti ai fini assicurativi e relativi alla denuncia degli infortuni (assenze superiori a tre giorni) e all'obbligo di annotazione sull'apposito registro.

    D. Cirioli – 15 maggio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  15/05/2009

    Il regime dell'Iva per cassa è pronto all'uso. Con la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» e l'entrata in vigore – il 28 aprile – del decreto attuativo, il sistema introdotto dal decreto legge 185/08 ha trovato l'assetto definitivo.

    Tetto a 200mila euro
    Il decreto ammette a godere del differimento tutti i soggetti passivi che nell'anno solare precedente hanno realizzato (o, nel caso di inizio attività, prevedono di realizzare) un volume di affari non eccedente 200mila euro. È questo il limite quantitativo posto dal legislatore alla possibilità di emettere fatture con Iva a esigibilità differita, requisito che deve essere mantenuto anche nel corso dell'anno, pena la decadenza dal beneficio. Nonostante la disciplina sia ormai definita, restano alcune incertezze e difficoltà applicative, la cui portata dovrà essere attentamente valutata in sede di implementazione del regime.

    Regime facoltativo
    In particolare, la natura facoltativa del regime dell'Iva per cassa – opera solo su opzione del cedente/prestatore – può turbare i rapporti fra imprese, a vantaggio delle più forti. Infatti, controparti commerciali che per dimensioni o posizioni dominanti sul mercato dispongono di un rilevante potere contrattuale, sono in grado di indurre i propri fornitori, specie se di dimensioni minori, a non avvalersi dell'esigibilità differita, potendo così mantenere la detrazione su base documentale, con tutti i connessi vantaggi finanziari. Il timore risiede dunque nel fatto che dal nuovo sistema possano implicitamente derivare effetti distorsivi della concorrenza.

    «Conflitto di interessi»
    Rischia poi di generarsi un «conflitto di interessi» fra cedente e cessionario. Nel caso in cui un'operazione dovesse essere regolata per contanti (o con modalità non tracciabili), il collegamento tra pagamento e detrazione dell'imposta può indurre il cedente a sostenere di non aver ricevuto il corrispettivo, in modo da evitare il versamento dell'Iva, a fronte di un'opposta posizione del cessionario, portatore di un interesse concorrente, a sostegno dell'adempimento della propria obbligazione, al fine di salvaguardare il diritto a detrazione.

    Procedure concorsuali
    Non del tutto chiara appare la modalità di applicazione della deroga che prevede la non operatività dell'obbligo di versare comunque l'imposta trascorso un anno dall'effettuazione dell'operazione, nel caso in cui il cessionario/committente, anteriormente, sia stato «assoggettato a procedure concorsuali». Le norme del decreto legge 185/08, così come il decreto attuativo, utilizzano infatti questa espressione, che manca evidentemente di puntualità. Sfugge infatti se per assoggettamento debba intendersi la presentazione dell'istanza relativa alla procedura ovvero sia necessaria la dichiarazione dell'autorità giudiziaria, posizione quest'ultima che si ritiene più plausibile.

    Contabilità
    L'Iva per cassa introduce anche alcune complicazioni sul piano contabile. In disparte la gestione delle fatture, non semplice risulta il controllo del rispetto del volume d'affari che legittima la fruizione del differimento, limite che va osservato anche durante l'applicazione del regime. Infatti, a partire dall'operazione che determina, nel corso dell'anno, lo sforamento dei 200mila euro, l'Iva deve essere applicata secondo il regime ordinario, fermo restando il riconoscimento dell'esigibilità differita per le transazioni precedenti. Ciò implica la necessità di introdurre nella prassi aziendale il monitoraggio dell'evoluzione del fatturato in rapporto al predetto tetto, elemento la cui dinamica non risulta peraltro agevole da osservare. Perdere di vista questa misura può portare a procrastinare l'utilizzo del regime anche in carenza del presupposto legato al volume d'affari, con ciò che ne deriva in termini sanzionatori, ove è configurabile un omesso versamento d'imposta.

    M.Mantovani/B.Santacroce - 27 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  14/05/2009

    La situazione
    Giovedì scorso la Banca centrale europea (Bce) ha tagliato il costo del denaro di un quarto di punto, portandolo al nuovo minimo storico dell'1%. Una decisione giustificata dalla profonda recessione in corso e da un'inflazione che rimarrà ben sotto il livello obiettivo del 2% nel 2009-2010 (e negativa nei mesi estivi).
    Nella successiva conferenza stampa il presidente, Jean-Claude Trichet, ha poi affermato che l'1% non è il livello più basso al quale si possa scendere, un'apertura che ha portato a un abbassamento delle attese sui tassi Euribor 3 mesi. Resta comunque forte incertezza sul punto di arrivo della politica espansiva della Bce: tassi fermi all'1% o ulteriore riduzione di 0,25%? I livelli dei tassi Ois (overnight index swap), spesso utilizzati come indicatore per determinare le attese sui tassi ufficiali, non forniscono per il momento segnali univoci.
    Al di là di possibili nuove mosse al ribasso a Francoforte, il mercato si sta chiedendo per quanto tempo verrà mantenuto il livello minimo sui tassi. Il fatto che si sia evitato il peggio (collasso del sistema finanziario) non deve essere confuso con un ritorno alla crescita nel breve periodo. Per quanto riguarda l'Europa, il periodo del ritorno a una fase di espansione economica si sta progressivamente spostando in avanti e conseguentemente il momento di rialzo del costo del denaro potrebbe slittare oltre il primo quadrimestre 2010.

    L'Euribor
    La riduzione del tasso di rifinanziamento all'1% nella riunione Bce di giovedì scorso e le parole di Trichet orientate a non escludere nuovi allentamenti monetari favoriscono ancora il movimento al ribasso dell'Euribor, che continua a scendere in misura più veloce e marcata del previsto (1,299% il tasso a 3 mesi e 0,864% la scadenza a un mese al fixing di lunedì). Migliorano anche le previsioni per il resto dell'anno, con l'Euribor 3 mesi atteso fino all'1,15% in estate e in lieve risalita fino all'1,30% (il livello di oggi) a fine anno. Per quanto riguarda il 2010, migliorano ancora un po' gli obiettivi per metà anno (attese all'1,60%, contro l'1,75% di inizio maggio) e scende anche l'attesa per fine 2010 (2,10% circa). In sostanza in queste ultime settimane si sta prolungando nel tempo la fase di mantenimento dell'Euribor 3 mesi sotto l'1,50%.

    L'Irs
    Il taglio della Bce e l'apertura a ulteriori limature ha impattato sui tassi Irs a breve termine, in particolare fino alla durata a 5 anni. Su questo tratto della curva si è assistito a calo con l'Irs 5 anni al 2,74%. Scadenze brevi come queste sono tuttavia assai poco utilizzate dai sottoscrittori di mutui, quelle successive (10-15-20-30 anni rispettivamente al 3,56%-3,92%-4,03%-3,89%) si sono invece mosse al rialzo nei primi giorni di maggio al traino dell'andamento dei rendimenti dei titoli governativi tedeschi, saliti notevolmente grazie al recente andamento positivo delle Borse e alle attese per le ingenti prossime emissioni di Bund in programma nel corso del 2009 per finanziare la crescita del deficit. La curva dei tassi Irs si è di conseguenza fatta più ripida. L'Irs 30 anni rimane tuttavia più basso, e quindi più appetibile, della scadenza 20 anni. Negli ultimi giorni le attese sui tassi Irs si sono mosse lievemente al rialzo lasciando presagire una lenta, ma graduale crescita di tale parametro nel corso dei prossimi anni. Tuttavia, specie per l'Irs a 10-15 anni è prevalente un orientamento attendista: non si escludono nel breve livelli più bassi specie in risposta a un andamento riflessivo delle Borse e a eventuali limature del rendimento del Bund 10 anni.

    A cura di Aritma I.F. - 11 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  13/05/2009

    In cinque mosse come ottenere la reteazione di una cartella di pagamento. Equitalia, la società per azioni in mano ad Agenzia delle entrate e Inps, incaricata della riscossione nazionale dei tributi, ha realizzato un opuscolo per spiegare ai contribuenti come ottenere la rateazione dei debiti iscritti a ruolo. Il piccolo vademecum spiega innanzitutto i requisiti per la rateazione fino a un massimo di 72 rate, pari a 6 anni, che il contribuente può ottenere. Per l'Inps c'è una sorta di doppio binario, perché oltre che agli agenti della riscossione, ci si può rivolgere agli uffici dell'Istituto. Si precisa anche che alcuni enti locali hanno mantenuto la facoltà di concedere la rateazione del debito. Poi si passa a dove e quando presentare la rateazione. La richiesta, infatti, si può presentare direttamente agli sportelli o a mezzo posta all'agente della riscossione competente per territorio. A quello, insomma, che ha emesso la cartella di pagamento. I moduli, che si possono scaricare dal sito di Equitalia (sezione I servizi per il cittadino e le imprese/rateazioni/modulistica). Sempre lì si trovano le indicazioni per la documentazione da allegare.

    Il terzo punto riguarda il numero e l'importo delle rate. Per le persone fisiche che hanno un debito fino a 5mila euro è sufficiente presentare una richiesta motivata e il debito può essere rateizzato in 18 rate se è fino a 2mila euro, in 24 rate se è compreso fra 2mila e 3.500 euro e in 36 rate se è tra 3.500 e 5mila euro. Per cifre superiori si applicano differenti modalità a seconda se il debitore è una persona fisica, una ditta individuale con regime fiscale semplificato, una società di capitali, una società di persone, associazioni o altre tipologie.

    Il quarto punto è dedicato alla rata. Il piano di ammortamento del debito comprende la cifra della cartella di pagamento, gli interessi di mora e gli aggi della riscossione ed è diviso in rate di pari importo. Con la prima rata si pagano i diritti di notifica della cartelle e le eventuali spese per le procedure di riscossione coattiva. Attenzione, però, perché il mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di 2 rate, fa decadere dalla rateizzazione. Ultima precisazione: per ottenere la rateazione non è più necessario portare garanzie. Sul sito di Equitalia c'è anche il calcolatore on line, un simulatore che consente di sapere subito il numero massimo di rate che l'agente della riscossione può concedere.

    (N.Co.) - 08 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/05/2009

    L'esenzione Iva delle prestazioni dei consorzi costituiti tra soggetti esenti non viene meno se il consorzio effettua limitate operazioni imponibili. È uno dei principali chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate con la circolare n. 23 dell'8/5/2009, concernente la nuova ipotesi di esenzione dettata dal secondo comma dell'articolo 10 del dpr n. 33/72, sostitutiva di quella dell'articolo 6 della legge n. 133/99.

    La disposizione, introdotta dalla Finanziaria 2008, esenta dall'Iva le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei consorziati o soci da consorzi, comprese le società consortili e le società cooperative con funzioni consortili, costituiti tra soggetti per i quali, nel triennio solare precedente, la percentuale di detrazione di cui all'articolo 19-bis, anche per effetto dell'opzione dell'articolo 36-bis, sia stata non superiore al 10%, a condizione che i corrispettivi dovuti dai consorziati o soci non superino i costi imputabili alle prestazioni stesse.

    F. Ricca – 09 maggio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  11/05/2009

    Comunicazione sì, ma solo se i lavori durano per più anni d'imposta. L'agenzia delle Entrate ha pubblicato il modello che i contribuenti dovranno inviare per sfruttare la detrazione del 55% sul risparmio energetico. Il provvedimento – previsto dal decreto anticrisi – era atteso da tempo. Alla prova dei fatti, però, il nuovo adempimento riguarderà solo una minoranza dei contribuenti che effettuano interventi di riqualificazione energetica. Per tutti gli altri le regole rimarranno le stesse.

    Cinque rate. La comunicazione alle Entrate deve essere inviata per i lavori che proseguono oltre il periodo d'imposta, per comunicare le spese sostenute negli anni precedenti a quello in cui i lavori sono terminati. Facciamo qualche esempio. Se il signor Rossi inizia i lavori quest'anno e li finisce entro il prossimo 31 dicembre, non ci sono cambiamenti rispetto alle regole attualmente in vigore. Rossi dovrà inviare la comunicazione al sito internet dell'Enea entro 90 giorni dalla conclusione dell'intervento e potrà detrarre il 55% delle spese sostenute nel 2009 in cinque rate annuali di identico importo. Niente comunicazione alle Entrate, dunque.

    Lavori «a cavallo». La novità riguarda coloro che iniziano i lavori nel 2009 e li finiscono nell'anno successivo. Immaginiamo che il signor Verdi paghi un acconto a settembre di quest'anno e versi il saldo solo ad aprile del 2010, dopo la conclusione dei lavori.
    Secondo le nuove regole, Verdi dovrà comunicare alle Entrate le spese che ha sostenuto nel 2009. Dovrà usare il modello predisposto dall'Agenzia e l'invio dovrà avvenire in via telematica entro il 31 marzo 2010. Mentre la comunicazione all'Enea andrà fatta entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

    Casi particolari. I contribuenti che hanno iniziato i lavori nel 2007 o nel 2008 e li finiranno nel 2010 – caso più unico che raro, in effetti – dovranno inviare la comunicazione per le spese sostenute nel 2009. Ma se li finissero nel 2009 oppure se nel 2009 non venisse sostenuta alcuna spesa, la comunicazione non dovrebbe essere inviata. Altro caso particolare è quello riguardante i soggetti diversi dalle persone fisiche, con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare: dovranno inviare la comunicazione alle Entrate entro 90 giorni dal termine del periodo d'imposta in cui sono state sostenute le spese.

    Lavori speciali. Non cambia nulla per gli interventi agevolati e i limiti di spesa. La detrazione è riconosciuta per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, sull'involucro di edifici esistenti, di installazione di pannelli solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale.

    Cristiano Dell'Oste - 07 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  08/05/2009

    Lo scontrino parlante delle farmacie non parlerà più. Più tutelata, dunque, la privacy dei cittadini in farmacia. Infatti dal prossimo anno lo scontrino fiscale, rilasciato dalle farmacie per poter dedurre e detrarre la spesa sanitaria nella dichiarazione dei redditi, non riporterà più in dettaglio il nome del farmaco acquistato. Ci sarà solo l'indicazione del codice alfanumerico indicato sulla confezione di ogni medicinale.

    Lo "scontrino parlante" attualmente, invece, riporta in chiaro, oltre al codice fiscale dell'interessato, anche la denominazione del farmaco acquistato ed è, dunque, in grado di rivelare informazioni sullo stato di salute e sulle patologie dei cittadini. In tanti si sono rivolti al Garante della privacy per segnalare la lesione della loro riservatezza e dignità al momento di presentare la documentazione fiscale per la denuncia dei redditi presso Caf o il proprio commercialista.

    L'attività istruttoria svolta dal Garante con l'Agenzia delle entrate e con i rappresentanti di Federfarma, la federazione più rappresentativa che raggruppa i farmacisti italiani, ha permesso di stabilire che il controllo sul farmaco venduto può essere effettuato attraverso l'utilizzo del "numero di autorizzazione all'immissione in commercio" (Aic) presente sulla confezione del farmaco. Il codice alfanumerico, rilevabile anche mediante lettura ottica, consente infatti di identificare in modo univoco ogni singola confezione farmaceutica venduta (dosaggio, somministrazione, presentazione etc.), esattamente come la specificazione in chiaro del nome del farmaco. Sulla base del provvedimento del Garante, entro tre mesi l'Agenzia delle entrate dovrà dunque fornire indicazioni per la modifica dello scontrino fiscale rilasciato per l'acquisto di farmaci, indicazioni alle quali le farmacie dovranno adeguarsi al massimo entro il 1° gennaio 2010.

    (N.Co.) - 06 maggio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  07/05/2009

    Al via le nuove procedure per i preavvisi dei fermi amministrativi. Nel modello si dovrà precisare che l'atto non è autonomamente impugnabile e che dopo i venti giorni della notifica del preavviso, arriverà la notifica della comunicazione di fermo.

    Equitalia è corsa ai ripari dopo la sentenza della Corte di cassazione del 10 giugno 2008 che aveva riconosciuto l'inammissibilità del preavviso come atto per procedere all'iscrizione del fermo.

    La nota interna è di fine 2008 ma è da oggi che le procedure informatiche sono state ultimate e gli uffici potranno utilizzare le nuove procedure con i nuovi software.

    C. Bartelli – 06 maggio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  06/05/2009

    Conguagli per il 730 legati alla retribuzione di competenza del mese di luglio. E indicazioni sui controlli che si devono effettuare in relazione all'assistenza fiscale.
    Con la circolare n. 21/E di ieri, l'agenzia delle Entrate ha fornito una serie di chiarimenti per sostituti d'imposta, Caf e professionisti. Riguardo ai professionisti, c'è tempo fino al 30 giugno 2009 per ottenere l'iscrizione nell'elenco dei soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità, che si ottiene presentando comunicazione alla direzione regionale delle Entrate competente per territorio. Il professionista iscritto dopo questa data potrà presentare assistenza solo a partire dall'anno seguente.

    L. De Vico – 05 maggio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Lavoro e previdenza  »»  05/05/2009

    Appuntamento (con sorpresa) per artigiani e commercianti che entro lunedì 18 maggio (il giorno 16 è sabato) devono versare all'Inps la prima rata dei contributi previdenziali 2009. La buona notizia è che le aliquote sono rimaste ferme al 20% del reddito imponibile, in quanto nel 2008 si è concluso il percorso di graduale innalzamento del prelievo, previsto dalla Finanziaria 2007. Pagheranno qualcosa in più (92 euro) soltanto coloro che non hanno redditi superiori al minimale.

    Il contributo per la pensione si calcola applicando l'aliquota contributiva in vigore al totale dei redditi d'impresa da denunciare ai fini Irpef per l'anno in corso. I versamenti da effettuare alle varie scadenze sono quindi degli acconti basati sul reddito del 2008, ai quali seguirà un conguaglio nel giugno del 2010, quando si conoscerà il reddito effettivamente conseguito nel 2009.

    S. D'Onofrio – 04 maggio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  04/05/2009

    L'opzione per differire l'imposta produce effetti anche sul fronte amministrativo. La contabilità si troverà infatti a trattare due tipologie di fatture: quelle per le quali non si è manifestata la scelta per il regime di cassa, da gestire secondo le ordinarie regole, e quelle a esigibilità differita, che pongono problematiche connesse alla necessità di monitorare e riconciliare periodicamente i saldi.

    Il regime introdotto dall'articolo 7 del decreto legge 185/08 deroga solo rispetto al momento di esigibilità dell'imposta e non anche a quello di effettuazione dell'operazione, che continua a essere regolato sulla base dei principi generali (articolo 6 del Dpr 633/72). Di conseguenza, il volume d'affari non è influenzato dall'opzione per il differimento, che va a influire solo sulla liquidazione dell'imposta. In sostanza, le transazioni compiute applicando il principio di cassa concorrono a formare il volume d'affari del cedente o prestatore e partecipano anche alla determinazione del pro-rata, con riferimento all'anno in cui l'operazione si intende effettuata secondo le ordinarie regole. Queste operazioni vanno tuttavia computate nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale è incassato il corrispettivo, ovvero scade il termine di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione (salvo il caso di assoggettamento del cedente a procedure concorsuali o esecutive).

    In sede di dichiarazione, per determinare la posizione verso l'Erario, occorrerà dunque sottrarre l'Iva sulle operazioni effettuate ma non ancora regolate e aggiungere l'imposta relativa a transazioni di periodi precedenti ma pagate nel periodo concernente la liquidazione. La stessa procedura di riconciliazione dovrà essere seguita per le fatture a esigibilità differita ricevute, la cui imposta è detraibile solo previo pagamento.

    Aspetti peculiari presenta anche la disciplina delle note di variazione. Non risulta estensibile all'Iva per cassa quanto formalizzato con la risoluzione 75/E del 2002 in materia di differimento in base all'articolo 6 della legge Iva, ossia nei rapporti con Stato o enti pubblici. In quella sede è stata sostenuta la non operatività del termine annuale per l'effettuazione delle note di variazione poiché il mancato pagamento, nell'ipotesi analizzata nella prassi, comporta il non realizzarsi dell'esigibilità dell'imposta. Al contrario, nel sistema introdotto dal decreto anti-crisi, è esplicitamente previsto che l'imposta divenga, comunque, esigibile decorso un anno dall'effettuazione dell'operazione. Pertanto, spirato tale termine, non sarà più possibile emettere note di credito a seguito di sopravvenuto accordo fra le parti.

    A fronte di queste complicazioni, l'Iva per cassa dovrebbe tuttavia favorire un più celere pagamento da parte della clientela. Infatti, nelle transazioni sottoposte al nuovo regime – considerato che l'Iva, in base ai principi generali, è detraibile quando diventa esigibile – il cessionario (o committente) può detrarre solo previo pagamento del corrispettivo, talché è spronato ad adempiere per portare in detrazione l'imposta subita in rivalsa. Se ciò è vero nella generalità dei casi, in talune circostanze il citato beneficio non sussiste. Ciò accade quando il debitore soffre di limiti alla detrazione e dunque, non potendo godere dei benefici connessi a detto diritto, non ha alcun interesse a estinguere il proprio debito in tempi ridotti. Rientrano in questa categoria i contribuenti minimi e coloro che, effettuando operazioni esenti, subiscono gli effetti del prorata. Il risultato di incentivare l'adempimento viene meno anche per motivi di carattere oggettivo, laddove l'operazione posta in essere sconti una indetraibilità ex lege.

    B.Santacroce/M.Mantovani - 28 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  30/04/2009

    Le imprese senza dipendenti non sono tenute a presentare l'autocertificazione sul Durc per ottenere i benefici sul lavoro, perché è un atto dovuto solo dai «datori di lavoro». L'adempimento, inoltre, è dovuto pure dall'azienda che sia cessata qualora abbia fruito, successivamente al 1° gennaio 2007, di benefici normativi e contributivi.

    Quando l'autocertificazione viene resa in modalità telematica è obbligatorio utilizzare il modulo predisposto dal ministero; se invece è effettuata su carta è possibile la forma libera.

    Sono alcune delle precisazioni che il ministero del lavoro fornisce in risposta ad appositi quesiti (faq) sull'adempimento dovuto entro il 30 aprile 2009 e che completa il quadro delle norme sulla regolarità contributiva (Durc). Da ieri peraltro il ministero ha attivato una sezione sul sito internet istituzionale (www.lavoro.gov.it).

    D. Cirioli – 25 aprile 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  30/04/2009

    Le regole sull'Iva per cassa sono in vigore da oggi. Il decreto del ministero dell'Economia, datato 26 marzo, è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.96 di ieri (27 aprile).

    La novità più importante del testo, che per il resto conferma sostanzialmente le norme contenute nell'articolo 7 del Dl 185/2008, è la fissazione del tetto di 200mila euro per discriminare i soggetti che possono beneficiare del pagamento differito al momento dell'incasso della fattura.

    A. Criscione – 28 aprile 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  30/04/2009

    Come per i passati anni il nostro studio svolge il servizio di redazione del modello 730/2009 relativo ai redditi dell’anno 2008.
    Il servizio è rivolto in particolare a pensionati, lavoratori dipendenti e collaboratori.
    Il 730 facilita il contribuente: non prevede allegati, evita di eseguire i calcoli e di fare file in banca o alla posta per i versamenti, può essere congiunto e consente la compensazione crediti/debiti tra coniugi. Sarà il datore di lavoro (l’ente previdenziale per i pensionati) a trattenere o rimborsare l’importo in busta paga, nella pensione o nel compenso a partire dal mese di Luglio.
    Il nostro studio mette a disposizione dei clienti un professionista esperto in materia fiscale che sarà a disposizione per la compilazione e per la consulenza necessaria alla ottimizzazione della dichiarazione, il tutto nella massima riservatezza nel rispetto del segreto professionale cui il professionista stesso è tenuto.

    Il cliente deve solamente prendere un appuntamento ai numeri di telefono dello studio o anche a mezzo posta elettronica usufruendo della sezione contatti di questo sito, predisponendo la documentazione idonea che all’appuntamento dovrà avere con sé e che di seguito riepiloghiamo:

    • ultima busta paga 2009 in possesso al momento della compilazione della dichiarazione
    • copia codice fiscale proprio, del coniuge e/o familiari a carico
    • copia Unico o 730 dell’anno precedente
    • eventuali deleghe di pagamento acconti (se è stato presentato il modello Unico 2008 o effettuato un versamento autonomo)
    • bollettini di versamento dell’acconto e del saldo ICI (giugno e dicembre 2008)
    • copia dichiarazione e/o comunicazione ICI
    • Modelli CUD (lavoratori dipendenti, pensionati e collaboratori)
    • Certificazione di indennità o somme erogate da Enti (INPS, INAIL, Casse Edili, etc.) non segnalate al proprio datore di lavoro per il conguaglio
    • Atti di vendita o di acquisto di terreni e/o fabbricati effettuati nel 2008 e nei primi mesi del 2009
    • Documentazione di altri redditi (affitti, dividendi sugli utili, collaborazioni, prestazioni occasionali, etc)
    • Oneri detraibili e deducibili documentati da fatture, ricevute o tickets per prestazioni o per acquisto di : spese sanitarie incluse quelle per i familiari (esami, visite mediche in genere quali dentistiche/omeopatiche, interventi chirurgici, trapianti e degenze, occhiali e lenti con prescrizione, apparecchi per l’udito, attrezzature sanitarie, assistenza sanitaria, veicoli per portatori di handicap, etc), interessi passivi per mutui su abitazioni, assicurazioni vita/infortuni e contributi volontari, tasse scolastiche, spese funebri, spese veterinarie, contributi obbligatori, contributi personale domestico, adozioni di minori stranieri, erogazioni a vari enti/istituzioni/associazioni, spese di ristrutturazione (36-41%), fondi pensione integrativi, locazioni L. 431/98 e per trasferimento per lavoro ecc., spese per addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza, oneri per il risparmio energetico (55%), spese per sostituzione apparecchi elettrodomestici(es.frigoriferi, televisori, etc),spese (solo ragazzi da 15-18 anni) per iscrizione annuale ad associazioni sportive, palestre piscine, etc, spese per asili nido

    Signa, 30 aprile 2009 - Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  27/04/2009

    Arriva dal Governo il salvagente anti-crisi per aiutare le famiglie sommerse in un mare di debiti.

    L'obiettivo del disegno di legge, approvato il primo aprile dal Senato e ora all'esame della Camera, introduce la possibilità di un piano di rientro anche per le persone fisiche e i piccoli imprenditori insolventi, finora esclusi dalla legge fallimentare, a differenza di quanto avviene nella maggior parte dei Paesi occidentali.

    La dura legge del fallimento
    La bestia nera del fallimento non terrorizza solo le imprese ma tocca da vicino anche i traballanti bilanci familiari. Anche le persone fisiche infatti possono trovarsi in situazioni di insolvenza.
    A differenza delle grandi aziende, però, per loro non è ancora prevista la possibilità di concordare un accordo con i creditori, o almeno con la maggioranza di essi: inevitabilmente, quindi, finiscono per soccombere al tourbillon delle diverse azioni esecutive, concluse spesso dal pignoramento del quinto dello stipendio o addirittura della casa.

    Il disegno di legge
    Il progetto di legge in discussione cambia completamente la prospettiva, partendo non più dal creditore ma dal debitore a cui spetterà presentare un piano di rientro, che assicuri la regolarità dei pagamenti.
    A garanzia della sostenibilità saranno create delle commissioni ad hoc, composte da professionisti del settore, come avvocati, notai e commercialisti, deputate a verificare la fattibilità dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, ed eventualmente a modificarlo, dopo avere ascoltato anche i creditori. Se necessario, la proposta dovrà essere sottoscritta da uno o più garanti.

    Il piano di rientro
    Il documento definito piano di rientro e sottoscritto dalle parti verrà in un secondo momento depositato nel tribunale di residenza del debitore, con l'elenco dei creditori e delle somme dovute e le dichiarazioni dei redditi dell'insolvente (o le scritture contabili per i piccoli imprenditori). Al giudice spetterà il compito di verificare il rispetto dei requisiti di legge - in particolare che il debitore non abbia già utilizzato la stessa procedura nel triennio precedente - e di avvisare poi i creditori. Infatti la proposta deve ottenere il loro consenso, perlomeno di coloro che rappresentano l'80% del credito totale: il via libera va comunicato entro 15 giorni, altrimenti vale il principio del silenzio assenso.

    Quali vantaggi?
    L'indubbio vantaggio per il debitore sarà dunque quello di ridurre l'indebitamento a livelli sostenibili e di programmarne il pagamento nel tempo, evitando il dramma del pignoramento dello stipendio o peggio ancora della casa. Con l'accettazione del piano di rientro, infatti, i creditori rinunciano a utilizzare le forme «classiche» di recupero, come l'esecuzione giudiziaria. Ovviamente, anche il debitore ha degli obblighi, primo fra tutti il rispetto delle scadenze previste dal piano di rientro. Inoltre, per evitare che si indebiti ulteriormente, può essergli impedito di utilizzare carte di credito, bancomat e credito al consumo. Dal punto di vista del creditore, invece, il vantaggio principale è quello di migliorare, attraverso la procedura concorsuale, la possibilità di recuperare il dovuto, evitando le lungaggini e le spese giudiziarie della tradizionale procedura esecutiva.

