Archivio delle novità suddivise per anno/categoria
 
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  • Normative complementari  »»  12/02/2014

    Attenzione al tipo di lavori in casa. La manutenzione ordinaria non basta per accedere alla detrazione del 50%, a meno che non si tratti di interventi su parti comuni di edifici. Ma che cosa s'intende per manutenzione ordinaria? L'ultimo aggiornamento della guida dell'agenzia delle Entrate riporta come «interventi di manutenzione ordinaria: le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici, quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti, la sostituzione di pavimenti, infissi e serramenti, la tinteggiatura di pareti, soffitti, infissi interni ed esterni, il rifacimento di intonaci interni, l'impermeabilizzazione di tetti e terrazze, la verniciatura delle porte dei garage». E quali sono le parti comuni? Sono quelle indicate dall'articolo 1117, numeri 1, 2 e 3 del Codice civile. Tra queste rientrano: il suolo su cui sorge l'edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d'ingresso, i vestiboli, i portici, i cortili, tutte le parti dell'edificio necessarie all'uso comune, i locali per la portineria e per l'alloggio del portiere, gli ascensori, i pozzi, le cisterne, le fognature.

    10/02/2014 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  05/02/2014

    Prosciolti i manager di Google: le società che mettono a disposizione degli utenti della rete piattaforme per caricare i loro video, fornendo dunque un semplice servizio di Internet host provider, non sono responsabili dei contenuti nel caso in cui le immagini violino il Codice della privacy.

    Giovanni Negri - 4 febbraio 2014 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/01/2014

    Scatterà il 3 febbraio la semplificazione per la registrazione dei contratti di locazione degli immobili. La rivoluzione nella burocrazia per gli affitti si avvarrà di un nuovo strumento on line, un modello, scaricabile dal sito dell'Agenzia delle entrate sul quale sarà possibile registrare le coordinate della locazione immobiliare e allegare il contratto per inviare tutta la documentazione in via telematica. Il nuovo modello Rli per la richiesta di registrazione e adempimenti successivi – contratto di locazione e affitto immobili è stato annunciato oggi dall'Agenzia nell'ambito del pacchetto semplificazioni del 3 luglio scorso.

    Il modello
    Il nuovo Rli è composto dal quadro A per la compilazione dei dati generali come la tipologia del contratto, la data di stipula e la durata della locazione, la sezione dedicata agli adempimenti successivi (proroga, cessione e risoluzione), i dati del richiedente, del rappresentante legale. Il quadro B contiene i soggetti del contratto, locatori e conduttori e tutte le loro coordinate mentre il quadro B e D contengono rispettivamente i dati dell'immobile e il regime fiscale della cedolare secca.

    La presentazione
    Dal 3 febbraio al 31 marzo 2014 il modello Rli "convivrà" con il modello 69. Dopodiché quest'ultimo andrà definitivamente in pensione. La nuova dichiarazione sarà scaricabile dal sito dell'Agenzia delle entrate a cura dell'intestatario dell'immobile o da un suo delegato e dovrà contenere in allegato la relativa documentazione (rigorosamente in formato Tif, Tiff e Pdf/a). Ma in alcuni casi si potrà accedere a un'ulteriore semplificazione inviando il modulo senza allegare il contratto. E cioé nel caso di un numero di locatori e conduttori rispettivamente non superiore a tre; quando si registra la locazione di una sola unità abitativa ed un numero di pertinenze non superiore a tre; quando il contratto contiene esclusivamente la disciplina del rapporto di locazione e senza ulteriori pattuizioni; tutti gli immobili devono essere censiti con attribuzione di rendita; e infine quando il contratto è stipulato tra persone fisiche che non agiscono nell'esercizio di un'impresa, arte o professione.

    Le applicazioni online
    Oltre al nuovo modello a partire dal 3 febbraio sul sito delle Entrate sarà disponibile il software "Contratti di locazione e affitto di immobili (Rli)". In alternativa a questo software – fa sapere l'Agenzia – fino alla data del 31 marzo 2014 è consentito l'uso degli altri prodotti software per la registrazione dei contratti di locazione e comunicazione degli adempimenti successivi (Contratti di locazione, Iris e Siria). Inoltre, aggiunge l'Agenzia, sarà disponibile la versione web del prodotto in modo da poter accedere alle procedure senza alcuna installazione del software.

    La revoca della cedolare secca
    Con il nuovo modello il locatore può revocare la cedolare secca per ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui è stata esercitata l'opzione entro il termine previsto per il pagamento dell'imposta di registro relativa all'annualità di riferimento. La rinuncia alla cedolare secca, infatti, comporta il pagamento dell'imposta di registro per l'annualità di riferimento e per quelle successive.

    Flavia Landolfi – 13 gennaio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/01/2014

    Che cosa deve fare un cittadino che raccoglie i soldi ricevuti in contante o assegni non trasferibili dagli amici per pagare un viaggio insieme? Il diretto interessato (in gergo tecnico si chiama collect money) può – secondo le indicazioni del Mef - versare il denaro (a condizione che i singoli trasferimenti nei confronti del collect money siano inferiori a mille euro) su un proprio conto corrente e poi effettuare un bonifico complessivo all'agenzia di viaggio o del tour operator o in alternativa versare gli importi direttamente sul conto di questi ultimi che emetteranno un'unica fattura con l'elenco di tutti i partecipanti.

    21 novembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/12/2013

    Il condominio è per sua natura un luogo di stretta convivenza tra le persone che lo abitano. Proprio per questa ragione, bisogna saper dosare con grande equilibrio la trasparenza nella gestione della cosa comune con il diritto alla riservatezza di ciascuno, tutelato e garantito dal Codice della privacy. L'amministratore di condominio dovrà, quindi, saper conciliare di volta in volta, a seconda delle situazioni, queste due necessità parimenti importanti, senza l'una prevalga sulla seconda o possa danneggiarla.

    P. Montanari/G. Mantaro - 9 dicembre 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  05/12/2013

    È possibile pagare una caparra in contanti se il bene da acquistare ha un valore pari o superiore a mille euro? La risposta che arriva dal ministero dell'Economia è positiva ma a condizione che l'importo pagato come caparra in contanti sia inferiore alla soglia dei mille euro oltre la quale, invece, è obbligatorio l'utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili.

    21 novembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/11/2013

    Il caso analizzato dal Mef è una prestazione professionale come un trattamento dal dentista della durata di un anno che comporta il pagamento di un onorario complessivo di 1.200. Cliente e professionista possono rispettivamente versare/ricevere in contanti singoli acconti mensili di 100 euro regolarmente fatturati? La risposta è affermativa perché – spiegano dal ministero dell'Economia - il trattamento ortodontico rientra tra quelle prestazioni professionali in cui le parti possono contrattualmente convenire un pagamento rateale e in tal modo non incappano in violazioni. Attenzione, però. L'amministrazione può comunque valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare un frazionamento realizzato allo specifico scopo di eludere il divieto sullo stop al contante.

    21 novembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  22/11/2013

    La conferma arriva anche dal ministero dell'Economia. Non esiste alcun limite al prelevamento o versamento in contanti dal proprio conto corrente in quanto tali operazioni non si configurano come un trasferimento tra soggetti diversi.

    21 novembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  13/11/2013

    Comunichiamo che il nostro Studio, avvalendosi della collaborazione esterna di un’azienda qualificata, effettua il servizio per la presentazione delle domande per i contributi a fondo perduto e finanziamenti per le aziende.
    Tali richieste possono essere effettuate per le seguenti motivazioni:
    - sostegno dei processi di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese
    - investimenti per la sicurezza sul lavoro
    - imprenditoria giovanile e femminile
    - artigianato, per acquisto macchinari e attrezzature, ristrutturazioni, partecipazione a
    fiere, costi per consulenze
    - ammodernamento aziende agricole ed agriturismi.
    E’ importante che la domanda venga presentata prima di qualsiasi fattura o spesa.
    Vi chiediamo, qualora foste interessati, di prendere contatto con lo Studio chiedendo di Laura. Grazie.

    Signa, 13 novembre 2013
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  17/10/2013

    La fatturazione anticipata decide l'aliquota Iva. Infatti, negli acquisti intracomunitari, la misura del prelievo è stabilita in base al momento in cui l'operazione è effettuata. E l'operazione si considera "effettuata" al momento dell'emissione della fattura, se questa avviene prima della partenza dei beni. Pertanto, anche se dal 1° ottobre l'aliquota Iva ordinaria è passata dal 21 al 22% agli acquisti di merci fatturate a settembre ma spedite a ottobre si continua ad applicare l'aliquota del 21% al momento dell'integrazione della fattura.

    M. Balzanelli - 14 ottobre 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  15/10/2013

    Il Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi, è partito dal 1° ottobre per i produttori di rifiuti pericolosi con più di dieci dipendenti e per gli enti e le imprese che gestiscono rifiuti pericolosi, mentre per tutte le altre imprese l'avvio del sistema è fissato per il 3 marzo 2014. Sono esclusi i trasportatori di rifiuti urbani e i liberi professionisti, mentre l'obbligo è solamente rinviato per i trasportatori di propri rifiuti pericolosi. Sistri d'obbligo, al contrario, per i trasportatori stranieri in partenza dall'Italia

    Paola Ficco – 14 ottobre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  01/10/2013

    Una descrizione troppo generica della prestazione in fattura può esporre il contribuente al rischio di una rettifica dell'ufficio.
    Rettifica che potrebbe prendere di mira l'inerenza e la congruità del costo sostenuto che, nei casi più gravi, l'esistenza stessa della prestazione resa.

    La necessità di una descrizione più dettagliata possibile, o quanto meno sufficiente al punto tale da mettere in condizione il verificatore di apprezzare l'entità e la quantità delle prestazioni ricevute, risulta determinante sia agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto sia ai fini delle imposte dirette. L'importanza della descrizione contenuta nella fattura diventa ancor più evidente quando questa costituisce l'unico documento probatorio della prestazione resa.

    A. Bongi – 30 settembre 2013 - tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  20/09/2013

    Nella comunicazione dei beni assegnati ai soci, l'attenzione di imprese e professionisti si concentra sulle esclusioni: perchè l'adempimento - quando è dovuto - va ripetuto annualmente e quindi è importante sapere in quali casi la comunicazione non è obbligatoria.
    Alcune situazioni "di confine" andranno chiarite dall'agenzia delle Entrate: le indicazioni del provvedimento n. 94902 del 2 agosto scorso non bastano.

    G. Gavelli/M. Sirri – 19 settembre 2013 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  16/09/2013

    La sola dicitura "omesso o carente versamento" contenuta in una cartella di pagamento non costituisce adeguata motivazione della pretesa fiscale e ne comporta la sua nullità. Se invece sussistono altri elementi a sostegno di tale motivazione, non valutati dal giudice di secondo grado, il mezzo per impugnare la sentenza non è il ricorso in Cassazione, ma la sua revocazione per errore di fatto.

    A questa conclusione è giunta la sesta sezione civile della Cassazione con l'ordinanza n. 20211 depositata il 3 settembre.
    L'agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione una sentenza della Ctr che aveva accolto l'appello della contribuente avverso la sentenza di primo grado dichiarando la nullità di una cartella esattoriale relativa ai redditi Irpef 2001.

    La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria perchè ha ritenuto che la sentenza di merito conteneva l'accertamento in fatto relativo alla carenza di qualunque motivazione o spiegazione della cartella esattoriale, accertamento che (per la Cassazione) - se mai - doveva essere contestato con il mezzo revocatorio. E infatti, l'indicazione di un "omesso o carente versamento" non costituisce adeguata motivazione di una pretesa fiscale. L'affermazione del giudice di merito, secondo il quale la cartella non contiene ulteriori dati idonei a sorreggere le ragioni dell'amministrazione, poteva per i Supremi Giudici – caso mai – essere contestata con il mezzo revocatorio (sempre che questi ulteriori dati fossero stati presenti in cartella). Tale pronuncia appare particolarmente interessante se si pensa a tutti i casi in cui la cartella ex articolo 36–bis del Dpr 600/73 non sia stata preceduta dalla notifica di un invito bonario, e se si considera che la stessa Cassazione (sentenza n. 4516/12) ha ritenuto nulla la cartella che indichi solo la cifra globale degli interessi dovuti in caso di più annualità, senza spiegare come si era arrivati a tale calcolo.

    Francesco Falcone /Antonio Iorio - 3 settembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/09/2013

    All'azienda non è indispensabile schedare i siti internet visitati abusivamente dal lavoratore per contestare il licenziamento.
    Ma si possono usare le informazioni sulla quantità di tempo passata davanti al pc, anziché a lavorare.

    La Cassazione, con la sentenza della sez.I, n. 18443 del 1° agosto 2013, ha segnato il confine tra privacy e divieto di controllo a distanza dei lavoratori, confemando il provvedimento del garante della privacy che aveva censurato l'operato di una società che aveva conservato le pagine visitate da un dipendente, tra cui alcuni siti pornografici.

    A. Ciccia - 11 settembre 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  10/09/2013

    Niente fermo amministrativo sugli automezzi dell'impresa che sono strumentali all'attività svolta. E questo perché il contribuente che ne risulta privato non è in grado di lavorare e quindi di produrre la liquidità necessaria per pagare i debiti che ha con il Fisco. A precisarlo è la sentenza 131/50/2013 della Ctr della Lombardia (presidente Zevola, relatore Chiametti), depositata appena pochi giorni prima delle modifiche introdotte con la conversione del decreto del fare (Dl 69/2013, articolo 52, comma 1, lettera m-bis).

    La vicenda scaturisce dal ricorso presentato da una società di capitali contro la comunicazione fattale di avvio del procedimento di iscrizione di fermo amministrativo. A seguito del mancato pagamento di debiti tributari (per complessivi 38.247,04 euro), Equitalia ha sottoposto a fermo tre automezzi di proprietà della contribuente.

    In primo grado la società è risultata vincente e la comunicazione è stata annullata. Così il concessionario della riscossione ha proposto appello evidenziando che, a seguito delle modifiche apportate dalla legge 52/2006 agli articoli 514 e 515 del Codice di procedura civile, i beni ammortizzabili rientrano tra le cose relativamente e non più assolutamente impignorabili.

    La società, allora, si costituisce in giudizio sostenendo che gli strumenti di lavoro non possono essere sottoposti a fermo amministrativo. La Ctr conferma la sentenza dei giudici di primo grado. Il collegio riconosce che l'articolo 86 del Dpr 602/1973 consente all'agente della riscossione la possibilità di disporre il fermo amministrativo dei beni del debitore. A tal proposito va ricordato che con la modifica apportata dalla conversione del decreto del fare il comma 2 dell'articolo 86 del Dpr 602/1973 permette al debitore la possibilità di evitare il fermo se dimostra che si tratta di un bene strumentale per la sua attività imprenditoriale o professionale.

    Allo stesso tempo – fanno notare i giudici di secondo grado – l'agente della riscossione non si è reso conto che ha sottoposto a fermo beni aziendali, ovvero beni «utili per l'impresa». E, ad avviso della Ctr, in questo caso si devono applicare le norme sulla impignorabilità. Di conseguenza, il concessionario della riscossione deve, prima di disporre il fermo di un veicolo, verificare che lo stesso non sia uno strumento di lavoro e motivare specificatamente l'assenza di altri beni. Nel caso in esame, sottolinea la Ctr, gli autocarri facevano parte del parco dei beni strumentali utilizzati dal contribuente per lo svolgimento della sua impresa. È difficile quindi pensare - argomentano i giudici - che la società riesca a far fronte ai propri debiti se le viene impedito, in forza del divieto di circolazione, di poter utilizzare gli strumenti utili per lo svolgimento della sua attività.

    Inoltre, prosegue il collegio, indipendentemente dal fatto che la ricorrente fosse costituita nella forma della società a responsabilità limitata, il concessionario della riscossione non ha dimostrato la prevalenza del capitale sul fattore lavoro. E nelle società edili, come nel caso in esame, è importante sia il fattore lavoro che il capitale investito. Equitalia, quindi, prima di aggredire i beni strumentali avrebbe dovuto fare una disamina del rapporto «capitale/lavoro». Per tali ragioni, conclude la sentenza 131/50/2013, i beni strumentali della società necessari per lo svolgimento della sua attività imprenditoriale non possono essere aggrediti dal fermo amministrativo.

    Andrea Barison - 4 settembre 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/09/2013

    Il computer del dipendente non può essere "perquisito" dal datore di lavoro per contestare una violazione disciplinare.
    Il pc contiene infatti dati sensibili il cui tracciamento viola la riservatezza del lavoratore e l'attività di scandagliamento a strascio, inoltre, travalica la "proporzionalità" che deve comunque essere rispettata tra l'infrazione commessa e la tutela della privacy della persona.
    Con una lunga motivazione la Prima civile della Cassazione (sentenza 18443/13, depositata ieri) ha respinto il ricorso di una casa di cura siciliana contro l'addetto alla accettazione della struttura.

    A. Galimberti - 2 agosto 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  02/09/2013

    Come per incanto, il colpo di frusta è quasi sparito dalla vasta fenomenologia delle frodi assicurative italiane. Ma le compagnie chiedono che sui veicoli sia montata di serie la scatola nera, utile soprattutto contro chi cerca di lucrare proprio sulle lesioni al collo (vere o presunte). Sono due dei punti più interessanti della relazione sulle assicurazioni nel 2012 letta ieri all'assemblea annuale dell'Ania dal presidente Aldo Minucci.

    Quanto ai colpi di frusta, se il numero dei sinistri liquidati nel 2012 è calato del 15% ("merito" della crisi e del caro-accise, che hanno ridotto il traffico), quello degli incidenti con lesioni al collo è precipitato di quasi il 30%.

    La verità è che pare aver funzionato il blocco dei risarcimenti dei danni a persone imposto proprio da gennaio 2012 dal decreto liberalizzazioni (Dl 1/2012) quando le lesioni non sono documentate da controlli medici eseguiti con strumenti. Ma la storia della Rc auto in Italia insegna che certi paletti prima o poi vengono elusi o aboliti e per questo Minucci ha detto che occorre tenere alta la guardia. E ha fatto anche i "nomi": le categorie da cui bisogna guardarsi sono gli avvocati e gli studi d'infortunistica stradale.

    Vero, ma anche le compagnie dovrebbero vigilare di più: lo stesso decreto liberalizzazioni impone loro di documentare la loro attività antifrode, ma di questo ieri non si è parlato se non per ricordare che l'Ania aveva allestito anni fa una sua banca dati, poi "smontata" dal Garante della privacy e rimpiazzata a fatica solo da poco. E questa banca dati non è tutto: lo stesso Minucci ha ricordato che l'antifrode si deve fare con una vera e propria attività di intelligence, mentre la struttura pubblica creata dal decreto liberalizzazioni ha solo una natura amministrativa di gestione e uso di questa banca dati. Insomma, compagnie e istituzioni hanno ancora tanto da fare.

    Sul fronte della scatola nera, dopo anni in cui veniva invocata, il decreto liberalizzazioni l'ha resa "obbligatoria", nel senso che - almeno secondo l'interpretazione dell'authority Ivass - le compagnie sono tenute a offrirla (mentre prima l'offerta era una libera iniziativa commerciale) e a concedere "sconti significativi" ai clienti che la scelgono. Il decreto ha aggiunto che i costi legati alla scatola sono a carico delle assicurazioni. Questo aveva scatenato la reazione dell'Ania, che riteneva giusto farli pagare agli utilizzatori e non scaricarli indistintamente su tutti i clienti, come di fatto avviene quando gli oneri restano nei bilanci delle compagnie.

    Minucci è tornato sull'argomento, chiedendo che la scatola nera sia resa di serie. Il costo andrebbe quindi a carico dei costruttori di veicoli, che poi dovrebbero caricarlo sui prezzi di acquisto. A parte il momento di crisi del mercato dell'auto, va notato che gli equipaggiamenti obbligatori dei veicoli sono decisi dalla Ue. Una richiesta del genere sembra quindi destinata a cadere nel vuoto, almeno nel breve periodo.

    In ogni caso, le compagnie sembrano ancora determinate a considerare la scatola nera come un costo da far coprire ad altri piuttosto che un investimento che nel tempo contribuirà a migliorare i loro conti.

    Maurizio Caprino - 2 luglio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  31/07/2013

    Semaforo verde per inviare messaggi promozionali ai propri fan e follower. Il garante della privacy bilancia gli interessi in gioco e con un provvedimento generale sullo spamming chiarisce entro quali ambiti possono muoversi le imprese, le quali, però, quando sono vittime di spamming non hanno strumenti di tutela.

    Da un lato si trovano le pratiche ammesse (soft spam ai propri clienti) e alle informazioni commerciali ai follower e fan; dall'altro lato sono messe al bando le pratiche scorrette e in particolare allo spam selvaggio con sistemi automatizzati, che non può ignorare la regola del consenso preventivo.

    A. Ciccia - 29 luglio 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  29/07/2013

    Il comunicato stampa del 24 giugno di Equitalia annuncia l'inizio della sperimentazione della notifica delle cartelle di pagamento attraverso la Posta Elettronica Certificata (PEC): i primi a riceverle ai propri indirizzi e-mail, in via sperimentale, saranno le persone giuridiche (società di persone e di capitali), con sede in quattro regioni pilota: Molise, Toscana, Lombardia e Campania. Il contribuente potrà verificare in tempo reale i documenti inviati da Equitalia e avere la certezza del giorno e anche dell'ora esatta della notifica. Gli indirizzi e- mail PEC utilizzati sono quelli presenti negli elenchi previsti dalla legge, pertanto si consiglia di controllare la propria casella di Posta Elettronica Certificata per rimanere sempre aggiornati.

    Tale modalità di notifica permetterà di ridurre l'uso della carta e della stampa con benefici per l'ambiente e risparmio dei costi.

    Tratto da "Il Quotidiano di Soluzioni 24 Fisco - 25.6.2013"

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  • Normative complementari  »»  22/07/2013

    Non basta l'equità ma occorre una solida motivazione in diritto per decidere una controversia sull'acquisto di un biglietto aereo via internet. Si tratta, infatti, di un contratto "di massa", cioè concluso tamite moduli o formulari standard predisposti da una parte.

    Secondo la pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza n. 17080/2013 depositata il 10 luglio) chi compra il biglietto aereo online, esattamente come chi si reca in un'agenzia di viaggi, non può modificare le condizioni generali del contratto predisposte dalla compagnia aerea per regolare una serie indeterminata di rapporti contrattuali.

    In altri termini, non si riesce a instaurare una trattativa con la compagnia aerea al fine di modificare una o più clausole del contratto predisposto secondo moduli o formulari (articolo 1342 Codice civile). Il viaggiatore, dunque, ha solo la possibilità di accettare o rifiutare le condizioni generali del contratto.

    La Corte chiarisce che se si accetta il contratto di massa, l'eventuale contestazione sulle modalità del servizio possono generare una lite, ma in tal caso il giudice dovrà emettere una sentenza secondo diritto (cioè applicando le clausole contrattuali) e non secondo equità (cioè senza poter attutire l'eventuale ingiustizia del danno). Quindi il giudice competente per i biglietti acquistati via internet, è quello di Pace (fino a 1.200 euro).

    Nella sentenza i giudici equiparano il contratto comprato online con quello acquistato in agenzia, sottolineando che il biglietto comprato online ha natura di "contratto di massa" perché il cliente che stipula un contratto online non ha alcuna possibilità di instaurare una trattativa specifica, finalizzata alla modifica di una delle condizioni generali del contratto.

    Con la sentenza la Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un passeggero contro la compagnia Windjet. L'uomo aveva chiesto il risarcimento dei danni per i disagi subiti a seguito di un viaggio aereo.

    Francesca Milano/Guglielmo Saporito - 11 luglio 2013 – tratto sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/07/2013

    Adeguando il testo dell'articolo 21 del decreto Iva, il legislatore (legge 228/2012) ha allineato, a partire dalle operazioni effettuate dal 1°gennaio di quest'anno, le disposizioni interne in materia di fatturazione alle regole comunitarie, come modificate dalla direttiva 2010/45.

    Per quel che concerne il contenuto della fattura, oltre all'obbligo di attribuire una numerazione progressiva idonea a identificare univocamente il documento, le principali novità, come precisa la circolare n. 12/E del 3 maggio scorso, sono rappresentate dalle indicazioni riguardanti i dati identificativi del cessionario o committente.

    M. Sirri/R.Zavatta - 17 luglio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  12/07/2013

    La cessione intracomunitaria deve essere qualificata nella fattura, al fine di permettere al cessionario di adempiere a tutti i propri obblighi Iva.

    L'esigenza di identificare con precisione l'operazione è tanto più necessaria nel sistema domestico, nel quale la qualifica di debitore dell'imposta, nelle transazioni tra fornitori esteri e clienti soggetti passivi nazionali, è attribuita in ogni caso a questi ultimi.

    F. Ricca - 11 luglio 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  11/07/2013

    Tegola su chi fornisce internet wi-fi: deve schedare l'indirizzo "fisco" (il Mac adress) di chi si collega.
    Inoltre, troppi dati sanitari accessibili a ministeri e regioni. E, ancora, imprenditori senza nessuna tutela sulla privacy.
    Sono queste le tre novità normative (le prime due contenute nel cosiddetto decreto del fare e la terza nel disegno di legge sulla semplificazione) contro cui punta il dito il garante della privacy.

    A. Ciccia - 10 luglio 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  04/07/2013

    La Pec - Posta Elettronica Certificata è un sistema di posta elettronica nel quale è fornita al mittente documentazione elettronica, con valenza legale, che attesta l'invio e la consegna di documenti informatici. L'invio e la ricezione del messaggio, che costituiscono i momenti fondamentali per lo scambio, vengono infatti certificati dal soggetto gestore del servizio che provvede ad inviare al mittente un messaggio di ricevuta dell'avvenuta spedizione.

    Quando il messaggio giunge al destinatario, il gestore spedisce una ulteriore e- mail con la ricevuta dell'avvenuta (o mandata) consegna.(...)

    In caso di eventuale contenzioso, occorre ricordare che se il messaggio di Pec è stato consegnato, il destinatario dello stesso non può negare di averlo ricevuto.

    A.Mastromatteo/B.Santacroce-28 giugno 2013– tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  01/07/2013

    In tema di notifica di avviso di accertamento, qual è la corretta procedura di notificazione mediante posta? Il postino, recando il piego verde, ma non trovando nessuno presso l'abitazione, ha il dovere di depositare in cassetta postale l'avviso, informando il destinatario dell'avvenuto deposito presso l'ufficio postale mediante una ulteriore raccomandata a/r?
    S.U. – Trieste

    Per rispondere al lettore con un sì o con un no, diciamo subito che – se l'accertamento riguardava un tributo erariale (Irpef, Iva, imposte di registro e di successione) o l'Irap – la procedura corretta era quella da lui descritta, sotto pena di nullità della notificazione. Se l'accertamento riguardava un tributo locale (Ici, Tarsu), per la notifica bastava la raccomandata ordinaria con avviso di ricevimento. Questa si è perfezionata con l'attestazione del postino del mancato recapito per assenza, anche temporanea, del destinatario, senza altro avviso. Questa conclusione può sembrare bizzarra, ma non è arbitraria, perché costituisce l'epilogo di una normativa prolissa e contraddittoria, che mette a dura prova anche i «tecnici» della materia. Per capacitarsene, occorre ripercorrere tutto l'iter normativo.

    Le notifiche per posta
    Sono regolate dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, concepita principalmente per la notificazione degli atti «giudiziari», nell'ambito di un processo «civile, amministrativo o penale» (articolo 1). Alla notificazione partecipano due pubblici ufficiali: l'ufficiale giudiziario nella fase di spedizione, e l'agente postale nella fase di consegna. L'articolo 2 prescrive che la raccomandata venga fatta con l'uso di buste e di avvisi di ricevimento di colore verde. Molto accurata è la disciplina dell'attività che deve svolgere il postino quando il plico non è stato consegnato, o è stato consegnato a persona diversa dal destinatario. Costui ne viene sempre informato con un'altra raccomandata (detta perciò «informativa»), contenente l'invito a ritirare il plico presso l'ufficio postale (articolo 8) o presso il consegnatario (familiare; portiere).
    Il procedimento ideato per gli atti giudiziari è stato esteso, con alcuni accorgimenti, agli atti amministrativi (per esempio, violazioni al codice della strada). Fermo l'obbligo di usare buste e avvisi di ricevimento verdi, e ferma l'attività del postino in caso di mancata consegna al destinatario, la differenza, rispetto agli atti giudiziari, è che la spedizione non è affidata all'ufficiale giudiziario, e può essere curata «dall'ufficio che adotta l'atto stesso» (articolo 12, comma 1, legge 890/1982).
    Una vistosa deroga alle norme sulla notificazione degli atti amministrativi in generale (come disciplinata dall'articolo 12) riguarda «gli avvisi e gli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente». L'articolo 14, legge 890/1982 (come modificato dall'articolo 20, legge 8 maggio 1998, n. 146) prevede l'impiego di un «plico sigillato» (invece della busta e dell'avviso di ricevimento verdi), da «eseguirsi a mezzo della posta direttamente dagli uffici finanziari» (senza l'intervento dell'ufficiale giudiziario). Poiché l'articolo 14, a differenza dell'articolo 12, non richiama «le norme sulla notificazione degli atti giudiziari a mezzo della posta», non richiama nemmeno l'articolo 8, quello che disciplina minuziosamente l'attività del postino in caso di consegna non fatta al destinatario.
    I problemi sorgono, però, quando lo stesso articolo 14 fa salve altre disposizioni. Escludendo quelle concernenti la notifica di cartelle esattoriali e di altri atti dell'Agente della riscossione (ai sensi del Dpr 29 settembre 1973, n. 602: materia estranea al quesito), l'articolo 14 fa salvo, nell'ambito delle imposte sui redditi, l'«articolo 60 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600», relativo alla «notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente».

    Avvisi d'accertamento
    La panoramica delle disposizioni che regolano la materia consente di giungere ad una prima conclusione, ma con l'avvertenza che il quesito si riferisce ad un «accertamento» generico, e non precisa di quale tributo si tratti. È perciò necessario procedere per gradi.
    L'articolo 60 del Dpr 600/1973 ha un ruolo centrale. Governa la notifica degli accertamenti delle imposte sui redditi (Irpef ed Ires). Ma fa capo ad esso anche la notifica degli accertamenti di altri tributi (per l'Iva, l'articolo 56 Dpr 633/1972; per l'imposta di registro, l'articolo 52 Dpr 131/1986; per l'imposta sulle successioni, l'articolo 49 Dlgs 346/1990; per l'Irap, l'articolo 25 Dlgs 446/1997).
    Fermandoci all'essenziale, l'articolo 60 comanda che la notificazione «è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del Codice di procedura civile», e che i compiti dell'ufficiale giudiziario sono svolti «dai messi comunali o dai messi autorizzati dall'ufficio». Il rinvio agli articoli del codice di rito (137 e seguenti) include anche l'articolo 149 (notificazione a mezzo del servizio postale), e quindi le norme della legge 890/1982 relative alla notificazione degli atti giudiziari. Quanto alle notifiche per posta, l'articolo 60 si limita a precisare che «qualunque notificazione ... si considera fatta nella data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione decorrono dalla data in cui l'atto è ricevuto» (ultimo comma, aggiunto dall'articolo 37, comma 27, lettera f), Dl 223/2006, quale evidente riflesso della sentenza della Corte costituzionale 26 novembre 2002, n. 477: questione però non pertinente al problema che affrontiamo).
    Riducendo ulteriormente all'osso le conclusioni, la notifica per posta degli accertamenti tributari dev'essere curata, nella fase di spedizione, da messi comunali o speciali (e non direttamente «dall'ufficio che adotta l'atto», come prevede l'articolo 12 legge 890/1982); devono essere usate buste e cartoline di ritorno verdi; il postino, in caso di mancata consegna al destinatario, deve informarlo con raccomandata «informativa». Si può anche convenire che alla notifica provveda direttamente l'ufficio (senza l'intervento del messo che, a dire il vero, non aggiungerebbe nulla in vista del buon fine dell'iter notificatorio); ma è da escludere in modo perentorio che la notifica possa avvenire con raccomandata a/r, nella forma prevista dall'articolo 14.

    Ezio Maria Pisapia – 24/06/2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/06/2013

    Società tra professionisti con reddito di lavoro autonomo. Le regole per la tassazione degli utili prodotti dalle Stp seguiranno quelle già previste per gli studi associati.
    L'imposizione si avrà quindi in capo ai soci, che riceveranno per trasparenza i profitti in proporzione alle quote di partecipazione.
    Mentre l'Irap sarà dovuta dalla Stp.
    E' questa una delle norme inserite nel ddl "semplificazioni" oggi all'esame del consiglio dei ministri.

    V. Stroppa - 19 giugno 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  24/06/2013

    Piccoli, lo sono: non oltre i 10, massimo 12 dipendenti, spesso molto meno. Ma hanno trovato il modo di vendere i loro prodotti all’estero, che fossero culle, abiti da sposa o pezzi di meccanica. Per farlo hanno imparato.

    Hanno frequentato il progetto "esportare per crescere" di Treviso Glocal, realizzato con la Confartigianato della Marca, e in un anno hanno cambiato modello organizzativo, individuato i mercati adatti al proprio prodotto, frequentato poche e mirate fiere all’estero – dove sono stati accompagnati agli appuntamenti con i potenziali clienti – e si sono dotati di strumenti di comunicazione giusti. A volte, è bastato un sito internet in inglese.

    Piccole aziende esportano. "Le mie favole", atelier di abiti da sposa a Vittorio Veneto (Tv), ha iniziato a ricevere i primi ordini da altri Paesi: «Nel nostro caso, abbiamo verificato che per vendere all’estero occorreva modificare il prodotto italiano in base alle richieste del mercato specifico», spiega la titolare.

    Fra i "diplomati" anche la Meccanica Franchin di Montebelluna: «Una piccola quota di export c’era già, ora puntiamo ad aumentarla; abbiamo avuto degli incontri con rappresentanti in Germania, che potranno proporre il nostro prodotto». La LC caminetti di Breda di Piave ha iniziato a bussare alle porte dei mercati scandinavi, a iniziare da Finlandia e Svezia, mentre è già volata a Londra una delle culle di design firmata Girardi complementi d’arredo di Roncadelle di Ormelle.

    Ora è un partenza una nuova edizione del corso.

    Le fasi. La prima parte - dal 24 giugno al 5 luglio – è dedicata al check up aziendale, per capire caratteristiche e obiettivi e rendere il percorso il più concreto possibile. Segue una formazione – le lezioni si tengono nel tardo pomeriggio, orario ufficio, per i diversi settori: alimentare, tessile, meccanica e subfornitura, plastica, edilizia serramenta impianti, IT – che spazia dai pagamenti internazionali ai trasporti internazionali e imballaggi delle merci, fino ai contratti di vendita. Da luglio a dicembre 2013 toccherà agli studi di mercato, per stendere progetti di internazionalizzaione sugli specifici Paesi di sbocco individuati, poi si passerà al monitoraggio di ogni singola azienda (risultati raggiunti, necessità emerse successivamente) e alla creazione del sito da poter poi gestire autonomamente.

    In fiera. L’esplorazione commerciale potrebbe anche dare vita ad aggregazioni, sulla base di compatibilità produttive o altre logiche di sinergia. Per l’alimentare l’appuntamento è l’Anuga di Colonia, Germania, dal 5 al 9 ottobre 2013; per la meccanica il Midest di Parigi, dal 19 al 22 novembre; per tessile e calzature la Copenaghen fashion week di gennaio 2014; per il legno arredo Mosca, Crocus expo 2, dal 16 al 19 ottobre 2013; per edilizia e impianti Big Five Dubai, Emirati Arabi, dal 25 al 28 novembre 2013; per le tecnologie Hannover Messe, Germania, 7-11 aprile 2014; per gli articoli casa e regalo Maison & Object a Paris Nord Villepinte, 24-28 gennaio 2014; per edilizia, arredo e illuminazione Project Qatar, maggio 2014.

    I risultati, le informazioni. Le imprese aderenti al primo corso sono state 16; una è stata scartata, una ha abbandonato il percorso e una si è limitata alla fase di formazione. Al traguardo sono arrivate in 13. Per iscriversi alla seconda edizione bisogna compilare il modulo sul sito internet (http://www.trevisoglocal.it/inprimopiano.aspx), o scrivendo a sviluppo@trevisoglocal.it, fax 0422 911855.

    Per informazioni: 0422 911417.
    Il progetto, anche per l’edizione 2013-2014, godrà dei contributi della Camera di commercio di Treviso per il 50% delle spese sostenute; la quota per azienda va dai 3mila ai 3.500 euro.

    19 giugno 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  20/06/2013

    La formazione parte integrante della sicurezza lavoro. I decreti legislativi 626/1994 e 494/1996 che hanno recepito le direttive comunitarie in materia, sono stati i precursori della "cultura della sicurezza" nei vari luoghi di lavoro. Cultura che interessa tutti i soggetti attivi, dal datore di lavoro fino ai lavoratori, passando per le varie figure intermedie. Principi poi trasfusi nel Testo unico (decreto legislativo 81/2008) sulla sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, che potrebbe, però, subire qualche modifica con il pacchetto di provvedimenti all'esame già da oggi del Consiglio dei ministri.

    A parte dunque i lavoratori, nei confronti dei quali, seppure in forme non propriamente regolamentate, l'informazione e la formazione era prevista dalle precedenti disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, ora il Tu, individua ben 26 attività obbligatorie tra l'informazione e la formazione, coinvolgendo, lo stesso datore di lavoro per le piccole e medie imprese, il dirigente, il preposto e i nuovi soggetti attivi della sicurezza tra cui il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e relativi addetti, il medico competente, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale o territoriale, gli addetti al primo soccorso, all'antincendio e emergenze, i coordinatori per la progettazione e l'esecuzione, ecc.. A questi si aggiungono le informazioni e formazioni nei confronti di lavoratori addetti a determinate attività che li espongono a particolari fonti di rischio, quali i lavori in quota, con la movimentazione dei carichi, esposizioni ad agenti fisici, chimici e biologici, conduzione di particolari attrezzature, ecc.

    Quando la formazione riguarda lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo.
    L'attività di formazione dei soggetti indicati non è limitata ovviamente al momento dell'inizio delle attività, ma deve essere poi periodicamente "riveduta" mediante la frequenza, con profitto, a corsi di aggiornamento la cui periodicità è stabilita dalla legge, da decreti attuativi, da accordi Stato-Regioni o, come per alcuni casi, dalla normativa contrattuale. La formazione entra dunque nell'attuale quadro normativo riguardante la sicurezza sul lavoro, come norma sostanziale, posta a base per una efficace attuazione del "sistema sicurezza".
    Tutto questo comporta un costo, diretto e indiretto, da parte del datore di lavoro, non solo per permettere ai soggetti interessati di partecipare ai corsi obbligatori, ma anche ai fini della responsabilità che è sempre di natura penale. Infatti, fatta esclusione per i coordinatori per il progetto e per l'esecuzione, ove la nomina di questi soggetti privi della prescritta formazione, la responsabilità ricade sul committente dei lavori, in tutti gli altri casi è sanzionabile il datore di lavoro. A seconda dell'entità del rischio, le sanzioni variano con l'applicazione dell'arresto da due a sei mesi o dell'ammenda da 750 a 6.400 euro. In ogni caso si tratta di contravvenzioni che possono essere definite mediante il pagamento della sanzione pari a un quarto di quella massima, sempre che si sia provveduto a sanare l'irregolarità nei termini stabiliti dall'ispettore.

    Luigi Chiazza - 15 giugno 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/06/2013

    Sono operative a tutti gli effetti, anche per le sanzioni, le procedure standardizzate per la valutazione del rischio nelle microimprese che occupano fino a 10 lavoratori. E non c'è alcuno spazio per una nuova proroga delle vecchie autocertificazioni (possibili fino al 31 maggio scorso): lo ha detto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, spiegando che per le aziende che occupano fino a 10 dipendenti ci sono già state numerose proroghe e che si rischierebbe di incorrere in problemi sul fronte comunitario. Si sta invece lavorando – ha aggiunto il ministro – alla semplificazione delle procedure per le imprese più piccole.

    Da inizio giugno, dunque, l'accertamento della mancata adozione della procedura standardizzata da parte delle microimprese comporta, per il datore di lavoro, la pena dell'arresto da tre a sei mesi o dell'ammenda da 2.500 a 6.400 euro. La stessa pena si applica al datore di lavoro che non ha nominato il responsabile del servizio prevenzione e protezione e che non ha frequentato il corso di formazione ad hoc.

    L'obbligo di predisporre le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi interessa tutti i datori di lavoro che occupano fino a 10 persone e, facoltativamente (perché in alternativa dovranno seguire le procedure ordinarie), i datori di lavoro che occupano da 11 a 50 lavoratori. Sono interessate tutte le attività: il negozio di quartiere, lo studio professionale, l'officina che occupa un apprendista. Tra i lavoratori, poi, vengono considerati anche i tirocinanti e gli stagisti.

    Per adempiere correttamente alle nuove procedure il datore di lavoro deve redigere la modulistica allegata al decreto inteministeriale 30 novembre 2012. Tre i moduli: il primo riguarda la descrizione generale dell'azienda, l'organico ai fini della sicurezza, le lavorazioni aziendali e le mansioni impegnate. Il secondo riguarda la casistica di tutti i rischi che possono essere presenti nel luogo di lavoro. Il terzo contiene le indicazioni delle misure attuate e il programma di miglioramento (aggiornamento del documento).

    Il datore di lavoro, per individuare tutti i rischi, dovrà avvalersi di professionisti abilitati. Secondo la legge però (articolo 34 del Testo unico) salvo che non siano svolte attività ad alto rischio (individuate dall'articolo 31, comma 6), il datore può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione (Rspp), di pronto soccorso, di prevenzione incendi e di evacuazione. Perché possa svolgere direttamente questi compiti, il datore deve aver frequentato corsi di formazione che, per il Rspp, abbiano una durata da 16 a 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi all'attività lavorativa.

    Con l'accordo stipulato in conferenza Stato-Regioni il 21 dicembre 2011 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 26 gennaio 2012), sono stati individuati gli argomenti, le procedure e la durata dei corsi.

    13 giugno 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/06/2013

    Il prossimo 30 giugno per le imprese individuali (già attive e non soggette a procedure concorsuali alla data del 20 ottobre 2012) scade il termine per comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) al registro imprese. Per le imprese individuali neo-iscritte, l'indicazione dell'indirizzo di Pec va invece operata all'atto della presentazione della domanda di iscrizione, pena la sospensione della relativa domanda sino alla sua integrazione e sua decadenza decorsi inutilmente 45 giorni dal deposito. La misura è dettata dall'articolo 5 del decreto legge 179/2012.

    Il divieto
    Con l'approssimarsi del termine per l'adeguamento del prossimo 30 giugno per le imprese individuali già costituite al 20 ottobre 2012, il ministero dello Sviluppo economico, con nota n. 53687 del 2 aprile 2013, ha fornito una serie di indicazioni operative che sembrano divergere rispetto a quanto indicato in precedenza per le imprese costituite in forma societaria. In particolare, non è possibile per le imprese individuali domiciliarsi presso soggetti terzi e, nella specie, non potrà, ad esempio, essere comunicato l'indirizzo Pec messo a disposizione dallo studio professionale che le assiste negli adempimenti.

    Il documento di prassi sottolinea infatti come l'obbligo di comunicazione è collegato all'attivazione dell'indirizzario generale Ini-Pec che regola le modalità dei rapporti tra impresa ed amministrazione. Gli analoghi chiarimenti forniti per le imprese costituite in forma societaria con la circolare n. 3645/C del 3 novembre 2011 riconoscevano invece la possibilità di indicare l'indirizzo di posta elettronica di uno studio professionale che assiste l'impresa negli adempimenti burocratici oppure di un'altra società cui l'impresa è giuridicamente o economicamente collegata.

    Le diverse interpretazioni fornite hanno generato confusione anche in seno allo stesso sistema camerale, con alcune Camere di commercio che riconoscono la possibilità di comunicare la casella di posta di un soggetto terzo e con altre che invece si allineano, almeno per le imprese individuali, alle indicazioni ministeriali. Di conseguenza, sarebbe opportuno un ulteriore intervento delle autorità competenti con cui venga chiarito se il divieto di comunicare l'indirizzo Pec di un soggetto terzo valga solamente per le imprese individuali, ovvero se non sia più opportuno permettere anche a tali imprese di domiciliarsi presso un terzo, analogamente a quanto riconosciuto alle imprese in forma societaria. Altra ipotesi, che appare difficilmente percorribile per i rilevanti impatti operativi che comporterebbe, sarebbe invece quella secondo cui anche le imprese in forma societaria dovrebbero comunicare, in vista dell'attuazione dell'Ini-Pec, il proprio domicilio digitale senza potersi avvalere della casella di Pec di terzi.

    La richiesta dell'Int
    Sulla questione è intervenuto anche l'Int, l'Istituto nazionale tributaristi. «Mi pare – ha spiegato il presidente Riccardo Alemanno – che il divieto di usare un indirizzo Pec già utilizzato anche da altri soggetti sia stato deciso da chi non conosce appieno le problematiche della realtà. È assolutamente necessaria una rettifica di tale divieto che non è previsto dalla legge ma solo da interpretazioni». Secondo l'Int, infatti, molti imprenditori individuali non sono dotati di computer o non sono in grado di utilizzarlo al meglio. «Molti studi – spiega il presidente – hanno dato il proprio indirizzo Pec alle ditte individuali meno strutturare, altri hanno aperto un unico indirizzo Pec per le imprese che non erano in grado di farlo, alcuni imprenditori utilizzano la Pec di altre aziende di proprietà o di familiari e così via».

    A.Mastromatteo/B.Santacroce - 15 giugno 2013 – tratto da sole24.com

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  • Normative complementari  »»  05/06/2013

    Mini commissioni sui pagamenti con carta di importi sotto i 30 euro. Salva la gratuità per i pagamenti con carta dei rifornimenti di carburante.
    E' quanto prevede lo schema di decreto del ministero dell'economia e finanze sulla riduzione delle commissioni dei beneficiari di transazioni con carta di credito, in attuazione dell'articolo 12, comma 9, del dl 201/2011.
    Sullo schema si è pronunciato favorevole il Consiglio di stato (n. 2503/2013 del 23 maggio 2013, adunanza del 9 maggio 2013).

    A. Ciccia - 4 giugno 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  27/05/2013

    Dal 1° giugno anche per le aziende di minori dimensioni scatta l'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi secondo le procedure standardizzate. L'adempimento, già realtà per le imprese più grandi, ora viene esteso alle imprese che occupano fino a dieci addetti, per le quali non sarà più valida l'autocertificazione. Datore di lavoro (compresi gli studi professionali), responsabile del servizio di protezione e prevenzione e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza hanno così nuovi adempimenti da fare e nuovi moduli da utilizzare per completare la nuova procedura.

    La scadenza
    Scade il 31 maggio la facoltà per i datori di lavoro che occupano fino a 10 dipendenti di autocertificare la valutazione dei rischi (Vdr). Salvo proroga dell'ultima ora, infatti, dal 1° giugno scatterà l'obbligo di ricorrere alle procedure standardizzate.

    Iter tormentato
    Le nuove disposizioni prendono il via dall'articolo 29, comma 5 del Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/2008), il quale, inizialmente, prevedeva che i datori di lavoro avrebbero potuto autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi della propria azienda fino alla data in cui sarebbero entrate in vigore le cosiddette procedure standardizzate (da emanarsi con decreto interministeriale) e comunque non oltre il 30 giugno 2012. Quest'ultimo termine è stato prorogato una prima volta al 31 dicembre 2012 dal Dl 57/12.

    Nel frattempo il decreto sulle procedure standardizzate del 30 novembre 2012 è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 285 del 6 dicembre 2012. Il decreto differiva la sua entrata in vigore di ulteriori 60 giorni, anche perché queste procedure "devono essere applicate per la prima volta da un numero particolarmente elevato di piccole e medie imprese le quali attualmente effettuano la valutazione dei rischi di lavoro unicamente sulla base di autocertificazione ex articolo 29, comma 5, del Tu". La legge di stabilità 228/2012 – all'articolo 1, comma 388 – ha prorogato a sua volta l'autocertificazione della Vdr nel termine massimo "di salvaguardia" del 30 giugno 2013 nel caso in cui non fosse stata operativa la standardizzazione delle procedure.

    È intervenuto, infine, il ministero del Lavoro con la nota 2583 del 31 gennaio scorso, fissando il 31 maggio 2013 come data ultima per i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori per effettuare la valutazione con autocertificazione.

    Le eccezioni
    Le procedure standardizzate non trovano applicazione nei confronti dei datori di lavoro delle micro imprese che svolgano attività indicate nell'articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) e g) del Testo unico (attività esposte a pericoli di incidenti rilevanti del decreto legislativo 334/99; centrali termoelettriche; impianti e installazioni con pericoli da radiazioni ionizzanti di cui al Dlgs 230/95; nelle aziende per la fabbricazione e deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni), nei confronti delle quali si applicano le disposizioni dell'articolo 28 del Testo unico, previste per la generalità dei datori di lavoro.

    Modulistica online
    La modulistica, allegata a quest'ultimo decreto interministeriale, necessaria per la redazione del Dvr, richiede la descrizione generale dell'azienda (dati aziendali e sistema di prevenzione e protezione aziendale) nonché la descrizione delle lavorazioni aziendali e delle mansioni.
    Il modello standard dovrà recare "data certa" o attestata dalla sottoscrizione del documento, ai soli fini della prova della data, da parte del responsabile del servizio di protezione e prevenzione (Rspp), del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) o del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (Rlst) e del medico competente (Mc), ove nominato. In assenza di medico competente o rappresentate dei lavoratori per la sicurezza o rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale, la data certa va documentata con Pec o altra forma prevista dalla legge.

    Luigi Chiazza - 16 maggio 2013 – tratto da da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  13/05/2013

    Si moltiplicano, in Rete, le società che garantiscono agli imprenditori italiani di portare la loro attività in terra elvetica, in modo facile, rapido e sicuro. Ne abbiamo provata una e il risultato è stato piuttosto deludente. Abbiamo contattato un'azienda milanese, reperita tramite un annuncio pubblicato sul web e abbiamo provato a telefonare, senza fortuna: la linea cadeva con il concludersi di un messaggio di attesa.

    Abbiamo quindi inviato un'email e, dopo due giorni, ci ha contattato una Società Anonima luganese (una S.p.A.) che ci ha chiesto di esporre le nostre necessità in un ' email che abbiamo spedito poche decine di minuti dopo. Era il 15 aprile e, fino al giorno 30, non abbiamo più avuto notizie quando riceviamo una telefonata da Lugano in cui ci si chiede di esporre le nostre richieste via email. Dopo avere fatto notare che la richiesta era già stata evasa due settimane prima (la nostra interlocutrice si è dimostrata piuttosto scettica) riceviamo una vaga promessa di maggiori verifiche. Pochi minuti dopo riceviamo un'email di scuse in cui si certifica che la nostra documentazione "era finita nella cartella sbagliata" e che, in ogni caso, siamo pregati di ricontattare l'ufficio luganese. Totale: passate due settimane non sappiamo se e come la nostra attività possa approdare in Svizzera.

    In realtà la procedura per trasferire un'impresa nella Confederazione Elvetica è facile. Detto per inciso, ad una persona fisica bastano un posto di lavoro, un contratto di affitto e una copertura assicurativa sulla salute (quella che viene chiamata cassa malattia) per ottenere un permesso di soggiorno, clausola di salvaguardia permettendo. Per le aziende ci sono alcune condizioni in più da soddisfare ma va considerato che uno dei grandi vantaggi dell'operare dalla Svizzera risiede proprio nella snellezza burocratica; altri vantaggi sono l'elasticità della forza lavoro, reperibile in abbondanza (le leggi elvetiche lasciano agli imprenditori ampi spazi nella gestione delle risorse umane), la vicinanza geografica (Milano e Lugano distano tra loro circa 75 chilometri) e quella linguistica, ovviamente con riferimento al Cantone Ticino.

    La pressione fiscale è nettamente minore a quella italiana e nel regime contabile elvetico sono riconosciute la supervalutazione di alcune attività di bilancio (come ad esempio le scorte e il magazzino), così come una politica di ammortamenti all'avanguardia e la possibilità di inserire nel conto economico costi aziendali che nella Penisola non vengono riconosciuti.

    Per aprire un'azienda in Svizzera, di fatto, basta un notaio, come conferma l'Avvocato Adriano Censi di Lugano, da noi raggiunto per fare chiarezza. Una Società Anonima (ciò che in Italia è una S.p.A.) necessita di 100mila franchi di capitale azionario (50mila liberati al momento della costituzione) e, per una Sagl (Società a garanzia limitata, ovvero una Srl) ne servono 20mila, di cui metà liberati. Una volta depositati i soldi in una banca svizzera, l'istituto di credito emette un certificato sulla cui base il notaio iscrive la neo-costituita azienda al Registro di Commercio, azione che decreta di fatto la nascita dell'impresa.

    Una volta costituita la società, dal punto di vista legale la procedura si ritiene conclusa; se si tratta di un braccio di un'azienda italiana la palla passa al Servizio Regionale degli Stranieri (un ufficio cantonale) che emetterà i permessi per i lavoratori italiani, problema che non si pone qualora l'azienda assumesse persone residenti sul territorio ticinese. Il tempo necessario, comprese le attività di due diligence espletate dalla banca, la consulenza del notaio e la registrazione al Registro di Commercio varia dai 5 ai 10 giorni lavorativi, il costo, parcella notarile esclusa, è di circa 800 franchi svizzeri, ovvero 650 euro.

    Giuditta Mosca - 2 maggio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  07/05/2013

    Si al rifiuto della domanda di iscrizione nel registro delle imprese di una società che non ha comunicato il proprio indirizzo Pec e trascorsi i tre mesi di sospensione della domanda non ha ancora provveduto alla regolarizzazione con l'indicazione della pec.

    Nel caso in cui la società non comunichi il proprio indirizzo pec trascorsi i 3 mesi dalla data di sospensione della domanda, se l'impresa non ha ancora provveduto alla comunicazione dell'indirizzo pec, l'ufficio competente respinge la domanda di iscrizione nel registro delle imprese.

    C. De Stefanis - 4 maggio 2013 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  03/05/2013

    Stop ai pignoramenti sui conti correnti per lavoratori dipendenti e pensionati. Lo ha deciso Equitalia con una nota interna per dare indicazioni ai propri uffici. In attesa, afferma l'agenzia di riscossione, «degli approfondimenti che si rendono necessari all'esito delle problematiche emerse in merito ai pignoramenti di conti correnti sui quali affluiscono stipendi e pensioni, si dispone con decorrenza immediata che per i contribuenti lavoratori dipendenti o pensionati non si proceda, in prima battuta, a pignoramenti presso istituti di credito o Poste». Tali azioni - secondo la nota - «saranno attivabili solo dopo che sia stato effettuato il pignoramento presso il datore di lavoro o l'ente pensionistico e che, in ragione delle trattenute accreditate, il reddito da stipendio o pensione risulti pari o superiore a 5mila euro mensili».

    22 aprile 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/04/2013

    Entro martedì 30 aprile 2013 una lunga serie di soggetti che producono e che gestiscono rifiuti speciali devono inviare il Mud alla Cciaa competente per territorio indicando i dati riferiti al 2012. Ai soggetti già obbligati si aggiungono i soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati.

    Sul fronte dei prodotti, l'obbligo compete anche a fabbricanti e venditori di Apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee).

    La nuova modulistica di quest'anno è oggetto del Dpcm 20 dicembre 2012 il quale ha sostituito il Dpcm 23 dicembre 2011. Tale modulistica aggiunge la dichiarazione relativa ai rifiuti speciali e quella relativa alla dichiarazione Raee (rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche).

    Il nuovo Dpcm, tuttavia, non deve apparire come una "scheggia impazzita" generata da un sistema disattento, quanto piuttosto la risposta alla sospensione del Sistri (articolo 52, legge 134/2012) e di tutti gli adempimenti connessi, ivi compresa la dichiarazione Sistri ("mudino"). Ora, con il Dm 20 marzo 2013 il Sistri tornerà in pista dal 1° ottobre 2013 per i rifiuti pericolosi e i produttori più grandi e dal 1° marzo 2014 per gli altri soggetti obbligati.

    A seguito della sospensione del Sistri, l'obbligo di presentazione del Mud per i produttori e i gestori di rifiuti di cui all'articolo 189, Dlgs 152/2006 ("Codice ambientale"), rimane vigente. Tuttavia, il nuovo modello crea un unico testo di riferimento per tutti i soggetti e riunifica gli obblighi di dichiarazione Mud e "mudino" che, nel tempo, a seguito del Sistri e dell'articolo 264 bis, Dlgs 152/2006 si erano divaricati e, per molti aspetti, non si capiva più esattamente quale modello i diversi soggetti dovessero usare. Del nuovo Mud tornano a essere destinatari i trasportatori che il "mudino", invece, aveva escluso.

    Il modello si compone di sei comunicazioni: rifiuti speciali; veicoli fuori uso; imballaggi; Raee; rifiuti urbani, assimilati e raccolti in convenzione; produttori di Aee.

    Da quest'anno la trasmissione del Mud è sempre e soltanto telematica; su carta è consentita solo per i produttori che nella propria unità locale producono non più di 7 rifiuti e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali. In questo caso i diritti di segreteria sono pari a 15 euro per ogni unità locale dichiarante. Scendono a 10 per tutte le altre dichiarazioni. Solo per la comunicazione Aee non sono previsti diritti di segreteria. Per la trasmissione telematica i dichiaranti debbono possedere un dispositivo contenente un certificato di firma digitale (Smart card o Carta nazionale dei servizi o Business key). La trasmissione telematica avviene tramite i siti di riferimento indicati piu’ sotto.

    Il Mud va presentato alla Cciaa competente per territorio che corrisponde a quella della provincia in cui ha sede l'unità locale cui è riferita la dichiarazione. Però, i soggetti che svolgono attività di solo trasporto e gli intermediari senza detenzione devono presentare il Mud alla Cciaa della provincia nel cui territorio si trova la sede legale dell'impresa cui si riferisce la dichiarazione. Si ricorda, infine, che va presentato un Mud per ogni unità locale.

    I siti di riferimento per la trasmissione telematica:

    • www.mudtelematico.it (rifiuti speciali, veicoli fuori uso, Raee) www.mudcomuni.it (rifiuti urbani e assimilati)
    • www.impresa.gov.it (Aee, con il seguente percorso: La mia scrivania / ambiente / Registro AEE / Compilazione pratiche)

    Paola Ficco - 24 aprile 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  24/04/2013

    Stop immediato ai pignoramenti dei conti correnti su cui arrivano gli stipendi dei lavoratori dipendenti e le pensioni, in attesa "degli approfondimenti che si rendono necessari sul meccanismo"; il Fisco potrà effettuare pignoramenti solo presso il datore di lavoro o l'istituto previdenziale, ma solo quando sarà certo che il reddito da stipendio o pensioni al centro della misura sia almeno di 5mila euro al mese.

    Lo ha deciso Equitalia, con una nota interna emanata ieri dalla divisione Riscossione e immediatamente operativa.

    G. Trovati - 23 aprile 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  23/04/2013

    E' possibile rimanere soci delle Srl semplificate (Srls) anche dopo aver compiuto 35 anni. Però le quote delle nuove Srl possono essere cedute solo a persone fisiche che non abbiano ancora 35 anni. Inoltre, gli atti costitutivi delle Srls possono essere integrati con clausole aggiuntive rispetto al modello standard, previsto dalla legge.
    Sono queste alcune indicazioni, arrivate agli organismi (i ministeri di Giustizia e dello Sviluppo Economico, i Consigli nazionale e territoriali del notariato e l'associazione italiana dei dottori commercialisti), che, nei primi mesi dall'entrata in vigore (29 agosto 2012) hanno preso in esame le Srl semplificate e hanno chiarito come utilizzare la nuova forma societaria.

    A. Butani - 22 aprile 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  15/04/2013

    La norma che ha "liberalizzato" l'ingresso degli animali domestici in condominio è sicuramente una delle novità più rilevanti della riforma che entrerà in vigore il 18 giugno 2013. Dietro la nuova regola, però, si annida il rischio di un aumento della litigiosità tra i proprietari. L'articolo 1138 del Codice civile – così come modificato dalla legge 220/2012 - dispone che «le norme del regolamento» condominiale «non possono vietare di possedere o detenere animali domestici».

    Il principio della Cassazione
    Nel primo testo di riforma, il divieto riguardava gli "animali da compagnia". Proprio di recente i giudici di legittimità hanno riconosciuto "un vero e proprio diritto soggettivo all'animale da compagnia nell'ambito dell'attuale ordinamento giuridico" secondo un'interpretazione evolutiva e orientata dalle norme vigenti, che "impone di ritenere che l'animale non possa essere più collocato nell'area semantica concettuale delle cose" ma "deve essere riconosciuto come essere senziente". Lo ha affermato la Cassazione con il decreto 13 marzo 2013 nel quale, richiamando tali principi, ha ritenuto che "il gatto, come anche il cane, deve essere considerato come membro della famiglia e per tali motivi va collocato presso il coniuge separato con regolamento di spese analogo a quello del figlio minore".

    Il testo della riforma
    Nella stesura finale del nuovo testo dell'articolo 1138 del Codice, però, il termine "da compagnia" è stato sostituito con animali "domestici". Una differenza che potrebbe prestarsi a lunghe discussioni nelle aule di giustizia. Mentre dovrebbe sempre essere possibile vietare la presenza di animali esotici (come ad esempio i serpenti), non è così chiaro l'inquadramento degli animali d'affezione che non sempre sono "domestici" in senso proprio, come criceti, furetti o – in certa misura – conigli.

    Le altre regole
    L'accesso degli animali nel condominio, tuttavia, non è fuori da ogni regola. È comunque buona norma rispettare le disposizioni contenute nell'ordinanza del ministero della Salute, entrata in vigore il 23 marzo 2009, che prevede tra l'altro, l'obbligo, per i proprietari dell'animale, di mantenere pulita l'area di passeggio, di utilizzare il guinzaglio in ogni luogo e – nel caso di animali aggressivi – di applicare la museruola. È sempre prevista la responsabilità civile ex articolo 2052 del Codice civile e penale dei proprietari, in caso di danni o lesioni a persone, animali o cose nonché l'obbligo di stipulare, in caso di animali pericolosi, una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni causati da proprio cane contro terzi. Bisogna, infine, rammentare che:

    • gli animali non possono essere lasciati liberi di circolare negli spazi comuni senza le dovute cautele sopra indicate;
    • i proprietari degli animali debbono comportarsi in modo tale da non ledere o nuocere alla quiete e all'igiene degli altri conviventi dello stabile;
    • il condominio, in caso di rumori molesti o di odori sgradevoli per i quali è necessario chiedere la cessazione della turbativa per violazione delle norme sulle immissioni intollerabili ex articolo 844 del Codice civile, può richiedere l'allontanamento dell'animale dall'abitazione in base all'articolo 700 del Codice di procedura civile;
    • nel caso di immissioni rumorose è possibile ipotizzare, purché ne sussistano le condizioni, il reato di "disturbo del riposto delle persone" (articolo 659 del Codice civile) (l'elemento essenziale di tale fattispecie di reato è, però, l'idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l'effettivo disturbo alle stesse);
    • gli animali non possono essere abbandonati per lungo tempo sul balcone o nelle abitazioni perché si potrebbe ipotizzare il reato di "omessa custodia" (articolo 672 del Codice penale).

    Luana Tagliolini - 6 aprile 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/04/2013

    Nasce il registro degli indirizzi di posta elettronica certificata, un elenco attraverso il quale i cittadini potranno trovare il recapito telematico di imprese e professionisti. A stabilirlo è il decreto del ministero dello Sviluppo economico del 19 marzo 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 9 aprile.
    Imprese (sia individuali che in forma societaria) e professionisti iscritti ad Albi hanno l'obbligo di comunicare il proprio indirizzo Pec al Registro delle imprese e agli Ordini di appartenenza: questi, a loro volta, sono tenuti a comunicare gli indirizzi al ministero dello Sviluppo economico, che gestirà l'Ini-Pec, l'indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata. L'indice sarà suddiviso in due sezioni: una per le imprese e una per i professionisti. Nella sezione imprese saranno censite le aziende secondo la provincia, il codice fiscale, la ragione sociale/denominazione e l'indirizzo Pec. Nella sezione professionisti saranno contenute le informazioni relative alla provincia, all'Ordine di appartenenza, al codice fiscale, al nominativo e alla Pec del professionista.
    L'Ini-Pec sarà contenuto in un portale telematico, che sarà consultabile online: "L'accesso all'Ini-Pec - si legge nel decreto - è consentito alle pubbliche amministrazioni, ai professionisti, alle imprese, ai gestori o esercenti pubblici servizi e a tutti i cittadini tramite il portale telematico consultabile senza necessità di autenticazione". Diversi sono i parametri di ricerca utilizzabili per trovare un'impresa o un professionista: per le imprese, si può utilizzare il parametro del codice fiscale o, in alternativa, della provincia e della ragione sociale/denominazione; per i professionisti la ricerca funzionerà per codice fiscale o per provincia, Ordine e nominativo.
    Per realizzare il registro, entro il 10 giugno sarà effettuato il trasferimento dei dati già presenti nel Registro delle imprese e di quelli in possesso degli Ordini professionali: nella prima fase, poi, gli aggiornamenti degli indirizzari da parte del Registro imprese e degli Ordini dovranno avvenire ogni 30 giorni. A decorrere da ottobre, invece, le operazioni di aggiornamento avverranno con frequenza giornaliera.

    Francesca Milano - 10 aprile 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  08/04/2013

    È a rischio chi compra una casa da un venditore che l'avesse a sua volta acquistata da meno di 5 anni con l'agevolazione prima casa e che poi, entro un anno dalla vendita, non ricompri una nuova abitazione principale, con ciò decadendo dall'agevolazione ottenuta per l'acquisto della casa poi venduta. Se infatti il venditore non paga le imposte e le sanzioni dovute per la decadenza dall'agevolazione prima casa che si verifica per effetto della vendita prima del decorso di un quinquennio, l'obbligazione tributaria è garantita (sul bene acquistato con il beneficio fiscale) da un privilegio dello Stato, che evidentemente coinvolge chi sia attualmente proprietario dell'immobile, il quale ha poi poca speranza di rivalsa verso il venditore decaduto dall'agevolazione (che appunto ha provocato l'escussione del privilegio rendendosi insolvente di fronte al fisco). Questi è infatti «una sorta di responsabile senza debito, non essendo debitore di imposta» (Cassazione, Sezioni unite, n. 31/2000): privilegio infatti significa che il bene gravato può essere escusso e che il ricavato dalla vendita forzata è destinato a soddisfare il creditore privilegiato.
    È quanto emerge dalla nota n. 911-6090/2013 del 14 febbraio 2013 della Direzione regionale delle Entrate della Toscana, la quale sancisce che il privilegio dello Stato sorge alla data in cui viene registrato l'atto agevolato. Questa data è assai rilevante in quanto, ex articolo 2772, comma 4, del codice civile, «il privilegio non si può esercitare in pregiudizio dei diritti che i terzi hanno anteriormente acquistato sugli immobili». Quindi: a) se il credito privilegiato dello Stato sorgesse con il decorso infruttuoso dell'anno "di grazia" concesso dalla legge per riacquistare una abitazione principale, allora colui che ha comprato (dal venditore che ha venduto prima del quinquennio) non ne patirebbe alcuna conseguenza, trattandosi appunto di un acquisto effettuato prima del sorgere del privilegio; b) se invece il credito privilegiato dello Stato sia sorto, come vuole la Dre Toscana, quando venne registrato l'atto di acquisto agevolato (poi "colpito" da decadenza), evidentemente rischia chi compra da colui che vende prima del quinquennio. E ciò nel solco delle sentenze n. 3369/1977 della Cassazione e n. 3910/1989 della Commissione tributaria centrale, nelle quali si afferma che la decadenza «fa rivivere ex tunc la pretesa tributaria, con il contenuto originario che avrebbe presentato ove non fosse stato concesso il beneficio».
    La Dre Toscana suffraga il suo ragionamento richiamando la sentenza n. 2294/1978 della Cassazione, nella quale è stata appunto affermata la nascita del privilegio con l'atto agevolato, il quale verrebbe registrato sotto una sorta di condizione di recupero dell'imposta ordinaria ove maturi la decadenza dal beneficio fiscale. A parziale sollievo del contribuente resta la considerazione che il privilegio è esercitabile dallo Stato solo entro il decorso di un quinquennio dalla data di registrazione dell'atto agevolato e che questo termine quinquennale ha natura di decadenza (e non di prescrizione) con la conseguenza che si tratta di un termine che non è suscettibile né di interruzione né di sospensione.

    Angelo Busani - 04 aprile 2013 – tratto da sole24ore

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  • Normative complementari  »»  05/04/2013

    L'opzione per l'applicazione del regime della contabilità Iva di cassa, con conseguente differimento dell'esigibilità e della detrazione dell'imposta, si desume dal comportamento concludente dell'operatore. In particolare, è dall'indicazione sulle fatture della dicitura "Iva per cassa" ai sensi dell'articolo 32 bis, decreto legge n. 83/2012 (la cui mancanza rappresenta una violazione meramente formale) che emerge la scelta del contribuente (secondo l'articolo 226, paragrafo 1, punto 7 bis, direttiva n. 2006/112, tuttavia, la dicitura corretta sarebbe "contabilità di cassa").

    Tale scelta va successivamente comunicata all'agenzia delle Entrate nella dichiarazione annuale Iva. Per chi già opera in regime di Iva per cassa dal primo dicembre 2012 (l'opzione vincola il soggetto passivo fino al 2014, essendo la durata minima triennale e computandosi l'ultimo mese del 2012 come annualità intera), pertanto, si tratta di barrare la casella 1 del rigo VO15 del modello Iva 2013 (chi opta da inizio 2013 effettuerà la comunicazione nella dichiarazione da presentare il prossimo anno).

    Comportamento concludente e comunicazione alle Entrate interessano anche i soggetti che già operavano nel precedente regime dell'Iva per cassa (previsto dall'articolo 7, decreto legge n. 185/2008, abrogato in concomitanza con l'entrata in vigore del nuovo sistema di cassa) e che, avendone i requisiti, intendono applicare le regole del Dl n. 83/2012.

    Poiché la contabilità Iva di cassa è opzionale, infatti, si ritiene che non sia possibile alcun passaggio "automatico" dal vecchio al nuovo regime. Per tali soggetti, tuttavia, la circolare n. 44/E/2012 ha precisato che la previgente disciplina resta valida per le operazioni effettuate anteriormente al primo dicembre 2012, con la conseguenza che l'imposta ad esse relativa potrà diventare esigibile anche nel corso del 2013 (anno in cui interviene il pagamento o nel quale scade il termine di un anno dal momento d'effettuazione dell'operazione). Tali operazioni, peraltro, vanno espressamente segnalate nel campo 2 del rigo VE36 della dichiarazione Iva 2013.

    Massimo Sirri - 4 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/03/2013

     
     download allegato »  circolare_agenti.pdf
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  • Normative complementari  »»  27/03/2013

     
     download allegato »  circolare_gas.pdf
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  • Normative complementari  »»  26/03/2013

    Il reclamo-mediazione si può usare anche per gli atti di accertamento emessi dall'ex agenzia del Territorio, cioè dagli attuali Uffici provinciali – Territorio a partire dal 1° dicembre 2012 (vale la data di emissione e non quella di notifica). L'istituto del reclamo-mediazione consente di ottenere un accordo sull'importo accertato (quindi solo sui contenuti della cartella che può arrivare al 40% di sconto. In ogni caso occorre promuoverlo prima di fare il ricorso vero e proprio (che peraltro scatta decorsi 90 giorni dal reclamo senza aver ottenuto l'accordo o l'accoglimento dell'istanza). Questo il contenuto del provvedimento delle Entrate protocollato al numero 35137/2013 del 20 marzo 2013.

    Per i ruoli emessi prima del 1° dicembre 2012 (che è poi la data di incorporazione dell'agenzia del Territorio in quella delle Entrate) non si può fare ricorso al reclamo-mediazione e valgono le regole abituali ma è comunque possibile ottenere informazioni sulla cartella di pagamento rivolgendosi all'Ufficio provinciale – Territorio che ha emesso il ruolo.

    21 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  22/03/2013

    Torna alla ribalta il Sistri, il sistema di tracciabilità digitale dei rifiuti, il cui varo era già stato rinviato due volte negli ultimi anni per le proteste - sui malfunzionamenti della procedura – delle centinaia di migliaia di imprese coinvolte.

    Un decreto del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, rilancia Sistri a partire dal 1° ottobre 2013 per le aziende produttrici di rifiuti pericolosi con più di dieci dipendenti e per gli enti e le imprese che gestiscono rifiuti pericolosi. Per tutte le altre imprese l'avvio del sistema è fissato invece per il 3 marzo 2014.

    Il pagamento dei contributi di iscrizione al sistema, uno dei temi che avevano sollevato le proteste più vibranti delle imprese – già costrette ad acquistare soluzioni tecnologiche mai diventate operative e a versare le tasse annuali del servizio – resterà però sospeso per tutto il 2013.

    Dal 30 aprile e fino al 30 settembre partiranno le procedure di verifica per l'aggiornamento dei dati delle imprese che adotteranno Sistri dall'inizio di ottobre. Dal 30 settembre al 28 febbraio 2014 un'analoga verifica riguarderà tutte le altre imprese. Le aziende che trattano rifiuti non pericolosi, esonerate da questa prima fase, potranno comunque utilizzare il Sistri su base volontaria dal 1° ottobre prossimo.

    «Ho presentato il progetto a Confindustria che lo ha condiviso – ha dichiarato il ministro Corrado Clini – apprezzando il grande rilievo che abbiamo voluto dare alla collaborazione con le imprese. Vanno letti in quest'ottica anche i sei mesi che ci separano dall'avvio del sistema per i produttori di rifiuti pericolosi. Obiettivo di questa fase preparatoria è anche quello di consolidare la collaborazione con le imprese coinvolte ed eliminare le pesantezze burocratiche e amministrative avvertite come un limite del progetto».

    Confindustria dal canto suo condivide il metodo ma sottolinea che, prima del nuovo avvio di Sistri, restano da risolvere problemi tutt'altro che semplici. «Abbiamo condiviso l'opportunità di un rinvio per avere il tempo necessario a risolvere le criticità che il sistema industriale ha evidenziato fin dal 2011 e ancora in queste ultime settimane» ha detto il direttore generale Marcella Panucci, che sottolinea inoltre che «è certamente positivo che il ministro abbia accolto la nostra richiesta di sospendere il contributo dovuto per il 2013. Ci sono state fornite particolari garanzie per lo spazio alla formazione degli operatori, l'allineamento dei software e dei manuali alla normativa, la possibilità di operare off–line nonchè una forte semplificazione degli obblighi informativi relativi all'azienda. La decisione del ministro allontana il momento dell'avvio del Sistri e consente di avere i tempi per affrontare e superare i problemi, anche rilevanti, che ancora sono sul tavolo e preoccupano le imprese. I prossimi mesi saranno quindi fondamentali per definire gli strumenti e le soluzioni alle criticità da noi individuate».

    Alessandro Galimberti - 21 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/03/2013

    Ombrello Ue per la tutela della privacy degli utenti di "app" su tablet e smartphone.
    I garanti europei della privacy, riuniti nel "gruppo articolo 29" hanno elaborato le precauzioni da seguire per evitare che la raccolta dati, connessa all'uso delle applicazioni "app", si trasformi in un boomerang per le persone e, soprattutto, per i minori.

    Le prescrizioni principali riguardano l'informativa da dare agli utilizzatori e il consenso che bisogna raccogliere da loro; per i minori sono i genitori che devono dare l'assenso; va ridotto il rischio di tracciare gli utenti e vanno definiti limiti alla conservazione dei dati raccolti.

    15 marzo 2013 - Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  13/03/2013

    La commissione Società del Consiglio notarile di Milano – con sei nuove massime approvate il 5 marzo 2013 – fa il punto sulle più significative questioni interpretative sorte nei primi mesi di applicazione dei due nuovi "sottotipi" della Srl semplificata (articolo 2643-bis del Codice civile) e della Srl a capitale ridotto (articolo 44 del Dl 83/2012). Alcune questioni hanno già costituito oggetto di svariate prese di posizione, da parte sia della dottrina sia dell'autorità governativa. 
    Altre rappresentano invece una novità nel panorama attuale dei commenti di questa recente disciplina.

    Tra le prime si colloca anzitutto il tema dei limiti di modificabilità del modello standard tipizzato della Srl semplificata (approvato con Dm del ministero della Giustizia 138/2012). In merito si sono registrate sia interpretazioni nel senso dell'assoluta rigidità del modello, sia tesi più favorevoli alla possibilità dell'autonomia negoziale di introdurre clausole diverse, purché conformi alla disciplina delle Srl. La Commissione milanese – oltre a sgombrare il campo da alcuni elementi di carattere formale, che non rilevano sul contenuto del modello standard –
    afferma:
    – che non si collocano al di fuori del perimetro del modello della Srl semplificata le eventuali clausole concernenti la durata della società, la scelta del modello di amministrazione e la previsione della possibilità di decisioni non assembleari;
    - che in ogni caso l'eventuale presenza di clausole aggiuntive non incide sulla legittimità dell'atto costitutivo né sulla validità delle clausole stesse, purché siano compatibili con la disciplina generale della Srl. Esse potranno semmai rilevare in merito all'esatta qualificazione dell'istituto o sull'applicabilità di alcuni elementi di disciplina, ma non possono comunque ritenersi di per sé invalide.
    Tra le questioni meno battute, invece, si segnalano quelle in tema di aumento e di riduzione del capitale sociale, nonché in tema di trasformazione e di passaggio dall'uno all'altro sottotipo.
    In particolare, il Consiglio notarile di Milano non reputa che limitazioni poste dalla legge in relazione alla tipologia di conferimenti (solo denaro) o alle modalità di esecuzione degli stessi (immediata liberazione) in sede di costituzione valgano anche in occasione di un aumento di capitale. In altre parole, una volta costituita la società, essa potrà deliberare qualsiasi tipologia di aumento con conferimenti anche diversi dal denaro, a prescindere dal fatto che venga o meno raggiunto il limite di 10mila euro. Qualora il capitale superasse questa soglia, peraltro, l'operazione comporterebbe necessariamente il passaggio da uno dei due sottotipi alla forma di Srl "ordinaria", dovendo quindi anche adeguare gli altri elementi dell'atto costitutivo.
    Il passaggio da un sottotipo all'altro, così come la modifica in o da Srl "ordinaria", non costituirebbe in ogni caso una vera e propria trasformazione, posto che si rimane comunque all'interno del tipo della Srl. Anche per questo motivo, pertanto, non è in alcun caso richiesta una perizia di stima del patrimonio sociale, diversamente da quanto avviene nelle ipotesi di trasformazione di una società di persone in Srl.
    Un segnale di attenzione viene infine posto con riferimento alla disciplina della riduzione del capitale. Si afferma infatti che le norme in tema di riduzione obbligatoria in caso di perdite oltre il terzo del capitale (2482-bis del Codice civile) e di perdite al di sotto del minimo legale (2482-ter del Codice civile) trovano applicazione anche nella Srl semplificata e a capitale ridotto. Il parametro di riferimento è ovviamente più basso (il minimo legale è 1 euro), ma le conseguenze delle perdite sono le medesime.

    Mario Notari - 7 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/03/2013

    Per vendere un immobile o trasferirlo a titolo oneroso, così come per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni integrali, il certificato energetico è sempre necessario. Ma la classe energetica va inserita anche negli annunci di affitto e l'attestato serve in caso di demolizione e ricostruzione. E adesso non c'è più neppure la "scappatoia" dell'autocertificazione in classe G.

    Niente più autocertificazioni. A certificare le prestazioni energetiche di un edificio può essere solo un tecnico abilitato. I proprietari non possono più ricorrere all'autocertificazione, perché questa strada è stata cancellata dal decreto del 22 novembre 2012, in vigore dallo scorso 28 dicembre. Era un'alternativa molto utilizzata, anche se poneva automaticamente l'immobile in classe G, ossia nella classe più bassa.

    Il ruolo dei tecnici. Esclusa l'ipotesi dell'autocertificazione, fare a meno del tecnico è quindi impossibile. Le occasioni di lavoro e la richiesta di professionisti abilitati è ormai sempre più diffusa. Ma come si diventa certificatore energetico? Dopo un lunga attesa, il Governo, il 15 febbraio scorso, ha finalmente varato il decreto che detta le regole per svolgere la professione di certificatore, indicando nel dettaglio i titoli di studio e disciplinando i corsi di formazione.

    Regole a macchia di leopardo. Le regole dettate dal Governo, però, non valgono su tutto il territorio nazionale. In base al principio di cedevolezza le regole statali previste dal Dpr del 15 febbraio riguardano solo le Regioni e le Province autonome che non si sono già dotate di una propria disciplina. In tutte quelle che lo hanno fatto si applicano invece le regole locali.
    È vero che lo stesso decreto del 15 febbraio stabilisce che Regioni e Province autonome allineino i propri provvedimenti a quelli statali. Ma si tratta più di un invito che di un obbligo visto che non sono previste né scadenze, né sanzioni.

    La mappa delle regole. Sono molte le autonomie che in questi anni hanno legiferato in tema di certificazione energetica e regolamentato la professione del certificatore: nel Centro-Nord quasi tutte (Valle d'Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano, Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Marche e Lazio) mentre nel Sud e nelle Isole, solo la Puglia.

    Bianca Lucia Mazzei - 4 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  08/03/2013

    L'agenzia delle Entrate ha modificato con provvedimento del 5 marzo 2013 la cartella di pagamento. L'obiettivo è rendere più sicuro il credito dell'Erario o degli altri enti impositori. Per fare questo, la cartella di pagamento recepisce gli insegnamenti della Corte costituzionale. E così, nel rispetto della privacy del contribuente, in caso di temporanea assenza, o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario, la cartella di pagamento deve essere notificata rispettando ben tre adempimenti: mediante deposito nella casa comunale; affissione dell'avviso di deposito in busta chiusa e sigillata alla casa di abitazione, ufficio o azienda del contribuente; invio della raccomandata con avviso di ricevimento per informare il contribuente degli adempimenti effettuati.

    La modifica della relata di notifica della cartella si è resa necessaria a seguito della sentenza 258 del 19 novembre 2012 della Corte costituzionale, che aveva dichiarato l'illegittimità del terzo comma (che corrisponde al quarto comma vigente) dell'articolo 26 del Dpr 602/1973, cioè del decreto sulla riscossione, nella parte in cui stabilisce che «Nei casi previsti dall'articolo 140 del Codice di procedura civile, la notificazione della cartella di pagamento si esegue con le modalità stabilite dall'articolo 60 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600» invece che «Quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, la notificazione della cartella di pagamento si esegue con le modalità stabilite dall'articolo 60, primo comma, lettera e) del Dpr 29 settembre 1973, n. 600», cioè del decreto sull'accertamento.

    Come si legge nel provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 5 marzo 2013, che ha disposto la modifica della cartella di pagamento, la Corte costituzionale ha inteso uniformare le modalità di notificazione degli atti di accertamento, a norma dell'articolo 60 del Dpr 600/1973 e delle cartelle di pagamento, a norma dell'articolo 26, del Dpr 6021973, in caso di irreperibilità relativa del destinatario, o nel caso di assenza o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario. Per la notifica della cartella, la Corte ha ristretto la sfera di applicazione del combinato disposto degli articoli 26, quarto comma, del Dpr 602/1973 e 60, primo comma, lettera e) del Dpr 600/1973, alla sola ipotesi di irreperibilità assoluta del destinatario, o in caso di mancanza, nel Comune, dell'abitazione, ufficio o azienda del contribuente, con conseguente applicabilità, nella diversa ipotesi di irreperibilità relativa, alla disciplina ordinaria di cui all'articolo 140 del Codice di procedura civile, in base al disposto dell'articolo 26 del decreto sulla riscossione, Dpr 602/1973.

    Giuseppe Morina e Salvina Morina - 5 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  05/03/2013

    L'acquisto di carburante per autotrazione effettuato da parte di soggetti passivi Iva presso impianti stradali deve essere documentato dalla scheda carburante (Dpr 444/97), che costituisce il documento sostitutivo della fattura. L'articolo 7, comma 2, lettera p), del Dl 70/2011 (decreto Sviluppo) ha previsto l'esonero dall'obbligo di utilizzo della scheda carburante per i soggetti Iva che effettuano tutti i rifornimenti esclusivamente con carte di credito, debito o prepagate.
    Nel corso di Telefisco 2013 l'Agenzia ha precisato che l'esclusività nella modalità di certificazione delle operazioni di acquisto carburante non pregiudica la possibilità per il contribuente di passare in corso d'anno dal vecchio (scheda carburante) al nuovo sistema di certificazione (estratto conto delle carte elettroniche), a condizione che da tale momento (verosimilmente coincidente con la conclusione delle operazioni per la liquidazione dell'Iva) le operazioni di acquisto carburante vengano documentate esclusivamente mediante carte di credito, bancomat o prepagate.
    Il chiarimento sembra segnare un'inversione di rotta rispetto a quanto sostenuto in precedenza dalla circolare 42/E/2012 secondo cui: «La norma esonera dall'obbligo della scheda carburante solo coloro che effettuano gli acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate. I soggetti che effettuano i pagamenti anche mediante mezzi diversi (per esempio contanti) sono tenuti all'adozione della scheda carburante per tutti gli acquisti di carburante effettuati nel periodo d'imposta». Un'impostazione in base alla quale la scelta della modalità di pagamento e, di conseguenza, la scelta della modalità di certificazione dell' acquisto di carburante doveva essere riferita all'intero periodo d'imposta.

    04 marzo 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  27/02/2013

    Un poker di verifiche per la fatturazione Iva. Per le operazioni effettuate dal 1°gennaio 2013, i soggetti che intrattengono rapporti con l'estero devono verificare quattro elementi per documentare correttamente le cessioni e gli acquisti di beni o le prestazioni di servizi. Le prime due verifiche riguardano:

    1. l'individuazione del luogo nel quale l'operazione è territorialmente rilevante ai fini Iva;
    2. la natura dell'operazione (...);
    3. il momento d'effettuazione dell'operazione (al fine di rispettare la tempistica della relativa documentazione);
    4. lo status comunitario o extracomunitario della controparte, oltre che la sua qualifica come debitore dell'imposta (utili per la corretta indicazione delle annotazioni obbligatorie nella fattura o nell'autofattura).

    M. Sirri/R. Zavatta - 25 febbraio 2013 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Normative complementari  »»  25/02/2013

    Si parte il 14 marzo. E ci si dovrà far trovare pronti, per non restare esclusi. I nuovi incentivi auto, infatti, sono estesi a veicoli a motore di ogni categoria (autocarri, moto eccetera) e contano su una dotazione di appena 40 milioni, sufficiente secondo le stime ad agevolare l'acquisto di appena 25mila esemplari: chi non si prenoterà in tempo rimarrà fuori e non sarà ammesso nemmeno alla lista di attesa dell'anno successivo (i bonus sono stati previsti dal decreto sviluppo 2012 – Dl 83/12, articolo 17-decies – fino al 2015).

    I veicoli acquistabili con incentivo sono solo quelli elettrici, ibridi o a gas, con emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km (limiti che tagliano fuori i mezzi più pesanti).

    La data del 14 marzo dipende dal fatto che ieri sera è stato pubblicato il decreto ministeriale (firmato l'11 gennaio dal ministro dello Sviluppo economico) attuativo e che la legge di stabilità 2013 (legge 228/12, articolo 1, comma 422) ha disposto l'avvio degli incentivi (previsto in un primo momento per il 1° gennaio scorso) dal trentesimo giorno successivo all'entrata in vigore del Dm (avvenuta ieri).

    Le modalità stabilite dal Dm sono articolate e sarà importante rispettarle, perché in caso contrario scatterà la revoca dell'incentivo prenotato e la sua assegnazione andrà al primo richiedente rimasto fuori dalla graduatoria. Dunque, non c'è da aspettarsi la consueta "benevolenza" nei controlli a posteriori che aveva caratterizzato le precedenti campagne di bonus statale alla rottamazione.

