Archivio delle novità suddivise per anno/categoria
 
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  • Fisco e tasse  »»  17/01/2014

    I contribuenti che hanno ricevuto cartelle da Equitalia possono chiedere di pagare secondo un piano straordinario che può arrivare fino a un massimo di 120 rate (10 anni) in caso di grave e comprovata situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica ed estranea alla propria responsabilità. I criteri per ottenere un piano straordinario di rateizzazione sono stati fissati dal Dm Economia del 6 novembre scorso che stabilisce il numero di rate concedibili in base alla disponibilità economica del richiedente.

    16/01/2014 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/12/2013

    Il ricorso proposto dall'ex liquidatore della società cancellata avverso una cartella di pagamento è inammissibile.

    Il giudice tuttavia deve rilevare d'ufficio la nullità dell'atto impositivo perché intestato a soggetto estinto.

    A fornire questa interessante indicazione è la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 28187 depositata ieri. L'ex liquidatore di una società aveva impugnato dinanzi alla Ctp (Commissione tributaria regionale) una cartella di pagamento emessa nei confronti della stessa società estinta ben tre anni prima.

    A. Iorio – 18 dicembre 2013 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  12/12/2013

    Molte conferme e qualche novità: è questo il risultato della bozza del modello Cud 2014, riferito ai dati reddituali 2013, rilasciata ieri dall'agenzia delle Entrate.

    Sbirciando tra i diversi campi della certificazione, che i sostituti d'imposta dovranno rilasciare entro il prossimo 28 febbraio per attestare i redditi di lavoro dipendente, assimilati e di pensione corrisposti nel 2013, le ritenute d'acconto operate, le detrazioni effettuate, i dati previdenziali e assistenziali relativi alla contribuzione versata e/o dovuta all'Inps e all'ex Inpdap nonché l'importo dei contributi previdenziali a carico del lavoratore, si può appunto notare come trovino spazio informazioni ormai consuete accanto ad alcuni dati "new entry".

    Tra questi ultimi si possono segnalare: nella scheda riservata alla scelta dell'8 per mille dell'Irpef, l'inserimento di due nuove istituzioni religiose; altra novità concerne la modalità di consegna della certificazione da parte degli enti previdenziali, che lo scorso anno aveva creato non pochi problemi. Con riferimento al Cud 2014, questa avverrà solo in via telematica, salvo facoltà del cittadino di richiedere la trasmissione del modello in forma cartacea.

    Nella parte A, al punto 11 "Eventi eccezionali", figura il codice 2 per i contribuenti della Sardegna nei cui confronti opera la sospensione del versamento dei tributi tra il 18 novembre e il 20 dicembre 2013, per effetto degli eventi alluvionali.
    Nella parte B (dati fiscali) nel caso in cui – sui compensi per lavori socialmente utili – non trovi applicazione il particolare regime agevolato, ne va data indicazione nelle annotazioni utilizzando il codice Ag.

    Per quanto riguarda le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, si precisa che, laddove il rapporto di lavoro abbia avuto una durata inferiore all'anno solare, il sostituto calcola la riduzione in relazione al periodo di lavoro (e ne da evidenza nella Annotazioni con il codice Ac), a meno che il dipendente – qualora ricorrano i presupposti – abbia chiesto di poterne usufruire per tutto il periodo di imposta.

    Sempre nella parte B il sostituto che ha rideterminato l'importo del secondo o unico acconto Irpef come stabilito dal Dl 76/2013, nelle Annotazioni (cod. BA), deve indicare l'ammontare della rata ricalcolata.

    Tra i dati "tradizionali", in merito alla "detassazione", ovvero l'agevolazione sulle somme erogate ai lavoratori per l'incremento della produttività (imposta sostitutiva del 10%), la normativa per l'anno in corso prevede che la riduzione fiscale sia applicata ai dipendenti del settore privato che nel periodo d'imposta 2012 avessero conseguito redditi di lavoro dipendente non superiori a euro 40mila, al lordo delle somme detassate nello stesso anno, per un massimale di euro 2.500 lordi: il sostituto compila, nella parte B, i punti da 251 a 256.

    Alessandro Rota Porta/Ornella Lacqua - 10 dicembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/11/2013

    L'individuazione dei soggetti interessati e delle capitalizzazioni rilevanti, il trattamento dei rimborsi dei finanziamenti e delle rinunce ai crediti, le modalità di calcolo del limite di 3.600 euro: sono queste le principali questioni da risolvere in sede di comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazioni effettuati da soci e familiari, da effettuare entro il 12 dicembre.

    Gli operatori sono in attesa di istruzioni anche in merito alle modalità di compilazione dei campi "comuni" a questa comunicazione e a quella relativa alla concessione dei beni in godimento ai soci e familiari, essendo previsto l'utilizzo dello stesso modello.

    G. Ferranti - 26 novembre 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  15/11/2013

    Le difficoltà del settore economico di riferimento giustificano il comportamento apparentemente antieconomico. A stabilirlo è la sentenza 247/23/2013 della Ctr Puglia, sezione staccata di Lecce, che ha confermato la pronuncia di primo grado favorevole a una società immobiliare di gestione alberghiera. L'impresa aveva ricevuto nel 2011 un avviso di accertamento con cui il Fisco aveva calcolato maggiori ricavi con la conseguenza rettifica delle imposte per Ires, Iva e Irap. Il calcolo, giustificato da uno scostamento del 17% tra ricavi accertati e dichiarati, era avvalorato dall'antieconomicità della gestione d'impresa.

    La Ctr ha fatto proprie le argomentazioni della Commissione provinciale e ha ritenuto di confermare la sentenza appellata in quanto il contribuente aveva adeguatamente giustificato la presunta antieconomicità. Inoltre uno scostamento del 17% dei ricavi dichiarati rispetto a quelli presunti non integra una «grave incongruenza» e, di conseguenza, non è idoneo a legittimare un accertamento. La società ha fatto rilevare che l'anno oggetto di accertamento era stato caratterizzato da una crisi generalizzata del comparto turistico dovuta, a livello microeconomico, a una flessione nel livello medio dei prezzi in virtù dalla proliferazione incontrollata di agriturismi e bed and breakfast. A livello macroeconomico, invece, il diffondersi dell'epidemia Sars e la difficile situazione di sicurezza internazionale ha certamente influito sull'andamento dei ricavi. A ciò si è aggiunto il mutamento della clientela (sempre meno clienti business) con il venir meno dei segmenti di mercato come quelli convegnistica e dei banchetti. Il contribuente quindi ha giustificato le perdite affermando anche che, a causa dell'assenza di moderni sistemi tecnologici di gestione, non aveva ridotto il personale a fronte della contrazione dei ricavi.

    La Ctr ha ritenuto valide le argomentazioni del contribuente e ha respinto l'appello dell'amministrazione finanziaria. «Attraversando una situazione economica disagevole – precisa la pronuncia – la società non ha potuto effettuare investimenti nel rinnovamento della struttura alberghiera e ha dovuto continuare a sfruttare al meglio quella già esistente, che richiede l'impiego di maggior personale». Inoltre la posizione della società andava considerata «in un più ampio rapporto sinergico» con il gruppo imprenditoriale di cui faceva parte.
    Di conseguenza «i comportamenti della società risultano ampiamente giustificati» al punto tale che, in assenza di prova contraria, non può esserle imputata una condotta antieconomica. Anche la Cassazione è più volte tornata sull'antieconomicità. Di recente, la sentenza 22130/2013 ha ritenuto che, una volta contestata l'antieconomicità di un'operazione, diventa onere del contribuente dimostrarne l'opportunità. L'ufficio, in mancanza di giustificazioni, può ritenere che quel comportamento antieconomico celi una diversa realtà fattuale e sia perciò indizio di evasione d'imposta. Le giustificazioni del contribuente non possono «invocare l'apparente regolarità contrattuale e contabile, perché proprio una tale condotta è di regola alla base di documenti emessi per operazioni di valore di gran lunga eccedente a quello effettivo» (si vedano le pronunce di legittimità 14941/2013, 951/2009 e 24532/2007).

    Un comportamento antieconomico, cioè contrario al principio secondo cui ogni imprenditore tende alla massimizzazione del profitto, legittima un accertamento presuntivo in base all'articolo 39, comma 1, lettera d) del Dpr 600/1973 qualora il contribuente non spieghi le ragioni della sua condotta.

    Alessandro Sacrestano - 11 novembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  31/10/2013

    Un particolare ravvedimento, denominato "trimestrale", può salvare le definizioni fatte dal contribuente.
    Il perdono trimestrale, possibile fino al termine di scadenza della rata successiva, cioè, di norma, entro un trimestre, può riguardare le rate omesse successive alla prima per concordato, conciliazione, rinuncia all'impugnazione dell'accertamento (auto-concordato).
    Può anche riguardare le rate omesse successive alla prima per le comunicaizoni di irregolarità a seguito del controllo delle dichiarazioni o formale delle dichiarazioni dei redditi, dell'Iva e dell'Irap.

    S. Morina/T. Morina Il sole 24 ore - 30 ottobre 2013 -

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  • Fisco e tasse  »»  29/10/2013

    I contribuenti si devono preparare al versamento del secondo acconto in scadenza il prossimo 2 dicembre (il 30 novembre cade infatti di sabato). In questa occasione i calcoli sono complicati per effetto dell'entrata in vigore di nuove disposizioni che impattano direttamente sul periodo 2013.
    In particolare, il ricalcolo sarà dovuto a seguito dell'incremento delle percentuali applicabili in caso di utilizzo del metodo storico, dell'ulteriore stretta alla deducibilità dei costi auto, delle modifiche nella determinazione di redditi agricoli e dominicali e dell'aliquota della cedolare secca sulle locazioni a canone convenzionato.

    Imposte dirette
    L'articolo 11 del decreto legge 76/13 ritocca le misure degli acconti se il calcolo avviene con il metodo storico: per l'Irpef si passa dal 99% al 100%, mentre per l'Ires dal 100 al 101 per cento. Per l'Irpef l'incremento è a regime, mentre per l'Ires la maggiorazione è relativa ai soli acconti sul 2013. I versamenti della seconda rata dovranno quindi essere effettuati in misura corrispondente alla differenza fra l'acconto complessivamente dovuto e l'importo dell'eventuale prima rata. Va comunque precisato che sui maggiori importi dovuti non dovranno essere corrisposti interessi. Gli incrementi riguardano anche aziende e istituti di credito per le ritenute applicate a interessi e redditi di capitale: per il periodo in corso al 31 dicembre 2013 e quello successivo gli acconti saliranno al 110 per cento. Queste maggiorazioni potrebbero essere comunque oggetto di ulteriori modifiche.

    Costi auto
    Dal 2013 la deducibilità delle auto aziendali è passata al 20%, mentre per quelle in uso promiscuo al dipendente al 70 per cento. Nel caso di determinazione dell'acconto 2013 con il metodo storico si deve assumere, quale imposta del periodo precedente, quella che sarebbe derivata dall'applicazione delle nuove percentuali. Così, se a fronte di costi auto 2012 per mille, dedotti per 400, si ha una base imponibile di 10mila, l'acconto viene calcolato su 10.200. Il medesimo impatto si avrà anche sull'acconto Irap dovuto dai soggetti Irpef che non hanno optato per la determinazione della base imponibile ex articolo 5 del decreto Irap.

    Affitti
    Al fine di uniformare il trattamento e conferire maggiore appeal alla tassazione cedolare anche per i contratti convenzionati, il decreto legge 102/13 è intervenuto portando l'aliquota dal 19 al 15%, con effetto a partire dal 2013. In questo caso, quindi, si potrà sfruttare la variazione in senso favorevole al contribuente.

    Redditi agricoli
    Per il triennio 2013-2015 i redditi agricoli e dominicali saranno determinati, ai soli fini delle imposte sui redditi, attraverso una "doppia" rivalutazione della rendita catastale: prima quella dell'80% o 70%, rispettivamente per il reddito dominicale e il reddito agrario, cui ne segue una seconda, del 15%, con l'eccezione dei redditi provenienti da terreni agricoli, nonché da quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli Iap iscritti nella previdenza agricola, per i quali la rivalutazione è al 5 per cento. Queste misure devono essere utilizzate nel determinare gli acconti (Irpef e Ires) sul 2013. Si ricorda l'effetto sostitutivo dell'Imu su Irpef e relative addizionali in relazione ai redditi dominicali da terreni non affittati. Al contrario, questo effetto non opera per gli immobili esenti da Imu.

    Società di comodo
    Non vi è invece obbligo di ricalcolo dell'acconto 2013 per quelle società che diventano di comodo nello stesso 2013 per effetto della perdita sistemica negli anni 2010/2012. Il ricalcolo si è reso necessario solo per il primo periodo d'imposta di applicazione della norma (2012) per effetto dell'articolo 2, comma 36 duodecies del Dl 138/2011, mentre per i periodi successivi, anche se si tratta del primo periodo d'imposta in cui la singola società diventa di comodo per effetto della perdita, l'acconto va determinato con i modi ordinari, come ha confermato la circolare 3/E del 4 marzo 2013. Pertanto l'effetto dell'ingresso nel mondo delle società di comodo (incremento reddito e maggiorazione Ires) si avranno solo nel saldo dovuto per il 2013, da versare a giugno/luglio 2014.

    Matteo Balzanelli/Paolo Meneghetti - 27 ottobre 2013 – tratto da sole24ore

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  • Fisco e tasse  »»  25/10/2013

    Per l'Italia sarà una nuova rivoluzione. Quando la nuova dichiarazione Iva modellata sugli standard europei diverrà pienamente operativa - si parla del 1° gennaio 2017 - si passerà da un documento con 586 voci (quelle oggi previste dalla disciplina nazionale) a uno che ne potrà richiedere al massimo 26. L'adempimento Iva, oltre a essere semplificato, avrà una scadenza mensile, o trimestrale per quanto riguarda le micro-imprese, sostituendo integralmente altri obblighi, come l'attuale dichiarazione annuale, nella quale i contribuenti italiani - oltre 5 milioni come certificano le statistiche Ue - sono obbligati a riepilogare, tra l'altro, l'ammontare delle operazioni registrate e liquidare l'imposta.

    M. Bellinazzo - 24 ottobre 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  23/10/2013

    Gli alberghi pagano la Tarsu come le civili abitazioni. A stabilirlo è la Ctp di Lecce, con la sentenza n.329 dell'8 ottobre 2013.

    I giudici salentini hanno affrontato la questione sollevata da un contribuente avverso la cartella esattoriale, emessa da Equitalia Spa, con cui il Comune richiedeva il versamento della tassa sui rifiuti solidi urbani per un'attività di campeggio.

    Nel caso specifico il contribuente lamentava, fra le tante cose, la violazione dell'articolo 68 del Dlgs 507/1993 (decreto abrogato dal 2010) in base al quale il Comune avrebbe dovuto applicare anche per i campeggi la medesima tariffa prevista per le civili abitazioni, con conseguente illegittimità del regolamento comunale e della relativa delibera. Il comma 2 dell'articolo in parola, ha infatti ricompreso in un'unica categoria i locali ed aree a uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri.

    Secondo il giudice leccese la capacità produttiva di rifiuti di un esercizio alberghiero è la medesima di quella di una civile abitazione, essendo ragionevole che un nucleo familiare in vacanza produca uguali (se non minori) quantità di rifiuti rispetto a quelli ordinariamente prodotti nella propria abitazione. Nel caso di specie la struttura ricettiva (campeggio) è ritenuta dalla commissione tributaria ugualmente equiparabile a una civile abitazione, infatti, "in un campeggio, il luogo di produzione di rifiuti non è la piazzola in se considerata bensì il mezzo mobile di soggiorno che ogni ospite porta con se assimilabile in tutto e per tutto ad una stanza di albergo".

    Sulla scorta di alcune pronunce di merito (Ctp Lecce nn. 612-614/2008, 629/2010, 294- 295/2011, 536/2011, Ctr Puglia – sez. staccata Lecce nn. 71-73/2012), il giudice di prime cure ha ritenuto legittima la tassazione delle aree non destinate ad uso abitativo – quali quelle di ristorazione – disponendo al contempo la riliquidazione della Tarsu per quelle destinate alle unità abitative.

    Si tratta di una pronuncia che – pur confermando un filone consolidato nel merito – va in senso opposto all'orientamento assunto sul tema dalla Cassazione. I giudici di piazza Cavour (sentenze nn. 8278/2008, 302/2010, 12859/2012) hanno infatti considerato legittimo la fissazione, da parte dei Comuni, di tariffe più alte per le attività alberghiere.

    Su altro fronte, tuttavia, il Tar di Puglia, nella sentenza n.570 del 13 marzo 2013, ha ritenuto che gli ermellini nell'ultima sentenza citata (n. 12859/2012) non avessero opportunamente distinto fra strutture ricettive con servizi di ristorazione e strutture ricettive prive di tali servizi.

    Secondo il giudice amministrativo regionale pugliese infatti, solo per i primi sarebbe giustificata una tariffa maggiore rispetto a quella applicata per le civili abitazioni.

    Alessandro Sacrestano - 5 ottobre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  11/10/2013

    Disporre di un lavoratore dipendente non fa scattare automaticamente l'Irap.

    Il piccolo professionista è infatti tenuto al pagamento del tributo solo nel caso in cui la sua organizzazione sia un "elemento potenziatore ai fini della produzione di reddito".

    A fare questa complessa valutazione sarà il giudice tributario, ha sancito la Corte di cassazione con le sentenze n. 22020 e 22022 del 25 settembre 2013, che dovrà, caso per caso, quanto la struttura incida sulla produzione del reddito dello studio.

    D. Alberici - 8 ottobre 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  09/10/2013

    Per lo spesometro la comunicazione che gli operatori si apprestano a inviare nel corso di novembre deve, per la prima volta, contenere per le operazioni documentate con fattura tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizio a prescindere dall'ammontare delle singole transazioni.
    Questa regola riguarda non solo le operazioni che sono obbligatoriamente documentate con fattura, ma anche quelle effettuate con questa modalità per scelta dell'operatore (la previsione è stata inserita per la prima volta nel provvedimento direttoriale del 2 agosto 2013).
    Al contrario, per le operazioni documentate con ricevuta e scontrini fiscali la comunicazione comprende solo le operazioni con ammontare pari o superiore a 3.600 euro.
    Per le comunicazioni relative al 2012 e 2013 la soglia di 3.600 euro opera in via transitoria anche per le operazioni certificate con fattura dai commercianti al dettaglio (articolo 22 del Dpr 633/72) che emettono la fattura su richiesta del cliente e dalle imprese del turismo (articolo 74 ter del Dpr 633/72) limitatamente alle operazioni soggette al regime speciale delle agenzie di viaggio.
    La deroga è stata prevista per i commercianti al dettaglio dopo che le loro associazioni hanno evidenziato la difficoltà di estrapolare in automatico i dati delle singole fatture emesse su richiesta dei clienti.
    Al contrario, per le imprese del turismo la deroga scaturisce dal fatto che, per il regime speciale Iva di cui all'articolo 74 ter del Dpr 633/72, l'obbligo di emissione di fattura scaturisce solo da esigenze di semplificazione operativa. Tali operazioni, infatti, sono registrate come corrispettivi.
    Il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 2 agosto 2013 ha previsto, quale regola innovativa rispetto al passato, che lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri organismi di diritto pubblico, già con riferimento al 2012, devono compilare lo spesometro per le sole operazioni commerciali.
    Quindi per questi soggetti restano ancora escluse le operazioni che gli stessi hanno realizzato nell'ambito istituzionale.

    B. Sa. - 08 ottobre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/10/2013

    Per beneficiare della detrazione Irpef del 50% sull'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici non è sufficiente lo scontrino normale, quello parlante o la ricevuta fiscale, ma è necessario farsi fare dal negoziante la fattura vera e propria. Inoltre, se il pagamento avviene tramite bonifico bancario o postale, è necessario conservare anche la copia dell'estratto conto in cui viene evidenziato l'addebito. Sono queste le particolari novità introdotte dalla circolare dell'agenzia delle Entrate 18 settembre 2013, n. 29/E, che hanno spiazzato molti contribuenti, che dal 6 giugno 2013 hanno acquistato i beni agevolati, ricevendo dal negoziante solo lo scontrino o la ricevuta fiscale.

    In generale, per le spese detraibili dall'Irpef (spese mediche, veterinarie, asili nido o istruzione) non è previsto alcun particolare metodo di pagamento, quindi, è possibile saldare il conto anche con assegni bancari, circolari, carte di credito o di debito (bancomat) e in contanti (fino a 999,99 euro). Non sono obbligatorie neanche particolari forme di documentazione, la quale può essere provata anche da scontrini (normali o parlanti), da ricevute fiscali o da quietanze di pagamento. Solo in alcuni casi, la norma prevede particolari metodi di pagamento o di documentazione, come ad esempio per i farmaci, dove serve lo scontrino "parlante" o per le ristrutturazione (bonifico "parlante"). In casi di detrazione simile a quella prevista oggi per i mobili (come l'agevolazione del 2007 su Pc per i docenti, frigoriferi e televisori, prevista dalla Finanziaria 2007), la "modalità di pagamento" era libera (circolare 16 febbraio 2007, n. 11/E, risposta 2.2).

    Per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici, la norma non prevede nulla riguardo ai metodi di pagamento e alla documentazione probatoria, ma le Entrate hanno stabilito che il pagamento debba essere effettuato tramite lo stesso bonifico "parlante", previsto per le ristrutturazioni edilizie (codici fiscali e articolo 16-bis, Tuir), ovvero con carte di credito o bancomat. Solo per il bonifico "parlante", la banca del beneficiario è obbligata a trattenere la ritenuta d'acconto del 4 per cento. Non è consentito effettuare il pagamento con "assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento". L'agenzia ha richiesto, poi, la conservazione non solo delle "ricevute dei bonifici" o delle "ricevute di avvenuta transazione per i pagamenti mediante carte di credito o di debito", ma anche la "documentazione di addebito sul conto corrente". Quest'ultima prova documentale non è richiesta per le altre detrazioni d'imposta, né dalla legge né da circolari delle Entrate. Neanche per il bonus del 36-50% sulle ristrutturazioni o per quello del 55-65% per il risparmio energetico è richiesta la conservazione dell'estratto del conto corrente. Va detto che leggendo la Guida dell'agenzia sul bonus mobili l'obbligo di conservare la copia dell'estratto conto scompare. Evidentemente la Guida è solo un riassunto della circolare.

    Infine, non sono sufficienti gli scontrini semplici, quelli parlanti (cioè con codice fiscale dell'acquirente) o le ricevute fiscali, ma sono necessarie le "fatture di acquisto dei beni con la usuale specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e servizi" acquistati.

    Luca De Stefani - 3 ottobre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/10/2013

    Comunichiamo che con decorrenza martedì 01 ottobre 2013 l’aliquota iva ordinaria passa dal 21% al 22%.
    Pertanto tutte la fatture di beni e servizi soggette ad iva ordinaria emesse dalla data 01/10/2013 in poi dovranno esporre Iva calcolata con la nuova aliquota del 22%.
    ????Tutte le altre aliquote restano invariate.

    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  27/09/2013

    Al via le nuove modalità di comunicazione degli acquisti da San Marino e delle operazioni con paesi black list: a partire da ottobre, i contribuenti Iva dovranno utilizzare il modello multiuso approvato dall'Agenzia delle entrate con il provvedimento del 2 agosto 2013.

    Predisposto fondamentalmente per la comunicazione telematica delle operazioni (cosiddetto spesometro), onde recepire le modifiche apportate all'art. 21 del dl n. 78/2010 con il dl n. 16/2012, il nuovo modello "veicola", infatti, anche altri adempimenti, fra i quali, appunto, quelli collegati agli acquisti di beni dalla repubblica di San Marino e alle cessioni e prestazioni con operatori di paesi "black list".

    F. Ricca - 25 settembre 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  24/09/2013

    Uffici fiscali alla ricerca della visione più ampia possibile per quanto riguarda l'istruttoria da nuovo redditometro, se necessario facendo ricorso anche alla chiamata in causa di terzi le cui dichiarazioni possano corroborare le presunzioni avanzate nei confronti del contribuente sotto controllo: è quanto si evince dalla circolare n. 24/E che, sul punto, segna un altro tratto nettamente distintivo rispetto alla procedura che ha caratterizzato il "vecchio".

    C. Nocera - 21 settembre 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  18/09/2013

    L'aumento dell'imposta di registro non toccherà solo i trasferimenti di beni immobili: nella programmata riforma della tassazione (delineata dall'articolo 26 del Dl IIstruzione - 104/2013), da leggersi in combinazione con l'articolo 10 del Dlgs 23/2011, emergono parecchie altre novità.
    Infatti, secondo la nuova normativa, in ogni fattispecie in cui a oggi (o, meglio, al prossimo 31 dicembre) siano applicabili le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro, si renderà applicabile la nuova misura fissa di 200 euro.

    A. Butani - 17 settembre 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  05/09/2013

    A scadenza dei versamenti già superata arrivano i chiarimenti dell'agenzia delle Entrate in ordine all'applicazione degli studi di settore per il periodo 2012. La circolare 23/E di ieri analizza tutte le novità che interessano l'applicazione dei 205 studi di settore in Unico 2013, offrendo alcuni spunti di sicuro interesse. Ci riferiamo, in particolare, all'applicazione degli studi ai soggetti minimi e alle cooperative che operano nel settore degli appalti, agli effetti delle perdite su crediti e della deduzione dell'Irap pagata sul costo del lavoro sugli indicatori di normalità economica e al tema dell'applicazione retroattiva, in chiave difensiva, degli studi di settore evoluti tenendo conto dell'effetto crisi.

    Cooperative e consorzi
    La circolare prende in esame i frequenti casi in cui le cooperative o i consorzi, una volta aggiudicati i lavori, assegnano gli stessi lavori alle imprese consorziate e/o socie. In questi casi la cooperativa non può fruire di una causa di disapplicazione legale poiché l'attività non è svolta esclusivamente a favore dei soci o degli associati ma assume comunque un rilievo fondamentale il fatto che l'ente operi con chiari fini mutualistici, in quanto si interpone tra committente e subappaltatore come soggetto dotato dei requisiti tecnici e finanziari per poter acquisire gli appalti; in questi casi, quindi, ben si potranno giustificare eventuali situazioni di non congruità rispetto alle stime di Gerico. La posizione assunta dall'Agenzia è certamente apprezzabile in quanto prende atto di una situazione molto diffusa nella pratica soprattutto nel campo dell'edilizia. Il suggerimento, in questi casi, è quello di anticipare la spiegazione della non congruità utilizzando lo spazio delle annotazioni contenute nel modello.

    Giovani professionisti
    Nella circolare si affronta anche il nuovo correttivo sulle attività di stabili collaborazioni rese dai giovani professionisti che rientrano in uno degli studi interessati (WK03U geometri, WK04U avvocati, WK05U commercialisti e consulenti del lavoro, WK18U architetti). Il correttivo agisce unicamente sul "tempo dedicato all'attività" e non anche sulle spese sostenute. Le Entrate precisano che la condizione che l'attività sia svolta «esclusivamente presso altri studi e/o strutture» che è una delle cinque richieste per poter accedere al bonus, è soddisfatta anche laddove il giovane professionista svolga le pratiche assegnategli preso la propria abitazione.

    Minimi
    Porta chiusa per la disapplicazione degli studi di settore per il primo anno di determinazione ordinaria del reddito per gli ex minimi quando si tratta di lavoratori autonomi. La circolare conferma che, nell'anno in cui cessa di avere applicazione il regime dei minimi, gli studi di settore non possono essere utilizzati per l'azione di accertamento ma solo avendo riferimento a coloro che svolgono un'attività di impresa. Per i lavoratori autonomi, in mancanza di una previsione normativa analoga, gli studi di settore si applicano pienamente fin dal primo anno di cessazione del regime: di conseguenza questi soggetti dovranno opportunamente procedere alla rielaborazione dei dati contabili per poter consentire il corretto calcolo di Gerico.

    Gian Paolo Ranocchi - 16 luglio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  30/08/2013

    Service Tax, inquilini contro: troppi costi per gli affittuari, in vista un boom degli sfratti
    La Service Tax è ancora tutta da scrivere, ma già scoppia la bagarre su effetti negativi e categorie danneggiate dall'annunciato riassetto della tassazione degli immobili, a cominciare dagli inquilini. Di stangata media da circa mille euro che dal prossimo anno rischia di abbattersi sugli affittuari parla ad esempio l'Unione Inquilini, il cui presidente, Walter De Cesaris, avverte: «Più che un piano casa sembra un piano sfratti che travolgerà oltre tre milioni di inquilini». In vista un «rischio tsunami degli sfratti per morosità».

    I possibili effetti sulla morosità delle famiglie in affitto
    La nuova imposta comunale federale a carico sia del proprietario che dell'occupante l'immobile, destinata dal 2014 a sostituire l'Imu accorpando quanto dovuto per la tassa sui rifiuti (Tari) e per i servizi cosiddetti indivisibili (Tari) preoccupa perché tra pochi mesi «saranno a carico degli inquilini la maggior parte degli oneri relativi alla nuova tassa che, di fatto, anche negli importi, sostituirà sostanzialmente l'Imu oggi pagata dai proprietari». Il Governo «fa finta di non sapere che l'80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30mila euro, che già oggi il 90% delle circa 70.000 sentenze annue di sfratto sono per morosità ed infine che in Italia sono 650mila le famiglie che hanno diritto ad una casa popolare avendone i requisiti certificati dai Comuni».

    Non scaricare i costi dell'operazione stop all'Imu sugli inquilini
    Sulla stessa linea anche Sunia, Sicet e Uniat, altre sigle di associazioni di rappresentanza degli inquilini: «È inaccettabile scaricare sugli inquilini la Service Tax», si rischia di moltiplicare gli sfratti per morosità». Pur soddisfatte per alcune delle misure sugli sfratti per morosità incolpevole, sul fondo di sostegno all'affitto e sulle agevolazioni ai contratti concordati deliberate ieri dal Consiglio dei ministri, le associazioni si scagliano contro il decreto legge che introduce la Service Tax perché «Scaricare, anche parzialmente, i costi dell'operazione Imu sugli inquilini è inaccettabile. Questa misura, se attuata, avrebbe un effetto moltiplicatore del costo dell'abitazione con il risultato di aumentare in maniera esponenziale gli sfratti per morosità che lo stesso decreto tenta di arginare».

    Fassina (Economia): ancora in essere la tassazione sulla prima casa
    A fronte della levata di scudi, tra i piu solleciti a difendere lo stop all''Imu che non elimina la tassazione per i proprietari c'è il viceministro all'Economia Stefano Fassina (Pd), che in un intervento pubblicato sull'Huffington Post chiarisce che sì, l'«Imu è stata abolita», ma ricorda anche che «non è stata cancellata la tassazione sulla prima casa». E spiega che la Service Tax «tratteggiata nel documento allegato al verbale del Consiglio dei ministri va nella direzione di un impianto pienamente federale dell'imposta, indica la rendita catastale come base imponibile, fissa, nel caso di abitazioni affittate, il contributo prevalente a carico del proprietario e impegna il legislatore a tutelare le abitazioni di minor valore (oggi esenti dall'Imu grazie alla detrazione)».

    Studenti fuori sede, possibile un aumento degli affitti in nero
    L'arrivo di un criterio di tassazione condiviso tra inquilini e proprietari, già utilizzato in altri paesi come la Francia mette in allarme anche una particolare categoria di affittuari, quella degli studenti fuori sede. Per l'associazione studentesca Rete della Conoscenza la nuova Service Tax «graverà maggiormente su decine di migliaia di universitari fuorisede, per cui moltissimi studenti saranno spinti ad accettare affitti in nero per non risultare occupanti di uno stabile, aumentando l'illegalità e riducendo l'esigibilità dei diritti degli inquilini. Qualora uno studente accettasse un contratto, segnala la Rete, si ritroverebbe a dover pagare tasse di cui non si sanno ancora gli importi e che varieranno da Comune a Comune. In questo scenario, l'associazione sollecita Governo e Comuni a non «indebolire ulteriormente un settore svantaggiato come quello degli studenti fuori sede, già schiacciati da affitti e spese che, in molte città sono diventati esorbitanti».

    29 agosto 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/07/2013

    Fisco al lavoro per ridurre o azzerare le sanzioni a carico dei contribuenti che commettono piccoli errori in buona fede, senza l'intento di evadere.

    Sul tavolo varie ipotesi: basti pensare che una norma già esistente nell'ordinamento prevede l'abbandono dei crediti erariali per importi fino a 30 euro mentre altre si attestano su valori più bassi.

    L'obiettivo è evitare contenzioni inutili e costosi oltre a procedure di recupero che si rilevano anti-economiche anche per l'amministrazione finanziaria. La circolare che deve segnare la svolta è alla limatura finale prima del via libera dei vertici dell'agenzia delle Entrate.

    S. Morina/T. Morina - 18 luglio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  10/07/2013

    I beni del presunto evasore fiscale possono essere oggetto di sequestro per equivalente anche se sono intestati a stretti familiari e quindi tanto in caso di interposizione fittizia quanto in caso di interposizione reale.
    Ai fini della misura è quindi necessario solo il legame fiduciario fra i proprietari delle quote sociali e l'indagato che, di fatto, ne conserva la gestione. E' quanto affermanto dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 28913 dell'8 luglio 2013.

    D. Alberici - 9 luglio 2013 - tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  28/06/2013

    Un rinvio dell'aumento dell'aliquota Iva dal 21 al 22% di tre mesi: dal 1° luglio al 1° ottobre 2013.
    Che è ancorato a una "copertura fiscale". Con il ricorso a una tassa sulle sigarette elettroniche, pari al 58% del prezzo di vendita, al pubblico, dalla quale però dovrebbero arrivare nuove entrate solo per il 2014. E, soprattutto, con un aumento degli acconti Irpef e Irap su persone fisiche e società d persone dal 99% al 100% e degli acconti Ires e Irap sulle società al 101 per cento. (...) Dal ministero dell'Economia comunque si precisa che l'aumento degli acconti "non si traduce in tasse in più, si tratta piuttosto di un'anticipazione, appunto un acconto, ma non di un aumento di pressione fiscale".

    M. Mobili/M. Ragni - 27 giugno 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  14/06/2013

    Senza la prova della frode fiscale il diritto alla detraizone Iva è legittimo. Perché l'ufficio possa disconoscere il diritto alla detrazione a monte dell'Iva deve infatti provare che l'operazione da cui il credito sorge è connotata da un intento fraudolento.
    Se tale Iva si origina da un contratto di "sale & sale bacK" l'ufficio deve quindi dimostrare che tale contratto è stato stipulato dalle parti con l'intento di perseguire quale finalità l'evasione delle imposte e/o l'indebito riconoscimento di un credito rivelatosi poi inesistente.

    A. Bongi - 13 giugno 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  12/06/2013

    Con i tre tasselli ancora mancanti: il varo di Gerico2013, l'approvazione del decreto correttivi e l'ufficializzazione della modulistica con le relative istruzioni, prendono ufficialmente il via gli studi di settore applicati in Unico 2013. Anche quest'anno sono diverse le novità di cui contribuenti e operatori tributari dovranno tenere conto.

    La revisione. Sono 68 gli studi di settore revisionati e relativi a: • 12 attività economiche nel comparto delle manifatture;

    • 23 attività economiche nel comparto dei servizi;
    • 21 attività economiche nel comparto del commercio;
    • 12 attività professionali.

    Il numero complessivo degli studi applicabili in Unico 2013 scende a 205 essendo stato previsto l'accorpamento nello studio VG82U degli studi contraddistinti dai codici UG42U e UG82U.

    E stato confermato che anche per il 2012 gli studi non si applicano ai seguenti soggetti:

    • contribuenti con un volume di ricavi/compensi annui superiore a 5.164.569 euro;
    • società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate;
    • società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi.

    E' stata anche disposta la proroga a regime delle regola che le risultanze che scaturiscono da Gerico non possono essere utilizzate per l'azione di accertamento nei confronti:

    • delle cooperative a mutualità prevalente (articolo 2512 del Codice civile);
    • dei soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali (Dlgs 38/05);
    • delle attività di consorzi garanzia collettiva fidi e attività di bancoposta;
    • dei soggetti esercenti come attività principale quella di affitto di azienda contraddistinta dal codice 68.20.02;
    • dei "soggetti esercenti attività d'impresa, cui si applicano gli studi di settore , per il periodo in cui cessa di avere applicazione il regime previsto dai commi da 96 a 117 dell'articolo 1 Legge 24 dicembre 2007 n. 244".

    In relazione a tale ultima indicazione va specificato che la norma si riferisce ai contribuenti imprese che nel 2012, transitando dal regime dei minimi tenuto nel 2011, sono passati a quello "normale" (semplificato/ordinario) o a quello "supersemplificato". La ratio dell'esclusione consiste nel fatto che tali contribuenti normalmente non evidenziano le rimanenze iniziali (salvo che la spesa non sia ancora stata sostenuta nell'anno in cui si applicava il regime dei minimi) e potrebbero presentare delle anomalie nell'elaborazione di Gerico in funzione del particolare regime di determinazione del reddito cui erano sottoposti.

    Novità dei modelli
    Dall'esame della modulistica 2013 emergono alcune novità rispetto al periodo d'imposta precedente. Si evidenzia anche come da quest'anno le istruzioni siano state suddivise sulla base dell'ambito cui esse si riferiscono.

    Gian Paolo Ranocchi - 10/06/2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  11/06/2013

    Doppio monitoraggio sui costi black list per Unico 2013.
    La deduzione dei costi sostenuti - vincolata sempre alla prova dell'esimente sull'effettiva attività del fornitore nel Paese a fiscalità di vantaggio o dell'interesse economico - fa i conti con la quota di ammortamento dei beni o servizi acquistati negli scorsi anni e con i beni a deducibilità limitata. L'indicazione separata nella dichiarazione dei redditi, infatti, riguarda non solo le spese relative alle transazioni operata nel 2012, come l'acquisto di beni e servizi, ma anche gli altri componenti negativi di reddito che derivano indirettamente da operazioni effettuate negli anni passati.

    S. Giovagnoli/E. Re/F. Vernassa - 10 giugno 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  10/06/2013

    Sussiste il reato di omesso versamento dell'Iva, e quindi è legittimo il sequestro preventivo dei beni, anche se il contribuente, dopo la prevista scadenza, paga le prime due rate scendendo sotto la soglia di rilevanza penale.
    A precisarlo è la Corte di cassazione, con la sentenza 24185 depositata ieri. Un contribuente ometteva il versamento dell'Iva per somme superiori ai 50mila euro e il Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica, sequestrava, in via preventiva, per l'eventuale confisca, beni mobili registrati e denaro per una somma equivalente al profitto relativo alla citata condotta illecita.
    Il contribuente ricorreva una prima volta per Cassazione, la quale censurava la pronuncia del Tribunale relativamente al superamento della soglia di punibilità dei 50mila euro. In particolare i giudici di legittimità chiedevano, con rinvio al giudice di merito, di verificare l'esistenza di elementi di fatto (pagamento a rate del debito) che rendessero maggiormente attendibile l'iniziale quantificazione dell'imposta evasa e quindi eventualmente la sussistenza o meno del reato.
    Il Tribunale, pronunciandosi nuovamente, evidenziava che l'Agenzia non aveva ridotto l'originaria pretesa tributaria, ma rideterminava il nuovo importo a debito (di poche decine di euro sotto la soglia penale) in quanto teneva conto del pagamento di due rate, dopo circa due anni dal termine stabilito.
    Confermava così il sequestro per equivalente. Contro la decisione, il contribuente tornava in Cassazione ravvisando l'insussistenza del reato per il mancato raggiungimento della soglia di punibilità: dopo il pagamento delle due rate il debito era di 49.882 euro. Ne conseguiva che il sequestro dei beni disposto dal Gip non aveva senso, atteso che, tramite il versamento spontaneo del contribuente ravveduto, era stato soddisfatto il credito erariale, eliminando in radice l'offesa recata agli interessi economici
    La Cassazione ha rigettato il ricorso e quindi confermato la misura cautelare I giudici di legittimità hanno precisato che la rideterminazione del debito tributario (sotto i 50mila euro) era conseguente esclusivamente al fatto che l'indagato aveva pagato parte del suo debito a distanza di circa due anni dal termine stabilito.Trattandosi di rateizzazione del debito, non sussistevano elementi per ritenere che l'importo dell'imposta fosse sceso sotto la soglia di punibilità.
    Non rileva che, dopo l'accertamento del reato, il debito sia stato rateizzato, modificando l'originaria entità, con il pagamento di due rate che portavano il residuo sotto la soglia. La pronuncia conferma l'orientamento, già espresso dalla Suprema corte, che il reato di omesso versamento si consuma alla scadenza del termine.
    Si ricorda che a norma dell'articolo 10 ter del Dlgs 74/2000 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque non versa l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, per importi superiori a 50mila euro entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo.
    Va da sé che il pagamento, dopo tale scadenza, non fa venir meno il reato, ma, al più, se ricorrono le condizioni, può far scattare le attenuanti previste dall'articolo 13 del Dlgs 74/2000 (riduzione di un terzo della pena, non applicazione delle misure accessorie, eccetera). La Cassazione, con la sentenza 30140/2012, ha anche chiarito che per questo delitto il sequestro sui beni è legittimo fino alla conclusione della rateazione, a nulla rilevando che il piano di rateazione è assistito da garanzia fideiussoria.

    MASSIMA
    Il Tribunale di Brindisi ha considerato che, come emerge dagli atti, l'Agenzia delle entrate non ha ridotto l'originaria pretesa tributaria in forza di un concordato o di un accertamento per adesione. La rideterminazione del debito tributario è avvenuta unicamente per il fatto che l'indagato ha pagato parte del suo debito circa due anni dopo il termine stabilito dalla legge. Ne discende che, essendosi in presenza di mera rateizzazione del debito, non vi sono elementi per ritenere che l'importo dell'imposta evasa sia disceso al di sotto della soglia di punibilità, essendo la somma pari a 54.993 euro.
    (Corte di Cassazione, IV Sezione penale, sentenza 24185/13)

    Antonio Iorio - 05 giugno 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  07/06/2013

    Per i leasing di durata inferiore al periodo fiscale, i canoni non dedotti si recuperano dopo la scadenza del contratto, sia in caso di riscatto del bene, sia qualora l'opzione di acquisto non venga esercitata. Lo precisa l'agenzia delle Entrate nella circolare 17/E del 29 maggio 2013 che illustra le regole da applicare dopo l'eliminazione del vincolo di durata minima, in vigore per i contratti stipulati dal 29 aprile 2012. In caso di cessione del rapporto, tutto l'importo non dedotto si scala dalla sopravvenienza attiva realizzata. Ai fini Irap, invece, la deduzione segue i criteri contabili anche in presenza di durata contrattuale ridotta.

    29 maggio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/05/2013

    Le medie Istat entreranno in gioco solo nella fase di contraddittorio se il contribuente non fornirà adeguate giustificazioni dello scostamento rilevato dal Fisco sulla base di elementi certi.

    Sarà un redditometro a due vie.

    L'agenzia delle Entrate sta lavorando alla circolare con i chiarimenti agli uffici, attesa per i prossimi giorni.

    La versione 2.0 dello strumento partirà dai dati già conosciuti dall'amministrazione finanziaria.

    Tanto per fare un esempio, si tratta delle informazioni relative alla spesa per immobili o autovetture o ancora per vacanze di importo elevato, che già adesso attraverso vari obblighi di comunicazione confluiscono nel cervellone dell'Anagrafe tributaria come nel caso dello spesometro.

    M. Mobili/G. Parente – 28 maggio 2013 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  21/05/2013

    Si allargano le conseguenze penali degli omessi versamenti Iva per somme oltre i 50mila euro all'anno: secondo la giurisprudenza di legittimità, questo delitto si commette anche se l'impresa non ha incassato l'imposta, perché ha rilevanza il dato risultante dalla dichiarazione e non la percezione del corrispettivo, salvo i casi di applicazione dell'Iva per cassa.

    Configurandosi, inoltre, un risparmio economico, l'importo non versato può essere sottoposto a sequestro per equivalente in previsione della futura confisca in ipotesi di condanna.

    Nella versione originaria del Dlgs 74/2000, le fattispecie di omesso versamento (ritenute operate e Iva) non costituivano reato.

    A. Iorio - 20 maggio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  30/04/2013

    Quest'anno gli sconti Irpef della polizza Rc auto sono destinati a pochi. Spesso già tanto fortunati da possedere una vettura di lusso o comunque più di un veicolo. A volte, invece, sono persone penalizzate dal fatto di abitare a Napoli o in zone meridionali a rischio dal punto di vista assicurativo. Più raramente sono guidatori che hanno causato tanti incidenti. Che cos' hanno in comune automobilisti così diversi? Il fatto di pagare tanto per la Rc auto. E in effetti gli sconti Irpef da quest'anno escludono chi paga meno.
    Il contributo Ssn, cioè la quota del premio Rc-auto dovuta per finanziare il Servizio sanitario nazionale, non è più interamente deducibile dal reddito imponibile, ma solo per la parte che supera i 40 euro. Al contrario, se la soglia dei 40 euro non viene oltrepassata, la deduzione non è più ammessa. A prevedere il nuovo limite - che si applica anche per più di una assicurazione - è stato l'articolo 4, comma 76 della legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro, per finanziare gli interventi previsti dalla riforma stessa.
    La norma ne ha fissato la decorrenza dal 2012. La prima applicazione concreta di questo giro di vite si avrà dunque nella prossima dichiarazione dei redditi, la cui stagione sta per aprire i battenti con la presentazione del 730 entro fine aprile all'azienda o entro la fine di maggio a un Caf o professionista abilitato.
    Il risultato sarà che chi spende meno (quindi, spesso, le fasce deboli della popolazione) non potrà più dedurre alcunché. Infatti, il contributo Ssn ammonta al 10,50% del premio Rc auto e quindi arriva al nuovo limite di 40 euro solo se si superano i 380,92 euro di premio pagato. Capire ora come orientarsi non è difficile: l'ammontare del contributo Ssn deve essere evidenziato nella polizza e nella quietanza di pagamento (è una delle voci che compongono il totale da pagare). Basta quindi verificare se il suo importo supera o no i 40 euro. Se sì, non resta che sottrarre dal suo ammontare la franchigia di 40 euro per ottenere la cifra deducibile. La deducibilità prescinde dalla titolarità giuridica del veicolo a cui la polizza si riferisce. Quindi, la deduzione è effettuabile anche se non si è intestatari del veicolo.

    Maurizio Caprino/Marco Peruzzi - 19 aprile 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/04/2013

    Entro il 30 aprile è possibile presentare l'istanza per il rimborso o l'utilizzo in compensazione del credito Iva maturato nel primo trimestre 2013.

    In questa occasione, debuttano le nuove disposizioni in materia di fatturazione delle operazioni extraterritoriali, in vigore dal 1°gennaio, scorso, che dovrebbero incidere negativamente sul conseguimento dei presupposti di accesso al rimborso infrannuale.

    Al momento, però, nessun aggiornamento è stato apportato al modello dell'istanza, nè alle istruzioni di compilazione.

    F. Ricca - 17 aprile 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  17/04/2013

    Fusioni e scissioni giustificano il rinvio del termine di approvazione del bilancio. L'impatto dell'operazione straordinaria sulla struttura organizzativa della società, con le conseguenti complessità nella predisposizione del rendiconto, consente agli amministratori di convocare l'assemblea nel maggior termine di 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio.

    E' opportuno che la decisione del rinvio sia verbalizzata entro la scadenza ordinaria del 30 aprile.

    L. Gaiani - 16 aprile 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  10/04/2013

    Le persone fisiche esercenti impresa, arte o professione, che erano in regime dei minimi nel 2011, ma che dal 2012 sono in regime "super semplificato" o "semplificato" devono solo comunicare i dati rilevanti ai fini degli studi, ma sono esclusi dall'accertamento.

    La conferma è nelle istruzioni per gli studi di settore 2013.
    Sul sito dell'agenzia delle Entrate sono divulgate le bozze dei nuovi studi di settore applicabili per il periodo d'imposta 2012. Nelle istruzioni viene prestata una particolare attenzione alle persone fisiche che fino al 2011 si avvalevano del regime dei minimi di cui all'articolo 1, commi da 96 a 117 della legge 244/2007. Nelle istruzioni "parte generale", l'agenzia delle Entrate precisa che nei confronti dei soggetti esercenti impresa che, nel precedente periodo d'imposta, cioè nell'anno 2011, si sono avvalsi del regime dei minimi e hanno cessato di avvalersene per il periodo d'imposta 2012, lo studio di settore non può essere usato in fase di accertamento, ma solo ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a controllo.

    Per i contribuenti soggetti all'accertamento da studi di settore, in caso di entrate non congrue con quelle stimate dallo strumento informatico Gerico (gestione dei ricavi e compensi), è importante la scheda "note aggiuntive". In questa scheda è richiesta l'indicazione delle cause che hanno determinato l'attestazione della non congruità dei ricavi o dei compensi dichiarati rispetto a quelli derivanti dall'applicazione degli studi di settore e/o delle cause che giustificano un'incoerenza rispetto agli indicatori economici individuati dai predetti studi.

    Nel paragrafo 4.2 "modalità di compilazione", si precisa che i soggetti che nel periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2011 o precedenti, hanno cessato di avvalersi del regime dei contribuenti "minimi", devono fornire alcuni dati contabili, senza tenere conto degli effetti derivanti dal principio di cassa, applicato nei periodi di imposta precedenti e correlato al regime dei minimi.

    Ad esempio, il costo del venduto da considerare per la stima dei ricavi dovrà coincidere con il costo effettivamente sostenuto per l'acquisto dei beni o servizi da cui originano i ricavi dichiarati dal contribuente. Tale costo dovrà essere indicato al netto dell'Iva esposta in fattura. Il valore delle esistenze iniziali e delle rimanenze finali, di conseguenza, dovrà essere determinato in relazione alle merci effettivamente giacenti nel magazzino, anche se i relativi costi, sulla base delle norme previste dal regime dei "minimi", sono stati dedotti integralmente nel periodo d'imposta di acquisto.

    In caso di omessa presentazione del modello per gli studi di settore, si applica la sanzione pari a 2.065 euro, che corrisponde al massimo importo previsto per le violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni. Se il modello studi di settore 2013 viene presentato entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è commessa la violazione, di norma, entro il 30 settembre 2014, è possibile ravvedere la violazione, versando la sanzione minima di 258 euro, pari ad un ottavo di 2.065 euro.

    Salvina Morina/Tonino Morina - 27 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/04/2013

    Via libera al sequestro preventivo dei beni personali del legale rappresentante che non versa l'Iva. La Corte di Cassazione, con la sentenza 15050 depositata il 2 aprile, afferma la responsabilità penale di chi ha commesso il reato anche se il profitto derivante dall'evasione rimane nelle casse della società. La terza sezione penale respinge così il ricorso del legale rappresentante contro la decisione, del Gip prima e del tribunale poi, di avallare il sequestro per equivalente disposto dall'agenzia delle Entrate sui conti correnti privati dell'amministratore, per l'imposta non pagata a nome della società. Secondo l'amministratore, prima di "attingere" ai suoi conti correnti doveva essere "aggredito" il patrimonio della società che non poteva dirsi estranea a un reato dal quale aveva tratto un vantaggio. Senza contare che il ricorrente aveva dichiarato di aver agito per cause di forza maggiore, perché l'azienda non aveva la disponibilità per saldare il conto con l'Erario.

    Di parere diverso la Cassazione che individua l'unico limite per la legittimità del sequestro nella proporzionalità dei beni. La Suprema corte afferma infatti che "in caso di reati tributari commessi nell'interesse della persona giuridica, il sequestro preventivo funzionale alla confisca sui beni della persona fisica non richiede, per la sua legittimità, la preventiva escussione del patrimonio dell'ente".

    Patrizia Ma ciocchi - 2 aprile 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/03/2013

    Per gli studi di settore arriva il primo adeguamento alla congiuntura economica.
    Con il decreto del ministero dell'Economia del 21 marzo 2013, pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" 73 del 27 marzo, sono state approvate alcune modifiche agli studi per il periodo d'imposta 2012.

    Questo mentre sul sito dell'agenzia delle Entrate sono stati pubblicati, sempre ieri, l'aggiornamento del software di compilazione Gerico 2013 (versione beta) - che consente un primo calcolo della congruità (non ancora indicativo), tenuto conto della normalità economica, e della coerenza per i 205 studi di settore applicabili per il 2012 - nonché le bozze relative ai modelli degli indici di normalità

    S. Morina/T. Morina - 28 marzo 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  14/03/2013

    I redditi degli immobili non locati non devono più essere computati neppure ai fini della formazione del reddito complessivo.
    Questo vale anche per l'abitazione principale e ha effetti, tra l'altro, ai fini delle detrazioni di legge.
    In caso di locazione per una parte dell'anno, ai fini Irpef il reddito dell'unità immobiliare deve essere suddiviso in due parti, in corrispondenza del periodo di non locazione e di locazione.
    Gli immobili esenti Imu devono invece regolarmente scontare l'Irpef. Con la circolare 5/E del 2013, l'agenzia delle Entrate ha fornito nuovi chiarimenti applicativi, dopo le prime indicazioni contenute nella circolare 3 del 2012 del Dipartimento delle politiche fiscali

    L. Lovecchio – 13 marzo 2013 - tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/03/2013

    Lavoratori dipendenti e pensionati raramente saranno selezionati ai fini dei controlli legati al nuovo redditometro.

    La campagna di accertamenti nel 2013 riguarderà, invece, 35mila/40mila contribuenti per i quali si sarà manifestato un macroscopico scostamento tra il reddito (a partire dall'anno d'imposta 2009), ben al di là dei 12mila euro e - almeno inizialmente - anche oltre la soglia del 20% indicata dalla legge. 

    M. Bellinazzo - 8 marzo 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  22/02/2013

    Il Cassetto fiscale apre agli studi di settore: da oggi i titolari di partita Iva possono accedere alle informazioni relative alla propria posizione rispetto agli studi di settore via web. Lo comunica una nota delle Agenzie delle Entrate. E' infatti disponibile una nuova sezione del Cassetto fiscale, accessibile dall'area dedicata ai servizi online sul sito internet www.agenziaentrate.it, grazie alla quale sono a portata di click le anomalie telematiche relative al periodo d'imposta 2010, gli inviti e le comunicazioni di anomalie da studi di settore inviate dall'Agenzia nel 2012, oltre alle risposte fornite dai contribuenti. 

    In particolare, grazie alla nuova procedura messa a punto dall'Agenzia delle Entrate, i contribuenti potranno visualizzare le anomalie evidenziate in sede di trasmissione della dichiarazione sulla base dei controlli telematici tra Unico 2011 (periodo d'imposta 2010) e Gerico 2011 (periodo d'imposta 2010).
    Inoltre saranno disponibili gli inviti a presentare il modello degli studi di settore, relativo al periodo d'imposta 2010, trasmessi ai contribuenti che risultano non averlo validamente inviato e le comunicazioni delle anomalie presenti nei dati degli studi di settore compilati per il periodo di imposta 2010, inviate quest'anno ai contribuenti tramite raccomandata o agli intermediari tramite il canale Entratel, e le relative risposte trasmesse dagli stessi utilizzando la procedura informatica dedicata.

    Per consultare il Cassetto fiscale, basta accedere con pin e password ai servizi online dell'Agenzia e e selezionare dal menu la voce 'Studi di settore' predisposta utilizzando lo specifico software.

    20 febbraio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  21/02/2013

    L'eliminazione dal 2012 della soglia dei 3.000 euro per individuare le operazioni Iva da inviare nell'elenco clienti e fornitori non obbliga più i contribuenti a monitorare i "contratti tra loro collegati" o i "corrispettivi periodici", ma impone ai commercianti al minuto l'invio dei dati di tutte le fatture (anche se di importo pari o inferiore a 3.600 euro, Iva compresa), non registrate singolarmente nel registro Iva vendite, ma annotate nel registro dei corrispettivi.
    Il nuovo elenco del 2012, inoltre, obbliga tutti i contribuenti ad inviare anche le fatture emesse o ricevute, di importo inferiore a 300 euro e registrate nei documenti riepilogativi.

    L.D.S. - 20 febbraio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  18/02/2013

    MINIMI DAL 2013
    I contribuenti che entrano nel regime dei minimi dal 1° gennaio 2013 devono compilare la dichiarazione Iva per l'anno 2012?
    I soggetti passivi Iva che sono entrati nel regime dei minimi a decorrere dal 1° gennaio 2013 sono obbligati alla presentazione della dichiarazione Iva per l'anno 2012, poiché in tale anno hanno applicato il regime ordinario. Tali soggetti devono compilare il rigo VA14, barrando la casella «1» e indicando nella casella «2» l'Iva oggetto di rettifica della detrazione a seguito dell'entrata nel regime dei minimi.

    REVERSE CHARGE
    Nel modello Iva 2013 devono essere indicate le cessioni di immobili abitativi soggette al regime del reverse charge, a decorrere dal 26 giugno 2012?
    Nella sezione 4, rigo VE34 (operazioni con applicazione del reverse charge) è stato ridenominato il campo 5 in «cessione di fabbricati», in precedenza nel modello Iva 2012 era «cessione di fabbricati strumentali» e si riferiva solamente alle cessioni di fabbricati strumentali ai sensi dell'articolo 10, n. 8-ter, lettere b) – d). La modifica è conseguente all'estensione del meccanismo di reverse charge anche alla cessione di immobili abitativi a seguito delle modifiche introdotte dal Dl 83/2012 (con decorrenza dal 26 giugno 2012), laddove l'Iva sia stata applicata a seguito di opzione da parte del cedente (vendita da parte dell'impresa che ha costruito o ristrutturato l'immobile dopo cinque anni dall'ultimazione dei lavori).

    INVERSIONE CONTABILE
    Il quadro VJ, in cui sono indicate le operazioni soggette al regime di inversione contabile, è stato oggetto di modifiche?
    Anche il rigo VJ14 del modello Iva 2013, relativo alle operazioni con applicazione del reverse charge è stato ridenominato «Acquisti di fabbricati (articolo 17, comma 6, lettera a-bis)», in luogo del precedente modello Iva 2012 in cui appariva il campo «Acquisti di fabbricati strumentali articolo 10, n. 8-ter, lettere b) – d)». Tale rigo è stato ridenominato tenendo conto delle modifiche al comparto immobiliare introdotte dal Dl 83/2012 relativamente all'applicazione del sistema dell'inversione contabile per le cessioni di immobili abitativi (modifiche articolo 10, n. 8-bis e 8-ter e articolo 17, comma 6, lettera a-bis), del Dpr 633/1972). Vanno indicati gli acquisti di fabbricati per i quali l'imposta è dovuta dal cessionario. Più nel dettaglio, è divenuto possibile, per le imprese costruttrici, previa opzione applicare l'Iva anche alle cessioni di fabbricati abitativi effettuate dopo 5 anni dall'ultimazione. Nel caso specifico, però, se ad acquistare è un soggetto passivo Iva, l'imposta si applica con il meccanismo dell'inversione contabile. Di conseguenza, nella dichiarazione annuale per il 2012, nei relativi spazi delle operazioni attive e degli acquisti assoggettati al meccanismo dell'inversione contabile, si fa genericamente riferimento ai fabbricati in genere, anziché ai soli fabbricati strumentali ai quali era riservata, in passato, la disciplina dell'imponibilità su opzione con il meccanismo del reverse charge.

    IL REGIME PER CASSA
    Per i soggetti che hanno optato per l'Iva di cassa già a partire dal 1° dicembre 2012 (articolo 32-bis del Dl 83/2012) in che rigo devono essere indicate le operazioni attive e passive effettuate nel 2012?
    Quanto alle operazioni attive, si osserva che nel rigo VE36, riservato all'esposizione delle operazioni con imposta esigibile in anni successivi, è stato introdotto il campo 3 per le operazioni in regime di nuova Iva per cassa effettuate dal 1° dicembre 2012 (ai sensi dell'articolo 32-bis, del Dl 83/2012).
    Per gli acquisti effettuati con Iva per cassa, il rigo VF19 colonna 2 accoglie le operazioni effettuate con il nuovo regime di Iva per cassa.

    LA REGOLARIZZAZIONE
    Come vanno indicati i versamenti effettuati a seguito di regolarizzazioni di compensazioni di crediti in misura superiore a quella spettante?
    Nel modello di dichiarazione Iva 2013 è stato ridefinito il contenuto del rigo VL 40, tramite il quale il contribuente deve indicare l'importo del versamento effettuato in eccesso, per restituire all'erario crediti Iva utilizzati in compensazione in misura superiore a quella spettante. Nello specifico, il rigo VL40 è stato ridenominato «Versamenti effettuati a seguito di utilizzo in eccesso del credito» in luogo della precedente definizione «Versamenti effettuati a seguito dell'utilizzo in eccesso del credito annuale 2011».

    11 febbraio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/02/2013

    Entro la fine di febbraio i contribuenti Iva che non ricadono in alcuna ipotesi esonerativa devono presentare telematicamente la comunicazione annuale dati relativa al 2012, prevista dall'art. 8-bis del dpr n.322/98. 

    L'adempimento interessa soprattutto i soggetti che evidenziano per l'anno 2012 un conguaglio d'imposta a debito che intendono saldare, anziché entro il 18 marzo prossimo, nei più ampi termini stabiliti per il pagamento delle imposte risultanti dal modello Unico 2013.

    Per la compilazione della comunicazione si utilizza anche quest'anno il modello approvato nel 2011, mentre le istruzioni sono state aggiornate dall'Agenzia delle entrate con il provvedimento del 15 gennaio scorso.

    F. Ricca - 13 febbraio 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  07/02/2013

    Lo spesometro è in attesa delle istruzioni per l'uso.

    Aspettando l'emanazione da parte dell'agenzia delle Entrate del provvedimento che fisserà le nuove modalità di trasmissione delle relative comunicazioni, contribuenti e consulenti si interrogano sui contenuti dell'adempimento dopo il restyling del Dl 16/2012.

    Numerosi sono stati i quesiti posti dal Sole 24 ore. I dubbi manifestati impongono specifiche considerazioni e necessitano di risposte tempestive anche da parte dell'amministrazione finanziaria che proprio in questi giorni sta affrontando al suo interno i processi decisionali per approvare il provvedimento che disciplinerà l'invio di tutte le fatture.

    M. Mantovani/B. Santacroce – 6 febbraio 2013 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  05/02/2013

    Niente passaggio automatico dalla vecchia alla nuova Iva per cassa.
    Il nuovo regime (articolo 32-bis del Dl 83/2012) è applicabile per le operazioni
    effettuate dal 1° dicembre 2012 ed è opzionale, pertanto si ritiene che non sia
    possibile una migrazione automatica dal vecchio (articolo 7 del Dl 185/2008) al
    nuovo sistema.

    In assenza di indicazioni ufficiali, pertanto, i soggetti già in regime per cassa
    dovrebbero optare per aderire alla contabilità di cassa, al pari degli operatori in
    regime ordinario che volessero fruire ex novo di tale disciplina (dal dicembre
    scorso o da inizio anno).

    G. Gavelli/M. Sirri – 4 febbraio 2013 - tratto da Il sole 24 ore - -

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  • Fisco e tasse  »»  03/02/2013

    Dal 1° gennaio si è aperta l'agenda 2013. Non quella di Monti, ma quella di milioni di italiani: famiglie, imprese, lavoratori, professionisti, uffici pubblici possono cominciare a segnarsi quello che li attende nel 2013. Novità, alcune, già contemplate da normative esistenti (come l'aggiornamento trimestrale delle bollette energetiche), ma per la gran parte inedite, introdotte dai tanti provvedimenti che il governo dimissionario è riuscito a produrre in poco più di un anno di attività: dal decreto "salva-Italia", che ha rivoluzionato il sistema pensionistico, fino alla legge di stabilità 2013, che ha "imbarcato" una marea di correttivi e ulteriori misure. Ecco tutte le misure riguardanti il fisco

    Più detrazioni per i figli
    Dal 1° gennaio 2013 aumentano le detrazioni per i figli a carico. Si passa da 800 a 950 euro per ciascun figlio (compresi quelli nati da unioni di fatto e riconosciuti, quelli adottivi o affidati), da 900 a 1.220 euro per i bambini sotto i tre anni. Le detrazioni saranno aumentate di 400 euro (prima l'importo era di 220 euro) in caso di figli portatori di handicap.
    Legge di stabilità, art. 1, c. 483

    Credito d'imposta digitale
    Le imprese che svilupperanno piattaforme telematiche per la distribuzione, la vendita e il noleggio di opere dell'ingegno digitali potranno beneficiare di un credito d'imposta del 25% dei costi sostenuti negli anni 2013, 2014 e 2015.
    Dl 179/2012, art. 11-bis

    Stretta sulle auto aziendali
    Dal periodo d'imposta 2013 i costi delle auto aziendali per le imprese (non agenti) e i professionisti potranno essere dedotti al 20% e non più al 40%, a meno che non si applichi il regime dei minimi (sconto fiscale del 50%). La stretta riguarderà i veicoli diversi da quelli adibiti a uso pubblico (taxi) o utilizzati da imprese di noleggio, leasing o autoscuole. Per le auto assegnate ai dipendenti a uso promiscuo per la maggior parte del periodo d'imposta (più di 183 giorni l'anno), dal 2013 saranno deducibili al 70% (non più al 90%) le spese e gli altri componenti negativi, senza alcun limite di costo dell'auto.
    L. stabilità, art. 1, c. 501; l. 92/12, art. 4, c. 73

    Innovatori sostenuti
    Dal periodo d'imposta 2013 e fino al 2015 i contribuenti persone fisiche potranno detrarre dall'Irpef il 19% (25% in caso di start up in ambito energetico) della somma investita nel capitale sociale di una o più start up innovative. L'investimento massimo detraibile, in ciascun periodo d'imposta, non può superare i 500mila euro e deve essere mantenuto per almeno due anni, pena la decadenza dal beneficio (e l'obbligo di restituire l'incentivo fruito e gli interessi legali). Agevolazioni anche se gli investitori sono soggetti Ires: potranno dedurre il 20% degli investimenti in start up innovative (27% se a vocazione sociale).
    Dl 179/12 art. 29 convertito da legge 221/12

    Restyling per le fatture
    Dal 1° gennaio in vigore il recepimento della direttiva 2010/45/Ue su contenuto della fattura, fattura semplificata e fattura elettronica. Nella fattura dovranno essere presenti specifici elementi (quali partita Iva del committente o codice fiscale). Possibile effettuare la fattura "differita" anche per le prestazioni di servizi. Meno complicazioni per gli importi minori: via libera alla fattura semplificata per certificare operazioni fino a 100 euro e in caso di fattura rettificativa.
    Legge di stabilità, art. 1, commi 325-335

    Iva sul portafoglio titoli
    Da domani non sarà più esente da Iva la gestione individuale di portafogli titoli, ma sui relativi corrispettivi si dovrà applicare l'Iva, come oggi accade per i servizi di custodia e amministrazione. L'imponibilità Iva si applicherà alle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2013. Per evitare di perdere l'Iva sugli acquisti relativi ai servizi di gestione individuale di portafogli sarà possibile optare per l'applicazione separata dell'Iva. L'imponibilità è stata decisa a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea del 19 luglio 2012 (causa C-44/11).
    Legge di stabilità, art. 1, commi 520 e 521

    Meno sconto sugli affitti
    Si assottiglia lo sconto concesso ai proprietari di immobili in affitto. Dal periodo d'imposta 2013 scende dal 15% al 5% la deduzione forfettaria dei redditi da locazioni. La disposizione non riguarda chi affitta con la cedolare secca.
    Legge 92/2012, art. 4, c. 74 

    Bollo sui certificati penali
    Dal 1° gennaio imposta di bollo sui certificati penali. Viene introdotta una specifica deroga all'esonero da imposta nei processi penali e in quelli per cui si applica il contributo unificato.

    Rossella Cadeo - 02 gennaio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/01/2013

    Sette giorni alla scadenza: si avvicina il termine del 4 febbraio per la presentazione della prima dichiarazione Imu.

    Le categorie dei soggetti interessati all'adempimento sono due:

    • da un lato, i contribuenti in possesso al 1° gennaio 2012 di un immobile per il quale la situazione dichiarativa ai fini Ici non è compatibile con la disciplina dell'Imu;
    • dall'altro, i soggetti che hanno posto in essere una variazione immobiliare Imu in relazione alla quale il termine ordinario dei 90 giorni scade entro il 4 febbraio: di fatto, tutti gli "eventi" da cui scaturisce l'obbligo dichiarativo verificatisi fino al 5 novembre 2012 compreso.

    L. Lo vecchio - 28 gennaio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  25/01/2013

    Una raffica di richieste fiscali prima delle vacanze estive e nei giorni di Natale, cioè proprio nei periodi più delicati nella difficile impresa di rilanciare i consumi, e una serie di imprese in forte crisi di liquidità e a rischio default.

    È il doppio risultato ottenuto con il calendario della Tares modificato dalla prima proroga contenuta nella legge di stabilità e dalla seconda rilanciata dalla legge di conversione sul decreto per l'emergenza rifiuti. In pratica, nel cadenzare il nuovo tributo chiamato a finanziare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e i «servizi indivisibili» i Comuni potranno fissare le rate che preferiscono, ma senza chiedere nulla prima di luglio. Le rate, insomma, nella maggior parte dei casi non potranno essere più di un paio, la prima a luglio (o anche a settembre, se lo decide il sindaco) e la seconda a dicembre.

    Il calendario nasce da esigenze elettorali più che tecniche: la Tares, che oltre a coprire integralmente i costi dell'igiene urbana (a differenza della Tarsu) dovrà appunto finanziare i «servizi indivisibili» (un ventaglio amplissimo, dall'anagrafe all'illuminazione pubblica, e in attesa di migliori codificazioni) con una maggiorazione da 30 centesimi al metro quadrato, costerà più delle attuali tasse o tariffe sui rifiuti. La prima rata era prevista a gennaio, a poche settimane delle elezioni, ed è stata spostata prima ad aprile e poi a luglio, "incaricando" il nuovo Governo di rivedere i meccanismi del prelievo; sempre che un ordine del giorno come quello approvato ieri, che raramente dispiega effetti concreti, possa essere considerato vincolante addirittura con un salto di legislatura.

    Il primo effetto del nuovo calendario, comunque, sarà quello di far coincidere i pagamenti della Tares con i periodi più "caldi" dell'anno fiscale. La prima rata arriverà infatti pochi giorni dopo l'acconto Imu (più pesante di quello 2012 perché sarà articolato in base alle aliquote comunali e non a quelle standard fissate dalla legge nazionale) e l'acconto Irpef e Ires di giugno dei lavoratori autonomi. Un affollamento ancora più intenso si verificherà, invece, a dicembre: in quel mese arriverà il saldo Imu, il secondo acconto Irpef dei lavoratori autonomi e i conguagli per i dipendenti. Il tutto nelle prime tre settimane del mese.

    Così congegnato, il rinvio non modifica per nulla il conto complessivo della Tares, e nemmeno un ipotetico intervento correttivo da parte del Governo che uscirà dalle elezioni di febbraio potrà fare molto. Togliere la «maggiorazione» locale per finanziare i «servizi indivisibili», tanto per cominciare, costerebbe un miliardo tondo, che è la cifra trattenuta dal Governo dai fondi destinati agli enti locali proprio per l'ingresso in campo della nuova maggiorazione. 

    Nemmeno rimodulare la quota rifiuti sembra semplice: il problema in questo caso è la copertura integrale dei costi del servizio, un obiettivo già previsto dalla tariffa istituita fin dal 1997 e raggiunto anche in una parte dei Comuni ancora legati alla vecchia tassa. Per alleggerire il conto ai contribuenti bisognerebbe cancellare quest'obbligo, in un quadro di finanza locale che però è ormai interamente sulle spalle dei cittadini dopo il sostanziale azzeramento dei fondi statali. Con un pesantissimo effetto collaterale, il rinvio mette in ginocchio le imprese attive nel settore rifiuti, che fatturando a luglio riusciranno a incassare le prime entrate non prima di ottobre. Per 10 mesi, insomma, le imprese dovrebbero svolgere gratis un servizio pubblico essenziale. Il risultato? Secondo le parole concordi di aziende (sia Fise-Confindustria sia Federambiente) e dei sindacati del settore sarà la messa a rischio «della sopravvivenza stessa delle imprese» e «una completa paralisi a livello nazionale della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti».

    In sintesi

    Giugno
    Imu e Irpef

    A giugno si pagherà l'acconto dell'Imu 2013, che a differenza di quello versato quest'anno non sarà calcolato sulla base delle aliquote standard, ma su quelle decise dai Comuni. In molti casi, soprattutto per gli immobili diversi dall'abitazione principale, l'acconto sarà dunque più pesante rispetto a quello 2012. A giugno i lavoratori autonomi pagano anche l'acconto Irpef e le imprese l'Ires

    Luglio
    Tares

    Poche settimane dopo gli acconti di Imu, Irpef e Ires, sarà la volta della prima rata Tares. I Comuni potrebbero posticiparla ulteriormente, ma già la data di luglio pone enormi problemi di liquidità alle imprese attive nell'igiene ambientale, che incasseranno le prime entrate effettive a settembre-ottobre e di conseguenza saranno costrette a svolgere "gratis" per quasi tutto l'anno il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti

    Dicembre
    Imu, Irpef, Ires e Tares

    A dicembre arriva il saldo Imu, il secondo acconto Irpef degli autonomi e dell'Ires, il conguaglio Irpef dei dipendenti e, dal 2013, il conguaglio Tares

    Gianni Trovati - 24 gennaio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/01/2013

    E' legittimo l'accertamento induttivo basato sullo scostamento del reddito dichiarato dal professionista dai parametri, anche se dal verbale della Guardia di finanza non emergono irregolarità.
    Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 1439 del 22 gennaio 2013, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria sancendo un principio relativo ai parametri di reddito ma che può essere esteso anche agli studi di settore.

    D. Alberici - 23 gennaio 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  18/01/2013

    Due nuovi righi riservati all'Iva differita in base al regime di cassa e trasferimento nel quadro VX (con conseguente soppressione del quadro VR) della richiesta di rimborso del credito.

    Queste le principali novità della dichiarazione Iva 2013, la cui modulistica è stata approvata dall'Agenzia delle entrate con il provvedimento direttoriale prot. n. 2013/5267, datato 15 gennaio 2013, e resa disponibile ieri sul sito dell'amministrazione.

    F.Ricca - 17 gennaio 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  17/01/2013

    Non sarà una passeggiata. Il recupero dell'Irap pagata sul costo del lavoro dal 2007 al 2011 sarà una corsa a ostacoli per imprese e professionisti.
    Si partirà venerdi dalle Marche e si continuerà seguendo il calendario fissato dall'agenzia delle Entrate fino al 15 marzo quando scenderanno in pista i contribuenti delle provincie di Brescia, Cremona e Mantova.
    Sono almeno tre le difficoltà lungo la strada della restituzione dell'imposta versata e per cui era preclusa la deducibilità dall'Irpef o dall'Ires (a seconda della forma societaria adottata).
    Una procedura complicata. Recuperi spesso di poche migliaia di euro. Incertezza sui tempi di erogazione del rimborso.

    M. Mobili/G. Parente - 16 gennaio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  16/01/2013

    Un tenore di vita "eccessivo" può essere giustificato da redditi esenti o tassati alla fonte.

    L'attivazione nei prossimi mesi(probabilmente a marzo) delle prime istruttorie di accertamento fiscale relative al periodo d'imposta 2009 basate sulla nuova versione del redditometro impone di verificare cosa sia effettivamente cambiato rispetto al passato e quale siano le difese che il contribuente può produrre per opporsi alle pretese del fisco.

    La natura induttiva/presuntiva dello strumento e le regole imposte dall'articolo 38, comma 5 del Dpr 600/73 in materia di accertamento sintetico ci forniscono gli strumenti per individuare le forme di difesa e comprendere il percorso che il contribuente per il quale il fisco determina una situazione di incompatibilità reddituale deve fare per evitare o almeno ridurre gli effetti di una eventuale rettifica.

    B. Santacroce - 15 gennaio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  15/01/2013

    Doppia stretta per le auto aziendali a partire dal periodo d'imposta 2013. La legge di stabilità (legge 228/2012, articolo 1, comma 501) porta la riduzione della deducibilità al 20% (rispetto al precedente 40%) dei costi di acquisto e di impiego dei mezzi di trasporto a motore (si fa riferimento all'articolo 164 del Tuir).
    Ma non solo. Scatta anche la riduzione del 70% (dal precedente 90%) per la deducibilità dei veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendente: una disposizione stabilita dalla riforma Fornero del mercato del lavoro (legge 92/2012, articolo 4, commi 72 e 73). Non muta, invece, la deducibilità all'80% dei costi delle auto utilizzate dagli agenti di commercio.

    S. Pellegrino/G. Valcarenghi - 14 gennaio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  17/12/2012

    Partirà davvero dal 2013 il nuovo tributo sui rifiuti e servizi, chiamato a sostituire Tarsu e Tia per l'igiene urbana e a finanziare i «servizi indivisibili» (illuminazione pubblica, manutenzione strade e così via). E chiamerà i cittadini alla cassa per la prima rata già dal prossimo gennaio (le altre rate sono previste ad aprile, luglio e ottobre). Il tributo, battezzato Tares, è previsto fin dal decreto salva-Italia dello scorso dicembre, ma i correttivi indispensabili ad avviare la macchina dovrebbero arrivare in extremis con gli emendamenti al Ddl di stabilità che ieri erano in corso di elaborazione per essere presentati da parte dei relatori al provvedimento.

    Con le modifiche dovrebbe venire rivista la base imponibile, rimandando il calcolo basato sull'80% della superficie catastale per utilizzare in prima applicazione i parametri utilizzati oggi dai Comuni per le attuali tasse e tariffe e viene recuperata la possibilità di gestire la riscossione delle entrate da parte delle società che oggi raccolgono la tariffa, anche se il conto corrente in cui verranno depositate le somme dovrà essere intestato direttamente al Comune. Morale della favola: il nuovo prelievo partirà da subito, vedrà la scadenza della prima rata già alla fine di gennaio e, soprattutto, chiederà ai cittadini più di quanto pagano oggi. 

    A gonfiare i conti saranno due elementi. Con la Tares, le bollette pagate dai cittadini dovranno per legge coprire integralmente i costi del servizio, per cui i Comuni che ancora non sono arrivati a questo obiettivo nonostante gli aumenti degli ultimi anni dovranno ritoccare ancora le richieste.
    Il problema è più diffuso nei Comuni che ancora oggi applicano la vecchia Tarsu, e che sono 6.700, cioè quasi l'83% del totale. A Milano, per esempio, il servizio rifiuti costa 271,4 milioni all'anno: nel 2011 la Tarsu ha raccolto in città solo 209 milioni, con gli aggiustamenti del 2012 si è saliti a 257,6 milioni, ma per raggiungere l'obiettivo della copertura totale occorrerà far crescere il gettito di un altro 5,4%.

    La distribuzione del carico, naturalmente, sarà decisa in base al metodo tariffario, che i Comuni ancora legati alla Tarsu sono chiamati a introdurre nelle prossime settimane utilizzando il «metodo normalizzato» impiegato già dalle attuali tariffe e che sarà definitivamente applicato anche alla Tares, visto che è stata soppressa la norma che prevedeva l'emanazione di un nuovo regolamento ministeriale. Più semplice la partita nei circa 1.300 Comuni che oggi applicano la tariffa rifiuti (nelle forme della Tia 1 prevista dal decreto Ronchi del 1997 o, più raramente, della Tia 2 disegnata dal Codice ambiente del 2006): in pratica, per il momento, potranno continuare a seguire le vecchie regole.

    Ma c'è anche un altro elemento che entrerà in campo a gennaio e produrrà aumenti per tutti a prescindere dal sistema utilizzato oggi dal Comune per far pagare il servizio rifiuti. La Tares porta infatti con sé una maggiorazione chiamata a finanziare i «servizi indivisibili comunali», come l'illuminazione pubblica o la manutenzione delle strade. Il valore di base è già fissato dalla legge, è collegato anch'esso agli immobili utilizzati a qualsiasi titolo e prevede 30 centesimi al metro quadrato, che il Comune può portare a 40 centesimi se la situazione delle casse lo impone.

    Solo questa partita vale un miliardo, che lo Stato sottrae al calcolo degli ex trasferimenti (travolti anche dalle novità sull'Imu), e che rappresenta la prima ragione per la quale tutte le richieste di rimandare al 2014 il debutto del nuovo prelievo sono cadute nel vuoto. In prima applicazione, comunque, tutti i calcoli saranno fatti in base alla Tarsu o Tia attuali e sulla "tariffa" dei 30 centesimi al metro quadrato, rimandando i conguagli con gli aumenti locali all'ultima rata. Esattamente come avviene quest'anno con l'Imu.

    Gianni Trovati - 13 dicembre 2012 - tratto da sole24ore.com –

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  • Fisco e tasse  »»  14/12/2012

    Azzerati i mini-debiti iscritti a ruolo fino al 31 dicembre 1999. Gli importi inferiori o uguali a 2 mila euro non ancora riscossi saranno annullati di diritto. E' ciò che comporterà una corrispondente "pulizia" nei bilanci degli enti creditori, soprattutto dei comuni.

    In arrivo anche un organo supervisore sull'operato di Equitalia, che dovrà dettare le linee guida dell'azione di riscossione e monitorare l'andamento dell'attività.

    V. Stroppa - 13 dicembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  06/12/2012

    L'Iva sugli acquisti nel regime dell'Iva per cassa è detraibile entro il secondo anno successivo a quello in cui avviene il pagamento. Inoltre l'Iva per cassa è preclusa per i soggetti che operano nel regime speciale per l'agricoltura.

    Questa sono alcune delle precisazione contenute nelle circolare dell'agenzia delle Entrate N.44/E emanata ieri che fornisce le indicazioni per l'applicazione del nuovo regime che decorre dal prossimo 1° dicembre. Il beneficio della nuova procedura è riservato ai soggetti con volume d'affari non superiore a 2 milioni di euro.

    La circolare ricorda nel dettaglio come le nuova procedura consideri l'esigibilità dell'imposta al momento dell'incasso del relativo corrispettivo e ciò riguarda tutte le operazioni effettuate dal contribuente Iva. A sua volta è sospesa la detrazione dell'Iva sugli acquisti fino al relativo pagamento. L'Iva per cassa sospende l'esigibilità e la detrazione dell'imposta per un anno e ciò con effetto dal momento di effettuazione dell'operazione. Quindi ad esempio per la cessione di un bene consegnato nel mese di gennaio 2013, ove non pervenga il pagamento, l'Iva dovrà essere versata nella liquidazione relativa al mese di gennaio 2014. Anche per le fatture di acquisto la decorrenza di un anno non decorre tanto dal momento della registrazione ma dal periodo in cui l'imposta è divenuta esigibile per lo Stato. Per le fatture di acquisto la circolare precisa che il termine di due anni per l'esercizio della detrazione decorre dall'anno di pagamento della fattura.

    Importante precisazione della circolare riguarda i regimi speciali per i quali il nuovo regime non si applica: il regime monofase, il regime speciale per l'agricoltura e attività connesse nonché quello per l'agriturismo, il regime del margine per i beni usati, il regime delle agenzie di viaggio e turismo. L'esclusione del settore agricolo che opera in regime speciale è una novità che non era prevista nel precedente regime per cassa. Secondo l'articolo 32-bis del Dl 83/2012 i regime esclusi sono quelli dell'applicazione dell'imposta mentre l'agricoltura usufruisce di un regime particolare di detrazione dell'imposta. Tuttavia l'Agenzia avrà considerato che in tale regime la detrazione dell'Iva sugli acquisti non può essere sospesa e pertanto è giunta alla conclusione di escludere anche l'agricoltura.

    La circolare inoltre ricorda che il nuovo regime non si applica per le seguenti operazioni: dal lato attivo per le operazioni effettuate nei confronti di cessionari o committenti che assolvono l'imposta con il meccanismo dell'inversione contabile e per le cessioni intracomunitarie, per le cessioni all'esportazioni, per le operazioni assimilate alle cessioni all'esportazione e per i servizi internazionali; dal lato passivo per gli acquisti soggetti al metodo dell'inversione contabile, per gli acquisti intracomunitari, per le importazioni e per le estrazioni di beni dai depositi Iva. 

    Qualora la normativa preveda dilazioni dei termini per l'effettuazione della liquidazione come avviene per i trasportatori autorizzati al trasporto di merci per conto terzi, il regime dell'Iva per cassa non è precluso. Tali soggetti possono procedere al versamento anche oltre al trimestre successivo a quello di effettuazione dell'operazioni se non hanno ricevuto il relativo incasso della fattura.

    La circolare non esamina le operazioni a cavallo tra il vecchio e il nuovo regime. Il regime precedente cessa dal 1° dicembre ma nulla viene detto in ordine alle fatture già emesse e non ancora riscosse. Riteniamo che queste operazioni seguano il regime originario e quindi l'imposta dovrà essere liquidata al momento dell'incasso anche dopo il 1° dicembre 2013. 

    Gian Paolo Tosoni - 27 novembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  03/12/2012

    A meno di un mese dalla scadenza per il pagamento del saldo dell’ Imu sono ancora molti i dubbi e le domande da parte di contribuenti e professionisti. Ecco intanto cinque delle domande più comuni.

    1) Per l’abitazione principale deve essere presentata la dichiarazione Imu?
    La risposta giusta è “quasi mai”. La dichiarazione, infatti, di solito non va presentata, ma ci sono due eccezioni importanti: primo, tutti i casi in cui marito e moglie hanno la residenza in case diverse situate nello stesso Comune; secondo, tutti i casi in cui il Comune, con il proprio regolamento, ha assimilato alla prima casa l’abitazione degli anziani o disabili ricoverati in modo permanente, o la casa dei residenti all’estero iscritti all’Aire.

    2) Come si fa a dividere il saldo dell’Imu tra quota statale e quota comunale?
    E’ un problema che si pone per tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale (e fattispecie affini) e dai fabbricati rurali strumentali. In pratica, mentre per l’acconto bastava dividere in due l’importo, per il saldo bisogna fare in modo che lo Stato abbia una quota fissa, calcolata con l’aliquota dello 0,38% su base annua, cioè lo 0,19% per il saldo. Al Comune va tutto il resto. Quindi, se l’aliquota decisa dal Comune è superiore a 0,76%, al Comune va un po’ più di metà; se invece, è inferiore, al Comune va meno della metà del saldo. 

    3) Cosa succede se nel corso dell’anno ho cambiato residenza, trasferendomi da un’abitazione a un’altra?
    Il concetto di abitazione principale richiede sia la dimora che la residenza anagrafica. 
    Di conseguenza, dal giorno in cui ho trasferito la residenza non potrò più considerare il mio immobile come prima casa e dovrò pagare con l’aliquota comunale ordinaria. Ogni frazione di mese di almeno 15 giorni, conta come mese intero.

    4) Come va compilata la casella “rateazione” nel modello F24 per il pagamento dell’Imu?
    Per l’acconto questa casella aveva creato non pochi problemi, soprattutto per quei contribuenti che avevano scelto di spezzare in due tranche l’acconto sulla prima casa. Nel saldo, invece, va scritto sempre “0101” nella casella rateazione. 

    5) Cosa succede se con il saldo Imu vado a credito, cioè risulta che ho già pagato in acconto più di quanto dovuto per tutto l’anno?
    Con un’istanza a un qualsiasi sportello dell’agenzia delle Entrate posso correggere i codici tributi indicati a giugno, così da far “confluire” il gettito al destinatario giusto. Dopodiché, se restano delle somme effettivamente a credito, dovrò verificare la procedura prevista dal Comune per il rimborso o la compensazione con gli altri tributi locali. Ad oggi non esiste, invece, una procedura per i rimborsi dallo Stato.

    Cristiano Dell'Oste - 19 novembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  30/11/2012

    Le mille peripezie per arrivare al saldo dell'Imu 2012, compilazione del nuovo bollettino postale compresa.

    Per determinare quanto dovuto a titolo di saldo per l'anno 2012 della nuova imposta municipale i contribuenti devono infatti verificare le aliquote applicabili, effettuare i conteggi su base annua, scomputare quanto dovuto in sede di primo acconto e poi, dulcis in fundo, procedere alla compilazione della delega di pagamento o del nuovo bollettino postale recante l'importo complessivo da corrispondere entro il prossimo 17 dicembre.

    Ma se sceglieranno di usare il bollettino, qualora possiedano immobili situati in comuni diversi, dovranno compilarne uno per ogni comune in quanto il bollettino contiene lo spazio per l'inserimento di un solo codice catastale.

    A. Bongi - 29 novembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  27/11/2012

    L'appuntamento di fine anno con il pagamento dell'acconto Iva per l'ultimo periodo (mensile o trimestrale) rischia di diventare un problema per chi è già a corto di liquidità.

    Alla scadenza del 27 dicembre, termine ultimo per versare - senza rateazione - l'anticipo dell'imposta (la compensazione è ammessa, salvo l'esistenza di debiti erariali non pagati oltre 1.500 euro, scaduti e iscritti a ruolo), sono chiamati anche i contribuenti che entrano nella nuova Iva per cassa.

    Per questi soggetti, infatti, non operano cause di esclusione che sono invece previste, fra l'altro, per gli operatori in regime di nuove iniziative (legge 388/2000), i produttori agricoli, gli esercenti attività spettacolistiche e le società sportive in regime forfettario (legge 398/1991).

    G. Gavelli/M. Sirri/R. Zavatta- 26 novembre 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  26/11/2012

    Il premier Monti invita gli investitori arabi a scommettere sull'Italia ma per gli imprenditori locali a conoscenza di questa classifica la moral suasion probabilmente non basterà. Difficile infatti investire in un Paese che si pone al centotrentunesimo posto al mondo, a pari merito con l'Indonesia, per pressione fiscale complessiva sui profitti d'impresa.

    Nella classifica mondiale del carico fiscale sulle aziende l'Italia è il peggior Paese europeo e continua a navigare agli ultimi posti al mondo.

    L'ultima analisi di PriceWaterhouseCoopers, realizzata studiando i dati di 185 paesi, evidenzia ancora una volta i limiti nazionali nell'incentivare l'attività imprenditoriale e attrarre capitali esteri. Il carico fiscale complessivo, considerando imposte sugli utili, imposte sul lavoro e altri oneri, arriva al 68,3% dei profitti d'impresa, in lieve calo rispetto al 68,5% dello scorso anno ma ancora il dato più alto in Europa.

    Livello che si pone di gran lunga al di sopra della media europea (42,6%) e mondiale (44,7%). 

    In Europa a breve distanza dall'Italia si posizionano soltanto Estonia (67,3%) e Francia (65,7%). Tra i primi 10 Paesi al di sopra della media europea per tasso fiscale globale troviamo anche il Belgio (57,7%), l'Austria (53,1%), la Svezia (53%), l'Ungheria (50,3%), la Repubblica Ceca (49,3%), la Slovacchia (47,9%), la Germania (46.8%). Ad avere il tasso più basso sono invece Lussemburgo, con un carico di un terzo rispetto a quello italiano (21%) seguito da Cipro (23%) e Irlanda (26,4%).

    Rispetto all'analisi dello scorso anno per l'Italia c'è un lievissimo miglioramento,con due punti guadagnati in classifica (da 133 a 131) e una riduzione dello 0,2% nel livello di pressione fiscale sui profitti, dal 68,5% al 68,3%.

    Confrontando i Paesi europei, il divario è soprattutto nell'imposizione fiscale che colpisce il lavoro, dove in Germania ad esempio si arriva al 21,9% mentre da noi è presente un livello più che doppio. Ed è proprio il tasso medio dell'aliquota a penalizzare in modo particolare il nostro Paese, mentre rispetto agli altri due indicatori analizzati le distanze rispetto ai Paesi più virtuosi si assottigliano.

    Per gli adempimenti fiscali in Italia le società impiegano infatti 269 ore all'anno (267 ore la media mondiale e 184 ore la media europea) ed effettuano 15 pagamenti contro i 12.8 pagamenti medi in Europa + Paesi Efta e i 27,2 richiesti mediamente a livello globale. Così, nella classifica dei pagamenti l'Italia sale in 59esima posizione globale, mentre si posizione al centosedicesimo posto in termini di numero di ore per gli adempimenti. 

    «La situazione dell'Italia – osserva Fabrizio Acerbis, partner di PwC Tax & Legal Services (TLS) e curatore della sezione italiana del Rapporto – dall'indagine condotta quest'anno è in lieve miglioramento. In generale, tuttavia, non si registrano particolari novità nelle politiche fiscali dei diversi Paesi che, causa la crisi finanziaria ed economica, faticano a perseguire obiettivi significativi di riduzione della pressione fiscale. In questo quadro, in cui il legislatore non può attuare interventi di natura strutturale, diventa cruciale utilizzare altre leve per sostenere le imprese e la competitività del sistema Paese».