    21 aprile 2009 – tratto da la stampa

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  • Lavoro e previdenza  »»  24/04/2009

    Stop alle prestazioni previdenziali a chi non presenta il Red. Il modello di comunicazione dei redditi, infatti, diventa presupposto per il diritto alle indennità legate a redditi (pensione di reversibilità, assegno e pensione sociale, quattordicesima, prestazioni agli invalidi, ecc).

    Primo appuntamento al prossimo 30 giugno (per i redditi 2008). Chi ometterà il Red verrà sollecitato mediante raccomandata dall'Inps ad effettuare la comunicazione entro 30 giorni, pena la sospensione della prestazione a decorrere dal rateo di ottobre 2009. Lo spiega, tra l'altro, l'ente di previdenza nella circolare n. 62/2009, con cui dà attuazione alle novità del milleproroghe.

    G. Leonardi – 23 aprile 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  23/04/2009

    Lo scontrino parlante non fa passi indietro. Confermata l'impossibilità di detrarre le spese mediche i cui documenti di spesa non siano corredati da codice fiscale del contribuente. Ciò a partire dagli oneri sostenuti dal primo gennaio 2008.

    È quanto prevede la circolare 18/2009 concernente le risposte a quesiti relativi alla dichiarazione 730 formulati dalla consulta dei Caf. Viene riconosciuta, invece, una dizione ampia alle spese di auto aggiornamento dei docenti. Nel monte di 500 euro su cui calcolare la detrazione rientrano, infatti, tutti i supporti fisici e formativi che consentano una crescita professionale del contribuente. Altre aperture si registrano per la deducibilità dei contributi previdenziali complementari invocati dal contribuente sebbene già inclusi nel Cud. In questo caso vale l'attestazione dello stesso lavoratore. In quest'ottica rientra anche l'invio di denaro all'estero per dimostrare il mantenimento dei familiari a carico. Si registra, infine, un no di fatto ai canoni di affitto degli studenti all'estero.

    S. Mazzei – 22 aprile 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  22/04/2009

    Una lite del "sabato sera" finita male, anzi malissimo. Un ragazzo cade durante la scazzottata davanti alla discoteca riportando lesioni gravissime che gli causano la morte e per la Corte di cassazione responsabile dei danni patrimoniali è il gestore del locale.

    La sentenza n. 8128 della terza sezione civile ha accolto il ricorso presentato - prima dallo stesso giovane poi dai suoi eredi - contro la società che gestiva la discoteca, chiamata in causa per una recinzione difettosa e troppo bassa posizionata nello spiazzo antistante l'ingresso.

    I fatti. Due persone si azzuffano all'uscita di un locale notturno, urtano una recinzione e una delle due precipita sulla strada sottostante. In seguito alla caduta rimane invalida all'80% , cita la società che gestiva il locale e ne chiede la condanna al risarcimento per i danni subiti, sostenendo che la caduta era stata determinata dalla difettosa recinzione, costruita con tronchi di legno alti 40-50 cm. Inizia il giudizio, la società contesta il fondamento dell'accusa, in corso di causa il ricorrente muore e i familiari proseguono la sua battaglia.

    Il contenzioso. In primo grado, il tribunale, pur riconoscendo l'esistenza di una situazione di pericolo costituita dalla staccionata inadeguata, giudica tale situazione, rispetto alla dinamica dei fatti, una mera occasione: in sostanza l'imputazione del fatto dannoso viene addossata solo ai giovani contendenti. Davanti ai giudici della Cassazione però le cose cambiano tanto che i motivi sollevati contro la società vengono accolti.

    Le motivazioni. Secondo i magistrati di Piazza Cavour infatti per aversi imputazione degli effetti dannosi (a norma dell'articolo 2051 del Cc) non è necessario che il danno si sia verificato «nello sviluppo di un agente insito nella cosa (situazione che in questa circostanza sussiste visto che l'altezza della recinzione era notevolmente inferiore rispetto a quanto richiesto dal regolamento locale) e che il soggetto (qui il gestore del locale) abbia per il rapporto con la cosa l'obbligo di vigilare e di tenerla sotto controllo, ma è sufficiente che esista un nesso deterministico tra la cosa e l'evento lesivo». Considerare il diverbio tra i due ragazzi una causa estrinseca ed eccezionale è dunque un errore, perché si tratta di una "concausa", contestuale alla situazione di pericolo, che ha avuto l'effetto di aggravare il danno poiché l'omessa predisposizione di una misura di sicurezza ha reso inevitabile la caduta dei corpi che altrimenti avrebbero trovato un adeguato riparo.

    Simona Gatti - 17 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  21/04/2009

    Ai nastri di partenza l'invio delle autocertificazioni ormai indispensabili per le agevolazioni ai datori di lavoro. Con la circolare n. 10/09 il ministero del Lavoro ha definito le modalità di invio telematico delle dichiarazioni e completato l'iter che consente di assolvere all'obbligo dal Dm 24 ottobre 2007. Quest'ultimo provvedimento ( "Gazzetta ufficiale" n. 279 del 30 novembre 2007 ) ha dato attuazione all'articolo 1, comma 1176, legge n. 296/2006, che prevedeva l'adozione di una norma ad hoc per la definizione delle modalità di rilascio e dei contenuti analitici dal Documento di regolarità contributiva, Durc. Il decreto in vigore dal 30 dicembre 2007, prevede che anche per accedere ai benefici normativi e contributivi le imprese di tutti i settori sono tenute a presentare il documento. Per i datori di lavoro i requisiti che consentono l'emissione di un Durc sono di due tipi: presenza di regolarità contributiva e mancanza di irregolarità ostative al rilascio.

    S. Bradaschia/G. Buscema/E. De Fusco – 20 aprile 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  20/04/2009

    Le spese per la frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria dei figli possono ridurre l'Irpef, ma non sempre in misura uguale. Sia per gli istituti pubblici sia per quelli privati la detrazione è del 19 per cento; ma per i pubblici spetta sull'intera retta pagata, mentre per i privati si applica in misura comunque non superiore a quella che spetterebbe per la frequenza a un corrispondente istituto pubblico.

    Ad esempio: se per l'istituto statale è prevista una spesa di 2mila euro ma il contribuente ne paga 4mila per un corrispondente istituto privato, lo sconto si limiterà al 19% di 2mila euro. In tutti i casi, ed entro questo limite, per i redditi del 2008 sono detraibili tutte le spese sostenute in quell'anno, anche se riferite a più annualità.

    Il 19% spetta inoltre sulle spese sostenute per corsi di perfezionamento post universitari, presso l'università, nonché sulle spese per i master universitari. In quest'ultimo caso la detrazione spetta purché i master siano assimilabili a corsi universitari o di specializzazione e siano gestiti da istituti universitari pubblici o privati. Anche per i master gestiti da università private il 19% vale per un importo non superiore a quello stabilito per tasse e contributi versati per analoghe prestazioni rese da istituti statali italiani. Le spese di partecipazione a un master sono detraibili se al soggetto che li gestisce è riconosciuta una natura accademica, pubblica o privata, italiana o straniera.

    Per un master all'estero, va individuato un corso tenuto presso un'università pubblica il più possibile omogeneo a quello frequentato all'estero; non è necessario che sia del tutto coincidente per programmi o materia trattata. Il 19% è concesso solo per «spese per frequenza di corsi di istruzione»: tasse e contributi all'istituto o all'università, ad esempio, per l'iscrizione e la gestione del convitto. Non vale per gli acquisti dei libri.

    17 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  17/04/2009

    Le spese per l'iscrizione annuale e l'abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine e altre strutture e impianti destinati alla pratica sportiva dilettantistica, se sostenute nell'interesse di ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, danno diritto a una detrazione del 19% dall'Irpef.Il requisito dell'età è soddisfatto quando sussiste anche per una sola parte dell'anno, come, per esempio, per il figlio che ha compiuto 18 anni nel corso del 2008.

    Nel caso della pratica sportiva dilettantistica, l'importo su cui calcolare il beneficio fiscale non può superare 210 euro a figlio, inteso come limite massimo riferito alla spesa complessivamente sostenuta da entrambi i genitori. Per ottenere lo sconto occorre esibire al Caf o al professionista abilitato un documento giustificativo rilasciato dalla struttura sportiva.Quest'ultimo può essere costituito da fattura, ricevuta, quietanza di pagamento, bollettino bancario o postale, con l'indicazione di ditta, denominazione o ragione sociale e codice fiscale del soggetto che effettua la prestazione, causale del pagamento, descrizione dell'attività sportiva praticata, importo speso, dati anagrafici del praticante l'attività sportiva e codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento.

    16 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/04/2009

    Via libera al monitoraggio sul terzo settore, necessario per individuare abusi tributari nell'applicazione di regimi agevolati non spettanti, con l'intensificazione dell'attività di controllo nel corso del 2009, al fine di determinare un dirompente impatto dissuasivo e la notifica dei relativi avvisi di accertamento. Ecco il motivo di una collocazione ad hoc, all'interno della circolare 9/4/2009 n. 13/E, dell'Agenzia delle entrate, dell'individuazione di indirizzi operativi per le attività di prevenzione e contrasto all'evasione per l'anno in corso, anche in relazione all'introduzione delle nuove disposizioni, di cui all'art. 30 del decreto anticrisi.

    Secondo l'amministrazione finanziaria, il terzo settore (associazioni di promozione sociale, sportive dilettantistiche, enti ecclesiastici, onlus ecc.) deve essere «attentamente» monitorato al fine di scovare abusi e soprattutto per evidenziare i rischi nell'applicazione di regimi agevolativi non spettanti, in relazione all'esercizio dell'attività effettivamente esercitata, pianificando un numero di controlli idoneo, affermano le Entrate «..a supportare l'effetto di deterrenza indotto dalla menzionata, nuova normativa».

    F. G. Poggiani – 15 aprile 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  15/04/2009

    La Pasqua potrebbe riservare una bella sorpresa per i contribuenti, in particolare per chi paga a rate o in ritardo imposte sui redditi, Iva e Irap (Unico e 730 compresi). Il Fisco, infatti, si prepara a rivedere i tassi di interesse che i contribuenti devono pagare su rate o pagamenti tardivi. Una riduzione in linea con gli ultimi interventi della Banca centrale europea, che ha operato significativi abbattimenti sulle misure degli interessi.

    Il decreto con il quale verrà disposto l'intervento sarà a tutto campo: si andrà, per esempio, dai rimborsi alla chiusura dei verbali, dal concordato alla conciliazione giudiziale. Ma il decreto chiuderà anche la partita degli interessi troppo elevati che vengono pagati per le dichiarazioni dei redditi, dell'Iva e dell'Irap. La svolta, dunque, dovrebbe essere vicina. È, infatti, terminato il lavoro istruttorio: il decreto è arrivato agli uffici tecnici del ministero dell'Economia e attende la firma finale di Giulio Tremonti.

    L'ipotesi sulla quale si è lavorato è quella di individuare un sistema di interessi articolato su diversi livelli (per esempio, al 3% per le dichiarazioni) a seconda degli istituti fiscali sui quali incide la maggiorazione. Questo per favorire, in una fase economica molto difficile, l'accesso alla rateazione.

    Il Fisco si è trovato di fronte a un problema: valutare il costo della perdita di gettito che potrebbe derivare da una revisione degli interessi e il beneficio che ne verrebbe in una fase di congiuntura economica molto difficile.

    Il taglio dei tassi, infatti, potrebbe portare un beneficio immediato, di cassa, a imprese e professionisti che potrebbero avere più di un problema di liquidità per gli adempimenti di quest'anno. A partire dalle rate delle dichiarazioni dei redditi che dovranno essere pagate fra giugno e luglio.

    Proprio la vicenda delle dichiarazioni è la più emblematica. Dal 2004, infatti, i contribuenti (la situazione è stata più volte segnalata dal Sole 24 Ore) si sono trovati a fare i conti con interessi del 6% sulle rate delle imposte che risultano dalle dichiarazioni annuali. Misura che non aveva tenuto conto del decreto del 27 giugno 2003 che avrebbe previsto l'applicazione di interessi del 2,75% più un aumento dell'uno per cento. Meccanismo che avrebbe dovuto portare al pagamento di un sovrapprezzo del 3,75% sulle rate e non del 6% come richiesto dal Fisco. In questo modo si era creata una forbice fra interessi pagati dal Fisco sui rimborsi (2,75%) e pretesi sulle rate (6%). La situazione si era rivelata ancor più paradossale se si pensa che interessi più bassi erano riconosciuti ai contribuenti che avevano scelto di pagare solo dopo l'iscrizione a ruolo. L'errore era più evidente per la ragione che, sempre dal 1° luglio 2003, le vecchie misure per dilazione di pagamento e per sospensione della riscossione sono state abbassate, rispettivamente, dal 6 al 4% e dal 7 al 5 per cento. Per di più, va tenuto conto che in caso di pagamento dopo la comunicazione di irregolarità dell'agenzia delle Entrate, in seguito ai controlli automatici o formali delle dichiarazioni, sono richiesti gli interessi del 3,5 per cento.

    Il decreto all'esame di Tremonti si basa su una delega contenuta nella Finanziaria 2008 (l'ultima del Governo Prodi). La legge prevede che con decreto del ministro dell'Economia siano stabilite le misure, anche differenziate, degli interessi per versamento, riscossione e rimborsi nei limiti di tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso legale, attualmente al 3% annuo, salva la determinazione degli interessi di mora.

    Il varo del decreto resta, in ogni caso, molto atteso dagli operatori: un via libera sollecito consentirebbe di anticiparne gli effetti positivi, cosentendo di applicare i nuovi tassi dalle prime scadenze successive all'entrata in vigore.

    J.M.Del Boe/T.Morina - 14 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/04/2009

    Accertamento, a ciascuno il suo. E' stata diffusa ieri dall'agenzia delle Entrate la circolare 13/E del 2009 con gli indirizzi operativi per il contrasto all'evasione.

    Con le indicazioni date dall'Agenzia agli uffici, l'accertamento si avvicina al momento della dichiarazione (normalmente si dà l'indicazione di partire dal 2006 e di riservare alle annualità precedenti attenzione quando emergono elementi che inducano a ritenerne proficuo l'approfondimento) ed è mirata per ciascuna macro-categoria di contribuenti, puntando su specifiche analisi di rischio e sulla selezione delle posizioni da verificare effettuate dalle direzioni regionali.

    A. Criscione – 10 aprile 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  10/04/2009

    Se l'immobile viene acquistato dal professionista a titolo gratuito, le spese di ristrutturazione oggettivamente incrementative sono deducibili nel limite del 5% del valore dei beni materiali ammortizzabili e l'eventuale eccedenza va ripartita in cinque anni. E' la conclusione dell'agenzia delle Entrate nella risoluzione 99/E/09.

    L'interpello è stato avanzato da uno studio associato che intende ristrutturare un immobile di proprietà di terzi accatastato come civile abitazione. A seguito di questo intervento, una parte dell'immobile verrà destinata a un ufficio e accatastata nella categoria A/10 (ufficio). Nell'interpello è stato chiesto se lo studio associato può dedurre integralmente i costi per i lavori di ristrutturazione e detrarre la relativa Iva, nelle seguenti ipotesi: l'immobile, prima dell'inizio della ristrutturazione, viene intestato a entrambi gli associati, tramite donazione o compravendita; l'immobile rimane di proprietà di terzi e detenuto dallo studio associato con contratto di locazione o di comodato.

    L. De Stefani – 09 aprile 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  09/04/2009

    Rivalutazione quote di snc a rischio elusione; può essere disconosciuta la scissione seguita da cessione delle partecipazioni (della scissa o della beneficiaria) anche se le quote della scissa (e quindi anche quelle della beneficiaria) sono state fiscalmente rivalutate.

    Questa la conclusione cui giunge l'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 97/E del 7 aprile 2009 in risposta ad un interpello antielusivo proposto da una snc a ristretta base familiare.

    A. Felicioni – 08 aprile 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  08/04/2009

    (Domanda)
    Posso portare in detrazione gli interessi passivi di un mutuo richiesto per ristrutturazione prima casa?

    (Risposta)
    La risposta è senz'altro positiva: la Circolare dell'Agenzia del Territorio n. 5 del 28 luglio 2008 espressamente prevede e disciplina la portabilità di un mutuo accollato dopo frazionamento. Pertanto sua figlia può tentare la portabilità del mutuo: le condizioni del nuovo mutuo (variabile o fisso) dipendono dalla contrattazione con la nuova banca, che ovviamente non è obbligata a contrarre.
    La legge prevede la detraibilità fiscale di una parte degli interessi passivi e degli oneri accessori (tra cui la parcella notarile sul mutuo) pagati per mutui ipotecari contratti per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili da adibire ad abitazione principale. La misura del beneficio varia in base alla differente tipologia di contratto: nel caso di un mutuo per ristrutturazione indicato dalla lettrice è possibile detrarre gli interessi passivi nella misura del 19% calcolata su un importo non superiore a 2.582,28 euro. In base al comma 1-Ter dell'articolo 15 del Tuir è necessario però che siano rispettate alcuni condizioni:

    1. la ristrutturazione deve consistere in un intervento rivolto a trasformare l'organismo edilizio mediante un insieme di opere che possono portare a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi e impianti;
    2. la stipula del mutuo deve avvenire, da parte del soggetto che sarà il possessore a titolo di proprietà o altro diritto reale dell'unità immobiliare da ristrutturare, non oltre i sei mesi antecedenti, ovvero non oltre i diciotto successivi all'inizio dei lavori di costruzione;
    3. l'unità immobiliare deve essere adibita ad abitazione principale entro sei mesi dal termine dei lavori.

    Il limite di 2.582,28 euro entro il quale sono detraibili gli interessi passivi vale anche per i mutui stipulati con finalità di costruzione dell'abitazione principale, mentre per quelli contratti per l'acquisto della casa, la Finanziaria 2008 ha recentemente elevato a 4mila euro (dai precedenti 3.615,20 euro) il massimo imponibile: questo significa che su questa tipologia chi ha pagato 4mila euro o più di interessi sul mutuo avrà diritto a uno sconto Irpef di 760 euro (il 19% di 4mila euro) con un aumento di 73 euro rispetto al passato.

    Per ottenere il riconoscimento alla detrazione degli interessi passivi sui mutui occorre presentare ai Centri di Assistenza Fiscale (ai fini della compilazione del Modello 730) l'apposita attestazione inviata dalla banca mutuante. I lavoratori autonomi indicheranno invece la quota detraibile sul modello UNICO senza allegare la certificazione, che andrà conservata ed esibita all'Agenzia delle Entrate in caso di eventuali controlli.

    03 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  07/04/2009

    La questione sottoposta all'agenzia delle Entrate trae spunto dal mutato regime di detraibilità dell'Iva relativa a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande. Mentre nulla è mutato per quanto riguarda l'emissione della fattura relativa alle spese medesime, che non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell'operazione. In assenza di fattura, pertanto, le prestazioni alberghiere e le somministrazioni di alimenti e bevande effettuate nei pubblici esercizi possono essere documentate mediante scontrino e/o ricevuta fiscale, che tuttavia rappresentano documenti inidonei all'esercizio della detrazione dell'Iva. In particolare, una società chiede se l'Iva che dovesse risultare non detratta, e rimasta a carico della società medesima, possa esser dedotta dalla base imponibile Ires, ove ne sia dimostrata l'inerenza dei relativi costi all'attività di impresa.

    Con riferimento alle spese alberghiere e di ristorazione, l'agenzia delle Entrate (risoluzione 31 marzo 2009 n. 84/E) è del parere che nè il contribuente che, essendo in possesso di fattura relativa a tali prestazioni, abbia scelto di non detrarre l'Iva, nè il contribuente che disponga di un documento, relativo a tali prestazioni in cui non è evidenziata l'Iva, possano dedurre dalla base imponibile Ires e dalla base imponibile Irap l'Iva compresa nel costo sostenuto per le prestazioni alberghiere e di ristorazione.

    G.P.Ranocchi/G.Valcarenghi – 06 aprile 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

    (La risoluzione nella sua forma integrale è pubblicata alla sezione servizi\circolari-risoluzioni di questo sito)

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  • Fisco e tasse  »»  06/04/2009

    Saranno almeno 2.150.000 sui 3,7 milioni di contribuenti che applicano gli studi di settore, i contribuenti che avranno un beneficio dai correttivi ai quali ha dato il via libera ieri la Commissione di esperti per gli studi di settore. La Commissione (organismo che vede riuniti l'amministrazione finanziaria, la Società per gli studi di settore e le associazioni di categoria) ha anche approvato, all'unanimità, un documento nel quale si precisa che «in relazione ai periodi d'imposta 2008 e 2009 interessati da notevoli modifiche nel mercato provocate dalla crisi, il risultato degli studi di settore sia accompagnato in sede di accertamento anche da altri elementi in grado di rafforzare ulteriormente la pretesa tributaria», suggerendo all'agenzia delle Entrate «particolare prudenza nelle situazioni in cui gli scostamenti saranno di lieve entità». E per i professionisti viene chiesto un monitoraggio continuo e un'attenzione specifica ai dati relativi alla normalità economica.

    L'impatto della crisi
    Il punto fondamentale per calcolare gli effetti della crisi sono state le dichiarazioni Iva semplificate presentate a fine febbraio 2009. Sulla base di queste ultime si è potuto stimare per i diversi settori il calo delle attività che comporta un aumento complessivo dei soggetti in declino del 7,9%, in modo differenziato con un'oscillazione che va dall'11,9% delle manifatture all'1,7 dei professionisti. L'analisi indica, da un lato, l'andamento di ciascun settore nel suo complesso e, dall'altro, la turbolenza (con l'aumento dei soggetti declinanti) all'interno di ciascuno di essi. Il documento approvato evidenzia anche il fatto – per quanto i correttivi varati vengano ritenuti affidabili in vista di Gerico – che i contribuenti potranno annotare le situazioni in cui non fossero comunque rappresentati dai risultati del programma applicativo degli studi. È citato il caso, per esempio, in cui dovesse essersi verificato un contemporaneo aumento dei ricavi e una riduzione dei profitti, non stimabile da Gerico. Viene però confermato che un'ulteriore evoluzione dell'applicativo sarà fatta nel 2010 dopo l'esame delle dichiarazioni 2009.

    Soddisfazione è stata espressa dai partecipanti all'incontro. Innanzitutto da Giampietro Brunello, amministratore delegato di Sose, per il quale «è la prima volta che il Fisco prende atto di una situazione di crisi prima della tornata delle dichiarazioni. Si tratta di un fatto di civiltà giuridica importante. Senza contare che nonostante il poco tempo a disposizione abbiamo realizzato una rappresentazione attendibile della crisi e inserito i correttivi necessari». Ed è quanto segnala anche Antonio Vento, di Confcommercio, il quale ricorda che «in genere gli studi si fondano sempre su dati vecchi di qualche anno. Ora stiamo per la prima volta – e in una situazione così difficile – realizzando degli studi che colgono la realtà in atto». Per Andrea Trevisani di Confartigianato «il lavoro che la Commissione aveva iniziato lo scorso 6 novembre è proseguito grazie a uno sforzo straordinario reso possibile anche dal contributo importante delle categorie». Per Casartigiani Beniamino Pisano afferma che «è stato dato un accordo sul metodo, poi occorrerà vedere in concreto cosa succederà».

    I professionisti
    È stato un lavoro intenso quello realizzato ieri dalla Commissione che ha approvato anche un documento relativo ai professionisti, nel quale si specifica come per questi ultimi la crisi abbia avuto effetti del tutto particolari, che lasciano prevedere un trascinamento degli effetti nel futuro. Nel 2008 gli incassi relativi agli anni precedenti possono avere occultato la crisi, che si manifesteranno in seguito. E se gli studi colgono la riduzione degli incarichi, non possono determinare a priori un prevedibile calo delle tariffe. I versamenti potranno inoltre essere frazionati nel tempo con effetti distorsivi sulla congruità. Viene segnalata, poi, anche la riduzione di significatività degli indicatori di normalità economica. Per Roberto D'Imperio ( dottori commercialisti) «l'esito del confronto di ieri è stato positivo. Ha prevalso la ragionevolezza, perché si trattava di trovare soluzioni condivise». E per Riccardo Alemanno (Int) «la crisi è reale e deve essere affrontata con il massimo impegno da parte delle istituzioni, ma anche da parte dei professionisti». Roberto Falcone (Lapet) aspetta «che il documento diventi operativo prima di esprimerci sulla sua bontà».

    Antonio Crescione - 03 aprile 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  03/04/2009

    Lo scomputo delle ritenute subite da professionisti e imprenditori è ammesso anche in assenza della certificazione rilasciata dal sostituto d'imposta. Le condizioni nella risoluzione 68/E dell'agenzia delle Entrate.

    19 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  02/04/2009

    Lo schema di decreto correttivo, approvato dal Consiglio dei ministri in prima lettura apporta notevoli modifiche al decreto legislativo 81/2008 sotto il profilo sanzionatorio. Il testo resta, come sottolineato dal Governo, aperto alla concertazione, ma è già possibile cogliere alcune linee di tendenza.

    Il peso delle penalità
    Una prima novità riguarda l'intero apparato sanzionatorio e si presta, a sua volta, a due chiavi di lettura. Si nota una riduzione del complessivo quadro dell'entità delle pene detentive e di quelle pecuniarie rispetto al decreto 81. Per fare un esempio, se si considera il nuovo articolo 55 (sanzioni a carico del datore e del dirigente per le violazioni alle disposizioni generali), a fronte di un'originaria contravvenzione punita con arresto da quattro a otto mesi, la stessa violazione sarà punita con arresto da tre a sei mesi, mentre l'ammenda già prevista da 5mila a 15mila euro scende da 2.500 a 6.400 euro. Ma se si raffronta la sanzione con quella prevista dal decreto legislativo 626/94, si nota che, per la medesima violazione, confermata l'entità della pena detentiva, quella pecuniaria è stata aumentata del 30 per cento. L'apparato sanzionatorio, seppure rimodulato anche in riferimento a entità e gravità dalla violazione, appare più contenuto rispetto al decreto 81 ma più oneroso rispetto al 626. Il principio adottato dallo schema di decreto correttivo non riguarda solo datori di lavoro e dirigenti, ma tutti i soggetti coinvolti nella "partita" della sicurezza. Infatti, le modifiche interessano preposti, medici competenti, lavoratori, fabbricanti e fornitori.

    Una nota a parte merita l'ipotesi sanzionatoria per la quale è previsto solo l'arresto. Si tratta delle violazioni circa la mancata valutazione del rischio da parte delle aziende pericolose e in quelle ove i lavoratori sono esposti a rischi biologici, cancerogeni mutageni, da esposizione all'amianto o atmosfere esplosive. In questo caso, l'applicazione della sola pena detentiva viene fissata da quattro a otto mesi. Tuttavia, l'ipotesi sanzionatoria non permette di avvalersi della definizione del reato in sede amministrativa mediante la procedura (prescrizione obbligatoria) del decreto legislativo 758/94. Sarà, però, possibile avvalersi della procedura introdotta dall'articolo 302, mediante la sostituzione, da parte del giudice, della pena detentiva irrogata (non superiore a 12 mesi) con una somma non inferiore a 2mila euro, sempre che siano state eliminate le fonti di rischio e le conseguenze dannose del danno, che non dovranno consistere in un infortunio grave (superiore a 40 giorni) o mortale.

    I limiti all'arresto
    Non rientrano più in questa ipotesi sanzionatoria (l'arresto) le attività disciplinate dal Titolo IV (edilizia) caratterizzate dalla compresenza di più imprese e la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a 200 uomini-giorni. Ulteriori novità sono state introdotte all'articolo 14 nella parte in cui il datore di lavoro non ottempera al provvedimento di sospensione disposto dall'organo di vigilanza. In questo caso, è previsto l'arresto fino a sei mesi nel caso la sospensione sia dovuta ad accertate gravi e plurime violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Nel caso in cui la sospensione sia dovuta a lavoro irregolare, secondo i criteri stabiliti dallo stesso articolo 14, la violazione è punita con l'arresto da tre a sei mesi o l'ammenda da 2.500 a 6.400 euro. Nel primo caso, quindi, non è possibile l'estinzione del reato mediante prescrizione obbligatoria, ma sarà possibile definire la situazione davanti al giudice con le condizioni ed effetti dell'articolo 302.