    A conferma di ciò c'è il fatto che è stato istituito un sito web (www.bec.mise.gov.it) che – oltre a fornire informazioni al pubblico – gestisce in automatico le prenotazioni. La conseguenza di questo è che i 90 giorni fissati dal Dm come termine massimo per immatricolare il veicolo nuovo dopo il contratto di acquisto (pena anche qui la revoca dell'incentivo) verranno contati senza alcuno slittamento qualora la scadenza coincida con un sabato o una domenica. Quindi ci si dovrà curare di procedere all'immatricolazione entro il venerdì precedente.

    La fetta maggiore della dotazione finanziaria disponibile è assegnata dal Dl 83/12 ai veicoli adibiti all'uso di terzi (locazione senza conducente, noleggio con conducente, taxi, servizio di linea per trasporto persone o cose e servizio di piazza per trasporto di cose per conto terzi) e a quelli utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria dell'impresa. Ai privati cittadini, in compenso, è riservata la possibilità di ottenere l'incentivo anche senza la rottamazione di un veicolo della stessa categoria di quello acquistato.

    Quando essa è condizione per ottenere il bonus, il Dm pone a carico del venditore l'obbligo di consegnare il veicolo usato a un demolitore autorizzato e ciò deve avvenire entro 15 giorni dalla «consegna» (probabilmente s'intenderà l'immatricolazione) di quello nuovo. 

    L'incentivo massimo sarà di 5mila euro, suddiviso a metà tra contributo statale e sconto del venditore.

    Maurizio Caprino - 13 febbraio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/02/2013

    L'ultima parola è arrivata con la nota delle Entrate datata 14 febbraio: chi ha scelto la cedolare secca nel 730 o in Unico 2012 non deve confermare l'opzione con il modello 69.
    Un chiarimento importante, perché diversi uffici territoriali dell'Agenzia stavano chiedendo ai contribuenti la presentazione tardiva del modello. Minacciando, per chi non l'avesse fatto, la fine del regime della cedolare e l'obbligo di tornare alla tassazione orginaria (Irpef, addizionale comunale, addizionale regionale, imposta di registro).

    C. Dell'Oste – 18 febbraio 2013 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  12/02/2013

    Presto tutti i gestori di impianti di distribuzione carburanti dovranno comunicare al ministero dello Sviluppo economico i prezzi che praticano. E dovranno curare che i consueti cartelloni (o tabelloni digitali) con cui li pubblicizzano siano ben visibili dalla strada, veritieri e non facciano riferimento a sconti, fuorvianti perché lasciano nascosto il prezzo di partenza, che potrebbe essere molto alto. Sono tutte novità attese da un anno, perché introdotte dal decreto liberalizzazioni (Dl 1/12) del governo Monti, nel gennaio 2012.

    Ma solo ieri il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha firmato i due Dm attuativi. Sono norme non troppo complicate, ma saranno ugualmente difficili da applicare: si tratta di tenere sotto controllo una rete di oltre 20mila punti vendita. Un compito che storicamente è sempre stato svolto a fatica. E sarà difficile soprattutto vigilare sul divieto di pubblicizzare gli sconti, perchè non è chiaro come ci si dovrà comportare con le scritte pubblicitarie separate dalla cartellonistica sui prezzi.

    La comunicazione dei prezzi al ministero servirà per farli pubblicare sul sito del dicastero stesso (www.mise.gov.it), in modo che chiunque possa sapere in ogni momento quanto si paga in ogni distributore italiano. Un obbligo del genere, sinora, era previsto (dal Dl 7/07, il secondo delle liberalizzazioni Bersani) solo per la viabilità principale, ma era mal formulato e di fatto è stato applicato solo su alcune autostrade. La situazione era lievemente migliorata con Dm 15 ottobre 2010, attuativo degli ulteriori obblighi imposti dalla legge sviluppo del 2009 (legge 99/09). Il decreto firmato ieri cerca invece di estendere gli obblighi di comunicazione all'intera rete distributiva.

    L'impianto del Dm 15 ottobre 2010 resta sostanzialmente invariato. Quindi, i prezzi dovranno essere comunicati per la prima volta quando il Dm andrà in vigore (la data dipenderà da quella di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) o, per gli impianti di nuova apertura in futuro, il giorno di avvio dell'attività. Successivamente, andrà comunicata subito ogni variazione in aumento.
    Per quelle in diminuzione non c'è un obbligo immediato: i cali di prezzo saranno riportato dal sito ministeriale in occasione della successiva comunicazione periodica, che deve avvenire entro l'ottavo giorno da quella precedente.

    Il Dm di ieri stabilisce il calendario e le modalità con cui tutto questo andrà esteso a tutta la rete distributiva.
    Si comincia dalle strade statali, dove:

    • dal 30esimo giorno dopo la pubblicazione del Dm sul sito ministeriale l'obbligo di comunicazione riguarderà solo gli impianti che vendono gas (Gpl e metano, anche assieme ad altri carburanti);
    • del 90 esimo giorno toccherà anche agli impianti che vendono solo benzina e/o gasolio col self service (anche in abbinamento alla modalità "servito");
    • dal 120esimo giorno, l'obbligo scatta per tutti.

    Si passerà poi al resto della viabilità ordinaria, anche nei centri abitati: si comincerà dal 180esimo giorno successivo alla pubblicazione del Dm, quali che siano i carburanti venduti e la presenza o meno del self-service. 

    Quanto alla cartellonistica, oltre alla visibilità dalla strada (obbligatoria anche oggi, ma spesso disattesa, soprattutto negli impianti con prezzi alti) va garantita l'uniformità. Quindi occorre rispettare un ordine di esposizione: in alto va riportato il prezzo del gasolio, seguito da benzina, Gpl e metano. Rispetto a oggi, restano le tre cifre decimali, ma solo le prime due (quelle che contano davvero nei confronti fatti dai consumatori) andranno con i caratteri più grandi (altezza minima 12 centimetri) usati anche per la cifra intera. I prezzi si riferiscono al self service (se presente); quando è presente anche la modalità "servito", occorre un cartello separato, che riporti solo le differenze in aumento rispetto al self service. Se c'è solo il "servito", andrà esposto quello. Quando sono in vendita anche carburanti speciali (i vari "premium", "plus", "Blusuper", "VPower" eccetera, più costosi), non c'è obbligo di cartellone visibile dalla carreggiata; ma, se lo si espone, deve essere separato rispetto agli altri.

    Tutto questo non cambia le regole del 2007 sui "benzacartelloni" autostradali, che rimarranno come sono attualmente. Cioè poco leggibili.

    La cartellonistica andrà adeguata gradualmente:

    • a partire dal 15esimo giorno dopo la pubblicazione del Dm sulla Gazzetta Ufficiale, i prezzi andranno indicati senza sconti:
    • dal 60esimo giorno andranno evidenziati la cifra intera e le prime due decimali;
    • dal 90esimo giorno scatterà il nuovo ordine di elencazione dei prezzi dei vari prodotti, dall'alto verso il basso.

    Ma, quando adeguarsi comporta la necessità di sostituire la cartellonistica esistente, il Dm lascia un anno di tempo. Che sale a due per gli impianti che avevano già installato o sostituito la cartellonistica attuale negli ultimi 24 mesi.

    Maurizio Caprino - 6 febbraio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  08/02/2013

    L'obbligo di comunicare al fisco l'impronta dei documenti informatici rilevanti ai fini tributari va verso il tramonto.

    L'adempimento dovrebbe essere sostituito dal "flag" in dichiarazione dei redditi circa l'avvenuta adozione della conservazione sostitutiva.

    E' questa una delle novità contenute nella bozza di decreto Mef che apporterà un deciso restyling alla disciplina italiana in materia di archiviazione alternativa alla gestione della carta.

    In primis perché di recente il quadro normativo si è arricchito con il recepimento della direttiva 45/2010/Ue, avvenuto prima con il dl n. 216/2012 e poi trasfuso nella legge di stabilità.

    Tali norme di matrice comunitaria devono essere poi coordinate con il dlgs n. 82/2005 (Codice dell'amministrazione digitale), con i decreti attuativi contenenti le regole tecniche e con un contesto tecnologico che in questi anni si è evoluto.

    V. Stroppa – 7 febbraio 2013 - tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  06/02/2013

    Nessun permissivismo in tema di transazioni in contanti è emerso dai recenti orientamenti del Mef che, al contrario, in tema di registrazioni ha manifestato una certa permissività (si pensi alla possibilità di esibire il registro antiriciclaggio cartaceo entro tre giorni dalla richiesta degli organi accertatori). Alla luce delle posizioni espresse con la circolare della Guardia di finanza n. 83607 del 19/3/12, della prassi intervenuta sul tema e dei quesiti maggiormente ricorrenti nella convegnistica in materia Antiriciclaggio, ecco alcuni chiarimenti sulle problematiche operative più frequenti, relative alle transazioni di contanti e pagamenti in assegni.(...)

    E' ammissibile il pagamento di un salario in contanti in quattro tranche di 300 euro cadauna?

    No. Il contratto di lavoro fa riferimento normalmente all'importo mensile. Da ciò deriva che una ripartizione dei compensi in più rate non è prassi commerciale abituale e quindi deve considerarsi preclusa.(...)

    L. De Angelis/C. Feriozzi – 4 febbraio 2013- tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  31/01/2013

    Le fatture create in formato elettronico possono essere conservate, una volta stampate, anche nella loro forma cartacea.

    Si tratta di uno dei punti esaminati dal forum nazionale della fatturazione elettronica che si è svolto l'altro ieri a Roma presso l'agenzia delle Entrate e che si è occupata anche dell'articolo 1, comma 325, legge n. 228/12, introdotto dal recepimento in Italia della direttiva 2010/45/Ue, anche alla luce delle problematiche operative sorte circa il relativo obbligo di conservazione elettronica.

    B. Santacroce - 25 gennaio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  28/01/2013

    Nell'ultimo decennio, lo sviluppo del settore delle telecomunicazioni ha registrato un incremento esponenziale; in effetti, specie dopo il decreto Bersani del 2007 (decreto n. 7 del 31 gennaio 2007, convertito nella legge n. 40/2007), che abolì le penali in caso di recesso anticipato dai contratti telefonici, il legislatore ha sostenuto tale evoluzione, favorendo una forte liberalizzazione del mercato. A fronte di ciò, le compagnie telefoniche, così come quelle di pay tv, hanno però reagito in maniera contrastante, da un lato moltiplicando le offerte per accaparrarsi la clientela altrui, dall'altro lato introducendo numerosi vincoli a carico dei propri clienti, all'evidente scopo di renderne più difficile, o per lo meno rallentarne, lo spostamento verso i nuovi operatori.
    Pur se comprensibile, quest'ultimo atteggiamento ha determinato, in molti casi, una seria compressione dei diritti dell'utenza, al punto da indurre l'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni a intervenire più volte per disciplinare le procedure di passaggio da un operatore all'altro. Oggi, tali procedure ruotano attorno a tre soggetti principali: l'utente che sceglie di cambiare l'operatore, mantenendo o meno il proprio numero telefonico, l'operatore che cede il cliente (cosiddetto donating), e l'operatore che lo riceve (il cosiddetto recipient), il quale è il protagonista dell'intero sistema. Spetta, infatti, all'operatore recipient il compito di attivarsi, una volta ricevuta la richiesta dell'utente, per trasmettere al vecchio operatore l'ordine di lavorazione della pratica, con tutti i dati e i documenti necessari per attuare il trasferimento.
    Tanto detto, le procedure di variazione del gestore risultano parzialmente differenti per le utenze fisse rispetto a quelle mobili, posto che le prime scontano una maggiore complessità gestionale dovuta all'esistenza di un'infrastruttura di rete quasi interamente di proprietà della sola Telecom Italia.

    La rete fissa
    Attualmente, esistono tre differenti procedure per il trasferimento delle utenze tra operatori di rete fissa, il cui utilizzo dipende dal tipo di servizio trasferito e dall'infrastruttura di rete attraverso cui lo stesso servizio viene erogato. Tali procedure sono: quella "di attivazione", che si attua nei passaggi da Telecom Italia a un operatore alternativo; quella "di migrazione", che contempla, invece, i passaggi tra operatori alternativi e i rientri in Telecom Italia; e quella "di portabilità pura del numero", che si applica per i trasferimenti ad altri operatori dotati di proprie infrastrutture (in fibra ottica o radio).
    Per quanto attiene ai tempi entro cui esse devono perfezionarsi, stabilito il termine ultimo di 30 giorni già fissato dal decreto Bersani del 2007, l'Autorità garante ha operato costantemente per una concreta riduzione di tale tempistica, almeno dal punto di vista tecnico-gestionale. Considerando che le procedure di attivazione e migrazione delle utenze fisse, in quanto effettuate su linee fisiche, possono avere tempi più lunghi rispetto alle procedure di pura portabilità del numero, attualmente servono circa 8-12 giorni lavorativi per ottenere il passaggio tecnico da un gestore all'altro. Tale periodo inizia con la ricezione della documentazione da parte dell'operatore donating e termina con il cosiddetto cut over, ovvero l'avvio delle comunicazioni sulla nuova rete. Al proposito, peraltro, va notato che, in base alle regole imposte dall'Autorità, l'operatore donating è tenuto a consentire il passaggio del cliente indipendentemente dal termine di preavviso per il recesso indicato dal contratto, ciò al fine di consentire che l'utente possa continuare a godere del servizio di telefonia pur in presenza di eventuali contestazioni contrattuali. Per lo stesso motivo, è fatto obbligo al donating di continuare a prestare il servizio al proprio cliente fino alla data dell'effettivo inizio delle comunicazioni col nuovo gestore (si veda, in questo senso, la delibera n. 47/12/Cir del 20 aprile 2012 a definizione della controversia Cioffi/Tiscali Italia Spa).

    La rete mobile
    Quanto alla telefonia mobile, la portabilità del numero (mobile number portability - Mnp) è stata resa possibile, fin dal 2001, da apposite delibere dell'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, che hanno consentito all'utenza di ottenere il passaggio a un differente operatore, mantenendo il proprio numero, anche nell'ipotesi in cui la tecnologia utilizzata (Gsm o Umts) fosse diversa. Anche qui, il cliente dovrà solo preoccuparsi di interpellare il nuovo operatore (recipient) per avviare l'intera procedura e lo stesso recipient, se richiesto, si occuperà altresì di assicurare il trasferimento del credito residuo.
    Dal punto di vista tecnico, essendo gli operatori dotati di proprie reti infrastrutturali, i tempi necessari per ottenere il passaggio sono sicuramente più ridotti rispetto a quelli della telefonia fissa, tanto che la stessa Autorità Garante, con la recente delibera 147/11/Cir, ha potuto prevedere che la relativa procedura sia, di norma, effettuata in 24 ore (di fatto 48 ore, considerando che il termine scade comunque alla mattina del secondo giorno lavorativo successivo).
    Alcune peculiarità tipiche della telefonica mobile, nondimeno, possono indurre gli operatori a scartare o rifiutare le richieste di portabilità del numero: ciò accade, ad esempio, quando l'utenza risulti disattivata o cessata da più di 30 giorni, oppure quando risultino incongruenze tra il numero telefonico associato al contratto e quello seriale della scheda Sim, oppure quando quest'ultima sia già scaduta per mancato utilizzo (l'elenco delle causali di possibile rigetto è riportato nella delibera 78/08/Cir, articolo 5, comma 6).

    I costi
    Quanto ai costi, infine, sia per il trasferimento di un'utenza fissa che per la portabilità di un numero mobile, possono essere imputati dei costi a carico del cliente, ma solo nella misura in cui gli stessi risultino necessari per l'espletamento delle relative operazioni tecniche. Restano salvi gli eventuali altri pagamenti dovuti per la restituzione di rate, anticipi o sconti, precedentemente concessi allo stesso cliente dal vecchio operatore.

    Maurizio Di Rocco – 21 gennaio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  23/01/2013

    Si avvicina l'entrata in vigore della normativa sulla valutazione del rischio per i lavoratori nelle piccole imprese, da svolgere con le procedure standardizzate emanate dal ministero del Lavoro e pubblicate sulla «Gazzetta Ufficiale» il 6 dicembre 2012. Il 5 febbraio, infatti, il decreto che fissa le procedure acquista piena efficacia.
    Questa entrata in vigore ha effetti differenziati sulle Pmi, a seconda delle dimensioni. Mentre infatti per le più piccole, che occupano fino a dieci dipendenti, l'obbligo di valutare i rischi tramite le procedure standardizzate è stato rinviato al 5 maggio, per quelle che occupano da 11 a 50 dipendenti l'adozione (facoltativa) è possibile, appunto, dal 5 febbraio.
    Pur trattandosi di una facoltà, come previsto dall'articolo 29 comma 6 del Dlgs 81/2008, per queste imprese l'uso delle procedure rappresenta una occasione per conformare i documenti al Testo unico sulla sicurezza: il decreto interministeriale, infatti, prevede esplicitamente che gli obblighi di valutazione dei rischi per i lavoratori si considerano assolti se si adottano le procedure indicate dal decreto stesso.
    In pratica, per le imprese da 11 a 50 dipendenti, si verifica una sorta di ribaltamento dell'onere della prova, perché la valutazione dei rischi si considera legalmente idonea se predisposta seguendo le procedure standardizzate.
    Il modello elaborato dal ministero ha un taglio estremamente pratico, indica con chiarezza i soggetti tenuti alla valutazione abbinando alle diverse fasi specifiche schede da compilare: la prima fase è individuata nella descrizione generale dell'azienda, con la descrizione dei cicli produttivi e delle mansioni aziendali.
    La seconda fase – probabilmente la più complessa – prevede l'individuazione dei rischi presenti in azienda: i moduli allegati alle procedure standardizzate sono suddivisi per famiglia di pericoli, pericoli specifici ed esempi di incidenti e criticità, ma è evidente che occorrono nozioni tecniche importanti per poter valutare, ad esempio, come richiesto dalle schede, il pericolo di crollo di pareti o solai. Infine, per ogni pericolo individuato si deve dimostrare che sono state attuate tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie a impedire o ridurre al minimo il rischio di incidenti. Con un modulo ad hoc, il datore di lavoro dovrà poi sintetizzare i risultati della valutazione e il programma di miglioramento.
    L'omessa o incompleta valutazione del rischio comporta sanzioni penali significative (articolo 55 Dlgs 81/2008): ma il vero pericolo nell'omessa o non adeguata valutazione del rischio è quello di incorrere nell'imputazione di lesioni colpose o omicidio colposo, nel caso si verificasse un infortunio, ricollegabile all'omessa valutazione.

    Gabriele Taddia - 21 gennaio 2013 - tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  21/01/2013

    Una circolare congiunta di due ministeri per dire che chi circola mettendo una targa temporanea tedesca su un veicolo radiato in Italia va multato. E pesantemente anche: per guida senza assicurazione e senza targa e mancata immatricolazione del mezzo. Dunque, linea dura di Polizia e Motorizzazione contro chi simula di vendere la propria auto di pregio all'estero per sfuggire a multe e fisco. Ma ci vanno di mezzo anche tanti commercianti di veicoli che usano le targhe tedesche per portare all'estero i mezzi che – con la crisi – non si riesce più a vendere in Italia; questi commercianti dovrebbero richiedere la targhe temporanee italiane (di cartone), ma trovano semplicemente più comodo ed economico utilizzare quelle tedesche. Un'altra sconfitta per la burocrazia italiana.
    Ora bisognerà vedere che cosa succederà: in base alla circolare, le forze dell'ordine dovranno fare multe, ma in molti casi c'erano stati ricorsi e qualche giudice di pace aveva dato ragione ai trasgressori. E i magistrati non sono tenuti a rispettare le circolari.

    14 gennaio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  14/01/2013

    Meno attese per chi è obbligato a visite mediche "rinforzate" per ottenere o rinnovare la patente. Ma non è detto che la situazione migliori tanto, almeno in certe zone. Infatti le commissioni mediche locali,cioè gli organi abilitati a giudicare l'idoneità fisica di chi ha malattie o altre situazioni rilevanti ai fini della guida, potranno finalmente aumentare. Ma non saranno tante quante ne immaginava il legislatore per risolvere il problema delle lunghe attese: il decreto presidenziale attuativo entrerà in vigore in versione "soft".

    Quello che dovrebbe essere il testo definitivo del Dpr verrà fuori dal Consiglio dei ministri convocato per domani alle 9,30. Sarà la seconda versione del provvedimento, dopo che la prima era andata nei mesi scorsi in Conferenza Stato-Regioni, che la aveva approvata ma esprimendo alcune osservazioni. È per questo che il testo "buono" arriva al passaggio decisivo in Consiglio dei ministri ormai a un anno di distanza dalla norma che prevedeva la possibilità che le Commissioni mediche locali aumentassero (il Dl 5/12, cioè il decreto semplificazioni). 

    Le osservazioni delle Regioni tendevano appunto a limitare le possibilità di istituire nuove commissioni rispetto a quella che in teoria avrebbe consentito la formulazione del decreto semplificazioni. Il tutto per evitare che ogni Comune facesse pressioni sugli uffici regionali (che con le nuove regole diventeranno titolari del potere di istituire nuove Commissioni) per avere un proprio organo abilitato a giudicare l'idoneità fisica dei conducenti.

    La congestione delle commissioni è dovuta sia all'invecchiamento della popolazione sia all'aumento delle persone trovate a guidare sotto effetto di alcol o droghe sia ai progressi nei dispositivi di guida per i disabili, che consentono di prendere la patente in un numero crescente di casi d'invalidità. Il sistema è collassato nell'autunno 2010, quando la riforma del Codice della strada aveva imposto il passaggio in commissione a tutti gli ultraottantenni, a prescindere dalle loro condizioni fisiche: la norma si proponeva un maggior controllo degli anziani e infatti accorciava da tre a due anni l'intervallo tra una visita e l'altra per chi ha più di 80 anni, ma in pratica gli interessati prenotavano la visita e si sentivano dare appuntamento per mesi dopo.

    Nel frattempo, con la prenotazione in tasca, potevano circolare, vanificando l'imposizione della visita biennale.

    Così il Dl 5/12 ha abolito l'obbligo (peraltro oneroso per l'interessato) di passare in Commissione per gli ultraottantenni e ha previsto un meccanismo per creare più commissioni, affidandone la costituzione a Regioni e Province autonome. Ma il meccanismo andava precisato e, soprattutto, andavano aboliti i limiti fissati dall'articolo 330 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada, che attualmente consente di averne una ogni milione di abitanti nei capoluoghi di provincia e una ogni 500mila abitanti in ogni provincia (capoluogo escluso). Di qui nasce il Dpr che modificherà l'articolo 330 e che va domani in Consiglio dei ministri.
    Rispetto alla prima versione che di fatto aboliva praticamente i limiti, quella che dovrebbe essere definitiva afferma che in linea di massima va comunque tenuto conto della domanda potenziale sul territorio.

    Maurizio Caprino - 09 gennaio 2013 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/01/2013

    Dal Mud al Sistri e ritorno. Con la pubblicazione di fine anno del decreto del presidente del consiglio 20 dicembre 2012, il modello unico per la dichiarazione ambientale torna ad essere l'unico punto di riferimento per le imprese e per le amministrazioni coinvolte.
    Entro il 30 aprile prossimo le imprese obbligate dovranno tornare a presentare esclusivamente il Mud (Modello unico di dichiarazione ambientale), usando il modello e le istruzioni allegati al Dpcm 20 dicembre 2012 (pubblicato sul Supplemento ordinario n. 213 alla Gazzetta ufficiale del 29 dicembre 2012) il quale sostituisce il Dpcm 23 dicembre 2011. Pertanto dal 2013 (e fino a un nuovo ordine relativo al Sistri) si torna a parlare solo ed esclusivamente di Mud.
    La pubblicazione del decreto, tuttavia, non deve apparire come una scheggia impazzita generata da un sistema disattento, quanto piuttosto la risposta alla sospensione del Sistri (non oltre il 30 giugno 2013, di cui all'articolo 52, legge 134/2012) e di tutti gli adempimenti connessi, ivi compresa la dichiarazione Sistri (il cosidetto "mudino").
    Infatti, a seguito di tale sospensione, l'obbligo di presentazione del Mud per i produttori e i gestori di rifiuti di cui all'articolo 189, Dlgs 152/2006 (il Codice ambientale), rimane vigente. Tuttavia, il nuovo modello crea un unico testo di riferimento per tutti i soggetti e gli obblighi di dichiarazione Mud e "mudino" che, nel tempo, a seguito del Sistri e dell'articolo 264 bis, Dlgs 152/2006 si erano divaricati: per molti aspetti, non si capiva più esattamente a quale modello dovessero rispondere.
    Del nuovo Mud tornano a essere destinatari i trasportatori che il "mudino", invece, aveva escluso.
    Il modello si compone di sei comunicazioni: rifiuti speciali; veicoli fuori uso; imballaggi; Raee; rifiuti urbani, assimilati e raccolti in convenzione; produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee).
    Rispetto al pregresso, oltre alle novità obbligate dalle modifiche normative intervenute nel tempo, si evidenziano alcune significative novità per ottimizzare compilazione e dati:

    • Scheda anagrafica: cambia il campo del codice Istat per adeguarsi alla nuova codifica delle attività economiche. Compare un campo "annulla e sostituisce" che consente di correggere le dichiarazioni presentate. È, inoltre, inserito un dato relativo ai mesi di attività per parametrare la produzione all'attività effettiva dell'azienda;
    • Scheda RIF: non è richiesto lo stato fisico del rifiuto perché implicito nel codice Cer (lo stesso avviene nella Scheda intermediazione); è, invece, richiesto il dato sui rifiuti in giacenza presso il produttore per poter confrontare le dichiarazioni dei diversi anni;
    • Modulo Rt-Sp Rifiuto ricevuto da terzi: è ora possibile indicare che il rifiuto è stato ricevuto da privati; il che è molto importante per chi prende rifiuti da molti conferitori;
    • Modulo Mg-Sp recupero e smaltimento: gli impianti autorizzati solo per messa in riserva e deposito preliminare devono indicare quanto complessivamente stoccato. 

    Notevoli sono le modifiche alla comunicazione semplificata per i rifiuti speciali, già prevista dal pregresso Dpcm 27 aprile 2010; infatti, ora può essere usata da chi produce fino a sette tipologie di rifiuti (in precedenza erano tre) e per ogni rifiuto, usa non più di tre trasportatori e tre destinatari finali.
    Se si accede al sistema semplificato, l'invio è postale e avviene mediante moduli cartacei. Anche qui figura il campo «annulla e sostituisce» per ovviare a errori ed omissioni alle dichiarazioni presentate, né è più richiesto lo stato fisico del rifiuto.
    Il Mud va presentato alla Camera di commercio industria e artigianato competente per territorio, che corrisponde a quella della provincia in cui ha sede l'unità locale a cui è riferita la dichiarazione.
    Però i soggetti che svolgono attività di solo trasporto e gli intermediari senza detenzione devono presentare il Mud alla Cciaa della provincia nel cui territorio si trova la sede legale dell'impresa cui si riferisce la dichiarazione.  Va presentato un Mud per ogni unità locale.

    Le novità
    01 | RIFIUTI SPECIALI Sono obbligati alla comunicazione Mud: Chi effettua a titolo professionale raccolta e trasporto. Commercianti e intermediari senza detenzione. Recuperatori e smaltitori di rifiuti. Produttori iniziali di rifiuti pericolosi. Imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari superiore a 8.000 euro/anno. Imprese ed enti con più di 10 dipendenti che producono rifiuti non pericolosi da lavorazioni industriali, artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti. Fanghi da potabilizzazione e da altri trattamenti di acque e dalla depurazione di acque reflue e abbattimento fumi (articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g), Dlgs 152/2006)

    02 | VEICOLI FUORI USO Obbligato alla comunicazione Mud chi gestisce veicoli rientranti nel campo di applicazione del Dlgs 209/2003

    03 | IMBALLAGGI Devono fare il Mud: Conai e sistemi autonomi o cauzionali di cui all'articolo 221, comma 3, lettere a) e c), Dlgs 152/2006

    04 | RAEE Il Mud riguarda i soggetti che gestiscono i Raee rientranti nel campo del Dlgs 151/2005

    05 | RIFIUTI URBANI E ASSIMILATI Obbligo di Mud per i soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati. Per i rifiuti pericolosi conferiti dal produttore al gestore del servizio pubblico di raccolta, previa convenzione, la comunicazione è effettuata da tale gestore per la quantità conferita

    06 | PRODUTTORI DI AEE Mud per i soggetti dell'articolo 3, comma 1, lettera m) Dlgs 151/2005

    Paola Ficco - 03 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/01/2013

    Le fatture di vendita e per le prestazioni di servizi emesse dal 2013, subiscono alcune modifiche ed in particolare: la numerazione progressiva e l'indicazione del numero di partita Iva dell'acquirente o del committente (articolo 1, commi 324 e seguenti, legge 128/2012).
    In questi giorni le imprese sono pertanto impegnate con le modifiche del software per adeguare le fatture emesse alle nuove prescrizioni della legge.
    In ordine alla numerazione, l'articolo 21, Dpr 633/72, nella versione precedente, prevedeva che la fattura è datata e numerata in ordine progressivo per anno solare.
    La nuova disposizione prevede invece che la fattura deve contenere il numero progressivo che la identifichi in modo univoco.

    G. P. Tosoni - 9 gennaio 2013 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  09/01/2013

    Con il decreto legislativo 192/2012, in vigore dal 1° gennaio, è stata recepita la direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.
    La normativa integra quella già dettata dal decreto legislativo 231/2002, con l'intento di evitare abusi da posizione dominante, soprattutto da parte della pubblica amministrazione. La nuova disciplina trova applicazione per ogni pagamento effettuato, a titolo di corrispettivo, in una transazione commerciale e, quindi, sia tra privati che tra questi e un soggetto pubblico.

    A. Sacrestano – 8 gennaio 2013 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  21/12/2012

    Puntualità nei pagamenti delle transazioni commerciali per garantire alle imprese competitività e redditività senza ricorrere a finanziamenti di terzi: per i contratti conclusi dal prossimo 1° gennaio 2013 saldare in ritardo una fattura, rispetto a quanto concordato dalle parti o stabilito per legge, genera infatti la maturazione automatica di interessi di mora.

    E' quindi necessario introdurre per tempo modifiche alle clausole contrattuali, allineandosi al decreto legislativo 192 del 2012, di recepimento della direttiva 2011/7/Ue, con cui sono state apportate modifiche al decreto 231/2002.

    A. Mastromatteo/B.Santacroce – 20 dicembre 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  20/12/2012

    I siti internet devono informare gli utenti sull'uso dei cookies e cioe’ sulle tracce lasciate dai siti sul computer di chi naviga e che, identificandololo in maniera nascosta, rischiano di violare la privacy degli internauti.

    Il garante della Privacy, per ovviare, a questi pericoli e in adempimento dell' articolo 122 del codice della privacy , ha promosso, con il provvedimento n. 359 del 22 novembre 2012, una consultazione pubblica diretta a tutti i gestori, grandi e piccoli, dei siti e alle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori allo scopo di acquisire contributi e suggerimenti.

    A. Ciccia - 19 dicembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  18/12/2012

    Conto alla rovescia per la seconda rivoluzione della fattura. Il 1° gennaio scatteranno modifiche riguardanti i contenuti, le modalità, i termini e l'area delle operazioni assoggettate all' obbligo di emissione del documento.

    Inoltre diventerà più semplice la fatturazione elettronica e arriverà la fattura semplificata, una versione light utilizzabile per le transazioni di importo modesto.
    Queste e altre novità in materia di Iva contenute nell'art.1 del dl n. 216 dell'11 dicembre 2012, il cosiddetto decreto salva-infrazioni (pubblicato in G.U. n. 288 dell'11 dicembre) che recepisce le disposizioni della direttiva 2010/45/Ue del 10 luglio 2010.

    F. Ricca - 17 dicembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  12/12/2012

    Favorire l'utilizzo della fattura elettronica con semplificazioni nei processi di emissione e conservazione. Il percorso seguito dal legislatore comunitario con la direttiva 2010/45/Ue (il cui recepimento nell'ordinamento nazionale è previsto dal decreto legge salva-infrazioni), varato venerdi dal Consiglio dei ministri e atteso per oggi sulla Gazzetta Ufficiale) persegue la completa parificazione con la fattura cartacea.

    Tempi di pagamento ridotti e riduzione delle spese di stampa e postali costituiscono i vantaggi più evidenti ed immediatamente quantificabili di cui possono beneficiare le imprese che gestiscono elettronicamente il ciclo attivo e passivo di fatturazione.

    A.Mastromatteo/B. Santacroce - 11 dicembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  11/12/2012

    In attuazione del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.lgvo n. 81/2008) la Conferenza Stato-Regioni ha approvato un accordo che disciplina contenuti e durata della formazione di lavoratori preposti alla conduzione di macchine movimento terra.

    Tutte le aziende hanno l’obbligo di formare le maestranze addette all’uso delle macchine sopra indicate entro 24 mesi dalla data di pubblicazione dell’accordo. Per ulteriori approfondimenti si consiglia di rivolgersi al professionista di fiducia in materia di formazione del personale e Sicurezza sul Lavoro.

    Saluti.
    Signa, 11/12/2012
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  10/12/2012

    Doppio reato per chi circola in stato di ebbrezza e senza patente. C'è concorso, dunque, tra le due violazioni penali previste dal Codice della strada, poiché non riconducibili a un unico disegno criminoso, ma riferibili a ipotesi diverse. Lo puntualizza la Cassazione, sezione quarta penale, con la sentenza 45742/2012. 

    La pronuncia riguarda un motociclista colto alla guida senza patente e in alterate condizioni psicofisiche, conseguenti all'assunzione di bevande alcoliche. L'uomo, condannato dal tribunale all'arresto e all'ammenda, impugna la sentenza di primo grado, ma la Corte d'appello la conferma. Il caso arriva così sul tavolo dei giudici di legittimità. Secondo il difensore dell'imputato era necessario applicare la disciplina più favorevole del concorso formale di reato o, quantomeno, quella della continuazione, vista «l'identità oggettiva dell'azione nella struttura» delle due figure delittuose. In altre parole, per il legale, l'uomo avrebbe sì commesso due violazioni, ma riconducibili a un solo disegno criminoso. La Corte d'appello, pertanto, avrebbe errato nell'irrogare la pena prevista per il concorso dei reati.ù

    Ma la Cassazione boccia il ricorso, evidenziando «la diversità degli elementi che concorrono a integrare» le contravvenzioni. Sussiste un concorso formale – spiega la Corte – solo quando, con un'unica azione o omissione, si violino diverse disposizioni di legge, o quando si riscontrino più trasgressioni della medesima norma. Diversamente, nel caso esaminato non è rinvenibile alcuna unicità di azione tra i reati di guida in stato di ebbrezza e di guida senza patente, seppur contestualmente constatati. Si tratta, in effetti – continuano i giudici – di ipotesi distinte, posto che il comportamento penalmente rilevante, nonostante il tratto comune costituito dalla condotta di guida, assume connotati diversi. Così, se in un caso la condotta si qualifica per la «sussistenza di una particolare condizione psico-fisica del reo», nell'altro si esige che la guida sia «esercitata in assenza di un presupposto di ordine giuridico-formale, consistente nella mancata disponibilità, da parte del guidatore, di un titolo amministrativo di abilitazione».

    Inoltre, circa la guida in stato di ebbrezza, la Cassazione, con la sentenza 45749/2012, ha affermato che l'omesso deposito del verbale contenente gli esiti dell'alcoltest – atto urgente, cui il difensore può assistere, senza avere diritto al preavviso – non produce la nullità dell'atto, ma una mera irregolarità, rilevabile solo ai fini della decorrenza del termine per l'esercizio delle attività difensive.

    Selene Pascasi - 03 dicembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  07/12/2012

    Dal 27 novembre è entrato in piena operatività il sistema di presentazione e gestione totalmente digitalizzato delle dichiarazioni doganali.

    Il processo che è iniziato nel 2009 consente ora agli operatori di dialogare con le autorità doganali solo tramite vie telematiche riducendo drasticamente i tempi di assolvimento degli adempimenti amministrativi necessari per importare e esportare le merci dal nostro Paese. (...)

    Sul piano operativo, dunque, con la recente circolare 16/D del 12 novembre, l'agenzia delle Dogane ha completato il percorso di digitalizzazione delle dichiarazioni doganali, ormai tutte automatizzate e gestite in ambiente paperless.

    B. Santacroce/E. Sband - 6 dicembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  05/12/2012

    Per la decorrenza degli interessi moratori assume una rilevanza fondamentale la data della fattura.

    La direttiva comunitaria individua nella fatturazione elettronica lo strumento in grado di fornire una prova utile a assicurare certezza giuridica alla data esatta del suo ricevimento da parte dei debitori.

    Più nel dettaglio, il diciottesimo "considerando" precisa come le fatture rappresentano di per sé richieste di pagamento, costituendo documenti importanti nella catena delle transazioni per la fornitura di merci e servizi. (...) La disciplina in materia è da ultimo contenuta nella direttiva 2011/45/Ue, il cui recepimento dovrà essere operato entro il 31 dicembre 2012.

    A.M./B. Sa. – 4 dicembre 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  04/12/2012

    Le schede d'albergo viaggiano solo in rete con il benestare del garante della privacy.
    Quest'ultimo ho rilasciato parere favorevole sullo schema di decreto riguardante la comunicazione per via telematica alle autorità di pubblica sicurezza dell'arrivo di persone che alloggeranno in strutture ricettive. Ne dà notizia la newsletter del garante n. 366 del 29/11/2012.

    A. Ciccia - 30 novembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  29/11/2012

    Più tempo per la fatturazione delle operazioni intracomunitarie. Fattura cumulativa e differita anche per le prestazioni dei servizi. Possibilità di emettere la fattura attraverso il registratore di cassa. E ancora: applicazione dell'imposta mediante integrazione della fattura del fornitore comunitario per tutti gli acquisti di beni e servizi.
    Ma anche estensione dell'obbligo di fatturazione alle operazioni "fuori campo" per difetto di territorialità.

    F. Ricca - 28 novembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  23/11/2012

     
     download allegato »  contratti_di_appalto.pdf
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  • Normative complementari  »»  22/11/2012

    Imprese, persone giuridiche, enti e associazioni salvati (ma solo in parte) dal telemarketing. Possono iscrivere nel registro delle opposizioni il proprio numero telefonico e cosi evitare di essere chiamati per proposte commerciali indesiderate. Ma se il recapito viene estratto da un'altra fonte (per esempio, un pubblico registro) non possono fare nulla: la proposta commerciale sarà legittimata anche senza consenso. E' il garante della privacy nel suo provvedimento n. 262 del 20 settembre 2012 a sottolineare l'ambiguità della normativa.

    A. Ciccia - 19 novembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  20/11/2012

    L'utilizzo esclusivo della carta di credito, di debito o prepagata per il saldo per regolare il conto al momento del rifornimento permette a professionisti e imprese di non compilare più la scheda carburante.

    La semplificazione introdotta un anno fa e chiarita con la circolare 42/E/2012 comporta, però, la necessità di un doppio passaggio nelle scritture contabili per i contribuenti in regime ordinario: con l'annotazione a ogni movimento della carta e il successivo e raccordando poi ogni indicazione nel documento di riepilogo mensile.

    S. Pellegrino/G. Valcarenghi- 19 novembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  19/11/2012

    ROMA - La super-anagrafe dei conti correnti, voluta dal decreto legge salva-Italia (Dl 201/2011) per contrastare l'evasione fiscale, ha fatto un passo avanti. Ieri il Garante della privacy ha espresso parere favorevole al provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate che disegna l'architettura del nuovo mega-archivio. Si tratta, tuttavia, di un "sì" condizionato all'accoglimento di alcune indicazioni dell'Autorità e anche a future verifiche che il Garante effettuerà sulla nuova piattaforma di trasmissione dei dati. 

    Il Fisco ha, infatti, deciso di abbandonare l'infrastruttura individuata in precedenza (Entratel) e, anche in seguito al parere assai critico emesso dall'Authority ad aprile sulla prima bozza del provvedimento, di passare al Sistema di interscambio dati (Sid), che la Sogei dovrebbe mettere a punto entro fine dicembre. Il Garante, dunque, «si riserva di verificare nel dettaglio il completamento delle funzionalità della nuova piattaforma, anche prima della messa in esercizio».

    Inoltre, poiché si darà vita a una «eccezionale concentrazione presso l'Anagrafe tributaria di un'enorme quantità di informazioni personali», con – sottolinea l'Autorità per la privacy – elevati rischi «soprattutto in relazione ad accessi abusivi e a utilizzi impropri e alla proliferazione di interconnessioni e raffronti», si dovrà porre particolare rigore nel valutare le misure di sicurezza.

    Lo schema di provvedimento messo a punto dall'Agenzia ha, comunque, recepito le precedenti indicazioni del Garante. Per esempio, per quanto riguarda il tempo di conservazione dei dati, che dovrà essere contenuto «entro i termini massimi di decadenza previsti in materia di accertamento delle imposte sui redditi, quindi fino al 31 dicembre del sesto anno successivo ad ogni anno d'imposta», dopodiché le informazioni raccolte saranno cancellate automaticamente. 
    Le Entrate hanno, inoltre, disposto che gli operatori comunichino i dati entro il 31 marzo di ogni anno. Quelli relativi al 2011 andranno, però, inviati entro il 10 aprile 2013 e quelli di quest'anno entro il 18 luglio 2013.

    L'archivio dei rapporti finanziari contiene dal 2006 i nominativi dei soggetti intestatari dei conti correnti, il codice identificativo dei rapporti intrattenuti con gli operatori finanziari e le informazioni sui soggetti che hanno effettuato operazioni al di fuori di un rapporto continuativo. Dal 1° gennaio 2012, banche, Poste, Sim, Sgr, fiduciarie e assicurazioni dovranno spedire all'anagrafe tributaria i dati "sensibili" dei conti correnti – saldo iniziale e finale, importi totali degli accrediti e degli addebiti – e di molti altri rapporti (dalla frequenza di accessi alle cassette di sicurezza alle gestioni patrimoniali, dalle carte di credito ai certificati di deposito). Le finalità del super-archivio sono quelle di potenziare la lotta all'evasione. Se al database potevano accedere in caso di indagini finanziarie Gdf e agenzia delle Entrate per rilevare i rapporti attribuibili al soggetto sottoposto a controllo, d'ora in avanti tutte le informazioni comunicate al Fisco dagli operatori potranno essere usate dall'Agenzia anche per elaborare, con procedure centralizzate, liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione da sottoporre a verifiche.

    Dall'analisi della documentazione fornita dall'agenzia delle Entrate relativa ai rapporti del 2011, emerge, infine, come la maggior parte degli operatori finanziari (il 77%) abbia un numero di rapporti inferiore a 100 (più di 10.000 su quasi 13.000 operatori), mentre 260 operatori (il 2% della platea) hanno complessivamente più di 550 milioni di rapporti.

    Marco Bellinazzo/Antonello Cherchi - 16 novembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/11/2012

    In arrivo il decreto attuativo della fatturazione elettronica versola la p.a. Dopo che il Consiglio di stato ha reso parere favorevole lo scorso 12 ottobre, gli uffici dell'amministrazione finanziaria stanno apportando le modifiche formali richieste da palazzo Spada.
    Ma il regolamento che definisce le regole tecniche e le linee guida per la gestione dei processi di fatturazione elettronica nei confronti degli enti pubblici dovrebbe arrivare in tempi brevi.

    V. Stroppa - 8 novembre 2012 – tratto da Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  05/11/2012

    Devo acquistare un'auto e ho una figlia disabile al 100 per cento. Quali sono le agevolazioni che mi spettano? È confermata l'aliquota Iva del 4 per cento? E la detrazione del 19 per cento? 
    Quali documenti devo dare al concessionario per fruire dei benefici?
    Infine, vorrei sapere se la stretta sulle detrazioni di cui si parla in questi giorni sui giornali, prevista nel Ddl di stabilità, potrebbe riguardare anche le agevolazioni per l'acquisto di auto per un disabile.
    E.M. – TORINO

    Le agevolazioni per i disabili nel settore auto sono confermate, non essendo comprese nei tagli previsti alle detrazioni Irpef del 19% contenute nel Ddl di stabilità, che dovrà comunque essere convertito in legge dal Parlamento e sul quale i partiti chiedono rilevanti modifiche.
    Le agevolazioni che il fisco riconosce ai disabili in tema di auto riguardano, essenzialmente Irpef (per l'acquisto e le spese di riparazione), Iva e bollo.
    Vediamo nel dettaglio le condizioni per ottenere l'accesso a questi sconti fiscali.

    La detrazione Irpef
    Le spese riguardanti l'acquisto dei veicoli danno diritto a una detrazione d'imposta pari al 19% del loro ammontare in favore di chi le ha sostenute (il disabile o anche il familiare che lo ha a carico se il disabile ha un reddito non superiore a 2.840,51).
    La detrazione spetta per un solo veicolo, su una spesa massima di 18.075,99 euro. Per i disabili per i quali non è necessario l'adattamento del veicolo (sordi, non vedenti, persone con un grave handicap psichico e disabili con gravi limitazioni alla capacità di deambulazione), la soglia dei 18.075,99 euro vale solo per le spese di acquisto del veicolo, restandone escluse le ulteriori spese per interventi di adattamento necessari a consentirne l'utilizzo da parte del disabile (ad esempio una pedana sollevatrice, eccetera). Si può utilizzare l'intera detrazione per il primo anno oppure, in alternativa, optare per la sua ripartizione in quattro quote annuali di pari importo.

    Le riparazioni
    Oltre che per le spese di acquisto, la detrazione spetta anche per le riparazioni, escluse quelle di ordinaria manutenzione. Si possono considerare come "spese ordinarie" quelle che si sostengono a causa del normale utilizzo del mezzo e della conseguente usura (ad esempio: spese per tagliandi e revisioni periodiche, cambi di parti meccaniche per usura, cambio olio, gomme).
    Sono spese straordinarie, invece, quelle sostenute per installare un impianto Gpl o quelle sostenute a causa di un incidente. Anche per le riparazioni, è fissato un tetto di spesa pari 18.075,99 euro, nel quale devono essere compresi sia il costo d'acquisto del veicolo sia le spese di manutenzione straordinaria. Per fare un esempio, questo significa che se un contribuente ha speso per l'acquisto dell'auto 10.000 euro, potrà ancora detrarne, nell'arco dei 4 anni, 8.075,99, per le riparazioni straordinarie. Queste spese, per poter essere detratte, devono essere sostenute entro i 4 anni dall'acquisto.

    Le fatture
    Se la persona disabile è titolare di redditi propri per un importo superiore a 2.840,51 euro, la fattura di vendita deve essere a lui intestata. Invece, nel caso in cui il disabile sia fiscalmente a carico, la fattura può essere indifferentemente intestata al disabile o alla persona di famiglia della quale egli risulti a carico (risoluzione n. 4/E del 17 gennaio 2007). 

    Aliquota Iva ridotta
    Sconta l'aliquota ridotta del 4%, al posto di quella ordinaria del 21%, l'acquisto di autovetture a benzina con cilindrata fino a 2000 cc o diesel fino a 2800 cc.
    L'aliquota Iva al 4% non è applicabile alle riparazioni, ma solo sulle prestazioni (manodopera) rese dalle officine per l'adattamento del veicolo, già posseduto dal disabile, e sulle cessioni di parti staccate comunque utilizzate per l'adattamento stesso. Per ottenere l'Iva agevolata sugli interventi di adattamento del veicolo, l'interessato deve consegnare all'officina una dichiarazione specificante che l'invalidità comporta ridotte o impedite capacità motorie permanenti e, se necessario, che il disabile è fiscalmente a carico dell'acquirente o del committente.
    Per tutti gli altri interventi quali la riparazione, la manutenzione ordinaria, i tagliandi di controllo l'Iva è quella ordinaria (risoluzione n. 306/E del 17 settembre 2002). L'aliquota ordinaria si applica anche nelle ipotesi in cui l'adattamento del veicolo non ha alcun collegamento funzionale con la disabilità: si pensi, ad esempio, all'istallazione dell'impianto a gas.

    Esenzione per il bollo
    Gli stessi limiti di cilindrata previsti per le agevolazioni Iva condizionano anche l'esenzione dal pagamento del bollo (articolo 50, comma 3, della legge 342/2000).
    La documentazione per ottenere l'esenzione dal pagamento del bollo auto deve essere presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine per il pagamento. Un eventuale ritardo nella presentazione dei documenti non comporta la decadenza dall'agevolazione: infatti, anche se prodotta oltre il termine di 90 giorni, la domanda ha efficacia retroattiva a condizione che siano rispettate le condizioni per l'esenzione del bollo. Una volta ottenuta l'esenzione dal pagamento del bollo essa è automaticamente rinnovata per gli anni successivi, senza che il disabile sia tenuto a rifare l'istanza. Se il disabile possiede più veicoli, l'esenzione dal bollo spetta per uno solo dei veicoli che lui stesso potrà scegliere. La targa dell'auto prescelta dovrà essere indicata al competente Ufficio, al momento della presentazione della documentazione.

    Imposta di trascrizione
    I veicoli destinati al trasporto o alla guida di disabili, con esclusione di non vedenti e sordi, sono esentati anche dal pagamento dell'imposta di trascrizione al Pra in occasione della registrazione dei passaggi di proprietà. Il beneficio compete sia in occasione della prima iscrizione al Pra di un'auto nuova, sia nella trascrizione di un "passaggio" riguardante un'auto usata. La richiesta di esenzione deve essere rivolta esclusivamente al Pra territorialmente competente.

    Giorgio Confente e Nicola Fasano – 29 ottobre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  02/11/2012

    Il cesimento delle movimentazioni bancarie non scatterà da oggi, come inizialmente previsto nella bozza del provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate bocciata in primavera dal Garante della privacy. La data del 31 ottobre, in effetti, non era indicata nel decreto Salva Italia varato dal Governo Monti nel dicembre dello scorso anno, per cui tecnicamente l'ampliamento dell'anagrafe dei conti non subisce un rinvio.

    Tuttavia, gli operatori sono preoccupati, in quanto dovranno trasmettere dati e informazioni relativi al 2011 su un numero rilevante di rapporti finanziari, senza avere ancora del tutto chiaro quello che dovranno rivelare al Fisco.

    M. Bellinazzo - 31 ottobre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  30/10/2012

    Ricordiamo a tutte le società clienti che hanno usufruito del nostro servizio di attivazione della PEC che la casella di posta certificata ha scadenza di un anno dall’attivazione e pertanto la gran parte di quelle da noi attivate scadranno nel corso del corrente mese di novembre 2012.

    Come prescritto, l’indirizzo di posta certificato (PEC) fu da noi comunicato anche al Registro Imprese e quindi i dati della casella PEC della società appaiono fra i dati anagrafici pubblicati nella certificazione dell’impresa. 

    La casella di Posta Elettronica Certificata, quindi, è a tutti gli effetti un domicilio elettronico dell’impresa e dovrà risultare sempre attiva e rinnovata regolarmente nel tempo.

    I gestori Legalmail e Aruba avvisano gli utenti dell’avvicinarsi della scadenza tramite un messaggio nella stessa casella elettronica. 

    Per provvedere al rinnovo occorre, entro la scadenza, seguire attentamente le istruzioni contenute nel messaggio provvedendo al pagamento e terminando con successo tutta la procedura di rinnovo.

    Per ulteriori informazioni potrete rivolgerVi al nostro studio: 
    dott.ssa Barbara Sancisi (tel. 0558734401 int. 15)
    sig.ra Laura Salani (tel. 0558734401 int. 31).

    Cordiali saluti.
    Signa, 30 ottobre 2012
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  25/10/2012

    Chiunque possieda una utenza telefonica avrà nel tempo ricevuto molte telefonate di operatori che mettono in atto le più svariate campagne di marketing telefonico al fine di promuovere e/o vendere prodotti di ogni genere.
    Chi ritiene il fenomeno fastidioso ha ora la possibilità di evitarlo o almeno di ridurlo notevolmente.
    In attuazione del Decreto del Presidente della Repubblica n.178/2010 è infatti stato istituito il cosiddetto Registro delle Opposizioni.
    Si tratta appunto di un registro elettronico al quale è possibile iscriversi e con ciò escludere la propria utenza telefonica dalle campagne di marketing di cui sopra.
    Per l’iscrizione e per l’aggiornamento del Registro delle Opposizioni si può contattare il numero verde 800 265 265

    comunicando i seguenti dati:
    - Nome e Cognome
    - Data e luogo di nascita
    - Codice fiscale
    - Indirizzo Email (facoltativamente)


    È possibile iscrivere utenze intestate sia a persone fisiche che a persone giuridiche (facendo riferimento ai dati del legale rappresentante e alla partita iva).
    Sono attive anche altre modalità di iscrizione e precisamente:
    - via WEB
    - a mezzo raccomandata
    - a mezzo fax
    - a mezzo email


    Per eventuali approfondimenti in argomento o per usufruire delle modalità di iscrizione alternative al numero verde si consiglia di consultare il sito internet appositamente attivato: www.registrodelleopposizioni.it

    Saluti.
    Signa, 25 ottobre 2012
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  24/10/2012

    Addio al burocratese che complica il rapporto con i cittadini.

    Il Fisco vuole essere più semplice e lo fa oltre che con l'operazione disboscamento degli adempimenti "inutili" - avviata la scorsa settimana - anche rendendo più chiari 65 documenti.

    In un comunicato l'Agenzia delle Entrate annuncia infatti un linguaggio più comprensibile e istruzioni più semplici nelle lettere del Fisco e nei modelli maggiormente usati dai contribuenti.

    Il tutto per agevolare gli adempimenti spontanei dei cittadini ai loro obblighi fiscali, mediante la cosiddetta tax compliance.

    S. Morina/T. Morina - 23 ottobre 2012 – tratto da Il sole 24 ore - -

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  • Normative complementari  »»  22/10/2012

    L'adesione al vero regime dell'Iva di cassa per i soggetti con volume d'affari sino al massimo di due milioni di euro ha trovato conferma in questa cifra nel decreto di attuazione. È questa la prima buona notizia della norma, in quanto il costo e le difficoltà di accesso al credito rendono estremamente oneroso per le piccole e medie imprese, nonché per i lavoratori autonomi, considerare immediatamente esigibile l'imposta addebitata in fattura al cliente. 
    L'altra buona notizia attiene alla decorrenza, a partire dalle operazioni effettuate il 1° dicembre di quest'anno. Dicembre è il mese in cui si fattura di più, per evitare le stime nelle fatture da emettere o da ricevere.
    Sin dall'introduzione dell'Iva nel 1973, l'esigibilità del tributo per le forniture allo Stato e agli enti pubblici viene rinviata sino alla riscossione del credito. Ma la patologia nel ritardo di pagamento da parte di questi soggetti si è riversata a catena sui fornitori dei contraenti, privi della liquidità necessaria per pagarli. La crisi dell'edilizia e le difficoltà finanziarie di non poche imprese hanno fatto il resto.
    I ritardi patologici nel versamento dell'imposta sul valore aggiunto hanno inoltre, dal 2006, la spada di Damocle di un reato fiscale, che - e non se ne comprende il motivo - si occupa solo di questo tributo, oltre a tutto quantificato nell'importo che il contribuente ha già dichiarato e portato a conoscenza dell'amministrazione finanziaria. Anche i più sprovveduti capiscono che in questo illecito manca totalmente l'elemento doloso, che dovrebbe qualificarne la configurazione a titolo di delitto.
    L'Iva per cassa viene concessa alla stragrande maggioranza delle partite Iva che hanno rapporti con altri soggetti passivi di imposta, dato che il differimento dell'esigibilità non si applica alle cessioni o prestazioni al dettaglio. Tre anni fa era stato istituito un ben diverso regime di cassa, diverso non solo per la soglia inferiore, di 200.000 euro, ma soprattutto perché l'emissione di una fattura con richiamo alla norma di origine comportava il rinvio della detrazione per il committente, sino al pagamento. Ma al di là dell'aspetto finanziario, i clienti di maggior dimensione non hanno mai accettato queste fatture a motivo dei più onerosi adempimenti contabili, di fatto una doppia registrazione dello stesso documento.
    Abbiamo chiamato "vero" il nuovo sistema, in quanto il rinvio della detrazione sugli acquisti non si trasferisce su un altro soggetto, il cliente, ma rimane nella contabilità di chi aderisce al regime, obbligato a sospendere la detrazione sui suoi acquisti sino a quando non li paga.
    E l'ultima buona notizia riguarda i lavoratori autonomi (perché non si fa così anche con gli imprenditori di minor dimensione?), che determinano il loro reddito per cassa: il registro fatture le deve riportare nell'ordine di emissione, con una colonna per la data di incasso, ai fini di controllo della liquidazione. Ma il registro degli acquisti può essere direttamente compilato, per l'Iva e le dirette, in funzione della data di pagamento.

    Raffaele Rizzardi - 18 ottobre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/10/2012

    Iva liquidabile "per cassa" già nell'anno in corso: i contribuenti con giro d'affari non superiore a 2 milioni potranno optare per l'applicazione del nuovo regime con decorrenza dalle operazioni effettuate dal 1° dicembre 2012. Questa la data fissata dal decreto del ministero dell'economia datato 11 ottobre 2012, in corso di pubblicazione sulla G.U.
    Il provvedimento detta anche le disposizioni di attuazione del regime contabile introdotto dall'art. 32-bis del dl n.83/2012, chiarendo, tra l'altro, che il superamento del limite di 2 milioni comporta la cessazione del regime speciale con effetto delle operazioni effettuate al mese successivo.

    F. Ricca - 17 ottobre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  17/10/2012

    Il committente non risponde dell'Iva e delle ritenute non versate dall'appaltatore e dal subappaltatore: se paga il corrispettivo senza accertarsi dell'avvenuta esecuzione degli adempimenti fiscali dei fornitori, è soggetto alla sanzione amministrativa da 5.000 a 200.000 euro, ma non all'obbligazione solidale per i tributi dovuti e non versati.
    Non sembra pertanto esatta l'affermazione della circolare dell'Agenzia delle entrate n. 40 dell'8 ottobre scorso, secondo cui le disposizioni del comma 28 dell'art. 35 del dl n. 223/2006, come modificate, a decorrere dal 12/8/2012, dall'art. 13-ter del dl n. 83/2012, prevederebbero " la responsabilità dell'appaltatore e del committente per il versamento all'erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell'imposta sul valore aggiunto dovuta dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell'ambito del contrato".

    G. Galli - 16 ottobre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  08/10/2012

    La grande scuola dell'Ici conferma la sua influenza anche nelle rappresentazioni grafiche del bollettino Imu: praticamente uguale, tranne poche varianti.
    Nella bozza del Dm che stabilisce le caratteristiche del bollettino per il saldo Imu (da usare in alternativa al modello F24) non ci sono molte sorprese ma si può dire almeno che è stato predisposto tempestivamente, a differenza del modello per la dichiarazione.
    In alto va scritto il totale, sotto i dati anagrafici e fiscali del contribuente, e in fondo quelli relativi alle quattro tipologie immobiliari ammesse: abitazione principale, fabbricati rurali, terreni agricoli, aree fabbricabili e altri fabbricati. 
    Nel vecchio bollettino Ici mancava la voce "fabbricati rurali". Questa categoria, che per decenni è rimasta dimenticata, negli ultimi due anni hanno avuto una vita talmente tormentata dal punto di vista normativo, nel tentativo di rimetterli sotto il controllo del fisco, da meritarsi una voce specifica.
    Si può pagare anche in via telematica, tramite il servizio gestito da Poste Italiane. Con la conferma di avvenuta operazione, il contribuente riceve l'immagine virtuale del bollettino conforme al modello, oppure ovvero una comunicazione in formato testo contenente tutti i dati identificativi del bollettino e del bollo virtuale di accettazione. Queste sono le prove del pagamento e vanno conservate (anche se Poste Italiane conserverà le immagini dei bollettini di versamento).
    Si noti che il conto corrente è unico, quindi non ci sarà (almeno per ora) la babele che caratterizzava i pagamento dell'Ici. Infatti le Poste Italiane versa tutto l'incasso sulla contabilità speciale n. 1777 «Agenzia delle Entrate - Fondi della riscossione», aperta presso la Banca d'Italia e trasmette alla Struttura di gestione (di cui al Dlgs 241/97) i dati analitici indicati nei bollettini (codice fiscale, codice catastale del Comune, importi e indicazioni specifiche). Per l'attività di rendicontazione il compenso sarà pari a 20 centesimi al massimo per bollettino. Ma Poste Italiane potranno applicare una commissione di incasso a carico dei contribuenti. 
    La Struttura di gestione accredita ai Comuni le somme spettanti e trasmette telematicamente le informazioni ricevute.

    05 ottobre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/10/2012

    Cambia il panorama delle società a responsabilità limitata, nel tentativo di introdurre forme meno costose e più incentivanti soprattutto per i giovani.
    In effetti gli elementi caratterizzanti di queste nuove forme societarie si riferiscono all'età dei soci, al capitale limitato e all'alleggerimento dei costi legati all'apertura, naturalmente mixati in modi differenti a seconda delle tipologie.
    L'introduzione della Srls (società a responsabilità limitata semplificata), prevista per gli under 35, e della Srlcr (società a responsabilità limitata a capitale ridotto) e il preannunciato varo della Srl "start up innovativa" (al passaggio in Consiglio dei ministri) scuotono profondamente il nostro sistema giuridico in materia, statico da decenni, e caratterizzato da sempre dal principio di tipicità: l'operatore non può crearsi una società su misura, ma deve utilizzare una delle forme che l'ordinamento gli mette a disposizione, pur con la possibilità di conformare il tipo societario prescelto alle proprie specifiche esigenze.

    A. Butani/E.Lucchini Guastalla – 28 settembre 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  02/10/2012

    Più vicino l'annullamento delle cosiddette "cartelle pazze", le cartelle di pagamento per tributi o sanzioni amministrative prescritti anche da lungo tempo inviate da enti esattori come Equitalia che periodicamente angosciano i contribuenti italiani. La commissione Finanze del Senato ha infatti raggiunto oggi un accordo sul ddl in materia che consentirà l'annullamento automatico degli "avvisi" incriminati in caso di mancata risposta da parte dell'ente creditore entro un termine di 220 giorni. Sul testo base, che vede favorevole anche il Governo, resta da sciogliere solo il nodo relativo ad una revisione della tutela dalle "ganasce fiscali" sotto i 2mila euro, aspetto che sarà affrontato domani.

    Annullamento di diritto se l'ente non risponde
    Il ddl con «Disposizioni per l'annullamento obbligatorio in autotutela delle cartelle esattoriali prescritte» è composto da un solo articolo, e prevede che i cittadini-debitori possano presentare una dichiarazione per confutare la correttezza della cartella esattoriale entro 90 giorni dalla notifica. A sua volta il concessionario ha 10 giorni per approfondire la cosa con l'ente creditore, che nel giro di due mesi deve fornire una risposta. Il ddl dispone in particolare che «In caso di mancato invio e trascorso inutilmente il termine di 220 giorni dalla dichiarazione iniziale» le cartelle siano «annullate di diritto».

    Sanzioni per chi aggira pagamenti dovuti
    Pesanti sanzioni, oltre la responsabilità penale, per i cittadini che utilizzino la nuova disposizione per aggirare il pagamento di una cartella dovuta,: la multa in questo caso và dal «cento a duecento per cento dell'ammontare delle somme dovute». Il ddl prevede però che le nuove regole si applichino anche a tutti coloro che hanno presentato dichiarazioni per contestare le cartelle prima dell'entrata in vigore della legge.

    I nodi da sciogliere per le "ganasce fiscali"
    Ancora da sciogliere il nodo delle "ganasce fiscali": al momento il testo prevede l'abrogazione di quanto predisposto su questo fronte dal governo Berlusconi (applicabilità, per i debiti sotto i 2mila euro, solo dopo in seguito a due comunicazioni da parte dell'amministrazione, la seconda a distanza di sei mesi dalla prima). Una parte della commissione vorrebbe infatti proporre una mediazione, e chiede di abbassare la soglia a 1.000 euro e di dimezzare i tempi che debbono intercorrere fra i due avvisi.

    25 settembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/09/2012

    Il processo tributario telematico al via nel 2013. Si inizierà con la notifica dei ricorsi tra le parti tramite Posta elettronica certificata.

    Il regolamento attuativo previsto dall'articolo 30 del dl n. 98/2011 è all'esame dell'Agenzia digitale per l'Italia e del garante della privacy e dovrebbe passare a breve al Consiglio di stato per il vaglio definitivo.

    V. Stroppa – 27 settembre 2012 - tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  26/09/2012

    Regole semplificate per fattura elettronica e sua conservazione, al fine di promuoverne diffusione e utilizzo: gli obiettivi perseguiti dalla direttiva 2010/45/Ue costituiscono l'architrave su cui si fondano le modifiche introdotte nel corpo del Dpr 633/72 dallo schema di decreto legislativo di recepimento in consultazione al Mef (operazione che si chiude oggi).

    Piu’ nel dettaglio per essere qualificata come elettronica, una fattura deve essere emessa e ricevuta in formato elettronico. Inoltre la fattura, cartacea o elettronica, si considera emessa all'atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente.

    B. Santacroce - 25 settembre 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  24/09/2012

    Il mercato dei mutui in Italia resta al palo. Nell'ultimo mese la domanda di prestiti ipotecari è calata del 42% rispetto al già negativo 2011 (dati Crif). Non vanno meglio le erogazioni, il cui calo si aggira attorno a percentuali vicine al 50% annuo. Vuoi perché gli istituti di credito hanno plafond ridotti rispetto al passato da destinare al prodotto mutui, vuoi perché alcune famiglie si autocensurano credendo di non avere i requisiti reddituali per ottenere il finanziamento (c'è anche chi temporeggia confidando in un calo degli spread bancari e delle quotazioni immobiliari) la situazione è al momento imballata. Si stipulano meno mutui e, in ogni caso, con spread fuori controllo (in media superiori al 4% anche se le migliori offerte si attestano al 2,8%).

    Tra le categorie penalizzate in questa fase di stretta creditizia i titolari di partita Iva, piccoli professionisti ma anche tanti stipendiati con buste paga poco corazzate per reggere la combinazione tra gli attuali spread cari e i futuri (anche se al momento non in vista) rialzi dei tassi di interesse (che potrebbero riflettersi sugli indici Euribor ed Eurirs che, uniti allo spread, compongono il tasso finale a carico del mutuatario).

    In questo scenario di fondo sta emergendo una nicchia di prodotti che si pone come una via di mezzo tra l'acquisto della casa e l'affitto. Un prodotto che, difatti, bypassa l'ostacolo della richiesta del mutuo. Ci riferiamo agli affitti con riscatto. Nell'ultimo mese, rispetto allo scorso anno, l'interesse verso questa soluzione - già diffusa in altri Paesi - sta crescendo anche in Italia, con un incremento medio delle offerte del 13% e della domanda del 9% (dati Casa.it). Una diffusione che sta prendendo piede in particolare nel Nord Italia (Lombardia al primo posto seguita da Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Lazio).

    Come funziona? La formula prevede la stipulazione contestuale di due accordi: un contratto di locazione (a un canone superiore a quello di mercato) e un contratto di opzione in cui viene stabilito che l'inquilino, a scadenza (solitamente dopo tre anni) e a un prezzo già stabiliti, avrà la facoltà di acquistare la casa. Il canone di locazione è maggiorato perché una metà viene accantonata, da utilizzare nel caso in cui il soggetto decida di esercitare l'opzione di acquisto. Il prezzo pattuito per il futuro acquisto è pari, infatti, alla differenza tra il prezzo di listino già concordato e la somma delle somme accontonate (occhio alle insidie). 

    Pro e contro per chi va in affitto
    L'affitto con riscatto può rivelarsi vantaggioso - ponderando attentamente costi e benefici - per chi non dispone di un acconto per l'acquisto immediato dell'immobile e non vuole accendere un mutuo tradizionale oppure desidera rimandare l'accensione in un secondo momento, richiedendo così alla banca un importo inferiore. I vantaggi per affittuari e futuri compratori sono anche fiscali (l'Imu continua a pagarla il proprietario) e nel momento in cui decideranno di effettuare l'acquisto, poiché potranno farlo a un prezzo bloccato al momento della stipulazione del contratto. Anche se va detto, che in questa fase in cui più fonti indicano che è prevista una contrazione dei prezzi immobiliari bloccare oggi un prezzo da pagare fra tre anni potrebbe rivelarsi anche controproducente. 

    Vito Lops - 20 settembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  21/09/2012

    Semplificate e snellite le procedure di inizio attività nel settore del commercio e della somministrazione con la modifica ai requisiti di accesso e di esercizio delle attività e con il passaggio dalla Dia alla Scia.
    Scia da presentare con comunicazione unica al registro imprese che la trasmette immediatamente allo sportello unico.
    Questo grazie a quanto previsto dal dlgs 6 agosto 2012, n. 147 (su G.U. n. 202 del 30/09/2012 S.O. n.177) che integra e corregge il dlgs 26 marzo 2010 n. 59.

    C. De Stefanis- 17 settembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  18/09/2012

    Le regole operative dello spesometro stanno per essere emanate. Ancora una volta con molte novità e, si spera, con alcune semplificazioni. Già il ritorno senza soglie dell'elenco clienti e fornitori è, nella sua non condivisa necessità, una semplificazione rispetto alle acrobazie che per il 2011 hanno dovuto fare i contribuenti chiamati a rispondere all'adempimento. Da questo punto di vista la non condivisione della necessità di un elenco clienti e fornitori che riepiloga in modo analitico le fatture emesse e ricevute nei rapporti tra operatori economici (B2B) deriva non tanto dalla sua concreta utilità nella lotta all'evasione che è condivisibile ma dalle modalità dell'adempimento. In particolare, non si capisce perché non si voglia avere il coraggio di saltare definitivamente l'ostacolo rendendo obbligatoria in questi rapporti la fattura elettronica. Da emettersi con formati prestabiliti e da comunicare in tempo reale all'amministrazione che potrebbe, senza ritardo, operare gli incroci necessari, andando a scoprire le anomalie. Non come avviene oggi con ritardi di anni, ma solo con un decalage di qualche giorno. Evitando, così, che gli operatori inconsapevoli debbano, poi, sopportare inopinatamente un recupero rispetto a un fornitore o a un cliente che nel frattempo è scomparso.
    Ora c'è un'occasione: il recepimento dal 1° gennaio 2013 della direttiva comunitaria 45/2010 che finalmente equipara a livello europeo in tutto e per tutto la fattura cartacea a quella elettronica. Da sfruttare anche in un'ottica di semplificazione, con vantaggi sicuri per la stessa amministrazione finanziaria.

    14 settembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/09/2012

    Le cartelle di pagamento notificate a mezzo posta senza l'intervento di un intermediario abilitato sono illegittime; la notifica cosi operata non è nulla (vizio sanabile con l'impugnazione), bensi inesisitente (visio insanabile), con conseguente inesistenza della cartella impugnata e rilevabilità del vizio direttamente dal giudice.
    Vieppiù che le considerazioni sinora esposte non si pongono in contrasto con il pensiero della Cassazione, che mai, sino ad ora, si è espressa sull'argomento specifico.

    B. Fuoco/N. Fuoco - 11 settembre 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  10/09/2012

    Se a provocare l'incidente è il semaforo che funziona male il comune e la società di manutenzione devono pagare i danni.

    I due automobiulisti avevano ragione
    Avevano ragione tutti e due gli automobilisti che si sono scontrati per colpa di un semaforo che dava il via libera ai veicoli che venivano da direzioni contrarie.
    A riscontrare che la luce verde fissa non veniva "negata" a nessuno, erano stati gli agenti della polizia stradale che hanno dato notizia del cattivo funzionamento dell'impianto nel loro rapporto.
    Ulteriori verifiche hanno escluso che oltre al guasto ci siano stati dei comportamenti scorretti degli automobilisti.

    La responsabilità al Comune e alla ditta di manutenzione
    La responsabilità è stata dunque addossata al Comune, in quanto proprietario del semaforo e alla ditta incaricata di svolgere la manutenzione. Quest'ultima aveva persino chiesto agli automobilisti di essere risarcita per i danni provocati al semaforo dalle loro vetture.

    Patrizia Maciocchi - 06 settembre 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/09/2012

     
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  • Normative complementari  »»  31/08/2012

    Il privato che nell'autocertificazione dichiara in modo non veritiero di non aver conseguito redditi commette il delitto di falsità ideologica, punito con la reclusione fino a due anni.
    A precisarlo è la Corte di cassazione, sezione V penale, con la sentenza numero 33218 depositata il 24/8/2012. Nel caso di specie una persona veniva condannata in primo e secondo grado per aver attestato falsamente, in una dichiarazione sostitutiva di certificazione, di aver conseguito redditi pari a zero.
    In particolare, veniva imputato del delitto previsto e punito dall'articolo 483 del codice penale, in base al quale chiunque attesti falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni.
    A seguito della condanna ricorreva per Cassazione e si difendeva, in buona sostanza, evidenziando che:

    • si era trattata di una mera disattenzione e pertanto mancava il dolo richiesto per l'integrazione della condotta delittuosa;
    • non sussisteva comunque l'elemento oggettivo del reato contestato, atteso che le dichiarazioni non erano state rese dal privato ad un pubblico ufficiale, nè erano destinate a confluire in un atto pubblico.

    La Suprema corte ha respinto il ricorso rilevando, innanzitutto, che l'elemento soggettivo (il dolo) nel delitto di falso è escluso tutte le volte che la falsità sia dovuta a semplice leggerezza o negligenza, non essendo previsto nel nostro ordinamento un delitto di falso "colposo". È quindi necessaria la volontà cosciente di compiere il fatto nella consapevolezza di agire contro il dovere giuridico di dichiarare il vero.
    Nella specie, secondo i giudici di legittimità, non poteva affermarsi una semplice leggerezza o distrazione della persona che aveva reso la dichiarazione, in quanto era ben cosciente di non aver avuto redditi pari a zero, così come autocertificato. Circa la lamentata insussistenza dell'elemento oggettivo, la sentenza evidenzia che l'articolo 483 del codice penale ha vera e propria natura di norma in bianco.
    Pertanto è richiesta, per la sua definizione, il collegamento con una diversa disposizione che conferisca attitudine probatoria e tutela penale all'atto in cui confluisce la dichiarazione non veritiera, obbligando l'interessato a dichiarare il vero.
    L'autocertificazione prevista dal Dpr 445/2000 svolge proprio questa funzione di norma integratrice della previsione penale. Essa attribuisce, infatti, efficacia probatoria ai fini amministrativi alle dichiarazioni rese dal privato che consentono di provare i fatti attestati, evitando l'onere di produrre altri documenti, nella specie la dichiarazione dei redditi. In base a tali considerazioni la condanna è stata quindi confermata.

    Antonio Iorio - 29 agosto 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/08/2012

    Dopodomani, mercoledi, debutta la società a responsabilità limitata semplificata: è il 29 agosto, infatti, la data di entrata in vigore del Dm Giustizia 138 del 23 giugno 2012 (pubblicato in "Gazzetta Ufficiale" 189 del 14 agosto 2012), che detta l'atto costitutivo standard della Srl semplificata (Srls, in sigla).

    La formulazione con Dm dell'atto costitutivo standard era indispensabile perché il nuovo articolo 2463-bis del Codice civile (introdotto dal Dl 1/2012, convertito in legge 27/2012) sancisce che "l'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato con decreto del ministro della Giustizia, di concerto con il ministro dell'Economia e delle finanze e con il ministro dello Sviluppo economico".

    A. Busani - 27 agosto 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  22/08/2012

    Arriva la ricetta del medico con l'indicazione del principio attivo al posto del del nome commerciale del farmaco.
    La novità è prevista dalla spending review, in vigore da Ferragosto. Vediamo cosa cambia: il medico deve indicare sulla ricetta la denominazione del principio attivo del farmaco. Questa indicazione (accompagnata dagli altri elementi identificativi del medicinale: dosaggio, forma farmaceutica e, se necessaria, via di somministrazione) è necessaria e sufficiente per ottenere la consegna, da parte del farmacista, del medicinale con onere a carico del Servizio sanitario nazionale.

    Il farmacista è tenuto a fornire al paziente il medicinale con il prezzo più basso fra quelli a base del principio attivo indicato dal medico. Se più medicinali hanno il prezzo più basso, potrà essere consegnato uno qualsiasi di essi, eventualmente secondo la preferenza dell'assistito. Il paziente può comunque chiedere al farmacista un farmaco a prezzo più alto (questa possibilità era già prevista dal decreto Cresci Italia), ma in questo caso dovrà corrispondere al farmacista una somma pari alla differenza fra i due prezzi.

    Il medico può indicare che il farmaco non è sostituibile
    La norma (articolo 15, comma 11-bis, inserito dal Senato in sede di conversione in legge del provvedimento) prevede che il medico di medicina generale, in caso di prima diagnosi di una patologia cronica o in presenza di un primo episodio di patologia non cronica e a fronte del possibile utilizzo di più medicinali equivalenti (sono quelli non coperti da brevetto), debba indicare sulla ricetta del Ssn la denominazione del principio attivo utilizzabile, senza indicare alcun farmaco specifico. Il medico può comunque indicare un medicinale specifico a base dello stesso principio attivo: in questo caso, però, perché il farmacista prenda in considerazione la segnalazione del medico, questi deve spiegare, in maniera sintetica, i motivi che lo spingono a considerare quel determinato farmaco insostituibile. E indicare nella ricetta, per l'appunto, che il farmaco non è sostituibile.

    Che cosa deve fare il farmacista
    Per quanto riguarda chi sta dietro al bancone, il farmacista è sempre tenuto a sostituire il medicinale prescritto con un medicinale corrispondente di prezzo inferiore, ma ci sono tre eccezioni. La prima è quella, già presa in considerazione, che il medico dichiara nella ricetta la non sostituibilità del farmaco (aggiunge una "clausola di non sostituibilità" del medicinale specificato) . La seconda è che ci sia una diversa richiesta del paziente; il terzo caso è che non siano in commercio medicinali a prezzo più basso.

    I chiarimenti del ministero: escluse terapie croniche già in corso
    Il ministero della Salute ha fornito dei chiarimenti sulla ricetta con principio attivo. Le nuove regole, ha sottolineato, riguardano le prescrizioni effettuate su ricetta del Ssn per pazienti trattati per la prima volta per una patologia cronica o per un nuovo episodio di patologia non cronica (ad esempio, per un nuovo episodio di tonsillite, a distanza di tempo da altro episodio analogo). L'obiettivo è evitare che il passaggio, nel corso di una terapia già iniziata, dall'impiego di un medicinale all'altro - anche se di composizione analoga - possa determinare qualche spiacevole inconveniente.

    I sindacati: trenta giorni per adeguarsi alle nuove regole
    Nuove ricette con principio attivo già da ora? I medici di famiglia rispondono: no, non è così. In una lettera inviata ai suoi iscritti la Fimmg (federazione italiana medici di medicina generale), un sindacato di medicina generale, spiega che in realtà ci sono trenta giorni di tempo per adeguarsi alle novità sulle ricette: lo prevede, infatti, il contratto dei medici di medicina generale, o meglio la Convenzione con il Servizio sanitario nazionale.
    Il sindacato chiede al ministero di convocare un tavolo.

    Le associazioni dei consumatori: in arrivo 700 milioni di risparmi
    Finalmente - affermano in una nota le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef - entra in vigore la normativa che permette anche nel nostro paese l'utilizzo dei farmaci equivalenti (ex generici) in misura maggiore di quanto fatto colpevolmente sin d'ora attraverso una pessima informazione, a volte intenzionalmente voluta. La percentuale di fruizione di questi farmaci - si legge nella comunicazione - oggi si attesta in Italia attorno un 16-18% contro quelle di altri paesi ben più elevate e con punte del 40-50%: tutto ciò - concludono le due associazioni - provoca maggiori spese e, quindi, con la nuova normativa, si potranno avere risparmi per 6-700 milioni di euro annui».

    Andrea Carli - 16 agosto 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  01/08/2012

    L'auto, il cellulare e il fax non sono sufficenti a dimostrare un rapporto di lavoro dipendente.

    La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13594, si allinea al tribunale di Cagliari che si era detto incompetente a decidere sulla richiesta del ricorrente di veder annullato licenziamento e affermato la sua qualifica di responsabili commerciale per la Sardegna di una Srl con sede a Bolzano.

    Il lavoratore sosteneva di svolgere dalla sua abitazione il ruolo che l'azienda gli aveva attribuito, dotandolo anche di un'automobile, di un cellulare e di un fax. Secondo il tribunale di Cagliari i beni indicati sono del tutto inadeguati a dimostrare un'organizzazione aziendale e, di conseguenza, a individuare la giurisdizione.

    L'auto e il telefonino prescindono, infatti, da "una dislocazione territoriale", mentre la consegna del fax non basta a provare la subordinazione.

    P. Maciocchi – 31 luglio 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  30/07/2012

    In presenza di due unità immobiliari contigue, autonomamente accatastate, per applicare le agevolazioni Imu per l'abitazione principale occorre richiedere quanto prima l'accatastamento unitario. Altrimenti, una delle due sarà considerata come seconda abitazione e assoggettata a imposizione con l'aliquota ordinaria. Il vantaggio dell'applicazione dell'aliquota ridotta compensa ampiamente, quasi sempre, l'incremento della rendita. Si tratta di una conseguenza della diversa nozione di abitazione principale rispetto a quella valevole ai fini dell'Ici.

    Nell'ambito del vecchio tributo comunale, la definizione di abitazione principale (articolo 8 del Dlgs 504/92) non faceva riferimento al numero delle unità immobiliari ma unicamente alla destinazione delle stesse a dimora abituale del contribuente e dei suoi familiari. La Cassazione ha interpretato la norma dell'Ici nel senso di dare prevalenza alla destinazione unitaria dei fabbricati, a prescindere dalle modalità di accatastamento degli stessi. In alcune pronunce quindi (sentenze 25902/2008 e 12269/2010), la Corte ha riconosciuto le agevolazioni di legge nei confronti di due immobili contigui, autonomamente accatastati, adibiti entrambi a dimora abituale della famiglia. Ma le cose sono diverse nell'Imu.

    La previsione dell'articolo 13 del Dl 201/2011 dispone infatti che l'abitazione principale è costituita dall'unica unità immobiliare iscritta o iscrivibile in catasto come tale, in cui il contribuente risiede e dimora. In questo caso, vi è quindi un preciso riferimento alle modalità di accatastamento del fabbricato. Come conferma la circolare n. 3 del 2012 del Dipartimento delle politiche fiscali, la diversa formulazione è stata pensata proprio per superare il sopra citato orientamento della Corte di Cassazione.

    Ne deriva che un contribuente che possiede due fabbricati contigui, con distinta iscrizione in catasto, dovrà chiederne la fusione al competente Ufficio del Territorio. In caso contrario, solo uno dei due appartamenti, a scelta del contribuente, sarà soggetto all'aliquota ridotta di legge del 4 per mille, mentre l'altro ricadrà nella più elevata aliquota ordinaria deliberata dal comune. A tale scopo, si ritiene possa essere sufficiente anche l'accatastamento unitario ai fini fiscali. Si tratta di una modalità prevista quando la fusione delle due unità non è possibile per la distinta titolarità delle stesse.

    Si faccia il caso, ad esempio, di due appartamenti sullo stesso piano, di cui uno in proprietà del marito e l'altro della moglie. In tale eventualità, è possibile richiedere all'Ufficio del Territorio una apposita annotazione negli atti catastali contenente l'indicazione delle rendite attribuibili nell'ipotesi in cui le due unità fossero fuse. In realtà, gli appartamenti restano distinti ma in questo modo si consente di calcolare la rendita data dalla somma delle due unità e di determinare così un unico imponibile Imu sul quale applicare l'aliquota ridotta. Va peraltro avvertito che la fusione, fiscale o catastale, dei due fabbricati non potrà avere effetti retroattivi, ma opererà a partire dalla sua annotazione agli atti del Territorio.

    La disciplina Imu è invece più permissiva per ciò che riguarda la possibilità di separare le residenze dei coniugi. Secondo la circolare n. 3 del 2012, bisogna distinguere a seconda che le residenze separate dei due coniugi siano nello stesso comune o in comuni diversi. Nel primo caso, le agevolazioni potranno essere applicate solo su uno dei due immobili, a scelta del contribuente. Se invece le residenze distinte sono in comuni diversi allora ad entrambe le unità immobiliari spetteranno l'aliquota ridotta e la detrazione di legge.

    Luigi Lo vecchio - 16 luglio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  25/07/2012

    Cambiano sensibilmente le procedure di fatturazione Iva delle transazioni commerciali interne e intracomunitarie.
    Dal 1° gennaio 2013, infatti, con il recepimento della Direttiva 2012/45/Ue a cui proprio in questi giorni stanno lavorando i tecnici del ministero dell'Economia arrivano nuove regole per l'utilizzo semplificato delle fatture elettroniche e vengono riscritte (non senza qualche difficoltà operativa per i contribuenti) le regole di esigibilità dell'imposta di servizi intracomunitarie. Vengono introdotte nuove regole che, oltre a equiparare in tutto e per tutto la fattura elettronica alla fattura cartacea, riconoscono agli operatori massima libertà nell'individuare le procedure di gestione più utili e funzionali a garantire autenticità ed integrità della fattura prescindendo quanto più possibile dagli strumenti tecnologici di volta in volta utilizzati.

    B. Santacroce/A.Mastromatteo – 24 luglio 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  23/07/2012

    Si riapre la porta della regolarizzazione per gli stranieri già presenti sul territorio italiano. A prevederlo è la disposizione transitoria inserita nel decreto legislativo sulle sanzioni per chi assume immigrati irregolari approvato il 6 luglio dal Consiglio dei ministri.

    La sanatoria scatterà in autunno: dal 15 settembre – data confermata dal ministero del Lavoro – partirà il mese di regolarizzazioni.

    La norma prevede, infatti, una finestra di 30 giorni nei quali i datori di lavoro potranno "ravvedersi", regolarizzando la posizione dello straniero occupato irregolarmente alle proprie dipendenze da almeno tre mesi. Non ci sarà alcun clic day perché non c'è un tetto numerico massimo di ammessi.

    Prove certe
    Per poter accedere alla sanatoria gli extracomunitari dovranno provare la presenza nel territorio nazionale «in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011». Il decreto specifica che «la presenza sul territorio nazionale dal 31 dicembre 2011 deve essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici». Significa, in pratica, che sarà necessario presentare una "prova amministrativa": per esempio un visto per motivi turistici, un permesso di soggiorno non rinnovato o un certificato medico rilasciato dal pronto soccorso. 

    La procedura
    Tre le fasi della sanatoria: a partire dal ventesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto di natura non regolamentare del ministro dell'Interno di concerto con i ministri del Lavoro, della Cooperazione internazionale e l'integrazione e dell'Economia (che a sua volta sarà adottato entro venti giorni dall'entrata in vigore del decreto legislativo), sarà possibile "prenotare" la regolarizzazione pagando il contributo fortettario di mille euro all'Inps. Dal 15 settembre, poi, scatterà la fase due, che prevede un mese di tempo per presentare la domanda telematica corredata delle prove certe sulla presenza del lavoratore dal 31 dicembre 2011.
    Dopodichè datore e lavoratore verranno convocati allo Sportello unico per l'immigrazione per la firma del contratto e la regolarizzazione di tasse e contributi.

    Il decreto, diffuso dal sito Stranieriinitalia.it, specifica che «è fatto salvo l'obbligo di regolarizzazione delle somme dovute per l'intero periodo in caso di rapporti di lavoro di durata superiore a sei mesi».

    Fonti del ministero del Lavoro annunciano che sarà una regolarizzazione con «paletti forti: tanti la faranno, pochi la otterranno». E a chi non la otterrà non saranno restituiti i mille euro versati come contributo forfettario.