    Se l'Italia può osservare la vetta della classifica solo da lontano, i primi posti sono invece appannaggio quasi esclusivo dei Paesi del Medio Oriente, con il livello medio di tassazione sui profitti d'impresa più basso al mondo: al primo posto gli Emirati Arabi Uniti, poi il Qatar e l'Arabia Saudita. Unico paese europeo nella top ten è l'Irlanda, classificata al sesto posto.

    Luca Orlando - 21 novembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/11/2012

    A pochi giorni dal termine del 1° dicembre l'agenzia delle Entrate, con un provvedimento direttoriale emanato ieri, scioglie le ultime incognite sul nuovo regime per cassa: disciplinando le modalità di comunicazione dell'opzione, gli effetti e la durata della stessa e le conseguenze sanzionatorie per l'inosservanza dell'indicazione sulle fatture della dizione "Iva per cassa".

    Il relazione all'opzione l'Agenzia sceglie la formula più semplice e immediata, indicando che l'opzione è desunta dal comportamento concludente del contribuente e comunicata nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta effettuata. Pertanto non sarà necessaria alcuna comunicazione preventiva, ma l'opzione si indicherà nel quadro VO della dichiarazione Iva.

    B. Santacroce - 22 novembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  21/11/2012

    Oggi l'agenzia delle Entrate svelerà il funzionamento del "redditest". Il software per l'auto-diagnosi della coerenza fiscale è stato illustrato ieri alle associazioni di categoria e ai professionisti in un incontro riservato.

    I contribuenti potranno utilizzare il "redditest" per orientarsi in vista della compilazione della dichiarazione dei redditi. I risultati della verifica preventiva, infatti, resteranno in casa e non potranno essere in alcuna maniera acquisiti dall'amministrazione finanziaria. Su questo punto Attilio Befera è stato molto chiaro nelle scorse settimane.

    Nel caso di semaforo rosso, quindi, si dovrà valutare in un'ottica di compliance come comportarsi quando si metterà mano alla dichiarazione dei redditi.

    M. Bellinazzo - 20 novembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  16/11/2012

    Per l'esclusione da Irap limiti ancora da definire: sarà un decreto ministeriale dei beni strumentali che, di fatto, potranno condurre a non versare il tributo. Fermo restando che, in ogni caso, il primo requisito sarà quello di non avere dipendenti o collaboratori.
    E' questa la formulazione definitiva della parte dell'emendamento al ddl di stabilità che disciplina, appunto, le nuove regole per escludere la debenza del tributo regionale in capo ad imprenditori individuali e professionisti. Sempre in materia di Irap, peraltro, un'altra parte dell'emendamento innalza le deduzioni per il lavoro dipendente e quelle in riduzione del valore della produzione.

    D. Liburdi - 15 novembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  15/11/2012

    Gli studi di settore possono giustificare l'accertamento induttivo nei confronti del contribuente, anche in presenza di contabilità regolare.
    Lo precisa la Cassazione con l'ordinanza 19626/12, depositata ieri. La vicenda trae origine da un accertamento emesso nei confronti di un contribuente cui l'agenzia delle Entrate aveva rettificato il reddito dichiarato. Da quanto emerge dall'ordinanza, la pretesa era fondata su riscontri circa il ricarico elaborato sulla media del venduto, tenuto conto della specificità dell'esercizio, dell'ubicazione in zona fortemente urbanizzata, del volume di affari e dell'indice di rotazione di magazzino.
    Le differenze erano supportate anche dai risultati degli studi di settore, in base ai quali, poi è stato determinato il maggior imponibile.

    A. Iorio - 13 novembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  14/11/2012

    Le società immobiliari che locano immobili sia abitativi che strumentali in queste settimane devono affrontare due problemi. Da una parte, sotto il profilo fiscale, il pericolo di ricadere nello status di società di comodo. Dall'altra, la difficoltà ad incassare i canoni di locazione, per la crisi economico finanziaria che oggi spesso coinvolge il locatario.

    Sullo sfondo c'è la scadenza del versamento della seconda raa di acconto delle imposte, fissata al 30 novembre.

    L'acconto andrebbe calcolato con aliquota maggiorata per i soggetti Ires che rientrano tra le società di comodo.

    P. Meneghetti -13 novembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  13/11/2012

    Le schede carburante sono pronte a essere rimpiazzate dagli strumenti elettronici di pagamento.

    L'agenzia delle entrate, con la circolare 42/E di ieri, ha definito le linee guida necessarie a rendere operativa la disposizione introdotta dall'articolo 7 del Dl 70/11 (decreto sviluppo), per favorire la dematerializzazione dei documenti negli acquisti di carburanti per autotrazione.

    M. Mantovani/B. Santacroce - 10 novembre 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  06/11/2012

    Spendi mille euro per ristrutturare la casa e il fisco te ne restituisce 500 nell'arco di dieci anni, sotto forma di sconto dalle imposte dovute.
    L'ultima versione della detrazione per l'edilizia spinge a un livello di generosità mai visto il vecchio bonus del 36 per cento.
    Certo, fin dal 2007 c'è il 55% per il risparmio energetico, ma si tratta di un'agevolazione selettiva, riservata a un catalogo di interventi ben definito, dalla sostituazione delle finestre al cambio della caldaia.
    Il 50% sulle ristrutturazioni, invece, si applica a tutti i lavori di manutenzione straordinaria eseguiti in casa, dallo spostamento di una parete interna al rifacimento del bagno o dell'impianto elettrico. E comprende una serie di interventi minori che non richiedono l'apertura di un cantiere, come l'installazione di una porta blindata o di un rilevatore di gas.

    C. Dell'Oste - 5 novembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  31/10/2012

    Niente fattura, niente Iva: le richieste di pagamento emesse dalle aziende per sollecitare il committente al versamento degli importi dovuti non costituiscono fattura e pertanto non comportano obblighi Iva.

    Lo ha riconosciuto l'agenzia delle Entrate, accogliendo un'istanza di consulenza giuridica presentata da Anie, la Federazione del sistema confindustriale che rappresenta le principali aziende del settore elettrotecnico ed elettronico. 

    30 ottobre 2012 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  30/10/2012

    In tema di fatture per operazioni inesistenti l'onere di provare la falsità dell'operazione incombe sull'amministrazione. Solo dopo che l'ufficio ha fornito validi elementi in tal senso, l'onere probatorio si sposta in capo al contribuente. 
    E' questo l'interessante principio fornito dalla Corte di cassazione, con la sentenza 18446 depositata il 26 ottobre 2012, che sembra mitigare il rigore interpretativo finora espresso dai giudici di legittimità in materia.

    A. Iorio - 27 ottobre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  26/10/2012

    L'agenzia delle entrate si concentra sui costi black list e offre una serie di risposte non sempre condivisibili.
    Nella circolare 35/E del 20 settembre 2012 la prassi ha fornito indicazioni relative a ipotesi ben delimitate concernenti la deducibilità dei cosidetti costi black list.
    Punto di partenza rimane l'articolo 110, comma 10, del Tuir il quale prevede che "non sono ammessi in deduzione le spese e gli atri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell'art.168-bis. 

    F. Cornaggia/N. Villa - 22 ottobre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  23/10/2012

    La scelta dell'Iva per cassa da parte del fornitore non impedisce al cliente di detrarre immediatamente l'imposta.
    E' uno degli aspetti più rilevanti del nuovo regime che potrà scattare già per le operazioni effettuate a partire dal prossimo 1° dicembre come previsto dal decreto attuativo del ministero dell'Economia dello scorso 11 ottobre. 
    Questo dovrebbe consentire di superare una delle principali criticità dell'attuale regime (intrododotto dall'articolo 7 del Dl 185/2008 e riservato ai soggetti con volume d'affari fino a 200mila euro) che non ne hanno consentito il decollo 

    P. Meneghetti/L. Miele – 22 ottobre 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  19/10/2012

    Per chi opterà dal 1° dicembre 2012 per il nuovo regime della "liquidazione dell'Iva secondo la contabilità di cassa", il vantaggio di poter posticipare, al momento dell'incasso della fattura, il pagamento allo Stato dell'Iva addebitata sui documenti emessi, può essere ridotto dell'incremento dei costi necessari per gestire contabilmente la relativa situazione finanziaria. 
    A differenza del regime precedente, infatti, non è possibile scegliere di posticipare l'esigibilità dell'Iva solo per una fattura emessa (ad esempio, quella di importo più elevato), ma è necessario applicare il principio di cassa a tutte le fatture emesse (tranne quelle verso i privati, gli enti pubblici e chi adotta il reverse charge) e a tutte quelle ricevute (tranne quelle relative agli acquisti soggetti ad inversione contabile o intracomunitari di beni, le importazioni di beni e le estrazioni dai depositi Iva).

    L. De Stefani - 18 ottobre 2012 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  16/10/2012

    MILANO - La manovra per la rimodulazione delle tax expenditures sul fronte deduzioni comporterà un "taglio" di 250 euro su ogni singola spesa che finora i contribuenti potevano utilizzare per abbattere il reddito imponibile da assoggettare a Irpef. Come ha spiegato il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, in conferenza stampa, questo intervento servirà ad «omogeneizzare» per tutte le tipologie di oneri deducibili (quelli elencati nell'articolo 10 del Tuir) il livello della franchigia oggi applicata in misure e modalità differenti. 

    La franchigia non scatterà, in ogni caso, sotto i 15mila euro. Ad essere interessati all'operazione saranno, perciò, dal prossimo anno, circa 15,6 miliardi di oneri deducibili portati in dichiarazione dai contribuenti con redditi che superano questa soglia.

    Un occhio di riguardo ci sarà poi per alcune spese ritenute dall'Esecutivo più «sensibili», come quelle mediche. Sotto questo profilo dovrà essere chiarito però se le "spese mediche" escluse dall'aggravio saranno soltanto quelle deducibili – in pratica quelle effettuate dai portatori di handicap pari a circa 530 milioni di euro – od anche quelle detraibili al 19 per cento.

    La legge di stabilità prevede, inoltre, l'assoggettabilità ad Irpef delle pensioni di guerra e di invalidità. In pratica, quando si superano i 15mila euro, anche questi redditi saranno sottoposti al prelievo sulle persone fisiche secondo la normale sequenza delle aliquote Irpef.

    Più in generale, per capire come inciderà la stretta sulle deduzioni bisognerà verificare la stesura definitiva del testo, partendo dal presupposto che si sta trattando di quelle spese che possono essere sottratte dal reddito totale, comportando per il contribuente un beneficio che va calcolato in base alla sua aliquota marginale.

    Se un contribuente che ha un reddito lordo complessivo di 38mila euro e ha versato oneri per la colf per 1.500, con la riduzione di 250 euro ne potrà dedurre solo 1.250. Considerato che il suo reddito imponibile rientra nella fascia con l'aliquota del 38%, rispetto a quanto accadeva finora, subirà una maggiore tassazione di 95 euro, pari al 38% di 250 euro.

    Ma quanto valgono gli oneri deducibili? E quali sono i più rilevanti? Nelle dichiarazioni del 2011 (relative all'anno d'imposta 2010) sono stati indicati complessivamente 13,4 milioni di oneri deducibili per un ammontare di 21,7 miliardi (con una media di 1.630 euro). La quota più consistente – 17,6 miliardi – è quella dei contributi previdenziali ed assistenziali («versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi») e per la previdenza complementare (1,9 miliardi). Ci sono poi gli assegni periodici corrisposti al coniuge in conseguenza di separazione, scioglimento o annullamento del matrimonio, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, e pari nel 2010 a circa 750 milioni di euro. Mentre per i contributi per "servizi domestici e familiari" i contribuenti italiani hanno portato in deduzione 419 milioni, con un media di 780 euro a contratto. 

    Marco Bellinazzo - 11 ottobre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  15/10/2012

    Devo inviare del legname in conto lavorazione a una società che, dopo la lavorazione, me lo restituisce. Come mi devo comportare con riferimento alla bolla di accompagnamento? Se non ricordo male, devo far viaggiare i beni accompagnati da un documento con la firma del trasportatore o del destinatario. Se dovessero fermare il vettore con i beni, ma sprovvisto di un documento di trasporto, che cosa potrebbe succedere?
    R. F. – PORDENONE

    Dal 1996 è stata soppressa – per la quasi totalità dei casi – la "vecchia" bolla di accompagnamento che doveva scortare i beni viaggianti. Da allora, la bolla deve essere presente solo per il trasporto di alcune categorie di beni quali i tabacchi e i fiammiferi, nonché gli altri beni soggetti al regime delle accise.
    Il documento di trasporto (in sigla Ddt), invece, "può" essere emesso qualora, con riferimento ai beni ceduti, si voglia fruire della fatturazione differita, oppure "deve" essere emesso qualora i beni siano trasferiti per un motivo diverso dalla loro vendita (per esempio, lavorazione e conto visione) allo scopo di vincere il sistema delle presunzioni.
    Di seguito, dunque, verranno fornite alcune indicazioni operative generali relative alle modalità di emissione del documento di trasporto, per poi passare alla trattazione del tema della fatturazione differita e di quello della movimentazione dei beni a titolo non traslativo della proprietà.

    Punto per punto
    Il Dpr 472 del 14 agosto 1996 – che ha soppresso le disposizioni in materia di bolla di accompagnamento – ha disciplinato il contenuto del documento di trasporto. Nel Ddt devono essere indicati il numero progressivo, la data di effettuazione dell'operazione (consegna o spedizione), le generalità del cedente, del cessionario e dell'eventuale incaricato del trasporto. 
    Inoltre, il documento deve contenere la descrizione della natura, della qualità e della quantità dei beni ceduti (articolo 1, comma 3 del Dpr 472/1996).
    L'amministrazione finanziaria ha chiarito che, fermo restando il contenuto minimo previsto dalla norma, l'utilizzatore ha facoltà di aggiungere altri elementi in relazione alle eventuali esigenze aziendali o ad altri obblighi di natura civilistica. A differenza di quanto previsto per la "vecchia" bolla di accompagnamento, il Ddt non soggiace agli obblighi di sottoscrizione da parte del vettore o del destinatario (circolare del 16 settembre 1996, n. 225, ministero delle Finanze - dipartimento Entrate affari giuridici, servizio VI).
    L'emissione del Ddt deve avvenire come minimo in duplice copia: una da trattenere e conservare a cura del cedente e l'altra da consegnare al cessionario. La forma del Ddt è libera, senza vincoli di forma, di dimensione e di tracciato. È utile sottolineare che il documento non deve obbligatoriamente scortare i beni dal luogo di origine fino a quello di destinazione finale, potendo essere spedito via posta, via corriere oppure tramite fax o e-mail, entro la mezzanotte del giorno in cui è iniziato il trasporto dei beni (circolare dell'11 ottobre 1996, n. 249, ministero delle Finanze - dipartimento Entrate affari giuridici, servizio VI).
    Anche i Ddt devono essere conservati, sia dall'emittente che dal destinatario, secondo le regole previste per le fatture, e, dunque, fino al termine dell'accertamento relativo al corrispondente periodo d'imposta, ed eventualmente anche oltre il termine di 10 anni previsto dall'articolo 2220 del Codice civile.

    La tempistica
    Ordinariamente, le fatture relative alle cessioni di beni ordinariamente sono emesse all'atto della consegna o spedizione, così come previsto dall'articolo 6 del Dpr 26 ottobre 1972, n. 633, il cosiddetto decreto Iva. In tali casi, i cedenti possono fare scortare i beni viaggianti da una fattura ordinaria o possono farli viaggiare senza alcun documento, a condizione che la fattura venga spedita o consegnata al cessionario entro le 24 del giorno in cui è stata effettuata l'operazione.
    Qualora, invece, si scelga di avvalersi della fatturazione differita prevista dall'articolo 21, quarto comma, terzo periodo, del Dpr 633/1972, la fattura potrà essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione della cessione, a condizione che sia emesso il Ddt riferito alle consegne o spedizioni dei beni e che la fattura differita indichi la data e il numero dello stesso. Per attivare validamente la fatturazione differita, la consegna dei beni può risultare anche da altri documenti fiscalmente idonei a identificare i soggetti tra i quali è effettuata l'operazione, e aventi le caratteristiche elencate per i Ddt. A titolo esemplificativo, rientrano in tale assimilazione le lettere di vettura.
    Le fatture differite possono raggruppare in un unico documento tutte le cessioni effettuate nei confronti dello stesso soggetto nel corso di un mese solare o per periodi inferiori, ma sempre all'interno di un unico mese solare. Il vantaggio della fatturazione differita è solo di ordine pratico e amministrativo, poiché l'Iva relativa alle operazioni per le quali ci si è avvalsi di tale modalità dev'essere computata nella liquidazione relativa al periodo in cui avviene la consegna o spedizione dei beni. Per esempio, le cessioni di beni consegnati nel mese di ottobre a un medesimo cliente potranno essere riepilogate in un'unica fattura differita da emettere entro il 15 novembre, e l'Iva in essa esposta concorrerà alla liquidazione del mese di ottobre, per un contribuente mensile.

    Proprietà immutata
    La disciplina contenuta nel Dpr 441 del 10 novembre 1997, ai fini delle presunzioni di cessione e di acquisto, prevede che la consegna a terzi di beni in lavorazione, deposito, comodato, o in dipendenza di contratti estimatori, di opera, appalto, trasporto, mandato, commissione, o ad altro titolo non traslativo della proprietà, possa risultare – per quanto qui rileva – dal Ddt integrato con la relativa causale. 
    Agli effetti del superamento delle presunzioni citate, dunque, nel Ddt dovrà essere inserita l'espressa indicazione della causale del trasporto non traslativo della proprietà (per esempio, deposito, lavorazione, passaggi interni).
    Peraltro, le presunzioni in esame non operano qualora i beni – seppure assenti dal magazzino principale – si trovino in altri luoghi nei quali il contribuente svolge le proprie operazioni, come le sedi secondarie, le filiali, le succursali, i negozi e i depositi.

    Giuseppe Carucci e Barbara Zanardi - 8/10/2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/10/2012

    L'aumento "programmato" di due punti percentuali sull'Iva, dal 1° luglio 2013, sarà dimezzato. Il progetto di legge di stabilità che il Governo si appresta a licenziare prevede, infatti, un incremento di un punto percentuale delle aliquote Iva del 10 e 21% sempre a partire dal luglio del prossimo anno.
    Per compensare il taglio delle aliquote Irpef più basse, l'Esecutivo potrà contare dunque sul maggior gettito derivante dall'imposta del prossimo anno.

    M. Bellinazzo - 11 ottobre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  11/10/2012

    Arriva il taglio dell'Irpef ma sarà finanziato con l'aumento di un punto delle aliquote Iva. Con un colpo di scena, dopo otto ore di riunione, il Governo rimette sul piatto la riduzione delle tasse ritoccando di un punto le aliquote Irpef più basse: dal 23 al 22% e dal 27 al 26 per cento. Non sarà invece scongiurato l'aumento delle aliquote Iva, che scatterà da luglio ma sarà di un solo punto: dal 10 all'11% e dal 21 al 22 per cento. Il solo aumento dell'Iva non basterà però a finanziare la riduzione delle tasse che dovrebbe costare all'incirca 5 miliardi: altre risorse potrebbero essere reperite attraverso il riordino delle agevolazioni fiscali.

    Ecco in sintesi i provvedimenti varati dal Governo.

    Taglio Irpef. Riduzione di un punto percentuale (da 23 a 22 punti e da 27 a 26) dell'aliquota sui primi due scaglioni di reddito (da 0 a 15mila euro e da 15mila a 28mila euro).

    Dimezzato aumento Iva. Scatta l'aumento dell'Iva di un punto percentuale sulle aliquote del 10 e del 21 per cento.

    Sanità, tagli per un miliardo a regime. Nuovi tagli al fabbisogno del servizio sanitario nazionale per un miliardo a regime. Nel 2013, come ha spiegato il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, sarà inferiore a un miliardo. 

    Arriva la Tobin Tax. Introdotta una tassa sulle transazioni finanziarie da cui saranno esclusi i titoli di Stato.

    Pensioni di guerra e invalidità. Le pensioni di guerra e di invalidità saranno soggette ad Irpef.

    Riordino agevolazioni. Per i redditi superiori ai 15mila euro si introduce una franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef e, per le sole detrazioni, si fissa il tetto massimo di detraibilità a 3000 euro.

    Pagamenti Pa con dismissioni. Il pagamento degli arretrati della Pubblica amministrazione sarà finanziato con il piano di dismissioni finalizzato a pagare il debito pubblico.

    Banche. Saranno posticipate di 5 anni le deduzioni riconosciute alle banche per il maggior valore riconosciuto al riallineamento per l'imposta sostitutiva.

    Controlli su bilanci Pa. Controlli dei bilanci delle pubbliche amministrazioni: verrà rafforzata la capacità di controllo sui bilanci degli enti locali, che farà leva sulla Corte dei Conti, sui servizi ispettivi della Ragioneria Generale dello Stato e sulla Guardia di Finanza.

    Ok a commissario anticorruzione. Il Cdm ha anche deciso di istituire nella legge di stabilità il Commissario anticorruzione, che presiederà la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche. Il ddl relativo ha ricevuto in nottata l'ok della commissione Giustizia e Affari costituzionali del Senato. Oggi il testo sarà in aula a Palazzo Madama. 

    Riforma del Titolo V della Costituzione. Il Consiglio dei ministri ha approvato infine il disegno di legge sulla riforma del Titolo V della Costituzione. Così ha introdotto il provvedimento il premier Mario Monti: «Il nostro Governo si é dedicato al compito di prendere misure per accrescere la competitività dell'Italia e rimuovere alcuni impedimenti strutturali, ma abbiamo riscontrato che un ostacolo tra i molti risiede in alcuni particolarità istituizionali, in particolare alcuni aspetti del Titolo V della Costituzione». 

    Monti: l'austerità paga
    L'austerità «non é un circolo vizioso»e «la disciplina di bilancio paga e conviene perché ci ha consentito di non dover rincorrere di continuo la congiuntura. Con le decisioni di questa notte in questo "brevissimo" Consiglio dei Ministri abbiamo voluto dare il chiaro segnale che quando ci sono segni di stabilizzazione ci si può permettere qualche sollievo».
    Lo ha detto il premier, Mario Monti, in conferenza stampa a conclusione della maratona sulla legge di stabilità. «Abbiamo dato questo segnale con l'inizio della riduzione Irpef - ha detto Monti - speriamo che gli italiani vedano in questa serie di decisioni di politica di bilancio, che non é una modifica di rotta, il fatto che quella rotta ha senso, che contiene elementi per dare benefici e quando le condizioni lo consentono i benefici ipotetici potenziali possono diventare concreti».

    10 ottobre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  09/10/2012

    Nel ballottaggio sulla dichiarazione per l'imposta municipale sugli immobili alla fine vince la proroga lunga al 30 novembre, per cui non ci sarà nessun "Imuday".
    Il calendario dell'imposta rimane cadenzato con una scadenza al mese. entro il 31 ottobre i Comuni possono ritoccare le aliquote e ridefinire i regolamenti tributari, entro il 30 novembre andrà apputo presentata la dichiarazione e al 16 dicembre si arriverà all'ultimo adempimento, il più complicato, con il doppio conguaglio per calcolare e pagare il saldo 2012.
    La proroga lunga per la dichiarazione è contenuta nelle bozze circolate ieri del "decreto enti locali", approvato dal consiglio dei ministri.

    S. Fossati/G. Trovati - 5 ottobre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  05/10/2012

    Il decreto con le regole di attuazione della nuova Iva per cassa è in fase di finalizzazione. Il processo di concertazione fra ministero dell'Economia e agenzia delle Entrate è sostanzialmente concluso, così che il documento definitivo dovrebbe vedere la luce entro l'11 ottobre, nel rispetto del termine previsto dall'articolo 32-bis del Dl 83/2012 – recante l'istituzione della nuova Iva per cassa – per l'emanazione della normativa di dettaglio. L'indicazione è venuta alla Camera dal ministro dell'Economia, Vittorio Grilli.

    Il decreto ministeriale
    Il Dm è chiamato a definire gli aspetti portanti del sistema, sia in termini campo di applicazione che di adempimenti, fatta eccezione per la soglia di accesso al regime che - conformemente ai dettami Ue - è stata fissata in un volume d'affari non superiore a due milioni di euro (contro gli attuali 200mila), sicché la (ampia) platea dei potenziali beneficiari è già ben circoscritta. Dovrà invece essere precisata la forma attraverso la quale gli operatori dovranno manifestare l'opzione per il differimento dell'Iva.

    Rispetto all'attuale meccanismo, che può essere applicato in relazione a ogni operazione - essendo sufficiente la sola annotazione della volontà su ogni fattura - la nuova Iva per cassa si configura come un regime speciale di portata generale la cui fruizione dovrà essere formalmente comunicata. 
    Il decreto attuativo deve anche fissare la data di entrata in vigore del nuovo regime, che rileva non solo ai fini dell'individuazione delle operazioni da trattare secondo i novellati canoni ma anche in termini di abrogazione del vecchio regime disciplinato dall'articolo 7 del Dl 185/2008: la caducazione della norma è collegata all'entrata in vigore dell'articolo 32-bis del Dl 83/2012, a sua volta connessa alla data voluta dall'emanando Dm.

    La gestione della contabilità
    In termini di adempimenti, è necessario che il provvedimento stabilisca le modalità di gestione della contabilità Iva, atteso che il nuovo regime si caratterizza per l'adozione di canoni opposti rispetto all'attuale: per l'operatore nel regime per cassa l'esercizio del diritto alla detrazione dell'imposta subita in rivalsa "a monte" sugli acquisti sorge al momento del pagamento dei relativi corrispettivi mentre in capo al cessionario/committente il medesimo diritto sorge (comunque) al momento di effettuazione dell'operazione, seppure il corrispettivo non sia stato ancora pagato.

    In altre parole, il diritto a detrazione del cessionario/committente viene collegato al parametro della effettuazione dell'operazione (per i beni mobili la consegna) e non dell'esigibilità.
    Nonostante ciò, è previsto comunque che sulle fatture emesse dal cedente si faccia menzione dell'utilizzo del regime in discorso. Questa evidente lesione del principio di simmetria fra detraibilità ed esigibilità – il cessionario/committente può detrarre un'Iva non esigibile – è legittimata da una dichiarazione a verbale resa in sede di approvazione della direttiva 2010/45/Ue (direttiva fatturazione), da cui la compatibilità comunitaria della scelta.

    I limiti
    Resta ferma l'applicazione dell'Iva per cassa ai soli rapporti business to business, ossia alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di cessionari o di committenti che agiscono nell'esercizio di impresa. In continuità con l'attuale disciplina, il differimento rimane escluso per le operazioni poste in essere dai soggetti che si avvalgono dei regimi speciali Iva (regimi "monofase", del margine, per le agenzie di viaggi e turismo) nonché per le operazioni effettuate nei confronti di operatori che assolvono l'imposta in reverse charge. È mantenuto entro l'anno il limite massimo di differimento, a meno che il cessionario o il committente, anteriormente, sia stato assoggettato a procedure concorsuali, mentre non rilevano più ai fini della rimozione del limite temporale le procedure esecutive, previste dalla attuale normativa.

    Matteo Mantovani - 04 ottobre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/10/2012

    Test di convenienza per i beni in uso ai soci, dopo le due circolari delle Entrate. Le società che affidano propri beni a soci e familiari valutano l'applicazione delle disposizioni introdotte dal Dl 138/11 in vista delle prossime scadenze di fine anno. 
    Oltre agli eventuali ricalcoli dell'acconto di novembre, soci e società devono considerare i possibili interventi correttivi anche alla luce delle novità fiscali annunciate per il 2013.

    Uso promiscuo
    La norma che colpisce i beni assegnati in uso ai soci a corrispettivi inferiori ai canoni di mercato è finalizzata, come quella sulle società in perdita sistematica, a rendere più onerose le strutture aziendali che fanno da schermo a beni personali. Sono dunque escluse dalla disposizione le ipotesi di beni utilizzati da soci per la loro attività nell'impresa (come amministratori, dipendenti o consulenti). In questi casi, l'uso promiscuo è regolato dal testo unico con una deduzione parziale dei costi (art. 164 per le auto e art. 95 comma 2 del per abitazioni) e con un reddito in natura tassato secondo regole consolidate (art. 51 o, per i lavoratori autonomi, art. 54). Gran parte delle fattispecie di beni utilizzati dai soci rientra in realtà in queste tipologie, che restano dunque estranee alle diposizioni in vigore dal 2012, come confermato dall'agenzia delle Entrate nelle circolari 25/E e 36/E di quest'anno. Unica eccezione parrebbe quella dell'imprenditore individuale che, secondo le Entrate (ma la tesi non convince), dovrebbe determinare un reddito diverso per la parte privata dell'utilizzo di beni aziendali. Per le auto, tra l'altro, si tratta in genere di un falso problema, poiché il confronto tra il benefit (30% della tabella Aci dei 15.000 km), che costituisce valore normale ai sensi della circ. 36/E, e il totale dei costi indeducibili dell'impresa (importo che si scala dal valore normale come previsto dalla circolare) dà generalmente un importo negativo (il 60% delle spese oltre all'ammortamento indeducibile perché eccedente la quota sui 18.076 euro supera normalmente il benefit Aci). 

    Soci e familiari
    I problemi più rilevanti si pongono invece nei casi di società che concedono l'utilizzo di propri beni per finalità esclusivamente extraziendali a soci o familiari che non hanno alcun rapporto di lavoro con l'impresa. In questo casi, occorre tempestivamente verificare l'esistenza di redditi per il socio, confrontando il valore di mercato dell'uso dei beni con il corrispettivo, per poi procedere, entro il 30 novembre, a versare la maggiorazione dell'acconto Irpef 2012. L'impatto sulla società delle nuove disposizioni (indeducibilità dei costi) è generalmente modesto in quanto nella maggior parte dei casi (auto, imbarcazioni, aeromobili e immobili abitativi), la deduzione è già fissata da specifiche norme del Tuir che mantengono efficacia.
    Oltre all'onere fiscale, le società che si trovano in queste situazioni dovrebbero però valutare anche la dubbia legittimità civilistica di tali assegnazioni, con possibili contestazioni da parte di soci di minoranza o di creditori qualora si verifichino situazioni di insolvenza. Pare dunque opportuna l'uscita di questi beni dal regime societario e per tale motivo da più parti si invoca la riapertura delle agevolazioni per le assegnazioni o le trasformazioni in società semplici. Queste ultime, infatti, anche qualora diano in uso gratuito i beni ai soci, sono del tutto esonerate dal nuovo regime, non richiedendo dunque alcun intervento correttivo.

    Luca Gaiani - 03 ottobre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/10/2012

    I contribuenti minimi non saranno colpiti dalla stretta che dal 2013 interesserà la deduzione dei costi sulle auto aziendali e professionali, in quanto potranno continuare a dedurre il 50 per cento. Per gli altri due regimi dedicati agli imprenditori individuali e ai professionisti (nuove iniziative e residuali), invece, la percentuale dei costi delle auto deducibile dal reddito passerà dal 40% al 27,5 per cento. Una differenza di trattamento che ha caratterizzato il regime senza Iva già dal suo esordio, nel 2008, quando è stato previsto di non far applicare ai soggetti minimi alcuna regola del Testo unico sulle imposte sui redditi.

    Novità dal 2013
    In base alle novità introdotte dalla riforma del lavoro, dal 2013 i costi relativi alle auto aziendali per le imprese (non agenti) e i professionisti, non in regime dei minimi, potranno essere dedotti al 27,5% e non più al 40 per cento. 
    Il regime dei minimi – in vigore dal 2008 e modificato dal Dl 98/2011 – non segue le regole di deduzione previste dal Tuir (Dpr 917/1986) per le autovetture o comunque per tutti i beni utilizzati in maniera promiscua, cioè per motivi aziendali e personali, come ad esempio i telefoni fissi o mobili.
    Nell'individuare un criterio semplificato di deduzione di questi costi, le Entrate hanno chiarito che, «a prescindere dalle disposizioni del Tuir che prevedono uno specifico limite di deducibilità», le spese di acquisto (anche in leasing) e di gestione dei beni a uso promiscuo possono essere dedotte nella misura del 50% del relativo corrispettivo «comprensivo dell'Iva per la quale non può essere esercitato il diritto alla detrazione» (circolare 7/E/2008). In particolare, per le auto dei minimi non è applicabile neanche il limite del costo di acquisto fiscalmente rilevante, pari a 18.075,99 euro per gli altri regimi fiscali. 
    La percentuale del 50% per la deduzione dei costi auto per i minimi varrà anche per il 2013, considerando che il chiarimento delle Entrate è scollegato dalle regole dettate dal Tuir. 
    L'Agenzia, infatti, scelse la deduzione del 50% nel 2008, quando lo sconto per gli altri regimi era del 40% (80% per gli agenti).
    Rispetto alla deduzione prevista per gli altri regimi, lo sconto fiscale del 50% è molto conveniente, considerando anche che vale il principio di cassa: quindi il costo storico di acquisto va dedotto subito al 50 per cento. Svantaggiati, invece, gli agenti e i rappresentanti minimi, i quali possono dedurre dal reddito solo il 50% dei costi dell'autovettura, al posto dell'80% previsto per gli agenti e i rappresentanti negli altri regimi.

    Beni strumentali dei minimi
    Per poter beneficiare del regime dei minimi, tra l'altro, è necessario che «nel triennio solare precedente» non siano stati effettuati acquisti di beni strumentali, anche tramite noleggio, locazione o leasing, per un ammontare complessivo superiore a 15mila euro (legge 244/2007).
    Anche a questi fini, le Entrate hanno sostenuto che i beni strumentali «solo in parte utilizzati nell'ambito dell'attività di impresa o di lavoro autonomo» (come le autovetture) devono essere considerati per un valore pari al 50% dei relativi corrispettivi (circolare 73/E/2007), al netto dell'Iva indetraibile (circolare 7/E/2008). Quindi, i beni strumentali a uso promiscuo dei minimi rilevano per il 50% del costo sostenuto, «a prescindere da eventuali diverse percentuali di deducibilità contenute nel Tuir». Questa regola vale anche per gli agenti di commercio, la cui percentuale di deduzione dal reddito d'impresa nel Tuir è dell'80% (circolare 7/E/2008).
    Secondo le Entrate, infine, non vanno considerati ai fini della determinazione del limite dei 15mila euro i beni strumentali che il contribuente minimo ha ricevuto in comodato d'uso (gratuito), in quanto per la loro acquisizione non è dovuto alcun corrispettivo. La non rilevanza per la determinazione del tetto dei 15mila euro, però, non incide sulla possibilità di dedurre al 50% i costi di impiego del bene utilizzato nell'esercizio dell'attività, se sono sostenuti dal comodatario.

    Luca De Stefani - 05 settembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  25/09/2012

    Unico 2012 con un approcio ancora prudente per la deduzione delle miniperdite su crediti.
    Le novità introdotte dall'articolo 33, comma 5, del decreto Sviluppo (Dl 83/2012) sono operative dal periodo d'imposta in corso.
    La deduzione automatica delle perdite su somme non riscosse fino a 5mila euro per le grandi imprese (volume d'affari o ricavi oltre 100 milioni euro) e di 2.500 euro per le altre (e comunque sia trascorso un periodo di sei mesi dal termine previsto per il pagamento da parte del debitore) potrà essere operata solo nella dichiarazione dei redditi da presentare il prossimo anno. E' preferibile, quindi, evitare forzature del dato normativo e mantenere un atteggiamento di cautela per i modelli relativi all'anno d'imposta 2011, il cui termine d'invio scade lunedi 1° ottobre.

    F. Landuzzi - 24 settembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  20/09/2012

    La prima comunicazione dei beni utilizzati dai soci scivola al 31 marzo 2013 (anzi, al 2 aprile per la coincidenza delle festività pasquali). Ieri, l'agenzia delle Entrate ha ufficializzato la proroga della scadenza, anticipata dal Sole 24 Ore del 15 settembre scorso. Il rinvio è di cinque mesi e mezzo rispetto al termine del 15 ottobre 2012 ed è stato disposto, come spiega il comunicato dell'Agenzia, «tenuto conto delle particolari difficoltà di attuazione e della assoluta novità della misura».
    Nelle ultime settimane, in effetti, professionisti, operatori e associazioni di categoria avevano sollevato molte perplessità su diversi aspetti della disciplina, al punto che da più parti si sollecitava, più che un differimento dei termini o ulteriori chiarimenti, un ripensamento totale dell'operazione. Operazione che avrebbe come finalità quella di reperire una serie di dati utili ai fini del futuro redditometro, ma che da subito si contraddice, visto che in un tracciato record di dettaglio della comunicazione viene prevista la possibilità che il socio non risulti una persona fisica. Il redditometro si rivolge, però, soltanto ai soggetti persone fisiche, per cui non si comprende il riferimento a soggetti che non lo sono.
    Il rinvio lungo permetterà, in ogni caso, alla stessa amministrazione finanziaria di rimettere mano alle istruzioni per risolvere le questioni più intricate.
    La norma, per esempio, stabilisce che la comunicazione va effettuata «nelle ipotesi di cui al comma 36- quaterdecies» (dell'articolo 2 del Dl 138/2011). Quest'ultima disposizione prevede che le spese e i costi dei beni dell'impresa concessi in godimento ai soci non sono deducibili se il corrispettivo pagato da questi ultimi è inferiore al valore normale del diritto di godimento dei beni. Il comma 36-quaterdecies, quindi, vuole colpire quelle ipotesi in cui il bene, causa il diritto personale di utilizzo da parte del socio o del familiare, non risulta "collegato" all'attività d'impresa, con la conseguenza che, in questo modo, lo stesso bene non risulta inerente, provocando l'indeducibilità dei componenti negativi a esso riferiti. Se ne dovrebbe dedurre, con riferimento alla comunicazione, che l'obbligo sussiste solo per quei beni che non risultano inerenti, tra i quali non possono rientrare, tra l'altro, le autovetture utilizzate in parte per l'attività d'impresa per le quali si applica la predeterminazione legale dell'inerenza dell'articolo 164 del Tuir. Invece, secondo il provvedimento delle Entrate dello scorso 15 giugno, l'obbligo di comunicazione sussisterebbe per ogni tipologia di bene (che sia inerente o meno).
    C'è poi la questione dei finanziamenti soci e delle altre forme di capitalizzazione. I finanziamenti, i conferimenti, eccetera, hanno senz'altro rilevanza e interesse ai fini del "sintetico", ma non c'è alcuna norma che prevede l'obbligo di comunicazione degli stessi. Ne esiste, in verità, una (il comma 36-septiesdecies), ma questa dice semplicemente che ai fini dei controlli e della ricostruzione sintetica del reddito si terrà conto dei finanziamenti e dei conferimenti. Cosa, peraltro, che accade da sempre.
    La norma stabilisce ulteriormente (comma 36-sexiesdecies) l'applicazione della sanzione del 30%, in caso di omessa o irregolare comunicazione dei dati, sull'importo che costituisce reddito diverso per il socio o per il familiare. Si applica, invece, la sanzione "residuale" da 258 a 2.065 euro se i componenti negativi relativi ai beni non inerenti non sono stati dedotti e se il socio ha dichiarato un reddito diverso pari al valore normale del diritto di godimento. Quest'ultima previsione risolve ogni cosa: l'ipotetica esigenza di comunicare i finanziamenti soci e le forme di capitalizzazione (richiesta dal provvedimento delle Entrate, ma non dalla norma) non può originare alcun reddito diverso per i soci né alcuna indeducibilità relativa ai beni. Così come nessun reddito diverso può provocare il bene, come l'auto, per il quale già la norma forfetizza l'inerenza e la deducibilità dei componenti negativi, visto che lo stesso si presta, per sua natura, a un utilizzo personale o familiare.
    Conseguentemente, in caso di omissione di questi dati non può trovare applicazione alcuna sanzione, considerando che quella "residuale" viene già prevista quando società e soci si adeguano alle nuove disposizioni, non deducendo (la società) e dichiarando un reddito diverso (il socio).

    ll provvedimento
    Pubblichiamo il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate relativo a modalità e termini di comunicazione dell'Anagrafe tributaria dei dati relativi ai beni dell'impresa concessi in godimento ai soci o familiari, ai sensi dell'articolo 2, comma 36-sexiesdecies, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. Modifiche al provvedimento del 16 novembre 2011

    1. Proroga
    Il termine previsto al punto3.5 del provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 16 novembre 2011, già prorogato al 15 ottobre 2012, è ulteriormente prorogato al 31 marzo 2013.

    2. Motivazioni
    Il presente provvedimento modifica il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 15 novembre 2011. La previsione di un più ampio termine per la prima comunicazione dei dati, origiariamente fissato al 15 ottobre 2012, è disposta tenuto conto delle particolari difficoltà di attuazione e della assoluta novità dell'obbligo in parola.

    Marco Bellinazzo - 18 settembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/09/2012

    Le correzioni degli errori compiuti dal contribuente in sede di compilazione degli studi di settore richiedono sempre la presentazione di una dichiarazione integrativa e non possono mai essere superate con un intervento autonomo dell'agenzie delle Entrate.

    Questo uno dei messaggi principali che è possibile desumere dalle faq pubblicate sul sito dell'agenzia delle Entrate, che devono essere tenute presenti in occasione della prossima scadenza del 1° ottobre, entro cui dovranno essere inviate le dichiarazioni del 2011 e le correzioni del 2010.
    Il documento pubblicato rappresenta un restyling di quello già disponibile dallo scorso 4 luglio.

    S.Pellegrino/G.Valcarenghi-18 settembre 2012–tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  11/09/2012

    C'è ancora tempo fino al 1° ottobre per optare per la cedolare secca sulle locazioni riferite a contratti che erano già stati registrati al 7 aprile 2011.
    Secondo quanto precisato nella circolare 20/E del 2012 delle Entrate, infatti, anche i soggetti che non hanno versato acconti di imposta sostitutiva e non hanno spedito la lettera raccomandata all'inquilino di rinuncia agli aggiornamenti del canone possono rimediare in sede di compilazione del modello Unico 2012.

    L. Lo vecchio - 10 settembre 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  07/09/2012

    Il fisco non può negare la detrazione dei costi bollando come false le fatture solo perchè queste non sono state contabilizzate presso il fornitore.
    Infatti, il pagamento e il contratto sono sufficienti al contribuente per dimostrare l'esistenza dell'operazione commerciale.
    Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 14902 del 5 settembre, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.
    Insomma, la sezione del Palazzaccio ha bocciato il ricorso dell'Agenzia delle entrate che aveva negato la detrazione dei costi a un'impresa perchè le fatture non erano state contabilizzate dal fornitore.

    D. Alberici - 6 settembre 2012 – tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  06/09/2012

    Gli studi di settore sono inaccessibili. Off limit per i contribuenti, infatti, i dati relativi al campione di riferimento che ne determina la base su cui costruire lo studio e su cui far partire l'accertamento.
    Agenzia delle entrate, Ministero dell'economia e Sose, società per gli studi di settore hanno risposto tutte e tre picche alle richieste di un contribuente di entrare in possesso dei dati che sono alla base della costruzione degli studi di settore.
    Il motivo della richiesta è quello di potersi difendere da un accertamento fondato sugli studi di settore che attribuisce al contribuente un applicazione inesatta dello studio.

    C. Bertelli - 5 settembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  05/09/2012

    L'Imu torna alla cassa tra due settimane esatte – il 17 settembre prossimo – ma non per tutti.
    Alla scadenza sono interessati solo i possessori dell'abitazione principale che hanno scelto di pagare l'Imu in tre parti (acconto diviso in due e saldo).
    Infatti, per il solo 2012, ai titolari dell'abitazione principale è stata data facoltà di avvalersi di una scadenza aggiuntiva, rispetto a quelle ordinarie del 16 giugno e del 16 dicembre.
    In questo caso, il pagamento si divide così: un primo acconto di un terzo dell'imposta al 18 giugno scorso (il 16 cadeva di sabato), un terzo al prossimo 17 settembre, e il resto a saldo, entro il termine ordinario del prossimo 17 dicembre (il 16 cade di domenica). In pratica, le prime due rate sono uguali e l'ultima si determina per differenza tra il dovuto per l'anno e l'importo pagato nelle prime due. Attenzione: questa facoltà vale anche per tutte le ipotesi di assimilazione all'abitazione principale.

    I soggetti obbligati
    I soggetti obbligati al pagamento sono i proprietari o i titolari di un diritto reale di godimento sul l'immobile. Un caso particolare riguarda l'abitazione ricevuta in eredità che costituiva la dimora abituale della famiglia. In tale ipotesi, al coniuge superstite spetta il diritto di abitazione, ai sensi dell'articolo 540- bis, del Codice civile. Quindi il bene dovrà essere tassato per intero in capo al coniuge superstite, a prescindere dalle quote di eredità.

    Le regole per calcolare l'imposta da versare risentono della tempistica concessa ai Comuni per deliberare aliquote e detrazioni. Quest'anno infatti le amministrazioni hanno tempo sino al 31 ottobre prossimo per adottare i provvedimenti tributari, con effetto dal 1° gennaio 2012. Ne deriva che alla data di scadenza dell'adempimento, il contribuente potrebbe non conoscere le decisioni locali. Per questo motivo, è previsto che le rate di giugno e di settembre siano calcolate applicando le aliquote e le detrazioni di legge, rinviando al momento del saldo l'impatto con le delibere comunali. Quindi per l'acconto si deve considerare l'aliquota dello 0,4% e la detrazione di 200 euro, oltre che, se spettante, la maggiorazione di 50 euro per ciascun figlio convivente, di età non superiore a 26 anni.

    Le Finanze hanno tuttavia proposto un'interpretazione elastica. Secondo la circolare 3/DF/2012, il contribuente può applicare da subito le delibere comunali, se conosciute e più favorevoli rispetto alla disciplina di legge. È il caso ad esempio del Comune che ha deliberato una detrazione maggiorata o un'aliquota più bassa dello 0,4 per cento. O, ancora, del Comune che si è avvalso delle facoltà di assimilazione all'abitazione principale.

    Le scelte locali
    I poteri deliberativi dei Comuni sull'Imu devono comunque rispettare i limiti di legge. Non si può quindi scendere al di sotto dell'aliquota minima dello 0,2 per cento. Non è inoltre possibile intervenire sulla maggiorazione della detrazione per i figli conviventi.

    Ci sono invece ampi margini di manovra sia in termini di differenziazione delle aliquote sia in punto di elevazione della detrazione base di 200 euro. È pertanto ammessa la diversificazione delle aliquote per l'abitazione principale in funzione della categoria catastale dell'immobile, purché si rimanga tra lo 0,2 e 0,6 per cento. È inoltre possibile elevare la detrazione per la totalità dei contribuenti o adottare una detrazione aggiuntiva solo per determinate categorie di soggetti passivi, in funzione della loro situazione reddituale e/o patrimoniale. Se invece si decide di esentare l'abitazione principale, non è possibile aumentare l'aliquota base dello 0,76% nei riguardi delle unità immobiliari a disposizione.

    I rurali accatastati
    Un caso particolare riguarda le unità abitative rurali. In linea di principio, la disciplina Imu di questi immobili non differisce da quella generale. L'unica eccezione riguarda le unità abitative che, conservando i requisiti di ruralità, sono prive di rendita e devono essere accatastate entro la fine di novembre. In tale eventualità, il pagamento si effettua in un'unica soluzione entro il termine del saldo (17 dicembre prossimo). E questa regola vale anche se l'immobile è già stato accatastato nel corso del 2012, ad esempio a luglio.

    Luigi Lovecchio - 03 settembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/09/2012

    La dichiarazione infedele dell'Iva, che ha come conseguenza l'evasione fiscale può essere accertata con metodo induttivo, in presenza di contabilità irregolare, e sui rilievi della Guardia di finanza, insomma con la stessa procedura usata per l'accertamento fiscale.

    E' quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza numero 33504 del 30 agosto 2012.

    Ma le motivazioni contengono anche un altro interessante principio.
    L'imprenditore può ottenere uno "sconto di pena" se invoca la continuazione fra reato di falsa dichiarazine e distruzione delle scritture contabili. Ipotesi alla quale non può applicarsi, insomma, il concorso di reato.

    D. Alberici - 31 agosto 2012 – tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  29/08/2012

    Il Dl 83/2012 (convertito nella legge 134/2012) ha significativamente riscritto la disciplina Iva per gli immobili di imprese e professionisti, con la conseguenza di rendere meno oneroso l'autoconsumo al momento della cessazione dell'attività.
    Dopo le modifiche sintetizzate nello schema a lato, dal 26 giugno per le cessioni - con l'eccezione degli immobili costruiti (o ripristinati) - il regime naturale è sempre quello dell'esenzione (l'imponibilità diventa opzionale), a prescindere dalle caratteristiche del cessionario, anche per i fabbricati strumentali per natura come uffici, negozi o capannoni.
    Considerata la soppressione delle ipotesi di imponibilità obbligatoria, lo stesso regime previsto per le cessioni trova ora pacifica applicazione anche nelle situazioni di autoconsumo o assegnazione ai soci. 

    G. Gavelli/F. Zuech - 29 agosto 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  27/08/2012

    La stretta fiscale che dal prossimo anno colpirà la deduzione dei costi relativi alle auto aziendali (ridotta dal 40% al 27,5%) e le problematiche sull'utilizzo delle stesse da parte dei soci anche per motivi personali (comunicazione per il 2011 in scadenza il prossimo 15 ottobre), stanno portando molte imprese a preferire l'intestazione delle autovetture direttamente agli amministratori per le società di capitali, agli accomandatari per le sas o ai soci per le snc.

    La successiva richiesta alla società del rimborso spese per i chilometri percorsi, infatti, consente la piena deducibilità Ires o Irpef di questi costi, in capo all'impresa, e l'intassabilità delle rimborso, in capo al precettore. Per questi rimborsi, poi, è stato chiarito dalle Entrate che sia possibile dedurre il totale delle tariffa Aci e non solo la parte proporzionale alla percorrenza (risoluzione 6 maggio 2011, prot. 954-59477-2011).

    Per le singole trasferte fuori del Comune, sede di lavoro, possono spettare all'amministratore, previa apposita autorizzazione, due tipi di indennità, quella forfettaria e quella chilometrica. La prima può essere pagata indipendentemente dal fatto che utilizzi la propria autovettura e prevede in generale un rimborso giornaliero di 46,48 euro e di 77,47 euro, se all'estero (articolo 51, comma 5, Tuir). Fino a questo limite non sono tassate in capo all'amministratore, mentre sono sempre deducibili per l'impresa, anche se superiori (istruzioni alla dichiarazione dei redditi relativa al 1996, circolare Entrate 16 luglio 1998, n. 188, risposta 9, Assonime 21 ottobre 2008, n. 55).

    Le indennità chilometriche, invece, hanno un limite massimo di deduzione per l'impresa, pari al costo di percorrenza relativo ad autoveicoli di potenza non superiore a 17 cavalli fiscali, ovvero 20 se con motore diesel (articolo 95, comma 3, Tuir). Le autovetture con 17 cavalli fiscali hanno una cilindrata tra 1505,9 e 1643,3 cc., mentre quelle di 20 cavalli fiscali tra 1930,6 e 2080,1 cc. (decreto legge 8 ottobre 1976, n. 691).

    La risoluzione delle Entrate 6 maggio 2011, prot. 954-59477-2011, ha chiarito che «per costo di percorrenza deducibile quale indennità chilometrica rimborsata ai dipendenti o ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa debba intendersi il costo complessivo di esercizio in Euro al Km calcolato dall'Aci, comprensivo della quota relativa al costo non proporzionale al chilometraggio» (assicurazione Rca, tassa automobilistica, quota interessi).
    Deve ritenersi superata, quindi, l'interpretazione fornita nella nota della direzione regionale delle entrate del Friuli Venezia Giulia n. 2006-31579-12, che prevedeva l'utilizzo solo della tariffa Aci proporzionale alla percorrenza (quota capitale, carburante, manutenzione, riparazione e pneumatici). Ai fini della deduzione del costo per l'impresa, quindi, si può utilizzato il costo Aci complessivo di esercizio (sempre nei limiti dei 17 o 20 cv), il quale è l'importo massimo deducibile per l'impresa. In capo al percettore, invece, questa indennità non concorre mai a formare il reddito, neanche se si utilizza una tariffa Aci superiore (articolo 51, comma 5, Tuir) e neanche se il rimborso spese analitico, comprensivo anche di altre spese di viaggio e trasporto (aereo o treno) o di vitto e alloggio, supera i 180,76 euro giornalieri (258,23 euro, se all'estero). Questo limite, infatti, riguarda solo la deduzione in capo all'impresa delle spese di vitto e alloggio per le trasferte (articolo 95, comma 3, Tuir). 

    Ai fini Irap, i soggetti Ires deducono interamente i costi relativi alle autovetture inerenti, secondo i principi contabili, non essendo applicabili i limiti dell'articolo 164, Tuir, ma se l'inerenza è dubbia, comunque, è possibile adeguarsi alle regole del Tuir anche ai fini Irap (circolari 16 luglio 2009, n. 36/E e 22 luglio 2009, n. 39/E). Sono, comunque, indeducibili gli interessi passivi sui relativi finanziamenti o leasing. Sono indeducibili Irap le indennità chilometriche rimborsate agli amministratori per le trasferte (si veda Il Sole 24 Ore dell'8 giugno 2009, in sintonia con le vecchie circolari 4 giugno 1998, n. 141/E e 26 luglio 2000, n. 148/E, paragrafo 2.2.2).

    Luca De Stefani - 29 luglio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  26/07/2012

    Cambia l'Iva per cassa. Ma il nuovo regime, cosi come modificato in sede di conversione del Dl 83/2012, almeno in base al testo a disposizione, potrebbe presentare profili di incompatibilità comunitaria nella parte in cui collega il diritto alla detrazione del cessionario-committente all'effettuazione dell'operazione, prescindendo dal pagamento della fattura.
    La presenza di questa incongruenza rischia di offuscare una misura che, invece, ampliando l'applicazione del regime agli operatori con fatturato fino a due milioni di euro, potrebbe risultare particolarmente utile per gli equilibri finanziari delle imprese.
    Con un emendamento che verrà votato oggi dalla Camera, nel testo del decreto legge sviluppo è stata introdotta una modifica sulla cosiddetta Iva per cassa, ossia il particolare regime - introdotto dall'articolo 7 del Dl 185/2008 - che fino a oggi consente agli operatori con volume di affari non superiore a 200mila euro di posticipare il versamento dell'Iva all'erario al momento del pagamento della fattura da parte del cessionario, di modo che il contribuente non debba accollarsi l'onere finanziario dell'esborso anticipato dell'Iva nelle more del pagamento del proprio cliente.

    M. Mantovani/B. Santacroce – tratto da Il sole 24 ore - 25 luglio 2012 -

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  • Fisco e tasse  »»  24/07/2012

    Contribuenti chiamati per l'ultima volta al calcolo del plafond delle manutenzioni deducibili ragguagliando il costo degli acquisti e delle cessioni perfezionate in corso d'anno alla durata del possesso. 
    L'articolo 3, comma 16-quarter, del Dl 16/2012 ha, infatti, abrogato la disposizione che impone il ragguaglio ma solo dal periodo d'imposta in corso al 29 aprile 2012.
    Pertanto, le modalità di calcolo delle manutenzioni deducibili in Unico 2012 restano invariate per chi ha l'esercizio coincidente con l'anno solare: si devono considerare anche le cessioni e gli acquisti intervenuti nell'anno per determinare il plafond di deducibilità del 5 per cento.

    S. Giovagnoli/D. Pin/E. Re – 23 luglio 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  20/07/2012

    Scade martedi 31 luglio il termine di presentazione dell'istanza di rimborso/compensazione del credito Iva relativo al secondo trimestre 2012.
    Per la compilazione dell'istanza occorre utilizzare il modello TR, nella versione aggiornata dall'agenzia delle entrate con il provvedimento del 20 marzo scorso in considerazione dell'ampliamento, a partire da quest'anno, della platea degli aventi diritto.

    F. Ricca - 19 luglio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  18/07/2012

    Il versamento a saldo e primo acconto delle imposte che derivano dalla dichiarazione dei redditi può essere effettuato dal contribuente con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo entro il trentesimo giorno successivo al termine previsto, senza il pagamento della sanzione; è l'orientamento della sentenza della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia n. 38/2/2012 del 27 aprile scorso.

    F. Gavioli - 17 luglio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  13/07/2012

    Ampliati i casi di punibilità per frode fiscale.
    Il reato di dichiarazione fraudolenta si configura non solo quando il contribuente usa fatture false ma quando, per ottenere l'illecito risparmio d'imposta, usa qualunque altro documento falso, come quelli per le spese mediche, le schede carburante e le ricevute fiscali.
    Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 27392 dell'11 luglio 2012.
    Dunque, ha precisato la terza sezione penale, qualunque documento contabile che permette al contribuente di esporre al fisco costi fittizi è una frode fiscale.

    D. Alberici – 12 luglio 2012 - tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  06/07/2012

    La mancata allegazione a Unico del modello degli studi di settore espone il contribuente a possibili incrementi del carico sanzionatorio oltre a un possibile accertamento induttivo; per rimediare a errori compiuti sul periodo 2010, si è ancora in tempo a inviare il prospetto, potendo cosi beneficiare del ravvedimento operoso.
    Questo il principale chiarimento contenuto in una serie di Faq pubblicate ieri sul sito dell'agenzia delle Entrate.
    L'innesco è certamente da ricercasi nelle lettere inviate ai contribuenti in "odore" di irregolarità, con le quali si avverte della possibile anomalia e delle possibilità di porvi rimedio prima dell'avvio di un accertamento vero e proprio (le comunicazioni, infatti, costituiscono un semplice riscontro e non bloccano la possibilità di beneficiare delle sanzioni ridotte).
    Le risposte dimostrano che, in molti casi, le irregolarità derivano da mere sviste di compilazione, mentre in altre situazioni da un'erronea interpretazione delle istruzioni.

    S. Pellegrino/G. Valcarenghi – 5 luglio 2012 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  28/06/2012

    L'attività di agente di commercio se svolta concretamente senza un'autonoma organizzazione determina l'esenzione dal pagamento dell'Irap.

    La Corte di cassazione confermando l'ormai consolidato orientamento ha accolto così il ricorso di un agente di commercio che, invece, in sede di merito si era visto respingere dalla Commissione tributaria regionale di Napoli (sentenza n. 171/2009) il rimborso dell'imposta.

    Con l'ordinanza n. 10559, depositata ieri, la sesta sezione civile, dunque, si è affidata ai precedenti in materia – a partire dalla sentenza n. 12108/09 delle Sezioni Unite –, per chiarire la non applicabilità dell'Irap alle attività, anche se ausiliarie di impresa in base all'articolo 2195 del codice civile, come quella di agente di commercio, non dotate di autonoma organizzazione.

    Spetta, in ogni caso, al giudice di merito verificare quando il contribuente sia, sotto qualsiasi forma, responsabile dell'organizzazione e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità, e quando impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività ovvero si avvalga in modo non occasionale del lavoro altrui.

    L'unica condizione per il contribuente che si trovi in questa situazione per sfuggire al pagamento dell'Irap o per chiederne il rimborso se l'ha già versata – ribadisce la Cassazione – è di provare l'assenza degli elementi qualificanti per l'applicazione dell'Irap.

    M.Bel. - 26 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  26/06/2012

    Arriva la tassa sui licenziamenti. Per lasciare a casa un dipendente, a torto o ragione, l'impresa sarà costretta non solo a superare lo scoglio dell'articolo 18, ma a pagare pure il ticket all'Inps d'importo variabile a seconda dell'anzianità aziendale.
    Per esempio, il licenziare il dipendente assunto l'anno prima, con retribuzione di 2 mila euro mensili, bisognerà staccare all'Inps un assegno di 545 euro; di 1.090 euro se è stato assunto due anni prima e 1.635 euro se è stato assunto tre o più anni prima. E le cose andranno anche peggio alle imprese in crisi e costrette a licenziamenti collettivi

    D. Circoli – 25 giugno 2012 - tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  25/06/2012

    Le principali scadenze fiscali di fine giugno. Tutti gli approfondimenti relativi agli adempimenti fiscali.

    Scadenza del 20.6.2012
    Modello 730

    Adempimento:
    Consegna al C.A.F. o ad un professionista abilitato del Modello 730, del Modello 730-1 per la scelta della destinazione dell'8 per mille dell'IRPEF e del Modello 730-1bis per la scelta del 5 per mille.

    Soggetti:
    Contribuenti che si avvalgono dell'assistenza fiscale mediante C.A.F.

    Modalità:
    NB La scadenza originaria è fissata al 31/05 e per l'anno 2012 slitta al 20/06 (Comunicato Agenzia entrate 26/04/2012).
    Il C.A.F. o il professionista abilitato rilascia la ricevuta (utilizzando il Modello 730-2) dell'avvenuta presentazione della dichiarazione

    Normativa di riferimento:
    - D.P.R. 04/09/1992, n. 395, art. 14 e 15;
    - D.L. 04/07/2006, n. 223, art. 37, co. 12;
    - D.M. 07/05/2007, n. 63;
    - D.M. 31/05/1999, n. 164, art. 13;
    - D.P.C.M. 12/05/2011;
    - Circolare 14/03/2011, n. 14/E.

    Scadenza del 25.6.2012
    Elenchi Intrastat - mensili

    Adempimento:
    Presentazione elenchi Intrastat relativi al mese precedente.

    Soggetti:
    Operatori intracomunitari con obbligo mensile.

    Modalità:
    La presentazione avviene in via telematica.

    Normativa di riferimento:
    - D.L. 23/01/1993, n. 16, art. 6;
    - D.M. 21/10/1992, n. 602, art. 3 e 8;
    - D.P.R. 07/01/1999, n. 10;
    - D.M. 22/02/2010
    - Circolare 06/08/2010, n. 43/E
    - Circolare 21/06/2010, n. 36/E
    - Risoluzione 01/06/2010, n. 48/E
    - Circolare 18/03/2010, n. 14/E
    - Circolare 17/02/2010, n. 5/E

    Sanzioni:
    Sanzione amministrativa:
    - omessa presentazione degli elenchi riepilogativi: sanzione da uro 516 a euro 1.032 per ciascuno di essi.

    N.B. La sanzione è ridotta alla metà se gli elenchi sono presentati entro trenta giorni dalla richiesta dell'ufficio abilitato a riceverli ovvero incaricato del loro controllo.

    Scadenza del 28.6.2012
    Prelievo erariale unico apparecchi da intrattenimento

    Adempimento:
    Versamento del prelievo erariale unico (PREU) sugli apparecchi da intrattenimento.
    Il versamento riguarda la terza rata del III periodo contabile (maggio-giugno), pari al 25% del PREU dovuto per il I periodo contabile (gennaio-febbraio).

    Soggetti:
    Esercenti attività di intrattenimento (concessionario di rete) ai quali Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato (AAMS) ha rilasciato il nulla osta per gli apparecchi e i congegni da divertimento per il gioco lecito di cui all'art. 110, co. 6, R.D. n. 773/1931 (TULPS)

    Modalità:
    Il versamento va fatto, utilizzando il Modello F24, esclusivamente in via telematica.

    Normativa di riferimento:
    - R.D. 18/06/1931, n. 773, art. 110 comma 6
    - D.P.R. 26/10/1972, n. 640, art. 14-bis
    - D.P.R. 30/12/1999, n. 544, art. 6
    - D.L. 30/09/2003, n. 269 art. 39, conv. con modif. dalla L. 326/2003;
    - D.L. 04/07/2006, n. 223, art. 37, co. 49;
    - D.M. 12/04/2007.

    Codice tributo:
    - 5157: prelievo erariale unico ed interessi - III periodo contabile - sugli apparecchi e congegni da gioco di cui all'art. 110, c.6, del TULPS (ris. n. 239/E del 06/09/2007).

    Sanzioni:
    Sanzioni amministrative:
    - omesso o insufficiente versamento di imposte: sanzione pari al 30% dell'ammontare non versato;

    Scadenza del 30.6.2012
    Elenchi del cinque per mille - ricerca scientifica

    Adempimento:
    Termine ultimo la presentazione della dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, attestante la ersistenza dei requisiti previsti dalla legge ai fini dell'iscrizione

    Soggetti:
    Enti senza scopo di lucro operanti nell'ambito della ricerca scientifica (art. 1, co. 1, lett. b) D.P.C.M. 23/04/2010) che intendono che intendono partecipare al riparto della quota del 5 per mille dell'IRPEF

    Modalità:
    La presentazione avviene mediante raccomandata con ricevuta di ritorno

    Normativa di riferimento:
    - D.L. 29/12/2010, n. 225, art. 2, co. 1;
    - D.P.C.M. 23/04/2010;
    - Circolare 03/03/2011, n. 9/E.
    - Circolare 20/03/2012, n. 10/E.

    18 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/06/2012

    Arriva per la prima volta in Unico la cedolare secca. Nel quadro RB del modello Unico persone fisiche fa il suo ingresso la tassazione sostitutiva che è possibile applicare dal 2011 e che soprattutto per i redditi medio-bassi offre di certo una situazione di vantaggio per i contribuenti.

    La compilazione dei quadri di Unico dedicati a tale fattispecie non presentano particolari difficoltà (sono riepilogate nei facsimili in tabella).

    La cedolare introdotta dall'art.3 del decreto legislativo n.23 del 14 marzo 2001 consente di assoggettare a tassazione proporzionale del 19 o 21% il reddito di locazione invece che assoggettarlo all'Irpef progressiva.

    N. Villa – 18 giugno 2012 - tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  21/06/2012

    A metà giugno, solitamente, si pagavano le imposte; anche quest'anno, invece, si tiene a battesimo la versione definitiva del software Gerico ed il provvedimento che approva i modelli che costituiscono parte integrante di Unico, dopo che, sabato scorso, è stato pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» il decreto che ha approvato i correttivi anticrisi (nel 2011 il varo è stato il 10 giugno).

    Rimane, operativamente, ancora tutto da fare nelle prossime tre settimane (confidando nell'efficienza delle case di software, chiamate all'aggiornamento degli applicativi): verificare la posizione del contribuente, valutare la possibilità di un adeguamento anche alla luce delle nuove norme premiali, o l'esistenza di plausibili giustificazioni al disallineamento da indicare nel campo delle annotazioni. Da una prima simulazione, Gerico non riserva eclatanti sorprese rispetto alla versione Beta; i dati sembrano sostanzialmente confermati, anche se risulta una leggera differenza sullo studio di settore dell'elettricista (VG57U), peraltro già registrata nell'ultima versione provvisoria, ed una riduzione della misura dei correttivi anticrisi relativi nel settore del trasporto merci su strada (correttivo da versione Beta pari ad euro 54.044, correttivo da versione ufficiale pari ad euro 51.962). Peraltro, lo stesso sito dell'Agenzia ammoniva sul carattere di non ufficialità dello strumento precedente, utilizzabile solo a titolo orientativo.

    In relazione agli studi revisionati emerge un sostanziale livello di invarianza del risultato finale: ove il ricavo puntuale cresce rispetto alla precedente versione si nota un incremento dei correttivi anticrisi, di modo che tutto sembra restare in linea con la situazione pregressa (ovviamente in ipotesi teorica di invarianza dei dati).

    Per gli studi non revisionati, invece, la partita si gioca tutta sul ruolo dei soli correttivi, in relazione ai quali risulta difficoltoso proporre un confronto, non fosse altro per la pluralità di variabili coinvolte nella loro determinazione. Tuttavia, si ha l'impressione di un tendenziale incremento, in assoluto parallelo con la "dimensione" della crisi; ciò vale per diversi settori, dalla farmacia, al commercio all'ingrosso ed anche per le immobiliari di gestione.

    Le riduzioni "anti crisi" sono di due tipologie: oltre ai correttivi specifici (in particolar modo legati all'incremento del costo del carburante per il settore dei trasporti), assumono importanza quelli congiunturali, che siano di settore o individuali. I correttivi di settore sono stati determinati effettuando una proiezione dei dati del 2010 sul 2011, attingendo le informazioni dell'andamento per microsettori da una indagine Prometeia e correlandole con i dati delle comunicazioni Iva e delle dichiarazioni Iva presentate entro febbraio 2012. Inoltre, le informazioni sono state testate su un campione di dati contabili forniti dalle associazioni di categoria. L'applicazione pratica non è difficile, poiché per ogni cluster di appartenenza è stato determinato (nelle tabelle allegate al decreto) un coefficiente di riduzione da applicare ai ricavi puntuali; chi non si riconoscesse in tale riduzione (ad esempio, chi svolge attività di cura degli animali da compagnia, sappia che il coefficiente dello studio TG99U è sempre pari a zero), potrà evidenziarlo nelle note libere.

    Per gli studi professionali che fondano il conteggio sulle tariffe (tabella 1.E del decreto), anch'esse ridotte nel tempo, per effetto della crisi, rispetto agli standard prefissati, sono stati accordati coefficienti di riduzione che vanno da un massimo dello 0,0555 per l'ingegneria integrata, ad un minimo dello 0,0051 dei geologi; nel mezzo gli altri (commercialisti 0,0194, notai 0,0137, avvocati 0,0110). In tali ipotesi non c'è distinzione tra cluster e la credibilità della riduzione dipende, comunque, dall'allineamento delle tariffe "originali" stimate da Gerico rispetto a quelle effettivamente praticate dal professionista, con tutta la componente soggettiva che deriva da tale stima. Meno intuitiva è l'applicazione del correttivo soggettivo, circostanza che dipende dalla sussistenza di una contrazione, nel 2011, dei costi variabili rispetto al medesimo dato del 2010 o 2009; qui, infatti, la riduzione dei ricavi puntuali si ottiene moltiplicando il dato per un coefficiente di ponderazione che tiene conto della contrazione dei costi variabili non spiegata dai correttivi congiunturali di settore, dalle diversità di risultato legate a fattori territoriali, nonché della rigidità del modello di stima degli studi di settore connessa alla riduzione dei costi variabili derivanti da situazioni di crisi. L'effetto che, dalle prime simulazioni, sembra benefico è gradito, ma non si può certo dire che si possa attribuire a tali indicazioni un elevato grado di trasparenza.

    Sergio Pellegrino/Giovanni Valcarenghi - 19 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  15/06/2012

    La Cassazione aggiunge un importante tassello al concetto di autonoma organizzazione. Il professionista paga l'Irap solo quando la struttura che lo coadiuva nella sua attività l'ha fondata lui e non quando si appoggia a una struttura gestita da altri.
    A questa importante considerazione è giunta la Corte di cassazione con un'ordinanza, la n. 9692 del 13 giugno 2012, già destinata alla massimazione ufficiale.
    Dunque, la sezione tributaria ha accolto il ricorso di un medico che lamentava il mancato rimborso dell'Irap per la parte di guadagni percepiti in relazione al suo lavoro in clinica e non mediante il suo studio.

    D. Alberici - 14 giugno 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  14/06/2012

    Oltre 150mila lettere sono in arrivo a imprese e lavoratori autonomi per segnalare anomalie rispetto agli studi di settore e invitare i contribuenti a correggere la propria posizione.
    Le anomalie segnalate dal Fisco via raccomandata (agli intermediari la lettere arriverà in modalità telematica) indicano essenzialmente sei tipologie di anomalie rispetto agli studi di settore: incoerenze nella gestione del magazzino, tra rimanenze finali ed esistenze iniziali, sui beni strumentali, sull'incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi o compensi o nei dati indicati sulla presenza di soci, percentuale di lavoro prestato, assenza di altri addetti e numero dei giorni di apertura; a tutto questo si aggiungono i professionisti che non hanno indicato dati fondamentali nel modello degli studi di settore.

    G. Costa - 12 giugno 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  13/06/2012

    Per gli immobili d'impresa le regole si presentano decisamente più complesse che per le abitazioni. Anzitutto va precisato che tra essi sono compresi quelli «non produttivi di reddito fondiario», cioè gli immobili strumentali per natura o destinazione, utilizzati per l'esercizio dell'attività (articolo 43 del Tuir).
    A questi vanno poi aggiunti gli immobili costituenti patrimonio dell'impresa (immobili "patrimonio") e quelli alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa (immobili "merce").

    Per i fabbricati delle imprese e per quelli posseduti da soggetti Ires (società di capitali) è possibile ridurre l'aliquota fino allo 0,4% (articolo 13, comma 9, Dl 201/11). I fabbricati "merce" rimasti invenduti sono stati peraltro oggetto di un apposito intervento legislativo che consente ai comuni di ridurre l'aliquota fino allo 0,38%, a condizione che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall'ultimazione dei lavori (articolo 56, Dl 1/12).

    Le possibilità di sconto per le attività economiche sono quindi piuttosto ampie. Peraltro il ricorso alla potestà regolamentare dell'articolo 52, Dlgs 446/97 consente ai Comuni di intervenire in maniera selettiva pur sempre «nel rispetto dei criteri generali di ragionevolezza e non discriminazione».

    Occorre poi fare i conti con alcune situazioni particolari, considerando in primo luogo i casi di uso promiscuo, in realtà piuttosto frequenti. Si pensi all'ipotesi dell'immobile accatastato come abitazione, nel quale il proprietario risiede e svolge la propria attività professionale. 
    In tal caso l'intero immobile va considerato come abitazione principale, poiché la norma non richiede l'esclusività della destinazione d'uso come dimora del nucleo familiare ed è quindi compatibile con l'uso promiscuo.

    Alla medesima conclusione dovrebbe pervenirsi in caso di abitazione principale parzialmente concessa in locazione: si pensi al contribuente che abita in una parte della casa e che concede in locazione alcune stanze come studio professionale. La norma non prevede la condizione che l'abitazione non sia locata, come accade invece per le case degli anziani e disabili e per quelle dei cittadini Aire.

    Altro caso particolare è costituito dalle imprese con impianti che utilizzano le fonti rinnovabili. Occorre comunque distinguere i "piccoli" impianti, tendenzialmente realizzati per la copertura del fabbisogno energetico dell'utenza, dai "grandi" impianti che di fatto costituiscono delle centrali elettriche.
    Mentre i primi sono una pertinenza del fabbricato e quindi rientrano nella rendita catastale dello stesso, i secondi acquisiscono un'autonoma rilevanza in quanto destinati alla vendita di energia. In tal caso gli impianti vanno accatastati nella categoria D/1 come "opifici" (agenzia del Territorio risoluzione 3/T del 6 novembre 2008, Cassazione 4028/2012).

    Giuseppe Debenedetto - 12 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/06/2012

    La spesa per la palestra non è un riconducibile a un trattamento sanitario qualificato e, di conseguenza, non è detraibile dal reddito, anche se prescritta dal medico.

    Con una serie di precisazioni, l'Agenzia delle Entrate è intervenuta (circolare 19/E dello scorso 1°giugno) a ridosso della compilazione delle dichiarazioni dei redditi su una serie di problematiche inerenti alle detrazioni e alle deduzioni ai fini Irpef.

    Il documento di prassi integra anche una serie di risposte già fornite in sede di incontri con la stampa specializzata, ma utili ai fini della corretta, applicazione dei bonus fiscali.

    F. G. Poggiani - 11 giugno 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  11/06/2012

    Una Srl deve acquistare un capannone e sta valutando se finanziare l'acquisto con un leasing o un mutuo. In generale il leasing appare più efficiente dal punto di vista fiscale, perché – rispetto all'acquisto diretto – consente di recuperare più velocemente il costo del bene (per gli immobili 18 anni contro i 33 previsti in caso di acquisto diretto). Finora, tuttavia, la normativa fiscale (articolo 102, comma 7, del Tuir) consentiva la deducibilità dei canoni di leasing a condizione che la durata del contratto fosse non inferiore a quella prevista dal testo unico, ma ho letto che il Dl 16/2012 (convertito nella legge 26 aprile 2012, n. 44) ha eliminato il vincolo della durata minima fiscale. Posso avere qualche indicazione in proposito?
    G.P. - PESARO

    La disciplina fiscale del leasing finora in vigore stabiliva che, per le imprese utilizzatrici, la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria era ammessa a condizione che la durata del contratto di leasing fosse non inferiore ai due terzi del periodo di ammortamento fiscale del bene, individuato in base ai coefficienti applicabili in relazione all'attività esercitata dal locatario (articolo 102, comma 7, del Tuir); in caso di beni immobili, se la regola dei due terzi determinava un risultato inferiore a 11 anni o superiore a 18 anni, la deduzione era ammessa a condizione che la durata del contratto fosse non inferiore a 11 anni o almeno pari a 18 anni.
    Per gli autoveicoli – diversi da quelli utilizzati come beni strumentali all'attività d'impresa o concessi in uso promiscuo ai dipendenti – la durata minima contrattuale era invece fissata in misura pari al periodo di ammortamento. Pertanto, la disciplina finora vigente prevedeva per le imprese utilizzatrici la possibilità di dedurre i canoni di leasing in un periodo generalmente inferiore rispetto al periodo di ammortamento del bene stesso. Per i fabbricati, considerato che il coefficiente di ammortamento è generalmente del 3% (salvo gli edifici utilizzati nell'ambito di alcune industrie manifatturiere o nell'ambito della grande distribuzione), il finanziamento dell'acquisto tramite leasing consentiva di dedurre il costo del bene in 18 anni anziché nei 33 previsti in caso di mutuo. Tuttavia, prima delle recenti modifiche l'articolo 102, comma 7, del Tuir stabiliva, quale conseguenza della stipula di un contratto di leasing con durata inferiore a quella minima fiscale, la totale indeducibilità dei canoni per l'utilizzatore, impedendo di fatto la conclusione di contratti di leasing con durate inferiori a quelle previste dall'articolo 102 del Tuir.
    Le motivazioni di tale impostazione erano originariamente riconducibili all'esigenza, di matrice antielusiva, di evitare contratti di leasing con durata brevissima rispetto alla vita utile del bene, conclusi in luogo dell'acquisto diretto al solo fine di beneficiare della deduzione accelerata del bene (in passato battezzati come "razzo leasing").
    Tuttavia, con il progressivo allungarsi della "durata minima", specialmente in campo immobiliare, e con le crescenti restrizioni al credito, il vincolo della durata minima ha creato diversi problemi operativi al settore del leasing. Infatti, considerata l'esigenza di bilanciare l'orizzonte temporale degli impieghi con la relativa raccolta, la crescente difficoltà a immobilizzare gli impieghi su lunghe scadenze si è tradotta in una restrizione all'erogazione di finanziamenti in leasing nel settore immobiliare, gravato dall'obbligo di stipulare contratti con durata minima generalmente pari a 18 anni.

    La svolta
    L'articolo 4-bis del Dl 16/2012, convertito nella legge 44/2012, pur mantenendo la regola per cui i canoni di leasing sono deducibili in un periodo non inferiore a quello stabilito nell'articolo 102 del Tuir (due terzi del periodo di ammortamento fiscale del bene, con un minimo di 11 e un massimo di 18 anni per gli immobili), ha ora svincolato la deducibilità del canone dall'obbligo della durata minima del contratto.
    Pertanto, in caso di contratto di leasing con durata pari o superiore a quella minima fiscale, la deduzione dei canoni seguirà la durata contrattuale e, quindi, le imputazioni a conto economico, mentre, in caso di leasing con durata inferiore al minimo fiscale, le quote dei canoni eccedenti l'importo massimo deducibile annualmente saranno riprese a tassazione durante la vita contrattuale (con stanziamento della relativa fiscalità anticipata) per essere poi dedotte in via extracontabile solo al termine del contratto (con rilascio della fiscalità anticipata), sempre nei limiti della quota massima fiscalmente deducibile.

    Le conseguenze
    Le nuove regole si applicheranno ai contratti stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione e presumibilmente avranno effetto soprattutto nel settore immobiliare – considerata la difficoltà delle società di leasing, nell'attuale scenario creditizio, a concedere finanziamenti di 18 anni – e per i beni il cui ciclo di vita risulta disallineato rispetto ai coefficienti di ammortamento che, va ricordato, risalgono al 1988.
    In conclusione, un'impresa potrà stipulare un contratto di leasing immobiliare di 10 anni, continuando a dedurre i canoni in 18 anni.
    Sotto il profilo fiscale, a parità di condizioni, il leasing continua a essere maggiormente vantaggioso rispetto ad altre forme di finanziamento, in quanto consente di recuperare il costo del bene in un ambito temporale più breve.
    Non risulta modificata la disciplina Irap ove – per effetto del principio di derivazione – l'imponibile fiscale si basa sulle risultanze contabili. Ciò comporta che ai fini Irap, in assenza di deroghe espresse, l'importo del canone (quota capitale) imputato al conto economico secondo la durata del leasing – anche se inferiore alla «durata minima fiscale» di cui all'articolo 102, comma 7, del Tuir – sarà integralmente deducibile. In caso di contratto di leasing immobiliare della durata di 10 anni, pertanto, i canoni di leasing saranno deducibili ai fini Irap in questo arco temporale.
    La deducibilità del canone ai fini Irap va comunque depurata della quota interessi; secondo l'agenzia delle Entrate (circolare 8/E del 13 marzo 2009), quest'ultima va individuata – per le imprese che adottano i principi contabili nazionali – mediante la cosiddetta formula forfetaria, ovvero imputando il totale degli interessi previsti dal contratto in quote costanti lungo la durata (durata fiscale per l'Ires e durata effettiva per l'Irap) del leasing. Gli interessi così determinati risulteranno indeducibili ai fini Irap e deducibili nei limiti previsti dall'articolo 96 del Tuir ai fini Ires (30% del Rol).
    Dal canone di leasing immobiliare, infine, va scorporata la quota del terreno su cui insiste il fabbricato, che risulterà non deducibile, così come sarebbe indeducibile il corrispondente ammortamento in caso di acquisto diretto.

    Giacomo ALBANO/Marco MARANI - 04/06/2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  08/06/2012

    Anche quest'anno l'operazione dell'invio delle lettere relative agli studi di settore avrà come finalità quella di segnalare ai contribuenti possibili anomalie dei dati riguardanti questi strumenti di accertamento.

    Si tratta, generalmente, di incoerenze concernenti la gestione del magazzino, di eventuali differenze tra rimanenze finali e quelle iniziali, di incoerenze relative ai beni strumentali e alle spese residuali. Il tutto sulla base delle esperienze che sono state realizzate negli anni scorsi.

    Lo scopo è quello di scoraggiare il perpetuarsi nel tempo di comportamenti anomali. Se le anomalie continueranno, il contribuente potrà essere inserito in apposite liste di controllo che saranno predisposte da parte dell'amministrazione finanziaria.

    I POSSIBILI INTERVENTI
    Come lo scorso anno, anche nel 2012 al contribuente dovrebbe essere data la possibilità di comunicare, attraverso uno specifico software, eventuali dati conseguenti alle anomalie.

    Il contribuente potrebbe anche ricorrere al ravvedimento operoso, in relazione alle violazioni commesse in Unico 2011 (periodo d'imposta 2010): a tal fine la sanzione di riferimento per le irregolarità sul modello va da 258 a 2.065 euro.

    Altrimenti, il contribuente potrà semplicemente tener conto delle segnalazioni effettuate dall'amministrazione finanziaria senza fare nulla in relazione alla precedente dichiarazione oppure scegliere di correggere eventuali anomalie per questa dichiarazione (Unico 2012).

    LE CONSEGUENZE
    In ogni caso il contribuente deve considerare che la manovra economica estiva del 2011 ha fortemente inasprito le sanzioni, sia dirette che indirette, nel caso di irregolarità nel modello degli studi di settore.

    In particolare, è stato previsto – anche per effetto delle modifiche introdotte nel 2012 – che è possibile l'accertamento induttivo "puro", cioè basato su un mero indizio, ai fini delle imposte sui redditi, se i ricavi stimati per effetto della corretta applicazione degli studi di settore superano del 15% oppure di 50.000 euro quelli dichiarati dal contribuente. La disposizione si applica agli accertamenti che sono stati notificati a partire dal 2 marzo 2012, quindi anche in relazione a violazioni commesse per il passato.

    05 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  07/06/2012

    Niente interpello per le società in perdita sistematica che almeno in un anno del triennio sono state in linea con gli studi di settore: non saranno, infatti, considerate di comodo e non dovranno quindi pagare dal prossimo anno la maxi-Ires al 38 per cento. Salve anche le imprese che hanno subito un controllo di agenzia delle Entrate o Guardia di finanza che non ha portato a rettifiche della perdita dichiarata e non hanno iscrizioni a ruolo per Ires, Irap, Iva e contributi previdenziali. Così come basterà dichiarare nel 2012 (se si esce da un triennio di perdite) un imponibile non inferiore al reddito minimo previsto dalla "vecchia" disciplina delle società di comodo (legge 724/1994, articolo 30, comma 3). Disciplina da cui saranno, comunque, escluse le società che esercitano attività agricola (qui conta la definizione del Codice civile che comprende la coltivazione del fondo, la selvicoltura e l'allevamento di animali e attività connesse) e quelle per cui adempimenti e versamenti sono stati sospesi o differiti in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza. Tra queste ultime rientreranno certamente anche le imprese situate nelle aree colpite dal sisma in Emilia.
    È quanto prevede la bozza di provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate che definisce il campo delle esclusioni dalla stretta sulle società in perdita sistematica introdotta dalla manovra di Ferragosto dello scorso anno (Dl 138/2011, articolo 2, commi 36-decies e successivi). In pratica, le società che per tre anni consecutivi sono in perdita fiscale (concetto che non necessariamente coincide con la perdita registrata in bilancio) o che sono in perdita per due anni e il terzo dichiarano un reddito inferiore a quello «minimo» sono considerate di comodo e incappano nell'aumento dell'addizionale Ires di 10,5 punti percentuali (così l'aliquota complessiva sale dal 27,5% al 38%). L'unica via di fuga è quella di presentare interpello per disapplicare il regime. Proprio per evitare una valanga di richieste da parte di imprese (che mai come negli ultimi anni stanno affrontando le difficoltà collegate alla crisi economica) l'Agenzia sta studiando possibili cause di esclusione automatica dalle penalizzazioni fiscali. Tra le principali, appunto, la coerenza e la congruità agli studi di settore almeno in un anno dei tre anni (non è quindi necessario che sia l'ultimo) saranno automaticamente al riparo. Anche chi ha subìto un controllo sulle perdite senza subire rettifiche sarà escluso dall'applicazione delle nuove disposizioni, a condizione che la verifica poi si concluda entro il termine di presentazione di Unico dell'anno in cui sarebbe scattata la norma più sfavorevole. Non ci sarà bisogno di passare dall'interpello anche per tutta una serie di soggetti in stato di crisi accertata. È il caso delle compagini in liquidazione che richiedono la cancellazione dal registro delle imprese, quelle in fallimento o in concordato preventivo.

    Marco Mobili - 05 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/06/2012

    Anche nelle norme sui contribuenti minimi confluiscono diverse finalità.
    Quelle semplificative tendono a eliminare adempimenti sproporzionati alle piccole dimensioni delle attività, tenendo presente che gli obblighi pesano in modo proporzionalmente maggiore su tali micro-realtà che consistono esclusivamente nel titolare.

    Ben vengano anche finalità larvatamente agevolative, da non sopravvalutare nell'ottica della scelta di intraprendente attività sostanzialmente basate sul lavoro del titolare e con scarso investimento di capitali.

    In questi casi le prospettive economiche sono decisive rispetto ai vantaggi fiscali. Questi ultimi devono anche essere valutati sul piano della serenità, oltre che su quello della generosità, dove un regime di favore può essere circondato da condizioni, limiti e caveat che lo fanno diventare un incubo.

    R. Luppi – 4 giugno 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  04/06/2012

    A differenza di quanto accadeva con l'Ici, il legislatore dell'Imu, nel definire il concetto di abitazione principale, ha conferito un notevolissimo risalto alle svariate situazioni familiari che in concreto si possono presentare e che quindi vanno esaminate una ad una.
    Ai fini dell'Imu, infatti, per abitazione principale si deve intendere l'immobile nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.
    I requisiti rilevanti sono pertanto i seguenti:

    • la residenza anagrafica del contribuente (e cioè del proprietario, dell'usufruttuario e degli altri soggetti obbligati al pagamento dell'Imu);
    • la dimora abituale del contribuente e cioè il luogo ove si svolge la sua vita domestica;
    • la residenza anagrafica e la dimora abituale dei soggetti che compongono il nucleo familiare del contribuente.

    La situazione più facile è quella del contribuente che sia esclusivo proprietario della casa in cui dimora e risiede. In questo caso, tutto il valore imponibile può essere assoggettato all'aliquota ridotta; il contribuente può avvalersi dell'intera detrazione di 200 euro, aumentata di 50 euro per ogni figlio (sotto i 26 anni) che dimori abitualmente e risieda anagraficamente nella casa.
    Nel caso di due coniugi, proprietari per metà ciascuno della casa ove dimorano e risiedono, ognuno paga l'Imu per metà, approfittando di metà della detrazione di 200 euro e di metà della detrazione di 50 euro per ogni figlio sotto i 26 anni.
    Le cose si complicano se i due coniugi non hanno la stessa dimora o la stessa residenza.
    Ipotizziamo che Tizio e Caia, coniugi con due figli, siano proprietari per metà ciascuno della casa Alfa a Milano (ove Tizio e i due figli risiedono e dimorano e ove Caia dimora) e che Caia sia proprietaria esclusiva della casa Beta sempre ubicata a Milano (ove Caia risiede ma non dimora). In questo caso, Tizio paga l'Imu agevolata per metà del valore della casa Alfa e approfitta delle detrazioni; Caia paga l'Imu piena per metà del valore della casa Alfa, senza detrazioni (poiché non vi risiede) e pure l'Imu piena per l'intero valore della casa Beta, senza detrazioni (poiché non vi dimora).
    Se poi, nell'esempio precedente, ipotizziamo che Caia risieda e dimora nella casa Beta, la tassazione non cambia: Caia infatti non può considerare la casa Beta come propria abitazione principale, poiché il suo nucleo familiare dimora e risiede nella casa Alfa. La legge sull'Imu prescrive infatti che nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.
    Diverso sarebbe dunque se la casa Beta fosse a Torino: il fatto che le due case in questione siano situate in comuni diversi permette a Caia di considerare la casa di Torino (ove ella dimori abitualmente e risieda anagraficamente) quale propria abitazione principale, fermo restando che sulla casa di Milano Tizio paga l'Imu come abitazione principale per metà del valore imponibile e Caia paga l'Imu come abitazione "ordinaria" per l'altra metà del valore imponibile.
    Se negli esempi fin qui visti non era difficile intuire il concetto di nucleo familiare, ci sono anche casi non facili. Ad esempio, una coppia di fatto (due conviventi non sposati) è difficilmente considerabile nucleo familiare: in questo caso, decisivo per identificare l'abitazione principale è la residenza anagrafica coincidente con quello della dimora abituale. Mentre un nucleo familiare è probabilmente quello composto da genitore e figli non economicamente indipendenti.
    Quanto ai coniugi separati o divorziati, è la legge che stabilisce che l'obbligato all'Imu è solo il coniuge assegnatario dell'abitazione; cosicchè se questi vi dimori abitualmente e vi risieda anagraficamente, tutto il valore imponibile (a prescindere dalla sua quota di proprietà) può essere tassato con il beneficio dell'abitazione principale.

    Angelo Busani - 01 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  30/05/2012

    Il fisco fissa la scadenza. I contribuenti dovranno rispondere entro il 30 giugno alle lettere inviate ad aprile dall’agenzia delle Entrate. L’amministrazione finanziaria ha chiesto la documentazione a supporto dei bonus fiscali sfruttati nel modello 730/2010 e relativo al periodo d’imposta 2009. Richieste “mirate” che chiedono, di fatto, di provare la fondatezza delle deduzioni e delle detrazioni. Tanto per intenderci, si va dalle ricevute e dagli scontrini per le spese mediche sostenute agli interventi domestici di ristrutturazione (spese che accedono al 36%) o di riqualificazione energetica (per il 55%). Controlli di routine che vengono effettuati ogni anno ma che comunque hanno messo molta apprensione (a maggior ragione in un periodo di rapporti non proprio semplici tra fisco e contribuenti), anche perché molto spesso la documentazione richiesta non è così facilmente reperibile.

    Le lettere
    Le comunicazioni inviate dall’agenzia delle Entrate portano la data del 19 aprile scorso. Le lettere invitavano a presentare la documentazione richiesta entro 30 giorni dalla data di ricezione. L’agenzia delle Entrate era già intervenuta con un chiarimento lo scorso 15 maggio in cui aveva precisato che «si tratta dei consueti controlli sugli oneri dedotti e sulle detrazioni di imposta che riguardano circa il 4% delle dichiarazioni delle persone fisiche». Applicando brutalmente la percentuale solo ai contribuenti che hanno presentato il 730 nel 2010 (in tutto 10,6 milioni), si tratta di poco più di 420mila controlli. Inoltre sempre l’Agenzia aveva sottolineato che «questa attività di riscontro, assolutamente di routine, è eseguita per norma entro il secondo anno successivo alla presentazione della dichiarazione». E, proprio in riferimento al termine “originario” dei 30 giorni dalla ricezione, «a quest’ultimo riguardo non sono richieste particolari formalità di prova». Ora però viene fissato il termine del 30 giugno come deadline per inviare la documentazione.