    Luigi Chiazza - 30 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  01/04/2009

    La mancata comunicazione al registro delle imprese del trasferimento di quote, da parte degli amministratori di srl e di società consortili a responsabilità limitata, comporta da oggi la perdita del beneficio dell'esenzione dal pagamento delle imposte e tasse dovute, ivi compreso il diritto di segreteria, oltre all'applicazione delle sanzioni previste dal codice civile per la tardiva presentazione di domande, denunce e dichiarazioni all'ufficio del registro delle imprese. Sono queste le conseguenze del superamento del termine di sessanta giorni decorrente dall'entrata in vigore della legge 28 gennaio 2009, n. 2, di conversione del decreto legge «anticrisi» (dl n. 185/08), termine fissato dall'art. 16, comma 12-undecies.

    G. Dell'Aquila – 31 marzo 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  31/03/2009

    La firma del protocollo-cornice tra Tesoro e Abi avvenuta oggi rappresenta l'ultima pietra dell'edificio dei Tremonti- bond. Un'azione «dopo la quale - come ha detto il presidente dell'Abi, Corrado Faissola - le banche per la loro struttura non potranno esimersi dal dare credito usando la scusante del patrimonio non sufficiente». Naturalmente, ha aggiunto il presidente dell'Associazione dei banchieri, resta valido il criterio-base dell'attività creditizia e cioè che «i finanziamenti saranno comunque concessi alle imprese sulla base della domanda e secondo la normale analisi relativa al merito di credito».

    Concretamente, la convenzione siglata definisce in primis la cornice degli impegni obbligatori per le banche che emetteranno i nuovi strumenti ibridi, sottoscritti dal Tesoro, allo scopo di rafforzare la loro struttura patrimoniale. Ma funziona anche da schema di riferimento per l'intero sistema e stabilisce un orientamento in materia di concessione dei crediti alle piccole e medie imprese. Le banche si impegnano infatti «a mettere a disposizione delle pmi per il prossimo triennio risorse finanziarie non in decremento, anche ai fini della ristrutturazione del debito, rispetto a quanto mediamente registrato nell'ultimo biennio». Ma c'è anche l'impegno delle aziende di credito a fornire un contributo, pari all'1,5% degli strumenti finanziari emessi dalla banca, per la dotazione del nuovo Fondo di garanzia per i finanziamenti erogati alle pmi. Verso le famiglie, le banche emittenti Tremonti- bond dovranno prevedere la sospensione per almeno 12 mesi del pagamento delle rate senza oneri finanziari e con traslazione del periodo di rimborso, nei casi in cui il sottoscrittore del mutuo per l'acquisto dell'abitazione principale o un componente del nucleo familiare convivente abbia usufruito, dalla data di sottoscrizione del protocollo d'intenti e fino al 31 dicembre 2011, di interventi di cassa integrazione oppure abbia perso l'occupazione.

    Infine, nel capitolo degli impegni etici della banca, il protocollo richiama le recenti istruzioni di Vigilanza della Banca d'Italia sulle remunerazioni e le stock option di vertici e operatori di mercato delle banche; si prevede poi che gli istituti che faranno ricorso ai nuovi bond si dotino di un Comitato per le remunerazioni (ove non sia già presente) «composto in maggioranza da soggetti indipendenti» a condizione che questo sia richiesto dalle dimensioni e dalla complessità della banca.

    Rossella Bocciarelli - 25 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/03/2009

    Lunedì 30 marzo il libro soci delle Srl andrà in pensione. Diventa operativa, cioè, la disposizione prevista dall'articolo 16, comma 12-undecies del Dl 185/2008, il cosiddetto decreto anti-crisi. Gli amministratori delle Srl devono depositare nel Registro imprese una dichiarazione per integrare le risultanze del registro stesso con quelle del libro dei soci. L'efficiacia del trasferimento di partecipazioni in Srl decorre dunque dal momento del deposito presso il registro delle imprese. E' abolito anche l'obbligo di iscrizione dell'espropriazione di quote societarie. Anche per queste, l'efficacia è data dal registro delle imprese, che sostituisce il libro soci anche per quel che riguarda gli obblighi di deposito di copia del bilancio approvato e le convocazioni dell'assemblea. L'allineamento tra libro soci e Registro imprese è un adempimento esente da ogni tributo, ma l'omissione può costare cara: secondo la circolare Unioncamere 2453 dell'11 febbraio 2009 l'effettuazione oltre il termine, non solo dovrebbe comportare la perdita dell'esenzione fiscale (e quindi generare la necessità del versamento di 30 euro per diritti e 65 euro per bolli), ma sarebbe anche colpita dalla sanzione di 412 euro (articolo 2630 del Codice civile), irrogata a ogni componente dell'organo amministrativo.

    Marco Peruzzi - 27 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/03/2009

    L'emanazione del decreto attuativo dell'articolo 7 del Dl 185/2008 costituisce l'ultimo tassello che si attendeva per la piena operatività del tanto annunciato meccanismo dell'Iva per cassa (per la piena operatività occorrerà aspettare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale). Quello che risulta chiaro dalle premesse al decreto stesso è che non bisognerà attendere l'autorizzazione di Bruxelles, in quanto la Commissione Europea Direzione generale Taxud con la nota 24280 del 16 marzo scorso ha chiarito che già l'articolo 66 della direttiva 2006/112/CE consente agli Stati membri di introdurre nei propri ordinamenti regole che prevedano, per specifiche operazioni, l'esigibilità differita dell'imposta.

    Va ricordato che interessati al beneficio saranno solo i contribuenti, esercenti attività d'impresa, arte e professione che nell'anno solare precedente hanno realizzato, o in caso di inizio di attività, prevedano di realizzare un volume d'affari non superiore a 200.000 euro (che dovranno indicare in fattura di avvalersi di questo meccanismo). L'articolo 1, comma 4, del decreto chiarisce che il meccanismo dell'esigibilità differita cessa al momento del superamento del limite. Pertanto, il contribuente dovrà monitorare l'evoluzione del proprio volume d'affari e non potrà più emettere fatture a Iva a esigibilità differita per le operazioni successive al superamento del limite. La relazione illustrativa del provvedimento sottolinea a questo proposito che il regime, però, non varia in relazione alle fatture già emesse, che saranno trattate ancora con il meccanismo dell'Iva a esigibilità differita.

    Il decreto ripercorre in dettaglio gli obblighi che sono in capo al cedente e al prestatore, nonché al cessionario e al committente. Per il cedente/prestatore l'operazione concorre alla formazione del volume d'affari del periodo d'imposta in cui l'operazione si considera effettuata, a prescindere dal momento in cui l'Iva diviene esigibile. Analoga disposizione è prevista per la determinazione del pro rata di detraibilità.

    Il meccanismo dell'Iva per cassa determina che l'imposta diviene esigibile solo al momento del pagamento da parte del committente/cessionario del corrispettivo dovuto ovvero decorso un anno dall'effettuazione dell'operazione, a meno che, prima del decorso del predetto termine, il cessionario/committente non sia assoggettato a procedure concorsuali o esecutive.

    Queste regole comportano delle conseguenze particolari e onerose sia per il cedente/prestatore che per il cessionario/committente. In particolare, in caso di pagamento parziale del corrispettivo l'Iva diverrà esigibile solo in proporzione al pagamento effettuato. Pertanto, i contribuenti dovranno, in riferimento ai singoli pagamenti, riconciliare gli stessi con le relative fatture per versare ovvero detrarre la quota parte di Iva corrispondente alla percentuale pagata. Inoltre, nel caso in cui, trascorso un anno, una cessione o prestazione di servizio non risulti pagata l'Iva diviene integralmente esigibile e i cedenti/prestatori dovranno calcolare l'imposta a debito entro la liquidazione trimestrale o mensile successiva al verificarsi della specifica condizione.

    Il testo del decreto e della relazione

    Gli interessati
    Potranno utilizzare l'Iva per cassa i contribuenti esercenti attività d'impresa, arte e professione che nell'anno solare precedente hanno avuto un volume d'affari fino a 200mila euro.

    La fattura
    Il meccanismo opera solo se la fattura riporta espressamente che si tratta di un'operazione con Iva a esigibilità differita.

    Il meccanismo
    L'imposta diventa esigibile solo al pagamento del corrispettivo o dopo un anno dall'operazione.

    Benedetto Santacroce - 26 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/03/2009

    Calano prezzi e le compravendite di case. Mentre i tempi per l'evasione degli incarichi si allungano. La fotografia scattata dalla Banca d'Italia nella sua indagine congiunturale tra gli agenti immobiliari getta ombre fosche sul mercato immobiliare nel nostro Paese. Il 57,6% dei 1.009 agenti immobiliari intervistati ha detto che le quotazioni sono calate. Soprattutto nelle aree urbane (più di 250mila abitanti) e metropolitane (più di 500mila abitanti) dove il 65 e il 63% rispettivamente ha riscontrato quotazioni più basse. Le condizioni rimangono «sfavorevoli» anche per il trimestre in corso, «nonostante un'attenuazione della tendenza flettente dei prezzi».

    Cali maggiori nel Nord Est, a Sud e nelle Isole
    Le quotazioni del mattone sono scese soprattutto nelle città del Nord Est. Il 72,2% degli agenti immobiliari interrogati di quest'area infatti, ha registrato prezzi più bassi nelle aree urbane. Percentuali molto alte anche nei comuni con più di 250mila abitanti del Sud e delle Isole. Qui il 68,4% degli agenti immobiliari ha registrato prezzi più bassi. Secondo il 47% degli agenti pesano le difficoltà dell'acquirente a reperire fonti di finanziamento. Nel quarto trimestre il prezzo effettivo di vendita è risultato inferiore del 9,5% alla richiesta iniziale del venditore, senza rilevanti differenze territoriali. Per gli immobili venduti, tra il momento dell'affidamento dell'incarico e quello della vendita effettiva sono intercorsi in media quasi 7 mesi e per oltre la metà degli operatori, i tempi di vendita si sono allungati rispetto al trimestre precedente.

    Scendono le compravendite
    Nel complesso il numero delle compravendite tramite l'intermediazione degli agenti è sceso a 143 mila, «segnalando una prosecuzione della tendenza negativa in linea con le rilevazioni dell'Osservatorio sul Mercato Immobiliari». Circa due terzi degli operatori hanno venduto almeno un immobile nel corso del quarto trimestre, con una incidenza superiore nelle regioni del Nord Est (74,7%)e inferiore in quelle del Centro (59,9%). Per quasi metà degli agenti, alla fine dello scorso anno, il numero complessivo di incarichi a vendere ancora da evadere era aumentato rispetto a tre mesi prima. Una percentuale che, segnala Bankitalia, risulta inferiore nelle regioni del Nord Ovest e superiore in quelle del Nord Est.

    Tutti i numeri dei mutui ipotecari
    Per quanto riguarda le modalità d'acquisto delle abitazioni è stato effettuato nel 69% delle transazioni con accensione di un mutuo ipotecario, con un divario tra il 72% nelle aree urbane e il 66% in quelle non urbane, che si manifesta assai più accentuato nelle regioni del Nord Est. Il rapporto tra il prestito erogato e il valore dell'immobile è in media pari al 69% che scende al 63 nelle regioni del Centro.

    Il primo trimestre 2009 sarà «sfavorevole»
    Per il primo trimestre del 2009 una larga maggioranza degli agenti (77%) ha giudicato «sfavorevoli» le condizioni prevalenti sul mercato immobiliare di riferimento. Un'indicazione che è risultata omogenea a livello geografico. Per il 45% delle agenzie, all'inizio di quest'anno il numero di nuovi incarichi a vendere sarebbe rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, mentre una quota del 35% si attendeva un aumento. Per lo stesso periodo il 65% degli operatori prevedeva una riduzione dei prezzi delle case, contro una quota del 34 che ne prevedeva un aumento; il saldo tra attese 'in aumentò e 'in diminuzione (-31 punti percentuali) è quindi inferiore a quello corrispondente ai giudizi sulle variazioni registrate nel quarto trimestre del 2008 (-51 punti), segnalando un'attenuazione dell'orientamento al ribasso dei prezzi.

    23 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  25/03/2009

    Aggiornato il coefficiente per la determinazione dell'Ici 2009 dei fabbricati delle imprese. Con provvedimento del direttore del dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia 23 marzo 2009, che sarà pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale», è stato fissato all'1,04 il coefficiente per quantificare l'Ici dovuta per quest'anno. La legge, infatti, prevede dei criteri diversi rispetto agli altri immobili per la determinazione del valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in Catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati. L'imposta si paga sul valore risultante dalle scritture contabili fino al momento in cui vengono censiti in Catasto con attribuzione di rendita.

    23 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  25/03/2009

    Il 16/05/2009 entreranno in vigore tutte le nuove norme del cosiddetto “Testo Unico” (D.Lgs. 81/08). Pertanto entro tale data dovranno essere attuate tutte le nuove disposizioni previste dal decreto.

    In realtà la maggior parte dei nuovi adempimenti previsti dal “Testo Unico” sono già entrati in vigore il 01.01.2009. Tra gli adempimenti già in vigore segnaliamo:
    • Aggiornamento della valutazione dei rischi e della documentazione ad essa correlata (Documento Valutazione Rischi o Autocertificazione)
    • Obbligo per il committente di redigere e consegnare il cosiddetto D.U.V.R.I. alle aziende o lavoratori autonomi a cui sono stati appaltati dei lavori (pulizie, manutenzione impianti, etc.)
    • Nomina e formazione delle varie figure aziendali che si occupano di “sicurezza”:
    a – Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
    b - Rappresentante dei Lavori per la sicurezza (RLS)
    c - Incaricati della prevenzione incendi
    d - Incaricati del pronto soccorso
    e - Carrellisti

    Gli adempimenti che entreranno in vigore il 16/05/2009 sono:
    1 – Valutazione dei rischi in riferimento ai rischi “Stress lavoro – correlati”
    2 - Indicazione della “data certa” sulla documentazione inerente la valutazione dei rischi
    3 - Invio all’INAIL dei dati relativi agli infortuni superiori ad 1 giorno
    4 - Divieto delle visite mediche “preassuntive”

    In considerazione dell’intensificazione dei controlli da parte degli organi di vigilanza e dell’inasprimento delle sanzioni (ad esempio la sanzione per non avere redatto il documento di valutazione dei rischi, quando obbligatorio, passa dagli attuali € 1033,00 a € 3750,00) è consigliabile attivarsi in tempo utile.

    E’ inoltre importante verificare che ogni sede operativa dell’azienda abbia al proprio interno conservato il Registro Infortuni da esibire in sede di verifica ispettiva.

    Il nostro Studio è a disposizione per una analisi di massima di ciascuna ditta.

    Signa, 25 marzo 2009   Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  24/03/2009

    Gli assegni non possono essere compilati con la matita. Anche solo in riferimento all'indicazione della data di emissione. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza 18 marzo 2009 n. 6524/09. I Supremi giudici si sono trovati alle prese con un società che aveva emesso un assegno la cui data era stata apposta a matita. Il titolo di credito era stato rinvenuto dalla Guardia di finanza nel corso di un accertamento presso uno studio notarile.

    Alla luce di tale irregolarità era stata irrogata la sanzione pecuniaria prevista dall'articolo 25 del Dpr 642/1972. La società aveva proposto ricorso in appello e la Corte di Trento aveva dato ragione al privato ritenendo che per l'assegno non è previsto alcun particolare mezzo grafico, potendo perciò tali indicazioni essere scritte a macchina, a stampa, da una o più persone, a mano e in tale ultimo caso a penna o a matita. Secondo i giudici di merito, quindi, a poco rilevava il mezzo, nella considerazione che sia la matita quanto la penna potessero essere utilizzate per cambiare la data (nel caso della penna apponendo la data in una fase successiva, con la matita mettendola ed eventualmente cancellandola successivamente).

    Contro la sentenza ha proposto ricorso il ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle entrate. E i giudici di piazza Cavour hanno ribaltato il verdetto di appello considerando l'importanza rivestita dal titolo di credito e il relativo diritto in esso incorporato. La scrittura a matita - si legge nella sentenza - non è assolutamente in grado di fornire quella sufficiente stabilità al testo scritto. Al contrario della penna può essere cancellata senza lasciare segni evidenti. Conseguenza è che la data scritta a matita si considera per non apposta andando a inficiare pesantemente la correttezza formale del titolo di credito.

    Giampaolo Piagnerelli - 19 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/03/2009

    La possibile rivalutazione degli immobili rappresenta uno dei maggiori problemi per i bilanci 2008 e il suo rilievo è tale che secondo alcuni sarebbe ipotizzabile uno spostamento dell'approvazione nei maggiori termini previsti dall'articolo 2364 del Codice civile. A prescindere da considerazioni di carattere normativo, è possibile verificare i possibili comportamenti da tenere, con relativi vantaggi e svantaggi. Nell'incertezza elemento decisivo, ancora una volta, sarà la presenza di riserve finanziarie, data la complessità delle analisi di convenienza fiscale.

    Nessuna rivalutazione
    È il caso più semplice e non implica scritture contabili, versamento di imposta, né future gestioni di "doppi binari" civilistici e fiscali. Fa perdere, però, un'opportunità per riordinare il patrimonio aziendale, con effetti sui coefficienti spesso usati in sede di analisi per l'erogazione del credito. È probabile, quindi, che questa scelta serva solo ad aziende con un patrimonio immobiliare recente (con rivalutazioni molto contenute) o a coloro che, già godendo di ottima patrimonializzazione, non desiderano aumentare le problematiche di gestione. L'opzione può adattarsi anche dove è prossima la gestione di una successione per mantenere un valore del patrimonio contabile più contenuto.

    Rivalutazione solo civilistica
    Al grande pregio della gratuità si associa il difetto della perdita di benefici fiscali futuri. È l'opzione ideale per chi, in mancanza di riserve finanziarie per pagare la sostitutiva, vuole creare una posta patrimoniale al solo fine di dar luogo alla copertura di perdite e nella forte incertezza quanto alla generazione di utili futuri. Ne è interessato al venire meno di possibili benefici sui maggiori ammortamenti da un lato o sull'eventuale minore plusvalenza tassabile dall'altro. Tra i punti a favore, se verrà confermata la natura di riserva libera, la possibilità di disporne senza effettuare riprese a tassazione. Il che non significa disponibilità civilistica "immediata", perché appare comunque doveroso il rispetto dell'articolo 2423, 4° comma, e quindi la preventiva realizzazione dei maggiori valori attraverso la vendita degli immobili o il loro completo ammortamento. Il rispetto dei principi contabili implica però lo stanziamento di imposte differite, che rischia di ridurre molto la disponibilità patrimoniale (di fronte a una rivalutazione di 1000, solo 686 sarebbero disponibili per eventuali coperture di perdite). Infine, si devono valutare gli impatti sui risultati civilistici degli anni a venire, quando presumibilmente si dovrà procedere a maggiori ammortamenti: molto importante sembra la modalità scelta per la rivalutazione, perché potrebbe essere opportuno optare per la riduzione del fondo ammortamento esistente, così da non creare differenze tra valori civilistici e fiscali, se non alla fine del processo di ammortamento, molto lontano nel tempo.

    Effetti civilistici e fiscali
    È un'opzione il cui appeal è molto cresciuto, viste le aliquote ridotte (3% e 1,5%) proposte dal Dl 5/09. È probabile quindi che molti si orientino in questa direzione, soprattutto in previsione di future dismissioni. I vantaggi risiedono nei possibili benefici fiscali indotti dai maggiori ammortamenti (e dal maggiore importo su cui calcolare il plafond delle spese di manutenzione) deducibili dal 2013, e sulla minore plusvalenza fiscalmente rilevante in caso di cessione, dal 2014, che però obbligano a una gestione complessa nel periodo 2009-2012, quando è presumibile la gestione di un doppio binario e conseguente stanziamento di un credito per imposte differite attive.
    È comunque una valutazione con grandi elementi di incertezza: è vero che "basterebbero" tra i 3 e i 4 anni di ammortamento per recuperare il versamento della sostitutiva (volendo ripetere l'esempio di una rivalutazione di 1 mln di euro, il pagamento di 30mila euro di imposta sarebbe recuperato attraverso maggiori ammortamenti, per ipotesi al 3%, a far tempo dal 2013, che producono un beneficio fiscale, al 31,4%, di 9.420 all'anno), ma è altrettanto vero che nessuno oggi può scommettere sulla presenza di utili fiscali così lontani nel tempo.
    Tra l'altro, due importanti aspetti potrebbero frenare il ricorso a questa opzione: il rilievo dei maggiori valori ai fini della normativa sulle società di comodo, ancorché a far tempo dal 2013; la penalizzazione conseguente a un'eventuale distribuzione della riserva. Trattandosi, in questo caso, di riserva in sospensione, sarà necessaria una variazione in aumento con conseguente aggravio di imposta.

    Sblocco della riserva
    Benché onerosa (l'aliquota è del 10%), è senz'altro l'opzione preferibile per chi volesse giungere alla distribuzione delle somme realizzate attraverso la vendita degli immobili (o che comunque, disponendo per altre vie di riserve di liquidità, desideri disporre di riserve "libere"). Nessuna variazione in aumento è infatti necessaria e l'unica implicazione fiscale sarà la tassazione in capo al percipiente delle somme ricevute.

    Andrea Cioccarelli - 18 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  20/03/2009

    Il grido d'aiuto lanciato dal tessile di Prato con la grande manifestazione del 28 febbraio scorso ottomila persone in strada sotto uno striscione lungo un chilometro con lo slogan «Prato non deve chiudere» – è servito ad attirare l'attenzione del governo nazionale e regionale e dei media. Ora il distretto diventato il simbolo del rischio di deindustrializzazione del Paese chiede alla politica di fare in fretta, perché la crisi si sta aggravando. «In queste due settimane di tavoli se ne sono aperti molti – sottolinea Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese – ma per concretizzare le nostre richieste c'è ancora strada da fare. Intanto le aziende soffrono ogni giorno di più».

    I primi dati sul 2009 sono allarmanti. Gli ordini scarseggiano e la chiusura delle aziende accelera. Tra gennaio e febbraio sono finiti in mobilità 539 lavoratori (+24,4% sullo stesso periodo 2008). Nel solo mese di febbraio le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps sono aumentate del 368% per quella ordinaria (22mila ore in più rispetto a febbraio 2008) e del 225% per quella straordinaria (75mila ore in più). Prato attende con apprensione la ripartizione dei soldi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal Governo (10 milioni assegnati per ora alla Toscana), che dovrebbero tamponare l'emergenza occupazione.

    «Quei soldi sono un segnale positivo ma non sufficiente – dice il presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli, coordinatore del tavolo di distretto a cui siedono istituzioni, categorie economiche e forze sociali –. C'è bisogno di maggiori risorse, così come è necessario sciogliere al più presto il nodo, tuttora irrisolto, dell'accesso al credito, che è fondamentale per salvare le aziende e resta l'altro obiettivo della nostra mobilitazione collettiva».

    Il fondo di garanzia creato dalla Regione soddisfa parzialmente il distretto di Prato. «Quei fondi sono di difficile accesso per le imprese, serve un provvedimento statale che permetta di superare i rigidi vincoli di Basilea 2», sostiene Logli. «E occorre trovare il modo per lasciare all'interno delle aziende la liquidità necessaria per superare questa fase di crisi, posticipando i pagamenti al governo nazionale e regionale», rincara la dose Marini, che nelle settimane scorse ha proposto la sospensione del versamento dell'Irap, e che due giorni fa ha chiesto sostegno alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella battaglia a difesa delle Pmi.

    La lunga crisi del tessile – che dal 2001 al 2008 a Prato ha spazzato via duemila imprese e 10mila posti di lavoro, con la perdita di 1,5 miliardi di fatturato, di cui oltre un miliardo all'export – senza interventi immediati rischia di dare il colpo mortale a uno dei distretti industriali più importanti d'Europa. «Il pericolo è di veder sparire anelli della filiera tessile fondamentali per la moda made in Italy – aggiunge Marini – per questo bisogna intervenire in fretta e non basta il credito ordinario: serve il consolidamento del debito e, soprattutto, occorre mantenere la liquidità nelle aziende».

    Le richieste saranno ribadite oggi al ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, a Prato per incontrare il tavolo di distretto, e il prossimo 25 marzo nell'audizione con la commissione Attività produttive della Camera. «L'attenzione del Governo è un grande risultato ottenuto insieme, per la prima volta, dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali della città – dice Logli – ora bisogna passare ai fatti. Ci conforta che molte delle nostre richieste siano uguali a quelle avanzate a livello nazionale da Confindustria e sindacati».

    La battaglia per salvare il tessile ha perfino messo in secondo piano l'altra grande battaglia che Prato dice di voler giocare con Roma: quella per debellare la dilagante illegalità delle 4.000 aziende cinesi (+12% nel 2008), che in pochi anni hanno creato un distretto "parallelo" con un giro d'affari di due miliardi di euro.

    Silvia Pieraccini - 18 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/03/2009

    Prima le Poste e i tabaccai, poi i notai e l'Abi, ora Unioncamere. Non si ferma la campagna di diffusione di "Reti Amiche", il piano di collaborazioni volontarie che consente ai cittadini e alle aziende di ottenere servizi pubblici tramite canali di distribuzione alternativi alla Pa. Il ministro Renato Brunetta ha siglato un nuova intesa con il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello. Obiettivo del progetto è di consentire ai dipendenti del settore privato, attraverso i collegamenti web messi a disposizione dalle imprese in cui lavorano, di accedere direttamente ai servizi della Pubblica amministrazione. Per ottenere un certificato, rinnovare il passaporto o effettuare versamenti all'Inps, basterà utilizzare un pc messo a disposizione sul luogo di lavoro e collegato alla rete di Unioncamere.

    I primi 50mila terminali saranno operativi entro il mese di maggio, con l'obiettivo di raddoppiare la rete entro il primo anno. «Quella di oggi - ha annunciato Brunetta - è l'ennesima novità: il protocollo di intesa con l'Unioncamere è il primo passo per far dialogare la Pubblica amministrazione e i 16 milioni di lavoratori pubblici e privati. Tramite Unioncamere - ha poi aggiunto - si faranno una serie di accordi derivati con la Confindustria, la Confapi e le altre associazioni imprenditoriali affinchè in ogni posto di lavoro ci sia un terminale intelligente che permetta ai lavoratori di incontrare la Pubblica Amministrazione senza chiedere permessi e lasciare il proprio posto di lavoro per pagare le tasse, rinnovare il passaporto e così via».

    Quello delle Camere di Commercio «è un sistema moderno - ha sottolineato Mondello - nei momenti in cui la congiuntura è negativa mettere la Pubblica amministrazione a disposizione dei cittadini è un segnale forte e importante». Il progetto prevede anche di sviluppare e potenziare il portale (www.impresainungiorno.it) gestito da Unioncamere in collaborazione con il Cnipa (il centro nazionale per l'informatica nella P.a.) per mettere a disposizione «un punto unitario» per la presentazione delle istanze relative all'intero ciclo di vita dell'impresa.

    Davide Colombo - 16 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/03/2009

    Ampliamento fino al 20% dei fabbricati residenziali e non, demolizione degli edifici costruiti prima del 1989 con un premio di cubatura che, se legato al risparmio energetico, può arrivare al 35%. Nessun aumento di volume per i fabbricati abusivi o costruiti su aree inedificabili. Arrivano anche sconti fiscali sugli oneri di costruzione: una riduzione del contributo del 20% in caso di ampliamento dell'edificio, che sale al 60% se si tratta della prima casa del richiedente. Sono queste le misure del «Piano casa» che il governo punta a rendere subito operative con un decreto. La bozza del provvedimento, secondo le anticipazioni, è composta da 6 articoli e ha come principale obiettivo quello di aiutare il settore edilizio ad uscire dalla morsa della crisi.

    Il decreto dovrebbe essere varato già questo venerdì dal Consiglio dei ministri, anche se il premier sarà assente perchè impegnato a Bruxelles con il Consiglio europeo. Per giovedì è previsto invece un confronto con le Regioni. Gli elementi meno urgenti della manovra complessiva per l'edilizia, invece, dovrebbero confluire in un disegno di legge da approvare successivamente. Nel ddl dovrebbero rientrare tutte le modifiche al Testo unico dell'edilizia e al Codice dei beni culturali, per le quali serve più tempo e un confronto più approfondito con i soggetti interessati.

    Queste le misure contenute nella bozza di decreto.

    Ampliamento edifici esistenti. I comuni possono autorizzare l'ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume se destinati ad uso residenziale o assimilato e del 20% della superficie coperta se adibiti ad uso diverso. La parte in ampliamento dove essere realizzata in congruità rispetto al fabbricato esistente, salvo che ciò non risulti materialmente o giuridicamente possibile. In questo caso si potrà concedere la costruzione di un corpo separato, avente però carattere accessorio. Se l'edificio è composto da più unità immobiliari, l'ampliamento potrà essere chiesto anche separatamente per ciascuna di esse.

    Demolizione. Il patrimonio edilizio esistente potrà essere sostituito e rinnovato attraverso la demolizione e ricostruzione degli edifici realizzati prima del 1989 che necessitano di essere adeguati ai nuovi standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza. Gli edifici non dovranno però essere soggetti a particolari forme di tutela.