    Francesca Milano/Francesca Padula - 18 luglio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/07/2012

    Il valore della cessione di ramo di azienda va determinato tenendo conto non solo dell'attivo e dei crediti ma anche del passivo e, quindi, dei debiti. In caso contrario, il risultato non sarebbe più il valore del ramo d'azienda ceduto, ma solo quello di alcuni beni. Né il fisco può, di sua iniziativa, disconoscere passività che a sua volta erano entrate a far parte della cessione del ramo d'azienda se tutto questo risulta dalla contabilità aziendale.
    Per potere contestare la natura fittizia o apparente di un debito, l'ufficio deve darne la prova. A precisarlo è la sentenza 67/22/12 della Ctr Lombardia (relatore Chiametti).
    L'agenzia delle Entrate ha rettificato il valore della cessione del ramo d'azienda portandolo da circa 11 miliardi a 17miliardi e mezzo delle vecchie lire, disconoscendo, tra le passività attribuite al ramo d'azienda passato dalla cedente all'acquirente, un debito di 6,6 miliardi di lire in quanto vantato da società del gruppo.
    Il soggetto acquirente ha presentato ricorso che è stato accolto dalla Ctp. Per i giudici di primo grado l'ufficio non aveva prodotto l'atto registrato dal quale poteva emergere una volontà pattizia diversa da quella indicata nel ricorso. Inoltre, ai fini dell'imposta di registro (articolo 51 del Dpr 131/86), il valore dell'azienda è rappresentato da quello complessivo dei beni che la compongono, compreso l'avviamento, al netto delle passività risultanti dalle scritture contabili obbligatorie.
    Il collegio di primo grado ha dato ragione alla contribuente in quanto nel corrispettivo era compreso il trasferimento dei debiti, il cui titolo di cessione era basato esclusivamente sulla unitaria volontà contrattuale.
    L'ufficio, in appello, ha fatto rilevare di aver provveduto a controllare che tra le passività e le attività cedute vi fosse una diretta inerenza e aveva proceduto quindi a disconoscere il debito.
    Inoltre, sempre ad avviso del fisco, tale passività non costituiva un debito di funzionamento, bensì un debito di natura finanziaria da ricondurre nel concetto generale di investimento aziendale il cui onere veniva versato sulla cessionaria. Per questo motivo, l'agenzia delle Entrate ha ritenuto che la cessione della passività contestata rappresentasse un accollo da parte del cessionario di un debito non inerente al ramo d'azienda ceduto (seppur presente nella contabilità obbligatoria) ma relativo al soggetto cedente. 
    La Commissione tributaria regionale ha rigettato l'appello. Per i giudici di secondo grado non c'è stato nessun accollo o assunzione di debito, ma solo un'acquisizione di ramo di azienda nel quale erano compresi crediti e debiti, un attivo e un passivo, diritti e obbligazioni. Dalla documentazione allegata al fascicolo processuale (situazione patrimoniale redatta alla data della cessione) è risultato evidente che il debito in questione faceva parte del ramo di azienda ceduto. Di conseguenza «il valore del debito, che l'ufficio ha ripreso, deve essere considerato - si legge nella pronuncia - e pertanto la sentenza di primo grado trova piena conferma». 
    Va ricordato che la sentenza n. 26550/2011 della Cassazione ha stabilito che nel giudizio per la rideterminazione del valore dell'avviamento a seguito di cessione di ramo d'azienda il giudice - vigendo nel nostro ordinamento il principio del libero convincimento - può porre a fondamento della sua decisione una perizia stragiudiziale, anche se contestata dalla controparte, a condizione che fornisca adeguata motivazione della sua valutazione. La Suprema corte ha escluso l'applicabilità dei criteri indicati nell'articolo 2, comma 4, Dpr n. 460/1996, dato che questa disposizione può valere solo nel particolare ambito dell'accertamento con adesione, e non anche per ipotesi più generali di valutazioni di realtà aziendali ai fini di un normale accertamento, che sfocia poi in un giudizio.

    Francesco Falcone - 16 luglio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/07/2012

    Lo stop al contante fa rotta su pensioni, stipendi e compensi pubblici. La data spartiacque è stata lo scorso primo luglio, quando è scattato l'obbligo di pagamento da parte della Pa (centrale e locale) tramite strumenti elettronici bancari o postali se le somme sono superiori a mille euro. Fino al 30 settembre, però, ci sarà una fase cuscinetto che consentirà delle vie d'uscita per incassare gli importi in assenza di conti corrente o altri canali che assicurino la tracciabilità dei flussi.

    Questo periodo transitorio ha il compito di rendere più agevole il passaggio da un sistema a un altro fin quando non potrà più essere utilizzato il contante.

    L'adeguamento
    In questo arco temporale (previsto dall'articolo 3, comma 4-bis, del Dl 16/2012), se i pensionati non indicano un conto di pagamento su cui accreditare le rate della pensione (conto corrente bancario, postale o un libretto postale), l'Inps deve continuare a disporre i pagamenti mensili. Le somme non saranno però a disposizione del pensionato/lavoratore in quanto affluiranno su un conto di servizio transitorio e infruttifero di interessi, senza oneri per il beneficiario. In pratica le rate della pensione o degli altri emolumenti risulteranno “congelate” nell'attesa che il pensionato/lavoratore effettui la sua scelta. Una volta che il pensionato avrà effettuato la scelta, le somme temporaneamente “congelate” saranno sbloccate affluendo dal conto transitorio allo strumento di pagamento indicato (conto corrente bancario, postale). Il trasferimento sarà effettuato senza addebito di spese e oneri per il beneficiario.

    Le opzioni
    Fino al 30 settembre, anche se il pensionato non risulterà ancora titolare di un conto corrente o di altro strumento idoneo ad assicurare la tracciabilità della pensione, potrà comunque ottenere il pagamento delle somme spettanti tramite un assegno di traenza. Si tratta di una particolare forma di assegno solitamente emesso nei casi in cui un'azienda o un ente pubblico deve effettuare un rimborso di denaro nei confronti di un soggetto di cui non conosce le coordinate bancarie. L'assegno così emesso è non trasferibile e riporta una specifica data prefissata e inderogabile che una volta trascorsa non consente più l'incasso del titolo. 

    Dal 1° ottobre in poi
    Una volta terminata la fase transitoria, cioè passato il 30 settembre senza che il pensionato o il lavoratore della Pa abbiano indicato lo strumento per ricevere l'accredito della somma (pensione/stipendio), le somme temporaneamente depositate sul conto transitorio torneranno nella piena disponibilità dell'Inps. Questo non significa che il lavoratore o il pensionato hanno perso il diritto a percepire i ratei di pensione o di stipendio. Infatti, una volta comunicati gli estremi del conto corrente bancario o postale si avvierà nuovamente l'iter per ottenere il pagamento delle somme rimaste temporaneamente congelate. 

    L'obbligo di tracciabilità dei pagamenti (delineato dall'articolo 12 del decreto salva-Italia di dicembre) ha dato luogo a notevoli perplessità in relazione ai costi che le fasce più deboli avrebbero dovuto sopportare per l'apertura e la gestione di un conto corrente bancario o postale. Così il Dl 201/2011 ha previsto la stipula di una convenzione tra il Mef e l'Abi e Poste italiane. In base a tale accordo, siglato il 1°giugno scorso, deve essere offerto ai clienti un nuovo conto di base cioè a zero spese appositamente ideato per i pensionati ed i soggetti socialmente svantaggiati.

    Il ruolo dell'Isee
    Il conto base, chiamato conto base di tipo A, è completamente gratuito (compreso il bollo) solo per chi ha un reddito Isee non superiore a 7.500 euro. L'Isee è un indicatore di reddito che viene calcolato sommando tutti i redditi della famiglia e poi rapportandoli al numero dei componenti e ad altri parametri in modo da ottenere l'indice della “ricchezza” del nucleo famigliare.

    Lo stesso prodotto (conto) è offerto a tutti con il pagamento di un canone onnicomprensivo, oltre all'imposta di bollo se la giacenza media supera i 5mila euro. I pensionati che ricevono l'accredito di un assegno mensile fino a 1.500 euro possono alternativamente: accedere a un conto base più semplificato a costi zero (oltre al bollo per le giacenze medie superiori a 5mila euro); oppure al conto A, con un canone semplificato o con il pagamento delle operazioni aggiuntive. Nel caso in cui sia dovuta l'imposta di bollo l'ammontare risulterà pari a 34,20 euro.

    Nicola Forte - 16 luglio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/07/2012

    I prezzi delle case sono scesi dell'1,9% nell'ultimo semestre e del 3,5% su base annua. Le compravendite saranno ancora in discesa almeno fino a fine anno, quando si stima si attesteranno sotto quota 530mila (-11,5% rispetto al 2011), a meno, ma difficilmente succederà, non si inverta la forte frenata evidenziata dagli ultimi dati dell'Agenzia del Territorio relativi al primo trimestre 2012 (- 20%). Si tornerà in sostanza agli anni 90. Anche la situazione sul fronte mutui resterà critica, con la previsione di erogazioni dimezzate nel I semestre (- 47,6%), che conferma i dati Assofin-Crif-Prometeia sul I trimestre.

    E' il quadro che emerge dall'ultimo Osservatorio Nomisma sul mercato immobiliare di 13 grandi città italiane. "Il deterioramento del contesto economico, associato alla selettività del sistema creditizio e alle diffuse attese di un riprezzamento più ampio rispetto a quello fin qui rilevato - si legge nel report - rappresentano gli elementi alla base della nuova battuta d'arresto del settore immobiliare. Il crollo delle compravendite registrato nei primi tre mesi dell'anno, che troverà replica di entità non sostanzialmente inferiore nei dati del secondo trimestre, rappresenta l'inevitabile conseguenza di un sistema che fatica a trovare una nuova posizione di equilibrio".

    La situazione è differenziata a livello territoriale: se a Bari i prezzi dell'usato calano solo di un punto percentuale, a Firenze si registra un ben più marcato -6 per cento; anche Bologna e Genova accusano cali sopra la media (-5% e -4%); meglio Roma e Milano con rispettivamente -2,8% e -2,1% (sempre sull'usato non completamente da ristrutturare). Lo sconto medio praticato è del 13,3% e per vendere ci vogliono più di 7 mesi.

    I prezzi (sempre per l'usato) al metro quadro vanno dai 3.400 euro medi di Milano e Roma ai poco più dei 1.400 euro di Palermo. Con una media nazionale di 2.217 euro. La domanda è prevalentemente orientata verso tagli piccoli (meno di 45 mq) o medio piccoli (46-70 mq), mentre l'offerta è più spostata verso i tagli grandi. Le abitazioni da ristrutturare rappresentano un terzo dell'offerta presente sul mercato, ma la domanda sembra essere solo marginalmente interessata a questa tipologia. 

    Emiliano Sgambato - 13 luglio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/07/2012

    Scudo a tutela di nomi, indirizzi e-mail e informazioni bancarie dei clienti dei fornitori di servizi di telecomunicazioni e di accesso a Internet.

    E mai più cookies ("marchi" sull'elaboratore di chi, ignaro, naviga in rete) senza il consenso dell'interessato.

    Si alza il fronte di tutela contro i trattamenti invisibili di dati, che si attivano ogni volta che si accede a un sito internet.

    A disporre un rafforzamento delle linee di difesa è il decreto legislativo 69 del 28 maggio 2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2012 n. 126, in vigore dal 1° giugno 2012.

    Il decreto recepisce le direttive 2009/136/Ce, 3/2009/140/Ce e modifica il codice della privacy (dlgs 196/2003).

    A.Ciccia – 5 luglio 2012 - tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  09/07/2012

    La Banca centrale europea ha tagliato oggi i tassi di interesse dall'1% allo 0,75% portando il saggio di riferimento dell'Eurozona per la prima volta nella storia sotto l'1%. Cosa cambia per i mutui?

    Per capirlo è opportuno fare un passo indietro e guardare gli indici Euribor, a cui è agganciato più del 98% dei mutui a tasso variabile sottoscritti in Italia. Mentre i mutui direttamente agganciati al tasso Bce rappresentano una nicchia, benché rilanciati a inizio 2009 dal governo con il decreto "anticrisi" (n. 185 del 29 novembre 2008) che ha imposto alle banche di inserire nel bouquet questo prodotto.

    Detto ciò, gli Euribor e i tassi Bce sono normalmente correlati. Ciò vuol dire che quando la Banca centrale taglia o alza i tassi l'Euribor tendenzialmente si muove di conseguenza. Ma in questa fase gli indici Euribor – che esprimono la media dei tassi a cui un panel di 43 banche perlopiù europee si presta denaro – da mesi volano molto più basso del tasso Bce. L'indice a 1 mese è stato fissato oggi allo 0,362%, livello mai così basso. Il "fratello" a 3 mesi (utilizzato oggi dalla maggior parte delle banche per calcolare le rate a tasso variabile) è stato fissato allo 0,641%, vicinissimo al minimo storico dello 0,634%. In ogni caso entrambi sono nettamente inferiori al tasso Bce. Ciò significa chi sta pagando un mutuo a tasso variabile oggi già sconta nelle proprie rate uno scenario di tagli futuri del tasso della Banca centrale europea. Quindi, il taglio operato oggi dalla Bce impatta direttamente sulle rate della minoranza di italiani che oggi hanno in pancia un mutuo agganciato al tasso Bce, anziché agli Euribor. Per questo dovremo aspettare le reazioni degli indici Euribor dei prossimi giorni. Se continueranno a scendere, vorrà dire che anticiperanno nuovi tagli dei tassi da parte della Bce, su cui anche molti analisti concordano.

    Nell'ipotesi di un mutuo di 150mila euro da rimborsare in 25 il taglio dei tassi dall'1% allo 0,75% comporterà un risparmio, a partire dalla rata del mese successivo a quello del taglio, di circa 18-25 euro, in base alla durata residua del rimborso. Circa 300 euro l'anno. Beneficio più consistente, e già visibile nelle rate di oggi, invece per chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile agganciato agli Euribor dato che da inizio anno l'Euribor a 1 mese è crollato di 66 punti base (0,66%) mentre l'indice trimestrale è più basso di 72 punti base. Restando all'esempio di 150mila euro, la rata di agosto sarà più bassa di circa 65 euro rispetto a quella di inizio anno, con un potenziale risparmio su 12 mesi di 780. E questa, quella degli Euribor ai minimi storici, è forse l'unica bella storia (e paradossale) della crisi dell'Eurozona. 

    Vito Lops - 05 luglio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  04/07/2012

    La soglia dei 200 euro per il pagamento dell'Imu estera è da assumere al lordo delle imposte scomputabili in quanto pagate all'estero e non su quanto risulta da versare. E indipendente dalle quote e dal periodo di possesso. 

    Le imposte estere, peraltro, vanno assunte secondo il principio di cassa e dunque in relazione a quanto pagato nel 2011.

    Inoltre, ai fini della determinazione della base imponibile per l'imposta estera negli Stati ove il valore catastale non è perfettamente sovrapponibile al criterio italiano dovrà essere assunto il costo di acquisto ovvero il criterio utilizzato per l'Imu italiana.

    D. Liburdi - 3 luglio 2012 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  03/07/2012

    Per soci giovani e anziani insieme non appare ammissibile costituire società a responsabilità limitata semplificata, nè società a responsabilità limitata capitale ridotto.
    In altri termini, se nella potenziale compagine societaria ci fosse un trentenne ed un quarantenne tali soci dovrebbero necessariamente costituire una srl ordinaria.
    E' quanto deriva da una interpretazione "letterale" del combinato disposto del primo comma dell'art. 2463-bis c.c. e del comma 1° dell'art. 44 del decreto sviluppo n. 83 oggi in G.U. che ha affiancato alla srl semplificata quella a capitale ridotto

    L. De Angelis - - 26 giugno 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  02/07/2012

    Cambio di residenza in tempo reale. La registrazione della dichiarazione anagrafica da parte dell'ufficiale d'anagrafe dovrà essere effettuata entro due giorni lavorativi successivi alla presentazione. Lo prevede il regolamento approvato oggi dal consiglio dei ministri. Il regolamento attua l'istituto del «cambio di residenza in tempo reale», approvato con il decreto Semplifica Italia.

    Gli effetti giuridici delle dichiarazioni anagrafiche e delle corrispondenti cancellazioni decorrono dalla data della dichiarazione. I controlli sulla sussistenza effettiva dei requisiti vengono effettuati nei 45 giorni successivi alla registrazione. «Con il regolamento approvato - commenta il ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi - saranno immediatamente operativi tutti gli effetti legati al cambio. Non bisognerà dunque aspettare mesi per poter iscrivere i figli a scuola o per usufruire del nuovo medico di base o per avere un permesso Ztl».

    26 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  27/06/2012

    La posta elettronica viene in soccorso degli avvocati. L'obbligo di indicare l'indirizzo di pec, operativo per effetto della legge di stabilità, a partire dal primo febbraio, esonera il legale dall'elezione di domicilio quando si trova a dovere patrocinare una causa fuori dalla circoscrizione del tribunale cui è assegnato. Lo stabiliscono le Sezioni unite della Cassazione con la sentenza n. 10143 del 20 giugno 2012 che ha fornito una nuova interpretazione dell'articolo 82 dell'ordinamento forense (regio decreto n. 37 del 1934). 

    L'intervento delle Sezioni unite si è occupato di un giudizio pendente in grado di appello con un avvocato iscritto a un consiglio dell'Ordine diverso da quello della circoscrizione in cui ricade la sede della corte territoriale, ma appartenente comunque allo stesso distretto. Una situazione che non esonera comunque il legale dall'obbligo di elezione del domicilio nel luogo dove ha sede l'autorità giudiziaria oppure, in caso di mancato spostamento, di considerare come domicilio quello della cancelleria dell'autorità giudiziaria stessa.

    Detto questo, però, va tenuto conto, sottolineano le Sezioni unite, del cambiamento del quadro normativo. Novità che hanno avuto un'anticipazione con quanto stabilito a inizio 2010, quando, per effetto della legge n. 24, di conversione del decreto legge 193/09, è stato stabilito che, fatti salvi espliciti divieti da parte della legge, la notificazione può esser eseguita a mezzo posta elettronica certificata anche attraverso estrazione di copia automatica del documento cartaceo.

    Un favore per forme innovative di comunicazione corroborato in seguito, sempre nel 2010 però, dalla Corte costituzionale che dichiarò l'illegittimità delle disposizioni sull'opposizione all'ordinanza ingiunzione, nella parte in cui consideravano vincolante la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio dell'opponente o, in alternativa, l'effettuazione delle notificazioni attraverso deposito in cancelleria.

    In seguito sono arrivate le modifiche al Codice di procedura civile determinate dalla legge di stabilità, operative sul punto da febbraio, in base alle quali è stato messo in capo al difensore l'obbligo di indicare negli atti di parte, (citazione, ricorso, comparsa, controricorso, precetto) il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al proprio ordine di riferimento. 

    Per le Sezioni unite, allora, non è più necessaria l'elezione di domicilio da parte dell'avvocato che presta assistenza fuori dal tribunale di assegnazione. Come pure va accantonata la possibilità alternativa di elezione fittizia dello stesso domicilio nella cancelleria dell'ufficio interessato. Basta l'indicazione dell'indirizzo pec che oltretutto, rispetto alla notifica in cancelleria è più veloce e offre più garanzie all'avvocato destinatario.

    Giovanni Negri - 21 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  22/06/2012

    Quando si affitta un immobile non sarà più necessario comunicare all'autorità di pubblica sicurezza le generalità dell'affittuario. La novità è contenuta nel decreto legge 20 giugno 2012 numero 79 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 giugno che modifica le norme in vigore dal 1978.

    D'ora in avanti sarà l'agenzia delle Entrate, sulla base di apposite intese con il ministero dell'Interno a individuare tra le informazioni da essa acquisite nel momento della registrazione di un contratto di affitto o di comodato, quelle da trasferire agli Interni in via telematica. Questa procedura si applica ai contratti di locazione o di comodato soggetti all'obbligo di registrazione in termine fisso.
    In caso di messa a disposizione di un fabbricato con contratto non soggetto a registrazione in termine fisso, la comunicazione alle autorità di pubblica sicurezza potrà essere effettuata inviando un modulo informatico che dovrà essere adottato, con le relative modalità di trasmissione, entro 90 giorni a partire da oggi.

    Matteo Prioschi - 21 giugno 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  25/05/2012

    Per l'agenzia delle Entrate non è impugnabile l'avviso bonario, ma il successivo ruolo con la notifica della cartella di pagamanto.
    A precisarlo è un comunicato di ieri dell'Agenzia in cui si chiarisce l'orientamento dell'amministrazione a seguito della sentenza 7344/2012 della Cassazione.
    I giudici di legittimità, con la citata sentenza, e in controtendenza rispetto ad un orientamento ritenuto consolidato della Suprema corte, hanno ritenuto immediatamente impugnabile la comunicazione di irregolarità inviata dall'Agenzia.
    La motivazione di tale interpretazione, contrariamente a quanto sembra emergere dal comunicato, per quanto discutibile, appare abbastanza precisa: l'atto in questione contiene una "pretesa impositiva compiuta" e, conseguentemente, il contribuente ha il diritto/obbligo di impugnare immediatamente detta pretesa.

    A. Iorio – 24 maggio 2012 - tratto da sole Il sole 24 ore -

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  • Normative complementari  »»  24/05/2012

    Controlli doganali di maggiore qualità attraverso uno screening dei settori merceologici e dei paesi di provenienza più a rischio di frode, contestazioni ben fondate e capaci di "reggere" in contenzioso, nonché potenziamento dei servizi telematici a disposizione degli operatori.

    Sono questi gli obiettivi principali che emergono dal piano strategico delle attiviità con l'Agenzia delle dogane ha messo a punto in vista della stipula della convenzione 2012-2014 con il Mef.

    C. Bartelli/V. Stroppa - 23 maggio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  21/05/2012

    Con l’evidente intento di intervenire ai fini della contrazione dei costi dei sinistri con lievi danni alla persona, il Parlamento ha approvato due emendamenti che incideranno in modo radicale sul sistema di risarcimento del danno alla persona.

    Sono stati, infatti, inseriti nell’articolo 32 del Dl 1/2012 i seguenti due commi (3-ter e quater): «3-ter. Al comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente». 3-quater. Il danno alla persona per lesioni di lieve entità di cui all’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione».

    La lettura delle innovazioni - Si tratta quindi di due inserimenti normativi in contesti diversi. Il comma 1 va a integrare il testo dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni, mentre il secondo costituisce disposizione autonoma contenuta nel corpo del Dl 1/2012 come convertito dalla legge n. 27 del 24 marzo 2012.

    Le due disposizioni, già collocate in contesti disciplinari separati, dunque, appaiono nemmeno ben coordinate fra loro e poco chiare, se lette di concerto, alla luce di una apparente contraddizione terminologica. Il comma 3-ter, infatti, espressamente vieta il risarcimento del danno biologico permanente quando la lesione di lieve entità «non sia suscettibile di accertamento clinico strumentale obiettivo».

    È evidente l’intento di vincolare il risarcimento del danno biologico permanente previsto dalla tabella ministeriale emanata in ossequio all’articolo 139 del codice delle assicurazioni, alle sole ipotesi in cui la lesione sia stata riscontrata in referti di diagnostica per immagini, negando valenza alla prassi di semplificazione della valutazione legata esclusivamente al riscontro delle sintomatologie soggettive.

    Le semplici dichiarazioni della vittima di sinistro stradale che lamenti sintomi dolorosi non riscontrabili obiettivamente in una patologia clinica non porteranno alla liquidazione del danno biologico tabellare di legge.

    Le difficoltà interpretative - Su questo punto, non crediamo che la legge possa essere disattesa e diversamente interpretata. Semmai diviene difficile comprendere il raccordo tra il nuovo comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni e il comma 3-quater dell’articolo 32 del Dl 1/2012 come convertito dalla legge 27/2012 che, diversamente dal comma precedente, dispone che il “danno alla persona” da microlesione è risarcito solo «a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza di una lesione».

    Nella prima disposizione, dunque, il danno biologico è risarcito solo in presenza di un accertamento clinico strumentale obiettivo, mentre nella seconda il medico legale (figura non contemplata dal precedente comma) può valutare strumentalmente ma anche“visivamente” la sussistenza della lesione. 

    Onde evitare che una norma apparentemente contraddittoria, che va a incidere su un corpo normativo già complesso, possa costituire causa di conflitti da risolvere poi nella sede contenziosa, occorre cercare una soluzione interpretativa che sia il più possibile conforme alla ratio legis.

    Valgano, dunque, queste nostre preliminari valutazioni. I due commi appaiono essere in contraddizione terminologica. Da una parte, infatti, si condiziona la risarcibilità del danno biologico all’accertamento strumentale obiettivo, mentre, dall’altra, si condiziona il ristoro del danno alla persona a un riscontro medico legale visivo o strumentale.

    L’unico modo per leggere di concerto le due norme, avendo a parametro la ratio legis alla quale la normativa palesemente si ispira, è, a nostro giudizio, quello di ritenere che il comma 3- ter - integrando il comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni, faccia riferimento esclusivamente alla liquidazione del danno biologico tabellato, da ultimo dal Dm 17 giugno 2011, per la cui liquidazione dunque diverrà preclusiva l’assenza di una obiettività certificata da referti diagnostici.

    Il comma 3-quater, invece, attiene alla liquidazione del «danno non patrimoniale», secondo l’accezione normativa e giurisprudenziale più ampia e comprensiva anche di voci - come il danno biologico da temporanea - non limitate dal testo del comma precedente nelle modalità di accertamento.

    Così stando le cose, a nostro giudizio, per le lesioni di lieve entità conseguenti a sinistri stradali (tra le quali rientra in gran numero la statistica del cosiddetto “colpo di frusta”), in assenza di accertamenti obiettivi strumentali presentati al medico legale demandato all’accertamento del danno, non potrà essere risarcito il valore tabellare (e anche il suo accrescimento massimo del 20% legato alle condizioni soggettive della vittima ex comma 3 dell’articolo 139 stesso), ma solo, se accertata almeno visivamente, l’inabilità temporanea.

    Questo sembra essere, in effetti, anche l’orientamento interpretativo proposto dall’Isvap nella comunicazione resa alle imprese di assicurazione e al mercato del 19 aprile 2012 ove l’autorità interviene rilevando l’esigenza di fornire al mercato un chiarimento circa l’apparente discrasia tra le due norme che presentano un campo di applicazione comune, ma sembrano contenere profili contraddittori.

    Premesso che - come è secondo il nostro orientamento - le norme dovranno ritenersi entrate in vigore il 25 marzo 2012 e cogenti per tutti i sinistri non ancora liquidati e valutati a quella data, l’Isvap precisa, sul piano del possibile conflitto interpretativo tra i due commi che: «la lettura combinata e sistematica delle due disposizioni porta a ritenere che soltanto il danno biologico permanente - cioè i postumi invalidanti conseguenti alla lesione - per poter dar luogo a risarcimento debba essere stato valutato dal medico legale attraverso un accertamento clinico strumentale obiettivo.

    Il danno biologico temporaneo, cioè i giorni di inabilità temporanea assoluta o relativa conseguenti all’evento lesivo, potrà invece essere accertato dal medico legale sia visivamente che strumentalmente». Tale orientamento, conclude l’Ente pubblico, sarebbe ancor più avvalorato dalla considerazione che «un evento lesivo può dar luogo a un danno biologico temporaneo, ma non necessariamente a un danno biologico permanente (articolo 139: «per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico- relazionali della vita del danneggiato...»). Infatti, mentre il comma 3-ter esclude il risarcimento del danno biologico “permanente” nel caso in cui le lesioni non siano suscettibili di «accertamento clinico strumentale obiettivo», il comma 3- quater ammette il risarcimento (senza specificare se a titolo di danno biologico permanente o temporaneo) qualora vi sia un riscontro medico.

    Filippo Martini - 15 maggio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/05/2012

    Doppio giro di vite sulle sanzioni doganali: la stretta riguarda sia chi importa ed esporta merci, sia chi sposta denaro oltreconfine da 10mila euro in su senza dichiarazione valutaria.

    Il Dl 16/2012, convertito dalla legge 44/2012, ha introdotto nuove regole per colpire coloro che non dichiarano correttamente in dogana il valore delle merci o che, al passaggio del confine, non dichiarano somme di denaro e titoli al portatore per importi superiori a 10mila euro.

    L'articolo 11, comma 4, del Dl 16/2012 ha riscritto l'articolo 303 del Dpr 43/73, il Testo unico delle leggi doganali (Tuld).

    La nuova formulazione della norma introduce un regime di rigore, penalizzando pesantemente anche lievi inesattezze collegate alle operazioni di importazione, deposito e transito di merci nell'Ue.

    B. Santacroce/ E. Sbandi- 14 maggio 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  14/05/2012

    Dopo un incidente sì, dopo un furto no. Chi subisce danni al proprio veicolo ha diritto a farsi risarcire non solo il costo della riparazione, ma anche per i giorni per i quali deve fare a meno del mezzo ricoverato in officina (il cosiddetto fermo tecnico). Il principio, però, vale per la sola assicurazione obbligatoria, la Rc auto: per le garanzie facoltative (come la furto- incendio), valgono le clausole riportate nella polizza, che normalmente escludono il risarcimento del fermo tecnico.

    In materia di Rc auto, il diritto all'indennizzo è stato ribadito dalla terza sezione civile della Cassazione, con la sentenza 6907/2012, depositata l'8 maggio. La pronuncia puntualizza che, per ottenerlo, basta citarlo nella richiesta di risarcimento all'assicurazione: i giudici hanno infatti accolto il ricorso di un automobilista che si era limitato a fare questo, senza fornire la "prova specifica" del danno (cioè senza fornire, per esempio, i giustificativi di spesa per il noleggio di altri mezzi di trasporto utilizzati in sostituzione). Secondo la Corte, il sol fatto che bollo e assicurazione continuano a decorrere anche durante i giorni di fermo in officina comporta un danno che il giudice può valutare in via equitativa. Ovviamente, chi avesse subìto danni più ingenti di quelli presumibili dal giudice (come appunto nel caso in cui abbia dovuto noleggiare un'auto sostitutiva) deve dimostrarlo per ottenere in indennizzo superiore. 

    Va comunque precisato che, secondo la giurisprudenza prevalente, il fermo tecnico è risarcibile solo per la sua durata teorica, stabilita dai "tempari" adottati dalle compagnie per ciascun intervento di riparazione. Si presume infatti che, almeno quando dopo il sinistro il veicolo resta marciante, il proprietario possa organizzarsi per lasciarlo in officina quando tutti i pezzi di ricambio sono disponibili e il personale può lavorare su di esso.

    Maurizio Caprin - 09 maggio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  08/05/2012

    Le regole ad hoc per gli acquisti in contanti da parte degli extracomunitari sono talmente complesse che rischiano di essere disapplicate.

    E' quanto traspare dalle previsione dell'art. 3 del dl n. 16/2012, recentemente convertio con legge 26 aprirel 2012 n. 44, che in sede di conversione da un lato ha introdotto l'obbligo da parte del negoziante di comunicare all'Agenzia i dati del proprio c/c e dall'altro ha limitato a 15 mila euro il limite massimo di acquisto di alcuni beni e servizi.

    L. De Angelis/C. Feriozzi - 7 maggio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  04/05/2012

    È illegittima l'iscrizione ipotecaria eseguita dall'agente della riscossione se – una volta trascorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento – la misura cautelare non è preceduta dalla consegna di una nuova intimazione ad adempiere. A stabilirlo la Ctr della Puglia con la sentenza n. 7/9/12.
    L'agente della riscossione ha inviato a un contribuente una comunicazione con cui lo informava di avere iscritto ipoteca sugli immobili di sua proprietà, a causa del mancato pagamento di alcune cartelle esattoriali. Il diretto interessato ha presentato ricorso, contestando l'omessa notifica delle cartelle di pagamento e la violazione dell'articolo 50, comma 2, del Dpr 602/73. Nello specifico, il ricorrente ha sostenuto che l'iscrizione ipotecaria non fosse stata preceduta dalla notifica di alcuna intimazione di pagamento mentre la disposizione stabilisce che nei casi in cui l'espropriazione non sia iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, sia necessaria la notifica di una nuova intimazione ad adempiere l'obbligo risultante dal ruolo.
    Il collegio di primo grado ha accolto il ricorso ma Equitalia ha proposto appello, contestando, fra l'altro, l'errata interpretazione in primo grado dell'articolo 50, comma 2, del Dpr 602/73. In tal senso, l'agente della riscossione ha ritenuto che non fosse necessaria la notifica di un'intimazione prima di procedere all'iscrizione ipotecaria in quanto la norma fa esclusivo riferimento all'«espropriazione» non iniziata entro un anno dalla notifica della cartella. Ne discende il corollario che la sopraggiunta inefficacia dell'originaria intimazione, contenuta nella cartella di pagamento, è ostativa soltanto all'avvio della procedura espropriativa, non anche all'iscrizione ipotecaria che ha «natura esclusivamente cautelare».
    La tesi non ha convinto la Commissione tributaria regionale, che ha rigettato l'appello. Secondo il collegio, l'ipoteca rappresenta una misura cautelare conservativa ma è «strumentale all'espropriazione», pertanto, non si possono applicare le disposizioni che disciplinano l'espropriazione e, in particolare, l'articolo 50, commi 1 e 2, del Dpr 602/73.
    Un orientamento confortato da un precedente della Cassazione (sezioni unite n. 2053/2006), nel quale si chiarisce che «dalla collocazione delle norme che disciplinano le misure cautelari nel Titolo II (del Dpr 602/1973, ndr) sulla riscossione coattiva delle imposte … si ricava che le stesse sono preordinate all'espropriazione forzata».
    Dunque, se l'intimazione ad adempiere contenuta nella cartella di pagamento con il passare di un anno perde efficacia ai fini dell'espropriazione forzata, lo stesso effetto si produce ai fini dell'iscrizione ipotecaria. Così occorre procedere alla notifica di una nuova intimazione di pagamento, come stabilisce l'articolo 50, comma 2, del Dpr 602/73.

    Domenico Carnimeo - 16 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/05/2012

    Se chi presenta ricorso in secondo grado non deposita la copia in commissione provinciale, devi provvedervi chi fa appello incidentale. A precisarlo è la sentenza 4679/2012 della Cassazione.
    La pronuncia scaturisce dalla decisione con cui una Ctp aveva annullato una cartella esattoriale. Contro tale sentenza, Equitalia ha proposto appello principale e l'agenzia delle Entrate appello incidentale mentre il contribuente si è costituito in giudizio.
    La Ctr ha dichiarato entrambi gli appelli inammissibili, confermando così la decisione di primo grado. In particolare l'appellante principale (Equitalia) aveva depositato copia dell'atto presso la segreteria della commissione di primo grado oltre il termine di trenta giorni, e l'appellante incidentale (l'Agenzia) ne aveva omesso l'adempimento.
    Così l'agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione, rilevando che il deposito in commissione provinciale è un adempimento esclusivamente a carico dell'appellante principale, la cui eventuale inammissibilità, non può travolgere anche l'appello incidentale. Mentre Equitalia rilevava nel controricorso che nel processo tributario non esiste un termine entro il quale procedere al deposito presso la Ctp e quindi la sentenza di secondo grado aveva sbagliato nel dichiararne l'inammissibilità.
    A fare chiarezza in questa complicata vicenda è intervenuta la Suprema corte.
    Secondo l'articolo 53, comma 2, del Dlgs 546/1992, il ricorso in appello non notificato a mezzo di ufficiale giudiziario va depositato – a pena di inammissibilità – anche presso la segreteria della Ctp che ha pronunciato la sentenza impugnata. Il giudice di primo grado va, infatti, informato dell'esistenza di un appello per impedire, così, l'erronea attestazione del passaggio in giudicato della sentenza. Sebbene non esista un termine perentorio dettato dalla norma, i giudici di legittimità l'hanno identificato in via interpretativa nei trenta giorni stabiliti per la costituzione dell'appellante.
    Il combinato disposto degli articoli 22 e 53 del Dlgs 546/92 prevede che l'appello principale sia notificato alle parti, depositato presso la commissione che ha pronunciato la sentenza impugnata e poi – entro trenta giorni dalla notifica – presso la segreteria della commissione regionale. Il deposito in Ctr, dunque, conclude la procedura di notifica dell'appello principale. Quello incidentale, invece, normalmente va depositato solo presso la segreteria del giudice adito entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell'appello principale. Tuttavia, quando l'appellante principale non informa tempestivamente la Ctp, l'obbligo deve necessariamente essere surrogato dall'altra parte: solo così, infatti, si garantisce il rispetto dalla ratio normativa e si esclude un'erronea attestazione della definitività della sentenza.

    L'identikit
    01 | IL MECCANISMO
    L'appello incidentale è un atto con il quale la parte appellata, oltre a costituirsi in giudizio, chiede una riforma parziale della sentenza di primo grado. Una delle due parti (appellante) presenta appello (principale) mentre l'altra presenta appello incidentale per contestare altri elementi della sentenza.

    02 | LA TEMPISTICA
    L'appello incidentale deve essere depositato entro 60 giorni dalla notifica dell'appello principale presso la Ctr

    Laura Ambrosi - 30 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/04/2012

    Vanno rimborsati i risparmiatori che hanno investito in bond argentini quando già l'economia del Paese sudamericano era precipitata. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza n. 6142 della Terza sezione civile depositata ieri.

    La pronuncia ha confermato il verdetto della Corte d'appello di Genova con la quale un istituto di credito era stato condannato al risarcimento delle somme relative a due ordini di acquisto di altrettanti risparmiatori, disposti ad aprile e settembre 2001, per un totale investito di 169mila euro. La condanna prevedeva anche il pagamento degli interessi sulla somma a fare data dall'ordine di acquisto sino alla effettiva restituzione.

    Per i giudici di appello era stata determinante la violazione del dovere di informazione a carico della banca. Quest'ultima, infatti, aveva omesso di mettere in evidenza la rischiosità dell'investimento: i due investitori avrebbero dovuto essere informati che le maggiori agenzie di rating avevano abbassato la valutazione dei titoli argentini. La banca avrebbe dovuto chiarire che investimenti con quelle elevate caratteristiche di rischio erano del tutto inadatti al loro profilo di investitori.

    Era poi comunque diffusa, stando almeno alla valutazione della Corte d'appello confermata dalla Cassazione, la consapevolezza da parte di tutti gli operatori del settore del credito, e quindi in primo luogo delle banche, che il default dell'Argentina era ormai imminente. Tanto è vero che nel luglio del 1999 gli organi di informazione avevano reso noto che le principali agenzie internazionali di rating avevano segnalato i rischi collegati all'andamento dei titoli del debito pubblico argentini e poi proceduto al declassamento degli stessi titoli. Ne veniva in questo modo sancita l'inaffidabilità, «tanto che dal gennaio 2000 la quantità di bond argentini detenuti nel portafoglio dei fondi di investimento italiani era diminuita in maniera considerevole».

    Tra i motivi di ricorso presentati dalla banca aveva trovato posto anche la presunta "confessione" di uno dei risparmiatori che aveva, secondo la tesi dell'istituto di credito, sottoscritto un modulo nel quale si accettavano espressamente le condizioni di investimento, ma per la Cassazione non si tratta di un argomento decisivo.
    Infatti, la dichiarazione resa dal cliente su un modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto «in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo di investitore, non costituisce dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo». Tanto più che a mancare erano prove certe sulla natura e l' esaustività delle informazioni fornite dalla banca.

    A passare l'esame della Corte di cassazione è stato anche l'innalzamento della misura del risarcimento ai due investitori che in primo grado era stato limitato, quanto al pagamento degli interessi, al periodo intercorso tra la data della domanda in giudizio e l'effettiva restituzione.
    Per la Cassazione invece il giorno da cui iniziare a fare decorrere il periodo è quello dell'ordine di investimento.

    Giovanni Negri - 20 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  20/04/2012

    Il rappresentante della società che attesta falsamente di avere regolarmente versato i contributi previdenziali e le imposte per partecipare a una gara di appalto risponde anche di truffa e conseguentemente all'impresa si può irrogare la sanzione per l'illecito amministrativo in tema di responsabilità dell'ente in base al decreto legislativo 231/2001, per non avere adottato idonei modelli organizzativi atti a prevenire la violazione penale. A precisarlo è la Cassazione, sezione V penale, con la sentenza 14359 depositata ieri.
    Il rappresentante legale di una Sas attestava in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio di essere in regola con gli obblighi relativi alla contribuzione sociale e con gli adempimenti fiscali. L'atto era destinato ad un ente pubblico per la partecipazione ad una gara di appalto, che veniva aggiudicata proprio dalla società in questione.
    Successivamente veniva scoperta la falsità di detta attestazione e il rappresentante legale veniva condannato per i reati di cui agli articoli 483 (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) e 640 del codice penale (truffa) per aver attestato falsamente la regolarità contributiva e fiscale della società e posto in essere atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre in errore i funzionari dell'ente preposti alla gara, ottenendo indebitamente l'aggiudicazione dell'appalto in pregiudizio dell'ente e delle altre ditte partecipanti Nei confronti della società, invece, veniva affermata la responsabilità per il correlato illecito amministrativo (ex Dlgs 231/2001).
    Il rappresentante legale e la società ricorrevano in Cassazione evidenziando, tra l'altro, che una precedente decisione delle Sezioni Unite aveva escluso la truffa in presenza del delitto di indebita percezione di elargizioni a carico dello Stato e ritenuto assorbente le condotte di falso.
    La Suprema corte ha rigettato il ricorso rilevando, in estrema sintesi, che nella vicenda in esame, non si trattava di un'indebita elargizione, ma di un'illegittima aggiudicazione di appalto. Da qui la conferma della condanna anche ai fini del Dlgs 231/2001 nei confronti alla società, per aver omesso, evidentemente, la predisposizione di idonei modelli organizzativi preventivi.

    Antonio Iorio - 17 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/04/2012

    Imu pagabile col bollettino postale ma solo a partire dal saldo di dicembre.
    Per i primi versamenti (uno o due che siano a seconda della scelta del cotribuente) l'unico metodo di pagamento ammissibile continuerà ad essere il modello F24.
    La rateizzazione in tre tranche dell'imposta relativa alla prima casa cessa di essere obbligatoria e diviene facoltativa.
    Saranno dunque i proprietari a scegliere se versare un terzo dell'imposta dovuta entro il 18 giugno, un terzo entro il 17 settembre e la rimanente quota (comprensiva del conguaglio) entro il 17 dicembre, oppure pagare la metà entro il 18 giugno e il resto a dicembre.
    I comuni inoltre potranno scegliere di far pagare l'Imu agevolata agli anziani o ai disabili possessori di prima casa e residenti in modo permanente presso istituti di ricovero e cura.

    F. Cerisano - 18 aprile 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  17/04/2012

    La "chiamata" dello spesometro 2011 scade a fine mese.

    Non solo imprese e professionisti, ma anche commercianti al minuto e artigiani non tenuti all'emissine della fattura hanno tempo fino al 30 aprile per comunicare i dati dei propri clienti in relazione alle operazioni dello scorso anno.
    Queste informazioni arricchiranno il "cervellone" dell'agenzia delle Entrate e verranno utilizzate per attivare gli accertamenti sintetici e per integrare i dati per la predisposizione del redditometro.

    M.Mantovani/B.Santacroce -16 aprile 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  16/04/2012

    La drastica riduzione dei tempi per il cambio di residenza, per il cambio di abitazione e per l'annotazione nei registri anagrafici dei cambiamenti nella composizione delle famiglie sono l'obiettivo dell'articolo 5 del Dl semplificazioni.

    A questo fine vengono dettati termini rigidi, in primo luogo, per la presentazione della domanda e, in secondo luogo, per l'esame da parte degli uffici dei comuni.

    Viene anche previsto il termine di 45 giorni dalla presentazione della domanda come data ultima entro cui i Comuni devono comunicare le ragioni per il rigetto delle domande: in caso contrario si applica il principio del silenzio assenso.

    La disposizione interviene sui termini entro cui gli uffici devono esaminare le istanze e fissa una scadenza finale, mentre non contiene direttamente novità sulla fase relativa all'accertamento della veridicità delle dichiarazioni che deve essere compiuta dai vigili urbani.
    Le nuove regole entreranno in vigore dal 10 maggio.

    La prima novità è costituita dalla riproposizione del termine di 20 giorni entro cui i cittadini devono presentare la domanda di trasferimento della residenza da altro Comune o dall'estero ovvero di trasferimento della residenza all'estero; nonché di costituzione di una nuova famiglia o di una nuova convivenza o di segnalazione di mutamenti che sono intervenuti nella composizione della famiglia o della convivenza; nonché del cambiamento di abitazione. Queste istanze devono essere redatte su modelli pubblicati sul sito del ministero dell'Interno (e non più dell'Istat) e devono contenere l'indicazione che in caso di dichiarazioni false maturano le sanzioni previste dal Codice penale. Possono essere rese davanti all'ufficiale di anagrafe, quindi recandosi direttamente presso gli uffici dei comuni, ma possono anche essere inviate per fax o in via telematica, ad esempio tramite la posta elettronica certificata, nonché essere presentate da un soggetto appositamente delegato. In caso di mancata sottoscrizione dell'interessato direttamente dinanzi all'ufficiale di anagrafe, è necessaria anche la copia del suo documento di identità.
    Il legislatore rafforza le sanzioni da irrogare nel caso di dichiarazioni non corrispondenti al vero: si prevedono infatti l'obbligo di segnalazione alle autorità di pubblica sicurezza, la denuncia per falso e la decadenza della domanda.

    La seconda novità di rilievo è costituita dall'assegnazione del termine di due giorni lavorativi per l'esame delle domande e per l'effettuazione dell'iscrizione anagrafica. L'eventuale mancato rispetto dei termini – per evitare conseguenze indesiderate di eventuali ritardi – non ritarda gli effetti giuridici che decorrono dalla data di presentazione dell'istanza e non più dalla data di accoglimento della domanda.

    La terza importante novità è costituita dall'introduzione del termine di 45 giorni dalla presentazione o dall'invio della dichiarazione per il maturare del silenzio assenso. Esso opera come scadenza ultima non per il rigetto delle domande, ma per l'invio della dichiarazione in cui sono contenuti i motivi ostativi all'accoglimento della domanda. In questo modo il soggetto direttamente interessato è abilitato a presentare le controdeduzioni, di cui l'ufficio deve motivatamente tenere conto nel provvedimento finale con cui accoglie o rigetta la domanda. Le nuove disposizioni si completano con l'introduzione della scadenza di 15 giorni dallo svolgimento di elezioni o di referendum ai fini della variazione delle liste elettorali.

    Ar.Bi. - 10 aprile 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/04/2012

    La mancata nomina dei sindaci , laddove l'organo di controllo risulti previsto per obbligo di legge, espone la società a rischi di liquidazione e gli amministratori a rilevanti responsabilità. I documenti societari approvati senza il controllo, sono sottoposti a rischi di invalidità.

    A riguardo, in merito al bilancio, il rischio di annullabilità sussisterebbe anche nei casi in cui la società a responsabilità limitata ometta di nominare il revisore legale dei conti.

    E' quanto si prevede nella circolare n.10, emessa dalla Fondazione Centro studi dell'Ungdcec, rubricata "La mancata istituzione ad origine o ricostruzione del collegio sindacale: possibili conseguenze sulle società e sugli atti societari".

    L. De Angelis - 10 aprile 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  02/04/2012

    Dalla parità di prezzo della Rc auto per tutti i guidatori della classe migliore di bonus malus alla class action estesa a tutti gli interessi omogenei e possibile anche alle associazioni dei consumatori. Quella entrata in vigore domenica scorsa sulle liberalizzazioni (la n. 27/12) non è la "solita" legge di conversione di un decreto legge: tra le centinaia di modifiche apportate dal Senato durante l'iter parlamentare del Dl 1/12, non poche sono sostanziali. Non solo per i privati cittadini, ma anche per le imprese. Anche se la tariffa unica Rc auto rischia di non essere applicata perché formulata in modo poco chiaro. E molte novità, per diventare davvero operative, hanno bisogno di tempi tecnici.
    Per esempio, ora è previsto che i nuovi Tribunali delle imprese vengano costituiti anche presso le Corti d'appello "minori", dove sinora mancavano le sezioni specializzate in proprietà industriale, da cui il Dl liberalizzazioni faceva derivare questo nuovo organo giudiziario. Le città incluse con la conversione del Dl sono Ancona, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L'Aquila, Perugia, Potenza e Trento. Ma occorrerà adottare tutti gli atti necessari per adeguare l'organizzazione alle nuove competenze.
    Ancora da definire anche i criteri per il rating di legalità delle imprese, introdotto con la legge di conversione come elemento per assegnare finanziamenti pubblici e regolare l'accesso al credito.
    Sono entrati in vigore anche i nuovi criteri numerici che dovrebbero consentire l'apertura di nuove farmacie, un po' più restrittivi rispetto a quanto previsto dal Dl: come principio generale, si passa da una ogni 3mila abitanti a una ogni 3.300. Ci sono però disposizioni agevolative dell'accesso dei giovani alla professione.
    Sempre sulle professioni, l'obbligo di preventivo è diventato meno stringente: la quantificazione a priori del compenso dev'essere solo «di massima» e chi la omette non è più passibile di procedimento disciplinare.
    Novità anche per la tutela delle microimprese dalle pratiche commerciali ingannevoli e aggressive, che il Dl liberalizzazioni aveva loro concesso, riconoscendo per la prima volta a un soggetto imprenditoriale la protezione che normalmente spetta ai consumatori. Ora sono stati introdotti parametri
    quantitativi: la microimpresa deve occupare meno di 10 persone e avere un fatturato (o un totale di bilancio) annuo non superiore ai due milioni di euro.
    Sulle clausole vessatorie, in vigore le sanzioni (da 2mila fino a 40mila euro per i casi più gravi) per gli operatori che non eliminano dai contratti quelle dichiarate tali dall'Antitrust.
    Nel testo della legge 27/12 non ci sono solo aggiunte al Dl 1/12, ma anche sottrazioni. È il caso dell'abolizione del taglio del 30% ai risarcimenti Rc auto per i danni a cose quando i danneggiati fanno riparare i propri veicoli da carrozzieri non convenzionati con le compagnie.

    Maurizio Caprino – 28 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/03/2012

    Ripristinate per decreto legge le commissioni bancarie, proprio nel momenti in cui erano state cancellate. Domenica scorsa, contemporaneamente all'entrata in vigore della legge 27/12 che le abrogava, diventava operativo il Dl 29/12 (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di sabato 24 marzo, proprio come la legge), che lascia alle banche la possibilità di applicare commissioni sulle linee di credito. Fanno eccezione le commissioni che violano le regole sulla trasparenza fissate dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio in base al decreto «salva Italia».
    Il provvedimento neutralizza un emendamento del Dl liberalizzazioni (1/12, convertito appunto dalla legge 27/12) che aveva stabilito la nullità di tutte le clausole che prevedevano commissioni sulle linee di credito. Una decisione che aveva suscitato la forte protesta del mondo bancario, con le dimissioni dei vertici dell'Abi e costi stimati a carico del sistema per circa 10 miliardi di euro. Se fosse entrato in vigore, anche temporaneamente, avrebbe creato notevoli difficoltà: le filiali non avrebbero più potuto gestire operazioni di credito con prevista commissione.
    Col Dl 29/12, sono nulle le clausole che prevedono commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento e del loro utilizzo, solo se stipulate in violazione delle disposizioni adottate dal Cicr ai sensi del decreto legge «salva Italia», che prevede un tetto massimo delle commissioni pari allo 0,5% trimestrale. Una scelta, quella di ripristinare la situazione preesistente, criticata da alcuni esponenti politici, almeno per le sue modalità.
    L'Associazione bancaria italiana, già venerdì al termine della riunione del Consiglio dei ministri, aveva dichiarato il suo apprezzamento per la decisione presa dal Governo e ieri soddisfazione è stata espressa da Fabio Galla, amministratore delegato di Bnl. Il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, invece, sempre nella giornata di ieri, è andato oltre.
    Infatti, trovata la soluzione per le commissioni, è necessario affrontare due questioni: «Mettere a disposizione un plafond per gli investimenti e risolvere il tema dei crediti della Pubblica amministrazione». Sul primo fronte è necessario, secondo Mussari, offrire alle aziende la possibilità di investire a condizioni più vantaggiose. Per i crediti, invece, Governo e Parlamento devono individuare un modo per facilitare gli incassi delle imprese che vantano crediti senza svantaggi per il debito pubblico.
    In tema di credito alle aziende, il decreto legge, recependo un ordine del giorno delle forze di maggioranza alla Camera, ha istituito un Osservatorio per il monitoraggio dell'accesso al credito, con attenzione particolare alle piccole e medie imprese. Tale struttura sarà composta da due rappresentanti del ministero dell'Economia e delle Finanze, da un rappresentante del ministero dello Sviluppo economico, da uno della Banca d'Italia e vi potranno essere invitati senza diritto di voto i rappresentanti dell'Abi e delle associazioni del mondo imprenditoriale.
    L'Osservatorio potrà attivarsi d'ufficio o su segnalazione delle imprese a fronte una mancata concessione (o di una revoca) di credito ritenuta ingiustificata. L'organismo, se ritiene che ci siano gli estremi, potrà chiedere un riesame delle decisioni da parte della banca, potrà formulare raccomandazioni per migliorare i processi di verifica del merito di credito e potrà segnalare all'Antitrust, a fronte di indizi, ipotesi di intese o pratiche concordate.

    Le novità

    01|LA CORREZIONE
    Da domenica è entrato in vigore il decreto legge 29 del 24 marzo 2012 che modifica quanto previsto dal decreto liberalizzazioni in termini di commissioni bancarie. Gli istituti di credito possono prevedere clausole che comportino commissioni a loro favore a fronte di concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento e utilizzo e di sconfinamenti oltre il fido, purché le clausole stesse non siano in violazione delle disposizioni adottate dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio ai sensi del decreto legge «salva Italia» che prevede un tetto massimo per le commissioni pari allo 0,5% trimestrale

    02|LO STRUMENTO
    Lo stesso decreto dà vita a un Osservatorio sull'erogazione del credito da parte della banche alle imprese, con particolare attenzione alle Pmi e all'attuazione degli accordi o protocolli siglati per sostenere l'accesso al credito delle imprese stesse. L'Osservatorio, che ha sede presso il ministero dell'Economia e delle Finanze, può attivarsi d'ufficio o su segnalazione delle aziende a fronte di una mancata concessione di credito o di una revoca.

    Matteo Prioschi - 27 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/03/2012

    Il taglio dei punti della patente può essere contestato immediatamente davanti al giudice di pace. Senza aspettare la comunicazione dell'Anagrafe. E, se l'automobilista chiamato in causa in quanto proprietario del veicolo, dichiara di non essere stato lui alla guida, allora la sanzione accessoria non può essere inflitta per effetto della sentenza della Corte costituzionale del 2005 (il caso affrontato era del 2004). A queste conclusioni approdano le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza n. 3937 depositata ieri. I giudici hanno così annullato sul punto la sentenza del giudice di pace di Milano che aveva respinto tutti i motivi di opposizione di un automobilista cui era stata contestata la violazione dei limiti di velocità.

    Alle Sezioni unite era stato affidato il compito di decidere se è possibile impugnare insieme all'accertamento della violazione anche l'indicazione, che deve essere contenuta nel verbale di accertamento, sulla sanzione accessoria del taglio dei punti dalla patente. L'orientamento prevalente all'interno della stessa Cassazione era stato sinora di escludere l'opposizione immediata visto che la decurtazione dei punti è solo inserita come preavviso all'interno del verbale di accertamento, ma l'annuncio diventa realtà solo con quando è inflitta dall'autorità preposta all'Anagrafe nazionale.

    La lettura che le Sezioni unite fanno della normativa è però di segno diverso. Infatti, sottolineano, al di fuori del verbale di accertamento, della violazione cui segue l'applicazione della sanzione accessoria della riduzione dei punti, nel procedimento che porta alla comunicazione dell'avvenuto taglio al conducente non si può individuare alcun altro provvedimento amministrativo suscettibile di un'autonoma impugnazione.

    Infatti, le comunicazioni dell'anagrafe ai titolari della patente sono espressione del principio di trasparenza dell'attività amministrativa, ma con queste non viene comunicato un provvedimento al privato. Il provvedimento è quindi unico e consiste nel verbale di contestazione.

    Per i giudici è un'elementare esigenza di economia processuale e di semplificazione evitare che il destinatario della sanzione amministrativa pecuniaria e della preannunciata decurtazione dei punti della patente di guida debba prima proporre un ricorso contro la sanzione principale e, solo all'esito negativo di questo, instaurare poi un secondo giudizio per farsi cancellare o ridurre la diminuzione del punteggio oppure per vedere accertato il proprio diritto, in caso di esito positivo, a non vedersi tagliati i punti nel caso l'amministrazione non adempia autonomamente.

    Inoltre, sottolineano le Sezioni unite, l'interesse dell'automobilista cui viene indirizzato l'annuncio di decurtazione a un'impugnazione tempestiva (come del resto già assodato sul versante del fermo amministrativo) discende dalle conseguenze dell'erosione della dotazione di punti, in termini di nuovo esame di idoneità tecnica da dovere sostenere. Così: «in tema di sanzioni amministrative conseguenti a violazione del Codice della strada che, ai sensi dell'articolo 126-bis del Codice della strada, comportino la previsione dell'applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti della patente di guida, il destinatario (...) ha interesse e può quindi proporre opposizione dinnanzi al giudice di pace ai sensi dell'articolo 204-bis del Codice della strada, onde far valere anche vizi afferenti alla detta sanzione amministrativa accessoria, senza necessità di attendere la comunicazione della variazione di punteggio da parte dell'Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida».

    Giovanni Negri - 14 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  22/03/2012

    Via libera al 5 per mille 2012 che apre le iscrizioni il 21 marzo. I portali telematici di Entratel e di Fisconline, gestiti dalle Entrate, da oggi saranno pronti per accogliere le candidature degli enti e delle associazioni interessate.
    La maggiore novità della campagna 2012 riguarda la partecipazione di enti che svolgono attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. La campagna di iscrizione si chiude il 30 aprile 2012 per gli enti della ricerca scientifica e sanitaria. Tempi leggermente più lunghi, invece, per il volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche, che possono presentare le loro domande entro il prossimo 7 maggio.

    Iscrizioni al 7 maggio. Gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche, per i quali l'Agenzia delle entrate cura la predisposizione degli elenchi, hanno tempo fino al 7 maggio per presentare la domanda d'iscrizione esclusivamente in via telematica. La procedura deve essere ripetuta anche dagli enti che si erano iscritti negli anni scorsi. In alternativa si può ricorrere a un intermediario abilitato.

    Elenchi consultabili online: il primo il 14 maggio. Gli elenchi provvisori degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche saranno predisposti tenendo conto delle domande di iscrizione inviate telematicamente.
    Una prima versione provvisoria dei quattro elenchi sarà consultabile online sul sito internet dell'Agenzia delle entrate a partire dal 14 maggio del 2012.

    Adempimenti post-iscrizione, spazio alla dichiarazione sostitutiva.
    Riguardo le fasi successive all'iscrizione, il documento di prassi ricorda che, entro il 30 giugno 2012, i legali rappresentanti degli enti iscritti nell'elenco del volontariato devono sottoscrivere una dichiarazione sostitutiva che attesti il perdurare dei requisiti per l'ammissione al beneficio. La regolarizzazione. L'articolo 2, comma 2, del decreto semplificazioni fiscali (dl n. 16/2012) consente agli enti che non hanno assolto in tutto o in parte, entro i termini di scadenza, agli adempimenti richiesti, di regolarizzare la propria posizione ed essere ammessi al riparto delle quote. Per ottenere ciò è necessario che i richiedenti abbiano i requisiti sostanziali richiesti; presentino le domande di iscrizione e provvedano alle successive integrazioni documentali entro il 30 settembre; versino contestualmente una sanzione di 258 euro. Questa possibilità vale a decorrere dall'esercizio finanziario 2012.

    L'errore formale trova la soluzione. Per rimediare a eventuali errori di iscrizione rilevati negli elenchi, i rappresentanti degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche devono rivolgersi, entro il 20 maggio 2012, alle direzioni regionali competenti dell'Agenzia delle entrate. Una volta verificate le richieste di correzione, entro il 25 maggio successivo, l'Amministrazione pubblicherà, una nuova versione aggiornata degli elenchi.

    21 marzo 2012 – tratto da Italia Oggi.com

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  • Normative complementari  »»  20/03/2012

    Ace rafforzata per le società di persone e per le imprese individuali.

    Le scelte fatte dal decreto del ministero dell'Economia che attua le norme sull'aiuto alla crescita economica fissate dalla manovra salva-Italia (decreto legge 201/2011), conducono infatti a un sistema applicativo di grande vantaggio per questi soggetti.

    Cosi, anche le imprese individuali e le società di persone che possono accedere al bonus fiscale connesso alla capitalizzazione delle imprese a condizione che adottino il regime di contabilità ordinaria (per natura o per opzione è inifluente).
    L'aspetto più interessante sancito dal provvedimento attuativo è che per tali soggetti è l'intero patrimonio netto risultante al termine di ciascun esercizio che assume natura di entità agevolabile ai fini dell'applicazione dell'Ace. 

    G. P. Ranocchi - 19 marzo 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  19/03/2012

    Tutto pronto per il lancio del Btp Italia. Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha comunicato l'emissione del titolo - indicizzato all'inflazione italiana (Indice Foi, senza tabacchi) - con godimento 26 marzo 2012 e scadenza 26 marzo 2016.

    Raccolta dal 19 al 22 marzo sul Mot. L'emissione avrà luogo mediante la raccolta di ordini d'acquisto degli investitori sul Mot (il Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) attraverso Banca Imi e Unicredit Bank dal 19 al 22 marzo 2012. Il codice ISIN del titolo é IT0004806888.

    Tasso minimo garantito. Il tasso cedolare (reale) minimo garantito del BTp italia a 4 anni è pari a 2,25%. Il tasso cedolare (reale) annuo definitivo, sarà fissato al termine del periodo di raccolta degli ordini e non potrà essere inferiore al tasso cedolare (reale) minimo garantito. La data di regolamento di tutti gli ordini di acquisto è unica e coincide con quella di godimento. Il numero indice dell'inflazione calcolato alla data di godimento e regolamento del titolo è 104,32258.

    16 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  13/03/2012

    Spese di trasferta alla società in gran parte fuori dalla comunicazione dei costi Black list. E' l'effetto delle modifiche introdotto nell'articolo 2, comma 8, del Dl 16/2012.
    Niente più obbligo di invio al fisco per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata, in tutti i casi di operazioni di importo inferiore a 500 euro.

    Questo comporta che pranzi o pernottamenti, ad esempio, in territorio svizzero con fatture intestare alla società non saranno più soggette alla comunicazione se resteranno sotto la soglia.

    Stesso discorso per il download di un antivirus da una software house stabilita in un Paese a fiscalità di vantaggio.

    G. Albano/N.Mazzitelli – 12 marzo 2012 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  12/03/2012

    Le società senza posta elettronica certificata (Pec) non possono iscriversi al Registo imprese. Le domande già presentate restano sospese fino a quando l'istanza di iscrizione alla Camera di commercio non verrà integrata con i dati della Pec. Scompare, inoltre, il rinvio al 30 giugno prossimo, per le società già iscritte, che non hanno ancora depositato l'indirizzo Pec, benchè avrebbero dovuto farlo entro il 29 novembre 2011.

    Per queste società, il rinvio era stato disposto dal decreto legge semplificazioni (n. 5/2012). Decreto che ieri, ha incassato il voto di fiducia della camera, dopo le modifiche apportate dalle commissioni di Montecitorio. 

    M. Bombi - 9 marzo 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  09/03/2012

    Il primo tassello è imposto dallo Stato, il secondo è chiesto dai Comuni che nella grande maggioranza stanno studiando incrementi di aliquota per cercare di far quadrare i bilanci. Chiusa la prima fase della partita del decreto fiscale, che non ha portato le correzioni chieste dai sindaci ma solo un impegno del Governo a concedere agevolazioni in agricoltura, le amministrazioni iniziano a fare i conti e i responsi sono spesso a senso unico: aumenti dell'aliquota, salvando quando si può l'abitazione principale che comunque già paga lo scotto di uscire dall'esenzione quasi totale in vigore fino allo scorso anno.

    Le decisioni non sono definitive, perché l'ennesima proroga (obbligata) ha spostato al 30 giugno i termini entro cui chiudere i preventivi 2012 e fissare le aliquote di tributi e addizionali, ma la strada pare segnata, soprattutto al Nord dove il lavoro sui bilanci è più avanti. Una strada accidentata per i contribuenti: per avere idea degli effetti basta pensare che, oltre a reintrodurre il prelievo sull'abitazione principale, il nuovo sistema fa crescere (in genere del 60%) le basi imponibili e alza le aliquote di riferimento. Applicando la richiesta base prevista dal decreto «Salva-Italia», il conto per una seconda casa o un negozio raddoppia rispetto all'Ici 2011. Tutti gli aumenti locali mettono un carico aggiuntivo a questa base.

    A Milano, per esempio, ci sono da recuperare quasi 600 milioni di euro e non c'è molto da scialare. Evitato, almeno per ora, l'aumento dell'addizionale Irpef, sono i proprietari di immobili a dover assicurare lo sforzo maggiore per tenere in piedi i conti di Palazzo Marino. L'ipotesi più accreditata mantiene al 4 per mille fissato dalla legge statale l'aliquota sull'abitazione principale, e assegna il 9,6 per mille (quella «di base» prevista dal decreto «salva-Italia» è il 7,6 per mille) agli altri immobili: i tecnici lavorano anche a una disciplina di favore per gli affitti a canone concordato (4,6 per mille) e una di "sfavore" (10,6 per mille, tetto massimo di legge) per banche e assicurazioni, sulla falsariga di quanto accade per l'Irap, ma la fattibilità di queste articolazioni è ancora tutta da confermare. Sempre in Lombardia, aumenti locali in vista anche a Monza, Bergamo e Lecco, mentre le aliquote di Brescia e Mantova dovrebbero assestarsi ai livelli indicati dalla legge statale; lo stesso dovrebbe accadere a Lodi, dove il Comune pensa di puntare sulle imposte "minori" appena scongelate dal decreto fiscale (dall'imposta sulla pubblicità a quella sull'occupazione di suolo pubblico), nel tentativo anche di mantenere al 2 per mille l'addizionale Irpef.

    A Torino, invece, è a rischio incrementi anche l'abitazione principale, perché a Palazzo di Città le esigenze di finanza locale sono impellenti (come mostra anche l'annunciato sforamento del Patto di stabilità 2011) e spingono gli amministratori a calcolare il 5 per mille per le abitazioni principali, e a portare 9,6 per mille l'aliquota per gli altri immobili: tra le opzioni sul tavolo c'è però anche una mini-tutela per gli affitti a canone concordato, che potrebbero attestarsi all'aliquota di riferimento nazionale del 7,6 per mille. Partita chiusa invece ad Aosta: aliquote nazionali per tutti, tranne che per le 800 case tenute vuote in città, che vanno incontro a una penalizzazione con aliquota al 9,6 per mille. A Trento, infine, è stata decisa un'Imu al 4 per mille per le abitazioni principali e pertinenze, al 7,83 per gli altri immobili, al 10,6 sugli immobili sfitti da oltre due anni.

    Molto più indietro è Roma, dove però l'allarme conti è ancora più alto e potrebbe portare al 6 per mille anche l'aliquota sulla prima casa, oltre ad alzare quella riservata al resto del mattone (nell'attesa che dal 2013 parta anche l'Imu sui beni ecclesiastici, che a Roma pesano parecchio). Tutto al massimo anche a Caserta, dove i conti locali non lasciano alternative, mentre a Napoli la partita è ancora tutta da giocare: le prime ipotesi potrebbero iniziare a circolare dalla prossima settimana, appena si chiuderà la vicenda della gestione del patrimonio comunale, perché il destino delle aliquote napoletane dipende anche dalla possibilità di dare una svolta concreta nella valorizzazione del mattone di Palazzo San Giacomo.

    Gianni Trovati - 08 marzo 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  07/03/2012

    Due milioni di cessazioni d'ufficio e altrettante cartelle per 500 milioni di euro complessivi di sanzioni.

    Questi i potenziali effetti delle disposizioni sulla cancellazione delle partite Iva inattive varate con il decreto legge di semplicazione fiscale (n.16 del 2 marzo 2012, pubblicato in G.U. n. 52 ed entrato in vigore il 2 marzo).

    Effetti che però non scatteranno automaticamente, ma solo dopo un preavviso agli interessati.

    G. Galli - 6 marzo 2012 – tratto da Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  05/03/2012

    L'usucapione non scatta senza prova certa sul termine iniziale di decorrenza del possesso. E non basterà che l'attore sostenga, dinanzi al giudice, di possedere il bene «da tempo immemorabile». L'istituto dell'«immemorabile», in quanto estraneo al nostro ordinamento, non può produrre alcun effetto nei rapporti privatistici, salva l'operatività in ambito amministrativo. Lo precisa il tribunale di Cassino (giudice Eramo) con la sentenza 823/2011. A motivare la causa, la decisione di due fratelli e di un terzo parente, di chiamare in giudizio una Società, al fine di sentir dichiarato acquisito per usucapione il diritto di proprietà su alcuni appezzamenti. La Srl, assumevano, non era affatto titolare dei terreni in questione: sugli stessi, pervenuti agli attori per eredità, era maturata un'usucapione in loro favore. Ciò, in forza del «possesso pacifico, continuo e non interrotto», esercitato sui beni «da epoca immemorabile». La Società, però, contesta la titolarità dei terreni in capo agli istanti, affermandone l'esclusiva e piena proprietà. L'incertezza circa il termine iniziale di decorrenza del possesso, non aveva affatto maturato un'usucapione. Gli attori, inoltre – precisa il legale della convenuta – avrebbero sempre detenuto i terreni nomine alieno. Di qui, l'assunzione di una serie di testimonianze tese ad accertare la circostanza. I testi portati a processo, però, pur riferendo del possesso degli appezzamenti da parte degli istanti, non ne sanno indicare con certezza la decorrenza. Né gli attori, d'altro canto, forniscono al giudice alcun documento comprovante la data iniziale del possesso, limitandosi ad affermare di possedere i beni «da tempo immemorabile».
    Il tribunale respinge la domanda per insufficienza probatoria. Nel farlo, il giudice si sofferma a puntualizzare che l'istituto dell'«immemorabile» non è previsto nel diritto civile ma solo, in certi casi, nel diritto amministrativo.
    L'immemorabile – si legge in sentenza – «si distingue dalla prescrizione» sia per «l'indeterminatezza del termine sia perché, più che un diritto, fa sorgere una presunzione». Si tratta, infatti, di istituto applicabile esclusivamente nella materia dei diritti reali su beni demaniali – e dunque nei rapporti di diritto pubblico con l'amministrazione statale – e non anche «nei rapporti di diritto privato», come nel caso concreto.
    Non solo. Nella vicenda specifica era mancata persino la prova sul termine d'inizio del possesso da parte dei danti causa degli attori, «prova che questi ultimi avrebbero dovuto fornire e non hanno fatto». Per di più, secondo la ricostruzione dei fatti delineata dagli attori, gli immobili, al momento della successione, erano già frutto di precedente usucapione. Sui beni contesi, dunque – mancandone i necessari presupposti giuridici – non era stata acquisita alcuna proprietà da parte degli eredi. Per queste ragioni, il tribunale non poteva che rigettare le richieste avanzate, riconoscendo in capo alla Società convenuta l'indiscussa proprietà sui terreni.

    Selene Pascasi - 02 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  27/02/2012

    Il controllo della posta elettronica e degli accessi ad internet da parte del datore di lavoro per verificare la corretta esecuzione della prestazione è vietato. Non lo è più, però, quando avviene ex post. In seconda battuta, dunque, l'azienda a seguito dell'emersione di elementi di fatto «tali da raccomandare l'avvio di una indagine retrospettiva» può accedere alla corrispondenza telematica del dipendente. E se ravvede delle violazioni gravi licenziarlo. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza n. 2722/2012, respingendo il ricorso di un alto funzionario di banca e confermando le sentenze di primo e secondo grado.

    Il dipendente aveva divulgato informazioni protette
    Nel 2004 un quadro direttivo di una banca, addetto all'ufficio Advisory center, era stato licenziato "per giusta causa" per aver divulgato attraverso l'invio di e-mail a soggetti esterni all'azienda notizie riservate riguardanti un cliente dell'Istituto e per aver posto in essere, grazie a queste notizie, «operazioni finanziarie da cui aveva tratto un vantaggio personale». La Corte di appello aveva confermato la sentenza ravvisando una serie di violazioni: l'obbligo di segretezza e correttezza (previsti dall'articolo 2104 del codice civile), il regolamento interno e il codice deontologico. Nel complesso, il dipendente aveva tenuto un comportamento «particolarmente lesivo dell'elemento fiduciario» sfruttando la propria posizione in azienda.

    Il controllo non riguardava lo svolgimento della prestazione
    Contro questa sentenza il bancario è ricorso in Cassazione, sostenendo, tra l'altro, che il datore di lavoro avrebbe violato le garanzie dello Statuto dei lavoratori sui limiti nei controlli a distanza dei dipendenti. Per la Suprema corte, però, il caso è diverso da quello tutelato dall'articolo 4 dello Statuto. Infatti, l'attività di controllo sulle strutture informatiche aziendali da parte della banca «prescindeva dalla pura e semplice sorveglianza sull'esecuzione della prestazione», essendo, invece, «diretta ad accertare la perpetrazione di eventuali comportamenti illeciti (poi effettivamente riscontrati)». Un controllo al passato dunque che non verteva sull' «esatto adempimento delle obbligazioni» discendenti dal rapporto di lavoro, bensì «destinato ad accertare un comportamento che poneva in pericolo la stessa immagine dell'istituto presso terzi».

    F.Machina Grifeo/L.Dello Iacovo - 23 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  21/02/2012

    Tracciabilità meno rigida per gli acquisti degli stranieri in Italia. Nel decreto sulle semplificazioni fiscali che questa settimana sarà all'esame del Consiglio dei ministri, si punta ad attenuare l'effetto del tetto massimo per i pagamenti in contante facendo un'eccezione per non deprimere gli acquisti di beni made in Italy da parte dei turisti. Una deroga al nuovo limite dei mille euro, introdotto a inizio di dicembre dalla manovra Monti, per venire incontro alle esigenze dei commercianti al dettaglio, in particolar modo di quelli che operano nelle zone ad alta presenza di soggetti provenienti da altri Paesi. La norma allo studio del Governo impone, però, comunque due condizioni al dettagliante. Prima di tutto, dovrà chiedere e fotocopiare il passaporto del cliente. Gli importi incassati per gli acquisti da mille euro in su non potranno rimanere in negozio. Il commerciante dovrà depositarli entro due giorni sul suo conto corrente e al momento stesso del versamento dovrà consegnare alla banca la fotocopia del passaporto dell'acquirente straniero e del documento che certifica il pagamento della somma. Un modo per limitare l'eventuale aggiramento dei vincoli sul contante che potrebbero essere tentati dalle organizzazioni criminali (soprattutto attraverso stranieri compiacenti) per riciclare denaro sporco.

    Non sarebbe comunque il solo correttivo alle norme introdotte poco più di due mesi fa. La segnalazione dell'infrazione rilevata sullo stop al contante non dovrebbe più essere trasmessa alle Entrate, come attualmente previsto, ma dovrebbe essere prevista un'ulteriore fase di filtro: la violazione arriverà alla Guardia di Finanza, che in presenza di elementi fondati per l'accertamento metterà al corrente l'Agenzia. Nel pacchetto semplificazioni sono destinate a entrare anche altre misure sui controlli e antievasione. Dalle maxisanzioni doganali per bloccare la fuga dei capitali all'estero a quelle per i prodotti contraffatti, dalle compensazioni che tornano sotto osservazione alla nuova operazione di pulizia delle partite Iva inattive. E alla luce delle operazioni a Cortina, Roma, Milano, Napoli e Sanremo, potrebbe arrivare anche una norma ad hoc per inserire autonomi, negozianti ed esercenti che non emettono lo scontrino nelle liste selettive dei soggetti da accertare.

    La vera chiusura del cerchio dovrebbe arrivare, poi, con un mini restyling della giustizia tributaria, già al centro di ritocchi sostanziosi con le manovre estive dello scorso anno. La tassa d'ingresso per il contenzioso in caso di ricorso cumulativo dovrà essere pagata in base al valore di ogni singolo atto impugnato. Mentre se in appello il ricorrente contesterà le sole spese di giudizio, il contributo unificato sarà calcolato solo con riferimento a queste ultime. L'istituzione delle sedi staccate delle sezioni di secondo grado dovrebbe diventare facoltativo e non più obbligatorio. Il limite anagrafico per i concorsi interni tra i magistrati sarà equiparato a 72 anni come quello per quelli esterni. Mentre il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria dovrà comunicare almeno un anno prima i posti che i magistrati libereranno per aver raggiunto l'età massima. Anche la macchina amministrativa dei Tribunali del fisco è destinata a essere rivista con un riassetto delle competenze sulla gestione del personale e dell'organizzazione del lavoro. Il tutto nell'obiettivo di far funzionare in modo ancora più efficiente la giustizia tributaria come sentinella nel recupero della lotta all'evasione. Recupero che dovrebbe essere poi destinato alla riduzione del prelievo sui contribuenti facoltosi: ma a questo dovrebbe pensare la riscrittura della delega per la riforma fiscale.

    Marco Mobili/Giovanni Parente - 20 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/02/2012

    Il decreto legge sulle semplificazioni pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» di giovedì mette in campo una serie di nuove tutele nei confronti del cittadino che presenta una istanza alla Pubblica Amministrazione.
    Dall'introduzione del potere sostitutivo del dirigente individuato dall'amministrazione, o in mancanza, predefinito dal legislatore stesso, il cittadino allo scadere del termine per l'emanazione del provvedimento di suo interesse può investire direttamente il sostituto e ottenere quanto gli necessita, con un minimo di attesa ulteriore comunque pari a non oltre la metà del tempo fissato dalla legge o dal regolamento dell'amministrazione. Al verificarsi di un tale ritardo maturano in primo luogo gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa del dirigente o del funzionario che avrebbe dovuto provvedervi, e scatta la segnalazione alla Corte dei Conti che potrà condannare il lavoratore a risarcire un danno al suo ente di appartenenza.
    Il ritardo o l'assenza del provvedimento finale costituisce anche elemento di valutazione negativa della prestazione del dirigente o del funzionario per l'anno in cui esso si verifica, e può comportare una riduzione dell'indennità di risultato; si tratta in queste ipotesi di responsabilità «dirigenziale» che si aggiunge alla responsabilità amministrativa. In casi estremi si può verificare per l'interessato una valutazione talmente negativa da determinare, qualora si ripeta per almeno due anni, anche non consecutivi, una valutazione di insufficiente rendimento: un'eventualità che rende il dirigente suscettibile di licenziamento disciplinare, come previsto dal decreto Brunetta (nel nuovo articolo 55-quater, comma 2, Dlgs 165/2001). Dal ritardo o dall'omissione del provvedimento richiesto dal cittadino, anche prima del decreto semplificazione e sviluppo, sorgeva a dire il vero in capo al dirigente o al funzionario responsabile anche una responsabilità di natura disciplinare.
    Occorre però distinguere il comportamento del lavoratore che ha semplicemente ritardato nell'emanare un atto dovuto dall'ipotesi in cui il ritardo o l'omissione abbia anche comportato per il cittadino un danno ingiusto. Nella prima ipotesi la responsabilità disciplinare deriva dal comportamento scarsamente diligente nell'esecuzione dei suoi compiti e nella trattazione ordinata delle pratiche che potrà comportare dal minimo del richiamo verbale al massimo della multa fino a quattro ore di retribuzione. Qualora invece il cittadino investa il giudice civile, richiedendo un risarcimento alla Pa per il danno subito, al dirigente o al funzionario potrà venire contestata una diversa figura di responsabilità disciplinare. Anch'essa é stata introdotta dal decreto Brunetta, tra le ipotesi di «responsabilità per comportamento pregiudizievole per l'amministrazione» (articolo 55-sexies, comma 1, Dlgs 165/2001). Questa ipotesi di responsabilità disciplinare tuttavia richiede una sentenza favorevole al cittadino, che accerti il fatto che si sia verificato ai suoi danni un danno quale diretta conseguenza del ritardo o dell'omissione nell'emettere il provvedimento richiesto. Come previsto dall'articolo 2-bis della legge 241/1990, modificata dalla legge 69/2009, il ritardo o l'omissione devono essere frutto di dolo o colpa, anche lieve, del dipendente pubblico. Richiede pertanto che il giudice si esprima in tal senso, avuto riguardo al comportamento complessivo del lavoratore e alle eventuali attenuanti dovute, ad esempio, a carenze organizzative a lui non imputabili. L'entità del risarcimento riconosciuto con sentenza a favore del cittadino determina infine la gravità della sanzione disciplinare applicabile in queste ipotesi. Sanzione che varia da un minimo di tre giorni a un massimo di tre mesi di sospensione dal servizio e dalla retribuzione per il dirigente o funzionario responsabile del ritardo. Questo può tuttora costituire un problema, tenuto conto degli attuali tempi medi della giustizia, che rendono di fatto inefficace il meccanismo.

    01 | LE SANZIONI
    In caso di procedimenti conclusi in ritardo rispetto ai tempi fissati da leggi o regolamenti, può maturare per il dirigente o funzionario responsabile la responsabilità amministrativa, e scatta la segnalazione alla Corte dei conti che in caso di danno può stabilire la necessità di un risarcimento a favore dell'ente

    02 | LA VALUTAZIONE
    L'esistenza di procedimenti che arrivano in ritardo alla conclusione viene considerata obbligatoriamente nella valutazione della performance del dirigente responsabile

    03 | LE CONSEGUENZE
    La prima conseguenza diretta è di tipo economico, perché una valutazione negativa può ridurre fino ad annullare la retribuzione di risultato riconosciuta al dirigente

    04 | RIFORMA BRUNETTA
    L'entità dell'eventuale danno arrecato all'ente, invece, può determinare in capo al dirigente una sanzione aggiuntiva da tre giorni a tre mesi di sospensione dal servizio e dalla retribuzione. Nei casi più gravi, una valutazione negativa protratta per due anni può portare al licenziamento disciplinare

    Sylvia Kranz 13 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  13/02/2012

    Il mercato dei mutui in Italia resta frenato. Il nuovo anno - guardando i dati sulla domanda di mutui da parte delle famiglie elaborati da Eurisc, sistema di informazioni creditizie di Crif - prosegue il trend avviato a fine 2011. A gennaio infatti la domanda è calata del 44%.

    Leggendo il dato al contrario, però, si evince anche che il mercato non è totalmente imballato, complice la melina delle banche nelle erogazioni di mutui e l'incertezza delle famiglie sul budget da destinare alle spese future in virtù dell'austerity del governo Monti .

    Se ogni anno in Italia circa 500mila famiglie stipulano un mutuo, i dati attuali indicano che, in proiezione, anche in questa fase di contrazione il mercato contempla oltre 250mila famiglie attive.

    La durata tra i 25 e i 30 anni è la più gettonata. Al contempo, l'importo medio continua il calo già rilevato nel corso del 2011, andando a toccare i valori dello stesso mese del 2009, intorno ai 134.000 euro.

    Euribor in discesa da 36 giorni di fila
    Intanto, in uno scenario in cui gli spread restano elevati con medie oltre il 3%, l'Euribor è sceso oggi sui minimi di gennaio 2011. Il tasso a 3 mesi - tasso che le 44 banche di un panel applicano fra loro per i prestiti trimestrali e che viene preso come riferimento per indicizzare la gran parte dei mutui in Italia - è sceso oggi all'1,07%. Lo comunica la European Banking Federation. L'Euribor a 3 mesi è in flessione da 36 giorni di fila, archiviando la sequenza al ribasso più lunga da agosto 2009.

    Decisamente più basso è l'Euribor a 1 mese, fissato oggi allo 0,647% mostrandosi un parametro decisamente più conveniente - per chi è orientato al tasso variabile - rispetto al "fratello a 3 mesi" o allo stesso tasso Bce (1%).

    Vito Lops - 09 febbraio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/02/2012

    Se la suddivisione di un importo pari o superiore ai 1.000 euro dipende da contratti che prevedono rateazioni o somministrazioni non vi è elusione alla normativa sulla limitazione dell'uso dei contanti in quanto la molteplicità dei pagamenti rappresenta una prassi commerciale e non elusione della normativa.
    A ribadire questo concetto è il Mef, dipartimento del Tesoro, con la circolare 2 del 16 gennaio 2012.

    Il documento, che illustra le più recenti novità in tema di limitazione all'uso del contati, riepiloga l'intero iter procedurale sull'irrogazione delle sanzioni e l'eventuale fase contenziosa.

    Viene ricordato che il nuovo importo di 1000 euro è riferito alla somma complessiva del trasferimento, con la conseguenza che è vietato suddividere artificiosamente tale importo con più pagamenti sotto soglia, ma relativi alla medesima operazione economica.

    A questo proposito è evidenziato che, se la suddivisione dipende da contratti che prevedono rateazioni o somministrazioni , non vi è alcuna artificio in quanto la molteplicità dei pagamenti rientra nella prassi commerciale

    A. Iorio - 8 febbraio 2012 – tratto da Il sole 24 ore -

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  • Normative complementari  »»  07/02/2012

    Le disposizioni, gli obblighi e le connesse sanzioni in tema antiriciclaggio, ivi compresa, in particolare, l'applicazione delle stringenti previsioni relative alla "manovra Monti" sono operative a 360° a partire dallo scorso 1° febbraio. E' proprio il caso di dire che di adempimenti ce n'é per tutti, considerato che i soggetti coinvolti sono non solo gli intermediari e i professionisti del settore finanziario o quelli dell'ambito contabile, ma anche le imprese e i privati cittadini.

    Rapporti banca-cittadino
    A seguito del polverone sollevato da più parti, in particolare nei rapporti con le banche, per il ridimensionamento della soglia delle transazioni in contanti a mille euro, si era creato allarmismo in merito al fatto che non si potessero più prelevare o depositare somme in contanti dai conti correnti e che, nel caso di richieste in tal senso, l'istituto di credito avesse dovuto far compilare un apposito modello al cliente cui evidenziare e giustificare le ragioni dell'operazione.
    Tutto è stato successivamente chiarito a mezzo della circolare Abi dell'11 gennaio 2012 (richiamando quanto già evidenziato nella circ. Mef del 4/11/11), con la quale si precisa che la soglia di mille euro si applica esclusivamente ai trasferimenti di denaro tra privati cittadini e non ai versamenti e prelievi allo sportello.

    C. Feriozzi - 6 febbraio 2012 – tratto da Italia oggi

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  • Normative complementari  »»  06/02/2012

    Se n'è parlato poco, finora. Così c'è chi rischia di arrivare tardi all'appuntamento di lunedì 13 febbraio. Da quel giorno, chi circolerà col targhino per motorini rischia una multa di 519,67 euro, anche se il calcolo dei termini è controverso e alla fine le sanzioni potrebbero scattare dal 14. Il contrassegno di circolazione (più noto come targhino) e il certificato d'idoneità tecnica vanno sostituiti – come previsto un anno e mezzo fa dalla riforma del Codice della strada (legge 120/10) – con una vera e propria targa e un certificato di circolazione, abbinati univocamente al veicolo. Finisce quindi l'era dei ciclomotori "non targati", cioè su cui chiunque – anche un ladro – può apporre il proprio targhino personale.
    La ritargatura mette fine al doppio regime instaurato dal 14 luglio 2006, quando per tutti i nuovi ciclomotori è stata introdotta l'immatricolazione: si registra l'abbinamento veicolo-proprietario, ottenendo il certificato di circolazione (che, oltre alle caratteristiche tecniche del mezzo previste dal vecchio documento, riporta il numero di targa e le generalità dell'intestatario) e una targa di nuovo tipo (più grande e leggibile), che resta fissa su quell'esemplare (può essere rimossa solo in caso di rivendita o di demolizione). È personale anche la nuova targa, ma non può mai essere abbinata a più di un mezzo.
    Il nuovo sistema dà più sicurezza. Sia sui furti e sul conseguente riciclaggio sia sull'individuazione del proprietario (che ha tutti i diritti sul veicolo, ma è pure responsabile, ad esempio, su bollo, incidenti e corretta demolizione). Tutto ciò a prezzo di qualche adempimento in più, sgradito soprattutto a chi approfittava del regime blando per compravendite disinvolte, abbandoni in campagna del mezzo a fine vita eccetera. Ma in qualche caso c'è una nuova opportunità: poter trasportare un passeggero. Ecco i dettagli.

    Chi deve adeguarsi
    La ritargatura riguarda ciclomotori e quadricicli leggeri (le microcar di categoria L6e, che sono equiparate ai motorini, hanno massa complessiva fino a 350 chili e motore fino a 50 centimetri cubici se a benzina e di potenza fino a 4 kiloWatt se alimentati in altro modo). Sono chiamati all'appello solo gli esemplari che hanno ancora il vecchio certificato d'idoneità tecnica, che li identifica solo col numero di telaio.