    Le conseguenze
    Che cosa potrebbe succedere se i contribuenti interessati non inviassero la documentazione o se non fosse adeguata? Il rischio è che possa essere ripresa a tassazione, in tutto o in parte, la somma portata in deduzione o in detrazione a cui tra l’altro si aggiungerebbero anche le sanzioni.

    Giovanni Parente - 28 maggio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/05/2012

    Perdite fiscali senza scadenza ma a utilizzo generalmente limitato, con un impatto più frazionato nel tempo e, di conseguenza, con anticipo del carico tributario. E' questo l'effetto sul calcolo dell'imponibile Ires 2011 della modifica dell'articolo 84 del Tuir contenuta nell'articolo 23, comma 9, del decreto legge 98/2011, riflesso dalle istruzioni alla compilazione dei righi di Unico 2012 per le società di capitali.
    Considerando il numero dei bilanci che, a causa della crisi economica, hanno chiuso e continuano a chiudere in negativo, la modifica ha, purtroppo, un interesse generalizzato.
    Le nuove disposizioni si applicano dal periodo d'imposta in corso al 6 luglio 2011 e con effetto su tutte le perdite maturate a quella data dai soggetti Ires, e, quindi, già partite da quelle "targate" 2006 (circolare 53/E/2011).

    G. Gavelli/G. Valcarenghi/A. Versari- 28 maggio 2012
    tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  28/05/2012

    Una coppia di genitori – non uniti in matrimonio, ma conviventi – ha due figli, regolarmente riconosciuti. Uno dei due ragazzi, appena maggiorenne, per necessità di studio vive attualmente all'estero e ha la disponibilità di una significativa somma di buoni ordinari del tesoro, il cui reddito viene tassato alla fonte in Italia, a titolo definitivo. 
    Le detrazioni per familiari a carico (articolo 12 del Tuir) sono conseguite in relazione a entrambi i figli e suddivise al 50% fra i genitori, mentre la deduzione/detrazione (articoli 10 e 15 del Tuir) delle spese viene attribuita interamente a un solo genitore che ne sostiene il relativo onere.
    La situazione descritta è coerente con le norme che consentono i benefici fiscali citati?
    P.F. – AREZZO

    Avere uno o più familiari a carico rappresenta – in ambito fiscale – una significativa "risorsa" in termini di risparmio d'imposta, che l'articolo 12 del Tuir (Dpr 917/1986) riconosce, sotto forma di detrazione, senza presupporre il sostenimento di alcuna spesa o onere particolare.

    Fondamentalmente, è richiesta l'esistenza di un rapporto di parentela fra il beneficiario del risparmio e l'altro soggetto che la norma individua:

    1. nel coniuge non legalmente ed effettivamente separato (lettera a, articolo 12 del Tuir);
    2. nei figli, compresi i naturali riconosciuti, gli adottivi,gli affidati o affiliati (lettera c, articolo 12 del Tuir );
    3. negli altri familiari, che la lettera d (sempre dell'articolo 12 del Tuir), per rinvio all'articolo 433 del Codice civile, circoscrive ai genitori e discendenti/ascendenti prossimi, anche naturali; adottanti; generi e nuore; suocero/suocera; fratelli e sorelle, anche unilaterali.

    Conviventi e non
    Questi familiari, per essere considerati fiscalmente a carico, devono possedere un reddito lordo non superiore a 2.840,51 euro, con l'ulteriore condizione – per gli "altri familiari" di cui all'elenco indicato sopra – che convivano con il contribuente oppure ricevano da lui assegni alimentari non risultanti da provvedimento dell'autorità giudiziaria.

    La convivenza non è richiesta in relazione ai figli (come anche per il coniuge) e neppure rileva che i figli stessi siano maggiorenni oppure coniugati, magari con prole. Anzi, in tale ipotesi il contribuente potrà assumere fiscalmente a carico, oltre al proprio figlio, anche la nuora e il nipote (o i nipoti) , a condizione che, in quanto rientranti nel novero di "altri familiari", convivano con il rispettivo suocero/nonno o ricevano dallo stesso un assegno alimentare (risoluzione 461/E/ 2008).

    La prova della convivenza o della erogazione dell'assegno alimentare può essere fornita mediante autocertificazione oppure con qualsiasi altro mezzo probatorio, come, a esempio, l'intestazione di utenze domestiche, contabili bancarie, un contratto di locazione (circolari 95/E/ 2000, paragrafo 3.1.3; 18/E/ 2009, paragrafo 1).

    Il coniuge legalmente ed effettivamente separato – che non può essere considerato fiscalmente a carico, in base alla lettera a dell'articolo 12 del Tuir – può consentire la detrazione alternativa, di cui alla successiva lettera d, come "altro familiare" (la circolare 7/E/ 2001 ha significativamente affermato che il coniuge, in ipotesi di separazione legale, finché non intervenga la sentenza di divorzio, rientra fiscalmente tra i familiari che sono individuati dal comma 5 dell'articolo 5 del Tuir).

    Il beneficiario
    Non ricorre alcuna preclusione perché il beneficio fiscale possa essere conseguito contemporaneamente con riferimento a ciascuna delle tre categorie di familiari individuate. Al pari del reddito del familiare a carico, riveste un'imprescindibile importanza quello del contribuente beneficiario, per la quantificazione e concreta spettanza della detrazione rispetto alla detrazione teorica indicata dalla norma.

    In entrambi i casi occorre fare riferimento al reddito trascritto al rigo RN1 di Unico, apportandovi gli adattamenti di seguito indicati. Come già anticipato, il familiare non deve possedere un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, computando gli oneri deducibili e la rendita catastale dell'abitazione principale (circolare 1/E/2008). In via di principio (circolare 55/E/2002), non rilevano ai fini del limite in questione i redditi soggetti a tassazione separata, a imposta sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, in quanto non concorrono alla formazione del reddito complessivo (articolo 3 del Tuir). Rilevano invece – per espressa deroga normativa al principio citato – il reddito d'impresa o di lavoro autonomo conseguito nel regime dei minimi (al netto degli oneri contributivi), quello da locazione immobiliare con opzione per la cedolare secca (entrambi assoggettati a imposta sostitutiva), come pure la quota esente di reddito da lavoro dipendente prestato in zona di frontiera (comma 3, articolo 38, della legge 146/98), nonché circoscritte tipologie retributive (escluse solitamente da prelievo Irpef) corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari, dalla Santa sede e da enti centrali della Chiesa cattolica.

    Il reddito del contribuente beneficiario della detrazione (determinante per la quantificazione di quest'ultima) si assume al lordo degli oneri deducibili, ma al netto della rendita catastale dell'abitazione principale e delle sue pertinenze (comma 4-bis, articolo 12 del Tuir). A esso va aggiunta, in base al comma 3, articolo 8 del Dm 14 marzo 2012, la eventuale quota di reddito d'impresa resa esente, in funzione di aiuto alla crescita economica (Ace), dall'articolo 1 del Dl 201/2011. Come per il familiare, anche in questo caso va computato il reddito da locazione assoggettato a cedolare secca (circolare 26/E/2011, punto 5), mentre sono esclusi i redditi soggetti a tassazione separata, imposta sostitutiva o ritenuta alla fonte a titolo d'imposta.

    Rilevanza dei «tempi»
    Il reddito complessivo si intende riferito all'intero periodo d'imposta, a prescindere dal momento in cui è stato prodotto (il figlio con un reddito lordo di 3.000 euro conseguito a fine dicembre 2011 per un'attività occasionale non può essere considerato fiscalmente a carico per tale anno). Al contrario, la misura della detrazione va quantificata (comma 3, articolo 12 del Tuir) in rapporto al numero dei mesi (non rilevano i giorni) in cui si verifica il presupposto per la qualificazione del familiare fiscalmente a carico (per esempio, la nascita di un figlio il 13 ottobre 2011 attribuisce una detrazione pari a tre dodicesimi), fatte salve le regole più favorevoli previste per alcune detrazioni aggiuntive.

    A.CALVANO/A.CALVANO – 07 maggio 2012 - tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  28/05/2012

    Una coppia di genitori – non uniti in matrimonio, ma conviventi – ha due figli, regolarmente riconosciuti. Uno dei due ragazzi, appena maggiorenne, per necessità di studio vive attualmente all'estero e ha la disponibilità di una significativa somma di buoni ordinari del tesoro, il cui reddito viene tassato alla fonte in Italia, a titolo definitivo.

    Le detrazioni per familiari a carico (articolo 12 del Tuir) sono conseguite in relazione a entrambi i figli e suddivise al 50% fra i genitori, mentre la deduzione/detrazione (articoli 10 e 15 del Tuir) delle spese viene attribuita interamente a un solo genitore che ne sostiene il relativo onere.

    La situazione descritta è coerente con le norme che consentono i benefici fiscali citati?
    P.F. – AREZZO

    Avere uno o più familiari a carico rappresenta – in ambito fiscale – una significativa "risorsa" in termini di risparmio d'imposta, che l'articolo 12 del Tuir (Dpr 917/1986) riconosce, sotto forma di detrazione, senza presupporre il sostenimento di alcuna spesa o onere particolare.

    Fondamentalmente, è richiesta l'esistenza di un rapporto di parentela fra il beneficiario del risparmio e l'altro soggetto che la norma individua:

    1. nel coniuge non legalmente ed effettivamente separato (lettera a, articolo 12 del Tuir);
    2. nei figli, compresi i naturali riconosciuti, gli adottivi,gli affidati o affiliati (lettera c, articolo 12 del Tuir );
    3. negli altri familiari, che la lettera d (sempre dell'articolo 12 del Tuir), per rinvio all'articolo 433 del Codice civile, circoscrive ai genitori e discendenti/ascendenti prossimi, anche naturali; adottanti; generi e nuore; suocero/suocera; fratelli e sorelle, anche unilaterali.

    Conviventi e non
    Questi familiari, per essere considerati fiscalmente a carico, devono possedere un reddito lordo non superiore a 2.840,51 euro, con l'ulteriore condizione – per gli "altri familiari" di cui all'elenco indicato sopra – che convivano con il contribuente oppure ricevano da lui assegni alimentari non risultanti da provvedimento dell'autorità giudiziaria.

    La convivenza non è richiesta in relazione ai figli (come anche per il coniuge) e neppure rileva che i figli stessi siano maggiorenni oppure coniugati, magari con prole. Anzi, in tale ipotesi il contribuente potrà assumere fiscalmente a carico, oltre al proprio figlio, anche la nuora e il nipote (o i nipoti) , a condizione che, in quanto rientranti nel novero di "altri familiari", convivano con il rispettivo suocero/nonno o ricevano dallo stesso un assegno alimentare (risoluzione 461/E/ 2008).

    La prova della convivenza o della erogazione dell'assegno alimentare può essere fornita mediante autocertificazione oppure con qualsiasi altro mezzo probatorio, come, a esempio, l'intestazione di utenze domestiche, contabili bancarie, un contratto di locazione (circolari 95/E/ 2000, paragrafo 3.1.3; 18/E/ 2009, paragrafo 1).

    Il coniuge legalmente ed effettivamente separato – che non può essere considerato fiscalmente a carico, in base alla lettera a dell'articolo 12 del Tuir – può consentire la detrazione alternativa, di cui alla successiva lettera d, come "altro familiare" (la circolare 7/E/ 2001 ha significativamente affermato che il coniuge, in ipotesi di separazione legale, finché non intervenga la sentenza di divorzio, rientra fiscalmente tra i familiari che sono individuati dal comma 5 dell'articolo 5 del Tuir).

    Il beneficiario
    Non ricorre alcuna preclusione perché il beneficio fiscale possa essere conseguito contemporaneamente con riferimento a ciascuna delle tre categorie di familiari individuate. Al pari del reddito del familiare a carico, riveste un'imprescindibile importanza quello del contribuente beneficiario, per la quantificazione e concreta spettanza della detrazione rispetto alla detrazione teorica indicata dalla norma.

    In entrambi i casi occorre fare riferimento al reddito trascritto al rigo RN1 di Unico, apportandovi gli adattamenti di seguito indicati.

    Come già anticipato, il familiare non deve possedere un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, computando gli oneri deducibili e la rendita catastale dell'abitazione principale (circolare 1/E/2008). In via di principio (circolare 55/E/2002), non rilevano ai fini del limite in questione i redditi soggetti a tassazione separata, a imposta sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, in quanto non concorrono alla formazione del reddito complessivo (articolo 3 del Tuir). Rilevano invece – per espressa deroga normativa al principio citato – il reddito d'impresa o di lavoro autonomo conseguito nel regime dei minimi (al netto degli oneri contributivi), quello da locazione immobiliare con opzione per la cedolare secca (entrambi assoggettati a imposta sostitutiva), come pure la quota esente di reddito da lavoro dipendente prestato in zona di frontiera (comma 3, articolo 38, della legge 146/98), nonché circoscritte tipologie retributive (escluse solitamente da prelievo Irpef) corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari, dalla Santa sede e da enti centrali della Chiesa cattolica.

    Il reddito del contribuente beneficiario della detrazione (determinante per la quantificazione di quest'ultima) si assume al lordo degli oneri deducibili, ma al netto della rendita catastale dell'abitazione principale e delle sue pertinenze (comma 4-bis, articolo 12 del Tuir). A esso va aggiunta, in base al comma 3, articolo 8 del Dm 14 marzo 2012, la eventuale quota di reddito d'impresa resa esente, in funzione di aiuto alla crescita economica (Ace), dall'articolo 1 del Dl 201/2011. Come per il familiare, anche in questo caso va computato il reddito da locazione assoggettato a cedolare secca (circolare 26/E/2011, punto 5), mentre sono esclusi i redditi soggetti a tassazione separata, imposta sostitutiva o ritenuta alla fonte a titolo d'imposta.

    Rilevanza dei «tempi»
    Il reddito complessivo si intende riferito all'intero periodo d'imposta, a prescindere dal momento in cui è stato prodotto (il figlio con un reddito lordo di 3.000 euro conseguito a fine dicembre 2011 per un'attività occasionale non può essere considerato fiscalmente a carico per tale anno). Al contrario, la misura della detrazione va quantificata (comma 3, articolo 12 del Tuir) in rapporto al numero dei mesi (non rilevano i giorni) in cui si verifica il presupposto per la qualificazione del familiare fiscalmente a carico (per esempio, la nascita di un figlio il 13 ottobre 2011 attribuisce una detrazione pari a tre dodicesimi), fatte salve le regole più favorevoli previste per alcune detrazioni aggiuntive.

    A.CALVANO/A.CALVANO – 07 maggio 2012 - tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/05/2012

    Ventuno giorni di tempo in più per i versamenti di Unico 2012, senza maggiorazioni.
    Per le persone fisiche e i contribuenti che sono tenuti agli studi di settore, il termine per il saldo delle imposte del 2011 e per il primo acconto dovuto per il 2012, senza interessi, si "allunga" dal 18 giugno al 9 luglio 2013. 
    Un decreto dei ministri, in corso di pubblicazione, cambia infatti le scadenze dei versamenti di Unico.
    Una proroga a cascata per i contribuenti di Unico, soggetti agli studi di settore.
    Nessun differimento riguarda, invece, i versamenti dell'Imu, la nuova imposta municipale sugli immobili, la cui scadenza per la prima o unica rata del 2012 resta il 18 giugno 2012.

    T. Morina – 21 maggio 2012 - tratto da ll sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  22/05/2012

    Ha diritto al rimborso il sostituto d'imposta che versa le ritenute Irpef su prestazioni mai ricevute. A precisarlo la sentenza n. 90/01/12 della Ctp Perugia (presidente Cossu, relatore Giovannini). 
    La vicenda trae origine da un controllo fiscale effettuato dalla Guardia di finanza che ha contestato a un'impresa l'indebita deduzione di costi per prestazioni di lavoro autonomo occasionale, di cui la contribuente non si sarebbe mai avvalsa e quindi inesistenti. 
    A fronte dei costi fittizi la contribuente aveva comunque versato all'erario le corrispondenti ritenute Irpef che, tuttavia, non venivano ammesse in deduzione. Il verbale è stato poi definito in adesione mediante il pagamento delle previste imposte e sanzioni.
    L'impresa ha presentato, quindi, istanza di rimborso per le somme complessivamente versate a titolo di ritenute alla fonte sulle prestazioni occasionali, ma l'ufficio non ha risposto all'istanza presentata.
    Il silenzio-rifiuto è stato impugnato in Commissione tributaria. In sostanza, l'impresa ha rilevato l'illegittimità del rifiuto del rimborso da parte delle Entrate in quanto avrebbe determinato nei fatti una doppia imposizione sulle stesse somme (le ritenute) che da una lato erano state disconosciute, riprese a tassazione e versate in sede di Pvc dal l'erario e, dall'altro, venivano trattenute e non restituite. 
    Il divieto di doppia imposizione è previsto dall'articolo 163 del Tuir: la stessa imposta non può essere applicata più volte in dipendenza del medesimo presupposto, neppure nei confronti di soggetti diversi.
    Secondo la ricorrente, infatti, il versamento delle ritenute operate sulle prestazioni inesistenti poteva essere considerato un proprio versamento Irpef e quindi una duplicazione di quanto poi successivamente corrisposto per l'adesione ai rilievi della Guardia di finanza.
    Secondo l'Agenzia, invece, il ricorso era infondato perché legittimati alla richiesta di rimborso, potevano essere soltanto i soggetti per i quali la ritenuta era stata operata (vale a dire i percettori delle somme, i «sostituiti») e non chi aveva effettivamente proceduto al versamento (il sostituto). A parere dell'amministrazione, infatti, l'obbligato principale nei confronti del fisco era il percettore del reddito, ossia colui che ha subito la ritenuta all'atto della corresponsione del provento.
    I giudici hanno accolto il ricorso. Innanzitutto le ritenute versate non potevano essere ricollegabili a soggetti diversi dall'impresa ricorrente, in quanto erano state trattenute su compensi ritenuti fittizi, relativi a prestazioni occasionali di terzi. Il versamento, dunque, poteva essere imputato solo dall'impresa ricorrente, la quale - con l'adesione integrale al Pvc e il conseguente versamento delle imposte - si ritrovava, di fatto ad aver duplicato le somme dovute. Si è, quindi, verificata una doppia imposizione e i versamenti non dovuti devono essere rimborsati.

    Laura Ambrosi - 21 maggio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  18/05/2012

    I proprietari di case storiche sono stati puniti per aver troppo insistentemente richiesto lo sconto sull'Imu. A fronte di uno scarso beneficio (abbattimento del 50% dell'imposta ma sul valore determinato con la rendita catastale propria anziché quella minima) si sono giocati la tassazione catastale che si applica fino al 2011, in caso di locazione di questi immobili. Per di più, la tassazione del 65% del canone di locazione deve essere anticipata in sede di determinazione degli acconti per il 2012. Quanto meno, un minimo di rispetto dei termini i soggetti interessati potevano ottenerlo, come prescrive lo statuto del contribuente, il quale dispone che le nuove disposizioni tributarie devono essere emanate almeno 60 giorni prima dal loro effetto.
    Questa tecnica di obbligare i contribuenti alla rideterminazione dell'imposta storica, tenendo conto delle modifiche legislative intervenute nel frattempo, provoca troppi disagi per il calcolo degli acconti. Intanto è sempre incerta la sovrapposizione del metodo storico, rettificato in aumento, con il metodo previsionale che è comunque un diritto del contribuente.
    La previsione di rideterminare l'acconto delle società di comodo per l'anno 2012 è altrettanto bizzarra. La situazione di società non operativa è comunque accertabile alla fine del 2012 poiché alcune situazioni saranno note solo allora, come la congruità e coerenza per gli studi di settore o l'ammontare dei ricavi superiori all'attivo. Come potrà ragionevolmente essere sanzionata una società che non versi l'acconto d'imposta a fronte di un'imposta che non sarà dovuta?

    Gian Paolo Tosoni - 17 maggio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  17/05/2012

    L'Imu potrà essere pagata direttamente nel modello730/2012 compensandola con eventuali crediti Irpef vantati verso l'erario.

    Sarà poi l'Agenzia delle entrate a riversare ai comuni la quota di imposta di pertinenza dei sindaci (100% dell'Imu sull'abitazione principale e 50% di quella sulle seconde case) e le modalità verranno stabilite con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.

    Rateizzare l'Imu in due o tre tranche (anche qualora si debba pagare solo qualche dodicesimo in imposta perchè per esempio l'immobile è stato venduto o acquistato nel corso dell'anno) sarà obbligatorio.

    F. Cerisano – 16 maggio 2012 - tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  15/05/2012

    Quest'anno gli studi di settore si presentano con parecchie novità.
    Si va dai nuovi indicatori di coerenza, ai nuovi correttivi, fino ai nuovi "incentivi" per favorire l'adeguamento in dichiarazione.
    Questi ultimi, in particolare, si propongono di rivitalizzare in qualche modo gli studi, dopo che si è fatto un gran parlare del nuovo accertamento sintetico.
    Gli incentivi all'adeguamento ai risultati di Gerico appaiono, però, molto precari. Se, da un lato, non è cosa di poco conto l'esclusione, per chi risulta "congruo e coerente", della possibilità di essere sottoposti ad accertamento analitico induttivo e l'anticipo di un anno dei termini di decadenza dell'accertamento, dall'altra, va ricordato che tali vantaggi vengono riconosciuti se si indicano fedelmente nel modello i dati degli studi.

    D. Deotto - 14 maggio 2012 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  11/05/2012

    Lo Spesometro inviato in ritardo può essere sanato pagando entro il 30 maggio 32,00 euro.

    L'affermazione non è cosi scontata, da una "prova sul campo" fatta da ItaliaOggi la risposta degli Uffici dell'Agenzia delle entrate cambia a seconda della città contattata.

    Il ravvedimento era impossibile a Salerno, possibile a Bari e Venezia, non possibile ma comunque suggerito a Pisa.

    Città che vai paese che trovi. E’ però bene ricordare che esiste, sempre fino al 30 maggio, la possibilità gratuita di correggere l'inesattezza. 

    Secondo gli esperti di ItaliaOggi la conferma al Ravvedimento arriverebbe dalla Circolare 24/E del maggio 2011. Il testo nell'ultimo comma del paragrafo 5 prevede l'istituto in questione.

    G. Di Vittorio - 10 maggio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  10/05/2012

    Anche quest'anno sono in arrivo circa 100mila lettere a contribuenti che si vedranno segnalare anomalie negli studi di settore in relazione alle dichiarazioni presentate nel corso del 2010.

    Si tratta della prosecuzione di una campagna che, secondo quanto riferisce l'agenzia delle Entrate, "ha dato risultati discreti" tanto che viene riproposta.
    E si tratta di lettere che si affiancano alle circa 50mila programmate per i contribuenti che, sempre nel 2010, hanno effettuato spese all'apparenza troppo elevate per il loro livello reddituale.

    In pratica un'azione combinata per indurre comportamenti virtuosi nei cittadini chiamati a rivedere la loro posizione fiscale (o rendere note le ragioni dello scostamento) prima che lo faccia direttamente l'agenzia delle Entrate, anche se accertamento sintetico e redditometro (con circa 40 milioni di destinatari) hanno di certo più capacità di convincimento degli studi di settore.

    G. Costa - 9 maggio 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  09/05/2012

    I servizi di formazione del personale vanno inquadrati, ai fini Iva, nell'ambito delle prestazioni didattiche. Di conseguenza il collegamento territoriale per l'applicazione dell'imposta va individuato secondo i criteri previsti dall'articolo 7-quinquies del Dpr 633/72, relativo alle prestazioni di servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi e simili.
    Con questo chiarimento, oggetto della risoluzione 44/E divulgata ieri, le Entrate, alla luce del regolamento che interpreta la normativa Iva comunitaria (282/2011), si mette fine alla peculiarità del sistema nazionale che - senza riscontro a livello europeo - ha sempre considerato questi servizi soggetti alla regola della committenza.

    M. Mantovani/B. Santacroce - 8 maggio 2012 – tratto da ll sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  07/05/2012

    Le novità su cedolare secca e Imu, al debutto nelle dichiarazioni dei redditi di quest'anno, hanno spinto il Governo a prorogare i termini per la consegna del modello 730/2012.

    Un Dpcm firmato ieri dal presidente del Consiglio, Mario Monti, rinvia infatti dal 30 aprile al 16 maggio la data di scadenza per la presentazione del 730 al sostituto d'imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) e dal 31 maggio al 20 giugno quella riservata ai contribuenti (dipendenti e pensionati) che lo consegnano a un Centro di assistenza fiscale o a un professionista abilitato. 

    Lo spostamento delle date per la consegna del 730 ha anche effetti sugli altri termini che riguardano i sostituti d'imposta, il Caf e i professionisti abilitati. In particolare, slitta dal 31 maggio al 15 giugno la data entro cui i sostituti d'imposta devono consegnare al contribuente la copia della dichiarazione elaborata e il prospetto di liquidazione, mentre per i Caf o i professionisti il termine del 15 giugno 2012 viene rinviato al 2 luglio. Per comunicare, invece, il risultato finale delle dichiarazioni ed effettuare la trasmissione telematica all'agenzia delle Entrate delle dichiarazioni presentate, i Caf e i professionisti abilitati avranno tempo fino al 12 luglio.

    L'Imu al debutto
    Uno dei motivi che ha determinato il rinvio dei termini per la consegna del 730 è l'imposta municipale sugli immobili, cioè l'Imu, che ha sostituito dal 2012 la vecchia Ici applicata fino al 2011.
    Alla nuova imposta è dedicato l'ultimo quadro – «I» – del modello 730/2012, prima della firma della dichiarazione. I contribuenti che si avvalgono dell'assistenza fiscale, compilando il quadro «I» del 730/2012, possono usare l'eventuale credito risultante dalla dichiarazione per effettuare autonomamente, con il modello F24, il versamento dell'Imu dovuta per il 2012. In questo caso, in sede di conguaglio sulla retribuzione, il sostituto rimborserà l'eventuale differenza tra il credito risultante dalla liquidazione della dichiarazione e l'ammontare richiesto per l'effettuazione del versamento Imu.
    Danno luogo alle operazioni di conguaglio le somme a credito Irpef, addizionale comunale e regionale, anche di importo non superiore a 12 euro, se derivano dalla richiesta di usare parte del credito per il pagamento del debito Imu e se risultano nel prospetto di liquidazione modello 730-3, nel caso in cui il sostituto d'imposta abbia fornito assistenza diretta o nel risultato contabile modello 730-4 quando l'assistenza sia stata prestata da un Caf o da un professionista abilitato (paragrafo 10, «conguagli», della circolare 14/E del 14 marzo 2011). Se il contribuente barra la casella 1 del quadro «I», ovvero se l'importo indicato nella casella 2 è uguale al credito che risulta dalla dichiarazione, il sostituto non effettuerà alcun rimborso. Se la dichiarazione è presentata in forma congiunta, per il pagamento del proprio debito ai fini Imu ciascuno dei coniugi può usare, in tutto o in parte, il credito risultante dalla liquidazione della propria dichiarazione.

    La cedolare secca
    Da quest'anno, inoltre, nel quadro «B» del 730/2012 devono essere dichiarate le locazioni di immobili a uso abitativo (e relative pertinenze) assoggettate alla cedolare secca, la quale prevede il pagamento dell'imposta sostitutiva fissa del 21% (19% per i contratti concordati) al posto dell'Irpef progressiva in base agli scaglioni di reddito. Inoltre, nelle colonne 6 e 7 del rigo F1 del 730 deve essere indicato l'importo dei versamenti eseguiti autonomamente con modello F24 a titolo di acconto della cedolare secca 2011 (codici tributo 1840 e 1841).

    Tonino Morina / Marco Peruzzi - 27 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  02/05/2012

    Dalle addizionali comunali al bollo sulle attività scudate, sono tante le scadenze fiscali previste per il mese di maggio.

    Si tratta di adempimenti che non riguardano solo i contribuenti ma anche imprese ed enti, come nel caso della scadenza del 7 maggio che interessa gli enti della ricerca scientifica e sanitaria che possono correggere entro tale data eventuali errori di iscrizione nell'elenco che possono partecipare al riparto della quota del cinque per mille. Le correzioni si eseguono con modalità esclusivamente telematiche, usando il prodotto informatico disponibile sul sito web del Miur, ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, cinquepermille.miur.it.
    I requisiti per l'ammissione al beneficio del cinque per mille devono essere posseduti alla data originaria di scadenza per la presentazione della domanda di iscrizione per ciascuna tipologia di enti. In particolare, relativamente all'esercizio 2012, per gli enti della ricerca scientifica e quelli della ricerca sanitaria, i requisiti devono essere posseduti alla data del 30 aprile 2012.

    Il 14 maggio sarà l'ultimo giorno utile per avvalersi del ravvedimento "sprint" per i contribuenti che hanno "saltato" l'appuntamento con i versamenti, in scadenza il 16 aprile 2012, ma hanno pagato solo le imposte, nel periodo dal 17 aprile fino al 30 aprile 2012.

    Il 16 maggio, invece, si versa l'addizionale comunale all'Irpef trattenuta ai lavoratori dipendenti e pensionati sulle competenze del mese precedente. Il versamento riguarda la rata relativa alle operazioni di conguaglio di fine anno; l'intero importo trattenuto a seguito delle operazioni di cessazione del rapporto di lavoro.

    Sempre il 16 maggio si paga l'imposta di bollo sulle attività oggetto di r mpatrio o di regolarizzazioni.

    L'aliquota dell'imposta di bollo speciale annuale è pari al 4 per mille. Per gli anni 2012 e 2013 l'aliquota è stabilita, rispettivamente, nella misura del 10 e del 13,5 per mille. Per le attività finanziarie oggetto di emersione che, alla data del 6 dicembre 2011, sono state in tutto o in parte prelevate dal rapporto di deposito, amministrazione o gestione acceso per effetto della procedura di emersione ovvero comunque dismesse, è dovuta, per il solo anno 2012, una imposta straordinaria pari al 10 per mille.

    Francesca Milano - 26 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/04/2012

    L'Imu "lineare", con regole generali uguali per tutti e pochi interventi di dettaglio per evitare difficoltà amministrative e contenzioso, è durata lo spazio di un mattino.
    L'imposta uscita dal decreto «Salva-Italia» si è rivelata infatti più frettolosa che semplice, e il ritorno sul tema per correggere quel che non andava con il decreto fiscale approvato martedì ha aperto la porta a un'ondata di modifiche di dettaglio. Questi interventi non cambiano il senso generale dell'imposta, che per la generalità dei contribuenti continua a essere drasticamente più pesante della vecchia Ici, ma porta buone notizie qua e là per una pluralità di categorie più o meno numerose.

    L'attenzione del decreto fiscale e del lavoro parlamentare sulla sua conversione, anche per intervento diretto del ministro Mario Catania, si è concentrata soprattutto sull'agricoltura. Il primo obiettivo è stato quello di attenuare il salasso che sarebbe stato determinato dall'abrogazione tout court del sistema di esenzioni e di abbattimenti dell'imponibile che caratterizzava la disciplina Ici sui terreni. Per questa ragione i correttivi arrivati con il decreto fiscale reintroducono l'esenzione per i Comuni montani o parzialmente montani, permettendo anche al Governo di intervenire con decreto per rivedere l'elenco e attribuire le esenzioni a tutti i territori considerati meritevoli, e ridisegna il meccanismo di abbattimento dell'imponibile. Il nuovo sistema, che istituisce una franchigia per i primi 6mila euro e sconti progressivamente più limitati con il crescere del valore del terreno, è meno generoso rispetto a quello che regolava l'Ici, ma evita di concentrare gli aumenti più sostanziosi proprio sui terreni di valore più limitato. Oltre a ciò, gli emendamenti hanno esteso alle società agricole alcune facilitazioni in origine previste per le sole persone fisiche, permettendo anche di considerare come terreni le aree fabbricabili delle società. Una previsione, quest'ultima, che determina rispetto alle aziende di altri settori una disparità di trattamento di cui non sono evidenti le ragioni.

    Una tipologia di immobili oggetto di attenzione in Parlamento è quella del mattone di interesse storico o artistico. Per i proprietari, poche migliaia di persone in tutta Italia, viene previsto l'abbattimento del 50% dell'imponibile ai fini Imu, anche in questo caso per evitare un eccessivo disallineamento rispetto alle agevolazioni previste dall'Ici e abrogate in un primo momento con il cambio di imposta. Sugli immobili di interesse storico o artistico, inoltre, il decreto corretto dal Parlamento aggiusta anche gli sconti sugli affitti tagliando l'imponibile del 35 per cento.

    S.Fossati/G.Trovati - 26 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  26/04/2012

    Debutta nelle dichiarazioni 730 del 2012 la cedolare secca, vale a dire l'opzione per l'imposta fissa del 19% o del 21% sugli affitti delle abitazioni, che dal 2011 si può applicare al posto dell'Irpef progressiva e delle addizionali. Sono i giorni caldi per i modelli 730, che devono essere consegnati entro il 30 aprile ai sostituti d'imposta (datori di lavoro ed enti previdenziali) o entro il 31 maggio agli intermediari abilitati e ai Caf per la spedizione al Fisco.

    Per gli acconti 2011 della cedolare, i contribuenti si sono dovuti occupare direttamente dei versamenti (anche quelli che avevano utilizzato l'assistenza fiscale, presentando il 730/2011).
    Quest'anno invece è compito del sostituto d'imposta pagare il saldo 2011 a debito e gli acconti 2012 oppure rimborsare il credito 2011 della cedolare.

    Gli intermediari, poi, dovranno fare attenzione a predisporre la liquidazione del 730/2012, perché il 100% del canone di locazione assoggettato all'imposta piatta, pur non influenzando il reddito totale Irpef, deve essere considerato per calcolare le detrazioni per i carichi di famiglia e le «altre detrazioni d'imposta previste dall'articolo 13 del Tuir, oltre che per stabilire se si ha diritto alle detrazioni forfettarie per i canoni di locazione pagate e previste dall'articolo 16 del Tuir» (provvedimento 7 aprile 2011, punto 7.4 e circolare 26/E del 2011, paragrafo 8.2).
    Il quadro B – dedicato ai «redditi dei fabbricati» – del 730 del 2012 è stato modificato per accogliere la dichiarazione degli affitti di abitazioni e pertinenze assoggettate alla cedolare secca : l'imposta sostitutiva fissa del 21% (che cala al 19% per i contratti concordati) al posto dell'Irpef progressiva in base agli scaglioni di reddito.

    Nella sezione I del quadro B vanno indicati i dati dell'immobile concesso in locazione e va barrata la casella della nuova colonna 11, denominata «cedolare secca», sia se l'opzione è esercitata in sede di registrazione del contratto, per i contratti registrati a partire dal 7 aprile 2011, sia nel caso di opzione in dichiarazione (ammessa per i contratti per i quali non sussiste l'obbligo di registrazione, per i contratti scaduti o risolti volontariamente al 7 aprile 2011, per i contratti in corso al 7 aprile 2011 per i quali era già stata eseguita la registrazione o per i contratti prorogati per i quali al 7 aprile 2011 era già stato effettuato il pagamento). La casella della colonna 11 può essere barrata solo se nella colonna 2, denominata «utilizzo», è stato indicato uno dei seguenti codici: «1», locazione parziale di abitazione principale, «3», canone libero, «4», equo canone, «8», canone concordato con applicazione dell'aliquota agevolata del 19%, «14», locazione agevolata di un immobile situato in Abruzzo, e «16», immobile di interesse storico-artistico locato.

    Nella nuova colonna 5, denominata «codice canone», deve essere indicato il codice 3 per il regime della cedolare secca e nella colonna 6, «canone di locazione», va indicato il 100% del canone annuo di locazione. Chi presta l'assistenza fiscale dovrà calcolare sul reddito imponibile l'imposta sostitutiva con l'aliquota del 21% o del 19 per cento. Come per la tassazione ordinaria, il reddito dei contratti con cedolare secca non può essere inferiore a quello dei fabbricati determinato in base all'articolo 37, comma 1, del Tuir: deve quindi essere assoggettato a tassazione l'importo più elevato tra il 100% dei canoni di locazione maturati e l'ammontare della rendita catastale, riferita allo stesso periodo e rivalutata del 5 per cento.

    Se si esercita l'opzione per la cedolare secca, è necessario compilare anche la sezione II del quadro B, «dati relativi ai contratti di locazione e di comodato», dove vanno riportati gli estremi di registrazione. Per i contratti che durano non più di 30 giorni nell'anno, è necessario barrare la casella «contratti non sup. 30 gg.» nella colonna 7 della sezione II, mentre non vanno compilate le colonne 3, 4, 5 e 6.

    Infine, nelle colonne 6 e 7 del rigo F1 (nel quadro F, «acconti, ritenute, eccedenze e altri dati», sezione I, «acconti Irpef, addizionale comunale e cedolare secca relativi al 2011») del 730 devono essere indicati gli importi versati, autonomamente con modello F24, a titolo, rispettivamente, di prima e seconda o unica rata di acconto della cedolare secca 2011 (codice tributo 1840 e 1841).

    16 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  24/04/2012

    Per individuare i dispositivi medici detraibili dall'Irpef al 19% devono essere considerati gli elenchi contenuti nei vari provvedimenti del ministero della Sanità.
    Se uno specifico bene non è compreso, la detrazione può essere fruita se rientra nella definizione di "dispositivo medico" contenuta in uno dei tre decreti legislativi del settore (507/1992, 46/1997 e 332/2000).
    Se l'inquadramento in una spesa sanitaria tra quelle detraibili è dubbio, si deve far riferimento ai provvedimenti del ministero della Salute, che contengono l'elenco delle "specialità farmaceutiche, delle prestazioni specialistiche, delle protesi" (circolare 25/1997).
    Per agevolare i contribuenti, il ministero della Salute ha fornito alle Entrate «un elenco non esaustivo dei dispositivi medici (Md) e dei dispositivi medico diagnostici in vitro (Ivd), rappresentativo delle categorie di dispositivi medici di uso più comune».
    Per la detrazione dei dispositivi medici, si devono rispettare queste condizioni:

    • nello scontrino fiscale o nella fattura devono risultare la descrizione del dispositivo medico e il soggetto che ha sostenuto la spesa;
    • se il dispositivo medico è compreso nell'elenco allegato alla circolare 20/E/2011, il contribuente non deve verificare che rientri nella definizione di dispositivo medico contenuta negli articoli 1, comma 2, dei tre decreti legislativi di settore: 14 dicembre 1992, n. 507; 24 febbraio 1997, n. 46; 8 settembre 2000, n. 332; in questo caso, è "sufficiente conservare" la documentazione relativa alla "marcatura Ce" (dichiarazione o certificazione di conformità), in base alle direttive di settore 93/42/Cee, 90/385/Cee e 98/79/Ce;
    • per i dispositivi medici non compresi nell'elenco della circolare 20/E/2011, invece, deve trattarsi di prodotti, apparecchiature o strumentazioni, conformi alla definizione di «dispositivo medico» e si deve dimostrare che siano stati marcati Ce dal fabbricante.

    Per individuare i dispositivi medici, non compresi nell'elenco delle Entrate, è possibile far riferimento anche alla lista contenuta nella «Classificazione nazionale dei dispositivi medici» (Cnd), elaborata dalla Commissione unica sui dispositivi medici. Un altro elenco utilizzabile è il «Nomenclatore tariffario delle protesi», allegato al decreto della Sanità 27 agosto 1999, n. 332.
    La mancata inclusione in questi elenchi, comunque, non comporta l'automatica esclusione della detrazione della spesa per l'acquisto del dispositivo medico, in quanto, ad esempio, anche una parrucca può rientrare nel novero delle protesi sanitarie, se «fabbricata ed immessa in commercio dal fabbricante con la destinazione d'uso di dispositivo medico», in base ai decreti legislativi 507/1992, 46/1997 e 332/2000 e, quindi, obbligatoriamente marcata Ce. Anche l'acquisto di una parrucca, quindi, è detraibile, se è rivolta, ad esempio, a «sopperire un danno estetico conseguente ad una patologia» e se rappresenta il «supporto in una condizione di grave disagio psicologico nelle relazioni di vita quotidiana» (risoluzione 16 febbraio 2010, n. 9/E).

    Luca De Stefani - 18 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/04/2012

    Chi ce la fa è bravo. A bocce ferme, dopo l'approvazione degli ultimi emendamenti della Camera alle norme Imu è possibile accingersi a fare i conti. O meglio a iniziare a farli, dato che per il 2012 le aliquote definitive potrebbero arrivare al 10 dicembre, solo una settimana prima del saldo.

    Il primo passo è l'individuazione della rendita catastale: basta dare un'occhiata al rogito, dove è indicata chiaramente.

    Attenzione, però: se la compravendita è anteriore al 1992, la rendita catastale è inutilizzabile e bisogna informarsi all'agenzia del Territorio. In realtà non è così difficile, perché gli identificativi catastali presenti nel rogito (foglio, mappale, sezione, subalterno, eccetera) sono quasi sempre ancora validi e, con il proprio codice fiscale e a questi dati si può accedere al sito del Territorio (www.agenziaterritorio.it) e arrivare facilmente a una visura dove è riportata la rendita catastale. A questo punto la si aggiorna con il coefficiente del 5% e la si moltiplica per i vari valori indicati nel Dl 201/2011 per le varie tipologie immobiliari.

    Per fare un esempio, con un'abitazione principale con rendita catastale di 1.000 euro, il risultato è (1.000 + 5%) x 160 = 168.000 euro imponibile Imu.

    Bisogna anche verificare se spettano esenzioni o abbattimenti della base imponibile, come per immobili rurali, terreni agricoli, case storiche e fabbricati inagibili.

    Il bello comincia dopo. Il primo acconto del 18 giugno è, per il 2012, semplificato (si fa per dire). Il primo passo consiste nell'applicazione dell'aliquota universale (cioè 0,4% sull'abitazione principale e 0,76% sugli altri immobili, terreni compresi, tranne quelli strumentali all'attività agricola, per i quali è il 2 per mille) sulla base imponibile. Poi si divide per due e questa prima tranche va a sua volta spezzata in due quote uguali, una per lo Stato e una per il Comune. Per il saldo è un altro discorso, come vedremo.

    Per l'abitazione principale si scontano dall'imposta 200 euro, più altri 50 per ogni figlio convivente (anche non a carico) sino a un massimo di 8. E in più si può dividere l'Imu in due anziché in tre rate: le prime due pari a un terzo e l'ultima a saldo. Proseguendo con l'esempio di prima, se il proprietario ha due figli, il 18 giugno pagherà 186 euro (sull'abitazione principale non è dovuta la quota statale). È improbabile che per giugno siano già disponibili i bollettini postali tipo Ici.

    Il saldo, per il 2012, si presenta particolarmente problematico perché le aliquote comunali potrebbero essere definite entro il 10 dicembre 2012 e il versamente va fatto entro il 17. Sembra incredibile ma le cose sono state definite così dalle norme che si sono succedute, perché il Governo si è riservato di prendere le ultime decisioni entro il 10 dicembre. In condizioni normali, invece, l'aliquota dovrebbe essere deliberata entro il 31 dicembre dell'anno precedente, e la sua validità è legata alla pubblicazione sul sito del ministero dell'Economia, quindi si spera che dal 2013 ci sia tempo per fare i propri conti.

    Proviamo però a immaginare i conti che dovranno essere fatti dall'anno prossimo: una volta individuata la rendita e il moltiplicatore adatto si dovrà capire se spettano esenzioni o abbattimenti della base imponibile. È a questo punto che il calcolo si fa terribilmente complesso. Non che sinora fosse una cosa da ridere ma per chi è già avvezzo all'Ici si tratta di modificare un po' la solita formuletta per arrivare alla base imponibile, anche considerando la scomparsa di una serie di esenzioni.

    I Comuni godono di molta libertà nel determinare le aliquote in un range dal 2 al 6 per mille per l'abitazione principale, e dal 4,6 al 10,6 per mille per gli altri immobili, tranne che per gli immobili rurali strumentali per i quali è stata fissata al 2 per mille. E dopo l'applicazione dell'aliquota si dovrà riprendere la base imponibile, applicare l'aliquota del 3,8 per mille (la parte dello Stato) e toglierla dal totale. Il risultato sarà la quota comunale. Con un esempio su una seconda casa con rendita di 1.200 euro, se il Comune ha stabilito l'aliquota del 9,6 per mille sull'abitazione principale, l'Imu complessiva è 1.935,36 euro. Allo Stato ne vanno 766,08 e al Comune 1.169,28

    Saverio Fossati - 20 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  18/04/2012

    La nuova imposta unica per le attività di impresa e professionali premierà i contribuenti Irpef che mantengono gli utili in azienda. Professionisti e società personali, che oggi tassano con aliquota progressiva il reddito derivante dalla propria attività, anche se non prelevato, potranno optare per una tassazione separata che colpirà, con la stessa aliquota dell'Ires, l'utile reinvestito nell'impresa o nello studio.
    Il disegno di legge delega sulla riforma fiscale, riprendendo le indicazioni della Commissione Biasco, prevede di istituire un sistema di tassazione del reddito delle imprese e delle attività professionali soggette all'Irpef, che opererà in modo separato da quello del reddito personale dell'imprenditore o del professionista (persona fisica). Attualmente le persone fisiche che svolgono un'attività (anche attraverso società personali o studi associati) devono far concorrere il reddito aziendale alla formazione dell'imponibile personale, soggetto all'Irpef progressiva (cumulandolo, per esempio, con altre tipologie di reddito realizzate, come lavoro dipendente o fabbricati), indipendentemente dall'importo effettivamente percepito.
    Questo sistema fa sì che, soprattutto in presenza di redditi elevati, che scontano aliquote Irpef fino al 43% (oltre i 75.000 euro), le imprese e i professionisti, qualora reinvestano parte degli utili nella loro attività, finiscono per essere penalizzati rispetto alle società di capitali (e ai loro soci), per le quali il reddito non distribuito è tassato con imposta proporzionale del 27,5 per cento.
    Il legislatore, dopo aver introdotto l'Ace, prevede ora di rendere neutrale la tassazione del reddito aziendale non distribuito consentendo, su opzione dei contribuenti, un'imposizione unitaria degli utili prodotti da tutti i contribuenti tenuti alle scritture contabili. Le imprese o gli studi, come ora le società di capitali, tasseranno con aliquota proporzionale (si pensa 27,5% come l'Ires) il reddito al netto di quanto prelevato dal socio o dall'imprenditore, mentre questi ultimi pagheranno l'Irpef progressiva (con cumulo con gli altri redditi) sulle sole somme incassate.
    Aver stabilito un regime opzionale (rispetto alle prime bozze che invece indicavano un meccanismo obbligatorio) consentirà a chi preleva sistematicamente l'utile dalle proprie aziende o dai propri studi di rimanere nel regime attuale, evitando la complicazione del doppio binario richiesto dalla nuova imposta separata che non produrrebbe in questi casi alcun beneficio in termini di tax rate.
    Nessun cambiamento è invece in arrivo per le società di capitali. Nonostante il provvedimento non sia del tutto chiaro, il regime sopra descritto dovrebbe infatti riguardare solo le imprese e i professionisti soggetti a Irpef. I contribuenti Ires continueranno a tassare il reddito trattenuto (al netto dell'Ace), o distribuito, con aliquota 27,5% e i soci assoggetteranno il dividendo percepito all' Irpef in misura ridotta ovvero sconteranno l'imposta sostitutiva del 20% sulle rendite finanziarie.

    Alla prova dei conti

    I PROFESSIONISTI
    Lo studio associato ha un reddito di 500mila euro. I soci, che conseguono altri redditi per oltre 75mila euro, prelevano 200mila euro, mantenendo 300mila euro nello studio per investimenti.

    • A) Regole attuali. Tutto il reddito viene tassato in capo ai soci che lo cumulano agli altri redditi conseguiti. Irpef sul reddito di lavoro autonomo: (500.000 x 43%) = € 215.000
    • B) Regole future. Il reddito dello studio viene tassato separatamente (si ipotizza al 27,5%) da quello dei soci. Gli importi prelevati costituiscono costi deducibili. Reddito dello studio associato (500.000 - 200.000) = € 300.000. Imposta unica: (300.000 x 27,5%) = € 82.500. I soci assoggettano a Irpef l'importo prelevato. Irpef sul reddito prelevato: (200.000 x 43%) = 86.000 euro. Tassazione complessiva: (82.500 + 86.000) = € 168.500. Risparmio rispetto dall'attuale regime: (215.000 - 168.500) = € 46.500

    L'IMPRESA ARTIGIANA
    La Snc Rossi svolge attività di elettricista e realizza un reddito di 60.000 euro che viene imputato ai soci Tizio (40%), Caio (40%) e Sempronio (20%). I soci nel corso dell'anno prelevano tutto l'utile realizzato.

    • A) Regole attuali
      Tizio e Caio dichiarano un reddito di partecipazione di (60.000 x 40%) = € 24.000. Irpef lorda: € 5.880 ciascuno. Sempronio dichiara un reddito di partecipazione di (60.000 x 20%) = € 12.000. Irpef lorda: € 2.760. Totale Irpef dei soci: (5.880 + 5.880 + 2.760) = € 14.520

    Luca Gaiani - 18 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  13/04/2012

    La dichiarazione Imu dovrà essere presentata entro 90 giorni dalla data del possesso o della variazione, ma solo se le informazioni rilevanti ai fini del calcolo dell'imposta non sono note al comune.
    Sotto tale profilo restano comunque valide le dichiarazioni presentate ai fini Ici, in quanto compatibili.
    E' quanto risulta dagli emendamenti alla legge di conversione del Dl 16/2011, in discussione al senato, che demandano a un decreto ministeriale l'approvazione del modello e precisano che per gli immobili posseduti al 1° gennaio 2012 la dichiarazione dovrà essere presentata entro il 30 luglio 2012.

    M. Bonazzi - 4 aprile 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  12/04/2012

    La pubblicazione del modello di dichiarazione Irap nella sua versione definitiva non contiene alcuna novità in grado di risolvere il rebus che, ogni anno, puntualmente, si presenta ai professionisti e ai piccoli imprenditori non dotati di una struttura organizzativa di rilievo: pagare o non pagare il tributo? Si ripete anche in questi mesi, pertanto, lo stesso assillo per i contribuenti ed i loro consulenti, lasciati "orfani" sia da un legislatore distratto - probabilmente bloccato dalla mancanza di risorse che un suo intervento chiarificatore potrebbe provocare - che da una Amministrazione finanziaria che non ha potuto, o voluto, prendere atto dell'orientamento oramai costante della Cassazione.

    Ma andiamo per ordine e vediamo quali sono i punti fermi di questa spinosa questione. Le istruzioni al modello Irap 2012, dopo aver ricordato che sono soggetti passivi del tributo i titolari di reddito d'impresa, gli esercenti arti e professioni e i produttori agricoli, si limitano a rammentare che sono esenti dall'imposta regionale coloro che hanno aderito al regime dei minimi di cui ai commi 96 e seguenti della Finanziaria 2008 (legge 244/2007). Peraltro è opportuno ricordare che dal 2012 questo regime si è, per così direi, sdoppiato, originando il più restrittivo regime dei cosiddetti "nuovi minimi" (articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011) e quello - assai meno appetibile - dei cosiddetti "ex minimi" (comma 3 della medesima disposizione): in entrambi i casi il legislatore ha mantenuto l'esonero dal tributo regionale, per cui questi soggetti, in presenza dei requisiti di legge, non verseranno nulla anche con riferimento ai prossimi anni.

    Le istruzioni al modello proseguono ricordando che, limitatamente ai soli esercenti arti e professioni, chi possiede i requisiti per accedere al regime dei minimi ("vecchio" o "nuovo" che sia, se si fa riferimento al 2012) viene considerato carente della soggettività passiva Irap, anche se ha optato per un regime ordinario di tassazione del reddito di lavoro autonomo ai fini Irpef (circolare 45/E/2008). Questa precisazione, tuttavia, non può bastare: da allora, infatti, la giurisprudenza di legittimità è andata molto oltre, sancendo principi che occorre applicare a prescindere dal fatto che i modelli dichiarativi ne abbiano preso atto. E, vero che già dall'anno scorso le istruzioni non riportano più la precedente affermazione secondo cui le attività produttive di reddito d'impresa sarebbero sempre caratterizzate dal requisito della autonoma organizzazione, e quindi soggette al tributo, essendo tale requisito connaturato alla nozione stessa di impresa.

    Ma questa elisione (peraltro necessaria perché proprio l'esempio proposto dalle Entrate - l'attività di promotore finanziario - è stato smentito dalla sentenza 12111/2009 delle Sezioni unite della Cassazione) non è sufficiente a mettere i contribuenti in condizioni di decidere.
    L'identikit del contribuente "minimo" ai fini Irpef non esaurisce il novero dei soggetti non organizzati e, di conseguenza, esclusi dall'Irap, per quanto l'Agenzia stenti ad aggiornare la propria posizione, lasciando gli uffici "inermi" di fronte alle domande dei contribuenti.

    Rinviando all'altro contributo in pagina per l'indicazione di quali sono i "paletti" posti dalla giurisprudenza per distinguere tra chi è chiamato ad assolvere l'Irap e chi no, vanno quanto meno ricordate le prese di posizione della Cassazione con le quali si sono venuti definendo i limiti applicativi dell'Irap.

    I punti critici

    01|ORGANIZZAZIONE MINIMA
    Anche il piccolo imprenditore, ove dotato di un'organizzazione minimale e senza l'utilizzo (se non meramente occasionale) di lavoro altrui, rientra, a pieno titolo, tra i soggetti esclusi dall'applicazione dell'Irap (sentenze 21122-21124 del 2010)

    02|TIPO DI ATTIVITÀ SVOLTA
    Non assume rilevanza significativa il tipo di attività svolta dal contribuente, se non per determinare, nel caso concreto, il «quantum» di struttura organizzativa che rappresenta quella minimale per l'esercizio dell'impresa o della professione (sentenze n. 15249/2010 sull'elettricista, n. 21123/2010 sul tassista, n. 6471/2010 sull'ingegnere, n. 16340/2011 sul commerciante ambulante e così via)

    03| UTILIZZO DI IMMOBILI
    Anche l'eventuale utilizzo di un immobile non appare decisivo, se per dimensioni e ubicazione può essere considerato elemento di un'organizzazione comunque minimale e necessaria (ordinanza n. 23155/2010)

    04|IL CASO DELL'ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
    Il professionista (anche con partita Iva autonoma) che si avvale di un'associazione professionale deve dimostrare, per non pagare il tributo, di non godere dei benefici organizzativi che questa normalmente consente (ordinanza 16337/2011)

    05|MEDICI CONVENZIONATI SSN
    Il medico convenzionato, con il Ssn, che dispone della struttura descritta nella convenzione, non eccede l'organizzazione minimale, per cui è escluso dal tributo (tra le tante: sentenza 10271/2011 e circolare n. 45/E/2008)

    06|AMMINISTRATORI, SINDACI E REVISORI
    Gli incarichi di amministratore, sindaco e revisore di società svolti da professionista, costituiscono altrettante fonti di reddito di lavoro autonomo comunque escluse dalla base impositiva Irap, indipendentemente dall'assetto organizzativo del contribuente (sentenze 27983/2011, 19607/2010 e 10594/2007)

    Giorgio Gavelli - 11 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/04/2012

    Con qualche ora di ritardo rispetto alle previsioni, si scioglie definitivamente il "nodo" Imu, dopo l'allarme dei caf sulle incertezze applicative legate all'acconto dell'imposta municipale sugli immobili. Le commissioni Bilancio e Finanze del Senato hanno infatti dato il via libera all'atteso emendamento al decreto legge n. 16/2012 in materia di semplificazioni fiscali - concordato tra Governo e relatori – su tempi e modalità per l'incasso della "nuova Ici". Il primo acconto di giugno dell'Imu verrà quindi calcolato con le aliquote di base. «Per l'anno 2012 - recita il testo - il pagamento della prima rata dell'imposta municipale propria è effettuato, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in misura pari al 50% dell'importo ottenuto applicando le aliquote di base e le detrazioni previste».

    Modifica aliquote, Dpcm entro il 10 dicembre
    L'emendamento assegna quindi al Governo, sulla base del gettito della prima rata, il compito di individuare, tramite Dpcm ed entro il prossimo 10 dicembre (oggi il termine è fissato al 31 luglio), la necessaria «modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazione stabilite dal presente articolo per assicurare l'ammontare del gettito previsto per l'anno 2012».
    Previsto poi la possibilità che i Comuni, «entro il 30 settembre 2012 sulla base dei dati aggiornati» approvino o modifichino «il regolamento e la deliberazione relativa alle aliquote e alla detrazione del tributo». Lo spostamento della scadenza, spiegano fonti di governo, ha l'obiettivo di includere nella norma i provvedimenti che debbono essere fatti per l'Imu agricola in quanto il termine per gli accatastamenti del settore è fissato al 30 novembre. È evidente che per l'Imu sulle abitazioni, sottolineano ancora fonti dell'Esecutivo, il Dpcm verrà emanato prima, per dare tempo ai Comuni poi di emanare le loro delibere entro il 30 settembre 2012.

    Esenzione per i fabbricati rurali e inagibili
    Un altro emendamento varato dalle commissioni prevede poi l'esenzione Imu per le unità immobiliari che risultino in parte o in toto inabitabili (parzialmente demolite, dirute, o che, in ogni caso, non producono reddito), quelle, in pratica, accatastate nella categoria F2 (fabbricati inagibili ed inabitabili. Esenzione Imu anche per i fabbricati rurali strumentali siti in tutti i Comuni montani, oggetto di un emendamento presentato da Giovanni Legnini (Pd).

    Imu e anziani ospiti degli ospizi, nessuna agevolazione
    Nessuna agevolazione invece per gli anziani ospiti delle case di riposo, chiamati a pagare l'Imu sulla propria abitazione: l'ipotesi di una esenzione è infatti solo oggetto di un ordine del giorno, approvato dalle Commissioni, per impegnare il Governo a valutare la situazione. Una scelta che scatena la reazione del senatore della Lega Nord e capogruppo in commissione Bilancio, Gianvittore Vaccari: «Il Governo va avanti sull'Imu agli anziani che vivono nelle case di riposo perché vuole fare cassa», spiega. Per gli anziani ricoverati in case di riposo pubbliche o private, «l'Imu diventerà un salasso senza precedenti, poiché agli immobili di loro proprietà verrà applicata l'aliquota prevista per le seconde case». Questo, conclude Vaccari in una nota, «oltre a essere immorale, andrà a pesare enormemente sulle tasche di molte famiglie che già devono pagare rette elevate». Completato l'esame degli emendamenti da parte delle commissioni V e VI di Palazzo Madama, il decreto fiscale passa subito all'esame dell'Aula, che potrebbe arrivare già nella giornata di domani.

    Cristiano Dell'Oste - 03 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  03/04/2012

    Allarme dei Caf, i Centri di assistenza fiscale, sull'Imu. In una lettera inviata al Ministero dell'Economia, la Consulta nazionale parla di «crescente preoccupazione» e «grande disagio» per l'assenza di indicazioni. Gli operatori chiedono per l'acconto di applicare le aliquote di base o di prorogare il termine.

    Sono 17 milioni gli italiani che ogni anno si rivolgono ai Caf per fare il 730 e normalmente gli operatori «unitamente all'elaborazione della dichiarazione dei redditi, il modello di versamento dell'Ici, ove dovuta; così evitando ai contribuenti - spiega la Consulta dei Caf in una lettera inviata al sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani - la necessità di doversi recare nuovamente presso le nostre sedi per il ritiro del modello nel periodo di massima attività lavorativa di tutti gli intermediari».

    Ora nella assenza di indicazioni non solo i contribuenti dovranno duplicare file e pratiche, una per il 730 e una per l'Imu, ma lo faranno nel 'picco' di attività degli intermediari.

    Ad oggi già un milione di italiani avrebbe compilato il proprio 730 al Caf mentre solo il 6% dei Comuni ha deliberato la nuova aliquota per l'Imu e avranno tempo fino al 30 settembre, se passerà l'emendamento presentato in Senato che proroga questo termine dall'originario 30 giugno, «mentre il termine di pagamento della prima rata è fissato al 16 di giugno», ricordano gli intermediari.

    I Caf chiedono allora di disporre «in via legislativa che la prima rata dell'Imu dovuta per l'anno di imposta 2012 possa essere calcolata applicando le aliquote e le detrazioni di base», oppure di valutare «l'opportunità, qualora le procedure per attuare i correttivi proposti lo richiedessero, di prevedere un congruo differimento del termine di pagamento della prima rata dell'imposta dovuta per l'anno 2012».

    01 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/03/2012

    Per gli stanziamenti nel fondo per la svalutazione dei crediti le aziende possono seguire le regole "forfetarie" fiscali anziché quelle civilistiche: si possono limitare a stanziare in bilancio un accantonamento che coincide con l'importo massimo fiscalmente deducibile, in base all'articolo 106 del Tuir (il Testo unico delle imposte sui redditi, contenuto nel Dpr 917/86). Infatti, le svalutazioni dei crediti in bilancio, per l'importo non coperto da garanzia assicurativa, che derivano dalle cessioni di beni e dalle prestazioni di servizi (crediti commerciali), sono fiscalmente deducibili in ciascun esercizio nel limite dello 0,50% del valore nominale o di acquisizione dei crediti stessi. Al contrario, le regole civilistiche presuppongono un'analisi per singola posta e, solo eccezionalmente, una verifica forfetaria complessiva. Nel computo del limite si tiene conto anche di accantonamenti per rischi su crediti.

    Sono esclusi dal plafond su cui si conteggia lo 0,5% i crediti coperti da garanzia assicurativa. Mentre entrano nel plafond i crediti assistiti da una garanzia reale (pegno, ipoteca), se questa non è stata ottenuta a fronte di un costo per il contribuente (diversamente, si ritiene, sarebbe un caso analogo a quello della copertura assicurativa). Inoltre, restano esclusi dal computo i crediti che derivano da cessioni di beni patrimoniali e strumentali (circolare 1/9/042 del 1976), quelli che derivano da prestiti, quelli oggetto di sconto (risoluzione 225/E/1995) o ceduti in factoring con clausola pro soluto e pro solvendo (circolare 19/09/015 del 1987).
    La giurisprudenza ha però assunto una posizione critica circa l'esclusione dalla base di computo delle cessioni pro solvendo, poiché il cedente resta comunque obbligato in via di regresso (Cassazione, sentenza 11080/2006) e, pertanto, permane l'area di rischio che giustifica la deduzione.

    La deduzione forfetaria incontra però un limite: non è ammessa quando l'ammontare complessivo del fondo ha raggiunto il 5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti risultanti in bilancio alla fine dell'esercizio. Le eventuali successive perdite su crediti, determinate secondo le indicazioni dell'articolo 101 del Tuir (vale a dire, se sono provate da elementi certi e precisi), dovranno essere in primo luogo imputate al fondo, sino a capienza.
    Questo significa che, in ogni caso, l'accantonamento al fondo basato sull'automatismo forfetario non può consentire la successiva svalutazione senza rispettare le cautele fiscali. Altrimenti, infatti, si finirebbe per liberare nuovi spazi per futuri accantonamenti, di fatto delegittimando la ricerca dei requisiti di certezza e precisione che, invece, dovrebbero guidare la deduzione del costo, almeno nell'idea dell'amministrazione finanziaria. Se l'ammontare del fondo (fiscalmente rilevante) eccede il 5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti, l'eccedenza concorre a formare il reddito dell'esercizio, sotto forma di sopravvenienza attiva.

    Se si intende mantenere un doppio binario civile e fiscale, si dovrà operare con le variazioni in aumento e diminuzione, oltre a monitorare le poste nel quadro RV del modello Unico.

    Se.P. - 26 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/03/2012

    Un redditometro mirato anche per le imprese. Mentre il direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera, a margine della presentazione del nuovo istituto della mediazione ricorda che per giugno sarà pronto il nuovo redditometro per misurare la capacità contributiva dei cittadini, la bozza della delega fiscale anticipata dal Sole 24 Ore sabato e domenica scorsa, annuncia tra i suoi principi cardine la possibilità di un potenziamento degli accertamenti sintetici con "vista" su lavoratori autonomi e imprenditori.

    L'articolo 10 della bozza della riforma fiscale - che salvo ripensamenti dell'ultima ora approderà al prossimo consiglio dei ministri (si ipotizza venerdi 23 marzo) - tra gli interventi di rafforzamento dell'attività conoscitiva e dell'azione di controllo sui contribuenti elenca espressamente il potenziamento degli accertamenti sintetici.

    M. Mo - 20 marzo 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  21/03/2012

    Un costo può essere legittimamente disconosciuto perché antieconomico solo se l'ufficio spiega quale diverso comportamento avrebbe dovuto tenere l'imprenditore per rispettare il canone di congruità. A stabilirlo la sentenza n. 111/12/11 della Ctr Campania, sezione staccata di Salerno.
    La controversia riguardava la deducibilità dei costi per consulenze industriali, ritenuti dall'ufficio accertatore antieconomici e non inerenti. Nel ricorso, la società ha chiarito il progetto imprenditoriale concretamente sotteso alle proprie scelte. Più precisamente, la contribuente aveva spiegato di aver deciso di intraprendere - accanto alle proprie attività tradizionali di produzione, lavorazione e commercio all'ingrosso di carni non volatili - l'attività di macellazione di bestiame. Proponendosi di acquisire in tempi stretti una consistente quota del relativo mercato ed essendo sprovvista di personale dipendente dedito all'approvvigionamento dei capi da destinare al macello, la società aveva optato per l'affidamento di tale funzione a un operatore del settore, sottoscrivendo un mandato senza rappresentanza. La società ha anche sottolineato il successo del proprio progetto, dimostrando di aver immediatamente realizzato - grazie alla collaborazione commerciale oggetto di contestazione - un considerevole volume d'affari, andato consolidandosi negli anni, fino al punto di far divenire il proprio macello una delle realtà più importanti nel settore di riferimento.
    La Ctr ha riformato la sentenza di primo grado, favorevole all'ufficio. Il collegio ha premesso che la gestione di un'azienda coinvolge scelte che rientrano nella sfera di discrezionalità dell'imprenditore, al quale – in ossequio al principio di libertà dell'iniziativa economica tutelato dall'articolo 41 della Costituzione – spetta il diritto di valutare l'opportunità di una determinata politica commerciale.Quindi l'eventuale contestazione da parte dell'economicità di determinate scelte non può prescindere da un adeguato supporto argomentativo e probatorio.
    In altre parole, l'ufficio non può limitarsi a mere asserzioni sull'astratta mancanza di economicità. Deve, invece, operare una concreta contestualizzazione delle scelte imprenditoriali, che vanno correttamente inquadrate nella complessiva realtà economica in cui l'impresa opera. Inoltre, il fisco deve dimostrare quale diverso percorso avrebbe dovuto intraprendere l'imprenditore per soddisfare i canoni di congruità ed economicità. In mancanza di tali argomentazioni e dimostrazioni, le contestazioni finiscono per essere delle semplici e ingiustificate illazioni e la pretesa erariale deve essere annullata.

    Gianluca Boccalatte - 19 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/03/2012

    Slittano il termine per la comunicazione dei dati relativi ai beni in godimento ai soci e familiari e quello relativo all'entrata in vigore delle nuove regole per le compensazioni dei crediti Iva.
    La scadenza per comunicare all'anagrafe tributaria i dati relativi ai beni dell'impresa concessi in godimento a soci o familiari è stata prorogata al 15 ottobre 2012, con un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate di oggi. Tenuto conto delle particolari difficoltà di attuazione e della assoluta novità della misura è stato disposto un più ampio termine per la prima comunicazione che originariamente era fissato al 31 marzo 2012.

    Per quanto riguarda le nuove regole sull'utilizzo dei crediti Iva introdotte dall'articolo 8, commi 18 e 19, del Dl n. 16/2012 si applicano dalle compensazioni effettuate a partire dal 1° aprile 2012. In questo caso interverrà un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate, in fase di emanazione. Ma il rinvio è stato annunciato oggi dalle Entrate.

    In pratica fino al 31 marzo 2012, i contribuenti potranno continuare a compensare il credito Iva, fino al limite di 10mila euro annui, senza aver necessariamente già presentato la dichiarazione o l'istanza da cui il credito emerge.

    Dal 1° aprile 2012, invece, la compensazione di importi annui superiori ai 5 mila euro potrà essere effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione, o dell'istanza, da cui il credito emerge. Questa regola vale sia per la compensazione del credito annuale sia per quello relativo a periodi inferiori all'anno. Ad esempio, se nell'anno d'imposta 2011 il contribuente ha maturato un credito annuale di 6 mila euro, presentando la relativa dichiarazione annuale da oggi ed entro il 31 marzo 2012, lo stesso potrà utilizzare per intero il credito Iva a partire dal successivo 16 aprile 2012.

    Marco Bellinazzo - 13 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  15/03/2012

    Il termina per la comunicazione dei dati relativi ai beni concessi in godimento ai soci e ai familiari e quello relativo all'entrata in vigore delle nuove regole per le compensazioni dei crediti Iva superiori a 5mila euro è stato rinviato ieri dall'agenzia delle Entrate, che ha anche ufficializzato la deroga ai pagamenti in contante sopra i mille euro per gli stranieri. 

    Il direttore dell'agenzie delle Entrate ha prorogato al 15 ottobre 2012 la scadenza per comunicare all'anagrafe tributaria i dati relativi ai beni dell'impresa concessi in godimento a soci o familiari, in considerazione delle particolari difficoltà di attuazione e della assoluta novità della misura.
    Il termine originario per la prima comunicazione era fissato al 31 marzo 2012.

    M. Bellinazzo - 14 marzo 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  14/03/2012

    Beni ai soci, spesometro e compensazioni Iva: raffica di rinvii in arrivo.

    Sono attesi per oggi, infatti gli interventi con delle note ufficiali di Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, su tre diversi adempimenti che, con il ravvicinarsi delle scadenze, stanno facendo aumentare le richieste di chiarimento da parte delle associazioni di imprese e professionisti.

    Beni ai soci
    Per la comunicazione dei beni dati in godimento ai soci, confermando le anticipazioni di ItaliaOggi, l'Agenzia dovrebbe riconoscere un maggior tempo per ottemperare all'adempimento di invio dei dati a settembre, o in alternativa ad ottobre.(...).

    Spesometro
    In questo caso, complice la norma del decreto legge fiscale 16 che ha mandato in soffitta lo spesometro in favore di un ripristino dell'elenco clienti e fornitori, si è creato un impasse interpretativo sulla staffetta tra vecchie e nuove norme. (...)

    Compensazioni Iva
    Il decreto legge fiscale ha ristretto la possibilità di chiedere senza controlli le compensazioni dei crediti Iva.

    La soglia è stata abbassata da 10 a 5 mila euro.

    C. Bartelli - 13 marzo 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  08/03/2012

    Per i beni ai soci in arrivo la proroga. Mancano meno di un mese alla prima scadenza, il 2 aprile, per l'invio all'Agenzia delle entrate delle informazioni relative all'utilizzo dei beni della società. A distanza di meno di un mese, l'amministrazione finanziaria non ha fornito alcuna indicazione ufficiale se non quelle emerse in occasione degli incontri organizzati con la stampa specializzata.
    Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, nelle prossime settimane sarà ufficializzato il rinvio della scadenza dei chiarimenti attesi da imprese e professionisti.
    Sul fronte interpretativo, comunque, nessuna comunicazione se il bene della società è utilizzato dal dipendente o dall'amministratore che sono anche soci: è questa, infatti, la conclusione che appare più logica nonché quella auspicabile in relazione alle disposizioni introdotti con la manovra della scorsa estate.

    D.Liburdi/C.Bartelli - 7 marzo 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  06/03/2012

    Dal 17 marzo saranno in vigore le novità introdotto dalla Comunitaria 2010 (legge 217/2011) e le aziende dovranno rivedere le procedure usate per registrare le fatture dei fornitori esteri, anche considerando le sanzioni previste in caso di errori o omissioni.
    La novità più importante riguarda il momento di effettuazione dei servizi internazionali (resi o ricevuti): l'operazione si considererà alla data di ultimazione della prestazione, per i servizi limitati nel tempo (servizi "spot") o al momento di maturazione del corrispettivo, per i servizi periodici o continuativi.

    G. Confente -5 marzo 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  01/03/2012

    Non sorprende ed è condivisibile la presa di posizione della Cassazione sulla rilevanza penale dell'elusione d'imposta.

    Il divieto di eludere l'obbligo impositivo si traduce nell'assenza di giuridico riconoscimento, nell'ordinamento tributario, degli effetti impositivi di favore perseguiti con l'impiego anomalo di strumenti giuridici, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che ne giustificano l'adozione.

    Ebbene, il mancato riconoscimento di tali effetti, prima ancora che la loro inopponibilità all'amministrazione, implica l'obbligo di dichiarare la fattispecie elusa, e non quella elusiva; se gli effetti non sono riconosciuti, la prima conseguenza è che il soggetto passivo è chiamato a formare la dichiarazione senza poterne tener conto. Ne segue l'infedeltà della dichiarazione che rappresenti la fattispecie elusiva anziché quella elusa.

    G. Negri - 21 febbraio 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  29/02/2012

    Bilanci relativi al 2011 con fari puntati sulle perdite. Nei rendiconti in fase di chiusura e in vista dell'approvazione entro il 29 aprile, le perdite civilistiche e fiscali vanno tenute in considerazione sotto molti aspetti.

    L'impatto del risultato sul patrimonio netto influenza il test della continuità aziendale, mentre in termini fiscali occorre considerare le nuove regole di riporto temporalmente illimitato, la possibile conversione di imposte anticipate in crediti d'imposta e i benefici dalla ricapitalizazione della società. Infine, se il 2011 è il terzo anno di perdita fiscale, attenzione al rischio società di comodo. Il protrarsi della crisi internazionale comporterà per molte imprese la chiusura di conti in rosso anche nell'esercizio 2011.

    L'esistenza di perdite ripetute che erodono il patrimonio netto deve essere valutata attentamente dagli amministratori per verificare che non si presentino cause di scioglimento della società che impongono una rapida ricapitalizzazione.

    L. Gaiani - 27 febbraio 2012- tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  28/02/2012

    Il mancato invio della raccomandata all'inquilino, entro il termine previsto per il versamento dell'acconto 2011, preclude al locatore l'opzione per la cedolare secca in sede di dichiarazione dei redditi.

    Le istruzioni definitive al modello 730/2012 ribadiscono quanto già affermato dalla stessa Agenzia, con la circolare n. 26/E dell'1/6/2011, relativamente ai contratti di locazione in corso nel 2011, ancorchè scaduti o risolti prima del 7/4/2011, e a quelli in corso alla predetta data per i quali era stata pagata l'imposta di registro.

    Si tratta di un'interpretazione che, non solo, non trova conferma nè nella legge (art. 3 del dlgs n. 23/2011) nè nel provvedimento attuativo (decreto direttoriale del 7/4/2011), ma che, con ogni probabilità, contribuirà a vanificare le attese di gettito stimate in 2,6 miliardi di euro.

    M. Bonazzi - 25 febbraio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  23/02/2012

    Anagrafe dei contribuenti Iva senza veli: chiunque potrà sapere dall'Agenzia delle entrate se una posizione Iva risulta attiva e chi ne è l'intestatario.
    Tornano gli elenchi clienti e fornitori: comprenderanno l'ammontare complessivo degli scambi documentati da fattura, nonchè le operazioni non soggette a fatturazione di importo non inferiore a 3.600 euro.

    Le partite Iva inoperose saranno cancellate d'ufficio, con l'applicazione della sanzione per l'omessa comunicazione della cessata attività; prima, però, sarà inviato un preavviso al contribuente, che potrà fornire giustificazione o pagare una sanzione ridotta.

    Scenderà da 10.000 mila a 5.000 euro la soglia per la compensazione libera di crediti Iva.

    Il termine per la comunicazione dei dati delle lettere d'intento degli esportatori abituali, infine, sarà collegato alle operazioni in sospensione effettuate.

    F. Ricca - 22 febbraio 2012 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  22/02/2012

    Le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall'agente della riscossione. Tale pignoramento può avvenire in misura pari a un decimo per importi fino a 2 mila euro e in misura pari a un settimo per importi da 2 mila a 5 mila euro. E' quanto prevede la bozza del decreto legge fiscale che sarà esaminata oggi dal pre-consiglio dei ministri.

    Un provvedimento che in queste ore sta subendo molti interventi da parte delle amministrazioni interessate e che quindi, al momento in cui si approderà venerdi prossimo sul tavolo del Consiglio dei ministri, potrebbe riservare qualche sorpresa non solo nei contenuti ma anche nella forma, come ad esempio lo scorporo in due o più provvedimenti, di cui uno solo contenente le misure urgenti.

    V. Stroppa - 21 febbraio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  17/02/2012

    È arrivata soltanto nella tarda serata di ieri l'attesa proroga del termine di versamento della patrimoniale sulle attività finanziarie coperte dallo scudo fiscale.

    A meno di 24 ore dalla scadenza, dunque, il Governo Monti differisce tecnicamente l'appuntamento alla cassa per banche e intermediari finanziari chiamati ufficialmente a versare entro oggi, per conto dei propri clienti, il 10 per mille (per il 2011) e il 13,5 per mille (per il 2012) dei patrimoni fatti emergere con lo scudo fiscale.

    Il giallo della "proroga per gli scudati" messo in scena nelle ultime settimane si conclude così con il più classico dei "comunicati legge" di vecchia memoria: una nota ufficiale delle Finanze per tranquillizzare da una parte i contribuenti alle prese con le difficoltà operative nell'adempiere all'obbligo e dall'altra per assicurare un margine di tempo in più all'amministrazione finanziaria per sciogliere i nodi più complessi. E che nel caso della nuova patrimoniale sullo scudo fiscale non sembrano essere certamente pochi.

    Poche righe ma che alla fine danno ragione agli intermediari che già all'indomani dell'approvazione del decreto Salva-Italia, istitutivo del nuovo balzello, avevano invitato il Governo a rivedere l'appuntamento di oggi chiedendo più tempo. Lo stesso "comunicato legge" accoglie le pressioni di banche, intermediari e fiduciarie evidenziando a chiare lettere che «in considerazione di obiettive difficoltà operative rappresentate dagli intermediari finanziari tenuti al versamento dell'imposta relativa alle attività oggetto di "scudo" fiscale» il termine fissato al 16 febbraio «sarà differito con il primo provvedimento legislativo utile».

    Il veicolo legislativo dovrebbe essere il nuovo decreto legge fiscale che il Governo vorrebbe approvare, salvo nuovi ripensamenti, la prossima settimana.

    Il comunicato dell'Economia, inoltre, annuncia che la proroga del termine del 16 febbraio sarà accompagnata da una "clausola di salvaguardia" a tutela sia dei contribuenti che, comunque, non verseranno entro oggi, sia di chi ha voluto ugualmente pagare ma magari ha sbagliato i conteggi. Così vanno lette infatti, le ultime quattro righe della nota diramata da via XX Settembre: «Con lo stesso provvedimento sarà disposto che i versamenti non effettuati fino alla data di entrata in vigore della disposizione di proroga non configureranno violazione in materia di versamenti».

    Sulla nuova scadenza, in definitiva, il comunicato non scopre le carte. L'intenzione dell'amministrazione è quella di un differimento tecnico. Va detto che, di certo, la nuova data difficilmente sarà fatta cadere nei sessanta giorni di conversione del decreto legge fiscale. Per cui se il provvedimento d'urgenza sarà varato entro il prossimo 24 febbraio, l'appuntamento con l'Erario per la cosiddetta "imposta sull'anonimato" non arriverà prima della fine di aprile. Già nelle scorse settimane era emersa, in effetti, la possibilità di un rinvio al 16 luglio 2012 o, nel caso si optasse per una soluzione di compromesso, si potrebbe andare al 16 maggio.

    M. Bellinazzo/M. Mobili - 16 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/02/2012

    Alla fine per il primo versamento dell'imposta sullo scudo fiscale è arrivata una vera e proprio beffa: non la proroga che tutti gli operatori attendevano, ma un'ingiunzione di pagamento immediato.

    Il provvedimento che è stato pubblicato ieri sul sito dell'agenzia delle Entrate è una manifestazione dello scarso rispetto dell'amministrazione nei confronti dei cittadini, nonostante la più volte sbandierata volontà di istaurare con i contribuenti un rapporto basato sulla reciproca correttezza.

    Provvedimenti applicativi di questo genere - specialmente su una disposizione incerta e contradditoria come questa (basti ricordare che il comma 6 dell'articolo 19 cita anche l'articolo 15 del decreto 350 del 2001 sulle regolarizzazioni e solo viene chiarito che sono fuori da tributo) - non servono a nulla, ma costituiscono un autentico vulnus, non solo per i contribuenti, ma anche per gli intermediari da sempre impiegati (gratis) dall'agenzia delle Entrate come esattori.

    M. Piazza - 15 febbraio 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  14/02/2012

    La nuova comunicazione dei beni utilizzati dai soci di società sta diventando una sorta di "spesometro 2" in quanto la normativa di riferimento e i provvedimenti attuativi (nonché le istruzioni) divergono completamente.
    Per la comunicazione dei beni dei soci vi è comunque un sollievo: che si decida di seguire la norma di riferimento, oppure il provvedimento attuativo delle Entrate del 16 novembre 2011, in pochi casi, se si omette il modello o si sbaglia, trovano applicazione le sanzioni.
    La norma prevede (comma 36-sexiesdecies dell'articolo 2 del decreto legge di Ferragosto 138/2011) che la comunicazione deve essere inoltrata «nelle ipotesi di cui al comma 36-quaterdecies» dello stesso articolo 2. Si tratta di quando «i costi relativi ai beni dell'impresa concessi in godimento a soci o familiari dell'imprenditore per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento non sono in ogni caso ammessi in deduzione dal reddito imponibile».
    Già questa previsione risolverebbe molti dubbi perché si può comprendere che la norma vuole colpire quelle ipotesi in cui il bene, causa il diritto personale di utilizzo da parte del socio o del familiare, non risulta "collegato" all'attività d'impresa, con la conseguenza che, in questo modo, lo stesso bene non risulta inerente all'attività, provocando (correttamente) l'indeducibilità dei componenti negativi a esso riferiti. L'inerenza viene "recuperata" ex lege, sebbene il bene venga utilizzato esclusivamente dai soci e dai familiari, solamente quando questi ultimi corrispondono un corrispettivo almeno pari al valore normale del diritto di godimento del bene stesso.
    Quindi, la norma stabilisce l'obbligo di comunicazione per quei beni che non risultano inerenti, tra i quali non possono rientrare, ad esempio, le autovetture utilizzate in parte per l'attività d'impresa per le quali si applica la predeterminazione legale dell'inerenza, in base all'articolo 164 del Tuir (40, 80 per cento, eccetera).
    Il successivo comma 36-quinquiesdecies stabilisce che si realizza reddito diverso per il socio, qualora lo stesso utilizzi il bene "non inerente" a un corrispettivo inferiore al valore normale del diritto di godimento.
    A questo punto, il comma 36-sexiesdecies stabilisce l'applicazione della sanzione del 30%, in caso di omessa o irregolare comunicazione dei dati, sull'importo che costituisce reddito diverso per il socio o per il familiare. La sanzione risulta, invece, da 258 a 2.065 euro se i componenti negativi relativi ai beni non inerenti non sono stati dedotti (ovvio) e se il socio ha dichiarato un reddito diverso pari al valore normale del diritto di godimento. Quest'ultima previsione risolve ogni cosa: l'ipotetica esigenza di comunicare i finanziamenti soci e le forme di capitalizzazione (richiesta dal provvedimento delle Entrate, ma non dalla norma) non può originare alcun reddito diverso per i soci né alcuna indeducibilità relativa ai beni.
    Conseguentemente, in caso di omissione dei dati, non si applica alcuna sanzione, come peraltro afferma la circolare 27/2012 dell'istituto di ricerca dei commercialisti. Ma lo stesso principio vale anche per le autovetture deducibili parzialmente (articolo 164 del Tuir), per le quali non trova applicazione la previsione sull' indeducibilità totale e per le quali, soprattutto, in caso di utilizzo da parte dei soci e dei familiari, non si genera alcun reddito diverso per gli stessi.

    01 | SOTTO LA LENTE
    I beni che devono essere indicati sono quelli «non inerenti».
    In questo senso si esprime la norma, la quale prevede che i componenti negativi relativi ai beni dati in godimento ai soci a un corrispettivo inferiore al valore normale del diritto di godimento non sono ammessi in deduzione.
    La norma non può trovare applicazione per quelle situazioni in cui l'inerenza viene forfetizzata ex lege (per esempio le autovetture) o già vengono stabilite misure di indeducibilità (per esempio per gli immobili patrimonio)

    02 | SOCI E FAMILIARI
    Viene stabilito che se i soci o i familiari utilizzano i beni a un corrispettivo inferiore a quello che deriva dal valore normale del diritto di godimento, per i soci e i familiari si realizza – dal periodo d'imposta 2012 – un reddito diverso tassato.
    Questa norma non può colpire quelle ipotesi in cui per il bene vi è un' indeducibilità parziale o nel caso si generi in capo al socio o al familiare la tassazione di un fringe benefit

    03 | LA CONSEGUENZA
    La sanzione, in caso di omissione del modello o di invio dello stesso con dati irregolari o incompleti, risulta pari al 30 per cento dell'ammontare di quello che risulta il "reddito diverso" per il socio.
    Nel caso in cui per i beni non si abbia deducibilità dei componenti negativi e si realizzi un reddito diverso per il socio, la sanzione viene fissata da 258 a 2.065 euro.
    Le penalità sono indirizzate, quindi, a colpire queste ipotesi specifiche

    Dario Deotto - 08 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  10/02/2012

    Dopo un anno di manovre, tutte le novità introdotte si riflettono sulle dichiarazioni dei redditi per il 2011, pubblicate ieri, in versione definitiva, nel sito dell'Agenzia delle Entrate.

    Si va dalla cedolare secca sugli affitti alle imposte patrimoniali sugli immobili e sulle attività finanziarie estere, dal contributo di solidarietà all'agevolazione per la capitalizzazione delle imprese, dalle novità sul riporto delle perdite fiscali a quelle sulle perdite sistemiche e sulle società di comodo.

    I modelli definitivi pubblicati sono quelli delle persone fisiche (Unico PF 2012), delle società di persone (Unico SP2012), delle società di capitali (Unico SC 2012) e consolidato (Unico CNN 2012).

    L. De Stefani - 9 febbraio 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  08/02/2012

    Il mio commercialista mi ha detto che è stata modificata la disciplina delle società di comodo e che ora si applica anche alla mia società, perché ha conseguito perdite fiscali negli scorsi anni, pur avendo bilanci sostanzialmente in pareggio. Mi è stato riferito che dovrò pagare una maggiorazione dell'Ires e dell'Irap, oltre a non poter recuperare il credito Iva maturato in questi anni. Da quando hanno effetto queste nuove regole? Quant'è la maggiorazione dell'Ires e dell'Irap? Il credito Iva della società accumulato negli scorsi anni, posso compensarlo con la maggiorazione Ires?
    S.I. – MODENA

    La disciplina delle società non operative o di "comodo", prevista dall'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, è stata fortemente ritoccata dal Dl 138/2011 prevedendo, per le società di capitali non operative, una maggiorazione dell'aliquota Ires di 10,5 punti percentuali e l'applicazione della specifica normativa sulle società di comodo anche alle società che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi di imposta consecutivi o a quelle che, nello stesso arco temporale, per due periodi di imposta sono in perdita fiscale e in uno hanno dichiarato un reddito inferiore a quello minimo determinato dall'articolo 30 della legge 724/94. La nuova presunzione introdotta per le società in perdita sistemica opera, quindi, indipendentemente dal superamento del test di operatività sull'ultimo triennio, previsto dallo stesso articolo 30.
    L'aliquota Ires viene quindi elevata al 38% (come risulta sommando all'aliquota ordinaria Ires del 27,5% la maggiorazione Ires del 10,5%) ed è applicabile, a decorrere dall'esercizio successivo a quello in corso al 17 settembre 2011, sia alle società che sono di comodo per il mancato superamento del test di operatività sia alle società non operative per la presenza di perdite sistemiche.
    La maggiorazione del 10,5% deve essere applicata anche alla quota di reddito imputata per trasparenza a una società di capitali da una società di persone non operativa: in questa fattispecie, se la società di capitali è operativa, dovrà assoggettare alla maggiorazione Ires solo la quota di reddito attribuitale per trasparenza dalla società di persone, mentre il suo reddito continuerà a essere assoggettato all'aliquota ordinaria del 27,5 per cento.

    Invece le società di comodo che hanno esercitato, in qualità di partecipate, l'opzione per la trasparenza fiscale ai sensi degli articoli 115 o 116 del Tuir devono assoggettare autonomamente il proprio reddito imponibile alla maggiorazione del 10,5% e provvedere al versamento della relativa imposta. Le società partecipanti, se di comodo, devono assoggettare il reddito imponibile alla maggiorazione e provvedere al relativo versamento.

    Anche le società di comodo che hanno optato per la tassazione di gruppo ai sensi dell'articolo 117 del Tuir, in qualità sia di consolidanti che di consolidate, dovranno versare autonomamente la maggiorazione calcolata sul proprio reddito imponibile, mentre la società consolidante continuerà ad assoggettare all'aliquota ordinaria del 27,5% il reddito complessivo globale del consolidato, determinato dalla sommatoria dei redditi complessivi netti delle società partecipanti al consolidato.

    Il calcolo
    Nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo di imposta di prima applicazione (vale a dire il 2012 per le società con esercizio coincidente con l'anno solare) si deve assumere, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le nuove disposizioni. In altri termini, i soggetti di comodo devono rideterminare l'imposta del periodo precedente applicando la nuova aliquota maggiorata, e utilizzare tale valore come dato storico per il calcolo degli acconti relativi al 2012. I soggetti di comodo per il mancato superamento del test di operatività potrebbero comunque applicare il metodo previsionale per il calcolo degli acconti relativi al 2012 e versare l'imposta parametrata all'aliquota Ires ordinaria del 27,5% se ritengono di superare, per l'esercizio 2012, il test stesso.

    Le nuove disposizioni sulle società in perdita sistemica si applicano dal quarto periodo di imposta monitorando, in sede di prima applicazione, il triennio 2009-2011. La verifica verrà quindi sempre svolta, in futuro, su un triennio "mobile" che varia di esercizio in esercizio. Così, per il periodo di imposta 2013 si dovrà controllare il triennio 2010-2012.

    Il Dl 138/2011 prevede che «restano ferme le cause di non applicazione della disciplina in materia di società non operative», facendo così intendere che l'eventuale presenza, in uno degli esercizi del triennio di monitoraggio, di una causa di non applicazione della disciplina fa ripartire il computo degli esercizi in perdita (per esempio, esercizio 2011 con clausola di esclusione, nuovo triennio da monitorare: 2012-2014).

    In merito la circolare 25/IR del 31 ottobre 2011 dell'Istituto di ricerca dei dottori commercialisti ed esperti contabili ha auspicato un chiarimento ministeriale per spiegare se nel caso specifico si devono applicare ancora le indicazioni fornite dall'agenzia delle Entrate con la circolare 25/E del 4 maggio 2007, la quale stabiliva che «nella determinazione dei ricavi presunti e di quelli effettivi occorre considerare i due periodi di imposta precedenti a quello in osservazione, anche se interessati da cause di esclusione dall'applicazione della norma». Se questa indicazione verrà confermata, l'eventuale presenza di una clausola di esclusione non farà ripartire il triennio "mobile".

    Cause di esclusione
    Sono invece escluse dall'applicazione della norma sulle perdite sistemiche le società costituite nel 2010 e nel 2011, per la mancanza di un triennio di raffronto.

    Per le società in perdita sistemica restano ferme le cause di non applicazione della disciplina in materia di società non operative previste dall'articolo 30 della legge 724/1994, con ciò dovendosi intendere, a nostro parere, che se nel quarto periodo di imposta successivo ai tre in perdita fiscale, o successivo a un triennio con due esercizi in perdita e uno con reddito inferiore a quello minimo, si verifica una causa di non applicazione, non scattano né la maggiorazione dell'aliquota Ires né le altre limitazioni delle società non operative, in quanto dovrebbe prevalere la causa di esclusione.
    L'avverarsi di una causa di non applicazione della normativa dovrebbe pertanto prevalere sulla nuova fattispecie delle società di comodo per il protrarsi delle perdite fiscali, senza la necessità di presentare l'interpello disapplicativo.