    Premio di cubatura. Per incentivare gli interventi di demolizione i comuni possono autorizzare interventi di integrale abbattimento e ricostruzione, anche su area diversa purchè a ciò destinata dagli strumenti urbanistici, che prevedano aumenti fino al 30% del volume esistente per gli edifici residenziali o assimilati e fino al 30% della superficie coperta per quelli adibiti a uso diverso. Si potrà arrivare fino al 35% in caso di utilizzo di tecniche costruttive della bioedilizia o che prevedano il ricorso alle energie rinnovabili.

    Parchi e servizi. Nel caso in cui gli edifici non vengano ricostruiti nella stessa area dove sono stati demoliti, l'area originariamente occupata dal fabbricato avrà il vincolo di inedificabilità oppure sarà ceduta al comune per essere adibita a verde pubblico o a servizi.

    Permesso di costruire. Tutti gli interventi devono essere realizzati nel rispetto delle norme di tutela dei beni culturali e paesaggistici e sono subordinati al rilascio del permesso di costruire. Il decreto fissa i paletti per il rilascio per permesso. L'autorizzazione non potrà riguardare fabbricati ultimati dopo il 31 dicembre 2008 e dovrà essere presentata entro il 31 dicembre 2010.

    Fabbricati abusivi. Non potrà essere effettuato nessun intervento di ampliamento sui fabbricati abusivi soggetti all'obbligo di demolizione o sugli edifici che sorgono in aree demaniali o comunque vincolate ad uso pubblico o dichiarate inedificabili per legge.

    Edifici commerciali. Gli edifici con destinazione commerciale non possono derogare alle disposizioni regionali in materia di programmazione, insediamento ed apertura di grandi strutture di vendita, centri commerciali e parchi commerciali.

    Sconti fiscali. In caso di ampliamento si prevede una riduzione del 20% sugli oneri di costruzione, lo sconto aumenta fino al 60% in caso di edificio o unità immobiliare destinata a prima abitazione del richiedente o di un parente o affine entro il terzo grado di parentela. Il contributo dovuto in caso di demolizione e ricostruzione è determinato in ragione dell'80% par la parte eseguita in ampliamento e del 20% per la parte ricostruita. E' comunque ulteriormente ridotto del 50% in caso di edificio o unità destinati a prima abitazione.

    17 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/03/2009

    Sarà firmato nel giro di pochi giorni il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate che stabilisce, per i commercialisti, le modalità per versare, in forma telematica, l'imposta di registro nei passaggi di quote di Srl. Attilio Befera, direttore dell'agenzia delle Entrate, si è presentato ai commercialisti, nell'ultima giornata del congresso di Torino, con la dote di questo provvedimento. Che consentirà una gestione completamente telematica della registrazione degli atti di trasferimento delle partecipazioni di Srl. Il provvedimento del direttore delle Entrate è previsto dall'articolo 16 del Dl 185/08 (legge 2/09) ed è una riprova di quello che Befera ha definito «clima di collaborazione con i commercialisti». Parlando del confronto continuo Befera ha commentato: «In fondo vi considero quasi dei miei dipendenti».

    Il provvedimento sulle quote dovrebbe essere firmato alla fine di marzo ed è in corso un confronto con Sogei per definire il flusso telematico. Befera non ha voluto anticipare più in dettaglio il suo contenuto, ma il nuovo percorso obbligatorio non vincolerà più i commercialisti a fare copie su carta dei documenti siglati con la firma digitale delle parti coinvolte nel passaggio. Con la legge 133/08, che ha abilitato i commercialisti a inviare al Registro imprese i contratti sul passaggio delle quote di Srl firmati digitalmente, era infatti sopravvissuto una fase su carta, quella relativa al pagamento dell'imposta. Ora il cerchio si chiude e tra l'altro i commercialisti sono responsabili del versamento.
    Befera, che è intervenuto a una tavola rotonda sul federalismo, ai commercialisti ha anche anticipato la disponibilità a firmare una circolare sullo scomputo delle ritenute in caso di omessa certificazione da parte del sostituto, «purché in possesso di documentazione probatoria, come un bonifico bancario». Queste istruzioni sono molto attese dai professionisti che spesso non ricevono dai clienti la certificazione della ritenuta del 20% sui compensi. Il primo congresso unitario dei commercialisti si è chiuso con una lezione di Jacques Attali, che in Francia presiede la Commissione per lo Sviluppo, sulla necessità dei "Mediterranei" di essere protagonisti nella scrittura delle regole del mercato globale, senza timidezze rispetto agli "Anglosassoni", i cui controlli non hanno funzionato.

    Intanto, sempre sulla vicenda "quote di Srl", ieri è stata resa nota la delibera dell'Antitrust che ha chiuso, senza accertare l'infrazione, il procedimento nei confronti del Consiglio nazionale del notariato. Erano stati i commercialisti (il Consiglio nazionale e l'Ordine di Bologna) a presentare ricorso all'Antitrust per una presunta campagna pubblicitaria illecita in cui si confrontavano i costi del passaggio con l'intervento del notaio e senza. «Sono soddisfatto – ha dichiarato il presidente del notariato, Paolo Piccoli – perché l'Antitrust delibera di chiudere il provvedimento sulla base di una lettera inviata al presidente dell'Autorità garante». La lettera, che dovrà essere pubblicata sul sito Internet del Notariato entro 30 giorni, parla di «significativa evoluzione» rispetto alle prime prese di posizione del Notariato. «Anche a seguito di specificazioni procedurali da parte del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (...) e di specificazioni tecnologiche, definite dalle Camere di commercio e dall'agenzia delle Entrate e in considerazione dell'avvio della nuova procedura nelle diverse realtà del Paese, possono ritenersi superate – ha scritto Piccoli – perplessità in precedenza espresse dal Notariato e chiarito meglio lo specifico compito dei dottori commercialisti nella attuazione della nuova procedura».

    14 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/03/2009

    Niente iscrizione ipotecaria sugli immobili senza la preventiva intimazione al pagamento. La commissione tributaria provinciale di Treviso, con la sentenza n. 90/5/08, ha chiarito che la richiesta di versamento da parte del concessionario della riscossione è indispensabile, perché in caso contrario l'iscrizione ipotecaria finirebbe paradossalmente per costituire titolo di per sè sufficiente per procedere all'espropriazione dell'immobile.

    Il concessionario da parte sua si era difeso affermando che l'iscrizione di ipoteca riveste natura e finalità di atto cautelare e non di atto dell'esecuzione. I giudici veneti hanno, invece, dato ragione al contribuente sulla scorta di quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 4581/2006 in base alla quale il provvedimento che decreta l'iscrizione di fermo (ma che a maggior ragione vale per l'ipoteca) deve tenere presente la presenza di un interesse pubblico decisamente superiore a quello privato relativamente alla disponibilità del bene.

    La commissione, nel caso concreto, ha dichiarato l'iscrizione ipotecaria illegittima per due motivi. Per carenza assoluta di motivazione, non contenendo alcun esplicito elemento giustificativo né sulla necessità né sulla congruità della misura prescelta e tanto meno sulla sussistenza di un prevalente interesse pubblico su quello privato. In secondo luogo perchè non è stato rispettato quanto disposto dall'articolo 50, comma 2, del Dpr 602/1973, ossia che l'iscrizione deve essere preceduta dall'intimazione di pagamento, atto prodromico indispensabile per dare corso all'esecuzione forzata.

    Giampaolo Piagnerelli - 12 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  13/03/2009

    La crisi allunga i tempi del bilancio. Nella chiusura dei conti, le società non quotate studiano la possibilità di avvalersi del maggior termine di 180 giorni per la convocazione dell'assemblea, sull'onda dei problemi di valutazione causati dall'andamento dei mercati.

    La redazione del bilancio 2008 è fortemente influenzata dagli effetti della situazione economica e dai provvedimenti anti-crisi varati nei mesi scorsi. La valorizzazione delle poste dell'attivo, come rimanenze, crediti e strumenti finanziari, è resa assai difficoltosa dall'andamento negativo del mercato, soprattutto per il peggioramento verificatosi nei mesi successivi alla chiusura dell'esercizio. Nel calcolare le imposte di competenza entrano in gioco anche le numerose novità fiscali previste dalla Finanziaria 2008 (legge 244/07), applicabili per la prima volta nel bilancio attualmente in fase di chiusura e su cui ancora mancano istruzioni ufficiali dell'agenzia delle Entrate: si va dai limiti alla deducibilità degli interessi passivi alle spese di rappresentanza, dai nuovi criteri per la base imponibile Irap, fino alla possibilità per il Fisco di disconoscere l'impatto derivante dalla modifica di criteri di valutazione per ammortamenti e accantonamenti.

    Alla luce di questi fattori, le società non quotate considerano la possibilità di procrastinare a fine giugno l'approvazione del bilancio avvalendosi della deroga prevista dall'articolo 2364 del Codice civile: opzione preclusa da quest'anno agli emittenti quotati in base al nuovo articolo 154-ter del Tuf (decreto legislativo 58/98).

    Dal 2004, però, le possibilità di rinviare a fine giugno l'approvazione del bilancio sono fortemente ridotte. In assenza di bilancio consolidato, devono sussistere esigenze legate alla struttura e all'oggetto della società. Si ritiene che si tratti di situazioni connesse con fattori interni alla società, come la sua particolare organizzazione o l'attività svolta.La proroga si giustifica, per esempio, per le holding o per chi opera con una struttura diversificata su diverse sedi o cantieri.

    I fatti esterni e occasionali non sono di norma ritenuti idonei per il rinvio. Ma c'è da chiedersi se questa considerazione resti valida anche in presenza di situazioni eccezionali come quella di questi mesi. Il dubbio si pone in particolare per le imprese con un elevato numero di crediti a rischio, che devono verificare lo stato di solvibilità del cliente anche dopo la chiusura dell'esercizio. O per quelle che detengono titoli soggetti a riduzione di valore a seguito dell'andamento del mercato: che, anche se intendono avvalersi della sospensione dell'obbligo di svalutazione (consentita dal decreto legge 185/08), devono comunque verificare dai dati 2009 che le perdite non siano durevoli. L'analisi del mercato dei primi mesi del 2009 può essere necessaria, in questo momento economico, anche per stimare correttamente il valore di realizzo delle rimanenze, o le rettifiche da apportare ai ricavi del 2008 per resi o contestazioni. In questi casi, si potrebbe sostenere che l'allungamento dei tempi del bilancio, anche se deriva da fattori esogeni, è comunque legato alla struttura o all'attività della società.

    Un problema analogo si pone per la rivalutazione immobiliare (evento che, in passato, non è stato ritenuto sufficiente per giustificare la proroga: si veda la circolare 23/06 di Assonime). La peculiarità di quest'anno (oltre al fatto che si attende la conversione del decreto legge 5/09, in scadenza a metà aprile, che ha fissato le aliquote dell'imposta sostitutiva) sta nell'impatto che la rivalutazione potrebbe avere sulla società in termini di regolare prosecuzione dell'attività aziendale. La decisione di rivalutare o no, e anche quella di ricorrere al possibile affrancamento fiscale (che modifica la contabilizzazione della rivalutazione nel bilancio), richiede dunque un'analisi approfondita che coinvolge in modo significativo la struttura organizzativa dell'impresa.

    Luca Gaiani - 11 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/03/2009

    Nei contratti di leasing che hanno per oggetto le auto, il bollo ricade esclusivamente sulla società e non sull'utilizzatore. Lo chiarisce la commissione tributaria regionale della Lombardia con la sentenza 22 gennaio 2009 n. 8/5/09 (pubblicata sul sito di “Guida Normativa” - www.guidanormativa.ilsole24ore.com).
    I giudici milanesi hanno così bocciato la tesi della società secondo cui il soggetto passivo della tassa doveva essere l'utilizzatore fin dalla prima immatricolazione del bene. La commissione arriva a queste conclusioni sulla base di quanto previsto dall'articolo 5, comma 32, del Dl 953/1982 nel testo sostituito dalla legge di conversione 53/1983. La norma prevede che siano tenuti al pagamento coloro i quali risultano essere proprietari dal Pubblico registro automobilistico per i veicoli in esso iscritti. Il contratto di leasing - puntualizzano i giudici - non ha, infatti, immediato effetto traslativo del diritto di proprietà o di altro diritto reale, ma costituisce solo un meccanismo negoziale per consentire all'utilizzatore di acquistare il bene ricevuto con il pagamento dell'ultimo canone per l'esercizio del patto di opzione sicchè la sua funzione si traduce in un prestito finalizzato a un eventuale futuro acquisto. I giudici di secondo grado hanno ritenuto assolutamente illegittima la tesi della società di leasing in base alla quale il fatto generatore del tributo era costituito dalla disponibilità del veicolo anche se fondata su titolo giuridico diverso dalla proprietà. E non può sussistere alcuna assimilazione con altre forme contrattuali quali locazione o vendita a rate. Il leasing, infatti, si differenzia dalla prima in quanto alla scadenza il bene deve essere restituito al proprietario, dalla seconda perchè in quella sede il trasferimento si è già concretizzato ed è solo il pagamento a essere dilazionato.

    Giampaolo Piagnerelli - 09 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/03/2009

    Buone notizie per chi ha ricevuto una multa accertata da un ausiliario del traffico: secondo il Giudice di pace di Firenze, se la contestazione della violazione non è stata immediata, il verbale può essere annullato. Non solo. L'amministrazione comunale può essere condannata anche al pagamento delle spese di giudizio. Lo ha stabilito una sentenza del Giudice di pace del capoluogo toscano, secondo la quale gli ausiliari del traffico hanno un potere pubblico limitato dalla legge e pertanto non possono elevare multe, contrariamente a quanto previsto per gli altri soggetti espressamente destinati dal codice della strada ai servizi di polizia stradale. Per tali agenti accertatori la contestazione immediata delle violazioni del codice della strada non deve rappresentare un'eccezione, ma la regola generale. La sentenza recepisce in pieno quanto previsto dalla legge 127/97 (c.d. legge Bassanini e successive interpretazioni), che espressamente prevede tale obbligo in capo al personale ausiliario del traffico.

    Il caso
    Nel caso trattato dal giudice di Firenze gli ausiliari dell'Ataf (l'azienda di trasporti dell'area fiorentina) avevano comminato una sanzione di 70 euro, oltre le spese di notifica, a un cittadino senegalese che, guidando uno scooter, era transitato in una corsia preferenziale riservata ai bus del trasporto pubblico nel centro di Firenze.

    I precedenti
    Ma, nonostante la legge parlasse chiaro, i cosiddetti "vigilini" avevano già staccato verbali in molti altri casi, ignorando l'obbligo di contestazione immediata. Con motivazioni quasi sempre analoghe: «l'impossibilità di fermare il veicolo per non arrecare intralcio alla circolazione dei veicoli in transito sulla corsia». Già altre pronunce avevano dato ragione agli automobilisti multati, ma nella maggior parte dei casi compensando le spese di giudizio. Se però, oltre all'annullamento dei verbali, le amministrazioni saranno condannate anche al pagamento delle spese legali dei cittadini ricorrenti, le modalità di accertamento delle infrazioni da parte degli ausiliari del traffico questa volta potrebbero davvero cambiare. Almeno se questo orientamento dovesse essere confermato.

    Le reazioni
    A crederci è il legale del cittadino senegalese, Fabio Generini, che spiega: «Da adesso gli automobilisti sanno che possono fare ricorso, senza neppure il rischio della compensazione delle spese di giudizio. E questo è già un buon risultato». Resta da vedere se le amministrazioni comunali recepiranno il messaggio.

    Marisa Marraffino - 07 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/03/2009

    Nonostante lo spiegamento di forze, con 3.200 agenti della Ps ogni giorno al capezzale delle questure impegnate nei rilascio e rinnovi dei permessi di soggiorno agli immigrati regolari, gli uffici sono sommersi di pratiche in tutt'Italia. I tempi di attesa si allungano (lo stesso Viminale ammette che la media nazionale è di circa 8 mesi) e in molti casi il documento rinnovato viene consegnato già "vecchio", cioè arriva al destinatario in una data successiva a quella di scadenza. Eppure il permesso di soggiorno è l'unico documento che prova la condizione di regolarità dei quasi quattro milioni di abitanti stranieri che hanno diritto a ottenerlo (o rinnovarlo a cadenza annuale o biennale) e che devono esibirlo in tante occasioni, per lavorare e firmare un contratto di affitto, andare in banca, iscriversi alla Asl o iscrivere i figli a scuola. E per farsi identificare a ogni eventuale controllo di polizia.

    Il permesso di soggiorno per un immigrato regolare equivale contemporaneamente a carta d'identità e passaporto: nel "limbo" del rilascio si circola con un sostitutivo (detto cedolino) che non sempre ha la stessa validità del permesso elettronico (ad esempio non viene accettato per molti contratti, di lavoro e di affitto) e, soprattutto, che impedisce di andare all'estero e tornare in patria.

    Francesca Padula - 09 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  10/03/2009

    L'inosservanza dell'obbligo di applicare l'Iva con il meccanismo del reverse charge resta punibile con la sanzione dal 100 al 200% dell'imposta, con un minimo di 258 euro, anche se l'imposta non è dovuta: in sede di accertamento, infatti, l'amministrazione non potrà recuperare il tributo (se il contribuente ha diritto pieno alla detrazione), ma applicherà comunque la predetta sanzione. Questo il parere espresso dall'agenzia delle entrate con la risoluzione n. 56 del 6 marzo 2009, emanata per chiarire gli effetti derivanti dalla violazione, da parte del cessionario/committente, dell'obbligo di debitore d'imposta in relazione alle operazioni sottoposte al regime dell'inversione contabile.

    F. Ricca – 7 marzo 2009 - tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  09/03/2009

    Sconti sulle rate dei mutui prima casa a tasso variabile al debutto. L'Agenzia delle entrate ha pubblicato il provvedimento del direttore che fissa le linee guida per la comunicazione alle banche e agli intermediari finanziari degli intestatari dei mutui che, sulla base delle informazioni disponibili presso l'Anagrafe tributaria, posseggono i requisiti per godere dell'agevolazione. Si tratta dello sconto sulle rate dei mutui variabili prima casa a tasso variabile, previsto dal decreto anticrisi, con tetto al 4% e accollo dello Stato dell'eventuale scarto.

    Beneficiari degli sconti. Il beneficio del decreto anticrisi spetta agli intestatari di un mutuo a tasso variabile contratto per l'acquisto, la costruzione e ristrutturazione dell'abitazione principale sottoscritto entro il 31 ottobre scorso, sulle rate da corrispondere nel 2009. Nessun beneficio spetta sui mutui contratti per abitazioni signorili di categoria A1, ville di categoria A8 e castelli e palazzi di eminenti pregi, artistici e storici, qualificati come A9. L'Agenzia sottolinea che sono agevolati anche i mutui rinegoziati in applicazione del decreto legge 93/2008 con effetto sul conto di finanziamento accessorio, oppure, a partire dal momento in cui lo stesso conto ha un saldo pari a zero. Gli aventi diritto non individuati dall'Agenzia delle entrate, possono in ogni caso richiedere alla banca o all'intermediario finanziario mutuante l'agevolazione, tramite una autocertificazione che attesti il possesso dei requisiti.

    Credito d'imposta in compensazione. In base a quanto dispone il decreto anticrisi, le quote delle rate a carico dello Stato sono anticipate dalle banche e dagli istituti finanziari, a cui è attribuito un credito d'imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione. I beneficiari del credito d'imposta, pari alla parte di rata a carico dello Stato, dovranno indicarne l'ammontare maturato e il relativo utilizzo in una sezione ad hoc del modello 770/2010 relativo all'anno 2009.

    Procedure all'insegna della privacy. Per garantire la privacy, c'è una preventiva individuazione e quindi comunicazione, da parte di ciascuna banca o intermediario finanziario, del nominativo dell'unico e solo responsabile designato a ricevere i dati dei mutuatari, da inviare tramite una casella di posta elettronica ad hoc. Sempre allo stesso indirizzo e-mail, la persona designata, una volta ricevuto il file contenente i dati dei beneficiari, dovrà confermare all'Agenzia di aver scaricato i dati. I file relativi ai beneficiari viaggiano tramite Entratel dall'Agenzia alle banche e agli intermediari finanziari: rimarranno in linea nell'area protetta del sito solo per 15 giorni dalla data in cui sono resi consultabili. L'agenzia nelle istruzioni previsa che a ciascun istituto di credito sarà destinato un file riguardante i soli mutui da esso erogati.

    All'Agenzia il monitoraggio dei flussi finanziari. Sarà l'Agenzia a monitorare le operazioni in atto comunicando mensilmente al Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato e al Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia gli importi delle compensazioni effettuate da banche e intermediari finanziari con l'apposito codice tributo.

    (N.Co.) - 5 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  06/03/2009

    Per l'amministrazione finanziaria, la risposta ad un'istanza di interpello, ancorché disapplicativo, non è vincolante per il contribuente, con la conseguenza che lo stesso non potrà mai essere impugnato, in quanto atto puramente amministrativo non provvedimentale.

    Ecco, in estrema sintesi, il contenuto della circolare 3/03/2009 n. 7/E dell'Agenzia delle entrate, intervenuta sulla possibile impugnabilità delle risposte, rese dall'amministrazione finanziaria in sede di interpello, al contribuente.
    Le Entrate hanno individuato, preliminarmente, le varie tipologie di interpello e identificando le varie tipologie (interpello ordinario, disapplicativo di norme antielusive, in materia di imprese estere partecipate, preventivo per la qualificazione di determinate spese come quelle di rappresentanza e di pubblicità, ecc..). Ma il documento di prassi si sofferma, principalmente, su due punti estremamente interessanti: gli interpelli presentati dalle imprese di rilevante dimensione e la non impugnabilità delle risposte agli interpelli.

    04 marzo 2009 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  05/03/2009

    Doppio intervento dell'agenzia delle Entrate. Con due circolari l'amministrazione ha chiarito, infatti, una serie di dubbi rimasti in sospeso in materia di corretto trattamento fiscale delle spese per prestazioni alberghiere (circolare n. 6/E) e su natura e impugnabilità dell'interpello (circolare n. 7/E). Con il primo documento il Fisco ha spiegato che per le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, l'Iva non detratta non può costituire un costo deducibile dal reddito. Inoltre, ai fini della determinazione del reddito d'impresa, il limite di deducibilità del 75 per cento non si applica per le spese di vitto e alloggio sostenute dal datore di lavoro per le trasferte di dipendenti o collaboratori, ma solo a condizione che queste siano effettuate fuori dal territorio comunale.

    La circolare n. 7/E spiega che la risposta all'interpello, non vincolante per il contribuente ma solo per l'Amministrazione finanziaria, non è impugnabile perché si qualifica come atto amministrativo non provvedimentale. L'interpello va considerato come un parere, dal momento in cui non lede la sfera giuridica del contribuente, ma si limita a rendergli nota preventivamente la posizione dell'Agenzia sul caso concreto, senza produrre effetti diretti e immediati né esercitare un potere impositivo.

    03 marzo 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  04/03/2009

    Nei contratti part-time verticali non è obbligatorio indicare le fasce orarie in cui viene resa l'attività, essendo sufficiente prevedere il numero delle ore della prestazione giornaliera. Lo ha chiarito il ministero del Lavoro nell'interpello 11/2009 che ha risposto a un quesito proposto dalla Confcommercio. Il dubbio riguardava la corretta interpretazione dell'articolo 2, comma 2 del Dlgs 61/2000, secondo cui «nel contratto di lavoro a tempo parziale è contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell'orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno».

    In particolare è stato chiesto se nei rapporti di lavoro part-time di tipo verticale con prestazione di lavoro giornaliera a tempo pieno (o superiore) sia sufficiente indicare nel contratto di lavoro l'ammontare della stessa prestazione giornaliera in luogo della puntuale indicazione delle fasce orarie. Il ministero ha risposto in modo affermativo argomentando che «la previsione legislativa circa la puntuale indicazione della collocazione temporale della prestazione deve intendersi finalizzata esclusivamente a garantire una individuazione preventiva, da parte del lavoratore, del tempo libero». Secondo il ministero, quando la prestazione in termini di durata è parificata al tempo pieno non vige alcun obbligo di legge di predeterminare la precisa collocazione del tempo di lavoro.

    23 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/03/2009

    SINGAPORE - "Il decreto Salva-auto, che prevede un incentivo di 500 euro per l'acquisto di un veicolo nuovo omologato Euro 3 fino a 400 cc non sarà più limitato alla cilindrata 400 ma sarà esteso a tutti i ciclomotori e motocicli con una potenza massima stabilita in 60 kW" lo ha anticipato Roberto Castelli, Sottosegretario al Ministero dei Trasporti, in un'intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di Motociclismo. Castelli era in trasferta a Singapore per l'inaugurazione di Bike Asia, il Salone della Moto e del Ciclo, organizzato da una società locale in stretta collaborazione con l'italiana EICMA. Il contributo governativo è assegnato a chi rottama ciclomotori e motocicli Euro 0 e Euro 1 per acquistare un veicolo nuovo omologato Euro 3. La modifica al Decreto consentirà di sfruttare l'incentivo per l'acquisto di moto e scooter con una maggiore scelta di modelli, indicativamente fino a 700 cc. Bike Asia ha una vasta area dedicata al Made in Italy, dove è esposto il meglio della produzione italiana del settore moto e biciclette. Castelli ha proceduto al "taglio del nastro".

    Lorenzo Motta – per Motociclismo 02 marzo 2009
    – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  02/03/2009

    "La casistica insegna che le maggiori vulnerabilità in materia di sicurezza dei dati aziendali non emergono a causa di soggetti esterni all'azienda. Troppo spesso avvengono per motivi riconducibili a soggetti interni che con dolo, o più semplicemente con imprudenza, comunicano all'esterno dati, progetti, informazioni facendo un cattivo uso della strumentazione informatica aziendale. L'inoltro per posta elettronica di allegati contenenti documenti che non dovrebbero circolare in chiaro, l'utilizzo di supporti esterni non protetti, le connessioni a siti contenenti programmi che catturano informazioni sono esempi che si ripetono di frequente e sono pessime consuetudini che possono abbassare le difese aziendali". A parlare è Valentina Frediani, titolare dello Studio Legale Frediani specializzato in diritto informatico e privacy e uno dei consulenti attivati da Microsoft per il progetto MxP. A lei il Sole24ore.com ha chiesto di approfondire la questione "giuridica" della relazione fra privacy e tecnologie in azienda.

    Se pochissimi in azienda rispettano le disposizioni in materia di sicurezza può essere esponenziale il fatto che le aziende stesse operino controlli che vanno a ledere la privacy dei dipendenti?
    A seguito del provvedimento emesso dall'Autorità Garante in materia di protezione dati personali, è stato chiarito come il datore di lavoro non possa attivare in modo permanente un controllo finalizzato a verificare le connessioni di ciascun singolo dipendente. Ciò che può fare e deve prevedere un datore di lavoro nel regolamento aziendale sono due livelli di controllo della navigazione in Rete. Il primo è di tipo generale, finalizzato a controllare tutte le operazioni effettuate dalla rete aziendale sia per un monitoraggio di tipo tecnico sia per l'obbligo giuridico di controllo conferito proprio al datore di lavoro. Il secondo è specifico sulle singole postazioni ma può essere attuato solo dopo preventivo avviso ai destinatari del controllo e per un tempo strettamente necessario alla verifica di eventuali anomalie riscontrate. Qualora dal controllo emergano violazioni del regolamento o della normativa vigente, il datore di lavoro potrà effettuare richiami o segnalazioni alle autorità competenti.

    Qual è, se esiste, il compromesso ideale fra quadro normativo, policy aziendali e diritti del dipendente utente?
    Il concetto è chiaro: nessun controllo finalizzato a verificare il lavoro di un dipendente, ma controlli effettuabili per fini tecnici e per verificare l'attinenza al regolamento stesso, per non compromettere l'utilizzo delle risorse informatiche né il clima di reciproca fiducia che deve essere presente nel rapporto lavorativo.

    Che sanzioni vengono normalmente applicate a un dipendente che fa un uso improprio e imprudente delle risorse informatiche aziendali in presenza di una policy di sicurezza definita e trasparente?
    Le sanzioni derivanti da una violazione del regolamento informatico sono di natura disciplinare, ma devono essere previste già all'atto di redazione del regolamento e varieranno a seconda della gravità tenuta nella condotta. Si pensi ad esempio, ad un uso improprio della posta elettronica aziendale per scopi personali, in violazione del regolamento che ne prevede una destinazione prettamente lavorativa: la sanzione sarà certamente da inasprirsi qualora oltre alla violazione del predetto divieto, il dipendente utilizzi quella casella di posta elettronica per diffamare qualcuno, o per attuare una condotta sleale nei confronti del titolare stesso.

    Quando si entra in implicazioni di tipo penale?
    Talune violazioni del regolamento informatico possono comportare anche conseguenze di tipo penale e in tal caso può scattare la denuncia da parte del titolare. Quando per esempio sussiste l'obbligo di utilizzare Internet per scopi lavorativi, l'eventuale violazione posta in essere da un dipendente porta a conseguenze di questo tipo qualora lo stesso utilizzi la rete aziendale per effettuare truffe o scambiare materiale pedopornografico.