    Le sanzioni
    Nessuno può essere ancora multato, anche se già il 28 novembre 2011 è scaduto l'ultimo dei termini assegnati dal ministero delle Infrastrutture (Dm 2 febbraio 2011) per mettersi in regola. Il Dm cadenzava in quattro scaglioni le operazioni, ma solo per evitare affollamenti alla scadenza, che fissava al 12 febbraio 2012 (mentre la legge sembra individuare il giorno successivo).
    Peraltro, il 12 cade di domenica e non è ancora chiaro se già il 13 mattina rischierà la multa chi circolerà per recarsi a espletare la pratica contando sul rinvio al giorno lavorativo successivo che per principio generale dovrebbe scattare in questi casi. Comunque la pratica si potrà fare anche in futuro, senza costi aggiuntivi allo sportello.
    Se però si circola mentre non si è ancora in regola, dal 13 (o dal 14) febbraio su strada scatta la multa. Non quella pesante prevista per chi non ha mai immatricolato il ciclomotore (da 146 a 584 euro – valuta il prefetto – e confisca), ma quella specifica prevista dalla legge 120/10, che non l'ha inserita nel Codice. Perciò valgono le regole generali sulle sanzioni amministrative, che rispetto a quelle stradali hanno due particolarità: non si possono pagare con l'importo minimo (389 euro, in questo caso), ma un terzo del massimo (quindi si sale a 519,67 euro), a meno che non si presenti ricorso; si versa con modello F23.

    La pratica
    Per ottenere la ritargatura in tempo reale, si va alla Motorizzazione o in un'agenzia ad essa connessa telematicamente (chiamata Centro servizi Motorizzazione); gli altri operatori privati possono solo andare a loro volta allo sportello pubblico, il che per il cliente comporta un'attesa. Va compilato un modulo di richiesta dei nuovi documenti, in cui ci si dichiara proprietari del veicolo e si autocertifica la residenza.
    Bisogna allegare il certificato di idoneità tecnica e le ricevute di tre versamenti. Chi si rivolge alle agenzie pagherà anche il relativo, legittimo compenso. Nessun adempimento va svolto invece al Pra: la riforma non ha cambiato lo status giuridico dei ciclomotori, che restano dei comuni beni mobili (quindi non registrati).

    Gli adempimenti successivi
    Ottenuti i documenti, si è inseriti nell'Anv (Anagrafe nazionale dei veicoli, tenuta dalla Motorizzazione). Ciò comporta l'obbligo di comunicare gli aggiornamenti: cambi di residenza (tramite il Comune), passaggi di proprietà e sospensioni della circolazione. Quando si vende il ciclomotore, la targa va staccata e conservata per un eventuale acquisto successivo o distrutta (comunicandolo alla Motorizzazione o a un Centro servizi).

    Il passeggero
    Dal 1999, alcuni ciclomotori (omologati secondo la direttiva europea 97/24) possono trasportare un passeggero. Ma si può approfittarne solo se ciò risulta dal certificato di circolazione. Quindi alcuni vecchi ciclomotori, col cambio dei documenti, si riveleranno idonei. In ogni caso, il passeggero può salire solo se il conducente è maggiorenne.

    Maurizio Caprino - 23 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  01/02/2012

    È nulla la notifica della cartella se manca la data della consegna nella copia per il destinatario.
    A precisarlo la Cassazione con la sentenza numero 398/12.
    La vicenda trae origine da un ricorso proposto da una società contro una cartella esattoriale, relativa a contributi previdenziali. Nella copia consegnata al destinatario, infatti, mancava l'indicazione della data di effettuazione della notifica. La società, già nel ricorso proposto in primo grado, aveva rilevato la violazione degli articoli 148 e 160 del Codice di procedura civile.
    In particolare l'articolo 148 Codice di procedura civile dispone, al primo comma, che l'ufficiale giudiziario certifica l'eseguita notificazione mediante relazione da lui datata e sottoscritta, apposta in calce all'originale e alla copia dell'atto. L'articolo 160 Codice di procedura civile prevede, invece, che la notifica è nulla, se c'è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data.

    L'interpretazione
    La Suprema corte, uniformandosi a queste norme e a pregressa giurisprudenza, ha precisato che in caso di contrasto tra i dati risultanti dalla copia di relata allegata all'originale e i dati risultanti dalla copia consegnata al destinatario, occorre far riferimento alla copia del destinatario, ma se in quest'ultima mancano degli elementi essenziali, la notifica è passibile di nullità proprio in base a quanto stabilito dall'articolo 160 del Codice di procedura civile.
    Secondo i giudici di legittimità, inoltre, nella copia della cartella esattoriale notificata dal concessionario alla società, non era stata riportata la data di consegna, ritenuta un elemento essenziale, proprio ai sensi dell'articolo 148 del Codice di procedura civile. La mancanza della data oltre a comportare la nullità della notifica, determina, conseguentemente, la mancata decorrenza del termine per proporre opposizione.
    Pertanto la Cassazione, accogliendo il ricorso, ha concluso affermando che il principio di diritto, secondo cui la disciplina degli articoli 148 e 160 del Codice di procedura civile, è applicabile anche in materia di notificazione di una cartella esattoriale.
    Nel caso oggetto della controversia la pretesa era relativa a contributi Inps, impugnabili davanti al giudice del lavoro. Una cartella di pagamento, però, può avere a oggetto anche imposte così come altri tributi, impugnabili dinanzi alle commissioni tributarie. Dalla lettura del principio, tuttavia, non sembrano emergere discriminazioni in relazione alla sostanza della cartella, disponendo solo circa la procedura necessaria per portare a conoscenza del contribuente l'atto.

    Il raggio d'azione
    Il chiarimento fornito dalla pronuncia appare relativo alla corretta interpretazione di una norma procedurale relativa alla notifica di un atto. Pertanto, l'interpretazione si presta a essere estesa anche in ambito tributario, in considerazione delle disposizioni contenute nell'articolo 60 del Dpr 600/73, che regolamenta la notificazione degli avvisi e degli altri atti fiscali destinati al contribuente. Tale disposizione fa espresso rinvio al Codice di procedura civile e, precisamente, alle norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti. Ne dovrebbe conseguire che il requisito della correttezza della data di notifica sulla copia consegnata al contribuente, sia fondamentale non solo per le cartelle di pagamento (anche di natura tributaria), ma anche, verosimilmente, per gli avvisi di accertamento e atti similari. Infine, in presenza di una notifica nulla, se i termini non sono ancora prescritti, l'ufficio può procedere a una nuova consegna (corretta) dell'atto.

    In sintesi
    01|IL CASO
    Nella copia della cartella di pagamento relativa a contributi previdenziali consegnata al destinatario mancava l'indicazione della data di effettuazione della notifica. Pertanto la società interessata ha presentato ricorso

    02|LA DECISIONE
    Secondo la Suprema corte, in caso di contrasto tra i dati risultanti dalla copia di relata allegata all'originale e i dati risultanti dalla copia consegnata al destinatario, occorre far riferimento alla copia del destinatario, ma se in quest'ultima mancano degli elementi essenziali, la notifica è passibile di nullità.

    Laura Ambrosi - 30 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  31/01/2012

    Tracciabilità. Da mercoledi 1° febbraio scattano le sanzioni fino al 40% per chi trasferisce contante oltre la soglia.

    Niente sanzioni per le richieste e i versamenti di contante sopra i 1.000 euro

    Dopodomani scatano le sanzioni: il limite di 1.000 euro previsto per il trasferimento di denaro contante, libretti e titoli al portatore costituisce soglia per infrazioni sanzionabili a partire da mercoledi 1° febbraio 2012.
    Il chiarimento è stato fornito dal ministero dell'Economia e finanze (Mef) con la circolare 2 del 16 gennaio scorso.
    Il periodo di moratoria è stato previsto durante la fase di conversione in legge del Dl 201/2011, che - nella sua versione iniziale - non conteneva alcuna specifica disposizione sul punto.
    Con la conseguenza che , in assenza di emendamenti, sarebbero state subito sanzionabili le eventuali violazioni avvenute dal 6 dicembre 2011 in poi.
    Da mercoledi, però, le infrazioni diventano punibili.

    N. Forte – 30 gennaio 2012 – tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  30/01/2012

    Per poter procedere all'iscrizione on line le famiglie devono effettuare le seguenti operazioni:

    • accedere alla homepage del Ministero (www.istruzione.it);
    • selezionare l'icona "Scuola in chiaro";
    • effettuare la ricerca della scuola di interesse all'interno di "Scuola in chiaro";
    • scaricare, stampare e compilare il modello e/o i modelli di iscrizione, ove siano presenti nella sezione "Didattica-Iscrizioni" della scuola individuata;
    • avviare la procedura di iscrizione selezionando il pulsante "Iscrizioni on line", seguendo una procedura guidata;

    L'invio del modello/i di iscrizione predisposto dalle scuole compilato manualmente dalla famiglia, può avvenire on line all'interno della medesima procedura, qualora la scuola abbia provveduto ad inserire il modello/i stesso nella sezione "Didattica-Iscrizioni". Tale invio è ovviamente possibile, sempreché si disponga di un apparecchio scanner, effettuando il caricamento di file in formato PDF e/o JPEG; in caso contrario l'invio può avvenire mediante trasmissione a mezzo fax o per via postale o a mezzo consegna diretta entro il termine ultimo per le iscrizioni.

    Nell'ipotesi in cui l'iscrizione venga effettuata interamente on line, la famiglia riceve da parte del Sistema Informativo del Ministero una conferma via e-mail o tramite sms di conclusione della procedura di iscrizione.

    La procedura di iscrizione on line prevede:

    • l'inserimento diretto di informazioni essenziali;
    • la scannerizzazione ed il caricamento, tramite pulsante "carica documenti", del modello o dei modelli di iscrizione precedentemente compilato/i e sottoscritto/i dai genitori/tutori degli alunni da iscrivere e di altri documenti eventualmente richiesti dall'istituzione scolastica.

    Se non è possibile procedere al caricamento dei documenti come richiesto dal secondo punto, la procedura di iscrizione, sebbene non conclusa, risulta comunque avviata (la scuola ne ha conoscenza); per il suo perfezionamento sarà però necessario far pervenire i documenti richiesti alla scuola che deve trattare l'iscrizione; ovvero, in caso di iscrizione al primo anno della scuola primaria o al primo anno della scuola secondaria di primo grado, alla scuola primaria, e alla scuola secondaria di primo grado, nel caso di iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado.

    20 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/01/2012

    Una maniera per venire incontro alle difficoltà delle piccole aziende in sofferenza.
    La legge (As 307-B, approvata in via definitiva dal Senato il 17 gennaio) che introduce nel nostro ordinamento un'inedita forma di accordo tra debitore e creditore anche per le imprese al di sotto delle soglie di fallibilità, rappresenta la presa d'atto degli effetti della crisi economica e, nello stesso tempo, l'adeguamento del nostro diritto dell'economia.

    La legge, nettamente distinta in due parti (una dedicata all'aggiustamento della disciplina di contrasto all'usura e l'altra, di più ampia portata, dedicata al percorso di ristrutturazione dei debiti), apre la strada a un intervento futuro per l'introduzione del fallimento del consumatore.

    Intanto, viene previsto che il debitore che non può avere accesso alle ordinarie procedure concorsuali, perchè di fatto si trova al di sotto dei parametri che la riforma della legge fallimentare considera come indicativi della dimensione dell'azienda, potrà concludere un accordo con i creditori per arrivare a risolvere una situazione in cui con il proprio patrimonio non è più nelle condizioni di fare fronte agli impegni presi.

    G. Negri – 20 gennaio 2012 - tratto da Il sole 24 ore -

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  • Normative complementari  »»  25/01/2012

    Sempre e solo un unico sindaco o un revisore nelle srl.
    Il decreto legge con i provvedimenti di semplificazione e sviluppo (probabilmnete già all'esame di un consgilio dei ministri questa settimana) fornisce l'interpretazione autentica dell'articolo 2477 del codice civile, cosi da evitare equivoci in sede applicativa e riducendo all'osso l'organismo interno di controllo/revisione.
    Ma il decreto, che si compone di due parti, la prima deidicata alle semplificazioni e la seconda contenente misure per la crescita dell'economia, si occupa anche di privacy e di semplificazione dei procedimenti ammministrativi.

    A. Ciccia – 24 gennaio 2012 - tratto da Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  24/01/2012

    Slitta di tre mesi (dal 2 aprile al 30 giugno) l'entrata in vigore del Sistri, il Sistema di controllo per la tracciabilità dei rifiuti.

    E per tutto il 2013 i comuni turistici potranno assumere a tempo determinato vigili urbani. A prevederlo sono alcuni emendamenti approvati ieri nelle commissioni affari costituzionali e bilancio della camera al decreto milleproroghe (216/2011), che approderà in aula lunedi, dove si attendono passi avanti su due questioni pensionistiche (riguardanti i lavoratori "precoci" ed "esodati").

    Il congelamento del Sistri, caldeggiato dalla Lega Nord, arriva sei mesi dopo il varo di un'altra norma sul tema nel dl sviluppo (70/2011), che ha dato alle aziende con meno di dieci dipendenti tempo fino al 1° giugno per l'avvio del meccaniscmo di verifica, al fine di garantire un adeguato periodo transitorio.

    S. D'Alessio – 20 gennaio 2012 - tratto da Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  23/01/2012

    Come sarà il mercato della casa nel 2012? Potranno esserci buone occasioni per acquistare una casa? Pur sapendo che le imposte aumenteranno, che gli gli spread sono impazziti, che il numero delle compravendite scende e che i prezzi delle case sono in molti casi ingessati, con qualche eccezione, come a Firenze e a Genova?

    Proviamo a rispondere partendo da quest'ultimo indicatore, i prezzi. C'è chi si stupisce per il loro mancato crollo a fronte della forte diminuzione dei rogiti stipulati. Non esiste più una legge della domanda e dell'offerta che in casi simili fa abbassare il punto di pareggio? Il punto è che l'offerta è anelastica perché i proprietari non sono disposti ad abbassare i prezzi: chi vende si è prefissato un valore e sotto quello non vuole scendere.

    Questo tipo di ragionamento è diffuso tra coloro che tentano di migliorare la propria condizione, vendendo il bilocale o il trilocale per avere una stanza in più: "Se vendo bene altrimenti resto dove sono".

    Parliamo ora di chi nel 2012 potrebbe, o dovrebbe, continuare a guardare al mercato immobiliare con un certo interesse: l'elenco comprende chi vorrà o dovrà comprare una prima casa e coloro che possiedono liquidità.

    Nel passaparola tra chi cerca casa, una delle condizioni ideali è trovare qualcuno che abbia ereditato un immobile e lo voglia subito vendere: per lui sono soldi in qualche modo trovati, per cui tendenzialmente sarà più disposto ad accettare più rapidamente un'offerta più bassa da parte dell'acquirente. Ma casi eccezionali a parte, ecco alcuni consigli per i potenziali acquirenti dati al Sole 24 ore Online da tre esperti operatori nell'immobiliare.

    Mario Breglia (presidente della società di ricerche Scenari immobiliari): "Nel 2012, immedesimandomi in chi cerca casa, punterei sulle abitazioni nuove, perché i costruttori hanno un forte bisogno di vendere, e su quelle grandi perché saranno le più penalizzate da una domanda sempre meno solvibile".

    Leo Civelli (amministratore della società di valutazione e consulenza Reag): "In generale, in vista di un incremento dell'inflazione dico di puntare sulla casa in quanto bene rifugio. Vorrei anche aggiungere di guardare alle zone centrali ma aspetterei di vedere come verrà applicata la riforma degli estimi catastali; se invece parliamo di investimenti immobiliari a 360 gradi - da 500mila euro in su - non dico casa ma negozi da affittare anche in città di provincia, purchè prime location".

    Luca Dondi (responsabile settore immobiliare del centro studi Nomisma): "A chi non ha bisogno di ricorrere al credito dico di puntare sui centri delle grandi città in cerca di immobili da ristrutturare perché in questo momento il mercato lo fa chi compra e avrebbe prospettive di rivalutazione nel medio e nel lungo periodo; come secondo consiglio dico immobili in zone semicentrali da affittare, in particolare bilocali e trilocali".

    Enrico Bronzo 31 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/01/2012

    L'antiriciclaggio adegua le sanzioni. Dal 1° febbraio le infrazioni al limite di 999,99 euro per le operazioni in contanti verranno sanzionate dal ministero dell'Economia.
    In una circolare della direzione Antiriciclaggio dello stesso Ministero, inviata alle Ragionerie territoriali dello Stato, competenti per i procedimenti di contestazione delle violazioni, si stabiliscono i nuovi termini sia oggettivi sia temporali per l'avvio dell'iter amministrativo attraverso il quale si applicano le pene pecuniarie alle violazioni del limite fissato dal Dl 201/2011, convertito dalla legge 214/2011.

    L'articolo 49 del decreto legislativo 231/2007, più volte modificato, vieta i trasferimenti di contante, libretti di deposito bancari o postali al portatore e titoli al portatore in euro o valuta estera, effettuati a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, per un valore pari o superiore a mille euro. Il trasferimento sarà regolare se avverrà attraverso una banca o uno sportello postale, ovvero un istituto di moneta elettronica.

    Il divieto riguarda pagamenti di beni o servizi, donazioni e atti a titolo gratuito effettuati per contanti in misura pari o superiore ai mille euro. Quindi, liberi i pagamenti nei negozi ovvero negli studi professionali, le donazioni e le liberalità in genere, fino a 999,99 euro. Oltre questo limite, tutto è possibile con strumenti di pagamento tracciabili, quindi nominativi, come gli assegni bancari e postali muniti di clausola di non trasferibilità, i bonifici, le carte di credito, i libretti di deposito nominativi. L'Economia ricorda che il limite non può essere aggirato nemmeno di pagamenti frazionati; in pratica la sanzione scatterà ugualmente se l'importo viene superato con più pagamenti in contanti singolarmente inferiori al limite, ma riferibili alla stessa operazione economica. Se la suddivisione dei mille euro riguarda contratti già stipulati che prevedano rateazioni o pagamenti periodici, questa non sarà sanzionata. Il limite si applica al singolo assegno per cui il cumulo non si calcolerà per assegni diversi utilizzati sulla medesima transazione.

    Per gli assegni «a me medesimo» il limite non è significativo in quanto non possono comunque essere girati da terzi, ma solo incassati dal traente. Gli assegni circolari potranno essere richiesti senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a mille euro. I libretti di deposito al portatore con saldo pari o superiore a mille euro debbono essere estinti dal portatore stesso, oppure ridotti sotto soglia entro il 31 marzo.

    Il ministero ribadisce che la limitazione non riguarda prelievi e versamenti di contante da conti correnti o libretti nominativi.

    Le sanzioni alle violazioni sulle norme relative ai contanti sono solo amministrative, e consistono in pagamenti di somme all'Erario, con percentuali variabili dall'1 al 40% degli importi trasferiti. La sanzione minima è fissata in 3mila euro per le violazioni commesse dal 16 giugno 2010 in poi (prima il minimo non esisteva). Se l'importo trasferito in contanti o con titoli al portatore supera i 50.000 euro, il minimo sale dall'1 al 5% dell'importo stesso. Se l'ammontare dei pagamenti non supera i 250mila euro si ha sempre la possibilità di pagare in misura ridotta una sanzione del 2% (è il meccanismo dell'oblazione). Se non si rispetteranno le norme sui libretti al portatore (trasferimento e riduzione sotto la soglia dei mille euro) che presentino saldi inferiori a 3mila euro, la sanzione massima potrà equivalere all'intero saldo del libretto. Non sono invece sanzionabili del tutto le infrazioni al limite dei mille euro commesse dopo il 6 dicembre 2011 e fino al 31 gennaio 2012. La contestazione della sanzione può avvenire da parte del ministero o della guardia di Finanza nei 90 giorni dal ricevimento della comunicazione, da parte di banche o Poste, dell'infrazione rilevata.

    Ranieri Razzante - 18 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/01/2012

    La cedolare secca approda nel 730/2012 portandosi dietro una serie di dubbi che neppure le istruzioni al modello, ancorché in bozza, aiutano a risolvere.
    Anzi, per certi versi, ne aggiungono di ulteriori.

    Viene infatti previsto che, a prescindere dalla circostanza che il contribuente possa aver già espresso l'opzione per il regime di tassazione alternativo, nel quadro B dovrà in ogni caso essere barrata la casella «opzione cedolare secca».
    Crocetta che dovrà essere apposta anche da coloro che intenderanno esprimere la scelta per la cedolare con la dichiarazione dei redditi, non avendo avuto la possibilità di farlo in sede di registrazione o di proroga del contratto.
    Restano così tutte le perplessità sollevate dalla circolare n. 26/E dell'1/6/2011 con la quale l'Agenzia delle entrate ha affermato che l'opzione da esercitarsi con il 730 o con Unico sarà efficace solo se, entro il termine previsto per il pagamento dell'acconto della cedolare (6 luglio o 5 agosto 2011), il contribuente ha comunicato al proprio inquilino, mediante raccomandata, la rinuncia agli aumenti contrattualmente previsti.

    Sul versante della revoca va invece rilevato come, a tutt'oggi, manchi ancora all'appello il provvedimento dell'Agenzia delle entrate che dovrebbe disciplinare le modalità di fuoriuscita dal regime della cedolare. Unica certezza è il restyling del quadro B dei fabbricati, per il quale sono stati previsti campi e codici nuovi.

    M. Bonazzi – 16 gennaio 2012 - tratto da Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  16/01/2012

    La legge è chiara nello stabilire che quando i condòmini sono più di quattro l'assemblea deve nominare l'amministratore, cioè una figura che, indipendentemente dai compiti attribuitigli dalla legge, è costantemente chiamato a impartire un gran numero di direttive per garantire ai propri amministrati un pacifico godimento dei beni comuni. L'amministratore è colui che, proprio per gli enormi cambiamenti e per l'indiscutibile espansione che ha subito nell'ultimo ventennio il fenomeno del condominio, deve oggi affrontare una serie di problematiche per la cui soluzione sono richieste specifiche conoscenze tecniche e giuridiche.

    All'amministratore è richiesto di organizzare al meglio gli interventi di professionisti e di tecnici che, seguendo le sue direttive, possano risolvere i più svariati problemi che si presentano in condominio: da quelli della contabilità, a cui egli può direttamente provvedere, a quelli dei rapporti di lavoro con dipendenti, degli appalti per le manutenzioni, dei contratti con i fornitori e, non da ultimo, delle responsabilità verso i condomini e verso i terzi. Quello che certamente gli si richiede è di compiere il suo incarico con diligenza, perizia, correttezza e buona fede.

    Il compito di nominare l'amministratore è riservato all'assemblea. La relativa delibera deve essere assunta con la maggioranza dei voti degli intervenuti all'assemblea (comunque non inferiore al terzo dei partecipanti al condominio) che rappresentino almeno la metà del valore dell'edificio.

    Allo scadere del termine annuale l'amministratore può essere confermato nella sua carica. La conferma costituisce in ogni caso una nuova nomina e necessita quindi della stessa maggioranza occorrente per la prima nomina. Se l'assemblea non è in grado di provvedere, può essere richiesto l'intervento dell'Autorità giudiziaria su richiesta anche di un solo condomino. Trattasi di un intervento che assume quindi carattere sussidiario e residuale rispetto al potere-dovere dell'assemblea dei condomini di decidere.

    Con le stesse maggioranze con cui si procede alla nomina, l'assemblea può deliberare, in qualsiasi momento e senza particolari formule, di revocare l'amministratore pur in assenza di giusta causa: tanto serve per nominarlo e tanto ci vuole per revocarlo dall'incarico, qualora, a giudizio dei condomini, non abbia diligentemente svolto i compiti che la legge gli affida oppure che l'assemblea gli abbia conferito. Qualora non si raggiunga la maggioranza, ci pensa il giudice, nel caso in cui per due anni non abbia sottoposto al vaglio dei condomini il conto della gestione oppure si sia astenuto dall'infornare l'assemblea di avere ricevuto un qualsiasi atto giudiziario o un provvedimento con contenuto che esorbita dalle sue attribuzioni.

    Scatta la revoca anche in presenza di fondati sospetti di gravi irregolarità nel suo modo di operare. È grave ad esempio l'avere omesso di pagare i fornitori del condominio, pur avendo ricevuto la provvista finanziaria dai condomini per poterlo fare; ancor più grave è il presentare rendiconti incompleti o falsati, oppure, e la censura è totale, il versare quote condominiali e fondi di riserva sul proprio conto corrente anziché su quello del condominio.

    Sulla revoca decide il Tribunale del luogo ove è sito l'edificio condominiale dopo aver sentito le ragioni dell'amministratore, il quale ha comunque il diritto di pretendere il pagamento del proprio compenso per tutto il periodo in cui ha effettivamente ricoperto la carica. Quando la revoca è priva di giusta causa, il compenso è eventualmente dovuto per il periodo residuo di durata dell'incarico, a titolo di risarcimento del danno per l'ingiustificato venir meno del guadagno che la prosecuzione del mandato gli avrebbe invece procurato.

    Una volta cessato l'incarico, tutta la documentazione condominiale deve essere consegnata al nuovo amministratore affinché egli possa senza difficoltà continuare a gestire il condominio. Ciò deve avvenire indipendentemente da possibili pretese anche economiche che l'amministratore ritenga pur fondatamente di vantare nei confronti dei condomini.

    Le norme a tutela della privacy, infine, escludono che l'amministratore uscente possa trattenere presso di sé le copie dei documenti riconsegnati: essendo cessato dall'incarico e venuta quindi meno la ragione per cui gli era consentito di trattare i dati personali dei condomini, riprende pieno vigore la disciplina diretta a garantire la sfera personale e la riservatezza dei condomini.

    Augusto Cirla - 12 gennaio 2012 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/01/2012

    Torna la possibilità di chiudere in maniera agevolata le partite Iva inattive. Il decreto milleproroghe (dl n. 216/2011, pubblicato sulla G.U. n. 302 di ieri) riapre infatti la procedura semplificata per estinguere le violazioni derivanti dalla mancata comunicazione della cessata attività ai fini Iva, già prevista dall'articolo 23, comma 23 del dl n. 98/2011. Per avvalersene, il contribuente dovrà versare entro il 2 aprile 2012 (il termine di legge del 31 marzo cade di sabato) un importo pari a un quarto della sanzione minima indicata dall'articolo 5, comma 6, primo periodo del dlgs n. 471/1997, vale a dire 129 euro. Ma le novità fiscali del Milleproroghe non si fermano qui. Si allunga di oltre un anno, fino a tutto il 2013, il termine entro cui le società del gruppo Equitalia potranno dichiarare inesigibili i ruoli presi in carico fino al 31 dicembre 2010.

    V.Stroppa/C.Bartelli – 30 dicembre 2011 – tratto da Italia Oggi.com

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  • Normative complementari  »»  04/01/2012

    A grandi passi verso la fatturazione elettronica obbligatoria nei confronti delle pubbliche amministrazioni: le modifiche apportate in sede di conversione del decreto legge «Salva-Italia» (decreto legge 201/2011) hanno infatti delineato con precisione il perimetro soggettivo dei destinatari attraverso il richiamo delle unità istituzionali, che concorrono al conto economico consolidato dello Stato, indicate nell'elenco pubblicato annualmente dall'Istat.

    Non solo. Le amministrazioni locali sono state vincolate dalla stessa manovra di Natale al rispetto delle stesse regole applicabili a quelle centrali introducendo così una regolamentazione unitaria a livello nazionale.

    L'utilizzo
    L'imminente adozione del secondo decreto attuativo della misura contenuta nella legge 244/2007 e la volontà, in linea con le indicazioni comunitarie, di utilizzare in funzione antievasiva i flussi telematici di fatturazione costituiscono le ragioni del rinnovato interesse nei riguardi della fattura elettronica obbligatoria che, di per sé, appare in grado di limitare le possibilità di sfuggire ai controlli.
    Eventuali anomalie potranno infatti essere individuate in automatico e non solamente con modalità manuali di accertamento dei fenomeni evasivi.

    Strumento antifrode
    Per queste ragioni la fattura elettronica, oltre ad aiutare le imprese a ridurre i costi e a essere più competitive, è ritenuta un elemento fondamentale ai fini del contrasto e della riduzione delle possibilità di frode.
    Non è un caso se le modifiche apportate sono state introdotte nell'ambito delle disposizioni sul regime premiale per favorire la trasparenza, contenute all'articolo 10 del decreto legge 201 del 2011.

    L'obbligatorietà
    Al fine di semplificare il procedimento di fatturazione e registrazione delle operazioni imponibili, l'articolo 1, comma 209 della legge 244/2007, impone ai fornitori delle amministrazioni pubbliche e di quelle autonome, con le tempistiche individuate dal decreto di prossima pubblicazione, di gestire le fatture nelle fasi di emissione, trasmissione e conservazione esclusivamente con modalità elettroniche.
    Le amministrazioni destinatarie dei flussi di fatturazione non potranno, dal canto loro, accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea né procedere ad alcun pagamento, nemmeno parziale, sino all'invio in forma elettronica.

    I destinatari
    Organismi pubblici, istituzioni senza scopo di lucro e gli enti di previdenza costituiscono le amministrazioni pubbliche destinatarie dei flussi elettronici di fatturazione.
    Si tratta di tutti i soggetti anche autonomi che, a norma dell'articolo 1, comma 2 della legge 196 del 2009, concorrono al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti in ambito nazionale, in coerenza con le procedure e i criteri stabiliti dall'Unione europea.

    A. Mastromatteo/B. Santacroce – 20 dicembre 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  30/12/2011

    La detrazione Imu è uguale per tutti, sempre 200 euro, a prescindere dalla situazione economica del beneficiario. La detrazione secca non cancella le sperequazioni. Che spesso sono collegate a un Catasto bendato.

    Sperequazioni sorprendenti, infatti, sono provocate dalle rendite catastali: basta dare un'occhiata ai dati per capire che tra Roma e Milano ci sono differenze inspiegabili del 25 o anche 50% se rapportate a valori immobiliari o locativi reali di fatto analoghi. O per chiedersi perché Torino 'vale' più di Milano e Napoli poco meno di Milano. E appare poco spiegabile perché Tropea, una delle capitali turistiche del Sud, dove comprare e affittare è proibitivo, ha valori catastali analoghi alla sonnacchiosa Ferentino, nelle campagne del Frusinate.
    Va rilevato un altro aspetto, che nelle intenzioni del Governo avrebbe dovuto andare nella direzione di proteggere la famiglia in base all'equazione più figli = più spese. Il correttivo introdotto consiste in 50 euro di detrazione aggiuntiva per ogni figlio. Si tratta di una misura opportuna anche se, spesso, metter su famiglia è una scelta rinviata in attesa di sistemarsi economicamente.

    Probabilmente, occorrerà ripensare la detrazione in modo da incoraggiare l'opzione-famiglia da parte di chi ha una situazione economica meno favorevole.
    Così come, attraverso correttivi, sarebbe opportuno non penalizzare in modo sproporzionato chi vive, magari con il coniuge, di pensione o di stipendio modesto.

    Saverio Fossati - 27 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/12/2011

    Le attuali classi catastali sono destinate ad andare presto in soffitta. Saranno sostituite da un nuovo sistema di classificazione più equo che farà pagare di più gli immobili collocati nelle zone urbane di maggior pregio. Sarà la localizzazione dell'abitazione e le sue caratteristiche edilizie a far crescere il valore del bene, e dunque del reddito a esso collegato, e non come accade oggi la semplice collocazione all'interno di classi catastali, peraltro non più aggiornate dalla fine degli anni 80. Inoltre cambierà l'unità di misura ai fini fiscali per abitazioni e uffici. Non sarà più il «vano» ma la «superficie» espressa in metri quadrati. Sono queste le colonne portanti della legge delega sulla riforma degli estimi, uno dei piatti forti della fase due che l'esecutivo avvierà dal 2012 a completamento della manovra. Mario Monti ha scoperto le carte in un dossier, pubblicato sul sito del Mef, dove oltre a passare in rassegna le novità della legge di conversione del dl 201, si fissano alcuni punti fermi della futura azione di governo.

    Il punto di partenza è la presa d'atto di una realtà che ormai vede una profonda discrasia tra valori di mercato degli immobili e valori catastali.
    Il prezzo delle case è infatti mediamente superiore di oltre 3,7 volte rispetto alla base imponibile Ici e risulta essere tanto maggiore quanto maggiore è il valore della ricchezza posseduta dal contribuente. Il confronto con i costi degli affitti, poi, è ancora più penalizzante perché i canoni di locazione ormai hanno raggiunto livelli pari a 6,5 volte quelli delle rendite catastali.

    Se la realtà immobiliare fotografata dal catasto è molto distante da quella reale, se nei comuni si rinvengono unità immobiliari classificate come popolari, pur essendo ubicate in zone centrali, e con rendite inferiori a quelle di «civili abitazioni» costruite in zone periferiche, per il governo non è solo colpa della vetustà del catasto (riformato nel 1990 con riferimento al biennio 1988-1989) ma anche del fatto che «la classificazione delle unità immobiliari non è più adeguata ai tempi», tanto più che gli unici aggiornamenti intervenuti in questi anni «sono riconducibili a comunicazioni effettuate dai soggetti interessati in occasione di ristrutturazioni e variazioni edilizie».

    Ecco perché la riforma degli estimi catastali dovrà per forza di cose affiancare alla tradizionale rendita anche il valore patrimoniale. E il modo per arrivare a determinare questo importo passerà dall'utilizzo di una serie di funzioni statistiche che metteranno in correlazione il valore del bene alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie.

    Francesco Cerisano – 27 dicembre 2011 – tratto da Italia Oggi.com

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  • Normative complementari  »»  12/12/2011

    Il contante non esce dal sistema dei pagamenti. È questa la premessa necessaria per chiarire che il decreto legge 201 non elimina la possibilità di utilizzare la moneta corrente nelle transazioni commerciali.
    Si tratta solo dell'ennesima limitazione, dal 1991 a oggi, all'utilizzo di contante e titoli al portatore oltre una certa soglia, fissata a 1.000 euro.

    Nel tempo, la regolamentazione contro il riciclaggio di denaro sporco ha previsto che nel nostro Paese non possano essere effettuati trasferimenti di contante e titoli al portatore (per esempio assegni liberi, libretti di risparmio, certificati di deposito), tra soggetti diversi (ossia tra privati, siano persone fisiche o società) non in assoluto, ma al di sopra di un tetto via via modificato verso il basso. Ciò soprattutto in seguito al riscontro da parte delle autorità competenti di comportamenti illeciti, agevolati proprio dall'uso di strumenti di pagamento poco tracciabili come quelli "liberi".

    Ad esempio, sono da sempre vietati, nei termini visti, pagamenti di beni o servizi (come i generi di consumo oppure le prestazioni professionali) con denaro liquido. Un esercizio commerciale, un qualsiasi imprenditore, un libero professionista possono condurre in porto operazioni con la clientela, ma se la somma dovuta dal cliente è, a oggi, pari o superiore ai mille euro, l'acquisto del bene o la fornitura del servizio saranno comunque validi a ogni fine di legge, solo che l'infrazione alle regole dell'antiriciclaggio può costare a entrambi i contraenti (chi vende e chi compra) dall'uno per cento al 40% delle somme trattate. Si può evitare la sanzione usando uno strumento nominativo per il pagamento: un assegno non trasferibile e che rechi il nominativo del beneficiario, una carta di credito, un bonifico.

    Quindi, acquisti liberi, in contanti o con assegni senza nominatività e clausola di non trasferibilità fino a 999 euro. La regola si applica anche in caso di "frazionamenti". Chi dovesse effettuare uno dei pagamenti in più momenti successivi (per esempio: 500 euro al giorno per 3 giorni, anche non consecutivi) e la somma di questi sia riconducibile a un'unica operazione di acquisto, attuerebbe un trasferimento di denaro comunque sanzionabile in via amministrativa. Il che non avverrebbe, deve essere precisato, se si trattasse di acquisti di oggetti diversi anche presso lo stesso commerciante oppure, a maggior ragione, in punti vendita differenti.

    Non si deve poi dimenticare che il divieto si applica anche ai trasferimenti a titolo gratuito. Una donazione, un lascito ereditario, un'offerta, un prestito tra amici o parenti dovranno seguire la regola del contante.

    L'articolo 12 del decreto 201 del 6 dicembre prevede gli stessi limiti anche per i libretti di risparmio o postali al portatore (cioè senza intestazione o con intestazione di fantasia), che andranno riportati sotto i mille euro entro il 31 dicembre. Per poter, quindi, essere utilizzati ancora da soggetti diversi da chi li ha aperti, il saldo (ossia la somma massima contenuta e disponibile) dovrà fermarsi a mille euro. Va comunque ribadito che resta ferma l'obbligatorietà, già prevista dal decreto 231/2007 sull'antiriciclaggio, di produrre all'intermediario bancario o postale una certificazione, all'atto del prelievo o versamento da parte di un diverso portatore (rispetto a quello originario), che dia prova dell'avvenuta cessione.

    Lo stesso avverrebbe nel caso in cui si presentasse allo sportello un soggetto con dei certificati di deposito (titoli bancari tipicamente al portatore) non accesi da lui in origine. Per poterli estinguere dovrebbe produrre idonea attestazione della loro provenienza. Si badi bene che i trasferimenti, se riguardano titoli al portatore, generano pagamenti che non possono essere rifiutati dalle banche e dalle poste; queste avranno solo l'obbligo di comunicare al ministero dell'Economia e delle Finanze e all'agenzia delle Entrate l'infrazione. A maggior ragione, ciò vale per gli assegni, ma in pratica solo quelli tratti su libretti senza la clausola prestampata di non trasferibilità, che è sempre possibile acquisire allo sportello versando una tassa di euro 1,50 per ogni modulo. È quindi opportuno evidenziare che le regole sul contante riguardano i "trasferimenti" che non transitano dagli intermediari abilitati, ma solo tra privati.

    Nessun limite è invece imposto ai prelevamenti o versamenti sui propri conti (o altrui con apposita delega) presso gli sportelli bancari o postali.

    Ranieri Razzante - 09 dicembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  07/12/2011

    Con il DL 201/2011, in vigore dal 06/12/2011, è stata ulteriormente ridotta la soglia oltre la quale è vietato il trasferimento di denaro contante fra soggetti privati.

    In pratica dal 06/12/2011 qualsiasi transazione commerciale di importo uguale o superiore a € 1000,00=(mille) dovrà essere effettuata (pagata e/o incassata) esclusivamente con mezzi di pagamento tracciabili: assegno bancario intestato non trasferibile, bonifico bancario o postale, carta di credito, etc.

    La regola si applica anche alle cosiddette operazioni frazionate (ad esempio il pagamento o l’incasso mediante piu’ versamenti in date diverse di somme sotto soglia tutte riferite al saldo di una unica fattura pari o superiore a € 1000,00 dovrà essere eseguito con mezzi tracciabili anche per le singole rate sebbene, considerate singolarmente, inferiori alla soglia).

    Il divieto riguarda anche il trasferimento di denaro oltre soglia effettuato a titolo gratuito: un prestito gratuito fra amici, il finanziamento gratuito di un socio ad una società e viceversa, una donazione fra soggetti diversi, etc.

    La violazione delle norme sopra descritte comporta le sanzioni già previste dal DL 231/2007 (Antiriciclaggio) ovvero l’automatica segnalazione al MEF (Ministero delle Finanze) e la successiva sanzione per un importo fino al 40% della somma trasferita.

    Considerato l’automatismo della sanzioni è necessario adeguarsi a quanto prescritto dalla legge.

    Il nostro studio è a disposizione per gli ulteriori occorrendi chiarimenti.

    Signa, 07 dicembre 2011
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  01/12/2011

    Le società in fallimento non sono obbligate a comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) al Registro delle imprese entro il 29 novembre.
    Il curatore, se interessato a iscrivere la casella Pec della società da lui curata, può presentare la domanda alla Camera di commercio competente e indicare, a questo scopo, il proprio indirizzo Pec. È uno dei chiarimenti forniti dal ministero dello Sviluppo economico con la circolare 223761 diffusa ieri. Il chiarimento arriva mentre le società di persone e di capitali stanno sfruttando gli ultimi giorni utili, fino a martedì prossimo, per comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata al Registro imprese.

    In effetti l'obbligo di iscrizione della Pec per le società in fallimento e il ruolo del curatore, nella comunicazione dell'indirizzo al Registro imprese, aveva suscitato un certo dibattito – e opinioni contrastanti – fra i tecnici. C'era chi riteneva che il curatore avesse l'obbligo di comunicare la Pec al registro imprese per la società fallita, e chi riteneva invece che l'obbligo cadesse sul legale rappresentante della società, ancora formalmente in carica.

    E' escluso, dunque, l'obbligo di comunicare la Pec per le società in fallimento. La circolare dello Sviluppo economico 3645/C del 3 novembre, invece, aveva incluso esplicitamente fra le obbligate le società in liquidazione.

    L'interpretazione del Ministero si estende anche ai concordati. Per i «concordati preventivi nella fase che precede l'omologa e per quelli non liquidatòri o in prosecuzione dell'attività», poiché in questi casi la gestione della società rimane in capo agli amministratori, vale la regola generale stabilita dal Dl 185/08 (articolo 16, comma 6): la comunicazione spetta al legale rappresentante della società «che potrà indicare - si legge nella circolare – un autonomo indirizzo di posta certificata». Il legale rappresentante potrà anche incaricare un professionista di procedere alla comunicazione.

    Nel caso dei «concordati liquidatori nella fase post-omologa - si legge ancora – atteso che in questi casi la gestione passa al liquidatore, l'adempimento spetterà a quest'ultimo, ferma restando la possibilità, per lo stesso (...), di indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata».

    Il chiarimento dello Sviluppo economico sulla Pec nelle procedure concorsuali è accolto con favore da Giulia Pusterla, componente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con delega al diritto fallimentare: «Siamo riconoscenti al Ministero – spiega – per questa interpretazione. In effetti, è difficile immaginare che i curatori adempiano in tutti i casi alla trasmissione della Pec. Senza l'intervento del Ministero, le Camere di commercio sarebbero state costrette a irrogare le sanzioni previste, nei casi di inadempienza (sanzione che va da 103 a 1.032 euro, ndr).

    Valentina Melis - 25 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/11/2011

    1.Come fa una società a procurarsi una casella di Posta elettronica certificata (Pec)?
    La Pec deve essere acquistata - anche online - da uno dei gestori autorizzati da DigiitPA (Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione). L'elenco dei gestori si trova sul sito www.digitpa.gov.it/pec_elenco_ gestori. Per acquistare la casella basta cliccare sul nome del gestore e seguire le istruzioni. L'indirizzo Pec deve essere già attivato nel momento della comunicazione al Registro Imprese.

    2.Ci sono costi per l'attivazione di una casella Pec?
    Sì, i costi sono quelli stabiliti da ogni singolo gestore autorizzato al rilascio. Mediamente, in base ai servizi offerti, il prezzo può variare da 5 a 50 euro all'anno.

    3.Posso comunicare al Registro Imprese un indirizzo Pec assegnato da un gestore ma non ancora attivato dal punto di vista tecnico-informatico (ad esempio perché non è stato ancora accertato il pagamento)?
    No, l'indirizzo Pec solo assegnato ma non ancora attivato dal punto di vista tecnico-informatico non esiste e sarà applicata la relativa sanzione in caso di ritardo.

    4. Le società iscritte che non comunicano l'indirizzo Pec entro il 29 novembre 2011 o che lo comunicano oltre il termine, che conseguenze hanno?
    A ciascun legale rappresentante della società viene applicata la sanzione amministrativa prevista dall'art. 2630 codice civile da un minimo di 103 ad un massimo di 1.032 euro. La sanzione si riduce a un terzo se la comunicazione avviene nei 30 giorni successivi alla scadenza.

    5. Le società semplici, le cooperative e i consorzi hanno l'obbligo di attivare e comunicare l'indirizzo Pec al Registro Imprese?
    Sì, tranne i consorzi.

    6. Le imprese individuali hanno l'obbligo di dotarsi e comunicare l'indirizzo Pec al Registro Imprese?
    No, l'articolo 16 comma 6 del decreto legge 29 novembre 2008 n. 185 convertito con legge 2/2009, prevede la comunicazione solo per le imprese costituite in forma societaria.

    7. Le Società estere con sede secondaria e/o unità locale in Italia hanno l'obbligo di attivare e comunicare l'indirizzo Pec al Registro Imprese?
    Sì per le sedi secondarie iscritte ai sensi dell'art. 2508 codice civile relativo alla pubblicità degli atti societari perché la Pec si configura come "sede elettronica" della società.
    No per le unità locali di imprese estere (che non abbiano una rappresentanza stabile in Italia) in quanto non sono iscritte nel Registro Imprese e non sono pertanto tenute al nuovo obbligo.

    8. Le variazioni dell'indirizzo Pec dell'impresa devono essere comunicate al Registro Imprese?
    Sì, è necessario che l'indirizzo che compare in visura e nei certificati sia sempre valido e attivo.
    La comunicazione è gratuita e va effettuata per via telematica con le stesse modalità previste per la prima comunicazione.

    9. La Pec che le società devono comunicare alla Camera di Commercio può essere associata a più soggetti?
    La normativa non prevede un'univocità "casella PEC - società". Quindi una stessa casella Pec può essere utilizzata per più imprese.
    La piena responsabilità sull'indicazione e relativo accesso alla gestione e sul mantenimento della validità e attivazione tecnica dell'indirizzo ricade esclusivamente sui legali rappresentanti della società che hanno effettuato la comunicazione all'ufficio del registro delle imprese.

    10. Se l'impresa dispone di più unità locali o sedi secondarie in varie province si deve dotare e comunicare più indirizzi PEC?
    No, la società deve comunicare un solo indirizzo Pec presso il Registro Imprese della sede legale a prescindere dalle sedi secondarie e unità locali di cui dispone.

    11.Come va comunicato l'indirizzo Pec al Registro Imprese?
    L'indirizzo Pec va comunicato al Registro Imprese della sede legale dell'impresa esclusivamente per via telematica attraverso le procedure Comunica, Starweb o nuova procedura semplificata presente sul portale PEC.

    Valentina Melis - 23 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  25/11/2011

    Manca meno di una settimana alla scadenza del 29 novembre, entro la quale le società di persone e di capitali devono comunicare al Registro imprese il proprio indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec).

    Con l'iscrizione nel Registro delle imprese della propria Pec "ufficiale", le società avranno in sostanza una vera e propria sede legale elettronica accessibile da chiunque - e senza costi né registrazioni preventive - con la semplice consultazione online del sito www.registroimprese.it.

    L'operazione Pec, da un lato, mira a ridurre i costi per la Pubblica amministrazione, che non dovrà più trasmettere documentazione cartacea (il messaggio di posta elettronica certificata ha il valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno), dall'altro consente ai privati di semplificare le comunicazioni ufficiali (si pensi alla trasmissione di contratti, atti negoziali, diffide) tra loro e anche nei confronti della Pa.

    La legge di stabilità 2012, poi, ha previsto una "rivoluzione Pec" per le comunicazioni e notificazioni nel processo civile telematico, che dovrebbe consentire di semplificare la notifica di atti giudiziari alle società tramite la Pec pubblicata nel Registro imprese, con vantaggi sui tempi della giustizia civile.

    La società che non comunica il proprio indirizzo Pec al registro imprese entro il 29 novembre è soggetta - come confermato dal ministero dello Sviluppo economico nella circolare 3645/c del 3 novembre scorso) - all'applicazione della sanzione prevista dall'articolo 2630 del Codice civile.

    Lo Statuto delle imprese (legge 180/2011) ha dimezzato l'importo della sanzione, che oggi va dunque da un minimo di 103 euro a un massimo di 1.032 euro. La sanzione si riduce a un terzo per coloro che adempiono entro i trenta giorni successivi alla scadenza.

    Valentina Melis e Maurizio Pirazzini - 23 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  22/11/2011

    Un codice sulle ricette salva la privacy del paziente: non è tenuto a dichiarare il proprio reddito al farmacista per individuare l'importo del ticket da pagare.
    È sufficiente che i medici appongano un codice sulle ricette per l'acquisto dei farmaci e per le altre prestazioni sanitarie.
    Su queste basi il Garante ha licenziato il proprio parere favorevole (n.406 del 26 ottobre 2011) allo schema di linee di indirizzo in materia di misure regionali di compartecipazione alla spesa sanitaria per fasce di reddito, predisposte da Ministero dell'economia e delle finanze.
    In effetti il decreto 98/2011 ha ripristinato una quota di compartecipazione di dieci euro a carico degli assistiti non esentati sulle ricette per l'assistenza specialistica ambulatoriale.
    In alcuni casi, dunque, il cittadino deve pagare il ticket, a meno che non goda di esenzioni o comunque di tariffe particolari stabilite in base al reddito.
    Pre disciplinare la materia è prevista l'adozione di linee guida alle regioni e su queste linee guida è stato interpellato il Garante.

    A. Ciccia – 18 novembre 2011 - tratto da Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  21/11/2011

    Ho stipulato un contratto di locazione quadriennale con decorrenza dal 1° luglio 2010. Ho già inviato la raccomandata all'inquilino e ho versato l'acconto a giugno 2011. Quando va esercitata l'opzione? Poiché intendo applicare la cedolare secca fino alla scadenza naturale del contratto (30 giugno 2014), è sufficiente esprimere l'opzione nel modello Unico 2012 o dovrò utilizzare anche il modello 69 per il periodo successivo? Sono tenuto a pagare l'acconto a novembre? In caso di pagamento del secondo acconto, qual è il codice?

    Il quesito del lettore tocca diversi punti della disciplina della "cedolare secca sugli affitti", prevista dall'articolo 3 del Dlgs 23/2011 (in vigore dal 7 aprile 2011), e ci dà così la possibilità di illustrare - con l'aiuto della circolare 26/E del 1° giugno 2011 - gli adempimenti che anche il nostro interlocutore è tenuto a osservare ai fini dell'applicabilità del nuovo regime fiscale sostitutivo. Peraltro, novembre è il mese del pagamento degli acconti anche in tema di cedolare secca. Entro mercoledì 30, infatti, occorrerà versare a titolo di eventuale acconto la seconda o unica rata dell'imposta sostitutiva dovuta nella forma della cedolare secca (21% o 19% sul canone annuale pattuito). Ma procediamo con ordine.

    L'ambito applicativo
    I soggetti interessati all'opzione sono i locatori, persone fisiche e titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento (ad esempio usufrutto) di unità immobiliari abitative concesse in locazione. In buona sostanza, la possibilità di scegliere il nuovo regime fiscale, che è facoltativo e alternativo al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario dei fabbricati, è riservata soltanto alle persone fisiche che non agiscono nell'esercizio delle attività d'impresa, arte e professione. Il nuovo regime fiscale, quindi, è vietato alle società (di persone o di capitali) e agli enti (commerciali e non commerciali), anche nel caso in cui concedano in locazione un fabbricato abitativo ai propri dipendenti o collaboratori.
    L'opzione, che può essere esercitata anche per i contratti di locazione di durata inferiore a 30 giorni complessivi nell'anno con lo stesso conduttore (Cm 12/E del 16 gennaio 1998, paragrafo 2), cioè per i contratti per i quali non sussiste l'obbligo di registrazione in termine fisso (30 giorni), va dunque espressa con riferimento a ciascun fabbricato a uso abitativo (immobili di gruppo catastale A, esclusa la categoria A/10) locato per finalità abitative. Come precisato dall'agenzia delle Entrate nella citata circolare 26/E, non possono accedere alla cedolare secca i contratti di locazione di fabbricati censiti in catasto come abitativi, ma locati per uso ufficio o promiscuo. Ad esempio, un immobile di categoria A/2 concesso in locazione per uso studio a un avvocato. Il nuovo regime non trova applicazione nemmeno per i contratti conclusi con i conduttori che agiscono nell'esercizio delle attività d'impresa, arte e professione, indipendentemente dalla circostanza che l'immobile possa essere locato per finalità abitative da dipendenti o collaboratori dei conduttori stessi. La cedolare secca abbraccia anche le pertinenze (dotate di autonoma rendita catastale), purché locate congiuntamente al fabbricato abitativo oppure locate con successivo contratto, a condizione che: a) il rapporto di locazione sia tra le stesse parti contrattuali di quello abitativo; b) il contratto di locazione relativo alle pertinenze (non c'è limite al numero) richiami quello concernente l'abitazione ed evidenzi la sussistenza del vincolo pertinenziale con l'abitazione stessa (cantina, box, soffitta). Si ricorda, inoltre, che la cedolare secca non si applica né ai contratti di sublocazione di fabbricati abitativi né ai contratti di locazione di fabbricati situati all'estero, giacché entrambe le tipologie danno luogo non a un reddito di natura fondiaria (articoli 25 e seguenti del Dpr 917/86), ma a un reddito "diverso" di cui all'articolo 67, comma 1, lettere h) ed f), dello stesso Dpr 917/86 (Tuir).

    L'opzione
    Il regime di tassazione della cedolare secca, come detto, ha carattere facoltativo e quindi la sua applicazione è subordinata all'esercizio di un'opzione da parte del locatore. In linea generale, vale a dire nella disciplina "a regime", la scelta deve essere esercitata in sede di registrazione del contratto di locazione e produce effetti per tutta la durata del contratto, salvo revoca da parte del locatore. In buona sostanza, l'obbligo di registrazione, da eseguirsi tramite la presentazione del modello telematico Siria o del modello cartaceo 69, va assolto entro 30 giorni dalla data di formazione (o, se antecedente, da quella di esecuzione) del contratto di locazione. In caso di proroga (anche tacita) del contratto (ad esempio locazione "4+4"), invece, la scelta deve essere esercitata entro il termine di versamento dell'imposta di registro (30 giorni dal momento della proroga), mediante utilizzo del modello 69. Tuttavia, ove la scelta non sia stata fatta in sede di registrazione del contratto o di proroga dello stesso, il locatore potrà accedere alla cedolare secca per le annualità contrattuali successive esercitando l'opzione (tramite il modello 69) entro il termine di pagamento annuale dell'imposta di registro (30 giorni dalla scadenza di ciascuna annualità), anche se questa sia stata corrisposta in unica soluzione al momento della registrazione del contratto. Per i contratti per i quali non sussiste l'obbligo di registrazione in termine fisso (locazioni a uso stagionale di breve durata), la scelta per la cedolare secca va fatta in sede di dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta nel quale il reddito è conseguito. Ad esempio, per un contratto di locazione (non registrato) con durata di 25 giorni (decorrenza dal 23 agosto al 17 settembre 2011), l'opzione va esercitata in sede di dichiarazione dei redditi da presentare nell'anno 2012.
    Qualora, invece, tale contratto stagionale venga sottoposto a registrazione volontaria oppure, prima della presentazione della dichiarazione dei redditi, a registrazione in caso d'uso, l'opzione deve essere esercitata in sede di registrazione del contratto stesso.
    Con riferimento al periodo d'imposta 2011, essendo questo il primo anno di applicazione della cedolare secca, le modalità di esercizio dell'opzione variano a seconda che il contratto di locazione, la sua proroga o l'eventuale sua risoluzione siano stati registrati o meno alla data del 7 aprile 2011. In buona sostanza, per i contratti registrati prima del 7 aprile 2011 la scelta va fatta in sede di dichiarazione dei redditi, mentre per quelli registrati a partire da tale data la scelta deve essere fatta nei modi ordinari, cioè in sede di registrazione tramite presentazione del modello Siria o 69. Pertanto, il nostro interlocutore dovrà esprimere la scelta in sede di dichiarazione dei redditi da presentare nell'anno 2012 e ripeterla nel modello 69, da presentare entro il termine previsto per il versamento annuale dell'imposta di registro (circolare 26/E, paragrafo 8.1.1).

    A.Piccolo - 17 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/11/2011

    Se non è necessario presentare un domanda al comune per eseguire gli interventi agevolati al 36%, la data di inizio dei lavori deve essere individuata da una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà sottoscritta dal contribuente, in quanto non è più possibile utilizzare quanto indicato nell'abrogata comunicazione da inviare preventivamente al Centro operativo di Pescara. La conferma è arrivata dall'agenzia delle Entrate con il provvedimento del 2 novembre, nel quale sono stati individuati i documenti che il contribuente deve conservare per beneficiare della detrazione del 36% sul ristrutturazioni iniziate dal 14 maggio 2011, cioè da quando non è più necessario inviare la comunicazione al Centro operativo (articolo 7, comma 2, lettera q, Dl 70/2011).

    Autorizzazione comunale
    Anche prima dell'eliminazione di questo obbligo, l'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 325/E, aveva preteso la sottoscrizione e la conservazione di una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà (articolo 47, Dpr 445/2000) quando non era previsto alcun titolo abilitativo edilizio per iniziare un intervento detraibile. In questo documento, deve essere indicata «la data di inizio dei lavori» e va attestato che le spese sostenute sono agevolabili al 36%, anche se non è necessario alcun titolo abilitativo.

    Data inizio lavori
    Nella disciplina sulle ristrutturazioni edilizie, la data di inizio lavori, che era precedentemente riportata nella comunicazione al Centro operativo di Pescara, è rilevante, tra l'altro, anche per stabilire il termine entro il quale effettuare i frazionamenti dell'unità immobiliare in più abitazioni, per beneficiare di un maggiore limite di spesa agevolabile. Per le spese di ristrutturazione sostenute dopo il 1° ottobre 2006, infatti, l'incentivo spetta sino al limite di spesa di 48.000 euro per ogni unità immobiliare. Secondo la circolare 11 maggio 1998, n.121/E, «ai fini dell'individuazione del limite di spesa su cui calcolare la detrazione, è necessario tener conto del numero iniziale di unità immobiliari sul quale si eseguono i lavori». Ad esempio, se alla fine dei lavori su un'unica unità immobiliare si prevede di ottenere due abitazioni, previo frazionamento al catasto, è preferibile effettuare questa pratica prima dell'inizio dei lavori, se possibile tecnicamente, al fine di beneficiare di un limite di spesa pari a 96.000 euro (48.000 euro per ciascuna unità). Al posto della data indicata come inizio dei lavori nella comunicazione, quindi, si deve prendere a riferimento quella indicata nella dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà. Se l'immobile oggetto di ristrutturazione non era già stato accatastato, ad esempio perché sottoposto a frazionamento, si dovevano riportare nell'abrogata comunicazione gli estremi della domanda di accatastamento. Ora, questo documento deve essere solo conservato dal contribuente.

    Luca De Stefani - 13 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/11/2011

    Amministratori di Srl con pieno diritto all'indennità di malattia. Questa tutela (ma anche quella per la maternità e l'assegno al nucleo familiare) è estesa a tutti gli iscritti alla Gestione separata dell'Inps, quindi anche agli amministratori di Srl. Rimane fuori solo chi è iscritto ad altre forme di previdenza obbligatoria e i pensionati. Con l'interpello 42/2011 il ministero del Lavoro dà un'interpretazione diversa da quella dell'ente di previdenza (messaggio n.12768 del 2007). In quell'occasione l'Inps aveva negato l'indennità
    economica di malattia ad alcune categorie, tra cui, appunto, gli amministratori di società. Questi lavoratori, ricordano i tecnici ministeriali, si devono iscrivere, a fini contributivo-previdenziali, alla Gestione separata dell'Inps (articolo 2, comma 26 della legge 335/95). Il richiamo di questa norma all'articolo 49 del T.U. delle imposte sui redditi (Dpr 917/86) fa concludere che i redditi prodotti dagli amministratori di società, considerati di lavoro autonomo, vanno inclusi nell'ambito della Gestione stessa. Anche se una norma del 2000 (legge 342) li ha poi considerati assimilabili a quelli di lavoro dipendente, l'obbligo di iscrizione alla Gestione a fini previdenziali non è venuto meno.

    12 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  14/11/2011

    È legittimo il diniego del Comune all'apertura per 24 ore su 24 e per tutti i giorni della settimana, dei «negozi automatici» che provvedono alla vendita di alimenti caldi e pronti, mediante apparecchi automatici. Così ha deciso il Tar Toscana, sezione II, sentenza del 6 ottobre 2011, n. 1154, che ha stabilito, tra l'altro, un'importante interpretazione del principio di libertà di concorrenza. Il caso riguardava una Società, chiamata «Caldo in automatico», che svolgeva attività di vendita di alimenti pronti per il consumo mediante apparecchi automatici collocati in locali adibiti esclusivamente a questa attività e senza personale addetto alla consegna dei prodotti e alla riscossione del denaro.
    La Società aveva chiesto l'autorizzazione all'apertura di questi locali per 24 ore su 24 e per tutti i giorni della settimana, ma il Comune aveva risposto negativamente. La società aveva allora proposto ricorso al Tar, sostenendo tra l'altro che i negozi automatici costituivano una categoria speciale di esercizi pubblici assimilabili alle rosticcerie o alle gastronomie e che le limitazioni all'orario di apertura violavano la libertà di concorrenza. Il Tar ha però respinto il ricorso in base ai seguenti argomenti, tra loro collegati.

    1 - I negozi automatici non sono riconducibili agli esercizi di somministrazione o di vendita, ma anche se dovessero essere considerati una categoria nuova o speciale, varrebbero per essi i limiti previsti per tutti gli altri esercizi commerciali, e non potrebbe essere consentita la loro apertura nelle ore notturne.
    2 - Le limitazioni di orario per i negozi automatici non violano la libertà di concorrenza, perché il principio della libertà di concorrenza deve essere considerato in riferimento al «diritto di libero accesso al mercato di riferimento».
    3 - Questo principio riguarda quindi la concorrenza «nel mercato», e non quello, più ristretto, legato «all'attività di imprenditori già presenti nel mercato di riferimento».
    4 - Di conseguenza, le limitazioni di orario per i negozi automatici non incidono negativamente sull'accesso al mercato di riferimento.

    La sentenza, in riferimento al caso di specie, è esatta, ed ha il merito di avere precisato alcune significative sfaccettature di quel complesso poliedro giuridico che è il principio della libertà di concorrenza.

    Vittorio Italia - 24 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/11/2011

    A 48 ore dalla prima scadenza di giovedì 10 novembre, l'agenzia delle Entrate diffonde le istruzioni per l'addizionale erariale richiesta ale auto oltre i 225 kilowatt (nota anche come superbollo), chiarendo anche le esclusioni dal nuovo prelievo, introdotto dalla manovra del luglio scorso (decreto legge 98 del 2011). A fare il punto è la circolare 49/E.

    Nel comunicato che accompagna la circolare, l'ufficio stampa dell'Agenzia rammenta la scadenza del 10 novembre per i pagamenti relativi ai veicoli iscritti al Pra alla data del 6 luglio 2011, mentre per i veicoli immatricolati dal 7 luglio al 31 dicembre 2011 il termine per il versamento è fissato al 31 gennaio 2012.

    Sono invece esentati dal pagamento del superbollo i contribuenti che hanno venduto il veicolo prima del 6 luglio 2011 e coloro che usufruiscono di un regime di esenzione o di interruzione dal pagamento delle tasse automobilistiche.

    La circolare - anticipa il comunicato - «ricorda che sono tenuti al pagamento dell'addizionale, pari a 10 euro per ogni kilowatt di potenza superiore alla soglia di 225 stabilita dal Dl 98/2011, non soltanto i proprietari ma anche gli usufruttuari, gli acquirenti con patto di riservato dominio, gli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria di autovetture e di veicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose».

    Tempi e modalità di pagamento
    Il pagamento deve essere effettuato:

    • entro giovedì 10 novembre, con il modello F24, per gli autoveicoli presenti nei registri del Pra alla data del 6 luglio 2011. Se il veicolo è stato venduto dopo il 6 luglio, l'ex proprietario, o titolare di altri diritti, deve comunque versare l'addizionale entro il 10 novembre;
    • entro il 31 gennaio prossimo per i veicoli immatricolati tra il 7 luglio e il 31 dicembre 2011. Se questi veicoli vengono rivenduti nel corso del 2011 l'addizionale deve essere versata dal primo proprietario sempre entro il 31 gennaio 2012 e il nuovo proprietario non è tenuto al pagamento per il 2011.

    A partire dal 2012 l'addizionale andrà versata contestualmente al pagamento delle tasse automobilistiche.

    08 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/11/2011

    Antiriciclaggio senza automatismi sui limiti per l'utilizzo del denaro contante richieste da un cliente non concretizzano automaticamente una violazione e, pertanto, non comportano l'obbligo di effettuare la comunicazione al ministero dell'economia e delle finanze.

    Tale comunicazione è dunque obbligatoria solo qualora concreti elementi inducano a ritenere violata la disposizione normativa. Lo evidenzia il ministero dell'econonomia e delle finanze con una circolare diffusa ieri e condivisa con Banca d'Italia, Unità di informazione finanziaria e Guardia di finanza, avente a oggetto "Circolare esplicativa in materia di disciplina antiriciclaggio; obblighi di comunicazione ai sensi dell'articolo 51 del dlsg 231/2007".

    G.Galli/C.Bartelli- 5 novembre 2011 - tratto da Italia oggi -

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  • Normative complementari  »»  08/11/2011

    La detrazione del 36% per i lavori di ristrutturazione edilizia riduce gli obblighi per i contribuenti: è stato infatti diramato il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate che consente di non inviare più con raccomandata la comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara. Ne dà notizia la stessa Agenzia, precisando in un comunicato che chi si avvale di questo sconto sulle imposte «deve ricordarsi di conservare ed esibire a richiesta degli uffici alcuni specifici documenti».

    Cosa conservare
    Il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate ricorda quali sono i documenti da conservare:

    • le abilitazioni amministrative richieste in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori) o, nel caso in cui non sia richiesto alcun titolo abilitativo, la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà;
    • la domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti;
    • la ricevuta di pagamento dell'Ici (se dovuta);
    • la delibera assembleare di approvazione dell'esecuzione dei lavori in caso di interventi su parti comuni di edifici e tabella millesimale di ripartizione delle spese;
    • la dichiarazione di consenso del possessore dell'immobile all'esecuzione dei lavori quando sono effettuati dal detentore dell'immobile, se diverso dai familiari residenti.

    Sono inclusi nell'elenco - ricorda il comunicato dell'Agenzia - «anche la comunicazione preventiva con la data di inizio lavori all'Asl, le fatture e le ricevute fiscali che provano le spese sostenute, le ricevute dei bonifici di pagamento. Questi documenti, già interessati dall'obbligo di conservazione ed esibizione agli uffici delle Entrate, sono riportati per completezza espositiva e per la rilevanza della documentazione».

    Niente comunicazione di inizio lavori
    L'eliminazione relativa all'inizio dei lavori avviene dopo le modifiche introdotte dal decreto legge 70 del 2011, che ha appunto soppresso l'obbligo di inviare la comunicazione di inizio lavori al Centro Operativo dell'Agenzia delle Entrate di Pescara. Il contribuente - rammentano le Entrate - deve invece inserire i dati relativi all'immobile direttamente nella dichiarazione dei redditi. È previsto, tuttavia, l'invio della comunicazione preventiva di inizio lavori all'Azienda sanitaria locale, quando obbligatorio».

    03 novembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  07/11/2011

    Il decreto sviluppo, in corso di approvazione da parte del Governo, potrebbe contenere alcune novità rilevanti in tema di patto di famiglia e di successione ereditaria "necessaria", vale a dire quell'insieme di regole contenute nel codice civile che tutelano i più stretti congiunti del de cuius (coniuge, discendenti e, se mancano costoro, gli ascendenti) con l'attribuzione a loro favore della cosiddetta "quota di legittima", e cioè la quota di patrimonio di cui il defunto non può privare questi suoi familiari né con donazione in vita né con testamento.

    Con il patto di famiglia, come noto, l'imprenditore, durante la propria vita, dona l'azienda familiare a quello dei suoi discendenti che egli ritiene essere il soggetto più capace di gestirla in futuro; quest'ultimo, secondo il vigente testo del codice civile, deve contestualmente provvedere a compensare gli altri familiari, a meno che essi vi rinuncino (e non è affatto chiaro se il testo normativo attuale possa esser letto anche nel senso che, a tali compensazioni, possa dar corso direttamente l'imprenditore).

    La nuova norma potrebbe dunque finalmente rendere chiaro che la compensazione dei familiari non attributari dell'azienda possa essere fatta sia, come oggi accade, dal figlio beneficiario dell'azienda, sia dallo stesso imprenditore: si tratterebbe di una innovazione di notevole significato, in quanto è noto che spesso il figlio "prediletto" non dispone delle risorse sufficienti per tacitare i suoi parenti e che quindi non è facile organizzare queste operazioni, se non ricorrendo a fastidiose e impegnative acrobazie (nel caso più frequente ci si prodiga in pratiche di indebitamento del figlio beneficiario dell'azienda il quale, per rendersi finanziabile, deve dare in garanzia gli asset aziendali appena conseguiti).

    Un'altra novità in materia di patto di famiglia sarebbe poi rappresentata dall'introduzione della possibilità, per l'imprenditore, di attribuire l'azienda all'erede designato non al momento stesso di stipula del patto, ma da un momento posteriore, e questo anche dopo la morte dell'imprenditore stesso, nominando un terzo amministratore per la gestione dell'azienda nel periodo tra la morte dell’ imprenditore e il momento di subentro del beneficiario: e con ciò venendo incontro a quelle frequenti situazioni nelle quali l'imprenditore intende tenere il comando dell'impresa anche dopo la stipula del patto di famiglia oppure nelle quali l'imprenditore abbia discendenti in tenera età (si pensi al classico caso dei figli di secondo o terzo letto).

    Passando alle probabili nuove norme in tema di successione necessaria, la bozza del dl Sviluppo propone l'introduzione del principio in base al quale, se il defunto lascia una pluralità di figli, la quota di legittima loro spettante (i 2/3 se il defunto era vedovo; la metà se al de cuius lascia a sé superstite il coniuge), va ripartita per la metà in tante parti quanti sono i figli e per l'altra metà può essere orientata mediante un testamento ma sempre all'interno della cerchia dei figli. In altri termini, quest'ultima metà può essere attribuita a piacimento del testatore a uno o più figli, senza rispettare il principio oggi vigente della ripartizione in parti uguali tra i figli medesimi.

    Ad esempio, posto in 1 milione di euro il patrimonio del de cuius e ipotizzando che costui lasci il coniuge e due figli, la quota disponibile è di 250mila euro, la legittima del coniuge è di 250mila euro e ai due figli spettano gli ultimi 500mila euro. La legge attuale vuole che ciascuno dei due figli erediti necessariamente un valore di 250mila euro; per la nuova norma, se introdotta, si avrebbe l'attribuzione necessaria a ciascun figlio di 125mila euro (per totali 250mila euro) e, dei restanti 250mila euro, il testatore potrebbe invece disporre a favore di uno solo dei suoi figli (oppure in misura maggiore a favore di un figlio rispetto all'altro figlio).

    Ancora, se il defunto, titolare di un patrimonio di 450mila euro, muoia con tre figli ma senza lasciare un coniuge superstite, oggi la disponibile è di 150mila euro mentre la legittima di ciascun figlio è di 100mila euro (per totali 300mila euro e cioè i 2/3 di 450mila euro). Nel prossimo futuro potrebbe dunque aversi una norma che consentirebbe di limitare le pretese di ciascuno dei tre figli a 50mila euro, lasciando al testatore la possibilità di distribuire a piacimento, anche se pur sempre tra i suoi figli, gli altri 150mila euro, senza osservare il vigente principio di parità di trattamento.

    A.Butani/E.Lucchini Guastalla - 26 ottobre 2011- tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  31/10/2011

    Le possibilità non mancano: basta un po' di impegno nella ricerca dei preventivi migliori, una maggiore attenzione nel contenere gli sprechi e magari un pizzico di inventiva, che può arrivare fino alla decisione limite di rimboccarsi le maniche e "risolvere" in autogestione la cura delle piante nel giardino comune.

    In tempo di crisi economica, il risparmio delle famiglie può partire dal condominio: con un vantaggio economico che, se studiato con cura, pesa alla fine dell'anno anche per tre zeri.

    A scendere in campo e dispensare qualche consiglio utile a chi vuole abbattere i costi in accordo con i "vicini di pianerottolo" è l'Anammi, l'Associazione nazional-europea degli amministratori di immobile, che ha stilato un decalogo di regole utili per ridurre le spese comuni.

    A seconda delle situazioni di partenza, bastano spesso pochi accorgimenti e si riesce, secondo le stime dell'associazione, a contenere l'ammontare di bollette e consuntivi anche del 30 o 40 per cento.

    «La base da cui partire è sempre la corretta manutenzione dello stabile – spiega Giuseppe Bica, presidente dell'Anammi –, che non deve mai essere dilazionata. Compito degli amministratori è sensibilizzare i condomini. Tenendo conto che, quando dovesse capitare che non c'è accordo su un intervento urgente, l'amministratore può anche intervenire di propria volontà nell'interesse comune. Ad esempio per ascensori o pozzetti di scarico. Seconda regola fondamentale è evitare gli sprechi, a partire dalla luce, attraverso l'installazione di sistemi a tempo nelle parti comuni».

    D'accordo anche i proprietari, che pongono l'accento su altre misure per restringere la spesa. «Diminuire le uscite è possibile – afferma Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia –. L'introduzione della contabilizzazione del calore, ad esempio, riduce i costi anche nell'ordine del 35-40%. Questa soluzione, però, richiede un sacrificio economico iniziale, che non sempre è possibile sopportare, anche se si ripaga in tempi brevi. Se, in alternativa, si cerca un risparmio senza costi di partenza, una strada può essere la ricerca di condizioni più vantaggiose per la fornitura dell'energia elettrica e del gas, eventualmente da parte di un unico soggetto e prestando sempre attenzione alle condizioni effettive dell'offerta, per evitare di sottoscrivere contratti che sono solo convenienti in apparenza. Buona prassi è, inoltre, confrontare sempre più preventivi, ad esempio per la manutenzione degli impianti».

    Se il risparmio è garantito per il titolare di un immobile, diverso può essere a volte il discorso per gli inquilini, che non sempre hanno la possibilità di votare le decisioni dell'assemblea. «Su alcune questioni – fa presente Guido Piran, segretario generale del sindacato Sicet – il potere dell'inquilino è limitato. Ad esempio, chi è in locazione ha diritto di esprimersi solo su alcune questioni, come le spese per il riscaldamento o il servizio di portierato, che ricade al 90% su chi effettivamente abita. Una delle soluzioni caldeggiate dal nostro sindacato, che in passato è stata a volte utilizzata e che poi, nel tempo, si è un po' persa, è l'autogestione di alcuni servizi, come le pulizie delle scale o il taglio dell'erba negli eventuali spazi verdi. La contabilizzazione del calore può essere una scelta conveniente, anche se spesso sorgono questioni sulla suddivisione delle spese».

    Una via per alleggerire le spese delle famiglie in condominio, soprattutto negli edifici più grandi, è poi la locazione o la vendita di spazi comuni che, nel tempo, non sono più utilizzati. Ad esempio gli ex locali caldaia, che possono essere ceduti anche a terzi (ma serve l'unanimità). Inoltre, se l'immobile è ubicato in posizione appetibile, a volte è possibile affittare il tetto o la facciata per l'installazione di manifesti pubblicitari.

    «Una scelta, a volte scontata, ma che paga – prosegue Bica – è rivolgersi ad amministratori di condominio professionisti, perché il fai-da-te può comportare un notevole aggravio di spese. Basta non ottemperare a una norma o violare una legge e si rischia di incorrere in sanzioni anche molto salate».

    Ma a volte risparmiare significa semplicemente utilizzare il buon senso. «Non rovinare o danneggiare gli spazi comuni, magari con un uso improprio – conclude il Sicet – evita di dover far fronte a spese elevate, per il ripristino delle aree a uso della collettività».

    Maria Chiara Voci - 24 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  27/10/2011

    Sono iscritto nel registro dei revisori contabili perché, dilettandomi di politica, faccio il revisore dei conti in un Comune. Ma di mestiere mi occupo solo di import-export, tramite un'impresa familiare con mia moglie e mia figlia. Sono anche liquidatore di una Srl costituita fra i coeredi di mia madre. Mi dicono che devo procurarmi urgentemente un recapito di posta elettronica certificata. Posso sapere come?
    E a che serve? Per evitare spese superflue, va bene una sola Pec per la ditta individuale e la società?
    L.F. – MILANO

    Il quesito trova una triplice risposta in altrettante disposizioni del Dl 185 del 29 novembre 2008. Cominciamo dal primo punto, visto che l'interessato risulta iscritto nel registro dei revisori legali.

    I liberi professionisti
    L'articolo 16, comma 7, del decreto 185 obbliga a munirsi di posta elettronica certificata (Pec) tutti i «professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato». Il registro dei revisori contabili fu inizialmente istituito con il Dlgs 88 del 1992, poi soppresso e sostituito dal registro dei revisori legali, disciplinato dal Dlgs 39 del 2010. Sussistono perciò le condizioni per cui il lettore deve munirsi di un indirizzo di Pec da comunicare al registro stesso. La norma precisa a sua volta che gli ordini e i collegi professionali (tra cui può includersi il "registro" in questione) sono tenuti a pubblicare «in un elenco riservato, consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata».
    L'obbligo è in vigore, per tutti i professionisti, dal 29 novembre 2009. La sua violazione non è sanzionata specificamente, se non attraverso la violazione degli obblighi di comunicazione e di pubblicità che – secondo l'ordinamento di ciascuna professione – gli iscritti devono osservare (per esempio, i revisori legali devono comunicare al registro i dati di cui all'articolo 7, comma 1, del Dlgs 39 del 2010, e le successive variazioni, tra cui la Pec).

    Le società commerciali
    Il lettore è liquidatore di una società a responsabilità limitata. Il comma 6 dell'articolo 16 del medesimo Dl 185 del 2008 stabilisce che le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il proprio indirizzo di Pec (o «analogo indirizzo… basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali») nella domanda di iscrizione al registro delle imprese. Per le società già iscritte al 29 novembre 2008, l'iscrizione della Pec nel registro delle imprese va fatta entro il 29 novembre 2011. L'adempimento è a cura degli amministratori. Il fatto che la società sia in liquidazione non esonera dall'adempimento (che, in questo caso, incombe sul liquidatore), a meno che la società non si cancelli dal registro imprese prima del 29 novembre 2011.
    La pubblicazione della Pec nel registro avviene tramite una procedura disponibile su internet («Comunicazione Unica» – «ComunicaStarweb»), ed è gratuita (esente da imposta di bollo e diritti di segreteria). La violazione dell'obbligo (che sussiste anche se l'iscrizione è tardiva) è punita dall'articolo 2630 del Codice civile (omessa esecuzione di denunce, comunicazioni o depositi: «Chiunque, essendovi tenuto per legge …, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese, … è punito con la sanzione… da 206… a 2.065 euro»). Le stesse norme (obbligo di deposito e sua gratuità) si applicano in caso di variazione della Pec (per esempio, cambio di "provider" o sostituzione di Pec scaduta).

    Le imprese individuali
    Per le imprese individuali – anche "familiari", ma non costituite in forma di società commerciali – non esistono, per ora, particolari disposizioni in materia di Pec. L'articolo 4, comma 4, del "regolamento" sull'utilizzo della posta elettronica (Dpr 68 dell'11 febbraio 2005) prevedeva che le imprese, nei reciproci rapporti, potevano «dichiarare la esplicita volontà di accettare l'invio di posta elettronica certificata mediante indicazione nell'atto di iscrizione al registro delle imprese». Ma questa norma non è mai entrata in vigore; anzi, è stata abrogata dall'articolo 16, comma 11, del Dl 185/2008, ed è rimasta in vita, nei limiti già visti, per le sole imprese societarie. Attualmente l'imprenditore individuale si trova nella condizione di un qualsiasi cittadino che non sia né imprenditore né libero professionista.

    I privati cittadini
    La Pec non è obbligatoria per i privati cittadini (perché non sono obbligati a disporre di un personal computer). Tuttavia, lo Stato ne stimola l'impiego (articolo 16-bis, comma 5 del 185 del 2008). Possono richiedere la Pec tutti i cittadini italiani di maggiore età, residenti o non residenti in Italia, e gli immigrati in soggiorno regolare. Essa, una volta ottenuta, comporta, per il cittadino e per l'imprenditore individuale, l'«espressa accettazione dell'invio, tramite posta elettronica certificata, da parte delle pubbliche amministrazioni, degli atti e dei provvedimenti che lo riguardano» (articolo 6 del Dlgs 82 del 2005). Quindi la Pec rimane confinata ai rapporti con la Pa, e uno dei vantaggi consiste nel fatto che le comunicazioni transitano per la casella di Pec senza oneri (la Pa, per esempio, se spedisce la bolletta per il consumo dell'acqua, o la fattura della tariffa d'igiene ambientale, non può addebitare all'utente le spese postali).

    Pluralità di «recapiti»
    Non si può utilizzare lo stesso indirizzo Pec come professionista (revisore dei conti), come cittadino, ancorché imprenditore, e per la società di cui si è il liquidatore. Ciascuno di questi recapiti, oltre che nei rapporti con la Pa, ha una funzione particolare:

    • per gli affari professionali del professionista (ad esempio, comunicazioni tra i membri dell'organo di revisione e tra costoro e l'ente controllato);
    • nei rapporti con la Pa come cittadino e imprenditore (per esempio, denuncia di cambio di residenza);
    • quanto al liquidatore, l'indirizzo elettronico della società deve essere nella disponibilità della società stessa, e non del suo legale rappresentante (si pensi, in caso contrario, ai problemi che potrebbero sorgere nell'eventualità che il liquidatore venisse sostituito).

    Ezio Maria PISAPIA - 25 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  24/10/2011

    Stop agli agenti immobiliari "faciloni" che si lasciano andare a comunicazioni di cui non sono certi o che non hanno verificato personalmente. Durante lo svolgimento della mediazione, infatti, l'agente deve muoversi seguendo l'ordinaria diligenza richiesta al professionista. E se non lo fa, rischia una condanna per truffa e anche di dover risarcire la parte lesa. La Corte di cassazione, con la sentenza 19095/2011 ha confermato la condanna inflitta dalla Corte di appello di Bari a un' agenzia locale per aver fatto sottoscrivere un contratto preliminare di acquisto di un fondo rustico - con relativo anticipo e pagamento della commissione - senza però aver informato l'acquirente che sull'immobile gravava una ipoteca giudiziale.

    Il mediatore risponde delle informazioni che fornisce
    Per la Suprema Corte, che ha condiviso l'argomentazione dei giudici dell'Appello, se è vero che il mediatore non è tenuto a svolgere indagini di natura tecnico giuridica, «come l'accertamento della libertà dell'immobile oggetto del trasferimento, mediante le visure catastali e ipotecarie», tuttavia «è comunque tenuto ad un obbligo di corretta informazione secondo il criterio della media diligenza professionale». Non solo, la Corte, entrando nello specifico, ha anche chiarito che ciò «comprende, in positivo, l'obbligo di comunicare le circostanze a lui note o comunque conoscibili con la comune diligenza che si richiede al mediatore, e, in negativo, il divieto di fornire informazioni su circostanze che non abbia controllato».

    Non basta la dichiarazione della venditrice
    Ed è qui che è scattata la responsabilità dell'agente il quale, come risulta anche dal connesso procedimento penale arrivato a sentenza definitiva, «aveva assicurato la promissaria acquirente che l'immobile fosse libero da pesi, basandosi su dichiarazioni rese per iscritto dalla venditrice».

    Francesco Machina Grifeo - 19 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/10/2011

    Via al pagamento del superbollo per le auto potenti: è stato pubblicato ieri sulla «Gazzetta Ufficiale» 237 dell'11 ottobre il decreto dell'Economia 7 ottobre 2011 che ne regola le modalità.
    Il provvedimento, firmato dai direttori generali delle Finanze e dell'agenzia delle Entrate, era atteso, in quanto il nuovo tributo è stato introdotto più di tre mesi fa dalla prima manovra economica (Dl 98/11, articolo 23, comma 21) che stabiliva l'obbligo di pagamento già per l'anno in corso.
    Ora il decreto chiarisce che l'obbligo riguarda chi era intestatario – secondo le regole generali sul bollo auto – di un automezzo soggetto al superbollo alla data del 6 luglio scorso. Per il 2011 si deve pagare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto (10 novembre, salvo diverse interpretazioni) col modello «F24 elementi identificativi». Scelta necessaria per due motivi: separare i flussi contabili (il superbollo è un'addizionale erariale al bollo normale, che spetta alle Regioni) e consentire a chi ha già pagato il bollo 2011 di integrarlo a posteriori nel modo meno scomodo possibile (assodata l'impossibilità di usare le stesse modalità del tributo normale).
    A regime (dal 2012), il decreto prevede invece la possibilità di assolvere tutti gli obblighi con un unico versamento assieme al bollo. Ma ciò è subordinato all'emanazione di un ulteriore decreto che regoli i rapporti con le Regioni, materia notoriamente insidiosa. Per questo, è previsto che in assenza di tale decreto resti in vigore il pagamento separato con F24. In ogni caso, dal 2012 la scadenza di pagamento coinciderà con quella del bollo e il tributo sarà dovuto se si è intestatari l'ultimo giorno utile per il versamento. Ma sotto quest'ultimo profilo – dato il tenore letterale del decreto – andrà verificato se c'è compatibilità anche con norme locali che, come in Lombardia, hanno variato il regime nazionale delle scadenze.
    Rispetto al bollo ordinario, comunque, ci sono due differenze di rilievo, sfavorevoli al contribuente. La prima riguarda le vetture di nuova immatricolazione: il superbollo è dovuto per intero anche per il primo anno; invece per il tributo ordinario si deve pagare per un numero variabile da 9 a 12 mesi (dipende da quanti mesi ci sono da quello d'immatricolazione alla prima scadenza), con eccezioni in Piemonte e Lombardia. La seconda differenza è che non c'è il rimborso dei mesi di mancato possesso dell'auto, che alcune Regioni riconoscono in caso di furto, rottamazione e/o esportazione.

    Maurizio Caprino - 12 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  14/10/2011

    Si ricorda che in base al D.L. 185 del 29 novembre 2008 (convertito con L. 2/2009) è obbligatorio, per tutte le società, dotarsi di una casella di posta elettronica certificata (PEC) entro il 29/11/2011.
    L’indirizzo PEC dovrà essere comunicato alla CCIAA che provvederà a pubblicalo in visura e nel certificato camerale.
    Sono escluse dall’obbligo di comunicazione della PEC le imprese individuali.

    Il nostro studio è a disposizione per ottemperare a tale adempimento.
    A tal fine è necessario che si presenti presso i nostri uffici il legale rappresentante della società munito di:

    • documento d’identità valido
    • coordinate bancarie per l’addebito dell’iscrizione ed abbonamento PEC
    • fondo spese per lo studio (30 euro)

    Le società nostre clienti che invece già dispongono di PEC sono pregate di comunicarci il proprio indirizzo mail certificato per l’obbligatoria comunicazione alla CCIAA. Anche per questo servizio sarà richiesto un fondo spese.
    Per ulteriori informazioni rivolgersi alla dott.ssa Barbara Sancisi d el nostro studio.
    Cordiali saluti.

    14 ottobre 2011
    STUDIO BAMBAGIONI

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  • Normative complementari  »»  13/10/2011

    Per il 15° censimento i questionari ricevuti vanno compilati e restituiti dal 9 ottobre al 20 novembre agli uffici postali o ai centri di raccolta dei Comuni. Il questionario può essere anche compilato e inviato online a partire dal 9 ottobre. I 60mila rilevatori avranno il compito, dal 21 novembre al 29 febbraio, di recuperare i questionari non restituiti e rilevare le famiglie non presenti nelle Liste anagrafiche. L'inquadramento contrattuale dei rilevatori esterni addetti al censimento offre l'occasione per soffermarsi sulle differenze tra prestazioni occasionali e co.co.co (valide per la sola Pubblica amministrazione), entrambe prestazioni di lavoro autonomo ma con conseguenze profondamente diverse dal punto di vista sia finanziario che operativo per gli enti.

    La circolare Inps n. 103/2004, che fa propri i principi espressi in diverse pronunce dalla Cassazione, precisa che «i caratteri differenziali del lavoro autonomo occasionale rispetto alla collaborazione coordinata, a progetto od occasionale, vanno individuati, tendenzialmente, nel l'assenza del coordinamento con l'attività del committente, nella mancanza dell'inserimento funzionale nell'organizzazione aziendale, nel carattere episodico dell'attività, nella completa autonomia del lavoratore circa il tempo ed il modo della prestazione».
    Individuato il corretto inquadramento contrattuale gli adempimenti per i committenti variano notevolmente. Il compenso per prestazione occasionale rientra tra i redditi diversi di cui all'articolo 67, punto l) del Tuir e prevede che il prestatore presenti una nota che il committente liquiderà assoggettandola a ritenuta d'acconto del 20% (articolo 25, Dpr 600/1973). È dovuto il contributo alla gestione separata Inps (legge 335/1995), con le aliquote previste per i co.co.co., solo sulla somma eccedente i 5mila euro annui, con obbligo, per il prestatore, di comunicazione del superamento della soglia per effetto dei compensi liquidati da altri committenti, (circolare Inps n. 103/2004). Il committente provvederà, in base all'articolo 4, Dpr 322/1998, a certificare le ritenute operate, sia fiscali che previdenziali, entro il 28 febbraio dell'anno successivo. Non è prevista nessuna copertura Inail.