    Gianluca DAN – 06 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  03/02/2012

    Società in cerca di opportunità nell'utilizzo delle diverse tipologie di perdite. Dopo le risposte a Telefisco, secondo cui vi è libertà di scelta tra le perdite a riporto integrale e quelle vincolate, i contribuenti studiano le modalità che consentono di massimizzare i benefici fiscali. Poiché il tetto si calcola sempre sul reddito lordo, risulterà conveniente impiegare prima le perdite limitate e, per l'eccedenza, quelle integrali.
    Le nuove regole per il riporto delle perdite delle società di capitali, in vigore dall'esercizio 2011, prevedono due categorie di risultati negativi che si differenziano per l'importo compensabile con il reddito di ogni esercizio. In generale, le perdite possono essere utilizzate entro l'80% del reddito, in modo da lasciare un imponibile non inferiore al 20. Questo tetto non vale per le perdite formatesi nei primi tre esercizi della società, le quali si compensano invece per l'intero importo, fino ad azzerare il reddito. Nei primi commenti alla norma si è generalmente ipotizzata la convenienza dei contribuenti ad utilizzare prioritariamente le perdite integrali e, solo all'esaurimento di queste, le perdite con tetto dell'80% (Assonime, circolare 33/2011).
    Ci si era anzi chiesto se l'utilizzo prioritario delle perdite non vincolate fosse, anziché una opportunità, un vero e proprio obbligo.
    Nel corso di Telefisco del 25 gennaio, l'Agenzia ha fornito sul punto alcune importanti istruzioni. In primo luogo è stato confermato che l'ordine di utilizzo delle perdite è lasciato alla libera decisione della società, precisando che, se si usano entrambe le tipologie, l'80% (tetto di compensazione per le perdite limitate) si calcola, comunque, sul reddito lordo (prima, cioè, dell'utilizzo delle perdite integrali). In ogni caso, ha concluso l'Agenzia, le perdite devono essere utilizzate fino a concorrenza del reddito imponibile: la società, cioè, deve sempre compensare il massimo importo di perdite che le è consentito.
    Sulla base dei chiarimenti amministrativi va dunque rivisto il criterio da adottare per ottenere i migliori benefici. Innanzitutto va considerato che il tetto dell'80 per cento, che non è commisurato alla perdita, ma al reddito, si calcola sempre sul valore del reddito lordo: si tratta quindi di un dato che non muta qualunque sia la categoria di perdita utilizzata prioritariamente. Inoltre, la libertà di scelta si traduce non solo nella individuazione di un ordine di priorità, ma anche, e soprattutto, nella possibilità di combinare a piacimento i differenti risultati negativi (integrale e limitato). Sarà allora conveniente combinare le diverse perdite a disposizione, scalando prioritariamente quelle limitate (cioè sorte dopo i primi tre esercizi) e coprendo il reddito residuo (si tratterà del 20% che non è possibile ridurre con perdite vincolate) con i risultati a compensazione integrale.
    In questo modo si raggiungerà il doppio obiettivo, di azzerare il reddito dell'anno o comunque di ridurlo il più possibile in base ai criteri di legge, rinviando altresì a nuovo le perdite integrali anziché quelle limitate. Ciò consentirà, negli anni seguenti, di avere a disposizione questi risultati (anziché quelli limitati) che offrono più chance per abbattere il reddito.
    Se invece le perdite non sono in grado di azzerare il reddito (in quanto quelle sorte nei primi tre esercizi sono inferiori al 20% del reddito) di fatto non vi sono vere e proprie scelte da compiere: si combinerà l'intero ammontare delle perdite integrali con un importo prelevato da quelle limitate contenuto entro l'80% del reddito, senza che vi sia un vero e proprio ordine di priorità.

    Luca Gaiani - 01 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  02/02/2012

    Il proprietario di un immobile pignorato non è tenuto al pagamento dell'Irpef sui canoni di locazione percepiti direttamente dal custode e distribuiti integralmente tra i creditori pignoranti. A precisarlo la Ctp di Bari, con la sentenza n. 236/1/11. La pronuncia ha chiarito che i canoni di locazione non costituiscono «reddito da fabbricati» per il proprietario espropriato, mancando del tutto il presupposto impositivo.
    La vicenda trae origine dalla notifica di un avviso di accertamento con il quale il fisco ha rettificato il reddito dichiarato da un contribuente per l'anno d'imposta 2003, recuperando a tassazione i canoni di locazione di un immobile di cui l'intimato risultava essere proprietario in misura del 50 per cento.
    Il soggetto interessato ha presentato ricorso, evidenziando che l'immobile in oggetto - seppure concesso in locazione fin dal 2000 con contratto regolarmente registrato - era stato successivamente pignorato nell'ambito di una procedura espropriativa e affidato a un custode giudiziario che aveva «il compito di gestirlo e di riceverne i frutti». Il custode, pertanto, su autorizzazione del giudice dell'esecuzione, e insieme all'altro comproprietario, aveva concesso in locazione l'immobile e (pro-quota) ne percepiva personalmente i canoni.
    Il contribuente, inoltre, precisava di aver perso il possesso e l'amministrazione del bene, passati nelle mani del custode il quale - ai sensi dell'articolo 593 del Codice di procedura civile - è obbligato a rendere conto della propria gestione al giudice dell'esecuzione. Di qui, la totale assenza di presupposto impositivo.
    L'ufficio, però, ha replicato che la custodia del bene pignorato non determinava alcuna modifica della titolarità del bene stesso e dei frutti. In tal senso ha richiamato la risoluzione n. 158/E/2005 secondo cui «il debitore esecutato, seppure privato del potere di disporre del proprio bene, ne rimane proprietario e, in tale veste, deve dichiarare i canoni di locazione come redditi di fabbricato».
    La Ctp ha accolto il ricorso. In primo luogo, a norma dell'articolo 2912 del Codice civile, «il pignoramento comprende gli accessori, le pertinenze e i frutti della cosa pignorata» e infatti il ricorrente non aveva percepito i canoni di locazione imputati a reddito dall'ufficio. Dalla documentazione risultava che quei canoni «erano stati percepiti direttamente dal custode giudiziario, nominato dal giudice dell'esecuzione e dallo stesso autorizzato a stipulare il contratto di locazione in forza del quali detti canoni erano maturati». Inoltre quei "frutti!" della cosa pignorata erano stati interamente «distribuiti nell'ambito della procedura esecutiva immobiliare, senza alcuna attribuzione a favore del ricorrente». Pertanto - hanno concluso i giudici - si deve ritenere del tutto insussistente il maggior reddito accertato dall'ufficio.

    Domenico Carnimeo - 30 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/01/2012

    E' online, sul sito dell'agenzia delle Entrate, la bozza del modello Unico 2012 persone fisiche.
    Nel primo fascicolo trovano spazio alcune rilevanti novità, tra cui la cedolare secca sulle locazioni degli immobili abitativi situati in tutto il territorio nazionale, il contributo di solidarietà, l'eliminazione dell'obbligo di inviare al centro operativo di Pescara la comunicazione di inizio lavori per usufruire dello sconto del 36% sulle ristrutturazioni edilizie.
    Il modello, inoltre, tiene conto di alcune proroghe come, ad esempio, l'imposta sostitutiva sugli straordinari, la detrazione per il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso e lo sconto del 55% per le spese relative al risparmio energetico.
    Attraverso la corretta compilazione del quadro RN relativo ai versamenti, infine, si tiene conto anche del differimento di 17 punti percentuali dell'acconto Irpef per il 2011, disposto dal DPCM 21 novembre 2011.

    L. De Vico – 26 gennaio 2012 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  20/01/2012

    Le locazioni immobiliari non vanno nello spesometro. Ribadito invece l'obbligo di inserimento delle fatture dei leasing e dei noleggi ricevute dagli utilizzatori dei beni.
    Sono questi, in estrema sintesi, i chiarimenti forniti ieri a ItaliaOggi dall'Agenzia delle entrate sui principali dubbi relativi alla comunicazione ex articolo 21 del Dl 78/2010 in scadenza con il prossimo 31 gennaio. Dopo le risposte fornite dalle Entrate alle associazioni di categoria il 22 dicembre scorso su alcuni aspetti della nuova comunicazione telematica erano infatti sorte ulteriori perplessità fra gli operatori che a questo punto sembrano definitivamente risolte.

    A. Bongi / F. G. Poggiani – 18 gennaio 2012 - tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  18/01/2012

    Il 17 marzo prossimo entreranno in vigore le modifiche introdotte alle regole sulle prestazioni di servizi dalla nuova legge Comunitaria (legge 217/2011); le novità, in particolare, prevedono un nuovo criterio di esigibilità dell'imposta per le prestazioni di servizi considerate "generiche" (si tratta di trasporti, intermediazioni, lavorazioni, consulenze eccetera) disciplinate dall'articolo 7-ter della legge Iva (633/72).
    In pratica, se queste operazioni sono rese da un soggetto stabilito nel territorio dello Stato a un soggetto non stabilito, oppure sono rese da un soggetto non stabilito a uno stabilito, si considerano effettuate nel momento in cui sono ultimate.

    G. Giuliani – 17 gennaio 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  13/01/2012

    Imu dimezzata per i fabbricati inagibili. E' applicabile anche all’Imu la norma che prevede la riduzione a metà dell’imposta per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell'anno durante il quale sussistono tali condizioni. A non essere più applicabile è solo la disposizione, abrogata dalla manovra Monti, che, ai fini dell’applicazione di tale norma, attribuiva ai Comuni la facoltà di disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato. E’ questa una delle interpretazioni della normativa sulla manovra economica che la Confedilizia ha fornito in una circolare diramata alle Associazioni territoriali aderenti e consultabile sul proprio sito internet.

    Confedilizia, nel suo commento interpretativo, ha inoltre espresso l’avviso che l’impianto normativo previsto per l’Ici trovi applicazione, per le parti non abrogate, anche ai fini dell’Imu. E ha segnalato che è stata invece soppressa la possibilità per i Comuni di considerare abitazioni principali, con conseguente applicazione dell'aliquota ridotta o anche della detrazione per queste previste, le unità immobiliari concesse in comodato gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela.
    Il documento contiene l’illustrazione, oltre che delle disposizioni relative all’Imu, anche di tutte le altre norme della manovra che interessano i proprietari di casa, fra le quali quelle concernenti il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi e la relativa maggiorazione, la nuova imposta sugli immobili all’estero, le novità sulle detrazioni del 36% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e del 55% per quelli di risparmio energetico.

    11 gennaio 2012 – tratto da Italia Oggi.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/01/2012

    Aumenterà l'Iva? Si, no, forse.

    In questo momento, tutte le risposte possono essere esatte, dipende dal punto di vista.
    Stando alle norme in vigore, infatti, nell'immediato non accadrà nulla, ma da ottobre e fino alla fine dell'anno l'aliquota ordinaria e quella intermedia saliranno di ben due punti percentuali. E questa è oggi l'unica certezza.
    Quello che succederà dopo è un'incognita, che dipende dall'attuazione o meno della riforma dei regimi fiscali agevolati: se la fumata sarà bianca, dal 2013 tutto tornerà come oggi, mentre in caso contrario gli aumenti temporanei diventeranno definitivi e ci sarà un ulteriore ritocco (al rialzo) dal 1 gennaio 2014.
    Ecco come stanno attualmente le cose, nero su bianco, secondo la manovra Monti.
    E così anche Fabio Fazio che domenica a Che tempo che fa ha posto un quesito a Mario Monti sull'eventuale aumento dell'Iva dovrà attendere ottobre 2012.

    Autunno 2012 pesante. Cart. 18 del dl n. 201/2011 ha modificato il comma 1- ter dell'art. 40 del di n. 98/2011, che preannunciava i famosi tagli lineari ai regimi di esenzione, di esclusione e di favore fiscale al fine di blindare i conti pubblici in caso di mancata attuazione, entro il 30 settembre 2012, della riforma prevista dallo stesso art. 40.

    R. Rosati – 10 gennaio 2012 - tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  11/01/2012

    Tempo di verifiche per chi vuole beneficiare del nuovo regime dei minimi - in vigore dal 1° gennaio di quest'anno- e ha avviato una professione o un'impresa a partire dal 2008, o la sta per avviare.

    Con il provvedimento direttoriale n. 185820 dello scorso 22 dicembre il quadro è ormai chiaro e i contribuenti persone fisiche possono decidere cosa fare.

    Il primo test è quello sui presupposti per accedere al regime.
    A tal fine occorre controllare se sussistono i requisiti previsti per il "vecchio" regime dei minimi di cui all'articolo i, commi da 96 a 117, della legge 244/2007, richiesti anche per avvalersi di quello "nuovo".

    Quindi nell'anno precedente devono essere stati conseguiti ricavi o compensi non superiori a 30mila euro, non devono essere stati effettuati acquisti di beni strumentali per un importo superiore a 15mila euro né cessioni all'esportazione e non devono essere state sostenute spese per lavoratori dipendenti, collaboratori a progetto, eccetera. Non devono, inoltre, sussistere cause di esclusione.

    Fatto questo primo controllo, bisogna verificare se l'attività avviata dopo il 2007 abbia il carattere della novità.
    A tal fine non deve essere stata esercitata un'attività (anche in forma associata o familiare) nel triennio precedente o proseguita quella già svolta come lavoratore dipendente o autonomo o quella d'impresa di cui era titolare un altro soggetto che nell'ultimo anno ha ottenuto ricavi superiori a 30mila euro.

    Se questa doppia verifica ha esito positivo, bisogna controllare il numero di anni per i quali è possibile fruire del nuovo regime, che si applica nell'anno di effettivo inizio dell'attività (anche se anteriore al 2012) e nei quattro anni successivi.

    G. Ferranti – 9 gennaio 2012 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  10/01/2012

    Regime supersemplificato al via per circa 450mila contribuenti che escono dal vecchio regime dei minimi e possono proseguire sul nuovo binario. Insieme con il nuovo regime dei contribuenti minimi che dopo la rivisitazione di cui all'articolo 27 del Dl 98/11 è oltremodo favorevole (imposta sostitutiva al 5%) ma limitato a pochi
    contribuenti (che abbiano iniziato l'attività dopo il 31 dicembre 2007 o che la iniziano d'ora in poi, circa 50mila). I contribuenti che fuoriescono possono usufruire del premio di consolazione rappresentato dal regime contabile di cui all'articolo 27, commi 3 e seguenti del Dl 98/2011.
    Questo regime contabile è riservato alle persone fisiche che esercitato attività d'impresa o di lavoro autonomo e che, pur avendo le dimensioni per rientrare nel regime dei contribuenti minimi (articolo 1, commi 96 e 99 della legge 244/2007), non possono accedervi a seguito dei nuovi limiti di accesso. Le nuove regole sono state illustrate nel provvedimento del Direttore delle Entrate n. 185825/2011 del 22 dicembre 2011.
    In sintesi, questo regime contabile agevolato riguarda soltanto coloro che non possono beneficiare del regime dei contribuenti minimi perché iniziano una attività avendone già svolta una nel triennio precedente o perché l'attività intrapresa rappresenta il proseguimento di altra attività già esercitata come lavoratore dipendente o autonomo; inoltre rientrano naturalmente nel regime contabile agevolato i soggetti che fuoriescono dal regime dei minimi per decorrenza del termine quinquennale.
    Il provvedimento dell'Agenzia estende il nuovo regime contabile agevolato anche alle imprese agricole, che quindi si aggiunge a quelli previsti dall'articolo 34 del Dpr 633/72. Pur essendo esclusi dal mondo dei minimi i soggetti che applicano i regimi speciali, l'Agenzia ha ritenuto che nulla osta la semplificazione contabile per coloro che esercitano attività agricole rientranti, ai fini delle imposte dirette nel reddito agrario.
    Si ricorda che gli agricoltori devono fare particolare attenzione al limite di 15.000 euro di acquisti beni strumentali nel triennio precedente anche mediante contratti di locazione, in quanto il settore primario necessita generalmente di strutture costose.
    Le vere agevolazioni del regime supersemplificato consistono nel versamento dell'Iva su base annuale con la eliminazione quindi delle liquidazioni periodiche e del versamento dell'acconto Iva, nonché dalla esclusione da Irap che probabilmente tali contribuenti avrebbero usufruito ugualmente in ragione della assenza di organizzazione. L'esonero dalla tenuta della contabilità ai fini dell'Iva e imposte dirette magari può essere apprezzata dai piccoli agricoltori, ma le imprese commerciali difficilmente potranno usufruirne tenuto conto che devono determinare il reddito in base ai criteri ordinari secondo il criterio della competenza.
    Peraltro, tutti gli altri adempimenti fiscali rimangono vigenti come ad esempio l'obbligo di emissione della fattura e la certificazione dei corrispettivi e anche altri obblighi fastidiosi come l'elenco clienti e fornitori (operazioni rilevanti ai fini dell'Iva di importo superiore a 3.000 euro, comunicazione delle operazioni con i Paesi black list, adempimenti conseguenti alle operazioni intracomunitarie, eccetera). Questi contribuenti non sfuggono inoltre agli studi di settore ma l'adeguamento ai ricavi o compensi non viene considerato ai fini del limite di 30.000 invalicabile per l'accesso.
    Si ricorda che il regime super semplificato è quello naturale e solo mediante opzione (anche per effetto di comportamento concludente) si applica il regime contabile semplificato o ordinario che se scelti sono vincolanti per un triennio.

    Gian Paolo Tosoni - 03 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/01/2012

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 01/2012

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    LIMITI ALL’USO DEL CONTANTE SOTTO I 1.000 €
    INTERESSI LEGALI AL 2,5% DAL 1.1.2012
    LE TARIFFE DEI RIMBORSI CHILOMETRICI
    DOCUMENTAZIONE DA PREDISPORRE PER LA RICHIESTA DI VISTO DI CONFORMITÀ IVA
    LA LEGGE DI STABILITÀ 2012 TRA CUI:
    Art. 10 Riforma degli ordini professionali e società tra professionisti
    Art. 14 Riduzione degli oneri amministrativi per imprese e cittadini
    Burocrazia Zero
    Controllo armi e munizioni
    Trasferimento quote di Srl
    Bilancio a schema semplificato per le Srl
    Estratti conto al posto della contabilità
    Liquidazione IVA nuovi limiti
    Al collegio sindacale le funzioni di vigilanza previste dal D.Lgs. 231/01
    Sindaco e revisione legale dei conti
    Sindaco Unico nelle Srl
    Collegio sindacale nelle SpA
    Cooperative modifiche statutarie
    Semplificazioni nei Trasporti
    Art. 22 Apprendistato, contratto di inserimento donne, part-time, telelavoro,
    incentivi fiscali e contributivi
    SCADENZARIO FISCALE GENNAIO 2012, FEBBRAIO 2012 E PRIMI GIORNI MARZO 2012

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    Signa, 05.01.2012
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  03/01/2012

    Sono in arrivo per oltre un milione di contribuenti più di 900 milioni di euro di rimborsi. Lo comunica l' Agenzia delle Entrate, spiegando che le somme in erogazione comprendono anche i rimborsi chiesti con le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2010 e le restituzioni del canone Rai agli over75 (esenti).
    Il risultato complessivo conseguito nel 2011 mostra un aumento di circa il 60 % del numero dei soggetti rimborsati rispetto al 2010. A famiglie e aziende nel 2011 sono stati erogati complessivamente quasi 2 milioni di rimborsi per un importo complessivo di circa 8,7 miliardi di euro.
    Nel dettaglio é stata rimborsata Iva per oltre 6 miliardi distribuita tra 41.000 imprese, artigiani e professionisti.
    Sfiora invece i 2,5 miliardi di euro l'ammontare dei rimborsi erogati per Irpef e Ires a famiglie e imprese. In particolare, sul fronte delle famiglie sono stati erogati dall'Agenzia circa 1,7 milioni di rimborsi, per un totale di oltre 1,3 miliardi di euro.
    Tra i beneficiari dei pagamenti in corso, i contribuenti a basso reddito a cui nel 2011 sono stati inviati quasi 50.000 bonus, per una spesa di più di 20 milioni di euro e gli ultrasettantacinquenni a cui l'Agenzia sta erogando oltre 4 milioni di euro per il pagamento di quasi 40 mila rimborsi del canone Rai.
    Per l'Ires si manifesta quest'anno l'effetto dello smaltimento dei rimborsi degli anni d'imposta più vecchi compiuto negli anni scorsi dall'Agenzia delle Entrate che, nel 2011, ha erogato poco più di 7.000 rimborsi alle aziende per oltre 1,1 miliardi di euro, in calo rispetto allo scorso anno.
    Per le imposte «minori» (registro, concessioni governative e altre) sono stati erogati più di 26.000 rimborsi per un importo complessivo di quasi 200 milioni di euro.

    30 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  28/12/2011

    I vecchi minimi, che non potranno applicare il nuovo regime dei super minimi con il forfait del 5 per cento, dal 1° gennaio 2012 torneranno ad essere contribuenti normali ai fini Iva. La nuova norma prevede semplificazioni per le persone fisiche che possiedono i requisiti previsti per il regime dei minimi applicabile fino al 2011, ma non quelli previsti dalla norma che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2012. I vecchi minimi potranno anche optare per il regime contabile ordinario. La specificazione dell'articolo 18 del Dpr 600/1973, richiamato nel punto 4 del provvedimento del 22 dicembre 2011, significa che i vecchi minimi, che non intendono fruire del regime contabile agevolato, potranno optare per il regime di contabilità semplificata o per la contabilità ordinaria (articolo 14, Dpr 600/1973). L'opzione, valida per almeno un triennio, è comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata. Trascorso il triennio, l'opzione rimane valida per ciascun anno successivo, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata, mediante il cosiddetto comportamento concludente. Il divieto d'accesso al nuovo regime dei minimi del 2012 riguarderà, in particolare, le persone fisiche che dal 2008 erano passate al regime dei minimi. Come si è detto,i cosiddetti "vecchi minimi", potranno però fruire di un regime contabile agevolato: saranno esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, nonché dalle liquidazioni e dai versamenti periodici Iva. Saranno altresì esenti dall'Irap. In pratica, i "vecchi minimi" diventeranno contribuenti ordinari Iva, eseguendo solo il conguaglio Iva, a debito o a credito, in sede di liquidazione annuale, e saranno contribuenti semplificati ai fini Irpef. La determinazione del reddito sarà analitica, ricavi meno costi per le imprese, compensi meno spese per i professionisti, e il reddito sarà soggetto alle normali aliquote. I vecchi minimi saranno anche soggetti al controllo induttivo degli studi di settore. È anche prevista la cessazione del regime agevolato per i vecchi "minimi" a partire dall'anno successivo a quello in cui viene meno una delle condizioni di legge. Può essere il caso della persona fisica che supererà il limite di 30mila euro nel 2012 che, di conseguenza, farà cessare le semplificazioni previste per i "vecchi minimi". "Vecchi minimi" sono gli esclusi per legge dal nuovo regime dal 2012, di norma, le persone fisiche che hanno iniziato l'attività prima del 2008. Questi contribuenti, in possesso dei requisiti per essere "minimi", ma esclusi dal nuovo regime applicabile a partire dal 2012, potranno però beneficiare del regime contabile super semplificato. A questo regime potranno anche accedere i contribuenti che, pur avendo i requisiti per essere "minimi", hanno optato per il regime di contabilità semplificata o di contabilità ordinaria, o per il regime delle nuove iniziative produttive, con il forfait del 10 per cento.

    Salvina Morina - 23 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/12/2011

    Un mese di tempo in più per lo spesometro: slitta infatti al 31 gennaio 2012 il termine per la presentazione della comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a 25mila euro.

    La nuova scadenza è fissata dal provvedimento direttoriale, pubblicato sul sito dell'agenzia delle Entrate, che proroga il vecchio termine del 31 dicembre 2011 (che, cadendo di sabato, slitta a lunedì 2 gennaio 2012) entro cui era fissata la segnalazione al Fisco delle operazioni riferite al periodo d'imposta 2010, come previsto dal decreto legge 78/2010.

    L'Agenzia spiega che il nuovo termine per la comunicazione, che non incide sulla tempistica dell'utilizzazione delle informazioni per le attività di controllo, si è reso indispensabile al fine di consentire i necessari adeguamenti di tipo tecnologico e di superare le difficoltà operative segnalate dai soggetti titolari di partita Iva.

    Difficoltà ribadite nei giorni scorsi dalle categorie che, al di là delle opinioni sulla validità o meno dello strumento, puntano l'indice contro la farraginosità dello strumento e, soprattutto, contro la mancanza del software per raccogliere i dati in maniera rapida e precisa.

    Enrico De Mita - 21 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/12/2011

    Giro di vite della Suprema corte sulle fatture inesistenti. L'imprenditore non ha diritto alla detrazione Iva se i pagamenti non trovano coincidenza nella contabilità del fornitore. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 27547 del 19 dicembre 2011, ha respinto il ricorso di un commerciante al quale l'ufficio delle Entrate aveva contestato fatture false perché non c'era corrispondenza fra la sua contabilità e quella del fornitore.
    Non solo. Rileva anche il mezzo di trasporto usato che dev'essere coerente con la quantità di merce che il contribuente dichiara di aver acquistato.

    Debora Alberici – 21 dicembre 2011 – tratto da Italia Oggi.com

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  • Fisco e tasse  »»  21/12/2011

    La fattura fa da guida
    A pochi giorni dalla prima scadenza delle comunicazioni dello spesometro (per il 2010 il termine scade il 2 gennaio) gli operatori si interrogano ancora su come identificare con certezza le operazioni «cosiddette collegate», da segnalare solo se nel complesso superano le soglie di rilevanza (25mila euro per il 2010, 3mila o 3.600 per il 2011). Quello che non risulta chiaro è l'identificazione esatta dell'elemento di collegamento che fa scattare l'obbligo di comunicazione. L'amministrazione, nella circolare 24/E/2011, si è occupata dei contratti collegati, ma non è andata oltre l'enunciazione di un concetto, di estrazione giurisprudenziale, che poco aiuta in vista del 2 gennaio.

    Il nodo del collegamento
    Nella prassi si afferma che il collegamento si ha quando le parti del rapporto perseguono un risultato economico unitario e complesso che è realizzato non tramite un singolo contratto, bensì mediante una pluralità coordinata di contratti. Il «collegamento negoziale» può riguardare sia l'elemento oggettivo che soggettivo, e può trovare origine nella legge o nell'autonomia negoziale delle parti. Nei contratti collegati e a corrispettivi periodici la soglia va riferita ai corrispettivi previsti fra le parti, ancorché i pagamenti effettuati in un periodo risultino sotto il limite.

    Conta il corrispettivo pattuito
    Nel valutare quindi se una certa prestazione, per esempio il contratto di manutenzione di un macchinario, debba essere oggetto di comunicazione, si dovrà fare riferimento all'ammontare del corrispettivo pattuito contrattualmente e non a quanto effettivamente pagato nel corso di un anno solare. Stabilisce, infatti, la circolare che a fronte del pagamento frazionato in relazione a un unico contratto che prevede corrispettivi periodici o a più contratti tra loro collegati in relazione ai quali in un anno solare sono previsti corrispettivi di importo totale superiore ai limiti, dovrà essere comunicato l'importo complessivo delle operazioni rese e ricevute nell'anno di riferimento, anche se il corrispettivo relativo al singolo contratto è inferiore ai limiti.
    Riprendendo l'esempio, se per il contratto di manutenzione è fissato un corrispettivo globale oltre le soglie di rilevanza e nel periodo di riferimento, relativamente a tale rapporto, è emessa una sola fattura sotto soglia (ad esempio di 2.500 euro), l'operazione, nel rispetto dell'unitarietà negoziale, va comunque segnalata, perchè parte di un contratto stipulato per un ammontare totale oltre il limite di legge (25mila euro per il 2010, 3mila euro a regime). Se, invece, nel periodo considerato non si emette alcuna fattura, non si dovrà neppure procedere alla segnalazione.

    Il ruolo della fattura
    In un documento dell'11 ottobre scorso (reso noto il 24 ottobre), le Entrate, rispondendo a quesiti sullo spesometro, hanno introdotto, come fattore di collegamento delle operazioni ai fini dello spesometro, l'elemento formale dato dalla fattura: è questo documento che va considerato nella verifica del superamento della soglia di rilevanza e non l'ammontare delle singole operazioni ivi certificate. Di conseguenza, in caso di cessioni con emissione di documento di trasporto, il limite di rilevanza va valutato con riferimento all'importo totale della fattura differita a prescindere dall'importo di ogni singola operazione, sebbene, quando non collegate sul piano negoziale oggetto della comunicazione – come stabilito nel Dl 78/2010 – dovrebbero essere le cessioni singolarmente prese.
    La nota dell'11 ottobre dice invece chiaramente che occorre dare rilievo all'importo della fattura, ossia al documento che rappresenta l'operazione oggetto di comunicazione. Lo stesso vale per le fatture riepilogative di più operazioni anche fra loro diverse e non collegate: l'obbligo di comunicazione dipende dall'ammontare della fattura, che deve essere segnalata per il totale, specificando la tipologia dell'operazione prevalente (cessione o prestazione).

    Il quadro
    01 | RILEVA IL VALORE TOTALE DEI CONTRATTI
    I contratti collegati vanno dichiarati in base al valore complessivo a prescindere dal fatto che siano documentati da una o più fatture

    02 | QUANDO SI HA IL COLLEGAMENTO
    Il collegamento si ha quando le parti del rapporto perseguono un risultato economico unitario e complesso che viene realizzato non per mezzo di un singolo contratto bensì mediante una pluralità coordinata di contratti (collegamento negoziale)

    03 | COLLEGAMENTO OGGETTIVO O SOGGETTIVO
    Il collegamento negoziale può essere di tipo soggettivo o oggettivo (si possono considerare gli esempi dei contratti quadro, dei subappalti o dei contratti ultrannuali)

    04 | LA FATTURA COME ELEMENTO DI UNIONE
    La fattura può essere elemento di collegamento quando riunisce in sé più operazioni anche se tra esse separate (posizione espressa dall'agenzia delle Entrate con le risposte dell'11 ottobre 2011). Si può considerare, ad esempio, il caso dell'emissione di una fattura differita in relazione a singole operazioni avvenute nel corso di un mese nei confronti dello stesso cliente

    Matteo Mantovani - 14 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  20/12/2011

    Piccoli e grandi acquisti. Nuove e vecchie abitudini. Il fisco sarà in grado di ricostruire i comportamenti di spesa. Dalla mattina alla sera i contribuenti italiani, volente o nolente, trasmetteranno informazioni.

    Il decreto salva-Italia rende tracciabile quasi tutta la vita (almeno per l'ambito di interesse tributario) grazie alla trasmissione dei movimenti bancari all'Anagrafe tributaria e alla nuova soglia massima di utilizzo del contante.

    Regole nuove che si aggiungono alla marea di dati che già ora alimentano, in modi e attraverso canali diversi, i database a disposizione dell'amministrazione finanziaria per dare la caccia a chi non paga le tasse.

    Consideriamo una giornata tipo con sveglia alle sei e trenta.
    Il primo gesto di accendere la luce per farsi largo nel buio della camera è un'informazione di cui il fisco è già a conoscenza.
    No, nessuna intercettazione ambientale o microcamera nascosta.
    In realtà l'utenza è già comunicata, quindi il Fisco sa chi ha stipulato con un contratto per la fornitura di energia elettrica.
    Addirittura risalendo ancora più a monte il fatto stesso che si trovi in quella casa è un dato conosciuto: se è inquilino, il contratto è stato registrato (o almeno dovrebbe esserlo) all'agenzia delle Entrate; se è proprietario, l'acquisto è stato segnalato all'Anagrafe tributaria.
    Ma andiamo avanti nella giornata. Dopo essersi alzato, il nostro contribuente decide di far colazione fuori con cappuccino e cornetto e, poiché è sprovvisto di contanti, pagherà con il bancomat.
    Quell'acquisto diventa tracciato e rappresenta un movimento (seppur minimo) sul suo conto corrente che potrebbe entrare a far parte del pacchetto dei dati da comunicare dal prossimo 1° gennaio.
    In questo caso, è un'informazione assolutamente irrilevante per quanto riguarda l'acquirente ma potrebbe comunque risultare preziosa dal lato dell'esercente che
    riceve il pagamento.

    Discorso diverso, invece, se il nostro "osservato speciale" decidesse di effettuare una spesa straordinaria, come ad esempio cambiare la cucina di casa.
    Un acquisto, ammettiamo, oltre la soglia di 3.600 euro. Se pagasse in contanti?
    Violerebbe la soglia di utilizzo del contante, visto che l'allarme rosso scatta già da mille euro.
    Una piccola moratoria sarà concessa non appena la conversione del decreto salva-Italia diventerà legge ma coprirà le violazioni fino al 31 gennaio 2012.

    G. Parente – 19 dicembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore –

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  • Fisco e tasse  »»  15/12/2011

    Si allungano le rateazioni (fino a 72 tranche) per i contribuenti in difficoltà con Equitalia.
    E mentire al fisco non sarà reato, mentre esibire documenti falsi sì.
    Sono alcune misure fiscali recate dagli emendamenti dei relatori al dl 201/2011.

    Rateazioni.
    Il Milleproroghe 2010 (dl n. 225/2010) aveva previsto la possibilità di ottenere una rateazione aggiuntiva per tutti i contribuenti ai quali era già stata concessa una dilazione entro il 27 febbraio 2011.

    La norma riproposta ora, intervenendo sul dettato normativo dell'articolo 19 del dpr n. 602/1973, intende mettere a regime questa facoltà, anche in maniera retroattiva: pure i debitori che hanno ottenuto la dilazione tra il 27 febbraio 2011 e l'entrata in vigore della legge di conversione, e non risultano in regola con i pagamenti, potranno beneficiare dell'allungamento.

    A tale scopo i contribuenti dovranno attivarsi prima che intervenga la decadenza e dimostrare l'avvenuto peggioramento della propria situazione.
    Un'altra novità è costituita dalla possibilità di chiedere, in luogo del pagamento costante, rate variabili di importo crescente per ciascun anno.

    Aggio.
    Remunerazione degli agenti della riscossione al restyling. L'attuale aggio del 9% sarà sostituito da un parametro di riferimento da individuare ogni anno tramite decreto ministeriale.
    La rimodulazione terrà conto dei carichi annui affidati, dell'andamento delle riscossioni coattive e del processo di ottimizzazione e di efficientamento del gruppo Equitalia.

    V. Stroppa - 13 dicembre 2011 – tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  14/12/2011

    Il pagamento in contanti superiore alla nuova soglia di tracciabilità di mille euro andrà segnalato immediatamente anche all'Agenzia delle entrate.
    In tal modo, al di là delle specifiche sanzioni previste dalla normativa antiriciclaggio, sarà più diretto e immediato l'uso di tali operazioni anche con valenza accertativa.

    Così tra spesometro, tracciabilità pressoché integrale, invio dei conti correnti e indagini finanziarie anticipate è un vero e proprio arsenale quello messo a disposizione dell'amministrazione finanziaria per la crociata contro l'evasione fiscale.

    L'articolo 12 della manovra riduce, in prima battuta, il limite al di sopra del quale tutti i pagamenti devono essere effettuati con strumenti tracciabili.
    Mille euro al posto delle 2.500 introdotte appena alcuni mesi fa dalla manovra di agosto; ancor prima il limite era di 5 mila euro.

    La norma specifica che il nuovo limite impone, tra l'altro, la necessità di posticipare al 31 dicembre 2011 il termine entro il quale devono essere estinti o ridotti a importo inferiore alla nuova soglia, i libretti di deposito bancari o postali al portatore, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto.
    Accanto alla misura base sono presenti ulteriori interventi secondari rivolti ad accrescere l'efficacia della restrizione anche e soprattutto a fini antievasivi.

    Intanto tale soglia viene praticamente ridotta a 500 euro in alcuni specifici casi che coinvolgono la pubblica amministrazione.
    E il caso delle operazioni di pagamento delle spese delle pubbliche amministrazioni centrali e locali e dei loro enti, le quali devono essere disposte mediante l'utilizzo di strumenti telematici.
    Tali operazioni vanno effettuate in via ordinaria mediante accreditamento sui conti correnti bancari o postali dei creditori ovvero con le modalità offerte dai servizi elettronici di pagamento interbancari prescelti dal beneficiario.
    In ogni caso è esclusa la possibilità di effettuare pagamenti per cassa superiori all'importo di 500 euro.

    Analogamente, lo stipendio, la pensione, i compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione centrale e locale e dai loro enti, in via continuativa a prestatori d'opera e ogni altro tipo di emolumento a chiunque destinato, di importo superiore a 500 euro, debbono essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante ovvero mediante l'utilizzo di strumenti di pagamento elettronici bancari o postali, comprese le carte di pagamento prepagate.

    A. Felicioni – 12 dicembre 2011 - tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  13/12/2011

    Doppio taglio al cuneo fiscale. Dal 2012 arrivano deduzioni Irap maggiorate per donne e giovani under 35 e scatta la piena deducibilità dal reddito Ires o Irpef dell'imposta regionale pagata sul costo del lavoro, che si affianca allo sconto del 10% in vigore dal 2008. A prevederlo l'articolo 2 della versione attuale del Dl 201/2011.

    Una delle maggiori criticità dell'Irap è che - oltre a gravare sul costo del lavoro e sugli interessi passivi - non risulta deducibile dal reddito di impresa o di lavoro autonomo, neppure per la parte corrispondente a tali oneri (aspetto quest'ultimo che ha generato dubbi di legittimità costituzionale). Le imprese, anche se in perdita, finiscono per pagare comunque una consistente Irap e, in alcune circostanze, anche l'Ires.

    La percezione che le imprese hanno di questo meccanismo, in parte fondata, è quella di un doppio tributo sul costo del lavoro: l'Irap e quella parte di Ires causata dalla non deduzione dell'imposta regionale. Gli imprenditori con bilanci in perdita, che impiegano manodopera diretta, si confrontano con le società che hanno esternalizzato la produzione e notano che queste ultime non versano imposte, mentre loro sì. Chi assume più personale - pensano in molti - paga più tasse.

    Il taglio di questo onere fiscale sul lavoro passa per l'introduzione di crescenti deduzioni del costo del personale dall'Irap: la Finanziaria 2007 aveva concesso sconti per contributi e retribuzioni a tempo indeterminato, aumentate dal Dl 201/2011 per donne e giovani. Se i dipendenti e gli assimilati fossero tutti deducibili, l'imponibile Irap si allineerebbe (salve le differenze per le perdite su crediti e Ici) al margine operativo netto (Ebit) e il tributo graverebbe sulla redditività operativa e non sul lavoro.

    Il secondo, più articolato strumento per tagliare il cuneo, è la deduzione dell'imposta regionale dall'Ires delle società di capitali o dall'Irpef di imprese personali o professionisti. L'Irap che grava sul personale e sugli oneri finanziari (che sono costi e non reddito) deve poter essere dedotta nel calcolo delle imposte societarie o personali, pena un vizio di legittimità costituzionale. Il Dl 185/2008 aveva introdotto una prima deduzione del 10% forfettariamente riferita al tributo corrispondente alle due componenti sopra indicate. Questo calcolo forfettario non pare sufficiente a eliminare i rischi di incostituzionalità e la manovra Monti corregge il tiro prevedendo una deduzione analitica e integrale dell'imposta pagata sul costo del lavoro che si aggiunge al 10 per cento.

    In pratica, dal 2012 imprese e professionisti suddivideranno l'imposta pagata in due: da una parte quella derivante dalle spese per dipendenti e assimilati (al netto degli sconti previsti dall'articolo 11 del Dlgs 446/1997, compreso l'ultimo su donne e giovani) e, dall'altra, l'importo restante. La prima quota sarà dedotta al 100% dal reddito per il calcolo di Ires o Irpef (con criterio di cassa: conta il pagato in acconto e a saldo), mentre il residuo importo sarà deducibile al 10 per cento.

    Calcoli complessi
    L'Irap scalabile integralmente dall'Ires è quella riferita alle «spese per il personale dipendente e assimilato». Oltre al costo dei dipendenti veri e propri (al netto delle deduzioni), rilevano i compensi (e relativi contributi) che costituiscono reddito assimilato al lavoro dipendente a norma dell'articolo 50 del Tuir. In tal senso, dovrebbe diventare deducibile anche l'Irap calcolata sulla retribuzione di collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori a progetto, nonché di amministratori di società ed enti. Sulla rilevanza di questi ultimi compensi (generalmente non configurati come costo del lavoro) sarà comunque opportuno attendere le istruzioni dell'agenzia delle Entrate.

    Per i contribuenti che operano in più regioni con aliquote differenziate, il conteggio dell'imposta riferita al costo indeducibile richiederà la preventiva ripartizione del costo tra le diverse regioni applicando le percentuali determinate in base all'articolo 4, comma 2, del Dlgs 446/1997 per il calcolo dell'imposta (rapporto tra l'ammontare delle retribuzioni del personale impiegato con continuità nei vari stabilimenti).

    Luca Gaiani - 12 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  09/12/2011

    Gli studi di settore puntano all'adeguamento già da Gerico 2012 e per arrivare a questo risultato "promettono" anche una maggiore tutela rispetto all'accertamento sintetico.

    La manovra varata domenica dal Governo prevede, infatti, una nuova articolazione delle "coperture" per chi risulta congruo (e coerente) rispetto ai risultati degli studi di settore.

    Vengono, invece, rafforzati i controlli per chi non risulta in linea rispetto ai risultati degli studi, ricorrendo anche alle indagini finanziarie.
    Il «regime premiale per favorire la trasparenza» prevede alcune semplificazioni contabili e amministrative, nonché alcune particolari coperture dalle rettifiche effettuabili dall'amministrazione finanziaria.

    Il regime si applica dal 1 gennaio 2013, anche se l'opzione dovrà essere fatta per la prima volta in Unico 2012.
    Per chi applica gli studi di settore la norma poi prevede un "capitolo" specifico dedicato a una sorta di «super-congruità».

    Viene stabilito che nei confronti di chi risulta essere allineato a Gerico (oltreché coerente rispetto agli indicatori) ci sono gli stessi vantaggi previsti per chi aderisce al regime premiale, ma non è soggetto agli studi.
    Quindi, vi è l'esclusione dagli accertamenti analitici-induttivi basati su presunzioni semplici (purché gravi, precise e concordanti) e la riduzione di un anno dei termini di decadenza dell'azione di accertamento.

    In più per chi è congruo agli studi c'è l'aggiunta di un ulteriore importante vantaggio, e cioè che l'accertamento sintetico risulta possibile soltanto quando il reddito accertabile si discosta di un terzo (in luogo di un quinto) dal reddito dichiarato.

    A. Crescione/D. Deotto – 6 dicembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  07/12/2011

    Taglio del cuneo fiscale per le lavoratrici e per tutti i giovani under 35. E per il bonus sulle capitalizzazioni delle imprese il rendimento nazionale viene fissato al 3% per i primi tre anni d'imposta a partire da quello in corso al 2011.

    Sono le principali novità contenute nel testo del decreto salva-Italia approvato domenica dal Consiglio dei ministri e ancora in fase di messa a punto per la firma del Capo dello Stato.

    La novità dello sgravio Irap per le donne e per i giovani, annunciati nel corso della conferenza stampa di presentazione della manovra, hanno trovato posto nell'articolo 2 del decreto.

    In sostanza le imprese si vedranno aumentare le deduzioni Irap, che di fatto incidono sul cuneo fiscale, del 130% per le lavoratrici e per i giovani sotto i 35 anni di età che operano in azienda con contratto a tempo indeterminato.

    Lo sconto oggi fissato in 4.600 euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo di imposta, aumenterà fino a 10.600 euro «per i lavoratori di sesso femminile» e per gli under 35.

    Come prevede la "legge Irap" (Dlgs 446/97) la deduzione Irap non si applica alle imprese che operano in concessione e a tariffa nei settori dell'energia, dell'acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti.

    Il taglio del cuneo sale ulteriormente a 15.200 - con un aumento del 65% visto che fino a oggi la deduzione forfettaria era fissata in 9.200 euro - per le donne e i giovani sotto i 35 anni che lavorano in imprese del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

    M. Mobili – 6 dicembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  07/12/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 14/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    RINVIO DI UN MESE PER LA PEC
    LA COMUNICAZIONE DEI BENI AI SOCI
    LE RISPOSTE DELL'A.E. AI QUESITI SULLA COMPILAZIONE ELENCHI CLIENTI E
    FORNITORI
    LA COMPENSAZIONE IVA
    DIVIETO DI COMPENSAZIONE IN PRESENZA DI ISCRIZIONI A RUOLO
    IL TRATTAMENTO FISCALE DEGLI OMAGGI E DELLE CESSIONI GRATUITE
    LE SPESE DI RAPPRESENTANZA
    MISURA DELLA DEDUCIBILITÀ
    INVIO TELEMATICO COMUNICAZIONE DICHIARAZIONI D’INTENTO RICEVUTE
    RICHIESTA DATI A CLIENTI E FORNITORI
    SALDO ICI 2011 – PROMEMORIA
    SCADENZARIO FISCALE DICEMBRE 2011
    SCADENZARIO FISCALE PRIMI GIORNI DI GENNAIO 2012

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    Signa, 07.12.2011
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  06/12/2011

    I controlli sui «falsi circoli» e sulle finte associazioni messi in campo dall'agenzia delle Entrate dopo il monitoraggio effettuato attraverso il modello Eas (la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali prevista dal Dl 185/2008, articolo 30 e inviata alle Entrate da 265.733 enti associativi) ha consentito di recuperare da gennaio a ottobre di quest'anno 65,2 milioni di tassazione.
    Gli accertamenti effettuati sono stati 1.800, e 800 le verifiche svolte "sul campo".
    Il risultato è stata l'emersione di redditi non dichiarati per 233 milioni (base imponibile a fini Ires, Irap e di ritenute), contro i 110 milioni del 2010, e Iva non versata per 31,5 milioni (contro i 22 milioni del 2010).

    Aumenta, quindi, rispetto all'anno scorso, l'ammontare delle imposte evase individuato dalle attività di verifica, anche se il numero degli accertamenti è diminuito.
    L'Agenzia ha puntato su una maggiore selettività dei controlli, in base alle indicazioni operative fornite dalla circolare 21/F 2011, che invitava a dare «priorità assoluta» agli «abusi di particolare rilevanza economica».

    L'occasione per tracciare il quadro dei controlli sugli enti non profit e per fare il punto sui risultati del tavolo tecnico nazionale sul Terzo settore, nato nel 2009, è stata il convegno «Il Terzo Settore, la promozione e lo sviluppo del non profit», organizzato dall'agenzia delle Entrate e dall'Agenzia per il Terzo Settore, che si è svolto ieri a Roma.

    Il direttore dell'agenzia delle Entrate Attilio Befera ha sottolineato che «il terzo settore assume oggi per lo Stato una rilevanza ancora maggiore rispetto al passato» e che l'agenzia delle Entrate intende mantenere la collaborazione avviata con il tavolo tecnico, «anche per monitorare l'uso distorto delle forme organizzative del non profit».

    V.Melis/F.Nariello – 2 dicembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  05/12/2011

    La legge 398 del 16 dicembre 1991 ha previsto per le società e associazioni sportive dilettantistiche la possibilità di optare per un regime forfettario di determinazione delle imposte sia ai fini Ires sia ai fini Iva. Le associazioni sportive con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare devono aver conseguito, nell'anno solare precedente, proventi di natura commerciale non superiori a 250mila euro.

    Il limite vale anche per gli enti associativi con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare. I soggetti di nuova costituzione potranno beneficiare del regime forfettario qualora ritengano di conseguire nel periodo d'imposta proventi di natura commerciale per un ammontare non superiore al limite citato. Sempre per i soggetti che iniziano l'attività, l'agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti con la risoluzione 63/E del 16 maggio 2006. In particolare, essi devono applicare il criterio proporzionale richiamato nell'allegato E, punto 1, del decreto 18 maggio 1995. Perciò le associazioni di nuova costituzione con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, per fruire del regime forfettario, devono rapportare il limite massimo di proventi, pari a 250mila euro, al periodo compreso tra la data di costituzione e il termine dell'esercizio, computandolo a giorni.

    Il limite massimo, che fa riferimento ai soli proventi commerciali, dev'essere determinato in base al principio di cassa. L'indicazione è stata fornita dal ministero delle Finanze con la circolare 1 dell'11 febbraio 1992. Inoltre, tale ammontare è composto esclusivamente dai proventi aventi natura commerciale di cui all'articolo 85 del Tuir e dalle sopravvenienze attive di cui all'articolo 88 del Tuir, relative alle attività commerciali. Risultano così esclusi dal computo i proventi aventi natura istituzionale (quote associative, donazioni eccetera), i proventi realizzati tramite la raccolta pubblica di fondi, i proventi "decommercializzati" ex articolo 148 del Tuir, i proventi realizzati con la cessione di beni strumentali, i premi di addestramento e di formazione tecnica spettanti alle associazioni sportive, i corrispettivi derivanti dalla cessione degli atleti dilettanti, le sopravvenienze attive relative alle attività istituzionali.

    L'Iva
    L'Iva va determinata con l'applicazione di una detrazione forfettaria prevista dall'articolo 74, comma 6, del Dpr 633/1972. Sono previste tre percentuali forfettarie. La prima, di base, è pari al 50% dell'imposta relativa alle operazioni imponibili. La seconda, relativa alle imposte concernenti le operazioni di sponsorizzazione, è del 10 per cento. Invece, in caso di cessioni o concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica è prevista l'applicazione di una detrazione forfettaria di un terzo.

    In pratica, si deve effettuare la sommatoria dell'Iva relativa alle operazioni attive, applicata in base alle diverse aliquote di legge, e determinare l'Iva detraibile applicando le percentuali forfettarie. La differenza deve essere versata con periodicità trimestrale senza l'aggiunta degli interessi. Le scadenze sono il 16 maggio, il 16 agosto (annualmente prorogato per la pausa estiva), il 16 novembre e il 16 febbraio dell'anno successivo (quarto trimestre).

    Il reddito imponibile, invece, deve essere determinato nella misura del 3% dei proventi commerciali, con l'aggiunta di eventuali plusvalenze commerciali.

    Ires e semplificazioni
    L'Ires è pari al 27,5% dell'imponibile. Sono poi previste anche semplificazioni di tipo contabile. Infatti le associazioni in regime ex legge 398/1991 sono esonerate dagli obblighi di registrazione e dalla tenuta dei libri contabili. Gli obblighi riguardano la conservazione della documentazione. Inoltre, devono essere fatturate solo le sponsorizzazioni e le cessioni di diritti radio-televisivi.
    Le entrate commerciali devono essere annotare in un apposito prospetto (ex Dm 11 febbraio 1997) con un'unica registrazione entro il giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento. L'opzione per il regime forfettario viene esercitata tramite comportamento concludente. C'è solo un obbligo di comunicazione. Un analogo obbligo di comunicazione sussiste nei confronti della Siae.

    L'opzione vincola il contribuente per cinque anni e successivamente per ciascun anno fino a revoca. Nel caso in cui si superi il limite di 250mila euro nel corso dell'esercizio, gli effetti dell'opzione vengono meno con decorrenza dal mese successivo.

    21 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  30/11/2011

    Tra moglie e marito si piazza il fisco. Il nuovo redditometro, infatti, calcola un reddito familiare, ma la domanda è: come si passerà dalla famiglia al reddito personale? La risposta che viene dalle Entrate è che il programma del redditometro non attribuisce un reddito sul quale viene calcolato un accertamento, ma seleziona solamente le situazioni di non normalità.
    All'accertamento, invece, provvederà - come spiegato nella presentazione del 25 ottobre scorso a Roma - un programma in fase di elaborazione che si baserà sulle spese effettivamente sostenute.
    Quindi, in famiglia, in prima istanza ognuno sarà chiamato a "giustificare" le proprie spese.
    E per questo servirà il contraddittorio. Nelle settimane scorse è stata messa sul sito dell'agenzia delle Entrate la versione del programma del redditometro, chiamato appunto Redditest, che per ora ha una "destinazione" esclusivamente di raccolta dei dati da parte delle associazioni professionali.
    In futuro - è da presumere - sarà lo stesso programma a permettere ai contribuenti o, meglio, alle famiglie di calcolare la propria "congruità" fiscale.
    Il programma darà appunto un verdetto per la famiglia. Che però dirà solo se è in regola o meno: o meglio, se risponderà o meno a criteri di normalità, tracciati nei mesi scorsi dal fisco sulla base dell'esame delle dichiarazioni dei redditi presentate negli ultimi anni e ora in fase di verifica nel confronto con le associazioni di categoria.
    A seconda del profilo di rischio che risulterà dal programma, l'Agenzia deciderà cosa fare, ma da quanto emerge al momento non ci sarà un'attribuzione automatica di un reddito ai componenti del nucleo familiare.
    Lo strumento utilizzato per l'accertamento sarà infatti un altro programma, in fase di elaborazione da parte dell'agenzia delle Entrate, che si baserà - secondo quanto spiegato dall'Agenzia stessa- sulle spese effettivamente sostenute (comma 5 dell'articolo 38 del Dpr 600 del 1973 ) o «di un altro strumento presuntivo fortemente basato sulle spese».
    Questo strumento presuntivo aggiunge alle spese sostenute una "quota presunta" di reddito speso per le esigenze quotidiane della vita. Siccome questo strumento «segue» le spese, ogni coniuge si vedrà attribuito un reddito a seconda di quanto avrà materialmente speso e per ciascuno il confronto sarà con quanto dichiarato personalmente al fisco come entrate nell'anno di riferimento.
    Si potranno, perciò, verificare tutti i casi in cui le spese sostenute da un coniuge sono in realtà pagate dall'altro e così via.

    A. Crescione - 29 novembre 2011 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  29/11/2011

    Per ogni bene concesso in godimento e per ogni finanziamento o capitalizzazione realizzato nel periodo d'imposta deve essere effettuata la comunicazione all'anagrafe tributaria, ai sensi dell'articolo 2, comma 36-sexiesdecies del dl 138/2011, convertito con modificazioni nella legge n. 148/2011.

    Secondo il provvedimento direttoriale del 16 novembre scorso (prot. 166485) la comunicazione andrà inviata a prescindere dalla circostanza che i beni siano stati concessi in godimento a soci o familiari a un corrispettivo inferiore a quello di mercato.

    In realtà la norma istitutiva della comunicazione limita l'adempimento alle sole ipotesi di «beni dell'impresa concessi in godimento a soci o a familiari dell'imprenditore per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento».

    L'estensione operata dal provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate in ordine alle fattispecie che obbligano alla segnalazione non è l'unica anomalia che caratterizza il nuovo adempimento telematico a carico di imprese e contribuenti.
    Vediamo, in sintesi, le principali questioni sul tappeto e le possibili soluzioni pratiche che imprese e contribuenti dovranno adottare.

    L'obbligo solidale.
    In maniera del tutto anomala e singolare la norma prevede che la comunicazione dei dati all'Agenzia delle entrate sia effettuata dall'impresa concedente ovvero dal socio o familiare dell'imprenditore.

    L'obbligo di comunicare i dati relativi ai beni in godimento dovrà, dunque, ritenersi assolto allorquando almeno una delle due parti in causa avrà provveduto a tale adempimento in virtù del fatto che la disposizione utilizza la locuzione «ovvero» tipica delle obbligazioni solidali nelle quali l'adempimento dell'uno libera automaticamente l'altro.

    Sarà dunque sufficiente che l'impresa o la società concedente comunichi all'agenzia delle entrate i dati relativi ai beni concessi in godimento perché si possa ritenere automaticamente liberato dall'obbligo anche il socio o il familiare beneficiario.

    Al contrario la dichiarazione inviata da questi ultimi libererà dall'obbligo la società o l'imprenditore.

    Ovvio che dal punto di vista pratico il «doppio obbligo» puo’ essere fonte di incertezza e complessità soprattutto nelle situazioni in cui i rapporti di comunicazione fra le due parti del rapporto (società/soci) non siano proprio idilliaci.
    Si potrebbe porre cioè in più di un caso il problema di far conoscere all'altra parte l'adempimento per evitare l'invio doppio degli stessi dati.

    Soprattutto quando il numero dei soggetti coinvolti è elevato.

    A. Bongi - 28 novembre 2011 – tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  24/11/2011

    Si riduce di 17 punti percentuali l'acconto d'imposta per l'Irpef, il prelievo sulle persone fisiche da versare entro mercoledì 30 novembre, quale acconto su quanto dovuto per l'anno d'imposta 2011. Ne dà notizia il Dipartimento delle Politiche fiscali, segnalando l'avvenuta firma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 21 novembre 2011. Il provvedimento è in corso di pubblicazione.

    Le indicazioni per il pagamento
    «Di conseguenza - precisa il comunicato del Dipartimento - l'acconto Irpef dovuto entro mercoledì 30 novembre ammonterà all'82% anziché al 99 per cento. La differenza sarà versata a giugno del 2012. Ai contribuenti che hanno già effettuato il pagamento dell'acconto nella misura del 99% spetta un credito d'imposta pari alla differenza pagata in eccesso, da utilizzare in compensazione con il modello F24 (articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241)».

    Per chi fa il 730
    Per dipendenti e pensionati che utilizzano il modello 730 e quindi si avvalgono dell'assistenza fiscale, «i sostituti d'imposta tratterranno l'acconto applicando la nuova percentuale dell'82 per cento. Qualora sia stato già effettuato il pagamento dello stipendio o della pensione senza considerare tale riduzione, i sostituti d'imposta provvederanno a restituire nella retribuzione erogata nel mese di dicembre le maggiori somme trattenute».

    Se i sostituti d'imposta non sono in grado di riconoscere la riduzione dell'acconto sulle retribuzioni erogate nel mese di dicembre 2011, dovranno comunque restituire le maggiori somme trattenute nella retribuzione successiva.

    23 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  18/11/2011

    Per i beni concessi in godimento ai soci o ai familiari dell'imprenditore, di valore superiore a 3 mila euro, pronta la comunicazione da inviare alternativamente dall'impresa concedente o dal socio e/o familiare per singolo bene concesso nel periodo d'imposta, con obbligo esteso ai finanziamenti o prestiti dei soci.

    Queste le indicazioni contenute nel provvedimento direttoriale dell'Agenzia delle entrate (prot. n. 166485/2011), emanato tempestivamente (16/11/2011) ai sensi del comma 36-sexiesdecies, dl n. 138/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011 e avente a oggetto le modalità e i termini di comunicazione dei dati relativi ai beni in carico all'impresa concessi in godimento a soci o familiari.

    Innanzitutto, il provvedimento evidenzia che l'obbligo di comunicazione può essere assolto, alternativamente, dall'impresa concedente o dal familiare dell'imprenditore e detta comunicazione si rende necessaria anche quando i beni sono concessi in godimento dall'impresa ai soci (o familiari) di società appartenenti al medesimo gruppo.

    Detta comunicazione deve essere effettuata per ogni singolo bene concesso in godimento o per ogni finanziamento o capitalizzazione effettuati nei confronti dell'impresa (individuale o collettiva) nello stesso periodo d'imposta, dovendo considerare che l'obbligo deve essere rispettato con riferimento anche ai beni per i quali il godimento permane nel periodo d'imposta in corso alla data del 17/09/2011; ciò significa che, in caso di soggetto solare, se il bene viene restituito dal socio entro il prossimo 31 dicembre, la comunicazione dovrà essere inviata.

    F. G. Poggiani – 17 novembre 2011 - tratto da Itaia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  15/11/2011

    È il reddito effettivo e non quello figurativo che assume rilievo ai fini del redditometro.
    Lo ha stabilito la Commissione tributaria provinciale di Bari con l'interessante sentenza 7 ottobre 2011 n. 201 resa dalla sezione 21.

    La sentenza
    La sentenza barese affronta in modo assai sbrigativo una problematica di estrema rilevanza pratica, consistente nel valutare se e in che misura possa incidere nel calcolo la quota di oneri figurativi che hanno in concreto concorso ad elevare il reddito complessivo dichiarato dal contribuente.

    La risposta dei giudici è positiva e dunque favorevole al contribuente: la sentenza, infatti, seppure in modo estremamente stringato osserva che se il reddito risente di costi dedotti che «non sono di natura monetaria ... Le potenzialità finanziarie dell'imprenditore sono maggiori di quelle desunte dal reddito imponibile».

    Si tratta di un principio interessante ma che, senza dubbio, apre un fronte di calcoli che potrebbero rivelarsi assai complessi, e non necessariamente favorevoli al contribuente: è infatti verosimile che questi, nell'anno «n» abbia ad esempio spesato 10 a titolo di quote di ammortamento ma abbia al contempo pagato fatture per 15 spesate però per competenza nell'anno «n -1».

    M.Tasini – 14 novembre 2011 - tratto da Italia oggi

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  • Fisco e tasse  »»  11/11/2011

    Le persone fisiche in possesso dei requisiti per l'applicazione del regime dei contribuenti minimi (articolo 1, commi 96 e seguenti, legge. 244/2007) e che hanno iniziato  l'attività dopo il 31 dicembre 2007 si interrogano se possono continuare ad applicare il medesimo regime anche dal 2012. Dal prossimo anno tale regime, riservato alle persone fisiche che esercitano un'attività d'impresa o di lavoro autonomo, è particolarmente favorevole in quanto l'imposta sostitutiva viene ridotta al 5% in luogo dell'attuale 20. I contribuenti devono però effettuare una verifica a ritroso per stabilire se l'attività non abbia costituito in alcun modo la mera prosecuzione di altra attività esercitata in precedenza sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (articolo 27, comma 2, lettera b, del Dl 98/2011). Si tratta di una condizione analoga a quella prevista per il regime delle nuove iniziative produttive di cui all'articolo 13 della legge 388/2000.
    Analoga verifica deve essere svolta dai contribuenti che dall'anno prossimo intendono intraprendere una nuova attività.
    L'agenzia delle Entrate ha precisato, con le circolari 1 del 3 gennaio 2001 e 8 del 26 gennaio 2001, che la disposizione ha carattere antielusivo ed è finalizzata a evitare gli abusi dei contribuenti i quali, al solo fine di fruire delle agevolazioni tributarie previste dal nuovo regime, potrebbero di fatto continuare a esercitare l'attività in precedenza svolta, modificando solamente la veste giuridica in impresa o lavoro autonomo.
    Per esempio, si presenta spesso il caso del medico che avendo raggiunto la pensione nell'ambito della attività ospedaliera, inizia un'attività di libero professionista. Tenuto conto che l'attività verrà svolta in locali diversi da quelli in cui aveva svolto l'attività di medico alle dipendenze dell'azienda ospedaliera, appare praticabile l'applicazione del regime dei minimi. È pur vero che non si tratta di nuova attività e che certamente la professionalità acquisita come lavoratore dipendente verrà ora spesa come libero professionista, ma nella fattispecie non vi è nulla di elusivo. In sostanza, se a tale disposizione viene attribuito esclusivamente carattere antielusivo si possono aprire molte opportunità a soggetti che intendono mettersi in proprio.
    Anche in alcuni settori dell'artigianato è prevista la pratica professionale per l'iscrizione all'albo (per esempio, parrucchiere); il giovane che svolge la pratica viene inquadrato come apprendista e se poi si mette in proprio, in base al dato letterale della norma, rientrerebbe nell'ipotesi di esclusione (prosecuzione della attività svolta come lavoratore dipendente). Anche in questo caso il giovane artigiano che si mette in proprio non ha alcuna relazione con il precedente datore di lavoro, anzi ne diviene un concorrente; quindi nulla dovrebbe ostare alla applicazione del regime dei contribuenti minimi.
    Peraltro, per le attività professionali l'esercizio della pratica professionale è stato espressamente escluso come causa ostativa al regime dei minimi.
    Altra questione riguarda la ritenuta d'acconto del 20% in presenza di attività di lavoro autonomo; la ritenuta è prevista ancorché in misura inferiore anche per le attività degli agenti di commercio. Per i contribuenti minimi l'Agenzia, con circolare 13 del 26 febbraio 2008, ha confermato l'applicazione della ritenuta d'acconto, mentre per le nuove iniziative produttive la circolare 8/E/2001 lo aveva escluso. Tenuto conto che la nuova norma prevede, per i contribuenti minimi, l'imposta sostitutiva del 5%, la ritenuta d'acconto del 20% creerà una situazione di creditori d'imposta cronici. Occorre tenere presente che tali contribuenti non hanno altre imposte da versare e che i contributi previdenziali dovuti alle casse di previdenza, per quasi tutte le categorie professionali non si versano con il modello F24 e quindi non sono compensabili.

    Gian Paolo Tosoni - 08 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  08/11/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 13/2011

    La newsletter è integralmente dedicata alla recente introduzione della nuova aliquota ordinaria IVA del 21%. In particolare:
    Posta elettronica certificata obbligatoria per tutte le società dal 29.11.2011
    Il DL. 138/2011 Manovra d’agosto tra cui:
    Contributo di solidarietà (comma 2)
    Aliquota IVA 20% elevata al 21% (art. 2 da c. 2-bis a 2-quater
    Limiti all’uso del contante sotto i 2.500 € (art. 2 c. 4 e 4bis)
    Sospensione al professionista che non rilascia fattura (art. 2 c. 5)
    Caccia a chi non ha saldato il condono 202-2003 (art. 2 c. 5-bis e 5-ter)
    Tassazione rendite finanziarie unificata al 20% (art. 2 c. da 6 a 12)
    Detrazione 36% ceduta con l’immobile (art. 2 c. 12-bis e ter)
    Rendite e tassazione 20% (art. 2 c. da 13 a 34)
    Tassazione sugli utili
    Studi di settore necessari due anni congrui (art. 2 c. 35)
    Giustizia e Contributo unificato (art. 2 c. da 35-bis a 35 spties)
    Mediazione civile
    Incompatibilità giudici tributari
    Bollo sul money tansfer (art. 2 c.35-octies)
    Società cooperative incremento della base imponibile (art.2 c. da 36-bis a 36-quater)
    Società di comodo incremento dell’imposizione (art. 2 c. da 36-quinquies a 36-terdecies)
    Beni dell’impresa concessi in godimento ai soci (art. 2 c. da 36-terdecies a 36-duodevicies)
    Scontrino fiscale in spiaggia
    Modifiche ai reati tributari
    Contribuenti minori, sanzioni alla metà se utilizzano pagamenti tracciati (art. 2 c. 36-vicies ter)
    Depositi fiscali IVA
    Professioni apertura alla concorrenza (art. 3 c. da 5 a 6)
    Sistri (art. 6 c. da 2 a 3-bis)
    Restituzione bonus bebè (art. 6 c. 6-bis)
    Robin Tax
    Estrazione a sorte dei revisori
    Art. 20 Entrata in vigore

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    Signa, 08.11.2011
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  03/11/2011

    L'operatività delle presunzioni in materia di indagini finanziarie continua a essere oggetto di una copiosa giurisprudenza di merito e di legittimità, la cui analisi può essere utile per difendersi al meglio dalle contestazioni dell'agenzia delle Entrate.

    Le giustificazioni
    Il contribuente può essere chiamato a giustificare non solo i versamenti ma anche i prelevamenti dai conti correnti a lui intestati o cointestati, con possibile estensione delle indagini ai conti intestati esclusivamente a soggetti terzi. La prova liberatoria non può essere generica ma deve essere specifica, facendo riferimento quindi alle singole operazioni attive e passive risultanti dalla documentazione finanziaria.

    La presunzione sui versamenti riguarda in particolare tutti i contribuenti, a prescindere dalla tipologia di reddito prodotto o dichiarato. Si deve in questo caso fornire la prova contraria alla ricostruzione dei verificatori, dimostrando che le operazioni di versamento sono state già sottoposte a tassazione oppure riguardano operazioni non rilevanti a fini impositivi. I contribuenti sono quindi chiamati a conservare i documenti che attestano, ad esempio, rimborsi, prestiti, mutui, risarcimenti di danni oppure tutta la documentazione relativa a titoli di credito quali assegni, cambiali o polizze assicurative: è una documentazione idonea a dimostrare la natura e l'origine delle movimentazioni finanziarie in modo oggettivo.

    Quanto invece alla presunzione sui prelevamenti, che determina anch'essa l'inversione dell'onere della prova in capo al soggetto verificato, opera solamente nei confronti dei titolari di reddito di lavoro autonomo e di impresa.

    Per evitare la riclassificazione come ricavi o compensi delle somme prelevate, ad esclusione degli importi coerenti con il proprio tenore di vita e del volume di affari relativo all'attività esercitata, devono essere indicati i soggetti effettivamente beneficiari dei prelevamenti o, in via alternativa, occorre dimostrare che tali movimenti risultano annotati dalle scritture contabili.
    La Cassazione, tra le altre con le sentenze 767 e 802 del 2011, ha consolidato una serie di principi in materia di presunzioni, sia sui prelevamenti che sui versamenti, riconoscendogli in generale un'elevata capacità probatoria a favore dell'amministrazione finanziaria. Il contribuente è chiamato infatti a dimostrare di averne tenuto conto nella determinazione del reddito oppure che le operazioni bancarie contestate risultano estranee all'attività svolta: in assenza di prova contraria, le presunzioni rilevano a fini accertativi.

    Il «peso» dei riscontri
    Nessuna ulteriore attività istruttoria è invece richiesta ai verificatori in quanto le movimentazioni bancarie integrano di per sé una presunzione legale relativa di maggiori ricavi o compensi. Il contribuente deve quindi fornire una dimostrazione rigorosa del contrario, allegando i fatti e i documenti a supporto della propria difesa. È, infatti, onere del soggetto verificato dimostrare che gli elementi su cui si fondano le movimentazioni bancarie non si riferiscono ad una operazione imponibile, mentre l'onere a carico dell'ufficio è soddisfatto attraverso i semplici dati risultanti dagli stessi conti: in questo senso la Suprema corte con le sentenze 6906/2011 e 10036/2011.

    Niente confronto
    Infine, la legittimità dell'utilizzo dei dati desunti dalla verifica operata sui conti correnti bancari del contribuente non è condizionata alla previa instaurazione di un contraddittorio, la cui omissione non pregiudica quindi la validità dell'atto impositivo emesso.

    31 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  02/11/2011

    Pagare solo il 5% di tasse per cinque anni. Il regime fiscale dei minimi – che scatta nella sua nuova versione dal 1° gennaio 2012 – fa gola a tanti micro-imprenditori. Un popolo di giovani, ex lavoratori dipendenti, pensionati e piccoli professionisti, che ha iniziato a farsi i conti in tasca per capire se potrà ottenere il prelievo superscontato. I ricavi annui non devono superare i 30mila euro, ma ci sono tanti altri requisiti da rispettare, resi ancora più stringenti dalla manovra di luglio (Dl 98/2011). Talmente stringenti che saranno quasi in 500mila i contribuenti costretti a lasciare l'attuale regime agevolato, con il forfettone al 20 per cento. Tra gli esclusi, tanto per cominciare, ci saranno tutti coloro che hanno aperto la partita Iva prima del 2008. Ma anche tutti quelli che svolgono un'attività che – di fatto – prosegue un lavoro iniziato come dipendente o autonomo. Insomma: chi continua a fare con una partita Iva le stesse cose per lo stesso datore di lavoro, sarà tagliato fuori.

    Non è una questione di età. Tra le cause di esclusione non c'è l'anagrafe: il regime dei minimi può benissimo essere sfruttato da persone avanti negli anni, come pensionati o lavoratori che hanno perso l'impiego. Quello che cambia è la permanenza: normalmente, infatti, si potrà sfruttare la tassazione di favore per un massimo di cinque anni (a patto, ovviamente, di mantenere per tutto questo periodo i requisiti). I giovani al di sotto dei 35 anni, invece, avranno più tempo, perché – a prescindere dalla data di ingresso nell'agevolazione – potranno restarvi fino al periodo d'imposta in cui compiono il 35° anno d'età. Naturalmente i giovani avranno maggiori opportunità di accedere al regime, dato che è più facile che a centrare i requisiti previsti dalla normativa sia un'impresa di nuova costituzione. Tra l'altro, gli investimenti in beni strumentali non devono superare i 15mila euro nel triennio precedente.

    Qui di seguito, ecco le cinque domande più comuni.

    Come si fa a capire se l'attività è nuova
    Il nuovo regime dei minimi in vigore dal 1° gennaio 2012 stabilisce l'ulteriore requisito della non prosecuzione di attività svolta in precedenza sotto forma di lavoro  dipendente o autonomo. È previsto un intervallo di tempo (e se sì, di quale durata) tra la cessazione della vecchia attività e l'avvio della nuova?

    No, non è previsto uno specifico intervallo di tempo superato il quale una nuova attività si può considerare automaticamente come "diversa". Si tratterà di valutare caso per caso, fermo restando che se è passato più di un anno dalla cessazione risulta difficile ritenere che la nuova attività costituisca una mera prosecuzione di quella precedente.

    L'ex socio con partita Iva
    Fino al 2010 ho esercitato un'unica attività in qualità di socio di Srl artigiana e ho dichiarato di svolgere in forma prevalente lavoro personale e manuale nella società. Nel 2011 ho aperto una partita Iva come artigiano (svolgendo lo stesso lavoro) e ho optato per il regime dei minimi. Nel 2012 resterò ancora nel regime?

    Sì, ma a condizione che la Srl non sia in regime di trasparenza (articolo 116 del Tuir). Se così non fosse, non ci sono ostacoli normativi ad applicare il regime dei minimi fino al 2011 e poi il regime dei nuovi minimi per altri tre anni fino al 2014, o anche oltre se il contribuente non avrà ancora compiuto 35 anni.

    Il geometra che fattura allo stesso studio
    Sono un geometra di 25 anni. Ho aperto la partita Iva e mi sono iscritto all'Albo dei geometri nel 2011 optando per il regime di tassazione dei minimi. In precedenza avevo prestato attività come apprendista (contratto part-time della durata di 30 mesi) presso lo studio di un architetto. Dopo l'apertura della partita Iva, ho continuato a collaborare anche con lo studio fatturando quindi all'architetto le mie prestazioni. Posso optare a decorrere dal 2012?

    In linea di massima la circostanza che il lavoratore autonomo esegua prestazioni a favore dell'ex datore di lavoro è elemento che qualifica una mera prosecuzione della precedente attività di lavoro dipendente. Quindi nel caso posto è del tutto probabile che non venga riconosciuto il diritto all'applicazione del regime dei nuovi minimi. Altra questione sarebbe se tali prestazioni fossero del tutto marginali rispetto ad altre prestazioni rese a favore di nuovi clienti, che non siano clienti del vecchio datore di lavoro né da questi veicolati al nuovo lavoratore autonomo. In quest'ultimo caso sarebbe più agevole dimostrare la «non prosecuzione» dell'attività e quindi il diritto ad applicare il regime dei nuovi minimi.

    L'età non è rilevante
    Un contribuente ha aperto la partita Iva nel gennaio 2009 e ha optato per il regime dei contribuenti minimi. Nel 2012 compie 35 anni: rientra nei nuovi minimi o dovrà accedere al regime super semplificato?

    Il contribuente, qualora rispetti tutti gli altri requisiti richiesti, potrà rimanere nel regime dei minimi sino al 2013, nonostante nel 2012 abbia compiuto 35 anni. In base alle disposizioni introdotte dalla manovra di luglio, il mancato compimento dei 35 anni è rilevante solo per la permanenza oltre il quinquennio nel nuovo regime.

    Ok al "transito" dal regime delle nuove iniziative
    Un contribuente di 23 anni ha iniziato l'attività nel 2008 adottando il regime delle nuove iniziative produttive. La permanenza di un anno (il 2011) nel regime ordinario è una causa di esclusione dal nuovo regime dei minimi dal 2012?

    No. Il regime applicato nel 2011 è irrilevante ai fini dell'accesso al nuovo regime dei minimi. È importante, però, possedere gli altri requisiti richiesti dalla legge. Nel caso specifico, è possibile passare al nuovo regime dal 2012 e fino al compimento del 35° anno di età.

    Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente - 26 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  28/10/2011

    Dalla barca al circolo, dal pezzo di antiquariato alla villa al mare, al maneggio. Ma anche asili, spese per colf, o pay tv. Con il redditometro il Fisco scandaglierà tutte le spese per verificare se le cifre di reddito che il contribuente indica nella dichiarazione corrispondano al tenore di vita. Sono circa cento le voci del redditometro, l'arma sulla quale l'amministrazione fiscale punta per combattere con più forza l'evasione. Il redditometro è stato presentato questa mattina dall'Agenzia delle Entrate alle categorie e alla stampa. Dopo la sperimentazione, sarà operativo da febbraio.

    Sarà applicato dall'anno di imposta 2009
    «Con una procedura semplicissima - ha spiegato il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera - i contribuenti potranno verificare la coerenza tra il livello di spesa il reddito dichiarato». Il redditometro partirà in via sperimentale. Interesserá tutti i contribuenti persone fisiche e sará applicato dall'anno d'imposta 2009. La potenziale platea è composta da 22 milioni di famiglie per complessivi 50 milioni di soggetti, che dal 2012 potranno verificare la propria posizione, utilizzando il sistema dell'Agenzia via internet.

    Si compone di sette categorie
    Il redditometro, afferma il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, «è uno strumento che vogliamo mettere. Il redditometro si compone di sette categorie, che vanno dall'abitazione ai mezzi di trasporto, dai contributi previdenziali all'istruzione; all'interno delle quali vengono raccolte oltre 100 voci, come l'arredamento, le minicar, la pensione complementare e gli asili nido». Il redditometro sará inoltre definito in base alle caratteristiche del nucleo familiare e dell'area geografica che andranno a costituire 55 gruppi omogenei.

    Cento voci rappresentano tutti gli aspetti della vita quotidiana
    Entriamo nel dettaglio: sono cinque le aree geografiche (nordest, nordovest, centro, sud, isole) prese a riferimento dalla funzione matematica studiata. Undici i tipi di nuclei familiari e le cento voci di spesa divise in sette categorie. «Cento voci - spiega l'Agenzia - rappresentative di tutti gli aspetti della vita quotidiana». C'è il divano, ma anche il cellulare, la casa di abitazione e il caravan, l'iscrizione alla palestra, ma anche all'università, per arrivare alle spese per veterinario. La capacità di spesa del contribuente è scandagliata a 360 gradi, dai gioielli fino alle donazioni in denaro a favore di Onlus.

    Befera: i contribuenti potranno capire la coerenza fra spese e reddito dichiarato
    «È innanzitutto uno strumento di compliance - sottolinea Befera - a disposizione dei contribuenti che potranno così capire la coerenza tra le loro spese e il reddito che hanno dichiarato». Con il redditometro «avremo la possibilità di non scocciare - ha aggiunto Luigi Magistro, direttore centrale accertamento delle Entrate - chi non merita di essere scocciato e non impiegheremo risorse inutilmente, quando c'è una grande massa imponibile da far emergere».

    Sperimentazione per due mesi poi operatività da febbraio
    Il software verrà sperimentato, con la collaborazione delle categorie, per un paio di mesi.
    L'obiettivo è che da febbraio i cittadini possano controllare la coerenza tra spese e reddito dichiarato, e soprattutto reddito che intendono dichiarare.

    Nicoletta Cottone - 25 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  25/10/2011

    Tracciabilità della spesa con moneta elettronica, dimostrazione della convivenza, conservazione dei "legami" tra chi finanzia l'acquisto e chi lo effettua materialmente. Cambia il redditometro e cambiano anche le precauzioni da adottare per evitare che un futuro accertamento colga il contribuente impreparato con conseguenze pesanti sul piano sanzionatorio.

    Vediamo di seguito, allora, come è possibile muoversi sul fronte della prevenzione.
    La prima tutela da adottare è quella di cambiare le abitudini con cui si decide e si affronta sul piano finanziario una spesa. Infatti, bisognerà eliminare alcuni comportamenti che generano spese non documentate o, in futuro, non documentabili.
    Quello che capita frequentemente è che la gestione delle spese (ordinarie, come l'acquisto di prodotti alimentari o il pagamento delle bollette elettriche, ma anche straordinarie, come l'acquisto di un immobile o di un'autovettura) è dovuta alle più diverse esigenze temporanee che non rispondono necessariamente alle logiche fiscali. Per esempio, all'effettuazione della spesa al supermercato o all'acquisto un biglietto di un treno, aereo o al termine di una corsa in taxi, il più delle volte si decide la formula di pagamento in modo non predeterminato.

    Di solito dipende dal contante a disposizione, o dall'ammontare della spesa o addirittura dalla tipologia della stessa. Mentre le modalità di pagamento diventano più consapevoli nel momento in cui l'acquisto riguarda beni durevoli in cui gli importi sono più sostanziosi (acquisto di immobili o di un'autovettura). Inoltre, può capitare non tanto di pagare in contanti, ma tramite terzi direttamente o indirettamente collegabili al privato/acquirente.

    B. Santacroce – 24 ottobre 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  21/10/2011

    L'aumento dell'aliquota Iva dal 20 al 21%, entrato in vigore dalla mezzanotte di venerdì 16 settembre, ha causato notevoli disagi tra gli operatori. I dettaglianti si sono trovati spiazzati nel dover adeguare in una notte i corrispettivi dei prodotti in vendita al consumo, i quali per definizione sono Iva compresa. Tutti i contribuenti hanno dovuto modificare i loro sistemi informatici per rilevare la nuova aliquota e fatturare la maggiorazione nonché per registrare i corrispettivi sotto una nuova percentuale e per registrare le operazioni passive, parte ancora con la vecchia aliquota e parte con la nuova aliquota.
    Le difficoltà sono state in parte alleggerite dalla notizia dell'ultima ora, comunicata dalle Entrate il 12 ottobre con la circolare 45: questa ha ampliato i termini per regolarizzare eventuali omissioni che, in un primo momento a seguito di un comunicato stampa del 16 settembre, dovevano essere corrette – per non incorrere in sanzioni – entro il 17 ottobre dai contribuenti mensili e il 15 novembre da quelli trimestrali. L'Agenzia ha concesso un termine più ampio per sanare il mancato adeguamento alla nuova aliquota e ha ammesso la possibilità di correggere gli errori entro il 27 dicembre, termine per il versamento dell'acconto, e il 16 marzo 2012, termine per il versamento del saldo annuale. Se si rispetta questo termine è dovuta solo l'imposta, maggiorata degli eventuali interessi, dovuti nella misura dell'1,50% annuo se non si sono rispettati i termini "ordinari" di versamento, mentre nessuna sanzione deve essere corrisposta da chi sana le omissioni entro questi maggiori termini.
    Durante l'edizione straordinaria di Telefisco sono pervenuti diversi quesiti e le domande continuano a pervenire incessantemente da parte dei partecipanti online.
    I maggiori dubbi riguardano la determinazione del momento di effettuazione dell'operazione per le operazioni "a cavallo" dei due periodi e le modalità di correzione degli errori.
    Per individuare su quali operazioni è scattato l'aumento, occorre far riferimento al momento di effettuazione dell'operazione che, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, è stabilito dall'articolo 6 del decreto Iva; per gli acquisti intracomunitari di beni dall'articolo 39 del Dl 331/93 e per le importazioni dall'articolo 201 del Codice doganale comunitario. In particolare: sugli acconti pagati fino alle ore 24 di venerdì 16 settembre si manterrà l'aliquota del 20% vigente alla data del pagamento, mentre la maggiorazione riguarderà solo le fatture a saldo. Si potranno, così, avere per la stessa operazione (ad esempio una cessione di beni) due aliquote: una del 20% se si è pagato un acconto prima del 17 settembre, l'altra del 21% se la consegna del bene avviene dopo tale data.
    Eventuali spese accessorie pagate dopo la consegna dei beni avvenuta prima del 16 settembre seguono la vecchia aliquota. Lo stesso vale qualora ci sia un reso di merce venduta prima di questa data anche se la stessa viene restituita al fornitore in un periodo successivo all'entrata in vigore della nuova aliquota maggiorata di un punto.
    Per non danneggiare chi ha avuto difficoltà con l'applicazione della nuova aliquota, l'agenzia delle Entrate, con la circolare 45, ha dunque consentito un ampio periodo di regolarizzazione, senza sanzioni e con il solo pagamento di interessi. I contribuenti mensili possono regolarizzare entro il termine stabilito per il versamento dell'acconto Iva (27 dicembre 2011) le fatture emesse entro tutto il mese di novembre, ed entro il termine di liquidazione annuale (16 marzo 2012) le fatture emesse nel mese di dicembre. I contribuenti trimestrali (sia per opzioni che per autorizzazione) possono regolarizzare le fatture di settembre entro il 27 dicembre, mentre slitta per loro al 16 marzo la possibilità di regolarizzare le fatture dell'ultimo trimestre.

    IL DUBBIO RISOLTO
    Come vanno trattate le spese accessorie relative a merci spedite prima del 17 settembre?

    Per le merci consegnate prima del 17 settembre si applica l'aliquota del 20% anche alle spese accessorie. Ciò si rileva dall'articolo 12 del decreto Iva: «Il trasporto, la posa in opera, l'imballaggio, il confezionamento (...) non sono soggetti autonomamente all'imposta nei rapporti fra le parti dell'operazione principale»

    Renato Portale – 20 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  20/10/2011

    Per la concessione in godimento di beni (auto, barche, immobili e quant'altro) intestati all'impresa ma acquisiti anche grazie a finanziamenti dei soci, finalizzati anche alla capitalizzazione della società, rischio potenziale di accertamenti in capo al socio e alla società, ma doppia tassazione del reddito accertato impraticabile.

    Questo ciò che emerge dalla combinata lettura dei commi 36-sexiesdecies e 36-septiesdecies aggiunti, all'art. 2, del dl n. 138/2011, in sede di conversione nella legge n. 148/2011, dal legislatore fiscale, che dispongono sull'obbligo dell'adempimento comunicativo e sui riflessi di natura accertativa dei beni concessi in godimento ai soci e dall'art. 163, dpr n. 917/1986.
    Preliminarmente, si evidenzia che la comunicazione, in attesa del provvedimento direttoriale da emanare entro il prossimo 16 novembre, relativa ai dati dei beni utilizzati dai soci, si aggiunge, inevitabilmente, alla comunicazione, di cui all'art. 21, dl n. 78/2010 («spesometro») e alla comunicazione dei dati contenuti nei contratti di leasing, locazione e noleggio, nelle modalità indicate dal provvedimento del 5 agosto scorso (Agenzia delle entrate, comunicato 26/09/2011), con l'obbiettivo di implementare le banche dati da utilizzate per gli accertamenti sintetici, di cui all'art. 38, dpr n. 600/1973 («redditometro» ).

    F. G. Poggiani –19 ottobre 2011 - tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  19/10/2011

    Massima attenzione per l'operatività delle società (di capitali e personali) che nel biennio 2009 - 2010 hanno dichiarato perdite fiscali. Le nuove norme introdotte con il decreto legge 138/2011, infatti, oltre ad aver previsto la maggiorazione dell'aliquota Ires al 38%, hanno anche esteso la disciplina "di comodo" ai soggetti che si trovano in perdita fiscale per più esercizi. Le nuove disposizioni troveranno applicazione a decorrere dall'esercizio successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl 138/2011 (dal 2012 per i "solari).
    Ciò significa che diventa fondamentale il risultato reddituale dell'anno in corso (2011) in quanto, se ancora negativo, potrebbe far scattare la disciplina della non operatività per il 2012.
    Tuttavia, neppure l'evidenziazione di un reddito imponibile potrebbe essere sufficiente per la disapplicazione della normativa antielusiva, ove inferiore al "minimo" di cui al comma 3 del citato articolo 30.
    L'articolo 36-decies del decreto legge 138/2011 dispone che, pur non ricorrendo i presupposti della non operatività, le società che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d'imposta consecutivi sono considerati "di comodo" a decorrere dal successivo quarto periodo d'imposta.
    In sostanza, se una società dichiara per tre esercizi consecutivi una perdita fiscale, sarà considerata di comodo a decorrere dal successivo quarto esercizio.
    Si tratta, a ben vedere, di un'ipotesi di non operatività completamente "avulsa" rispetto alla situazione ordinaria in quanto la presunzione non deriva dal mancato superamento del "test" previsto dalla legge 724/1994 nel quale si mettono a confronto i ricavi dichiarati da quelli presunti. Inoltre, l'effetto negativo si manifesta non negli esercizi in cui il soggetto dichiara le perdite, come nel caso dei ricavi insufficienti, bensì nel periodo d'imposta successivo in cui l'azienda potrebbe essere ritornata in attivo. Nel qual caso, la società sarà considerata non operativa anche se avrà superato il test dei ricavi.
    Inoltre, il successivo articolo 36-undecies ha stabilito che la non operatività si presume anche qualora, nel triennio di riferimento, la società ha dichiarato, per due esercizi, una perdita fiscale e, in uno, «un reddito inferiore a quello calcolato presuntivamente all'ammontare determinato ai sensi dell'articolo 30, comma 3 della citata legge n. 724 del 1994».
    Quest'ultima norma disciplina ordinariamente la modalità di calcolo del reddito minimo presunto nell'ipotesi in cui il soggetto sia risultato non operativo, ossia abbia riscontrato un valore dei ricavi inferiore a quelli determinati forfetariamente ai sensi del precedente comma 1 del citato articolo 30.
    Il richiamo fatto dall'articolo 36 undecies al comma 3, anziché al comma 1, porta a sostenere che, ai fini dell'applicazione della disciplina delle società non operative, non sia necessario risultare "di comodo" a causa del mancato superamento del test dei ricavi in nessuno dei tre periodi oggetto di osservazione.
    Sarebbe, infatti, sufficiente l'aver evidenziato in Unico un reddito imponibile più basso di quello individuato applicando agli asset aziendali i coefficienti di redditività previsti dal comma 3 (test del reddito).
    In sostanza, la norma, così come proposta, realizza una equiparazione tra la scarsa redditività dell'azienda rispetto al suo valore patrimoniale, e la perdita.
    Questa conclusione rende la nuova regola poco razionale ed estremamente iniqua.
    Essa colpisce non solo i soggetti in evidente difficoltà economica per le perdite subite ma, addirittura, la presunzione di non operatività scatta tramite l'utilizzo di un meccanismo di calcolo parziale (test di redditività) che, proprio in ragione della sua incompletezza, appare estremamente rozzo e poco ponderato.
    L'incongruità delle norme introdotte è dimostrata dal fatto che la non operatività si applica in un esercizio (il successivo quarto) ove la società non solo potrebbe essere tornata profittevole e aver superato il test dei ricavi ma, addirittura, dichiarare un reddito imponibile di ammontare consistente il quale, tuttavia, sarebbe ugualmente soggetto alla penalizzante disciplina degli enti di comodo.

    Giorgio Gavelli - 12 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/10/2011

    Risponde di concorso in dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture false l'autotrasportatore che quietanza il pagamento del documento fittizio e attesta l'avvenuto trasporto dei beni. A precisarlo è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 35730 depositata ieri.

    Un autotrasportatore era stato condannato per concorso nella dichiarazione fraudolenta commessa da un imprenditore che aveva utilizzato fatture false. In sintesi il conducente del mezzo su alcuni di questi documenti aveva apposto la firma per quietanza del pagamento e a conferma dell'avvenuto trasporto. Allo stesso contribuente, poi, era stata anche contestata l'emissione di false fatture nei confronti di un'impresa che aveva partecipato anche alla prima frode. Nel ricorso per Cassazione il trasportatore si è difeso, tra l'altro, eccependo l'illegittimità della condanna, sia per l'emissione sia per l'utilizzazione di false fatture, dato che l'articolo 9 del decreto legislativo 74/2000 esclude il concorso di questi reati. Era stato, infatti, evidenziato che la dichiarazione fraudolenta non era stata presentata dal conducente ma dall'impresa che aveva ricevuto (e utilizzato) la fattura.

    La Corte ha respinto il ricorso ricordando che il divieto di concorso di persone nei reati di emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, a norma dell'articolo 9 del decreto 74/2000, riguarda solo i casi relativi alla medesima operazione e fatturazione, per evitare che l'emittente debba rispondere, oltre che del proprio reato (l'emissione), anche del concorso nell'utilizzazione del documento da parte dell'altro contribuente (che l'ha inserito in dichiarazione) e viceversa. Ciò, al fine evidente di evitare che la medesima condotta, sia punita due volte. Questa esclusione, però, non introduce alcuna regola ai principi generali previsti dal Codice penale all'articolo 110 in base al quale quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti.

    La Corte ha, quindi, precisato che la regolarità della emissione della fattura prescinde dalla sottoscrizione per quietanza. Quest'ultima può essere apposta sulla fattura e ha unicamente la funzione di attestare da parte del creditore l'adempimento dell'obbligazione del debitore. In altre parole, con l'attestazione, lo stesso creditore dichiara di aver ricevuto quanto da lui dovuto. Ne consegue, secondo la sentenza, che non può ritenersi illogica né contraria a principi di diritto, la motivazione del giudice di appello che ha valorizzato l'attività di sottoscrizione per quietanza non già in termini di concorso nell'emissione del documento (di per sé completo ed efficace a prescindere dalla sottoscrizione), bensì di utilizzo delle fatture con finalità evasiva delle imposte da parte di chi le ha ricevute. È evidente, infatti, concludono i giudici di legittimità, che la sottoscrizione per quietanza a fronte di un rapporto fittizio, serve evidentemente a rendere credibile l'esistenza di un rapporto reale che giustifica l'emissione della fattura.