    Gianni Rusconi - 27 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  27/02/2009

    Controlli selettivi che tengano conto del contesto economico di crisi e abbandonino una logica puramente formale e burocratica E' questa la filosofia del piano di vigilanza dell'Inps per il 2009 diffuso ieri con la circolare numero 27. Piano che vede aziende etniche e settore agricolo tra gli obiettivi principali delle ispezioni.

    "L'Inps - spiega il presidente Antonio Mastrapasqua - punta a far emergere il lavoro sommerso, recuperare i contributi evasi per almeno 1,5 miliardi, combattere i contratti di lavoro fittizi che soprattutto in agricoltura sono strumenti per trasferire denaro pubblico alle organizzazioni mafiose, attraverso indennità sociali non dovute".

    M. Bellinazzo, A. Carli – 26 febbraio 2009 - tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  26/02/2009

    La tassa sullo smaltimento dei rifiuti si versa solo se l'azienda è in funzione e realmente produce scarti. In caso contrario il proprietario dell'immobile non è tenuto al pagamento. Il principio è stato affermato dalla commissione tributaria regionale Puglia con la sentenza n. 12/15/09 (pubblicata sul sito di «Guida al Diritto» www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com). È di tutta evidenza come la decisione segni un punto a favore del contribuente che in passato, pur dimostrando che non ci fossero più i requisiti per versare la Tarsu, si era visto bocciare la pretesa nella convinzione dell'Ufficio che essere in possesso di un immobile giustificasse da solo il versamento della tassa. I giudici pugliesi hanno però precisato che le regole del processo tributario si basano sull'onere della prova.

    Onere della prova che però non deve mettere in difficoltà il contribuente per dimostrare la diversità dei fatti. Si pensi - in materia di accertamento bancario - agli sforzi che il contribuente deve effettuare per ritrovare versamenti o prelievi del passato. Senza dimenticare, poi, la situazione di totale imbarazzo per il cittadino che, in presenza di una verifica con parametri o studi di settore, deve immediatamente provvedere a fornire tutti gli elementi possibili per smontare la pretesa dell'Ufficio. Tornando la caso concreto la Ctr puntualizza, quindi, che l'onere probatorio deve avere pari peso per il cittadino e per l'amministrazione. Se il contribuente, quindi dimostra di non utilizzare concretamente l'immobile come azienda, quale criterio logico può spingere l'amministrazione a chiedere il versamento. Nella caso concreto l'azienda nel 2002 si era trasferita dal comune di Modugno in provincia di Bari a Milano.

    Certo i locali erano rimasti anche in Puglia, ma senza una concreta produzione e quindi - aveva ribadito il privato - non era necessario alcun smaltimento. I giudici pugliesi hanno affermato che l'articolo 62 del Dlgs 507/1993, la norma che prevede i casi esclusione dal versamento della tassa, debba essere letta in chiave necessariamente estensiva e soprattutto logica. Ricorda la sentenza che è stato chiaro l'intento del Legislatore di voler legare l'obbligo della tassa come corrispettivo di un servizio di raccolta rifiuti effettivamente esercitato.

    Giampaolo Piagnerelli - 23 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/02/2009

    Come per i precedenti anni, il 31.03.2009 scadrà il termine per gli adempimenti necessari ai sensi del Dlgs. n. 196 del 30 giugno 2003 in materia di protezione dei dati personali, legge meglio conosciuta come "privacy".

    Riassumiamo i principali concetti:

    Dati comuni: i dati relativi a soggetti terzi che vengono rilasciati alla ditta e che attengono solamente a indirizzi, numeri telefonici e simili.

    Dati sensibili: i dati relativi a soggetti terzi che vengono rilasciati alla ditta e che attengono a indirizzo religioso, stato di salute, orientamento sessuale o politico,etc (i dati di un dipendente, ad esempio, sono sensibili)

    Dati giudiziari: i dati relativi a soggetti terzi che vengono rilasciati alla ditta e che attengono a carichi pendenti, casellari giudiziari, fedine penali, esiti processuali etc

    Dati genetici: i dati relativi a soggetti terzi che vengono rilasciati alla ditta e che attengono al DNA di un individuo.

    DPS – Documento Programmatico della Sicurezza: è il documento che la ditta deve redigere se tratta dati almeno sensibili e lo fa con strumenti elettronici. Esso descrive minuziosamente modalità e strumenti con cui avviene il trattamento. Il documento deve avere data certa entro il 31 marzo di ogni anno. Deve essere obbligatoriamente sottoposto a “rivisitazione annuale” e deve essere conservato in sede a disposizione delle Autorità competenti.

    Informative: Documenti rivolti specificamente ad alcune categorie di interlocutori(clienti, fornitori, dipendenti) con cui la ditta sinteticamente descrive e informa come vengono trattati e conservati i dati che le vengono affidati. Sono obbligatori per tutte le ditte e sufficienti per le ditte che non rientrano nell’obbligo di redazione del DPS (vedi sopra).

    Cosa fare

    Chi non ha mai fatto alcunchè: non ha adempiuto ad un preciso obbligo di legge. E’ opportuno che quanto prima analizzi la propria situazione aziendale in materia di protezione dei dati personali e provveda a redigere i documenti necessari.

    Chi ha dovuto redigere il DPS per le precedenti scadenze: deve provvedere alla cosiddetta “rivisitazione” . In pratica deve redigere un nuovo DPS (sempre che ne sussistano ancora le condizioni) apportando le avvenute modifiche alla situazione descritta nel precedente documento, dandogli data certa entro il 31 marzo 2009. Ovviamente anche gli altri documenti (informative, etc) dovranno essere aggiornati.

    Chi ha non ha dovuto redigere il DPS per le precedenti scadenze: deve provvedere alla rivisitazione dei documenti già fatti (le varie informative), apportare le opportune modifiche e, se tali variazioni lo comportano, deve redigere il DPS dandogli data certa entro il 31 marzo 2009.

    Precisiamo che la rivisitazione annuale è obbligatoria e pertanto anche nella remota ipotesi che non sia intervenuta alcuna variazione rispetto alla situazione descritta al 31 marzo 2008 è opportuno redigere un nuovo DPS (magari identico al precedente) ed assegnargli data certa entro la scadenza del 31 marzo 2009.

    Si noti, inoltre, che per i documenti redatti per le precedenti scadenze non sussiste l’obbligo di conservazione.

    Informiamo che la presente schematizzazione ha un puro scopo esemplificativo e che la redazione dei documenti ed il loro contenuto è strettamente legato alla specifica situazione di ciascuna ditta e pertanto la predisposizione e la redazione dei documenti sopra descritti può necessitare dell’intervento di personale adeguatamente preparato.

    Signa, 26 febbraio 2009

    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  25/02/2009

    Via libera definitivo al milleproroghe. La Camera ha approvato il provvedimento con 281 voti a favore, 248 contrari e 2 astenuti. Il decreto è stato blindato dalla tredicesima fiducia al Governo, incassata la scorsa settimana, come già era accaduto al Senato. Un iter che per questo ha suscitato le proteste dell'opposizione che non ha partecipato ai lavori delle commissioni. Chiuso in mattinata, non senza polemiche, l'esame degli ordini del giorno. «È molto grave - ha detto Marcon Causi del Pd - che la maggioranza e il Governo abbiano rifiutato di accogliere i nostri ordini del giorno con i quali chiediamo una relazione al Parlamento sulla liquidazione delle società Scip». Da Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, attacco a tutto campo sul provvedimento, dalla sanatoria per le affissioni dei partiti politici, al rinvio dell'introduzione della class action, alla vicenda delle cartolarizzazioni Scip.

    Nel provvedimento trovano spazio una serie di novità, dal piano carceri per affrontare il problema del sovraffollamento alla liquidazione di Scip, la società veicolo per operazioni di cartolarizzazione di immobili pubblici. Dallo slittamento dell'invio telematico di Unico a fine settembre a una serie di novità sull'editoria. Si allunga di 6 mesi l'entrata in vigore della class action, arriva l'ennesima sanatoria per le affissioni abusive dei partiti.

    24 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  24/02/2009

    I medici che denunciano gli immigrati irregolari, ai quali hanno prestato assistenza, potranno essere sanzionati per violazione del Codice deontologico. Il Consiglio nazionale della Fnomceo (la Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), che nelle scorse settimane aveva già manifestato un «forte dissenso» all'emendamento al Ddl sicurezza che abroga il divieto di denunciare alle autorità gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche, ha approvato ieri all'unanimità un documento per ribadire le proprie perplessità sul provvedimento. Ma anche per chiarire che la procedura di segnalazione si pone «in netto contrasto con i principi della deontologia medica, espressi in particolare dal giuramento professionale e dall'articolo 3 del Codice deontologico, che impongono ai medici di curare ogni individuo senza discriminazioni legate all'etnia, alla religione, al genere, all'ideologia, di mantenere il segreto professionale e di seguire le leggi quando non siano in contrasto con gli scopi della professione». Quindi per quei medici che si attenessero alla novità contenute nel Ddl sicurezza approvato in prima lettura al Senato potrebbero scattare sanzioni disciplinari.

    Viceversa, la Fnomceo si schiererà a fianco dei professionisti che, non segnalando gli irregolari e dunque non rispettando il contenuto dell'emendamento, «dovessero incorrere in procedimenti sanzionatori per aver ottemperato agli obblighi deontologici».

    Il Consiglio nazionale guidato da Amedeo Bianco, inoltre, ha sottolineato il pericolo insito nella possibilità di denuncia, «che creerà percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanità pubblica le patologie diffusive emergenti che rappresentano un grave pericolo per ogni individuo e per la società tutta e che oggi sono monitorate e controllate».

    Per questi motivi medici e odontoiatri italiani sollecitano un'audizione urgente per spiegare e motivare nel dettaglio la propria contrarietà all'intervento. «Il Consiglio nazionale – si legge nel documento – si appella al Parlamento con un fermo richiamo alle superiori esigenze di tutela della salute oltre che agli imprescindibili principi di solidarietà, patrimonio storico della nostra nazione. E sollecita pertanto la Camera a non approvare questo emendamento, contrastante con i principi fondanti del rapporto persona malata e medico, ripristinando quanto previsto dalla normativa precedente».

    La regola etica

    Codice deontologico dei medici, articolo 3
    Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia,in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. La salute è intesa nell'accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona.

    22 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  23/02/2009

    Pronta la nuova modulistica per le comunicazioni sul lavoro domestico. Comunicazioni che dal 16 febbraio vanno inviate esclusivamente all'Inps e non più ai servizi per l'impiego.

    Chi intanto avesse seguito la vecchia prassi (centro per l'impiego) non dovrà ripetere alcun adempimento, né avrà conseguenze sanzionatorie (la comunicazione resta valida).

    Confermati i termini: la denuncia d'instaurazione va effettuata almeno il giorno prima dell'assunzione, anche se mediante modalità semplificate come il contact center attivato dall'Inps; quelle di trasformazione, proroga e cessazione entro 5 giorni dall'evento.

    Le novità arrivano dalla circolare protocollo n. 1044/2009 del ministero del lavoro che dà attuazione alla legge n. 2/2009 n.35.

    D. Cirioli – 18 febbraio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Lavoro e previdenza  »»  20/02/2009

    L'obbligo di indicare sul libro unico tutte le "dazioni" in denaro o in natura corrisposte al dipendente dal datore di lavoro, anche se non costituiscono reddito, crea non pochi problemi agli operatori soprattutto con riguardo alle somme a titolo di rimborso spese.

    Tuttavia, le risposte del ministero del Lavoro, nel Vademecum del 5 dicembre, sembra permettano di evidenziare situazioni per le quali tale obbligo non sussiste.

    N. Bianchi, M. Magnani – 19 febbraio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  19/02/2009

    Entro il 30 marzo, tutte le Srl dovranno effettuare la dichiarazione di "allineamento" tra libro e registro. I dati del libro, finora non previsti nel Registro delle imprese, sono almeno due: il domicilio del socio e l'entità della partecipazione "liberata" con il versamento. Sono alcune delle precisazioni contenute nella nota 2453 dell' 11 febbraio con la quale Unioncamere fornisce le prime coordinate applicative sulle modalità di "fusione" dei libro dei soci delle Srl nel Registro delle imprese prevista dal decreto legge anti-crisi (185/08, convertito dalla legge 2/09). L'abrogazione del libro soci e dell'elenco soci annuale delle Srl - anche nella forma consortile -, comporta l'eliminazione di circa un milione di adempimenti (su base annua) a carico delle imprese e una maggior chiarezza e uniformità della fonte informativa dello status di socio di Srl anche ai fini endosocietari. L'attuale duplicazione tra elenco soci annuale (che dovrebbe corrispondere al libro soci) e i trasferimenti (per atto tra vivi e mortis causa) iscritti (articolo 2470, Codice civile) ha generato frequenti casi di disallineamento con conseguente incertezza del quadro informativo. L'integrazione nel Registro imprese - accessibile a chiunque via internet dal sito del registro delle imprese con la possibilità di ricevere la notifica delle variazioni intervenute sulle singole posizioni - sgombra il campo da incertezze, ma richiede una ben più rilevante consapevolezza e attenzione da parte degli amministratori e dei professionisti nelle dichiarazioni relative alle vicende dei soci di Srl in quanto idonee a incidere direttamente nell'esercizio dei diritti amministrativi correlati alla partecipazione (tra i quali l'intervento in assemblea e il voto).

    Marco Peruzzi - 13 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/02/2009

    Si vota oggi alle 16,10 la fiducia chiesta ieri dal Governo sul decreto milleproroghe. Il voto finale sul provevdimento è stato fissato a martedì 24 febbraio. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha posto la questione di fiducia nel testo approvato dal Senato e non modificato dalle Commissioni.
    L'Esecutivo aveva fatto ricorso alla blindatura del testo anche a Palazzo Madama. Nella mattinata di ieri era terminata la discussione sul decreto milleproroghe in aula alla Camera, passato a tempo di record dall'esame delle commissioni.

    Un esame lampo che ha provocato forti polemiche da parte dell'opposizione che ha denunciato la mancanza di una reale discussione. L'ennesima fiducia, accusano, che non consente al Parlamento di esprimersi. I deputati delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio, attacca Massimo Vannucci (Pd) hanno avuto solo «sei ore di tempo» per prendere in mano le carte del milleproroghe e valutare il contenuto degli emendamenti da presentare. «Così si esautora il Parlamento», sottolinea Angelo Compagnon (Udc). L'aula aveva respinto nella mattinata di ieri, con 240 sì e 261 no, le tre pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione (Pd, Idv e Udc).

    (N.Co.) - 19 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  18/02/2009

    Un pò come il buco dell'ozono, l'abolizione dell'Ici sull'abitazione principale continua a cambiare i suoi confini. E nel balletto continuo capita spesso che chi si credeva ormai esente si scopra di nuovo soggetto all'imposta: con sorpresa degli stessi Comuni, che devono tornare a chiedere il versamento a contribuenti che fino al giorno prima erano ormai considerati fuori gioco. L'ultimo movimento riguarda i proprietari di un immobile dato in affitto a un inquilino che ne fa la sua abitazione principale. In almeno 200 Comuni sparsi nelle venti Regioni e con quasi 4 milioni di abitanti, i regolamenti prevedono forme di assimilazione di questi immobili all'abitazione principale propriamente detta: l'assimilazione per tutti, come accade a Bologna, Rimini, Empoli o Sesto Fiorentino, solo per citare qualche esempio, oppure solo per affitti a canone concordato, come capita in tanti capoluohi di provincia da Torino a Messina. In un primo momento il Governo sembrava aver abbracciato nell'esenzione tutte le assimilazioni. Poi è arrivato il cambio di rotta, nella forma irrituale di una risposta fornita dal sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora, a un'interrogazione parlamentare, che detta la nuova linea: esenzione estesa alle assimilazioni "tipizzate" previste dalla legge, e non a quelle aggiunte dai regolamenti. Conseguenze pratiche: il proprietario di un immobile in affitto descritto prima o chi è costretto a cambiare temporaneamente la residenza per motivi di lavoro perde il diritto all'esenzione. E rischia di vedersi richiedere l'imposta non pagata nel 2008.

    G. Trovati – 16 dicembre 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  17/02/2009

    «Sento parlare di continuo di tassi in discesa, perché allora la rata del mutuo che ho appena versato è cresciuta rispetto a quella precedente?». La domanda di un lettore è probabilmente la più chiara testimonianza di un fenomeno che per molte famiglie italiane risulta ancora inspiegabile: l' Euribor a 3 mesi ha raggiunto venerdì 13 febbraio i minimi storici all'1,94% (la scadenza a un mese è addirittura scesa all'1,63%, mentre il tasso a 6 mesi quota 2,02%) ed è in continua caduta da quel 5,39% toccato a ottobre. In teoria le rate dei prestiti a tasso variabile avrebbero dovuto subire già un abbattimento che spazia dal 10% al 30% a seconda della diversa durata del piano di ammortamento, ma nella realtà faticano ad adeguarsi e anzi, in alcuni casi, continuano a salire. La ragione di una simile anomalia risiede nel meccanismo di indicizzazione che sta alla base del calcolo e soprattutto nella modalità di rilevazione dell'Euribor. Molte famiglie stanno infatti verosimilmente pagando rate parametrate ai valori dello scorso autunno, quando i tassi interbancari apparivano fuori controllo e all'orizzonte non c'era ancora avvisaglia del crollo dei mesi successivi. Ogni banca, sotto questo aspetto, adotta le proprie regole che sono chiaramente esplicitate sul contratto siglato: c'è chi utilizza il tasso dell'ultimo mese precedente al pagamento della rata (o alla decorrenza del periodo di riferimento, che potrebbe essere differente), chi sceglie altre date e chi invece prende una media di valori (il mese, il trimestre o addirittura il semestre precedente).

    In un piano di ammortamento pluridecennale è molto probabile che simili disparità tendano ad annullarsi, ciò non toglie che sul momento le differenze possano risultare anche di una certa rilevanza. Se si prende per esempio un prestito ventennale da 100mila euro acceso nel settembre 2005 al tasso Euribor 3 mesi (+ spread dell'1%), la rata da versare a gennaio potrebbe in teoria variare di più del 10% a seconda delle diverse rilevazioni: si va dai 610 euro del mutuo con tasso legato all'ultimo Euribor di dicembre (2,93%) ai 690 di chi si basa invece sulla media degli ultimi 6 mesi del 2008 (4,63%). Questi ultimi non hanno tuttavia molto da temere: l'adeguamento arriverà anche per loro, magari nella seconda parte del 2009.
    Stabilire quale sia per il mutuatario il meccanismo più conveniente (che per giunta viene scelto dalla banca senza interpellare il cliente) è impossibile a priori: ogni metodo ha i suoi pro e contro. Chi oggi lamenta un aggiustamento eccessivamente lento delle rate del mutuo al calare dei tassi ha verosimilmente sofferto in misura minore o in ritardo anche la fase di rialzi che ci siamo appena lasciati alle spalle, chi invece ha un mutuo più "reattivo" alle variazioni del mercato può d'altro canto subire una maggior volatilità degli importi da versare nel corso del tempo. Per tutti i risparmiatori, però, vale una regola: prima di protestare è opportuno leggere con attenzione il contratto a suo tempo siglato con la banca.

    Maximilian Cellino - 15 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/02/2009

    La legge di conversione del Dl 185/08 (la numero 2 del 2009) ha introdotto importanti novità sulla tenuta della contabilità digitale. Le nuove regole, inserite nel Codice civile con l'articolo 2215-bis, definiscono procedure e tempistiche per la tenuta in modalità informatica di libri e scritture contabili e ne sanciscono, per la prima volta, la piena efficacia probatoria.

    Il coordinamento con le norme sulla conservazione dei documenti informatici consente ora di avere un quadro giuridico chiaro in merito alle procedure per la tenuta e la conservazione digitale di documenti e scritture obbligatorie ai fini civilistici. Le nuove regole potranno essere applicate da subito per la tenuta informatica di libro giornale, libro inventari, altre scritture connesse alle dimensioni dell'impresa (libro mastro, libro cassa e così via) e dei libri sociali a partire dall'anno contabile in corso.

    Gli obblighi previsti di numerazione progressiva, vidimazione e regolare tenuta possono essere assolti attraverso la periodica apposizione della firma digitale e della marca temporale. L'adempimento ha una cadenza obbligatoria ameno trimestrale dalla data della messa in uso del libro.

    F.Campomori – 14 febbraio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  16/02/2009

    Le «segnalazioni» antievasione dai Comuni alle Entrate diventano sistematiche e guadagnano il web. Da lunedì, infatti, le amministrazioni comunali segnalano all'Agenzia i dati utili alla lotta all'evasione esclusivamente attraverso «Segnalazioni», la procedura telematica ad hoc accessibile tramite Siatel, sistema di interscambio con l'anagrafe tributaria. La nota firmata il 12 febbraio 2009 dal direttore delle Entrate segue il provvedimento del 26 novembre scorso, che fissava i contenuti e le modalità con cui i Comuni sono tenuti a inviare le segnalazioni "qualificate", ossia funzionali a determinare l'effettiva capacità contributiva dei contribuenti.
    Il potere segnaletico dei Comuni via web punta a tagliare tempi e costi e ad aumentare la sicurezza. Solo dopo un ulteriore vaglio dei dati, l'ufficio delle Entrate può richiedere all'ente locale, che ha già trasmesso in via telematica la segnalazione, di inviare anche la documentazione cartacea.
    I Comuni, attraverso il canale Siatel, hanno accesso - in modalità protetta e tracciata - ai dati dell'anagrafe tributaria che riguardano i contratti di somministrazione di luce, gas e acqua, quelli di locazione, i bonifici bancari e postali per ristrutturazioni edilizie e le informazioni sulle denunce di successione di immobili. Incrociando queste informazioni con quelle in loro possesso, gli enti locali verificano la posizione contributiva del cittadino e segnalano alle Entrate gli eventuali elementi utili alla lotta all'evasione intercettati.
    Nell'ambito di questo scambio, i Comuni segnalano all'amministrazione finanziaria i contribuenti con un'elevata capacità contributiva che adottano comportamenti potenzialmente evasivi, soprattutto nei settori immobiliare, del commercio, dell'edilizia e delle libere professioni.
    La sinergia Fisco-Comuni, inoltre, consente di individuare facilmente coloro che dichiarano residenze fittizie all'estero per motivi di convenienza fiscale o che, pur non risultando iscritti all'anagrafe residenti all'estero, usufruiscono di servizi comunali o beneficiano di riduzioni fiscali non spettanti.
    Nell'ipotesi in cui la segnalazione si riferisca a un caso accertabile necessariamente entro il 31 dicembre dell'anno di riferimento, l'invio telematico dei dati deve avvenire entro il 30 giugno dello stesso anno, per consentire agli uffici dell'Agenzia di vagliare e analizzare in maniera ponderata le informazioni.

    Marco Peruzzi - 12 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  13/02/2009

    L'obbligo di installare impianti di produzione di energia rinnovabile negli edifici slitta di un anno: da gennaio 2009 a gennaio 2010. Tra le modifiche introdotte dal «decreto milleproroghe» approvato ieri dal Senato, ora in attesa del voto da parte della Camera, c'è infatti il rinvio della norma introdotta dalla legge 244 del 2007: Finanziaria del governo Prodi.

    Nel dettaglio, l'articolo 1 comma 289 prevedeva che dal primo gennaio del 2009 gli edifici di nuova costruzione integrassero «l'installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell'intervento». Per i fabbricati industriali, di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati, la produzione energetica minima richiesta arriva invece a 5 kW».

    Il rinvio è stato sottolineato, con disappunto, dagli Ecologisti Democratici. Stesso tono per il senatore Roberto Della Seta (Pd), capogruppo in commissione Ambiente: «Mentre in tutto il mondo si incentiva l'utilizzo delle fonti rinnovabili, anche come determinante misura anticrisi, l'esecutivo ha tolto, inopinatamente» la norma che punta sulla produzione energetica sostenibile.

    La maggioranza spiega tuttavia che si tratta solo di uno slittamento. «Sono favorevole all'integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici - spiega al Sole24ore.com il senatore del Pdl Giuseppe Menardi, primo firmatario dell'emendamento approvato in Commissione e recepito nel maxi- emendamento del Governo - il rinvio nasce dalla necessità che tutti gli operatori si facciano trovare pronti quando la norma sarà operativa». Ora è troppo presto: «Voglio che si parta nel momento giusto e in maniera seria». Secondo il senatore il ritardo è riscontrabile, al momento, «nella filiera industriale e nella progettazione. Su quest'ultimo fronte si rischierebbe, inoltre, un «ulteriore aggravio burocratico». In un settore che già lamenta diversi lacci e lacciuoli.

    Luca Salvioli - 12 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/02/2009

    Unico persone fisiche, lo sfoltimento dichiarativo connesso all'adozione del regime dei minimi non è certamente trascurabile, specie per le imprese. Va infatti riposto in soffitta l'obbligo di presentare la dichiarazione autonoma Irap, la dichiarazione Iva e il modello per gli studi di settore od i parametri. Ma nel liquidare l'imposta sostitutiva del 20% il contribuente potrebbe ritrovarsi alle prese con qualche brutta sorpresa, a partire dall'inapplicabilità delle più comuni detrazioni dall'imposta.

    Questo lo scenario operativo cui vanno incontro i contribuenti che si apprestano ad utilizzare per il primo anno il quadro CM (Unico 2009-PF), per i quali la prima cosa da fare è verificare l'eventuale presenza di altri redditi diversi da quelli d'impresa (o professionale), che non vanno cioè soggetti alla sostitutiva, e che conseguentemente trovano autonomo spazio dichiarativo.

    S. Viscione – 11 febbraio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  12/02/2009

    Il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2% ma, per effetto della riduzione della crescita, ci sarà un aumento della pressione fiscale che tornerà dal 43% del 2008 al 43,3%, cioè al picco registrato nel 2007 con il precedente Governo, raggiungendo così il livello più alto se si esclude il 1997, cioè l'anno dell'eurotassa nel quale toccò il 43,7%. La pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%).

    Nella nota informativa del Programma di Stabilità viene spiegato che «la crisi economico-finanziaria ha investito tutti i paesi» e che «il Governo italiano ha agito tempestivamente, prima di rispondere alle criticità del sistema bancario nazionale, poi per alleviare l'impatto sfavorevole sull'economia e sui cittadini». Viene così ribadito, ed argomentato, che «l'economia italiana e relativamente meno esposta rispetto agli altri paesi europei ai rischi specifici della crisi globale: 1) la correzione del settore immobiliare sembra minore rispetto ad altri paesi industrializzati; 2) il sistema bancario italiano appare comparativamente meno esposto alla crisi finanziaria; 3) le famiglie italiane sono meno indebitate rispetto a quelle degli altri Paesi».

    Il quadro di finanza pubblica per gli anni 2008-2013, indica che «nonostante l'aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica, l'indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3% nel 2008, eccede questo limite nel 2009 mentre riprende una tendenza alla diminuzione negli anni successivi».

    La tabella dopo il 2,6% del 2008 e del 3,7% del 2009, scende al 3,2% nel 2010, al 2,8% nel 2011, del 2,7% nel 2012, al 2,6% nel 2013. Nel 2009 a pesare sui conti è tra l'altro la previsione di una contrazione del gettito fiscale di 2,2 punti percentuali ma anche di una evoluzione più contenuta dei contributi sociali in linea con l'andamento dell'occupazione.

    Ma il valore è diverso se si considera l'indebitamento netto corretto per il ciclo, che Bruxelles considera se si è sotto il 3% sarà al 3% nel 2009, ma poi scenderà al 2,5% nel 2010, e al 2,2% nel 2011.

    Più preoccupante è invece l'andamento del debito, che nelle nuove previsioni dal 105,9% del 2008, tornerà a salire per rimanere fermo sopra al sopra il 111% del pil nel triennio 2009-2012 (con il picco del 112,5% il prossimo anno) e poi ridursi lievemente al 101,5% nel 2013: cioè alla fine del quinquennio considerato il debito sarà quattro punti più alto dell'attuale.

    (ANSA) 09 febbraio 2009 - tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  11/02/2009

    Il libro unico del lavoro, a pochi giorni dal suo debutto a regime, va incontro alla prima "integrazione". Infatti, il Dl 185/08 (legge 2/09) introduce l'articolo 2215-bis (articolo 16, comma 12-bis), che disciplina la tenuta informatica dei libri, dei repertori, delle scritture e di tutta la documentazione che l'impresa deve avere, in quanto prevista da leggi e regolamenti oppure perchè richiesta dalla natura o dalle dimensioni dell'impresa stessa.