    Il compenso per co.co.co rientra tra i redditi assimilati a lavoro dipendente, come da articolo 50, comma 1, lettera c-bis del Tuir. Il committente, articolo 24, comma 1, Dpr 600/1973, dovrà redigere un prospetto paga applicando le ritenute fiscali Irpef a scaglioni, applicando le detrazioni di cui agli articoli 12 e 13 del Tuir, predisporre e consegnare il modello Cud entro il 28 febbraio dell'anno successivo. Il compenso è interamente assoggettato alla gestione separata Inps (legge 335/1995) la cui aliquota è attualmente pari al 26,72% per i prestatori senza copertura assicurativa e 17% per i pensionati o provvisti di altra copertura assicurativa.

    L'onere è ripartito per un terzo a carico del lavoratore e due terzi a carico del datore di lavoro.
    È obbligatoria l'iscrizione all'Inail con un onere ripartito analogamente alla contribuzione Inps, un terzo e due terzi. Inoltre ai sensi del Dl 510/1996, articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni sono tenute a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione al servizio competente, l'assunzione, la proroga, la trasformazione e la cessazione dei rapporti di lavoro relativi al mese precedente, anche quando trattasi di collaborazioni coordinate e continuative.

    Dom.L. - 10 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/10/2011

    Oggi 9 ottobre è il giorno scelto dall'Istat per fotografare l'Italia con il 15esimo Censimento generale della popolazione e delle abitazioni 2011. Venticinque milioni di famiglie, quasi 61 milioni di cittadini, fra italiani e stranieri, come ogni dieci anni sono chiamati a compilare un questionario per raccontare se stessi, la propria vita quotidiana e il proprio lavoro in quella giornata-tipo. Ecco una piccola guida per facilitare l'operazione, sciogliere dubbi ed evitare errori.

    Perché il Censimento?
    Serve a conteggiare la popolazione e conoscere le sue caratteristiche, ma anche per aggiornare e revisionare le anagrafi comunali, così da determinare la popolazione legale necessaria a fini giuridici ed elettorali. Inoltre, serve a registrare anche informazioni sulla quantità e le caratteristiche strutturali delle abitazioni e degli edifici.

    Perché la data del 9 ottobre?
    E' il giorno di riferimento del Censimento, scelto per scattare la fotografia al Paese. Il questionario può essere compilato e riconsegnato a partire da quella data, non prima. Sebbene la data di riferimento sia esclusivamente il 9 ottobre, si ha tempo fino al 20 novembre per compilare il questionario.

    Come posso ricevere il questionario?
    Una novità di questo Censimento è l'invio del questionario per posta. Fino all'edizione precedente, infatti, veniva consegnato dai rilevatori comunali direttamente casa per casa.
    Quindi, ogni nucleo familiare, così come registrato in Anagrafe al 31 dicembre 2010, riceverà il plico nella cassetta postale entro il 22 ottobre. Ogni plico contiene il questionario, la Guida alla compilazione e la lettera di presentazione del Censimento.

    Posso compilarlo anche via internet?
    Sì, è un'altra delle novità del Censimento 2011. Basta collegarsi al sito www.censimentopopolazione.istat.it e inserire la propria password di accesso, che si trova stampata in fondo a destra sulla prima pagina del questionario. Questa modalità semplifica la procedura di riconsegna.

    Ma sono obbligato a rispondere?
    Sì. L'obbligo di risposta per il Censimento è sancito dall'art. 7 del decreto legislativo 322/1989. Tuttavia, la normativa vigente prevede la facoltà di rispondere o meno alle domande riguardanti dati sensibili come gli eventuali problemi di salute (contenuti nei punti 8.1 e 8.4 della Sezione II).

    Come e quando va riconsegnato il questionario?
    Sia la versione cartacea sia quella digitale possono essere riconsegnate dal 10 ottobre al 20 novembre. Se si è scelta la modalità cartacea, il questionario va inserito nell'apposita busta preaffrancata che si trova nel plico inviato dall'Istat e riconsegnato a mano o negli uffici postali oppure nei Centri di raccolta allestiti dai Comuni, dove si può anche ricevere assistenza per la compilazione. Alla famiglia sarà in ogni caso consegnata una ricevuta che va conservata. I questionari compilati non vanno imbucati in alcun caso nelle cassette postali.

    E se mi dimentico di riconsegnarlo entro il 20 novembre?
    Nienta paura. Dal 21 novembre e fino al 29 febbraio 2012 i Comuni metteranno in campo i cosiddetti "rilevatori", cioè persone incaricate di recuperare i questionari non ancora restituiti. Saranno circa 60mila e saranno riconoscibili da un apposito tesserino, denominato "Carta di autorizzazione per il rilevatore" rilasciato dal Comune.

    Come viene tutelata la riservatezza dei miei dati?
    Tutte le risposte fornite sono protette dalla legge sulla tutela della riservatezza (decreto legislativo 196 del 30 giugno 2003). Tutte le persone che lavorano al Censimento sono tenute al segreto d'ufficio.

    Com'è fatto il questionario?
    Il questionario è composto da due liste (A e B) e da due Sezioni (I e II). Nella Lista A devono essere inseriti tutti i componenti della famiglia, ovvero tutte le persone che hanno dimora abituale nell'alloggio, anche se assenti alla data del Censimento. Nella Lista B vanno inserite tutte le persone eventualmente e temporaneamente presenti nell'alloggio alla data del Censimento. Per quanto la Sezione I essa contiene domande sulla famiglia e sull'alloggio; la Sezione II, composta da 3 fogli individuali (ognuno formato da più pagine), contiene domande a cui devono rispondere tutti i componenti della famiglia. Per ogni persona inserita nella Lista A deve essere compilato un Foglio individuale della Sezione II, rispettando l'ordine secondo il quale le stesse figurano nella Lista A. Se in questo alloggio dimorano abitualmente più famiglie, ciascuna deve compilare un Foglio di famiglia.

    Chiara Beghelli - 30 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/10/2011

    L'àncora di riferimento per il tasso variabile - l'Euribor a tre mesi - nello stesso periodo è rimasto praticamente invariato (dall'1,49% del 15 giugno all'1,54%).

    Insomma, saggi di riferimento in calo e mutui più cari: come è possibile? Sono diverse le ragioni di questa accelerazione. La prima è che è aumentata la quota di italiani (dal 19 di luglio al 24% di agosto) che ha comprato casa con un finanziamento a tasso fisso, che è ovviamente più costoso del corrispondente mutuo a tasso variabile. Sul totale dei nuovi mutui, insomma, rispetto al passato è aumentato il peso dei prestiti con prezzi più alti. Tuttavia, oltre a questo, sull'aumento generalizzato dei prezzi ha inciso un altro elemento, forse più nascosto ma pur sempre decisivo: ovvero l'aumento del costo del finanziamento delle banche italiane. Tra i deleteri effetti dell'allargamento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, c'è infatti la crescita del costo della raccolta di denaro a medio e lungo termine per le nostre banche. Più lo spread sui titoli governativi aumenta, più gli istituti devono pagare per collocare il loro debito. Nelle ultime settimane, dunque, i maggiori costi per le banche hanno iniziato a riversarsi sulla clientela. A farne più le spese, guarda caso, sono stati proprio i sottoscrittori del mutuo a tasso fisso, prodotto che per la sua natura di lunga scadenza appare più rischioso per gli istituti emittenti. Ebbene, mentre vedevano scendere l'Irs ai minimi storici, dove si trova oggi, i sottoscrittori di questa tipologia di prestito a partire da giugno hanno registrato un incremento dello spread (ovvero del ricarico da parte delle banche) in media di 30 centesimi di punto, secondo i dati forniti dal broker specializzato Mutuionline.it. Tanto che oggi non mancano sul mercato offerte sul fisso a 20 anni al 5%, con uno spread quindi superiore al 2 per cento. Più contenuto, ma comunque significativo, l'incremento del 'cuscinetto' applicato sul tasso variabile, salito in media di circa 10 punti base. Cosicchè le migliori offerte oggi garantiscono prestiti a 20 anni al 2,7 per cento.

    L'effetto finale, in sostanza, è che oggi il tasso fisso risulta relativamente più costoso rispetto al variabile. Sia chiaro, la sua convenienza rimane evidente: chi stipulasse oggi un mutuo a tasso fisso si troverebbe infatti a sfruttare i minimi storici dell'Eurirs e si garantirebbe tassi di interesse bassissimi (impensabili solo qualche mese fa) per i prossimi decenni. Ma in futuro?
    Se è vero che alcune banche si sono mosse da subito per ritoccare il differenziale al rialzo, e qualche altra lo sta facendo proprio in questi giorni, altre lo faranno a partire dalle prossime settimane. Molto ovviamente dipenderà dalle dinamiche che muoveranno il mercato del debito governativo in futuro: certo è che se la tensione sui BTp italiani dovesse continuare a rimanere elevata, con tutta probabilità a farne le spese maggiori sarebbero proprio i sottoscrittori di questa tipologia di mutuo, che agli occhi degli istituti diventerà sempre più rischiosa e quindi relativamente più cara. Alternativamente, è realistico pensare che le banche facciano retromarcia sulle mosse recenti.

    Luca Davi - 22 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  07/10/2011

    Rispetto al passato la riscossione è più cara e più veloce.
    E’ più cara perché, nel nuovo atto di accertamento esecutivo , è scritto a chiare lettere che, in caso di pagamento oltre i 90 giorni dalla ricezione, sugli ulteriori interessi il contribuente dovrà calcolare l'aggio al concessionario (9%) anche per quel periodo.

    Invece fino a settembre, cioè prima della riforma, questo compenso scattava solo in seguito alla scadenza dei 60 giorni dalla notifica della cartella da parte dell'agente della riscossione.
    Ma la nuova riscossione è anche più veloce che in passato.
    Perché, se il contribuente non paga le somme provvisorie, fin dal 91 giorno l'agenzia delle Entrate lascia il carico a Equitalia.

    Da questo momento, e per 180 giorni, la Spa pubblica è vero che non può fare azioni esecutive, ma può comunque mettere in campo quelle cautelari, come il fermo e l'ipoteca.
    Prima del pignoramento e dell'espropriazione forzata veri e propri, quindi, passano almeno 270 giorni, vale a dire nove mesi, ma è lo stesso tempo che con le vecchie regole passava tra l'atto di accertamento e la cartella esattoriale.
    «Niente allarmismi», ha però detto ieri il direttore delle Entrate, Attilio Befera, a Radio24: «Questa nuova regola riguarda soltanto gli accertamenti», ha spiegato.
    «Non riguarda i controlli formali delle dichiarazioni, come ad esempio gli errori formali o la deducibilità degli oneri, e non riguarda i crediti dei Comuni e di tutti gli altri enti che si avvalgono di Equitalia per la riscossione.

    Al contribuente - ha aggiunto Befera - è noto che complessivamente ci sono 270 giorni dal momento della notifica dell'accertamento prima che Equitalia possa fare dei passi di procedura esecutiva mentre, con i tempi ordinari delle procedure per la cartella di pagamento, arriviamo a 12 mesi».
    E «il contribuente ha tutto il tempo per fare il ricorso».

    A. Iorio/M. Peruzzi – 6 ottobre 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  06/10/2011

    Dalle multe per le infrazioni al codice della strada alla messe di violazioni amministrative, sul lavoro, previdenziali, valutarie, in materia ambientale ecc. Da venerdì prossimo, 7 ottobre, per portare di fronte a un giudice tutte queste sanzioni, nel tentativo di trasformarle in carta straccia, bisogna seguire nuove regole. Quelle del processo del lavoro, improntato a una maggiore oralità, con la lettura del dispositivo in udienza. Questo non significa che i giudici delle sezioni lavoro saranno raggiunti da tutti questi ricorsi, più semplicemente questi ultimi saranno affrontati con le regole da quei giudici normalmente applicate. A stabilirlo è il provvedimento di riordino e semplificazione dei riti civili, prefigurato nella riforma dell'estate del 2009, e ora attuato con il decreto legislativo n. 150.

    Le infrazioni stradali
    Piatto forte è senza dubbio il dimezzamento dei tempi per opporsi alle multe per le infrazioni al codice della strada. Il termine entro il quale recarsi dal giudice di pace per tentare l'annullamento del verbale, passa infatti da 60 a 30 giorni dalla sua ricezione (nel caso il presunto contravventore risieda invece all'estero, per ricorrere ci sono comunque 60 giorni). I termini decorrono dalla data di contestazione della violazione oppure dalla notificazione del verbale di accertamento.

    Il Dlgs n. 150 è il provvedimento che ha ridotto da oltre trenta a soli tre i modelli processuali utilizzabili nei procedimenti civili non contenziosi, come appunto le opposizioni a sanzioni amministrative: il rito del lavoro, quello ordinario e quello sommario di cognizione. Ora, proprio il posizionamento di tutte le opposizioni – da quelle contro le violazioni del codice della strada a quelle delle norme antiriciclaggio – sotto lo stesso tetto del rito del lavoro ha comportato come conseguenza l'identità dei termini per fare ricorso.

    Una differenza si registra nell'individuazione del giudice competente a decidere. Le multe, infatti, finiscono in ogni caso, a prescindere dall'importo in gioco, sui tavoli dei giudici di pace.
    Di certo, il dimezzamento dei termini avrà conseguenze sulle dichiarazioni di inammissibilità per ritardo nella proposizione dei ricorsi. Una buona notizia, tutto sommato, per chi deve amministrare la giustizia, perché la riduzione dei termini si tradurrà giocoforza in una diminuzione dei fascicoli che supereranno il vaglio di ammissibilità. Una notizia un po' meno digeribile dal popolo degli automobilisti, da anni abituato a continui ritocchi. Anche perché questo è solo l'ultimo capitolo in ordine cronologico di una lunga serie di modifiche. Che fa il paio con il colpo giocato all'inizio del 2010, quando è stata cancellata l'esenzione dal pagamento del contributo unificato per le opposizioni alle sanzioni amministrative, comprese quelle per le infrazioni al codice della strada.

    Le altre opposizioni
    A queste modifiche si aggiungono quelle sull'altra faccia della medaglia, disciplinata dal l'articolo 6 del decreto legislativo 150/2011. Come per le violazioni al codice della strada, le opposizioni alle altre sanzioni amministrative (in gergo chiamate Osa) sono di competenza del giudice di pace – tranne alcuni tassativi casi – ma solo per sanzioni fino a 15.493 euro. Oltre tale importo, infatti, a decidere è sempre chiamato il tribunale.

    In particolare si tratta di violazioni legate alla tutela del lavoro, all'igiene e alla prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro. Si pensi, ad esempio in tema di lavoro a tempo parziale, alla violazione del divieto di espletamento di lavoro supplementare che comporta, per il datore, l'irrogazione della sanzione amministrativa quando non sia giustificato dalle eccezionali esigenze previste dalla contrattazione collettiva. Altro capitolo è quello delle violazioni alle norme previdenziali, in particolare alle conseguenze del mancato versamento dei contributi.
    C'è poi tutto il contenzioso sull'igiene degli alimenti e delle bevande, come quello che scaturisce dall'obbligo di indicare la scadenza o la provenienza del prodotto.
    Nel campo delle sanzioni amministrative ci sono poi le violazioni valutarie e quelle sugli obblighi antiriciclaggio. Qui nel mirino finiscono l'esportazione di valuta all'estero o il mancato rispetto, ad esempio in banca, degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette. Anche parte della tutela dell'ambiente, della flora e della fauna è riservata a tali strumenti deterrenti, con un contenzioso alimentato soprattutto da questioni legate allo scarico di rifiuti senza autorizzazione, all'inquinamento acustico e alla caccia.

    Andrea Maria Candidi - 03 ottobre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/10/2011

    La crisi cambia volto alle perizie, tassello indispensabile fra le fasi (preventivo, istruttoria) che anticipano l'erogazione del mutuo. Dal 2008 – subito dopo il fallimento di Lehman Brothers – si sono avvertiti i primi segnali di cambiamento. Segnali che adesso si sono consolidati in una tendenza.

    «Per effettuare le valutazioni sul valore degli immobili, necessarie per determinare il valore del mutuo in relazione al valore dell'immobile (per legge questo rapporto, sintetizzato nel l'espressione loan to value, non può eccedere la soglia dell'80%, ndr) le banche hanno cambiato totalmente registro – spiega Paola Viola, responsabile di Mutuiperlacasa.com -. Se prima ci si affidava a periti "interni" adesso questo servizio è gestito in outsourcing da società esterne, come Crif, Praxi o Reag. Si tratta di un cambiamento sostanziale perché oggi sono scomparse le "perizie allegre", quelle ancorate al valore commerciale e come tale decisamente influenzato dagli optional della casa (ristrutturazione effettuata, impianto di climatizzazione, domotica ndr). Le perizie oggi vengono effettuate sulla base del valore sterile dell'immobile sulla base dei range minimi e massimi indicati per ciascun quartiere dall'Agenzia del Territorio che è, difatti, diventata il Quattroruote delle case».

    In sostanza le perizie sono oggi più rigide. I periti vengono scelti in automatico dagli istituti di credito accedendo a una banca dati in modalità random, per evitare conflitti di interesse. «Un gran vantaggio per il sistema finanziario – prosegue Viola – perché in questo modo è impossibile ottenere importi superiori al valore dell'immobile, calcolati su loan to value reali ben superiori al 100%. Fenomeno diffuso, invece, fino a qualche tempo fa. Lo dimostra il fatto che abbiamo riscontrato molti problemi a surrogare/sostituire mutui su vecchi immobili proprio perché il valore finanziato era nettamente superiore al valore dell'immobile, anche se formalmente al di sotto dell'80%».

    Ma quanto costa una perizia? «Circa 275 euro – conclude –. Va tenuto conto che il costo di periza è l'unico costo che il 99% delle banche che operano in Italia fanno sostenere in anticipo al cliente. Alcune banche, invece, sottraggono queste spese, unitamente ai costi di istruttoria, all'imposta sostituiva e del procuratore bancario (che rappresenta l'istituto all'atto del rogito, ndr) dall'importo erogato. Da ciò deriva che l'importo effettivamente finanziato è minore di quello richiesto. Un dato che molti ignorano fino al giorno del rogito».

    Vito Lops - 23 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/09/2011

    Da domani mutui per la prima casa più facili per le giovani coppie di precari. È quanto prevede l'intesa siglata dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, e dall'Abi sul fondo di garanzia per l'accesso ai mutui per l'acquisto dell'abitazione principale.
    Il fondo, gestito dalla Consap, ha una dotazione patrimoniale a regime di 50 milioni di euro.
    Inoltre rilascia a favore delle banche e degli intermediari finanziari garanzie a prima richiesta a copertura di un ammontare non superiore ai 75mila euro. I mutui verranno concessi per immobili non superiori ai 90 metri quadri e a nuclei familiari con reddito complessivo entro i 35mila euro. I mutui interessati dal fondo saranno quelli con un importo non superiore a 200mila euro.

    I beneficiari
    Ne potranno usufruire, nel dettaglio, giovani coppie coniugate o nuclei familiari con unico genitore con figli minori. Sono escluse, invece, le coppie di fatto senza figli, mentre quelle con figli a carico potranno accedere.
    Abi e ministero della Gioventù hanno creato anche un "fondo per lo studio'" che consente ai giovani meritevoli, ma privi di mezzi finanziari sufficienti, di intraprendere un percorso di studi o completare la propria formazione grazie ad un prestito garantito dallo Stato.

    Gelmini: a settembre sui banchi quasi 8 milioni di studenti
    A palazzo Chigi invece il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha snocciolato i principali dati del nuovo anno scolastico. Sono quasi 8 milioni (7.830.650) gli alunni iscritti all'anno scolastico 2011-2012: 1.021.438 studenti andranno alla scuola dell'infanzia, 2.571.949 alla scuola primaria; 1.689.029 saranno i ragazzi della scuola media, 2.548.189 quelli della scuola superiore.

    Calano le iscrizioni al Sud e nei professionali
    Il numero delle iscrizioni è in diminuzione al Nord-Est, nel Sud e nelle Isole, in aumento al Nord-Ovest e nel Centro. Gli studenti iscritti ai licei sono il 49,2% (46,2% l'anno scorso), agli istituti tecnici il 32,1% (31,7%), ai professionali 18,7% (22,1 per cento). Per quanto riguarda i licei, aumentano del 2% rispetto al 2010 gli alunni al liceo scientifico delle scienze applicate, del 1,2% quelli del liceo linguistico, dello 0,5% quelli del liceo delle scienze umane. Negli istituti tecnici del settore tecnologico si registra un incremento delle iscrizioni pari all'1,1%; mentre si registra una significativa flessione negli istituti professionali pari al 3,4 per cento. Il 30,5% degli alunni frequenterà una classe a tempo pieno.

    Sarà un'inizio anno regolare
    «Ci sono le condizioni per un avvio regolare dell'anno scolastico», ha sottolineato il ministro Gelmini. «Abbiamo completato tutte le procedure necessarie per l'immissione in ruolo dei 66mila nuovi insegnanti e dipendenti tecnico-amministrativi e abbiamo fatto in modo di garantire fin dal primo giorno un docente in ogni classe, garantendo agli studenti la continuità didattica».

    Claudio Tucci - 31 agosto 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  06/09/2011

    Dietrofront sul Sistri. La commissione Bilancio del Senato salva il Sistema di tracciabilità dei rifiuti industriali, che era stato abrogato nella versione originaria della manovra di Ferragosto. Un lavoro di mediazione tra maggioranza e opposizioni ha messo a punto un emendamento approvato nel pomeriggio che introduce tre novità.

    Il Sistri entrerà in vigore a partire dal 9 febbraio 2012: le circa 360mila imprese interessate avranno così cinque mesi di tempo per cercare di affrontare le complicazioni procedurali e nelle difficoltà tecnologiche
    che hanno denunciato con forza nei mesi scorsi. Allo stesso tempo - e qui sta il secondo fronte di novità - il ministero dell'Ambiente sarà chiamato a confrontarsi con rappresentanze di imprese e gestori proprio
    per mettere nero su bianco le criticità finora emerse e individuare eventuali rimedi.

    Terza novità è la possibilità di definire una serie di esoneri. Sarà un decreto del ministero dell'Ambiente con quello della Semplificazione a definire un regime di esenzioni parziali o totali dal Sistri solo per i rifiuti
    non pericolosi. L'emendamento fissa anche una deadline per il provvedimento: dovrà essere emanato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione della manovra di Ferragosto. Una disposizione che - come spiegano da ambienti parlamentari - cerca di alleggerire gli adempimenti per quelle imprese, soprattutto di medie o piccole dimensioni, che producono rifiuti assimilabili a quelli urbani. Un intervento che va incontro agli scetticismi manifestati soprattutto dalla Lega sul sistema di tracciabilità.

    Le reazioni politiche
    Non nasconde la soddisfazione il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che aveva definito «un atto di miopia politica» la cancellazione del Sistri all'indomani della manovra. «L'approvazione all'unanimità da parte della commissione Bilancio del Senato dell'emendamento che ripristina il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi - afferma ora in una nota il ministro - è un segnale importante
    per la difesa dell'ambiente e la tutela della legalità nel nostro paese». La Prestigiacomo ha poi ringraziato Berlusconi che «si è impegnato in prima persona per agevolare una soluzione positiva e rivolgo un plauso a tutti o componenti della Commissione e tutte le forze politiche per la sensibilità, l'attenzione ed il senso di responsabilità dimostrato in questo delicato passaggio».

    In questo nuovo quadro, secondo il ministro, «con l'opportuno rodaggio previsto e con gli interventi che si renderanno necessari per andare incontro agli operatori, il Sistri partirà al meglio e si rivelerà un utilissimo strumento per le aziende e per la protezione del territorio».

    I senatori Salvo Fleres e Mario Ferrara (Forza del Sud), sottolineano la "paternità" della presentazione dell'emendamento e sono convinti che «il mantenimento del Sistri non solo assicurerà trasparenza nei movimenti dei rifiuti e nella loro destinazione, tenendo alto il livello di contrasto alla mafia e all'evasione fiscale, ma garantirà una più corretta gestione e tutela del territorio».

    Dall'opposizione, i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante parlano di «ottima notizia: ora però il Governo deve impegnarsi, da oggi fino all'entrata in vigore delle nuove procedure, per correggere i
    tanti difetti, le tante tare che hanno impedito finora l'efficace avvio del sistema complicando inutilmente la vita a imprese e operatori».

    I problemi da risolvere
    Non va dimenticato che le imprese sottoposte all'obbligo di tracciabilità hanno sostenuto già tutta una serie di costi: dal tempo dedicato alla formazione degli addetti, al ritiro dei dispositivi e al montaggio delle
    black box. E hanno già dovuto fare i conti con le difficoltà presentate dai dispositivi Usb, sia sotto il profilo del numero che dei malfunzionamenti, e dall'interoperabilità dei sistemi.

    Giovanni Parente - 04 settembre 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  05/09/2011

    La tempesta perfetta che si è abbattuta ad agosto sui mercati finanziari ha scombussolato l'andamento di azioni e obbligazioni ma anche le idee di chi prima dell'estate si è mosso per chiedere un mutuo da chiudere poi, terminate perizia e istruttoria, tra fine estate e inizio autunno. Questo perché le indicazioni sul fronte dei tassi di maggio e giugno sono state profondamente rimescolate dalle turbolenze di luglio-agosto.

    La tentazione del fisso
    A tal punto che chi in primavera/inizio estate era orientato sul variabile adesso magari è adesso tentato dal fisso. E come dargli torto? Gli Eurirs - i parametri con cui si aggancia alla stipula del mutuo il calcolo delle rate dei mutui a tasso fisso che, unito allo spread applicato dalla banca determina il Tasso annuo nominale - sono scesi violentemente. L'Irs a 20 anni - utilizzato appunto per i mutui con durata 20 anni - l'11 aprile 2011 viaggiava al 4,16 per cento.
    Questa mattina è stato fissato al 3,3 per cento. Dal punto di vista finanziario gli 86 punti base persi da questo indicatore sono un abisso, un risparmio di 7-8 mila euro su un mutuo medio di 150mila euro.

    L'andamento degli Eurirs evoca quello che è successo l'anno scorso quando, complice l'avvillupparsi della crisi dell'economia in Grecia, gli investitori corsero ad acquistare Bund tedeschi facendone scendere il rendimento portando al minimo storico anche gli Eurirs (con l'indice a 20 anni piombato al 2,7%) che seguono da vicino l'andamento dei titoli sovrani tedeschi. Proprio l'anno scorso, di questi tempi, era possibile stipulare mutui a tasso fisso con un Taeg (Tasso annuo effettivo globale che contempla interessi e altri oneri legati al mutuo) intorno al 4 per cento. Un'offerta finanziarimente molto interessante dato che permetteva ai mutuatari di bloccare per tutta la durata del prestito un tasso corrispondente al costo medio pagato da chi negli ultimi 10 anni ha scelto il variabile (statisticamente più conveniente del fisso, ottenuto sommando a un Euribor medio del 3% uno spread dell'1%) ma allo stesso tempo non soggetto a eventuali schizofrenie delle rate, a cui solo il mutuo variabile è soggetto.
    Ma oggi, con gli Eurirs nuovamente in forte discesa, è possibile stipulare ottimi mutui a tasso fisso? I più competitivi partono da un Taeg del 4,7 per cento. Nell'ottica di lungo periodo non si tratta di un tasso elevato ma resta distante di ben 70 punti base dalla soglia di "estrema convenienza" per il fisso che potremmo allineare intorno al 4% sulla base del ragionamento sin qui seguito.

    Ma il variabile dovrebbe scendere ancora
    A ciò va aggiunto che la tempesta d'agosto ha rimescolato le carte anche sul fronte dei tassi variabili. Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro e tornare a maggio 2011 quando gli Euribor - gli indici con cui, in aggiunta dello spread concordato in sede di stipula, sono calcolate via via le rate dei mutui a tasso variabile - viaggiavano in lenta ma costante risalita. E, soprattutto, erano proiettati in rialzo anche per il prossimo triennio. Lo scorso maggio i future sull'Euribor a 3 mesi (contratti scambiati sul mercato Liffe di Londra) proiettavano l' "indice dei mutui variabili" al 2% a dicembre 2011, al 2,775% a dicembre 2012, al 3% (tasso medio negli ultimi 10 anni), a settembre 2013, e al 3,43% a settembre 2014.

    Oggi, invece, dopo lo scotto pagato dai mercati a luglio ed agosto, i timori laterali che gli Usa debbano affrontare il rischio di una doppia recessione uniti a una persistente instabilità dei Pigs, hanno ribaltato queste proiezioni. A giudicare dai prezzi a cui vengono scambiati oggi i future sull'Euribor, questo parametro, fissato da due sedute consecutive all'1,54%, dovrebbe invertire la rotta e tornare a scendere nei prossimi mesi. A dicembre 2011 è visto all'1,3 per cento. A marzo 2012 all'1,19%, a giugno 2012 all'1,16% per ritornare sui livelli attuali intorno a giugno 2013 e superare la soglia del 2% dopo la primavera del 2014. A giugno 2015 dovrebbe portarsi al 2,75%, ancora un po' lontano da quel 3% che è la sua media storica degli ultimi 10 anni.

    Il mercato, in sostanza, sta puntando in questo momento su una crescita stentata dell'economia dell'area euro nei prossimi mesi. Scenario che costringerebbe la Banca centrale europea a raffreddare l'idea di operare altri rialzi dei tassi di interesse dopo aver alzato nel corso del 2011 il tasso di riferimento dall'1 all'1,5% in due tranche.

    Se l'ipotesi letta dietro i contratti future sul mercato londinese Liffe sarà dalla realtà, vorrà dire che i tassi variabili (a parità di spread) risulteranno ancor più bassi rispetto alle soglie attuali (il miglior variabile a 20 anni si stipula intorno a un Taeg del 2,7%).

    Vito Lops - 30 agosto 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  31/08/2011

    A partire dal 13 luglio scorso le ipoteche dell'agente della riscossione non possono essere iscritte se non sono precedute dalla notifica di un'intimazione a pagare le somme dovute entro trenta giorni. La novità è stata introdotta dalla legge 106/2011 (decreto sviluppo). Un'altra innovazione riguarda la riscossione coattiva dei crediti non superiori a 2mila euro, che deve essere preceduta dall'invio per posta ordinaria di due preavvisi di pagamento, di cui il secondo non prima di sei mesi dalla spedizione del primo.
    Le stesse regole, peraltro, trovano applicazione per la riscossione dei tributi locali mediante ingiunzione fiscale. Questo perché, in forza dell'articolo 36 del Dl 248/2007, che deve ritenersi in vigore fino alla fine dell'anno, la riscossione coattiva tramite ingiunzione si effettua secondo le disposizioni del titolo II del Dpr 602/73.
    Sebbene la norma non disponga nulla in ordine alle conseguenze dell'omissione del l'intimazione di pagamento, deve ritenersi che l'ipoteca in tale eventualità possa essere annullata, se tempestivamente contestata dal contribuente. Un altro dubbio riguarda l'ipotesi in cui l'agente della riscossione decida di procedere direttamente all'espropriazione immobiliare, senza passare attraverso l'ipoteca. Ma, considerate le finalità dell'intimazione di pagamento, la notifica preventiva di tale atto risulta ancor più necessaria quando si intende attivare immediatamente il pignoramento dell'immobile.
    Sempre a partire dal 13 luglio, inoltre, il limite per disporre l'ipoteca è salito a 20mila euro nell'ipotesi in cui il credito a ruolo sia in contestazione e l'immobile costituisca l'abitazione principale del contribuente. In tutti gli altri casi, resta il limite di 8mila euro.
    Le novità che riguardano i crediti di piccolo importo (non superiori a 2mila euro) impattano con maggiore frequenza nel comparto dei tributi locali. Si prevede in particolare che, a partire dalle riscossioni coattive attivate dal 13 luglio, prima di effettuare sia le azioni cautelari che quelle esecutive occorre spedire per posta ordinaria due solleciti di pagamento.
    La decorrenza della nuova previsione non è chiara. Dovrebbe trattarsi delle partite a ruolo per le quali, al 13 luglio 2011, non è stata ancora intrapresa alcuna operazione inerente al recupero, quali ad esempio l'iscrizione del fermo amministrativo dei veicoli o l'inizio di un pignoramento presso terzi. E a prescindere dalla data della notifica del titolo esecutivo (ingiunzione fiscale o cartella di pagamento).
    In tali ipotesi, dunque, qualunque azione del soggetto incaricato della riscossione dovrà essere preceduta dall'invio dei due solleciti. È possibile che con il nuovo differimento obbligatorio si giunga oltre l'anno dalla notifica del titolo esecutivo. In questa eventualità, prima di attivare le operazioni di esproprio, sarà necessario notificare un atto di messa in mora, con l'intimazione a pagare entro cinque giorni. Trattandosi di invio per posta ordinaria, sarà opportuno che, in caso di contestazione del contribuente, il riscossore sia in grado di provare la spedizione, per esempio con l'esibizione di un registro di protocollo della posta in uscita.

    Il percorso

    01 | LA PRIMA FASE
    Le nuove regole per il recupero dei crediti non superiori a 2.000 euro prevedono tre passaggi.
    La prima fase consiste nella notifica della cartella di pagamento o dell'ingiunzione fiscale

    02 | LA SECONDA FASE
    Il secondo passaggio si svolge agli uffici postali, con l'invio per posta ordinaria di due solleciti di pagamento, dei quali il secondo non prima che siano trascorsi sei mesi dall'invio del primo

    03 | LA TERZA FASE
    Da ultimo, il terzo step prevede l'attivazione delle misure cautelari (cioè il fermo amministrativo) o esecutive (cioè il pignoramento mobiliare o il pignoramento presso terzi).

    Luigi Lo vecchio - 30 agosto 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/08/2011

    Indietro tutta, abbiamo scherzato. Con due tratti di penna, mascherati da numeri e lettere di rimandi normativi dentro il decreto correttivo della manovra, il Sistri saluta e se ne va. Niente più tracciamento digitale dei rifiuti, chiavette Usb e sistema satellitare di rilevamento, niente più software e hardware ministeriali che si bloccano e non dialogano con quelli delle aziende.

    Così, dopo "tre rinvii tre" nell'arco di 18 mesi, e dopo una rivolta delle oltre 300mila aziende divampata a seguito del test del click day dell'11 maggio (che mostrò tutta l'inadeguatezza dell'infrastruttura informatica approntata dal ministero dell'Ambiente) l'acronimo più terrorizzante per il mondo imprenditoriale lascia spazio a tutto quello che doveva soppiantare, dai registri di carico e scarico ai moduli cartacei di dichiarazione.

    Non c'è nulla da festeggiare, soprattutto perché quel sistema di tracciamento digitale sarebbe servito a combattere smaltimenti illegali, criminalità organizzata e, in definitiva, la legalità di un comparto tanto importante quanto a rischio di infiltrazioni. Ma non si può nemmeno dimenticare tutto ciò che è successo durante. A cominciare dai costi, ingenti, sostenuti da centinaia di migliaia di aziende per adeguarsi a un sistema che non è mai funzionato.
    Aziende che hanno tra l'altro già versato due annualità del contributo Sistri.

    14 agosto 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/08/2011

    La Banca centrale europea (Bce) che decide di acquistare titoli di Stato italiani e spagnoli, Standard & Poor's che declassa il rating degli Stati Uniti: azioni impensabili soltanto fino a
    qualche settimana fa, ma che in quest'estate particolarmente calda (almeno sui mercati) mettono giustamente in apprensione i risparmiatori impegnati a difendere strenuamente il
    proprio gruzzolo.

    «Devo vendere le mie azioni? Cosa rischio con i BTp che ho in portafoglio?» sono le domande che più di frequente riecheggiano all'interno delle famiglie di questi tempi. Interrogativi che si fanno sempre più pressanti con lo stillicidio di notizie in arrivo ogni giorno, ma ai quali è anche complesso dare risposte assolute. La decisione dipende infatti in modo cruciale dalla
    composizione del portafoglio e da quanta parte della ricchezza è impiegata nelle attività finanziarie che oggi oscillano paurosamente e che quindi sono percepite come maggiormente a
    rischio.

    Chi ha in tasca soltanto 10mila euro in BoT o BTp ed è abituato a tenerli fermi nel cassetto rinnovandoli a ogni scadenza, per esempio, farà probabilmente meglio a non farsi spaventare:
    i suoi soldi sarebbero in teoria a rischio soltanto in caso di default dell'Italia, un'eventualità che - almeno in teoria - si allontana con l'arrivo del soccorso della Bce. Alleggerire la quota,
    parcheggiando magari il denaro in uno dei diversi conti deposito che offrono tassi allettanti, non è in teoria sbagliato, ma è una decisione che occorre valutare con cura. Chi vende adesso
    titoli di Stato italiani deve molto probabilmente mettere in conto una perdita secca e il gioco potrebbe non valere la candela.

    Scegliere il momento più adatto per agire, quando i mercati sono così volatili, è compito più adatto a un oracolo che a un investitore professionista, figuriamoci per un risparmiatore fai-date
    che non ha a disposizione gli stessi mezzi sofisticati del gestore. Il tempismo sbagliato potrebbe costare quindi caro, a maggior ragione per chi ha puntato tutto sulle azioni, che casomai dovrebbe chiedersi perché non ha distribuito in modo più equilibrato in propri averi.

    Diversificare (parola magica adatta a tutte le stagioni) non è per la verità facile quando si ha a disposizione un quantitativo limitato di denaro: alcuni strumenti potrebbero risultare
    inaccessibili e in alcuni casi le maggiori commissioni finirebbero per vanificare gli eventuali benefici. All'aumentare del denaro impiegato crescono però anche le possibilità di gestire in
    modo più efficace le situazioni critiche come quelle di questi giorni.

    Dai 50mila euro in su (e a maggior ragione oltre la soglia dei 100mila euro) non solo gli strumenti finanziari accessibili si moltiplicano, ma diventa anche possibile effettuare aggiustamenti in corsa sul portafogli senza per questo rischiare l'osso del collo. Trasferire una quota non eccessiva di BoT e BTp verso altri strumenti di liquidità può in questo caso avere senso, così come ribilanciare la componente azionaria verso settori (e mercati, se possibile) meno esposti alle turbolenze.

    L'importante è ragionare avendo sempre chiara in mente la situazione finanziaria generale della famiglia (considerando al tempo stesso il mutuo, come si può leggere nell'articolo della
    pagina a fianco) e soprattutto l'orizzonte temporale di impiego del denaro: se non serve nell'immediato, è inutile e forse dannoso prendere decisioni affrettate sull'onda dell'emotività.

    Per chi ha una quota di risparmio 10.000 euro
    OBBLIGAZIONI
    La bufera finanziaria che ha colpito l'Italia e i suoi titoli di Stato ha messo giustamente in apprensione i risparmiatori che storicamente impiegano i propri risparmi in BoT, CcT e BTp,
    bombardati ogni giorno da notizie sullo spread nei confronti del Bund tedesco. La svendita ha provocato un sensibile calo dei prezzi, che tuttavia non dovrebbe spaventare chi detiene i titoli con l'ottica di lasciarli nel cassetto e di portarli a scadenza. Solo vendendoli adesso sul mercato secondario si correrebbe il rischio di contabilizzare una perdita nel caso si fossero a suo tempo acquistati a un valore più elevato. Il pericolo, per il risparmiatore che non ha velleità di fare del trading, è la dichiarazione di insolvenza da parte dello Stato italiano: in questo caso sarebbero a rischio tanto le cedole semestrali (quando dovute), quanto la restituzione dell'intero capitale a scadenza. Ma la decisione di ieri della Bce di sostenere il nostro Paese acquistandono i titoli sul mercato rende più lontana quest'ipotesi.

    AZIONI
    Il risparmiatore che si trova con un portafoglio di 10mila euro investito esclusivamente in azioni dovrebbe prima di tutto chiedersi il motivo per cui si è trovato in una situazione così sbilanciata. In ogni caso, liberarsi di società quotate a Piazza Affari agli attuali livelli di prezzo significa molto probabilmente dover sopportare una perdita che può essere anche molto
    significativa in termini percentuali rispetto al patrimonio esistente. Senza contare che vendere significa perdersi possibili rimbalzi: se proprio non si ha una necessità impellente di liquidare
    l'investimento è forse più opportuno resistere e puntare a un recupero in un'ottica di mediolungo periodo.

    LIQUIDITA'
    Il momento per gettarsi nella mischia non è certo dei migliori: quando la volatilità è così elevata come in questi giorni azzeccare il «timing» giusto è un'impresa e per chi ha a disposizione una quantità limitata di denaro e ogni passo falso potrebbe tradursi in perdite molto salate. Gli strumenti a disposizione per la gestione della liquidità sono del resto numerosi e in questo momento offrono anche rendimenti interessanti: con pronti contro termine e depositi vincolati si può pure arrivare a spuntare un tasso fino al 4% annuo lordo, che non è male se l'obiettivo è parcheggiare il denaro minimizzando i rischi di ogni sorta. Anche chi vuole provare ad assumersi qualche rischio in più farà bene a mantenersi comunque piuttosto abbottonato: titoli di Stato se ne possono acquistare, ma meglio se con scadenza residua (la cosiddetta duration) inferiore ai 2 anni. «Ma destinando loro soltanto fino al 50% del portafoglio», sottolinea Corrado Caironi, investment strategist di R&ca Ricercaefinanza.it.

    Per chi ha una quota di risparmio 50.000 euro
    OBBLIGAZIONI
    Possedere un ammontare di titoli di Stato nell'ordine dei 50mila euro consente un atteggiamento più costruttivo al risparmiatore. La quota in obbligazioni italiane, qualora risultasse particolarmente significativa, potrebbe infatti anche essere ridotta a vantaggio di bond sovrani ritenuti più «sicuri». L'utilizzo di fondi comuni di investimento può inoltre garantire l'accesso ad altre classi di attivo quali i corporate bond che, fatte le dovute proporzioni, hanno sofferto in misura minore le tensioni sui mercati e che, paradossalmente, vengono adesso ritenuti meno rischiosi dei titoli dei rispettivi Stati.

    AZIONI
    Diversificazione settoriale è la parola d'ordine. Con un patrimonio di 50mila euro la si può iniziare a ottenere in modo piuttosto efficace. A patto che si utilizzino non tanto azioni singole,
    quanto fondi di investimento a gestione attiva o passiva (Etf). Nella fase attuale questi ultimi possono risultare però più volatili perché replicano indici puri, che possono avere oscillazioni
    più pronunciate. La mano del gestore, se abile, può essere in grado di scegliere le società che operano in settori più difensivi, quelli meno esposti alle turbolenze e al ciclo economico.

    LIQUIDITA'
    Una liquidità a disposizione attorno ai 50mila euro può permettere al risparmiatore di assumere qualche posizione in più a rischio. Siamo infatti probabilmente di fronte a un patrimonio in via di formazione: ancora insufficiente per il momento a fornire alla famiglia una redditività aggiuntiva significativa in un'ottica di medio e lungo termine, ma che può comunque rappresentare una buona base di partenza per il futuro. Proprio per questo sarebbe opportuno iniziare a costruire le prime posizioni significative, mantenendo comunque un profilo di rischio medio-basso. «Suggerirei di impiegare il 40% del portafoglio in titoli di Stato italiani a maturità compresa fra 3 e 5 anni per avere rendimenti intorno al 4% e il 10% in obbligazioni tedesche», sottolinea Alexandre Hezez, responsabile investimenti di Convictions Asset Management.
    Una soluzione prudente, aggiunge Hezez, che potrebbe cambiare «nel caso vi fossero elementi concreti che rassicurino sullo stato del debito italiano o l'annuncio di un nuovo intervento non convenzionale della Federal Reserve» che si riunirà oggi.

    Per chi ha una quota di risparmio 100.000 euro
    OBBLIGAZIONI
    Un patrimonio superiore ai 100mila euro permette di mantenere una diversificazione adeguata anche acquistando obbligazioni di singoli emittenti e non soltanto affidandosi ai fondi di
    investimento. Ai titoli di Stato italiani, i gestori consigliano di affiancare titoli di debito societari e di Paesi emergenti (in valuta locale). «Eviterei soltanto i bond sovrani tedeschi, francesi e
    statunitensi: in questo momento sono molto sopravvalutati, se ci saranno dei problemi in Europa li pagherà soprattutto la Germania e questo rischio non è al momento inglobato nei
    prezzi», sottolinea Massimo Biglia, gestore del Plurima Frame Alpha Strategy.

    AZIONI
    Per chi ha un portafoglio azionario superiore a 100mila euro effettuare aggiustamenti per ricalibrare gli elementi di rischio potrebbe rappresentare un sacrificio, in termini di perdite,
    tutto sommato sopportabile. Gli analisti sottolineano che in una fase simile, con il pericolo di una ricaduta in recessione degli Stati Uniti, le società legate al ciclo economico siano le più
    vulnerabili. Pareri contrastanti invece sui finanziari: chi continua a credere in loro sottolinea come i prezzi siano ormai scesi ai livelli post crisi Lehman e che, almeno per le banche italiane,
    l'intervento della Bce sui titoli del Tesoro, possa avere un effetto favorevole a medio termine.

    LIQUIDITA'
    Con un livello di liquidità a disposizione che supera i 100mila euro si aprono numerose possibilità di diversificazione, anche in termini di strumenti che potrebbero invece essere poco
    convenienti o addirittura inaccessibili per chi ha a disposizione un patrimonio di livello inferiore.
    È molto probabile che una famiglia in una situazione simile possa avere un profilo di rischio medio che permetterebbe, secondo i gestori, di ridurre la componente liquida al 25%,
    suddividendo le quote restanti in obbligazioni e azioni. «Può essere opportuno – spiega Luca Vaiani, responsabile gestioni a rendimento Assoluto di Fondaco Sgr – inserire asset di Paesi
    emergenti, bond o azioni, in valuta locale in modo di beneficiare della crescita di queste aree».

    Maximilian Cellino - 09 agosto 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  08/08/2011

    In attesa dei chiarimenti dell'agenzia delle Entrate, ieri l'Abi ha inviato una prima informativa alle banche associate sulle novità fiscali introdotte dalla recente manovra finanziaria varata con
    il decreto legge 98 del 6 luglio 2011, convertito con modifiche dalla legge 111/2011 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 luglio scorso.

    In particolare, con la circolare tributaria n. 13 del 29 luglio 2011, l'Abi ha ritenuto opportuno fornire le prime indicazioni sugli aspetti problematici relativi alla nuova versione dell'imposta di
    bollo prevista per le comunicazioni relative ai depositi titoli rilasciate alla clientela.

    Nel proporre delle soluzioni interpretative sui punti che necessitano dei chiarimenti più urgenti, la circolare Abi sgombra subito il campo da ogni dubbio sul fatto che ai fini dell'applicazione
    dell'imposta di bollo è rilevante la data di invio degli estratti conto del deposito titoli, mentre non riveste alcuna importanza il periodo di riferimento del documento stesso. Sulla base di
    questo principio, le banche che hanno inviato entro il 5 luglio ai clienti l'estratto conto relativo al primo semestre (o secondo trimestre) 2011, hanno applicato a tutti i clienti la vecchia tariffa
    di 17,1 euro (o 8,55 euro), commisurata sui 34,2 euro su base annua. Gli istituti di credito che hanno inoltrato, invece, la comunicazione tra il 6 e il 16 luglio hanno applicato il bollo così
    come rimodulato inizialmente dal decreto legge, che prevedeva il pagamento su base annua di 120 o 380 euro, a seconda del valore del deposito sopra o sotto i 50mila euro. Altre banche, e
    non sono poche, hanno infine atteso la conversione in legge del provvedimento per inviare la documentazione; in quest'ultimo caso, applicando le tariffe definitive per i vari scaglioni, che
    variano da un minimo di 34,2 a un massimo di 680 euro su base annua.

    Una diversa operatività che ha portato gli investitori a pagare cifre diverse a seconda della tempestività con cui ogni singola banca ha inviato l'estratto conto. L'incertezza sulla
    decorrenza del provvedimento, quindi, è il primo punto che andrebbe chiarito dalle Entrate.

    Ma una volta dipanato tale dubbio, ci sono altri aspetti meritevoli di una precisazione ufficiale prima possibile. Per definire le diverse fasce di applicazione dell'imposta, il testo della manovra
    considera la posizione detenuta dal soggetto presso ciascuna banca. «Questo - sottolinea la circolare Abi – sembrerebbe imporre il monitoraggio della situazione complessiva del singolo
    cliente, in modo da tenere conto, in sede di individuazione dello scaglione applicabile, del valore totale dei valori presenti anche in diversi dossier». Ma un'interpretazione in tal senso si
    porrebbe in contrasto con la natura propriamente cartolare dell'imposta di bollo. «Peraltro - evidenzia l'Abi – laddove fosse accolta la tesi della rilevanza di tutti i depositi, sembrerebbe
    logico prendere in considerazione solo quelli ugualmente intestati e con le comunicazioni aventi la medesima periodicità». In presenza, per esempio, di un deposito intestato al marito e di un
    altro cointestato a marito e moglie, il cumulo non andrebbe effettuato.

    Senza entrare nei dettagli dei singoli strumenti finanziari che vanno o meno appoggiati su un dossier, l'Abi ritiene che «la strada che dovrebbe garantire maggiore neutralità rispetto alle
    scelte degli investitori appare essere quella di computare ai fini della verifica delle soglie solamente quegli strumenti finanziari per i quali effettivamente sussiste un obbligo normativo
    che ne imponga il deposito presso l'intermediario». Vale a dire i titoli per i quali ricorre un servizio di amministrazione. E nel rimandare all'articolo 1838 del codice civile, ribadisce che
    «sulla questione è necessario un chiarimento ufficiale, anche al fine di assicurare uniformità di comportamento da parte degli intermediari», che oggi procedono in ordine sparso. E questi
    sono solo alcuni dei nodi che l'agenzia delle Entrate è chiamata a sciogliere prima possibile.

    Gianfranco Ursino - 30 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/08/2011

    Concorso in bancarotta fraudolenta documentale per gli amministratori di una Srl i cui libri contabili sono tenuti in modo tale da mettere a dura prova la capacità del curatore di capire la situazione dell'impresa. La Corte di Cassazione con la sentenza n. 29161 non ha dubbi nel confermare la condanna per il più grave reato di bancarotta fraudolenta, anziché semplice, per due membri del consiglio di amministrazione colpevoli di aver consegnato al curatore fallimentare documenti da cui era impossibile desumere gli andamenti
    economici dell'azienda senza ricorrere a "fonti informative extracontabili".
    Inutile la difesa dei diretti interessati che hanno tentato di addossare la colpa delle mancate o inesatte annotazioni sia alle carenze di un commercialista poco accorto sia alla "sudditanza" nei confronti di un padre che, benché impossibilitato a rivestire cariche sociali per un precedente fallimento, era il vero dominus della situazione.

    Le responsabilità individuale
    Paraventi che si rivelano inefficaci. La Cassazione sottolinea, infatti, che l'eventuale imperizia del tecnico non giustifica l'inosservanza dell'obbligo di vigilare sull'attività svolta dal delegato. Allo stesso modo la concorrente responsabilità del genitore non escluderebbe quella degli imputati che esercitavano il ruolo di amministratori di diritto.

    Il dolo generico
    Non passa neppure il tentativo della difesa di negare la sussistenza di un altro elemento costitutivo del reato: il dolo insito nella consapevolezza di rendere ardua la ricostruzione del patrimonio.

    La parziale "trasparenza"
    Secondo la suprema Corte la volontà di nascondere la situazione è provata da gravi omissioni, tra cui la mancata registrazione di passaggi di denaro sui conti correnti accesi presso le banche, anche per cifre ragguardevoli. "Sviste" difficili da giustificare con la buona fede. Per finire, i ricorrenti negano che la carenza di annotazioni fosse tale da rendere completamente illeggibile una situazione che poteva essere compresa seppure con qualche "difficoltà", come riconosciuto dallo stesso curatore nella sua relazione. I giudici del "Palazzaccio" chiariscono in proposito che per far scattare il reato non è necessario che i documenti siano completamente "oscuri" ma è sufficiente che gli ostacoli siano tali da essere superabili solo «con l'uso di particolare diligenza». Nel caso specifico era stato necessario il ricorso a estratti bancari e indagini presso i clienti dell'impresa per avere, in modo comunque incompleto e preciso, un quadro sul reale andamento degli affari sociali. La Cassazione conferma dunque la condanna, compreso il divieto di intraprendere per 10 anni attività commerciali o rivestire cariche sociali.

    Patrizia Maciocchi - 21 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  01/08/2011

    Nuove opportunità per risolvere i conflitti tra privati e pubbliche amministrazioni dopo procedure di esproprio dichiarate illegittime: questa è la novità contenuta nell'articolo 34 del decreto legge 98/2011 convertito nella legge 111/2011. La norma riguarda l'utilizzazione senza titolo di beni per scopi di interesse pubblico, e sostituisce il meccanismo previsto dall'articolo 43 del Testo unico sugli espropri, azzerato dalla Corte costituzionale con la sentenza 293 dell'ottobre 2010.

    Quando l'amministrazione ha sbagliato la procedura e mantiene ancora il possesso del bene, sarà possibile un trasferimento che converta in denaro il valore dell'immobile: il meccanismo è simile a quello del Testo unico espropri 327/2001, ma cambiano sia lo spessore della motivazione di interesse pubblico, sia l'entità dell'indennizzo dovuto al
    privato.

    Sul primo elemento è necessaria una specifica valutazione degli interessi in conflitto (articolo 42 bis, comma 1), che devono essere attuali e corrispondere a eccezionali ragioni di interesse pubblico (comma 4), senza ragionevoli alternative all'acquisizione. Solo in tal modo il legislatore si adegua all'indirizzo della Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo, che in più occasioni ha criticato i comportamenti abusivi delle pubbliche amministrazioni verso i privati.

    Oggi, quindi, non basta più una generica motivazione di opportunità, ma, se l'amministrazione vuole appropriarsi di un bene immobile, deve elencare circostanze specifiche, tra le quali, a titolo esemplificativo, l'ingente onere economico cui si andrebbe incontro restituendo il bene al privato, la stretta connessione delle opere realizzate a esigenze di interesse
    generale, l'idoneità dell'opera pubblica nel suo complesso a soddisfare le utilità collettive.

    A fronte di queste documentate circostanze, il privato che voglia la restituzione del bene, potrà eccepire la possibilità di soddisfare altrove le esigenze dell'ente pubblico: ad esempio un'area a verde attrezzato illecitamente detenuta dalla Pa potrebbe essere sostituita con altre aree di pari qualità, essendo difficile sostenere che un'area verde sia indispensabile per "eccezionali ragioni di interesse pubblico". Viceversa, una palestra eseguita in modo illecito ma adiacente a un complesso scolastico cui è funzionale per natura, potrà restare pubblica convertendo i diritti del proprietario in una congrua indennità.

    L'indennità è il secondo elemento innovato dall'articolo 42 bis: al privato che perde definitivamente l'area andrà riconosciuto un indennizzo da pagare entro 30 giorni, corrispondente al valore venale del bene, incrementato del pregiudizio patrimoniale (interessi moratori) e di quello non patrimoniale (10% del valore venale del bene). Se si tratta di un'area edificabile, si terranno presenti le possibilità legali ed effettive di intervento edilizio, con il limite (di dubbia legittimità) del valore dichiarato ai fini Ici; le aree non edificabili saranno valutate secondo il loro valore in libero commercio, secondo criteri che di recente (Corte costituzionale n. 181/2011) accordano valore anche ad aree vincolate per usi temporanei quali il parcheggio.

    L'innovazione del Dl sembra essere retroattiva, e riguardare cioè tutte le acquisizioni dell'ultimo decennio.
    Anche chi ha percepito un indennizzo o ricevuto un provvedimento di acquisizione a norma dell'articolo 43 del Testo unico espropri 327/2001 sembra poter riaprire la partita sull'entità della somma dovutagli. La norma prevede infatti che il privato che subisca l'acquisizione abbia diritto al valore venale incrementato del pregiudizio patrimoniale (offerte
    di acquisto andate perse, interessi moratori) e un danno non patrimoniale pari al 10% del valore venale.

    I cittadini insoddisfatti potranno quindi rivolgersi al Tar, se ritengono che il bene non esprima un interesse pubblico prevalente, nonché alla Corte d'appello (o direttamente ai giudici di Strasburgo) per la quantificazione dell'indennizzo. Le amministrazioni dovranno affrettarsi nei pagamenti, avendo 30 giorni per il pagamento a decorrere dall'accordo con
    il privato, con il rischio di rispondere in proprio dinanzi alla Corte dei conti di eventuali ritardi.

    I passaggi per sanare le situazioni

    01 | RICOGNIZIONE DEI BENI
    Ricognizione da parte delle pubbliche amministrazioni dei beni acquisiti senza un valido titolo. La procedura è affidata al soggetto che utilizza il bene, anche se diverso da chi ha iniziato (e sbagliato) la procedura

    02 | INDIVIDUAZIONE DEGLI INTERESSI IN CONFLITTO
    È necessario individuare l'attualità e l'eccezionalità delle ragioni di interesse pubblico: di fatto, il bene deve essere stato modificato in modo economicamente irreversibile o comunque essere indispensabile al raggiungimento dell'utilità generale

    03 | VALORE VENALE
    Bisogna stimare il valore venale del bene, del pregiudizio patrimoniale (interessi moratori, se il danneggiato è un imprenditore) e non patrimoniale (pari al 10%, che diventa 20% per aree edilizia pubblica, calcolati sul valore venale del bene)

    04 | DELIBERA
    È necessaria la delibera dell'autorità che cura gli interessi cui è destinato il bene immobile, con motivazione e stima

    05 | NOTIFICA AL PROPRIETARIO
    Nella notifica va indicata l'offerta di pagamento

    06 | PAGAMENTO
    L'importo va pagato entro 30 giorni dall'acquisizione

    07 | SEGNALAZIONE
    L'acquisizione va segnalata alla Corte dei conti

    Cristian Immovilli/Guglielmo Saportio - 21 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  20/07/2011

    Partite Iva inattive da oltre tre anni revocate d'ufficio.

    Lo ha previsto la manovra (articolo 23, comma 22 del decreto legge 98, in legge in).

    In particolare, la misura viene adottata se per tre anni consecutivi il titolare non ha esercitato l'attività d'impresa o di arti e professioni o, se obbligato alla presentazione della dichiarazione annuale Iva, non ha adempiuto a tale obbligo.
    La soluzione servirà a ridurre il numero di partite Iva, pari a oltre sette milioni. Di questi, qualche milione è costituito da contribuenti che hanno dimenticato di possederla.
    Il provvedimento di revoca è impugnabile davanti alle Commissioni tributarie. Nell'ultima sanatoria, che si è conclusa nell'aprile del 2004, i contribuenti che dovevano chiudere la partita "morta", oltre a pagare l'importo fisso di 100 euro, dovevano anche comunicare la cessazione attività, presentando il relativo modello entro il 31 maggio 2004.

    Il forfait
    I titolari di partita Iva, sebbene obbligati, che non hanno tempestivamente comunicato la cessazione dell'attività, possono sanare la violazione versando, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge 98 (quindi entro il 4 ottobre), un importo pari alla sanzione indicata nell'articolo 5 del decreto legislativo 471/97, da un minimo di 516 a un massimo di 2.065 euro, ridotta a un quarto.

    In pratica, si potrà sanare l'omessa dichiarazione di cessazione attività pagando, entro i 90 giorni, un forfait di 129 euro, cioè un quarto di titolari di partita Iva 516 euro.

    L'agenzia delle Entrate, con la risoluzione 72/E dell'11 luglio, ha istituito il codice tributo 8uo che va indicato nel modello F. La norma di favore si applica a condizione che la violazione non sia stata già constatata con atto di contestazione portato a conoscenza del contribuente.

    T. Morina –19 luglio 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  18/07/2011

    Muore durante il torneo di calcio, responsabile l'associazione che l'ha organizzato
    L'attività sportiva agonistica non può mai essere disgiunta dai relativi controlli medici. Una regola nota a tutti sulla carta, ma spesso disattesa nella pratica. Ora la Cassazione chiarisce che la semplice organizzazione di tornei, in quanto basati sulla competizione tra i partecipanti, rientra fra le attività agonistiche. E, dunque, gli organizzatori rispondono penalmente e civilmente dei danni alla salute dei partecipanti in caso di omessi controlli. Con questa motivazione, i giudici di Piazza Cavour, sentenza 15394/2011 (si legga il testo integrale sul sito di Guida al diritto), ha condannato l'Acsi (Associazione centri sportivi italiani) a risarcire la moglie di un calciatore dilettante di trenta anni, morto negli spogliatoi per infarto dopo aver accusato un malore durante un girone di un torneo di calcio.

    In sede civile la direzione dell'associazione riteneva di non dover pagare
    Il responsabile locale dell'Acsi e il presidente della squadra erano già stati condannati in sede penale per omicidio colposo per aver ammesso la partecipazione al torneo del calciatore senza la preventiva visita medica (con elettrocardiogramma sotto sforzo), che avrebbe rivelato la grave patologia di cui soffriva la vittima, così precludendogli la partecipazione al torneo e dunque il decesso. In sede civile, però, la direzione nazionale dell'associazione riteneva di non dover pagare in quanto la sede territoriale godeva di una propria autonomia e dunque le eventuali mancanze dovevano esserle direttamente imputate.

    L'ambiguità dello statuto non può ricadere su terzi
    Di diverso avviso la Cassazione, secondo cui in assenza di un patrimonio di riferimento l'indipendenza amministrativa e finanziaria deve essere interpretata restrittivamente. Del resto, proseguono i giudici, l'ambiguità dello statuto non può ricadere sui terzi, il cui legittimo affidamento va tutelato. Dunque la responsabilità dell'Acsi risiede nel non aver predisposto un regolamento del torneo che prevedeva l'obbligo della visita medica e comunque nel non aver sottoposto ai relativi controlli la vittima, senza neppure aver chiesto la produzione di una adeguata certificazione medica.

    Per i giudici la tutela passa anche dalla prevenzione
    Secondo i giudici di Piazza Cavour, infatti, «gli enti sportivi sono tenuti e a tutelare la salute degli atleti anche attraverso la prevenzione degli eventi pregiudizievoli la loro integrità psicofisica». E con riguardo al carattere agonistico specificano che «non può non ritenersi agonistico un torneo sportivo fondato sulla gara e sulla competizione tra i partecipanti, come il torneo di calcio in questione, tale da implicare un maggior impegno psicofisico ai fini del "prevalere" di una squadra sull'altra».

    Francesco Machina Grifeo - 13 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  14/07/2011

    Le aziende sanitarie del Servizio sanitario nazionale devono adottare nuove procedure telematiche per consentire il pagamento online delle prestazioni erogate e la consegna dei referti medici tramite web, posta elettronica certificata o altre modalità digitali. Lo prevede l'articolo 6, comma 2, lettera d), nn. 1 e 2 del decreto Sviluppo.
    Sulla carta le Asl dovrebbero mettere a disposizione dell'utenza il servizio di pagamento online e passare alla consegna dei referti medici esclusivamente in forma digitale entro 180 giorni dell'entrata in vigore del provvedimento: entro 90 giorni dovrebbe essere adottato il regolamento applicativo con apposito Dpcm, e nei successivi 90 giorni le aziende sanitarie dovranno adeguarsi. Difficile, tuttavia, che si possano rispettare tempi così stretti, tenuto conto che sono interessati ben 4 ministeri (Innovazione, Economia, Salute e Semplificazione) e la Conferenza Stato-Regioni ed è previsto il parere preventivo del Garante per la protezione dei dati personali.
    Il provvedimento si inquadra espressamente nell'alveo del Codice per l'amministrazione digitale (Dlgs 82/2005) e dovrà seguirne le regole tecniche. I servizi devono quindi essere progettati e realizzati mirando alla migliore soddisfazione delle esigenze degli utenti, in particolare garantendo la completezza del procedimento, la certificazione dell'esito e l'accertamento del grado di soddisfazione dell'utente.
    Tra i principi epressamente richiamati, l'articolo 63 del Codice impone alla Pa di individuare le modalità di erogazione dei servizi in rete in base a criteri di efficacia, economicità e utilità e nel rispetto dei princìpi di eguaglianza e non discriminazione, tenendo comunque presenti le dimensioni dell'utenza, la frequenza dell'uso e l'eventuale destinazione all'utilizzazione da parte di categorie in situazioni di disagio. Considerato che i principali utenti dei servizi sanitari sono le fasce deboli della popolazione (anziani ed ammalati), quest'ultima previsione appare di particolare rilievo: per chi non sa o non vuole impiegare gli strumenti informatici è previsto il diritto di ricevere, anche a domicilio, copia cartacea del referto.
    Una ulteriore possibilità da esplorare è la previsione dell'articolo 1, comma 2, lettera f) del Dlgs 153/2009 (nuovi servizi in farmacia) che prevede la possibilità per gli assistiti di avvalersi della rete anche informatica delle farmacie per prenotazioni, pagamento e ritiro dei referti, coniugando così la capillarità delle farmacie con l'efficienza dell'informatica.
    Come ha sottolineato il Garante della privacy, i nuovi servizi delle farmacie devono infatti puntare in modo significativo sulle infrastrutture telematiche, garantendo la massima sicurezza dei dati. Già esistono varie esperienze locali, che potrebbero essere estese a tutto il territorio nazionale.
    Sul piano opertivo, come previsto dal Codice della Pa digitale (articolo 64) l'accesso ai sistemi online potrà avvenire tramite la carta d'identità elettronica e la carta nazionale dei servizi, oppure con altri strumenti di identificazione informatica sicura.
    Il decreto, poi, vieta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica: con il rischio, quindi, che le norme restino, per lungo tempo, solo sulla carta, o che i relativi oneri finiscano per gravare o sui cittadini, o sugli operatori privati. Sempre che le Asl non riescano a realizzare risparmi con cui finanziare l'innovazione.

    Marcello Tarabusi - 12 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  13/07/2011

    È il 1° giugno 2012 il termine minimo che sarà stabilito con decreto del ministro dell'Ambiente per la proroga del Sistri a favore dei piccolissimi produttori di rifiuti pericolosi. La soglia dimensionale risiede nella dotazione di dieci dipendenti e la futura proroga riguarderà anche coloro che raccolgono e trasportano i rifiuti da sé stessi prodotti. Questo è quanto dispone l'articolo 6 del Dl Sviluppo convertito ieri in legge dall'aula del Senato.

    Non si tratta di una proroga vera e propria, ma di un mandato al ministro dell'Ambiente ad adottare un provvedimento di proroga che consenta ai piccolissimi produttori di rifiuti pericolosi di partire con il Sistri non dal 2 gennaio 2012 (come previsto dal Dm 26 maggio 2011) ma dalla data che il ministro individuerà e che, in ogni caso, «non può essere antecedente al 1° giugno 2012». Fino alla nuova data, dunque, i soggetti interessati continueranno a operare con il criterio del 'doppio binario': registri e formulari obbligatori e possibilità di utilizzo del Sistri.

    La modifica trova la sua motivazione nella necessità di «garantire che un adeguato periodo transitorio consenta la progressiva entrata in operatività» del Sistri. Il che è più che comprensibile a fronte della complessità del sistema e della dimensione dei soggetti destinatari dell'obbligo.

    In ordine al sistema sanzionatorio, anche questa futura proroga varrà al pari di quelle intervenute per le altre categorie di soggetti obbligati con il Dm 26 maggio 2011. Infatti, le sanzioni previste per il Sistri si applicano a partire dal giorno successivo alla scadenza del regime del 'doppio binario'. Il Dm 26 maggio 2011 ha reso graduale la dismissione di tale regime e graduale sarà anche l'applicazione delle sanzioni che saranno applicabili solo da quando le singole categorie di soggetti saranno obbligate alla dismissione del 'doppio binario'.

    Quasi tutte le sanzioni in materia di Sistri sono amministrative pecuniarie, anche quelle in materia di iscrizione e pagamento dei contributi. Come tutte le sanzioni appartenenti a questa tipologia, anche quelle del Sistri sono disciplinate dalla legge 24 novembre 1981, n. 689. Nell'articolo 1 di questa legge si reperiscono i principi di legalità, di irretroattività e di divieto di analogia; il che comporta l'assoggettamento della condotta considerata alla legge del tempo in cui tale condotta si è verificata. Pertanto, poiché le sanzioni del Sistri saranno applicabili solo da quando finirà il 'doppio binario', la mancata osservanza dei termini per le iscrizioni e per il pagamento dei contributi annuali, ben difficilmente potrà essere punita prima che per ogni singola categoria scada la dead line prevista per la graduale dismissione del registro e del formulario in favore dell'esclusiva tenuta del Sistri.

    Di questo sembra essere consapevole anche il ministero dell'Ambiente che, infatti, nell'accordo stipulato con le organizzazioni di categoria si è impegnato a introdurre un sistema sanzionatorio attenuato e graduale per il primo semestre di operatività del Sistri.

    Paola Ficco - 08 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/07/2011

    L' Agenzia delle Entrate ha pubblicato oggi sul sito le disposizioni per l'addio agevolato alle partite Iva non utilizzate, con sanzioni ridotte e un percorso semplificato. I contribuenti che, pur essendo titolari di una partita Iva, non presentano la relativa dichiarazione da almeno tre anni oppure non svolgono alcuna attività hanno, dal 6 luglio, novanta giorni per chiudere la propria posizione, pagando solo una sanzione minima di 129 euro.La regolarizzazione potrebbe riguardare, secondo le stime dell'Agenzia, due milioni di partite Iva inattive.

    Mettersi in regola è facile: basta pagare con il modello F24 «elementi identificativi», indicando il codice tributo 8110, la partita Iva da chiudere e l'anno di cessazione dell'attività. Chi non adotta questa misura rischia una multa che può arrivare fino a 2.065 euro. La posizione va regolarizzata entro novanta giorni, calcolati a partire dal 6 luglio 2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 98/2011. Va ricordato che la norma di favore si applica a condizione che la violazione non sia stata già contestata con atto portato a conoscenza del contribuente.

    Le istruzioni nel dettaglio
    I titolari di partita Iva che, sebbene obbligati, abbiano dimenticato di comunicare la cessazione della propria attività, entro i 30 gg prescritti dalla norma - articolo 35, comma 4, del Dpr 633/1972 - possono ora sanare la violazione versando spontaneamente, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge n. 98/2011, un importo pari a 129 Euro, somma che equivale al 25 per cento, cioè 1/4, della sanzione minima dovuta secondo la norma vigente.

    In pratica, per aderire alla norma di favore è sufficiente provvedere al versamento tramite F24, entro 90 gg dalla data di entrata in vigore della legge, dell'importo di 129 Euro, indicando il codice tributo 8110, la partita Iva da chiudere, e l'anno di cessazione dell'attività. Nell'ottica della semplificazione non è necessario presentare anche la dichiarazione di cessazione attività, con il mod. AA7 (previsto per i soggetti diversi dalle persone fisiche) o il mod. AA9 (previsto per le imprese individuali e lavoratori autonomi), perché la chiusura della partita Iva verrà effettuata dall'Agenzia sulla base dei dati desunti dal modello F24 presentato.

    Per i contribuenti che, benchè obbligati, hanno omesso di presentare a suo tempo la dichiarazione di cessazione attività e non colgono l'opportunità che il decreto legge 98/2011 ora concede, l'Agenzia può procedere alla chiusura d'ufficio della partita Iva, con una sanzione fino al massimo di 2.065 euro.

    11 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/07/2011

    «Una Borsa da età dell'incertezza», dice Carlo Gentili, capitano di lungo corso a Piazza Affari. Un mercato che, con l'incendio greco non ancora domato, in Europa è iper reattivo al news flow sul debito sovrano Ue (come dimostra il downgrade su Lisbona). E un po' meno, invece, alla più tradizionale e probabile mossa di oggi della Bce. Un contesto difficile insomma, in cui il signor Rossi si domanda: come difendere i propri risparmi?

    Gli esperti interpellati dal Sole24Ore, rispondono dividendosi in due partiti. Da un lato chi pensa a un mercato in sali-scendi, nervoso; per operazioni solo di medio-breve periodo. Dall'altra invece, chi è più ottimista e, condividendo recenti sondaggi le cui stime indicano le Borse in rialzo oltre l'8% entro l'anno, pensa si possa investire in ottica di più lungo periodo.

    Al primo gruppo appartiene Maurizio Milano, direttore analisi tecnica di Banca Sella: «L'S&P500, per esempio, non è così forte sui fondamentali - dice -. La spinta arriva, essenzialmente, dai bassissimi tassi della Fed che permettono di avere liquidità quasi a costo zero da re-investire. O sull'equity americano oppure, con il carry trade, sugli asset europei e asiatici». In tal senso, «l'attuale correzione offre interessanti opportunità di investimento, ma da seguire con attenzione. Nelle discese le posizioni vanno chiuse». Perché? «Il rischio è che, a fronte dell'irrisolto problema sul debito europeo, il saldo sia zero e non solo sulle Borse del Vecchio continente». Il bicchiere, al contrario, è mezzo pieno per Luca Ramponi, direttore investimenti di Aureo gestioni Sgr. «Non si possono dimenticare gli utili aziendali - afferma -. Nel 2011 le stime sui profitti, per esempio, della corporate America indicano un rialzo del 10 per cento. Non siamo sui livelli del 2010, quando si viaggiava su rialzi del 30%. Ma il valore è interessante».

    Inoltre, «se è ben vero che c'è un rallentamento sul sentiero della crescita - dice Sergio Pigoli, consulente indipendente - questo è stato anche causato dallo shock esogeno dello tsunami in Giappone. Un evento che, nella filiera produttiva mondiale, ha creato un'impasse per i componenti elettronici. Oggi tutto questo è alle spalle». La stessa casa d'affari Pictet è propensa a credere che il nodo Giappone sia risolto, seppure torna a porre l'accento sull'economia Usa: «i 300 miliardi di dollari di investimenti del primo trimestre» sono stati usati essenzialmente per «il rinnovo dei macchinari esistenti». Servirebbe, invece, uno sforzo «in nuova capacità produttiva». Insomma: va bene l'export e la locomotiva degli emergenti. Tuttavia, deve ripartire la domanda interna Usa che, invece, stenta: anche perché l'immobiliare, settore essenziale nelle riprese del ciclo, è assente.

    Al di là delle divergenze sul futuro delle Borse, su un punto sembra sussistere un fil rouge: per un risparmiatore, con un rapporto rischio/rendimento medio, l'esposizione sull'equity non deve andare comunque oltre il 25-30% del portafoglio. «Una percentuale sempre da diversificare su differenti opzioni - indica Ramponi-. Tra queste, per esempio, il comparto della big industry europea o statunitense». Quei conglomerati, cioè, «export oriented - aggiunge Gentili -, esposti alla crescita dei mercati emergenti». «Le large cap europee - ricorda Rory Bateman, capo dello European equity di Schroders - offrono un rendimento attorno al 4%; un valore più alto di quello di molti governativi europei, esclusi i paesi periferici dell'Ue».

    Fin qui i settori e le indicazioni sulle Borse. C'è, però, in un periodo di bassi tassi e alta liquidità un altro aspetto interessante per l'investitore. Lo spiega Credit Suisse: molte società sono 'piene' di cassa; quelle stesse società (escluse i finanziari) il cui indebitamento è basso (il debito netto sull'ebitda in Europa è solo 1,4). Ciò significa che le aziende sono spinte, anche per la non grande visibilità sulla crescita interna, a usare la cassa su due fronti: le acquisizioni e i buy back. Quali i settori che saranno più attivi? Per gli esperti elvetici le telecom e il farmaceutico. Uno scenario che potrebbe spingere le quotazioni. Il bicchiere qui è mezzo pieno.

    Vittorio Carlini - 07 luglio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  04/07/2011

    COSA E’:
    ϖ Chi vende l'immobile in nuda proprietà è di solito un anziano, ma molto spesso in Italia, si tratta di genitori che la vendono ai propri figli assicurando così il passaggio del patrimonio di famiglia senza tasse di successione. Oppure viene utilizzata tra coppie, per tutelare il partner più debole.
    ϖ Chi vende non perde il godimento della propria abitazione, conservando quindi le proprie abitudini domestiche e la conoscenza del quartiere, così importante per gli anziani.
    ϖ Intasca subito una somma significativa, anche se scontata, e si garantisce, nel caso di pagamento misto (acconto+vitalizio mensile a vita) un ingresso costante di liquidità (attenzione però, il vitalizio è tassato) non andando così a gravare su figli e parenti. In alcuni casi, aumentati con la crisi economica, i soldi servono agli anziani genitori per aiutare i figli adulti a mantenere la propria famiglia.
    ϖ Chi vende può anche affittare la casa che ha in usufrutto, traendone ulteriore beneficio.
    ϖ Chi compra è di solito un padre/madre di figli adolescenti, a cui si cerca di garantire una casa quando saranno adulti. Ha la possibilità di acquistare un immobile con uno sconto importante (dal 20% a punte del 40-50%), che diminuisce in relazione alla sempre maggiore anzianità del venditore e quindi alla probabilità più vicina di entrare in possesso della piena proprietà.
    ϖ Chi compra ha un risparmio fiscale sulle imposte, di solito dovute da chi acquista, può beneficiare delle agevolazioni sulla prima casa , deve pagare solo le spese condominiali straordinarie.
    ϖ La nuda proprietà non va inserita nella dichiarazione dei redditi. Ogni anno il valore della nuda proprietà si rivaluta in media del 3% che si somma alla rivalutazione naturale dell'immobile nel tempo.

    VANTAGGI:
    -la nuda proprietà si può rivendere in qualsiasi momento
    -non si pagano Irpef, Ici e spese condominiali ordinarie, oltre alla manutenzione, che sono a carico dell'usufruttuario
    -le imposte da pagare (registro catastale e ipotecaria) sono calcolate soltanto sulla percentuale di rendita catastale attribuita tramite precise tabelle stilate dal Fisco. La nuda proprietà non va inserita nella dichiarazioni dei redditi.
    -si può comprare una casa che altrimenti, visti i valori della case libere, non potremmo permetterci.
    -si può usufruire della agevolazioni prima casa
    -è un buon investimento nel lungo periodo

    SVANTAGGI:
    - l'usufruttuario può cedere in affitto la casa o vendere l'usufrutto. Per evitare la possibilità di avere in casa un ospite indesiderato, il nudo proprietario può chiedere di inserire nel contratto una clausola di prelazione.
    - Di solito queste transazioni sono pagate in contanti. Per avere un mutuo bisognerebbe far firmare anche l'usufruttuario che, difficilmente , si accollerà il rischio di pagare la rata qualora il nudo proprietario non la versasse.
    - le spese di amministrazione straordinaria sono a carico del nudo proprietario
    - se l'usufruttuario decide di lasciare la casa e trasferirsi altrove (per esempio una casa di riposo) può chiedere una buonuscita.
    - imposta di registro sulla costituzione di una rendita vitalizia e tassazione del vitalizio

    Monica Lodi - 27 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/06/2011

    Per chi intende proteggere la propria abitazione con sistemi di videosorveglianza esistono regole articolate.

    Sono quelle previste dal provvedimento che il Garante della privacy ha messo a punto nell'aprile dello scorso anno, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 99 del 29 aprile 2010 e consultabile sul sito dell'Autorità www.garanteprivacy.it (documento web n. 1712680).

    Il provvedimento generale, che ha sostitutito quello del 2004, riguarda un largo spettro di utilizzo dei dati personali raccolti dalle telecamere.

    A. Che. - 27 giugno 2011- tratto da Il sole 24 ore -

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  • Normative complementari  »»  27/06/2011

    Giudice dell'udienza preliminare di Brescia, sentenza 23 marzo 2011
    Alessandro Daddea, avvocato - (Lex24)

    Con pronuncia del 23 marzo 2011, il GUP di Brescia assolveva dalla imputazione di accesso abusivo ad un sistema informatico - art. 615 ter commi 1, 2 e 3 Codice Penale- un agente in servizio presso la Procura della Repubblica del predetto Tribunale.
    L’accusa riguardava un accesso al sistema informatico RE.GE. del Tribunale volto a controllare la posizione giuridica di alcuni agenti “chiaccherati”, senza ulteriori condotte. Il Giudice, con una analisi attenta alla giurisprudenza di legittimità sul reato “de quo”, assolse l’imputato ritenendo l’accesso compiuto, ma non svolto con finalità illecite.

    La sentenza stimola alcune riflessioni sul reato di accesso abusivo ad un sistema informatico ex art.615 ter, introdotto nell’anno 1993, ma ancora oggetto di dibattito sulla natura del reato, di danno o di pericolo, nonché sul senso da attribuire all’avverbio abusivamente.
    Quanto alla questione, reato di danno o di pericolo, le divisioni dottrinali e giurisprudenziali appaiono più dogmatiche che reali, pur foriere di conseguenze rilevanti, come la configurabilità o meno del reato tentato: i sostenitori dell’illecito di danno ritengono che l'intrusione nell'elaboratore altrui, indipendentemente dal fatto che nello stesso siano contenuti dati o programmi di qualsivoglia natura, realizzi compiutamente la lesione del bene protetto: la privacy informatica.
    Orbene tale tesi non è così differente da quella degli assertori della natura di reato di pericolo, per i quali si configura il reato anche allorquando l'agente possa carpire, penetrando nella memoria del computer invito domino, quanto di più riservato possa esservi, cosicché si ritiene il reato perfetto anche allorquando l'intrusore non abbia preso cognizione di alcuna informazione.
    Sul punto la Cassazione si è espressa in maniera generica, con una posizione mediana rispetto alle predette tesi, sostenendo che “il delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico, che è reato di mera condotta, si perfeziona con la violazione del domicilio informatico, e quindi con l'introduzione in un sistema costituito da un complesso di apparecchiature che utilizzano tecnologie informatiche, senza che sia necessario che l'intrusione sia effettuata allo scopo di insidiare la riservatezza dei legittimi utenti e che si verifichi una effettiva lesione alla stessa”.
    La equipollenza fra le nozioni di domicilio informatico e di domicilio domestico, accolta dalla Cassazione, finisce per fare arretrare il momento della punibilità così da farlo quasi coincidere con il reato di pericolo. Pure problematica è la individuazione del corretto significato da attribuire all’avverbio “abusivamente”, da riferirsi alla condotta di chi si inserisca nel domicilio informatico altrui senza averne titolo, ma, secondo la tesi maggioritaria, anche verso colui il quale, inserendosi legittimamente nel sistema altrui, si trattenga poi “invito domino”, realizzando il cosiddetto abuso mediato.
    Questa situazione, come quella giudicata dal Tribunale di Brescia, è di frequente oggetto delle massime di legittimità: la questione inerisce quei soggetti che detengano correttamente “passwords” per inserirsi in un sistema protetto ma che poi ne facciamo un utilizzo diverso da quello loro consentito.
    Nelle ipotesi valutate, la Cassazione, però, non è mai riuscita ad esprimere un indirizzo unitario: in due recenti sentenze la Quinta e la Sesta Sezione hanno assunto indirizzi contrastanti.
    La quinta Sezione più rigorosamente ha statuito che: “Integra il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.) il pubblico ufficiale che, pur avendo titolo e formale legittimazione per accedere al sistema, vi si introduca su altrui istigazione criminosa nel contesto di un accordo di corruzione propria; in tal caso l'accesso del pubblico ufficiale è in sé abusivo e integrativo della fattispecie incriminatrice di cui all'art. 615 ter c.p., in quanto effettuato al di fuori dei compiti d'ufficio e preordinato all'adempimento dell' illecito accordo con il terzo, indipendentemente dalla permanenza nel sistema contro la volontà di chi ha il diritto di escluderlo”.
    In casi simili, però, la Sesta Sezione valutò non sussistente il reato: “Non commette il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico il soggetto il quale, avendo titolo per accedere al sistema, se ne avvalga per acquisire informazioni per finalità estranee a quelle di ufficio, ferma restando la sua responsabilità per i diversi reati eventualmente configurabili, ove le suddette finalità vengano poi effettivamente realizzate”.
    Il quadro è, dunque, eterogeneo: la pronuncia in esame abbraccia l’indirizzo della Sesta Sezione ritenendo lecite le condotte dell’operante di Polizia, inseritosi nel sistema informatico della Procura, di cui deteneva i codici di accesso, per controllare la situazione giuridica di suoi colleghi.
    Due passaggi, però, non convincono: innanzitutto è difficile discriminare fra condotte che abbiano una finalità lecita ed una illecita, allorquando ci si riferisca a dati contenuti in sistemi informatici; laddove lo scopo della norma di cui all’art.615 ter, sia proprio quello di tutelare il bene giuridico “domicilio informatico”, la valutazione sul successivo utilizzo dei dati risulta del tutto ininfluente ai fini della configurabilità del reato. Inoltre, come scritto da Foti, “incentrare la consumazione dell’illecito nella presa di cognizione dei dati aggiunge alla norma elementi non espressamente richiamati, avendo essa anticipato la punibilità ad uno stadio anteriore; per altro verso la conoscenza di alcuni dati è inevitabilmente presente in ogni ipotesi di accesso, in quanto l’agente, introdottosi nella memoria del sistema, vede riprodotto nello schermo l’insieme dei documenti e dei programmi in esso contenuti”.
    Da ultimo una chiosa sulla formula assolutoria “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”; la scelta lascia perplessi, poiché, se la condotta ascritta all’imputato non fosse da ritenersi “abusiva”, la formula più corretta sarebbe stata quella perché il “fatto non sussiste”.
    In conclusione, anche dalla sentenza del GUP di Brescia, emerge la necessità di un intervento chiarificatore degli aspetti problematici dell’art.615 ter.
    Va, pertanto, segnalata con apprezzamento la decisione della Quinta Sezione della Corte di Cassazione che ha rimesso alle Sezioni Unite, con ordinanza n. 11714/2011 depositata il 23 febbraio, la questione della configurabilità del reato allorquando il soggetto agente sia abilitato ad accedere ad un sistema informatico protetto, ma si introduca per scopi estranei a quelli per cui la chiave di accesso gli venne attribuita.

    16 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  22/06/2011

    L'individuazione della data a partire dalla quale decorrono gli effetti della trasformazione ha rilievo sostanziale. Bisogna fare riferimento a quest'ultima per la suddivisione dell'esercizio in due distinte frazioni e per definire il momento in cui la società passa da soggetto Irpef a soggetto Ires (o viceversa).
    Nella normativa tributaria non è rinvenibile alcuna disposizione che consente di individuare la data di decorrenza degli effetti della trasformazione; è, invece, di ausilio la norma civilistica. Infatti, nel caso di trasformazione da società di persone a società di capitali, l'articolo 2500 del codice civile stabilisce che la società di capitali viene a giuridica esistenza con l'iscrizione nel registro delle imprese della delibera di trasformazione (risoluzioni 26 settembre 1975, n.11/953; 18 novembre 1976, n.9/2059; 1° agosto 1984, n. 9/802; circolare 6/E/2002). Non è ammessa, ai fini delle imposte sui redditi, la retrodatazione degli effetti della trasformazione. La delibera di trasformazione non può prevedere una decorrenza degli effetti della trasformazione diversa ed anteriore a quella individuata sulla base del criterio enunciato. La ragione di questo divieto è la stessa che giustifica la divisione di due distinti periodi d'imposta dell'esercizio in cui è attuata la trasformazione. Non avrebbe senso, infatti, elevare la frazione di esercizio antecedente la trasformazione ad autonomo periodo d'imposta, al fine di impedire alla società di scegliere ex post le modalità di tassazione dei redditi conseguiti, ed al contempo attribuirle il potere di retrodatare l'operazione, e quindi di cancellare tale autonomia.
    Nessuna preclusione, al contrario, sembra sussistere – almeno dal punto di vista civilistico - a una trasformazione con spostamento in avanti del momento in cui si perfezionano gli effetti della stessa. La funzione antielusiva risulta, infatti, soddisfatta in quanto non si incide sulle modalità di tassazione di redditi già conseguiti ma di redditi ancora da conseguire. In tal senso si è espresso il notariato del Triveneto con la massima K.A.10 secondo il quale il differimento non può comunque essere superiore a 60 giorni. Tuttavia, dal punto di vista fiscale, tale orientamento non ha mai trovato espressa conferma.
    Per quanto riguarda i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi, l'articolo 5-bis del Dpr 322/1998 dispone che in caso di trasformazione di una società non soggetta all'imposta sul reddito delle persone giuridiche in società soggetta a tale imposta, deliberata nel corso del periodo d'imposta, la dichiarazione relativa alla frazione di esercizio compresa tra l'inizio del periodo d'imposta e la data in cui ha effetto la trasformazione deve essere presentata, in via telematica, entro l'ultimo giorno del nono mese successivo a tale data.
    Ad esempio, in caso di trasformazione di società di persone in società di capitali avvenuta il 10 marzo 2010, i termini per la presentazione della dichiarazione della società di persone sono scaduti il 31 dicembre scorso. In caso, invece, di operazione effettuata il 10 settembre dell'anno passato, i termini per la presentazione della dichiarazione della società di persone scadono il 30 giugno 2011. Termini di presentazione della dichiarazione che, peraltro, assumono rilievo sostanziale agli effetti della tempistica dei versamenti.