    Il quadro normativo
    01|IL PRINCIPIO
    L'articolo 110 del Codice penale stabilisce che quando più persone concorrono nello stesso reato, ciascuna soggiace alla pena stabilita

    02|IL DECRETO
    In deroga a questa norma, l'articolo 9 del decreto 74/2000 prevede che:

    • l'emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con esso non è punibile, a titolo di concorso, nel reato di dichiarazione fraudolenta con uso di fatture fittizie;
    • chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, e chi concorre con esso, non è punibile a titolo di concorso nell'emissione di fatture false

    Antonio Iorio - 04 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/10/2011

    Bye bye minimi. Se non è un esodo "fiscale", ci assomiglia molto. Saranno quasi 500mila gli autonomi, i professionisti e i piccoli esercenti a salutare definitivamente il
    regime agevolato, alla fine dell'anno in corso: quasi il 96% di quanti attualmente ne fanno parte. È un addio non volontario ma indotto. La manovra di luglio ha
    completamente cambiato le carte in tavola per l'accesso al recinto dell'agevolazione.
    Una modifica in qualche modo epocale per quelle micro-imprese e quei piccoli studi a cui, proprio per le limitate dimensioni di fatturato, è stato finora assicurato un basso prelievo fiscale, insieme a tutta una serie di semplificazioni anche contabili.

    Del resto, come nota il dipartimento delle Finanze nel rapporto sui minimi realizzato appena un anno fa, «è stato quantificato in circa 1.500 euro il costo medio per
    impresa degli obblighi previsti dalle direttive europee sulla rendicontazione». Anche per ovviare a questa "tassa occulta", il Fisco ha concesso una sorta di wild card, per dirla in gergo sportivo, e ha garantito alle attività con basso livello di ricavi (non superiore ai 30mila euro annui e con investimenti non oltre i 15mila euro nel triennio) la possibilità di entrare o restare sul mercato e si è accontentato di un prelievo minore: il 20% dei redditi prodotti a cui va aggiunta l'esenzione dall'Irap e l'esonero dagli obblighi Iva.

    Ma chi sono i "minimi"? Il 60% è rappresentato da tre grandi categorie: professionisti (oltre il 35%), commercianti (12,5%) e imprese delle costruzioni (11%). A livello
    territoriale, un terzo dei 506mila contribuenti che fanno parte del regime è condensato in tre regioni: Lombardia (13%), Lazio (11%) e Campania (10%). Di quelli che hanno dichiarato un reddito, ben il 60% arriva appena a 10mila euro e solo il 6% supera i 40mila. In pratica significa che le dimensioni delle attività coinvolte sono davvero ridotte.

    Capire fino a quanto i vantaggi della permanenza nel regime abbiano inciso sulla capacità di crescita e di sviluppo dell'attività non è semplice anche perché negli ultimi tre anni la crisi economica si è fatta sentire e anche i «piccoli» e «piccolissimi» operatori economici hanno pagato uno scotto molto alto.

    Anche per questo è altrettanto difficile - e i numeri sembrano suggerirlo - se dietro il regime si sia comunque nascosta una sacca di sommerso e di redditi non dichiarati al Fisco. Considerazioni che, in fondo, non possono essere sfuggite prima di varare le modifiche introdotte dalla manovra di luglio (il Dl 98, convertito dalla legge 111/2011). Anche se la finalità dichiarata del restyling resta quella di supportare e favorire l'imprenditoria giovanile e le nuove attività produttive. Non a caso, dal 2012
    potranno essere ammessi nella cerchia degli agevolati imprese, artigiani e professionisti che hanno appena aperto bottega o che non hanno alzato le serrande prima del 2008. Ci sarà un preciso limite temporale: 5 anni con la chance di fermarsi più a lungo offerta solo a chi non avrà ancora compiuto 35 anni (sempre che non cresca il suo volume di fatturato). La motivazione è proprio quella di evitare che il recinto si trasformi in un limite alla crescita dimensionale. Un recinto che, però, avrà un maxi-sconto dal Fisco in quanto si pagherà appena il 5% di tasse.

    Ma quanti saranno i fortunati? Partiamo da chi c'è già. Sono i quasi 21mila che si salveranno dall'esodo. In termini relativi, sono sopra il 5% degli attuali minimi regionali solo i piccoli del Lazio e della Campania. Di questi, al momento, non è dato sapere quanto rimarranno perché la precedente permanenza si scala dal plafond dei 5 anni. Pertanto chi è già minimo da tre anni, potrà rimanere al massimo altri due.

    L'altra porzione (quella più cospicua) è rappresentata dalle partite Iva nuove di zecca.
    Nonostante la congiuntura economica negativa, i giovani che scelgono la via del lavoro autonomo sono progressivamente aumentati, dal 27% del totale nel 2006 al 35,3% nel 2010. Se si prendessero solo gli under 35 che hanno comunicato al fisco l'avvio di un'attività o di uno studio professionale lo scorso anno, si avrebbe già una platea potenziale di 200mila contribuenti interessati e destinati a durare. E per chi esce? Qualche semplificazione rimane - sempre se si resta nei parametri di ricavi e
    investimenti - e probabilmente la consolazione maggiore è non dover pagare l'Irap.

    M.Mobili/G.Parente - 03 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/09/2011

    I liberi professionisti pagano l'Irap anche se la loro organizzazione è di «modesta entità».

    Insomma, con la sentenza n. 19688 del 27 settembre 2011, la Corte di cassazione fa vacillare il concetto giurisprudenziale di autonoma organizzazione sancendo che un professionista, che non sia dipendente o collaboratore, è soggetto al prelievo fiscale anche se la sua “struttura è minimale”. Insomma, la sezione tributaria ha accolto il ricorso che l'amministrazione finanziaria ha presentato contro la decisione della Ctr del Lazio di accordare il rimborso dell'imposta a due commercialisti e a un avvocato perché, pur essendo liberi professionisti, erano titolari di un «assetto organizzativo di rilievo minimale».
    Ecco il motivo presentato dal fisco. «L'Agenzia», si legge in sentenza, «lamenta la violazione di norme di legge, poiché il giudice di appello non considerava che i contribuenti sono dei liberi professionisti, che perciò operano con autonoma organizzazione e quindi non in maniera subordinata o di collaborazione, né saltuaria od occasionale, bensì con struttura propria, ancorché di modesta entità, tale da costituire la base reale dell'imposizione specifica e ciò anche prescindendo dal reddito finale».

    Un motivo, questo, pienamente condivisibile secondo Piazza Cavour, che, senza smontare ufficialmente il principio sancito finora sull'autonoma organizzazione ma, anzi, ribadendolo (almeno sulla carta), ha messo nero su bianco che «la doglianza va condivisa».

    Infatti, la Commissione tributaria regionale «osservava che non era dato riscontrare la presenza di un'autonoma organizzazione nei confronti dei professionisti di che trattasi, posto che invece si trattava di attività svolta con un assetto organizzativo di rilievo minimale, che quindi non consentiva di ravvisare gli elementi sufficienti per farne scaturire la tassazione, anche perché l'elemento organizzativo di regola non è riscontrabile nell'attività di lavoro autonomo».

    D. Alberigi - 28 settembre 2011 – tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  28/09/2011

    L'inerenza delle spese di pubblicità e la distinzione con quelle di rappresentanza non vanno valutate in astratto ma tenendo conto della specifica attività svolta dall'impresa. È il principio dalla Ctr Lombardia con la sentenza 113/28/2011. La vicenda riguardava le spese che una società del mondo della moda aveva considerato di pubblicità mentre il fisco le aveva, invece, qualificate di rappresentanza. Si trattava, in particolare, dei costi sostenuti per eventi a cui avevano partecipato personaggi famosi del mondo dello spettacolo e per la fornitura gratuita agli stessi di abiti di rappresentanza e accessori, nonché dei compensi corrisposti per servizi di comunicazione e organizzazione.

    La Commissione ha innanzitutto affermato che le spese di pubblicità sono quelle sostenute, anche se non esclusivamente, per la realizzazione di iniziative finalizzate a incrementare le vendite e che «il concetto di inerenza non è più legato ai ricavi dell'impresa, ma all'attività stessa». Le spese di rappresentanza sono, invece, rivolte a creare e sviluppare il prestigio e l'immagine della società, «senza dar luogo ad aspettative di incremento delle vendite».
    È stato, inoltre, precisato che, sotto questo aspetto, le aziende nel mondo della moda non possono essere considerate «alla stregua di normali società industriali e/o commerciali», perché si avvalgono, per il proprio business, di un modello comunicativo consistente nell'associare al marchio «un mondo che si caratterizza e si identifica con uno stile di vita immediatamente riconoscibile». Di conseguenza, assume assoluta importanza il coinvolgimento di personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport, ai quali vengono forniti gratuitamente abiti, accessori o altri prodotti contrassegnati dal marchio aziendale affinché vengano utilizzati in occasione di feste, premiazioni e altri eventi di elevata visibilità. Queste spese (così come quelle sostenute per servizi di organizzazione di eventi quali sfilate e inaugurazioni di boutiques) sono state, pertanto, ritenute a «elevata valenza promo-pubblicitaria», perché rappresentano «il primo fattore di influenza delle scelte di acquisto dei consumatori».
    I principi affermati nella sentenza, sebbene riferiti all'anno d'imposta 2004, risultano ancora sostanzialmente validi, anche dopo che la legge Finanziaria per il 2008 e il decreto di attuazione del 19 novembre 2008 hanno meglio precisato il requisito dell'inerenza delle spese di rappresentanza (deducibili entro il limite rapportato all'entità dei ricavi dell'attività caratteristica) e le differenze con le spese di pubblicità (deducibili interamente nell'esercizio di sostenimento o in quote costanti nello stesso e nei quattro successivi).

    Nel comma 1 dell'articolo 1 del decreto è stato individuato come carattere essenziale delle spese di rappresentanza quello della gratuità, mentre le spese di pubblicità sono caratterizzate – come chiarito nella circolare n. 34/E del 2009 – dalla circostanza che il loro sostenimento è frutto di un contratto a prestazioni corrispettive, la cui causa va ricercata nell'obbligo della controparte di pubblicizzare, a fronte di un corrispettivo, «il marchio e/o il prodotto dell'impresa» al fine di stimolarne la domanda. Quindi il carattere di spese di pubblicità dei compensi erogati ad altre società del gruppo per servizi di comunicazione e organizzazione di eventi appare confermato dalla nuova normativa.

    Per quanto concerne le altre spese caratterizzate, invece, dal requisito della gratuità, si poneva il dubbio se le stesse rientrassero tra quelle di rappresentanza, contrassegnate, come precisato nel decreto del 2008, dalle «finalità promozionali o di pubbliche relazioni». Nella sentenza è stato, invece, ritenuto che si tratta di spese di pubblicità, in quanto direttamente destinate a incrementare le vendite, che risultano fortemente influenzate dai comportamenti dei personaggi che partecipano agli eventi organizzati dall'impresa.

    norme/documenti
    La sentenza 113/28/11 della Ctr Lombardia

    Gianfranco Ferranti - 26 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/09/2011

    L'agente di commercio non è tenuto a versare l'Irap solo perchè svolge un'attività di tipo imprenditoriale. Questo in sintesi il principio che emerge dalla sentenza della Cassazione n. 19329/11 depositata oggi dai supremi giudici.

    Come si è svolta la vicenda
    Alla base della decisione un agente di commercio a cui la Commissione tributaria provinciale aveva dato ragione in relazione al silenzio rifiuto dell'amministrazione sull'istanza di rimborso per l'imposta versata negli anni 1998, 1999 e 2000. L'Ufficio aveva appellato la sentenza, ma la Ctr Lombardia (sentenza n. 17/2006) ha dato nuovamente ragione al privato. Nella sentenza di merito era stato, infatti, precisato che se l'organizzazione è un elemento connaturale all'impresa non lo era per l'attività professionale. I magistrati lombardi, inoltre, avevano affermato che la circostanza emersa in sede di dichiarazione, secondo cui il contribuente avesse dichiarato beni strumentali non costituiva di per sè condizione sufficiente per integrare la presenza di autonoma organizzazione.

    Per l'Agenzia delle entrate si versa comunque
    La tesi, tuttavia, era stata contestata dall'Ufficio secondo cui l'agente di commercio nella veste di imprenditore era comunque obbligato a versare l'Irap. Ma non è finita. Per le Entrate era sbagliato equiparare l'agente a un lavoratore autonomo. Quest'ultimo, infatti, per definizione dove avere dipendenti e capitali esterni per integrare il requisito organizzativo richiesto dalla legge. L'amministrazione, infine, aveva anche eccepito come fosse sbagliato invertire l'onere della prova a carico dell'Ufficio in una vicenda del genere.

    Conclusioni
    La Cassazione si è trovata alle prese con questa vicenda rilevando, tuttavia, come non potesse intervenire per un errore eseguito nella notifica che impediva anche l'ipotesi di un'eventuale rimessione in termini. Dichiarata, pertanto, l'inammissibilità del ricorso presentato dell'Agenzia delle entrate da parte della Suprema corte passa il principio espresso dai giudici di merito.

    Giampaolo Piagnerelli - 22 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/09/2011

    La società di persone con esercizio sociale che si chiude entro il 30 giugno può presentare la dichiarazione unificata, modello Unico, insieme alla dichiarazione
    annuale Iva.
    In questo caso, la società di persone deve presentare sia il modello Unico società di persone nei termini previsti dall'articolo 2 del Dpr 322/1998 (30 settembre di ogni anno) sia il modello Iva, che, vista la coincidenza tra periodo d'imposta e anno solare, non deve essere inviato in via autonoma.
    È questo il parere dell' agenzia delle Entrate, risoluzione 92/E del 20 settembre 2011, sugli adempimenti dichiarativi degli imprenditori individuali e delle società di persone con esercizio non coincidente con l'anno solare.
    Il parere contrasta con le istruzioni di Unico 2011 Sp, nel punto in cui escludono la presentazione della dichiarazione unificata da parte dei contribuenti con periodo d'imposta che non coincide con l'anno solare.
    Nel paragrafo 2 delle istruzioni per la compilazione del modello Unico società di persone «come si utilizza il modello Unico», è precisato che «l'obbligo di presentazione della dichiarazione unificata è previsto per i contribuenti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare».
    La risposta delle Entrate ritiene perciò possibile presentare la dichiarazione unificata anche nel caso di società di persone con esercizio infrannuale, cioè chiuso prima del 31 dicembre, che non coincide con l'anno solare.
    Per l'Agenzia, la società di persone che chiude l'esercizio il 10 giugno di ogni anno, deve presentare Unico Sp nei termini previsti, cioè entro il 30 settembre, contenente sia il quadro RF per la determinazione del reddito di impresa con riferimento al periodo di imposta 1 gennaio - 31 dicembre, sia il modello Iva, che, stante la coincidenza tra periodo d'imposta e anno solare, non deve essere inviato in via autonoma.
    Le stesse Entrate avvertono che il reddito di impresa, rilevante anche ai fini Irap e ai fini dell'attribuzione del reddito di partecipazione ai soci, sarà quello determinato sulla base del conto dei profitti e delle perdite dell'esercizio chiuso in tale periodo di imposta.

    T. Morina - 21 settembre 2011 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  22/09/2011

    Slitta al 31 dicembre di quest'anno il termine per effettuare la comunicazione dello "spesometro" per le operazioni da 25mila euro in su.

    Il nuovo termine proroga, quindi, quello originario del 31 ottobre. Inoltre, sono stati modificati alcuni dati previsti nella comunicazione. È quanto prevede il provvedimento del direttore delle Entrate del 16 settembre 2011, pubblicato ieri sul sito dell'Agenzia.

    Il provvedimento dispone due modifiche a quello (originario) del 22 dicembre 2010: il differimento al 31 dicembre 2011 del termine per la comunicazione delle operazioni non inferiori a 25mila euro e l'integrale sostituzione delle specifiche tecniche che risultavano allegate al provvedimento del dicembre dello scorso anno.

    Va rilevato che rimane fermo (per ora), invece, il termine del 30 aprile, che varrà per le comunicazioni da effettuarsi nel 2012 e negli anni successivi.
    La proroga per la comunicazione è spiegabile anche per le numerose perplessità che vi sono sui dati da inserire nella stessa comunicazione.
    Per questo sono state modificate integralmente le specifiche tecniche, allegate al provvedimento.

    Ad esempio, rispetto ai dati richiesti originariamente, è stato inserito il "campo" relativo alle modalità di pagamento, dove bisogna indicare se si tratta di importo frazionato, non frazionato o corrispettivo periodico, cosi come è stato previsto il "campo" relativo all'importo che risulta dovuto per l'operazione.
    Per le operazioni con soggetti dotati di partita Iva è stato inserito, inoltre, il "campo" relativo al numero della fattura.

    E stato anche inserito il tracciato di dettaglio per le note di variazione.

    D. Deotto - 20 settembre 2011 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  21/09/2011

    Incertezza sulla moratoria delle sanzioni per gli errori di fatturazione connessi al passaggio dell'Iva al 21 per cento.
    Nel comunicato stampa delle Entrate del 16 settembre è prevista «nella fase di prima applicazione», l'esclusione delle sanzioni per quegli errori giustificati da «ragioni di ordine tecnico» che hanno impedito l'adeguamento dei «software per la fatturazione e i misuratori fiscali», a condizione che gli operatori provvedano a regolarizzare «le fatture eventualmente emesse e i corrispettivi annotati in modo non corretto effettuando la variazione in aumento» ai sensi del comma i, articolo 26, Dpr 633/72 (nota di debito), versando la maggiore imposta collegata all'aumento dell'aliquota «nella liquidazione periodica in cui l'Iva è esigibile».

    La portata della comunicazione, e quindi il campo di applicazione della moratoria, richiede l'attenta ponderazione del significato da attribuire a due aspetti: il requisito rappresentato dalle «ragioni di ordine tecnico» da cui è dipeso l'errore e il riferimento al soli corrispettivi certificati con fattura.

    In merito a questa seconda precisazione, il comunicato, rinviando all'articolo 26 del Dpr 633/72, circoscrive il proprio campo di applicazione alle operazioni certificate con fattura, anche se emessa su richiesta del cliente.

    Ai sensi dell'articolo 6, Dlgs 471/97, l'emissione e/o la registrazione di un documento che riporta un corrispettivo esatto ma con l'indicazione dell'Iva in misura inferiore a quella dovuta, comporta la sanzione fra il 100 e il 200% dell'imposta non correttamente documentata o registrata (circolare 23/E/99), con un minimo di 516 euro.

    M. Mantovani/B. Santacroce - Il sole 24 ore - 20 settembre 2011 -

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  • Fisco e tasse  »»  20/09/2011

    A più di dieci anni dalla riforma del sistema penale tributario la manovra di ferragosto, convertita nella legge 148/2011, interviene sul dlgs n. 74 del 2000 per inasprire l'intero regime, offrendo una efficace sponda alle altre disposizioni in tema di lotta all'evasione.

    Diversi i fronti sui quali si muove il legislatore per il rafforzamento delle misure deflattive e soprattutto afflittive.

    Inasprimento delle pene, riduzione delle soglie di punibilità, limitazione all'accesso a istituti premiali o circostanze attenuanti, allungamento dei termini prescrizionali.

    Con tali modifiche il sistema penale tributario accresce i suoi aspetti di peculiarità rispetto alle previsioni ordinarie del codice penale, evidenziando come la questione fiscale sia ormai al centro dell'attenzione e stiano venendo meno tutte le remore in ordine alla opportunità di intervenire (anche) con tale strumento nella lotta all'evasione.

    Con riferimento ai reati cosiddetti dichiarativi che si configurano cioè in sede di presentazione della dichiarazione annuale (Iva, Irap o imposte sui redditi) viene innanzitutto eliminata la riduzione di pena prevista nel caso di dichiarazione fraudolenta con emissione di fatture per operazioni inesistenti.
    Riduzione che interveniva quando l'ammontare delle poste fittizie non avesse superato la soglia di 300 milioni delle vecchie lire.

    Parallelamente, analoga modifica è introdotta nel complementare reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

    Come noto le tipologie di reato dichiarativo con gravità e pericolosità via via decrescente in ragione della condotta del contribuente sono caratterizzate, generalmente, dall'avere rilevanza penale al superamento di determinate soglie; solo la dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti non prevede alcuna soglia di punibilità.

    A. Felicioni - 19 settembre 2011 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  19/09/2011

    Entrano in vigore domani le nuove regole Iva introdotte dalla manovra. E, per chi vorrà farlo, scatta la corsa contro il tempo per aggiornare alla nuova aliquota del 21%
    i listini prezzi dei commercianti al dettaglio e quelli delle imprese all'ingrosso, se indicati al lordo dell'imposta, ad esempio perché utilizzati dai clienti rivenditori che
    hanno rapporti con i privati.

    Per evitare di ristampare costosi cataloghi, si possono applicare etichette adesive sulla copertina o apporre dei timbri nelle pagine dei prezzi lordi, indicando che dalla data di entrata in vigore dell'aumento dell'aliquota Iva si applica un aumento del prezzo pari allo 0,833334 per cento.

    Se, per esempio, il prezzo al lordo dell'Iva è pari a 120 euro (100 euro x 20% di Iva = 120 euro), l'aumento sarà pari a un euro. Rispetto al prezzo lordo, l'aumento è pari allo 0,833334% (1/120). Quindi, per determinare il nuovo prezzo di vendita al lordo dell'Iva, partendo da quello precedente, si deve moltiplicare quest'ultimo per 1,00833334.

    Nei prossimi giorni, per determinare l'aliquota Iva applicabile (20% o 21%) alle cessioni di beni mobili o immobili o alle prestazioni di servizi, si dovrà prestare particolare attenzione al momento fiscalmente rilevante dell'operazione. Solo se questo cadrà dopo l'entrata in vigore della modifica (cioè SABATO 17 SETTEMBRE 2011) si applicherà l'aliquota Iva del 21 per cento. Per applicare ancora l'Iva del 20%, però, è possibile anticipare la fatturazione alla data precedente all'entrata in vigore dell'aumento al 21 per cento. In questo caso, però, l'Iva deve essere versata nella successiva liquidazione mensile o trimestrale, indipendentemente dal pagamento del
    corrispettivo da parte del cliente. Anche il pagamento anticipato a oggi del corrispettivo consente l'applicazione dell'aliquota al 20 per cento.

    Le fatture differite relative alle consegne di beni effettuate nel mese di settembre 2011, emesse entro il 15 ottobre, indicheranno due aliquote Iva ordinarie differenti: il
    20% per le consegne effettuate fino al 16 settembre (compreso), e il 21% per quelle successive. Nulla vieta, però, di emettere nei confronti dello stesso cliente due
    differenti fatture differite. L'articolo 21, comma 4 Dpr 633/1972, infatti, prima concede la possibilità di emettere una fattura differita per ogni cessione di beni documentata da documento di trasporto o da altro documento simile, poi prevede la possibilità di emettere anche «una sola fattura per le cessioni effettuate nel corso di un mese solare fra le stesse parti». La conferma arriva dalla circolare 31 ottobre 1974, n. 42, secondo la quale «per le cessioni effettuate nel corso di un mese solare fra le stesse parti si può emettere una unica fattura che riepiloghi le operazioni effettuate nel mese ovvero più fatture che riassumano operazioni effettuate in periodi più brevi del mese stesso». Quindi, le cessioni effettuate nei confronti di un medesimo soggetto nel mese possono anche essere riepilogate in più fatture, fermo restando l'obbligo di indicare in fattura gli estremi dei documenti di trasporto emessi.

    Luca De Stefani - 16 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  17/09/2011

     
     download allegato »  2011.09.17_NOVaumento iva.pdf
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  • Fisco e tasse  »»  16/09/2011

    Aumento dell'aliquota Iva ordinaria dal 20 al 21 per cento, ma non solo. Le legge di conversione del Dl 138/201 contiene diverse novità in materia di Iva che entreranno in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta del provvedimento; per i depositi Iva, invece, occorre attendere un provvedimento di attuazione.

    L'aumento di un punto percentuale dell'aliquota ordinaria dal 20 al 21 per cento si trascina dietro tutta una serie di problematiche che sono collegate alla variazione dell'imposta. Esse riguardano sia il comportamento che i contribuenti dovranno seguire per le operazioni 'a cavallo' tra le due aliquote, sia lo scorporo dell'imposta contenuta nei corrispettivi 'Iva compresa', sia la fatturazione che la liquidazione periodica dell'Iva. Il provvedimento contiene anche altre disposizioni che interessano l'Iva e che riguardano: l'abolizione dell'esonero della certificazione per gli stabilimenti balneari e i depositi Iva.

    L'aumento dell'aliquota riguarda la generalità delle operazioni imponibili, eccettuate quelle aventi per oggetto i beni e servizi elencati nella parte II e nella parte III della tabella A allegata al Dpr 633/1972; per questi sono previste le aliquote agevolate, rispettivamente del 4 e del 10 per cento. Le operazioni che si considereranno effettuate dopo l'aumento dell'aliquota dovranno rispettare la nuova percentuale.

    Per i contribuenti Iva, quindi, si potrà verificare una delle seguenti situazioni:
    pagamento di precedenti acconti. Sugli acconti pagati prima dell'entrata in vigore della maggiorazione, si applicherà l'aliquota del 20% mentre la maggiorazione del 21% riguarderà solo le fatture a saldo;
    fattura anticipata. Se una fattura ha preceduto la consegna del bene o il pagamento del corrispettivo, sull'importo fatturato si pagherà l'aliquota del 20% vigente alla data di emissione della fattura;
    consegna di beni con fattura differita (art. 21, quarto comma del Dpr n. 633/72). È rilevante la data della consegna del bene per cui anche la fattura, emessa entro il 15 del mese successivo, segue la vecchia aliquota del 20% esistente alla data della consegna;
    nota di variazione in diminuzione. Per eventuali note di credito emesse ai sensi dell'articolo 26, comma 2, si segue l'aliquota vigente alla data dell'operazione cui si riferisce la variazione.

    In considerazione della nuova aliquota, viene poi modificato il secondo comma dell'articolo 27 del Dpr 633/1972, adeguando le modalità di scorporo dell'imposta da parte dei soggetti che annotano i corrispettivi lordi. La modifica, però, ha lasciato il metodo matematico, abolendo quello semplificato dei coefficienti di scorporo.
    Per quanto riguarda le cessioni di beni o le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato e degli enti e istituti indicati nel quinto comma dell'articolo 6 del decreto Iva (Regione, Provincia, Comuni, Asl, istituti universitari, eccetera), per espressa disposizione contenuta nel comma 2-quater aggiunto all'articolo 2 del decreto legge, se la fattura è stata emessa e contemporaneamente registrata dal fornitore fino al giorno precedente alla data di entrata in vigore della maggiorazione, si mantiene l'aliquota del 20% anche se in tale giorno il corrispettivo non è stato ancora pagato. Il fornitore, quindi, non soltanto dovrà dimostrare di avere emesso - ossia consegnato o spedito - la fattura in data anteriore all'entrata in vigore dell'aliquota maggiorata, ma dovrà anche provare di aver annotato il documento nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi.
    Abrogata poi la norma che consente l'esonero dall'obbligo della certificazione fiscale per le prestazioni di servizi rese sul litorale demaniale dai titolari dei provvedimenti amministrativi. Pertanto, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, negli stabilimenti balneari dovrà essere rilasciato lo scontrino o la ricevuta fiscale per tutte le prestazioni e non solo, come previsto sinora, per le somministrazioni di alimenti e bevande e per le attività non connesse a quella autorizzata.

    Luca De Stefani/Renato Portale - 15 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/09/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 12/2011

    La newsletter è integralmente dedicata alla recente introduzione della nuova aliquota ordinaria IVA del 21%. In particolare:
    LA NUOVA ALIQUOTA IVA
    - Premessa
    - Decorrenza
    - Riepilogo
    - Regime dell’IVA per cassa
    - Art. 6 – effettuazione delle operazioni

    Per consultarla/scaricarla occorre andare nell'area "newsletter", riservata ai clienti.
    Ricordiamo che l'iscrizione è completamente gratuita.
    Iscriversi è semplicissimo:
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    Buona navigazione!

    Signa, 16.09.2011
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  14/09/2011

    Commercianti al dettaglio e soggetti assimilati, per i quali non è previsto l'obbligo di emettere fattura quando effettuano vendite di beni o prestazioni di servizi al pubblico, avranno un solo metodo di scorporo dei corrispettivi: quello "matematico".
    Da quando entrerà in vigore la norma contenuta nella lettera b) Del nuovo comma 2-bis della manovra di Ferragosto, sparirà il metodo delle "percentuali di scorporo" (secondo comma dell'articolo 27 del Dpr 633/72) e resterà valido solo il calcolo matematico riferito non soltanto all'aliquota ordinaria, maggiorata al 21%, ma anche a quelle ridotte del 4 e 10 per cento.
    L'emendamento interessa i contribuenti esonerati dall'obbligo di emettere la fattura e, in particolare, i commercianti al dettaglio.
    Con il ritocco dell'aliquota ordinaria, il legislatore ha apportato una modifica all'articolo 27 del decreto Iva che riguarda le liquidazioni periodiche, ma che tocca di riflesso anche altre disposizioni, in particolare quelle relative all'indicazione dell'imposta in fattura con scorporo della stessa quando non c'è l'obbligo della sua emissione, e il diritto di rivalsa dell'imposta (articolo 18 del decreto Iva) da esercitare in presenza di corrispettivo concordato già comprensivo dell'imposta.
    La normativa nazionale, in linea con quella comunitaria, prevede che per ogni operazione imponibile effettuata dai soggetti passivi d'imposta debba essere emessa fattura, per rilevare ogni operazione effettuata.
    Per evidenti motivi di ordine pratico, sono esonerati dall'obbligo di emettere fattura alcune categorie di contribuenti (per esempio commercianti al dettaglio, artigiani, alberghi e ristoranti) che intrattengono rapporti generalmente con i privati, che non hanno possibilità di detrarre l'imposta e, quindi, non avvertono la necessità del documento di addebito dell'Iva.
    Questi contribuenti, quindi, devono certificare i corrispettivi con altri strumenti, quali scontrino e ricevuta fiscale, e devono annotare i corrispettivi percepiti, al lordo dell'imposta, su un registro, previsto dall'articolo 24 del decreto Iva.

    R. Portale - 9 settembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  13/09/2011

    Sta per entrare in vigore la nuova aliquota Iva "ordinaria" del 21%, che colpisce la parte prevalente delle cessioni e delle prestazioni di servizi, in quanto viene applicata come criterio default: se il bene o il servizio non è contemplato da una norma speciale, che concede l'aliquota del 4 o del 10%, si applica l'imposta ordinaria.

    Le aliquote ridotte sono comprese nella tabella A, parte II e III, allegata alla legge Iva. Si tratta di elenchi estremamente bisognosi di restyling: non solo continuano a riferirsi alle voci doganali, soppresse ormai da una ventina di anni, ma sono talvolta modificate da norme esterne.

    Il giorno del cambiamento
    La «Gazzetta Ufficiale» viene stampata nella tarda serata: dalle successive ore 24 bisognerà modificare la fatturazione e l'annotazione dei corrispettivi. Ma ci saranno dei casi in cui anche una fattura con data successiva potrebbe avere ancora la vecchia aliquota.
    Per stabilire la percentuale da applicare, occorre guardare l'"effettuazione" dell'operazione (articolo 6 della legge Iva), che viene modulata secondo criteri
    differenziati, che possiamo distinguere in:

    1. Momenti naturali:

      • cessione di beni immobili: data della stipulazione, di regola coincidente con il rogito;
      • cessioni di beni mobili: data della consegna o della spedizione, normalmente attestata dal documento di trasporto;
      • prestazioni di servizi: data del pagamento.
    2. Momenti anticipatori:

      • incasso del corrispettivo;
      • fatturazione.

    Questa seconda serie di eventi prevale sulla precedente, per il relativo importo, così l'acconto pagato per un acquisto prima del cambiamento mantiene l'aliquota vecchia, e quella nuova si applicherà solo sul residuo prezzo.

    I beni prodotti su misura
    Nella legge Iva i beni prodotti in base a contratti d'opera o di appalto vengono tassati con l'aliquota propria del bene consegnato, ma sono considerati il risultato di una prestazione di servizio, con il relativo criterio.

    Il registro dei corrispettivi
    Chi fa operazioni senza obbligo di emissione della fattura, con annotazione nel registro dei corrispettivi, dovrà istituire una ulteriore colonna, per distinguere quelli che dovranno essere scorporati al 20% dai successivi che comprendono l'Iva al 21 per cento. Nulla cambia nella registrazione per i commercianti al dettaglio che annotano le operazioni in una sola colonna, che viene poi scomposta mensilmente o trimestralmente in proporzione alle aliquote degli acquisti dei beni destinati alla rivendita (cosiddetta "ventilazione" ancora regolata da un decreto del 1973). In questo caso l'effetto pratico del cambiamento di aliquota dipenderà dal livello delle scorte e dall'incidenza degli acquisti con le nuove misure del tributo.

    Le note di variazione
    Le modifiche relative a fatture già emesse, normalmente in meno per effetto di rettifiche di prezzo, sconti e abbuoni, anche di fine anno, non danno luogo a nuove operazioni, così che un documento di variazione emesso ex articolo 26 legge Iva, continuerà a riportare l'aliquota del documento al quale si riferisce, dato che determina la variazione della base imponibile a suo tempo calcolata.

    Rapporti con enti pubblici
    Inutile perdere tempo per cercare di capire il comma 2-quater dell'articolo 2 della manovra(frutto del copia-incolla di una disposizione del Dl 328 del 1997, che aveva cambiato l'ordinaria dal 19 al 20%). Dal 1º gennaio 1998, la norma Iva non rinvia l'effettuazione, ma solo l'esigibilità del tributo, e pertanto le regole da applicare al momento del passaggio di aliquota sono esattamente le stesse, tanto nei confronti dei clienti privati che pubblici.

    Raffaele Rizzardi - 12 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  09/09/2011

    I contribuenti che il prossimo anno non potranno più applicare il regime dei minimi (sono circa 500mila), a seguito dei nuovi requisiti introdotti dal Dl98/2011, entreranno in un regime Iva residuale e potranno detrarre parte dell'imposta che hanno pagato per acquistare i beni strumentali e le giacenze di magazzino alla fine del 2011.

    Regime residuale.
    Non potranno più beneficiare del regime dei minimi dal 1° gennaio 2012, i contribuenti che pur rispettando le condizioni "originarie" per applicarlo, e cioè ricavi/compensi fino a 30.000 euro, nessuna esportazione o spese per dipendenti, beni strumentali fino a 15mila euro, non regime speciale o trasparenza, ecc., non hanno intrapreso «un'attività d'impresa, arte o professione» dal 1 gennaio 2008 ovvero non rispettano i requisiti aggiunti al regime senza Iva dall'articolo 27, comma 1, Dl98/2011 (non esercizio di attività di impresa o professionale nel triennio precedente, non mera prosecuzione di altra attività già svolta come dipendente o autonomo, eccetera).
    Nel nuovo regime, introdotto dall'articolo 27, comma 3, Dl 98/2011, entreranno anche quelle persone fisiche che apriranno la partita Iva nel 2012, ma che, pur rispettando le condizioni "originarie" dei minimi, non sono in regola con quelle introdotte dalla manovra estiva 2011.

    L. De Stefani – 9 settembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  08/09/2011

    Aumento dell'Iva ordinaria dal 20% al 21%.

    Ripristino del contributo di solidarietà ma solo sopra i redditi superiori ai 300mila euro e con un'aliquota del 3%.

    Anticipo dal 2016 al 2014 del meccanismo per alzare gradualmente l'età pensionabile delle lavoratrici private da 60 a 65 anni. E attenuazione del dispositivo sul carcere per gli evasori fiscali: per far scattare le manette al già previsto superamento della soglia di 3milioni di euro dovrà corrispondere anche il 30% del volume d'affari.
    È questo il nuovo mini-pacchetto di correttivi alla manovra su cui alla fine la maggioranza è riuscita, non senza nuove tensioni, a trovare un'intesa e adare una risposta anzitutto all'appello di lunedì del capo dello Stato ad adottare subito misure più robuste ma anche alle sollecitazioni del Governatore di Bankitalia e presidente in pectore della Bce, Mario Draghi.
    Le modifiche sono confluite in un maxi-emendamento presentato in tarda serata al Senato su cui il governo ha posto la fiducia (la 49esima dall'inizio della legislatura), che è stata autorizzata da un improvviso Consiglio dei ministri pomeridiano. Che, al termine di giornata caratterizzata da un nuovo giro di contatti telefonici tra Palazzo Chigi, Quirinale e Banca d'Italia, ha riservato un'ultima sorpresa: l'abbassamento a quota 300mila euro del tetto sopra il quale far scattare la super-Irpef, che solo qualche ora prima era stato fissato a 500mila euro dalla nota ufficiale diramata dalla Presidenza del Consiglio dopo il vertice in cui Silvio Berlusconi, il ministro Giulio Tremonti e lo stato maggiore di Pdl e Lega, avevano concordate le ultime modifiche.
    E sempre nel corso del Consiglio dei ministri Berlusconi sarebbe tornato a chiedere la cancellazione o l'attenuazione della misura sulle manette agli evasori, in un primo tempo non prevista.
    L'accordo nella maggioranza prevede, inoltre, il varo in un nuovo Consiglio dei ministri già convocato per domani, del Ddl costituzionale sull'inserimento nella Carta del vincolo del pareggio di bilancio, nonché l'integrazione del ddl Calderoli sul riassetto istituzionale e il dimezzamento dei parlamentari con l'abolizione delle province.
    Positivo il giudizio della Commissione europea, che approva le misure adottate dal Governo e in particolare la mini-stretta sulle pensioni delle lavoratrici private dal 2014 e l'abolizione delle province.

    M. Mobili/M. Rogari – 7 settembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  07/09/2011

    La presunzione sulla distribuzione degli utili occulti proporzionalmente tra i soci nelle società di capitali a ristretta base partecipativa è valida fino a quando non sono forniti altri elementi di segno contrario. A chiarirlo è la sentenza n. 40/6/11 della Ctr Puglia. I giudici hanno giudicato infondata la rettifica del maggior reddito di partecipazione nei confronti del socio di minoranza di una Srl, che aveva dimostrato - sia pure attraverso elementi indiziari - la sua estraneità alla gestione sociale.
    La vicenda trae origine dall'accertamento nei confronti di una Srl a ristretta base societaria di un maggior reddito d'impresa per il 2001, in virtù del quale veniva poi calcolato un maggior reddito di partecipazione in capo ai soci, proporzionalmente alla quota da ciascuno detenuta. Uno di essi (titolare di una quota di partecipazione pari al 20% del capitale sociale) proponeva ricorso contro l'accertamento, contestando l'inconsistenza della presunzione secondo cui gli utili occulti accertati in capo alla società erano stati distribuiti tra tutti i suoi soci. A tal fine, ha precisato di essere estraneo tanto all'attività quanto alla gestione della Srl: con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, l'amministratore unico della società aveva, infatti, affermato di essere il solo soggetto coinvolto nel procedimento penale scaturito dalla richiamata rettifica
    del reddito d'impresa. Inoltre, il ricorrente ha dimostrato che nel 2001 era residente in Germania, dove svolgeva l'attività di aiuto operaio.
    La Ctp ha accolto il ricorso. A questo punto l'ufficio ha presentato appello in Ctr, sostenendo che i giudici di primo grado non avessero correttamente applicato il principio secondo cui nelle società di capitale a ristretta base sociale opera la presunzione di distribuzione tra tutti i soci degli utili extra bilancio accertati dal fisco, salvo che non sia provato il loro reinvestimento o l'accantonamento.
    La Ctr, però, ha ritenuto che il contribuente avesse fornito adeguati elementi dimostrativi (sia pure indiziari) per accertare la mancanza di qualunque suo coinvolgimento nella gestione societaria e, di conseguenza, il venir meno della presunzione invocata dall'appellante.
    In particolare, questo era dimostrato «indirettamente, dal fatto che il giudizio penale per truffa relativo all'illecita richiesta di rimborso Iva posta in essere dalla società non lo ha minimamente riguardato, individuando esclusivamente nell'amministratore unico della società stessa il dominus dell'intera gestione societaria».
    Decisivo poi che il contribuente risiedesse in Germania nel 2001, per svolgere l'attività di aiuto operaio. Gli elementi forniti (sebbene di natura indiziaria) sono risultati sufficienti a dimostrare che la sua partecipazione all'attività sociale «non può che essere stata, se non completamente nulla, del tutto marginale e priva di qualunque ritorno economico in termini di utili societari».

    Domenico Carnimeo - 05 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  06/09/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 11/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    LA MANOVRA ECONOMICA - DECRETO-LEGGE NR. 98 DEL 6 LUGLIO 2011
    tra cui:
    Regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità
    Variazione aliquote IRAP
    Tassazione delle comunicazioni sui depositi titoli
    Riduzione ritenuta sui bonifici per ristrutturazioni
    Riporto delle perdite
    Revoca della partita IVA per inattività
    Sanatoria mancata chiusura della Partita IVA
    Studi di settore
    Sanzioni ridotte sui ritardi di pochi giorni
    Comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini IVA effettuate mediante carte di credito

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    Signa, 06.09.2011
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  • Fisco e tasse  »»  29/08/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 10/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    VERSAMENTO DELLE IMPOSTE – I PRINCIPALI CODICI TRIBUTO
    IL DECRETO SVILUPPO
    SCADENZARIO FISCALE: SETTEMBRE 2011, OTTOBRE 2011, PRIMI GIORNI NOVEMBRE 2011

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    Signa, 29.08.2011
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  • Fisco e tasse  »»  23/08/2011

    I chiarimenti arrivati dalla Cassazione sull'Irap nel corso dell'ultimo mese non riguardano solo i professionisti. La Suprema corte ha ribadito l'esonero dal tributo per le micro-imprese sprovviste dell'autonoma organizzazione. Così anche il commerciante ambulante di casalinghi, in assenza di tale requisito, è escluso dall'obbligo di versamento (ordinanza n. 16340/2011). L'apertura del fronte dei «piccoli» era arrivata con le sentenze 21122, 21123 e 21124 del 13 ottobre 2010, relative ai coltivatori diretti, ai titolari di licenza di taxi e agli esercenti l'attività di raccolta e trasporto di rifiuti speciali . In queste ultime pronunce i giudici di legittimità hanno affermato che tali contribuenti si collocano, sul piano civilistico, nella categoria dei «piccoli imprenditori». Ai sensi dell'articolo 2083 del Codice civile, rientrano in tale definizione «i
    coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia». Gli stessi sono stati, pertanto, assimilati ai lavoratori autonomi, ai fini dell'esclusione dall'Irap.
    L'ordinanza in esame ha, tra l'altro, dissipato i dubbi provocati dalla precedente pronuncia 10853 del 17 maggio scorso, che aveva affermato come «per le imprese il requisito dell'autonoma organizzazione è intrinseco alla natura stessa dell'attività svolta», citando, peraltro, alcune sentenze del 2007, anteriori a quelle del 2009. In quella occasione dalla Corte era stato successivamente precisato che «la causa nella quale tale ordinanza è stata pronunciata … aveva a oggetto la richiesta di rimborso Irap da parte di un contribuente lavoratore autonomo (ingegnere) e non da parte di una impresa».
    Per le ordinanze n. 10851/ 2011 e n. 15586/2011, poiché «la giurisprudenza ha ordinariamente assimilato la figura del procacciatore assicurativo a quella dell'agente di commercio», trova applicazione anche per gli «intermediari delle assicurazioni» l'orientamento interpretativo formulato nelle sentenze delle Sezioni Unite (sentenze numeri 12108, 12109, 12110 e 12111 del 26 maggio 2009): è escluso dall'applicazione del l'Irap l'esercizio delle attività di agente di commercio e di promotore finanziario che non riveste la qualifica di lavoratore dipendente qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata.
    C'è poi il capitolo dei minimi. Secondo la circolare 45/ 2008 delle Entrate, sono esclusi dall'Irap anche qualora non si avvalgano del relativo regime fiscale, pur ricorrendone i presupposti. Tale orientamento, applicabile anche ai soggetti in possesso dei requisiti per avvalersi del nuovo regime dal 1° gennaio 2012 e di quello semplificato "residuale" delineato dall'articolo 27 della manovra (Dl n. 98/11), è stato, però, formulato dall'Agenzia in riferimento agli esercenti arti e professioni e non ancora esplicitamente esteso ai soggetti titolari di reddito d'impresa ai fini Irpef. È ipotizzabile che a tale conclusione si debba, comunque, pervenire, in quanto la circolare citata ha affermato che il principio assume validità «in mancanza di parametri normativi e al fine di individuare concreti criteri per orientare e uniformare l'operato degli uffici» e in coerenza con il riconoscimento (operato dalla circolare n. 28/E del 2010) dell'esclusione anche per i soggetti titolari di reddito d'impresa.

    08 agosto 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/08/2011

    Ampliati gli intermediari finanziari presso cui l'amministrazione potrà accedere per acquisire direttamente dati e notizie nei confronti dei clienti: i controlli non riguarderanno più i soli uffici postali egli istituti bancari ma tutti gli intermediari che non hanno risposto alle richieste della Guardia di finanza o dell'agenzia delle Entrate, ovvero hanno fornito informazioni di dubbia correttezza.
    Vengono poi semplificate le modalità che disciplinano questi accessi.

    Sono queste alcune delle principali novità contenute nella manovra a proposito di indagini finanziarie e che modificano le norme relative alle potestà dell'amministrazione in questo comparto sia ai fini delle imposte sui redditi (Dpr 600/73) sia ai fini Iva (Dpr 633/72).

    Gli accessi dagli intermediari.
    La previgente normativa già contemplava la possibilità per la Gdf e l'agenzia delle Entrate di eseguire accessi diretti presso gli intermediari finanziari.

    La norma, tuttavia, non era stata adeguata né all'evoluzione dei soggetti che operano sui mercati finanziari, tantomeno alle novità organizzative che hanno caratterizzato in questi anni l'amministrazione.
    La manovra provvede così ad attualizzare il tutto anche al fine di prevenire facili contestazioni da parte dei soggetti interessati che, in vigore della precedente norma, ritenevano di essere esclusi da tali controlli.
    Gli accessi innanzitutto non riguarderanno soltanto le aziende e istituti di credito e l'amministrazione postale ma tutti gli operatori finanziari.

    A. Iorio - 5 agosto 2011 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  11/08/2011

    Cassazione ed Entrate si sono occupate, in due recenti interventi, delle modalità attraverso le quali i contribuenti possono far valere il credito Irap loro spettante.
    La sentenza n. 14932/2011 della Cassazione ha precisato che il rimborso dell'Irap può essere chiesto entro 48 mesi dal versamento, mentre la dichiarazione integrativa a favore del contribuente, da presentare entro l'anno successivo, mira solo a consentire l'utilizzo in compensazione del credito.
    Anche la risoluzione n. 459/ E del 2008 aveva sostenuto che il contribuente, pur non potendo presentare una dichiarazione integrativa a proprio favore oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo, può, però, recuperare l'imposta versata in eccesso attraverso la presentazione dell'istanza di rimborso prevista dall'articolo 38 del Dpr n. 602/1973 entro il termine di 48 mesi.
    Nel caso esaminato dalla Cassazione l'ufficio aveva, invece, stabilito che il contribuente non avrebbe potuto presentare l'istanza di rimborso nel termine di 48 mesi dal versamento, ma solo la dichiarazione integrativa entro il termine "annuale", come affermato in precedenza dalla risoluzioni n. 24/E del 2007 e n. 71/E del 2008. Queste istruzioni sono state, però, revocate su sollecitazione del l'avvocatura generale dello Stato, in quanto il termine di 48 mesi previsto per il rimborso coincide con quello di decadenza per l'accertamento da parte dell'amministrazione.
    La risoluzione n. 79/2011 delle Entrate ha esaminato la questione delle modalità di recupero del credito Irap evidenziato nella dichiarazione annuale e richiesto in compensazione dal contribuente che non presenta, però, la dichiarazione dell'anno successivo in quanto escluso dal campo di applicazione del tributo. In questo caso l'eccedenza di imposta regionale richiesta in compensazione nel periodo precedente può essere esposta nella sezione seconda del quadro RX del modello Unico, con l'indicazione del codice tributo «3800» (nonostante che la dichiarazione Irap non si presenti più in forma unificata). Si applica, quindi, una procedura analoga a quella delle altre eccedenze d'imposta richieste in compensazione nella dichiarazione precedente, per le quali nel periodo d'imposta successivo non è presente la relativa
    dichiarazione o il corrispondente quadro.
    Non è stato, invece, affrontato il caso del versamento del l'acconto Irap e della successiva omissione della presentazione della dichiarazione relativa all'anno cui si riferisce tale acconto.
    In questa ipotesi l'importo a credito non sembrerebbe utilizzabile in compensazione, non risultando lo stesso dalla detta dichiarazione, a meno che l'Agenzia non riconosca la possibilità di effettuare la compensazione direttamente nel modello F24. A favore di tale possibilità si è espressa la Ctp di Milano nella sentenza n. 141 del 5 maggio 2010, mentre in senso contrario la Ctp di Treviso nella sentenza n. 116 del 5 ottobre 2010. In questi casi è invalsa anche la prassi di presentare un'istanza correttiva del modello F24, imputando il versamento dell'Irap a un altro tributo, quale l'Irpef, e gestendo, poi, il relativo credito nel quadro RX di Unico.

    08 agosto 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/08/2011

    La Cassazione fissa un altro fondamentale paletto sull'Irap. Sono esenti dai versamento dell'imposta i piccoli commercianti e artigiani, in generale i piccoli imprenditori, che lavorano
    da soli e con i mezzi indispensabili alla professione.

    Insomma secondo la Suprema corte (ordinanza numero 16340 depositata il 27 luglio 2011), il concetto di autonoma organizzazione, che fa da ago della bilancia nel contenzioso sull'Irap, non deve fare riferimento solo ai liberi professionisti ma va esteso senza restrizioni anche ai piccoli commercianti (in questo caso un ambulante) e ai piccoli imprenditori in genere.

    Tre i paletti fissati dai giudici di Piazza Cavour: il contribuente ha diritto al rimborso quando «sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia quindi inserito in
    strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse».

    Poi, ecco il secondo requisito chiesto anche per le organizzazioni dei piccoli professionisti, si ottiene il rimborso quando il commerciante non «impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione». Oppure quando non si «avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui». Resta a carico del contribuente, precisa ancora la sezione tributaria, l'onere di dimostrare l'assenza dell'autonoma organizzazione.

    D. Alberigi – tratto da Italia Oggi - 27 luglio 2011

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  • Fisco e tasse  »»  04/08/2011

    Tregua fino a settembre per la stretta sulla garanzia dovuta per l'introduzione delle merci nei depositi Iva.
    Le nuove norme su depositi previste dal decreto legge Sviluppo (Dl 70/2011) dovranno essere osservate solo dal 12 settembre prossimo, così che gli operatori avranno un congruo lasso di tempo per adattare le prassi in uso alle modifiche antifrode volute dal legislatore del Dl 70.

    Il rinvio.
    Questa dilazione dell'adempimento è stata comunicata dall'agenzia delle Dogane con la nota 86094 del 20 luglio, che riconosce l'operatività dei termini voluti dall'articolo 3, comma 2 dello Statuto del contribuente (legge 212/2000).
    Questa norma, a tutela degli interessi dei contribuenti, stabilisce che le disposizioni tributarie che impongono nuovi adempimenti siano produttive di effetti solo decorsi 60 giorni dall'entrata in vigore.
    Considerato che la legge di conversione del Dl 70 (legge 106/2011) è in vigore dal 13 luglio, la data fissata dalle Dogane rispetta i termini di garanzia dello Statuto.
    A ogni modo, la modifica introdotta dal Dl Sviluppo incide fortemente sull'operatività dei depositi, rendendone decisamente più rigido l'impiego.
    Così, al di là del maggior tempo a disposizione, agli operatori è richiesta una valutazione di convenienza: si tratta di capire se il regime in discorso è ancora in grado di facilitare la
    gestione delle merci in libera pratica, nonostante i vincoli connessi alla garanzia dell'Iva.

    Obiettivo doppio.
    Per comprendere la portata della modifica occorre rammentare che il Dl Sviluppo (articolo 7, comma 2 lettera cc-ter, inserito in sede di conversione) ha ridisegnato la regolamentazione dei depositi Iva in una duplice ottica di razionalizzazione dell'istituto e di prevenzione delle frodi.

    M. Mantovani/B. Santacroce - 2 agosto 2011- tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  02/08/2011

    Impatto immediato in bilancio del nuovo articolo 84 del Tuir.
    La riscrittura operata della manovra del regime delle perdite nel mondo Ires farà sentire i suoi effetti sui bilanci sia con riguardo a comportamenti già tenuti sia con riguardo a
    comportamento fino a oggi rimandati ma che dovranno essere riconsiderati.
    L'art. 23, comma 9 della legge 111/2011 ha riformulato il testo dell'art. 84 introducendo due diverse innovazioni.
    In primo luogo ha eliminato il limite temporale di utilizzo delle perdite prima fissato in cinque anni.
    L'art. 84 prevedeva, infatti, che la perdita di un periodo d'imposta potesse essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il quinto.
    Ora, invece, il riporto diviene illimitato, così come anche prima previsto con riguardo alle perdite dei primi tre anni. Infatti, il comma 2 dell'art. 84 prevede che le perdite realizzate nei
    primi tre periodi d'imposta dalla data di costituzione possono essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d'imposta successivi senza alcun limite di tempo a
    condizione che si riferiscano a una nuova attività produttiva.

    Ciò comporta tale effetto:
    Vecchia previsione.
    Perdita dell'anno X che è uno dei primi tre di attività: possibile utilizzo senza limiti di tempo.
    Perdita dell'anno X che non è uno dei primi tre di attività: possibile utilizzo entro l'anno x 5.
    Nuova previsione.
    Perdita dell'anno X che è uno dei primi tre di attività: possibile utilizzo senza limiti di tempo.
    Perdita dell'anno X che non è uno dei primi tre di attività: possibile utilizzo senza limiti di tempo.
    In secondo luogo, però, introduce un limite quantitativo stabilendo che le perdite potranno
    essere utilizzate in abbattimento del reddito dei periodi d'imposta successivi solo entro l'80%
    del reddito realizzato in ciascun esercizio.

    F. Cornaggia/N. VillA - 1 agosto 2011 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  28/07/2011

    Termini allungati per presentare istanza di rimborso/compensazione del credito Iva del secondo trimestre 2011: la scadenza fissata dalla legge a fine luglio, ossia domenica 31, slitta al lunedì successivo, scivolando al 22 agosto per effetto della proroga estiva degli adempimenti fiscali che cadono tra il 1 e il 20 agosto, disposta dall'art. 3 del dpcm 12 maggio 2011.

    Se si vuole compensare un credito oltre la soglia di 10 mila euro già nel mese di agosto, è necessario trasmettere istanza entro il mese di luglio.

    La predetta soglia si riferisce all'ammontare complessivo dei crediti Iva trimestrali del 2011, per cui deve tenersi conto di quanto già eventualmente compensato con riferimento al credito del primo trimestre.

    Chi può presentare istanza.
    Possono presentare istanza di rimborso del credito Iva infrannuale i soggetti che si trovano in una delle condizioni previste dall'art. 38-bis, secondo comma del dpr 633/72, ovverosia:

    • contribuenti che hanno effettuato operazioni attive la cui aliquota media, maggiorata del 10%, risulta inferiore a quella media degli acquisti e delle importazioni.
      Nel calcolo devono essere incluse anche le operazioni attive sottoposte al meccanismo di inversione contabile e fatturate, pertanto, senza l'addebito dell'imposta; non si deve tenere conto, invece, delle operazioni relative ai beni ammortizzabili;
    • contribuenti che hanno effettuato operazioni non imponibili (es. cessioni all'esportazione, cessioni e prestazioni su lettera d'intento del cliente, operazioni assimilate alle esportazioni, servizi internazionali, cessioni intra-comunitarie) per oltre il 25% di tutte le operazioni effettuate;
    • contribuenti che hanno effettuato acquisti e importazioni di beni ammortizzabili per importo superiore a due terzi dell'ammontare complessivo di tutti gli acquisti e le importazioni di beni e servizi imponibili; in questo caso è rimborsabile/compensabile non l'intero credito del trimestre, ma soltanto quello riferibile agli acquisti ed alle importazioni di beni ammortizzabili;
    • contribuenti non residenti che si sono identificati in Italia direttamente o mediante rappresentante fiscale.

    F. Ricca - 27 luglio 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  27/07/2011

    È costituzionale la normativa che dispone il raddoppio dei termini per la decadenza dell'azione di accertamento in presenza di un reato tributario, anche se la constatazione della violazione
    penale è stata effettuata quando già i termini ordinari di accertamento erano decaduti.
    Compete al giudice tributario, ove richiesto dal contribuente, accertare se l'amministrazione abbia agito con imparzialità o abbia, invece, fatto un uso pretestuoso e strumentale della
    normativa per fruire ingiustificatamente di un più ampio termine di accertamento.

    Lo ha chiarito la Corte costituzionale con la sentenza 247 depositata ieri, 25 luglio, che potrebbe avere conseguenze fortemente negative per contribuenti e imprese, i quali, in buona
    sostanza, dovranno per il futuro abituarsi a conservare documenti fiscali e contabilità per almeno otto anni dopo la presentazione della dichiarazione.

    L'attesa pronuncia della Consulta fa seguito all'ordinanza di remissione della Ctp di Napoli, la quale, in estrema sintesi, dubitava dell'incostituzionalità della norma introdotta dal Dl
    223/2006 che aveva raddoppiato i termini di decadenza dell'azione di accertamento ai fini delle imposte sui redditi e Iva in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia in base
    all'articolo 331 del Codice di procedura penale.

    La incostituzionalità, secondo i giudici partenopei, emergeva in modo evidente laddove la segnalazione di reato per una violazione relativa a un determinato periodo di imposta fosse
    stata effettuata in una data successiva al termine di decadenza ordinario dell'accertamento per quel medesimo periodo. Ciò in quanto si sarebbero di fatto riaperti i termini, non vi sarebbe
    stata alcuna certezza sul loro spirare e, in concreto, si sarebbe potuto verificare che il contribuente, non conservava più i documenti fiscali di quell'esercizio.

    La Consulta ha invece ritenuto questo raddoppio dei termini pienamente legittimo perché, in buona sostanza, non si tratta di una «riapertura o proroga di termini scaduti» né di «reviviscenza di poteri di accertamento ormai esauriti», ma di termini fissati direttamente dalla legge, operanti automaticamente in presenza di una speciale condizione obiettiva (obbligo di denuncia penale peri reati tributari), senza che all'amministrazione sia riservato alcun margine di discrezionalità perla loro applicazione.

    A. Iorio - 26 luglio 2011 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  26/07/2011

    Il decreto Sviluppo (Dl 70/2011 convertito dalla legge 106/2011) ridisegna la disciplina dei depositi Iva in una duplice ottica di razionalizzazione dell'istituto e di prevenzione delle frodi.

    Il Dl rappresenta solo l'ultimo di una serie di interventi che in pochi mesi hanno interessato la regolamentazione dei depositi, a testimonianza del fatto che la materia necessita di essere definita in modo più accurato.

    Tutto nasce dalla sentenza della Cassazione n. 12580/2010, seguita da diversi lavori parlamentari sul tema (una interrogazione, due audizioni e una risoluzione) che hanno fatto da preludio all'emendamento sui depositi inserito in sede di conversione del decreto 70/2011 (articolo 7, comma 2, lettera ccter).
    Sul piano della razionalizzazione, la nuova norma individua in modo puntuale le strutture eleggibili a deposito Iva.

    Accanto alla conferma dei magazzini generali con autorizzazione doganale e dei depositi doganali di tipo C e D, va segnalata l'ufficializzazione della possibilità - già ammessa dalla prassi - di utilizzare anche quelli di tipo E, in cui non è necessario predeterminare il locale di stoccaggio, ma il deposito delle merci può avvenire nell'insieme delle istallazioni, anche non confinanti, del soggetto
    titolare dell'autorizzazione.

    Quanto ai depositi fiscali, sono definiti con rinvio all'articolo 1, comma 2, lettera e) del Dlgs 504/95 (Testo unico delle accise).

    Le finalità anti frode perseguite dal decreto 70/2011 prendono la forma di specifici vincoli circa la garanzia da prestare per l'immissione in libera pratica di merci d'importazione destinate a essere introdotte in deposito.

    Ai sensi del comma 4, lettera b), dell'articolo 50-bis del Dl 331/93, queste operazioni sono eseguite senza pagamento dell'Iva.

    Per prassi, la dogana provvede a incamerare una cauzione per l'imposta non corrisposta all'atto dell'importazione, che poi è svincolata a seguito della restituzione di una copia della bolletta doganale munita dell'attestazione del depositario dell'avvenuta presa in carico delle merci.

    M. Mantovani/B. Santacroce - 25 luglio 2011 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  22/07/2011

    L'elusione fiscale non è penalmente rilevante, in quanto non si tratta di evasione.
    Il carattere elusivo va accertato in sede di cognizione, mentre davanti al giudice penale va accertato il reato; sicché, ove esista un fumus di dichiarazione infedele, si legittima la misura cautelare a garanzia di una futura riscossione (sequestro preventivo per equivalente).

    Questa distinzione è stata lucidamente e sottilmente formulata dalla Cassazione (26723/11) rispetto a una vicenda, una complessa operazione realizzata attraverso un insieme di condotte e negozi che, sebbene leciti, potevano apparire finalizzati a evadere Iva e Irpef «attraverso una vicenda riconducibile all'abuso del diritto in materia tributaria».

    Ciò che rileva ai fini penali - precisa la Corte di cassazione - è che il Tribunale del riesame ha accertato redditi maggiori di quelli dichiarati, quindi una dichiarazione infedele, nella quale peraltro la mancanza dell'elemento soggettivo configura soltanto il fumus del reato previsto dalla legge.

    Il profilo dell'elusione, dunque, non coincide con quello penale che si fonda sull'elemento quantitativo della differenza di redditi. Semmai è stato il contribuente a esaltare il profilo dell'elusione allo scopo di evitare l'incriminazione.
    Malgrado la copertura formale di elementi elusivi per quanto riguarda la sostanza del reato, la Cassazione ha negato ogni rilevanza penale all'elusione precisando che il carattere elusivo andrà accertato in sede di cognizione.
    La condotta elusiva ha comportato una dichiarazione infedele perché gli elementi attivi non sono stati dichiarati nel loro effettivo ammontare.

    E. De Mita - 21 luglio 2011 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  21/07/2011

    Alla fine, anche dal nuovo regime dei super minimi verrà fuori una (mini) stangata per i contribuenti; a fronte della riduzione dell'aliquota ridotta al 5%, infatti, la stretta sulla platea dei beneficiari finirà per buttar fuori dal regime agevolato il 96% dei contribuenti che ora ne godono, con un risultato netto complessivo di circa 100 milioni di euro di recupero per l'erario.

    Così anche una delle poche misure della manovra salutata con favore fin dall'inizio, cela, a una più attenta lettura, un risvolto negativo destinato a tutti coloro che dovranno essere accompagnati fuori dal regime dei minimi a decorrere dal 1 gennaio prossimo.

    L'articolo 27 del dl n. 98 del 2011 convertito in legge 111/2011 dispone che, a partire dal 1 gennaio 2012, il regime di cui all'articolo 1, commi da 96 a 117 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 si applica, per il periodo d'imposta in cui l'attività è iniziata e per i quattro successivi, esclusivamente alle persone fisiche che intraprendono un'attività d'impresa, arte o professione e a quelle che l'hanno intrapresa successivamente al 31 dicembre 2007.

    A partire dal 1 gennaio 2012 l'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali prevista dal comma 105 dell'articolo 1 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 è ridotta al 5%.

    In sede di conversione in legge è stato (ri)esplicitato il limite dei 35 anni per accedere al regime che connota l'agevolazione come diretta alle nuove iniziative produttive; si prevede, infatti che la disciplina sia applicabile anche oltre il quarto periodo di imposta successivo a quello di inizio dell'attività ma non oltre il periodo di imposta di compimento del trentacinquesimo anno di età.
    In questo modo l'agevolazione, pur mantenendo un carattere di temporaneità, risulta applicabile per un maggior periodo di tempo a favore di soggetti di giovane età.

    A. Felicioni - 20 luglio 2011 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  15/07/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 09/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    VARIAZIONI DEL TASSO BCE E CONSEGUENZE FISCALI
    DECRETO SVILUPPO E MANOVRA ECONOMICA - RINVIO
    BLACK LIST E SOGGETTO IDENTIFICATO DIRETTAMENTE AI FINI IVA NELLA UE
    L’USCITA DEL SOCIO DALLA SOCIETÀ DI PERSONE
    CEDOLARE SECCA SUGLI AFFITTI E I CHIARIMENTI DELLA CIRCOLARE 26/2011
    SCADENZARIO FISCALE AGOSTO 2011 – PRIMI GIORNI DI SETTEMBRE 2011

    Per consultarla/scaricarla occorre andare nell'area "newsletter", riservata ai clienti.
    Ricordiamo che l'iscrizione è completamente gratuita.
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    Buona navigazione!

    Signa, 15.07.2011
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  08/07/2011

    Le cessioni e le altre operazioni che possono dare luogo ai redditi diversi in base all'articolo 67 del Tuir (azioni, quote di srl, altre partecipazioni, diritti di opzione eccetera) devono essere indicate nel modello 770 ordinario, quadro SO, anche se dalle cessioni scaturisce una minusvalenza.

    Chi effettua la compilazione
    Lo si desume dalle istruzioni allegate per la compilazione del modello, che va presentato in via telematica entro il 22 agosto.

    I soggetti interessati alla compilazione di questo quadro sono i notai, gli altri intermediari professionali, e le società ed enti emittenti che intervengono, anche come controparti, in queste operazioni.

    I dati sull'operazione da indicare nel quadro SO sono: la causale, l'oggetto, la data, l'ammontare, la quantità, il numero degli intestatari, la percentuale e il codice fiscale del soggetto cointestatario.

    Con riferimento alla compilazione del punto 16, va indicato l'ammontare dell'operazione, «espresso in euro alla data indicata nel punto 15, ad esempio: ammontare degli eventuali corrispettivi, differenziali e premi ...». Il riferimento generico alla necessità di indicare il corrispettivo induce a ritenere che i dati dell'operazione debbano essere segnalati anche se il contribuente ha realizzato, a seguito della operazione di cessione, una minusvalenza.

    Tale interpretazione è confermata dalla prima parte delle istruzioni: si precisa che la comunicazione va effettuata per le operazioni «che possono generare redditi diversi di natura finanziaria ai sensi dell'art. 67, comma i ...» del Tuir. Il "possono" vuol significare la necessità di indicare tutte le operazioni.

    N. Forte – 6 luglio 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  07/07/2011

    Il decreto Sviluppo (articolo 7, comma 2, lettera s) introduce anche una deroga, in situazioni prestabilite, al principio di competenza sempre in riferimento ai soggetti in regime di contabilità semplificata. Così le imprese minori possono dedurre in misura integrale i costi, concernenti contratti a corrispettivi periodici, relativi a spese di competenza di due periodi d'imposta, nell'esercizio in cui è stato ricevuto il documento probatorio, a condizione che l'importo del costo indicato nel documento di spesa non sia superiore a mille euro.

    La finalità
    La disposizione è volta ad esimere le imprese minori dalla rilevazione di ratei e risconti, ossia di rilevare, rispettivamente, lo stanziamento di un costo non risultante dalla contabilità ma di competenza dell'anno e la separazione del costo di competenza di un anno rispetto a quello successivo. Come evidenziato dalla relazione illustrativa al decreto, si è inteso uniformare il criterio di competenza previsto dal Tuir con quello della rilevanza della registrazione documentale ai fini Iva, atteso che i libri Iva, per i soggetti in contabilità semplificata, costituiscono il principale supporto documentale.
    A quest'ultimo proposito, qualche difficoltà applicativa potrebbe derivare dalla circostanza che, ai fini Iva, di solito si provvede all'annotazione delle fatture nel mese di dicembre, anche se il documento è fisicamente ricevuto nei primi giorni di gennaio, con data riferita al periodo precedente.
    Dal tenore letterale della norma, è ipotizzabile inquadrarla come una previsione obbligatoria. In pratica, il legislatore non pare aver lasciato ai soggetti interessati la libertà di scelta se farsi carico o meno dell'adempimento di rilevazione dei ratei e risconti. Di conseguenza, la disposizione del Dl Sviluppo ha verosimilmente introdotto un obbligo di imputazione integrale di alcuni costi «a cavallo di due esercizi» in un unico esercizio. Si vengono così a creare due diverse modalità di rilevazione di determinate spese, di competenza di due esercizi, a seconda che le stesse siano o meno superiori all'ammontare di mille euro.

    Il riferimento
    Si deve trattare di costi relativi a corrispettivi periodici di competenza di due periodi di imposta. Caso tipico è quello della bolletta telefonica o di fornitura di luce, gas e acqua, relativa a consumi del bimestre «dicembre-gennaio», ricevuta nel mese di febbraio. Secondo il principio della competenza si dovrebbe prevedere una fattura da ricevere di importo pari ai consumi relativi al mese di dicembre mentre, secondo le nuove regole, il costo è interamente deducibile nel periodo di imposta di ricevimento della bolletta.
    Altra frequente fattispecie è quella dei contratti di assistenza tecnica. Un possibile caso è quello di una fattura per la manutenzione periodica di personal computer relativa al periodo dicembre-gennaio, ricevuta nel mese di dicembre. Con le nuove regole il costo è interamente deducibile in dicembre, mentre secondo il principio della competenza occorrerebbe riscontare la quota di canone relativa al mese di gennaio.

    Resta la competenza
    Ci sono, però, specifiche circostanze in cui si continua ad applicare il criterio della competenza. È possibile individuare, a titolo esemplificativo, le seguenti ipotesi:
    1 -fattura per consulenza prestata nel mese di dicembre ricevuta nel mese di gennaio;
    2 -fattura per canoni di locazione del bimestre gennaio – febbraio anticipata nel mese di dicembre;
    3 - fattura per l'acquisto di beni consegnati nel mese di dicembre, ricevuta nel corso del mese di gennaio.
    Nelle prime due ipotesi, infatti, il costo non è di competenza di due periodi di imposta. Mentre nell'ultima circostanza la deroga non trova applicazione, in quanto il costo deve essere imputato nell'anno di consegna del bene, mediante l'imputazione contabile di una fattura da ricevere di pari importo.

    Ricapitolando:
    01 | L'OBIETTIVO
    La disposizione introdotta dal decreto Sviluppo è finalizzata a esimere le imprese minori dalla rilevazione di ratei e risconti, ossia di rilevare, rispettivamente, lo stanziamento di un costo non risultante dalla contabilità ma di competenza dell'anno e la separazione del costo di competenza di un anno rispetto a quello successivo

    02 | LA LETTURA
    La norma ha verosimilmente introdotto un obbligo di imputazione integrale di alcuni costi «a cavallo di due esercizi» in un unico esercizio Si vengono così a creare due diverse modalità di rilevazione di determinate spese, di competenza di due esercizi, a seconda che le stesse siano o meno superiori all'ammontare di mille euro

    04 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  06/07/2011

    L'amministrazione finanziaria non fa sconti sugli studi di settore.

    Anche perché nella manovra è spuntata ieri una norma che consentirà di effettuare accertamenti di tipo induttivo per chi commette errori (sia pure gravi) nella compilazione dei modelli relativi agli studi.

    La novità che dovrà naturalmente passare al vaglio del Parlamento arriva negli stessi giorni in cui dall'agenzia delle Entrate, come avviene ormai da quattrocinque anni, sono partite le segnalazioni delle anomalie.

    In particolare, a 122.408 contribuenti, che pure sono stati congrui, sono state inviate le comunicazioni relativi a indici di incoerenza riscontrati per il periodo 2007-2009 sulla base dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore.

    M. Bellinazzo – 5 luglio 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  05/07/2011

    Lo spesometro va a regime. Dal 1° luglio l'obbligo di comunicare le transazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a 3.000 euro non è più limitato alle operazioni documentate da fattura, ma riguarda anche quelle per le quali viene rilasciato lo scontrino o la ricevuta fiscale (commercio al dettaglio, laboratori artigiani, alberghi e ristoranti ecc.).

    In assenza di fattura, la soglia è elevata a 3.600 euro, Iva inclusa.

    Intanto l'Agenzia delle entrate, con il provvedimento del 21 giugno scorso, con il quale sono stati esonerati dall'adempimento gli enti di diritto pubblico, ha approvato le nuove specifiche tecniche per la comunicazione telematica, ossia il quadro delle informazioni da fornire al fisco, modificando sensibilmente il tracciato originario.

    Tra le novità, che rendono necessari ulteriori chiarimenti, la soppressione del codice di attività e l'introduzione dei dati delle note di variazione. Operazioni effettuate dal 1 luglio 2011.

    In fase di prima applicazione, il provvedimento attuativo dell'Agenzia delle entrate del 22 dicembre 2010, come si ricorderà, ha escluso dalla comunicazione telematica le operazioni per le quali «non ricorre l'obbligo di emissione della fattura» effettuate fino al 30 giugno 2011 (termine così prorogato dal provvedimento del 14 aprile 2011).

    L'esclusione è venuta a cessare, dunque, per le operazioni effettuate dal 1° luglio 2011, le quali, se superano la soglia di rilevanza, dovranno essere comunicate anche se non documentate mediante fattura, con un unico invio annuale da effettuarsi, esclusivamente in via telematica, entro il 30 aprile 2012.

    R. Rosati – 4 luglio 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  01/07/2011

    In un periodo come l'attuale, caratterizzato da forti restrizioni del credito, diventa pressoché naturale, per molte società di capitali, ricorrere ai finanziamenti dei soci per la copertura delle ordinarie necessità di liquidità. Di regola, proprio in conseguenza di queste finalità, questi finanziamenti sono erogati a titolo gratuito e, in quanto tali, non producono redditi imponibili in capo ai soci.

    Quando il socio che eroga il finanziamento è una società di capitali, l'importo degli interessi maturati al termine dell'esercizio costituisce un componente positivo del reddito di impresa da calcolare sulla base delle condizioni esposte nella delibera di erogazione del finanziamento. Pertanto, come regola generale, si dovrebbe ritenere che, se non viene prevista alcuna remunerazione, nessuna base imponibile possa formarsi ma la Cassazione, con la sentenza 2735 del 4 febbraio 2011, si è orientata in modo opposto.

    Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, una srl aveva erogato un finanziamento infruttifero a un consorzio che, invece, l'agenzia delle Entrate aveva ritenuto dato a titolo di mutuo e quindi produttivo di interessi. Contro questo accertamento, la società aveva proposto ricorso che era stato rigettato in primo grado e poi accolto dalla locale Ctr (sentenza 75 del 28 maggio 2005). La decisione d'appello si era basata sul fatto che la società aveva prodotto un verbale del proprio Cda da cui risultava, appunto, l'infruttuosità del finanziamento.

    La Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado ricordando, innanzitutto, che in base all'articolo 45, comma 2 del Tuir, per i capitali dati a mutuo gli interessi si presumono percepiti alle scadenze e nella misura pattuite per iscritto e che, se le scadenze non sono indicate, gli interessi si presumono percepiti nell'ammontare maturato nel periodo di imposta. Inoltre, l'ultimo periodo della norma citata stabilisce che, se la misura degli interessi non è determinata per iscritto, gli stessi si computano al saggio legale.

    Al contribuente spetta l'onere di provare la natura gratuita del finanziamento erogato. Questa prova, però, non può essere data con qualunque mezzo perché, come stabiliva l'articolo 43 del Tuir, nel testo in vigore fino al 31 gennaio 2003, le somme versate alle società di persone dai loro soci «si considerano date a mutuo se dai bilanci allegati alle dichiarazioni dei redditi della società non risulta che il versamento è stato fatto ad altro titolo». Secondo la Cassazione, l'articolo 43 del Tuir conteneva una presunzione legale per la quale la prova contraria può essere data unicamente nei modi stabiliti dalla suddetta norma, ovvero sulla base dei bilanci allegati alle dichiarazioni dei redditi. Nessun valore probatorio assume la non onerosità del finanziamento risultante da altro documento, quale, ad esempio, un verbale del Cda.

    Riccardo Patimo - 28 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  30/06/2011

    Precisazioni sulle novità di modelli e del software per il periodo di imposta 2010, richiamo dei correttivi anticrisi, giustificazione di alcuni aspetti non del tutto chiari delle note metodologiche e annuncio della possibilità di inviare giustificazioni alla posizione di non congruità entro il prossimo dicembre, con un apposito software in via di predisposizione.

    Queste le principali informazioni che risaltano da una prima lettura della circolare 30/E, emanata ieri dall'agenzia delle Entrate; peraltro, il documento in gran parte ripropone stralci della documentazione già nota, con la conseguenza che appare necessario "individuare" tra le righe le precisazioni e gli aspetti di novità.

    A titolo di esempio, è sufficiente citare la parte relativa ai correttivi anti-crisi, limitata a tre facciate; successivamente, però, si rinvengono preziose indicazioni per la compilazione del quadro X, in relazione ai dati necessari per l'applicazione del correttivo congiunturale individuale (soggetti con periodi precedenti di durata diversa da u mesi, soggetti che non hanno compilato il modello studi in quanto esclusi, soggetti che non hanno compilato il modello studi in quanto non hanno prodotto reddito di impresa o di lavoro autonomo).

    Sull'applicazione retroattiva degli studi, se più favorevoli al contribuente, viene confermata l'indicazione già presente nella circolare 28/E, vale a dire la possibilità di utilizzare il minor livello di congruità di Gerico, ovviamente senza tenere in considerazione l'effetto ribasso dei correttivi anticrisi; si precisa, tuttavia, che ciò appare possibile in quanto la revisione, basata sui dati del periodo 2008, non ha determinato significativi stravolgimenti, come a dire che, ove ciò dovesse avvenire in futuro, l'applicazione retroattiva sarebbe preclusa.

    In merito all'adeguamento per importi superiori al 10% dei ricavi o compensi annotati, che comporta la maggiorazione del 3% con esclusione degli studi nuovi o revisionati, le Entrate ribadiscono che le modifiche derivanti dai correttivi anticrisi non possono essere considerate una revisione, ma solo una integrazione.

    G. P. Ranocchi/G. Valcarenghi- 29 giugno 2011 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  24/06/2011

    Il Fisco è chiamato a pagare in contanti il credito tributario definitivamente accertato così come richiesto dal contribuente. Pertanto non può compensare l'importo da corrispondere con eventuali debiti ancora da estinguere. A precisarlo la Cassazione nella sentenza 11450/2011. La controversia scaturiva dal rimborso di un credito Irpeg-Ilor del 1983 a una Spa senza corrispondere gli interessi maturati. La società ricorreva in Ctp, che li riconosceva nell'importo di 200mila euro. A quel punto comunicava all'Erario le modalità di rimborso: metà circa con la chiusura parziale di alcuni debiti tributari ancora pendenti, la parte restante con accredito sul conto corrente bancario.
    Nonostante ciò l'amministrazione compensava la seconda tranche con i debiti della ricorrente. Da qui un nuovo ricorso. Il giudice dell'esecuzione (ottemperanza) accoglieva l'impugnazione e assegnava all'ufficio quaranta giorni per la restituzione degli interessi da pagare con la procedura dell'ordine in conto sospeso nei confronti del tesoriere provinciale. Il giudice si riservava altresì, in caso di inadempimento dell'ufficio, di nominare un commissionario ad acta.

    Il ricorso
    L'amministrazione finanziaria ricorreva in Cassazione perché, a suo avviso, la decisione avrebbe violato la speciale disciplina sull'ottemperanza prevista dal l'articolo 70 del Dlgs 546/92: il giudice avrebbe dovuto dichiarare la cessazione della materia del contendere e così estinguere il giudizio, perché gli interessi erano stati tutti rimborsati; inoltre si era pronunciato oltre il dovuto, poiché aveva precisato le modalità con le quali procedere al rimborso. Ma la Suprema corte ha rigettato il ricorso. In primo luogo, il collegio ha rilevato come la Ctp non potesse dichiarare l'estinzione del giudizio per il venir meno della controversia perché, nonostante il giudicato, il rimborso non era stato totalmente eseguito. Poi la censura era improponibile per carenza di interesse poiché il giudice aveva consigliato la procedura contabile del conto sospeso sul presupposto di assenza di disponibilità finanziare del relativo capitolo di spesa. Soluzione che non avrebbe impedito all'amministrazione di usare tale capitolo in presenza di fondi.

    I precedenti
    La Corte ha richiamato alcuni suoi precedenti (sentenze n. 30058/2008,13681/2005, 25696/2009) secondo i quali il giudizio di ottemperanza è un procedimento «chiuso» e, pertanto, sarebbe vietato compensare crediti e debiti così come prevede l'articolo 1242 del Codice civile. L'eventuale estinzione del giudizio comporterebbe, infatti, un accertamento del controcredito del Fisco (su sussistenza, liquidità, esigibilità, ed epoca di insorgenza del credito) incompatibile nel giudizio di ottemperanza. E, comunque, i fatti estintivi del credito accertato possono essere fatti valere in sede di ottemperanza soltanto se posteriori alla formazione del giudicato.
    Sulla stessa linea si collocavano altre due sentenze solo apparentemente in dissonanza con i principi espressi. La pronuncia n. 22761/2004 aveva ammesso la compensazione nel giudizio di ottemperanza tributario in quanto si era perfezionato tra amministrazione e contribuente un accordo sul riconoscimento della compensazione. Nella sentenza n. 27044/2007 il controcredito del fisco era stato accertato con sentenza passata in giudicato.

    Le modalità
    Ad avviso della Cassazione, poi, la società era pienamente titolata a precisare le modalità del rimborso. Infatti l'incasso di un credito vantato sotto forma di liquidità risulta essere più vantaggiosa, e in ogni caso diversa, rispetto a quella che avrebbe potuto conseguire riducendo la propria esposizione debitoria tramite compensazione.

    Ferruccio Bogetti - 20 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/06/2011

    Le autovetture vanno nello spesometro, gli immobili no.

    E' questo uno dei passaggi più significativi, in tema di spesometro, della circolare 28/E di ieri con cui l'agenzia delle Entrate ha formalizzato le risposte fornite nel corso degli incontri tenutisi a gennaio 2011 con la stampa specializzata, in particolare in occasione di Telefisco.

    Proprio in considerazione della datazione, le posizioni espresse nella circolare di ieri sono in parte superate da quanto chiarito con una precedente circolare - la 24/E del 30 maggio scorso - la cui emanazione ha altresì giustificato l'eliminazione di alcune risposte fornite in quelle occasioni (ad esempio, quella che induceva a ritenere necessaria l'inclusione delle prestazioni non territoriali riepilogate in Intrastat).

    Rimane invece di attualità la questione della segnalazione delle automobili e degli immobili, come dimostra la reiterata presenza di questo tema nei quesiti posti agli esperti del Sole 24 Ore in occasione del forum sullo spesometro tenutosi dal 17 al 20 giugno.

    In particolare, è stato da più parti chiesto se l'auto acquistata da un professionista o da un imprenditore per un importo superiore alla soglia di 3mila euro dovesse essere oggetto di comunicazione, così come la cessione, anche a privati.

    Il dubbio nasce dal fatto che, secondo una idea ricorrente, il particolare regime pubblicistico a cui sono sottoposte le autovetture (iscrizione al Pra) escluderebbe l'obbligo di segnalazione, in quanto la necessaria informativa sarebbe già a disposizione del fisco.

    In proposito, confermando quanto espresso nel corso di Telefisco, nella circolare di ieri l'agenzia delle Entrate ha ufficializzato la necessità di includere nello spesometro gli acquisti e le vendite di automobili.

    M. Mantovani/B. Santacroce – 22 giugno 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  16/06/2011

    Il soggetto che svolge contemporaneamente attività di lavoro subordinato e autonomo non sfugge ai parametri. A chiarirlo la Cassazione con l'ordinanza n. 11147/11. Protagonista della vicenda un contribuente che ha ricevuto un avviso di accertamento Iva, Irpef e Irap con riferimento all'anno d'imposta 2000.

    L'iter
    Nel precedente grado di giudizio la Commissione tributaria regionale della Lombardia (sentenza 8 luglio 2009 n. 125) aveva dato torto al lavoratore secondo il quale al prestatore subordinato, proprio per la natura del rapporto, non potessero essere applicati i parametri. Ad avviso dei giudici di merito, il contribuente aveva dedotto in maniera del tutto generica lo svolgimento del lavoro dipendente: circostanza che non aveva consentito all'ufficio di creare una distinzione certa tra le due attività e, quindi, di poter applicare il criterio della prevalenza. Anche perché i giudici di appello hanno ricordato che il contribuente solo da un anno svolgeva attività autonoma e che, quindi, poteva avvalersi dei rapporti provenienti dalla precedente attività presso una struttura ospedaliera.

    La decisione di legittimità
    Il contribuente ha presentato, quindi, un ricorso in Cassazione per ottenere ancora una volta l'annullamento dell'avviso di accertamento. Questo perché, a suo avviso, la Ctr aveva ritenuto pienamente applicabili i parametri in una situazione lavorativa di duplice natura. Su questo fronte, la Corte ha precisato che nel panorama normativo non esiste alcuna disposizione che di fatto impedisca il ricorso ai parametri nelle situazioni in cui l'attività di libero professionista non costituisca l'unico lavoro svolto. E sulla valenza probatoria di tali elementi la Corte ha precisato che sono frutto del libero convincimento del giudice di merito il quale è tenuto solamente a fornire una congrua motivazione in merito alla decisine presa. Elementi che – si legge nell'ordinanza – non potevano essere riletti in una prospettiva migliore e più appagante per il cittadino visto che la valutazione degli elementi di prova compete al libero convincimento del giudice e che quindi un'eventuale richiesta in tale senso avrebbe portato a una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni di merito. A tal proposito è utile ricordare la sentenza n. 6519/2004 che sul punto ha osservato come «la ricostruzione degli elementi probatori e la relativa valutazione, rientri nei compiti del giudice di merito e sia insindacabile in Cassazione, se immune da vizi di motivazione rilevabili in sede di legittimità. È devoluta, poi, al giudice di merito la valutazione globale delle risultanze processuali, purché egli indichi gli elementi sui quali intende fondare il suo convincimento, nonché l'iter seguito per addivenire alle proprie conclusioni, ben potendo disattendere taluni elementi ritenuti incompatibili con la decisione adottata». Inoltre, il contribuente ha rilevato come i parametri dovessero essere ricondotti all'attività prevalente intesa per l'appunto come quella dalla quale derivavano i maggiori ricavi e che quindi avrebbe rappresentato meglio la propria capacità contributiva. Tuttavia i giudici hanno puntualizzato che questa separazione non era stata operata in quanto il contribuente svolgeva di fatto due attività contemporaneamente rendendo, quindi, impossibile all'ufficio comprendere quale delle due fosse prevalente sull'altra. In sostanza, ad avviso del ricorrente, se l'amministrazione finanziaria avesse considerato al posto dei parametri gli studi di settore, anche se approvati successivamente al periodo oggetto di accertamento, sarebbe arrivato certamente a importi decisamente minori. La Cassazione ha affermato, però, che la questione non era stata proposta in primo grado, ma soprattutto il contribuente non aveva fornito alcuna documentazione dei conteggi effettuati. Circostanza quest'ultima che non poteva essere valutata dal collegio di legittimità per difetto di autosufficienza. Inevitabile, pertanto, il rigetto del ricorso e la condanna alle spese.

    L'ordinanza 11147/11 della Cassazione

    In sintesi

    01|IL CASO
    Un contribuente che svolgeva contemporaneamente lavoro subordinato e autonomo aveva ricevuto un avviso di accertamento basato sui parametri

    02|IL PRINCIPIO
    La Cassazione ha precisato che quando vengono svolte contemporaneamente attività lavorative autonome e subordinate l'uso dei parametri è legittimo. Non sussiste, infatti, alcuna norma che preveda un espresso divieto in tal senso. Non si può applicare neanche il criterio della prevalenza visto che il lavoratore stesso non ha fornito le dovute spiegazioni per delineare meglio il peso delle due attività

    Giampaolo Piagnerelli - 13 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/06/2011

    Le indagini finanziarie sono un metodo efficace nella lotta all'evasione fiscale. Lo testimonia un dato di fatto: il ricorso sempre più frequente (e mirato) del fisco come strumento di accertamento.

    Nel 2010 gli avvisi emessi dopo (o con) verifiche sui conti correnti dei contribuenti sono stati quasi diecimila e il trend, almeno negli ultimi due anni, è in continua crescita. Un dato che deve necessariamente far riflettere in quanto gli uffici territoriali del fisco non possono utilizzarle liberamente ma vanno, invece, autorizzate dal direttore regionale dell'agenzia delle Entrate o dal comandante regionale della Guardia di finanza. Infatti, sono spesso una montagna insormontabile per il contribuente.

    13 giugno 2011 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  13/06/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 08/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    PROROGA DEI TERMINI DI VERSAMENTO
    INDICAZIONI OBBLIGATORIE SULLA CORRISPONDENZA E SUL SITO WEB
    ELENCHI CLIENTI E FORNITORI OVVERO LA NUOVA COMUNICAZIONE
    TELEMATICA DELLE OPERAZIONI IVA – I CHIARIMENTI DELLA CIRCOLARE 24
    FAC-SIMILE RICHIESTA DATI A CLIENTI FORNITORI
    SCADENZARIO MESI DI LUGLIO 2011

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    Signa, 13.06.2011
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  10/06/2011

    Verifiche fiscali in guanti di velluto. Da subito.

    Anche se manca ancora il decreto ministeriale attuativo delle disposizioni contenute nel decreto sviluppo che impongono un coordinamento tra Agenzia delle entrate, Guardia di finanza e Inps per evitare di stressare in modo eccessivo i contribuenti.

    Nei limiti del possibile, infatti, le tre amministrazioni si coordineranno fin da ora per evitare duplicazioni delle verifiche e, nel caso ce ne sia una in corso, rinviare quella in preparazione.

    Ma nei casi in cui è a rischio la pretesa fiscale bisogna procedere motivando le ragioni che non possono rinviare l'azione di accertamento presso la pmi.

    Sono arrivate, secondo quanto risulta a Italia-Oggi, le prime indicazioni agli uffici dell'Agenzia delle entrate, sull'attuazione del decreto sviluppo sulla semplificazione fiscale.

    Le istruzioni agli uffici sono fornite nelle more dell'emanazione di un decreto ministeriale che fornirà le indicazioni, soprattutto sull'interscambio dei dati, ai tre soggetti (Inps, Guardia di finanza e Agenzia delle entrate). Per il momento, il controllo sarà compiuto attraverso il Muv (modello unificato di verifica) anche se sono solo Agenzia delle entrate e Gdf a sbirciare, con questo strumento, l'uno in casa d'altri.

    C. Bartelli – 9 giugno 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  09/06/2011

    Dalla prossima settimana arrivano le indagine finanziarie dell'Agenzia delle Dogane sull'Iva intracomunitaria.

    Dopo lo sblocco della procedura nel 2010 l'Agenzia guidata da Giuseppe Peleggi ha approntato tutte le procedure per partire a caccia di irregolarità. Conclusa la sperimentazione dunque dalla metà del mese di giugno partiranno le interrogazioni all'Anagrafe dei rapporti sulla base di parametri di rischio messi appunti dall'amministrazione.

    Per l'Agenzia delle dogane si tratterà di richiedere informazioni e dati attraverso la Pec. E particolare attenzione dovranno porre gli operatori (come ad esempio le società fiduciarie o gli altri intermediari finanziari) che riceveranno una richiesta formulata in maniera diversa dalla posta elettronica certificata. In quel caso, infatti, le richieste diverse dal formato elettronico dovranno essere ritenute non accoglibili.

    Allo stesso modo le risposte dovranno essere inviate elettronicamente e con firma digitale.

    Gli indici di rischio terranno conto di alcuni parametri come ad esempio il comportamento fiscale tenuto nei periodi antecedenti la verifica, le irregolari movimentazioni di denaro o segnalazioni da parte di altri organi di controllo. Prima di procedere all'indagine finanziaria, la direzione regionale dell'Agenzia dovrà dare l'autorizzazione sulla base dell'esistenza dei presupposti di legittimità.
    Le richieste potranno seguire tre direzioni per contribuente, per operazioni e sia per soggetto sia per operazioni.

    In base alla richiesta per contribuente l'Agenzia delle dogane avrà una visione a 360 gradi del soggetto: potrà infatti acquisire informazioni anche in relazioni ai rapporti alle operazioni e ai movimenti riconducibili al soggetto indicato. Mentre la richiesta per operazioni o rapporti è dedicata specificatamente alle società fiduciarie.

    C. Bartelli – 8 giugno 2011 - tratto da Italia oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  08/06/2011

    II 16 giugno scade la prima rata di pagamento dell'Ici 2011.