    Secondo le nuove regole si deve far sì che le registrazioni informatiche siano consultabili in qualunque momento attraverso i programmi messi a disposizione dal soggetto che tiene i libri. Se i registri obbligatori sono assoggettati a numerazione progressiva o a vidimazione e, in ogni caso, per rispettare la regolare tenuta - afferma l'articolo 2215-bis del Codice civile - ai relativi documenti informatici deve essere apposta - ogni tre mesi dalla loro messa in funzione - la marca temporale e la firma digitale dell'imprenditore (o di altro delegato) inerenti al documento contenente le registrazioni relative ai tre mesi precedenti.

    G.Maccarone/B.Santacroce–10 febbraio 2009-tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Lavoro e previdenza  »»  10/02/2009

    Busta paga più pesante per le colf e le badanti occupate in famiglia. Due le novità economiche: la prima, appena scattata, è la rivalutazione dei minimi retributivi prevista dal contratto collettivo del lavoro che dopo due anni aggiorna automaticamente lo stipendio delle otto categorie in base all'indice del costo della vita (+3,2%). Da aprile, invece, rincarano i contributi trimestrali da versare all'Inps: la seconda novità arriva quindi al momento della compilazione del bollettino del primo trimestre 2009, appuntamento "rompicapo" a cui le famiglie oggi possono adempiere non solo andando all'ufficio postale ma pagando comodamente dal computer di casa.

    I due aumenti, che vanno in vigore quasi contemporaneamente, ritoccano sia le retribuzioni orarie sia gli stipendi mensili. L'impatto economico, a livello familiare, va calcolato caso per caso in base agli importi già concordati che sono generalmente parametrati alla categoria di riferimento, diversa per tipo di attività, esperienza professionale e specializzazione delle assistenti familiari. Per fare qualche esempio, il livello retributivo più basso è quello per la colf a ore che ha solo compiti di pulizia della casa, mentre un importo intermedio spetta a una domestica che ha anche mansioni di cura delle persone (prepara da mangiare o assiste anziani e bambini) fino al livello "super" delle badanti che vivono a tempo pieno e assistono anziani, anche non autosufficienti. Le buste paga (retribuzioni e contributi Inps compresi) rincarano dall'8% al 14% secondo le caratteristiche e l'orario di lavoro.

    Ma non è finita. La terza rivoluzione in arrivo riguarda chi decide in questo periodo l'assunzione di colf e badanti: i nuovi contratti possono essere comunicati solo all'Inps semplificando molto una procedura che finora aveva visto i datori di lavoro, spesso impreparati di fronte alle pratiche di un vero e proprio contratto di lavoro, obbligati a fare una comunicazione anche al Centro per l'impiego, all'Inail, e allo Sportello unico della Prefettura (in caso di lavoratici extracomunitarie). Per effetto del decreto anti-crisi, le comunicazioni relative ad assunzione, trasformazione e cessazione di ogni rapporto di lavoro dovranno essere presentate solo all'Inps – collegandosi al sito o telefonando al contact center (803.164) – e sostituiranno tutte le pratiche precedenti. Basta bollettini "rompicapo", quindi, per i neo-datori di lavoro domestico: in seguito alle comunicazioni, l'Inps calcolerà i contributi dovuti e li comunicherà al datore di lavoro con l'invio di bollettini precompilati.

    Semplificazione è dunque la mission voluta dal Governo proprio per aiutare le famiglie negli adempimenti burocratici. Con qualche accorgimento, semplificazione e trasparenza sono le due parole d'ordine che possono aiutare a mettere ordine in tutti i rapporti. Vediamo alcuni dei punti chiave del "codice", con un'avvertenza: conviene sempre partire mettendo in chiaro diritti e doveri (fin dalla lettera di assunzione) e trovare un'intesa sul maggior numero di aspetti del negoziato tra le controparti (retribuzione, ma anche orario, riposi, ferie e straordinari).

    Nell'assunzione di una colf o di una badante, soprattutto se dovrà assistere una persona anziana non autosufficiente, i momenti decisivi - ancora prima del contratto - possono rivelarsi la selezione e il colloquio. Nella fase della selezione si devono vagliare attentamente le caratteristiche e le referenze delle candidate, proposte dalle agenzie specializzate, dalle parrocchie o semplicemente dal "passaparola" tra parenti e vicini di casa. Altrettanto importante è il colloquio in cui si cerca di capire se c'è feeling e fiducia nella persona che si sta scegliendo e a cui saranno affidati i propri familiari. Tutte le lavoratrici domestiche, italiane e straniere, al momento dell'assunzione devono consegnare al datore di lavoro una copia:

    • dei documenti assicurativi e previdenziali (se sono già iscritti all'Inps e hanno già il relativo "codice");
    • del documento di identità personale non scaduto (carta di identità, passaporto, patente o altro documento analogo);
    • di eventuali diplomi o attestati professionali specifici;
    • del codice fiscale, da comunicare all'Inps per il versamento dei contributi;
    • del permesso di soggiorno per lavoro se la lavoratrice è cittadina - extracomunitaria.

    R.Cadeo /F.Padula - 09 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  09/02/2009

    Unico slitta a fine settembre Il decreto legge «milleproroghe» riscrive il calendario di Unico. Dal 31 luglio l'invio slitta al 30 settembre 2009. A conferma che l'individuazione di regole stabili in materia tributaria resta un'impresa impossibile. O quasi. Anche quando il cammino sembra aver raggiunto buoni risultati arriva il comma di turno a mischiare nuovamente le carte (al Fisco) e le idee (ai contribuenti).

    La novità è contenuta nel «milleproroghe» che ha avuto nella notte fra mercoledì e giovedì il via libera in commissione Affari costituzionali al Senato e che martedì approderà all'esame dell'Aula. Il decreto scade il 1° marzo e non è escluso che il Governo decida di blindarlo con la fiducia.

    Dopo il mini-Unico per dipendenti e pensionati (con uno sforzo di semplicità condensato in quattro fogli e 24 pagine di istruzioni), l'Irap versione federalista, e da ultimo, ieri sera, l'annuncio che con Unico Società di capitali «il cerchio si chiude» e che tutti modelli sono pronti per l'utilizzo, ecco che un emendamento notturno presentato da Lucio Malan, relatore del decreto legge «milleproroghe»», riscrive il calendario.

    Le scadenze del 31 luglio per persone fisiche, società di persone, società di capitali, enti commerciali e non passano di nuovo al 30 settembre 2009. Istruzioni delle dichiarazioni da aggiornare, ma a questo punto forse vale la pena di attendere l'approvazione definitiva del decreto «milleproroghe», così da poter finalmente comunicare ai contribuenti che il cerchio si è veramente chiuso. Un emendamento che trova la sua ratio anche nel maggior tempo che le associazioni di categoria dei contribuenti hanno chiesto a più voci per aggiornare gli studi di settore - legati a doppio filo a Unico - agli effetti reali della crisi economica. Aggiornamento promesso dal Fisco per il 31 marzo. L'emendamento, nei fatti, modifica il Dpr 322/98 e il Dm Finanze 164/99 sugli adempimenti fiscali. Sposta, come detto, al 30 settembre 2009 il termine per la presentazione telematica delle dichiarazioni delle persone fisiche, società di persone e dell'Irap. Per la dichiarazione dei soggetti Ires la modifica del «milleproproghe» sposta i termini dal settimo al nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta. In sostanza, per le imprese con esercizio solare il termine di invio di Unico si allinea al 30 settembre 2009.

    Per i sostituti d'imposta, invece, il termine di presentazione del 770 semplificato slitta dal 31 marzo al 31 luglio, uniformandosi alla stessa scadenza del 770 ordinario.

    Tra le modifiche apportate al Dpr 322 ce ne sono, poi, alcune necessarie a recepire l'uscita da Unico 2009 della dichiarazione Irap. Al 30 settembre slitta l'invio della dichiarazione annuale Iva.

    Da riscrivere, o quanto meno ritoccare, anche il calendario dell'assistenza fiscale. L'emendamento concede a Caf e sostituti d'imposta che prestano assistenza fiscale cinque giorni in più per trasmettere i modelli 730. Il termine, infatti, secondo l'emendamento approvato passa dal 25 al 30 giugno. Eccezion fatta per il 2009 in quanto i Caf e i sostituti potranno inviare al Fisco i dati dell'assistenza prestata entro il 15 luglio. Per i conguagli dei sostituti e dei Caf viene precisato che il riferimento alle operazioni va effettuato in relazione o al rateo di pensione o alla retribuzione di competenza del mese di luglio e non più, semplicemente, al mese di luglio.

    Nicoletta Cottone - 06 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  06/02/2009

    Definiti i nuovi importi dei minimali di retribuzione. Con la circolare 14 del 2 febbraio 2009 l'Inps ha individuato i limiti minimi di retribuzione giornaliera, ovvero i valori necessari per il calcolo delle contribuzioni previdenziali e assistenziali. Il documento dà indicazioni su retribuzione imponibile e minimale orario per il part time. Anche l'Enpals, con la circolare 4 del 2 febbraio, ha determinato i valori contributivi per i lavoratori dello spettacolo e degli sportivi professionisti - minimale di retribuzione giornaliera, massimale di retribuzione giornaliera e annua imponibile, contributo di solidarietà, aliquota aggiuntiva 1%, aliquote contributive -, a seguito della variazione, pari al 3,2%, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevato dall'Istat.

    03 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  06/02/2009

    Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto con gli incentivi alla rottamazione. Si tratta di un pacchetto di bonus per auto, moto, arredamento ed elettrodomestici "bianchi", con misure per circa 2 miliardi di euro. «C'era una scadenza da rispettare», ha detto il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm, perché «il mercato si era fermato in attesa». Il premier ha sottolineato di essere consapevole che si sono altri settori che soffrono: «vedremo che si potrà fare». Un decreto ritoccato fino alle ultime ore prima della riunione di Palazzo Chigi. «Abbiamo trovato facilmente la copertura per il decreto - ha spiegato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti - con le misure di sostegno all'economia attingendo ai residui, ai soldi non spesi che sono in bilancio». Il numero uno del dicastero dell'Economia ha spiegato che «questo é un paese in cui c'é una quantità enorme di risorse da spendere. Il nostro problema non é quello di mettere più soldi, ma di spendere i soldi che ci sono». Il provvedimento, che probabilmente confluirà nel Milleproroghe, interessa, ha precisato il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, un parco auto di 15 milioni di vetture. Il bonus rottamazione varrà fino al 31 dicembre 2009. Alle imprese del settore è stato chiesto, ha detto il premier, «di mantenere gli attuali stabilimenti in Italia, reinvestire in nuovi prodotti e anche garantire il rispetto dei pagamenti ai produttori di componentistica che oggi sono in forte sofferenza». Le misure contenute nel decreto, ha sottolineato il Cavaliere, contribuiranno ad aumentare il Pil 2009 dello 0,5-1 per cento. «Questo vuol dire - ha aggiunto Berlusconi - che i consumi 2009 saranno significativamente migliori» di quelli del 2008.

    Rottamazione auto. Si prevede un bonus di 1.500 euro, ma non è prevista alcuna esenzione dal pagamento del bollo (in precedenza si era parlato di mille euro di incentivo con 3 annualità di esenzione dal bollo) . Il beneficio spetta a chi rottama auto Euro 0, Euro 1 o Euro 2 immatricolate fino al 31 dicembre 1999 e acquista una vettura Euro 4 o Euro 5 (con emissioni massime 140 grammi CO2/Km per i veicoli benzina e massimo 130 grammi CO2/Km per i diesel).

    Auto ecologiche. Incentivi, senza rottamazione, per l'acquisto di auto ecologiche di 1.500 euro per auto a metano, elettriche e a idrogeno con emissioni superiori a 120 g/km di Co2 e di 3500 euro per auto a metano, elettriche e a idrogeno con emissioni minorid i 120 g/km2 di Co2. Per l'acquisto di auto Gpl il bonus è di 1500 euro se le emissioni di Co2 sono superiori a 120 g/km2, di 2000 euro se sono inferiori a tale soglia. Questi incentivi sono cumulabili a quello per la rottamazione.

    Contributo per impianti a Gpl e a metano. Sale il contributo statale da 350 a 500 euro per il Gpl e da 500 a 600 euro per il metano per chi vuole trasformare la propria auto da motori a benzine verso alimentazioni a basso impatto ambientale.

    Veicoli commerciali leggeri. Bonus è di 2.500 euro per l'acquisto di veicoli nuovi in seguito alla rottamazione di veicoli euro 0, 1 e 2 immatricolati entro il 31 dicembre 1999. E se non si rottama, gli incentivi valgono fino a 4.000 euro per l'acquisto, senza rottamazione, di veicoli nuovi a metano, Gpl o idrogeno. L'incentivo è cumulabile a quello per la rottamazione.

    Mezzi pubblici più verdi. Per l'installazione di dispositivi antiparticolato (contro i gas di scarico) sui mezzi pubblici, è previsto un finanziamento di 55 milioni (di cui 44 recuperati on maggior gettito Iva).

    Incentivi per le due ruote. Si ipotizza un incentivo di 500 euro per la rottamazione di scooter Euro 0 o Euro 1 per acquistarne uno Euro 3, fino a 400 di cilindrata.

    Bonus fiscale per mobili ed elettrodomestici. Incentivo fiscale "bianco" per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, e così via) ad alta efficienza energetica, ma con un paletto. Se ne ha diritto solo se l'acquisto è legato a interventi di recupero del patrimonio edilizio. Prevista la detrazione Irpef del 20% in 5 anni. Il tetto è fissato a 10mila euro per acquisti da sostenere entro il 30 dicembre 2009.

    Nicoletta Cottone - 06 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/02/2009

    Il bonus famiglia apre ai nuclei familiari con persone disabili, anche se non si tratta dei figli del richiedente, e agli extracomunitari, purché residenti in Italia, anche se i familiari a carico vivono all'estero. Inoltre, datori ed enti pensionistici avranno tempo fino al 31 marzo per erogare l'una tantum da 200 a mille euro a sostegno dei redditi prevista dalla manovra anticrisi. Sono le principali novità della circolare 2/E diffusa ieri dalle Entrate, dedicata all'articolo 1 del Dl 185/08 (convertito dalla legge 2/09).

    Il bonus da mille euro spetta, per le famiglie con reddito fino a 35mila euro, in tutti i casi in cui nel nucleo familiare sia presente il coniuge, un figlio o un altro familiare del richiedente, affetto da disabilità, purché sia fiscalmente a carico del contribuente che chiede il beneficio. L'interpretazione estensiva (lettera g, comma 3, articolo 1 del Dl 185/08) era stata anticipata alla Camera dal sottosegretario al Lavoro Ferruccio Fazio in risposta a un'interrogazione in commissione Affari sociali.

    La residenza in Italia, poi, è un requisito necessario solo per il richiedente del bonus, e non per il coniuge non separato, i figli o gli altri familiari a carico. Il richiedente extracomunitario deve presentare i documenti usati proprio per attestare lo status di familiare a carico: documentazione originale rilasciata dal consolato del Paese d'origine o direttamente dal Paese d'origine, oppure documentazione con apposizione dell'apostille (una specifica annotazione sull'originale), per coloro che provengono dai Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961.

    La circolare 2/E chiarisce inoltre che non ci sarà alcun beneficio «doppio» per genitori separati, divorziati o non sposati. I figli a carico di un genitore possono partecipare unicamente di quel nucleo familiare, mentre i figli a carico di entrambi i genitori possono comparire, per l'erogazione del bonus, nel nucleo di uno soltanto.

    Quanto ai tempi, la circolare rinvia di un mese il termine ultimo per l'erogazione del bonus ai dipendenti e ai pensionati che ne fanno richiesta sulla base del numero di componenti del nucleo familiare e del reddito complessivo riferiti al 2007: poiché la legge 2/09, di conversione del Dl 158/08, ha spostato al 28 febbraio il termine per la richiesta, slitta al 31 marzo la scadenza per l'erogazione del beneficio. Passa poi al 30 aprile il termine per presentare la richiesta del bonus alle Entrate in tutti i casi in cui le somme non sono erogate dal sostituto.

    Per l'attribuzione del bonus, il sostituto deve seguire rigorosamente il principio di cassa: il beneficio può essere concesso a febbraio, se possibile, o nel mese di marzo con la compensazione, rispettivamente, mediante F24 in scadenza il 16 marzo o il 16 aprile.

    Non appare possibile l'erogazione del bonus nella busta paga di marzo corrisposta ad aprile e conseguente pagamento delle imposte con il modello F24 in scadenza il 16 maggio. Analogamente a quanto accade per il bonus incapienti, il sostituto potrebbe riconoscere l'importo al dipendente anche senza compilare una specifica busta paga ma attraverso un'erogazione diretta. I termini cambiano se il lavoratore vuol fare riferimento ai redditi 2008: in questo caso, i sostituti hanno tempo fino al 30 aprile (31 maggio per una pubblica amministrazione). Il bonus deve essere riconosciuto «nei limiti del monte ritenute e contributi disponibili riferiti all'anno 2009. Questo vuol dire, ad esempio, che il bonus concesso a marzo 2009 dovrà essere contenuto nell'ammontare di Irpef e contributi che il sostituto è tenuto a versare con l'F24 in scadenza il 16 aprile. Se non c'è capienza, il sostituto dovrà seguire l'ordine cronologico di presentazione delle istanze. I lavoratori che non potranno ricevere il bonus per insufficienza del monte ritenute disponibile, dovranno presentare domanda alle Entrate. I sostituti, in caso di mancata erogazione del bonus, devono quindi dare tempestiva informazione al richiedente.

    E.De Fusco/V.Melis - 04/02/2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  05/02/2009

    In applicazione dei nuovi contratti di lavoro del settore edile approvati nel Luglio 2008, dal 01.01.2009 è entrata in vigore la formazione obbligatoria per i nuovi assunti provenienti da settori diversi dall’edilizia.

    Per coloro che entrano per la prima volta nel settore edile è previsto un corso di formazione di 16 ore.

    Comitato Tecnico Paritetico e Cassa Edile Regionale Toscana hanno emesso un comunicato congiunto rivolto alle aziende con cui si precisano modi e tempi per la realizzazione della formazione in parola ed il modello di cedola da compilare per la comunicazione di un nuovo assunto.

    E’ opportuno che tutte le imprese del settore consultino il comunicato che per comodità abbiamo pubblicato integralmente sul nostro sito alla sezione:
    servizi\moduli\comunicato formazione obbligatoria edili

    05 febbraio 2009

    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  05/02/2009

    Aiuti all'auto, agli elettrodomestici e ai mobili per acquisti da effettuare entro settembre 2009. Il Governo, al termine di un vertice coordinato dal premier Silvio Berlusconi e durato quasi tre ore, decide di racchiudere in un unico provvedimento – un decreto che arriverà domani sul tavolo del Consiglio dei ministri – le misure di sostegno ai consumi in alcuni dei principali settori economici in difficoltà.

    Per l'auto e le moto come previsto si procederà rinnovando, con piccole modifiche, la campagna di rottamazione scaduta lo scorso 31 dicembre 2008. Spuntano anche agevolazioni per i veicoli commerciali. Niente tassa sui Suv o sulle auto più inquinanti. Per gli elettrodomestici si introduce un bonus fiscale leggermente differente rispetto a quello già in vigore. La vera novità è l'estensione anche all'acquisto di mobili degli incentivi legati alle ristrutturazioni edilizie. Alla fine dunque, stando alla bozza del decreto che oggi tuttavia potrebbe subire ulteriori aggiustamenti, si preferirebbe puntare su sconti fiscali anziché su interventi specifici per il credito al consumo.

    Se la cornice delle misure appare ormai definita, comunque, sono ancora in corso confronti tra lo Sviluppo economico e l'Economia sui costi totali della manovra e sulle relative coperture: «Le misure sono in queste ore in corso di definizione tenendo conto dei vincoli della finanza pubblica» ha spiegato ieri il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola dopo la diffusione delle prime indiscrezioni sulla manovra. In particolare, sotto esame per il potenziale impatto sui conti, un nuovo pacchetto per le imprese che potrebbe essere aggiunto nella stesura definitiva del decreto: misure fiscali a favore dell'aggregazione delle Pmi e modifiche alla norma sulla rivalutazione dei beni strumentali.

    Acquisti entro settembre
    Alla fine dunque il "piano" Scajola – intenzionato a puntare subito e in modo incisivo su un provvedimento dedicato esclusivamente all'auto – è stato integrato con misure per altri settori che rispondono al pressing della Lega ma anche di altri esponenti del Governo, come il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, favorevoli a un provvedimento di più ampio respiro a sostegno dei consumi. Si parla di una manovra lorda da 1 miliardo di euro anche se le cifre, precisava in serata anche Palazzo Chigi, sono tutte ancora da definire. Di certo si punta sulla rapidità della "scossa" per i consumi: per questo tutti gli incentivi dovrebbero valere solo su acquisti effettuati entro la fine di settembre 2009.

    Mobili ed elettrodomestici
    Proprio ieri il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, a Milano per l'inaugurazione della Fiera Made Expo, prometteva ai costruttori: «Il Governo non vi lascerà soli». Per mobili ed elettrodomestici dovrebbero scattare detrazioni fiscali, ma vincolate alla ristrutturazione dell'abitazione. Se per i mobili è una novità assoluta, per il settore del "bianco" è in qualche modo un intervento che affiancherà o sostituirà – è ancora da capire – la detrazione già oggi in vigore, e in scadenza nel 2010, per l'acquisto di frigoriferi e congelatori ad alta efficienza (in questo caso il bonus scatta a prescindere dalla ristrutturazione della casa).

    Dunque, secondo la bozza di decreto verrebbe introdotta una detrazione Irpef del 20% calcolata su un importo massimo di 10.000 euro e valida per gli acquisti effettuati tra il primo gennaio e il 30 settembre 2009. Lo stesso bonus previsto per l'arredamento verrebbe concesso per frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici.

    Carmine Fotina - 05 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/02/2009

    Quattro facciate al posto di otto e istruzioni ridotte da 100 a 24 pagine. Sono i numeri di "Unico mini", versione light del modello Unico persone fisiche studiata dall'Agenzia delle entrate per i circa 4 milioni di contribuenti italiani con i redditi più comuni. È «breve e facile da riempire - spiegano dalle Entrate - il nuovo modello si presenta all'appello con la prossima stagione delle dichiarazioni con righi ridotti nel numero ma ampliati nelle dimensioni per rendere più agevole la compilazione. I dati anagrafici, ad esempio, che nel modello Unico ordinario richiedono una pagina intera, sono condensati in un solo rigo, dove il contribuente si limiterà a indicare nome, cognome, codice fiscale e domicilio fiscale».

    Fra le novità il modello accoglie il bonus straordinario per le famiglie e la tassazione del 10% da applicare alle prestazioni di lavoro straordinario e assimilate, se la scelta viene effettuata in sede di dichiarazione. Versione semplificata anche per i quadri Rc dedicato ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e RP, per oneri e spese, che include tutte le spese detraibili, comprese quelle per lavori di ristrutturazione (fanno eccezione solo gli oneri con particolare complessità di calcolo).

    Secondo le Entrate saranno 4 milioni a poter optare per Unico mini 2009, di cui 3 milioni di lavoratori dipendenti e un milione di titolari di altri redditi (ad esempio di terreni e fabbricati). Il nuovo modello potrà essere utilizzato dai contribuenti residenti in Italia che hanno percepito uno o più tipi di redditi tra: redditi di terreni e di fabbricati, di lavoro dipendente o assimilati, di pensione, derivanti da attività commerciali e di lavoro autonomo non esercitate abitualmente e che intendono fruire delle detrazioni e deduzioni per gli oneri sostenuti e delle detrazioni per carichi di famiglia e lavoro.

    Essendo dedicato ai contribuenti che presentano le situazioni più comuni e più semplici, è invece off limits per i titolari di partita Iva, per chi deve presentare la dichiarazione per conto di altri (ad esempio eredi o tutori) e per coloro che devono presentare una dichiarazione correttiva nei termini o integrativa.

    (N.Co.) - 02 febbraio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  03/02/2009

    Le imprese individuali e le società di persone deducono dalla base imponibile Irap i costi per le prestazioni di servizi anche se classificati contabilmente fra gli oneri diversi di gestione. In occasione di Telefisco 2009 si è parlato anche delle nuove modalità di determinazione del valore della produzione soggetto a Irap, introdotte dalla legge Finanziaria dello scorso anno e in vigore dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

    Occorre ricordare che imprese individuali e società di persone deducono dai ricavi e proventi assimilati (indennità risarcitorie e contributi erogati in base a norme di legge), queste categorie di componenti negativi: costi per materie prime, sussidiarie e merci, costi per servizi e ammortamenti e canoni di leasing dei beni strumentali. Tutti i componenti si devono assumere secondo le medesime regole valevoli per la determinazione del reddito d'impresa.

    G. P. Tosoni – 31 gennaio 2009 - tratto da Il Sole 24 Ore - -

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  • Normative complementari  »»  02/02/2009

    Il provvedimento del Governo a sostegno dell'auto dovrebbe arrivare al Consiglio dei ministri della prossima settimana. Dopo il tavolo istituzionale di mercoledì a Palazzo Chigi, ieri il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola ha aperto un incontro tra i tecnici del suo dicastero e degli altri ministeri coinvolti (Economia, Ambiente, Infrastrutture, Politiche europee). Sono state passate in rassegna diverse simulazioni ed ipotesi di intervento ma per sbloccare la partita e risolvere il nodo risorse sarà decisiva la prossima settimana, in cui sarebbe previsto anche un nuovo incontro con le parti sociali. Lo strumento per intervenire potrebbe essere un decreto ad hoc o un emendamento al decreto legge milleproroghe.

    Gli interventi
    Resta la rottamazione la principale ipotesi di intervento, con un meccanismo in base al quale l'incentivo sale al diminuire della percentuale di emissioni di Co2 emesse dalla nuova vettura da acquistare. In quest'ambito, anche se l'ipotesi non è ancora consolidata, potrebbe scattare anche un "disincentivo" fino a 500 euro, un malus fiscale come quello introdotto dal Governo francese, per vetture che emettono più di 170 grammi di Co2 per chilometro. Gli incentivi, secondo lo schema della campagna scaduta il 31 dicembre 2008, sarebbero finalizzati all'acquisto di un'auto elettrica o ibrida oppure Euro 4 o Euro 5 con emissione fino a 140 grammi per chilometro di Co2 nel caso di alimentazione a benzina e 130 g/km se diesel. Secondo l'ipotesi massima l'ecobonus potrebbe arrivare a circa 1.500 euro, quasi il doppio delle agevolazioni concesse fino allo scorso anno. Ma molto dipenderà dalle risorse a disposizione e dalla platea delle auto che verrà selezionata, visto che si lavora in due direzioni: estensione anche alle Euro 2 immatricolate a partire dal 1997 oppure replica della vecchia rottamazione (solo Euro 0, Euro 1 e Euro 2 immatricolate prima del 1997) con un bonus per singola auto che in questo caso sarebbe però più elevato. Sul versante della ricerca di nuovi modelli ecologici si punta ancora sui fondi del programma Industria 2015: potrebbe essere emanato un secondo bando legato ad ambiente e sicurezza dopo quello per la mobilità sostenibile con il quale sono stati aggiudicati 180 milioni a centri di ricerca, università e ad aziende della filiera. Ieri Scajola ha annunciato un gruppo di lavoro congiunto tra Italia e Germania sulla ricerca, a cominciare dal settore dei motori a basso impatto ambientale.

    Le risorse
    Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha assicurato «unità di intenti» nel Governo e attenzione «per la situazione complessiva dell'occupazione e delle imprese, con particolare attenzione ai produttori dei beni durevoli», lasciando intendere possibili misure anche per altri settori. Ma tutto dovrà essere vagliato sulla base dell'effettiva entità di risorse. Per il leader Cgil Guglielmo Epifani servirebbero 2 miliardi. Sulle cifre reali che alla fine il Governo metterà in campo si resta alle indiscrezioni che indicano un valore tra i 400 e i 500 milioni in termini di effetti netti considerando il maggior introito per l'erario (oltre 1 miliardo invece l'importo lordo). Tuttavia il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sostenuto dal ministro leghista della Semplificazione Roberto Calderoli, punterebbe a contenere l'impegno da parte dello Stato intorno ai 300 milioni. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola spinge per un piano più incisivo, anche oltre i 500 milioni, che avrebbe però bisogno di reperire risorse fresche tra fondi già destinati dallo stesso dicastero ad altri obiettivi. Come la diffusione della banda larga nelle aree del Paese a digital divide, che sulla carta ha a disposizione 800 milioni. Una dote che ormai da mesi attende il via libera dal Cipe ma che appare sempre più incerta. «Siamo molto preoccupati – dice Maurizio Tucci, presidente di Anitec, l'associazione delle imprese di tlc e informatica – Sarebbe miope trasferire risorse già assegnate all'innovazione tecnologica».