    20 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  21/06/2011

    Una banca dati centrale per i fermi amministrativi.

    Le misure cautelari di cui all'articolo 69 del rd n. 2440/1923, finalizzate a bloccare eventuali pagamenti dovuti da altre amministrazioni dello stato al debitore, saranno raccolte in un database telematico appena realizzato dall'Agenzia delle Entrate.

    Ed è in arrivo anche una modulistica standard per omogeneizzare l'attività sul territorio.
    La banca dati consentirà dunque alle strutture periferiche di consultare con rapidità e precisione i fermi amministrativi emessi, revocati o ridotti per ciascun contribuente, offrendo la possibilità di effettuare ricerche selettive attraverso il codice fiscale, il nome, l'ente impositore o la data.

    V. Stroppa/C.Bartelli – 18 giugno 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  15/06/2011

    Per la rinegoziazione dei mutui la platea si allarga.

    Con un emendamento dei due relatori, Giuseppe Marinello e Maurizio Fugatti il tetto per la richiesta della rinegoziazione è innalzato dagli originari 150 mila euro dell'articolo 8 del dl 70/2011 ai 200 mila euro mentre il reddito di chi può chiedere la rinegoziazione è ampliato dai 30 mila ai 35 mila euro.

    Un altro emendamento modifica la Dizione dei Distretti che il decreto sviluppo si prefigge di promuovere.

    Mentre il testo originale del provvedimento del governo parlava di Distretti turistico-alberghieri, la proposta di modifica dei due relatori parla più ampiamente di «Distretti turistici», allargando così la platea degli operatori che possono promuoverli.

    Il terzo degli emendamenti dei relatori riguarda i consorzi agrari. Intanto il voto in commissione sugli emendamenti, dopo che ieri il risultato è stato un pari, riprende oggi e il provvedimento sarà da mercoledì all'esame

    dell'Aula.

    E ieri proprio dopo la sospensione dei lavori Luigi Casero, sottosegretario all'economia ha annunciato che il governo potrebbe ricorrere a un maxiemendamento al decreto sviluppo, sul quale poi mettere la questione di fiducia in Aula: «D'altra parte la fiducia è stata già autorizzata» ha spiegato Casero, «come è stato anche preannunciato alla Conferenza dei capigruppo. Comunque», ha concluso, «aspettiamo domani (oggi ndr) per capire». Inoltre è stata annunciata una norma sul termine dei pagamenti tra i privati. Tutti i pagamenti dovranno essere perfezionati entro 60 gi orni, il limite vale per tutti i beni e se viene superato scattano gli interessi.

    Il termine, spiega Fugatti, può essere derogato con accordo fra le parti, salvo il caso di pagamenti che riguardino micro-imprese.

    Congelati invece gli emendamenti sul pacchetto fiscale.

    C. Bartelli/S.D'Alessio – 14 giugno 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  07/06/2011

    Gli ultimi "pentiti" hanno poche ore per ravvedersi e dichiarare al Fisco l'affitto che finora hanno tenuto nascosto. Da domani, infatti, entrano in campo le super-sanzioni introdotte insieme alla cedolare secca dal decreto sul Fisco municipale. In pratica, chi viene pizzicato a percepire un affitto non dichiarato dovrà riconoscere all'inquilino un canone a prezzo di saldo, inferiore fino al 90% rispetto ai valori di mercato. Il tutto per quattro anni a partire dalla registrazione del nuovo contratto, rinnovabili di altri quattro.

    La regola non lascia scampo, perché il nuovo canone sarà pari al triplo della rendita catastale – indicatore dal carattere archeologico – e terrà così gli introiti del proprietario lontanissimi dai livelli di mercato, traducendosi in una perdita di svariate migliaia di euro sulla distanza dei quattro (o degli otto) anni. Nelle intenzioni del Governo la stangata dovrebbe far cambiare abitudine ai tanti italiani – almeno 500mila, secondo le stime più prudenti – che ogni anno nascondono i propri redditi da locazione all'Erario.

    Ecco alcuni esempi che possono aiutare a disegnare bene i termini del problema: chi dà in locazione un bilocale a Roma, in una zona semi-centrale, come per esempio nei dintorni di corso Trieste, chiede al proprio inquilino 1.200 euro al mese. Se non li denuncia tutti con puntualità e viene scoperto, il canone sprofonderà a 165 euro al mese, con un taglio d'ufficio che sfiora i 50mila euro nel corso della durata del contratto. Conseguenze simili si incontrano a Milano, mentre la differenza fra i canoni di mercato e quelli che sarebbero imposti dal Fisco si attenua un po' nelle altre città, pur rimanendo sempre salata per l'eventuale "colpevole".

    Nella pratica, il peso reale di questa sanzione dipende dall'incrocio di due fattori: il tasso di aggiornamento delle tariffe d'estimo, su cui si calcola la rendita catastale, e i livelli di mercato.

    Questo spiega, per esempio, il fatto che la sanzione dell'affitto calmierato, se confrontata con quella delle altre metropoli, sia un po' più leggera a Torino, dove i valori catastali sono più elevati della media e il mercato chiede cifre decisamente più contenute rispetto a Milano o a Roma. Molto dipende anche dalle caratteristiche del singolo immobile: se l'edificio è di recente costruzione, o se il proprietario ha fatto rilevanti lavori di ristrutturazione e ha aggiornato la rendita, la differenza rispetto ai valori correnti sarà più contenuta. Una sanzione così congegnata dovrebbe avere un doppio effetto: oltre al deterrente per i proprietari, infatti, c'è l'incentivo alla denuncia da parte degli inquilini, che additando l'evasore all'Erario riuscirebbero a ottenere un mega-sconto almeno quadriennale sull'affitto da pagare. È il "contrasto d'interessi", da anni evocato come arma finale contro il nero immobiliare e oggi arrivato al debutto ufficiale. Nemmeno ora, però, le cose appaiono così semplici: a parte le iniziali incertezze degli uffici (raccontate nelle storie qui sotto), che potrebbero benevolmente essere spiegate con la novità del meccanismo, tutto dipenderà dalle carte che avrà in mano l'inquilino.

    Chi riscuote un canone completamente ignoto al Fisco, spesso ha l'accortezza di non intestare all'affittuario nessuna utenza, proprio per non lasciare tracce, e di farsi pagare solo in contanti. E naturalmente pochissimi padroni di casa sono così ingenui (o sprovveduti) da firmare e consegnare all'inquilino le ricevute di pagamento o addirittura la copia cartacea del contratto non registrato. Per superare questa impasse, la circolare 26/E dice chiaramente che l'inquilino può registrare di propria iniziativa il contratto d'affitto – e quindi far scattare il canone scontato – anche «in assenza di un apposito contratto scritto». E questo anche se si tratta di evidenziare l'esistenza di un canone reale più elevato di quello dichiarato al Fisco. In entrambe queste ipotesi, però, l'inquilino deve presentare all'ufficio una denuncia in doppio originale e il «modello 69» compilato. Il che vuol dire possedere i dati catastali dell'immobile affittato e i dati anagrafici del proprietario. Altrimenti, se mancano gli elementi per compilare il modello, l'unica via appare quella di una segnalazione alle Entrate, che poi faranno le proprie indagini ed eventualmente emetteranno un avviso di accertamento, registrando d'ufficio il contratto super-scontato. Ma in questo caso, è ovvio, i tempi si allungano.

    Inoltre, bisogna considerare le possibili difese del proprietario: 50mila euro di mancati guadagni valgon bene una causa, e un bravo avvocato – magari – potrebbe tentare di contestare la natura del rapporto sotto il profilo civilistico e dire, ad esempio, che l'inquilino non era un vero inquilino, ma solamente un ospite.

    Cristiano Dell'Oste/Gianni Trovati - 05 giugno 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/05/2011

    Il notaio che non esegue tempestivamente la trascrizione di un atto di compravendita non è in alcun modo responsabile del ritardo se l'acquirente non si sia attivato per tempo al fine di procurare al professionista le necessarie certificazioni anagrafiche.

    Non può infatti addebitarsi alcuna negligenza al professionista nel caso in cui, non essendogli stato conferito lo specifico incarico di reperire la documentazione, il cliente, pur sollecitato al riguardo, non abbia provveduto personalmente all'adempimento entro i termini di detta attività.

    Lo ha stabilito la Cassazione (sentenza n.8865/11), la quale, a conferma della sentenza di una corte territoriale, ha rigettato le istanze avanzate contro un notaio dagli acquirenti di un motopesca. Nel caso specifico, i quattro ricorrenti avevano contestato a un notaio pugliese, il quale aveva inizialmente rogato l'atto di acquisto del bene, di avere curato con ritardo la trascrizione dell'atto, «così consentendo ai creditori del venditore di intraprendere una procedura esecutiva», con successivo pignoramento dell'imbarcazione. Il presunto inadempimento del notaio, secondo gli acquirenti, aveva altresì comportato la necessità, da parte loro, di versare ingenti somme di denaro al fine di ottenere la cancellazione del gravame: di qui, la richiesta di condanna del notaio al risarcimento dei danni, quantificato in misura superiore a 350mila euro.

    Il giudizio di primo grado si concludeva in realtà con l'accoglimento della domanda e con la condanna del notaio a rifondere agli acquirenti una somma pari a circa 71mila euro. Ma il notaio non si dava per vinto e otteneva in appello la riforma della sentenza e il conseguente rigetto della domanda risarcitoria. La querelle si protraeva con il ricorso innanzi alla Corte di legittimità avanzato dai clienti del notaio, e con il deposito della sentenza di rigetto in esame.

    I Supremi Giudici, infatti, esaminati gli accertamenti di fatto richiesti in grado di appello, hanno ritenuto del tutto condivisibili le conclusioni dei giudici di merito. Provata, in particolare, la circostanza secondo cui «al notaio non era stato mai dato l'incarico di procurarsi la certificazione necessaria per procedere alla trascrizione, tant'è che tali certificati furono richiesti» dal notaio «e dalle sue collaboratrici più volte, all'atto della stipula ed in seguito». Corretta, dunque, l'interpretazione della Corte di appello la quale, sulla base della valutazione delle risultanze istruttorie, aveva pertanto escluso che l'operato del notaio fosse stato «in alcun modo negligente», giudicando conseguentemente addebitabile in via esclusiva agli acquirenti del motopesca il ritardo della trascrizione.

    Vano, ancora, il tentativo dei ricorrenti di invocare, da parte degli ermellini, «la riconsiderazione dell'accertamento di fatto compiuto dai giudici di seconde cure attraverso la rivalutazione delle deposizioni testimoniali raccolte».

    Come era lecito attendersi, infatti, i giudici di Piazza Cavour hanno precisato che «l'apprezzamento dei fatti attiene al libero convincimento del giudice di merito» e che, pertanto, «deve ritenersi preclusa ogni possibilità per la Corte di Cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso un'autonoma rivalutazione degli stessi».

    Senza seguito, infine, la censura avanzata dai ricorrenti e attinente ad un presunto vizio motivazionale. L'orientamento della Suprema Corte, a fronte della proposizione di motivi di ricorso per cassazione formalmente unici, ma in effetti articolati in profili autonomi e differenziati di violazioni di legge diverse, impone che una simile prospettazione si sostanzi nella proposizione cumulativa di più motivi.

    In sintesi
    La trascrizione tardiva di un atto di compravendita non può essere attribuita al notaio che ha fatto il rogito quando – come nel caso esaminato dai giudici di piazza Cavour – al professionista non è stato conferito lo specifico incarico di reperire la documentazione. E l'acquirente, pur sollecitato, non ha provveduto personalmente all'adempimento entro i termini. Il presunto inadempimento del notaio, secondo gli acquirenti, aveva comportato per loro la necessità di versare ingenti somme di denaro al fine di ottenere la cancellazione del pignoramento sull'imbarcazione oggetto della vendita. La Cassazione ha invece escluso che l'operato del notaio sia stato «in alcun modo negligente».

    Paolo Russo - 23 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  27/05/2011

    Una intesa per rimodulare l'entrata in funzione del Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi è stata raggiunta ieri a tarda sera fra il ministero dell'Ambiente e le principali organizzazioni imprenditoriali, Confindustria e Rete Imprese. Il sistema partirà dal primo settembre prossimo. L'accordo, si legge in una nota del ministero dell'ambiente, «recepisce le esigenze evidenziate nelle ultime settimane dagli operatori del settore ribadendo il valore del Sistri quale importante strumento di legalità e trasparenza nel delicato campo dei rifiuti».

    «Abbiamo cercato e trovato una soluzione condivisa - afferma il ministro Stefania Prestigiacomo - nel comune intento di mettere in campo un sistema capace di coniugare trasparenza, semplificazione amministrativa, tutela della legalità. Un sistema che è stato pensato per agevolare il lavoro delle imprese non certo per complicarlo. Credo che la rimodulazione in chiave di progressività dell'entrata in vigore del Sistri sarà utile a collaudare al meglio il sistema e aiuterà le aziende a prendere confidenza con le nuove procedure elettroniche»

    Come funzionerà
    Secondo l'intesa raggiunta, il Sistri entrerà in vigore l'1 settembre 2011 per produttori di rifiuti "più grandi" che abbiano più di 500 dipendenti, per gli impianti di smaltimento, incenerimento, etc. (circa 5.000) e per i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui superiori alle 3.000 tonnellate (circa 10.000).

    Dal

    l'1 ottobre 2011 entrerà in vigore per i produttori di rifiuti medi che abbiano da 250 a 500 dipendenti e "Comuni, Enti ed Imprese che gestiscono i rifiuti urbani della Regione Campania”.

    L'1 novembre 2011 è la scadenza invece per produttori di rifiuti piccoli che abbiano da 50 a 249 dipendenti; l'1 dicembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano da 10 a 49 dipendenti e i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui fino a 3.000 tonnellate (circa 10.000).

    L'1 gennaio 2012, in ultimo, la scadenza prevista per produttori di rifiuti pericolosi che abbiano fino a 10 dipendenti.

    Le reazioni
    Positiva la proroga al primo settembre per Sistri, il nuovo sistema informatico per la tracciabilità dei rifiuti, anche se «per le imprese sarebbe meglio a fine anno». Lo affermano i senatori della Lega Nord in una nota. La proroga delle scadenze è una buona notizia per le aziende agricole, affermano la Coldiretti e la Cia. Soprattutto, rileva Coldiretti, dopo i risultati disastrosi del Sistri Day (la prova generale effettuata l'11 maggio) con il 90 per cento delle imprese che ha avuto problemi di accesso al sistema o non è riuscita, comunque, a portare a termine le operazioni richieste. I problemi operativi emersi nelle ultime settimane, rileva la Cia, avrebbero esposto le imprese coinvolte non solo ad aggravi e incertezze sulla propria attività, ma anche a possibili sanzioni in relazione a situazioni non determinate dalle imprese stesse. Il periodo che ora si apre, però, deve servire davvero - conclude l'organizzazione agricola - a un'effettiva semplificazione delle procedure.

    26 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  24/05/2011

    Un'onda lunga di preoccupazione e la convinzione dell'inevitabilità di una proroga per rivedere l'intero impianto di Sistri. Il mondo delle imprese, all'indomani dell'esito del click day, torna ad analizzare i report di una giornata «tragica» e a chiedere a gran voce una riflessione tecnica seria sui punti di debolezza del tracciamento digitale dei rifiuti, per prendere il tempo necessario perché un sistema nato per la sicurezza e per la semplificazione non si trasformi in un disastro annunciato. L'ipotesi di una proroga – la terza – comunque, almeno a ieri sera, non è contemplata all'orizzonte ministeriale: «Per noi il sistema funziona – dicono all'Ambiente – anche perché abbiamo chiara la natura dei problemi verificati mercoledì sulla linea. Ci rendiamo conto che il debutto sarà arduo, ma siamo certi che in pochi giorni tutto andrà a regime, e per il meglio».

    Rassicurazioni che però alla luce delle esperienze del click day raccontate da centinaia di imprenditori, non bastano a placare l'ansia e la frustrazione di chi, oggi, percepisce il Sistri più come un ostacolo al proprio business che un fattore di semplificazione e di competitività. «Penso che un dato meglio di ogni altro spieghi che cosa sta succedendo – dice Alessandro Vardanega, delle Industrie Cotto di Possagno (Tv) –. Oggi, con il software che abbiamo sviluppato in azienda per la gestione dei rifiuti, in 35 secondi completiamo il cerchio della tracciabilità. Con Sistri il giorno dopo il click day (mercoledì abbiamo perso un'intera giornata per nulla), e solo per un movimento di carico, abbiamo impiegato 15 minuti, esclusa l'interfaccia con trasportatore e smaltitore, che non è ancora consentita». La proroga? «Mi sembra il minimo della ragionevolezza – aggiunge Vardanega –. Guardi, qui nessuno discute i principi, tanto è vero che noi il tracciamento digitale lo facciamo già da anni, ma l'operatività: le imprese rischiano di rallentare l'attività per un multiplo di 30, 40 volte rispetto a oggi, non mi sembra ragionevolmente e economicamente sostenibile un "accanimento" su questo Sistri».

    Secondo Ercole Tolettini, di Feralpi Group Lonato (siderurgia), «Sistri ha dimostrato di non reggere i collegamenti. Un'azienda come la nostra, che movimenta 50 mezzi al giorno in entrata e uscita, non può permettersi tempi di attesa di 15/20 minuti per operazioni che oggi facciamo in un minuto». Il punto di debolezza vero, secondo Tolettini, è tra l'altro «aver basato un sistema così importante su hardware ridicoli, come sono le chiavette Usb. Si tratta di dispositivi infettabili da virus e che possono quindi guastarsi e non funzionare. Cosa succederà quando una chiavetta è in riparazione? Fermo mezzi? E per quanto? E chi paga?».

    Anche per le aziende che trattano Raee, i rifiuti elettrici ed elettronici, l'orizzonte è a dir poco fosco. «Noi continuiamo a operare con i formulari cartacei – dice Claudio Tedeschi, della Dismeco di Bologna – non c'è alternativa anche perché il problema a oggi è paradossalmente più filosofico che operativo: del Sistri, stando all'esperienza delle 4mila imprese bolognesi affiliate a Confindustria, ancora oggi (ieri, ndr) non funzionava nulla. E purtroppo non è stato possibile nemmeno riuscire a ottenere l'assistenza dal call center. Se questo è lo scenario, non vedo altra via possibile che la proroga».

    Ma, come mercoledì, dal Ministero minimizzano: «A mezzogiorno di ieri 10.445 imprese sono riuscite a compiere 12.930 schede di movimentazione. Per noi il sistema funzionerà».

    Alessandro Galimberti - 13 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/05/2011

    L'assoggettamento a imposta sostitutiva del 10% delle somme erogate ai dipendenti per l'incremento della produttività e competitività dell'impresa comporta effetti favorevoli anche nel calcolo della situazione economica equivalente (Isee).

    Con la circolare 20 del 13 maggio l'agenzia delle Entrate interpreta a favore dei percipienti le disposizioni del decreto legge 185/2008 che, nel prorogare le misure previste dall'articolo z, comma 1, lettera c) del Dl 93/2008, sembrava aver trascurato le ulteriori disposizioni fra cui quella del comma 2 dello stesso articolo che esclude dalla determinazione della situazione economica equivalente alla formazione del reddito complessivo del percipiente o del suo nucleo familiare le somme che hanno beneficiato dell'agevolazione, entro il limite massimo di 3mila euro.

    Il mero richiamo al comma 1 aveva, pertanto, fatto ritenere che questa esclusione non fosse più operante negli anni successivi al 2oo8 e che di queste somme si dovesse, pertanto, tenere conto nel reddito complessivo del nucleo familiare.

    M. R. Gheido – 18 maggio 2011 - tratto da Il sole 24 ore

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  • Normative complementari  »»  16/05/2011

    Un'onda lunga di preoccupazione e la convinzione dell'inevitabilità di una proroga per rivedere l'intero impianto di Sistri. Il mondo delle imprese, all'indomani dell'esito del click day, torna ad analizzare i report di una giornata «tragica» e a chiedere a gran voce una riflessione tecnica seria sui punti di debolezza del tracciamento digitale dei rifiuti, per prendere il tempo necessario perché un sistema nato per la sicurezza e per la semplificazione non si trasformi in un disastro annunciato. L'ipotesi di una proroga – la terza – comunque, almeno a ieri sera, non è contemplata all'orizzonte ministeriale: «Per noi il sistema funziona – dicono all'Ambiente – anche perché abbiamo chiara la natura dei problemi verificati mercoledì sulla linea. Ci rendiamo conto che il debutto sarà arduo, ma siamo certi che in pochi giorni tutto andrà a regime, e per il meglio».

    Rassicurazioni che però alla luce delle esperienze del click day raccontate da centinaia di imprenditori, non bastano a placare l'ansia e la frustrazione di chi, oggi, percepisce il Sistri più come un ostacolo al proprio business che un fattore di semplificazione e di competitività. «Penso che un dato meglio di ogni altro spieghi che cosa sta succedendo – dice Alessandro Vardanega, delle Industrie Cotto di Possagno (Tv) –. Oggi, con il software che abbiamo sviluppato in azienda per la gestione dei rifiuti, in 35 secondi completiamo il cerchio della tracciabilità. Con Sistri il giorno dopo il click day (mercoledì abbiamo perso un'intera giornata per nulla), e solo per un movimento di carico, abbiamo impiegato 15 minuti, esclusa l'interfaccia con trasportatore e smaltitore, che non è ancora consentita». La proroga? «Mi sembra il minimo della ragionevolezza – aggiunge Vardanega –. Guardi, qui nessuno discute i principi, tanto è vero che noi il tracciamento digitale lo facciamo già da anni, ma l'operatività: le imprese rischiano di rallentare l'attività per un multiplo di 30, 40 volte rispetto a oggi, non mi sembra ragionevolmente e economicamente sostenibile un "accanimento" su questo Sistri».

    Secondo Ercole Tolettini, di Feralpi Group Lonato (siderurgia), «Sistri ha dimostrato di non reggere i collegamenti. Un'azienda come la nostra, che movimenta 50 mezzi al giorno in entrata e uscita, non può permettersi tempi di attesa di 15/20 minuti per operazioni che oggi facciamo in un minuto». Il punto di debolezza vero, secondo Tolettini, è tra l'altro «aver basato un sistema così importante su hardware ridicoli, come sono le chiavette Usb. Si tratta di dispositivi infettabili da virus e che possono quindi guastarsi e non funzionare. Cosa succederà quando una chiavetta è in riparazione? Fermo mezzi? E per quanto? E chi paga?».

    Anche per le aziende che trattano Raee, i rifiuti elettrici ed elettronici, l'orizzonte è a dir poco fosco. «Noi continuiamo a operare con i formulari cartacei – dice Claudio Tedeschi, della Dismeco di Bologna – non c'è alternativa anche perché il problema a oggi è paradossalmente più filosofico che operativo: del Sistri, stando all'esperienza delle 4mila imprese bolognesi affiliate a Confindustria, ancora oggi (ieri, ndr) non funzionava nulla. E purtroppo non è stato possibile nemmeno riuscire a ottenere l'assistenza dal call center. Se questo è lo scenario, non vedo altra via possibile che la proroga».

    Ma, come mercoledì, dal Ministero minimizzano: «A mezzogiorno di ieri 10.445 imprese sono riuscite a compiere 12.930 schede di movimentazione. Per noi il sistema funzionerà».

    Alessandro Galimberti - 13 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/05/2011

    Novanta giorni per avere il «permesso di costruire», quello che una volta si chiamava licenza edilizia; i giorni diventano 150 nelle città con più di 100mila abitanti o per progetti particolarmente complessi. Il silenzio-assenso scatta ora per gli interventi edilizi privati più pesanti dopo che la liberalizzazione negli ultimi anni aveva coinvolto tutta l'edilizia minore con l'estensione della Dia (denuncia inizio attività) e della Scia (segnalazione certificata di inizio attività).

    Entro i termini previsti dal decreto legge per lo sviluppo varato ieri il cittadino dovrà avere una risposta chiara alla propria domanda: un sì, un no oppure comunque scatterà il silenzioassenso.

    Il termine ordinario per il silenzio assenso si potrà allungare qualora siano necessarie le «interruzioni» previste in due casi: qualora il responsabile del procedimento richieda «modifiche di modesta entità» alla richiesta originaria (l'interessato avrà 15 giorni di tempo per rispondere e integrare la documentazione) oppure qualora siano necessarie integrazioni alla documentazione (in questo caso il termine per il silenzio-assenso riparte dalla data in cui la documentazione viene presentata). Ci potrà essere una sola interruzione del termine, quindi, non si andrà comunque molto oltre i 90 giorni per i piccoli centri e i 150 per le città maggiori.

    Le opere interessate

    Vediamo, però, la "pratica" dall'inizio. Anzitutto per quali opere sia ancora obbligatorio il permesso di costruire. Il testo unico per l'edilizia (Dpr 380/2001) ha risentito della liberalizzazione e le tipologie per cui il permesso è ancora obbligatorio sono solo tre: nuove costruzioni, ristrutturazioni urbanistiche (si tratta di operazioni di trasformazione di intere porzioni di città come demolizioni e ricostruzioni o riqualificazione di aree dismesse), ristrutturazioni edilizie. Questa terza tipologia si articola però in sei varianti: frazionamento immobiliare (aumento di unità immobiliari), aumento del volume, modifica della sagoma, variazione dei prospetti o modifica delle superfici, cambiamento di destinazione d'uso per i soli centri storici. Si aggiunga che molte regioni hanno spinto la liberalizzazione edilizia anche oltre gli standard nazionali e alcune di queste tipologie sono realizzabili con la cosiddetta Super-Dia.

    La domanda

    Dovrà essere presentata allo sportello unico per l'edilizia del comune. Si dovrà allegare anzitutto l'attestazione del titolo di legittimazione a presentare la domanda (per esempio il titolo di proprietà dell'immobile). Poi gli elaborati progettuali e altri documenti eventualmente previsti dal regolamento edilizio. Infine la dichiarazione di un progettista abilitato che asseveri la conformità del progetto agli strumenti urbanistici approvati o adottati, ai regolamenti edilizi, alle norme di settore e in particolare alle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio igienico-sanitarie, di efficienza energetica.

    L'iter

    Dopo dieci giorni lo sportello unico nomina un responsabile del procedimento. Entro sessanta giorni il responsabile del procedimento dovrà notificare una proposta di provedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento richiesto. Questo termine diventa di 120 giorni nei comuni con oltre 100mila abitanti o per i progetti particolarmente complessi (devono essere definiti così dal responsabile del procedimento). Nei trenta giorni successivi alla presentazione della proposta di provvedimento, il responsabile dovrà presentare il provvedimento definitivo. Qualora l'esito sia di rigetto, altri dieci giorni per motivarlo.

    I vincoli sul bene

    Il silenzio-assenso non si applica nel caso sull'immobile siano presenti vincoli ambientali, paesaggistici e culturali. In questi casi si segue una procedura diversa. Se il vincolo compete all'amministrazione comunale, il termine per il silenzio-assenso decorre a partire dal rilascio dell'atto di assenso. Ove tale atto «non sia favorevole», decorso il termine per l'adozione del provvedimento conclusivo del responsabile del procedimento, si intende formato il silenziorifiuto. Un margine di dubbio resta qualora l'amministrazione titolare del vincolo non si esprima: decorre comunque il silenzio-assenso? Dallo spirito della norma sembra di poterlo escludere, dalla lettera no.

    L'altro caso è quello in cui la titolarità della salvaguardia del vincolo spetti a un'amministrazione diversa da quella comunale, per esempio alla Soprintendenza. In questo caso il responsabile del procedimento dovrà convocare una conferenza di servizi e acquisire lì il parere. Anche in questo caso l'esito «non favorevole» fa scattare il silenzio-rifiuto, mentre la mancata pronuncia (o mancata partecipazione alla conferenza di servizi) non viene esplicitamente prevista.

    Giorgio Santilli - 06 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  06/05/2011

    Sarà una prova generale del funzionamento e della tenuta del Sistri, il sistema informatico per la tracciabilità dei rifiuti, in vigore dal 1° giugno. Con il Sistri click day, mercoledì 11 maggio, oltre 300mila imprese sono chiamate dalle organizzazioni imprenditoriali di riferimento a usare i dispositivi Sistri per una puntuale verifica.

    Dovranno dunque usare chiavette Usb e black box per registrare le movimentazioni dei rifiuti prodotti e gestiti quel giorno. Il click day, in concomitanza con l'entrata in vigore del Dm 52/2001 (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 95 del 26 aprile) che ha riunito in un solo testo i precedenti cinque decreti emanati sulla materia, è stata promossa da Confindustria e Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti), a cui si sono poi aggiunte le altre organizzazioni di categoria. Dal 1° giugno, infatti, per tracciare i rifiuti non sarà più possibile usare i tradizionali registri e formulari. Si dovranno usare esclusivamente i dispositivi elettronici Sistri.

    L'esperimento

    Il Sistri click day è una verifica di quanti riescono a operare e a collegarsi al sistema ed è quantomai necessaria, anche considerando le pesanti sanzioni che entreranno in vigore dal 1°giugno. L'11 maggio le imprese iscritte al Sistri sono chiamate a usare il nuovo sistema e a riferire gli esiti sia al Sistri, sia alla propria organizzazione di categoria, contribuendo anche alla raccolta dei dati avviata dalle organizzazioni imprenditoriali. Che hanno avanzato più di un dubbio sulle criticità del nuovo sistema: per Confindustria Veneto, il Sistri rischia di essere un esempio di «malaburocrazia».

    Chi partecipa e come

    Tutte le imprese e le loro unità locali iscritte al Sistri (produttori e gestori di rifiuti) sono tenute a partecipare al click day. Sono invitate anche le imprese prive di dispositivi informatici: queste dovranno comunicare agli indirizzi infosistri@sistri.it, clickday@confindustria.it (o alla omologa e-mail della propria organizzazione) che non dispongono dei dispositivi Sistri, spiegandone il motivo. Partecipando al Sistri click day l'impresa si accerta del funzionamento (o meno) dei dispositivi in suo possesso. Può segnalare in tempo eventuali malfunzionamenti e chiedere la sostituzione o il ripristino dei dispositivi ricevuti. Dimostrerà così anche la propria buona fede, in vista di eventuali sanzioni. Salvo complicazioni, il tempo necessario a completare la procedura dovrebbe essere compreso fra 30 e 60 minuti.

    Paola Ficco - 05 maggio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  02/05/2011

    Paletti più rigidi per l’accertamento delle infrazioni al limite di velocità tramite autovelox. Le ultime sentenze della Cassazione, infatti, definiscono meglio il quadro delle tutele per gli automobilisti.
    Così, per esempio, se il dovere di segnalare in anticipo il dispositivo elettronico è uno dei punti ormai acclarati dalla giurisprudenza, per la prima volta, è stato riconosciuto un uguale obbligo informativo anche a beneficio di chi proviene da strade laterali. Infatti, i giudici di Piazza Cavour, con una recente sentenza, hanno riconosciuto le ragioni del guidatore in quanto il cartello segnaletico era apposto unicamente sulla strada principale e non anche sulla provinciale che più avanti l’intersecava.

    Con un’altra recente pronuncia, invece, la Suprema Corte ha annullato una multa in quanto dal verbale non emergeva la presenza dell’agente di polizia municipale nella fase di “elaborazione dell’accertamento”, avendo il comune interamente esternalizzato la gestione del servizio.

    Mentre, per quanto riguarda i rilevamenti in città, le multe elevate su percorsi urbani “ordinari” sono sempre annullabili anche quando vi è stato il placet del prefetto all’installazione. Vale quindi la pena ripercorre le principali decisioni in materia ed i punti fermi sui cui gli automobilisti, almeno fino ad oggi, possono contare.

    Il dispositivo va sempre segnalato
    Non basta la segnalazione in anticipo della presenza del dispositivo quando fra il cartello e l’autovelox vi siano degli incroci con altre strade. Infatti, in tal caso il soggetto che si immette sulla strada “controllata” può correttamente sostenere di non essere stato informato.

    Lo ha stabilito la Cassazione con l’ordinanza n. 680/2011 riconoscendo le ragioni dell’automobilista che lamentava, dopo essersi immesso sulla statale, “di non aver incontrato alcun cartello segnalante la successiva presenza dell’autovelox”. Per i giudici: “In siffatto contesto, non sarebbe stato, dunque, sufficiente, accertare l’esistenza di un unico e qualsiasi cartello premonitore, sulla strada statale, essendo necessario verificarne invece, in coerenza alle finalità perseguite dalla legge: la presenza specifica ed a congrua distanza tra la suddetta intersezione e la successiva postazione fissa”. Non solo ma “il relativo onere probatorio, in mancanza di attestazione fidefacente al riguardo contenuta nel verbale, incombeva sull’amministrazione opposta, trattandosi di una condizione di legittimità della pretesa sanzionatoria”.

    No alla indicazione del cartello nel verbale
    Invece, la circostanza che nel verbale di contestazione di una violazione dei limiti di velocità, accertata mediante autovelox, non sia indicato che la presenza dell'apparecchio era stata preventivamente segnalata mediante apposito cartello non rende nullo il verbale stesso “sempre che di detta segnaletica sia stata accertata o ammessa l'esistenza”, Cassazione ordinanza n. 680/2011.

    L’"elaborazione" della sanzione va fatta dai vigili
    Se ad elaborare la multa fatta con l’autovelox non è stato un agente della municipale allora ci sono speranze di vedersi annullata la sanzione. Infatti, dal verbale di accertamento deve emergere "adeguatamente" che il rilevamento è stato fatto da “un agente preposto al servizio di polizia”. Lo ha deciso la Corte di cassazione con la sentenza del 5 aprile 2011 n. 7785. I Supremi giudici hanno infatti accolto le doglianze dell’automobilista che lamentava la mancata partecipazione della polizia municipale nelle fasi di “elaborazione dell'accertamento”.

    Il comune aveva esternalizzato l'intera gestione a una ditta esterna, indicando poi soltanto genericamente una "supervisione" da parte della Polizia municipale. Così facendo, però, risultava “indimostrata” l'esistenza di quell'elemento “di certezza e legalità” che “solo la presenza del pubblico ufficiale può garantire al cittadino”. Sul Comune, dunque, incombeva l’onere - non assolto - di provare che la presenza del privato era limitata alla fase di installazione ed impostazione degli apparecchi; mentre la gestione degli stessi era “rimasta riservata ai pubblici ufficiali”; e che comunque il ruolo degli operatori tecnici fosse sempre “subordinato a quello dei vigili urbani".

    In città rilevamenti solo su strade ad “alto scorrimento”
    Secondo l’articolo 4 della legge 168/2002 che disciplina i controlli di velocità da ”remoto”, questi sono sempre possibili sulle strade “extraurbane principali” ma non sulle strade “urbane ordinarie”, mentre per quelle “extraurbane ordinarie” e per quelle “urbane di scorrimento” occorre l’autorizzazione del prefetto. L’autorità di governo può, dunque, autorizzare gli autovelox sulla base di alcuni elementi quali: la pericolosità, il traffico o la difficoltà di fermare il veicolo.

    È accaduto però, secondo la Cassazione, sentenza 3701/2011, che alcuni comuni hanno forzato un po’ la mano ai prefetti ottenendo un lasciapassare all’installazione anche in strade prive delle caratteristiche previste dalla legge. Ragion per cui i giudici, pur riconoscendo l’autonomia dei prefetti, hanno annullato i verbali. Secondo un’altra sentenza, la 7872/2011, i margini di manovra del prefetto nel definire i tratti di viabilità ordinaria su cui autorizzare le postazioni fisse “trovano come limite insuperabile il tipo di strada, che è individuato con certezza dalla legge 168/02”.

    L’omologazione dell’apparecchio non “scade” mai
    In relazione alle apparecchiature di controllo automatico, il legislatore non ha adottato nessuna disposizione che commini la decadenza delle omologazioni rilasciate. Secondo la Cassazione, sentenza 17361/2008, ne consegue che “nel giudizio di opposizione alla sanzione amministrativa, non sussiste alcun ulteriore onere probatorio, a carico dell'Amministrazione, relativo alla perdurante funzionalità delle predette apparecchiature”.

    No alla taratura periodica
    Non vi sono neppure norme che impongono un obbligo di taratura periodica dell’autovelox. Dunque, l'attendibilità degli accertamenti effettuati non può ritenersi inficiata dalla assenza di controlli periodici. Non solo ma l'efficacia probatoria rimane sino a che non risulti accertato, in quanto dedotto ed espressamente provato, il mal funzionamento dello strumento, o il difetto di costruzione, installazione, Tribunale di Potenza, sentenza 11 novembre 2010 n. 1496.

    E sempre il tribunale di Potenza, sentenza 1305/2010, ha chiarito che “il sistema nazionale di taratura di cui alla L. n. 273/1991 non si applica alle apparecchiature per la rilevazione delle violazioni dei limiti di velocità fissati dal codice della strada, le quali, invece, sono soggette esclusivamente ad una verifica di perfetta funzionalità (omologazione) da parte del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Tale verifica, peraltro, è indispensabile solo in relazione al "modello" di apparecchio e non deve essere effettuata di volta in volta sul singolo esemplare”. E, dunque, “il verbale [...] fa piena prova della sussistenza della violazione anche quando i dati relativi all'omologazione, riportati, non si riferiscano specificamente all'apparecchio utilizzato ed a prescindere dal rispetto della taratura periodica”. Concetto espresso anche dalla Cassazione, sentenza 22207/2010, “In materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità la necessità di omologazione dell'apparecchiatura di rilevazione automatica - ai fini della validità del relativo accertamento - va riferita al singolo modello e non al singolo esemplare“.

    Non necessaria la contestazione immediata
    L'eccesso di velocità deve essere contestato immediatamente soltanto se verificato mediante strumenti che consentono la misurazione ad una congrua distanza prima del transito del veicolo davanti agli agenti. L'utilizzazione di apparecchiature diverse, quali l'"autovelox", invece, “rientra di per sé tra le ipotesi di esenzione da tale obbligo e l'attestazione del loro impiego, contenuta nel verbale di accertamento, costituisce valida ragione giustificatrice della mancanza di una contestazione immediata, né sono sindacabili in sede giudiziaria le modalità di organizzazione del servizio di polizia stradale, come quelle relative al numero delle pattuglie operanti”, Cassazione n. 9308/2007.

    Francesco Machina Grifeo - 22 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/04/2011

    Pensione anticipata per i lavori usuranti. Per l'entrata in vigore del decreto legislativo che prevede sconti su età e contributi per i lavoratori che hanno svolto attività particolarmente faticose manca solo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale».

    Per l'entrata in vigore del decreto legislativo sul lavoro usurante manca solo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale». La nuova normativa riconosce il diritto ad accedere anticipatamente alla pensione ai lavoratori che hanno svolto (per almeno sette degli ultimi dieci anni e, a partire dal 2018, per almeno metà della vita lavorativa) alcune attività lavorative specifiche: lavori in galleria, lavori nelle cave (ad alte temperature), lavorazione del vetro, addetti alla catena di montaggio, conducenti di autobus e pullman turistici.

    Sono ammessi al beneficio anche i lavoratori notturni, a condizione che abbiano svolto lavoro notturno per almeno 64 notti l'anno (che diventano 78 per chi matura i requisiti pensionistici tra il 1° gennaio 2008 e il 30 giugno 2009).

    Il beneficio previdenziale riconosciuto a queste persone cambia, in relazione alla data di maturazione dei requisiti pensionistici. Per chi matura i requisiti tra il 1° luglio del 2008 e il 30 giugno del 2009, il requisito anagrafico è fissato a 57 anni, e il requisito contributivo a 35 anni. Per chi matura i requisiti tra il 1° luglio 2009 e il 31 dicembre 2009, servono 57 anni di età anagrafica e la quota scende a 93. Per gli anni 2010, 2011 e 2012 si prevede un aumento crescente dello sconto sull'età anagrafica e sulla quota, che produce il risultato di mantenere inalterata, per il triennio, l'età minima richiesta (57 anni), e non cambia neanche il valore della quota, fissata a 94.

    Regole particolari sono previste invece per i lavoratori a turni. Una volta maturati i requisiti, il lavoratore deve presentare la domanda di accesso al beneficio al proprio ente previdenziale, allegando gli elementi di prova necessari ad attestare lo svolgimento di lavoro usurante. La legge fa riferimento alla necessità di esibire elementi di prova aventi data certa, e stabilisce l'obbligo per il datore di lavoro di collaborare alla formazione di tale prova. È prevista una sanzione pesante per l'eventuale produzione di documenti falsi: il lavoratore è tenuto al pagamento in favore degli istituti previdenziali, a titolo di sanzione, di una somma pari al doppio di quanto indebitamente erogato.

    I termini per la presentazione delle domande variano in funzione della data di maturazione del diritto. Nel caso in cui i requisiti siano stati maturati o saranno maturati entro il 31 dicembre 2011, la domanda dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2011. La domanda andrà invece presentata entro il 1° marzo dell'anno di maturazione dei requisiti, qualora i requisiti siano maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012.

    Il ritardo nella presentazione della domanda non preclude l'accesso al diritto, ma comporta un differimento della decorrenza del trattamento pensionistico (in media, per ogni mese di ritardo il diritto differisce di un mese, fino a un massimo di tre). È previsto un meccanismo di salvaguardia per il caso in cui le domande assorbano risorse maggiori di quelle stanziate. In particolare verrà data priorità ai trattamenti maturati prima e, in caso di ulteriore eccedenza, alla data di presentazione delle domande.

    Giampiero Falasco - 23 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/04/2011

    Il Sistri si dota di un Testo unico. Dopo una lunga attesa e l'esame favorevole del Consiglio di Stato, infatti, è approdato alla Gazzetta Ufficiale di ieri 26 aprile il decreto ministeriale 18 febbraio 2011, n. 52 che riunifica in un solo testo tutti i cinque decreti finora emanati sul Sistri (Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti) e che, dal prossimo 11 maggio, data di entrata in vigore del decreto, "cessano di produrre effetti".

    Tuttavia, restano salve le proroghe finora intervenute per l'avvio operativo del sistema (1° giugno 2011) e per la trasmissione dei dati di quanto prodotto e smaltito o recuperato nel 2010 e nel 2011 (rispettivamente, 30 aprile e 31 dicembre 2011 - articolo 12, commi 1 e 2, Dm 17 dicembre 2009 e circolare del ministero dell'Ambiente 2 marzo 2011). Inoltre, si conferma l'obbligo di tenuta di registri e formulari fino alla piena funzionalità del Sistri.

    Il nuovo Dm Sistri non reca alcuna proroga in ordine alla data di effettivo avvio del sistema che, pertanto, ad oggi, resta fissata nel 1° giugno 2011.

    Il nuovo regolamento chiarisce che le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero o di smaltimento e che sono produttori di rifiuti derivanti da tali attività devono iscriversi "anche" come produttori indipendentemente dal numero dei dipendenti.

    Inoltre, il Dm sposta dal 31 gennaio al 30 aprile il termine per il pagamento dei contributi annuali che migliaia di imprese italiane devono versare al Sistri . Si tratta di un vero e proprio mutamento della disciplina di base; infatti, il 30 aprile è il nuovo termine per i versamenti da effettuare anche in futuro.

    Per il 2011, si registra un disallineamento temporale tra il pagamento entro il 30 aprile e l'entrata in vigore dell'11 maggio. Tuttavia, le sanzioni decorreranno dal 1° giugno 2011 e quindi non riguardaeranno i pagamenti anche se effettuati entro il prossimo 31 maggio (termine del periodo transitorio).

    Sotto il profilo sostanziale non si registrano importanti cambiamenti, tuttavia sono state fatte alcune modifiche che è opportuno sottolineare:
    - i trasportatori in conto terzi (articolo 212, comma 5, Dlgs 152/2006) possono dotarsi del dispositivo Usb (la chiavetta) relativo alla sola sede legale oppure, in alternativa, di un'ulteriore chiavetta per ciascuna unità locale. In questo secondo caso, il contributo va versato per ogni unità locale dotata di chiavetta. Resta fermo l'obbligo di pagare il contributo annuale e di dotarsi di una chiavetta per ogni veicolo a motore adibito al trasporto di rifiuti;
    - la non necessità di accesso al Sistri da parte del trasportatore almeno due ore prima della movimentazione, per i rifiuti pericolosi, viene confermata per la microraccolta ed estesa alle attività di raccolta dei rifiuti prodotti da attività di manutenzione, purché i rifiuti siano trasportati direttamente all'impianto di recupero o smaltimento da parte del soggetto che ha effettuato la manutenzione. Resta fermo l'obbligo per il trasportatore di compilare la scheda Sistri Area movimentazione prima della movimentazione medesima;
    - per il trasporto marittimo dei rifiuti, l'armatore o il noleggiatore che effettuano il trasporto possono delegare gli adempimenti Sistri al raccomandatario marittimo di cui alla legge 135/77. In tal caso, il raccomandatario consegna al comandante della nave la copia compilata della scheda Sistri - Area movimentazione. All'arrivo, il comandante consegna la copia della scheda al raccomandatario rappresentante l'armatore o il noleggiatore presso il porto di destino;
    - i produttori di rifiuti pericolosi non inquadrati in un'organizzazione di ente o di impresa adempiono all'obbligo di tenuta del registro di carico e scarico attraverso la conservazione, in ordine cronologico, delle copie della scheda Sistri Area movimentazione, relative ai rifiuti prodotti. Restano soggetti al registro di carico e scarico i produttori di rifiuti non pericolosi non obbligati ad iscriversi al Sistri.

    Paola Ficco - 27 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/04/2011

    Parte la ritargatura dei vecchi motorini. Chiunque abbia ciclomotori (o microcar da città, ad essi equiparate per legge) col vecchio targhino (contrassegno di identificazione) dovrà immatricolarli, quasi come moto o auto. Ciò implica il rilascio del certificato di circolazione e l'obbligo di registrare i passaggi di proprietà, finora evitato a chi aveva il targhino. Finirà così il doppio regime iniziato il 14 luglio 2006, quando entrò in vigore l'attuale sistema di targatura e – contrariamente alle prime previsioni legislative – lo si applicò solo agli esemplari nuovi.
    L'estate scorsa, la riforma del Codice della strada ha ristabilito parità di trattamento. La differenza sostanziale tra vecchio e nuovo sistema sta nel fatto che ogni mezzo è abbinato univocamente a una targa e a un proprietario. Nel vecchio sistema, invece, era registrato solo l'abbinamento tra il targhino e il suo titolare, che poteva così spostarlo su qualsiasi ciclomotore utilizzasse (quindi chi ne ha due o più, col nuovo sistema, dovrà munirsi di altrettanti targhe e certificati); di conseguenza, il documento di circolazione del mezzo (il certificato d'idoneità tecnica) riportava solo numero di telaio e caratteristiche tecniche e, in caso di passaggio di proprietà, seguiva il veicolo senza formalità di registrazione. Un sistema semplice, ma poco controllabile, che per questo si prestava a truffe e abusi sia nelle compravendite sia nell'uso dei ciclomotori (con difficoltà anche nel rintracciare i responsabili di incidenti o reati). Altra differenza importante riguarda la possibilità di trasportare un passeggero, consentito se il mezzo è omologato per due persone. Dai certificati di circolazione tale circostanza risulta (quando è vera), dai vecchi certificati d'idoneità tecnica no. Quindi il trasporto è vietato anche sugli esemplari omologati per due, se hanno ancora il targhino. Resta poi (è un principio generale) il divieto per chiunque sia minorenne, anche se guida un mezzo omologato e con targa nuova.
    I primi chiamati alla ritargatura sono gli esemplari il cui attuale targhino riporta una sequenza numerica che inizia con 0, 1 oppure 2: dovranno chiedere targa e certificato di circolazione entro il 1° giugno. Entro il 31 luglio dovrà invece provvedere chi ha una sequenza che parte con 3, 4 o 5. Il 29 settembre scadrà il termine per chi ha 6, 7 oppure 8. Il 28 novembre sarà invece l'ultima data utile per chi ha una sequenza numerica che inizia per 9 oppure una sequenza alfanumerica che inizia con A.
    Chi non presenta la domanda entro queste date non rischia sanzioni per questo. Ma, visto che la consegna di nuove targhe e certificati potrebbe tardare (periodi di penuria ci sono già stati in passato), potrebbe essere difficile riceverli entro il 13 febbraio 2012, data dalla quale scatteranno multe di 389 euro per chi avrà ancora il targhino.
    Le modalità di richiesta dei nuovi documenti, in assenza di disposizioni specifiche, sono le stesse finora seguite per gli esemplari nuovi o per i passaggi volontari al nuovo sistema. Dunque, si può andare in qualsiasi ufficio provinciale della Motorizzazione o in un'agenzia abilitata come Centro servizi motorizzazione (in grado di rilasciare direttamente targhe e certificati) e dichiararsi proprietari, comproprietari, acquirenti, usufruttuari, locatari con facoltà di acquisto o acquirenti con patto di riservato dominio. Per i minorenni, la dichiarazione va firmata da chi ha la potestà genitoriale o la tutela.
    La domanda va fatta sugli appositi modelli (scaricabili anche dal sito ufficiale www.ilportaledellautomobilista.it), allegando le ricevute di tre versamenti.
    Non è ancora chiaro se i vecchi targhini e certificati di idoneità tecnica vadano distrutti dagli interessati o consegnati alla Motorizzazione.
    In caso di passaggio di proprietà, non occorre autenticare la firma del venditore né redigere un atto di vendita da registrare al Pra. Il venditore dovrà comunicare alla Motorizzazione o in agenzia la sospensione della circolazione a suo nome e togliere la targa, che potrà conservare o distruggere (basta che indichi quale scelta fa). L'acquirente, se non ha già una targa non abbinata ad altro mezzo, deve chiederne una presentando copia del certificato di sospensione (autenticata dal venditore con dichiarazione sostitutiva di atto notorio) e del documento d'identità del vecchio proprietario.

    Maurizio Caprino - 17 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/04/2011

    Tassi all'insù. La lunga pausa espansiva orchestrata dalla Banca centrale europea è terminata. Al suo posto, sono in arrivo una serie di mini-strette che dovrebbero portare il costo del denaro intorno al 3% nell'arco dei prossimi 2-3 anni. Che siamo entrati in una fase di politica monetaria restrittiva lo ha indicato la stessa Bce che - dopo il rialzo dei tassi giovedì 7 aprile dall'1 all'1,25%, il primo da luglio 2008 - non ha escluso altre strette di qui a fine anno. Tra le previsioni più accreditate fra gli esperti l'ipotesi è di un doppio rialzo, sempre da un quarto di punto: uno a luglio e il secondo entro dicembre, oppure a inizio 2012.

    Che siamo entrati in una fase di politica monetaria restrittiva lo indicano anche i future sull'Euribor a 3 mesi che proiettano questo indicatore - amato e odiato da chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile - appunto intorno al 3% nel 2014.

    Insomma, complice lo spauracchio dell'aumento dell'inflazione (il cui controllo entro la soglia del 2% resta l'obiettivo primario dell'attività della Banca centrale europea) e una lenta armonizzazione del quadro macroeconomico europeo (dopo la pesante recessione del 2009) il costo del denaro ha iniziato un cammino (seppur lento) verso la normalizzazione intorno alla media storica degli ultimi 10 anni, ovvero verso il traguardo del 3 per cento.

    Mutuo variabile: che fare?
    Ne consegue, che i soggetti che sono alle prese con il rimborso di un mutuo a tasso variabile dovranno prepararsi a pagare rate via via più care. Il periodo di vacche grasse (con Euribor e tassi Bce ai minimi storici e rate ridotte ai minimi termini) è terminato. Ciò non vuol dire che la nuova fase che si sta aprendo sia, di riflesso, allarmante (posto che le banche non ne approfittino per aumentare gli spread). Questo perché i tassi restano decisamente più bassi della media storica (3%) e prima che vi arrivino - dando una sbirciata al mercato dei future - ci vorranno ancora almeno un paio d'anni. E quand'anche vi arrivino non è detto che continuino poi a crescere. Tutto, trattandosi di macroeconomia, è legato al quadro congiunturale dell'Eurozona. Più forte sarà la ripresa, maggiore sarà la spinta verso la normalizzazione dei tassi. E viceversa.

    Pertanto, chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile - prima di valutare un eventuale passaggio al fisso, attraverso lo strumento della surroga con un altro istituto qualora non vada in porto il tentativo di rinegoziazione con il proprio - farebbe bene a effettuare uno stress test sulla rata del mutuo, ipotizzando come questa evolverebbe in ragione di vari ritocchi all'insù (che probabilmente ci attendono).

    Quanto aumenterà la tua rata?
    A livello generale, potrebbe attestarsi intorno al 2,5%. Aumento peraltro anticipato dall'andamento degli Euribor che hanno inglobato la stretta con una decina di giorni di anticipo (cosiccome ora, essendo l'Euribor a 3 mesi all'1,33%, iniziano già a scontare un nuovo rialzo estivo).

    Euribor a 3 mesi scatta all'1,33%
    Come indicato, gli Euribor a 3 mesi continuano a salire anticipando la prossima stretta monetaria, ipotizzata in estate. Oggi il parametro a 3 mesi - a cui è agganciata la maggior parte dei nuovi mutui a tasso variabile erogati - si è portato all'1,33%, sui livelli di maggio 2009. Si tratta del 20esimo rialzo consecutivo per l'Euribor, l'indice che esprime il tasso di interesse interbancario a cui le banche si prestano capitali fra loro, fissato ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dall'European Banking Federation alle ore 11. In rialzo anche l'Euribor a 1 mese all'1,156 per cento.

    Mutuo a tasso fisso che fare?
    Chi ha intenzione di surrogare un variabile a fisso o di stipulare un nuovo mutuo a tasso fisso deve tener conto che anche gli Eurirs - i tassi a cui sono agganciate le rate dei mutui fissi - sono in risalita. Questo perché la risalità dei tassi fa risalire anche i rendimenti del Bund tedesco al cui andamento sono indirettamente collegati gli Eurirs. L'indice a 20 anni è balzato al 4,07% (rispetto al 3,9% del mese scorso e al 2,67% di fine agosto). Si tratta di un valore vicinissimo alla media di questo parametro degli ultimi 10 anni (4,12%). Pertanto, affidandosi alla statistica, si ricava che i mutui a a tasso variabile sono ancora a sconto (Euribor all'1,32% rispetto a una media del 3%), mentre quelli a tasso fisso si stanno attestando su una sorta di "fair value virtuale", un valore corretto ipotetico.

    Pertanto, al netto di eventuali spropositati spread o alti costi impliciti, in questa fase i mutui a tassi fisso (che in molti casi hanno superato il tasso finale del 5%) risultano più cari di circa 250-300 punti base rispetto ai variabili (che viaggiano intorno al 2,5% ma sono destinati a salire e via via ad annullare questo forte vantaggio iniziale). Ma rispetto alla media storica dei tassi fissi non risultano nè troppo cari, nè troppo scontati.

    Vito Lops - 14 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/04/2011

    La proroga «verde» c'è ma non si vede. Ovvero: entro il 30 aprile prossimo, per effetto di uno slittamento dei termini dal 31 gennaio alla fine del mese corrente, le imprese che producono, gestiscono, trasportano rifiuti, e che devono aderire al nuovo sistema di tracciabilità degli rifiuti (in sigla «Sistri»), dovranno provvedere al pagamento dei contributi annuali 2011.

    Dov'è il provvedimento che stabilisce questa nuova scadenza? È contenuto, per il momento, ancora in un semplice comunicato «online» inserito ormai circa tre mesi fa sul sito www.sistri.it (dal ministero dell'Ambiente) che recita: «Si informa che è in fase di registrazione finale e di successiva pubblicazione sulla G.U. il Testo unico dei decreti ministeriali che hanno disciplinato il Sistri. Il provvedimento stabilisce lo slittamento del termine relativo al pagamento dei contributi dal 31 gennaio al 30 aprile p.v.».

    Era il 26 gennaio. Da allora il Testo unico Sistri non è ancora approdato in Gazzetta e mancano solo due settimane alla «dead line» per i pagamenti di quest'anno.

    S. Saturno – tratto da Italia Oggi - 14 aprile 2011 -

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  • Normative complementari  »»  11/04/2011

    Un permesso di soggiorno "umanitario" di sei mesi che consente comunque tre mesi di libera circolazione nei Paesi dell'area Schengen. Lo possono chiedere gli stranieri giunti in Italia dal 1 gennaio 2011 alla mezzanotte del 5 aprile 2011. Il rilascio è gratuito e la consegna avviene presso le questure con procedura d'urgenza. Attenzione: non possono richiederlo, tra l'altro, chi appartiene alle categorie socialmente pericolose e sia destinatario di un provvedimento di espulsione ancora efficace, notificato prima del 1 gennaio 2011.

    Ecco un rapido vademecum per sapere tutto sul permesso di soggiorno per motivi umanitari.

    Cosa è il permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari
    Il testo unico sull'immigrazione prevede, all'articolo 20, rubricato «Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali», la possibilità di emanare un Dpcm le misure di protezione temporanea dell'immigrato - da adottarsi anche in deroga a disposizioni del testo unico - per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all'Unione Europea. Il premier Silvio Berlusconi ha firmato il Dpcm, che prevede un permesso di soggiorno, ai fini della protezione umanitaria, di sei mesi, garantendo comunque tre mesi di libera circolazione nei Paesi dell'area Schengen.

    Chi può beneficiare del permesso
    Il Dpcm firmato dal premier Silvio Berlusconi, prevede che il permesso di soggiorno sia applicabile ai cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa affluiti in Italia dal 1 gennaio 2011 alla mezzanotte del 5 aprile 2011.

    Chi non può ottenere il permesso
    Il Dpcm prevede poi che il permesso di soggiorno non possa essere rilasciato qualora l'interessato, pur appartenendo a uno dei Paesi del Nord Africa, si trovi in una di queste quattro condizioni: a) sia entrato in Italia prima del 1° gennaio 2011 o successivamente al 5 aprile 2011; b) appartenga a una delle categorie socialmente pericolose; c) sia destinatario di un provvedimento di espulsione ancora efficace, notificato prima del 1° gennaio 2011; e d) risulti denunciato per reati che prevedono l'arresto in flagranza (articoli 380 e 381 Cod. proc. pen.), salvo che i relativi procedimenti si siano conclusi con un provvedimento che esclude il reato o la responsabilità dell'interessato, ovvero risulti che sia stata applicata nei suoi confronti una misura di prevenzione, salvi, in ogni caso, gli effetti della riabilitazione, ovvero sia stato condannato per uno dei predetti reati, con esclusione delle denunce e condanne per i reati che comportino l'espulsione dello straniero (T.U. immigrazione, articoli 13, comma 13 e 14, comma 5-ter e 5-quater).

    Come si chiede il permesso
    Il Dpcm prevede che la richiesta del permesso di soggiorno sia presentata dall'interessato entro 8 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente Dpcm. Il rilascio del permesso di soggiorno è a titolo gratuito e la consegna presso le questure avviene con specifiche procedure d'urgenza, da concordare con il Tesoro. Attenzione: gli stranieri già in possesso di altro permesso di soggiorno (compreso quello per la richiesta di riconoscimento della protezione internazionale) possono chiedere la conversione degli stessi nel permesso di soggiorno per motivi umanitari. Al richiedente la protezione internazionale, può essere rilasciato il permesso di soggiorno per motivi umanitari solo previa presentazione di rinuncia all'istanza di riconoscimento della protezione internazionale o se la medesima istanza è stata rigettata. In ogni caso, il rilascio del permesso di soggiorno umanitario non preclude la presentazione dell'istanza di riconoscimento della protezione internazionale.

    Cosa succede se non viene rilasciato il permesso di soggiorno umanitario
    Il Dpcm prevede che sia disposto il respingimento o l'espulsione. L'espulsione è disposta con l'accompagnamento immediato alla frontiera qualora, dall'esame del singolo caso, emerga il rischio che l'interessato possa sottrarsi all'effettivo rimpatrio.

    Claudio Tucci - 08 aprile 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  08/04/2011

    Consegnate quasi tutte le Usb e le Black Box per far partire il sistema Sistri, il sistema elettronico di controllo che consente la tracciabilità dei rifiuti speciali. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rispondendo, ieri, durante il Question Time, ad una interrogazione di Karl Zeller (Misto, minoranze linguistiche) sulle problematiche connesse alla prossima entrata in vigore del sistema Sistri.

    Infatti, ogni produttore dei rifiuti, attraverso un programma fornito con una chiavetta Usb, dovrà predisporre la propria scheda per il trasferimento dei rifiuti prodotti. La stessa operazione sarà effettuata dal trasportatore sulla propria chiavetta Usb, che verrà inserita dal conducente del mezzo sulla black box installata sul suo mezzo.

    Il ministro ha ricordato che «al 31 marzo 2011 sono state consegnate il 97% delle chiavette Usb e il 95% delle black box» e sottolineato che, per quanto riguarda i costi, «il ministero dell'Ambiente ha dimostrato grande sensibilità sul problema dei fondi sollevata dalle piccole imprese e con decreto ministeriale del 9 luglio 2010 ha ridotto i costi proprio per le piccole imprese».

    Italia Oggi - 7 aprile 2011

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  • Normative complementari  »»  06/04/2011

    L'opzione per la cedolare sugli affitti viaggerà online. L'agenzia delle Entrate ha messo a punto un software che sarà disponibile sul sito Internet a giorni, per consentire ai proprietari di immobili dati in locazione di scegliere la tassa piatta (21% per i canoni liberi e 19% per quelli concordati) o la tassazione ordinaria che cresce insieme alle attuali aliquote Irpef.

    All'agenzia delle Entrate è ormai tutto pronto (o quasi): si lavora ai dettagli, per arrivare con il regolamento attuativo della prima vera rivoluzione del federalismo fiscale al momento della sua entrata in vigore fissata per il 7 aprile, dopodomani. Per giovedì o al massimo nelle 24 ore successive l'amministrazione finanziaria conta, infatti, di definire tutti i dettagli del provvedimento attuativo che secondo la riforma federalista sulla fiscalità dei comuni doveva essere emanato nei 90 giorni successivi all'entrata in vigore del decreto attuativo.

    La scelta per la cosiddetta tassazione piatta sugli affitti porta con sé una serie di dubbi che dovranno essere sciolti dal provvedimento (e probabilmente da una successiva circolare esplicativa delle Entrate).

    M. Mobili/G. Trovati – 5 aprile 2011 - tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  04/04/2011

    Dopo due anni di attesa la Camera ha approvato ieri, in prima lettura, il disegno di legge sull'attività del costruttore edile e delle imprese «affini» (finitura e restauro). Il sì è arrivato con una maggioranza trasversale schiacciante di 437 favorevoli, 15 astenuti e la sola Ileana Argentin (Pd) contraria.

    Il provvedimento stabilisce dei requisiti di accesso al settore (dalla formazione, all'onorabilità fino all'attrezzatura tecnica minima) che dovrebbero espellere dal mercato tutte le imprese non strutturate gestite da costruttori o artigiani «improvvisati».

    «In edilizia – spiega la relatrice Manuela Lanzarin (Pdl) – purtroppo sono molto frequenti episodi di concorrenza sleale, incidenti sul lavoro o di scarsa qualità che derivano proprio dalla presenza di imprese nate dall'oggi al domani senza requisiti».

    La storia del «patentino» per il costruttore parte da molto lontano: è dal 2004 infatti, due legislature fa, che si tenta di approvare un provvedimento del genere. «Noi ci lavoriamo dal 2009 – continua Lanzarin – siamo riusciti ad elaborare un testo riunendo sette proposte bipartisan e lavorando a stretto contatto con le categorie: dagli artigiani, ai costruttori dell'Ance e ai sindacati».

    Dall'arrivo della nuova legge, chi vorrà fare l'imprenditore edile dovrà avere alcuni requisiti di onorabilità. In pratica, non dovrà avere riportato condanne penali definitive per reati contro la pubblica amministrazione, bancarotta, usura ed emissione di assegni a vuoto. Sul fronte penale saranno ostative solo le condanne a una pena superiore ai due anni.

    Anche sul piano tecnico la conduzione dell'azienda dovrà essere affidata a un responsabile. Il Ddl fissa indica chi può ricoprire questo incarico (peraltro non da consulente esterno, ma solo da dipendente o titolare): gli unici a poter partire subito saranno i professionisti tecnici (architetti, ingegneri, geometri e periti) iscritti all'Ordine e in attività da due anni almeno. Tutti gli altri, compresi i neolaureati, dovranno affrontare un corso che va da un minimo di 80 ore a un massimo di 250 per gli operai. Previsto anche un esame finale da svolgersi presso gli enti bilaterali paritetici (costruttori–sindacati) che già oggi si occupano di formazione. I programmi dettagliati dei corsi saranno stabiliti su base regionale.

    Infine l'imprenditore dovrà soddisfare anche requisiti di natura tecnica: dovrà dimostrare di possedere attrezzatura per 15mila euro (valgono anche leasing e noleggio). Con un emendamento approvato ieri, poi, la Camera ha dimezzato questa soglia per la categoria degli «affini» (dall'imbianchino al parquettista, esclusi gli impiantisti). Sempre ieri la Camera ha anche eliminato il balzello di 500 euro per la prima iscrizione alla futura sezione edilizia della Camera di commercio. Ma le Camere potranno chiedere quote per la copertura di eventuali oneri.

    Una volta approvata la legge – che ora passa al Senato – varrà solo per le nuove imprese: tutte le realtà già esistenti saranno abilitate anche in deroga ai requisiti richiesti per la nuova figura del responsabile tecnico.

    Valeria Uva - 30 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  31/03/2011

    Chi costruisce o ristruttura installando fonti di energia rinnovabili avrà diritto a un premio di cubatura (potrà costruire il 5% in più). Procedure semplificate per gli impianti: basta una comunicazione preventiva, come per gli interventi edilizi liberi. Ma anche obbligo di progetto energetico per le pratiche edilizie. È quanto prevede la sezione amministrativa del decreto legislativo 28/2011 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, pubblicato sul supplemento ordinario n. 81 alla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 28 marzo 2011, in vigore dal 29 marzo 2011.

    A. Ciccia – 30 marzo 2011 - tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  28/03/2011

    Il giudice può disapplicare il modulo di constatazione amichevole (Cid), in caso di incidente stradale, se ritiene di dover escludere che il sinistro si sia verificato secondo la dinamica descritta nello stesso modulo. Questo in base ai riscontri del consulente tecnico d'ufficio e alle fotografie. Lo stabilisce la Cassazione (terza sezione civile), nella sentenza 6526/2011 depositata ieri.

    La Corte chiarisce che «la dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro, resa dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato (...) non ha valore di piena prova nemmeno dei confronti del solo confitente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice». In particolare, secondo la Cassazione, si deve applicare la norma dell'articolo 2733, terzo comma del codice civile, in base alla quale «in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti, è, per l'appunto, liberamente apprezzata dal giudice».

    Il caso su cui si è pronunciata la Suprema Corte è quello della richiesta di risarcimento danni presentata da un automobilista rimasto vittima di un tamponamento, nei confronti della controparte e della sua società assicuratrice per la Rca. Prima il giudice di pace, poi il tribunale di Chieti, nel 2005, avevano ritenuto che nonostante la sottoscrizione del Cid, da parte dell'automobilista che aveva tamponato e la confessione della sua responsabilità, fossero da condividere le conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, secondo cui «data la pochezza dei danni subiti dai due veicoli nel preteso punto d'urto», era da escludere che l'incidente si fosse verificato con le modalità descritte. Il tribunale aveva quindi condannato l'automobilista che si era autoaccusato, ma aveva respinto la domanda di risarcimento nei confronti della compagnia assicuratrice.

    La Cassazione ha respinto i ricorsi dell'automobilsta danneggiato e dell'assicurazione, ribadendo che «in tema di responsabilità dei sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l'apprezzamento del giudice del merito in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente e al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta insindacabile in sede di legittimità, quando sia adeguatamente motivato e immune da vizi logici e da errori giuridici».

    22 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/03/2011

    Nuova informativa per gli elenchi telefonici. Il garante della privacy con il provvedimento di prescrizioni del 24 febbraio 2011, in corso di pubblicazione sulla G.U. impone alle società telefoniche di informare i nuovi e i vecchi abbonati sulle nuove modalità da utilizzare per non ricevere telefonate pubblicitarie. (...)

    L'inversione di rotta rende necessaria una capillare informazione sulle nuove modalità per gli abbonati attuali sia per coloro che attiveranno nuove linee telefoniche.
    Il garante, quindi, ha messo a punto due modelli di informativa che le società telefoniche dovranno utilizzare e nei quali vengono specificati i cinque modi per potersi iscrivere al Registro (per posta, tramite numero verde, via mail, via fax, direttamente sul sito web della Fondazione Bordoni).

    A. Ciccia – 12 marzo 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  14/03/2011

    Suscita già parecchie discussioni la nuova norma che impone di inserire nei contratti di compravendita di edifici una apposita clausola con la quale l'acquirente dà «atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica degli edifici». La disposizione è contenuta nel decreto legislativo, di imminente entrata in vigore, attuativo della direttiva 2009/28/CE, in tema di promozione dell'uso di energia derivante da fonti rinnovabili, firmato ieri dal presidente della Repubblica.

    La clausola richiamata presuppone (se è vero che l'acquirente deve appunto dare atto di aver ricevuto la documentazione) che il fabbricato oggetto del contratto sia già stato dotato dell'Ace prima della stipula del contratto stesso.

    Già ci si chiede se si tratti di una disposizione inderogabile, in quanto disposta in ragione della tutela di interessi pubblicistici oppure se la norma sia dettata nell'esclusivo interesse dell' acquirente di un fabbricato, e quindi da questi disponibile. Così come era stata interpretata nel senso della derogabilità la norma (articolo 6, Dlgs 192/2005) che impone l'obbligo di «dotare» gli edifici oggetto di compravendita con l'attestato di certificazione energetica.

    Inoltre, non è chiaro cosa succeda nel caso di violazione di questa norma ove essa sia ritenuta inderogabile, e cioè se si debba parlare di nullità del contratto anche se la nuova disciplina espressamente non sancisce questa conseguenza.

    Un altro fattore oggetto di riflessione è l'impatto che questa norma avrà nella contrattazione avente a oggetto immobili ubicati in Regioni che a vario titolo hanno normato in tema di certificazione energetica degli immobili oggetto di contratto traslativo a titolo oneroso. Finora, infatti, le leggi regionali erano più restrittive della normativa nazionale: nelle Regioni senza una legislazione in materia si applica la legge statale e quindi la possibilità di derogare alla sussistenza dell'Ace all'atto della stipula del rogito; nelle Regioni che invece hanno legiferato sul punto si ha un panorama di maggior rigorosità rispetto alla legge statale fino a giungere all'estremo opposto rispetto ad essa, e cioè all'obbligo di allegazione punito, in caso di inadempimento, con salata sanzione pecuniaria.

    Con l'introduzione della nuova norma statale il quadro pare rovesciarsi: se la nuova disciplina fosse ritenuta inderogabile, non solo ci si dovrebbe adeguare ad essa per le compravendite nelle Regioni che non hanno leggi in materia, ma si potrebbe anche pensare a una sua prevalenza sulle leggi regionali (e quindi su tutte quelle finora emanate) in ogni caso in cui la legge regionale permettesse deroghe all'obbligo di sussistenza dell'Ace all'atto del rogito che la legge nazionale invece non consentisse. In quest'ultimo caso si apre infatti la questione se basti una qualsiasi norma regionale a escludere l'applicazione della legge statale oppure se la legge regionale può imporsi alla legge statale solo se le norme regionali siano più restrittive di quelle statali.

    EMILIA ROMAGNA
    La delibera dell'assemblea legislativa del 4 marzo 2008 n. 156 e la delibera di giunta regionale 28 ottobre 2008 n. 1754 hanno previsto l'obbligo di allegare l'Ace ma senza sanzioni in caso di inadempimento.

    LIGURIA
    La legge regionale 22/2007, come modificata dalla legge regionale 24 novembre 42/2008 fissano l'obbligo di consegna dell'Ace al momento della vendita ma non sono previste sanzioni.

    LOMBARDIA
    La delibera giunta regionale del 22 dicembre 2008 n. 8745 e le leggi regionali 24/2006 e 10/2009 stabiliscono che è obbligatorio allegare ai rogiti l'attestato di certificazione energetica. Il venditore che non ottempera questo obbligo di allegazione incorre nella sanzione amministrativa da 5mila a 20mila euro.

    PIEMONTE
    Le leggi regionali 13/2007 e 22/2009 e la delibera giunta regionale 4 agosto 2009, n. 43- 11965 hanno reso obbligatoria l'allegazione dell'Ace al rogito ed è prevista la sanzione amministrativa per il venditore che non ottemperi a questo obbligo (da mille a 10mila euro in base alla superficie del bene). Per il costruttore che viola l'obbligo di dotazione è prevista invece una sanzione amministrativa da 5mila a 30mila euro.

    FRIULI VENEZIA GIULIA
    La legge regionale 5/2007 del Friuli-Venezia Giulia dispone che copia semplice del certificato energetico venga depositata presso il comune competente a cura del costruttore o del proprietario dell'immobile all'atto della richiesta di agibilità dell'immobile.

    VALLE D'AOSTA
    La legge regionale 21/2008 ha deciso, nel caso di rogito che ha a oggetto un fabbricato di nuova costruzione, che sia obbligatorio allegare l'Ace.

    PUGLIA
    La legge regionale 13/2008 dispone una disciplina in materia di certificazione energetica, ma manca il regolamento attuativo, quindi la norma regionale rimane inattuata, con il risultato che si applica la normativa nazionale.

    LE ALTRE REGIONI
    La nuova disciplina statale avrà effetto nelle regioni dove non ci sono state normative specifiche.

    Angelo Butani - 08 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/03/2011

    Dal primo giugno parte a pieno regime il Sistri, il sistema elettronico di controllo che consente la tracciabilità dei rifiuti speciali e speciali-pericolosi su tutto il territorio nazionale e di quelli solidi urbani nella regione Campania. A presentarlo oggi è stato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. «Il Sistri è una rivoluzione di legalità e di efficienza nel settore dei rifiuti, uno strumento serio ed efficace per contrastare le ecomafie, una sfida che il Governo ha lanciato a chi ha massacrato il territorio, soprattutto in Campania e al Sud facendolo diventare una immensa discarica di veleni».

    Prestigiacomo: mezza Italia è in emergenza
    Il ministro non ha risparmiato critiche presentando ll nuovo sistema. «Non abbiamo risolto il problema dei rifiuti - ha detto Prestigiacomo - se è vero che abbiamo mezza Italia in emergenza. Bisogna conoscere ». Il progetto dovrebbe consentire una inversione di rotta assicurando maggiore trasparenza e controllo della movimentazione dei rifiuti, con la possibilità di monitorare tutti i dati in tempo reale. «In tal senso - ha chiarito ancora la Prestigiacomo - Sistri potrà garantire la tutela della salute, dell'ambiente e della sicurezza, la semplificazione delle procedura burocratiche e la riduzione degli oneri a carico dei soggetti obbligati, contrastando il fenomeno dell'illegalità, fortemente radicato in questo settore».

    Dispositivo Usb e scatola nera per monitorare il percorso dei rifiuti
    Le ultime informazioni complete relativamente ai rifiuti speciali in Italia risalgono al 2006. Con la sostituzione dell'attuale sistema cartaceo con il Sistri, basato su un flusso di dati in tempo reale, sarà possibile ottenere statistiche aggiornate con una frequenza molto maggiore. La quantità di rifiuti speciali prodotta in Italia nel 2006 è stata di 134,7 milioni di tonnellate: di questi 125,5 milioni di tonnellate erano rifiuti speciali non pericolosi e 9,2 milioni di tonnellate rifiuti speciali pericolosi. Il sistema Sistri prevede un dispositivo elettronico Usb per accedere al sistema, trasmettere i dati e memorizzare informazioni; una "scatola nera" da installare su ciascun veicolo che trasporta rifiuti speciali e che ha la funzione di monitorare il percorso del carico dal produttore al centro di smaltimento; infine, apparecchiature di videosorveglianza negli impianti di discarica, di incenerimento e di coincenerimento per controllare l'ingresso e l'uscita degli automezzi.

    Risparmi anche per le aziende
    Dal primo giugno quindi l'iscrizione al Sistri diventerà obbligatoria per tutti i produttori di rifiuti speciali. Il ministero spiega che la consegna dei dispositivi è ormai quasi ultimata: al 28 febbraio sono stati distribuiti 476.150 dispositivi Usb alle imprese, sono state consegnate 85.985 black box di cui 58.674 risultano già installate sui veicoli per il trasporto rifiuti. Sono stati selezionati oltre 500 impianti e discariche di smaltimento rifiuti su cui installare le apparecchiature di video sorveglianza e su 402 impianti il sistema è già attivo. Il Sistri dovrebbe comportare anche un risparmio significativo per le aziende. Il ministero della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione ha valutato nel "Primo rapporto 2007-2008: misurazione e riduzione onere amministrativi" una spesa di 671 milioni di euro a carico delle imprese piccole e medie (quelle fino a 249 addetti) per la predisposizione del sistema cartaceo ambientale e un costo medio che varia da 1.183 euro l'anno per le imprese da 5 a 249 addetti a 464 euro l'anno per le imprese da uno a 4 addetti. Il Sistri ha ridotto questi costi abbattendoli dal 50% all'80 per cento.

    08 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/03/2011

    Comunicazione entro il prossimo 30 aprile dei dati relativi ai rifiuti gestiti nel corso del 2010; entro il 31 dicembre 2011 dei dati relativi ai rifiuti gestiti tra il 1° gennaio 2011 e il 31 maggio 2011. Queste le scadenze che interessano i soggetti coinvolti nella filiera dei rifiuti e sottoposti al monitoraggio, in base all'uscente disciplina «Mud» e alla nuova disciplina «Sistri».

    A fare chiarezza sugli adempimenti in scadenza alla luce del parziale sovrapporsi delle due discipline (il nuovo sistema di monitoraggio telematico dei rifiuti meglio noto come «Sistri» entrerà a pieno regime solo il prossimo 1° giugno 2011, scalzando il Mud) è il ministero dell'ambiente, con circolare 2 marzo 2011 n. 6774.

    Vi si opera una distinzione tra soggetti tenuti alla sola presentazione del Mud entro il prossimo 30 aprile 2011 in relazione ai rifiuti gestiti nel corso del 2010 e soggetti che dovranno, invece, effettuare la speciale «dichiarazione Sistri» in relazione ai rifiuti gestiti nel 2010 e nel periodo del 2011 che precede la piena operatività del nuovo sistema di tracciamento.

    V. Dragoni – tratto da Italia Oggi - sabato 5 marzo 2011 -

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  • Normative complementari  »»  07/03/2011

    Anatocismo, cosa è
    Con il termine anatocismo (dal greco anà - di nuovo, e tokòs - interesse) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti "composti". Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare (ossia sommare al capitale di debito residuo) gli interessi ad ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati.
    (tratto da Wikipedia)

    Il decreto milleproroghe (Dl 225/2010 convertito in legge 10/2011) seppellisce le speranze dei clienti bancari vessati dall'anatocismo di veder riconosciute le proprie ragioni alla restituzione dei versamenti effettuati a copertura degli addebiti subiti per il calcolo di interessi anatocistici. L'articolo 2, comma 61 sancisce che «in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'articolo 2935 del Codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge» (disposizione che potrebbe presto essere esaminata dalla Corte costituzionale).
    Il testo è di difficile lettura, ma, in sostanza, significa che se sono passati più di dieci anni dal versamento effettuato dal cliente a copertura dell'addebito dell'anatocismo, non se ne può più chiedere la restituzione; sono salvi i clienti che abbiano già ricevuto il rimborso, cui non può essere ora eccepito che sia stato effettuato sulla base di una richiesta formulata quando già la prescrizione era compiuta. L'anatocismo è l'applicazione di un interesse a interessi maturati in precedenza: è il fenomeno dell'"interesse composto". Se un capitale produce interessi in un dato periodo, gli interessi calcolati nel periodo successivo sono anatocistici se, oltre a essere calcolati sul capitale, sono calcolati sugli interessi maturati. Con la sentenza n. 2374/1999 (confermata a Sezioni Unite con la sentenza n. 21095 del 4 novembre 2004), la Cassazione ha dichiarato la nullità delle clausole anatocistiche che, anteriormente al 22 aprile 2000 (quando entrò in vigore la riforma dell'anatocismo), disponevano una capitalizzazione più frequente degli interessi passivi (normalmente, in termini trimestrali) rispetto a una capitalizzazione "più lenta" degli interessi attivi (normalmente, in termini annuali). Infine, sempre dalle Sezioni unite (con la sentenza n. 24410/2010), venne stabilito che i versamenti del cliente della banca, effettuati sulla base di una clausola anatocistica nulla, avrebbero dovuto essere distinti a seconda che il cliente li avesse effettuati:
    - su un conto (presso la stessa banca) diverso da quello munito della clausola di apertura di credito;
    - sul conto dotato della clausola di apertura di credito, riportando lo scoperto di conto entro il tetto accordato;
    - sul conto dotato della clausola di apertura di credito, ma immettendo su tale conto somme di entità maggiore rispetto al fido accordato dalla banca.

    Nei primi due casi, per la Cassazione, il cliente non avrebbe potuto chiedere la ripetizione delle somme versate, se la richiesta di rimborso fosse stata proposta dopo dieci anni dal loro pagamento, anche se entro il decimo dalla chiusura del conto accreditato. Nel terzo caso, invece, il termine di prescrizione decennale avrebbe avuto decorso dalla data di chiusura del conto. Infatti, per la Corte, nel caso di apertura di credito in conto corrente, è solo alla chiusura del conto che si stabiliscono definitivamente crediti e debiti: infatti, l'apertura di credito consiste nella messa a disposizione di una somma di denaro da parte della banca a favore del cliente, somma che il cliente può riscuotere a più riprese e che, una volta utilizzata in tutto o in parte, può essere ripristinata con versamenti del correntista sul conto. Pertanto, finché dura il rapporto di apertura di credito il diritto alla restituzione sorge solo dalla chiusura del rapporto.

    Angelo Busani - 01 marzo 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  04/03/2011

    Per colpa delle pastoie burocratiche del Comune l'imprenditore rischia di ammalarsi: il permesso di costruire in variante arriva con due anni di ritardo e l'ente locale, accanto al danno patrimoniale, paga anche quello biologico come lesione alla salute dell'interessato scaturita dall'inerzia della pubblica amministrazione; è stata la legge 69/2009, quella che contiene fra l'altro la riforma del processo civile, a introdurre tra i livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale due elementi importanti come l'obbligo costituito in capo all'ente di concludere il procedimento entro il termine prefissato e le disposizioni relative alla durata massima dei procedimenti.
    È quanto emerge dalla sentenza n. 1271 del 28 febbraio 2011, emessa dalla quinta sezione del Consiglio di Stato.

    D. Ferrara – 3 marzo 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  28/02/2011

    Ricordiamo che il prossimo 31 marzo, come per i precedenti anni, scadrà il termine per l'adeguamento alla legge 196/2003, meglio conosciuta come "Privacy".

    Chi intendesse usufruire del nostro studio per la prima stesura o per la rivisitazione annuale può prendere appuntamento con la sig.ra Barbara (Studio di Signa tel. 0558734401) o con la sig.ra Nicoletta (Studio di Firenze tel 0552344803).

    Per avere un quadro generale degli adempimenti necessari consigliamo di consultare il seguente documento su questo stesso sito internet: 23/02/2011 - Privacy in scadenza il 31 marzo 2011 alla sezione novità\normative complementari.

    Altri documenti sull'argomento sono a disposizione dei naviganti (ed altri ancora stanno per essere pubblicati). Il miglior modo per consultarli è andare sulla home page del nostro sito e posizionandosi nel motore di ricerca interno (in alto a destra) digitare la parola “privacy”: si otterrà la lista in ordine di data decrescente dei documenti che affrontano (o hanno affrontato) questa materia.

    Signa, 28 febbraio 2011
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  28/02/2011

    Una nuova carta acquisti da sperimentare per un anno in 10 città, che sarà distribuita ai beneficiari attraverso enti non profit attivi nel contrasto alla povertà alimentare (ovvero la gestione di mense) e nell'aiuto alle persone senza fissa dimora. Con una soglia Isee più "larga" dei 6.235 euro attuali per misurare il reddito dei beneficiari. È questo l'identikit della social card versione 2011, che sarà delineata dal decreto del ministero del Lavoro a cui il Dl milleproroghe ha affidato l'attuazione dell'ultimo intervento di contrasto alla povertà deciso dal governo.

    L'articolo 2 quater del milleproroghe che ha introdotto la sperimentazione della nuova social card non ha abolito la vecchia carta acquisti, caricata dallo Stato con 40 euro al mese da usare per la spesa alimentare e per pagare le bollette e distribuita a 734mila anziani e famiglie con bambini sotto i tre anni, da dicembre 2008 a dicembre 2010. I due sistemi, dunque, coesisteranno: chi ha i requisiti, può continuare a chiedere la vecchia carta.

    Quello che cambia, ora, è l'intermediazione affidata al terzo settore. Saranno cioè quelli che il milleproroghe definisce «enti caritativi» i destinatari della carta, che dovrà poi essere assegnata, da questi, alle persone «in condizione di bisogno». La nozione di «ente caritativo» giuridicamente non esiste e questo ha già creato polemiche e incertezze all'interno del terzo settore. Fonti del ministero del Lavoro assicurano comunque che l'interpretazione sarà «larga» e che nell'attuazione del programma saranno inclusi gli enti attivi nel contrasto alla povertà alimentare ed estrema, con l'apertura a diverse forme giuridiche, dalle associazioni alle organizzazioni di volontariato.

    La sperimentazione riguarda le città con più di 250mila abitanti, secondo lo schema delle aree metropolitane: ci saranno dunque Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli. E probabilmente Palermo o Catania.

    Ci saranno due sistemi di accreditamento per gli enti, uno nazionale, destinato alle associazioni maggiori, e uno comunale, per le piccole realtà locali. Il ministero conta di poter concludere la fase della selezione degli enti in tempi brevi, dopo l'emanazione del decreto attuativo (che dovrà avvenire 30 giorni dopo l'entrata in vigore della legge di conversione del Dl milleproroghe, ora all'esame della Camera).

    Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha prefigurato una social card «molto federalista» con una «soglia minima per tutti» a livello nazionale e differenze a livello territoriale, sia per quanto riguarda i requisiti minimi per ottenere la carta, sia per quanto riguarda l'importo accreditato.

    L'obiettivo della nuova sperimentazione è raggiungere anche le persone senza fissa dimora delle grandi città, escluse dalla vecchia social card perché prive della tracciabilità e della documentazione necessarie. La carta acquisti dovrebbe rappresentare, per queste persone, l'occasione per la presa in carico da parte degli enti non profit e dei servizi sociali del comune, e l'infrastruttura attraverso cui potranno passare anche altri servizi. Ai comuni spetterà l'accreditamento a livello locale degli enti beneficiari, l'eventuale integrazione dei fondi accreditati dallo Stato sulle carte e la valutazione della presa in carico dei soggetti bisognosi da parte degli enti non profit.

    Per la nuova sperimentazione della carta acquisti, il Dl milleproroghe prevede una spesa di 50 milioni di euro, che arriveranno dal fondo di circa un miliardo creato nel 2008 per finanziare la social card. Dal 2008 a oggi, sono stati spesi 500milioni, a beneficio di 734mila richiedenti.

    Il bilancio della prima edizione

    I NUMERI

    734mila
    I BENEFICIARI

    È il numero delle persone che hanno avuto accesso al programma carta acquisti da dicembre 2008 a dicembre 2010.

    386mila
    GLI OVER 65

    È il numero delle persone ultrasessantacinquenni che hanno avuto accesso alla carta acquisti da dicembre 2008.