    Se la situazione immobiliare non è cambiata rispetto all'anno scorso, il calcolo si effettua applicando all'imponibile di legge le aliquote e le detrazioni deliberate per li 2010 e dividendo l'importo a metà.

    Il pagamento va eseguito, in banca, con il modello F24, oppure in posta, con gli ordinari bollettini.
    È sempre possibile pagare in un'unica soluzione, entro la medesima data, utilizzando però le delibere 2011.

    Considerando tuttavia che quest'anno i termini per le delibere comunali sono slittati al 30 giugno non sempre sarà possibile per i contribuenti avere a disposizione in tempo i dati necessari per i calcoli.

    Con l'approssimarsi della scadenza si ripresenta all'attenzione degli operatori uno dei temi critici dell'Ici: la tassazione degli immobili d'impresa.

    Si tratta in particolare dei fabbricati di categoria catastale D, privi di rendita, interamente posseduti da imprese.

    Per tali tipologie immobiliari la difficoltà di individuare una rendita per fabbricati similari (rendita presunta) ha indotto il legislatore a far riferimento al valore risultante dalle scritture contabili, assunto al lordo delle quote di ammortamento e rivalutato sulla base di appositi indici ministeriali. Per questi immobili, la questione più controversa riguarda gli effetti della rendita catastale successivamente attribuita dagli uffici del Territorio.

    L' articolo 5, Dlgs n. 504/92, prevede al riguardo che il criterio del valore contabile abbia effetto sino all'anno dell'attribuzione della rendita.

    La formulazione della norma, quindi, sembra indicare che le tariffe d'estimo debbano essere applicate solo per il futuro. Sul punto la giurisprudenza di Cassazione si è divisa, talvolta optando per la portata costitutiva della rendita (applicazione per il futuro), talaltra perla natura dichiarativa della stessa (applicazione retroattiva).

    L. Lo vecchio - 6 giugno 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  03/06/2011

    In presenza di una corretta contabilità l'Ufficio non può rettificare la dichiarazione sulla base di medie di settore che rischiano di essere delle mere congetture estimative. A precisarlo è la Corte di Cassazione con la sentenza 11985/2011 depositata ieri. Ad una società, l'Agenzia delle Entrate contestava maggiori ricavi, in via analitico induttiva, sulla base di alcune percentuali di ricarico medio.

    Il giudici di merito avevano già dato ragione al contribuente. In particolare la Commissione regionale evidenziava che non sussisteva alcuna ragione per procedere contro la società contribuente con un accertamento analitico induttivo, atteso che la contabilità, per quel periodo di imposta, era regolare.

    La Cassazione poi ha chiarito che le percentuali costituiscono presunzioni semplici che devono essere assistite dai requisiti di gravità, precisione e concordanza e desunte da dati di comune esperienza, oltreché da concreti e significativi elementi rilevabili dalla singola fattispecie. In presenza di scritture in ordine non è sufficiente il solo rilievo dell'applicazione di percentuali di ricarico formalmente diverse da quelle mediamente riscontrate nel settore di appartenenza. Le medie non costituiscono un fatto noto storicamente provato e sono inidonee a integrare gli estremi di una prova per presunzioni.

    La pronuncia è molto interessante perché, di recente, vari uffici delle Entrate hanno emesso numerosi accertamento (spesso per imprese congrue e coerenti con gli studi) sulla base del semplice scostamento del fatturato o del reddito dichiarato dalle imprese di determinate categorie, rispetto a medie e ricarichi elaborati artigianalmente dagli stessi uffici.

    Francesco Falcone - 01 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/06/2011

    La mia azienda ha intenzione di acquistare dei "voucher" per soggiorni turistici, degustazioni alimentari, trattamenti in centri benessere e così via, da omaggiare a clienti e dipendenti, per incentivare le vendite e il personale.
    Vorrei capire qual è il corretto trattamento dei "buoni acquisto" ai fini Iva. In particolare, non mi è chiaro se l'Iva debba essere applicata dal fornitore al momento dell'acquisto dei "voucher" e, in caso affermativo, se sia detraibile per l'azienda.
    A.C. – COMO

    La cessione di un «voucher» che attribuisce il diritto ad acquisire un bene o un servizio è un'operazione non rilevante ai fini Iva, perché è considerata una cessione di denaro e non rappresenta un pagamento anticipato del bene o del servizio a cui si riferisce. Sotto il profilo Iva, il «voucher» è semplicemente un titolo di legittimazione, ossia un documento che serve a individuare il soggetto che ha diritto al bene o al servizio. Questo è il condivisibile principio espresso dall'agenzia delle Entrate nella recente risoluzione 21/E del 22 febbraio 2011. Questo significa che la circolazione del «voucher» (cessione del titolo da parte dell'emittente e rimborso in favore del soggetto che lo ha accettato in pagamento) deve essere trattata come una «cessione di denaro o di un credito» esclusa dal campo di applicazione dell'imposta, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera a), del Dpr 26 ottobre 1972, 633.

    Vediamo, intanto, alcuni esempi di possibili utilizzi di «voucher».

    L'incentivazione
    Un'azienda specializzata nel settore promozionale propone a un'altra società dei «voucher» da regalare ai propri dipendenti (come forma di incentivazione del personale) o ai clienti, per finalità essenzialmente promozionali.
    I beneficiari dei buoni (dipendenti e clienti dell'azienda) possono utilizzarli a titolo personale per effettuare acquisti di beni e servizi (ad esempio: prodotti informatici, telefoni cellulari, ristoranti caratteristici, pacchetti turistici, eccetera) presso una rete di esercizi convenzionati, con la possibilità di integrare il pagamento, se il valore facciale del buono è inferiore al prezzo del bene o del servizio acquistato.
    Gli esercizi convenzionati si impegnano ad accettare come mezzo di pagamento il buono acquisto, che successivamente sarà rimborsato dalla società emittente, solitamente al netto della commissione concordata.

    Gli omaggi
    Per effettuare omaggi a parenti e amici, in occasione di ricorrenze o festività, è possibile acquistare, anche tramite internet, «cofanetti regalo» che possono essere spesi per ottenere diversi beni o servizi come, ad esempio, degustazioni gastronomiche, trattamenti presso centri benessere, biglietti per eventi sportivi o musicali, eccetera. Anche in questo caso, il «cofanetto regalo» può essere utilizzato presso esercizi commerciali convenzionati, che si sono impegnati ad accettare il buono acquisto come pagamento.

    Il regime precedente
    Sotto il profilo Iva, prima della risoluzione 21/E non era ben chiaro quale fosse il corretto trattamento di queste operazioni commerciali a fronte di due soluzioni alternative: considerare che l'operazione è effettuata già al momento della cessione del «buono acquisto», con conseguente anticipazione dell'Iva (tassazione all'origine) o, alternativamente, ritenere che la transazione si realizza solo con l'utilizzo del buono (tassazione «on redeption», al momento del consumo effettivo del bene o del servizio).
    Secondo la tesi della tassazione all'origine, che sino all'uscita della risoluzione 21/E del 2011 sembrava la più «accreditata» dall'Amministrazione finanziaria, l'operazione doveva essere assoggettata a Iva con aliquota ordinaria, già al momento della cessione del «voucher» come assunzione di un obbligo di fornire determinati beni e servizi, non ancora precisamente individuati, al possessore del voucher (risoluzioni agenzia delle Entrate numero 160/E del 30 maggio 2002, 228/E del 6 giugno 2008 e 27/E del 1° aprile 2010). In questa prospettiva, la successiva fornitura del servizio o del bene rappresentava la mera esecuzione di un obbligo per cui l'Iva era già stata precedentemente assolta. Questa soluzione ha suscitato sempre notevoli perplessità fra gli operatori e gli interpreti, soprattutto per due evidenti «effetti collaterali». L'applicazione dell'Iva al momento della distribuzione del «voucher» comportava inevitabilmente l'applicazione del regime Iva ordinario, con aliquota del 20%, anche se i beni o i servizi sottostanti hanno regimi Iva o aliquote differenti.
    Inoltre, nell'ipotesi (non infrequente) in cui i «voucher» fossero da utilizzare entro una determinata scadenza, l'assoggettamento a Iva all'origine comportava la tassazione Iva di un servizio su un'operazione che avrebbe potuto non essere mai effettuata.
    La tassazione al momento di utilizzo («on redenption»), invece, risolve questi problemi perché fa coincidere il momento impositivo con l'effettuazione dell'operazione economica sottostante, con un'impostazione più coerente con l'Iva, che è essenzialmente un'imposta sui consumi.

    I rapporti commerciali
    Nella realizzazione di un'operazione commerciale che comporta l'utilizzo di buoni regalo occorre prendere in considerazione i rapporti fra i diversi attori.
    a) Rapporto tra emittente e acquirente dei «voucher». La cessione dei buoni non assume rilevanza ai fini Iva: il relativo pagamento è una mera movimentazione di carattere finanziario. L'emittente non deve rilasciare fattura se non nell'ipotesi in cui sia addebitato un'eventuale servizio prestato verso corrispettivo specifico.
    b) Rapporto beneficiario-fornitore del bene o servizio. In questa fase, si realizza l'operazione economica soggetta a Iva. La base imponibile su cui determinare l'imposta dovuta è costituita dall'intero prezzo applicato, comprensivo anche della quota pagata con i «voucher».
    c) Rapporto tra dettagliante e società emittente.Anche la fase «finale» del ciclo di vita del voucher, quando i buoni sono restituiti all'emittente e da questo rimborsati agli esercenti, rappresenta un'operazione finanziaria non rilevante ai fini Iva. D'altra parte l'emittente, quando rimborsa i buoni, è tenuto ad emettere fattura, soggetta a Iva, per il pagamento della commissione, che potrebbe essere determinata come differenza fra il valore facciale del buono e la somma riconosciuta all'esercente.

    Diverso è il caso dei "ticket restaurant" che sono soggetti ad Iva al momento dell'emissione e del rimborso, come chiarito dalla risoluzione 49/E del 3 aprile 1996

    24 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  31/05/2011

    Stop, fino a nuova disposizione, delle procedure esecutive.

    È questa l'ultima indicazione che è arrivata nelle email dei dirigenti di Equitalia. La ragione è da ricercarsi, come spiegano alcuni addetti ai lavori a ItaliaOggi, nell'attesa delle correzioni da apportare al decreto legge sviluppo. Non avrebbe infatti senso intraprendere iscrizioni a ruolo rischiando con le nuove regole in arrivo di innescare ulteriori contenziosi su applicazioni retroattive o meno. Quindi la scelta è quella di sospendere qualunque iniziativa che si tratti di ipoteca o pignoramento in attesa che la situazioni si chiarisca.

    In alcune direzioni l'indicazione è che lo stop sia per 15 giorni in altre direzioni invece anche se si ribadisce che è a tempo determinato non si indica la dead line e si rinvia a ulteriori disposizioni.

    Al momento non si sa se queste laconiche indicazioni confluiranno in una direttiva del gruppo.

    La decisione è un passo ulteriore rispetto alla scelta di un'applicazione meno rigida delle disposizioni sulla fase esecutiva e sulla maggiore considerazione delle situazioni di disagio dei contribuenti richieste dal presidente di Equitalia, Attilio Befera, in due incontri dei giorni scorsi.

    Tutte queste azioni però non placano gli attacchi agli uffici della società di riscossione.

    Ieri infatti si è registrato un nuovo blitz con lanci di ortaggi, petardi e uova, contro le forze dell'ordine che presidiavano la sede di Gerit-Equitalia a Roma.

    C. Bartelli/V.Stroppa - 27 maggio 2011 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  28/05/2011

    Rebus acconti 2011 per la cedolare secca.

    Il debutto del prelievo sostitutiva sugli affitti pone infatti qualche problema ai contribuenti, al bivio tra il rischio dell'applicazione di sanzioni e l'onere di una anticipazione finanziaria, derivante dalla duplicazione di Irpef e cedolare sul medesimo reddito.

    Il problema si pone in particolare per i contratti in corso al 7 aprile scorso.

    Il punto 6.2 del provvedimento delle Entrate del 7 aprile 2011 precisa che per queste locazioni l'opzione per la cedolare si esercita nel modello Unico 2012 per il 2011.

    Questo però non esonera dall'obbligo del pagamento dell'imposta sostitutiva già a partire da quest'anno.

    In particolare, l'acconto deve essere pari all'85% dell'imposta dovuta e deve essere sempre versato con il modello F24, anche per i soggetti che si avvalgono dell'assistenza fiscale.

    L'acconto deve essere corrisposto in due rate, il 6 luglio, per il 40%, e la restante parte entro il 30 novembre, se l'importo totale è almeno pari a 257,52 euro.
    Si ricorda inoltre che se il contratto ha decorrenza successiva al 31 maggio 2011, l'acconto si paga sempre in un'unica soluzione, al 3 novembre. In caso di locazione con effetti posteriori al 31 ottobre 2011, non si versa acconto ma l'intero importo di cedolare dovrà essere versato a saldo l'anno prossimo.
    Il problema è come determinare il reddito sul quale devono essere calcolati gli acconti dell'Irpef e della cedolare.

    Per evitare duplicazioni, si dovrebbe scomputare dal reddito complessivo 2010 l'importo del canone annuo di locazione relativo sempre al 2010.

    L. Lovecchio - 25 maggio 2011- tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  25/05/2011

    E ora cosa faranno da "grandi"? La vita degli studi di settore sembra essere arrivata a una svolta.

    Difficilmente scompariranno tanto è vero che la scorsa settimana la circolare delle Entrate ha indicato le linee guida dei controlli 2011 anche in questo specifico ambito. Molto probabilmente, però, saranno destinati a convivere con i nuovi strumenti di accertamento che la manovra estiva dello scorso anno ha consegnato al fisco: redditometro e spesometro. Anche perché qualcosa è cambiato dopo il dicembre 2009, quando la Cassazione ha definitivamente chiarito che gli studi da soli non bastano per provare l'evasione ma rappresentano delle "presunzioni semplici" e per essere provate vanno sempre corroborate da altri elementi.

    Fine dei giochi? No, perché la mutazione era già in atto. Complice anche la crisi economica (con l'introduzione dei correttivi) e una diversa impostazione politica sono diventati uno dei principali strumenti di compliance. Eppure non è stato sempre così. Basti pensare al passaggio della legislatura 2006-2008, quando vice-ministro dell'Economia era Vincenzo Visco. Allora la parola più accostata agli studi di settore era «stretta». Gli effetti si vedono a distanza di tempo: i contribuenti naturalmente congrui sono stati il 56-60% tra il 2006 e il 2008, mentre prima e dopo le percentuali sono state notevolmente più alte. Per i diretti interessati il ricordo della scansione temporale è tutt'altro che sfuocato.

    G. Parente - 23 maggio 2011 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Fisco e tasse  »»  23/05/2011

    Mantenere un livello di controlli adeguato senza insistere su accertamenti che dovessero rivelarsi infondati. Tra queste due coordinate si dovranno muovere gli uffici dell'agenzia delle Entrate secondo le indicazioni date con la circolare 21/E del 2011, diffusa ieri. L'idea è che «i margini di miglioramento» siano realizzabili attraverso un utilizzo più mirato delle banche dati e dell'incrocio delle informazioni a disposizone del Fisco. Un obiettivo che – spiega la circolare – non si potrà dire raggiunto fino a che ci sarà un numero rilevante di controlli che si concludono con esito «esiguo» o «negativo».

    Gli obiettivi monetari – la circolare lo ricorda – ci sono eccome. E in una precedente nota l'amministrazione centrale, nel prefissarli per le diverse realtà territoriali, aveva precisato che questi si ritengono raggiunti se i risultati finali si collocano in un risultato di confidenza che va dal 95 al 105% di quelli assegnati. Sottolinea però la circolare che pur tenendo fissi questi obiettivi si possono sia migliorare le prestazioni, sia evitare atteggiamenti vessatori contro i contribuenti, come ha sottolineato il direttore delle Entrate, Attilio Befera, da ultimo con la lettera dello scorso 5 maggio. Il messaggio che emerge costantemente dalla circolare è comunque che per ottenere gli obiettivi prefissati ogni passo va ponderato e nulla va mai dato per scontato. Per esempio mai abbandonare i contribuenti già accertati in passato per evitare fenomeni di "ricaduta".

    Nel caso del tutoraggio riservato ai contribuenti di grandi dimensioni si ricorda che questi (in modo particolare) in materia di prezzi di trasferimento, sulla base del Dl 78 del 2010, hanno avuto la possibilità di rapportarsi all'amministrazione attraverso un meccanismo di "disclosure", ovvero di trasparenza, che va valutato quando va tracciato il profilo di rischio per ciascuno di questi soggetti. Un elemento decisivo, visto che per i soggetti di grandi dimensioni tra gli indicatori di rischio più rilevanti c'è il ricorso a operazioni di arbitraggio internazionale e l'arbitraggio basato sullo sfruttamento di strumenti/soggetti ibridi o di strumenti finanziari complessi.

    Inoltre quest'anno il tutoraggio raggiunge 2mila imprese, pari a 2/3 della platea complessiva dei soggetti di rilevanti dimensioni, che dal 2009 al 2010 si è ridotta di circa mille unità (passando da 4mila a 3mila), ma gli uffici vengono invitati a prepararsi al 2012 quando al tutoraggio saranno sottoposti tutti i soggetti con volume d'affari o ricavi superiori a 100milioni di euro.

    Tra le altre novità che riguardano questi soggetti, le nuove modalità di accertamento nel caso del consolidato, semplificate dal Dl 78 del 2010. Un monito che viene dato agli uffici per questi contribuenti è che una volta che sia stata data la risposta a un interpello, gli uffici locali tengano sotto controllo che le soluzioni prospettate dall'Agenzia vengano adottate poi effettivamente dalle imprese.

    Per le imprese di medie dimensioni, sulla scorta del Dl 78, il piano di controllo prevede che ne sia messo sotto la lente circa un quinto del totale. Per questi soggetti la "competenza" è delle direzioni provinciali che ormai sono attive in tutta la penisola. Una prima indicazione per queste è il coordinamento con Guardia di finanza per i controlli da effettuare, ma anche tra gli uffici provinciali e quelli territoriali. Tre le mosse per dare scacco all'evasore: mappatura, censimento dei rischi e selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo. Un "occhio di riguardo" sarà riservato alle imprese che non sono state controllate negli ultimi quattro anni e che presentano perdite "sistemiche". In ogni caso l'agenzia si aspetta recuperi rilevanti di evasione dai controlli su questa fascia di contribuenti.

    Anche sul Terzo settore e gli enti che beneficiano di regimi agevolati (cooperative e agricoltura) la guardia resta alta. I risultati del 2010 in questo settore sono stati rilevanti, ma i controlli proseguono, perseguendo soprattutto le situazioni che possono nascondere i fenomeni di evasione più rilevanti.

    Oltre alle attività mirate su tipologie di contribuenti, vengono segnalate, come da tradizione, anche quelle "trasversali", legate cioè alle caratteristiche delle azioni da mettere sotto osservazione. In materia di antifrode per esempio viene indicato l'obiettivo di affinare l'analisi di rischio, ma anche di mettere in atto controlli tempestivi, nel caso servissero azioni cautelari. E un posto rilevante in questo ambito verrà riservato comunque alle indebite compensazioni Iva. Allo stesso modo resta alta l'attenzione sulle fittizie residenze all'estero e sulle esterovestizioni.

    Antonio Crescione - 19 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  18/05/2011

    La cassazione conferma: sul rimborso di tutti i tributi pagati in eccedenza spettano gli interessi anatocistici ai sensi dell'articolo 1283 del codice civile.

    Oltre, quindi, ad ampliare la platea delle imposte che maturano gli interessi anatocistici, la Corte ha così implicitamente affermato che la legge n.248/06 (che ha stabilito che i tributi non producono gli interessi sugli interessi) ha natura innovativa. Queste le conclusioni della cassazione tributaria che si leggono nella sentenza n.6894/11, depositata nella cancelleria della Corte lo scorso 25 marzo. Quindi, per crediti maturati sino al quattro luglio 2006, data in cui il legislatore, con la pubblicazione della legge n.248/06, articolo 37, comma 50 ha definitivamente chiarito che i tributi, di qualsiasi tipo, non producono interessi anatocistici (interessi sugli interessi), sarà legittimo richiedere i maggiori interessi maturati sui tributi richiesti a rimborso.

    B. Fuoco/N.Fuoco – 17 maggio 2011 - tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  17/05/2011

    La cedolare non è solo un problema di aliquote. Vero che si paga solo 21% (se la casa è affittata a mercato libero) o il 19% (se si tratta di un canone "concordato") al posto dell'Irpef e dell'imposta di registro. Il che rende abbastanza semplice considerare che chi abbia un reddito complessivo sotto i 15mila euro (affitti esclusi) nel primo caso o 28mila euro (sempre al netto dei canoni) nel secondo caso non ha, di fatto, un vantaggio nello scegliere la cedolare. Gli altri però, e sono la maggior parte, sì. Ma ci sono altri fattori da considerare, che possono essere valutati solo basandosi sulla situazione reale.

    1) L'Istat
    Chi sceglie la cedolare non potrà chiedere adeguamenti Istat all'inquilino. Nessuno può prevedere l'inflazione ma l'andamento di questi ultimi anni fanno sperare male e un'ipotesi del 2% annuo sembra probabile. Il che vuol dire, su un affitto da 600 euro a mese, 144 euro all'anno che oltretutto entrano a far parte del canone, quindi si tratta di una specie di "interesse composto" che funziona come l'anatocismo: l'anno seguente l'Istat si calcola non su 7.200 ma su 7344 euro annui e va a 147 euro. E così via.

    2) Gli aumenti periodici
    Chi ha in mente di tarare l'affitto con canoni progressivi, magari basati su un accordo con l'inquilino che effettua una serie di lavori e, per un paio d'anni, paga un affitto più basso per poi tornare al regime normale dal terzo anno in poi, se lo può scordare. Il divieto di aumentare il canone per il periodo della cedolare è assoluto.

    3) L'addizionale regionale
    Ogni regione ha la sua addizionale e, dato che la cedolare le assorbe, dove è più alta lì è più vantaggioso. Ma ci sono differenze che vanno dal Lazio (1,7 per cento) all'Umbria (0,7 per cento). Con l'esempio di prima, la differenza è di 72 euro a parità assoluta di condizioni.

    4) L'addizionale comunale
    Ma c'è anche l'addizionale comunale, decisamente più varia (molti comuni non la hanno affatto applicata): a Milano, per esempio, i proprietari sono meno interessati alla cedolare perché non pagano l'addizionale comunale comunale, a Roma l'appeal è forte perché arriva allo 0,9 per cento.

    5) La burocrazia
    Considerando che per i nuovi contratti va fatta una speciale denuncia online (tranne pochi casi nei quali si usa il vecchio modello 69), per la quale ci si deve accreditare e ottenere il pincode, dopo di che si avrà a che fare con una nuova imposta e adempimenti separati dall'Irpef, se l'importo a vantaggio della cedolare è minimo (100-200 euro) forse i nuovi impegni burocratici non valgono la candela.

    6) Gli affitti in nero
    Chi sinora non ha pagato le tasse, evitando anche di registrare il contratto, dovrebbe essere spinto a farlo dal fatto che l'inquilino potrebbe provvedere direttamente alla registrazione. Ottenendo così un canone pari al triplo della rendita catastale (poche centinaia di euro all'anno, in media) per quattro anni. L'occasione della cedolare dovrebbe quindi influenza la decisione dei proprietari dei circa 500mila immobili abitativi affittati in nero. Ma ci sono due fattori contro: primo, chi registra un nuovo contratto deve mentire, fingendo che sia iniziato proprio in quel momento, sperando che il fisco non vada ad accertare le annualità precedenti, altrimenti tra sanzioni e interessi va a sborsare parecchie migliaia di euro. Secondo, l'inquilino che volesse effettuare la registrazione incontrerebbe parecchie difficoltà, dato che molti uffici delle Entrate vogliono vedere la copia del contratto, che non sempre c'è, e poi vanno indicati i dati catastali, spesso assenti dalla copia del contratto (quando c'è). Poi va considerato che nei centri minori i rapporti tra inquilino e proprietario sono caratterizzati da parentela, amicizia o lunga consuetudine, per cui nessuno si sognerebbe di fare uno "sgarbo" all'altro. E che gli affitti non sono da rapina come nelle grandi città, dove l'inquilino incattivito sogna di prendersi una rivincita. Le speranze del governo di recuperare gran parte del "nero" con lo spauracchio dell'inquilino-delatore sono, quindi, fondate solo in parte. Il proprietario in nero dovrà quindi soppesare da una parte i rischi dell'emersione (sanzioni sul pregresso e cedolare da pagare) e dall'altra quelli del nero (sanzioni sul pregresso e crollo del canone d'affitto su denuncia dell'inquilino, che però ha le armi un po' spuntate).

    Saverio Fossati - 15 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/05/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 07/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    IRAP DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE
    DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE IRAP PER LE SOCIETÀ DI CAPITALI
    DETERMINAZIONE DELL’IRAP PER LE SOCIETÀ DI PERSONE E IMPRESE INDIVIDUALI
    DETERMINAZIONE DELL’IRAP PER I PROFESSIONISTI
    LE DEDUZIONI IRAP
    ALTRE DISPOSIZIONI IRAP

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  • Fisco e tasse  »»  13/05/2011

    La cedolare secca e gli studi di settore trascinano la proroga dell'autotassazione 2011. Il primo appuntamento con il pagamento delle imposte sarà, infatti, il prossimo 6 luglio, e senza maggiorazioni. Lo prevede la bozza di Dpcm su cui l'amministrazione finanziaria è al lavoro. I contribuenti avranno così venti giorni in più per metabolizzare le principali novità di quest'anno, tra cui spiccano quelle introdotte con il Dlgs 23/2011 sul fisco municipale.
    Il differimento dal 16 giugno al 6 luglio sarebbe motivato dai «nuovi adempimenti connessi alla predisposizione delle dichiarazioni e alla definizione dei versamenti che impegnano i contribuenti e, dal punto di vista organizzativo, in modo particolare i produttori di software e gli intermediari». Inoltre, c'è da considerare che sulla cedolare secca è attesa la circolare (a cui stanno lavorando le Entrate) per chiarire i dubbi interpretativi su calcolo e successivo pagamento del primo acconto dell'imposta sostitutiva.
    Le proroghe non si fermano alle persone fisiche che possiedono un immobile concesso in locazione. Il ritardo accumulato finora sugli studi di settore concede un po' più di respiro anche a professionisti e imprese (nel complesso sono oltre 3,5 milioni di contribuenti) che dovranno allineare ricavi e compensi ai risultati di Gerico. All'appello, infatti, manca proprio il software di gestione degli studi di settore: il programma (che consente il calcolo della congruità e della coerenza) dovrà tenere conto dei correttivi congiunturali per il periodo d'imposta. Anche in questo caso lo slittamento segue lo stesso percorso. Entro il 6 luglio il versamento dell'imposta potrà quindi essere effettuato senza alcuna maggiorazione mentre dal 7 luglio al 5 agosto sarà possibile procedere all'adempimento con l'aggiunta dello 0,40 per cento. Le date riguardano gli "appuntamenti" con il fisco conseguenti sia alla dichiarazione dei redditi quanto quelli per la dichiarazione Irap. Si ripeterebbe così quanto avvenuto lo scorso anno, quando le difficoltà tecniche nel rilascio di Gerico portarono uno slittamento, rispettivamente, al 6 luglio e al 5 agosto.
    Il Dpcm prevede un intervento anche per i contribuenti che scelgono l'assistenza fiscale del sostituto o del Caf. Il Dpcm in corso di definizione differisce i termini di presentazione delle dichiarazioni da parte dei dipendenti e pensionati e di trasmissione delle dichiarazioni 730/2011. Il differimento, in questo caso, troverebbe una valida motivazione a causa di ritardi che si sarebbero verificati quest'anno nella consegna dei Cud 2011. La scadenza (ormai passata) per consegnare il modello 730 al proprio sostituto d'imposta guadagna un mini tempo supplementare: l'intenzione del provvedimento (nel testo attuale) sarebbe quella di spostarla a lunedì prossimo 16 maggio. A quel punto - e questo è l'effetto principale - gli stessi sostituti potranno consegnare al contribuente interessato la copia del modello elaborato e il prospetto di liquidazione entro il prossimo 15 giugno. Maggior respiro anche ai Caf (i centri di assistenza fiscale) e ai professionisti abilitati. Potranno ricevere il 730 fino al 20 giugno (il termine attualmente previsto è, invece, il 31 maggio).
    Il differimento opera anche sui passaggi successivi. Consegna della copia elaborata al lavoratore dipendente o al pensionato entro il 30 giugno e comunicazione del risultato finale delle dichiarazioni entro il successivo 12 luglio. Stessa data anche per la trasmissione telematica alle Entrate. L'ultimo capitolo di intervento del Dpcm riguarderà le scadenze di agosto. Per evitare ingorghi da vacanze estive, c'è l'intenzione di spostare il pacchetto di scadenze, adempimenti e versamenti (come compensazioni o rateazioni delle imposte), concentrati nei primi venti giorni del mese a lunedì 22 agosto: il tutto senza maggiorazioni (principio che esclude di pagamenti con lo 0,40% che il Dpcm intende spostare al 5 agosto).

    Marco Mobili - 12 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  12/05/2011

    Convertire in compensazione le somme precedentemente richieste a rimborso, come risultano dalla dichiarazione dei redditi. È la possibilità offerta al contribuente dall'articolo 7, comma 1, lettera g) e comma 2, lettera i) dello decreto legge Sviluppo 2011. Il legislatore ha infatti inserito un ulteriore comma all'articolo 2 del Dpr 322/1998: il numero 8-ter, successivo ai due commi (8 e 8-bis) relativi alla presentazione di dichiarazioni correttive a sfavore e a favore del contribuente.

    Il nuovo comma 8-ter prevede ora che il contribuente possa cambiare scelta e passare dal rimborso alla compensazione, anche orizzontale, del credito d'imposta (non è ovviamente consentita l'opzione contraria), a condizione che il rimborso richiesto non sia stato nemmeno in parte erogato.

    Il contribuente che in sede di dichiarazione dei redditi (o dichiarazione Irap) risulta dunque a credito d'imposta, sceglie, nel quadro RX del modello Unico oppure nel quadro IR per la dichiarazione Irap la modalità di utilizzo prescelta. Il credito può infatti essere richiesto a rimborso, utilizzato in compensazione orizzontale o rinviato a credito nella successiva dichiarazione annuale.

    Il contribuente ha la possibilità di ripensarci e modificare la scelta del rimborso in compensazione, entro 120 giorni dal termine ordinario di presentazione del modello Unico (30 settembre di ogni anno) presentando una nuova dichiarazione sostitutiva della precedente. La modifica va effettuata usando i modelli conformi a quelli ministeriali. La variazione di utilizzo del credito è consentita sia per le imposte dirette che per l'Irap, la cui dichiarazione viene ormai presentata separatamente da Unico. La facoltà di convertire la richiesta di rimborso in compensazione è limitata alle dichiarazioni dei redditi e dell'Irap e quindi sembra essere esclusa l'Iva.

    Le compensazioni sull'Iva sono state comunque nuovamente oggetto di esame da parte dell'agenzia delle Entrate. Con circolare 16/E del 19 aprile, l'Agenzia ha fornito ulteriori chiarimenti sull'articolo 10 del Dl 78/2009, che regola l'uso in compensazione del credito Iva annuale o trimestrale. In primo luogo, l'Agenzia ha confermato che le compensazioni del credito Iva relativo all'anno d'imposta 2009, effettuate nel corso dell'anno solare 2011 prima della presentazione del modello dichiarativo (codice tributo 6099/2009 nel modello F24), concorrono al raggiungimento dei limiti di compensabilità stabiliti dall'articolo 10 del Dl 78/2009, in continuità con quelle effettuate nel corso dell'anno solare 2010.

    Per la corretta quantificazione del plafond massimo compensabile (10mila euro senza presentazione della dichiarazione, 15mila euro con la presentazione della dichiarazione non munita del visto di conformità) si devono quindi sommare tra loro gli utilizzi del credito effettuati nel corso del 2010 con quelli effettuati nel corso del 2011. Ciò in considerazione del fatto che i limiti sono da intendersi come riferiti all'anno di maturazione del credito e non all'anno solare di utilizzo in compensazione (circolare 1/E/2010). Il plafond di riferimento, pertanto, è unico, indipendentemente dall'anno in cui avviene l'utilizzo. Il secondo (atteso) chiarimento riguarda l'interazione tra utilizzo del credito Iva annuale e compensazioni effettuate con il credito maturato trimestralmente, tramite presentazione del modello TR. Secondo la risposta dell'Agenzia, esistono due distinti plafond liberi: uno relativo al credito annuale e l'altro relativo al credito trimestrale.

    Le due forme di alimentazione non interagiscono mai tra di loro, anche se relative alla stessa annualità. La circolare 16/E si occupa poi delle possibilità di correzione. In particolare, è considerata la seguente ipotesi: un contribuente, inavvertitamente, presenta due volte la dichiarazione annuale Iva, la prima (autonoma) contenente il visto di conformità, la seconda (compresa, per errore, nel modello Unico), priva di visto. Il problema nasce dal fatto che la seconda dichiarazione viene considerata «correttiva nei termini» (e quindi sostitutiva) di quella precedentemente presentata in forma autonoma (con visto di conformità).

    Per questo motivo, eventuali deleghe di pagamento contenenti compensazione di credito Iva per importi superiori a 15mila euro, presentate successivamente all'invio del modello Unico, sono oggetto di scarto da parte della procedura automatizzata di controllo. Per ripristinare la possibilità di compensare il proprio credito Iva per importi superiori a 15mila euro, si può agire in due modi alternativi: annullare l'invio del modello Unico, contenente la dichiarazione Iva erroneamente inclusa, oppure presentare una terza dichiarazione Iva in forma autonoma, con apposizione del visto di conformità. In entrambi i casi, il credito Iva, per importi superiori a 15mila euro, sarà nuovamente disponibile per la compensazione a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di regolarizzazione della posizione. Con la prima soluzione, tuttavia, è necessario presentare nuovamente (entro il termine del 30 settembre) la dichiarazione dei redditi, originariamente contenuta nel modello Unico oggetto di annullamento.

    Per chiedere all'Agenzia chiarimenti sullo scarto di compensazioni Iva operati telematicamente e per segnalare l'avvenuta regolarizzazione, tramite ravvedimento, di indebiti utilizzi in compensazione, si può usare l'indirizzo di posta elettronica certificata.

    G.Gavelli/G.P.Tosoni - 10 maggio 2011 - tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  11/05/2011

    Il lavoratore che viene pagato "al nero" deve comunque dichiarare al fisco i compensi percepiti, in quanto l'inosservanza dell'obbligo di dichiarazione da parte della società datrice di lavoro (sostituto) non assorbe anche ogni altro obbligo del lavoratore (sostituito). A stabilire questo principio è stata la Cassazione con la sentenza numero 9867 depositata ieri, 5 maggio 2011.

    Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento Irpef con il quale il competente ufficio della agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione i redditi erogati, e non dichiarati, da una società. I pagamenti effettuati "al nero" dalla società risultavano dalle ricevute della lavoratrice, rinvenute e acquisite in occasione di una verifica fiscale effettuata a carico della stessa società.

    Sia la Commissione tributaria provinciale che quella regionale avevano dato ragione alla contribuente, in quanto per i giudici di merito non risultava che datore di lavoro e lavoratore avessero stretto un accordo per non dichiarare gli emolumenti in questione. In più la lavoratrice non era obbligata a controllare le scritture contabili del datore di lavoro e quindi non poteva sapere che la società non aveva operato le ritenute alla fonte. In ogni caso, per i giudici di merito, la ricorrente aveva agito in buona fede, ritenendo di non dovere presentare la dichiarazione dei redditi derivanti dal suo unico rapporto di lavoro.

    Avverso questa decisione l'Agenzia ha proposto appello, ritenendo che in presenza di pagamenti "al nero" sussiste in capo alla contribuente/lavoratrice l'obbligo di dichiarare al fisco tali pagamenti. Né tantomeno, per l'amministrazione finanziaria, era valida la conclusione formulata dalla Commissione regionale, per la quale la contribuente era esonerata da ogni obbligo fiscale per il solo fatto che vi era l'obbligo primario del sostituto.

    Per i giudici di legittimità la conclusione cui era giunta la Commissione tributaria regionale è del tutto errata, e per questo è stato accolto il ricorso dell'agenzia delle Entrate.

    In particolare la Cassazione ha ritenuto di non doversi discostare da un precedente orientamento giurisprudenziale, in base al quale in caso di mancato versamento della ritenuta d'acconto da parte del datore di lavoro, il soggetto obbligato al pagamento del tributo è comunque anche il lavoratore contribuente. E infatti, in presenza dell'obbligo di effettuare la ritenuta di acconto (diretta in sé ad agevolare non solo la riscossione ma anche l'accertamento degli obblighi del percettore del reddito), l'intervento del "sostituto" lascia inalterata la posizione del "sostituito", il quale è specificamente gravato dall'obbligo di dichiarare i redditi assoggettati a ritenuta, poichè essi concorrono a formare la base imponibile sulla quale, secondo il criterio di progressività, sarà calcolata l'imposta dovuta, detraendosi da essa la ritenuta subita come anticipazione di prelievo. Per questi motivi la Corte ha ritenuto che, quando la ritenuta non sia stata operata su emolumenti che pur costituiscono componente di reddito, alla omissione il percettore dovrà ovviare, dichiarando i relativi proventi e calcolando l'imposta imponibile alla cui formazione quei proventi hanno concorso.

    F.Falcone/A. Iorio - 06 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  06/05/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 06/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    DICHIARAZIONE DEI REDDITI - DOCUMENTAZIONE DA PREDISPORRE
    DICHIARAZIONI 2011 - LE SCADENZE
    LA COMPILAZIONE DEL QUADRO RW
    OBBLIGO DI COMUNICAZIONE DEGLI ELENCHI PROROGA PER I COMMERCIANTI AL MINUTO
    LA CEDOLARE SECCA NUOVA FORMA DI TASSAZIONE SUGLI AFFITTI
    L’IVA PER CASSA – RINVIO
    SCADENZARIO FISCALE: MAGGIO 2011, GIUGNO 2011, PRIMI GIORNI LUGLIO 2011

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    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  05/05/2011

    Per dedurre le provvigioni passive, non è sufficiente che il preponente e il terzo-cliente concludano l'affare, procurato dall'agente, ma è necessario che il preponente esegua la prestazione prevista contrattualmente e registri il ricavo.

    Sono queste le indicazioni della Cassazione nella sentenza 29 aprile 2011, n.9539.

    In Italia, la direttiva n. 653/86 è stata recepita sulla falsariga del modello tedesco, distinguendo il «momento di acquisizione della provvigione» (ovvero del suo diritto), che si verifica quando l'operazione promossa dall'agente viene conclusa tra le parti, dal «momento di esigibilità della provvigione già acquisita», che scatta quando il preponente ha eseguito, o avrebbe dovuto eseguire, la prestazione (Cassazione 2 maggio 2000, n. 5467). Nella nuova disciplina giuridica, dunque, «il fatto costitutivo della provvigione è la conclusione del contratto» tra preponente e terzo-cliente.

    Nel caso trattato nella sentenza n. 9539, la società ricorrente ha dedotto la provvigione nell'anno in cui l'agente ha concluso il contratto con il terzo-cliente, in quanto in quel momento nasce il corrispondente e contestuale diritto dell'agente al corrispettivo.

    La Cassazione, però, non è di questa opinione, in quanto ai fini dell'individuazione del periodo di competenza per la deduzione del costo delle provvigioni deve essere considerata la «data di esecuzione del contratto» tra il preponente e il terzo-cliente, la quale fiscalmente è individuata dall'articolo 109, comma 2, lettere a) e b), Tuir: consegna o spedizione per i beni mobili, stipulazione dell'atto per gli immobili o ultimazione per le prestazioni di servizi. Questa disposizione fiscale, infatti, non può essere abrogata da quella del Codice civile. Non è possibile, quindi, collegare la nascita del diritto alla provvigione in capo all'agente al diritto del preponente a dedurre il costo" della stessa.

    L'orientamento della Cassazione concorda con quello delle Entrate, in quanto anche se nella risoluzione 8 agosto 2005, n. 115/E, è stato detto che la deduzione del costo per le provvigioni passive deve avvenire nell'esercizio della stipula del contratto promosso dall'agente con il terzo-cliente, nella successiva risoluzione 12 luglio 2006, n. 91/E, si è precisato che questa affermazione è «esaustiva nell'eventualità in cui il periodo d'imposta in cui si verifica la conclusione del contratto promosso dall'agente coincide con il periodo d'imposta in cui il preponente, adempiendo la propria prestazione – ad esempio, con la consegna o spedizione del bene mobile – imputa a conto economico il relativo ricavo». Quindi «il generale principio della competenza di cui all'articolo 109, comma 2, del Tuir, deve essere applicato in combinazione con il corollario della correlazione, secondo cui i costi devono essere correlati con i ricavi dell'esercizio». Per dedurre il costo quando si registra il ricavo, è irrilevante la clausola che lega il diritto alla provvigione al reale incasso del credito da parte della ditta mandante (risoluzione 8 agosto 2005, n. 115/E).

    Luca De Stefani - 30 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/05/2011

    Da domani la stagione delle dichiarazioni dei redditi 2010 entra nel vivo. I primi in ordine di tempo a essere interessati sono i contribuenti che hanno deciso di presentare il modello 730. Coloro che non riusciranno a presentarlo al proprio sostituto d'imposta entro domani hanno però ancora un mese di tempo. Entro il 31 maggio, infatti, è possibile avvalersi dell'assistenza fiscale di un Caf o di un professionista abilitato, presentando il 730 unitamente alla documentazione necessaria per il rilascio del visto di conformità, costituita prevalentemente dalle attestazioni delle ritenute subite (ad esempio il Cud) e dai giustificativi delle spese per le quali si chiede uno sconto fiscale.

    Il soccorso di Unico
    Chi non può presentare il 730 ha a disposizione il modello Unico, eventualmente anche nel formato mini, con la doppia scadenza del 30 giugno per la consegna del cartaceo in posta e del 30 settembre per la trasmissione telematica diretta, attraverso i canali internet o entratel, o tramite un intermediario. Per la verità la presentazione del modello cartaceo è consentita solo ai contribuenti che, pur possedendo redditi che possono essere dichiarati con il 730, non possono utilizzarlo perché privi di un datore di lavoro o non titolari di pensione ovvero da chi ha l'obbligo di comunicare dati utilizzando i quadri RM, RT, RW e AC di Unico. L'Unico cartaceo è consentito anche a chi presenta la dichiarazione dei redditi per conto di contribuenti deceduti o da chi è privo di un sostituto d'imposta perché è cessato il rapporto di lavoro. Sono obbligati a presentare Unico, tra gli altri, tutti i titolari di partita Iva, come i professionisti e gli imprenditori individuali, i soci di società di persone, i non residenti, coloro che sono tenuti a presentare dichiarazioni Iva, Irap o 770 e, in generale, i contribuenti che devono dichiarare redditi non presenti nel 730 come, ad esempio, le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate.
    Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, come ad esempio le società di persone, le società di capitali e gli enti commerciali e non commerciali, l'Unico deve essere necessariamente trasmesso in via telematica, di norma entro il 30 settembre, tranne in casi particolari. Unico comprende sempre il modello degli studi di settore o dei parametri, quando sono obbligatori, e può comprendere anche la dichiarazione Iva. I contribuenti che intendono utilizzare in compensazione ovvero chiedere il rimborso del credito Iva, infatti, possono presentare la relativa dichiarazione in via autonoma dal 1° febbraio al 30 settembre di ciascun anno. Il modello 770, invece, sia semplificato sia ordinario, e la dichiarazione Irap non possono mai essere allegati a Unico, ma vanno trasmessi in via telematica separatamente.

    Luciano De Vico - 01 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  03/05/2011

    Il 770 semplificato svela i misteri sulla nuova gestione delle somme oggetto di pignoramento nel corso del 2010.

    Il modello contiene, infatti, il nuovo quadro SY, che ospita tutti i dati relativi ai pignoramenti eseguiti, sia dal lato del terzo erogatore delle somme (colui che ha effettuato i pagamenti in favore del creditore pignoratizio) sia dal lato del debitore principale che li ha subiti. L'obiettivo – dichiarato dall'agenzia delle Entrate – è quello di fornire all'amministrazione finanziaria tutte le informazioni per tracciare i pagamenti effettuati tramite pignoramento e, quindi, poter fare i controlli incrociati utili ad evitare che tali somme sfuggano al prelievo. Sebbene le istruzioni siano molto sintetiche, le informazioni richieste sono importanti e delicate e, in caso di dichiarazioni mendaci, hanno conseguenze penali.

    La normativa
    L'articolo 19 comma 2 del Dl 78/2009 ha introdotto l'obbligo, da parte del sostituto, di effettuare una ritenuta d'acconto del 20% sulle somme liquidate a mezzo di pignoramento, qualora quelle oggetto del credito siano da assoggettare a ritenuta (Dpr 600/1973 Titolo III).

    Nel provvedimento del 3 marzo 2010 e nella circolare n. 8/2011, l'obbligo della ritenuta del 20% sussiste se ricorrono tali condizioni: il terzo erogatore deve essere un sostituto d'imposta; le somme oggetto del debito (cioè quelle non pagate spontaneamente) devono scontare la ritenuta alla fonte del Dpr 600/1973 e dell'articolo 11 della legge 413/1991; il creditore pignoratizio deve essere un soggetto Irpef.

    A queste condizioni, a decorrere dal 5 marzo 2010, il terzo erogatore deve effettuare la ritenuta del 20%, nonché a versarla con il codice tributo 1049. L'Agenzia precisa che il terzo erogatore non deve effettuare accertamenti sulla natura delle somme e se devono scontare la ritenuta. L'onere spetta al creditore. Altrimenti, il terzo erogatore sarà tenuto ad effettuarla. Da tale obbligo discendono gli adempimenti del sostituto d'imposta (consegna/trasmissione al creditore pignoratizio entro il 28 febbraio di una certificazione con le somme corrisposte e le ritenute nonché il modello 770). Il Provvedimento delle Entrate ha però introdotto ulteriori obblighi, indipendenti dalla ritenuta: il terzo erogatore sostituto d'imposta deve comunicare con il 770 anche le somme corrisposte al debitore senza effettuazione della ritenuta; il debitore, se tenuto alla presentazione della dichiarazione del sostituto, deve indicare nel 770 le somme che, tramite il pignoramento, sono state pagate al creditore.

    Per consentire al debitore di indicare gli importi pagati, il terzo erogatore deve trasmettergli una comunicazione informale nella quale indicare per singolo creditore pignoratizio, le somme corrisposte. La circolare 8/2011 precisa che va fatta in forma libera, può essere trasmessa anche online (purchè il mittente abbia prova della ricezione), e che, senza un termine di scadenza, va effettuata nei termini utili affinché il debitore possa riportare i dati nel proprio 770.

    Il nuovo quadro SY
    La prima sezione del quadro è dedicata al terzo erogatore delle somme pignorate, che deve compilarla in ogni caso, indipendentemente dalla ritenuta del 20 per cento. Compileranno la sezione i sostituti che nel 2010 hanno effettuato pagamenti di somme pignorate e che su questi hanno versato la ritenuta.

    In questo caso, oltre al codice fiscale del debitore principale e del creditore pignoratizio, saranno indicate le somme erogate e le ritenute. Inoltre, compileranno la sezione, senza indicare le ritenute (e previa barratura del campo "ritenute non operate") anche i sostituti che hanno effettuato pagamenti di somme pignorate sulle quali non abbiano effettuato alcuna ritenuta (ad esempio, perché il creditore pignoratizio era un soggetto Ires o le somme riguardavano redditi fondiari o, ancora, erano dovute come risarcimento del danno emergente e non imponibili Irpef). I sostituti dovranno raccogliere le informazioni su tutte le somme pagate per conto del debitore a seguito di qualsiasi pignoramento.

    La seconda sezione è, invece, riservata al debitore principale, che, se obbligato alla presentazione del 770 (in quanto ha erogato, nel 2010, redditi di lavoro dipendente/assimilato e/o autonomo), deve fornire: codice fiscale del creditore pignoratizio; somme pagate attraverso il terzo erogatore; natura delle somme oggetto del debito. Con queste informazioni, l'Agenzia potrà verificare che le somme siano state correttamente trattate.

    Nevio Bianchi/Barbara Massara - 27 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/04/2011

    Nullo l'accertamento Iva basato sul rinvenimento presso un cliente dell'azienda, da parte della Guardia di finanza, di una fattura non registrata. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8563 di ieri, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

    Il caso riguarda una srl di Napoli. Durante un controllo presso un cliente le Fiamme gialle avevano trovato una fattura risultata poi non registrata. Così l'ufficio, senza altre motivazioni, aveva spiccato un accertamento Iva. La contribuente lo aveva impugnato e la Ctp partenopea le aveva dato ragione. La decisione era stata poi confermata dalla ctr della Campania. Così l'amministrazione finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione ma, ancora una volta, senza successo.

    D. Alberici – 15 aprile 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  22/04/2011

    Il bilancio approvato dall'assemblea di una società è immodificabile (salvo la possibilità di impugnativa per nullità e/o annullamento prevista dagli articoli 2377 e 2379 del Codice civile).

    Il progetto di bilancio predisposto dagli amministratori in vista dell'assemblea e depositato presso al sede sociale almeno 15 giorni prima della stessa assemblea può essere invece modificato, in casi eccezionali: se cioè, fra la data di formazione del bilancio e quella della sua approvazione in assemblea si verificano eventi tali da pregiudicare l'attendibilità del rendiconto nel suo complesso. L'approvazione del bilancio da parte dell'assemblea è il momento finale di un percorso che inizia con l'adozione del progetto di bilancio da parte dell'organo amministrativo.

    Il progetto di bilancio
    Il progetto di bilancio predisposto dagli amministratori è dunque suscettibile di modifiche in casi eccezionali. L'articolo 2423 bis del Codice civile impone infatti al redattore di bilancio di considerare rischi e perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura dello stesso. Anche il principio contabile nazionale 29 e il principio internazionale Ias 10 prevedono che se fra la data di formazione del bilancio e la data di approvazione da parte dell'organo assembleare si verificano eventi tali da pregiudicare l'attendibilità del prospetto nel suo complesso, gli amministratori dovranno apportare le modifiche necessarie. Il progetto di bilancio modificato deve poi essere trasmesso al revisore legale dei conti e/o al collegio sindacale. Questi dovranno predisporre una nuova relazione, che non potrà avere data antecedente rispetto a quella del bilancio modificato.

    Gli eventi rilevanti
    Non tutti gli eventi sopravvenuti sono tali da imporre una modifica al progetto di bilancio. Bisogna dunque distinguere tra i fatti che richiedono modifiche ai valori delle attività e delle passività e i fatti che, non richiedendo variazione dei valori di bilancio, devono essere menzionati in nota integrativa o, a seconda dei casi, nella relazione sulla gestione, perché comportano, nell'esercizio successivo, variazioni straordinarie o rilevanti della situazione di attività o passività esistenti alla data di chiusura.

    Il termine massimo per tenere conto di questi eventi è generalmente costituito dalla data di redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori. I casi in cui gli amministratori devono intervenire sul progetto di bilancio sono limitati: si pensi, ad esempio, alla definizione di un minor prezzo di vendita su una cessione avvenuta entro fine anno, di impatto tale da stravolgere il risultato d'esercizio. O alla scoperta di un errore nella determinazione delle rimanenze di magazzino. Deve trattarsi comunque di eventi che, sebbene avvenuti successivamente, si riferiscono a fatti o situazioni già in atto alla data di bilancio.

    Fatti successivi
    Diverso è il caso di eventi avvenuti dopo la chiusura di bilancio (e anche dopo l'approvazione del relativo progetto), relativi a situazioni nuove e successive rispetto alla chiusura. In queste ipotesi, salvo che gli eventi non siano tali da mettere in discussione la continuità aziendale, l'organo amministrativo non deve intervenire sulla bozza di bilancio predisposta e depositata, ma riferirne in modo esaustivo in assemblea.

    Cristina Odorizzi - 20 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  21/04/2011

    Oltre 500 quesiti in meno di due giorni sono la prova diretta dell'enorme interesse suscitato dalla cedolare secca sugli affitti. Alcune di queste sollevano questioni che hanno bisogno di un chiarimento o di una conferma da parte dell'agenzia delle Entrate. Eccone una selezione.

    1 - Quando deve essere inviata la raccomandata all'inquilino?
    La norma (articolo 3, Dlgs 23/2011) non fissa un termine ma dice che la raccomandata va inviata «preventivamente». Si può ritenere che l'invio debba precedere la presentazione dei modelli Siria e 69 o, meglio ancora, raccordarsi con l'adeguamento Istat per comunicare che viene sospeso. Quando il regime transitorio consente di applicare la cedolare nel 730 o in Unico 2012, invece, l'invio dovrebbe avvenire prima del versamento del primo acconto (16 giugno o 30 novembre 2011).

    2 - La raccomandata va inviata anche in caso di contratti transitori che non prevedono aumenti del canone?
    La norma richiede l'invio della raccomandata a pena di inammissibilità al regime della cedolare secca. La formulazione generica lascia pensare che l'invio sia sempre necessario, anche per contratti sotto i 30 giorni, a meno che non vengano dettate eccezioni in considerazione della sostanziale inutilità della raccomandata.

    3 - Come si sceglie la cedolare in caso di proroga del contratto?
    Chi nel 2011, dopo il 7 aprile, effettua la proroga di un contratto, afferma il provvedimento delle Entrate, deve scegliere la cedolare con il modello 69. Chi invece aveva già un contratto in corso al 7 aprile e nel 2011 deve semplicemente versare l'annualità dell'imposta di registro, può applicare la cedolare nel 730 o in Unico 2012. La norma cita solo la «proroga» e non anche il «rinnovo automatico» di quattro anni tipico dei contratti a canone libero, il che fa pensare che le due situazioni siano assimilate. In attesa di conferme, chi affronta il rinnovo automatico farebbe meglio a utilizzare il modello 69, senza attendere Unico 2012.

    4 - L'aggiornamento Istat incassato nel 2011 prima di optare per la cedolare va restituito all'inquilino?
    Poiché l'opzione della circolare è esercitata su tutti i canoni percepiti nel 2011, anche il mancato incremento Istat dovrebbe riguardare tutti gli stessi canoni. Quindi i maggiori introiti andrebbero restituiti. Serve però una conferma ufficiale, anche per stabilire se gli adeguamenti Istat sospesi durante il periodo di opzione per la cedolare possano entrare a far parte del canone in caso di ripensamento del proprietario.

    5 - La società semplice può scegliere la cedolare?
    La società semplice, per sua natura, non esercita attività commerciale ed è equiparabile alle persone fisiche (soggetto Irpef). Quindi dovrebbe poter optare per la cedolare. Anche questo aspetto potrebbe essere chiarito dalle Entrate nella circolare di prossima emanazione.

    6 - Come si può applicare la cedolare in caso di alloggio di proprietà condominiale?
    Il reddito derivante dagli immobili di proprietà comune va dichiarato pro quota da ogni condomino. È però difficile esercitare l'opzione in sede di registrazione del contratto, dato che nel contratto appare solo l'amministratore e il condominio ha un codice fiscale. La disciplina va integrata.

    7 - Come evitare la duplicazione tra acconto Irpef 2011 nel 730 e acconto sulla cedolare?
    Il soggetto che presta assistenza fiscale, calcola l'acconto Irpef 2011 tenendo presenti i canoni da locazione del 2010. Se il proprietario opta per la cedolare, deve versare l'acconto dell'85% sulla cedolare dovuta nel 2011 e rischia una duplicazione. Per evitarla, potrebbe indicare nel quadro F del 730 di voler versare un minor acconto Irpef, calcolato escludendo dall'imposta dovuta per il 2010 quella relativa al reddito dei fabbricati per i quali si opta per la cedolare secca. Sarebbe opportuna una conferma da parte dell'Agenzia della legittimità dell'autoriduzione. L'alternativa, in ogni caso, è versare l'intero acconto Irpef e farsi rimborsare l'eccedenza con il 730 del prossimo anno.

    C.Dell'Oste/S.Fossati - 20 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  20/04/2011

    Scattano i tempi supplementari per pagare le rate con il fisco. I contribuenti non in regola con le scadenze dei pagamenti possono allungare fino a 6 anni il periodo di dilazione dei debiti fiscali e contributivi, a patto che dimostrino di avere avuto un peggioramento della loro situazione economica.
    Lo rende noto Equitalia, che ha firmato la direttiva che fornisce alle società partecipate le indicazioni operative per concedere il beneficio previsto dal decreto milleproproghe.
    Dal 2008 a oggi Equitalia ha concesso 1,1 milioni di rateizzazioni per un importo che supera i 15 miliardi.

    Come ottenere la proroga
    Come già avviene per le rateazioni, se la richiesta di proroga riguarda debiti per un importo fino a 5mila euro, sarà concessa a semplice richiesta motivata attestante la situazione di difficoltà peggiore rispetto a quella in cui versava il contribuente. Per gli importi superiori a 5mila euro l'accertamento della temporanea situazione di obiettiva difficoltà viene effettuato in maniera differenziata in base alla tipologia giuridica dei soggetti.

    Documentazione richiesta
    Le richieste presentate da persone fisiche o titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati sono valutate utilizzando l'indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare del debitore (Isee). Il contribuente interessato alla proroga della dilazione è tenuto ad attestare il temporaneo peggioramento della sua situazione di obiettiva difficoltà mediante la presentazione di un nuovo modello Isee di valore inferiore rispetto al precedente. In caso non sia trascorso il termine di validità annuale del modello Isee, mediante la sola dimostrazione di eventi posteriori che hanno determinato una radicale modifica della situazione reddituale e patrimoniale. Le richieste di rateazione in proroga presentate da altre categorie giuridiche di soggetti, per esempio le società di capitali, vengono esaminate mediante l'applicazione dei parametri costituiti dall'Indice di Liquidità e dall'Indice Alfa. Con riferimento infine al numero di rate concedibili verrà utilizzato sempre l'indice Alfa.

    Claudio Tucci - 18 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/04/2011

    Lo spesometro slitta al 1° luglio. Il differimento di due mesi è stato disposto ieri con provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera, per consentire il completamento dei «necessari adeguamenti, anche di tipo tecnologico, connessi all'adempimento». I commercianti, dunque, non dovranno più comunicare già dal prossimo 1° maggio al Fisco i dati relativi agli acquisti di beni e servizi superiori alla soglia dei 3.600 euro, Iva inclusa, per i quali non è prevista l'emissione di fattura.
    Adeguamento tecnologico sì, ma anche un importante margine di tempo in più per consentire all'Economia di ritoccare il nuovo strumento di accertamento: sul tappeto ci sono sempre le duplicazioni di dati che gli esercenti avrebbero dovuto comunque inviare al fisco. Lo stesso direttore dell'Agenzia aveva annunciato che lo spesometro sarebbe entrato in vigore senza la "duplicazione" delle carte di credito (ma anche probabilmente di altri strumenti tracciabili, come, ad esempio, i pagamenti attraverso assegni bancari). I tempi troppo stretti per una correzione normativa alla tracciabilità degli acquisti sopra i 3.600 euro e l'assenza di un veicolo legislativo su cui fare salire l'esclusione dagli obblighi di comunicazione degli acquisti con mezzi già individuabili dall'amministrazione finanziaria, hanno certamente spinto il direttore delle Entrate a prendere due mesi di tempo in più. Con il decreto "omnibus" all'esame del Senato (quello sulla cultura e le frequenze tv) blindato dal Governo, il primo treno normativo utile per uno spesometro solo "in contanti" potrebbe arrivare per la prima settimana di maggio con il decreto sviluppo.
    Il direttore delle Entrate aveva già precisato che nelle intenzioni dell'amministrazione c'era la volontà di ridurre il carico degli obblighi di comunicazione per i contribuenti. In sostanza – secondo Befera – non si sarebbe arrivati a richiedere agli esercenti dati e informazioni su operazioni che all'atto del pagamento sono già tracciate.
    Ma per soddisfare questa esigenza, non basta un provvedimento amministrativo, bensì occorre una modifica legislativa. La modifica normativa in arrivo dovrebbe escludere dagli obblighi di comunicazione tutti gli acquisti effettuati con moneta elettronica, i cui dati oggi restano di difficile reperimento da parte del fisco se non passando per le indagini finanziarie.
    Cosa diversa per il fisco sarebbe invece spingersi più in avanti, magari prevedendo un sostanziale obbligo per i gestori di carte di credito e di debito di comunicare i dati sulle transazioni effettuate con moneta elettronica. Il recupero di questi dati potrebbe spingere il "grande occhio fiscale" a guardare anche oltre-confine, potendo di fatto monitorare e acquisire i dati degli acquisti e dei servizi effettuati all'estero. Dati che invece oggi sfuggono completamente al l'amministrazione.

    Marco Mobili - 15 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  15/04/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 04/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    CONTRIBUTI 2010 ARTIGIANI E COMMERCIANTI E GESTIONE SEPARATA
    mod. 730-4 – DATI TELEMATICI
    TASSA CONCESSIONE GOVERNATIVA SULLE VIDIMAZIONI
    TELEFONI E COMPUTER REVERSE CHARGE DA APRILE 2011
    LE NOVITA' DEL DECRETO MILLEPROROGHE CONVERTITO IN LEGGE
    SCADENZARIO FISCALE: MARZO 2011
    SCADENZARIO FISCALE: APRILE 2011
    SCADENZARIO FISCALE PRIMI GIORNI MAGGIO 2011

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  • Fisco e tasse  »»  14/04/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 05/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
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    - Termini di approvazione del Bilancio
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    - Informativa sulle operazioni realizzate con parti correlate
    - RELAZIONE SULLA GESTIONE
    - Il nuovo formato XBRL
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  • Fisco e tasse  »»  13/04/2011

    Per la cedolare, pian piano, le nebbie si diradano. Dopo la pubblicazione via internet del provvedimento direttoriale del 7 aprile è diventata chiara almeno la casistica delle situazioni in cui si possono trovare i locatori e i relativi moduli da usare. In realtà ci sono tre casi.

    Il primo, quello più diffuso, riguarda i contratti in corso: per i locatori (figura che può anche non coincidere sempre con il proprietario) il comportamento corretto da tenere, se intendono scegliere la cedolare, consiste nel pagare, alla scadenza dell'Irpef, l'acconto per la cedolare secca, nella misura dell'85% dei canoni previsti per il 2011. Il pagamento avverrà con il modello F24, per il quale si è ancora in attesa del codice.

    Occorre usare un accorgimento: segnalare nel 730 o in Unico la scelta di pagare un acconto inferiore a quello derivante dai calcoli della dichiarazione ("scontando" cioè l'importo dei canoni 2011), in modo da evitare di pagare due volte e poi chiedere il rimborso dell'Irpef. Da ultimo, l'anno prossimo, il locatore indicherà la scelta per la cedolare direttamente nella dichiarazione dei redditi Unico 2012 o 730/2012.

    S. Fossati - 12 aprile 2011 – tratto da Il Sole 24 Ore -

    Alla sezione servizi/servizi on line di questo sito è consultabile il seguente link: “cedolare secca - istruzioni e moduli”

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  • Fisco e tasse  »»  12/04/2011

    L'opzione per la cedolare secca, nel caso di contratti d'affitto per i quali i termini di registrazione scadono da oggi (7 aprile) al 6 giugno, non ha effetti per il saldo dell'Irpef relativo ai redditi dell'anno 2010.

    Chi opta per la cedolare secca, sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti, dovrà pagare un'imposta sostitutiva del 21 per cento.

    Il forfait scende al 19% nel caso di contratti cosiddetti concordati (articoli 2, comma 3, e 8 della legge 431/1998) relativi alle abitazioni che si trovano nei comuni di cui all'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto legge 551/1988, e negli altri comuni ad alta tensione abitativa.

    Chi sceglie la cedolare secca, oltre a non pagare l'Irpef e le relative addizionali, non deve pagare le imposte di registro per la registrazione del contratto, nemmeno in misura fissa. Ai fini delle imposte dovute per l'anno 2011, la scelta per la cedolare secca potrà avere effetti solo sugli acconti.

    Al riguardo, è stabilito che l'acconto per il 2011 è dovuto nella misura dell'85 per cento. Questo significa che l'acconto dovuto a titolo di prima rata per il 2011 è pari al 40% dell'85%, cioè pari alla misura del 34%, ed è pari al 60% dell'85%, cioè alla misura 51% per la seconda rata di acconto da versare entro novembre.

    Tenuto anche conto dei 60 giorni di tempo concessi in più per eseguire la scelta, i contribuenti dovranno eseguire l'acconto del forfait, entro il 16 giugno 2011, o dal 17 giugno al 18 luglio 2011, con lo 0,40% in più, in caso di contratti stipulati entro maggio 2011, con l'opzione per la cedolare secca.

    Considerata la novità, in mancanza della base di riferimento storico, l'acconto per il 2011 dovrà essere determinato su base previsionale.

    I contribuenti che eseguiranno l'acconto della cedolare secca dovranno tenere conto della corrispondente riduzione degli acconti Irpef per l'anno 2011. La prima rata per il 2011 non è dovuta per i contratti stipulati a partire da giugno.

    Rimane fermo che, così come è previsto per gli acconti Irpef, gli eventuali versamenti in più per la cedolare secca, che risulteranno dalle dichiarazioni presentate, potranno poi essere usati per ridurre gli altri versamenti per gli anni successivi, così come potranno essere usati come crediti in compensazione con i pagamenti da fare con il modello F24.

    Tonino Morina - 07 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  07/04/2011

    I proventi esenti dall'Iva percepiti dalle concessionarie automobilistiche in relazione ai finanziamenti erogati dalle società finanziarie agli acquirenti dei veicoli non rientrano nell'oggetto proprio dell'attività, per cui non comportano l'applicazione del prorata di detrazione; ciò a condizione che l'impiego di mezzi per realizzare tali operazioni non sia tale da configurare lo svolgimento di una distinta attività finanziaria.

    Questo il parere espresso dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 41 del 5 aprile 2011, in merito al trattamento applicabile, agli effetti dell'Iva, alle operazioni realizzate dalle concessionarie per favorire le vendite di automobili, consistenti nel procacciamento di finanziamenti a beneficio dei clienti.

    F. Ricca – 06 aprile 2011 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  05/04/2011

    I correttivi per la crisi si fanno più "accorti". Puntando l'attenzione, per quel che riguarda gli indici individuali, non più sui ricavi ma sui costi variabili. In particolare, saranno monitorati la dinamica dei costi variabili relativi a beni e servizi e l'andamento dei costi del personale per evitare un utilizzo troppo disinvolto dei correttivi.
    La soluzione ha suscitato qualche perplessità, soprattutto da parte di artigiani e professionisti, nel corso della riunione della commissione degli esperti svoltasi ieri a Roma, dove Sose e agenzia delle Entrate hanno presentato i correttivi che saranno inseriti in Gerico 2011. Incontro dal quale è uscita l'idea di una crisi molto diversa da quella dell'anno precedente. Alcuni contribuenti, probabilmente, pur non essendo usciti dalle difficoltà, potranno vedere sconti meno accentuati in ragione del lieve recupero avvenuto nel 2010.
    La struttura dei correttivi ripercorrerà le orme di quella dell'anno scorso, con indici relativi alla normalità economica, di settore e individuali.
    Una delle voci più a "rischio" intercettate dagli indicatori di normalità economica è il magazzino, cercando di neutralizzare i "rigonfiamenti" fittizi a fini fiscali. Il correttivo di normalità economica dell'anno scorso concedeva una tregua sul magazzino, mentre quest'anno l'occhio potrebbe essere chiuso solo a certe condizioni. In particolare potrebbe essere chiesta una coerenza iniziale: su questo punto, dunque, non si dovranno notare manovre degli anni passati.
    Il correttivo di settore non cambierà molto, se non che andrà a intercettare le caratteristiche della crisi 2010, che, come spiegano gli esperti dell'amministrazione, è stata molto diversa dall'anno precedente.
    Completa il quadro il correttivo individuale che si giocherà sulla questione dei costi. In pratica i costi variabili di ciascun contribuente verranno confrontati con quelli del settore, per vedere se c'è una riduzione dell'attività. Infatti, il timore è che si possano verificare "aggiustamenti" dei ricavi per addomesticare i risultati di Gerico.
    Una novità importante, ricordata dalla Lapet, riguarda i professionisti, per i quali gli studi terranno conto del fatto che i clienti sempre più spesso pagano un acconto e rateizzano il resto della parcella.
    La questione "costi" in realtà ha preso gran parte dei lavori della giornata di ieri. Lo stesso documento si conclude non con un'approvazione, sia pure con riserva, della proposta, ma «conferma la necessità dei diversi livelli di intervento proposti e raccomanda un'attenta valutazione sulla concreta capacità che gli studi di settore adeguati avranno di rappresentare la realtà a cui si riferiscono». Rispetto al nuovo correttivo individuale la situazione è di attesa e non di rifiuto, visto che se ne vogliono vedere gli effetti. Probabilmente l'amministrazione terrà conto di molte delle obiezioni sollevate da categorie e associazioni.
    Giampietro Brunello, amministratore delegato di Sose (la società per gli studi di settore), sottolinea: «Il nostro impegno resterà quello di garantire che gli studi rappresentino in modo più preciso possibile il risultato effettivo dell'attività dei contribuenti». Per questo il modello che l'amministrazione metterà in pista in questi giorni sarà verificato, come chiede il verbale di chiusura della riunione di ieri, con le 300mila contabilità inviate nei mesi scorsi alla Sose da parte delle associazioni.
    I primi commenti delle categorie non sono di chiusura, ma di attesa. Afferma Andrea Trevisani di Confartigianato: «È importante che ci sia un confronto e una valutazione condivisa dei risultati che produrrà la sostituzione dei costi ai ricavi come elemento per intercettare la crisi». Preoccupazione condivisa da Claudio Carpentieri di Cna: «I costi – afferma – non sempre si possono ridurre e per questo occorrerà vedere bene gli effetti di questo criterio di ingresso al correttivo individuale».

    LA PAROLA CHIAVE

    Correttivo individuale
    Il correttivo è in generale un elemento che permette di riconoscere che in un periodo di crisi la situazione economica presa a riferimento per la costruzione degli studi di settore possa non essere rappresentativa per individuare il ricavo effettivo del contribuente. Del correttivo individuale possono fruire tutti i contribuenti. L'anno scorso era legato a una contrazione dei ricavi, quest'anno potrebbe essere legato alla contrazione dei costi variabili rispetto al settore di appartenenza

    Antonio Crescione - 01 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  30/03/2011

    Le plusvalenze derivanti da operazioni di lease-back concorrono alla formazione della base imponibile Irap secondo i criteri civilistici e non in base alle regole del Tuir. La soluzione al caso è contenuta nella risposta ad un interpello fornita dalla agenzia delle Entrate ad una società di capitali lo scorso gennaio.
    L'articolo 2425-bis, comma 4, del Codice civile, prevede che le plusvalenze derivanti dalle operazioni di compravendita con locazione finanziaria siano ripartite in funzione della durata del contratto di locazione del fabbricato, vale a dire, di norma, in un periodo non inferiore a 18 anni, durata minima imposta dall'articolo 102, comma 7 del Tuir, nell'ambito della determinazione del reddito d'impresa. Analoghi criteri di rilevazione contabile valgono per le imprese tenute ad applicare i principi contabili internazionali (paragrafo 59 dello Ias 17).

    A. Antonelli/A. Mengozzi – 29 marzo 2011 – tratto da Il Sole 24 Ore-

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  • Fisco e tasse  »»  29/03/2011

    I minimi finiscono sotto monitoraggio. L'agenzia delle Entrate si sta muovendo, infatti, per verificare se e come il boom dei minimi registrato dai dati sulle dichiarazioni dei redditi 2010 relative al periodo d'imposta 2009 sia stato "forzato" dai contribuenti per entrare in un regime fiscale più conveniente. Uscendo, per esempio, dall'Irap e dagli studi di settore. Anche su questo fronte si fanno sentire, infatti, gli effetti della crescita numerica dei minimi: aumentano, infatti, i congrui naturali proprio perché non rientrano più negli studi di settore contribuenti che, in passato, spesso rientravano fra coloro che sceglievano la strada dell'adeguamento.

    Uno strumento flessibile
    Gli studi di settore, in ogni caso, mostrano una buona flessibilità rispetto all'andamento della realtà economica dei contribuenti che li applicano. E così mentre sono alle ultime battute i lavori per elaborare i correttivi rispetto alla crisi 2010, uno studio della Sose (società per gli studi di settore) fa il punto sull'effetto che gli studi hanno avuto «a garanzia della tax-compliance». Un dato significativo è rappresentato anche dalla riduzione progressiva della forbice tra i volumi d'affari dichiarati da alcune categorie di soggetti che applicano gli studi (una parte di quelli ritenuti meno "virtuosi" in quanto in contatto con i consumatori finali) e i consumi delle famiglie rilevati dall'Istat, che mostrano come ancora nel 2009 il livello del volume d'affari non dichiarato sia rimasto stabile al 16,7% (come nel 2008, tenendo conto che solo nel 2007 era sceso al 14,9 per cento). Un buon risultato visto che dallo stesso confronto nel 1995 la differenza era del 42 per cento.

    In sede di dichiarazioni 2010 è stato il 12,2% dei contribuenti ad adeguarsi spontaneamente ai risultati di Gerico. Il 3,7% dei soggetti, pur non raggiungendo il ricavo o compenso puntuale, ne dichiara uno superiore al minimo stabilito, mentre la percentuale dei contribuenti non congrui, con ricavo o compenso dichiarato inferiore al minimo, è del 15,7 per cento.

    Un indice di flessibilità degli studi individuato da Sose, nonostante il periodo di forte crisi economica, è l'aumento dei contribuenti congrui naturali, che salgono al 68,4 per cento. Un risultato che è stato possibile solo grazie al fatto che per il periodo d'imposta 2009 oltre 2.700.000 soggetti, quasi l'80% della platea di contribuenti che hanno applicato gli Studi di Settore, hanno usufruito dei correttivi anticrisi. Tra quanti non erano congrui, ma non hanno neanche ritenuto in sede di dichiarazione di dovere adeguarsi, è ulteriormente cresciuto il numero di coloro che hanno utilizzato il campo annotazioni: sono passati a 277.000 dai 265.000 dell'anno precedente (i cui c'era stato un vero e proprio boom nell'utilizzo di questo strumento di comunicazione).

    La compliance
    La flessibilità non sembra però indicare una sorta di "arrendevolezza". Nel corso del tempo infatti i ricavi dichiarati dai contribuenti non i ricavi medi dichiarati dalle imprese soggette all'applicazione degli Studi di Settore sono di fatto più che raddoppiati dal 1999 al 2009. E i redditi dichiarati sono cresciuti del 30 per cento considerando però che negli ultimi due anni c'è stato l'effetto della crisi, perché al 2007 l'incremento era del 56 per cento. Risultati notevolmente inferiori si registrano dal punto di vista della crescita dei valori dichiarati per le imprese oltre la soglia degli studi e quelle non tenute ad applicarli. E il risultato fiscale di fronte alla crisi resta meno grave nelle imprese che applicano gli studi.

    «Gli strumenti – spiega l'amministratore delegato della Sose, Giampietro Brunello – hanno tenuto sia dal punto di vista dei redditi che da quello dei ricavi. Oltre a confermare la propria capacità di affrontare con flessibilità il periodo della crisi». Questo anche grazie ai correttivi varati in passato. E proprio questa flessibilità porterà a rivedere i correttivi per il periodo d'imposta 2010: individuando strumenti in grado di favorire i contribuenti ancora colpiti dalla crisi. Per gli altri settori, invece, l'uscita dalla crisi si accompagnerà a un recupero di ricavi.

    I minimi
    Sullo sfondo il nodo-minimi. Nel 2009 i soggetti che hanno scelto questo regime sono stati 627.322, in forte crescita rispetto all'anno precedente (+ 23,8%). Da qui l'intenzione di andare a vedere quando la scelta di questo regime è stata strumentale ed è stata effettuata solo per trovare vantaggi fiscali. Il successo ha portato, dunque, il nuovo regime sotto i riflettori. Con analisi che sono in corso per verificare le situazioni considerate a rischio evasione.

    A.Crescione/J.M. Del Bo - 25 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  24/03/2011

    I contribuenti irreperibili sono penalizzati dal Fisco che è legittimato a non informarli con raccomandata dell'avvenuta notifica di un atto di accertamento. Se il contribuente è irreperibile la notifica dell'accertamento tributario è eseguita in modo rituale solo con l'affissione dell'avviso nell'albo comunale. La Corte di cassazione, con la sentenza 6102 del 16 marzo 2011, ha stabilito che non è necessaria la spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento, come disposto dall'articolo 140 del Codice di procedura civile.

    Sergio Trovato - 17 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/03/2011

    Il trasferimento della proprietà di un'azienda tramite contratto di compravendita rappresenta un'operazione che, sotto il profilo accertativo, risulta alquanto delicata attesa la possibilità dell'ufficio di rettificare i valori dichiarati incrementando il gravame fiscale dovuto dalle parti. La rettifica dell'ufficio non riguarda solo l'imposta indiretta di registro, ma ormai da diversi anni colpisce anche l'imposizione diretta, in forza di un consolidato indirizzo della Cassazione che legittima l'operato dell'ufficio in questo senso, indirizzo inaugurato nel 2002 e più volte confermato successivamente (come da ultimo sostenuto nella sentenza n. 5078/11). Tuttavia, va rimarcato che contro tale orientamento dei giudici di legittimità inizia a profilarsi una diversa interpretazione non solo da parte della dottrina, ma anche della giurisprudenza di merito (Ctp Milano, sentenza 202/2010) che induce a sperare in un possibile "ripensamento" da parte della Suprema corte.

    L'unicità dell'accertamento
    La sentenza della Cassazione che ha aperto la strada ad accertamenti di congruità sul prezzo dichiarato per la cessione d'azienda è la n. 4117/2002. In tale occasione la Suprema corte ha introdotto il concetto di legittimità dell'accertamento da parte dell'amministrazione finanziaria oltre che sul valore venale dichiarato ai fini dell'imposta di registro, anche sulla congruità del prezzo dichiarato dal contribuente per la cessione.
    Pur ammettendo l'inesistenza di un vincolo giuridico, secondo cui un valore divenuto definitivo ai fini di un'imposta, lo sia anche ai fini di un'altra imposta, la Corte ricavava questo assunto dai principi costituzionali. Il valore accertato dall'amministrazione finanziaria ai fini applicativi di un'imposta comporta che la stessa amministrazione anche nell'ambito applicativo di altri tributi, ove i fatti economici siano i medesimi e le singole leggi d'imposta non stabiliscono differenti criteri di valutazione, debba pervenire a uguali importi sotto il profilo delle determinazione dell'imponibile. In definitiva il dato accertabile ai fini dell'imposta di registro, cioè il valore, viene trasferito al comparto delle imposte dirette, lasciando al contribuente l'onere di provare, anche con le scritture contabili, che il prezzo effettivo sia inferiore rispetto al valore accertabile. Quale sia, poi, l'effettiva rilevanza probatoria delle scritture contabili non è ben chiaro, poiché è facile immaginare che in tutti gli atti il prezzo dichiarato trovi conferma nelle scritture contabili, per cui se l'accertamento sul prezzo fosse smontabile semplicemente esibendo le scritture contabili il problema non sussisterebbe. Ma il timore è che dalle scritture contabili si pretenda qualcosa in più sul piano probatorio che non risulta semplice individuare.

    Le tesi contrarie
    Contro questa tesi si pronuncia larga parte della dottrina, basti ricordare la norma Adc 171 («Rilevanza ai fini delle imposte dirette del maggior valore definito ai fini dell'imposta di registro in caso di cessione d'azienda») che enfatizza i diversi presupposti da cui muovono l'imposta di registro e l'imposta sul reddito, rispettivamente il valore e il prezzo. Ma recentemente si aggiunge a questo filone interpretativo anche una autorevole pronuncia della Ctp di Milano, sentenza 202 del 2010, in cui si afferma che la circostanza che ai fini dell'imposta di registro l'acquirente abbia definito un certo valore più elevato del dato dichiarato non vincola il cedente a ritenere fondato quel maggior valore ai fini delle imposte sul reddito.
    In modo esplicito la citata sentenza afferma: «Quindi detto valore, calcolato ai fini del registro non può essere assunto tout court quale elemento di prova nell'ambito degli accertamenti ai fini dell'imposta sui redditi... Gli accertamenti presuntivi basati sull'applicazione automatica della definizione di maggiori valori ai fini del registro, non possono trovare validità anche sul versante delle imposte dirette».
    Certo è ancora presto per dire che siamo di fronte a un'inversione di tendenza, però non può non essere rimarcata l'importanza di questa pronuncia che determina un'inversione dell'onere probatorio: non è il cedente che deve dimostrare la veridicità e la fondatezza del prezzo di cessione, ma è l'ufficio che se vuole rettificarne l'importo deve munirsi di elementi probatori ulteriori rispetto alla semplice constatazione che ai fini dell'imposta di registro il valore dell'azienda sia superiore rispetto al dato dichiarato in atto.

    Paolo Meneghetti - 21 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/03/2011

    Con il decreto legge 40 del 25 marzo 2010 – convertito con legge 73 del 22 maggio 2010 – sono state introdotte norme finalizzate a contrastare le frodi fiscali. In particolare, è stato istituito l'obbligo, a carico dei soggetti passivi Iva, di comunicare all'amministrazione finanziaria, in via telematica, i dati degli scambi di beni e/o servizi intervenuti con soggetti stabiliti in paesi a fiscalità privilegiata (cosiddetti "black list"). Le disposizioni attuative di tali norme sono contenute nel decreto ministeriale 30 marzo 2010 e in alcuni provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate. Inoltre, la circolare 2 dell'Agenzia stessa, datata 28 gennaio 2011, ha fornito diversi chiarimenti.
    L'articolo 1 del Dl 40/2010 introduce l'obbligo di "monitoraggio" per «contrastare l'evasione fiscale operata nella forma dei cosiddetti "caroselli" e "cartiere", anche in applicazione delle nuove regole europee sulla fatturazione elettronica», considerato che, secondo la relazione illustrativa al Dl stesso, «l'esperienza degli ultimi anni dimostra ... come tali paesi (quelli a fiscalità privilegiata, ndr) siano stati spesso utilizzati come mero schermo di operazioni finalizzate all'evasione dell'Iva».

    Ambiti di applicazione
    L'articolo 1 del decreto attuativo, riportando la stessa indicazione contenuta nell'articolo 1 del Dl 40/2010, individua quali soggetti obbligati alla comunicazione in esame i «soggetti passivi all'imposta sul valore aggiunto» (esercenti attività d'impresa oppure arti e professioni) identificati, ai fini Iva, nel territorio dello stato. Pur in assenza di una specifica previsione normativa, dalla circolare 53/E/2010 si evince che sono esonerati dall'obbligo di comunicazione i cosiddetti "contribuenti minimi" (ex articolo 1, commi 96-116, della legge 244/2007) e i soggetti che hanno optato per il regime fiscale agevolato per le nuove iniziative produttive di cui all'articolo 13 della legge 388/200.
    L'ambito oggettivo dell'obbligo di comunicazione riguarda le operazioni (cessioni di beni o prestazioni di servizi) effettuate con "operatori economici" aventi sede, residenza o domicilio negli stati o nei territori a fiscalità privilegiata individuati dai decreti del ministro delle Finanze 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001. Ai fini dell'obbligo di comunicazione, peraltro, non rilevano i limiti soggettivi e oggettivi previsti dal citato Dm 21 novembre 2001: pertanto dovranno essere inserite nel modello, a esempio, le operazioni rilevanti perfezionatesi con operatori economici residenti in Svizzera, prescindendo dalla tipologia societaria e dall'assoggettamento a particolare regimi fiscali.
    Per quanto riguarda, infine, il concetto di "operatore economico", ai fini della verifica della sussistenza di tale "status", a parere dell'agenzia delle Entrate, possono essere utilizzati come elementi probatori l'eventuale certificazione rilasciata dall'autorità fiscale competente degli stati black list, attestante lo svolgimento di un'attività economica, o la dichiarazione della controparte attestante lo svolgimento di una attività economica.
    Più in particolare, le operazioni soggette a "monitoraggio" sono le cessioni di beni effettuate, le prestazioni di servizi rese, gli acquisti di beni effettuati e, infine, le prestazioni di servizi ricevute, registrate o soggette a registrazione ai sensi delle disposizioni in materia di Iva, siano esse imponibili, non imponibili, esenti o non soggette a Iva (si veda più avanti).
    In attuazione della delega conferitagli, il ministro dell'Economia e delle finanze, con decreto del 5 agosto 2010, ha escluso dall'obbligo di comunicazione le attività che realizzano operazioni esenti ai fini Iva sempreché il contribuente abbia optato per la dispensa dagli adempimenti di cui all'articolo 36-bis del Dpr 633/72. Con tale decreto ha inoltre esteso – come si vedrà più approfonditamente – l'obbligo di comunicazione alle prestazioni di servizi territorialmente non rilevanti ai fini Iva in Italia, rese nei confronti di operatori economici stabiliti in paesi black list o ricevute dai medesimi soggetti.

    Tempi e modi
    La comunicazione è effettuata con riferimento a periodi trimestrali – per i soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) un ammontare totale trimestrale non superiore a 50.000 euro – e a periodi mensili per i soggetti che non si trovano nella condizione citata. Coerentemente con quanto avviene in materia di presentazione degli elenchi Intrastat, il superamento della soglia deve essere verificato in modo distinto con riguardo alle singole categorie di operazioni oggetto di comunicazione (cessione di beni/prestazioni di servizi rese/acquisti di beni/prestazioni di servizi ricevute). Il superamento della soglia in una singola categoria comporta l'applicazione della periodicità mensile anche per tutte le altre categorie.
    I soggetti che sono tenuti all'effettuazione della comunicazione con periodicità trimestrale possono effettuarla con periodicità mensile per l'intero anno solare. Invece, i soggetti che effettuano la comunicazione con periodicità trimestrale i quali, nel corso di un trimestre, superano la soglia sopra indicata, devono effettuare la comunicazione con periodicità mensile a partire dal mese successivo a quello in cui tale superamento si è verificato (in questo caso sono presentati gli elenchi riepilogativi, appositamente contrassegnati, per i periodi mensili già trascorsi).
    La comunicazione deve essere trasmessa alle Entrate esclusivamente per via telematica, utilizzando l'apposito modello, entro l'ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento. Il modello da utilizzare per l'effettuazione della comunicazione è stato approvato con provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 28 maggio2010, unitamente alle relative istruzioni.

    B.Zanardi - 16/03/2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  21/03/2011

    La cedolare secca al test di convenienza rischia di "perdere" fino a un terzo degli interessati: tutti i proprietari per i quali la scelta della nuova tassazione sugli affitti va fatta solo dopo una verifica personalizzata.

    Il nuovo regime è sicuramente vantaggioso per chi ha un reddito imponibile medio-alto: oltre i 15mila euro per i contratti a canone libero e oltre i 28mila euro per quelli a canone concordato. Sono questi, infatti, i livelli al di sopra dei quali scattano le aliquote marginali Irpef del 27% e del 38%, che perdono il confronto con la cedolare.

    Di fatto, però, molti contribuenti sono al di sotto di queste soglie. Il 19,5% delle persone fisiche titolari di case date in affitto dichiara un reddito minore o uguale a 10mila euro, mentre un altro 37,8% sta nella fascia tra 10mila e 26mila euro. I numeri sono nel volume «Gli immobili in Italia», redatto da agenzia del Territorio e dipartimento delle Finanze analizzando le dichiarazioni sul 2008, e gettano una luce diversa sulla cedolare.

    È senz'altro possibile che redditi così bassi nascondano una quota di evasione su altre fonti di guadagno o una sottodichiarazione dell'affitto, visto che il canone medio in questi casi va da 204 a 270 euro al mese (al netto delle deduzioni forfettarie). Quale che sia la spiegazione, comunque, resta un punto fermo: oggi un terzo dei proprietari si trova nel primo scaglione di reddito – quello con Irpef al 23% – e deve valutare caso per caso se il passaggio al nuovo regime è vantaggioso .

    A favore della cedolare secca gioca innanzitutto un'aliquota inferiore: 21% per i contratti a canone di mercato e 19% per quelli a canone concordato, al posto dell'aliquota marginale, anche se bisogna considerare che la cedolare si applica al canone intero (senza il 15% di deduzione forfettaria per il canone libero e il 40,5% per quello concordato). Inoltre, chi paga la cedolare non dovrà più versare l'imposta di registro (2% sul canone, per metà a carico del proprietario), l'imposta di bollo (15 euro) e l'addizionale comunale e regionale. Sulla convenienza finale, però, pesano altre tre considerazioni.

    È necessario valutare l'impatto delle detrazioni. Un contribuente con redditi da lavoro dipendente e detrazioni per familiari a carico, se avesse anche il 36% sulle ristrutturazioni e il 55% sul risparmio energetico potrebbe non riuscire a "incassare" tutto il credito d'imposta (da notare che il reddito sottoposto alla cedolare è comunque conteggiato per calcolare le detrazioni). Chi ha redditi che variano molto da un anno all'altro, inoltre, potrebbe far fatica a stimare il rischio di incapienza per gli anni seguenti.

    Se si opta per la cedolare, si deve rinunciare all'adeguamento Istat del canone, comunicandolo con raccomandata a/r all'inquilino.
    Una mossa rilevante per chi rientra nel primo scaglione Irpef e ha appena stipulato il contratto: immaginando un'inflazione annua del 2% e un canone di mercato di 1.000 euro all'anno, chi sceglie la cedolare incassa 3.160 euro in quattro anni; chi si tiene l'Irpef al 23%, invece, 3.200 euro (considerando registro e addizionali di Roma). Ipotizzando un'inflazione più alta, il vantaggio dell'Irpef al 23% diventa sensibile anche sulla distanza dei tre anni. Per i contribuenti che rientrano negli scaglioni superiori, invece, vince la cedolare, e il risultato non cambia almeno fino a un'inflazione del 4% annuo.

    Chi ha un contratto in corso e ha già pagato l'imposta di registro - magari in anticipo per tutti e quattro gli anni – e deve tenere conto che non ci sarà rimborso. Inoltre, va valutato l'eventuale versamento degli acconti d'imposta.
    Oggi in lista d'attesa per la flat tax ci sono 2,7 milioni di abitazioni affittate da persone fisiche. A questi dati ufficiali vanno poi aggiunte le case locate in nero, che sono almeno 500mila e dalla cui regolarizzazione – nei piani del governo – deve arrivare il gettito aggiuntivo con cui compensare le minori entrate tributarie sugli affitti già noti al fisco. Senza dimenticare la possibile emersione dei canoni sottodichiarati, anch'essi colpiti dalle supersanzioni previste dal legislatore.
    Sulla platea dei beneficiari, peraltro, Assoedilizia segnala un'incertezza. Posto che la cedolare non si applica se il proprietario è una società o una persona fisica che agisce nell'esercizio di un'impresa o di una professione, il nuovo regime vale per le locazioni abitative in cui il conduttore è una società? Il caso tipico è quello dei privati che affittano case a banche o imprese nelle grandi città. Assoedilizia propende per la lettura estensiva, ma rileva che il termine locazioni «effettuate», contenuto nella norma, è ambiguo e sta bloccando molti contratti. (Ha collaborato Vito Fanelli)

    Cristiano dell'Oste e Luigi Lo vecchio - 14 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  18/03/2011

    Novità a tutto campo sulla rateazione delle cartelle: dalla possibilità di ottenere il beneficio nonostante il contribuente abbia omesso di pagare una o più rate all'individuazione del giudice davanti al quale impugnarle (tributario, del lavoro ovvero ordinario) a seconda della natura del debito iscritto a ruolo, qualora il contribuente si veda negare la rateazione della cartella di pagamento.

    La richiesta di rateazione
    L'agente della riscossione, su richiesta del contribuente, può concedere la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni) nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà. Sulle somme rateizzate si applicano gli interessi con un piano di ammortamento a scalare (rate costanti, in cui la quota capitale cresce e la quota interessi decresce in relazione alla durata della rateazione).
    A tal fine il contribuente deve presentare un'istanza, effettuare una serie di calcoli volti a dimostrare la difficoltà economica in cui egli versa ed allegare una serie di documenti differenti a seconda se l'istante sia una persona fisica o una società.
    In base all'articolo 19, comma 3 del Dpr 602/73 il debitore decade dal beneficio della dilazione, alternativamente, quanto abbia omesso il versamento della prima rata del piano di ammortamento, o quando abbia omesso il pagamento di due rate successive alla prima.