    I produttori
    Per Guido Rossignoli, direttore generale dell'Anfia (costruttori nazionali), una possibile super-tassa sull'immatricolazione per le nuove vetture di grossa cilindrata, ritenute più inquinanti, potrebbe essere in linea con l'applicazione di quanto chiede la Ue: «Chi più inquina più paga». Secco no, al contrario, da Unrae, l'Associazione dei costruttori esteri.

    Carmine Fotina - 30 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  02/02/2009

    Com'è noto, a partire dal 18 agosto 2008, è stato istituito il "Libro unico del lavoro" che sostituisce i libri paga e matricola sinora in uso. Il termine del periodo transitorio e quindi la piena entrata in vigore del nuovo sistema è il 31/12/2008 ovvero il 16/01/2009.

    Finalità e termini
    Il "Libro unico del lavoro", che risponde ad un'esigenza di semplificazione, si basa sulla rilevazione di due elementi fondamentali: le presenze del lavoratore e lo sviluppo del trattamento retributivo. In proposito, va sottolineato che le registrazioni obbligatorie dei dati predetti non debbono più essere effettuate giornalmente come per il precedente libro paga, bensì entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento.

    Tenuta e conservazione
    Il Libro unico del lavoro deve essere tenuto e conservato presso la sede legale dell'impresa.

    Si ricorda che non sono obbligati alla tenuta del libro unico, oltre alle società cooperative, le imprese familiari, le società e le ditte individuali del terziario che operino con il solo lavoro del titolare (senza dipendenti o collaboratori).

    Infatti, non sono più oggetto di registrazione sul libro unico (né, per tutto il periodo transitorio, sul libro paga) i dati relativi a:
    1 collaboratori e coadiuvanti delle imprese familiari
    2 coadiuvanti delle imprese commerciali
    3 soci lavoratori di attività commerciale e di imprese in forma societaria.

    In ogni caso, l’azienda ha l'obbliqo di conservare il libro unico per cinque anni decorrenti dalla data dell'ultima reqistrazione. Dal 18 agosto 2008 tale termine è stato esteso anche alla conservazione dei preesistenti libri paga e matricola non più in vigore.

    Modalità di tenuta
    Il nuovo Libro unico del lavoro, che deve essere istituito come documento unitario anche in presenza di più posizioni assicurative e previdenziali in ambito aziendale o di più sedi lavorative, non può essere tenuto in forma manuale.

    Le nuove disposizioni prevedono, infatti, obbligatoriamente che lo stesso sia tenuto, tra l’altro, in stampa laser (preventivamente autorizzata dall’INAIL per la numerazione automatica ad opera del Consulente).
    Pertanto l’azienda dovrà provvedere alla scrupolosa conservazione di tutti gli originali dei cedolini paga che mensilmente vengono consegnati dalla studio.

    02 febbraio 2009

    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  30/01/2009

    Monitoraggio dettagliato degli interessi passivi nel modello Unico 2009: oltre alla indicazione di quella quota che non è deducibile nella determinazione del reddito di impresa, dovrà essere infatti compilato un apposito prospetto con le ulteriori indicazioni richieste dalla norma. Quali, ad esempio, l'ammontare del risultato operativo lordo ovvero la quota di interessi che viene trasferita nell'ambito del risultato complessivo in caso di consolidato.

    È questo il quadro che emerge dall'analisi del modello di dichiarazione delle società di capitali relativo al periodo di imposta 2008 e che tiene conto, tra le altre, delle novità forse di maggiore spessore contenuta nella legge finanziari per il 2008, vale a dire del nuovo regime di indeducibilità di cui all'articolo 96 del Tuir in materia di interessi passivi.

    D. Liburdi – 29 gennaio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  29/01/2009

    Auto, pronto l'ecobonus.
    Rate agevolate e aiuti a ricerca Interventi rapidi per dare una scossa al mercato. È questo il filo conduttore del piano per l'auto che il Governo presenterà oggi nel tavolo istituzionale convocato a Palazzo Chigi. Se ne è discusso ampiamente anche ieri sera, nel corso del vertice Governo-Fiat durato circa un'ora e al quale hanno partecipato il sottosegretario Gianni Letta, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e i vertici del Lingotto: il presidente Luca Cordero di Montezemolo, il vicepresidente John Elkann e l'amministratore delegato Sergio Marchionne.

    La priorità è trovare risorse per il sostegno alle vendite e contenere il calo previsto per il 2009. Per gli interventi di medio-lungo termine destinati alla ricerca, anche se rientrano nel pacchetto allo studio, la dote potrà essere individuata anche in un secondo momento. Quanto al fabbisogno complessivo, le cifre circolate due giorni fa (da 260 a 290 milioni) sarebbero comunque da correggere al rialzo, fino ad almeno 400 milioni. Ed è questo il punto più critico: Tremonti ribadisce gli stringenti vincoli di bilancio e punterebbe su interventi meno onerosi di quelli esaminati fino a oggi dal ministero dello Sviluppo.

    Se passerà comunque la linea Scajola, nell'incontro di oggi con i sindacati, le associazioni dei produttori (Anfia e Unrae) e i rappresentanti di componentisti e costruttori di moto e scooter si parlerà innanzitutto di una nuova campagna di rottamazione per favorire l'acquisto di modelli Euro 4 e Euro 5 in sostituzione di vetture Euro 0, Euro 1 ed Euro 2. Nel caso dell'Euro 2, si pensa di includere anche le vetture targate tra il 1998 e il 1999 mentre il vecchio provvedimento limitava la platea a quelle targate fino al 1997. Si formerebbe così un nuovo bacino di circa 4,5 milioni di vetture delle quali, secondo i costruttori, nel prossimo anno 200-250mila potrebbero essere sostituite con auto ecologiche; il risultato sarebbe il dimezzamento del calo previsto per il mercato: dal -20 al 10 per cento. La vecchia rottamazione prevedeva un bonus tra 700 e 800 euro mentre il nuovo provvedimento potrebbe alzare l'incentivo oltre i 1.000 euro in modo proporzionale alla quantità di Co2 che viene abbattuta. Per sostenere le vendite a rate, invece, il ministero dello Sviluppo pensa ad agevolazioni fiscali oppure a un fondo di garanzia dedicato all'auto. Anche in questo caso la Francia fa scuola con il suo intervento a sostegno delle finanziarie di Renault e Psa Peugeot Citroen. Scajola precisa che le misure «non saranno pro Fiat o contro Fiat ma devono interessare tutto il settore che produce l'11,4% del Pil nazionale e un gettito fiscale di 81 miliardi di euro». E non sono, secondo il ministro, misure cui poter rinunciare: «Nel 2008 c'è stato un calo del 13,4%. Se perdurasse questo andamento negativo delle immatricolazioni, comporterebbe una riduzione del gettito Iva di 700 milioni, da uno a tre miliardi del gettito fiscale e maggiori oneri per la cassa integrazione straordinaria per 500 milioni». Dal leader Pd Walter Veltroni arriva l'appoggio a misure in chiave ecologica, mentre Massimo D'Alema giudica inevitabili gli aiuti alla Fiat ma con conseguente «grande irritazione in tutti gli imprenditori piccoli e medi». In pieno movimento anche il nuovo fronte americano della Fiat. Lo scorso week end, in Michigan, Marchionne ha fatto visita al quartier generale della Chrysler. A renderlo noto, con una e-mail ai dipendenti, Robert Nardelli, l'amministratore delegato della casa americana nella quale Fiat entrerà con il 35 per cento.

    Carmine Fotina - 28 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  28/01/2009

    Risolto ieri il problema tecnico che impediva il corretto accesso al sito Inail per effettuare le comunicazioni previste in materia di deleghe al Libro Unico. L'Istituto ha provveduto (con la nota 1790) a modificare la procedura introducendo una nuova videata nel menù Autorizzazione che consente tre scelte:
    -Nuova autorizzazione (per chi non ha inoltrato nulla);
    -Variazione autorizzazione (è il caso di chi aveva già inoltrato la richiesta valida solo ai fini inail);
    -Annullamento autorizzazione (per chi avendo errato volesse annullare la comunicazione).

    tratto da Italia Oggi - 27 gennaio 2009 – Fondazione Studi Consulenti del lavoro

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  • Fisco e tasse  »»  27/01/2009

    Molte sono le novità contenute nelle prime bozze dei modelli Unici per le società di persone e per gli enti non commerciali, oltre che nell'aggiornamento di quelle per le persone fisiche, pubblicate ieri nel sito internet dell'agenzia delle Entrate. Diventa definitivo, poi, il modello che dovrà essere utilizzato dai sostituti d'imposta, con domicilio fiscale in determinate province, per comunicare entro il 31 marzo 2009 all'agenzia delle Entrate l'utenza telematica presso la quale l'agenzia renderà disponibili i dati relativi ai modelli 730-4.

    Bonus famiglia
    Rispetto alla precedente bozza, nel modello Unico PF 2009 è stata inserita un nuova sezione nel quadro RX per accogliere il bonus straordinario per famiglie. In questa sezione, si potrà richiedere l'agevolazione, attraverso la sottoscrizione di un'apposita dichiarazione attestate il rispetto dei requisiti. Nel quadro relativo ai familiari a carico, inoltre, è stata inserita la colonna 8, dove saranno indicati i redditi complessivi del 2008 di ciascun familiare a carico. Nel nuovo rigo RN39, poi, va indicato il bonus straordinario spettante al contribuente, in relazione al numero dei componenti del nucleo familiare, degli eventuali componenti portatori di handicap e del reddito complessivo familiare riferiti al periodo d'imposta 2008.

    Spese di rappresentanza
    Le imprese, le società di persone e gli enti non commerciali di nuova costituzione, che non riescono a dedurre per il 2008 le spese di rappresentanza a causa della mancanza di ricavi, potranno portare in deduzione queste spese nel periodo d'imposta in cui saranno conseguiti i primi ricavi e in quello successivo, solo se le indicano rispettivamente nei nuovi rigo RS29, RS45 e RS83 dei relativi modelli Unici 2009. Questa futura deduzione sarà possibile, solo se e nella misura in cui le spese sostenute in questi periodi saranno inferiori all'importo deducibile (articolo 1, comma 3, decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 19 novembre 2008).

    Rivalutazioni
    Sono state inserite due nuove sezioni nei quadri RQ dei modelli delle persone fisiche, delle società di persone e degli enti non commerciali, per consentire la rivalutazione degli immobili e l'affrancamento relativo saldo attivo di rivalutazione (articolo 15, commi da 16 a 23, decreto 185/2008). Sono interessate anche le imprese individuali e le società di persone, sia in contabilità ordinaria che semplificata. La rivalutazione potrà riguardare i beni immobili, ad esclusione delle aree fabbricabili e degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività di impresa. Sui valori rivalutati degli immobili ammortizzabili è dovuta un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'Irap e di eventuali addizionali del 7% (4%, per quelli non ammortizzabili).Il saldo attivo della rivalutazione può essere affrancato con l'applicazione di una imposta sostitutiva delle imposte sul reddito e dell'Irap e di eventuali addizionali del 10%. Saranno istituti appositi codici tributo per il pagamento delle due imposte.

    Rivalutazione delle rimanenze
    Le imprese individuali e le società di persone che operano nella ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi e nella raffinazione di petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale e che contemporaneamente hanno un volume di ricavi superiore alle soglie previste per l'applicazione degli studi di settore, dovranno utilizzare i righi RQ16 o RQ26 per calcolare l'imposta sostitutiva Irpef, Ires e Irap del 16% sulle rivalutazioni delle rimanenze finali di magazzino. Questi soggetti, infatti, devono valutate le giacenze solo con il metodo FIFO o con la media ponderata, anche se in bilancio hanno applicato un altro metodo (articolo 92-bis, Tuir). Il maggior valore delle rimanenze finali, determinato in sede di prima applicazione, non concorre a formare il reddito imponibile delle società, ma è soggetto a questa imposta del 16%. Il versamento va effettuato in un'unica soluzione contestualmente al saldo dell'imposta personale ovvero in tre rate annuali di pari importo, con applicazione degli interessi sulla seconda e terza rata al tasso annuo semplice del 3%. Il valore rivalutato delle rimanenze, grazie al pagamento dell'imposta sostitutiva, è riconosciuto fiscalmente dall'esercizio successivo a quello di prima applicazione dell'articolo 92-bis, Tuir.

    Risparmio energetico
    Nella sezione V del quadro RP del modello Unico PF 2009, relativa alla detrazione Irpef 55%, non è più presente la colonna 4, in cui veniva inserito il codice fiscale del soggetto che aveva trasmesso all'Enea, per conto del dichiarante, la documentazione necessaria per il riconoscimento del beneficio.

    Plusvalenze e fondi immobiliari
    Nel quadro RT dei modelli Unici PF, SP e ENC, relativo alle plusvalenze finanziarie, sono stati inseriti i righi che dovranno essere utilizzati per le plusvalenze, realizzate dal 22 agosto 2008, derivanti dalla cessione a titolo oneroso di quote di partecipazione in fondi immobiliari a ristretta base partecipativa o familiari. In base all'articolo 82, comma 18-bis, decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, queste sono tassate con l'imposta sostitutiva del 20%. Nel rigo RT5, colonna 2, quindi, deve essere indicata la maggiore imposta sostitutiva dovuta rispetto a quella ordinaria, già applicata dall'intermediario, pari al 12,5% e indicata nella colonna 1. Queste plusvalenze non possono essere compensate con l'eventuale eccedenza delle minusvalenze derivanti da partecipazioni le cui plusvalenze sono soggette ad imposta sostitutiva del 12,50%.Al contrario, le minusvalenze sulle cessione delle quote di partecipazione ai fondi immobiliari a ristretta base partecipativa o familiari possono essere compensate con le plusvalenze tassate al 12,50%.

    Tassa etica
    Nei modelli Unici PF, SP e ENC sono stati inseriti degli appositi righi che dovranno essere compilati dai soggetti che esercitano le attività di produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico e di incitamento alla violenza. Va dichiarato il reddito complessivo netto proporzionalmente corrispondente ai ricavi derivanti da queste attività. Le spese relative a beni e servizi adibiti promiscuamente a queste attività e alle altre devono essere dedotte in base al rapporto tra l'ammontare dei ricavi relativi a queste attività e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi. La misura della tassa etica è pari al 25%.

    Altre novità
    Le altre novità delle bozze delle dichiarazioni disponibili riguardano l'introduzione a regime della detrazione Irpef del 19% sulle rette per la frequenza di asili nido (Unico PF), il ritorno al passato delle regole per il riporto delle perdite nel reddito d'impresa e di lavoro autonomo, l'eliminazione dei meccanismi di indeducibilità degli interessi passivi del pro rata patrimoniale e della Thin capitalization, la riduzione per gli enti non commerciali dell'Ires dal 33% al 27,5% e l'introduzione del nuovo quadro RJ in Unico SP per determinare il reddito delle imprese marittime (Tonnage tax).

    Luca De Stefani - 24 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  26/01/2009

    Il Mineconomia al lavoro per dare attuazione al decreto anticrisi. Ma servirà il placet dell'Ue Regime opzionale.
    Con specificazione della scelta in fattura.

    Iva per cassa per i contribuenti con volume d'affari pari a 200 mila euro. Il regime sarà opzionale e il contribuente dovrà espressamente indicare in fattura l'opzione per far scattare l'esigibilità direttiva. Sono queste le prime indicazioni che emergono, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, su quello che sarà il decreto ministeriale di attuazione della disposizione contenuta nell'articolo 7 del decreto legge 185/08 (cosiddetto dl anticrisi) all'esame del senato per l'approvazione entro il 28 gennaio.

    Il provvedimento attuativo opererà ovviamente sul canovaccio già tracciato dalla norma, precisando la soglia del volume d'affari, soglia che peraltro era già stata indicata nella relazione tecnica del provvedimento. I contribuenti, però dovranno attendere che le regole siano sottoposte all'approvazione della commissione Ue: a richiesta di autorizzazione potrebbe partire una volta che il decreto legge sarà convertito in legge.

    C. Bartelli – 23 gennaio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  23/01/2009

    L'Iva applicata agli acquisti degli immobili destinati alla locazione o sulle spese di gestione degli stessi, assolta da una società immobiliare può essere detratta, in assenza di abuso, stante lo status di soggetto passivo e l'assoggettamento alla medesima imposta sui ricavi. E' il chiarimento fornito dell'Associazione italiana dottori commercialisti (Adc) di Milano, inserito dalla commissione ad hoc nella norma di comportamento n.174 del mese in corso, sulla detraibilità dell'Iva sostenuta, per l'acquisto degli immobili destinati alla locazione e per la gestione degli stessi, dalle società immobiliari. Preliminarmente, l'associazione ricorda che le disposizioni nazionali in tema di Iva non sono altro che una trasfusione in ambito domestico delle direttive comunitarie, in particolare della direttiva 2006/112/CE, adottata per riordinare i precedenti provvedimenti comunitari con riferimento, soprattutto, alla sesta direttiva (n.77/388/CE).

    Fabrizio G. Poggiani – 22 gennaio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Lavoro e previdenza  »»  22/01/2009

    Il lavoratore non perde il diritto alle ferie annuali retribuite che non ha potuto esercitare a causa della malattia. Al lavoratore, anzi, spetta un indennizzo per le ferie annuali retribuite non godute. Lo ha stabilito la Corte di giustizia della Ue che ha emesso oggi una sentenza sul diritto alle ferie annuali retribuite, diritto sancito dalla direttiva comunitaria sull'orario di lavoro. Tale interpretazione è stata richiesta dal Landesarbeitsgericht di Düsseldorf (Germania) e dalla House of Lords (Regno Unito) nell'ambito di controversie aventi ad oggetto il diritto alle ferie annuali retribuite. La Corte conclude che il diritto alle ferie annuali retribuite non può estinguersi allo scadere del periodo di riferimento e/o di un periodo di riporto fissato dal diritto nazionale anche quando il lavoratore sia stato in congedo per malattia per l'intera durata o per una parte del periodo di riferimento e la sua inabilità al lavoro sia perdurata fino al termine del rapporto di lavoro, ragione per la quale egli non ha potuto esercitare il suo diritto alle ferie annuali retribuite.

    20 gennaio 2008 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  21/01/2009

    In media il 4% all'anno decide di cambiare, ma finora non ha avuto vita facile, tra tempi lunghi e tentativi volti a far cambiare idea: la number portability per gli utenti della rete mobile esiste dal 2003, ha riguardato finora oltre 19 milioni di carte Sim (su un totale di 94), con un tasso superiore alla media europea. Entro breve tempo, poi, la migrazione da un gestore all'altro dovrebbe essere facilitata, grazie a una recente delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).

    Il provvedimento
    Il provvedimento – il 78/08/CIR pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 299 del 23 dicembre, le cui principali disposizioni saranno applicate entro fine giugno, cioè 180 giorni dall'entrata in vigore, il 24 dicembre – contiene importanti novità a proposito della «portabilità del numero mobile», definizione con la quale si indica la facoltà di un utente di cellulare di cambiare gestore mantenendo il proprio numero (prefisso compreso). In sintesi tre sono i punti di modifica: riduzione dei tempi necessari per la transizione, divieto per il vecchio gestore (il donating, quello che ha il contratto con il cliente e lo cede, mentre chi lo acquisisce è il recipient) di interrompere il processo di "migrazione" scartando o rifiutando la richiesta del cliente con motivazioni non espressamente previste dalla delibera stessa (con una revisione delle causali di rifiuto), maggiore capacità di evasione delle richieste. «Questo intervento intende migliorare il sistema e ridurre gli eventuali intoppi – spiega Vincenzo Lobianco, a capo della Direzione reti e servizi di comunicazione elettronica dell'Agcom – e si è reso necessario anche alla luce dell'attuale quadro concorrenziale, dove di recente hanno fatto il loro ingresso gli operatori virtuali: a questi, che giocoforza si muovono in un mercato di sostituzione, deve infatti essere garantita la possibilità di partecipare a pieno titolo al processo competitivo». Ma ecco i dettagli.

    Il funzionamento
    La number portability prevede che qualora l'utente (di abbonamento o prepagata) accetti la proposta del gestore recipient sottoscrivendo l'apposito modulo di adesione, il nuovo operatore trasmetta la richiesta al donating. La richiesta sarà inserita in un sistema di trattazione della pratica e da questo momento in poi non dovranno – entro fine giugno – passare più di tre giorni lavorativi per il cut-over (il passaggio). «Prima della delibera 78/08 – spiega Lobianco – il termine andava dai cinque ai dieci giorni. Il problema principale, tuttavia, sta nel fatto che il donating, avuta notizia dell'intenzione di abbandono del proprio cliente, mette abitualmente in atto una strategia di retention basata su tecniche talvolta al limite dell'ingannevole. Ad esempio, i dati dell'utente sono trasmessi dal reparto tecnico a quello commerciale e questo comincia a bombardare il cliente con proposte e messaggi volti a trattenerlo». Risultato: la pratica della retention – che comunque non è vietata – è diventata un costume diffuso, finendo per rallentare le migrazioni, con una percentuale di rifiuti o scarti superiore al 50 per cento.

    Più fluidità
    La delibera dell'Agcom stabilisce invece che – una volta inserita nel sistema la richiesta del cliente – la prestazione di cut-over, cioè di trasferimento, non possa essere bloccata da motivazioni generiche, strumentali al tentativo di trattenerlo, ma debba essere prontamente evasa. «Analogamente – aggiunge Lobianco – sarà più agevole per il cliente che cambia nuovamente idea, passare a un altro operatore o tornare a quello precedente. La riduzione dei termini di realizzazione del passaggio risponde inoltre agli orientamenti del quadro regolatorio europeo, visto che il commissario Ue ai Media Viviane Reding si è espressa per l'abbassamento della tempistica a un solo giorno».

    Un altro importante punto della delibera è l'azzeramento, fin da ora, dei costi che il recipient deve pagare al donating (circa 10 euro per ogni passaggio), un risparmio che ribilancia la situazione a favore degli ultimi arrivati sulla scena (i gestori virtuali) e che può anche riflettersi sulle tariffe praticate all'utente.

    Infine la delibera modifica il meccanismo di evasione degli ordini: la capacità giornaliera minima (12mila la soglia per Tim e Vodafone, 9mila per H3G e Wind, 500 per i virtuali) dovrà essere incrementata automaticamente – senza necessità di una specifica delibera – in funzione delle richieste, ancora prima che si verifichino situazioni di congestione.

    I numeri

    19,2 Milioni
    Il totale delle operazioni in Mnp (Mobile number portability) effettuate sulla rete mobile in Italia da quando è diventata operativa (30 aprile 2002) fino al 31 dicembre 2008. Si stimano in circa 4 milioni i clienti "portati" ogni anno, il 4% delle Sim e il 6-7% rispetto alla popolazione.

    94 Milioni
    Stima di carte Sim esistenti in Italia. La quota di diffusione sulla popolazione è superiore al 150 per cento. Agli operatori Tim, Vodafone, Wind e H3G si sono aggiunti di recente sette operatori virtuali: Postemobile, Coopvoce, Conad, Insim, Amobile, Fastweb, Mtvmobile.

    Zero Costi
    Tra le novità della delibera 78/08/CIR c'è l'azzeramento dei costi di gestione e attivazione della prestazione di Mnp: l'operatore che acquisisce il cliente deve riconoscerli all'operatore che cede il numero. Della novità potranno beneficiare concorrenza e utenti.

    3 Giorni
    È il tempo massimo entro il quale dovrà essere realizzato il passaggio da un gestore mobile all'altro in modalità Mnp. Il termine va però calcolato dal momento in cui la richiesta – trasmessa dal nuovo gestore – arriva al gestore che l'utente intende lasciare.

    Rossella Cadeo - 19 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  20/01/2009

    Se il lavoratore trasforma in denaro le ferie che non è riuscito a prendere, l'azienda può detrarre le somme dai redditi dell'impresa. Lo precisa la Cassazione con una decisione su una vertenza tra l'agenzia delle Entrate e una società di Genova che si era opposta alla richiesta del ministero delle Finanze di adeguare i versamenti di Irpeg e Ilor per il 1991.

    Secondo il Fisco l'azienda aveva sbagliato a sottrarre dai redditi d'impresa le somme versate ai dipendenti che l'anno precedente non erano riusciti a prendere tutte le ferie spettanti. In particolare – sosteneva l'agenzia delle Entrate – «il diritto alle ferie è per legge irrinunciabile» e i giorni di riposo «devono essere goduti dal dipendente nello stesso anno in cui sono maturati». Se ciò non è possibile per esigenze di servizio, era la tesi del Fisco, «l'indennità per ferie non godute», versata al lavoratore l'anno successivo, «è un accantonamento e non un costo». Dunque, l'azienda avrebbe dovuto anche pagarci le tasse.

    I giudici della sezione tributaria della Suprema Corte, con la sentenza 871 del 2009, hanno invece respinto questa interpretazione, affermando che «ai fini della determinazione del reddito d'impresa, il costo per le indennità dovute al personale per le ferie non godute» deve essere calcolato e detratto «dall'esercizio d'impresa nel quale il dipendente ha maturato il diritto» a ricevere le somme. In pratica, se il dipendente lavora molto e sostituisce le ferie con denaro contante, l'azienda risparmia sulle tasse.

    19 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  20/01/2009

    Gli accorgimenti per la gestione totalmente elettronica.
    Archiviazione: i compiti di aziende e consulenti.

    La gestione totalmente elettronica del libro unico del Lavoro (Lul) è possibile da subito. Fino alle precisazioni del vademecum del ministero del Lavoro, non era del tutto chiaro quel fosse la procedura operativa da seguire per "blindare" le singole scritture che costituiscono il Lul.

    La tenuta interamente informatizzata è un'importante semplificazione che riguarda tutti i datori di lavoro, i consulenti e anche le software house che conservano i documenti informatici.

    Molti professionisti attualmente usano stampare (virtualmente) i cedolini di paga nel formato pdf: le informazioni sono archiviate in maniera graficamente leggibile in file che viene letto con l'ausilio di specifici programmi. Il file contenente i cedolini di paga, viene inviato all'azienda cliente. Si ritiene che la grande maggioranza degli studi professionali memorizza in un archivio il file (per uso interno), evitando di stampare i cedolini in esso contenuti. Le nuove norme relative al Lul hanno semplificato la tenuta da parte dei consulenti.

    G.Maccarone/B.Santacroce–19 gennaio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  19/01/2009

    Le istanze di emersione dei lavoratori dal lavoro nero devono essere accolte anche se la regolarizzazione è intervenuta prima dell'accordo sindacale necessario per fruire dei benefici messi in campo. È questa la posizione del ministero del Lavoro contenuta nella nota protocollo 25/I/255/2009, dopo i pareri del Consiglio di Stato 1069/08 e 1073/08 che hanno indotto il Ministero a correggere in modo parziale la circolare 17299/07. La regolarizzazione aveva l'obiettivo di far emergere i lavoratori completamente «in nero». La disposizione prevedeva la stipula di un accordo aziendale o territoriale o un accordo stipulato con le organizzazioni sindacali aderenti alle associazioni nazionali più rappresentative, finalizzato alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Ora, anche le regolarizzazioni sottoscritte prima della firma sugli accordi sindacali dovranno essere accolte.

    13 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/01/2009

    Una mano a chi ha debiti fiscali, contributivi o con enti locali, si trova in «situazioni di obiettiva difficoltà» ed è già stato raggiunto dalla notifica della cartella esattoriale. Da oggi Equitalia ha abolito la maxirata iniziale per chi richiede la rateizzazione del debito: anche gli interessi di mora e i compensi di riscossione saranno infatti frazionabili per il numero di rate concesse in relazione al capitale iscritto a ruolo.

    Novità anche per i debitori che non siano ditte individuali in contabilità semplificata o persone fisiche: più bassa la soglia di ingresso alla rateazione (dal 4% al 3) e aumento delle rate concedibili. Resta immutata, invece, la procedura semplificata per le domande sotto i 5 mila euro: basta una semplice richiesta motivata.

    La direttiva, i moduli e il "calcolarate" sono consultabili sul sito www.equitaliaspa.it nella sezione "I servizi per il cittadino e le imprese", alla voce "Rateazioni".

    (Al Gal.) - 14 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/01/2009

    Oggi la Camera vota la fiducia.
    Passaggio quote: efficacia erga omnes con il registro imprese

    Abrogazione del libro soci per le srl e con esso dell'obbligo di presentare al registro delle imprese l'elenco soci insieme al bilancio di esercizio. Il trasferimento delle partecipazioni di società a responsabilità limitata avrà effetto nei confronti della stessa dal momento del trasferimento nel registro delle imprese. Anche ai fini della convocazione dell'assemblea gli indirizzi rilevanti dei soci saranno quelli risultanti al registro delle imprese. Le nuove norme diverranno cogenti il 60° giorno successivo alla entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Entro tale termine gli amministratori di srl (in esenzione da ogni imposta e tassa) dovranno provvedere a depositare apposita dichiarazione al registro delle imprese per integrare le risultanze dello stesso a quelle del libro soci.