    348mila
    SOTTO I TRE ANNI

    È il numero dei bambini di età inferiore a tre anni che hanno beneficiato della carta acquisti, richiesta e usata dai genitori.

    500mln
    I FONDI EROGATI

    È il totale dei fondi caricati sulle carte acquisti erogate da dicembre 2008 a dicembre 2010. Già spesi 475milioni.

    I VECCHI REQUISITI

    La platea
    La carta acquisti può essere richiesta da anziani ultrasessantacinquenni e da famiglie con figli sotto i 3 anni che hanno un Isee inferiore a 6.235 euro e un patrimonio mobiliare non superiore a 15mila euro.

    La pensione
    Gli anziani fino a 69 anni devono avere una pensione che arriva al massimo a 6.235 euro all'anno. Oltre i 70 anni di età, la pensione può raggiungere 8.313 euro.

    Valentina Melis - 18 febbraio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  23/02/2011

     
     download allegato »  2011.02.23_scadenza_privacy.pdf
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  • Normative complementari  »»  21/02/2011

    I telefonini che consentono lo scambio di dati, cosiddetti data enabled, avranno un caricabatterie unico nei prossimi mesi. Sono quei telefonini che possono essere collegati a un computer per scambiare ad esempio immagini, file e musica. Telefoni cellulari come gli smartphone sono ormai più del cinquanta per cento di quelli venduti sul mercato. «Invito l'industria ad accelerare i tempi della messa sul mercato, in modo che i cittadini europei possano godere al più presto dei vantaggi offerti dal caricabatterie unico», ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per l'industria Antonio Tajani, in occasione del lancio ufficiale presso il palazzo Berlaymont a Bruxelles.
    Su mandato della Commissione europea gli organismi europei Cen-Cenelec e Etsi hanno stabilito gli standard armonizzati compatibili con il nuovo caricatore universale che utilizza la tecnologia del connettore micro-usb.
    Sono quattordici le case produttrici firmatarie dell'accordo: Apple, Emblaze Mobile, Huawei Technologies, Lge, Motorola Mobility, Nec, Nokia, Qualcomm, Research In Motion (Rim), Samsung, Sony Ericsson, Tct Mobile (Alcatel), Texas Instruments e Atmel. «Per quanto Nokia sia stata largamente impegnata nello sviluppo dei nuovi standard, non subirà particolari conseguenze nelle vendite. Il mercato non sarà stravolto perché i consumatori avranno sempre bisogno di caricabatterie per i propri telefoni - ha detto Peter Harrison per conto della Nokia -. Non siamo interessati al business dei caricabatterie perché è un mercato già estremamente competitivo».
    Antonio Tajani ha presentato quella che ha definito una piccola grande rivoluzione alla presenza di Bridget Cosgrave, direttore generale di Digital Europe, associazione che rappresenta l'industria del settore telecomunicazioni. Bridget Cosgrave ha sottolineato l'importanza della portata ecologica di questa innovazione: «Con il lancio del caricabatterie armonizzato, i nuovi dispositivi saranno in qualche maniera riciclati. Questo ridurrà i rifuti elettronici nel futuro e di conseguenza l'impatto ambientale».
    A livello di marketing il caricabatterie sarà inizialmente venduto con il telefono cellulare. «Noi della Nokia vendiamo insieme caricabatterie e telefono - ha precisato Peter Harrison -. Abbiamo un modello già commercializzato che rispetta gli standard armonizzati. È con il telefonino AC-10».
    Ancora bassa la diffusione nell'Unione europea, ma si comincia solo ora. Tajani guarda lontano: «I caricabatterie unici sono già in alcuni negozi e puntiamo a una larga diffusione il prima possibile». La stima della Commissione europea per una vasta commercializzazione è novembre, ma secondo Antonio Tajani non si può prevedere un periodo preciso: dipende dal mercato. E come fanno sapere dalla Commissione: «Potrebbe capitare che un'azienda comunichi già tra una settimana che a luglio i caricabatterie saranno diffusi dappertutto». Ora si mira ad aprire una strada che coinvolga in futuro anche i caricabatterie di computer portatili, lettori mp3, videocamere digitali e altri dispositivi. L'Unione internazionale delle telecomunicazioni è già al lavoro.

    Giovanni de Paola - 09 febbraio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/02/2011

    Per i medici che non invieranno all'Inps i cerficati malattia on-line le sanzioni saranno graduali, arriveranno solo dopo la reiterazione dell'illecito e secondo le regole di accordi e contratti di lavoro.

    Questo il succo della circolare n. 3, con cui i camici bianchi incassano dal ministro dell'Innovazione Renato Brunetta la garanzia che le punizioni fino al licenziamento o alla perdita della convenzione scatteranno solo in caso di dolo o di colpa grave per chi negli anni sarà stato già sanzionato più volte per non aver inviato i certificati on-line.

    I medici non ottengono il rinvio dell'entrata in vigore delle sanzioni come richiesto, ma ricevono dal ministro garanzie decisive nella definizione del sistema di invio telematico.

    P. Del Bufalo/B. Gobbi –16 febbraio 2011 - tratto da Il Sole 24 Ore - -

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  • Normative complementari  »»  16/02/2011

    Lo sportello unico doganale ai blocchi di partenza. La data di attivazione è prevista prima dell'estate, mentre la messa a regime dell'infrastruttura avverrà entro il 2014. Entro tre anni dall'attivazione dello sportello unico, pertanto, le diverse amministrazioni coinvolte nelle procedure di sdoganamento dovranno dialogare esclusivamente per via telematica e offrire alle imprese una «interfaccia» unitaria (one-stop-shop). Ma anche nella fase transitoria la parola d'ordine in sede locale sarà «coordinamento», con riguardo alle procedure che si svolgono contestualmente alla presentazione delle merci per unificare i controlli ai fini dello sdoganamento.
    La strategia e il piano operativo per l'implementazione dello sportello unico saranno illustrati oggi a Roma in una conferenza cui parteciperanno esponenti del governo, i vertici dell'Agenzia delle dogane e le associazioni di categoria.

    15 febbraio 2011 - tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  14/02/2011

    Chi ha preso la patente da ieri può guidare solo autoveicoli poco potenti: sono entrati in vigore i limiti di potenza cui i neopatentati sono soggetti per tutto il primo anno di guida, secondo quanto stabilito a luglio 2010 dalla riforma del codice della strada (legge 120). In questi primi giorni, però, ci sarà qualche incertezza sull'applicazione della norma: solo i mezzi immatricolati dal 4 ottobre 2007 hanno la carta di circolazione dalla quale è desumibile con certezza se il veicolo supera o no i nuovi limiti e solo tra qualche giorno la Motorizzazione renderà possibile risalire tramite web a questa informazione per tutti gli altri veicoli (salvo limitatissime eccezioni).

    Le nuove limitazioni riguardano esclusivamente le patenti conseguite a partire da ieri. Coloro che hanno un documento ottenuto da meno di un anno non sono soggetti a questi nuovi vincoli, che riguardano sia la potenza assoluta sia il rapporto potenza/peso. La potenza assoluta non può superare i 70 kiloWatt (equivalenti a poco meno di 100 cavalli), per tutti i veicoli di categoria M1 (sostanzialmente le autovetture e i piccoli pullmini, quelli con un massimo di nove posti a sedere). Per qualsiasi tipo di autoveicolo, poi, vale il limite sul rapporto tra la potenza massima e il peso: 55 kiloWatt per tonnellata. Il peso in base al quale va calcolato tale rapporto è la tara, come stabilisce la nuova versione dell'articolo 117 del codice della strada introdotta dalla riforma.

    Le carte di circolazione rilasciate dopo il 4 ottobre 2007 contengono già espressamente il valore del rapporto potenza-tara (fu un accorgimento adottato in vista di analoghi limiti per neopatentati istituiti col Dl 117/07 e mai entrati in vigore). Chi ha un veicolo immatricolato in precedenza potrà ottenere il dato anche sulla carta di circolazione qualora faccia ristampare tale documento.

    Tutti gli altri cittadini, teoricamente, possono ricavare il dato anche dalle loro carte di circolazione. Tuttavia, la stratificazione delle direttive europee e delle prassi nazionali ha portato nel corso degli anni a riportare su questi documenti valori di peso differenti e questo ha causato nei giorni scorsi varie incertezze. Per questo, la Motorizzazione ha ricostruito nella sua banca dati il valore esatto della tara di ogni modello, salvo pochissime eccezioni di esemplari immatricolati con sistemi non meccanografici (cioè prima del 1977).

    Nel giro di qualche giorno, queste informazioni diverranno pubbliche sul sito ufficiale www.ilportaledellautomobilista.it, dove si potrà cercare il dato voluto digitando la targa del veicolo. Dopo poco arriverà anche i-Patente, applicativo per smartphone. Per i veicoli nuovi (che non hanno targa) occorre chiedere una dichiarazione di responsabilità al venditore. Per i veicoli ante-1977 non presenti nel database occorrerà rivolgersi al costruttore.

    01|55 KW/T
    Limite di rapporto potenza/tara per tutti gli autoveicoli guidabili nel primo anno di patente da persone che hanno ottenuto la licenza di guida da ieri 09/02/2011

    02|70 KW
    Limite di potenza assoluta, che si aggiunge a quello citato sopra in caso di autoveicoli M1 (cioè fino a nove posti a sedere)

    03|LA DEROGA
    Tutti questi limiti non si applicano a chi guida autoveicoli che sono al servizio di un disabile

    04|GLI ALTRI LIMITI
    Restano in vigore i limiti di velocità validi dal '94 nei primi tre anni di patente: 100 km/h (invece di 130) in autostrada e 90 (invece di 110) sulle strade extraurbane principali

    Maurizio Caprino - 10 febbraio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/02/2011

    Nel mirino del Garante della privacy: investigatori privati, servizi informatici (in particolare quelli forniti mediante il cosiddetto «cloud computing»), istituti bancari e carte di credito, marketing (anche via sms ed e-mail), enti previdenziali.
    Sono queste le categorie inserite nel piano ispettivo dell'autorità presieduta da Francesco Pizzetti per il primo semestre 2011. Un'attività, quella ispettiva, che può essere molto fruttuosa. Nel 2010 sono state applicate sanzioni per circa 3 milioni e 800 mila euro.

    Ne dà notizia la Newsletter 345 del 4 febbraio 2011 del garante, che si è pronunciato anche in materia di privacy e utilizzabilità dei dati nel processo, credito al consumo e biometria nelle imprese di trasporto.

    A. Ciccia - Italia Oggi - 5 febbraio 2011 -

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  • Normative complementari  »»  07/02/2011

    Chi è in difficoltà con il pagamento del mutuo può chiedere la sospensione delle rate entro il 31 luglio 2011. La proroga di sei mesi per la presentazione delle domande per la sospensione delle rate dei mutui, prevista nel «Piano Famiglie dell'Abi», è stata annunciata oggi dal presidente dell'Associazione bancaria italiana (Abi), Giuseppe Mussari, e 12 associazioni di consumatori.

    L'accordo sullo stop alle rate
    L'intesa è stata raggiunta tra l'Associazione bancaria italiana e Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori e si basa su «un contesto in cui la congiuntura economica segnala ancora elementi di ripresa debole», come si legge nel comunicato dell'Abi. In particolare, sottolinea la nota, «la proroga si è resa necessaria per supportare le famiglie che si dovessero trovare ancora in situazione di momentanea difficoltà».

    Chi può fare domanda
    Le richieste per lo stop al pagamento delle rate (che non comportano sconti da parte delle banche ma il differimento temporale dei pagamenti) possono essere effettuate in caso di eventi gravi come la perdita del posto di lavoro, la cassa integrazione, la morte o l'insorgenza di condizioni di non autosufficienza di un componente del nucleo famigliare. Gli eventi in base ai quali può essere chiesta la sospensione si devono essere verificati entro il 30 giugno 2011 e le domande possono essere presentate entro il 31 luglio.

    Il bilancio attuale del piano-famiglia di sospensione delle rate
    Intanto sempre in giornata sono stati diffusi i dati sulle sospensioni finora attuate. Nel dettaglio, tra febbraio e novembre 2010, le banche hanno sospeso mutui per 4,4 miliardi di euro a oltre 35 mila famiglie. «La misura», ha proseguito il numero uno di Palazzo Altieri, «è stata applicata a 35.472 contratti di mutuo e la liquidità in più per far fronte alla crisi ha raggiunto una quota pari a 245 milioni di euro. Ogni famiglia avrà dunque a disposizione in media 6.500 euro in più».

    La soluzione più frequente per le operazioni di sospensione ha riguardato l'intera rata (88% dei casi), la causa prevalente che ha determinato la necessità di ricorrere alla sospensione sia nelle posizioni "in bonis" che in quelle con ritardo nei pagamenti è stata la cessazione del rapporto di lavoro subordinato (rispettivamente 44,3% e 45,3%), mentre dal punto di vista territoriale il maggior numero di domande ammesse è stata registrata al Nord con il 53,3%, seguito dal Centro (25,2%) e da Sud e Isole (21,5%).

    Dal canto suo, il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, ha osservato che nel biennio 2009/2010 i pignoramenti di immobili sono cresciuti del 31%. Nel complesso, ha aggiunto sono 360mila famiglie in sofferenza nel pagare i mutui, ha aggiunto il rappresentante dei consumatori, che tuttavia ha anche consigliato di ricorrere alla procedura di sospensione solamente se si ha «l'acqua alla gola». «È un piano che apprezziamo nel complesso ma invitiamo anche le famiglie a verificare con l'istituto come si delineerebbe il nuovo piano di ammortamento per evitare che vi siano sovraccarichi futuri nei pagamenti».

    E poi c'è il fondo di solidarietà
    Il "Piano-famiglie" dell'Abi non va confuso con il Fondo di solidarietà che permette la sospensione dei mutui prima casa per le famiglie in difficoltà con il pagamento delle rate. La misura, promossa dal ministero del l'Economia e delle Finanze, è destinata a coloro che hanno perso il lavoro, hanno subito la morte o la condizione di non autosufficienza di un familiare, hanno sostenuto spese mediche o di assistenza domiciliare, spese per interventi di ristrutturazione o manutenzione straordinaria sull'immobile del mutuo, oppure hanno subito un forte aumento della rata per il prestito a tasso variabile. All'iniziativa possono accedere i clienti che hanno sottoscritto prestiti per l'abitazione principale di importo non superiore a 250mila euro e che hanno un reddito equivalente Isee non superiore ai 30mila euro l'anno. Da domani 15 novembre in poi gli interessati potranno presentare i moduli di richiesta (scaricabili dal sito internet www.dt.tesoro.it/fondomutuiprimacasa) alla banca presso la quale è stato acceso il mutuo insieme alla documentazione richiesta: dichiarazione dello stato di disoccupazione, lettera di licenziamento; certificato di morte o medico; fatture attestanti le spese mediche o di ristrutturazione; copia del contratto di assistenza domiciliare. È necessario consegnare anche l'attestazione Isee rilasciata da un soggetto abilitato (comune, Caf, Inps).

    Vito Lops - 26 gennaio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  02/02/2011

    Parte oggi il registro delle opposizioni. Che ha due facce. Quella per gli operatori, i quali prima di fare una campagna di marketing telefonica devono far ripulire l'elenco dal gestore del servizio (Fondazione Ugo Bordoni), sostenendo costi non trascurabili; e quella degli utenti telefonici che devono iscriversi nel registro per tenere lontani gli operatori. Sono stati rispettati i termini previsti dal dpr 178/2010, che è andato a sostituire la precedente regolamentazione sull'uso degli elenchi telefonici. Le istruzioni operative sono a disposizione, dunque, sul sito www.registrodelleopposizioni.it.

    E il Garante della privacy ha detto la sua con il provvedimento n. 16 del 19 gennaio 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri 31 gennaio 2011, con il quale sono state impartite prescrizioni per il trattamento di dati personali per finalità di marketing, mediante l'impiego del telefono con operatore, a seguito dell'istituzione del registro pubblico delle opposizioni.

    A. Ciccia – 01 febbraio 2011 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  31/01/2011

    Non basta detenere software pirata per essere condannati per violazione del copyright. Bisogna provare anche il loro effettivo utilizzo o copia da parte dell'imputato. Sono queste le motivazioni, appena uscite, di una sentenza sui generis con cui il Tribunale di Roma (V sezione) ha assolto, a novembre, un imprenditore italiano. Nella sua azienda la Guardia di Finanza aveva trovato 270 software privi di licenza, distribuiti su 103 computer. C'erano prodotti Microsoft, Symantec, Adobe e persino un ampio armamentario di file crack presenti su un server usato da circa 300 persone, per aggirare le protezioni di quei software.

    E' una grave sconfitta per Microsoft e della Business Software Alliance Bsa (associazione che riunisce le multinazionali del software). Questa sentenza, per le sue motivazioni, renderà più difficile la lotta alla pirateria», commenta Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie e difensore dell'imprenditore. «La sentenza esonera di conseguenza il mio assistito dal pagare la multa di 284 mila euro applicata dalla Guardia di Finanza», continua Sarzana.

    Microsoft si era si era costituita parte civile nel procedimento penale chiedendo danni per centinaia di migliaia di euro. La Bsa aveva fornito ai militari della Guardia di finanza il personale per l'accertamento tecnico della violazione e la valutazione sul costo dei singoli software.

    In particolare, «si legge nella sentenza che la detenzione di software sprovvisti di licenza o con licenza scaduta (cioè pirata) non configura il reato di violazione del copyright. Anche se all'interno dei computer vengono trovati i dispositivi di aggiramento tecnologico in grado di far funzionare i software senza licenza, quelli che in gergo vengono chiamati crack», spiega Sarzana.

    «Applicando anche i principi già stabiliti dalla Corte di Cassazione in riferimento al mancato obbligo di apposizione del bollino SIAE sui supporti informatici, il Tribunale ha ritenuto che senza la prova della duplicazione del software da parte dell'imprenditore e senza quella dell'effettivo uso dei crack sulle singole macchine, il fatto non sussiste», continua Sarzana. «Ha insomma assolto l'imputato con la formula più ampia possibile». Se la sentenza farà scuola renderà le cose più difficili alle multinazionali dell'informatica, perché dovrebbero procurarsi anche le prove menzionate dal giudice.

    L'imprenditore ha insomma affermato di non sapere chi avesse messo quei software sui computer della sua azienda. A quanto è dato sapere, i software venivano utilizzati nel settore della formazione, in un contesto non commerciale, da una società che era riconosciuta come laboratorio di ricerca accreditato presso il Ministero dell'Università e della ricerca scientifica. «Fra i corsi erogati alcuni riguardavano proprio l'educazione alla legalità nel settore della proprietà industriale», dice Sarzana. «

    E' un caso da cui non è possibile trarre una regola generale secondo cui quella fattispecie non sia reato. Le leggi non sono cambiate. Resta il fatto che se si violano i diritti su un software si incorre in sanzioni, almeno sul piano civile», dice Simona Lavagnini, avvocato di Bsa. «Concordiamo con Bsa. Il giudice non ha rilevato il reato penale in questo caso peculiare, ma questo non cambia la normativa a tutela del copyright», aggiungono da Microsoft. «E' scorretto chiosare che la legge permetta di usare il software senza averne la licenza». Lavagnini aggiunge: «non ritengo corretto affermare che sia stata una grave sconfitta per Bsa, che non si è costituita parte civile ma si è limitata a prestare consulenza».

    Alessandro Longo - 25 gennaio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/01/2011

    In vigore da martedì 25 gennaio il nuovo codice dell'amministrazione digitale (Cad), dopo le modifiche introdotte dal decreto legislativo 235/2010. Disposizioni che hanno un impatto positivo anche sugli studi professionali.
    Per esempio, negli studi legali, la completa equiparazione tra notifica a mezzo posta e trasmissione del documento informatico per via telematica mediante posta elettronica certificata (Pec), impone innanzitutto agli studi legali di sensibilizzare in questo senso i propri clienti. Infatti, i termini per proporre eventuali azioni legali, ricorsi o impugnazioni decorrono dal momento della ricezione dell'atto di controparte nella propria casella di posta certificata. E questo perché il nuovo articolo 48 del Cad equipara la trasmissione del documento informatico tramite Pec alla notificazione per mezzo della posta ordinaria. Il testo precedente prevedeva invece che le ipotesi di equiparazione delle modalità di trasmissione dovevano essere espressamente previste dalla legge.
    Il nuovo Cad rovescia quindi la prospettiva, disponendo l'equiparazione come regola generale con eccezioni ammesse solo nei casi stabiliti normativamente. La data e l'ora di trasmissione e di ricezione di un documento informatico trasmesso a mezzo Pec sono inoltre opponibili ai terzi quando realizzate secondo le disposizioni del Dpr 68/2005. A questo proposito si ricorda come l'articolo 16, commi da 6 a 11, del decreto legge 185/2008 abbia reso obbligatoria, con tempistiche diverse, l'istituzione di una casella di posta elettronica certificata per le imprese, i professionisti iscritti in albi e le pubbliche amministrazioni.
    La consultazione telematica, libera e senza oneri, degli indirizzi di Pec presenti nel registro delle imprese o negli albi o elenchi permette così l'invio di atti e documenti, anche con rilevanza processuale, con valore giuridico pari a quello riconosciuto se trasmessi a mezzo raccomandata o tramite ufficiale giudiziario. Inoltre l'impulso dato dal governo alla digitalizzazione della giustizia, con la finalità di ridurne costi e tempistiche, richiede alla professione legale familiarità e consapevolezza nell'utilizzo degli strumenti informatici tali da potere sfruttare appieno le potenzialità offerte dal processo telematico.
    Considerazioni in parte simili valgono per dottori commercialisti ed esperti contabili, categorie professionali che peraltro già da tempo sono abituate a utilizzare nella gestione quotidiana dello studio gli strumenti tecnologici. L'uso generalizzato della Pec permette, per esempio, una gestione più funzionale dei rapporti con i propri clienti. Si pensi alla mole di fatture che il cliente presenta al professionista che gestisce la contabilità: attraverso la Pec è possibile l'invio delle fatture senza bisogno che il cliente si rechi presso lo studio per consegnare il documento in originale.
    Inoltre, la ricezione a mezzo di posta elettronica certificata favorisce lo sviluppo di sistemi di conservazione sostitutiva, con notevoli risparmi in termini di tempo, costi di gestione e reperimento delle informazioni. Con queste finalità, un dottore commercialista può strutturare un processo gestionale interno di conservazione a norma dei documenti contabili e fiscali dei clienti. Tale sistema può essere certificato da un conservatore accreditato presso DigitPa, in base agli articoli 44 e 44-bis del nuovo Cad, conferendo così una maggiore e più efficace valenza probatoria ai documenti conservati nei confronti della stessa agenzia delle entrate. Anche i notai sono particolarmente interessati dalle modifiche al Cad. La dematerializzazione non riduce le attività di uno studio notarile, ma anzi è in grado di potenziarle sia con riguardo alle attestazioni di conformità delle copie informatiche di un documento analogico, sia quanto alle autenticazioni delle firme elettroniche o di qualsiasi altro tipo di firma avanzata diversa da quella digitale.
    I notai possono attestare la conformità delle copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico. L'articolo 22, comma 3, del Cad riformato ha, infatti, previsto un nuovo regime della copia dell'originale unico quando la sua conformità è attestata con dichiarazione allegata al documento informatico, asseverata secondo particolari regole tecniche.
    La copia così formata non può essere disconosciuta e sostituisce a ogni effetto di legge gli originali formati su supporto analogico. Al contrario, le copie informatiche senza attestazione del pubblico ufficiale assumono rilevanza giuridica solo se la conformità non è disconosciuta da terzi.

    A.Mastromatteo/B. Santacroce - 24 gennaio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/01/2011

    Anno nuovo mutuo nuovo? Val la pena pensarci, se le condizioni pattuite non ci convincono più, ma è indispensabile conoscere quali sono le alternative e come muoversi. Tanto più che recentemente il Consiglio di Stato è intervenuto in materia, sottolineando la scarsa chiarezza sulle procedure indicate dalla normativa originaria. Se invece le rate stanno diventando insostenibili si sappia che è ancora possibile sospenderle temporaneamente o accedere al fondo di solidarietà.

    Più chiarezza
    Nella sentenza 9322/2010 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell'Autorità garante della concorrenza nei confronti di alcuni istituti bancari. I comportamenti delle banche ritenuti scorretti dall'Antitrust si sostanziavano nell'aver proposto ai clienti la sostituzione senza aver però evidenziato la possibilità di surroga che non comportava costi aggiuntivi. Secondo i giudici di palazzo Spada era tuttavia l'originario testo della legge 40/2007 a presentare la normativa in modo lacunoso, quindi nessuna colpa era addebitabile agli istituti bancari. Infatti solo con due successivi correttivi alla legge si poteva dire concluso l'iter delle procedure sulla portabilità. Oggi il risparmiatore insoddisfatto del mutuo sottoscritto si trova innanzi a regole più lineari e può più agevolmente muoversi tra portabilità (surroga), sostituzione e rinegoziazione del mutuo. Ma ecco una sintesi delle alternative e dei passi da compiere (si veda anche l'infografica realizzata sulla base delle indicazioni di www.pattichiari.it).

    «Migrazione»
    L'operazione di portabilità o surroga è il trasferimento del mutuo da una banca a un'altra (articolo 8 Dl 7/2007 convertito in legge 40/2007). Queste le linee guida emanate dall'Abi: prima il cliente deve verificare sul mercato le migliori condizioni offerte, individuando la banca con cui effettuare l'operazione. Poi richiederà alla nuova banca di effettuare la surroga (senza quindi doversi rivolgere alla banca originaria). A questo punto la banca subentrante, tramite una procedura interbancaria elettronica, comunica al l'istituto originario la data di formalizzazione dell'operazione e richiede contestualmente di trasmettere l'importo del debito residuo del cliente sino a quella data. Entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione della richiesta da parte della banca originaria, sia quella subentrante sia il cliente devono conoscere le informazioni necessarie e fissare la data di trasferimento del mutuo.
    La "subentrante" procede al perfezionamento dell'operazione mediante la stipula del contratto di mutuo e alla richiesta di annotazione (articolo 2843, codice civile) del trasferimento a suo favore della garanzia ipotecaria precedentemente iscritta. L'operazione di portabilità deve completarsi entro 30 giorni dalla data della richiesta: trascorso tale termine, il cliente ha diritto a richiedere alla banca originaria un risarcimento pari all'1% del valore del mutuo da trasferire, per ciascun mese o frazione di mese di ritardo. Con la portabilità il cliente non deve sopportare alcun costo di spese notarili o di penali per l'estinzione anticipata, tuttavia può cambiare il tipo di tasso o la durata, ma non il capitale residuo.

    Estinzione e riaccensione
    Con la sostituzione, invece, si ha l'opportunità di estinguere il vecchio mutuo accendendone uno nuovo presso un'altra banca, di importo maggiore rispetto al precedente e a migliori condizioni. Dunque affinché l'operazione sia vantaggiosa è necessario che il risparmio prodotto dalla riduzione del tasso di interesse sia maggiore delle spese di sostituzione. Infatti, l'operazione può comportare l'applicazione di penali per l'estinzione anticipata di mutui accesi prima del 2 febbraio 2007. Inoltre, possono esserci spese notarili o per l'iscrizione della nuova ipoteca sull'immobile o per l'istruttoria, perizia e spese assicurative della nuova pratica.

    Condizioni riviste
    La terza alternativa non prevede il cambio di banca, ma solo un accordo tra banca e cliente. Il contratto originario resta valido ma cambiano alcune condizioni come ad esempio il tasso di interesse o la durata. Insomma, un'operazione semplice che consente al cliente di adeguare il rimborso a condizioni più in linea con la sua condizione economico-finanziaria. Quindi ci si può rivolgere alla propria banca concordando la variazione della tipologia del mutuo, il tasso d'interesse applicato o la durata. La legge 244/2007 consente al cliente di rinegoziare il mutuo senza l'onere di spese bancarie, sottoscrivendo semplicemente una scrittura privata anche non autenticata (ossia senza l'assistenza di un notaio). Dal maggio 2008 esiste una convenzione (tra Abi e governo) che consente al cliente di rinegoziare il proprio mutuo a tasso variabile in un mutuo a rata fissa (limitatamente ai finanziamenti a tasso variabile sottoscritti per la prima casa prima del gennaio 2007). Così, si avrà la trasformazione del mutuo ipotecario originario in rata fissa parametrata ai tassi di interesse applicati nel 2006. La differenza tra quanto dovuto con il mutuo iniziale e quello rinegoziato andrà accantonato in un conto di finanziamento accessorio intestato al cliente, sul quale si applicherà un tasso fisso pari al tasso Irs a 10 anni più uno spread dello 0,50 per cento. Alla scadenza del mutuo originario se il residuo del conto accessorio è negativo si allunga la durata del mutuo, con una rata fissa sino all'estinzione; se invece i tassi dovessero scendere sino ad azzerare il conto accessorio, il mutuo originario terminerà alla scadenza naturale.

    Il mercato
    MATTONE AMATO
    Se da un lato il mercato economico finanziario non agevola le famiglie nella crescita della ricchezza netta, dall'altro il mattone rimane l'investimento preferito: un recente studio di Banca d'Italia stima che nel primo semestre 2010 la ricchezza delle famiglie sarebbe calata dello 0,3% in termini nominali, in seguito alla diminuzione delle attività finanziarie e all'aumento delle passività, in particolare per l'accensione di mutui per l'acquisto della prima casa. La tendenza è confermata dall'Abi che nel rapporto di dicembre sottolinea che i finanziamenti bancari nei primi dieci mesi dell'anno sono cresciuti dell'8,2%, concentrandosi nel mercato dei mutui per l'acquisto di immobili.

    INTERVENTI
    La misura della sospensione temporanea del mutuo, secondo i dati dell'Abi ha interessato, fino a settembre 2010, quasi 31mila clienti per un debito residuo di 4 miliardi di euro. Sempre secondo rilevazioni Abi le surroghe e le sostituzioni rappresentano circa il 32% dell'erogato.

    Stefano Rossi - 03 gennaio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/01/2011

    Chi parcheggia l'automobile sul marciapiede rischia da quest'anno una multa compresa fra 80 e 318 euro, anziché fra 78 e 311 euro (gli importi in vigore fino al 2010). Così pure chi usa il telefono cellulare alla guida, potrà incorrere in una sanzione compresa fra 152 e 608 euro, anziché da 148 a 594 euro.
    Sono questi alcuni effetti dell'adeguamento biennale delle sanzioni amministrative previsto dal Codice della strada (decreto legislativo 285/92, articolo 195), che ha fatto scattare un aumento delle multe pari al 2,4% dal 1° gennaio.
    A fissare l'aggiornamento degli importi, in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai, accertata dall'Istat e riferita ai due anni precedenti, è stato il decreto del ministero della Giustizia del 22 dicembre 2010, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 305 del 31 dicembre 2010. Il decreto (di concerto con i ministri dell'Economia e delle Finanze, e delle Infrastrutture e dei trasporti), dovrebbe essere emanato entro il 1° dicembre ed entrare in vigore il 1° gennaio dell'anno successivo. Dalla data di entrata in vigore del nuovo Codice della strada (1° gennaio 1993), però, questa tempistica non è mai stata rispettata, con la conseguenza di una problematicità nell'applicazione degli aumenti, considerando l'elevatissimo numero di corpi di Polizia dello Stato e degli enti locali deputati all'applicazione delle novità.
    Il rincaro può essere applicato solo alle sanzioni che sono rimaste invariate per tutto il biennio precedente. Restano escluse, dunque, dall'applicazione degli aumenti le sanzioni che sono state inasprite nel frattempo (legge 94/2009 e 120 del 2010). Rimangono invariate, dunque, le sanzioni pecuniarie applicate alla circolazione vietata per smog, all'apposizione di segnali abusivi, al commercio di pezzi non omologati, all'uso di veicoli già sospesi dalla circolazione per mancata revisione, all'uso di motorini truccati o con targa non visibile, al rilascio di patente a soggetti privi dei necessari requisiti morali, all'eccesso di velocità dai 40 Km orari in su, al divieto di fermata o sosta per ciclomotori e moto a due ruote, alla violazione dei tempi di guida o di riposo obbligatori per gli autisti di mezzi pesanti, alla guida con ebbrezza lieve (con tasso alcolemico compreso fra 0,51 a e 0,80 grammi/litro).
    L'adeguamento delle multe all'inflazione fu concepito per mantenere inalterata la deterrenza delle sanzioni. Questo fine, però, risulta forse travalicato, rispetto alle intenzioni del legislatore, laddove all'aumento dei prezzi non corrisponda un adeguamento paritario dei redditi: in una fase di recessione, il rischio è quello di rendere la sanzione sproporzionata rispetto al danno, ipotetico o reale, prodotto dalla violazione. A titolo d'esempio, si consideri che nel 1993 il posteggio di un'auto sul marciapiede prevedeva una sanzione da 100mila a 400mila lire, mentre, dal 1° gennaio 2011 il minimo, cioè la cifra che è possibile pagare entro sessanta giorni, è pari 80 euro, con un massimo che raggiunge i 318 euro: l'aumento composto dal 1993 risulta così di poco inferiore al 55 per cento.
    Una volta accertato il tasso di inflazione del biennio precedente, l'aumento è applicato sui limiti edittali della sanzione pecuniaria (minimo e massimo). Nel caso, decisamente frequente, in cui l'operazione determini una cifra con decimali di euro, si applica il meccanismo di arrotondamento previsto dal comma 3 bis dell'articolo 195 del Codice della strada: per eccesso, se la frazione decimale risultante è pari o superiore a 50 centesimi di euro, per difetto se i decimali sono inferiori a questo limite.

    Silvio Scotti - 04 gennaio 2011 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  04/01/2011

    Nel prossimo anno ci saranno tra le 630 e le 650mila compravendite immobiliari in Italia. Di queste, la maggior parte sarà completata attraverso la stipula di un mutuo ipotecario. Parola di Tecnocasa, che prevede un altro anno di transizione sul fronte immobiliare, né caldo né freddo dal versante prezzi.

    Che anno sarà, invece, sul fronte dei tassi? Se lo chiedono coloro che stanno rimborsando un mutuo a tasso variabile (e temono un rincaro delle rate dopo oltre due anni di vacche grasse), coloro che stanno pagando un mutuo a tasso fisso (tentati dall'ipotesi di una surroga o rinegoziazione per migliore le condizioni del prestito). E se lo chiedono, ovviamente, anche coloro che dal prossimo anno entreranno nel girone dei mutuatari e si porranno la fatidica domanda: meglio il fisso o il variabile?

    Tasso variabile
    Quanto al tasso variabile, va detto che gli indici Euribor - a cui è agganciata la maggior parte dei mututi indicizzati concessi dalle banche italiane - sono in retromarcia. Il parametro a 3 mesi è salito a piccoli passi ininterrottamente dal 30 marzo (0,635%) all'11 novembre (1,049%) ma poi ha perso forza ed ha ripreso a scendere (giovedì 23 dicembre è stato fissato all'1,015%). Stesso percorso per il "fratello", l'Euribor a 1 mese, fissato al momento allo 0,805 per cento (a inizio anno era allo 0,45%).

    Cosa c'è da aspettarsi per il 2011? Guardando i future sul contratto Euribor a 3 mesi scambiati sul mercato Liffe di Londra le previsioni indicano un moderato rialzo. A marzo l'indice dovrebbe portarsi a quota 1,055% per arrivare all'1,32% a settembre e all'1,485% a fine dicembre. Insomma, al netto di stravolgimenti macroeconomici e di un'improvvisa accelerazione dell'economia (che spingerebbe la Banca centrale europea ad alzare il tasso di riferimento dalla soglia fissata nel maggio 2009, e mai più ritoccata, dell'1%) l'Euribor a 3 mesi dovrebbe crescere di 50 punti base nel 2011. Il che, tradotto in rate equivale a un aumento di 12 euro per le rate mensili di un mutuo ventennale di 100mila euro, che diventano 35 se l'importo del prestito è di 300mila euro.

    Tutto sommato, quindi, l'aumento prospettato per il 2011 sul fronte del variabile è di lieve entità e certamente inferiore rispetto al divario di 200 punti base (dal 2% al 4%) fotografabile oggi tra l'attuale miglior mutuo a tasso variabile e il corrispettivo miglior prestito a tasso fisso. Se poi si allunga lo sguardo, i contratti future proiettano l'Euribor a 3 mesi al 2,145% a fine 2012, al 2,745% a fine 2013 e al 3% a giugno 2014. Questa, quella del 3%, è una soglia rilevante. Prima di tutto perché è la media storica dell'Euribor negli ultimi 10 anni, il livello che corrisponde a condizioni economiche "normali". E poi perché equivarebbe a un aumento di 200 punti base rispetto all'attuale tasso dei mutui variabili. Esattamente, come detto, la distanza che oggi separa il variabile dal fisso. In pratica, le condizioni future attualizzate indicano che ci vorranno 30 mesi per far sì che le rate di un variabile stipulato oggi raggiungano quelle di un fisso stipulato oggi. In sostanza, chi opta adesso per il variabile ha 30 mesi di bonus (in termini di risparmi mensili) rispetto al fisso.
    Dopodiché comincerebbe a pagare qualcosa in più (rispetto al fisso che otterrebbe oggi). Ed è in questo range che va effettuato il calcolo della convenienza. Considerato che per un mutuo di 150mila euro a 20 anni con il variabile si risparmiano oggi 150 euro al mese (rata fissa a 908 euro contro 758 del variabile). Questa soglia di 150 euro andrà via via assottigliandosi (per effetto del progressivo aumento degli Euribor) ma dovrebbere essere sempre positiva per i prossimi 30 mesi. In pratica: chi stipula oggi incamera un risparmio in 30 mesi dai 3 ai 4.500 euro rispetto al fisso.

    Tasso fisso
    Quanto al tasso fisso, oltre a quanto già indicato nelle precedenti righe, va detto che ad oggi gli Eurirs - i parametri di riferimento con cui le banche calcolano le rate dei mutui fissi - sono vicini ai minimi storici. Il che permette di stipulare, in partenza, un mutuo a tasso fisso a condizioni statisticamente molto vantaggiose e cioè intorno al 4% (spread compreso), per quanto il variabile, anch'esso agganciato ad Euribor sui minimi, costi il 2% in meno.

    Cerchiamo di capire come potrebbero evolversi le offerte di mutui a tasso fisso nei prossimi mesi. Per farlo bisogna partire dagli Eurirs, che seguono tendenzialmente l'andamento dei tassi a lungo termine e del Bund, le obbligazioni emesse dal governo tedesco, considerato il titolo più affidabile nell'eurozona. I tassi dei Bund tendono a salire quando la domanda di Bund diminuisce. La domanda di Bund diminuisce quando il clima sui mercati è più sereno e c'è più appetito per il rischio (gli investitori cercano soluzioni con rendimenti più attraenti, sia sul lato governativo che azionario). C'è più appetito per il rischio quando l'economia è in ripresa. Quindi, gil Eurirs aumenterebbero (e con essi le rate dei mutui a tasso fisso) qualora l'economia europea desse nuovi segnali di ripresa. Il caso contrario (quello di un'economia stagnante o recessiva) sarebbe, al momento per chi intende sottoscrivere un mutuo a tasso fisso, una bella notizia.

    Vito Lops - 23 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/12/2010

    Più tempo per il Sistri. La proroga del nuovo Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti è in dirittura di arrivo e il relativo Dm, dopo la registrazione della Corte dei conti, dovrebbe essere pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» entro fine anno, cioè entro la fine del regime transitorio (documenti di carta e sistema informatico). La proroga Sistri viene infatti portata al 31 maggio 2011 e fino ad allora le imprese procederanno alla verifica della funzionalità del sistema. Conseguentemente, slitta anche l'applicazione delle sanzioni.

    Differito, inoltre, anche il termine per la dichiarazione annuale prevista entro il 31 dicembre 2010 che si sposta al 30 aprile 2011 ("Mudino"). Infatti, il nuovo Dm modifica tutti i termini stabiliti dall'articolo 12 del Dm 17 dicembre 2009 (istitutivo del Sistri) e oggetto di ben quattro modifiche intervenute nel corso di questo primo anno di applicazione.

    24 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/12/2010

    Conto alla rovescia per l'entrata in vigore dell'obbligo di valutazione dello stress da lavoro- correlato. Entro la fine dell'anno i datori devono avviare il meccanismo di valutazione dei fattori di rischio. Valutazione che sarà obbligatoria dal 1° gennaio.
    Lo stress lavorativo è divenuto, nel tempo, una delle più significative criticità sul posto di lavoro e ha come conseguenza un pesante rischio per la salute, fisica e mentale, dei lavoratori. In Europa un quarto dei lavoratori ne sono coinvolti con la conseguente perdita di giornate lavorative. Il fenomeno è in espansione e aumenta il numero dei lavoratori che ne soffrono. Pare quindi opportuno, nell'avvicinarsi della prossima scadenza, del 31 dicembre 2010 delinearne un quadro che al di là di facili allarmismi tocchi i punti fondanti del problema che le imprese si trovano ad affrontare.

    Lo stress, che non deve essere considerato come una malattia, consiste nell'esposizione prolungata a un rischio atto a diminuire l'efficienza sul lavoro e a determinare uno stato di salute precario. Quando si ha squilibrio tra quanto richiesto come prestazione e le risorse a disposizione per la effettività della stessa, si ha stress. Può colpire il singolo lavoratore ma anche l'azienda.

    Sotto il profilo normativo va fatto riferimento al Dlgs 81 del 2008, che, all'articolo 28 stabilisce che il datore di lavoro, nell'ambito della valutazione dei rischi debba considerare anche quelli collegati allo "stress da lavoro correlato", che risulta rilevante in molte attività e in particolare in quella degli uffici.

    Identificare le cause
    Sotto il profilo delle cause vanno,fra le altre annoverate, la precarietà del lavoro, l'intensificazione dei ritmi di lavoro, i cambiamenti e le innovazioni apportati all'organizzazione e alla gestione del lavoro e da ultimo, ma non certo ultimo, il sempre più marcato equilibrio tra l'attività lavorativa e il tempo disponibile per la vita privata delle persone.

    La responsabilità di rimuovere, mitigare o eliminare il rischio spetta al datore di lavoro che sarà opportuno le attui con la partecipazione e la collaborazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti.

    La formazione dei dirigenti e dei lavoratori per migliorare la loro consapevolezza e la loro comprensione del fenomeno stress, delle sue possibili cause e del modo in cui affrontarlo, l'informazione e la consultazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, in conformità alla legislazione europea e nazionale, ai contratti collettivi e alle prassi. Sembrano essere, queste, alcune tra le misure più importanti da adottare.

    Sotto controllo
    L'obbligo è dunque tenere sotto controllo e gestire il rischio da stress. A tal fine è importante mettere in campo una gestione dello stress rivolta sia all'organizzazione del lavoro sia alle modalità operative e comportamentali dei lavoratori e predisporre un'accorta sorveglianza sanitaria. Se l'obbligo di cui al Dlgs 81/2008 sarà inteso dalle aziende come vincolo o, peggio, fatto intimidatorio, è pensabile che le cose siano destinate a non subire gli auspicabili cambiamenti. È invece auspicabile un'assunzione di responsabilità e una presa di coscienza per soddisfare la necessità di "benessere psicofisico" dei lavoratori nello svolgimento dell'attività e, come questo, possa giovare, nel contempo, al miglioramento dell'efficienza dell'organizzazione aziendale e quindi un vantaggio competitivo alle aziende stesse in qualunque settore svolgano la loro attività.

    Monitoraggio di tutti i rischi
    Con nota del 18 dicembre il ministero del Lavoro ha ribadito il principio secondo il quale la valutazione dei rischi da lavoro, posta a carico del datore di lavoro pubblico e privato è attività pregiudiziale a qualsiasi intervento di tipo organizzativo e gestionale in azienda e deve comprendere "tutti i rischi" per la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori; non solo, quindi, i fattori di rischio "tradizionali" ma anche rischi di tipo "immateriale", tra i quali, espressamente, quelli che riguardano lo stress lavoro-correlato, quale definito dall'accordo europeo dell'8 ottobre 2004, recepito in Italia dalle parti sociali il 9 giugno 2008. Si ricava dal documento ministeriale l'indicazione metodologica secondo cui la valutazione si attua in due fasi una delle quali necessaria, quella preliminare, la seconda,eventuale, la dove dalla prima emergano elementi di rischio da stress lavoro correlato. Se dalla valutazione preliminare non emergessero elementi di rischio tali da consigliare azioni correttive oltre quelle applicate, il datore di lavoro sarà unicamente tenuto a darne conto nel documento di valutazione del rischio (DVR) e a prevedere un piano di monitoraggio. Per i datori di lavoro che invece abbiano già effettuato la valutazione del rischio da stress coerentemente ai contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004, essi non debbono ripetere l'indagine ma sono unicamente tenuti all'aggiornamento della medesima.

    Alfredo Casotti/Maria Rosa Gheido - 27 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  27/12/2010

    I negozi potranno dare ai clienti il sacchetto di plastica della spesa ancora per qualche mese. È confermato il divieto di dare, insieme con il prodotto, i sacchetti di plastica dal 1° gennaio, ma c'è una flessibilità: prima bisogna finire le scorte. I supermercati avranno tempo fino al 30 aprile, le grandi strutture fino al 31 agosto e i negozi minori ancora per un anno, fino al 31 dicembre 2011. I clienti, invece, potranno riusare lo stesso sacchetto di plastica portandolo da casa.
    Via libera a tutti i materiali biodegradabili. Nessun limite alle buste di carta oppure ai sacchetti di acido polilattico o soprattutto di mater bi con plastica all'amido (Novamont).
    Si stima che ogni anno siano prodotte circa 260mila tonnellate di sacchetti di plastica. Molti finiscono dispersi, con brutture ambientali o a volte danni per la natura. La Coldiretti calcola che ogni italiano usa 300 sacchetti l'anno, che impiegano 200 anni a decomporsi.
    La Coop Adriatica da un anno ha già adottato solamente buste biodegradabili (carta o mater bi) e stima un risparmio ambientale di dieci milioni di sacchetti «usa e getta» e 300 tonnellate di plastica.

    Le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef contestano «lo slittamento al 31 dicembre del 2011 della messa al bando definitiva». Soddisfatta Legambiente. Angelo Bonelli, capo dei verdi, ricorda che è degli ecologisti l'idea di vietare i sacchetti. Protesta il Pdl Andrea Fluttero: «Tale scelta non trova riscontro nella normativa europea». Cauti Federdistribuzione e il presidente Paolo Barberini, che è d'accordo con l'obiettivo ambientale purché ci sia gradualità e che le regole vengano chiarite, per evitare che la «decisione generi caos».

    (J.G,) - 24 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  23/12/2010

    Basteranno un pc e una connessione a internet per richiedere - l'accesso è attivo da ieri - il passaporto tramite il servizio online, "Agenda passaporto", totalmente gratuito e realizzato dalla Polizia di Stato in collaborazione con l'Istituto poligrafico Zecca dello Stato e il ministero degli Esteri. Registrandosi con login, password e codice fiscale, sarà possibile richiedere online il rinnovo del documento d'espatrio.

    In pratica il cittadino può farne richiesta compilando il modello direttamente sul web, registrandosi sul sito passaportonline. Il sistema permette di scegliere il luogo (questura o commissariato), il giorno e l'ora per la consegna della documentazione e per la rilevazione delle impronte digitali necessarie per il rilascio del passaporto biometrico, obbligatorio dal maggio scorso.

    L. Ca. – 21 dicembre 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  21/12/2010

    Dal 1° gennaio 2011 cambierà nuovamente la misura degli interessi legali. Dopo appena un anno dalla riduzione del vecchio tasso del 3% annuo, passato all'1% dal 1° gennaio 2010, la misura degli interessi legali aumenta di mezzo punto. Dal prossimo 1° gennaio la misura del saggio degli interessi legali previsto dall'articolo 1284 del Codice civile è fissata all'1,5% in ragione d'anno in base al decreto del ministero dell'Economia del 7 dicembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 292 del 15 dicembre.

    La nuova misura si applicherà per tutte le operazioni che fanno riferimento agli interessi legali. Aumenta per esempio il costo del ravvedimento "breve" o "lungo", in caso di omessi o tardivi versamenti del 2010, con le complicazioni di un doppio calcolo per gli interessi, da applicare nella misura dell'1% annuo fino al 31 dicembre 2010 e dell'1,5% annuo a partire dal 1° gennaio 2011.

    T. Morina – 20 dicembre 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  13/12/2010

    I tir dovranno fermarsi anche nei giorni antecedenti e successivi alla festività. Lo ha deciso il Tar Lazio accogliendo un ricorso del 1998 del Codacons. L'organizzazione di consumatori contestava il mancato inserimento, fra le date di divieto di circolazione dei Tir, di quei giorni che vengono subito prima e dopo alcune importanti festività e che sono caratterizzate da un elevato flusso di veicoli in marcia fuori dai centri abitati.
    Secondo la terza sezione del Tar Lazio (presidente Domenico Lundini, relatore Giuseppe Sapone), essendo le giornate precedenti e successive alle festività «caratterizzate da una notevole intensificazione della circolazione stradale extraurbana, superiore anche a quella che caratterizza le giornate propriamente festive per le quali sono fissate le limitazioni alla circolazione, la mancata previsione per le stesse del divieto risulta essere del tutto ingiustificata e in palese contraddizione con le finalità di interesse pubblico (riduzione del rischio di incidenti) connesse all'introduzione del ripetuto divieto».
    «La sentenza fissa un principio generale – ha commentato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – che il ministero dei Trasporti dovrà rispettare. Abbiamo già notificato una diffida al dicastero perché rispetti la disposizione del Tar, altrimenti chiederemo la sospensiva del calendario 2011 che limita la circolazione stradale fuori dai centri abitati». Si tratta, ha commentato il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, «di una importantissima sentenza che va a favorire la sicurezza stradale, specie nei periodi di esodo dei cittadini».

    Nicoletta Cottone - 09 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  10/12/2010

    Il mancato pagamento, o comunque il ritardato versamento di una rata, per beneficiare della rottamazione dei ruoli fa decadere la sanatoria. Si tratta infatti di una forma di condono clemenziale e non premiale con la conseguenza che, per la sua efficacia, è necessario il rispetto del versamento di tutte le rate non essendo ammessi né omissioni, né ritardi. A chiarirlo è la Cassazione con la sentenza 24316 depositata l'1 dicembre.

    Un contribuente riceveva preavviso di fermo in conseguenza di varie cartelle non pagate. Il provvedimento veniva impugnato dal contribuente il quale eccepiva di essersi avvalso della sanatoria prevista dall'articolo 12 della legge 289/2002 "rottamazione dei ruoli", di aver pagato la prima rata e di aver omesso la seconda. A fronte di tale omissione l'amministrazione avrebbe dovuto iscrivere a ruolo l'importo non versato, irrogando contestualmente la relativa sanzione. Poiché ciò non era avvenuto, doveva ritenersi illegittima la pretesa dell'amministrazione e quindi efficace il condono nonostante il mancato pagamento della seconda ed ultima rata. La Ctp rigettava il ricorso, mentre la regionale accoglieva l'appello del contribuente.

    In particolare la Ctr evidenziava che l'articolo 12 della legge 289/2002 non aveva previsto nulla circa le conseguenze di un eventuale mancato pagamento delle rate successive alla prima. Poiché la perdita del beneficio della sanatoria doveva, al contrario, essere espressamente contemplata dalla norma, essa, nel caso di specie, doveva escludersi. Ricorreva quindi per cassazione l'agenzia delle Entrate.

    La Suprema Corte, riprendendo in buona sostanza le argomentazioni già svolte in tema di sanatoria per omessi versamenti di cui all'articolo 9 bis (20966/2010 e 18353/2007) ha, innanzitutto, evidenziato che la "rottamazione dei ruoli" ha struttura e funzione diversa rispetto alle altre forme di sanatoria previste dalla stessa legge (integrativa, condono rombale, definizione Pvc ecc.). Si tratta di un condono "clemenziale" (al pari della sanatoria degli omessi versamenti) e non già di un condono "premiale" nel cui contesto rientrano invece le altre definizioni di cui alla legge 289/2002. Solo queste ultime sanatorie, secondo la sentenza, attribuiscono al contribuente un diritto potestativo a chiedere un accertamento straordinario da effettuarsi secondo regole peculiari e diverse da quelle ordinarie del proprio rapporto tributario.

    Per il condono ex articolo 12 la legge non ha previsto attestazioni di regolarità del condono e del pagamento integrale di quanto dovuto. Grava sul contribuente l'onere di provare che il versamento effettuato si riferisca proprio alla controversia contestata e che esso sia stato correttamente eseguito nella misura del 25% (importo previsto per accedere alla sanatoria). Non sussistendo dubbi su quanto doveva essere versato, in caso di omissione, non consegue l'ordinaria attività di liquidazione dell'amministrazione e quindi l'iscrizione a ruolo e l'irrogazione delle relative sanzioni. In ragione di questa differente struttura della rottamazione dei ruoli rispetto alle altre sanatorie, la sentenza evidenzia che non è possibile applicare nel caso di specie il principio espresso dalla Suprema Corte (22788/2006, 12410/2007) in base a cui la definizione delle liti fiscali dipendenti doveva ritenersi efficace anche in presenza del mancato pagamento delle rate successive. Mentre il condono premiale è efficace già con il pagamento della prima rata, quello clemenziale esige il rispetto di tutte le scadenze.

    Il principio

    01 - Condono clemenziale
    Le cartelle non pagate nel procedimento di "rottamazione dei ruoli" (articolo 12 della legge 289/2002) fanno decadere dalla sanatoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24316/10 depositata ieri, statuendo che trattandosi di una forma di condono clemenziale, per la sua efficacia è necessario il rispetto del versamento di tutte le rate.

    02 - Condono premiale
    Solo i "condoni premiali", secondo la sentenza della Cassazione, attribuiscono al contribuente il diritto potestativo a chiedere un accertamento straordinario da effettuarsi secondo regole peculiari e diverse da quelle ordinarie del proprio rapporto tributario.

    F. Falcone/A. Ior - 02 dicembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/12/2010

    Il Dpr 9 luglio 2010, n. 139 cela tra le righe un'insidiosa duplicazione. Vi si afferma che, qualora a rilasciare l'autorizzazione non sia il comune e l'intervento sia soggetto a Dia (denuncia di inizio attività), occorre allegare alla richiesta di autorizzazione le «asseverazioni di cui all'articolo 23 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia».

    Si tratta, in altre parole, di duplicare una documentazione che può essere imponente e comprendere per esempio la dichiarazione del tecnico che asseveri di non avere rapporti di dipendenza con l'impresa né con il committente; i dati identificativi dell'impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori; gli assensi derivanti da altri vincoli (idrogeologico, servitù militari, eccetera), con eventuale convocazione di apposita conferenza di servizi: la dichiarazione del rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro e di quelle igienico-sanitarie ed eventuale parere Asl, l'eventuale pagamento di oneri concessori previsti e così via. Ciò può rendere la preparazione dell'istanza semplificata addirittura più complicata di quella prevista per l'autorizzazione paesaggistica ordinaria.

    Non è poi dato di sapere se la prescrizione per la Dia valga anche per la neonata Scia (segnalazione certificata di inizio attività) che secondo l'orientamento ministeriale sostituisce la Dia anche in campo edilizio (ma non la Super-Dia). Peraltro, lo stesso ministero della Semplificazione, nota 16 settembre 2010, precisa che alla Scia va comunque allegata l'autorizzazione paesaggistica, se necessaria.

    Viceversa, il richiamo a questo tipo di documentazione allegata non dovrebbe valere per la comunicazione al comune con relazione tecnica per le opere di manutenzione straordinaria prevista dal nuovo testo dell'articolo 6 del Dpr 380/2001, introdotto dal Dl 40/2010. Tuttavia, va ricordato che questo tipo di comunicazione vuole comunque l'allegazione delle «autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore». Quindi, in caso di vincolo paesaggistico su cui non decide il comune, un'opera edilizia per cui è prevista l'attività edilizia libera, in realtà pretende un'asseverazione del comune stesso di conformità alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie. Quindi tanto libera non è.

    29 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  01/12/2010

    Scatta l'appropriazione indebita per il creditore che "trattiene" le somme cui ritiene di aver diritto. Ne risponderà, dunque, il contraente che, a seguito della risoluzione di un contratto, non abbia restituito il dovuto alla controparte per compensare un proprio credito. In questi casi, non operando il «diritto di ritenzione», la condotta dovrà ritenersi arbitraria e penalmente rilevante. Lo sostiene la Cassazione, sezione feriale penale, con sentenza n. 40525/10.
    Protagonista della vicenda, un agente di assicurazione condannato per aver trattenuto 500mila euro spettanti – secondo specifici accordi – alla compagnia assicuratrice mandante. L'imputato si era rifiutato di restituire alla società quanto a essa dovuto in caso di scioglimento del contratto di agenzia. Di qui la condanna del tribunale a più di due anni di reclusione, inferta per il reato di appropriazione indebita. La sentenza viene confermata anche in appello, dove i giudici ribadiscono la colpevolezza dell'uomo. Egli, sostengono, non aveva agito in maniera legittima, dovendo ricorrere alla giustizia per vedersi riconosciuto il credito reclamato. Credito, tra l'altro, non provato nel corso del processo. Al contrario, i diritti della società erano ben chiari. In effetti, se l'imputato non aveva fornito prova dell'inadempimento di controparte, questa vantava una pretesa creditoria legittima e risultante da un contratto regolarmente stipulato. Ma l'agente non si arrende e ricorre in Cassazione. L'assistito avrebbe trattenuto il denaro in buona fede, convinto di «esercitare un proprio diritto di ritenzione... al fine di estinguere per compensazione i crediti vantati». Andava giustificato, allora, ai sensi dell'articolo 51 del codice penale: la norma rende legittime le condotte di chi agisca nell'«esercizio di un diritto». E seppure avesse errato nel ritenersi legittimato a trattenere il denaro, non lo aveva fatto con l'intento di violare la legge. Pertanto, gli si doveva riconoscere quantomeno la disciplina più favorevole prevista in caso di errore sulle cause di giustificazione (articolo 59 del codice penale). Nettamente difforme è l'opinione della Cassazione, che boccia il ricorso, ritenendo sussistente il reato di appropriazione indebita (articolo 646 del codice penale). Nel sostenerlo, i giudici di legittimità confermano quanto già rilevato in appello: il credito vantato dall'agente non era né certo né esigibile. Al contrario, era inconfutabile l'esistenza di un contratto di agenzia con cui il ricorrente aveva rinunciato a qualsiasi pretesa a titolo di indennità di risoluzione e/o di fine rapporto verso la società assicuratrice, in cambio del consenso al trasferimento senza disdetta di taluni contratti già stipulati. Era chiaro, allora, che – nel trattenere il denaro – l'imputato aveva «errato sulla disciplina inerente alle modalità di estinzione delle obbligazioni per compensazione». Il suo, dunque, non era un errore sul fatto, ma sul diritto (errore che non libera da responsabilità penale). Allo stesso modo, non poteva accogliersi la richiesta difensiva di inquadrare la condotta come «eccesso colposo» nell'esercizio del diritto (articolo 55 del codice penale). La norma, precisa la Cassazione, giustifica i casi in cui il soggetto abbia "colposamente" superato i limiti di una causa di giustificazione realmente esistente. Nel caso concreto, però, non erano mai esistiti né il diritto di ritenzione, né la scriminante.

    29 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  29/11/2010

    I produttori agricoli, per l'attività di produzione di energia da fonte fotovoltaica, dichiarano il solo reddito agrario previsto dall'articolo 32 del Tuir se rispettano i requisiti dettati dalla circolare 32/E del 6 luglio 2009. Possono dichiarare il reddito agrario anche le società agricole – citate nell'articolo 2 del decreto legislativo 99/2004 (Snc, Sas, Srl) – che abbiano optato per la determinazione del reddito su base catastale in base al comma 1093 della legge 296/06.

    In base ai chiarimenti della circolare 50/E del 1° ottobre 2010, risultano escluse da tale possibilità le cooperative agricole di trasformazione/vendita dei prodotti dei soci che non possiedono terreni e quindi alle stesse risulta ovviamente preclusa la possibilità di determinare catastalmente il reddito dell'attività energetica.

    L'attività di produzione d'energia fotovoltaica, essendo considerata attività agricola connessa, deve rispettare il requisito della prevalenza. La circolare 32/E stabilisce che l'imprenditore agricolo deve essere in possesso di terreni agricoli (distinti in catasto con l'attribuzione di reddito agrario) nel comune ove è ubicato l'impianto fotovoltaico. Pertanto, attestato il possesso di terreni, l'imprenditore agricolo deve verificare, in base alla potenza nominale dell'impianto (KW) il rispetto della prevalenza con l'attività agricola. I parametri da rispettare sono i seguenti:
    - gli impianti di potenza inferiore ai 200 KW sono sempre produttivi di reddito agrario (franchigia) se gestiti da un imprenditore agricolo anche in regime di esonero Iva.
    - Per gli impianti aventi una potenza superiore, la prevalenza è rispettata se ricorre alternativamente uno dei seguenti requisiti:
    2.a) - l'impianto è integrato architettonicamente (integrazione parziale o totale) su strutture aziendali esistenti (per "esistente" s'intende una costruzione con mura perimetrali e copertura iscritta in catasto);
    2.b) - il volume di affari derivante dall'attività agricola (escludendo ovviamente l'attività di produzione di energia) sia prevalente rispetto al volume d'affari dell'attività di produzione di energia eccedente la franchigia (escludendo anche la tariffa incentivante);
    2.c) - il titolare dell'impresa agricola, entro il limite di 1 MW, deve dimostrare di coltivare almeno un Ha di terreno (utilizzato per l'attività agricola) ogni 10 KW di potenza nominale installata eccedente i primi 200 KW.

    Se l'imprenditore agricolo non rispetta almeno uno dei requisiti la produzione di energia eccedente la franchigia viene considerata produttiva di reddito d'impresa. Tuttavia, la disposizione è valida solo con riferimento alle società semplici e alle ditte individuali.

    Per le altre società agricole di persone e a responsabilità limitata, il non rispetto dei parametri comporta la tassazione a reddito d'impresa di tutta l'attività di produzione d'energia e la decadenza dell'opzione per la determinazione del reddito agrario.

    Ai fini dell'Iva, per le aziende agricole in regime speciale, la cessione dell'energia comporta la separazione delle attività e l'applicazione dell'Iva con aliquota ridotta al 10% (se ceduta al Gse o agli altri soggetti di cui al n. 103 della tabella A, parte III). Nel caso in cui l'azienda agricola destini parte dell'energia all'autoconsumo interno (necessario l'assolvimento dell'accise per le potenze superiori a 20 Kw) dovrà emettere la fattura interna rendendo dovuta l'Iva nella contabilità separata dell'attività energetica e indetraibile nella contabilità dell'attività agricola in regime speciale. Se tutta l'energia prodotta viene autoconsumata non si realizza una nuova attività e pertanto non è necessario tenere due distinte contabilità, ma non sarà possibile recuperare l'Iva sull'impianto per le aziende in regime speciale Iva.

    Infine, si precisa che l'accatastamento degli impianti fotovoltaici a terra (categoria D/1, circolare 3/T/08) comporta l'azzeramento del reddito agrario del terreno che viene classificato "ente urbano" e questa circostanza dovrebbe essere riconsiderata in quanto nella fattispecie la produzione di energia è produttiva di reddito agrario.

    Per le imprese di allevamento intensivo con terreno insufficiente a produrre almeno un quarto dei mangimi necessari che realizzano impianti fotovoltaici integrati architettonicamente con i fabbricati e dichiarano il reddito degli animali eccedenti in base ai parametri previsti dall'articolo 56 bis del Tuir si ritiene che tali coefficienti assorbano anche l'imponibile della produzione di energia.

    Gian Paolo Tosoni - 24 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/11/2010

    Il via libera del dipartimento delle Finanze all'applicazione dell'Iva sulla Tia prova a risolvere la questione rimborsi, ma genera una nuova giungla di problemi applicativi.
    Nell'incertezza che aveva seguito la pronuncia costituzionale del 2009 (sentenza 238), secondo cui la Tia è un tributo e non può essere gravata dall'imposta, i gestori si erano divisi; quasi la metà (tra cui grandi attori come per esempio l'Ama di Roma) avevano deciso di abbandonare l'Iva, altri avevano "resistito". Secondo l'interpretazione delle finanze (offerta nella circolare 3/2010), che sostengono l'identità tra la Tia applicata dai comuni e quella prevista dal codice dell'Ambiente ma ancora ferma sulla carta, ora tutti dovrebbero tornare ad applicare l'imposta, magari anche chiedendo gli arretrati sulle mensilità "scoperte".
    È fin troppo facile immaginare un'altra ondata di contenziosi e di pronunce in senso contrario, anche perché non sembra agevole cancellare con una circolare i principi fissati dalla Consulta; anche senza ulteriori ricorsi, del resto, la situazione è già più che ingarbugliata. Se si condivide l'impostazione delle finanze, infatti, tutte le controversie oggi pendenti davanti alle Commissioni tributarie, aventi ad oggetto la "tariffa Ronchi" (quella prevista dall'articolo 49 del Dlgs 22/1997) dovrebbero essere sospese, con trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Secondo la consolidata giurisprudenza della Consulta (tra le tante, si veda la sentenza n. 64 del 2008, in materia di canone di occupazione di suolo pubblico), le commissioni tributarie possono occuparsi unicamente di questioni tributarie. Ciò in quanto le commissioni sono giudici speciali "tollerati" solo in virtù delle disposizioni transitorie della Costituzione, che, al contrario, all'articolo 102 vieta l'istituzione di giudici speciali.
    Per rientrare nel regime transitorio, le commissioni devono mantenere le competenze che avevano prima della promulgazione della Costituzione, e cioè nel caso specifico la cognizione in materia fiscale. Se fosse vero l'assunto della circolare, la tariffa Ronchi dovrebbe considerarsi un'entrata di tipo patrimoniale. L'articolo 2 del Dlgs 546/1992, però, prevede che le controversie in materia di tariffa rifiuti rientrino nelle attribuzioni dei giudici tributari. La norma interpretativa (articolo 14, comma 33, Dl 78/2010) riguarda specificamente le controversie relative alla tariffa del codice dell'ambiente (Tia 2), ma nulla innovano per le liti sulla tariffa Ronchi. A questo punto, è evidente che i casi sono due: o le commissioni disattendono il contenuto della circolare (scelta pienamente legittima) e decidono senza indugio la controversia, oppure condividono le considerazioni delle Finanze. In questa seconda ipotesi, dovrebbero sospendere il giudizio e rimettere alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell'articolo 2 del Dlgs 546/1992, nella parte in cui attribuisce ai giudici tributari controversie che non hanno ad oggetto tributi. A questo punto, sarà interessante vedere quale sarà il verdetto della Consulta.

    Luigi Lo vecchio - 17 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  17/11/2010

    La ditta di spedizioni che non consegna un plico con l'offerta di partecipazione a una gara di appalto risponde del danno per "perdita di chance", quando la possibilità di vincere la gara è provata anche secondo un calcolo di probabilità, o per presunzioni. Così ha deciso la Cassazione (sezione III civile, 7 ottobre 2010, n. 20808).

    Il caso riguardava una cooperativa che aveva affidato a una ditta di spedizioni la documentazione per partecipare ad una gara di appalto per la fornitura di servizi sanitari. L'incaricato della ditta di spedizioni aveva falsificato la firma di un addetto al ritiro della corrispondenza e aveva così fatto figurare come avvenuto il ritiro del plico da parte della stazione appaltante. I termini erano scaduti e la società cooperativa, esclusa dalla gara, aveva citato in giudizio la ditta di spedizioni, chiedendo la condanna al risarcimento dei danni. Il Tribunale e la Corte d'appello avevano condannato la ditta al risarcimento di 50 milioni di lire, in base al presumibile utile che la cooperativa avrebbe potuto conseguire in tre anni, in caso di esito favorevole della gara.

    La Cassazione ha confermato le precedenti sentenze, stabilendo che la responsabilità della ditta di spedizioni aveva natura contrattuale, ed essa riguardava anche il comportamento tenuto dall'incaricato della consegna, e che è nullo ogni patto che escluda o limiti preventivamente la responsabilità per dolo o colpa grave, in quanto l' obbligazione riguarda l' esercizio di un' attività professionale.

    La sentenza ha esattamente applicato le regole previste nell'articolo 1228 del codice civile (quando ci si avvale dell' opera di un terzo, si risponde dei fatti dolosi o colposi di questi, anche per i danni non prevedibili), e nell'articolo 1176, comma 2 dello stesso codice (per le obbligazioni inerenti all'esercizio di un' attività professionale, «la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata»).

    Vittorio Italia - 15 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/11/2010

    L'Iva al 10% sul metano per riscaldamento centralizzato condominiale rischia di diventare un'agevolazione solo per pochi. Il problema nasce da un'interpretazione restrittiva della risoluzione dell'agenzia delle Entrate n. 112/E del 22 ottobre 2010.
    La questione prende le mosse dalla risoluzione di pochi giorni prima, la n. 108/E, che fissava l'Iva ridotta del 10% per la fornitura di gas metano a uso civile ai condomini e alle cooperative che utilizzano impianti centralizzati e collettivi. Il tetto massimo di consumo agevolabile, pari a 480 metri cubi annui (prima riservato solo alle unità immobiliari con impianto individuale), andrebbe quindi moltiplicato per il numero delle unità immobiliari il cui impianto è allacciato a quello centralizzato.
    Problemi, per gli amministratori condominiali che devono chiedere ai gestori del riscaldamento il rimborso (e poi suddividerlo tra i condomini) è che nella risoluzione n. 112/E si parla di determinare il numero degli appartamenti, che vanno conteggiati al fine della determinazione del tetto dei 480 metri cubi, «al netto delle unità immobiliari che fruiscano contemporaneamente di un impianto autonomo di somministrazione metano».

    «Questa frase – spiega Carlo Parodi, direttore del centro studi nazionale dell'Anaci (associazione degli amministratori condominiali) – sta determinando un'interpretazione restrittiva, visto che normalmente almeno le unità abitative ad uso residenziale usufruiscono di una fornitura ad uso cottura ed acqua calda. Secondo alcuni gestori, queste ultime avrebbero due impianti e quindi verrebbero escluse». Conseguentemente il calcolo per la restituzione Iva sarebbe residuale per le sole unità immobiliari a uso non abitativo, che non usufruiscono di utenza gas.
    «Ma non sembra questa la corretta interpretazione – prosegue Parodi – visto che il riferimento agevolativo della direttiva europea era la quantità dei consumi». E infatti l'idea dell'Agenzia sembrava invece essere quella di risolvere i casi, per esempio, degli appartamenti il cui proprietario ha l'impianto autonomo e ha ottenuto il "distacco" dall'impianto centralizzato: non consumando metano condominiale, se venisse agevolato anche per questo aspetto la sua quota andrebbe a incrementare illecitamente quella degli altri. L'interpretazone che sta prendendo piede, invece, tende a restringere enormemente il campo del beneficio.

    Questo non è l'unico problema: anzi, tenuto conto che i consumi medi per uso cucina e acqua calda sono variabili (100/150 metri cubi annui per famiglia) i conteggi si complicano, perché l'amministratore non ha notizia delle utenze individuali e una raccolta di tale bollette è praticamente impossibile. «L'amministratore, al massimo, si potrà far carico di indicare i nominativi degli utenti, con l'ulteriore complicazione delle modifiche avvenute dal 1° gennaio 2008, anno di inizio dell'agevolazione fiscale» conclude Parodi.

    A questo punto, un ulteriore chiarimento delle Entrate darebbe la possibilità di avviare i rimborsi con maggiore rapidità, evitando il contenzioso.

    Saverio Fossati - 11 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/11/2010

    Le sanzioni per chi non si iscrive al Sistri, il nuovo sistema per la tracciabilità dei rifiuti, partiranno dal 1° gennaio 2011. E nella fase di rodaggio, che si svolgerà per tutto il prossimo anno, saranno graduate in base al livello di ritardo delle aziende: chi si metterà in regola entro il 30 giugno 2011 avrà una sanzione tutto sommato limitata per il proprio inadempimento (5% del contributo annuale dovuto, ma calcolata per ciascun mese o frazione di mese di ritardo), chi andrà oltre invece dovrà pagare una somma più consistente (50% dell'importo annuale sempre calcolato per ciascun mese o frazione di mese di ritardo).

    Per gli imprenditori agricoli che producono e trasportano rifiuti pericolosi in modo occasionale e saltuario è prevista una deroga fino al 31/12/2011.

    È quanto prevede lo schema di decreto legislativo che recepisce la nuova direttiva-madre Ue in materia di rifiuti (la 2008/98/Ce) esaminato ieri dal preconsiglio dei ministri e che sarà sul tavolo del governo la prossima settimana per l'approvazione definitiva.

    S. Saturno/L. Chiarello – 10 novembre 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  10/11/2010

    La relazione del professionista allegata alla proposta di concordato preventivo non può essere valutata nel merito dal tribunale. Il collegio incaricato di effettuare il controllo di ammissibilità della domanda non deve verificare anche la fattibilità dell'operazione.
    L'indagine del tribunale deve, quindi, essere tesa a verificare che i documenti presentati siano aggiornati, dettagliati e ben motivati. Solo in questo modo, infatti, il commissario giudiziale, unico organo incaricato di valutare nel merito, sarà messo in condizione di "pesare" realmente la richiesta di concordato e potrà consentire al comitato dei creditori di esprimere una scelta "consapevole". A precisarlo è la sentenza 21860/10 della Cassazione che ha fornito puntuali precisazioni in tema di concordato preventivo.
    La vicenda è stata originata dalla domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo presentata da una società che ha allegato all'istanza la relazione di un professionista sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell'impresa in base alla quale la proposta avrebbe consentito l'integrale soddisfacimento dei creditori privilegiati e quello dei chirografari nella misura del 25%, nonché il pagamento delle spese per la procedura e di quelle per il completamento delle commesse in corso.
    Il tribunale ha respinto la domanda di ammissione dissentendo nel merito sull'intera operazione e motivando la sua "intrusione" con la motivazione che la valutazione del giudice deve necessariamente incidere sull'esistenza dei requisiti e dei presupposti di validità, risolvendosi in caso contrario il controllo del tribunale in un «mero, inutile e insensato recepimento della proposta». La Suprema corte, nell'accogliere il ricorso della società, ha spiegato che nel concordato preventivo l'imprenditore propone a i propri creditori un piano per risolvere la situazione di crisi in cui si trova allegando al ricorso, con cui chiede di essere ammesso alla procedura, una serie di documenti relativi allo stato patrimoniale dell'impresa. La verifica della veridicità dei dati aziendali e la valutazione di fattibilità del piano è effettuata da un professionista che redige una relazione dalla quale si evincono le ragioni che lo hanno portato a ritenere veri i dati aziendali e fattibile il piano. La relazione, in pratica, certifica e garantisce al tribunale incaricato di pronunciarsi sull'ammissibilità della proposta che l'operazione può essere autorizzata.
    In questo contesto, ha proseguito il collegio, si tratta quindi di stabilire l'ampiezza dei poteri attribuiti al tribunale. Un primo orientamento ritiene che, in sede di giudizio di ammissibilità, il tribunale deve limitarsi a un mero controllo formale dei documenti. Un secondo indirizzo, invece, gli attribuisce anche il potere di accertare la fattibilità del piano, attraverso un controllo nel merito.
    Quest'ultima tesi, secondo la Cassazione, non è però condivisibile dal momento che la legge ha dato rilievo decisivo nella procedura al consenso del comitato dei creditori i quali non possono essere privati della possibilità di esaminare la proposta, di valutarne la congruità e di accettarla dopo averne valutato il rischio.

    Remo Bresciani - 08 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/11/2010

    A poco più di tre settimane dal termine ultimo di chiusura della fase "logistica" del sistema Sistri (30 novembre) solo un terzo degli automezzi destinati al trasporto dei rifiuti è già stato dotato delle black box necessarie al tracciamento satellitare delle movimentazioni.

    Secondo gli ultimi dati del ministero dell'Ambiente, i mezzi in regola con l'andata a regime di Sistri oggi sono 27mila su 81mila: solo per altri 43mila è già stato fissato l'appuntamento per l'installazione, mentre per la restante parte (11mila) il rischio di non stare nei termini è elevato. (..) Le sanzioni oscilleranno tra 15mila e 90mila euro per tutte le situazioni che non consentono il rispetto degli obblighi previsti, ma che "comunque, nella prima fase di operatività del sistema, saranno applicate con gradualità" rassicurano all'Ambiente. (..)

    "Non siamo in grado di 'pesare' quanto incidono i comportamenti segnalati dal ministero - dice Paolo Cesco, segratario di Fise Assoambiente - però non vorremmo che diventi uno schermo per non affrontare altri problemi, più seri". Quali? "Di fatto la sperimentazione del sistema di tracciamento digitale, prevista fino al 31 dicembre, si sta dimostrando impossibile - aggiunge Cesco. L'interoperabilità del software Sistri con quelli di gestione aziendale è molto più complessa del previsto, sia per l'omologazione dei programmi sia per il funzionamento".

    A. Galimberti – 06 novembre 2010 - tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  05/11/2010

    Finisce la "latitanza" della Robinson list, l'elenco in cui ci si deve iscrivere se non si vogliono ricevere telefonate promozionali. Dopo quasi quattro mesi dall'approvazione definitiva da parte del consiglio dei Ministri (avvenuta il 9 luglio), il decreto 178 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 256 di ieri ed entrerà in vigore il 17 novembre.

    Ora il ministero dello Sviluppo deve, dunque, attivarsi per rendere operativo il registro delle opposizioni.

    A. Cherchi – 03/11/2010 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  04/11/2010

    Ripartono oggi – mercoledì 3 novembre – gli incentivi sui motorini. Procedura e requisiti sono gli stessi della scorsa primavera, ma cambia il meccanismo di divisione dei fondi: ad aprile erano stati stanziati 12 milioni di euro, adesso ce ne sono circa 110, che però dovranno essere divisi tra tutti e dieci i settori agevolati dal Dl 40/2010.

    È il risultato del decreto firmato il 21 ottobre dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, con cui sono state raggruppate in un unico fondo tutte le risorse rimaste finora inutilizzate. In questo modo, le categorie che hanno già bruciato il plafond iniziale avranno nuove risorse, mentre le altre vedranno la propria dotazione "erosa" dai settori più gettonati. È quello che succederà, probabilmente, agli impianti per l'efficienza energetica industriale, per i quali finora è stato prenotato meno dello 0,5% dei 10 milioni stanziati.

    Oltre che per i motorini, la creazione di un unico fondo comporta la riapertura dei termini anche per la nautica e le macchine agricole. Ma, di fatto, potrebbe esserci l'effetto di una riapertura degli incentivi anche per la banda larga (i cui fondi erano stati quasi esauriti), le cucine (90% di fondi prenotati) e gli elettrodomestici (71%). Più difficile, invece, pensare a un rilancio delle case ad alta efficienza energetica: finora i rogiti sono stati meno di 2.900, probabilmente per la scarsità sul mercato di immobili con i requisiti richiesti.

    Proprio la definizione dei requisiti e dei settori agevolati, insieme alla limitatezza delle risorse iniziali (300 milioni) avevano attirato dure critiche al Dl incentivi. Critiche che il Codacons e altre associazioni di consumatori hanno ripetuto anche in occasione del rifinanziamento deciso da Romani.

    I fondi vanno richiesti entro la fine dell'anno, ma conviene attivarsi rapidamente, per evitare che altri soggetti – magari le imprese nautiche o agricole – facciano la parte del leone. L'incentivo può essere chiesto direttamente al negoziante o al rivenditore che abbia aderito all'iniziativa e, se i fondi sono disponibili, si traduce in uno sconto sul prezzo d'acquisto. Ad esempio, per i motocicli "euro 3" con potenza fino a 70kW, è il 10% sul prezzo, fino a un massimo di 750 euro. Per ottenere il bonus, il consumatore deve avere con sé un documento d'identità e il codice fiscale. A volte, poi, possono servire documenti aggiuntivi, come la copia della carta di circolazione e del certificato di rottamazione del vecchio motorino (ma non per chi ne acquista uno ibrido o elettrico).

    Già la scorsa primavera, l'associazione Adiconsum aveva suggerito di cominciare prenotando il prodotto, per poi perfezionare il pagamento solo dopo aver avuto conferma dello sconto: un consiglio che resta valido anche oggi (quanto meno per chi, senza il bonus, non farebbe l'acquisto). Altroconsumo, invece, ricorda che – con la sola eccezione delle case ad alta efficienza – gli incentivi non sono cumulabili con altri previsti sugli stessi prodotti. Ad esempio, chi vuol cambiare il frigo di una cucina componibile dovrà valutare se non sia più conveniente l'agevolazione introdotta con la Finanziaria 2007: una detrazione fiscale del 20% su una spesa massima di 1.000 euro, da sottrarre in un'unica rata nella dichiarazione dei redditi.

    Per la nautica, in cui si può ottenere il 20% del prezzo di sostituzione di motori fuoribordo fino a 75 kW, con uno sconto massimo di 1.000 euro. La misura è stata criticata perché non riguarderebbe un consumo di stretta necessità, ma in realtà nella prima tornata è stata usata da meno di 1.400 consumatori: dei 20 milioni stanziati in questo settore, 18,9 sono andati a 155 imprese.

    Cristiano Dell'Oste - 01 novembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  02/11/2010

    Cercare un lavoro è un lavoro. Richiede tattica e lucidità. Ancor di più oggi che la ripresa è senza occupazione. Il direttore del Fondo monetario, Dominique Strauss-Khan, ha parlato di un'emergenza: sono 30 milioni le persone che hanno perso il posto in tre anni. Ai governi il compito di sperimentare politiche industriali. E chi cerca lavoro che cosa può fare? Storie come quelle di Martina e Alberto, i due lettori che hanno inaugurato ieri il nuovo spazio per la corrispondenza sul Sole 24 Ore, sono sempre più comuni.

    Sono tanti, uomini e donne, ragazzi e ragazze alla ricerca di una collocazione: studenti all'ultimo anno della laurea triennale, come Martina, che cercano di «capire che ruolo ha l'Italia nel mondo o piuttosto cosa i giovani possono fare per lei»; lavoratori in mobilità come Alberto che non ricevono risposte dopo decine di curriculum inviati e si chiedono: «Io...esisto?». Per chi cerca un impiego, come i due lettori il valore aggiunto indispensabile va ricercato dentro i candidati, individuato e tirato fuori, riflettendo con freddezza e pragmatismo.Oggi nella toppa bisogna inserire la chiave giusta per entrare nel sempre più selettivo mercato del lavoro. Le porte in faccia e le serrature arrugginite sono tante. In questo contesto diventa non banale adottare semplici accorgimenti che "aggiustino" la domanda, la tarino su nuove esigenze. A partire da due quesiti: qual è il curriculum giusto per il mercato? Come si può acquisire il sapere necessario?

    Biglietto da visita oppure trailer cinematografico della propria vita, il curriculum è troppo spesso sottovalutato da chi cerca un'occupazione ma altrettanto determinante per chi seleziona. Da queste due pagine, scritte in Word oppure - ancora meglio - chiuse in un pdf, può dipendere l'esito della propria candidatura.

    Finiscono nel cestino, senza passare nemmeno dalla stampante, quei curricula allegati per email che sconfinano in cinque o addirittura dieci pagine. «Li leggiamo a video - afferma Luca Vignaga, direttore del personale di Marzotto - e basta che il carattere di scrittura sia troppo piccolo, non sufficientemente leggibile, per dissuaderci». È un po' come al cinema, dicono alcuni responsabili delle risorse umane che operano in grandi aziende: per invogliarti a vedere il film bastano due minuti, il tempo di un trailer è lo stesso di lettura di un curriculum, e deve fare effetto. Dimenticarsi la data di nascita oppure i propri riferimenti anagrafici vuol dire essere automaticamente fuori dai giochi. Presentarlo a mano, piegato in quattro in una busta alla reception, rende dubbie la possibilità di essere ricontattati. «Il direttore del personale - afferma Roberto Boscia, responsabile delle risorse umane per Orange Business Italia - in prima istanza non lo legge, ma lo vede. Solo il 20% viene letto veramente e molto dipende dalla lettera di accompagnamento, in cui è fondamentale motivare la propria candidatura, la voglia di cambiare, instaurando un dialogo personalizzato».

    Dal primo sguardo, chi legge decine di curricula tutti i giorni capisce subito se dentro c'è qualcosa di interessante. Chiarezza e sintesi però non bastano. Superato l'esame fotografico, a fare la differenza sono i contenuti: «Tanti curricula restano sulla scrivania - afferma Maria Emanuela Salvati, direttore Formazione selezione e comunicazione interna di Atm Spa - perchè idonei ma non richiesti. In pochi s'informano sul reale bisogno dell'azienda. Gli altri vanno ad alimentare il nostro bacino, li teniamo lì, in attesa che possano servire». Su 35mila curriculum ricevuti all'anno dall'Azienda di trasporti milanesi solo tremila arrivano al colloquio. Informandosi, infatti, è possibile evitare di mandare curriculum invano: sono davvero numerose le candidature "al buio", di chi cerca di «pescare nel mucchio», come sintetizza il responsabile risorse umane di Orange, senza che il candidato conosca realmente l'attività dell'azienda. «Il curriculum che risponde a un annuncio, scritto in modo mirato, ha più chance rispetto a uno mandato "tanto per mandarlo"», afferma Maria Raffaella Caprioglio, vicepresidente dell'agenzia per lavoro Umana. Se poi le carte sono in regola, a fare la differenza è l'originalità. Fra tutti il prodotto proposto deve avere un appeal particolare, deve distinguersi. E in questo senso il format europeo non aiuta affatto. «Bisogna agire in ottica di venditori, sottolineando le caratteristiche richieste dal selezionatore», conclude Vignaga. In una sola frase: rendere sexy il proprio profilo.

    Michela Finizio - 28 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  25/10/2010

    Otto diversi titoli edilizi, che si declinano in 24 diverse procedure per la loro formazione. Il quadro normativo, oggi, è questo, nonostante i tre interventi legislativi degli ultimi mesi – illustrati negli articoli in questa pagina – tutti con l'obiettivo dichiarato dello snellimento procedurale. Partendo dal basso, cioè dalle cosiddette opere minori, i regimi edilizi attualmente in vigore questi:
    1) interventi liberi (articolo 6, comma 1, Dpr 380/2001, come modificato dalla legge 73/2010, che ha convertito il Dl 40/2010);
    2) comunicazione di inizio lavori (comma 2 dello stesso articolo, modificato dalla stessa legge);
    3) comunicazione inizio lavori con relazione tecnica asseverata (comma 4, dello stesso articolo, modificato dalla stessa legge);
    4) Scia, segnalazione certificata di inizio attività (articolo 19 della legge 241/1990, come modificato dalla legge 122/2010, che ha convertito il Dl 78/2010);
    5) Dia, denuncia di inizio attività (articolo 22, commi 1 e 2, del Dpr 380/2001);
    6) cosiddetta Super-Dia (comma 3 dello stesso articolo);
    7) permesso di costruire (articolo 10 del Dpr 380/2001);
    8) permesso di costruire gratuito (articolo 22, comma 7, del Dpr 380/2001).

    Gli otto titoli sono inquadrati nelle diverse tipologie di opere a seconda che si condivida o no l'interpretazione sulla Scia data dal ministero per la Semplificazione il 16 settembre scorso, in risposta al quesito posto dalla regione Lombardia: i funzionari lombardi, in sostanza, avevano chiesto chiarimenti sull'applicabilità al mondo delle costruzioni del nuovo testo dell'articolo 19 della legge 241/1990 introdotto dalla manovra correttiva.

    Quanto alle procedure, queste sono in tutto 24, perché la formazione di ogni titolo cambia a seconda che l'immobile interessato dai lavori:
    - non sia vincolato (non serve autorizzazione paesaggistica);
    - sia vincolato e oggetto di interventi di lieve entità (serve l'autorizzazione paesaggistica semplificata del Dpr 139/2010);
    - sia vincolato e oggetto di interventi non di lieve entità (serve l'autorizzazione paesaggistica ordinaria ai sensi del Dlgs 42/2004).

    Il numero di combinazioni è decisamente elevato, e ha prodotto notevoli incertezze applicative all'apparire delle disposizioni più recenti (Dl 40/2010 e Dl 78/20108) che hanno introdotto nel sistema la comunicazione di inizio dei lavori (asseverata o meno) e la Scia.