    Le novità normative
    Il Dl 225/2010 (cosiddetto milleproroghe), convertito con la legge 10/2011 è intervenuto proprio su quest'ultimo aspetto. La nuova norma prevede – con riferimento alle dilazioni concesse sino alla data del 27 febbraio 2011, in presenza di mancato pagamento della prima rata, o, successivamente, di due rate – che le dilazioni possano essere prorogate per un ulteriore periodo e fino a settantadue mesi a condizione che il debitore comprovi un temporaneo peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima dilazione.
    Ne consegue che ora il contribuente non rischia più automaticamente di perdere il beneficio della dilazione, in quanto l'agente della riscossione può, a richiesta riconcederlo. È necessario però che sia dimostrato il temporaneo peggioramento della propria situazione di difficoltà posta a base della prima richiesta. Equitalia ha predisposto sul proprio sito internet un fac-simile per queste situazioni.

    La rateazione negata
    Inizialmente la direttiva di Equitalia (n. 2070 del 27 marzo 2008), che, si spera, venga ora ufficialmente modificata, riteneva che il diniego potesse essere impugnato solo innanzi al Tar. Ripetuti interventi delle Sezioni unite della Cassazione (7612/2010, 5928/2011) hanno invece affermato la giurisdizione delle commissioni tributarie qualora la rateizzazione della cartella riguardi debiti di natura tributaria.
    Secondo la Cassazione la legge attribuisce alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati. Ne consegue che la controversia attinente alla rateizzazione del debito tributario spetta certamente a detta giurisdizione. È evidente che queste pronunce delle Sezioni unite garantiranno per il futuro una maggiore tutela dei contribuenti stante la maggiore facilità dell'impugnazione di un atto davanti al giudice tributario rispetto al Tar.

    Alcuni accorgimenti
    Vi sono alcuni problemi di carattere operativo cui i contribuenti ricorrenti devono stare attenti. Innanzitutto la cartella, per la quale viene negata la rateazione, può contenere anche debiti non tributari (ad esempio previdenziali o violazioni al codice della strada). In questi casi è esclusa la giurisdizione delle commissioni tributarie a favore di quella del giudice del lavoro o del giudice ordinario, con la conseguenza che il contribuente è costretto a rivolgersi a vari giudici, e con riti differenti, per la stessa cartella.
    Occorre poi segnalare che il ripetuto articolo 19, comma 1 del Dpr 602/73 si limita a prevedere che l'agente della riscossione, su richiesta del contribuente, possa concedere, nelle ipotesi di «temporanea situazione di obiettiva difficoltà», la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino ad un massimo di settantadue rate mensili.
    Equitalia, ha previsto alcuni indici che, partendo dai dati di bilancio devono essere utilizzati dagli agenti per stabilire la sussistenza della temporanea situazione di difficoltà economica. Si tratta però di parametri e indici decisi da Equitalia che non possono avere rilevanza esterna. È allora verosimile ritenere che, in caso di diniego ovvero di concessione di un numero di rate inferiore a quello richiesto, il contribuente ricorrerà ora al giudice tributario lamentando che pur sussistendo la «temporanea situazione di obiettiva difficoltà» economica richiesta dalla legge, l'agente della riscossione, con i suoi parametri, non l'ha rilevata.

    Antonio Iorio - 17 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  08/03/2011

    I contributi Inps versati in F24 entrano nel calcolo dell'Iva rimborsabile senza garanzie. Lo chiarisce l'agenzia delle Entrate con la circolare 10/E di ieri che illustra le modalità per determinare l'importo massimo rimborsabile senza fideiussione ai cosiddetti contribuenti virtuosi. Tra i crediti rimborsati che riducono il limite si comprendono, precisa la circolare, anche quelli utilizzati in compensazione per il pagamento di debiti tributari o contributivi. L'articolo 38-bis del Dpr 633/72 stabilisce, al settimo comma, che i rimborsi Iva (tranne quelli richiesti in relazione all'imposta assolta sull'acquisto di beni ammortizzabili) possono avvenire senza garanzie, nei confronti dei cosiddetti contribuenti virtuosi, cioè di quelle imprese che presentino talune caratteristiche circa la patrimonializzazione e la assenza di accertamenti o rettifiche superiori a determinate soglie.

    L. Gaiani - 5 marzo 2011 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  01/03/2011

    Il contraddittorio per gli studi di settore non può essere ridotto a una pura formalità. Ed è quanto accadrebbe se l'ufficio non desse conto nell'atto di accertamento del perché non si tiene conto delle argomentazioni del contribuente per "smontare" i risultati di Gerico (o, precedentemente, dei parametri). L'ordinanza della Cassazione 4582/2011, depositata ieri, conferma l'orientamento che la stessa Corte aveva espresso nella recente pronuncia 3923/2011 sulla necessità non solo di far svolgere il contraddittorio, perché l'accertamento sia valido, ma anche di esprimere la confutazione degli argomenti  del contribuente contro i risultati dell'accertamento parametrico.

    Nello specifico la Corte conferma una sentenza della Ctr del Lazio secondo la quale, perseverare nell'atto di accertamento, come se nulla fosse, «nonostante gli elementi di motivazione offerti dal contribuente», porta al risultato di «trasformare un adempimento sostanziale (contraddittorio) in una formalità senza senso ed effettuata solo ed esclusivamente perché dovuta, in palese contrasto con la volontà del legislatore». Tradotto, si potrebbe dire che i contribuenti vanno presi sul serio.

    E sul serio in questo caso andava presa l'indicazione data dal proprietario di una ferramenta che aveva spiegato all'amministrazione come avesse dovuto diminuire i prezzi di vendita per affrontare la concorrenza dei vicini supermercati e poter restare sul mercato. L'agenzia delle Entrate, invece, aveva spiegato lo scorso anno (circolare 19/E/2010) che il contraddittorio era necessario, ma non l'esplicitazione dei motivi per cui non si accettavano le controdeduzioni dei contribuenti. Una posizione che forse ormai andrebbe cambiata.

    25 febbraio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/03/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - n. 03/2011 – Speciale Chiusura Bilancio

    Questo l'unico argomento oggetto di approfondimento del numero speciale:
    LE SCRITTURE E GLI ADEMPIMENTI CONTABILI DI CHIUSURA DEL BILANCIO AL 31.12.2010

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    Buona navigazione!
    Signa, 01.03.2011
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  25/02/2011

    Gli sconti fiscali sono "salvi" se la scheda carburanti è completa dei dati richiesti dalla legge. Solo in questo caso il contribuente può dedurre il costo delle schede carburanti e operare la detrazione dell'Iva.
    Per gli acquisti di carburanti per autotrazione effettuati presso i distributori di benzina, sono elementi fondamentali, per fruire degli sconti fiscali, l'indicazione del numero di targa su ciascuna scheda e la firma del benzinaio per convalidare la fornitura del carburante. La mancanza nelle schede carburanti di uno solo di questi dati esclude ogni beneficio fiscale. Così come è preclusa ogni deduzione o detrazione se nella scheda carburanti manca l'indicazione del numero dei chilometri indicato dal contachilometri del veicolo usato...
    I principi base delle regole sulle schede carburante sono stati ribaditi di recente dalla Corte di cassazione. Per la Corte, sezione V civile, la "dimenticanza" del numero della targa, o della firma dell'addetto, o del numero dei chilometri comporta la ripresa a tassazione del costo dedotto ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva detratta (sentenza 3947/2011). Nella sentenza, la Corte, richiamandosi a un'altra pronuncia (sentenza 21769/2005), ribadisce l'univoca volontà del legislatore che ritiene indispensabile l'indicazione, in ciascuna scheda carburante, «anche del numero di targa». Un'ulteriore conferma in questo senso è nella sentenza 26539/2008, della Cassazione, sezione tributaria, nel punto in cui si ribadisce la necessità che le schede carburanti «siano complete in ogni loro parte e debitamente sottoscritte» dall'addetto alla distribuzione di carburanti (si veda anche Cassazione, sentenza 21941/2007).

    Deduzioni e detrazioni
    In materia di costi auto, si ricorda che la deducibilità delle schede carburanti e degli altri costi, ammortamento, leasing, noleggio, spese di gestione e impiego, così come la detrazione dell'Iva, è totale nel caso di auto usate esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria dell'impresa (ad esempio, autocarri). Negli altri casi, sia per i carburanti, sia per i costi, la deduzione e la detrazione dell'Iva spettano in misura ridotta.
    Ai fini Iva, si applica l'articolo 19-bis1 del Dpr 633/1972. La disposizione stabilisce che l'Iva relativa all'acquisto o all'importazione di veicoli stradali a motore e dei relativi componenti e ricambi è ammessa in detrazione nella misura del 40%, se tali veicoli non sono usati esclusivamente nell'esercizio d'impresa, dell'arte o della professione, fermo restando che il fisco considera beni strumentali solo le auto usate dalle autoscuole e dai noleggiatori (risoluzione 59/E/2007). La limitazione non si applica quando i veicoli formano oggetto dell'attività propria dell'impresa, nonché per gli agenti e rappresentanti di commercio che, perciò, possono detrarre l'Iva per intero.

    I veicoli
    Per veicoli stradali a motore si intendono tutti i veicoli a motore, diversi dai trattori agricoli o forestali, normalmente adibiti al trasporto stradale di persone o beni la cui massa massima autorizzata non supera 3.500 chilogrammi e il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, non è superiore a otto.
    L'Iva relativa all'acquisto o all'importazione di carburanti e lubrificanti destinati ad aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore, è ammessa in detrazione nella stessa misura in cui è ammessa in detrazione l'Iva relativa all'acquisto o all'importazione di questi aeromobili, natanti e veicoli stradali a motore. Per la deduzione dei costi, ai fini delle imposte sui redditi (in base al Dpr 917/1986) si applica l'articolo 164 sui «limiti di deduzione delle spese e degli altri componenti negativi relativi a taluni mezzi di trasporto a motore, utilizzati nell'esercizio di imprese, arti e professioni».
    Per i veicoli "a uso promiscuo", utilizzati nell'esercizio di imprese, arti e professioni, ai fini della determinazione dei relativi redditi, i costi sono deducibili nella misura del 40%, con un limite massimo del costo del veicolo di 18.075,99 euro. Tale percentuale è elevata all'80% per i veicoli utilizzati dai soggetti esercenti attività di agenzia o di rappresentanza di commercio, con un limite massimo del costo del veicolo di 25.822,84 euro. Nel caso di esercizio di arti e professioni in forma individuale, la deducibilità è ammessa, nella misura del 40%, limitatamente a un solo veicolo; se l'attività è svolta da società semplici e associazioni, la deducibilità è consentita per un solo veicolo per ogni socio o associato.

    Salvina Morina/Tonino Morina - 24 febbraio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/02/2011

    La circolare dell'agenzia delle Entrate e del ministero del Lavoro 3/2011 ha confermato che per l'applicazione dell'imposta sostitutiva del 10% «è condizione sufficiente l'attestazione, da parte datoriale nel Cud, che le somme ... siano state erogate in attuazione di quanto previsto da uno specifico accordo o contratto collettivo territoriale o aziendale della cui esistenza il datore di lavoro, su richiesta, dovrà fornire prova».

    Appare chiaro l'intento premiale nei confronti della contrattazione di secondo livello, sia essa aziendale che territoriale; infatti il legislatore ha ritenuto non sufficiente la sussistenza di contratti collettivi nazionali. L'opzione del legislatore non appare comprensibile se non in un contesto di relazioni sindacali caratterizzato da qualche tempo da profonde lacerazioni.

    Gli accordi sindacali di secondo livello, che costituiscono la condizione necessaria affinché il datore di lavoro possa assoggettare le somme collegate a efficienza e competitività all'aliquota del 10% devono essere sottoscritti a livello territoriale, aziendale o di gruppo, con i rappresentanti sindacali territoriali o aziendali.

    La circolare insiste su una lettura non formalistica del dato contrattuale affermando che «per i contratti collettivi c.d. di diritto comune, in applicazione del principio generale di libertà di forma e come ribadito dalla giurisprudenza di Cassazione ... non esiste un onere di tipo formale, ragione per cui possono concorrere a incrementi di produttività, come non di rado avviene, accordi collettivi non cristallizzati in un documento cartolare e cionondimeno riconducibili, a livello di fonti del diritto, al generale principio di libertà di azione sindacale di cui all'articolo 39 della Costituzione».

    La Cassazione ha da tempo ricondotto la contrattazione collettiva post corporativa nell'ambito della disciplina di diritto comune delle obbligazioni e dei contratti, complice la mancata attuazione dell'articolo 39 della Costituzione e l'articolo 1350 del Codice civile che non elenca fra gli atti che devono essere fatti per iscritto la categoria dei contratti collettivi. Di conseguenza, da tempo si ritiene che l'accordo sindacale possa essere raggiunto anche in forma verbale. Peraltro, è indubbio che la stipula in forma scritta dell'accordo collettivo renderebbe più agevole per il datore di lavoro, in caso di accertamenti, la prova circa l'esistenza delle condizioni per l'applicazione del beneficio. Tra l'altro, l'ipotesi di accordi verbali appare remota nell'esperienza sindacale: di qui il pericolo che la precisazione sull'inesistenza di forma vincolata possa prestarsi ad abusi e omissioni.

    Un altro aspetto riguarda l'applicabilità del beneficio fiscale da parte di aziende di piccole dimensioni, nelle quali non ci sono rappresentanti sindacali. Si ritiene che la sottoscrizione di accordi tra azienda e singoli lavoratori, anche in forma di clausola generale inserita nel contratto di lavoro individuale, ovvero nella forma di accordo aziendale plurimo, non sia sufficiente. La circolare, infatti, pare confermare la necessità dell'esistenza di veri e propri accordi sottoscritti con soggetti collettivi, anche spontanei, ma comunque dotati di una qualche forma di organizzazione collettiva di tipo sindacale (articolo 39 della Costituzione), o che costituiscono una rappresentanza generalizzata dell'interesse collettivo dei lavoratori.

    Pertanto, in assenza di rappresentanze sindacali aziendali o rappresentanze sindacali unitarie, l'azienda potrà far riferimento - anche senza adesione a una associazione datoriale - ad accordi quadro già esistenti sul territorio.

    La necessità della sussistenza di un accordo sindacale di secondo livello, che rappresenta la principale novità introdotta per il 2011, pone anche la questione di valutare la portata di accordi sindacali sottoscritti successivamente con efficacia retroattiva ad inizio 2011.

    In tali ipotesi, si ritiene ammissibile che, qualora siano già state corrisposte ai lavoratori prima della sottoscrizione dell'accordo stesso, somme assoggettate ad aliquota ordinaria, il datore di lavoro possa effettuare i conguagli e applicare l'aliquota ridotta.

    Angelo Zimbelli - 18 febbraio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  15/02/2011

    Anche l'Irap e le addizionali entrano nel sistema di compensazioni tra debiti e crediti: è questo quanto emerge dal comunicato stampa diffuso dal ministero delle finanze ad illustrazione del contenuto del decreto attuativo delle disposizioni contenute nell'articolo 31 del decreto legge n. 78 del 2010. La compensazione per le somme debito potrà essere effettuata anche in modo parziale e transiterà per il modello F24 in relazione al quale dovranno essere individuati appositi codici tributo.

    D. Liburdi – 12 febbraio 2011 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  10/02/2011

    Compensazioni ancora appese a un filo per chi ha ruoli scaduti e superiori a 1.500 euro. In vista della prossima scadenza, tra una settimana esatta, gli operatori dovranno fare sempre riferimento al comunicato stampa con cui l'agenzia delle Entrate il 15 gennaio ha "sospeso" il nuovo regime delle compensazioni. Il decreto ministeriale che dovrà permettere la piena applicazione del giro di vite disposto con il Dl 78/2010, infatti, è ancora all'esame della ragioneria generale dello Stato che sta effettuando un'analisi accurata sulla regolazione dei flussi finanziari all'interno del bilancio statale. Il provvedimento perciò potrebbe non essere firmato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, prima del 16 febbraio.
    Una "pausa" che, a questo punto, potrebbe non essere sgradita ad alcune associazioni di categoria. «Quanto meno – spiega Andrea Trevisani, direttore Politiche fiscali di Confartigianato – ci sarà la possibilità di compensare con l'F24 evitando, a patto che si conservi una "provvista" pari alla cartella esattoriale inevasa, le pesanti sanzioni previste dalla nuova disciplina. L'emanazione del decreto ministeriale, dopo il 16 febbraio, darebbe inoltre un mese in più all'Agenzia per predisporre la circolare chiamata a risolvere i dubbi tuttora aperti». Lo scorso mese, l'Agenzia ha rinviato il debutto delle nuove regole – in attesa, appunto, del decreto – precisando che i contribuenti sono ammessi a effettuare le compensazioni dei propri crediti d'imposta con debiti tributari anche in presenza di ruoli scaduti e non saldati superiori a 1.500 euro. In simili circostanze, le compensazioni realizzate a gennaio sono state ritenute esenti da sanzioni a condizione che non si siano intaccati i crediti necessari a pagare i ruoli esistenti. A meno di un'accelerazione dell'iter nelle prossime ore, anche a febbraio ci si dovrà attenere a questo quadro.
    È severo il giudizio di Francesco Distefano, vicepresidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti: «Il Fisco accelera sugli adempimenti dei contribuenti quando si tratta di riscuotere, ma non rispetta i propri. La politica degli annunci non funziona. Soprattutto a livello normativo perchè danneggia tutti i cittadini».
    D'altro canto, professionisti e categorie sono costretti a fare i conti con aspetti ancora molto controversi delle novità. Nessuno discute dell'opportunità di una stretta complessiva contro le compensazioni-bancomat e le frodi. Una stretta che, come ha ricordato qualche settimana fa il direttore dell'Agenzia, Attilio Befera, ha garantito risparmi all'Erario nel 2010 per oltre 6 miliardi. In discussione c'è però la possibilità da parte dei contribuenti di far valere i propri crediti nei confronti del Fisco. A maggior ragione, in considerazione del fatto che è ancora in alto mare la possibilità di compensare i debiti tributari con i crediti che le imprese vantano verso le pubbliche amministrazioni per appalti e forniture.
    Nel corso degli ultimi incontri avuti con l'amministrazione finanziaria, Rete imprese Italia ha posto sul tavolo una serie di questioni sulle quali le Entrate hanno già fornito alcune indicazioni durante Telefisco 2011. Secondo i rappresentanti di artigiani e commercianti, per esempio, nel concetto di "imposte erariali" non dovrebbero rientrare le agevolazioni e i contributi erogati in forma di crediti d'imposta, l'Irap e le addizionali. Il divieto di compensazione in presenza di cartelle esattoriali oltre i 1.500 euro, poi, dovrebbe riguardare solo quelle orizzontali esposte in F24 (articolo 17, comma 1 del decreto legislativo 241/97), ma non quelle interne o verticali anche quando sono esposte in F24.
    «Oltre a questi aspetti – sottolinea Claudio Carpentieri, responsabile delle politiche fiscali di Cna – per limitare al minimo gli adempimenti dei contribuenti, occorrerebbe consentire agli intermediari di visionare nel cassetto fiscale la situazione dei ruoli dei propri clienti in tempo reale, magari ampliando la delega. Solo così si può evitare l'ulteriore disagio per le imprese di dover comunicare al proprio intermediario le cartelle esattoriali e gli avvisi di accertamento notificati».

    La successione degli interventi

    01 | LA NORMA DEL 2010
    L'articolo 31, comma 1, del decreto legge n. 78 del 2010 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2011, la compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali è vietata fino a concorrenza dell'importo dei debiti, di ammontare superiore a 1.500 euro, iscritti a ruolo e per i quali è scaduto il termine di pagamento

    02 | IL COMUNICATO STAMPA
    L'agenzia delle Entrate lo scorso 15 gennaio ha stabilito che, fino all'adozione del decreto ministeriale chiamato a dare attuazione al divieto, si potrà procedere alle compensazioni dei propri crediti d'imposta con debiti tributari anche in presenza di ruoli scaduti superiori a 1.500 euro, ma a condizione che la compensazione non vada a intaccare i crediti necessari per pagare i ruoli esistenti

    03 | IL DECRETO IN ARRIVO
    Con il decreto del ministero dell'Economia ancora all'esame dell'amministrazione dovranno essere disciplinate le modalità di compensazione delle somme iscritte a ruolo con i crediti d'imposta maturati dai contribuenti

    04 | LA CIRCOLARE E I DUBBI
    A seguito del decreto ministeriale, l'agenzia delle Entrate dovrà emanare una circolare interpretativa per fornire chiarimenti sui dubbi ancora aperti. Per gli operatori infatti va precisato, tra l'altro, se tra i ruoli che impediscono la compensazione ci sono quelli per i quali è concessa la sospensione o la rateazione. Come pure andrebbe chiarito il trattamento delle iscrizioni a ruolo provvisorio

    Marco Bellinazzo - 09 febbraio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  08/02/2011

    Via libera al modello Unico PF 2011 definitivo, destinato alla dichiarazione dei redditi dell'anno 2010 delle persone fisiche che, oltre alla nuova veste grafica ed all'inserimento di nuove schede di sintesi, introduce un nuovo quadro da utilizzare per la restituzione della maggiore Irpef pagata (2008–2009) sui compensi relativi alla produttività, agli straordinari ed al lavoro notturno dai lavoratori dipendenti.

    F. G. Poggiani - Italia Oggi - 5 febbraio 2011 -

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  • Fisco e tasse  »»  28/01/2011

    I contribuenti Iva già in attività possono inviare la richiesta di autorizzazione per le operazioni intracomunitarie anche mediante raccomandata all'ufficio dell'agenzia delle entrate competente per le attività di controllo, allegando all'istanza la fotocopia di un documento di identità.

    Sono interessati all'adempimento, che comporta l'assoggettamento al monitoraggio dell'amministrazione, solo coloro che intendono effettuare operazioni intracomunitarie; pertanto, quanti abbiano presentato inutilmente l'istanza, possono fare dietrofront e chiedere di non essere inclusi nell'archivio dei soggetti abilitati. Entro il 1° febbraio l'agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consentirà di verificare l'elenco dei soggetti che, alla data del 30 gennaio 2011, possiedono i requisiti per l'inserimento nell'archivio; detti soggetti, pertanto, non dovranno presentare alcuna istanza. Questi i passaggi fondamentali del comunicato stampa diffuso ieri dall'agenzia delle entrate sull'argomento caldo del momento, ossia gli adempimenti connessi all'avvio del nuovo regime di autorizzazione per le operazioni intracomunitarie, introdotto dall'art. 27 del dl n. 78/2010 ed attuato con i provvedimenti del 29 dicembre 2010, in particolare la costituzione dell'archivio informatico delle partite Iva dei soggetti autorizzati (Vies).

    R. Rosati – 27 gennaio 2011 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  27/01/2011

    Per evitare di presentare la comunicazione dati entro il prossimo 28 febbraio è possibile anticipare, in forma autonoma, anche la dichiarazione annuale Iva che chiude con un debito d'imposta. Però il pagamento del saldo finale deve essere effettuato entro il prossimo 16 marzo, in unica soluzione ovvero rateizzando le somme dovute, senza poter effettuare i versamenti entro le più ampie scadenze di Unico.

    Questo è quanto disposto dalla circolare n. 1/E di ieri, con la quale l'agenzia delle Entrate, nell'ottica della semplificazione degli oneri amministrativi, consente la facoltà a tutti i soggetti passivi Iva (sia quelli a credito che quelli a debito) di anticipare la dichiarazione annuale in forma autonoma a febbraio, senza rispettare il più ampio termine previsto per l'invio telematico della dichiarazione unificata.

    R. Portale – 26 gennaio 2011 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  25/01/2011

    Il contribuente che acquista un immobile come prima casa, assoggettando la compravendita all'Iva agevolata, risponde in via esclusiva della non spettanza del diritto, anche qualora dipenda da caratteristiche palesi dell'immobile trasferito.
    Il venditore, di contro, è esonerato da ogni responsabilità fiscale, nonostante al momento di stipula dell'atto sia perfettamente consapevole dell'impossibilità per l'acquirente di fruire dell'agevolazione.

    Queste sono le conclusioni a cui giunge la Corte di cassazione nella sentenza 26259/2010 del 29 dicembre scorso.

    N. Fuoco/B. Fuoco – tratto da Italia Oggi - sabato 22 gennaio -

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  • Fisco e tasse  »»  24/01/2011

    In Italia il carico fiscale è troppo elevato.
    La pensa così l'81% dei contribuenti intervistati nell'ambito di una ricerca realizzata dal Censis per il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti. La ricerca, realizzata su un campione di 1.000 contribuenti, mostra che per il 36% degli italiani il Fisco è «ingiusto». Continua a essere sostanzialmente negativa la percezione che gli italiani hanno del fisco: ingiusto per il 36,2%, inefficiente per il 25,5% ed esoso per il 23,7%. Solo il 9,9% lo giudica efficiente e il 4,7% solidale.

    Le imposte più indigeste sono canone Rai, bollo auto e Ici
    Le imposte più indigeste sono il canone Rai (per il 47,3%), il bollo auto (14,5%), l'Ici (12,7%), la tassa sulla nettezza urbana (12,1%) e l'Irpef (11,6 per cento). Ma le tasse non sono giudicate troppo alte in assoluto, quanto in relazione alla qualità dei servizi ricevuti (per il 58,1 per cento).

    Metà degli italiani disposti a più tasse ma con maggiori servizi
    Il 55,7% del campione é disposto a pagare più tasse in cambio di maggiori servizi. Per una riforma del sistema fiscale "solo" il 23,4% chiede di abbassare il livello dell'imposizione e il 22,1% di semplificare il sistema tributario. Aumentare le forme di tutela é la priorità per il 20% del campione, per il 16,6% é l'attuazione del federalismo fiscale per il 12,5% l'introduzione del quoziente familiare.

    Riforma fiscale: solo il 23,4% chiede di abbassare il livello dell'imposizione
    Parlando di una riforma del sistema fiscale, però, "solo" il 23,4% chiede di abbassare il livello dell'imposizione e il 22,1% di semplificare il sistema tributario. Aumentare le forme di tutela é la priorità per il 20% del campione, per il 16,6% é l'attuazione del federalismo fiscale per il 12,5% l'introduzione del quoziente familiare.

    Poche tutele di fronte al fisco
    La ricerca mette in luce che sono scarse le tutele per il cittadino di fronte al sistema fiscale: la complessità e la scarsa chiarezza del sistema tributario sono la principale fonte di disagio per il 79,9% del campione. Seguono la difficoltà a vedere tutelati i propri diritti di contribuente (72,3%) e la mole di documentazione necessaria per avere accesso alle agevolazioni (72,2 per cento). Il 68,2% lamenta poi i tempi di attesa troppo lunghi per ottenere rimborsi.
    Complessivamente, per il 36,8% degli intervistati il sistema fiscale degli ultimi tre anni é peggiorato, é rimasto uguale per il 48,6% ed é migliorato solo il 14,6 per cento. C'è, però, una eccezione positiva: la facilità di pagamento dei tributi, migliorata per il 52,7% del campione. Il fisco, però, continua ad apparire poco amico del cittadino. Quasi otto italiani su dieci (il 76,9%) si sentono poco o per niente tutelati e il 55,4% non ha mai sentito parlare dello Statuto del contribuente. Infine, l'82% degli italiani si affida al supporto di intermediari: per la dichiarazioni dei redditi il 40,5% si affida ai commercialisti e il 41,5% ai Caf. Il 76,5% giudica decisiva la funzione di intermediazione dei commercialisti, anche perché il 55,7% non usa internet per gli adempimenti fiscali, il 28,1% lo fa solo per cercare informazioni e solo il 15,7% effettua pagamenti per via telematica.

    Evasione: troppi la fanno franca
    Il tema dell'evasione fiscale preoccupa gli italiani: appaiono sempre più numerosi quelli che nonostante l'incremento degli accertamenti riescono a farla franca sottraendosi ai propri doveri di contribuenti. Infatti, ben il 60% degli italiani ritiene che l'evasione fiscale sia addirittura aumentata negli ultimi tre anni. Secondo l'indagine l'indicazione dell'evasione fiscale emerge quindi come il principale problema del fisco, secondo il 44,4% degli intervistati, esattamente il doppio di quanti (il 22%) individuano in un eccessivo livello di tassazione il male maggiore.

    Nicoletta Cottone - 20 gennaio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  24/01/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 02/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    LEASING IMMOBILIARE – IMPOSTA SOSTITUTIVA ENTRO IL 31 MARZO 2011
    ELENCHI CLIENTI E FORNITORI OVVERO LA NUOVA COMUNICAZIONE TELEMATICA DELLE OPERAZIONI IVA
    RICHIESTA DATI A CLIENTI FORNITORI
    DIVIETO DI COMPENSAZIONE IN PRESENZA DI ISCRIZIONI A RUOLO
    LA COMUNICAZIONE ANNUALE DEI DATI I.V.A.
    DICHIARAZIONE ANNUALE IVA – RACCOLTA DATI PER LA COMPILAZIONE

    Per consultarla/scaricarla occorre andare nell'area "newsletter", riservata ai clienti.
    Ricordiamo che l'iscrizione è completamente gratuita.
    Iscriversi è semplicissimo: -www.studiobambagioni.it
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    Signa, 24.01.2011
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  20/01/2011

    Via libera definitiva al modello 730/2011, con la possibilità di recuperare la maggiore Irpef versata sugli straordinari che hanno incrementato la produttività aziendale nel 2008 e nel 2009.
    È questa la principale novità della dichiarazione dei redditi, per il 2010, dedicata a dipendenti e pensionati, che è stata pubblicata ieri, nella versione definitiva, sul sito intemet dell'agenzia delle Entrate.

    L. De Stefani – 19 gennaio 2011 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  19/01/2011

    Cambiano per i soggetti Ires, dal periodo d'imposta 2010, le regole per la deducibilità degli interessi passivi. Le novità principali al debutto sono due: da una parte viene meno il tetto assoluto di deducibilita' che negli anni 2008 (10.000 euro) e 2009 (5.000 euro) ha garantito una uguale entità di interessi passivi deducibili.
    Dall'altra, l'eventuale ammontare del 30% del Rol (risultato operativo lordo) eccedente gli interessi passivi del periodo, potrà essere riportato di nuovo, senza limiti di tempo, aggiungendosi al Rol dei periodi successivi. In pratica, si creera' un maggiore importo di interessi passivi deducibili negli esercizi futuri.

    18 gennaio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/01/2011

    Commette il reato di fatture false l'imprenditore che le ha emesse a fronte di operazioni inesistenti anche se dopo le ha annullate, aderendo, fra l'altro, al ravvedimento operoso. È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 608 del 12/1/2011, ha confermato definitivamente la responsabilità di un imprenditore romano che aveva emesso con la sua azienda una serie di fatture false, annullandole in un secondo momento insieme ai falsi contratti. Non solo. Insieme alle altre imprese coinvolte nella frode aveva poi aderito al ravvedimento operoso ma non aveva mai versato l'imposta.

    Un rimedio, questo, che non ha intaccato l'impianto accusatorio. Infatti la terza sezione penale del Palazzaccio ha motivato la conferma di tutte le responsabilità penali nei confronti del contribuente spiegando che «tale circostanza è rilevante ai fini dell'elemento soggettivo del reato, posto che il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, di cui all'art. 8, dlgs 74/2000, è configurabile anche in caso di emissioni di fatture tra società facenti capo allo stesso soggetto, atteso che pure in tale ipotesi si delinea la intersoggettività richiesta per integrare la finalità di consentire a terzi la evasione di imposta».

    D. Alberici - 13 gennaio 2011 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  12/01/2011

    Non penalizzare ulteriormente le imprese di costruzione, in una situazione già difficile per il forte impatto che la crisi economica ha avuto sul settore immobiliare. È questo l'obiettivo della modifica normativa introdotta dal comma 86 dell'articolo 1 della legge di stabilità 2011 (legge 220/2010): è stato allungato di un anno il termine per la cessione dei fabbricati abitativi in regime di imponibilità Iva da parte delle imprese che li hanno costruiti o ristrutturati.
    Per effetto dell'intervento attuato sul numero 8-bis del comma 1 dell'articolo 10 del Dpr 633/72, le cessioni realizzate entro cinque anni (e non più entro quattro anni) dall'ultimazione della costruzione o della ristrutturazione sono soggette all'applicazione dell'imposta. Decorso questo termine temporale, scatta l'applicazione del regime di esenzione, con tutte le spiacevoli conseguenze che questo comporta.
    Al momento dell'introduzione del regime fiscale in questione, avvenuta con il Dl 223/06 (convertito dalla legge 248/06), il legislatore aveva previsto una deroga transitoria ad hoc per le imprese di costruzione e ristrutturazione, esonerandole dalla rettifica della detrazione Iva per gli immobili ultimati entro il 4 luglio 2002 (ossia quelli per i quali il termine dei quattro anni era già scaduto al 4 luglio 2006, data di entrata in vigore del provvedimento). Di conseguenza, per fare un esempio, per un immobile ultimato il 30 giugno 2003 e ceduto a fine 2007, il regime applicato è stato quello dell'esenzione, e in capo all'impresa di costruzione o ristrutturazione si sono quindi già manifestati i riflessi negativi che l'intervento della legge di stabilità 2011 vuole ora allontanare.
    Va tra l'altro segnalato che quest'ultima legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2011, e, non essendo stata prevista una disposizione transitoria, non c'è quindi "copertura" per le cessioni effettuate nel corso del 2010.
    La disposizione del numero 8-bis del comma 1 dell'articolo 10 del Dpr 633/72, che tante critiche ha sollevato, è in realtà in linea con le indicazioni della direttiva 2006/112/Ce, che prevede l'applicazione del regime di esenzione per gli immobili considerati non più di nuova costruzione.
    L'articolo 12 della direttiva consente agli Stati membri di considerare un immobile di «nuova costruzione», la cui cessione è quindi imponibile, in base a criteri fra loro alternativi: accanto al criterio della prima occupazione, che è quello prioritario, possono essere applicati il criterio del periodo che intercorre tra la data di completamento dell'edificio e la data di prima cessione, con il limite temporale massimo di cinque anni, e quello del periodo che intercorre tra la data di prima occupazione e la data della successiva cessione (in questo caso il termine è di due anni).
    La scelta del legislatore italiano è ricaduta sul secondo criterio e, per effetto della modifica operata con la legge di stabilità, la norma interna contempla ora il lasso temporale massimo consentito dalla direttiva comunitaria per assoggettare a Iva la cessione: non appare quindi tecnicamente possibile, in quanto incompatibile con la direttiva, una ulteriore estensione del termine in questione, pur auspicata da alcuni commentatori.
    È da ritenere che la finalità perseguita dal legislatore comunitario sia di natura antielusiva. In altre parole, si vuole probabilmente contrastare il fenomeno delle imprese di costruzioni costituite con l'obiettivo (non dichiarato) di far abitare l'immobile, teoricamente destinato alla vendita, agli stessi costruttori, recuperando però l'Iva sui costi di realizzazione, ovvero di utilizzarlo comunque in nero.
    Il termine dei cinque anni dalla data di ultimazione consente quindi di evitare, o almeno di attenuare, rischi di questo tipo, concedendo però un lasso temporale ritenuto congruo alle vere imprese di costruzione o ristrutturazione per vendere gli immobili abitativi realizzati. La disposizione comunitaria, tuttavia, è stata pensata in presenza di una congiuntura economica diversa da quella attuale. La crisi del settore immobiliare, che dura tuttora, sta dimostrando come spesso neppure i cinque anni siano sufficienti alla vendita dell'immobile.

    ISTRUZIONI PER L'USO
    Per muoversi nella nuova disciplina
    La modifica introdotta dalla legge di stabilità 2011 sul regime Iva di cessione dei fabbricati si applica alle imprese costruttrici o ristrutturatrici di immobili abitativi. Mentre sino a tutto l'anno 2010 la linea di confine tra cessione imponibile ed esente dall'Iva era allo scadere dal quarto anno dall'ultimazione dei lavori, dal 2011 l'esenzione scatta dopo il compimento del quinto anno. La cessione dell'immobile in regime di esenzione comporta tre conseguenze negative per l'impresa, che la modifica normativa mira a superare. Innanzitutto, è limitata la detrazione sull'Iva versata per gli acquisti di tutti i beni e servizi dell'anno, con applicazione del pro rata di detraibilità nell'anno in cui avviene la cessione. Si ha poi il recupero della detrazione Iva relativa all'immobile ceduto per tanti decimi quanti sono gli anni mancanti al compimento del decennio. Infine, se la variazione pro rata è maggiore del 10%, scatta il recupero della detrazione Iva relativa agli altri beni ammortizzabili in misura pari a 1/5 o 1/10 (se immobili) della differenza derivante dalla variazione del pro rata.

    Giorgio Gavelli - 11 gennaio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  11/01/2011

    Entro il 31 gennaio sarà possibile regolarizzare, senza applicazione di sanzioni, eventuali violazioni nelle comunicazioni al fisco delle operazioni effettuate nei confronti di operatori economici in paesi black list, in relazione al terzo trimestre 2010 (soggetti trimestrali) o ai mesi da luglio a novembre 2010 (soggetti mensili). A prevedere la possibilità era stata la circolare 54/E/10 che ha riconosciuto le difficoltà degli operatori a individuare i dati rilevanti nella fase di prima applicazione della nuova disciplina.

    In sede di regolarizzazione, gli operatori dovranno quindi segnalare anche le operazioni poste in essere dalle proprie stabili organizzazioni all'estero con soggetti black list, come richiesto dalla risoluzione 121/E del 29 novembre 2010, con cui l'Agenzia delle entrate è tornata a occuparsi del ruolo della stabile organizzazione nell'ambito degli obblighi di comunicazione delle operazioni black list.

    A. Albano/G. Piciocchi – 10 gennaio 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  07/01/2011

    L'azienda è tenuta a emettere fattura per i compensi ricevuti in virtù di un appalto solo dopo il collaudo. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 25602 del 17 dicembre 2010, ha accolto il ricorso di una srl alla quale era stata contestata dal fisco l'omessa fatturazione di lavori a questa appaltati.
    Nel bocciare la decisione della commissione tributaria regionale di Messina la sezione tributaria della Suprema corte ha chiarito che «con riferimento ai contratti di appalto, concorrono alla formazione del reddito di impresa, in un periodo determinato, esclusivamente i ricavi per i corrispettivi dei lavori ultimati, ovverosia di quelli in ordine ai quali sia intervenuta l'accettazione del committente, derivante dalla positiva esecuzione del collaudo o conseguente all'espressione, per facta concludentia, di una volontà incompatibile con la mancata accettazione (accettazione tacita) secondo quanto stabilito nell'articolo 1665 cc».

    D. Alberici - 21 dicembre 2010 - Tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  05/01/2011

    La scadenza del saldo Ici 2010 e la conseguente apertura dei termini per il ravvedimento operoso mettono i comuni di fronte alla necessità di applicare le nuove disposizioni introdotte dalla legge di stabilità 2011 in questa materia.

    Con l'intento di rendere meno allettante il ricorso al ravvedimento (che dal 2010 – complice anche la riduzione all'1% annuo del tasso di interesse legale applicabile ai tardivi pagamenti spontanei – era di fatto diventato una procedura ordinaria per dilazionare il pagamento delle imposte), la legge di stabilità ha infatti ridotto le agevolazioni di cui al l'articolo 13 del Dlgs 472/1997, rispetto a quelle introdotte dall'articolo 16, comma 5 del Dl 185/2008, convertito in legge 2/2009.

    È stato stabilito che – a decorrere dal 1° febbraio 2011 – la sanzione dovrà essere ridotta a un decimo del minimo, anziché a un dodicesimo, nei casi di omesso versamento, se eseguito entro 30 giorni dalla scadenza; a un ottavo del minimo, anziché a un decimo, se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione o, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall'omissione o dall'errore. Anche se l'applicabilità delle nuove sanzioni dovesse essere esclusa, le novità sono senza dubbio efficaci sul ravvedimento operoso ai fini Ici, che i contribuenti potranno effettuare utilizzando ancora la riduzione a 1/12 nel caso di pagamento entro un mese dalla scadenza del saldo 2010 (da effettuare entro il 15 gennaio 2011), mentre a decorrere da tale data il ravvedimento dovrebbe essere effettuato con la riduzione della sanzione a 1/10 nel caso di pagamento effettuato entro il 31 gennaio 2011 e con la riduzione a 1/8 per il pagamento effettuato a partire dal 1° febbraio 2011 e fino all'anno successivo a quello in cui è stata commessa la violazione. L'applicazione di queste nuove percentuali di riduzione delle sanzioni pone peraltro un problema di legittimità, in quanto contrasta con il principio di legalità dettato dall'articolo 3, comma 3 del Dlgs 472/1997 (meglio conosciuto come principio del favor rei), il quale dispone che se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo. Appare evidente che il contribuente il quale, al momento dell'omissione o del parziale versamento dell'Ici o di un altro tributo dovuto nel 2010, avrebbe potuto ravvedersi con l'applicazione delle riduzioni più favorevoli previste prima della modifica introdotta dalla legge di stabilità, dovrebbe poter continuare a ravvedersi applicando tale riduzione anche dopo il 1° febbraio 2011, e non invece dando applicazione alle nuove percentuali di riduzione che, in quanto meno favorevoli al contribuente, diventeranno di fatto applicabili solo alle violazioni commesse a decorrere dal 1° febbraio 2011. Per tale ragione, appare necessario che i comuni, al pari di tutti gli altri enti impositori, nell'informare i contribuenti della possibilità di avvalersi delle nuove percentuali di riduzione delle sanzioni introdotte dalla legge di stabilità, comunichino correttamente le sanzioni applicabili al ravvedimento, al pari del tasso di interesse legale applicabile alle somme da versare in sede di ravvedimento (che dal 1° gennaio 2011 è stato elevato all'1,5%, in luogo dell'1% annuo applicabile nel 2010), per evitare la successiva presentazione di istanze di rimborso, nel caso in cui il contribuente dovesse versare somme più elevate, dando automatica applicazione alle nuove percentuali di riduzione delle sanzioni. Le nuove modifiche apportate al sistema del ravvedimento potrebbero infine rappresentare l'occasione per completare tale strumento, rendendolo utilizzabile non soltanto entro il termine massimo di un anno, bensì – a seguito dell'introduzione del cosiddetto ravvedimento "lungo", basato eventualmente anche su una sanzione più elevata di quella prevista per il pagamento spontaneo entro un anno – in ogni momento precedente a quello in cui la violazione sia stata constatata dall'ente impositore. Al pari di quanto previsto dall'articolo 6, comma 5 bis del Dlgs 472/1997 per la regolarizzazione degli errori formali compiuti in sede di dichiarazione che non incidano sulla determinazione dell'imposta dovuta e che non arrechino pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo da parte del comune. Tale modifica consentirebbe infatti di rendere il ravvedimento operoso un vero strumento di collaborazione con l'ente impositore, che oggi trova invece un limite inspiegabile nel termine annuale previsto per la correzione spontanea da parte del contribuente.

    Maurizio Fogagnolo - 03 gennaio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/01/2011

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 01/2011

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    INTERESSI LEGALI ALL'1,5% DAL 1.1.2011
    LE TARIFFE DEI RIMBORSI CHILOMETRICI
    DOCUMENTAZIONE DA PREDISPORRE PER LA RICHIESTA DI VISTO DI CONFORMITÀ IVA
    OPERATORI INTRACOMUNITARI NUOVO OBBLIGO DI COMUNICAZIONE
    LA FINANZIARIA O LEGGE DI STABILITÀ 2011 – COMMENTATA
    TERRITORIALITÀ IVA SERVIZI CULTURALI SCIENTIFICI FIERE ECC. – NUOVE REGOLE 2011

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    Signa, 05.01.2011
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  • Fisco e tasse  »»  30/12/2010

    Dal 1° aprile 2011 reverse charge obbligatorio per le cessioni di cellulari e microprocessori, ma con esclusione di imprese e professionisti negli acquisti presso dettaglianti.
    Sono questi gli elementi salienti della circolare 59/E di ieri, con cui l'agenzia delle Entrate ha chiarito la portata dell'autorizzazione comunitaria concessa all'Italia per l'estensione del reverse charge ai citati scambi di beni, formalizzata nella decisione del Consiglio Ue del 22 novembre 2010. Trova così applicazione la disposizione inserita dalla Finanziaria 2007 al comma 6, lettere b) e c) dell'articolo 17 del Dpr 633/72 che risultava, di fatto, non operativa per carenza del placet di Bruxelles.
    Si tratta, tuttavia, di un'autorizzazione solo parziale. Il reverse charge, infatti, è stato concesso limitatamente ai telefoni cellulari, esclusi i relativi componenti e accessori, e ai dispositivi a circuito integrato, cosicché, nonostante la più ampia portata della norma interna, questa può trovare applicazione solo entro tale ristretto ambito.
    Invero, la circolare, mentre afferma esplicitamente l'esclusione del reverse charge per i personal computer, non fa lo stesso per gli accessori e i componenti dei telefoni cellulari, i quali, a ogni modo, considerato il chiaro tenore letterale della decisione europea, devono considerarsi anch'essi estranei all'inversione contabile. Sul piano soggettivo la circolare, assumendo una posizione molto forte per un intervento di mera prassi, esclude dal campo di applicazione del reverse charge la vendita al dettaglio, ancorché l'acquirente finale sia un soggetto passivo Iva. In altre parole, a giudizio dell'amministrazione, il reverse charge trova applicazione per le sole cessioni di beni effettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio. Questo perché – si sostiene mutuando il contenuto dei considerata della decisione – al livello finale della catena distributiva le frodi carosello non sarebbero frequenti, dato che i circuiti integrati sono difficilmente oggetto di cessione al consumo in quanto tali, ma in genere come componenti di un prodotto finito (per esempio, un computer), mentre i telefoni cellulari sono di regola forniti dai gestori di telefonia.
    Se la posizione relativa ai circuiti integrati può essere condivisa, diverso è il parere a proposito dei cellulari, poiché per le caratteristiche del mercato italiano la frode è realizzabile anche a livello di commercio al minuto. La limitazione in discorso è, allora, da valutare positivamente in termini di riduzione degli adempimenti a carico degli operatori, ma forse, in un'ottica di lotta alle frodi, sarebbe stato più proficuo perseguire il risultato della semplificazione fissando una soglia minima all'applicazione del reverse charge, piuttosto che escludere tout court la fase del commercio al dettaglio.
    Quanto al contenuto di questa nozione, in assenza di chiarimenti ufficiali, si ritiene che si debba far riferimento alla definizione di cui all'articolo 4 del Dlgs 114/98, che designa come tale l'attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, ivi compreso il commercio elettronico (ai sensi dell'articolo 21 della norma citata), direttamente al consumatore finale. Pertanto, non conta la qualifica dell'acquirente ma l'attività del cedente, con la conseguenza che l'acquisto di un cellulare (o di un microprocessore) da parte di un soggetto passivo Iva (professionista o imprenditore) presso un dettagliante, ancorché per scopi legati all'attività economica svolta e indipendentemente dal numero e dal valore dei beni acquistasti, non deve essere assoggettata a reverse charge, ma all'ordinaria modalità di fatturazione con rivalsa dell'Iva.
    Collocandosi al di fuori del richiamato concetto di vendita al dettaglio, va invece a reverse charge l'acquisto presso un grossista o la cessione di un telefono aziendale da parte di un professionista o di un imprenditore. Per quanto concerne la data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, l'amministrazione, per consentire agli operatori di adeguare le procedure, ha individuato, anche sulla base dello statuto del contribuente, questo termine con le operazioni effettuate dal 1° aprile 2011.

    L'ambito applicativo
    La misura riguarda: telefoni cellulari, con o senza altro utilizzo (esclusi i componenti e accessori venduti a parte) e dispositivi a circuito integrato prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale (esclusi i computer)

    Le sanzioni
    - Dal 100 al 200 per cento dell'imposta a carico del cessionario che non assolve l'Iva in reverse charge o al cedente che ha addebitato l'imposta omettendone il versamento
    - Tre per cento dell'imposta irregolarmente assolta laddove l'Iva sia stata comunque corrisposta dal cessionario o dal cedente.

    Matteo Mantovani - 24 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/12/2010

    In caso di cessazione dell'attività il termine per richiedere il rimborso Iva è decennale. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 25318 depositata il 15/12/2010 ha accolto il ricorso del contribuente. In particolare è stato accolto il terzo motivo del gravame. La sezione tributaria, nel motivare il ricorso del cittadino, ha chiarito che «in tema di Iva, la richiesta di rimborso relativa all'eccedenza d'imposta, risultata alla cessazione dell'attività, essendo regolata dal comma 2 dell'art. 30 del dpr 633/72, è soggetta al termine di prescrizione ordinario decennale e non a quello biennale di cui all'art. 21 del dlgs 546 del 1992, applicabile in via sussidiaria e residuale, in mancanza di disposizione specifiche; proprio perché l'attività non prosegue, non sarebbe infatti possibile portare l'eccedenza in detrazione l'anno successivo».

    16 dicembre 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  20/12/2010

    Uno «spesometro» a due vie, che per imprese e operatori economici rappresenterà la versione semplificata dell'elenco clienti-fornitori abolito nel 2008, ma per gli altri cittadini intende rappresentare una finestra aperta su tutti i consumi significativi. Il nuovo strumento, su cui l'amministrazione finanziaria sta lavorando per attuare le previsioni della manovra d'estate, vedrà le prime comunicazioni ufficiali solo dall'autunno 2011, ma già dalla metà del prossimo anno dovrebbe imbarcare tutti i contribuenti che effettuano acquisti superiori a 3.500 euro. Spese e prestazioni di cui il fisco chiederà conto a professionisti, artigiani e commercianti domandando loro di inviargli i dati, magari indicati negli scontrini fiscali, relativi a chi acquista.

    Il censimento
    Secondo il calendario ipotizzato dai tecnici dell'agenzia delle Entrate, il debutto ufficiale della nuova comunicazione unica avverrà entro la fine di ottobre 2011, quando imprese e intermediari dovranno mandare al fisco i dati sulle vendite di beni o le prestazioni di servizi che avvengono in ambito business; il primo monitoraggio sugli acquisti effettuati dai consumatori finali dovrebbe invece scattare a maggio 2012, e riguardare le operazioni effettuate nel 2011, escludendo quindi le puntate nei negozi in queste ultime settimane dell'anno. Il censimento, che nelle intenzioni dell'amministrazione finanziaria non può deragliare dai binari della semplificazione, sarà una comunicazione unica, in via telematica, su tutte le operazioni rilevanti avvenute nel corso dell'anno precedente. Per essere considerate «rilevanti», le operazioni 2010 (dunque solo quelle fra imprese) dovranno superare una soglia ancora da fissare, ma comunque molto superiore a quella minima da 3mila euro indicata dalla manovra correttiva, mentre nel 2011 per entrare nel censimento sarà sufficiente superare i 3.500 euro.

    Gli obblighi
    Le date lontane in cui è prevista la comunicazione telematica, però, non devono ingannare, perché la raccolta di informazioni deve cominciare molto prima: per le attività tra imprese l'avvio sarà praticamente immediato (il provvedimento del direttore dell'agenzia dovrebbe arrivare in settimana), mentre per quelle che riguardano i consumatori l'avvio sarà a metà 2011 (anche se è possibile un periodo-finestra di qualche mese). È questo l'aspetto che interessa più da vicino i contribuenti: quando si effettuerà un acquisto superiore a 3.500 euro, insieme all'importo bisognerà fornire al venditore il proprio codice fiscale, che il commerciante o l'impresa provvederanno poi a comunicare al fisco.

    I nodi applicativi
    Il meccanismo ricorda da vicino lo «scontrino parlante» che si usa per ottenere le detrazioni fiscali sui farmaci, con una differenza fondamentale: lo scontrino stampato in farmacia finisce nelle mani del contribuente, che lo allega alla dichiarazione per ottenere lo sconto Irpef. Con lo «spesometro», invece, il dato rimane nelle mani del venditore, e bisognerà vedere in che modo si supereranno gli importanti problemi di privacy che un sistema del genere comporta. Il provvedimento del direttore dell'Agenzia dovrà anche risolvere la questione degli acquisti a rate, in cui al debutto si paga solo l'acconto. È probabile che il valore per considerare rilevante o meno l'operazione sia quello complessivo, ma sarà necessario introdurre una serie di strumenti per evitare frazionamenti che nascano solo per dribblare il censimento.

    M.Mobili/G.Trovati - 14 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  17/12/2010

    Avvio in due tempi per il documento sui transfer price. Le società che invieranno entro il 28 dicembre la comunicazione per gli anni fino al 2009 avranno tempo fino al 30 giugno 2011 per predisporre la parte relativa ai criteri adottati per quantificare i prezzi, purché, in caso di controlli, i documenti siano consegnati entro 15 giorni.

    Lo chiarisce la circolare 58/E diffusa ieri dall'agenzia delle Entrate (che conferma le anticipazioni del Sole 24 Ore del 1° dicembre 2010) che analizza le formalità che consentono di evitare sanzioni in caso di rettifiche sugli scambi con consociate estere.

    L.Gaiani – 16 dicembre 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Fisco e tasse  »»  09/12/2010

    Niente più modello VR in forma cartacea per la richiesta del rimborso Iva all'agente della riscossione, ma un nuovo quadro, denominato anch'esso VR, inviato in via telematica e inserito all'interno delle dichiarazioni Iva 2011. È la novità più rilevante (anticipata nei giorni scorsi dal direttore delle Entrate a Bergamo) che emerge dalle bozze dei modelli di dichiarazione, pubblicate ieri sul sito internet dell'agenzia delle Entrate.

    Dal prossimo febbraio, per chiedere il rimborso annuale dell'Iva non bisognerà recarsi agli sportelli dell'Agente della riscossione e presentare il modello VR, ma la richiesta andrà avanzata direttamente, in via telematica. La si dovrà presentare contemporaneamente alla dichiarazione annuale Iva ordinaria o a quella semplificata (Iva base), prevista per determinati contribuenti che hanno effettuato limitate operazioni nel corso dell'anno. Come per il modello presentato nel corso del 2010, la nuova dichiarazione potrà staccarsi da Unico per essere prodotta in via autonoma, a partire dal 1° febbraio 2011, e consentire l'utilizzo in compensazione dei crediti Iva superiori a 10mila euro.
    Altre novità riguardano l'adattamento del modello alle modifiche introdotte dal 1° gennaio 2010 per la territorialità, l'obbligo di emettere fattura per prestazioni non soggette rese nei confronti di colui che le effettua, l'autofattura in caso di acquisto di beni o servizi da operatori non stabiliti anche se identificati o con rappresentante fiscale in Italia.
    In particolare, non sono più esposte le prestazioni di servizi intracomunitarie di cui al soppresso articolo 40, commi 4-bis, 5 e 6, del decreto legge 331/93 ed è stata introdotta una nuova voce per indicare le operazioni non soggette (articolo 7-ter del Dpr 633/72) effettuate verso soggetti Iva comunitari. Inoltre non è più prevista la possibilità per i soggetti non residenti di presentare con una doppia posizione Iva in Italia, attraverso una stabile organizzazione e il rappresentante fiscale o l'identificazione diretta.
    La novità più rilevante rimane comunque il nuovo quadro VR introdotto per consentire la richiesta di rimborso del credito Iva relativo al 2010, mediante la presentazione della dichiarazione annuale. In questo modo non si verificheranno più casi, frequenti in passato, di contribuenti che presentavano la richiesta di rimborso al concessionario con il modello VR e poi dimenticavano di presentare la dichiarazione annuale. Dal prossimo anno, se si vuole chiedere il rimborso, occorrerà inviare telematicamente la dichiarazione annuale Iva ordinaria o quella base, e contemporaneamente compilare il quadro VR per la richiesta di rimborso.

    I contribuenti virtuosi (cioè coloro che soddisfano determinate condizioni di affidabilità e solvibilità indicate nell'articolo 38 bis del decreto Iva e sono esonerati dalla prestazione delle garanzie) dovranno barrare una determinata casella contenuta nel quadro VR e segnalare tale condizione in un altro campo, indicando anche l'importo erogabile senza garanzia. Tali soggetti, però, dovranno in seguito produrre la dichiarazione sostitutiva prevista alla lettera c) del comma 7 dell'articolo 38 bis all'Agente della riscossione per i rimborsi con procedura semplificata inferiori a 516.456,90 o all'ufficio per i rimborsi ordinari.

    Il modello mantiene la struttura modulare e continua a essere composto da un frontespizio e diversi moduli. Le istruzioni sono dettagliate e contengono all'appendice diversi chiarimenti riportati in cronologia alfabetica.

    Renato Portale - 03 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  02/12/2010

    Contribuenti alla cassa per pagare il saldo Ici. Da oggi e fino al 16 dicembre, infatti, chi è proprietario o titolare di altro diritto reale di godimento su fabbricati, aree edificabili e terreni agricoli deve versare la seconda rata, a saldo dell'Ici dovuta per l'intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata. A meno che il contribuente non abbia versato il 16 giugno scorso l'imposta dovuta in unica soluzione, se già conosceva le deliberazioni adottate dal Comune.

    L'imposta è dovuta dai contribuenti per anni solari, proporzionalmente alla quota di possesso dell'immobile e in relazione ai mesi dell'anno per i quali il bene è stato posseduto. Se il possesso si è protratto per almeno 15 giorni, il mese deve essere computato per intero.

    S. Trovato - 01 dicembre 2010 – tratto da sole24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  30/11/2010

    L'Iva speciale sui telefonini al nodo della decorrenza. A rigor di legge, il meccanismo dell'inversione contabile parrebbe applicabile a partire da oggi, in quanto l'autorizzazione del consiglio Ue, datata 22 novembre 2010, è stata pubblicata nella Guue serie L n. 309 del 25 novembre 2010.

    È evidente che la formula del legislatore non è delle più felici quanto all'individuazione della decorrenza; addirittura si fa riferimento alla data di autorizzazione, e non alla data di pubblicazione del provvedimento di autorizzazione (come in occasione dell'introduzione della detrazione forfettaria sui costi dei veicoli).

    Una soluzione formalmente corretta, quindi, potrebbe essere quella si assumere quale decorrenza il giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Guue. Si tratta, però, di una soluzione inconciliabile con le legittime esigenze degli operatori, che ovviamente devono avere il tempo sufficiente per conoscere la normativa e predisporre tutto quanto occorre per la sua applicazione. Appare dunque lecito attendesi che sia l'amministrazione finanziaria a indicare la decorrenza del nuovo regime.

    R. Rosati – 26 ottobre 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  26/11/2010

    Entro martedì 30 novembre sono chiamati alla cassa i contribuenti Irpef, Ires e Irap, persone fisiche e soggetti collettivi compresi, che devono versare il secondo o unico acconto per il 2010. L'obbligo riguarda anche le persone fisiche in regime dei minimi che devono versare l'anticipo dell'imposta sostitutiva del 20%, e i contribuenti che devono versare l'acconto sui contributi Inps eccedenti il minimale o il contributo dovuto dai professionisti alla gestione separata.

    Per il calcolo dell'acconto sono previsti due metodi: lo storico (basato sul risultato dell'anno precedente) e il previsionale (da calcolare sulla base di una stima del reddito del 2010). Per evitare il rischio della sanzione del 30% per omesso o insufficiente versamento è necessario che la previsione di un minore versamento rispetto al metodo "storico" sia confermata dai dati che saranno poi indicati nella prossima dichiarazione dei redditi o dell'Irap.

    Nell'applicare il metodo previsionale si può anche tenere conto delle spese sostenute nel corso del 2010, come, ad esempio, le spese per lavori che danno diritto alla detrazione del 36% (ristrutturazione edilizia) o del 55% (risparmio energetico), o le spese sanitarie che danno diritto a uno sconto Irpef del 19%, nonché gli oneri pagati per contributi previdenziali e assistenziali obbligatori, come il riscatto della laurea.

    L'esempio che segue riguarda un contribuente che nell'Unico 2010 PF, nel quadro RN, ha indicato i seguenti dati:
    rigo RN1, reddito complessivo 98.948 euro;
    rigo RN2, deduzione per abitazione principale, 569 euro;
    rigo RN3, oneri deducibili, 24.657 euro;
    rigo RN4, reddito imponibile, 73.722 euro;
    rigo RN5, imposta lorda, 24.896 euro;
    rigo RN15, detrazione per oneri, 186 euro;
    rigo RN27, imposta netta, 24.710 euro (24.896 meno 186);
    rigo RN38, acconti eseguiti per il 2009, 28.040 euro;
    rigo RN43, imposta a credito, 3.330 (28.040 meno 24.710).

    Il nostro contribuente ha già eseguito il versamento del primo acconto per il 2010 negli stessi termini previsti per il saldo di Unico 2010. Ha perciò versato il primo acconto Irpef per l'importo di 9.785,16 euro (pari al 39,6% dell'importo inserito al rigo RN27), nonché l'acconto dell'addizionale comunale e il primo acconto di 3.083 euro versato ai fini del contributo Inps dovuto sul reddito eccedente il minimo di reddito. Non ha crediti d'imposta da far valere.

    Come acconto di novembre, calcolato sul riferimento storico di Unico 2010, dovrebbe versare: l'importo di Irpef di 14.677,74 euro (pari al 59,4% dell'importo inserito al rigo RN27); un ulteriore acconto di 3.083 euro ai fini del contributo Inps dovuto sul reddito eccedente il minimo di reddito.

    Il contribuente, avendo sostenuto nel 2010 delle spese in materia di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico, esegue il ricalcolo dell'acconto Irpef per determinare la seconda rata.

    Ai fini Inps non esegue alcun ricalcolo in quanto il presunto reddito d'impresa che supera il minimale di reddito è superiore a quello dell'anno precedente. A fine novembre verserà perciò la seconda rata di acconto dovuta ai fini Inps per l'importo di 3.083 euro, già versato a titolo di prima rata.

    In base ai calcoli eseguiti, stimato l'incremento di reddito d'impresa, meno gli oneri deducibili dell'anno 2010, il suo reddito imponibile dovrebbe essere inferiore a quello di 73.722 euro (rigo RN4 di Unico 2010). Per per evitare il rischio di sanzioni su un calcolo sbagliato, esegue il calcolo dell'Irpef, lasciando inalterato il reddito imponibile dichiarato di 73.722 euro, al quale corrisponde l'imposta lorda di 24.896 euro.

    Rispetto allo scorso anno, in base alle spese sostenute, avrà però diritto a due ulteriori detrazioni per l'anno 2010. Esattamente, a una detrazione Irpef di 1.728 euro a titolo di detrazione del 36% per la ristrutturazione, e a una detrazione di 7.500 euro per la riqualificazione energetica, in totale 9.228 euro. In pratica, il suo debito Irpef relativo al 2010 sarà di 15.668 euro (24.896 meno 9.228). Calcolato il presunto debito Irpef del 2010, il suo totale acconto Irpef relativo all'anno 2010, è pari a 15.511,32 euro (99% di 15.668).

    Tenuto conto che il nostro contribuente ha versato la prima frazione di acconto Irpef per l'importo di 9.785,16 euro, verserà a titolo di secondo acconto la differenza di 5.726,16 euro, anziché l'importo di 14.677,74 euro che avrebbe dovuto versare sul riferimento storico di Unico 2010.

    Tonino Morina - 25 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/11/2010

    I furbetti dell'asilo sotto osservazione. D'ora in poi bisognerà fare attenzione a presentare il modello Isee per chiedere di non pagare la retta per i figli (o qualsiasi altra agevolazione), perché il rischio non è più che la prestazione venga negata, ma che scatti un pesante accertamento, basato sul redditometro, che punirebbe in modo adeguato chi non solo evade le tasse, ma sottrae risorse destinate ai più bisognosi.

    Ad annunciare l'applicazione dello strumento per chi chiede i benefici è stato ieri a Pavia il direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera, durante un convegno organizzato dalla provincia e dall'università della città lombarda oltre che che dall'agenzia delle Entrate e dell'ordine dei dottori commercialisti di Pavia-Vigevano-Voghera.

    Befera ha sottolineato, a margine del convegno, come il nuovo redditometro, una volta messo a punto, sarà la modalità di controllo più adatta per effettuare le verifiche su chi beneficia di agevolazioni utilizzando il modello Isee, come prevede il Dl 78 del 2010. E sul redditometro Befera ha spiegato: «Va visto in un'ottica di sistema. Con il tutoraggio per le imprese grandi, gli studi di settore con quelli minori e il redditometro per le persone fisiche. In questo modo si chiude un cerchio».

    Sulla questione della collaborazione con i comuni, Befera ha annunciato anche una nuova convenzione con l'Anci, con la definizione dei servizi che l'agenzia può mettere a disposizione dei comuni. E ha sottolineato come agli enti sia stata offerta formazione e collaborazione, «ma occorre che gli enti più piccoli si consorzino. E magari un ruolo su questo fronte potrebbero giocarlo anche le province». Sul fronte di queste ultime ricorda come sia difficile fare i controlli in materia di Rc auto, visto che non esistono banche dati per effettuarli.

    I risultati della lotta all'evasione in collaborazione con i comuni per il momento non sono eclatanti. Per ora, infatti, il bilancio è di circa 2 milioni di euro incassati, 20 accertati e 11mila segnalazioni. I dati, se non alti, sono però – ha ricordato il direttore delle Entrate – importanti, perché anche grazie a questa collaborazione e alla responsabilizzazione in tema di spesa che il federalismo porta con sé si può affermare anche un contrasto qualitativo dell'evasione fiscale, in cui quest'ultima, ha spiegato Befera, venga avvertita dai cittadini, come un disvalore, come del resto sempre più accade.

    La partecipazione dei comuni all'accertamento, non è una norma nuova nel nostro ordinamento, come ha ricordato Vittorio Emanuele Falsitta, che da deputato fu relatore della riforma fiscale del 2003. La novità adesso è la volontà politica di portarla avanti. E il senatore della Lega Nord, Roberto Mura, ha illustrato il decreto legislativo sul federalismo fiscale comunale (atto del governo 292) del quale dall'altro ieri sera la commissione Finanze del Senato ha incominciato l'esame. I contenuti degli otto articoli del decreto sono stati ampiamente illustrati da Mura, che ha ricordato come proprio il primo articolo di questo provvedimento illustra i dati dell'anagrafe tributaria che devono essere accessibili agli enti locali. Si tratta della norma che prevede – tra l'altro - la cedolare secca sugli affitti e l'imposta municipale propria che dal 2014 dovrà riguardare tutti gli enti locali e al quale se ne potrà successivamente affiancare una facoltativa. A illustrare i risultati della collaborazione tra comuni ed Entrate in Lombardia è intervenuto il direttore regionale, Carlo Palumbo. Nella regione sono pervenute finora 750 segnalazioni qualificate, che nel 92% dei casi hanno portato all'acquiscenza dei contribuenti, con una maggiore imposta media riscossa di 9.500 euro.

    Dagli interventi al convegno è emerso come il federalismo può essere una soluzione alla situazione che si è creata con la riforma degli anni '70 dove la gestione dei tributi era accentrata allo stato e la spesa cominciava a essere trasferita in sede locale, con quella che – come ha ricordato Befera – il ministro Giulio Tremonti, chiama «la democrazia del deficit».

    Antonio Crescione - 20 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  19/11/2010

    MILANO
    Per il momento si sa solo che le comunicazioni saranno cumulative, quindi non ci sarà bisogno di trasmettere all'agenzia delle Entrate ogni singola operazione di valore superiore ai tremila euro. L'anticipazione è arrivata ieri mattina al Forum lavoro da parte del direttore delle Entrate, Attilio Befera. Sul calendario del nuovo obbligo introdotto con la manovra estiva e sullo spettro delle attività che andranno documentate e segnalate al fisco, invece, l'Agenzia «non ha ancora deciso nulla». L'istruttoria è ancora in corso con l'unico esplicito mandato fissato dall'articolo 21 del Dl 78/10 di procurare ai destinatari il minor «aggravio possibile».
    Il ritardo sulla tabella di marcia comincia però a preoccupare i professionisti. «Se si prevede un aumento di gettito già nel 2011, è verosimile che l'obbligo decorra dall'inizio del 2011, magari con riferimento alle operazioni relative al 2010 – spiega Roberto D'Imperio, componente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con delega alla fiscalità –. Se così fosse, saremmo già fuori tempo massimo. Perché è vero che l'articolo 21 non prevede scadenze, ma è altrettanto vero che si deve dare modo alle case di software di predisporre gli applicativi, alle Entrate di scrivere le circolari interpretative e a noi professionisti di studiare la materia, evidenziare i casi dubbi e le relative soluzioni. Senza contare le potenziali sovrapposizioni con altri adempimenti. Corriamo il rischio di replicare in forma amplificata quanto avvenuto per le comunicazioni "black list" appena inviate».
    La relazione tecnica al Dl 78, in effetti, stima un introito di 627 milioni di euro derivante da questa misura già a partire dal prossimo anno (836 nel 2012 e nel 2013). Teoricamente, da gennaio, dovrebbero perciò essere già disponibili le specifiche tecniche per la predisposizione dell'invio telematico. I tempi tecnici, a meno di immaginare una improvvisa accelerazione delle Entrate, non sembrano esserci. D'altronde, l'Agenzia potrebbe optare, come accaduto in passato per altri adempimenti, per un invio cumulativo per i primi 3-4 mesi del 2011 e scandenzare poi mensilmente o trimestralmente i successivi elenchi.
    La portata del nuovo adempimento merita del resto un'accurata preparazione. A dover essere segnalate dovrebbero essere non solo le operazioni superiori ai tremila euro realizzate con i propri clienti e fornitori "imprese", ma anche le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei privati.
    La mole delle informazioni così disponibile dovrebbe poi alimentare Serpico e le altre banche dati del fisco supportando gli accertamenti imperniati sul nuovo redditometro permettendo, come precisa la relazione illustrativa, «l'individuazione di spese e consumi di particolare rilevanza utili alla individuazione di capacità contributiva». Gli stessi dati verranno impiegati, infine, per la ricostruzione della congruità dei volumi d'affari e dei costi indicati nelle dichiarazioni.

    LA MISURA
    La manovra correttiva (Dl 78/10) ha introdotto l'obbligo di comunicare, per via telematica, le operazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a 3.000 euro. Modalità attuative e termini dell'adempimento dovranno essere fissati con un provvedimento del direttore delle Entrate.

    IL GETTITO
    Nella relazione tecnica si profila per il 2011 un maggior gettito stimato in 627,5 milioni di euro (836,7 nel 2012 e nel 2013). La comunicazione dovrebbe riguardare sia le operazioni rilevanti con altre imprese che quelle con soggetti privati.

    Marco Bellinazzo - 18 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/11/2010

    Contribuente sempre più accerchiato da situazioni che fanno ricadere a suo carico l'onere probatorio. Basti pensare agli ultimi interventi legislativi (ad esempio, la presunzione per le attività detenute all'estero). Ma anche ad alcuni interventi della giurisprudenza (ordinanze della Cassazione n. 14313/10 e n. 22793 del 9 novembre scorso), secondo cui, addirittura, in presenza di una presunzione semplice, l'onere probatorio grava sul contribuente. Illustri studiosi ed esperti come Enrico Allorio affermavano che l'esistenza nella materia fiscale di presunzioni legali relative, che invertono l'onere probatorio, si deve alla regola ordinaria in base alla quale l'onere della prova spetta all'amministrazione. In sostanza, le presunzioni legali rappresenterebbero una eccezione al principio secondo cui l'incombenza dell'onere della prova (sia per rettifiche basate su presunzioni semplici che di tipo analitico) ricade sugli uffici.

    D. Deotto – 15 novembre 2010 – tratto da Il Sole 24 ore

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  • Fisco e tasse  »»  04/11/2010

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 15/2010

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    L'ACCERTAMENTO SINTETICO E IL NUOVO REDDITOMETRO
    LA COMPENSAZIONE IVA
    DIVIETO DI COMPENSAZIONE IN PRESENZA DI ISCRIZIONI A RUOLO
    IL TRATTAMENTO FISCALE DEGLI OMAGGI E DELLE CESSIONI GRATUITE
    LE SPESE DI RAPPRESENTANZA
    MISURA DELLA DEDUCIBILITA’
    INVIO TELEMATICO COMUNICAZIONE DICHIARAZIONI D’INTENTO RICEVUTE
    RICHIESTA DATI A CLIENTI E FORNITORI
    SALDO ICI 2010 – PROMEMORIA

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  • Fisco e tasse  »»  03/11/2010

    Il contribuente risponde del reato di occultamento o distruzione di scritture contabili se i verificatori non rinvengono alcune fatture, reperite, successivamente, presso i clienti. A chiarirlo è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza 38224 depositata il 28/10/2010.

    Al titolare di un'impresa meccanica veniva contestato l'occultamento o la distruzione delle scritture contabili in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi e del volume d'affari, in quanto la Guardia di finanza non aveva rinvenuto alcune fatture, acquisite, invece, presso i clienti.

    Il Gip assolveva il contribuente ritenendo che il fatto non costituiva reato, atteso che non era possibile stabilire se, il mancato rinvenimento, si riferisse a un'omissione originaria, facendo venir meno tanto l'occultamento quanto la distruzione, o a una sopravvenuta attività di eliminazione invece penalmente rilevante.

    Ricorreva per Cassazione il pubblico ministero il quale, al contrario, evidenziava che l'omessa conservazione delle scritture contabili era provata e integrava quindi il reato in questione atteso che, nella specie, le fatture erano state sicuramente emesse e consegnate ai clienti dell'impresa.

    Il delitto previsto dall'articolo 10 punisce chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o l'Iva, o di consentire l'evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.

    La Corte ha innanzitutto ricordato che per la configurazione di questo delitto, oltre al dolo specifico di evasione, deve verificarsi l'impossibilità di ricostruire il volume di affari o dei redditi. Tale impossibilità è di tipo relativo, cioè deve essere riferita alla situazione interna aziendale, e non assume rilevanza se, in concreto, sia possibile procedere alla ricostruzione mediante elementi e dati raccolti all'esterno e in modo indiretto. Occorre, inoltre, la prova dell'istituzione dei documenti contabili in questione. Nel caso di specie, conclude la sentenza, era stato accertato che le fatture erano state emesse per prestazioni a favore di clienti presso cui poi sono state anche reperite. Da qui la sussistenza del reato.

    Va evidenziato che il giudice di primo grado aveva dato atto dell'oggettiva impossibilità di ricostruire, nel caso di specie, il volume di affari, e che l'avvenuta acquisizione delle fatture presso i clienti non aveva avuto effetto sanante.

    La circostanza appare importante, altrimenti potrebbe ipotizzarsi una condotta penale ogni qualvolta non vengano rinvenuti dai verificatori documenti fiscali regolarmente contabilizzati e dichiarati.

    Francesco Falcone e Antonio Iorio - 20 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/10/2010

    La mini-proroga al 5 ottobre 2010 del termine di presentazione delle dichiarazioni in scadenza il 30 settembre 2010 ha effetti limitati. Gli adempimenti con scadenza successiva al 30 settembre non beneficiano di alcun differimento. E' questa l'interpretazione fornita dalle Entrate, con un comunicato diramato ieri, nel punto in cui precisano che il termine del 30 settembre 2010 per la presentazione in via telematica delle dichiarazioni Iva 2010, Irap 2010 e Unico 2010, non è stato prorogato, ma è stato solo consentito di inoltrare le stesse entro il 5 ottobre 2010, per problemi tecnici al servizio telematico.

    Per l'agenzia delle Entrate, tutti gli adempimenti fiscali con scadenza successiva al 30 settembre 2010 e connessi al "termine di presentazione" dei modelli annuali di dichiarazione dovranno essere eseguiti facendo riferimento esclusivamente alla data del 30 settembre 2010. Rimane comunque valido lo spostamento al 5 ottobre 2010 per gli adempimenti fiscali che dovevano essere eseguiti entro il 30 settembre 2010, compresi i versamenti che si dovevano fare mediante i servizi telematici delle Entrate.

    Il termine del 5 ottobre non è, quindi, valido a "tutti gli effetti", ma solo ai fini delle scadenze del 30 settembre 2010.

    T. Morina – 28 ottobre 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  28/10/2010

    Il condono tombale non è "morto". Se ne sono accorti molti contribuenti che avevano aderito alla sanatoria approvata nel 2002 dal Governo Berlusconi per chiudere i conti con un passato tributario non proprio ligio. Negli ultimi mesi si sono visti notificare verbali dalla Guardia di Finanza e accertamenti dall'agenzia delle Entrate con contestazioni che riesumavano proprio gli anni d'imposta teoricamente perdonati (il 2001 e il 2002, in particolare). Esibire la documentazione di adesione alla regolarizzazione? Per ora inutile. Perchè la condotta dell'amministrazione finanziaria è tanto inflessibile quanto, dal punto di vista formale, ineccepibile. Le spiacevoli sorprese per i contribuenti, infatti, derivano dal "combinato disposto" di due provvedimenti: da un lato, il decreto Bersani del 2006 (Dl 223) che ha raddoppiato (da quattro a otto anni) i termini di accertamento quando ci si imbatte in fatti penalmente rilevanti; dall'altro lato, le sentenze con cui la Corte di giustizia Ue nel luglio 2008 e la Cassazione dopo hanno disconosciuto il condono Iva lasiando senza copertura i reati commessi in passato. L'adesione al condono, perciò, si sta traducendo in una sorta di "autodenuncia", di fronte alla quale – oltrepassata la soglia dei 100mila euro fissata dal Dlgs 74/00 per assegnare caratura penale a questo tipo di illeciti tributari – i controllori sono obbligati a informare l'autorità giudiziaria. La semplice notizia di reato, a sua volta, fa scattare il raddoppio dei termini, per cui anche se sono trascorsi molti anni si possono subire verifiche. E si può essere costretti a giustificare situazioni contabili finite sotto la lente del Fisco magari non avendo più la documentazione per difendersi. Con il Dl Bersani, di fronte al sospetto di un reato tributario comunicato alla Procura (basta questo), le irregolarità condonate e commesse nel 2001 diventano contestabili fino al 31 dicembre 2010 (anziché fino al 31 dicembre 2006). Quelle relative al 2002, fino al 31 dicembre 2011 (anziché fino al 2007).

    Ecco come stanno risorgendo gli "spettri" di controlli spesso milionari. Per i contribuenti restano l'amarezza e l'incertezza di vedersi contestare vicende sulle quali ritenevano di aver messo una pietra sopra, confidando in una legge statale. Per Entrate e Fiamme Gialle – finché resterà questo il quadro normativo – la chance di allungare il periodo di accertamento va sfruttata al massimo. Anche se l'ordinario termine di prescrizione (un anno più quattro) è scaduto. Per quanto su questo punto dovrà pronunciarsi ora la Corte costituzionale, chiamata in causa poche settimane fa dalla commissione tributaria di Napoli. La Consulta dovrà chiarire se il raddoppio dei termini può scattare "sempre" o se deve essere subordinato al fatto che gli ordinari termini di decadenza dell'accertamento siano ancora "aperti".

    L'Erario, dal canto suo, potrebbe essere costretto a restituire le somme fin qui incassate per il condono. Ma c'è già chi studia un'azione per chiedere alle istituzioni statali il risarcimento dei danni. Spiega, per esempio, l'avvocato Stefano Loconte di Bari: «I cittadini che assumono certi comportamenti sulla base di atti dell'amministrazione idonei a creare situazioni di "apparente" legittimità non vanno traditi. Diversi clienti ci hanno già conferito il mandato per chiamare in giudizio lo Stato italiano».

    Marco Bellinazzo - 27 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/10/2010

    L'Agenzia delle dogane ha reso noto ieri che a causa di problemi tecnici del servizio telematico dell'Agenzia, gli adempimenti relativi alla trasmissione degli elenchi Intrastat in scadenza il 25 ottobre 2010, si intenderanno regolarmente eseguiti anche se effettuati entro il 26 ottobre 2010.

    26 ottobre 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  26/10/2010

    Niente ricorso contro l'avviso bonario. Secondo l'Agenzia delle entrate infatti le comunicazioni recapitate al contribuente a seguito dei controlli automatizzati effettuati ai sensi degli articoli 36-bis del dpr 600/73 e dell'articolo 54-bis del dpr 633/72, non contenendo una pretesa tributaria definita, ma solo in itinere, non costituiscono atti suscettibili di autonoma impugnativa presso le commissioni tributarie.

    Il principio sopra esposto è contenuto nella risoluzione n.110/E diffusa nel pomeriggio di ieri dall'Agenzia delle entrate.

    A. Bongi – 23 ottobre 2010 – tratto da Italia

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  • Fisco e tasse  »»  25/10/2010

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi - FLASH - n. 14/2010

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    COMUNICAZIONI BLACK LIST - I PRIMI CHIARIMENTI CON LA CIRCOLARE 53/2010

    • Premessa
    • Soggetti obbligati o esonerati
    • Individuazione dei paesi black list
    • Individuazione della controparte
    • Operazioni oggetto di comunicazione e contenuto della comunicazione
    • Ampliamento delle operazioni oggetto di comunicazione
    • Limitazioni delle operazioni oggetto di comunicazione
    • Periodicità e termini di presentazione
    • Momento rilevante ai fini della comunicazione
    • Sanzioni
    • Efficacia

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    Signa, 25.10.2010
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  21/10/2010

    Reverse charge obbligatorio anche per telefoni cellulari e personal computer. il Consiglio Ecofin di ieri ha autorizzato l'Italia, fino a tutto il 2014, a estendere l'inversione contabile ai beni appartenenti a queste categorie merceologiche, ivi compresi i relativi componenti e accessori. Nella stessa riunione il Consiglio ha esaminato, senza alcuna approvazione, un progetto di direttiva sulla cooperazione degli stati membri per combattere le frodi in materia di imposte dirette e ha valutato la possibilità di introdurre una nuova imposta europea che consenta di ridurre i contributi che gli stati membri devono versare al bilancio comunitario.
    L'autorizzazione che estende il reverse charge a telefoni e computer dà applicazione all'articolo 17, comma 6, lettere b) e c), del Dpr 633/72. La disposizione, infatti, non era operativa perché la sua efficacia era subordinata allo specifico provvedimento comunitario. Permane, invece, nel regime ordinario (in quanto non contemplata dalla deroga) la fattispecie della cessione di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere, menzionata alla lettera d) dello stesso articolo 17.
    Il placet del Consiglio è formalizzato in una decisione che mutua il contenuto della COM(2010)175 del 26 aprile 2010, con la quale vengono autorizzate a imporre il reverse charge nelle transazioni concernenti telefoni mobili, pc e affini anche Austria e Germania, mentre al Regno Unito è accordata la proroga dell'analoga misura di cui fruisce già da tempo. Il tutto rientra nella strategia di lotta alle frodi Iva.
    Tuttavia, per garantire in Italia successo alla misura occorre che l'estensione del reverse charge non determini un aggravio eccessivo degli adempimenti a carico degli operatori e che, soprattutto, non comporti lo spostamento della frode a livello del commercio al dettaglio. In proposito, quello che non convince è l'assenza, per l'Italia, di una soglia all'applicazione dell'inversione contabile. Mentre per Austria, Germania e Regno Unito l'obbligo scatta solo per le transazioni non inferiori a 5mila euro e pound - così configurando una misura principalmente volta a colpire le transazioni all'ingrosso - per il nostro Paese non è stato previsto alcun limite, talché si potrebbe pensare ad un'applicazione del sistema anche alle cessioni al minuto effettuate nei confronti di soggetti passivi. E considerato che rientrano nella deroga anche gli accessori connessi a cellulari e computer, il rischio è che possano essere oggetto di inversione contabile obbligatoria innocue transazioni di ammontare irrisorio. Questo, evidentemente, per vari motivi, metterebbe a repentaglio l'efficacia della norma. Sul piano pratico, si avrebbe un aggravio non indifferente della contabilità degli operatori che non commerciano unicamente i beni oggetto della deroga.
    Mentre per coloro che hanno in tali prodotti il core business vi è il rischio di passare a una situazione strutturale di credito Iva. In termini di tutela del gettito, il pericolo connesso all'assenza di soglie minime all'applicazione del reverse charge è dato dalla possibile "migrazione" delle frodi sul versante del commercio al dettaglio attraverso l'utilizzo di partite Iva false o comunque non riconducibili soggettivamente a colui che compie l'acquisto, che potrebbe così beneficiare di uno "sconto" pari all'imposta non versata.

    Matteo Mantovani - 20 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  20/10/2010

    Il Consiglio europeo ha prorogato al 31 marzo 2011 il termine per la presentazione delle istanze relative al rimborso dell'Iva estera per il 2009. Con la decisione 13936/10, il Consiglio ha modificato l'articolo 15 della direttiva 2008/9/EC, aggiungendo la previsione dell'"eccezionale" proroga del termine.

    Per le istanze relative agli anni 2010 e seguenti, infatti, tornerà a valere il termine del 30 settembre dell'anno solare successivo al periodo di riferimento.

    Come anticipato nei giorni scorsi, il Consiglio ha apportato questa modifica per evitare che i ritardi e i problemi tecnici - avuti da alcuni Stati membri - nella predisposizione dei portali telematici, compromettessero il diritto alla detrazione Iva relativa al 2009.

    B. Zanardi/G. Carucci - 19 ottobre 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  15/10/2010

    Anche il piccolo imprenditore, se sprovvisto di autonoma organizzazione, può risultare non soggetto all'Irap. Ad affermarlo è la Corte di cassazione, con tre sentenze depositate ieri (le n. 21122, 21123 e 21124), in relazione all'assoggettabilità o meno al tributo regionale a un tassista, a un coltivatore diretto e a un artigiano.

    La Cassazione ricorda che il fatto di dichiarare un reddito d'impresa o di lavoro autonomo è una questione che non rileva ai fini dell'Irap. Viene ricordata, del resto, l'apertura già fatta per le attività ausiliarie – indicate dall'articolo 2195 del Codice civile – come quelle di agente di commercio e di promotore finanziario (sentenze n. 12108 e 12111 del 2009), nei casi in cui per queste attività non sussista il requisito dell'organizzazione autonoma.

    Questo principio, secondo la Corte, deve essere applicato «a maggior ragione» anche per le attività che possono essere inquadrate tra quelle dei piccoli imprenditori, in base all'articolo 2083 del Codice civile, secondo il quale risultano tali «i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia».

    In questi casi – afferma la sezione tributaria della Corte – risulta ancora più evidente l'esigenza di evitare l'assoggettamento ope legis all'Irap, diversamente dagli imprenditori (articolo 2082), per i quali, invece, l'elemento dell'organizzazione deve considerarsi connaturato alla nozione di impresa.

    Secondo la Corte, un piccolo imprenditore (come può esserlo appunto un tassista, un artigiano, un coltivatore diretto) normalmente dovrebbe essere dotato di un'organizzazione minimale di beni strumentali e non dovrebbe avvalersi di lavoro altrui (se non occasionalmente). Quindi, si tratta di una fascia di soggetti per i quali devono valere, in via di principio, le stesse conclusioni raggiunte per i lavoratori autonomi. Le sentenze depositate ieri parlano in effetti di una piena assimilazione dei piccoli imprenditori ai lavoratori autonomi «per garantire una parità di trattamento imposta dalla ratio del tributo (...) in conformità, quindi, ad una doverosa interpretazione costituzionalmente orientata».

    Le tre sentenze affermano, quindi, che l'attività del piccolo imprenditore deve ritenersi esclusa dall'assoggettamento all'Irap quando si tratta di un'attività non autonomamente organizzata, requisito che deve essere rilevato dai giudici di merito. Le sentenze ripetono quello che era stato affermato per autonomi e ausiliari del commercio e cioè che l'autonoma organizzazione si ha quando il contribuente: risulta, in qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse; impieghi beni strumentali oltre il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza dell'organizzazione o si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

    Si tratta dei soliti parametri, che per la verità, risultano comunque astratti.

    Normalmente, infatti, i beni strumentali per l'attività risultano sempre indispensabili. E l'indispensabilità non può essere certo considerata in relazione al valore degli stessi. Ad ogni modo, dopo queste ultime aperture della Cassazione, si è sempre più propensi a ritenere che l'autonoma organizzazione sia connaturata al tipo di attività svolta. Si può affermare così che l'organizzazione difetta, quando non si è in presenza di un lavoro altrui, per l'attività, di tassista, idraulico, imbianchino, ambulante, ovvero per quella di un piccolo trasportatore e anche di un negoziante con un piccolo esercizio come una drogheria o un fruttivendolo. Sono solo degli esempi e molti altri ne possono seguire, dopo queste ultime sentenze della Cassazione.

    I PRINCIPI

    Il punto di partenza
    Una chance per i piccoli.
    In base alle sentenze 21122, 21123 e 21124 depositate ieri, che si richiamano alle sentenze 12108 e 12111 del 2009, non è la natura dell'attività a essere alla base dell'Irap ma il modo, cioè l'autonoma organizzazione, in cui la stessa è svolta. Se basta il lavoro personale l'attività non è assoggettabile a Irap. Il che avviene, precisa la sentenza, anche per i piccoli imprenditori.

    L'autonoma organizzazione
    Il peso della struttura.
    Non è da escludere, afferma la Cassazione, che anche un piccolo imprenditore sia dotato di un'organizzazione minimale di beni strumentali e si avvalga solo occasionalmente del lavoro altrui. In questo caso va assimilato ai lavoratori autonomi per assicurare una parità di trattamento imposta dalla ratio del tributo.
    Perché si configuri l'autonoma organizzazione, quindi, occorre che l'interessato ne sia il responsabile effettivo e che vengano impiegati beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile ovvero si utilizzi il lavoro altrui in maniera non occasionale.

    Cosa dice il codice civile
    Chi sono i piccoli imprenditori?
    Per il Codice civile, dunque, sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo (articoli 1647, 2139), gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia (articoli 2202, 2214, 2221).

    Dario Deotto - 14 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  14/10/2010

    Non si può ritenere perfezionato il condono sulla definizione degli omessi versamenti se la seconda e terza rata sono state pagate con ritardo. A confermare questo orientamento è la quinta sezione civile della Corte di cassazione con l'ordinanza n. 20966 depositata ieri. Una società aveva impugnato una cartella di pagamento per Irpeg, Iva, Irap e ritenute alla fonte a seguito di un controllo automatizzato sulla dichiarazione, dal quale erano emersi omessi versamenti.

    La contribuente nel ricorso sosteneva di aver definito gli omessi versamenti in base all'articolo 9-bis della legge 289/02. L'agenzia delle Entrate riteneva, invece, che il ritardato pagamento di seconda e terza rata aveva determinato il mancato perfezionamento del condono.

    F. Falcone/A.Iorio – 12 ottobre 2010 - Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  12/10/2010

    Via libera ai ravvedimenti di Unico e Irap 2010, con una novità: è stato tacitamente posticipato di cinque giorni, dal 29/12/2010 al 3/1/2011, il termine per la presentazione delle dichiarazioni tardive. Termine, quest'ultimo, valido anche per effettuare (o per rettificare) opzioni omesse (o erroneamente indicate) nelle dichiarazioni appena presentate.

    E nel mare magnum delle sanzioni e degli «sconti» finalmente un faro in grado di guidare i contribuenti desiderosi di sistemarsi spontaneamente con il fisco: la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 11 del 12 marzo 2010. sette 10.

    M. Bonazzi – 11 ottobre 2010 – tratto da Italia Oggi Sette -

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  • Fisco e tasse  »»  08/10/2010

    Linea dura della Cassazione sull'evasione fiscale delle piccole aziende di capitali. Infatti, i costi fittizi, iscritti in bilancio con false fatture, sono imputabili al socio come ricavi e quindi imponibili.

    Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20721 del 6 ottobre 2010, ha accolto il ricorso del fisco. Il caso riguarda una piccola srl, composta da due soci soltanto, nei confronti dei quali l'amministrazione finanziaria aveva spiccato un avviso di accertamento in seguito ad alcune verifiche della Guardia di finanza. In particolare gli agenti avevano trovato delle fatture false, emesse da società cartiere e regolarmente inserite in contabilità.