    Nel trasferimento di quote di srl attraverso firma digitale viene altresì previsto che i commercialisti, chiamati al versamento dell'imposta di registro attraverso procedura telematica, assumano una responsabilità solidale con le parti per il mancato versamento.

    L. De Angelis – 14 gennaio 2009 – tratto da Italia Oggi -

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  • Lavoro e previdenza  »»  14/01/2009

    Il punto sui nuovi adempimenti dopo gli ultimi chiarimenti del ministero e dell'Inail.
    Comunicazioni al 31 gennaio con la procedura unificata

    Più tempo per datori e consulenti del lavoro per la comunicazione delle aziende assistite e quelle per le quali viene conservato il libro unico del lavoro; il nuovo termine slitta al 31 gennaio se si utilizza la procedura unificata che sarà disponibile a giorni sul sito dell'Inail.

    Come richiesto dal Consiglio nazionale, sono state infatti ridisegnate e razionalizzate dal ministero del Lavoro le scadenze per le comunicazioni con una nuova formula che semplifica e riunisce al 31 gennaio i due adempimenti collegati, ma distinti:

    • la procedura telematica Inail ( già attiva su "punto cliente" dal 12 - dicembre) per la comunicazione all'Istituto delle ditte in delega
    • la procedura online (che sarà attiva sul sito Inail da venerdì prossimo) - per la tenuta e la conservazione del libro unico presso i consulenti del lavoro (o altri soggetti abilitati)

    Ministero del lavoro e Inail con due diverse note (n.102 e 137) sono intervenuti il 7 gennaio per gli ultimi dettagli sulle comunicazioni, sulla numerazione unitaria e sui sistemi di autorizzazione dei layout.

    tratto da Italia Oggi - 13 gennaio 2008 – Ufficio stampa Consiglio nazionale Ordine Consulenti del Lavoro

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  • Lavoro e previdenza  »»  13/01/2009

    Sì alle sezioni separate solo in caso di più sedi o di diverse categorie di addetti.

    Debutto del Libro unico del lavoro (Lul) con meno ansie per imprese e professionisti per effetto delle soluzioni individuate nel vademecum (*) predisposto dal Ministero. L'aspetto che presentava maggiori problematicità era il concetto di unicità del Libro. Secondo il Welfare (circolare 20/08 **) dalla norma si evidenziava "l'impossibilità di istituire sezioni distinte del Lul". Adesso, dopo il confronto con i datori di lavoro e il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro sono state date risposte che risolvono effettive esigenze operative. In via generale, ogni azienda deve avere un Libro unico e cioè un documento costituito da fogli con numerazione sequenziale (dal 1° gennaio 2009, si comincia con il n. 1) e contenenti, ciascuno, tutti i dati richiesti dalla norma. Tuttavia in relazione a esigenze particolari, vengono consentite delle deroghe.

    N. Bianchi/G. Maccarone – 12 gennaio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore

    (*) il vademecum è stato pubblicato il 10/12/2008 in questo sito a questa stessa sezione

    (**) la circolare 20/2008 del Ministero del Lavoro è pubblicata alla sezione servizi\circolari – risoluzioni di questo sito

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  • Lavoro e previdenza  »»  12/01/2009

    Con il 2009 arriva un nuovo impegno per i datori di lavoro sostituti d'imposta che dovranno erogare per conto dell'Amministrazione finanziaria il «bonus» alle famiglie meno abbienti. Entro il 31 gennaio i lavoratori che ritengono di averne diritto possono presentare al proprio datore di lavoro la domanda utilizzando il modello approvato con decreto direttoriale del 5 dicembre scorso. Secondo il ministero saranno circa 8 milioni le famiglie che potranno usufruire del bonus, che varia da 200 a mille euro in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare. I datori di lavoro,esclusi i datori di lavoro domestico, saranno coinvolti sia per l'erogazione, sia per i successivi adempimenti, in quanto i possibili beneficiari sono soprattutto lavoratori dipendenti, collaboratori coordinati e continuativi, anche con modalità a progetto, e pensionati.

    Nei prossimi giorni i datori potranno, perciò, ricevere le istanze dei lavoratori che, per indicare i componenti del nucleo familiare e il reddito complessivo, hanno preso a riferimento il 2007. Nel mese di marzo 2009 saranno invece presentate le domande che prendono a riferimento il 2008 per determinare i due indicatori.

    In entrambi i casi il datore di lavoro dovrà porre attenzione alla data di presentazione dell'istanza poiché, in caso di più richieste, è tenuto a evaderle secondo l'ordine cronologico di presentazione. Il che comporta l'avvertenza, da parte del datore di lavoro, di protocollare o, perlomeno, annotare la data di presentazione sulla domanda rilasciandone ricevuta al lavoratore per evitare eventuali contestazioni.

    Il datore di lavoro privato, infatti, è tenuto all'erogazione del bonus secondo l'ordine di presentazione delle richieste e nel limite del monte ritenute e contributi di febbraio 2009, termine che slitta ad aprile per le domande presentate in marzo.

    I datori di lavoro del settore pubblico, invece, erogheranno il beneficio entro il limite delle sole ritenute disponibili.

    Il datore di lavoro privato potrà recuperare quanto erogato compensandone l'importo nel modello F24 con quanto dovuto per ritenute e contributi, a partire dal primo giorno successivo a quello di erogazione. In caso di incapienza del totale delle ritenute e dei contributi disponibili nel mese di erogazione il lavoratore dovrà essere informato, in quanto dovrà (salvo cambiamenti nel corso della conversione del Dl 185/08) riproporre la domanda all'agenzia delle Entrate entro il mese successivo a quello di presentazione al datore di lavoro.

    Il sostituto d'imposta è tenuto a trasmettere alle Entrate, entro il 30 aprile 2009 (30 giugno 2009 nel caso di richieste ricevute con riferimento all'anno 2008), per via telematica o tramite un intermediario, l'elenco delle richieste ricevute e l'importo erogato in relazione a ciascuna di esse.

    L'Agenzia ha reso disponibili sul proprio sito le specifiche tecniche per la trasmissione dei dati, dalle quali emerge che il sostituto di imposta, nel determinare l'importo del bonus da erogare, dovrà verificare la correttezza formale della domanda, fermo restando che l'istanza può comunque essere trasmessa anche in presenza di anomalie relative a una incoerenza tra i dati esposti nel prospetto dei familiari a carico e la condizione attestata nella dichiarazione sostitutiva, ovvero una incompleta o errata compilazione dei singoli righi del prospetto dei familiari a carico (ad esempio, assenza del codice fiscale del familiare, presenza di un reddito relativo a un familiare a carico superiore a 2.841 euro,discordanza tra l'importo complessivo e la somma dei redditi relativi ai singoli familiari). In questi casi l'anomalia può essere confermata impostando l'apposito campo,attestando così che l'anomalia riscontrata risulta presente nel modello che il contribuente ha consegnato per la richiesta del bonus. Il datore di lavoro è peraltro tenuto a conservare le istanze per almeno tre anni.

    Il datore, infine, dovrà indicare l'importo erogato nel modello 770 semplificato relativo al 2009, da presentare (presumibilmente) entro il 31 marzo 2010. Nessuna ritenuta dovrà essere operata sulle somme corrisposte ai lavoratori, poiché il bonus è esente da imposte e contributi, e in quanto escluso dal reddito del beneficiario nemmeno rileva ai fini del diritto alle prestazioni. Il bonus può, pertanto, coesistere anche con la social card riservata ai contribuenti meno abbienti.

    A.Casotti/M.R.Gheido - 05 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/01/2009

    Il termine entro il quale un diritto deve essere esercitato, per evitare che si estingua, trova la propria regola generale, nel nostro ordinamento, all'articolo 2946 del Codice civile, che dispone la prescrizione dei diritti con il decorso del decimo anno dal giorno in cui il diritto stesso può esser fatto valere. Per prescrizione si intende, appunto, l'estinzione di un diritto a causa del suo mancato esercizio entro il termine previsto dalla legge.

    Le regole sulla prescrizione intendono, da un lato, "punire" chi non si attiva per tempo (e quindi sollecitare a farsi tempestivamente avanti chi ha pretese da far valere) e, d'altro lato, imprimere certezza al sistema con la presunzione che chi avanza pretese troppo dilatate nel tempo probabilmente non ha ragione di farle valere (anche perché il tempo che passa, inevitabilmente, annebbia i ricordi e disperde i documenti).

    In meno di dieci anni
    La regola della prescrizione decennale ha però varie eccezioni:
    - in cinque anni si prescrive il credito al risarcimento provocato dal comportamento dannoso altrui (articolo 2947, comma 1 del Codice civile);
    - in due anni si prescrive il diritto al risarcimento del danno provocato da incidente stradale (articolo 2947, comma 2 del Codice);
    - in cinque anni si prescrivono (articoli 2948 e 2949 del Codice) i canoni di locazione, le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro e i diritti «che derivano dai rapporti sociali» (ad esempio, il diritto dei soci alla riscossione dei dividendi);
    - in un anno si prescrive il diritto del mediatore alla provvigione (articolo 2950 del Codice) e sempre in un anno si prescrivono i diritti derivanti dai contratti di spedizione e trasporto (articolo 2951 del Codice) e dal contratto di assicurazione (articolo 2952 del Codice).

    La prescrizione presuntiva
    Da quelle fin qui elencate (che sono denominate «prescrizioni estintive») vanno poi tenute distinte le «prescrizioni presuntive» e, cioé, i casi in cui il decorso del tempo non estingue il diritto, ma genera la cosiddetta «inversione dell'onere della prova»: in altri termini, se normalmente al creditore basta dimostrare la fonte del proprio credito e spetta al debitore dimostrare di avere pagato, quando si inverte l'onere della prova è al creditore che compete la non facile dimostrazione di non essere stato pagato.
    Esempi di prescrizioni presuntive sono quelle che riguardano i crediti degli albergatori (un anno: articolo 2954 del Codice civile), dei commercianti per le vendite fatte a privati (un anno: articolo 2955 del Codice), dei liberi professionisti (tre anni: articolo 2956 del Codice).

    La decadenza
    Dalla prescrizione si distingue la decadenza: si pensi, ad esempio, alla disposizione dell'articolo 1495 del Codice civile (in tema di compravendita), per cui il compratore decade dal diritto alla garanzia per i vizi della cosa comprata «se non denuncia i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta», fermo restando che l'azione per beneficiare della garanzia «si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna».
    Si pensi anche a quanto prescritto dall'articolo 169 del Codice (in tema di appalto e di vendita di immobile da parte dell'impresa costruttrice) e cioé che i vizi dell'edificio vanno denunciati «entro un anno dalla scoperta» (ma non oltre il decimo anno dal compimento dell'opera), fermo restando, peraltro, che l'azione «si prescrive in un anno dalla denuncia».
    Se dunque la scadenza del termine di prescrizione determina, come detto, l'estinzione del diritto, il termine che la legge definisce di decadenza rappresenta una barriera entro la quale il soggetto interessato deve compiere una certa attività (per esempio denunciare il vizio) a pena di preclusione del proprio diritto.
    La distinzione è importante, per varie ragioni: le regole della prescrizione (a differenza di quelle sulla decadenza) sono inderogabili, mentre il termine di prescrizione (diversamente da quanto accade con quello di decadenza) può avere cause di sospensione o interruzione.

    Angelo Busani - 08 gennaio 2008 – tratto da sole24ore.com

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  • Lavoro e previdenza  »»  09/01/2009

    Nuove indicazioni di ministero e Inail: termine al 31 gennaio. Le case di software devono chiedere il nulla osta entro venerdì 16

    Per il nuovo libro unico i consulenti del lavoro e le associazioni di categoria avranno tempo sino al 31 gennaio per adempiere agli obblighi di comunicazione alle Direzioni provinciali del lavoro e all'Inail, utilizzando una procedura telematica unificata che sarà disponibile a partire dal 16 gennaio prossimo. Al contrario, le società di software potranno richiedere la pre- autorizzazione del layout del libro unico entro il 16 gennaio e non più entro il 31 gennaio.

    Sono queste alcune novità contenute nella nuova Nota firmata ieri dall'Inail (protocollo 137) in cui vengono fornite ulteriori istruzioni rispetto al Vademecum del Ministero del Lavoro (*) del 5 dicembre 2008. L'Istituto assicuratore si sofferma sui criteri di rilascio delle autorizzazioni che dovranno essere adottati anche richiamando le modalità illustrate nella nota diffusa il 9 dicembre scorso.

    E. De Fusco – 08 gennaio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

    (*) il vademecum è stato pubblicato il 10/12/2008 in questo sito a questa stessa sezione

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  • Lavoro e previdenza  »»  09/01/2009

    Gli adempimenti per la fase di avvio. Entro fine mese comunicazione unificata con invio online

    Calendario ravvicinato verso il debutto del Libro unico del lavoro (Lul) che si prepara a sostituire il libro paga (in pensione dal 16 gennaio) e il libro matricola, oltre a registri obbligatori quali il registro di impresa agricola e quello dei lavoratori a domicilio.

    Il primo appuntamento è fissato per il 16 gennaio e spetta alle società di software che dovranno presentare un'istanza all'Inail, anche per il tramite dell'associazione di categoria, per ottenere l'autorizzazione ai layout del libro unico che sono stati predisposti.

    Entro lo stesso giorno, è il turno dei professionisti e associazioni di categoria che intendono inviare la raccomandata alle Direzioni Provinciali del lavoro. Mentre tutti i soggetti abilitati dalla legge 12/1979 dovranno trasmettere all'Inail l'elenco aggiornato delle aziende assistite accedendo all'area "punto cliente" del sito www.inail.it

    E. Fusco – 09 gennaio 2009 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  08/01/2009

    Una particolare attenzione sarà data alle piccole imprese. Saranno loro le principali destinatarie dell'emendamento al decreto anti-crisi che renderà più facile recuperare i crediti nei confronti della Pubblica amministrazione. Gianfranco Conte, presidente della Commissione Bilancio, conferma che il ritardo dei pagamenti degli uffici pubblici nei confronti del mondo imprenditoriale è una delle priorità che sarà affrontata alla ripresa dei lavori parlamentari. E che sarà nel pacchetto dei possibili emendamenti al decreto.

    Ad annunciarlo, prima di Natale, sono stati i relatori, Massimo Corsaro e Maurizio Bernardo: le aziende potranno scontare presso le banche i crediti con la Pubblica amministrazione, incassando subito i soldi. «Dobbiamo ancora scrivere il testo, tenendo conto di alcuni paletti: non ci potrà essere un aumento del debito. E non possiamo imporre alle banche per legge di scontare i crediti», spiega Conte, sottolineando che, vista la massa di soldi che le imprese attendono dalla Pa, attorno ai 70 miliardi, bisognerà circoscrivere il campo dell'intervento.

    L'emendamento, secondo Conte, si potrebbe rivolgere a quegli istituti di credito che faranno ricorso alla sottoscrizione di obbligazioni da parte dello Stato per patrimonializzarsi. In questo caso, tra gli impegni richiesti alle banche, non dovrebbe esserci solo quello di aumentare gli impieghi nei confronti delle aziende, ma anche di scontare le fatture dei crediti verso la Pa, con un particolare riguardo nei confronti delle piccole, che soffrono di più il credit crunch. Il punto di partenza della riflessione è un emendamento già presentato da Laura Ravetto, Pdl, che prevede l'obbligo per le amministrazioni pubbliche di fornire entro 20 giorni dalla richiesta dei creditori una certificazione di esigibilità del credito. Non si potrà ricorrere, invece, secondo Conte, alla Cassa depositi e prestiti, per non peggiorare l'indebitamento pubblico. Certo, l'impatto dell'emendamento sarà limitato rispetto all'entità dei crediti delle imprese, tenuto contro che complessivamente l'intervento di patrimonializzazione pubblica si aggira sui 15-20 miliardi di euro. «Ma si consentirebbe comunque di mettere in circolo una massa di liquidità consistente, che sarebbe una importante boccata d'ossigeno per le aziende», continua il presidente della Commissione Bilancio.

    L'emendamento che si sta studiando si aggiungerebbe all'altro articolo del decreto che prevede l'intervento della Sace, la società pubblica che assicura le operazioni delle aziende all'estero. «Per noi è core business», dice l'amministratore delegato, Alessandro Castellano che già si è messo la lavoro per rendere operativa la norma al più presto. «Il ministero dell'Economia – continua – sta preparando rapidamente i decreti attuativi, appena li avremo potremo fissare i criteri in base ai quali far fronte ai crediti delle aziende».

    Nicoletta Picchio - 27 dicembre 2008 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  07/01/2009

    Solo per i pagamenti effettuati entro il 31 dicembre 2008, i privati potranno usufruire della detrazione Irpef del 36%, senza inviare la nuova istanza alle Entrate, prevista dal decreto anticrisi. E' quanto prevede il decreto legge anticrisi (n. 185/2008), in vigore dal 29 novembre 2008, la cui conversione in legge dovrà avvenire entro la fine di gennaio 2009.

    Il decreto è in discussione in questi giorni alla Commissione riunita Bilancio e Finanze della Camera dei Deputati e se non verrà modificato da uno dei tanti emendamenti depositati, la stretta per l'agevolazione del 55% partirà già dal 2008.

    L'istanza
    La norma oggi in vigore prevede che per ottenere la detrazione Irpef o Ires del 55%, si debba inviare telematicamente una domanda all'agenzia delle Entrate, la quale potrà concedere il bonus in base all' "ordine cronologico di invio" e fino ad esaurimento dei fondi.

    Questo nuovo adempimento (in aggiunta alla comunicazione da inviare all'Enea), riguarda le spese "sostenute" nel 2008, 2009 e 2010. Per i privati e i lavoratori autonomi (professionisti), la spesa si considera "sostenuta" quando viene pagata attraverso il bonifico bancario. Per le imprese, in base al principio di competenza, la spesa si considera sostenuta, per i beni mobili, alla data della consegna o spedizione, mentre per le prestazioni di servizi, alla data della loro ultimazione.

    Per le spese sostenute nel 2008, l'istanza deve essere presentata dal 15 gennaio 2009 al 27 febbraio 2009. In base alla norma oggi in vigore, il modello da utilizzare per presentare l'istanza dovrà essere approvato con provvedimento del Direttore dell'agenzia delle Entrate entro il 29 dicembre 2008.

    Se non si presenterà la domanda alle Entrate o se questa non verrà accolta, si potrà comunque usufruire di una detrazione Irpef del 36%, in luogo di quella del 55%. Questo sconto negli adempimenti vale solo per le persone fisiche e solo per gli interventi pagati nel 2008. Il limite massimo delle spese agevolate al 36% è di 48.000 euro "per ciascun immobile" e la detrazione Irpef deve essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo. Dovrà essere inviata, comunque, la consueta documentazione del 55% all'Enea.

    Questa agevolazione sugli interventi per il risparmio energetico del 2008, che non hanno il via libera delle Entrate, non è collegata con quella della ristrutturazione edilizia, se non per la percentuale di detrazione Irpef, che è la stessa, il 36%. L'articolo 29, comma 10, decreto legge 185/2008, infatti, non fa alcun riferimento normativo all'agevolazione sulle ristrutturazioni edilizie e anche il limite dei 48.000 euro è riferito a "ciascun immobile", utilizzando un termine diverso rispetto a quello usato per le ristrutturazioni edilizie, "unità immobiliare".

    Conversione in legge
    Tra le modifiche più probabili al testo del decreto vi è quella, promessa dal ministro Giulio Tremonti in Parlamento il 3 dicembre 2008, relativa all'eliminazione della retroattività della stretta attuata dal decreto legge n. 185/08. In base allo Statuto del contribuente, ciò significa che le modifiche introdotte dal decreto anticrisi potranno applicarsi "solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono" (articolo 3, comma 2, Legge 212/2000). Per tutte le spese "sostenute" (cioè pagate, per i privati) nel 2008, quindi, si dovrebbero seguire le regole del 2007. A questo punto, anche per le aziende, risulterebbe rilevante effettuare entro la fine del 2008, l'ultimazione dei lavori (per i servizi) o il ritiro dei beni acquistati singolarmente (cioè, al di fuori di contratti di appalto o d'opera con fornitura dei beni).

    Luca Di Stefani - 23 dicembre 2008 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/01/2009

    Sconti per Euro 4 e 5, Gpl e metano. Bertolucci: «Misura di rilevante impatto ambientale»

    Buone nuove per i toscani che si spostano in auto: almeno per quanti utilizzano auto considerate a bassa emissione inquinante. Dal 1 gennaio 2009 il bollo auto che pagheranno in Toscana sarà più leggero: il 10% più basso di quello pagato quest'anno e l'anno prima. E per qualcuno ci sarà addirittura un'esenzione per cinque anni. La proposta era della giunta regionale, l'aula del Consiglio regionale l'ha approvata stamani. La Regione ridurrà del 10 per cento il bollo auto per le Euro 4 e Euro 5 e per le vetture a Gpl, a metano e a doppia alimentazione, già in circolazione. In tutto sono circa 750 mila i veicoli interessati, oltre un terzo del parco auto privato: il 40-50 per cento di tutte le autovetture. Chi acquisterà nel 2009 un'auto nuova 'ecologica', a doppia alimentazione (benzina e gas) purché di potenza non superiore ai 100 kw, sarà addirittura esentato dal pagamento del 'primo bollo' e delle successive cinque annualità. Chi non potrà permettersi di comprare un’autovettura nuova potrà invece convertire quella vecchia a Gpl o metano. Le auto trasformate nel corso del 2009 godranno dello stesso sconto per cinque anni. Quel che conta è la data di collaudo: in questo caso non vale il limite dei 100 kw, ma l'auto deve essere classificata da 'euro 2' in su. Saranno esentate dal pagamento anche le autovetture fino ad otto posti e i veicoli merci fino ad otto tonnellate a doppia alimentazione, benzina e Gpl o benzina e metano. «In questi casi – spiega l'assessore al bilancio della Toscana, Giuseppe Bertolucci –la riduzione dell'importo della tassa automobilistica può essere considerata un incentivo alla sostituzione del parco circolante con veicoli ecologici e, come tale, una misura di rilevante impatto ambientale ai fini della diminuzione delle emissioni inquinanti e quindi per il miglioramento della qualità dell'aria» «La riduzione selettiva del carico fiscale, 20 milioni di euro che nel 2009 le famiglie e i contribuenti toscani pagheranno in meno e che cresceranno negli anni successivi, - aggiunge l'assessore - costituisce uno dei tre punti più rilevanti del bilancio di previsione 2009 assieme al sostegno allo sviluppo e al finanziamento del fondo per la non autosufficienza».

    Walter Fortini - 29 ottobre 2008 - Tratto da regione.toscana.it

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  • Lavoro e previdenza  »»  02/01/2009

    Dall'Inps tutte le novità sulle pensioni del 2009. L'Istituto di previdenza ha diffuso la circolare 1/2009 che, in 16 pagine, traccia il quadro delle operazioni di rinnovo delle pensioni per il nuovo anno, affrontando temi che vanno dalla cumulabilità alla perequazione automatica, dal trattamento minimo all'assegno e alla pensione sociale, al tema dell'invalidità civile. Ecco, in sintesi, le principali novità.

    Cumulabilità delle pensioni.
    Dal 1° gennaio 2009 le pensioni di anzianità e i trattamenti di prepensionamento a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente, a prescindere dalla decorrenza della pensione. La nuova disciplina in materia di cumulo non si applica, però, ai lavoratori che trasformano il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale; ai trattamenti provvisori liquidati ai lavoratori socialmente utili; agli assegni straordinari per il sostegno del reddito. Dal 1° gennaio 2009, spiega l'Istituto, sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente le pensioni di vecchiaia anticipate liquidate interamente con il sistema contributivo in favore di persone che hanno un'anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni o in favore di soggetti con età pari o superiore a 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne. In fase di prima attuazione, ricorda l'Istituto la nuova disciplina è stata applicata alle pensioni liquidate con il sistema retributivo e misto.

    Dalla perequazione automatica ai trattamenti minimi.
    L'Istat ha stabilito per l'anno 2009 un aumento della perequazione automatica nella misura del 3,30 per cento. Da gennaio 2009, l'importo mensile del trattamento minimo delle pensioni è di 458,20 € mensili, pari a 5.956,60 € annui, per tredici mensilità. L'integrazione al minimo spetta in misura intera se i redditi personali assoggettabili all'Irpef non superano l'importo di 5.956,60 euro l'anno, cifra pari all'importo annuo del trattamento minimo. In caso di redditi superiori e fino a 11.913,20 euro, cifra pari a due volte il trattamento minimo, l'integrazione può spettare in misura parziale. Quando, invece, il reddito supera il tetto di 11.913,20 euro, non si ha più diritto ad alcuna integrazione, neanche parziale. Sul fronte del cumulo dei redditi con quelli del coniuge, per le pensioni liquidate prima del 1994 si tiene conto soltanto dei redditi personali. Per quelle liquidate nel corso del 1994, i pensionati coniugati, non legalmente ed effettivamente separati, hanno diritto all'integrazione se non possiedono redditi propri superiori a due volte il trattamento minimo (cioè 11.913,20 euro, calcolato in misura pari a tredici volte l'importo mensile in vigore al 1° gennaio), o redditi cumulati con quelli del coniuge per un importo non superiore a cinque volte il trattamento minimo (29.783,00 euro). Per le pensioni con decorrenza successiva al 1994, mentre il limite personale è sempre di due volte il trattamento minimo, quello dei redditi cumulati con il coniuge è pari a quattro volte l'importo (23.826,40 euro).

    Assegno sociale a 409,05 euro.
    Per il 2009, l'importo mensile dell'assegno sociale è di 409,05 euro, pari a 5.317,65 euro l'anno. I limiti di reddito per il riconoscimento del diritto sono di 5.317,65 euro annui se il richiedente non è sposato e di 10.635,30 euro annui (cioè 5.317,30 x 2) se chi fa la richiesta è coniugato. Se il pensionato non ha alcun reddito personale né cumulato a un eventuale coniuge, percepisce l'assegno sociale in misura intera. Se, invece, i suoi redditi, quelli del coniuge o la somma di entrambi superano i limiti di legge, l'assegno sociale non spetta. Nel caso in cui i redditi siano inferiori ai limiti di legge, l'assegno viene erogato con l'importo ridotto. In questo caso, sarà pagato un importo annuo pari alla differenza tra l'importo intero annuale dell'assegno sociale corrente e l'ammontare del reddito annuale.

    Pensione sociale a quota 337,11 euro.
    Per l'anno 2009, l'importo mensile della pensione sociale è di 337,11 euro, per un importo annuo di 4.382,43 euro. Se chi percepisce la pensione sociale non è coniugato e non ha alcun reddito personale, ha diritto all'importo intero. Se il reddito personale supera 4.382,43 euro, la pensione sociale non spetta mentre, se non supera tale limite, l'importo viene ridotto ed è pari alla differenza tra l'importo annuale corrente della pensione e l'ammontare del reddito personale del titolare. Se chi percepisce la pensione sociale è sposato e il reddito complessivo dei coniugi non supera 10.718,10 euro annui, la pensione viene erogata in misura intera. Se il reddito complessivo dei coniugi supera 15.100,53 euro l'anno, la pensione non spetta, mentre se l'ammontare del reddito cumulato è compreso tra 10.718,10 e 15.100,53 euro, l'importo viene ridotto ed è pari alla differenza tra 15.100,53 euro e l'ammontare del reddito complessivo dei coniugi. Se il richiedente ha redditi propri superiori al limite individuale, la pensione sociale non spetta anche se, sommando il reddito personale con quello del coniuge, il reddito complessivo non supera i limiti stabiliti dalla legge per i cittadini coniugati.

    Come variano gli importi per l'invalidità civile.
    Per l'attribuzione della pensione agli invalidi civili, ciechi e sordomuti, vengono presi in considerazione soltanto i redditi personali del richiedente. Per gli invalidi civili l'assegno di assistenza e l'indennità di frequenza minori sono pari a 255,13 euro mensili, con limite di reddito personale annuo di 4.382,43 euro. La pensione di inabilità è di 255,13 euro mensili, con limite di reddito personale annuo di 14.886,28 euro. L'indennità di accompagnamento è di 472,04 euro e non ha limite di reddito personale. Per quello che riguarda i sordomuti la pensione è di 255,13 euro, con limite di reddito personale annuo di 14.886,28 euro, mentre l'indennità di comunicazione è di 236,15 euro, senza limite di reddito. Per quello che riguarda, invece, la pensione ai ciechi assoluti l'importo mensile è di 275,91 euro (in caso di ricovero 255,13 euro), con limite di reddito personale annuo di 14.886,28 euro. L'assegno ai decimasti è di 189,33 euro, con limite di reddito personale annuo di 7.156,90 euro, mentre l'indennità ai ventesimisti è di 180,11 euro, con limite di reddito personale annuo di 14.886,28 euro. L'indennità di accompagnamento per i ciechi civili è di 755,71 euro, senza limite di reddito.

    Nicoletta Cottone - 02 gennaio 2009 – tratto da sole24ore.com

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