    D. Alberici – 07 ottobre 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  07/10/2010

    Lo scostamento di un quinto necessario per legittimare il nuovo accertamento sintetico deve essere calcolato sul reddito accertabile. È questo quanto si può desumere dall'articolo 22 del decreto legge 78/2010.
    Prima delle modifiche, la norma stabiliva la possibilità di effettuare l'accertamento sintetico quando il reddito complessivo accertabile si discostava per almeno un quarto rispetto al reddito dichiarato. Questa sorta di "franchigia" era stata stabilita in conseguenza della anomalia, rispetto alle altre forme di accertamento, su cui si basa il "sintetico". Infatti, mentre le varie metodologie accertative hanno per oggetto l'individuazione di una ricchezza prodotta, cioè un reddito o dei ricavi, il "sintetico" si è sempre caratterizzato - anche prima delle modifiche della manovra d'estate - per il fatto che risulta fondato su un procedimento definito "inverso": dalla spesa, cioè da un atto dispositivo della ricchezza, si ricostruisce il reddito. Per questo il legislatore ha stabilito una sorta di franchigia tra reddito accertato e reddito dichiarato. La franchigia risultava - ed è tuttora - comune sia all'accertamento sintetico sia a quello basato sul redditometro. L'unica differenza tra le due metodologie consisteva nel fatto che soltanto per il redditometro la norma richiedeva che la "non congruità" rispetto al reddito accertato si avesse per almeno due periodi d'imposta. Tale ultima previsione è stata ora cancellata dal nuovo testo dell'articolo 38, comma 5 del Dpr 600/73.
    In relazione alla franchigia di un quarto tra reddito accertato e quello dichiarato, era stato posto il problema se il 25% dovesse essere calcolato sul primo o sul secondo. In sostanza, fatto 100 il reddito determinato sinteticamente e 75 quello dichiarato, il problema che si poneva era se la percentuale doveva essere calcolata su 100 o su 75. Secondo un passaggio della relazione del Secit del 31 ottobre 1993, lo scostamento del 25% doveva essere calcolato sul reddito accertato.
    La nuova norma non sembra differenziarsi da quella precedente, salvo per la diversa entità che consente l'effettuazione dell'accertamento. Ora viene affermato che l'accertamento sintetico è ammesso «a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato».
    In precedenza, la norma specificava testualmente che la rettifica risultava possibile quando «il reddito complessivo netto accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato». È vero che vi sono delle piccole differenze terminologiche, ma la questione sostanziale non sembra cambiare rispetto a prima.
    Anzi, il nuovo testo normativo sembrerebbe voler confermare il contenuto della relazione del Secit sullo scostamento tra reddito accertato e quello dichiarato. È da ritenere, quindi, che in presenza di un reddito accertato sinteticamente pari a 100, lo scostamento di un quinto debba essere calcolato su tale importo. Con la conseguenza che se il contribuente ha dichiarato un reddito pari o inferiore a 80 (100 meno 20), l'accertamento risulterà possibile.
    Da notare che la norma parla ora di scostamento confrontando il reddito complessivo - e non più quello "complessivo netto" - con quello accertabile. È stata così eliminata quella discrasia che portava a considerare ai fini del confronto un reddito lordo (quello determinato sinteticamente) e un reddito al netto degli oneri deducibili (quello dichiarato). Ora, invece, anche il reddito complessivo dichiarato deve essere considerato al lordo degli oneri deducibili.

    Il percorso
    I nuovi limiti
    L'accertamento sintetico è possibile quando il reddito accertato eccede di almeno un quinto quello dichiarato.

    Il sistema precedente
    Prima del Dl 78/2010 la norma stabiliva che l'accertamento sintetico era possibile quando il reddito accertato si discostava di almeno un quarto rispetto a quello dichiarato.

    Il problema
    La questione è se lo scostamento - prima di un quarto, ora di un quinto - deve essere applicato sul reddito accertato o su quello dichiarato. Va preso in considerazione il reddito accertato.

    I parametri
    Prima delle modifiche della manovra economica 2010 si doveva considerare, per il confronto con il reddito determinato sinteticamente, il reddito complessivo netto, cioè il rigo RN4 del modello Unico, che risulta al netto degli oneri deducibili. Ora la nuova norma fa riferimento al reddito complessivo, il quale si deve intendere al lordo degli oneri deducibili. In questo modo il confronto diviene omogeneo, in quanto considera due valori lordi.

    Dario Deotto - 05 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  04/10/2010

    Il modello del nuovo redditometro viene testato in questi giorni dai tecnici dell'amministrazione finanziaria. Le coordinate del nuovo strumento, al momento, sembrano due. Un utilizzo ai fini della compliance, preventivo rispetto alle dichiarazioni e di massa, che potrebbe vedere comunicazioni ai contribuenti giocate su grandi numeri, con milioni di soggetti coinvolti. Un utilizzo, invece, relativo ai controlli veri e propri del fisco che seguirà i criteri dei controlli dell' agenzia delle Entrate e, quindi, sarà concentrato sugli scostamenti più rilevanti.

    Doppio binario
    Sono queste le indicazioni che si possono trarre mettendo insieme gli elementi emersi in diverse occasioni pubbliche da parte dei rappresentanti dell'agenzia delle Entrate. Da ultimo fa testo l'incontro svoltosi venerdì scorso a Santo Stefano Belbo , dove il direttore delle Entrate, Attilio Befera, ha dato ampia assicurazione che fino a che non sarà emanato il provvedimento che disciplinerà il nuovo strumento, l'agenzia delle Entrate sarà disponibile a confrontarsi con gli operatori del settore per arrivare a uno strumento quanto più possibile soddisfacente. E proprio sul confronto spingono le richieste dei rappresentanti dei contribuenti. Dopo i professionisti , anche Pmi, artigiani e commercianti esprimono infatti preoccupazioni sul nuovo redditometro e chiedono alle Entrate un confronto.

    Le categorie
    «Se dovesse esserci davvero una campagna di massa con milioni di avvisi – spiega Marino Gabellini, responsabile dell'ufficio fiscale e tributario di Confesercenti – significa che il redditometro sarà snaturato. Almeno rispetto alla versione presentata alle categorie a maggio. Una campagna a tappeto, sia pure rivolta alla compliance, rischia di coinvolgere anche contribuenti con scostamenti minini, comunque inferiori a quel 50% di cui si era discusso».

    «In attesa di conoscere i decreti attuativi – sottolinea Andrea Trevisani, direttore delle politiche fiscali di Confartigianato – l'uso del nuovo redditometro che, dalle prime anticipazioni, dovrebbe essere massicciamente impiegato come strumento di prevenzione con segnalazioni di irregolarità ai contribuenti, deve essere accompagnato da un'adeguata fase di sperimentazione. L'esperienza degli studi di settore ha insegnato che solo con il coinvolgimento delle rappresentanze è possibile "tarare" correttamente modalità che rimangono, pur sempre, parametriche di determinazione del reddito». Secondo Trevisani, l'inversione dell'onere della prova potrebbe far emanare avvisi di accertamento non sempre calibrati: «In fase di primo avvio del nuovo strumento – conclude – sarebbe stato utile prevedere alcune cautele, quali, ad esempio, mantenere l'obbligo di verificare la non congruità del reddito dichiarato per due o più periodi d'imposta, come pure conservare lo scostamento nella misura attuale del 25%».

    Concorda sulla necessità di una sperimentazione Claudio Carpentieri, responsabile nazionale settore tributario Cna: «Procedere con l'invio di inviti all'adempimento a milioni di contribuenti appare opinabile. Nelle imprese personali, inoltre, questo strumento non può prescindere dalla distinzione tra reddito d'impresa e reddito disponibile per i consumi. Distinzione, questa, ben colta negli studi di settore. Il reddito d'impresa è determinato per competenza e include costi ai quali non corrisponde un'uscita finanziaria, come il Tfr dei dipendenti, che sebbene decurtino il reddito d'impresa lasciano invariato il reddito monetario stimato dal redditometro. Già solo questo aspetto è sufficiente per sostenere che nell'ambito delle imprese personali il redditometro può servire a integrare gli studi, non certo a bypassarli».

    I dubbi sul contenzioso
    Antonio Vento, responsabile fiscale di Confcommercio, invita ad aspettare che si vedano i provvedimenti finali per poter dire cosa sarà veramente il redditometro. «Certo un conto – afferma – può essere una campagna di informazione estesa a una massa di contribuenti. Un'altra l'utilizzo ai fini dell'accertamento. In questo caso ci aspettiamo, perché l'Agenzia l'ha sempre assicurato, che si utilizzino criteri di ragionevolezza. E del resto la capacità operativa delle Entrate non potrebbe certo far fronte a una campagna di accertamenti di massa e al contenzioso che inevitabilmente ne seguirebbe».

    Marco Bellinazzo/Antonio Crescione - 28 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/10/2010

    I commercialisti se n'erano accorti già dalle prime ore della mattina, quando si sono verificati i primi problemi con l'invio telematico dei modelli Unico dei clienti. Un guasto tecnico – non dovuto all'impennata delle istanze presentate nell'ultimo giorno utile - ai servizi telematici Entratel dell'Agenzia delle Entrate stava per mettere a rischio il lavoro dei fiscalisti impegnati oggi con la scadenza per l'invio delle dichiarazioni.

    L'Agenzia ha però posticipato il termine, concedendo cinque giorni in più per l'invio di Unico: ci sarà tempo, quindi, fino a martedì 5 ottobre. Il comunicato che annuncia la proroga assicura che «naturalmente la nuova data è da ritenersi valida a tutti gli effetti».

    Il guasto tecnico nel sistema informatico della Sogei si è verificato attorno alle 9 di mattina ed è stato riparato verso le 13. La riparazione ha comportato, però, lo spegnimento del sistema per qualche ora. Il canale telematico è stato quindi ripristinato ma è probabile che subisca rallentamenti dovuti al carico di domande inviate in mattinata, che saranno smaltite nel corso del pomeriggio.

    Marco Bellinazzo/Francesca Milano - 30 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/09/2010

    Giovedì è l'ultimo giorno per l'invio di Unico 2010. Nei controlli e nelle verifiche di chi si accinge a trasmettere il modello, l'attenzione va rivolta anche alla corretta esposizione dei dati inerenti le agevolazioni fiscali fruite nel corso del 2009. L'indicazione incide sul quadro RF, con una variazione in diminuzione che riduce il reddito imponibile. In alcuni casi, invece, è richiesta anche la compilazione di appositi prospetti «di sostegno» che dovrebbero facilitare le operazioni di controllo.

    Nel caso della Tremonti-ter, che interessa il modello Unico 2010 e anche il prossimo Unico 2011, è necessario fornire un dettaglio di sintesi complessiva degli investimenti nel quadro RS, dove trovano collocazione i prospetti descrittivi.

    Le modalità
    L'agevolazione non determina la necessità di effettuare alcun confronto né con valori medi del passato, né con poste del patrimonio netto. Per le società di capitali è sufficiente esporre il totale degli investimenti al rigo RS141 (colonna 1), consentendo al software di dividere a metà l'importo (colonna 2), riportandolo automaticamente al rigo RF50 (colonne 2 e 4) tra le variazioni in diminuzione.

    Gli scogli
    Le difficoltà sono di due tipi.
    - La prima, riguarda la corretta individuazione dei beni che possono rientrare nella divisione 28 della tabella Atecofin, o che ne sono estranei ma indispensabili per il funzionamento di un bene agevolato. Al riguardo, la recente risoluzione 91/E ha chiarito che tali beni debbono essere assolutamente indispensabili al funzionamento del bene appartenente alla divisione 28 e, al contempo, costituirne normale dotazione.
    - La seconda, invece, riguarda la corretta individuazione del momento in cui l'investimento può dirsi effettuato, poiché l'agevolazione esplica effetto solo nel periodo compreso dal 1° luglio 2009 al 30 giugno 2010. Dal punto di vista del cumulo, la Tremonti-ter non pone preclusioni di sorta che, invece, potrebbero essere presenti nelle altre agevolazioni che interessano i medesimi investimenti. È dunque possibile la convivenza con il credito di imposta per le aree svantaggiate e per le spese di ricerca e sviluppo, mentre è precluso il cumulo con l'agevolazione per le spese di riqualificazione energetica. Goduta la detassazione, il contribuente dovrà solo prestare attenzione alla sorte dei beni detassati, in quanto esiste la possibilità di revoca nel caso di cessione a terzi o destinazione a finalità estranee prima del secondo periodo di imposta successivo al l'acquisto. Analogamente, l'ammontare del beneficio dovrà essere rettificato al ribasso in caso di percezione di contributi nei successivi esercizi.

    Le altre chance
    Un'altra agevolazione che può derivare dall'acquisto di beni materiali è quella connessa agli investimenti ambientali (articolo 6, commi da 13 a 19, della legge 388/2000). Si tratta di ottenere una diminuzione dell'imponibile fiscale ai fini delle imposte dirette in subordine a investimenti finalizzati a prevenire, ridurre o riparare danni ambientali.

    Dal punto di vista operativo, la detassazione comporta una complessa gestione extracontabile (che non trova, quindi, rappresentazione nel modello dichiarativo), mentre si traduce nella semplice indicazione di una variazione in diminuzione nel quadro RF, senza alcun prospetto di dettaglio. Per la verità, tale supporto sarebbe stato utile, poiché si tratta di applicare l'«approccio incrementale» (si detassa solo quanto speso in più per raggiungere la finalità e al netto dell'importo che determina vantaggi diversi da quello ambientale, quali ad esempio gli incrementi di produttività) e di valutare solo gli investimenti eccedenti la media degli stessi del biennio precedente. Di tali considerazioni non resta traccia nella dichiarazione, anche se i contribuenti sono tenuti ad acquisire, da soggetti competenti, una certificazione dell'esistenza dei requisiti previsti dalla norma, per poterla esibire in caso di successivi controlli dell'amministrazione finanziaria.

    La collocazione
    In ogni caso, l'agevolazione non ha mai beneficiato di un rigo specifico per esporre la variazione in diminuzione all'interno del quadro RF. Per tale motivo, a decorrere dal 2009, quando è stata istituita un'apposita casella per l'indicazione delle variazioni connesse a redditi esenti o detassati, poteva sorgere il dubbio che anche la detassazione ambientale dovesse essere collocata al rigo RF50. Diversamente, la risoluzione 78/E del 5 agosto scorso ha confermato che il beneficio si gode compilando il rigo delle variazioni in diminuzione residuali (RF54) utilizzando il codice 99.

    Le risoluzioni 78/E e 91/E del 2010

    LA VOLATA FINALE PER L'INOLTRO

    Il calendario

    30 settembre 2010
    - È il termine per la trasmissione telematica di Unico 2010
    - Entro la stessa data potranno essere comunicate le modifiche su errori e omissioni commessi nella dichiarazione dei redditi 2008
    - Sempre entro lo stesso termine, va presentata la dichiarazione Ici nei casi in cui siano intervenute variazioni agli immobili nel 2009

    29 dicembre 2010
    - È il termine ultimo (90 giorni successivi alla scadenza del 30 settembre) per rimediare alla mancata trasmissione di Unico 2010: la dichiarazione si considererà tardiva ma non omessa.

    Nel modello
    Per quanto riguarda la Tremonti-ter il totale degli investimenti va indicato al rigo RS141 (colonna 1). L'importo diviso a metà va poi esposto nel rigo RF50 (colonne 2 e 4) tra le variazioni in diminuzione.

    S.Pellegrino/G.Valcarenghi - 27 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  24/09/2010

    L'azienda non può dedurre dal reddito il compenso dei soci nel caso in cui questi, in assemblea, vi abbiano formalmente rinunciato. Infatti così facendo l'accantonamento diventa un vero e proprio utile non distribuito.

    Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20026 del 22 settembre 2010, ha respinto il ricorso di una società.

    A. Mancini – 23 settembre 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  23/09/2010

    L'Iva non detratta delle spese di vitto e alloggio, documentate da fattura, è deducibile con le regole applicabili ai costi di riferimento, se nel documento mancano i dati dei fruitori del servizio o se la fattura, rimborsata a piè di lista nel cedolino, è intestata al dipendente o all'amministratore e, comunque, non all'impresa. Sono due esempi – che possono influenzare la compilazione di Unico 2010, da inviare entro giovedì 30 settembre – e che derivano dall'intreccio della normativa dell'Iva e dei redditi sulle spese di vitto, alloggio, rappresentanza e sulle liberalità ai dipendenti.

    Iva non detratta
    Con la circolare 25/E del 2010 l'agenzia delle Entrate ha modificato l'interpretazione restrittiva della risoluzione 84/E del 2009, concedendo la deduzione (con le regole del relativo costo) all'Iva non detratta sulle prestazioni alberghiere e sulle somministrazioni di alimenti e bevande, per le quali, al posto della fattura, venga richiesto lo scontrino o la ricevuta fiscale. Secondo le Entrate, resta indeducibile, ai fini Ires e Irap, l'Iva documentata da fattura e non detratta, per scelta dell'impresa o del professionista. Tuttavia, considerando che l'articolo 19, comma 1 del Dpr 633/1972 sancisce «il diritto alla detrazione dell'imposta» e che l'imprenditore è libero di esercitarlo in base alla «convenienza economica», la fondazione studi dei consulenti del lavoro ritiene che il differente trattamento riservato alle ricevute/scontrini e alle fatture sia una «violazione del principio di uguaglianza» (circolare 9/2010). Secondo le Entrate, l'Iva non detratta è indeducibile ai fini Irap anche per le società di capitali, ma questa posizione è stata criticata, tra gli altri, da Assonime nella circolare 16 del 2009 (nota 40), poiché i soggetti Ires applicano il metodo del bilancio.

    Trasferte
    Per le trasferte fuori dal comune, non vanno indicate nel libro unico del lavoro le fatture pagate da dipendenti o amministratori per spese, sostenute in nome e per conto dell'impresa e intestate a quest'ultima (interpello del ministero del Lavoro 27/2010). In questo caso, non si applica la limitazione al 75% del costo, ma la deduzione è piena, fino a 180,76 euro giornalieri (258,23 euro, se all'estero). Oltre questo limite, le spese sono indeducibili (articolo 95, comma 3, Tuir). Se i dati relativi ai fruitori del servizio sono indicati nella fattura o in una nota allegata, la relativa Iva può essere detratta. Secondo le Entrate, l'Iva non detratta, per scelta, è indeducibile.
    Se mancano i dati dei fruitori, però, l'Iva è oggettivamente indetraibile, quindi, la sua deduzione segue le regole valide per il relativo costo. Ciò vale anche nei casi in cui la fattura sia intestata al dipendente o all'amministratore e non all'impresa (nota ministeriale 21 settembre 1979, n. 9-1108), dove il suo rimborso avviene attraverso una nota spese a piè di lista, da includere nel libro unico del lavoro.

    Amministratori di Sas e Snc
    A differenza degli amministratori (non professionisti) di società di capitali, le Entrate hanno escluso la deduzione piena (fino a 180,76 euro giornalieri, 258,23 euro all'estero) alle trasferte, fuori dal Comune, dei «soci di una Snc (o altra società di persone)», applicando, invece, la deduzione al 75% (circolare 6/E/2009, risposte 3 e 4). Tuttavia, i soci di Snc e gli accomandatari di Sas sono sempre amministratori e «le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti» (quindi, anche i rimborsi spese per vitto e alloggio) «in relazione agli uffici di amministratore» di società o altri enti «con o senza personalità giuridica» sono «assimilati ai redditi di lavoro dipendente» e ne seguono le regole (articolo 50, comma 1, lettera c-bis, Tuir).

    IL FISCO E LE SPESE AZIENDALI
    Ristorante o catering per le cene aziendali offerte ai dipendenti, ad esempio, prima di Natale o per festeggiare i 20 anni di attività, sono deducibili al 75 per cento. Ma questo importo non può superare il «5 per mille dell'ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente» di Unico (Commissione tributaria centrale 2662 del 14 luglio 1994). Se si usa la mensa aziendale, si applica solo la limitazione delle erogazioni liberali ai dipendenti (5 per mille) e non quella della somministrazione (75 per cento). In entrambi i casi, l'Iva è indetraibile per mancanza di inerenza e la deduzione è quella del relativo costo.

    CLIENTI E FORNITORI
    Se la cena aziendale è rivolta indistintamente a clienti, fornitori, agenti, giornalisti e istituzioni, il costo della somministrazione, comprensivo dell'Iva indetraibile, deve essere ridotto del 25 per cento. In tal caso, il risultato deve rispettare i limiti di congruità, stabiliti per le spese di rappresentanza, in base al decreto ministeriale 19 novembre del 2008.

    Luca De Stefani - 21 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  22/09/2010

    Un intervento chirurgico condiziona certamente la produzione di ricavi e quindi il rispetto di parametri e studi di settore ma, per giustificare il disallineamento, il contribuente deve fornire idonei elementi probanti, non essendo sufficiente sostenere di aver subito l'intervento. Inoltre, per stabilire l'incidenza di un tale evento sulla capacità produttiva di reddito non rileva il fatto in sé, ma la durata della conseguente, ed eventuale, inabilità allo svolgimento della attività lavorativa. A precisarlo è la Cassazione con la sentenza 19754 depositata il 17 settembre 2010.

    A un geometra è stato notificato un avviso di accertamento con il quale, sulla base dei parametri, gli veniva chiesto un maggior reddito per il 1996. Il professionista si è difeso rilevando di aver subito un intervento chirurgico che non gli aveva consentito di svolgere pienamente l'attività lavorativa. Mentre la Ctp ha accolto il ricorso, la Ctr ha dato ragione all'ufficio: innanzitutto egli non aveva presentato studi di settore a lui più favorevoli così come richiesti dall'ufficio, poi aveva presentato una documentazione parziale e insufficiente in fotocopia e infine era sprovvisto di documentazione relativa alla prognosi dell'intervento chirurgico effettuato. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione.

    La Cassazione ha rilevato che nell'accertamento da parametri l'esito del contraddittorio endoprocedimentale non condiziona la successiva fase contenziosa, con la conseguenza che il contribuente non è vincolato alle eccezioni sollevate in quella sede disponendo della più ampia facoltà di prova, incluso il ricorso a presunzioni semplici. È stata poi riconosciuta efficacia probatoria alle copie fotostatiche, in assenza di disconoscimento della controparte, tuttavia hanno rigettato il ricorso. Per la Cassazione, infatti, nel caso di specie, il giudice di secondo grado non ha deciso applicando automaticamente i parametri, ma ha deciso valutando seppure in modo sintetico le prove fornite (anche in sede contenziosa) dal contribuente in ordine alla sua situazione concreta ritenendo, da un lato, la documentazione prodotta "parzialmente insufficiente", e dall'altro, la mancanza della prova relativa alla prognosi dell'intervento chirurgico.

    A questo proposito si ritiene che la durata della convalescenza certamente possa avere rilevanza ai fini della redditività del lavoro di una persona, ma, nello stesso tempo, per disapplicare lo strumento statistico presuntivo dovrebbe risultare sufficiente la prova dell'evento (l'intervento chirurgico) con tutti i problemi che esso può provocare a livello psicologico ed esistenziale, senza dover provare anche l'impossibilità di svolgere l'attività durante la convalescenza.

    Francesco Falcone e Antonio Iorio - 21 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  21/09/2010

    Ancora dieci giorni. Scadrà il prossimo 30 settembre il termine per la presentazione dell'istanza di disapplicazione della disciplina relativa alle società di comodo. La circolare 32/E del 14 giugno 2010 ha, infatti, previsto, per il solo periodo d'imposta 2009, una deroga alla regola secondo la quale l'istanza va presentata novanta giorni prima della scadenza del termine ordinario di presentazione della dichiarazione dei redditi.

    Le ragioni
    La deroga è stata prevista soprattutto perché la stessa circolare ha stabilito che il difetto del requisito della preventività dell'istanza comporta l'inammissibilità dell'interpello, al quale non sarà fornita alcuna risposta nel merito, nemmeno a titolo di consulenza giuridica. Sono state considerate inammissibili in via assoluta anche le istanze presentate dalle società non operative che beneficerebbero di una causa di esclusione automatica della relativa disciplina, nonché quelle prive del «contenuto minimo necessario», cioè dell'indicazione del tipo di istanza, dei dati identificativi del contribuente e degli altri soggetti direttamente interessati, della descrizione puntuale della fattispecie (senza rinviare all'eventuale documentazione allegata) e dell'indicazione dei valori economici «di massima» interessati dal l'interpello, «laddove rilevabili». Altre ipotesi di inammissibilità assoluta si configurano in caso di istanze presentate dai professionisti privi di procura, riguardanti questioni prospettate in maniera generale e astratta e che costituiscono mere reiterazioni di precedenti istanze ovvero richieste di riesame.
    È stato, quindi, stabilito che, «in via eccezionale», tenuto conto della data di pubblicazione della circolare, per le istanze «che hanno effetto sulla dichiarazione dei redditi 2009 (il cui termine di presentazione è ancora pendente), al fine di definire il carattere della preventività si può far riferimento non al termine ordinario di presentazione della dichiarazione bensì al termine (novanta giorni) entro cui le dichiarazioni si considerano validamente presentate». Ciò significa, in pratica, che l'istanza deve essere avanzata entro il termine ordinario di presentazione della dichiarazione.
    L'Agenzia ha precisato che non assumono alcuna rilevanza, ai fini della individuazione di tale termine, l'eventuale trasmissione della dichiarazione nei novanta giorni successivi o l'invio di dichiarazioni integrative ovvero la circostanza che il contribuente sia tenuto ad effettuare i versamenti delle imposte prima della scadenza del termine di presentazione.

    L'obbligatorietà
    Nella circolare è stata, inoltre, ribadita l'obbligatorietà della presentazione dell'istanza di interpello, che «risponde all' esigenza di consentire all'amministrazione finanziaria un monitoraggio preventivo in merito a particolari situazioni considerate dal legislatore potenzialmente elusive». L'obbligatorietà non muta il carattere non vincolante della risposta, che mantiene la natura di parere.
    Il provvedimento di accoglimento o di rigetto dell' istanza di disapplicazione deve essere comunicato al contribuente entro 90 giorni dalla data di presentazione dell'interpello presso l'ufficio locale, salva la richiesta di elementi integrativi, che sospende il termine per l'emanazione del provvedimento del direttore regionale e può essere avanzata una sola volta. Nella circolare 32/E è stato precisato che attraverso la richiesta di documentazione integrativa non possono essere sanate le carenze dell'originaria istanza che comportano una pronuncia di inammissibilità, salva la facoltà del contribuente, se ancora in tempo, di ripresentarla completa degli elementi originariamente mancanti.
    L'Agenzia ha anche ritenuto che il contribuente non possa diffidare l'amministrazione se, a seguito della relativa richiesta, non abbia ancora provveduto all'invio della documentazione integrativa. Tale richiesta, che può essere effettuata senza che si verifichi alcun pregiudizio della successiva eventuale azione accertatrice, può avere a oggetto gli stessi atti e documenti che possono essere acquisiti dai verificatori in sede di accertamento, quali bilanci, rendiconti, registri previsti dalle disposizioni tributarie, dati e notizie di carattere specifico. Mentre il termine per la risposta all'interpello ricomincia a decorrere solo dalla ricezione della documentazione.

    Gianfranco Ferranti - 20 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  17/09/2010

    MILANO
    La comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini Iva, per importi superiori ai 3mila euro, apre i riflettori sul redditometro, anche se resta confermato che vedrà impegnata negli adempimenti prescritti «una ristretta platea dei titolari di partita Iva, escludendo milioni di soggetti di minori dimensioni per i quali gli oneri connessi all'adempimento dell'obbligo in questione appaiono non proporzionati alla pur importante finalità della disposizione». È quanto ha spiegato in una risposta a un'interrogazione in commissione Finanze alla Camera (il quesito portava la firma di Alberto Fluvi, del Pd) il sottosegretario all'Economia, Sonia Viale. La risposta, quindi, conferma la volontà dell'amministrazione di non fare un'applicazione generalizzata e indiscriminata della norma contenuta nell'articolo 21 del Dl 78/2010. Le indicazioni confermano che l'amministrazione si adeguerà al precetto della norma di non mettere in atto adempimenti gravosi per i contribuenti.
    La finalità della norma, ha spiegato il sottosegretario, è quella di «permettere una rapida ed efficace individuazione di soggetti a rischio frode ed evasione», in modo da far scattare per tempo i controlli. Stando al tenore della risposta appare però meno certa, rispetto alle prime anticipazioni, l'esclusione dalle comunicazioni delle operazioni verso privati. Non è escluso quindi l'utilizzo ai fini del redditometro. Anzi la risposta del sottosegretario spiega esplicitamente che: «l'analisi e l'incrocio dei dati acquisiti consentiranno una più puntuale ricostruzione della congruità dei volumi d'affari e dei costi indicati nelle dichiarazioni nonché l'individuazione di spese e consumi di particolare rilevanza utili alla individuazione della capacità contributiva, in specie ai fini dell'accertamento sintetico». Il provvedimento delle Entrate è ancora in fase di elaborazione e oltre alle ipotesi di scambi "tra" soggetti Iva (business to business) potrebbe anche aprirsi ad alcuni (ma si assicura limitati) casi di rapporti con i privati. Si dovrebbe trattare, in questo caso, di alcune ipotesi delimitate per restare nell'ottica di "semplicità" prescritta dalla norma.

    Antonio Criscione - 16 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  16/09/2010

    Sul conferimento di partecipazioni di controllo la circolare 33/E/2010 ha fornito interpretazioni innovative rispetto al passato, con rilevanti conseguenze in campo dichiarativo, importanti in vista della scadenza dell'invio telematico di Unico 2010. I contenuti della circolare interessano le operazioni di conferimento eseguite sia da persone fisiche sia da società, per cui gli effetti possono prodursi sia sul quadro RT di Unico persona fisica, sia sul quadro RF del modello per società di capitali o di persone.

    L'articolo 177, comma 2 del Tuir stabilisce che, in caso di conferimento di partecipazioni di controllo, il valore del conferimento è stabilito dall'entità dell'incremento di patrimonio netto della conferitaria. Il conferimento è quindi realizzativo, ma può tradursi in un conferimento a «neutralità indotta» se l'aumento di capitale della conferitaria è esattamente uguale al valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione in capo al conferente. Su questo regime particolarmente conveniente l'Agenzia aveva negato che esso potesse applicarsi alla persona fisica che conferiva partecipazioni in società di cui era socio oppure che fosse applicabile a società appartenenti ad un unico gruppo. La conseguenza era che il conferimento doveva avvenire a valore normale con emersione di plusvalenze fiscalmente rilevanti. La circolare 33/E/10, invece, compie una radicale rivisitazione di queste tesi con ripercussioni sui conferimenti eseguiti nel 2009.

    Se una persona fisica ha conferito una partecipazione di controllo a una holding di cui è socio, l'operazione non dà luogo necessariamente a plusvalenze considerando come dato di realizzo il valore normale. La circolare 33 precisa che il conferimento eseguito ex articolo 177, comma 2 del Tuir «è posto su un piano di pari dignità con la disciplina dell'articolo 9 del Tuir» e quindi si pone come una scelta legittima del contribuente che voglia trasferire le partecipazioni dalla sfera personale a un contenitore societario. Sembra quindi superata l'interpretazione restrittiva della risoluzione 57/2007. Il riflesso dichiarativo della nuova tesi è rilevante poiché, potendo eseguire il conferimento al valore fiscalmente riconosciuto, potrebbe non aversi alcuna plusvalenza da dichiarare nel quadro RT, mentre ragionando con la tesi della risoluzione 57/07 si sarebbe dovuto rilevare plusvalenze da esporre nelle sezioni II o III del quadro. Se poi una società avesse conferito nel 2009 una partecipazione di controllo ad altra società dello stesso gruppo, l'operazione sarebbe stata assoggettata a valore normale (risoluzione 446/08); quindi la plusvalenza avrebbe dovuto trovare collocazione nel quadro RF, mediante una variazione in aumento.

    Con la circolare 33 si precisa che il conferimento di partecipazioni può essere eseguito applicando l'articolo 177, comma 2 del Tuir, sia nel caso che l'operazione coinvolga soggetti indipendenti, sia «all'interno di gruppi societari e/o familiari». Il conferimento, pertanto, può avvenire allo stesso valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione se la conferitaria esegue un aumento di capitale dello stesso valore, il che comporta, da punto di vista dichiarativo, l'assenza della variazione in aumento. Rimane un solo caso in cui la variazione in aumento deve essere eseguita pur se il conferimento non presenta plusvalenze nel conto economico: è l'ipotesi (Assonime, circolare 27/10) in cui la partecipazione oggetto del conferimento presenti un disallineamento tra valore civile e fiscale per effetto di precedenti operazioni.

    PLUSVALENZE TASSABILI
    Un'operazione realizzativa
    Il conferimento di partecipazioni di controllo (eseguito sia da società che da persone fisiche) in base all'articolo 177, comma 2 del Tuir è certamente un'operazione realizzativa, quindi suscettibile di creare plusvalenze tassabili, ma può essere evitata la formazione della plusvalenza pilotando opportunamente l'aumento di capitale della società conferitaria. Se l'aumento di capitale avviene allo stesso valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione oggetto del conferimento, l'operazione non presenta rilievi fiscali.

    CONTABILITÀ
    Il doppio valore
    Il conferimento di partecipazioni ex articolo 177, comma 2 rimane pur sempre un'operazione realizzativa e non neutrale. Ciò comporta che se la partecipazione oggetto del conferimento presenta un doppio valore, cioè valore civile maggiore di quello fiscale, il conferimento determina il realizzo di plusvalenza fiscale anche se è avvenuto allo stesso valore contabile che la partecipazione presentava in capo al conferitario. Questa è la diretta conseguenza della natura realizzativa del conferimento.

    Paolo Meneghetti - 15 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  10/09/2010

    Codici e limiti differenti tra stato e stato. È quanto emerge dalle tabelle pubblicate martedì dall'agenzia delle Entrate che ha reso note le modalità applicative per inoltrare le istanze di rimborso dell'Iva assolta in un altro Stato Ue, da un contribuente nazionale, ai sensi dell'articolo 38 bis 1 del Dpr 633/72.

    Le istanze di rimborso devono essere trasmesse entro il 30 settembre 2010 e devono essere relative all'Iva pagata (quindi già divenuta esigibile) in altri Stati comunitari nel 2009. La richiesta di rimborso deve essere trasmessa in via telematica alle Entrate, Centro operativo di Pescara, direttamente dal soggetto passivo stabilito in Italia o tramite gli intermediari abilitati e organismi idonei. Nella fattispecie il richiedente che delega un altro soggetto deve consegnargli un'attestazione sottoscritta, nella quale comunica di aver acquistato i beni e i servizi (la cui imposta viene richiesta a rimborso) in qualità di soggetto passivo e di non ricadere in nessuna delle condizioni di esclusione dal rimborso (esempio, contribuente minimo o agricoltore in regime speciale).

    L'Agenzia ha anche reso noto, tramite due tabelle, l'elenco dei requisiti stabiliti da ogni Stato Ue e la tabella dei codici da utilizzare per la descrizione dei beni e servizi oggetto delle operazioni per le quali si chiede il rimborso.

    La mancata o l'errata indicazione di questi elementi comporta il rifiuto da parte delle Entrate all'inoltro della domanda di rimborso al competente organo dell'altro Stato Ue. Il rifiuto viene comunicato dall'Agenzia entro 15 giorni dall'avvenuta ricezione dell'istanza con provvedimento motivato. A questo riguardo il comunicato ribadisce che il contribuente che si accorge di eventuali errori prima della scadenza del termine può inoltrare l'istanza correttiva che deve riportare, oltre agli elementi modificati, tutti gli altri dati non interessati da correzioni. Alcuni Stati membri si sono avvalsi della facoltà di richiedere, contestualmente all'invio dell'istanza di rimborso, anche copia delle fatture di acquisto. Ad esempio, l'esibizione delle fatture viene richiesta dall'Austria quando gli importi imponibili superano determinate soglie.

    Un altro punto critico riguarda l'ammontare minimo rimborsabile dell'imposta stabilito dallo Stato membro. In questo caso occorre tenere presente che non tutti i Paesi hanno adottato la moneta unica; quindi il problema principale consiste nel rapporto di cambio da adottare per il calcolo. Si prenda a riferimento l'Estonia: l'importo minimo rimborsabile è di 782 corone estoni; si ritiene che il rapporto di conversione da prendere in considerazione sia quello indicato nell'articolo 43 del Dl 331/1993 e cioè generalmente il cambio del giorno della fattura. Si ricorda inoltre che l'importo minimo rimborsabile varia a seconda del periodo preso a riferimento per la richiesta di rimborso. Difatti l'istanza, in alcuni Paesi europei, può essere presentata per periodi di riferimento inferiori all'anno solare; generalmente non meno di tre mesi. Peraltro solo alcuni Stati danno la possibilità di completare l'anno solare. Per esempio, per la Germania si può presentare l'istanza di rimborso per il periodo maggio/ottobre 2009, però i mesi di novembre e dicembre rimarranno scoperti non raggiungendo il periodo minimo di tre mesi.

    Gian Paolo Tosoni - 09 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  08/09/2010

    «I notevoli importi di beni ammortizzabili» in dichiarazione non fanno scattare l'Irap dell'avvocato non strutturato, che ha quindi diritto al rimborso. La Corte di cassazione, con ordinanza 19124 di ieri, ha respinto il ricorso del fisco confermando il diritto al rimborso dell'Irap di un avvocato che possedeva soltanto il computer, il fax e l'automobile. La sentenza depositata ieri dalla sezione tributaria di Piazza Cavour, pur aggiungendo un altro tassello al complicato mosaico dei rimborsi Irap, dà pochissime spiegazioni e rispolvera il principio generale.

    Infatti nelle motivazioni si legge che «il requisito dell'autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia , quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza dell'organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell'imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell'assenza delle predette condizioni».

    D. Alberici – 07 settembre 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  07/09/2010

    Il condono da parte del contribuente per determinati periodi di imposta non inibisce il potere dell'amministrazione di controllare la regolarità, per quei medesimi anni, di un credito Iva inesistente e indebitamente compensato. A confermare questo orientamento è l'ordinanza 18942 di ieri, 31 agosto 2010, dalla Sezione tributaria della Cassazione.

    A una società veniva contestato un credito Iva, successivamente compensato, perché formato attraverso fatture ritenute per operazioni inesistenti. Tuttavia per il periodo di imposta in cui il credito era stato esposto in dichiarazione era stato effettuato il condono tombale (articolo 9 della legge 289/02). La società eccepiva dunque l'impossibilità di rettificare la dichiarazione oggetto di definizione.

    La commissione provinciale respingeva il ricorso mentre la regionale, in esito all'appello della società contribuente, condivideva la tesi del contribuente rilevando, in particolare, che la possibilità di controllo dell'ufficio negli anni condonati era legata esclusivamente alle richieste di rimborso e non anche alle compensazioni.

    Di contrario avviso invece la Cassazione che ha accolto quanto sostenuto dall'Agenzia.

    01 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  06/09/2010

    Si comunica che nell'area riservata ai clienti del nostro sito è pubblicata la seguente newsletter: Fisco e Tributi – n. 13/2010

    Questi i principali argomenti oggetto di approfondimento:
    COMUNICAZIONE OPERAZIONI CON PAESI BLACK LIST PROROGA E MODIFICA ELENCO DEI PAESI INTERESSATI
    VERSAMENTO DELLE IMPOSTE – I PRINCIPALI CODICI TRIBUTO
    CHIARIMENTI INTRASTAT
    TASSO DEGLI INTERESSI DI MORA SUI RITARDATI PAGAMENTI
    LA MANOVRA D’ESTATE - IL DL. 78 CONVERTITO IN LEGGE 122/2010

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    Buona navigazione!
    Signa, 06.09.2010
    Studio Bambagioni

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  • Fisco e tasse  »»  03/09/2010

    Doppio invito per i contribuenti "non congrui" ai risultati del nuovo accertamento sintetico, redditometro compreso. Uno degli aspetti più significativi, che deriva dalle modifiche apportate dal decreto legge 78/2010, è quello che impone l'obbligo per l'amministrazione finanziaria di convocare il contribuente al contraddittorio prima di procedere all'ammissione dell'atto impositivo fondato sull'accertamento sintetico.

    D. Deotto – 02 settembre 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  02/09/2010

    MILANO - Le rigidità sugli studi di settore persistono, purtroppo, in un'Italia a macchia di leopardo dove può capitare d'imbattersi in funzionari preparati e attenti alle spiegazioni dei contribuenti oppure in uffici locali scarsamente disponibili al contraddittorio. Anche tra i rappresentanti fiscali delle associazioni di categoria serpeggia la stessa preoccupazione espressa ieri al Sole 24 Ore dai professionisti.
    Dalle organizzazioni di commercianti, artigiani e Pmi, viene perciò l'appello a rilanciare il dialogo con l'amministrazione finanziaria e a ripristinare una corretta applicazione di questo strumento presuntivo del reddito. Anche perchè le indicazioni provenienti dalla Cassazione e dall'agenzia delle Entrate centrale dovrebbero essere ormai chiare a tutti gli operatori. Viceversa, l'abitudine di dare poco spazio al contraddittorio e di fondare gli accertamenti solo sullo scostamento fra redditi dichiarati e griglie di Gerico, di una parte forse non maggioritaria ma comunque consistente degli uffici, rischia di rovesciarsi nelle commissioni tributarie, facendo esplodere il contenzioso.
    Le Entrate sottolineano il proprio impegno. «A fronte di una riduzione dei controlli basati sugli studi di settore – fa sapere l'Agenzia – si conferma il trend di crescita della maggiore imposta media accertata (che è passata da 8.300 euro dei primi sei mesi del 2009 a 9.600 euro dello stesso periodo del 2010) e di quella definita (da 3.900 a 4.500 euro). Migliora anche il numero di accertamenti che vengono definiti con l'adesione da parte del contribuente: dal 51%, registrato nel primo semestre del 2009, al 59% del 2010».
    «A volte, però, si ha l'impressione – sottolinea Marino Gabellini, responsabile servizi tributari di Confesercenti - che gli uffici si muovano semplicemente nell'ottica di effettuare un certo numero di controlli e che dunque non abbiano attenzione verso i contribuenti. Per questo è necessario che imprese e professionisti acquisiscano una giusta cultura nella gestione degli studi di settore, raccogliendo sempre quegli elementi "oggettivi" che potranno servire nell'eventuale confronto con le Entrate. D'altro canto, abbiamo chiesto più volte all'Agenzia di far sì che nell'accertamento risultino sia le cause dello scostamento da Gerico sia quelle del diniego opposto alle ragioni del contribuente».
    L'Agenzia, dal canto suo invita consulenti e professionisti a inviare «segnalazioni puntuali» e a «comunicare eventuali comportamenti anomali da parte degli uffici». «Oltre alle segnalazioni che ci sforziamo di girare all'Agenzia – spiega Andrea Trevisani direttore delle politiche fiscali di Confartigianato - ci sono però tavoli come gli osservatori regionali, ai quali siedono tutte le parti coinvolte nel sistema, che vanno valorizzati proprio nell'ottica di rendere più omogenea a livello periferico l'estensione delle regole decise a Roma. Questo per evitare di vivere il contenzioso come una tappa inevitabile». Proprio quel tipo di contenzioso che con la circolare 19/E di aprile l'Agenzia ha suggerito agli uffici di abbandonare – quando si è in presenza di accertamenti da studi non imperniati su prove "extra" – e che invece talvolta continua a essere portato avanti a livello provinciale. Come testimoniano, per esempio, le sei sentenze della commissione tributaria provinciale di Ragusa (n. 241 del 23 gennaio 2010, n. 249, 250 e 251 del 6 febbraio 2010, n. 253 del 20 febbraio 2010, depositate in segreteria il 23 giugno 2010, e n. 349 del 29 giugno 2010, depositata in segreteria il 12 agosto 2010) che accolgono i ricorsi dei contribuenti, bocciando gli uffici che hanno applicato gli studi di settore in modo automatico, insistendo nella lite.
    Peraltro, in alcune sentenze gli uffici sono stati anche condannati al pagamento delle spese (500 euro). I giudici tributari hanno dunque recepito l'orientamento della Cassazione a sezioni unite (sentenze 26635, 26636 e 26638, depositate il 18 dicembre 2009), ribadendo che gli studi rappresentano un sistema di presunzioni semplici che devono essere personalizzate nell'ambito del contraddittorio. Non basta perciò il solo scostamento rispetto a Gerico per rettificare ricavi e compensi.

    Marco Bellinazzo e Tonino Morina 01 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  01/09/2010

    La Corte di giustizia interviene con due sentenze sulla corretta applicazione della sesta direttiva. È una prestazione la cessione di voucher per beni e servizi.
    L'impresa che fornisce ai dipendenti buoni per l'acquisto di beni e servizi, a fronte della rinuncia a una quota della retribuzione, svolge un'attività economica e realizza una prestazione di servizi ai fini dell'Iva.
    Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue nella sentenza 29 luglio 2010, risolvendo la questione sollevata dai giudici del Regno Unito con il procedimento pregiudiziale C-40/09, in merito alla corretta interpretazione della normativa sull'Iva contenuta nella sesta direttiva del 1977 (ora direttiva 112 del 2006).

    F. Ricca – 31 agosto 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Fisco e tasse  »»  31/08/2010

    «Ormai non ci sfugge più nessuno». Parola di Luigi Magistro, direttore centrale accertamento dell'agenzia delle Entrate, che in un recente appuntamento pubblico ha usato una formula efficace per riassumere le chance che si aprono grazie all'«occhio fiscale», cioè la grande quantità di dati presente nei database a disposizione del fisco e delle informazioni che scaturiscono dai molteplici intrecci possibili di questi stessi dati.
    Molte barriere sono destinate dunque a cadere. E anche qualche vecchio confine, come quello che relegava il redditometro alla ricerca delle entrate occultate dalle partite Iva. Nella rete dei nuovi meccanismi, invece, finiranno anche i lavoratori dipendenti, che sfuggono al fisco quando imboccano le varie strade dell'economia in ombra. Con un ventaglio di possibilità tutt'altro che trascurabile: c'è infatti il lavoro nero tout court, ma anche il grigio rappresentato dal secondo impiego non ufficiale, oppure dal lavoratore che ottiene il versamento di contributi per non pregiudicarsi la pensione e accetta una retribuzione occultata al fisco. Una pratica diffusa soprattutto in alcuni settori economici, che oggi però diventa più facile da scoprire a causa di un nuovo incrocio telematico: quello fra anagrafe tributaria e flussi informativi dell'Inps sui versamenti.
    La partita si gioca in realtà su un campo enorme. Dei 2,96 milioni di lavoratori in nero stimati dall'Istat, infatti, 2,3 si annidano nell'ambito del lavoro dipendente, e la stragrande maggioranza (77,5%) si concentra nel settore dei servizi; da soli, alberghi, ristoranti e negozi arruolano secondo l'istituto di statistica un milione di lavoratori irregolari. Proprio in questi settori (senza trascurare però l'edilizia) sono più frequenti, accanto al "nero totale", i secondi lavori, magari saltuari, che offrono entrate extra, di cui si ritiene superfluo dare contezza al fisco. «Queste tipologie di evasione – sottolinea Magistro – sono individuabili solo con l'accertamento sintetico, perché nel caso dei lavoratori dipendenti non esistono strumenti alternativi di ricostruzione del reddito, come accade per gli autonomi con gli studi di settore». Naturalmente il rischio cresce insieme all'ammontare delle somme in gioco.
    Lo prevede la legge, prima di tutto, che fa scattare l'accertamento da redditometro quando le spese superano di almeno il 20% il reddito dichiarato, ma lo impone anche la strategia che l'amministrazione finanziaria che impiega le proprie risorse concentrando l'attenzione sui casi più significativi. In questo modo, oltre ad aumentare le medie dei risultati degli accertamenti, è più facile che il contribuente aderisca alla prestesa fiscale, pagando quanto richiesto (con gli sconti garantiti in questo caso) ed evitando il contenzioso.
    L'attacco al lavoro nero avviene su due fronti. Il primo, "a monte", cerca di scovare l'evasione che si può nascondere tra le pieghe del dichiarato, quando un impiego è regolare solo sul versante dei contributi. Questo posto di lavoro, noto all'Inps ma sconosciuto alle Entrate, è destinato a restare intrappolato nelle maglie incrociate dei database fiscali e previdenziali: accanto agli accordi fra Inail, Inps, ministero del Lavoro ed agenzia delle Entrate, la macchina sarà alimentata da un impegno ad hoc dell'amministrazione finanziaria, chiamata dalla manovra a costruire delle task force di ispettori informatici interamente dedicati a questo scopo.
    A valle, invece, il reddito viene intercettato quando viene speso. Peraltro con le nuove regole sul redditometro il guadagno viene ora attribuito allo stesso anno in cui si verifica l'uscita. In questo caso la strategia si biforca, in base all'entità dei dati certi già in mano all'amministrazione. Per la ripresa dopo la pausa estiva, infatti, è già stato annunciato l'arrivo di una sofisticata architettura statistica per trasformare in reddito presunto una serie di voci di spesa. La messe di dati offerta dai database e dai controlli sul territorio fornisce gli elementi per "pesare" le spese di ogni contribuente, in modo diverso a seconda della tipologia familiare e della zona di residenza, perché il costo della vita di un single in un piccolo centro del Sud non è lo stesso affrontato da una famiglia con figli a Milano.
    Non sempre però sarà necessario arruolare la statistica, perché, per arrivare alla contestazione, al fisco potrà bastare anche la semplice rassegna delle spese significative . Questo accade quando le uscite documentate sono particolarmente elevate e la loro semplice sommatoria viene ritenuta in sé una rappresentazione attendibile del reddito.
    In tutti i casi ovviamente valgono le garanzie previste dalla legge: il contribuente dovrà essere chiamato al contraddittorio con il fisco per poter dimostrare di non aver evaso nulla, ma solo utilizzato disponibilità legittimamente detenute.

    Antonio Criscione e Gianni Trovati - 14 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  27/08/2010

    I contribuenti che per le operazioni poste in essere e rilevanti ai fini Iva percepiscono acconti e un saldo per importi inferiori a 3mila euro saranno obbligati a effettuare la comunicazione telematica prevista dall'articolo 21 del Dl 78/2010. Infatti, il "frazionamento del l'operazione" in più parti non vale ad eludere infatti il nuovo obbligo previsto dalla manovra correttiva. La soluzione si desume dalla relazione tecnica al decreto che, per circoscrivere l'ambito applicativo della nuova previsione, ha precisato come l'adempimento riguardi le sole «cessioni e prestazioni di importo unitario non inferiore a 3mila euro». L'utilizzo dell'espressione "importo unitario" verosimilmente indica che le operazioni devono essere considerate unitariamente al fine di valutare la sussistenza o meno dell'obbligo.

    Anche se la novità è conosciuta come fatturazione elettronica, l'obbligo di comunicazione delle operazioni si avvicina agli elenchi clienti e fornitori reintrodotti nel sistema qualche anno fa, ma che hanno avuto vita breve in quanto subito abrogati. In questo caso, però, in base a un'interpretazione letterale dell'articolo 21 sembra che la comunicazione non debba essere effettuata in forma "aggregata", ma riguardi ogni operazione. Il legislatore ha posto, però, un limite "quantitativo" rendendo obbligatorio l'adempimento per le sole operazioni di importo non inferiore a 3mila euro.

    Per rendere operativa la norma è necessario un provvedimento delle Entrate che individuerà le modalità e i termini per l'invio della comunicazione telematica.È auspicabile, però, che il provvedimento direttoriale individui con precisione i criteri per verificare il superamento o meno della soglia di 3mila euro risolvendo tutti i dubbi che possono verificarsi in concreto.

    Si prenda il caso di un professionista che percepisce un acconto di 500 euro al momento del conferimento dell'incarico e un saldo, alla conclusione della consulenza, di 2.800 euro. Non v'è dubbio che i due pagamenti non possono essere considerati autonomamente. Si tratta di due parti della medesima operazione di importo unitario (complessivo) pari a 3.300 euro.

    La stessa soluzione vale per gli acconti corrisposti nel caso in cui la prestazione consista nella fornitura di una partita di merce. Qualora il rapporto di fornitura sia continuo potrebbe però essere difficile, in concreto, comprendere se le diverse consegne di beni rappresentino singole operazioni, ovvero se le stesse consegne debbano essere considerate più parti della medesima operazione. Nel primo caso è possibile che per ogni operazione non venga superato l'importo di 3mila euro. Invece nel secondo caso, considerano l'operazione nel suo complesso, quindi sommando le singole consegne, il limite sarà sicuramente superato e scatterà l'obbligo di comunicazione telematica.

    Ulteriori dubbi potrebbero sorgere per i contratti di somministrazione. In questo caso sembrerebbe ragionevole considerare il contratto come una prestazione unitaria e, quindi, fare riferimento agli importi complessivamente fatturati nell'esercizio.

    Le incertezze sono notevoli anche con riferimento alle spese anticipate in nome e per conto del committente ed escluse dalla base imponibile Iva in base all'articolo 15 del Dpr 633/1972. In realtà non si tratta di operazioni fuori campo Iva e anche se non devono essere indicate nella dichiarazione annuale, devono essere comunque indicate nella fattura riportando la norma di riferimento. Sembrerebbe dunque corretto considerare anche questi oneri per verificare se la singola operazione abbia superato o meno la soglia di 3mila euro. Invece l'Iva deve essere esclusa.

    Nicola Forte - 26 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  25/08/2010

    Unico 2010 fa i conti con la competenza fiscale dei costi. Prima di trasmettere la dichiarazione, è opportuno un ultimo controllo sulla corretta imputazione temporale degli oneri anche alla luce dei chiarimenti forniti dall'agenzia delle Entrate con la recente circolare 23/E/2010 che ha autorizzato una deduzione retroattiva in caso di accertamento definitivo di un costo imputato nell'esercizio non di competenza. In presenza di errori, parte lo slalom tra ravvedimento, dichiarazione integrativa a favore o istanza di rimborso.

    Competenza fiscale
    La deduzione dei costi dal reddito di impresa è, tra l'altro, condizionata al rispetto del principio di competenza temporale, le cui regole sono contenute nell'articolo 109 del Tuir. Queste regole superano anche quelle civilistiche: se cioè un costo è di competenza secondo i principi contabili, ma non possiede i requisiti previsti dal Tuir, esso non sarà comunque deducibile fino a quando questi requisiti non si saranno verificati.

    Per chi adotta gli Ias nel bilancio d'esercizio, invece, l'articolo 83 del Tuir sancisce la prevalenza delle regole contabili di imputazione temporale su quelle fiscali.

    Con la circolare 23/E del 4 maggio 2010, le Entrate hanno confermato che l'accertamento in rettifica del reddito a seguito della iscrizione di costi non di competenza comporta, oltre alla liquidazione della maggiore imposta, anche l'irrogazione delle sanzioni per infedele dichiarazione.
    È dunque necessario, prima dell'invio della dichiarazione, verificare che il bilancio 2009, su cui si basa il modello Unico 2010 in scadenza il prossimo 30 settembre, non sia influenzato da oneri indeducibili per difetto di competenza (sopravvenienze passive).

    Correzione di errori
    Qualora si riscontrino errori nell'imputazione temporale dei costi, il comportamento da adottare dovrà tenere in considerazione i principi affermati dall'Agenzia nella circolare 23/E. Le Entrate, riferendosi al caso di accertamenti per il recupero di costi fuori competenza, ha infatti chiarito che è possibile, quando l'accertamento diviene definitivo, operare la deduzione "retroattiva", cioè con riferimento all'esercizio in cui il costo andava imputato temporalmente. Ciò può avvenire o mediante una dichiarazione integrativa a favore (che però deve essere inviata tassativamente entro il termine del modello Unico dell'esercizio successivo), oppure attraverso una istanza di rimborso delle maggiori imposte versate per il periodo di imposta nel quale non è stata operata la deduzione dell'onere. Istanza per la quale è stabilito un termine di 48 mesi che, così ha concesso la circolare, decorre dal momento in cui l'accertamento è divenuto definitivo.

    Queste regole valgono (Assonime, circolare 20/2010) sia nel caso di costi dedotti prima dell'esercizio di competenza, sia nel caso inverso. In quest'ultima fattispecie (ad esempio, servizio ultimato nel 2008, il cui costo era già certo e determinabile al 31 dicembre di tale anno, contabilizzato erroneamente nel bilancio 2009), la possibilità di deduzione "retroattiva", ammessa dalla circolare 23/E, supera di fatto la condizione della previa imputazione dei costi al conto economico ai fini della loro deduzione. Ad esempio, in presenza di accertamento definitivo sul 2009, il contribuente potrà dedurre (con istanza di rimborso) l'onere con riferimento all'esercizio 2008, nel quale esso non era ancora transitato nel conto economico.

    Integrativa per il 2008
    Il principio della deduzione postuma di oneri di competenza dovrebbe potersi applicare anche qualora la loro tassazione nell'anno di imputazione a conto economico avvenga, non già a seguito di accertamento, ma per comportamento del contribuente, dato che anche in questo caso si verifica un caso di doppia imposizione. In applicazione di quanto affermato nella circolare 23/E, pertanto, è da ritenere che, se nel 2009 viene contabilizzato un costo che era di competenza dell'esercizio precedente, il contribuente potrà, dopo averlo reso indeducibile (e dunque tassato) nel modello Unico 2010, operare la deduzione presentando una dichiarazione integrativa a favore entro il termine del 30 settembre 2010 (successivamente a tale data attraverso istanza di rimborso).

    Nel caso inverso (onere dedotto nel 2008 che invece andava imputato al 2009), si dovrà presentare una dichiarazione da ravvedimento sul 2008 e dedurre nuovamente il costo nel modello Unico 2010.

    BINARI PARALLELI
    Cosa prevede il Tuir
    - Le regole per l'esercizio di competenza fiscale dei costi (e dei ricavi) sono contenute nell'articolo 109 del Tuir
    - L'imputazione del costo al conto economico di un esercizio non di competenza rende lo stesso indeducibile
    - Per le società che utilizzano i criteri Ias nel bilancio d'esercizio, le regole di competenza, anche sotto il profilo fiscale, sono quelle previste dai principi contabili

    LA RETTIFICA
    Costo «fuori competenza»
    - La circolare 23/E/2010 ha confermato che , in presenza di un costo imputato «fuori competenza», gli uffici procederanno alla rettifica del reddito, liquidando la maggiore imposta oltre a sanzioni e interessi.
    - Resta la possibilità, per evitare la doppia imposizione, di operare la deduzione con riferimento all'esercizio di competenza, una volta che l'accertamento è divenuto definitivo. La stessa regola dovrebbe valere per costi imputati al conto economico fuori competenza, che il contribuente stesso ha reso indeducibili nella relativa dichiarazione

    Luca Gaiani - 24 agosto 2010 - tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  24/08/2010

    Tutti dentro. Anche se possiamo nutrire fiducia nella saggezza dell'agenzia delle Entrate, il redditometro può mettere in evidenza "irregolarità" di milioni e milioni di persone. E il "baluardo" della necessità di uno scostamento tra il reddito ricostruito e quello dichiarato che non superi il 20 per cento, rischia di essere una difesa fragile anche in situazioni piuttosto normali. L'accento sicuramente si sposterà sulle modalità di dimostrazione della liceità dei fondi posseduti o utilizzati per sostenere le spese che hanno destato l'allarme dell'amministrazione finanziaria, con la speranza che la ragionevolezza sempre mostrata dagli uffici centrali dell'agenzia delle Entrate si traduca in altrettanta flessibilità degli uffici locali. In particolare, il rischio si presenterà quando l'agenzia deciderà di procedere secondo le modalità del comma 4 dell'articolo 38 del Dpr 600/1973. In quel caso infatti le spese non vengono "contestualizzate", come avviene nel redditometro propriamente detto, dove una serie di spese, vengono pesate a seconda della situazione familiare e la collocazione geografica del contribuente.
    Se si prova quindi a riassumere la procedura dell'accertamento sintetico si ha che: tutti gli elementi di spesa riferibili a un contribuente, di cui l'agenzia venga a conoscenza, vengono semplicemente sommati. Se l'importo supera del 20% quello reddito dichiarato, scatta il campanello d'allarme. Anche se si tratta di acquisti effettuati con i propri risparmi accumulati nei decenni o grazie a un finanziamento. In ogni caso sarà necessario dare spiegazioni e abituarsi a conservare quanto più possibile ogni tipo di giustificativo, ricevuta, documentazione.
    Con il metodo della sommatoria è tutt'altro che difficile incappare nella rete dei sospetti fiscali. E in teoria potrebbe partire una lettera che mette sull'avviso, nella quale si spiega al contribuente che è "fuori". L'Agenzia infatti potrebbe scegliere di inviare una lettera per segnalare l'anomalia della situazione del contribuente, anche per indurre a futuri comportamenti più "assennati" (almeno per chi ha la coscienza sporca) in dichiarazione. Ma quali sono le conseguenze concrete di queste comunicazioni? Per qualcuno che dovesse vedersi effettivamente colto "in castagna" certo non è da escludere che ci possa essere un comportamento più corretto per il futuro. E qui l'azione del fisco avrebbe raggiunto appieno lo scopo della norma. I contribuenti onesti potrebbero mettersi in guardia per qualcosa che non hanno fatto. Potranno spiegare al Fisco le ragioni della spesa, ma non è detto che poi di volta in volta gli uffici ritengano sufficienti gli elementi forniti e quindi si potrebbero aprire le incognite di un contenzioso.
    Certo uno degli elementi che permetteranno ai contribuenti onesti di stare tranquilli è anche il numero limitato di accertamenti che l'agenzia potrà fare a fronte di una miriade di irregolarità che verosimilmente riscontrerà. Con un obiettivo di 35mila accertamenti, quanti finora previsti dalla legge, anche se destinati a crescere, difficilmente l'agenzia potrà aprire il contraddittorio con più di 60-70mila cittadini. Inoltre, la stessa Agenzia da tempo indica agli uffici criteri di proficuità e rilevanza per effettuare gli accertamenti e quindi c'è da aspettarsi che finiscano nel mirino solo i casi più rilevanti.
    Certe situazioni sono tutt'altro che rare. A volte la difficile dimostrabilità dell'origine del denaro speso fa accendere altre lampadine sui monitor fiscali: un prestito dai genitori o dallo zio, per esempio, non documentato né registrato, genera subito il sospetto di un reddito non dichiarato. In qualche modo bisognerà abituarsi a documentare tutto ciò che entra nelle nostre tasche, visto che le spese il fisco le trova.

    Saverio Fossati e Antonio Criscione - 21 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/08/2010

    Il nuovo redditometro e l'incisivo impiego che se ne farà inducono a chiedersi come il contribuente potrà difendersi.
    Con il redditometro il Fisco ricostruisce il reddito in base a presunzioni legali relative, come tali suscettibili di prova contraria. Quindi, l'Agenzia deve solo sostenere e provare in giudizio la disponibilità in capo al privato dei fatti-indice contemplati nel redditometro, da cui discende il maggior imponibile.
    Ora si può dimostrare che il finanziamento delle spese, sottese a tali fatti-indice, «è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d'imposta, o con redditi esenti o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla base imponibile» (articolo 38, comma 4 del Dpr 600/73). La previgente disciplina si riferiva ai soli casi di redditi esenti o soggetti a ritenuta a titolo d'imposta. Però, era pacifico che tale indicazione avesse un ruolo esemplificativo.
    Si può dimostrare non solo che l'imponibile è formato da redditi esenti, esclusi o già tassati, ma ancor prima che il reddito accertato non esiste o esiste in misura inferiore. Si possono offrire due generi di prove contrarie:
    - "interne" al redditometro: il reddito accertabile non eccede di almeno un quinto quello dichiarato (articolo 38 comma 6); l'insussistenza dei fatti-indice; l'errata applicazione dei coefficienti redditometrici; il mancato sostenimento delle spese (si pensi al concorso di terzi nell'affrontarle); l'inidoneità dei coefficienti a esprimere il reddito reale;
    - "esterne" al redditometro: il sostenimento delle spese con redditi conseguiti in altre annualità; con sostanze non reddituali (risparmi, beni ricevuti per successione o donazione, somme avute da familiari o provenienti da disinvestimenti, risarcimenti, indebitamento eccetera); con redditi esenti, esclusi o tassati alla fonte o con regimi agevolati (si pensi al rimpatrio con lo scudo fiscale); con redditi reali superiori a quelli computati forfetariamente (come i redditi agricoli determinati catastalmente);evidenziando sempre il nesso causale fra le spese e gli indicati mezzi economici.

    Alla (non sempre agevole) prova circostanziata sulle risorse extrareddituali potrà affiancarsi quella su fatti straordinari incidenti sul normale andamento dell'attività del contribuente (malattia, maternità, crisi economica). Ciò per integrare una prova presuntiva volta a dimostrare che, nonostante l'evento anomalo, non è mutato il tenore di vita ed è stato possibile sostenere spese incongrue rispetto al reddito dichiarato attingendo al risparmio o indebitandosi o grazie all'aiuto, ad esempio, dei familiari.

    Infatti spetta al giudice valutare l'attendibilità delle predeterminazioni reddituali recate dal redditometro in relazione ai singoli casi e agli argomenti addotti dal privato. Anche se non si prova di disporre di risorse del tutto coincidenti con quanto accertato, ma si dimostra l'eccezionalità della situazione, il giudice potrà convincersi che si è fatto fronte, senza aver evaso, agli indici di spesa assunti dal redditometro e disapplicarlo.

    La prova deducibile in sede procedimentale e giudiziaria incontra i limiti della fase contenziosa, ove non sono ammessi giuramento e testimonianza. Quindi ci si può avvalere pure di presunzioni e di dichiarazioni di terzi (queste ultime, per la giurisprudenza, sono indizi che necessitano di ulteriori prove per formare il convincimento del giudice). Le prove non fornite nel contraddittorio possono prodursi nel processo, come sostengono le Sezioni unite della Cassazione per gli studi di settore. Sebbene il giudice possa poi tener conto dell'omessa partecipazione al contraddittorio o dell'aver riservato determinati mezzi istruttori alla sede giudiziale per regolare le spese di lite.

    Il nuovo articolo 38 tace sulle conseguenze del mancato contraddittorio e/o dell'avvio del procedimento di adesione. L'accentuata standardizzazione del rinnovato redditometro induce ancora a seguire la soluzione delle sezioni unite per gli accertamenti basati sugli studi di settore. È illegittimo l'avviso non preceduto dalla convocazione del privato e/o dall'avvio dell'adesione e lo stesso va detto per l'atto che non motivi sull'esito del contraddittorio.

    Francesco Pistolesi - 21 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  11/08/2010

    (da wikipedia.org ricaviamo la seguente definizione : "Il giudizio di ottemperanza permette di dare esecuzione ad una sentenza nel processo amministrativo, qualora la pubblica amministrazione non abbia adempiuto spontaneamente".)

    La sentenza definitiva non consente compensazioni tra debiti e crediti tributari. Il ricorso all'ottemperanza proposto dal contribuente, infatti, impone al Fisco di rimborsare quanto dovuto al contribuente in seguito a una pronuncia passata in giudicato. Lo hanno chiarito le Sezioni unite della Cassazione con la sentenza 18208 depositata ieri.

    Nel caso in esame, al giudice dell'ottemperanza si era rivolta una banca per ottenere il rimborso fiscale dall'agenzia delle Entrate. L'amministrazione, pur riconoscendo il credito vantato dalla banca, ne aveva sospeso l'esecuzione in base a quanto disposto dagli articoli 69 del Rd 2440/1923 e 23 del Dlgs 472/1997, che danno il potere di non effettuare pagamenti nei confronti di chi sia debitore di altre amministrazioni dello stato o autore di illeciti fiscali.

    Per i giudici di piazza Cavour, però, la facoltà concessa all'amministrazione finanziaria di sospendere il pagamento di un proprio debito per mezzo del "fermo amministrativo", a garanzia di eventuali crediti vantati nei confronti del contribuente, può essere esercitata solo nel corso del giudizio di cognizione avente a oggetto l'accertamento della pretesa restitutoria. Il giudizio di ottemperanza, invece, «non consente al giudice altro accertamento che quello dell'effettiva portata precettiva della sentenza di cui si chiede l'esecuzione, con la conseguenza che è inibito a quel giudice prendere in esame l'applicabilità della compensazione civilistica, alla quale è preordinato l'istituto del fermo amministrativo».

    Dunque, vale la regola che il giudicato copre il dedotto e il deducibile.

    I presupposti e le condizioni essenziali per la proposizione del ricorso al giudice dell'ottemperanza sono: l'esistenza di una sentenza definitiva della Commissione tributaria e l'inadempimento delle agenzie fiscali o dell'ente locale a quanto deciso dal giudice. All'atto, in doppio originale, vanno allegati la copia della sentenza di cui si chiede l'ottemperanza e l'originale o la copia autentica dell'atto di messa in mora notificato alla controparte. Il giudizio, come ribadito dalle Sezioni unite, è di esecuzione e non di cognizione. Quindi, non può essere integrato o modificato il contenuto della decisione alla quale l'amministrazione si deve uniformare. La tutela è ammessa anche se la sentenza non contenga perentorie e dettagliate "istruzioni ad agire". Vi si può ricorrere ogni volta che si rilevi l'inerzia del Fisco rispetto al giudicato o un suo comportamento difforme rispetto all'accertamento disposto nella pronuncia da eseguire, anche quando non vi sia un'esplicita condanna dell'amministrazione inadempiente.

    Il contribuente può richiedere al giudice l'attuazione coattiva anche di singole parti della sentenza, rispetto alle quali si sia formato il cosiddetto "giudicato interno". Questo avviene quando il Fisco non propone specifica impugnazione della sentenza nei gradi successivi.

    Sergio Trovato - 06 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  10/08/2010

    Fuori un altro. Anche il piccolo avvocato non deve versare l'Irap. Si allunga così la lista dei profili dei professionisti per cui scatta l'esenzione dal pagamento se manca il requisito numero uno: l'«autonoma organizzazione». Una picconata ulteriore alla platea dei soggetti autonomi e delle micro-imprese su cui non si applica l'imposta. Platea già variegata e affollata come documentato dal Sole 24 Ore di lunedì 2 agosto.

    L'indicazione in questo senso arriva dalla Commissione tributaria provinciale di Vercelli. Quindi l'iter giudiziario non si è ancora concluso, visto che potrebbe proseguire in appello e davanti alla Cassazione. Ma è un primo segnale da non sottovalutare anche per lo "schema" con cui i giudici tributari hanno accolto il riscorso di una legale, che aveva chiesto all'amministrazione finanziaria il rimborso dell'Irap pagata nei due anni precedenti la domanda. Una richiesta a cui non aveva ricevuto alcuna risposta: un silenzio che, quindi, equivaleva a un rifiuto.

    Nel ricorso alla Commissione tributaria, l'avvocato ha sottolineato come nel periodo di riferimento avesse svolto l'attività professionale senza collaboratori e con l'utilizzo del minimo indispensabile di beni strumentali (un personal computer e riviste per l'aggiornamento). Il tutto in ufficio cedutole da un'altra professionista per la quale ha prestato una parte rilevante della propria opera.

    I giudici piemontesi, per argomentare la propria decisione, hanno fatto riferimento alla sentenza della Corte costituzionale (la 156 del 2001) che ha individuato nell'autonomia organizzativa in grado di potenziare e accrescere la capacità produttiva lo spartiacque che allarga il solco fra chi deve e chi non deve pagare l'Irap.

    Nel caso specifico, la sentenza 21/03/10 della Ctp di Vercelli ha ritenuto che l'avvocato avesse diritto a ottenere il rimborso per i 3.700 euro versati. Quattro le ragioni nel merito per cui la contribuente aveva ragione. Il reddito negli anni considerati (come risultato dalle dichiarazioni presentate nel modello Unico) non è stato superiore a quello di lavoro dipendente. Il volume d'affari è di poco superiore a quello dei contribuenti minimi, la categoria introdotta a partire da periodi successivi a quelli a cui l'avvocato faceva riferimento. L'attività era stata svolta in uno studio di appena 18 metri quadrati e, tra l'altro, avuto in comodato d'uso da una collega con cui ha emesso il 50% delle parcelle complessive. I compensi a terzi sono stati ridotti al lumicino e riferiti per lo più agli onorari del commercialista e, infine, la dotazione di studio costituita da un pc e da riviste giuridiche sono il minimo indispensabile per le prestazioni professionali.

    09 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  09/08/2010

    L'aliquota al 20% che sembra aver prevalso nella giostra di ipotesi che hanno accompagnato i lavori preparatori della cedolare secca alza la convenienza del nuovo regime per i proprietari immobiliari, e anche la posta della scommessa anti-evasione collegata alla nuova "tassa piatta" sugli affitti.

    Il 20% «tutto compreso» amplia la platea dei proprietari che a partire dall'anno prossimo troveranno conveniente scegliere il nuovo regime, facendole abbracciare tutti i canoni di mercato presenti in Italia. Anche per i canoni concordati, a cui l'attuale regime riconosce un forte sconto sull'imponibile, sarà difficile sopravvivere al confronto con il nuovo prelievo.

    Oggi le richieste del fisco sulle locazioni sono tassate in base all'aliquota marginale Irpef, applicata sull'85% del canone, per cui dipendono dal reddito del proprietario: in media gli italiani che danno in affitto una casa pagano all'erario il 30,4% dell'entrata per cui il nuovo prelievo, che si applicherà sull'intero canone (senza lo sconto a forfait del 15% che oggi ripaga il proprietario per le spese di manutenzione), determina uno sconto medio del 22,6% rispetto al vecchio regime.

    Come sempre accade quando una tassa piatta ne sostituisce una progressiva, i vantaggi crescono insieme al reddito del contribuente. Il proprietario romano, per esempio, che guadagna 110mila euro l'anno, è sul gradino più alto del prelievo Irpef e nel suo caso la cedolare secca cancellerebbe 46,5 euro ogni 100 oggi pagati sull'affitto. Il cittadino di Napoli, che denuncia un reddito complessivo da 22mila euro, si vedrebbe invece alleggerita l'imposta "solo" del 16 per cento.

    Il profilo della nuova cedolare emerso dai lavori di ieri in consiglio dei ministri insidia da vicino anche la convenienza dei canoni concordati. I proprietari che aderiscono agli accordi comunali per assicurare affitti leggeri oggi pagano l'imposta (sempre con aliquota marginale) sul 58,5% del canone, ma l'abbattimento dell'aliquota al 20% (presente in questo caso fin dalle prime versioni del provvedimento) rischia di azzerare l'appeal del meccanismo. Se si assumono come esempio i canoni concordati previsti in una città media come Pisa si ottiene che con un reddito annuo da 40mila euro, il proprietario otterrebbe dalla cedolare uno sconto del 13 per cento.

    L'aliquota che scende al 20%, però, come accennato rende ancora più ambiziosi i piani della lotta ad ampio raggio contro l'evasione immobiliare, essenziale per pareggiare i conti con l'Irpef attuale. Con la cedolare secca al 23% ipotizzata alla vigilia del decreto attuativo sarebbe caduto un quarto dell'imposta generata dal mattone, cioè circa 1,8 miliardi sui 7,5 calcolati da Economia e Territorio. Ma dato che la strategia della cedolare prevedeva l'emersione degli affitti in nero, stimata in quasi un miliardo (seconde case escluse), sarebbe stata sufficiente l'emersione del 60% dell'evasione per andare in pari con il gettito.

    Ora, però, con un prelievo ancora più leggero, il pareggio dei conti richiederebbe di far emergere una quota ancora più importante dei 500mila contratti che ogni anno sfuggono al fisco. Il mancato pareggio, va detto, non si traduce ovviamente in una perdita per i comuni, perché la cedolare entrerà nel calderone dei tributi immobiliari che saranno divisi fra stato e sindaci, ma è ovviamente importante per garantire la sostenibilità del sistema.

    Anche per questo il decreto ipotizza una maxi-sanzione per chi ha dato in affitto un immobile evitando di avvisare il fisco. Se non si regolarizza entro fine anno, una volta pizzicato dai controlli dovrà ridurre ai minimi il canone, fissandolo al triplo della rendita catastale. La sanzione, che si aggiunge a quelle previste per gli omessi versamenti, può abbattere il canone anche di due terzi, rendendo molto concreta la tentazione della denuncia da parte del locatario.

    Saverio Fossati/Gianni Trovati - 05 agosto 2010- tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  05/08/2010

    La proroga di Ferragosto è finalmente ufficiale. È stato infatti pubblicato ieri, 3 agosto (Gazzetta Ufficiale 179/2010), il Dpcm del 27 luglio 2010, che concede la tregua fiscale di 19 giorni, cambiando le scadenze in agenda dal 1° al 20 agosto. Beneficiano (secondo quanto confermato anche da fonti dell'amministrazione, si veda Il Sole 24 Ore del 29 luglio) della pausa fino al 20 agosto i sostituti d'imposta che devono presentare in via telematica i modelli 770 semplificato o ordinario. Lo spostamento fino al 20 agosto riguarda anche i ravvedimenti collegati alla presentazione dei modelli 770, nonché gli adempimenti e i versamenti con il modello F24 che erano in scadenza il 2 agosto. Il decreto conferma però la scadenza del 5 agosto per i contribuenti interessati dagli studi di settore. Di conseguenza, per questi contribuenti, domani è l'ultimo giorno per eseguire i versamenti risultanti da Unico 2010, compreso il primo acconto per il 2010, con la maggiorazione dello 0,40 per cento. I modelli 770 semplificato e ordinario si potranno presentare in via telematica entro il 20 agosto. In pratica, gli adempimenti fiscali e i versamenti con l'F24 in scadenza il 31 luglio, comprese le rate di Unico 2010, la presentazione online dei modelli 770 o i versamenti da ravvedimento relativi ai 770, beneficiano di una doppia proroga: scadono il 2 agosto, in quanto il 31 luglio è sabato e il 1° agosto è domenica. Si differiscono al 20 agosto in quanto gli adempimenti fiscali in scadenza dal 1° al 20 agosto possono essere effettuati entro il 20 agosto. Il 20 agosto è, dunque, l'ultimo giorno per i contribuenti, che inviano telematicamente il 770 ordinario o il 770 semplificato, che intendono sanare eventuali irregolarità commesse in tema di versamenti relativi al 2009 (e anche per il ravvedimento lungo relativo al 2008). I contribuenti che in relazione al 2009 non hanno eseguito versamenti di ritenute possono beneficiare del ravvedimento lungo, effettuando il pagamento tardivo entro il termine per la trasmissione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione. In questo caso, devono pagare le somme dovute, maggiorate degli interessi del 3%, calcolati per ogni giorno successivo alla scadenza del termine fino al giorno di pagamento compreso; è anche dovuta la sanzione del 3%. In scadenza il 20 il termine per pagare la terza rata dovuta dai contribuenti non titolari di partita Iva che nella dichiarazione dei redditi per il 2009, Unico 2010, hanno optato per pagare a rate una o più delle somme dovute a saldo per il 2009 e a titolo di acconto per il 2010. Di norma, si tratta delle persone fisiche non titolari di partita Iva che hanno effettuato il pagamento della prima rata entro il 16 giugno 2010. La terza rata in scadenza il 20 agosto deve essere aumentata dello 0,49%, a titolo di interessi. In scadenza il termine per pagare la seconda rata dovuta dai contribuenti non titolari di partita Iva che nella dichiarazione dei redditi per il 2009, Unico 2010, hanno optato per pagare a rate una o più delle somme dovute a saldo per il 2009 e a titolo di acconto per il 2010. Di norma, si tratta delle persone fisiche non titolari di partita Iva che hanno pagato la prima rata entro il 16 luglio, con l'aumento dello 0,40%. La seconda rata in scadenza il 20 agosto deve essere aumentata dello 0,16% di interessi. Scade il 20 agosto il termine per pagare la seconda rata dovuta dai contribuenti non titolari di partita Iva, interessati dagli studi di settore, che in Unico 2010, hanno optato per pagare a rate una o più delle somme dovute a saldo per il 2009 e a titolo di acconto per il 2010. Di norma, si tratta delle persone fisiche non titolari di partita Iva che hanno pagato la prima rata entro il 6 luglio, senza maggiorazione. La seconda rata deve essere aumentata dello 0,27% a titolo di interessi. La proroga riguarda anche il termine per presentare la domanda di rimborso dell'Iva a credito del secondo trimestre 2010, mediante la presentazione del modello Iva TR.

    Le principali scadenze rinviate al 20 agosto

    Unico 2010
    Rate in scadenza il 2 agosto 2010 (scadenza di legge 31 luglio); terza rata dei contribuenti Iva estranei agli studi di settore che hanno pagato la prima rata entro il 16 giugno 2010; seconda rata dei contribuenti Iva estranei agli studi di settore che hanno pagato la prima rata entro il 16 luglio 2010; terza rata dei contribuenti Iva "interessati" dagli studi di settore che hanno pagato la prima rata entro il 6 luglio 2010; seconda rata dei contribuenti Iva "interessati" dagli studi di settore che pagano la prima rata entro il 5 agosto 2010.

    Iva
    Luglio 2010 (mensili); secondo trimestre 2010 (trimestrali); sesta rata saldo Iva 2009.

    Accise
    Accisa sui prodotti immessi in consumo nel mese di luglio; accisa sull'energia elettrica che si versa in rate di acconto mensili calcolate sulla base dei consumi dell'anno precedente.

    Tonino Morina - 04 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  30/07/2010

    Il Fisco concede 19 giorni di "vacanza" ai contribuenti. Gli adempimenti fiscali e i versamenti in agenda dal 1° al 19 agosto potranno infatti essere effettuati entro venerdì 20 agosto.
    Una tregua fiscale che riguarda anche la presentazione in via telematica dei modelli 770 semplificato e ordinario e i ravvedimenti in scadenza il 2 agosto. È quanto prevede il decreto del presidente del consiglio dei ministri 27 luglio 2010, che sposta al 20 agosto gli adempimenti fiscali e i pagamenti fiscali e previdenziali con il modello F24 in scadenza dal 1° al 20 agosto, senza alcuna maggiorazione. E l'effetto domino previsto dal decreto viene confermato dalla stessa amministrazione finanziaria.
    Per i pagamenti con l'F24, visto che quasi tutti i versamenti di agosto scadono il 16, la proroga del 2010 è di soli quattro giorni. Beneficiano di una pausa più lunga le rate di Unico 2010 in scadenza al 2 agosto 2010, in quanto il 31 luglio, scadenza ordinaria, è sabato e il 1° agosto è domenica.
    Il decreto proroga al 20 agosto tutti i versamenti in scadenza dal 1° al 20 agosto, senza escludere i pagamenti con l'F24 in scadenza il 2 agosto, né tutti gli altri adempimenti relativi al modello 770, ravvedimenti compresi, prima in agenda lo stesso 2 agosto. La conferma - indiretta – di questo ulteriore differimento al 20 agosto è nel decreto di proroga del 2005, quando, per evitare che la proroga di Ferragosto trascinasse anche i pagamenti in scadenza il 31 luglio 2005, che, da domenica, si spostavano a lunedì 1° agosto 2005, venne disposto che la mini-proroga del 2005 "partiva" dal 2 agosto (Dpcm 26 luglio 2005, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 176 del 30 luglio 2005).
    Scade il 20 agosto anche il termine per il pagamento delle accise relative ai prodotti energetici immessi in consumo nel mese di luglio. Il termine del 20 agosto, per le immissioni avvenute nel mese di luglio, è a regime dal 2007.
    La proroga dei versamenti riguarda, come di consueto, anche i pagamenti in scadenza per contributi Inps, premi Inail e contributi Enpals (lavoratori dello spettacolo).
    Resta confermata la scadenza del 5 agosto per i contribuenti "interessati" dagli studi di settore. Di conseguenza, questi contribuenti, che inviano telematicamente il modello Unico 2010 entro il 30 settembre 2010, hanno tempo fino a giovedì 5 agosto 2010 per effettuare i versamenti risultanti dall'Unico 2010, compreso il primo acconto per il 2010, con la maggiorazione dello 0,40 per cento. Questo termine riguarda i contribuenti interessati dagli studi di settore, tenuti alla dichiarazione unificata, modello Unico 2010, che non hanno effettuato i versamenti entro il 6 luglio 2010. Beneficeranno invece del mini-differimento di quattro giorni, dal 16 al 20 agosto, i contribuenti che pagano le rate di Unico 2010, comprese quelle dei soggetti interessati dagli studi di settore che devono pagare le rate in scadenza ordinaria al 16 agosto. I modelli 770 semplificato e ordinario si potranno presentare in via telematica entro il 20 agosto.
    In pratica, gli adempimenti fiscali e i versamenti con l'F24 in scadenza il 31 luglio, comprese le rate di Unico 2010, la presentazione "online" dei modelli 770 o i versamenti da ravvedimento relativi ai 770, beneficiano di un doppio differimento: scadono il 2 agosto, in quanto il 31 luglio è sabato; si differiscono al 20 agosto in quanto gli adempimenti fiscali in scadenza dal 1° al 20 agosto possono essere effettuati entro il 20 agosto. Slitta al 20 agosto anche il termine per i contribuenti che non hanno versato le imposte entro il 16 luglio 2010 e che intendono valersi del ravvedimento. I contribuenti che si ravvedono devono versare con lo stesso modello F24 le somme dovute, più la sanzione del 2,5%, più gli interessi dell'1% annuo per i giorni dal 17 luglio 2010 fino al giorno di pagamento compreso. Chi paga dal 17 agosto al 20 agosto dovrà calcolare gli interessi fino al 16 agosto.

    Tonino Morina - 29 luglio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  29/07/2010

    Entratel ancora in tilt e l'Agenzia delle entrate tenta di porre rimedio. Dopo le prime misure assunte alla fine della settimana scorsa sarà attivo da oggi, a partire dalle 12, il terzo canale di emergenza messo in campo dall'Agenzia delle entrate per far fronte alla temporanea sospensione del canale Entratel (848836526), dovuta a cause non dipendenti dall'Agenzia.

    Si tratta del numero 800 299940, attivato da Sogei, che osserverà i seguenti orari: da lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 e sabato dalle 8 alle 14. Il piano straordinario dell'Agenzia prevede anche il potenziamento dell'attività dei Cam (Centri di assistenza multicanale) al numero 848800444 - opzione 1 assistenza con operatore - opzione Area Tematica; la creazione di una casella di posta elettronica funzionale dedicata dc.sac.assistenzaentratel@agenziaentrate.it dove inviare i propri quesiti.

    V. Stroppa – 24 luglio 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Fisco e tasse  »»  28/07/2010

    E' legittima l'estensione degli accertamenti bancari ai familiari del legale rappresentante di una società se ci sono presunzioni gravi, precise e concordanti tali da ricondurre tali rapporti all'impresa e se il contribuente non riesce a provarne l'estraneità.

    A stabilirlo è la Corte di cassazione con la sentenza n. 17387 depositata il 23 luglio.

    A. Iorio/F.Falcone – 27 luglio 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Fisco e tasse  »»  27/07/2010

    Domanda:
    Sono un socio in una società a responsabilità limitata in regime di trasparenza, soggetta agli studi di settore. Vorrei sapere se la proroga disposta per i contribuenti soggetti agli studi di settore riguarda anche i partecipanti. Vorrei anche sapere come rimediare ad alcuni errori commessi in sede di dichiarazione dei redditi.
    G.R. – CATANIA

    Risposta:
    Per i pagamenti di Unico 2010, la proroga disposta per chi è soggetto agli studi di settore riguarda anche i partecipanti. Per i contribuenti estranei agli studi di settore sono scaduti i termini per i pagamenti, sia quello del 16 giugno, sia quello dal 17 giugno al 16 luglio 2010 con lo 0,4% in più. Chi paga in ritardo può valersi del ravvedimento.

    Il ravvedimento
    Per sanare gli omessi o tardivi versamenti dei tributi, i contribuenti dispongono di due tipi di ravvedimento, meglio conosciuti come ravvedimento "breve" e ravvedimento "lungo". Il ravvedimento "breve" può essere effettuato entro i 30 giorni successivi alla scadenza; il ravvedimento "lungo" può essere effettuato entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è commessa la violazione. Chi si ravvede deve versare con lo stesso modello F24 le somme dovute, più la sanzione del 2,5%, in caso di ravvedimento "breve", o del 3%, in caso di ravvedimento "lungo", più gli interessi legali del 3% annuo dal giorno successivo alla scadenza del pagamento, fino al giorno di pagamento. Dal 1° gennaio 2010, gli interessi legali sono stati abbassati di due punti, in quanto la misura del 3% è stata ridotta all'1 per cento. Per il saldo delle imposte e dei contributi del 2009 e del primo acconto per il 2010, dei contribuenti soggetti agli studi di settore, partecipanti compresi, sono regolari i pagamenti eseguiti entro il 6 luglio 2010 (termine scaduto), o dal 7 luglio al 5 agosto 2010 con lo 0,4% in più. I contribuenti che applicano gli studi sono quelli soggetti al controllo induttivo mediante il software Gerico (gestione dei ricavi e compensi) per i quali sono stati approvati gli specifici studi, compresi quelli con cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi studi, a prescindere dall'eventuale adeguamento, se le entrate dichiarate sono più basse di quelle presunte dallo strumento induttivo. Il differimento vale anche per i contribuenti che partecipano a società, associazioni e imprese che applicano gli studi, e cioè per i soci di società di persone, gli associati in associazioni tra artisti o professionisti, i collaboratori di imprese familiari e i coniugi di aziende coniugali, i soci di società a responsabilità limitata che hanno optato per il regime di trasparenza fiscale.

    I rimedi
    Le dichiarazioni annuali dei redditi, dell'Iva e dell'Irap possono essere oggetto di correzioni o integrazioni. La correzione si distingue dalle integrazioni, per la ragione che la dichiarazione correttiva è quella che può essere presentata entro i termini ordinari di scadenza, mentre le dichiarazioni integrative, sia se a favore del contribuente, sia se a sfavore, si presentano dopo la scadenza del termine. Nella seconda facciata di Unico 2010 persone fisiche, per i redditi del 2009, subito dopo l'indicazione del codice fiscale, si deve specificare il tipo di dichiarazione che si presenta, barrando le relative caselle. La prima casella "redditi" deve essere barrata se viene presentata la dichiarazione dei redditi. Ci sono poi altre caselle, da barrare in base al tipo di dichiarazione che si presenta insieme a quella dei redditi, come, ad esempio, il modello Iva 2010, per i contribuenti tenuti alla dichiarazione unificata, modello Unico.
    La denominazione "Unico" sta per "modello unificato compensativo"; è chiamato così perché consente l'unificazione di più dichiarazioni e di di compensare i debiti e i crediti dei vari tributi, contributi e premi.
    La denominazione di Unico è però superata in quanto, a seguito delle novità recate dalla manovra d'estate 2009, di cui al decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dal 2010, il modello "Unico" non è più "Unico". Infatti, mentre fino a qualche anno fa, era possibile comprendere nell'Unico, i redditi, l'Iva, l'Irap e il modello 770, già dal 2009 l'Unico ha compreso solo l'Iva e i redditi, anche perché, dalla modulistica del 2009, si è "separata" la dichiarazione Irap, cioè il modello per l'imposta regionale sulle attività produttive. Peraltro, dopo le novità sulla stretta dei crediti Iva introdotte a partire dal 2010, i contribuenti che intendono usare in compensazione, o chiedere a rimborso il credito risultante dalla dichiarazione annuale Iva, possono non comprendere tale dichiarazione nell'Unico, presentando la dichiarazione annuale a partire dal mese di febbraio. In questo caso, l'Unico non è più una dichiarazione unificata, perché contiene solo i redditi.

    La correttiva
    Nella seconda facciata di Unico 2010 persone fisiche sono presenti delle caselle che vanno barrate nel caso di dichiarazione correttiva o integrativa. Il contribuente che, dopo avere presentato la dichiarazione annuale Iva, Irap, modello Unico compreso, si accorge di avere commesso errori o dimenticanze può presentare una dichiarazione "correttiva nei termini", barrando sul frontespizio l'apposita casella. Può essere il caso di un contribuente che, nel mese di luglio 2010, presenta il modello Unico e che, prima della scadenza del termine, fissata per il 30 settembre 2010, si accorge di avere dimenticato di indicare alcuni oneri sostenuti nell'anno 2009. Egli può presentare, entro il 30 settembre, in via telematica un nuovo modello Unico, completo in tutte le sue parti, che sostituisce integralmente il primo modello Unico già presentato. In questo modo è possibile esporre redditi non dichiarati in tutto o in parte ovvero evidenziare oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione, non indicati in tutto o in parte in quella precedente. I contribuenti che presentano la dichiarazione per integrare la precedente, devono effettuare il versamento della maggiore imposta, delle addizionali regionale e comunale eventualmente dovute. Se dal nuovo Unico risulta un minor credito dovrà essere versata la differenza rispetto all'importo del credito utilizzato a compensazione degli importi a debito risultanti dalla precedente dichiarazione. Se dal nuovo Unico risulta, invece, un maggior credito o un minor debito la differenza rispetto all'importo del credito o del debito risultante dalla dichiarazione precedente potrà essere indicata a rimborso, o come credito da portare in diminuzione di ulteriori importi a debito.

    19 luglio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Fisco e tasse  »»  23/07/2010

    La falsa fatturazione può concorrere con la truffa ai danni dello Stato. È quanto emerge dalla lettura della sentenza 27541 della Corte di cassazione, sezione I penale, depositata lo scorso 15 luglio. I giudici, ancorché consapevoli del contrasto giurisprudenziale sul tema, hanno tuttavia dovuto confermare la decisione di secondo grado, più che per una condivisione della tesi sul concorso tra i due reati, perché si trattava di un principio che, nel caso specifico, era stato già affermato da una precedente sentenza di annullamento con rinvio della Cassazione. Principio che ha una sua forza di preclusività assimilabile a quella del giudicato proprio. Alcune imprese, e conseguentemente i loro rappresentanti, avevano organizzato la tipica frode carosello sfruttando il particolare regime Iva sugli acquisti intracomunitari: a) cartolarmente acquistavano carne da fornitori italiani (fittizi) con regolare fattu