    Proprio rispetto alla Scia, sono tutt'ora incerti la sua applicabilità all'edilizia (affermata dal Ministero, ma contestata da alcune regioni e comuni), la sopravvivenza totale o parziale di Dia e Super-Dia, la sorte delle sanzioni amministrative e penali nel rinnovato quadro procedurale. L'impianto sanzionatorio del Dpr 380/2001, infatti, è basato sull'assenza o sulla difformità dei lavori dal titolo edilizio: quindi, se non è chiaro quale titolo serva, non è chiara neppure la sanzione applicabile in caso di abuso.

    Anche il nuovo regime delle autorizzazioni paesaggistiche semplificate ha dato molto da pensare, ponendo in dubbio l'effettivo conseguimento dell'alleggerimento procedurale perseguito dal Dpr 139/2010.

    Tutto questo, poi, senza considerare la produzione legislativa regionale che, secondo l'articolo 117 della Costituzione, concorre a disciplinare la materia del governo del territorio, in cui rientra l'edilizia.

    La diretta applicabilità delle disposizioni sulla comunicazione di inizio lavori nelle regioni a statuto ordinario già dotate di norme edilizie di dettaglio è stata dapprima negata dal Dl 78/2010 e infine affermata dalla legge di conversione 73/2010, che non ha però fugato i dubbi specie sulla costituzionalità dell'invasione di campo nella sfera della competenza legislativa regionale in materia. La norma che ha introdotto la Scia, invece, ha subito affermato la propria prevalenza su «ogni normativa statale e regionale», ma anche in questo caso restano i dubbi. Da più parti si auspica un intervento legislativo che, a partire dalla riunificazione della disciplina settoriale, assicuri la legittimità dell'azione amministrativa, agevolando inoltre la prevenzione dell'abusivismo edilizio e garantendo la sicurezza della regolarità edilizia a chi acquista un immobile.

    Guido A. Indaghi - 18 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  19/10/2010

    Controlli stringenti da parte di Equitalia nei confronti di quei contribuenti che hanno chiesto la rateazione e poi sono decaduti. E non solo. L'impulso alle verifiche sarà dato anche dagli accessi presso i debitori nell'ambito dei pignoramenti presso terzi. Una procedura che potrà essere effettuata anche in autonomia dal personale di Equitalia.

    Nel bilancio 2009 la società per la riscossione, guidata da Marco Cuccagna, direttore generale, oltre ai numeri fa il punto anche sull'evoluzione della gestione con un focus particolare sulle strategie di intelligence e su quali strumenti utilizzerà per dare un ulteriore impulso al raggiungimento degli obiettivi di riscossione.

    C. Bartelli - Italia Oggi - 16 ottobre 2010 -

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  • Normative complementari  »»  18/10/2010

    L'Euribor balza ai massimi degli ultimi 15 mesi. L'indice trimestrale, base 365/365 ha superato questa mattina la soglia dell'1%: è stato fissato all'1,001 per cento. Quello calcolato su base 360 giorni (anno commerciale) è salito allo 0,987%. Si tratta del 13esimo giorno consecutivo al rialzo per questo parametro - che misura la media dei tassi di interessi a cui le banche europee si prestano i capitali - a cui è agganciata la maggior parte delle rate dei mutui a tasso variabile stipulati in Italia. In rialzo anche l'indice mensile - che pure interessa molti mutuatari - passato da 0,769% a quota 0,771 per cento.

    Cosa spinge l'Euribor a questi costanti mini-rialzi? E, soprattutto, chi sta rimborsando un mutuo indicizzato all'Euribor - e che ha beneficiato negli ultimi anni della caduta di questi indici considerato che siamo lontanissimi dal picco del 5,393% toccato l'8 ottobre 2008 - deve iniziare a preoccuparsi?

    Partiamo dalla prima domanda. Secondo gli operatori stiamo assistendo a un lento e graduale ritorno alla normalità del mercato interbancario e di un calo della domanda di liquidità, considerato le numerose iniezioni di liquidità operate dalla Banca centrale negli ultimi mesi. Insomma, sui mercati c'è tanta liquidità e gli istituti di credito, quindi, hanno meno bisogno di ricorrere al mercato dei capitali e, di conseguenza, il mercato si avvia lentamente verso una normalizzazione. Del resto, la stessa Banca centrale europea ha comunicato che è pronta a un graduale abbandono delle misure non convenzionali adottate sinora per sostenere la ripresa economica.

    I mutuatari devono preoccuparsi? Certo, come è normale aspettarsi, le rate dei mutui a tasso variabile (che oggi si possono sottoscrivere intorno a un tasso finale del 2%) sono destinate ad aumentare nei prossimi mesi, anche se a piccole dosi. Guardando l'andamento dei contratti future sull'Euribor a 3 mesi (scambiati nel circuito londinese Liffe) le previsioni indicano che questo indice arriverà all'1,3% a fine 2011, all'1,6% a fine 2012. Supererà il 2% a dicembre 2013 e arriverà al 2,42% a settembre 2014. In questo scenario le rate di un mutuo a tasso variabile sottoscritto ai livelli attuali resterebbero in ogni caso più basse rispetto a quelle di un fisso stipulato oggi (considerato che le migliori offerte includono un tasso finito del 4,2%).

    Vito Lops - 14 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/10/2010

    Quando tra i coniugi vige il regime della comunione legale può essere necessario – per escludere che un bene immobile (o mobile registrato) ricada nella comunione – che all'atto di acquisto partecipi non solo il coniuge acquirente, ma anche l'altro coniuge, e cioè colui che non diverrà (com)proprietario del bene. Le norme prevedono espressamente che questo meccanismo possa operare in tre ipotesi: quando venga acquistato un bene strettamente personale, quando si tratti di un bene che serve all'esercizio della professione di uno dei coniugi e quando il bene sia acquistato con il prezzo di beni personali precedentemente alienati o con il loro scambio (in questo caso si ha la cosiddetta «surrogazione reale»).
    Solitamente si afferma che la partecipazione all'atto di acquisto del coniuge non acquirente – che partecipa non certo in veste di «parte contrattuale», ma al solo fine di verificare la sussistenza dei presupposti che la legge richiede per la surrogazione, trova una precisa giustificazione soprattutto nell'esigenza di assicurargli una sorta di controllo sui beni di maggiore rilevanza economica che non entrino a far parte della comunione legale.
    Proprio a questo proposito si è espressa la Corte di cassazione a sezioni unite, con la sentenza n. 22755 del 2009, per vagliare la possibilità – per il coniuge non acquirente – di impugnare o, comunque, di "ritrattare" in un secondo momento la dichiarazione con la quale, prendendo parte all'atto di acquisto dell'altro coniuge, abbia fatto sì che il bene venisse acquisito in via esclusiva al patrimonio di quest'ultimo.
    Per risolvere la questione i giudici di legittimità hanno anzitutto chiarito che la funzione dell'intervento adesivo del coniuge non acquirente è certamente condizione necessaria per provocare l'effetto dell'esclusione del bene acquistato dall'altro coniuge dalla comunione legale, ma non può considerarsi condizione sufficiente per determinare il medesimo effetto.
    Ciò comporta che se il bene non è effettivamente personale, l'intervento adesivo del coniuge non acquirente non è sufficiente a determinare l'effetto di esclusione del bene dalla comunione legale.
    In altre parole, l'articolo 179 del Codice civile stabilisce tassativamente che i beni che possono essere esclusi dalla comunione con questo meccanismo sono solo quelli strettamente personali, quelli destinati all'esercizio della professione e quelli oggetto della cosiddetta surrogazione reale; per questa ragione, se il bene oggetto dell'acquisto non è effettivamente un bene personale, l'intervento adesivo del coniuge non acquirente non può sortire l'effetto di escluderlo dalla comunione legale.
    Ciò chiarito, la Suprema corte ha sottolineato che l'intervento adesivo del coniuge non acquirente all'atto di acquisto può assumere alternativamente o natura di dichiarazione ricognitiva a contenuto sostanzialmente confessorio (quando si attesti, in modo più o meno sincero e affidabile, un fatto predicabile di verità o falsità) o natura di manifestazione di intenti, quando si esprima un'intenzione riferita al futuro.
    Ecco, allora, che – secondo la Corte di cassazione – bisogna distinguere il caso in cui il coniuge non acquirente attesta un fatto (come, ad esempio, quando riconosca che il corrispettivo dell'acquisto del coniuge acquirente viene pagato con denaro che deriva dalla precedente vendita di un bene personale) dal caso in cui il coniuge esprime più semplicemente una condivisione di intenti (come nell'ipotesi in cui concordi nel destinare l'immobile oggetto dell'atto di acquisto all'esercizio della professione dell'altro coniuge).

    A.Butani/ E.Lucchini Guastalla - 04 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  06/10/2010

    La proroga dell'entrata in vigore di Sistri - il sistema interamente digitale di controllo del ciclo dei rifiuti, che riguarda centinaia di migliaia di imprese – come previsto è arrivata ieri, ultimo giorno utile, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.230 del decreto ministeriale del 28 settembre 2010.

    Come già annunciato il decreto, composto da due soli articoli, proroga fino al 30 novembre prossimo il termine per la consegna alle aziende dei dispositivi Usb – le chiavette elettroniche indispensabili per entrare nel Sistri – e delle black box per i trasportatori.

    Da ieri e fino a fine novembre, quindi, l'attività su Sistri sarà puramente sperimentale, per quanto di fatto obbligatoria per chi è già in possesso dei dispositivi necessari.

    Il doppio regime (vecchi registri e formulari abbinati alle nuove procedure elettroniche) partirà per tutte le 280mila imprese interessate dal 1° dicembre: per l'ultimo mese dell'anno le aziende dovranno garantire sia la registrazione cartacea sia quella digitale, mentre a partire dal 1° gennaio 2011 spariranno definitivamente tutte le vecchie procedure legate al Mud. La tassatività di quest'ultima data, nonostante i due avvii a singhiozzo del sistema e relative proroghe, è stata ribadita ieri sera dal ministro Stefania Prestigiacomo.

    Quanto alle sanzioni per chi non adotta Sistri, e soprattutto per chi commetterà errori nel suo utilizzo, il decreto di ieri sera sposta di fatto il d-day al prossimo anno. Anche a prescindere dalla scelta del mezzo per la proroga (cioè un decreto ministeriale che interviene su un decreto legislativo) la tipologia e l'entità delle pene sono attese entro l'anno, all'interno del provvedimento di modifica del codice ambientale (decreto legislativo 152/2006). Nei due mesi di sperimentazione indolore di Sistri non sono pochi i problemi organizzativi e gestionali che restano da risolvere per chi è già in condizioni di operare nel nuovo regime (quindi escluse almeno 60mila aziende ancora legate solo al Mud).

    La questione più sensibile per le amministrazioni di impresa è l'interoperabilità di Sistri con i software aziendali. Secondo le associazioni di categoria interessate dalla rivoluzione digitale, Sistri dovrebbe essere messo in condizione a viaggiare in parallelo con la gestione d'impresa per evitare la duplicazione di procedure e di costi, e per non pregiudicare la concreta operatività delle imprese (è il caso di chi opera diversi carichi al giorno).

    Molte aziende di software stanno approntando in queste settimane programmi per "sintonizzare" le diverse piattaforme, ma tutti questi prodotti dovranno essere certificati dal ministero, in un certo senso "riconosciuti" prima di essere messi sul mercato. Altra questione è l'interfaccia del nuovo sistema con l'albo degli operatori da un lato, e le autorizzazioni degli enti locali dall'altro: la completa integrazione dei programmi dovrebbe considerare assolta la responsabilità del produttore all'atto del conferimento via Sistri.

    A.Gal. - 05 ottobre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/09/2010

    MILANO
    Partenza differenziata.
    Alla vigilia del termine per l'avvio del nuovo sistema di tracciamento dei rifiuti Sistri – 2 ottobre – i destini delle 280mila imprese coinvolte nella rivoluzione digitale verranno separati dalla chiavetta Usb. Le imprese che a quel giorno saranno già in possesso del dispositivo elettronico – che abbinato alle black box dei mezzi abilitati al trasporto consentirà una fotografia istantanea delle movimentazioni – saranno tenute alla registrazione digitale, mentre tutte quelle ancora non raggiunte dalla "pennetta" avranno una proroga, probabilmente "ad personam".
    È questa la decisione che sta maturando nelle ultime ore al ministero dell'Ambiente, dove non si è potuto non prendere atto dei ritardi nella distribuzione delle chiavi Usb. Ritardi di varia natura, in parte dovuti alla difficoltà di raggiungere tutti i destinatari, in parte imputabili a centinaia di appuntamenti andati inevasi per la mancata presentazione degli interessati. All'appello del prossimo 2 ottobre mancheranno, secondo stime approssimative, almeno 60mila imprese, poco più del 20% della vastissima platea del Sistri. L'ipotesi originaria di procedere con un'altra proroga generale – dopo quella dello scorso luglio – è stata scartata, anche per non innescare una rincorsa ai ritardatari dagli esiti imprevedibili; invece, i tecnici del ministero retto da Stefania Prestigiacomo propenderebbero per una partenza scaglionata, che mantiene nei tempi già fissati le oltre 200mila aziende dotate dei terminali del sistema Sistri, e prevede l'ingresso e l'avvio progressivo per chi si doterà della strumentazione entro i prossimi 30/60 giorni. La soluzione definitiva verrà comunicata molto probabilmente venerdì, ultimo giorno utile, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di proroga "parziale". I problemi di Sistri, comunque, non finiscono con l'accidentato iter delle chiavette. Difficoltà sono sorte sia in ambito contabile – 60mila imprese non hanno comunicato al ministero l'avvenuto pagamento dell'iscrizione – sia di registrazione, con migliaia di casi in cui i dati comunicati non corrispondono con quelli delle banche dati centrali.
    Intanto ieri Assosoftware (produttori di software gestionale e fiscale) al termine dell'audizione in commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera ha espresso fortissime riserve sulla funzionalità delle procedure fin qui testate. Perplessità che toccano, tra l'altro, la firma elettronica mista – al contrario delle smart card adottate dalle camere di commercio – lo sconfinamento "gestionale" delle procedure Sistri, e l'aumento dei costi economici per le imprese. Secondo Assosoftware le maglie strette del Sistri produrranno un'impennata del 50% dei costi, e il ricorso a imprese straniere per smaltimenti abusivi.

    Alessandro Galimberti - 29 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/09/2010

    Fino a quando tutte le imprese che producono e gestiscono rifiuti non avranno ricevuto le chiavette usb funzionanti per ogni unità locale e tutti i mezzi di trasporto non avranno le black box sarà impossibile sganciare il Sistri da registri e formulari cartacei. Per il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti si profila, quindi, una proroga, anche se non ancora ufficializzata dal ministero dell'Ambiente. (..)

    Oltre ai ritardi nella consegna dei dispositivi, c'è il nodo della infrastruttura telematica, ancora non perfettamente funzionante. Il possibile prolungamento di un mese della sperimentazione è dunque ancora insufficiente. Ne è convinta Unatras (Unione delle associazioni dei trasportatori di merci), secondo la quale neanche un terzo dei vettori specializzati ha potuto ritirare le chiavette Usb e solo un mezzo su dieci è dotato di black box.

    P. Ficco - 25 settembre 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  27/09/2010

    Il condominio ripartirà dalle nuove maggioranze. Nel testo, ormai completato con tutti gli emendamenti che hanno avuto parere favorevole dal governo, trova posto anche una rivoluzione delle maggioranze, a cominciare da quella di base. Proprio quella che, in seconda convocazione, viene usata nel 90% dei casi: mentre prima occorreva comunque che a votare per una delibera fossero tanti condomini da rappresentare almeno un terzo del totale e un terzo dei millesimi, ora basta che siano la maggioranza degli intervenuti.

    Quindi, se in un condominio ci sono 21 condomini, dei quali cinque hanno in tutto 334 millesimi, e all'assemblea intervengono loro più altri quattro (che a loro volta raggiungono 300 millesimi), la delibera sarebbe approvata con il solo voto favorevole dei primi cinque. Mentre con le norme vigenti (articolo 1136, comma 3) ci sarebbe voluto il voto favorevole di almeno sette condomini.

    Rimangono, invece, le regole attuali per le delibere da assumere inprima convocazione: la maggioranza degli intervenuti e 500 millesimi (ma le assemblee in prima convocazione sono rarissime), così come questa maggioranza resta necessaria per nominare l'amministratore e decidere sulle liti.

    Il Ddl As71interviene su altri aspetti importanti delle maggioranze: nel nuovo articolo 1136 le innovazioni, dirette al miglioramento o all'uso più comodo dei beni comuni, si potranno approvare con la maggioranza degli intervenuti e 500 millesimi, mentre attualmente occorre la maggioranza dei condomini (riferita a tutto il condominio) e due terzi dei millesimi.

    Maggioranza semplificata (degli intervenuti più almeno un terzo dei millesimi) anche per una serie di questioni: le opere che servono a migliorare la sicurezza e la salubrità degli edifici e degli impianti, quelle per eliminare le barriere architettoniche, per il risparmio energetico e per realizzare parcheggi pertinenziali, installare impianti centralizzati per la ricezione televisiva, anche satellitare. In molte di queste situazioni, attualmente, occorre invece la maggioranza di tutti i condomini e, a seconda dei casi, da 500 a due terzi dei millesimi.

    Una disciplina particolare viene dettata, nel Ddl As71, per le modificazioni delle destinazioni d'uso e «sostituzioni» delle parti comuni. La norma, che di fatto permetterà di cedere le parti comuni, prevede che le relative delibere siano assunte con la maggioranza degli intervenuti in assemblea, che rappresentino almeno i due terzi dei millesimi. Attualmente, invece, la prassi consolidata da decenni prevede che per vendere parti comuni occorra l'unanimità, impossibile da raggiungere nella grande maggioranza dei casi.

    Quanto all'autonomia del proprietario della singola unità immobiliare, l'articolo 1122 nella versione riformata dal Ddl As71 interviene profondamente per limitarla. Nella norma in discussione (che è in attesa del primo sì della commissione Giustizia del Senato) è chiarito che il condomino non può eseguire opere che possano cambiare la destinazione d'uso non solo delle parti comuni ma anche della sua proprietà, se possa derivarne un danno a parti comuni o individuali altrui, o diminuzione del loro valore o pregiudizio alla sicurezza, alla stabilità e al decoro architettonico. Una norma che potrebbe bloccare anche i lavori all'interno dell'appartamento.

    Saverio Fossati - 23 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  20/09/2010

    MILANO - La registrazione del blog non è obbligatoria ma vivamente consigliata. Almeno se si intende usufruire delle tutele costituzionali a protezione della stampa. Il tribunale di Milano prova a fare chiarezza sui vincoli a carico dei blogger e sottolinea come può essere eseguito il sequestro di un articolo uscito su un sito se il blog non è stato registrato e non ne è stato indicato il direttore responsabile. A prendere posizione è stata l'XI sezione penale, come giudice del riesame, con ordinanza del 21 giugno, nella quale viene confermato il provvedimento di sequestro deciso dal Gip nei confronti di parte di un articolo pubblicata su un sito di informazione politica.
    Il tribunale ha, di fatto, seguito una sorta di equazione giuridica in base alla quale le garanzie attribuite dalla legge alle pubblicazioni su carta possono essere estese all'online solo se sono state adempiute alcune prescrizioni a tutela della collettività come la registrazione (che prevede, tra l'altro, l'indicazione del nome e del domicilio del direttore responsabile). Un adempimento che consente, per esempio, l'identificazione preventiva dei responsabili del prodotto editoriale, garantendo in questo tutta la collettività dei lettori.
    La pronuncia muove dall'ormai acquisita equiparazione tra articolo su carta e articolo telematico operata dall'articolo 1 della legge n. 62/2001, con relativo obbligo di registrazione, ma solo nel caso l'editore intenda ottenere le sovvenzioni previste per il settore e disciplinate dalla medesima legge. Quanto al resto, nessun obbligo, ma semplice facoltà. Con relativo compito dell'interprete di valutare caso per caso se le disposizioni che riguardano la stampa si possono estendere anche alle pubblicazioni online come un blog. Così, se da una parte l'ordinanza si allinea alla posizione contraria già espressa dal tribunale di Milano sull'estensione al telematico dell'aggravante (articolo 13 della legge n. 47 del 1948) stabilita per la stampa perché si tratterebbe di un'estensione analogica "in malam partem" vietata dal nostro ordinamento, riflessione diversa va fatta sull'allargamento delle garanzie previste in materia di sequestro dall'articolo 21 della Costituzione (divieto in via generale fatti salvi casi espressamente previsti da leggi specifiche).

    I giudici hanno ammesso che non ci sono ragioni per negare l'allargamento delle garanzie anche alle pubblicazioni su sopporto elettronico «peraltro alla condizione che si sia in presenza in concreto di situazioni con caratteristiche analoghe, ovvero di "casi simili" (articolo 12 Preleggi)». È in questa prospettiva che l'ordinanza mette in evidenza come la stampa cui si riferiscono le tutele e le garanzie previste dalla legge è soggetta a ben precise regole e obblighi: riportare indicazioni obbligatorie e indicare un direttore responsabile con determinate caratteristiche, essere registrata presso la cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione deve essere effettuata la pubblicazione. In questo senso milita, per i giudici, anche la Cassazione (sentenza n. 10535 del 2008) che ha escluso le garanzie sui sequestri per i forum liberi di discussione. Il blog in questione non era stato mai registrato e neppure ne era stato indicato un direttore responsabile e tanto è bastato ai giudici per confermare il provvedimento di sequestro dell'articolo.

    La conclusione
    Tribunale di Milano, ordinanza del 21 giugno 2010
    Ritiene pertanto il collegio che all'articolo oggetto del sequestro impugnato potrebbero essere estese le garanzie costituzionali previste in materia di sequestro della stampa, invocate dalla difesa, soltanto qualora l'indagato avesse adempiuto alle prescrizioni sopra ricordate in materia di indicazione di direttore responsabile (senza che ovviamente possa valere quale equipolente la dicitura «sito a cura di..., responsabile», che si rinviene nel blog, la quale non è soggetta ad alcuna verifica e potrebbe essere disconosciuta in qualsiasi momento dall'interessato) e di registrazione.

    Giovanni Negri - 16 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/09/2010

    Assegni disponibili in quattro giorni lavorativi dopo la data di versamento e nessuna spesa per le comunicazione che la banca invia telematicamente al cliente. Sono queste alcune delle novità che l'Abi (Associazione bancaria italiana) segnala al mondo bancario dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 141/2010 sulla riforma del credito al consumo e agenti e mediatori.
    La disposizione in oggetto riprende a sua volta la disposizione della manovra e stabilisce novità sulle tempistiche di data di valuta e data di disponibilità per gli assegni circolari e bancari tratti su banche italiane.

    D. Morosini – 14 settembre 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  09/09/2010

    Imprese in fibrillazione per il Sistri, il nuovo Sistema di tracciabilità dei rifiuti che partirà dal 1° ottobre. L'entrata in vigore delle norme che impongono alle aziende di dotarsi di nuove apparecchiature elettroniche per il controllo dei rifiuti (chiavette usb e cosiddette «black box») è ormai imminente: cresce perciò il timore, fra i soggetti coinvolti (circa 500 mila imprese), di non essere in grado di adempiere agli obblighi imposti dalla legge senza stravolgere i flussi di lavoro.

    A evidenziare il problema è Assosoftware, il cui «Gruppo Ambiente» si è riunito nei giorni scorsi per condividere le sperimentazioni aziendali finora effettuate per vagliare l'interoperabilità tra i sistemi gestionali e lo stesso Sistri. I risultati delle sperimentazioni verranno presentati alle associazioni territoriali e di settore di Confindustria domani, giovedì 9 settembre, a Roma. «Le criticità su cui è opportuno intervenire subito», ha sottolineato Bonfiglio Mariotti, presidente di Assosoftware e delegato Confindustria Servizi innovativi, «sono anche quelle relative alla formazione e all'assistenza tecnica, durante tutto l'anno, delle circa 500 mila imprese obbligate all'utilizzo del Sistri».

    08 settembre 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  06/09/2010

    MILANO - Tutele processuali più ampie e più veloci, adeguamento delle norme sulle ricerche biotech, armonizzazione alla disciplina europea delle regole sui marchi e brevetti, riunificazione sotto un unico tetto delle leggi in materia di proprietà della ricerca. Il nuovo Codice della proprietà industriale (decreto legislativo 131/2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 192 del 18 agosto scorso) entra in vigore oggi abrogando una serie di provvedimenti satellite – dal dl 3/2006 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotech, alle regole sulle nuove varietà vegetali nella legge 974/1975, fino a una parte della legge sviluppo 99/2009 – e rimettendo ordine e coerenza normativa in un ambito sempre più orientato, inevitabilmente, verso la disciplina dell'Unione europea. La parte più innovativa dell'intervento riguarda le tutele giurisdizionali per la protezione di brevetti e marchi, estese anche – novità importante – a chi si difende o rischia di doversi difendere dall'offensiva dei titolari di diritti registrati. La linea guida del maquillage in questo settore, in sostanza, è stata la chiarezza e l'incisività dei nuovi strumenti, per arrivare a decisioni rapide ma allo stesso tempo giuste e non speculative, fondate sulla massima espansione possibile del contradditorio anche nelle fasi iniziali del contenzioso. Si spiega in quest'ottica, tra l'altro, l'introduzione dell'azione di accertamento negativo (su cui la giurisprudenza di merito avanzava in ordine sparso) per consentire a chi si sente a rischio di (propria) contraffazione di definire un perimetro di certezze operative; ma pure l'avvio della consulenza tecnica preventiva – al di là dei problemi connaturati all'istituto in sé – è nel segno di anticipare, o almeno tentare di farlo, la composizione delle liti su marchi e brevetti. Un contenzioso "fair", comunque, considerato che tutta la fase processuale cautelare – cioè quella d'urgenza – si apre alle ragioni dell'accusato di contraffazione, obbligando il giudice a un contradditorio il più possibile ampio. Non solo, i risultati ottenuti in questa fase dovranno poi comunque essere ripresi entro un mese nel processo di merito, per evitare di disperdere il risultato ottenuto. Infine, sempre nel capitolo delle tutele giurisdizionali, le nuove regole consentono di anticipare la difesa dei propri diritti su marchi e brevetti anche nella fase di registrazione dell'"idea". Quanto al diritto sostanziale sui temi d'avanguardia, invece, il Codice si è limitato a prendere atto dei progressi della scienza – come nel caso delle biotecnologie e degli Ogm a uso alimentare anche animale – e comunque a ribadire limiti che già erano chiarissimi su che cosa si può fare e cosa invece no nei laboratori di ricerca. Fermi tutti i criteri di brevettabilità il legislatore ha riproposto l'identico perimetro del passato anche per i trattamenti chirurgici e terapeutici, tutelando solo il cosiddetto "secondo uso" di sostanze e terapie (in pratica l'applicazione tecnica, ma non la scoperta in sè di una cura). Importante, nell'ambito farmaceutico, la norma che inizia l'avvicinamento all'Europa sul certificato complementare dei medicamenti e dei loro componenti – di fatto il segreto sulla produzione – la cui tutela nel tempo sarà progressivamente accorciata. Qualche intervento di lifting anche in materia industriale. Nel privato, regole più ragionevoli sul segreto aziendale in capo ai dipendenti (ed ex), dove compare per la prima volta la valutazione dell'utilizzo improprio di procedure interne: il responsabile deve avere diffuso informazioni carpite in modo «abusivo». L'intento è evidentemente quello di disinnescare migliaia di cause più o meno pretestuose, scaturite quando si "divorzia" dal datore di lavoro. Sul finanziamento degli enti, invece, il Codice innesca il doppio passo alternato. Se da un lato incentiva stato, regioni, province, comuni a fare cassa con il merchandising delle loro virtù – registrando i marchi, bellezze naturali e artistiche comprese, passando per le Doc e le Igp – dall'altro lascia fuori dalla mini-riforma le invenzioni dei ricercatori universitari. Questi, a differenza dei dipendenti privati, potranno continuare (come accade dal 2001) a brevettare in proprio le scoperte fatte utilizzando strutture e fondi dell'ente.

    Alessandro Galimberti - 02 settembre 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/08/2010

    È difficile immaginare lo svolgimento di mansioni d'ufficio senza l'accesso a internet e alla posta elettronica; il loro uso ha cambiato radicalmente non soltanto il modo di svolgere la prestazione lavorativa, ma anche le abitudini di vita.

    La posta elettronica aziendale e la connessione internet sono strumenti di lavoro, messi a disposizione dal datore e come tali devono essere utilizzati: evitandone cioè l'uso privato, specie durante l'orario di lavoro. La regola generale, quindi, sarebbe redigere procedure interne aziendali molto stringenti con indicato chiaramente il divieto di uso degli strumenti informatici per qualunque uso personale. Un sistema efficiente è evitare l'attribuzione di caselle individuali (nome.cognome@dominio) a favore di indirizzi di funzione (ufficio commerciale@dominio), in modo da rendere più semplice il controllo e l'archiviazione di documenti aziendali (conferme d'ordine, accettazione contrattuali, messe in mora eccetera).

    Molte aziende però tollerano l'utilizzo della posta elettronica aziendale anche per un ragionevole uso privato. Ciò peraltro può comportare problemi in quanto sullo stesso account convivono comunicazioni aziendali e personali, creando problemi se si dovesse rendere necessario l'accesso all'intero archivio nell'ambito di una investigazione per verificare l'esistenza di illeciti o inadempimenti commessi dal lavoratore.

    Il quadro normativo di riferimento è complesso e intreccia norme non del tutto coordinate. In primo luogo, occorre ricordare l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che, scritto nel 1970, si preoccupava principalmente di strumenti (telecamere) attraverso cui operare un controllo remoto. Ma tale norma fa riferimento anche ad «altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori» e generalmente si ritiene (ma l'opinione non è da tutti condivisa) che possa trovare applicazione anche agli strumenti informatici.

    Al primo comma l'articolo 4 stabilisce un assoluto divieto per il datore di lavoro di utilizzare impianti che abbiano l'unica finalità di operare un controllo remoto dell'attività dei lavoratori. Il secondo comma prevede che le apparecchiature di controllo richieste da esigenze organizzative e produttive o dalla sicurezza del lavoro, da cui derivi anche la possibilità di controllo dei lavoratori, possono essere utilizzate ma solo previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in forza di autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro, che ne disciplini le modalità di utilizzo.

    La giurisprudenza, anche se non mancano opinioni discordi, ha chiarito che gli strumenti informatici forniti in dotazione ai dipendenti non rientrano nel primo comma dell'articolo 4, in quanto non sono finalizzati al solo controllo del lavoratore, ma poiché possono consentire anche un controllo indiretto sull'attività del dipendente, rientrerebbero nel campo di applicazione del secondo comma e, pertanto, possono essere utilizzati solamente in presenza di un accordo sindacale ovvero dell'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro.

    Occorre anche considerare che la libertà e la segretezza della corrispondenza sono previste dalla Costituzione (articolo 15) e tutelate penalmente (articolo 616 del codice penale) anche se alcuni ritengono che la posta elettronica non sia da considerare "chiusa", ma "aperta" (come una cartolina postale) e pertanto non rientri nella fattispecie disciplinata dalla norma penale e, comunque, trattandosi di uno strumento aziendale di proprietà del datore di lavoro (come anche l'account di email ed il relativo dominio internet: @società.it/com), protetto da password, il controllo effettuato dal datore di lavoro non costituirebbe un illecito penale.

    Sotto altro profilo, tali controlli rilevano ai fini del Dlgs 193/2003 (Codice della privacy). Il Garante è intervenuto più volte sul tema: il provvedimento del 1°marzo 2007 spiega le linee guida generali, interventi su aspetti specifici sono stati adottati successivamente: ovunque c'è il riferimento allo Statuto dei lavoratori. In particolare, perché il datore possa effettuare controlli è necessario che predisponga una procedura interna con indicate chiaramente le regole per l'utilizzo di internet e della posta elettronica, oltre agli eventuali controlli che si riserva di effettuare. La procedura deve essere affissa in luogo accessibile a tutti i lavoratori. È inoltre necessario rispettare i principî generali di necessità, correttezza, pertinenza e non eccedenza.

    Il datore ha quindi l'onere di fornire, al momento dell'assunzione dei dipendenti, ogni informazione attinente la raccolta ed il trattamento dei dati relativi all'utilizzo di internet e della posta elettronica nonché al potere di controllo, ordinario e straordinario, e alle relative modalità di esercizio.

    Franco Toffoletto e Paolo Carbone - 18 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/08/2010

    Retromarcia della Cassazione sulla confisca in caso di prescrizione del reato: il giudice non solo ha la possibilità di disporla, ma ha anche poteri di accertamento sui fatti presupposto, ai fini di allargare la portata del provvedimento. A disattendere l'orientamento fissato non più tardi di due anni fa dalle stesse Sezioni unite (38834/08) è la seconda penale con la sentenza 32723/10, depositata ieri, che peraltro annulla, con rinvio, una confisca della Corte d'appello di Napoli su reato prescritto.
    La questione verte ancora una volta sull'interpretazione letterale dell'articolo 240, secondo comma del codice penale, e cioè se l'espressione «è sempre ordinata la confisca», che precede un elenco di casi, sia da considerare slegata dal primo comma, che pone come condizione la condanna. Mentre le sezioni unite, due anni fa, avevano stabilito che la norma deve essere letta unitariamente (quindi: confisca solo con la condanna), limitandosi a «invitare» il legislatore a «riflettere per evitare l'arricchimento antigiuridico e immorale», oggi un altro collegio prende le distanze da quella lettura per ripristinare – o meglio, non svuotare del tutto – la funzione di prevenzione generale dell'istituto. In sostanza i giudici, argomentando su una confisca di tre immobili a un usuraio prescritto in Appello (ma già condannato definitivo e con altre 7 confische a carico) spiegano che nella lettura del codice bisogna dar rilievo «alla permanenza di un rapporto di derivazione dei beni con il reato contestato», non fosse altro che per evitare la «reimmissione nel circuito economico» di beni di origine malavitosa. Inoltre, nel caso dell'usuraio napoletano su cui la Seconda costruisce la nuova interpretazione, si tratta di confisca alla criminalità mafiosa (articolo 12 quinquies della legge 356/1992): è cioè una confisca speciale – e una norma in rapporto di specialità rispetto al codice – che «accomuna la funzione repressiva di ogni misura di sicurezza patrimoniale» con quella di evitare il proliferare di ricchezza ingiustificata (in questo caso attraverso l'intestazione fittizia di beni). Con questa particolare confisca, quindi, il legislatore prevede una «presunzione di illecita accumulazione, senza distinguere se detti beni siano o meno derivanti dal reato per il quale è stata inflitta la condanna». Pertanto, qui il nesso di pertinenzialità tra i proventi e l'attività criminale è più ampio rispetto a quello standardizzato nelle norme generali tra condannato e provento del reato.

    Divisi i destini di condanna e confisca – come suggeriscono «la normativa comunitaria e la Corte di giustizia» – rimangono da definire i poteri del giudice nel delimitare l'azione di spossessamento nei confronti dell'indagato "prescritto". Scorretto ritenere (come fecero Sezioni Unite 5/1993 e Sesta penale 27043/2008) che al giudice sarebbe allora consentito fare indagini «oltre i limiti» previsti dopo la declaratoria di non procedibilità, anche perchè il sistema legislativo delle confische nel frattempo si è ampliato, sganciandosi progressivamente dalle sorti della sentenza (si vedano l'azione civile su impugnazione della parte civile, ma anche i poteri del Gup previsti dall'articolo 425 del codice di procedura).

    Quanto al formalismo interpretativo delle sentenze di proscioglimento, la Corte richiamando la Consulta (85/2008) ricorda che, a parte i casi solari di innocenza o estraneità dell'imputato, c'è una vasta gamma di ipotesi in cui la decisione pur non implicando pene «comporta in diverse forme e gradazioni un sostanziale riconoscimento della responsabilità dell'imputato, o comunque l'attribuzione del fatto all'imputato stesso». Il concetto è tanto più valido se rapportato ai casi, sempre più frequenti nella cronaca, in cui la prescrizione matura durante l'appello «e ancor più se a seguito della concessione delle attenuanti generiche». E i poteri di spossessamento del giudice cadono non solo «sulle cose oggettivamente criminose per loro natura, ma anche quelle che sono considerate tali dal legislatore per il loro collegamento con uno specifico fatto reato».

    Alessandro Galimberti - 25 agosto 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  04/08/2010

    Niente più bollette astronomiche a sorpresa per chi naviga su internet da rete mobile. Gli operatori, nei piani tariffari che prevedono un plafond di traffico dati a forfait (di tempo o di volume), dovranno inviare gratuitamente agli utenti degli avvisi (via sms, posta elettronica o con finestre «pop-up») per informarli del raggiungimento della soglia prefissata, del traffico disponibile e di quanto dovranno pagare se sconfineranno. E se il cliente non ha dato indicazioni diverse, anticipatamente e per iscritto, superato il plafond scatterà lo stop alla connessione. Che verrà riattivata «nel più breve tempo possibile» solo dopo che il cliente avrà fornito il proprio consenso espresso.

    Non sarà possibile quindi per gli operatori di telefonia presumere un consenso tacito da parte degli utenti. Lo ha deciso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con la delibera n. 326/2010/Cons.

    F. Cerisano – 03 agosto 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  02/08/2010

    Parte ufficialmente oggi la fase di test per il programma Sistri, il sistema di tracciamento integralmente digitale dei rifiuti che diventerà operativo dal prossimo 1° ottobre, destinato a coinvolgere oltre mezzo milione di aziende. Dopo le sollecitazioni del mondo imprenditoriale, preoccupato per i tempi stretti di adeguamento alla nuova procedura, il ministero dell'Ambiente metterà oggi a disposizione sul suo sito la versione demo del programma di gestione del ciclo, in attesa del lancio nei prossimi giorni anche del manuale operativo. Le imprese in questa lunga fase di test – che durerà fino al 1° settembre – potranno far pervenire ai tecnici dell'Ambiente i suggerimenti ritenuti più opportuni per semplificare le operazioni, renderle se possibile più efficienti e soprattutto integrabili o interfacciabili con i sistemi di gestione già in uso da anni in molte unità.
    Il programma di prova si articolerà in due fasi. Nella prima viene circoscritta, a un insieme rappresentativo delle classi di utenti, la possibilità di testare il sistema. Più avanti si consentirà a tutti gli utenti di affiatarsi con i nuovi percorsi. L'iniziativa consentirà alle imprese di conoscere in modo più puntuale le modalità operative del nuovo sistema, di sperimentare in concreto le nuove tecnologie ed acquisire la necessaria manualità nella gestione dei dispositivi elettronici. È in sostanza, secondo fonti dell'Ambiente, un «processo di familiarizzazione alle nuove procedure previste, ma anche con vantaggi per la funzionalità del Sistri: si attendono, infatti, ritorni in termini di suggerimenti e proposte per meglio adattare l'interfaccia del sistema e le procedure alle esigenze espresse dalle imprese». Nei prossimi giorni verrà messo a disposizione degli utenti anche un primo schema di manuale operativo, che servirà a formare gli addetti aziendali sulla conoscenza delle nuove procedure e a metterli in grado di operare in conformità alle nuove disposizioni. Inoltre è stato messo a punto dopo un lungo e travagliato periodo di preparazione, coinvolti esperti delle principali imprese utenti del sistema dei rifiuti, un documento sull'interoperabilità del Sistri con i sistemi di gestione aziendali. «L'intento – spiegano al ministero – è evitare sovrapposizioni e duplicazioni di dati e di facilitare l'interfacciamento del sistema di tracciabilità con i sistemi gestionali presenti nelle imprese». Obiettivo del Sistri, considerato uno dei sistemi più avanzati in Europa per la "riconoscibilità" dei rifiuti e di chi li tratta nel ciclo di smaltimento, è garantire efficacia al contrasto all'illegalità, semplificare procedure ed adempimenti, e garantire una certezza e trasparenza. «Sono obiettivi di grande rilevanza strategica – dicono all'Ambiente – da tempo sollecitati da tutto il mondo imprenditoriale, che non possono essere rimessi in discussione da un ristretto numero di aziende che vedono ridotti i loro ambiti di intervento e che stentano a cogliere le opportunità che il nuovo sistema di tracciabilità offre».

    La tempistica

    La pubblicazione
    Da oggi la demo del programma Sistri sarà accessibile sul sito dell'Ambiente.

    1° settembre
    Per tutto il mese di agosto le imprese potranno far pervenire ai tecnici del ministero le proposte di miglioramento del sistema operativo, soprattutto per l'interfacciabilità con i programmi in uso nelle aziende.

    1° ottobre
    Da questa data tutte le aziende – senza più distinzioni in base al numero di addetti – dovranno utilizzare il programma Sistri per la gestione rifiuti. Per chi non lo farà sono previste sanzioni.

    Alessandro Galimberti - 29 luglio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  26/07/2010

    Dal 2011 chi vorrà vendere o affittare un alloggio dovrà dotarlo, oltre che della certificazione energetica, anche della certificazione acustica. L'obbligo verrà introdotto dal provvedimento atteso in autunno, che recepirà la norma Uni 11367 («Acustica in edilizia – Classificazione acustica delle unità immobiliari – Procedura di valutazione e verifica in opera» consultabile sul sito) che l'ente nazionale italiano di unificazione sta per pubblicare. La classificazione acustica di un'unità immobiliare (che sia un appartamento o un'abitazione monofamiliare), diventerà quindi necessaria.

    L'evoluzione normativa in atto, infatti, preceduta anche da leggi regionali recenti (come la legge 34/2009 della Calabria) prevede che ogni unità immobiliare abbia una certificazione acustica che attesti la classe acustica di appartenenza. È un concetto similare a quello della certificazione energetica, ma con alcune profonde differenze; la principale è costituita dal fatto che mentre il certificato energetico è redatto sulla base di calcoli, il certificato acustico è redatto sulla base di una prova (collaudo) effettuata in tutti i vani dell'appartamento.

    Dai risultati ottenuti in tutti i vani, considerato il margine di incertezza delle misure e fatta una media si ricaverà un indice che permetterà la classificazione acustica in quattro classi dell'unità immobiliare. Conseguentemente i costi di certificazione acustica saranno ben diversi rispetto a quelli di un certificato energetico (da cinque a dieci volte di più) e, in più, la certificazione acustica avrà validità limitata nel tempo.

    La Uni 11367 sarà citata esplicitamente nella norma in arrivo in autunno ed è per questo che assume particolare rilevanza. Spiega come eseguire i collaudi acustici degli edifici consentendo di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, eccetera) da possibili successive contestazioni.

    La norma si applica a tutti i tipi di edifici, tranne a quelli a uso agricolo, artigianale e industriale. Nell'ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice.

    Sono previste quattro differenti classi di efficienza acustica, dalla classe 1, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe 4 che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale "di base" è rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani esistenti non raggiunge neppure la quarta classe. L'attuale decreto vigente, il Dpcm 5 dicembre 1997, stabilisce valori univoci di riferimento molto prossimi a quelli della terza classe della Uni.

    La valutazione complessiva di efficienza acustica di ogni unità immobiliare nasce da valutazioni per ogni singolo requisito; sono oggetto di classificazione l'isolamento di facciata, l'isolamento rispetto ai vicini (sia per i rumori aerei, sia per i rumori di calpestio) e il livello sonoro degli impianti. Nel caso degli alberghi sono considerati altresì gli isolamenti acustici fra ambienti della stessa unità (per esempio tra le camere).

    La norma sulla classificazione acustica degli edifici migliora il quadro delle informazioni a disposizione dell'utente del bene edilizio. Quadro che, con il meccanismo della classificazione graduata, conferisce al bene un nuovo valore economico legato alla capacità dello stesso di soddisfare esigenze spesso immateriali (comfort, privacy, emissioni CO2, consumo materiali).

    LOTTA AI DECIBEL

    Il collaudo
    La prova viene effettuata da un tecnico in tutti gli ambienti dell'abitazione. I criteri sono: isolamento della facciata, isolamento rispetto ai vicini, livello sonoro degli impianti. Negli alberghi viene testato anche l'isolamento tra le camere.

    Quali immobili
    La certificazione sarà necessaria per tutti i tipi di edifici (anche per le case monofamiliari) esclusi quelli a uso agricolo, artigianale e industriale. Per gli ospedali, le scuole e le case di cura i requisiti acustici sono contenuti nell'appendice alla norma.

    22 luglio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  20/07/2010

    Corte di Cassazione - Sezione I - Sentenza 14 luglio 2010 n. 16556

    Pagabile l'assegno bancario anche se non è indicato il beneficiario. Lo precisa la Cassazione con la sentenza n. 16556/10. La Corte ha così rivisto la sentenza della Corte di appello di Catanzaro che aveva puntualizzato come il mero possesso dei titoli cartolari privi dell'indicazione del beneficiario non fosse idoneo a identificare il debitore.

    I giudici di piazza Cavour hanno, invece precisato che sulla base di quanto previsto dall'articolo 1992, comma 1, del Codice civile il possessore di un titolo di credito ha diritto alla prestazione in essa indicata con la semplice presentazione del titolo purchè sia legittimato. Quindi il possessore di un assegno bancario in cui non figuri l'indicazione del prenditore ha diritto al pagamento dello stesso in base alla semplice presentazione del titolo.

    Gia.Pia. - 16 luglio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/07/2010

    MILANO - La proroga dell'avvio di Sistri è legge. Con il decreto ministeriale 9 luglio 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 161 di ieri, i termini per l'avvio della nuova procedura di tracciamento digitale del ciclo dei rifiuti sono posticipati al prossimo 1° ottobre.
    Come anticipato la scorsa settimana su queste colonne, il nuovo termine equipara tutte le aziende e i soggetti interessati da Sistri: in sostanza, colpo di spugna sul decollo in due fasi (13 luglio per le aziende più grandi, 12 agosto per le imprese più piccole e per i destinatari a iscrizione volontaria), con partenza unificata il primo giorno di ottobre.

    Allo stesso tempo,il provvedimento dell'Ambiente pubblicato ieri sera proroga anche la data per le procedure di ritiro delle chiavette Usb e per l'installazione delle black box, cioè dei dispositivi necessari per la funzionalità di Sistri; il nuovo termine, che cade il 12 settembre prossimo, solleva però già qualche preplessità tra le organizzazioni imprenditoriali, secondo cui meno di tre settimane per il "collaudo" delle nuove procedure - anche in relazione alle impegnative sanzioni previste per i ritardatari – sono un lasso di tempo troppo breve. I nuovi software di gestione dei rifiuti, tra l'altro, dovranno interagire e interfacciarsi con quelli già presenti nelle aziende per la gestione amministrativa, fiscale e commerciale, un problema operativo in più per i destinatari della "rivoluzione" del ciclo dei rifiuti.

    Ma le novità del decreto dell'Ambiente – composto da 10 articoli – sono anche sostanziali. L'articolo 3, per esempio, obbliga all'iscrizione all'Albo e all'utilizzo di Sistri anche tutti i comuni della Campania che effettuano la raccolta e il trasporto dei rifiuti urbani, una eccezione territoriale "mirata". Così come mirata è l'esenzione (articolo 6) dall'iscrizione per le «unità locali» che si occupano di rifiuti per conto dei comuni di riferimento: se hanno meno di 10 addetti, anche a prescindere dal numero di abitanti del comune, gli adempimenti (trasmissione dati) finiscono a carico del comune stesso. L'esenzione riguarda esplicitamente anche le associazioni senza scopo di lucro, una previsione per far rientrare le numerose Onlus impegnate in questo particolare settore.

    Novità importanti, sempre sotto il profilo degli adempimenti delegati, anche per le imprese (agricole comprese) che raccolgono e trasportano i propri rifiuti pericolosi (massimo 4 tonnellate all'anno, 20 se di "non pericolosi"); in questi casi la compilazione del registro cronologico mensile (o trimestrale secondo i casi) può essere effettuata da associazioni imprenditoriali – anche attraverso loro società – ma solo se queste rientrano nei nuovi parametri di riconoscimento: le assocazioni di categoria ammesse devono avere carattere («rappresentatività») nazionale ed essere presenti nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. La norma serve a neutralizzare consorzi e micro-associazioni nati con la mera finalità di sgravare gli associati dagli adempimenti Sistri. E sempre in tema di definizioni, l'articolo 9 del decreto indica il criterio per calcolare i dipendenti delle aziende (con il quale vengono classificati i soggetti Sistri): sono tutti gli addetti anche part time e pure lavoratori indipendenti, fino agli stagionali.

    Alessandro Galimberti - 14 luglio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  08/07/2010

    Il Sistri va, o meglio, resta in vacanza fino all'autunno. Alla vigilia dell'entrata in vigore operativa del nuovo sistema di tracciamento digitale integrale del ciclo dei rifiuti, il ministero si appresta a pubblicare il decreto che sposterà - salvo sorprese dell'ultimo minuto - al 1° ottobre prossimo la data del debutto per le black box, le chiavette Usb e i nuovi software aziendali. La proroga, in sostanza, potrebbe essere di un'ottantina di giorni - almeno sul primo gruppo di "partenti" - a fronte di una richiesta molto più cospicua del mondo imprenditoriale, che avrebbe preferito scivolare direttamente nel nuovo anno solare.

    A. Galimberti – 07luglio 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  05/07/2010

    Conto alla rovescia per la «bioraria»: dal 1° luglio per la luce si cominceranno a pagare prezzi diversi a seconda che il consumo dei kilowattora avvenga di giorno oppure di sera e nei festivi. La svolta interesserà subito quattro milioni di utenti per arrivare a quota 13 milioni entro fine anno. In ogni caso niente paura – rassicurano dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas – all'inizio il delta tra i prezzi delle due fasce di consumo sarà molto basso per consentire alle famiglie di abituarsi con calma alla novità. E anche per il futuro quando i due prezzi saranno più distanziati, non ci sono da temere scossoni sulla bolletta né, peraltro da contare su risparmi stellari.

    Il nuovo sistema è finalizzato piuttosto a promuovere comportamenti più consapevoli nei confronti della risorsa elettricità, con conseguenti benefici in termini di efficienza, risparmio energetico e tutela ambientale. Perché tuttavia gli utenti si abituino a una gestione degli interruttori di casa, fondamentale sarà l'attività di informazione di istituzioni e operatori interessati, prima fra tutti la stessa Autorità.

    La "migrazione"


    Chiamati progressivamente alla "migrazione" si stima siano complessivamente 25,7 milioni di utenze su circa 28,6 (il 90%): si tratta di tutti coloro che ancora non hanno abbandonato le condizioni e le tariffe del servizio di maggior tutela (dove i prezzi di riferimento sono aggiornati trimestralmente dall'Aeeg) per aderire a qualche altra soluzione disponibile sul mercato libero dell'energia (scelta che comunque resta sempre possibile per chi non dovesse trovare adeguata al proprio profilo la bioraria che sta per scattare). Non tutte le famiglie partiranno contemporaneamente comunque: requisito indispensabile per il passaggio è che l'utenza sia dotata di contatore elettronico e che il dispositivo sia stato riprogrammato per la telelettura dei consumi nelle due diverse fasce orarie. Sulle ultime bollette che le società stanno mandando ai loro clienti è comunque indicato se la fornitura è già inserita nel sistema.

    Gradualità anche nell'introduzione della "bioraria per tutti": accogliendo le richieste delle associazioni di consumatori, l'Autorità ha previsto un periodo transitorio di 18 mesi durante il quale lo scostamento tra i due prezzi (quello più caro, tecnicamente F1, valido dalle 8 alle 19 dei giorni feriali, e quello più conveniente, tecnicamente F2 ed F3, valido dalle 19 alle 8 dei feriali e nei festivi) sarà intorno al 10%. Dal gennaio 2012 tuttavia, la differenza degli addebiti nelle due fasce orarie sarà più marcata. I prezzi biorari infatti – spiegano all'Aeeg – vogliono rispecchiare il diverso costo dell'energia elettrica all'ingrosso nelle diverse ore (più alto di giorno quando c'è maggior domanda e più basso la sera, nei fine settimana e nei festivi quando la richiesta è minore), stabilendo una maggiore equità fra i consumatori perché ogni utente pagherà il giusto prezzo in relazione al proprio modo di utilizzare l'elettricità, come già avviene nel settore industriale.

    Comportamenti
    Con la bioraria sarà possibile ridurre la propria bolletta, anche se di pochi euro all'anno. Per ottenere questo obiettivo però sarà necessario concentrare almeno il 67% dei propri consumi negli orari a minor costo: lavatrice e lavastoviglie, ad esempio, sarà meglio farle partire di sera o nei fine settimana, mentre gli apparecchi accesi sempre (tipico il frigorifero) hanno già i due terzi dei kilowattora nelle fasce F2 ed F3.
    Se per il single che sta in casa prevalentemente la sera o la notte e per la coppia con figli sempre fuori, la novità di luglio non comporterà grandi cambiamenti di abitudini, qualche attenzione in più potrebbe essere necessaria per chi "vive" maggiormente la casa di giorno: ad esempio, pensionati, casalinghe, famiglie con collaboratori domestici o con figli studenti, professionisti che lavorano nella propria abitazione.

    Rossella Cadeo - 26 giugno 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/06/2010

    Dal 1°luglio diventa obbligatoria l'indicazione dei dati catastali degli immobili nelle richieste di registrazione di contratti di locazione e affitto di beni immobili. L'obbligo scatta pure per le relative cessioni, risoluzioni e proroghe, anche tacite, come pure, per i contratti di comodato. La previsione è contenuta nella manovra da 24,9 miliardi, all'articolo 19, comma 15, che, come ricorda Confedilizia, è diventata "operativa" con l'approvazione della nuova modulistica da parte dell'agenzia delle Entrate.

    Sarà quindi più difficile registrare contratti relativi a immobili non iscritti al catasto, e cioè "fantasma". Nel modello 69, per la richiesta di registrazione, oltre a nuove istruzioni e modifiche grafiche, troverà spazio il "Quadro D", predisposto appositamente dal Fisco per ospitare i "Dati degli immobili" per i quali si chiede la registrazione.

    A questa novità si lega anche il debutto del Modello CDC, da utilizzare soltanto per la comunicazione dei dati catastali relativi a beni immobili oggetto di cessione, risoluzione e proroga di contratti di locazione o affitto già registrati al 1 luglio 2010. Il Modello 69 va presentato all'Agenzia delle entrate per le richieste di registrazione, effettuate a partire dal 1° luglio 2010, dei seguenti contratti: di locazione, affitto e comodato di beni immobili.
    Nei casi, invece, relativi a eventuali cessioni, risoluzioni e proroghe di contratti di locazione o affitto già registrati al 1° luglio 2010, il Modello CDC a regime potrà essere presentato sia in forma cartacea che in via telematica, nel termine di 20 giorni, dalla data del versamento attestante la cessione, risoluzione e proroga dei contratti di locazione o affitto di beni immobili.

    Si ricorda che il Modello CDC va presentato una sola volta. Per quanto riguarda la modalità telematica, le Entrate hanno provveduto ad approvare le nuove «specifiche tecniche», al fine di consentire l'inserimento dei dati catastali dell'immobile anche nel programma informatico per gli adempimenti di registrazione. Attenzione a rispettare i nuovi adempimenti. La mancata o errata indicazione dei dati catastali nelle richieste di registrazione è punita con una sanzione che va da un minimo del 120% a un massimo del 240% dell'imposta di registro dovuta.

    Restano invariate le altre sanzioni previste, e cioè dal 100% al 200% dell'imposta dovuta per insufficiente dichiarazione di valore, che sale però dal 200 al 400% in caso di occultamento del corrispettivo. Le sanzioni per l'omessa registrazione sono ridotte in caso di ravvedimento operoso al 10% dell'imposta dovuta, se l'omessa registrazione avviene entro 90 giorni dalla scadenza, e al 12% se avviene entro un anno. Le sanzioni per il mancato pagamento, invece, sono pari al 2,5% del l'imposta (30 giorni dalla scadenza) e al 3% dell'imposta (entro un anno). A parte sono dovuti gli interessi.

    Claudio Tucci e Saverio Fossati - 28 giugno 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  21/06/2010

    Dal prossimo dicembre il rilascio della carta di soggiorno per i cittadini extracomunitari dipenderà anche dalla loro conoscenza della lingua italiana. La legge 94/2009 ha, infatti, previsto che il rilascio del permesso di soggiorno Ce, di lungo periodo (ex carta di soggiorno), è subordinato al superamento di un test di italiano, che deve attestare una padronanza della lingua almeno a livello A2 (cosiddetto pre-intermedio  o "di sopravvivenza").

    Ovvero, esprimere e comprendere frasi d'uso frequente nella vita quotidiana (informazioni personali, fare la spesa, eccetera). Saper descrivere in termini semplici la propria vita, l'ambiente circostante e i propri bisogni. Il ministro dell'Interno, di concerto con l'Istruzione, ha emanato il decreto 4 giugno 2010 – pubblicato sulla «Gazzetta ufficiale» 134 dell'11 giugno, dove sono spiegate le modalità operative del test di lingua.

    Innanzitutto, sono esclusi i minori di 14 anni e gli stranieri affetti da gravi limitazioni derivanti dall'età, da patologie o da handicap. Lo straniero deve inviare, online, la domanda di partecipazione alla sessione di esame allo sportello unico per l'immigrazione dove vive. Entro 60 giorni dalla data in cui è stata ricevuta la richiesta, la prefettura deve invitare lo straniero a sostenere il test di lingua italiana, indicando giorno, ora e luogo in cui si dovrà presentare per la prova, che consiste in una verifica scritta e su computer (anche se su richiesta dell'interessato, può essere svolta, alle stesse condizioni, in forma cartacea). Sarà infatti la prefettura a individuare, di volta in volta, le sedi, in ambito provinciale, di svolgimento del test.

    Per superarlo il candidato deve conseguire almeno l'80% del punteggio complessivo; il risultato è comunicato allo straniero e, successivamente, inserito nel sistema informativo del ministero dell'Interno. In caso di esito negativo, il candidato può ripetere il test senza limiti. Il decreto prevede anche esoneri: ad esempio, per coloro che hanno già frequentato corsi di italiano e ottenuto attestati almeno di livello A2, conseguito un diploma di primo e secondo grado in un istituto italiano o crediti formativi nell'ambito dell'accordo di integrazione in base all'articolo 4- bis del Testo unico sull'immigrazione.

    Infine, lo scorso 10 giugno 2010, il Consiglio dei ministri ha approvato, in via preliminare, il Dpr che regola la disciplina dell'accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato, previsto dall'articolo 4-bis, che dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2011. L'accordo configura una serie di crediti che lo straniero deve maturare per il rilascio del permesso di soggiorno. La cui perdita integrale comporterà la revoca del titolo e l'espulsione.

    Marco Noci - 13 giugno 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  16/06/2010

    Se state per vendere o comprare una casa, o se state per affittarla, la manovra finanziaria è stata scritta (anche) per voi. Ed è stata scritta per voi anche se siete proprietari di un immobile che non è perfettamente in regola con il Catasto. Dal prossimo 1° luglio scattano le nuove regole dettate dall'articolo 19 del Dl 78/2010. Nel rogito, a pena di nullità, bisognerà indicare:
    1) i dati catastali (e qui non dovrebbe cambiare molto, perché sono quasi sempre presenti già oggi);
    2) il riferimento alle planimetrie depositate in Catasto;
    3) una dichiarazione con cui gli intestatari affermano che la situazione reale dell'immobile è conforme a quanto risulta da dati catastali e planimetrie;
    4) In più, il notaio dovrà controllare che gli intestatari catastali siano identici a quelli che risultano dai registri immobiliari.

    Controlli decisivi, che renderanno praticamente impossibile il trasferimento di immobili abusivi (ovviamente non accatastati) , ma che imporranno maggiore attenzione anche a chi vuole vendere o comprare una casa in cui sono state effettuate piccole modifiche. Quante volte il proprietario ha realizzato un nuovo ripostiglio senza aggiornare il Catasto. Quante volte le planimetrie sono imprecise nell'indicazione della cantina o della soffitta legata a un appartamento.
    Sarà fondamentale il ruolo dei notai, ma anche i proprietari dovranno imparare a valutare la regolarità dei documenti, così da arrivare preparati all'appuntamento con il professionista. La manovra riguarda anche i contratti d'affitto, la cui registrazione – dal 1° luglio – dovrà riportare i dati catastali. E ci sarà anche una piccola novità sui bonifici effettuati per beneficiare del 36% e del 55%: una ritenuta sull'importo versato all'impresa, effettuata direttamente dalla banca.

    Cristiano Dell'Oste – 14 giugno 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  11/06/2010

    Con il Comunicato stampa 24.5.2010 l'Agenzia delle Entrate ha dato il via libera alle agevolazioni riconosciute a favore degli autotrasportatori come previsto dalla ripartizione delle risorse operata dalla Finanziaria 2010 (L. n. 191/2009).

    In particolare:
    1) le imprese di autotrasporto merci - conto terzi e conto proprio - possono recuperare nel 2010, fino ad un massimo di euro 300 per ciascun veicolo (mediante compensazione in F24), le somme versate nel 2009 a titolo di contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate.
    2) per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate (ai sensi dell’articolo 66, comma 5, primo periodo, del T.U.I.R.), per il periodo d’imposta 2009, nelle seguenti misure:
    - 56,00 euro per i trasporti all’interno della Regione e delle Regioni confinanti. La deduzione spetta anche per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della Regione o delle Regioni confinanti;
    - 92,00 euro per i trasporti effettuati oltre tale ambito.

    09 giugno 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  06/06/2010

    Si stringe il cerchio anche sulle case fantasma affittate. Dal 1° luglio diventerà un problema registrare i contratti di locazione e affitto degli edifici estranei al catasto, come stabilisce il Dl 78/2010 all'articolo 19, comma 15. Lo scopo è quello di costringere i proprietari delle case a farle emergere anche sotto il profilo catastale, rendendo più difficile l'evasione fiscale Irpef e Ici.
    Nella norma è stabilito infatti che dal 1° luglio 2010 occorrerà indicare i dati catastali nella «richiesta di registrazione» (il modulo che va compilato, in via telematica o su carta, per ottenere la registrazione del contratto) dei seguenti contratti, verbali o scritti:
    -i contratti di locazione o affitto;
    -i contratti di cessione, risoluzione o proroga, anche tacita di questi contratti di locazione e affitto;

    Questi contratti devono avere per oggetto "beni immobili" esistenti nel territorio dello Stato (e quindi senza distinzione tra terreni e fabbricati e, in quest'ultimo ambito, nemmeno senza distinguere a seconda della tipologia del fabbricato).
    In caso di mancata o errata indicazione, si applica una sanzione di entità compresa tra il 120 e il 240% dell'importo dell'imposta di registro dovuta per la registrazione del contratto. Per esempio, con un contratto di locazione di un appartamento con canone mensile di 600 euro, l'imposta di registro è del 2% e ammonta a 144 euro; la sanzione andrebbe quindi da 172,80 euro a 345,60 euro.
    Questa richiesta di indicazione di dati catastali concerne quindi non tanto il contratto (sul quale è comunque opportuno riportarli, come del resto è previsto da tempo sui moduli di Confedilizia), quanto la «richiesta di registrazione». Cioè il modulo (cartaceo o informatico, in gergo detto "modello 69") con la quale gli atti soggetti a registrazione vengono veicolati verso l'agenzia della Entrate, che ha la competenza sull'imposta di registro.
    Questo modulo attualmente non contempla l'introduzione di dati catastali, essendo idoneo a ospitare solo i dati dei soggetti che partecipano all'atto soggetto a registrazione, il loro "ruolo" nel contratto (ad esempio, la loro natura di "danti" o di "aventi" causa), la natura e il valore dell'atto del quale si richiede la registrazione.
    In realtà, finora, quando si tratta di atti da registrare nei quali i dati catastali hanno già oggi rilevanza (si pensi alla registrazione di una locazione ultranovennale, la quale, oltre che essere registrata, deve essere trascritta nei Registri immobiliari), occorre aprire un modulo informatico o (la cosiddetta nota di trascrizione) diverso da quello che serve per la registrazione. Questo adempimento, però, è "curato" non più dall'agenzia delle Entrate ma dall'agenzia del Territorio.
    In pratica, dunque, in vista dell'entrata in vigore di questa norma occorrerà che l'agenzia delle Entrate ridisegni i moduli (cartacei e telematici) occorrenti per la registrazione e che gli utenti adeguino i loro software, al fine di permettere appunto di integrare i dati necessari per la registrazione con gli identificativi catastali degli immobili oggetto dei contratti di locazione e affitto e loro cessioni, risoluzioni e proroghe.
    Lo scopo della disposizione non è solo quello di rendere più difficile la vita ai proprietari immobiliari delle case non accatastate. Il nodo che il provvedimento vuole affrontare è anche quello degli immobili abusivi. Ci sono parecchi fabbricati regolarmente edificati ma per i quali è stato trascurato l'adempimento catastale: qui tutto si risolve con la denuncia e il pagamento delle sanzioni e degli arretrati di imposte dirette e Ici (sempre che l'ultimazione dell'edificio non sia avvenuta meno di 30 giorni prima). Inoltre l'indicazione dei dati catastali, grazie all'incrocio delle banche dati dell'anagrafe tributaria e del catasto, l'eventuale evasione di Irpef e Ici emergerà immediatamente.
    Quando invece il fabbricato è abusivo, non si potrà ottenere l'accatastamento, in quanto è necessario avere il certificato di agibilità, rilasciato dal comune. Di conseguenza anche la registrazione del contratto di locazione diventa difficoltosa ed espone il proprietario alla sanzione.

    Angelo Butani/Saverio Fossati - 02 giugno 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/06/2010

    Criteri di valutazione ad hoc per i bilanci di liquidazione delle imprese che applicano i principi contabili internazionali (Ias/Ifrs). Lo precisa la Guida operativa 5, relativa alla liquidazione delle società che redigono il bilancio in base agli Ias/Ifrs, approvata in via definitiva dal Consiglio di gestione dell'Organismo italiano di contabilità.
    La Guida, resa necessaria perché negli Ias/Ifrs non vi sono documenti relativi ai criteri di redazione dei bilanci di una società in liquidazione, individua principi e criteri di formazione dei bilanci e degli altri documenti contabili della liquidazione, che devono essere redatti in base alle disposizioni del codice civile e al principio contabile nazionale Oic 5 «Bilanci di liquidazione».
    L'ambito di applicazione riguarda le società che redigono i bilanci utilizzando gli Ias/Ifrs, con esclusione di banche, intermediari finanziari e imprese di assicurazione, la cui liquidazione è disciplinata da disposizioni di legge speciali.
    Lo Ias 8 stabilisce che, in mancanza di regole contabili Ias/Ifrs, il trattamento contabile da applicare deve essere individuato facendo ricorso alle seguenti fonti, da considerare in ordine decrescente di importanza: -disposizioni e guide applicative contenute nei Principi e Interpretazioni Ias/Ifrs che trattano casi simili e correlati;
    -definizioni, criteri di rilevazione e concetti di misurazione per la contabilizzazione di attività, passività, ricavi e costi contenuti nel Quadro sistematico Ias/Ifrs;
    -disposizioni più recenti emanate da altri organismi preposti alla statuizione dei principi contabili, che utilizzano un Quadro sistematico simile, altra letteratura contabile e prassi consolidate nel settore, nella misura in cui queste non siano in conflitto con gli Ias/Ifrs.
    I documenti che devono essere predisposti nel corso della liquidazione e i relativi criteri sono quelli indicati nell'Oic 5. Nella fase preliquidatoria, situazione dei conti alla data di effetto di scioglimento della società e rendiconto sulla gestione degli amministratori, dall'inizio dell'esercizio fino alla data di pubblicazione della nomina dei liquidatori: i criteri di valutazione sono ancora quelli dell'impresa in funzionamento, seppure tenendo conto della mancanza della prospettiva della continuità aziendale. Infatti, l'impresa è in funzionamento sino al momento in cui cessa l'attività: da questo momento si trasforma da complesso produttivo funzionante in coacervo di beni destinato alla liquidazione.
    All'inizio della procedura di liquidazione è predisposto il bilancio iniziale di liquidazione, redatto con criteri di valutazione che tengono conto delle modalità con le quali sarà svolta la liquidazione e della prosecuzione o meno dell'attività d'impresa attraverso l'esercizio provvisorio o l'affitto d'azienda. Successivamente, sono redatti i bilanci intermedi con criteri dell'impresa non in funzionamento. La liquidazione può comportare la prosecuzione dell'attività dell'impresa, quantomeno per il periodo anteriore alla vendita in blocco dell'azienda: in tale ipotesi, sussiste il postulato dell'impresa in funzionamento, tenendo conto che si tratta di una gestione «conservativa» e non «dinamica».
    Infine, sono redatti il bilancio finale di liquidazione e il piano di riparto. La liquidazione può essere revocata in ogni momento con il ritorno ai criteri di funzionamento, che sono i criteri degli Ias/Ifrs.

    L'identikit
    La Guida
    Criteri di valutazione ad hoc per i bilanci di liquidazione delle imprese che applicano i principi contabili internazionali (Ias/Ifrs). È quanto precisato nella Guida operativa 5 dell'Oic, relativa alla liquidazione delle società che redigono il bilancio in base agli Ias/Ifrs
    Le motivazioni
    La Guida si stata resa necessaria perché negli Ias/Ifrs non ci sono documenti relativi ai criteri di redazione dei bilanci di una società in liquidazione
    L'ambito di applicazione
    L'ambito di applicazione riguarda le società che redigono i bilanci utilizzando gli Ias/Ifrs, con esclusione di banche, intermediari finanziari e imprese di assicurazione, la cui liquidazione è disciplinata da disposizioni di legge speciali.

    Franco Roscini Vitali - 01 giugno 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  28/05/2010

    La tracciabilità del contante diventa una conseguenza dell'abbassamento della soglia del circolante e degli assegni in forma libera. Nella bozza della manovra correttiva approvata ieri dal consiglio dei ministri l'asticella è stata ritoccata alla soglia dei 7.000 euro. La conseguenza è che per i pagamenti di importi superiori si dovranno utilizzare altre forme, assegni non trasferibili, bonifici, bancomat o carte di credito che lasciano una traccia.

    Non solo, i libretti al portatore giungono definitivamente al capolinea entro il 30 giugno 2011 infatti dovranno essere estinti tutti quelli ancora esistenti alla data di entrata in vigore della manovra.

    Sono queste alcune delle novità che hanno preso forma ieri durante l'esame della manovra predisposta dal ministro dell'economia Giulio Tremonti.

    C. Bartelli – 26 giugno 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  27/05/2010

    La cartella esattoriale arriverà con la posta elettronica certificata. Questa ulteriore modalità di notifica della cartella di pagamento è prevista nella bozza manovra sul riordino dei conti pubblici esaminata ieri dal consiglio dei ministri. Si tratta di una misura che assieme ad altre ha quale principale finalità quella di razionalizzare le modalità di notifica degli atti impositivi di natura fiscale e più in generale dell'intero sistema di riscossione delle imposte.

    A. Bongi – 26 maggio 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  25/05/2010

    Fatturazioni monitorate dal fisco e pagamenti tracciati solo sopra una certa soglia, nonché il rilancio della caccia ai falsi poveri, il contrasto al gioco nero e la semplifcazione di adempimenti e oneri detraibili. È un cantiere aperto e soltanto nelle prossime ore l'amministrazione finanziaria e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, definiranno la nuova stretta contro "i veri evasori" su cui poggerà il fronte entrate della manovra biennale 2011-2012. Tra le misure antievasione, dunque, potrebbe trovare posto anche l'obbligo di comunicazione all'amministrazione finanziaria delle operazioni commerciali al di sopra di un determinato importo. In sostanza una sorta di comunicazione obbligatoria simile a quella del decreto legge incentivi che entrerà in vigore dal prossimo 1° luglio per il monitoraggio delle cessioni e degli acquisti effettuati con operatori residenti in paradisi fiscali.

    L'obiettivo di introdurre la comunicazione periodica delle fatture più elevate sarebbe sempre quello di poter contrastare le frodi Iva, come quelle delle cosiddette "cartiere" o delle false fatturazioni. L'operazione, inoltre, viaggerebbe in abbinata con la tracciabilità dei pagamenti di cui si stanno ancora definendo i dettagli.

    M. Mobili – 23 maggio 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore

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  • Normative complementari  »»  21/05/2010

    Tetto al 4%, la storia infinita. L'agevolazione per i mutui a tasso "non fisso" (per la quale lo stato ha rimborsato già 125 milioni di euro) doveva in teoria concludersi 5 mesi fa, visto che riguardava le rate in scadenza nel 2009.

    Non tutte le banche hanno però ancora accreditato il denaro dovuto ai clienti e molti, fra quelli che avevano un prodotto a tasso misto (con opzione di scelta fisso/variabile), lamentano la mancata concessione del beneficio.

    Soltanto alcuni gruppi bancari - fra cui Mps, Intesa Sanpaolo, Ugf – hanno finora riconosciuto i rimborsi a questa categoria di mutui del Dl Anticrisi 185/2008, ma un parere dell'Ombudsman (il giurì che risponde in materia di controversie bancarie) in risposta al ricorso di un cliente potrebbe adesso aprire uno spiraglio per tutti coloro che chiedono l'estensione della norma. B@nca 24-7 (gruppo Ubi Banca) non aveva concesso l'applicazione del "tetto al 4%" a un mutuo a tasso misto con in vigore l'opzione fisso per il 2009, ma l'Ombudsman ha stabilito che il decreto 185/2008 si estende anche a questa tipologia e che è «irrilevante la circostanza che, nel periodo di applicazione della norma (anno 2009) sia in corso il tasso fisso o tasso variabile». B@nca 24-7 dovrà riconoscere al cliente il rimborso entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione del giurì bancario. Ance gli altri istituti di credito, a questo punto, dovrebbero in teoria adeguarsi.

    Maximilian Cellino - 17 maggio 2010 -tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  18/05/2010

    Sempre in attesa della pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale, della proroga al 30 giugno per il termine dell'adempimento (scaduto il 30 aprile) per il Mud partono almeno i passaggi tecnici.

    Sul sito di Unioncamere (www.unioncamere.gov.it) è da venerdì disponibile il software per il Mud 2010, abbinato al software di controllo. Possono essere entrambi scaricati dalla home page della sezione "Ambiente" all'interno del sito di Unioncamere.

    Il Mud 2010 è la riproposizione del modello cartaceo del 2002, implementato dalle indicazioni (telematiche) per lo smaltimento dei Raee.

    15 maggio 2010 - tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  14/05/2010

    Dal 22 febbraio blocco delle iscrizioni ipotecarie sotto gli 8 mila euro. E per chi si trova nella situazione di avere un'ipoteca per debiti inferiori agli 8 mila euro, Equitalia ha messo a disposizione la modulistica con cui presentare l'istanza di cancellazione «che sarà effettuata», spiega Marco Cuccagna, direttore generale della società che raggruppa i concessionari della riscossione, «ovviamente a spese di Equitalia». E non solo.

    Per il dg, l'ipoteca non scatta mai all'improvviso, né tantomeno all'insaputa del contribuente, ed è una sorta di procedura di ultima istanza quando non è possibile intervenire in altro modo.

    G. Galli – 12 maggio 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  03/05/2010

    Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che sposta dal 30 aprile al 30 giugno il termine di scadenza per la presentazione del Mud. Alla fine l'ha spuntata il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo: le 600mila imprese obbligate a fare la dichiarazione ambientale possono tirare un sospiro di sollievo evitando pesanti sanzioni per la mancata presentazione nei termini previsti.
    Il pasticcio è stato creato tutto dal governo che già da settimane aveva annunciato la proroga per ridefinire i moduli della dichiarazione pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale soltanto mercoledì e in una versione sbagliata, mancante di numerose schede. Il decreto legge, presentato tre settimane fa dalla Prestigiacomo, era stato bloccato dal Consiglio dei ministri per l'opposizione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
    Stamattina il via libera. Il decreto legge prevede anche la "sanatoria" per le dichiarazioni già presentate sulla base del modello approvato con il Dpcm del 2 dicembre 2008 e la redistribuzione delle emissioni di CO2 per i «nuovi entranti» nel sistema di scambio delle quote.
    La norma intende far fronte alle difficoltà degli operatori che, per gli investimenti fatti nei nuovi impianti, avrebbero diritto alle quote ma non possono acquisirle per l'esaurimento della «riserva nuovi entranti», pari a 21,7 milioni di tonnellate di CO2. La riserva copre soltanto gli impianti avviati fino all'aprile 2009. Resterebbero esclusi gli impianti avviati successivamente, con il risultato di discriminarli rispetto agli altri e, in molti casi, «alterare in maniera irriperabile l'equilibrio economico-finanziario soprattutto delle piccole e medie imprese».
    La soluzione adottata con il decreto legge prevede la determinazione di crediti per l'acquisto da parte degli operatori esclusi delle quote necessarie sul mercato, da rimborsare con i proventi delle aste per l'attribuzione delle quote a titolo oneroso per il periodo successivo al 2013.

    Giorgio Santilli - 30 aprile 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  30/04/2010

    La proroga per la presentazione del Mud, il modello unico di dichiarazione ambientale, ci sarà. L'appello delle piccole e medie imprese aderenti a Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, riunite in nome del «Patto del Capranica» non è rimasto inascoltato: lo slittamento dei termini, dal 30 aprile al 30 giugno, per la presentazione del prospetto sarà oggetto di un emendamento governativo al dl incentivi, mentre il modello da utilizzare per la compilazione sarà quello «vecchio stile», nel senso che si ripristinerà lo schema del dpcm 24 dicembre 2002 che fino all'anno scorso regolava la materia Mud. Al ripristino provvede un dpcm appena firmato da Silvio Berlusconi e pubblicato sul Supplemento Ordinario n. 80 alla G.U. n. 98 del 28 aprile 2010.

    S. Saturno – 29 aprile 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  29/04/2010

    Il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti ed il Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha stanziato 420 milioni di euro per gli incentivi al consumo, che prendono il via dal 15 aprile 2010.

    300 milioni di euro per incentivare l'acquisto di alcune tipologie di prodotti e sgravi fiscali per 120 milioni di euro alle imprese del settore tessile e ai settori innovativi.

    Il decreto legge n. 40/2010 approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 marzo 2010, il decreto attuativo del 26 marzo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 aprile 2010, la circolare applicativa del decreto 26 marzo 2010 e la specifica circolare per gli incentivi alle aziende e agli imprenditori agricoli, hanno fissato i requisiti per beneficiare degli incentivi al sistema produttivo e le modalità di funzionamento.

    Ciclomotori, cucine ed elettrodomestici, case ecosostenibili, abbonamenti a internet veloce per i giovani fino a 30 anni e i prodotti industriali come inverter e motori elettrici, gru, rimorchi e macchine agricole, che aumenteranno la sicurezza sul lavoro, sono i principali settori che ne beneficeranno.

    "Grazie agli incentivi – ha affermato il Ministro Scajola – favoriremo l'acquisto di prodotti innovativi e a basso consumo energetico per più di un milione di famiglie, oltre a migliorare la sicurezza del lavoro per agricoltori e imprese. Accedere allo sconto sarà semplicissimo: basterà una telefonata o un click del computer del rivenditore".

    MODALITA' DI FUNZIONAMENTO
    Poste Italiane, partner del Ministero dello Sviluppo Economico nella campagna per gli incentivi a sostegno dei consumi e della ripresa produttiva, ha attivato un call center informativo e di assistenza per i cittadini e le imprese, che risponde al numero verde 800 123 450 da rete fissa e al numero 199 123 450 da rete mobile (il costo della chiamata dipende dall'operatore telefonico utilizzato).

    Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet http://incentivi2010.sviluppoeconomico.gov.it

    A garanzia della massima trasparenza, come richiesto dalle principali associazioni della distribuzione e dai diversi operatori delle telecomunicazioni, i venditori dovranno seguire una procedura di iscrizione ad un apposito elenco, prima di poter attivare l'effettiva erogazione degli incentivi ai consumatori.

    Il negoziante (o il costruttore) a partire dal 15 aprile dovrà chiamare il call center al numero verde 800 556 670 per conoscere la disponibilità delle risorse finanziarie e fornire una risposta all'acquirente.

    Per gli abbonamenti ad internet veloce, invece, dovranno registrarsi solo gli operatori delle telecomunicazioni (e non i rivenditori), utilizzando esclusivamente l'indirizzo e-mail: contributi.bandalarga@postecert.it

    Poste Italiane gestirà l'intero processo di liquidazione del contributo: accettazione della richiesta, ricezione della documentazione cartacea con conseguente archiviazione ottica sostitutiva, verifica del diritto a fruire degli incentivi, gestione dell'ammontare disponibile per le singole iniziative, predisposizione flussi di rimborso degli incentivi riconosciuti.

    Dal 17 maggio, invece, il rivenditore potrà ottenere informazioni ed eseguire il procedimento di prenotazione del contributo direttamente sul portale di gestione e prenotazione degli incentivi che sarà sempre messo a disposizione da Poste Italiane. Completate le pratiche dell'istruttoria, l'acquirente potrà comprare il bene desiderato ottenendo uno sconto prestabilito sul prezzo di acquisto. Sarà poi Poste Italiane, su disposizione del Ministero dello Sviluppo Economico, a provvedere a rimborsare il rivenditore o il costruttore liquidando le somme con bonifico o postagiro.

    ALLEGATI

    APPROFONDIMENTI
    Tabella dei settori che beneficeranno degli incentivi
    Tabella dei settori che beneficeranno degli incentivi compresi gli sgravi fiscali al settore tessile e ai settori innovativi

    NORMATIVA
    Circolare 20 aprile 2010 per gli incentivi alle aziende e agli imprenditori agricoli
    Circolare applicativa del decreto del 26 marzo 2010 in materia di efficienza energetica, eco compatibilità e sicurezza sul lavoro
    Decreto attuativo del 26 marzo 2010 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 aprile 2010
    Decreto Legge approvato in Consiglio dei Ministri

    LINK UTILI
    http://incentivi2010.sviluppoeconomico.gov.it

    COMUNICATI STAMPA
    Comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico del 15 aprile 2010
    Comunicato Stampa del Ministero dello Sviluppo Economico del 14 aprile 2010
    Comunicato Stampa del Ministero dello Sviluppo Economico del 02 aprile 2010
    Comunicato Stampa del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 marzo 2010
    Comunicato Stampa del Ministero dello Sviluppo Economico del 24 marzo 2010
    Comunicato Stampa con dichiarazione del Ministro Scajola sugli incentivi del 19 marzo 2010
    Comunicato Stampa del Consiglio dei Ministri del 19 marzo 2010
    Comunicato Stampa di Poste Italiane del 6 aprile 2010

    (15/04/2010 – tratto da www.sviluppoeconomico.gov.it)

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  • Normative complementari  »»  28/04/2010

    Deve rivolgersi all'autorità giudiziaria ordinaria l'automobilista che vuole contestare l'irregolare decurtazione dei punti della patente qualora penda ancora il giudizio sulla legittimità della multa.

    Lo hanno stabilito la Sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 9691, hanno respinto il ricorso del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

    Il caso riguarda un automobilista di Mestre al quale erano stati decurtati i punti della patente. L'uomo aveva impugnato la multa davanti al Prefetto che, però, aveva respinto il ricorso. Ma aveva ancora la possibilità di rivolgersi al giudice di pace. Nel frattempo aveva contestato la decurtazione dei punti di fronte all'Ago. Così il Ministero dei trasporti ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo prima di tutto un regolamento di giurisdizione. La Suprema corte lo ha respinto.

    D. Alberici – 27 aprile 2010 – tratto da Italia Oggi -

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  • Normative complementari  »»  26/04/2010

    Da lunedì 26 aprile, partirà la registrazione gratuita per attivare il servizio di posta elettronica certificata per i cittadini. Sarà sufficiente collegarsi al portale www.postacertificata.gov.it e, successivamente, trascorse 24 ore dalla registrazione - e comunque entro 3 mesi - recarsi a un ufficio postale abilitato per l'identificazione (ricordandosi di portare con sé, documento d'identità e codice fiscale o tessera sanitaria) e la firma del relativo modulo d'adesione. L'annuncio è arrivato oggi a Palazzo Vidoni, dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che ha stimato in circa 50 milioni la platea degli interessati all'iniziativa: tutti i cittadini italiani maggiorenni, in possesso di codice fiscale, che con l'avvio del nuovo servizio - ha aggiunto - «potranno, a costo zero e senza più fare file, prenotare una visita medica, iscrivere il proprio figlio a scuola, contestare una multa, pagare tasse e bollette». A oggi, ha proseguito il ministro Brunetta, sono oltre 80mila le Pec richieste dai cittadini grazie alle sperimentazioni avviate a fine settembre scorso da Aci e Inps. Supera, invece, il milione il numero di professionisti che ha adempiuto all'obbligo (che decorreva da novembre 2009) di dotarsi di posta elettronica certificata e sono più di 110mila le imprese che hanno già attivato un indirizzo Pec. Con l'obiettivo, ha rilanciato Brunetta, di «arrivare entro dicembre a superare quota 10 milioni di italiani in possesso di indirizzi mail certificati».

    Ministeri ed enti pubblici sono pronti?
    Ma ministeri ed enti pubblici - l'altra faccia della medaglia - sono pronti all'arrivo della Pec? Al momento, ha sottolineato Brunetta, la posta elettronica certificata (che come si sa, avrà lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento e costituirà avvio formale del procedimento) è attiva in 12mila amministrazioni, 7.315 centrali e 4.685 locali. Con una situazione a macchia di leopardo, anche per i collegati problemi di organizzazione del personale. Se in alcuni settori, come Regioni, Camere di Commercio, Inps, Inail, Inpdad, ha evidenziato il titolare di Palazzo Vidoni, la copertura è del 100%, in altri si fa più fatica. Nei ministeri, ha ricordato, siamo all'85%, nelle università e nelle Asl, al 50-60 per cento. Nei comuni capoluogo, la percentuale è al 60%, ma puntiamo ad arrivare al 100% già da lunedì prossimo, ha evidenziato il ministro. Discorso a parte per i 14mila istituti scolastici, nei quali è già in piedi un canale parallelo di comunicazione telematico con le famiglie e serve, ora, ha aggiunto, riconvertirlo alla Pec. L'obiettivo, ha spiegato Brunetta, è che, al più presto, tutte le amministrazioni istituiscano una casella di posta certificata per ciascun registro di protocollo e pubblichino nella pagina iniziale del proprio sito web istituzionale l'indirizzo mail a cui il cittadino può rivolgersi. Si tratta, ha aggiunto, di adempimenti già previsti 5 anni fa dal Codice dell'amministrazione digitale (Dlgs 82/2005), che occorre attuare senza più indugi. Ed ora c'è anche un deterrente in più: la responsabilità dirigenziale. Il mancato assolvimento degli adempimenti relativi alla Pec, ha ricordato Brunetta, influirà sulla retribuzione di risultato, che si ridurrà in caso di inefficienza.

    Claudio Tucci - 19 aprile 2010 – tratto da sole24ore.com

    (Ricordiamo che sull'argomento è pubblicata su questo stesso sito nell'area Newsletter riservata ai clienti la circolare n. 01/2009 del 19.10.2009)

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  • Normative complementari  »»  19/04/2010

    Il ministero dello Sviluppo economico detta le istruzioni per l'utilizzo degli incentivi varati con il decreto legge n. 40/2010.
    Il fondo di 300 milioni di euro a sostegno dei consumi e della ripresa produttiva prevede bonus destinati ai cittadini e alle imprese.
    Le indicazioni fornite dal ministero, attraverso il proprio sito internet, riguardano anzitutto l'acquisto di immobili ad alta efficienza energetica. Chi compra la prima casa "verde" può disporre di un contributo di 116 euro a metro quadrato, fino a 7mila euro se si tratta di un immobile in classe energetica A e di 83 euro a metro quadrato, fino a 5mila euro per gli immobili in classe B. Il Ministero ha precisato i requisiti per ottenere il contributo e la procedura da seguire attraverso l'intermediazione di Poste italiane. Si tratta di adempimenti che spettano soprattutto agli acquirenti.
    Analoghe precisazioni sono state fornite sui requisiti tecnici degli altri beni agevolati (dagli elettrodomestici alle macchine agricole) e sulle modalità di prenotazione degli aiuti.
    È stato chiarito, per esempio, che i beni devono essere «venduti e acquistati in Italia», ma non è necessario che siano stati prodotti in Italia e/o marchiati made in Italy.

    M.Bellinazzo - 09 aprile 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  13/04/2010

    Un Mud «ibrido», costituito dall'impianto del modello unico di dichiarazione ambientale 2009, con una nuova sezione riservata ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sembra essere questa la strada che il governo è intenzionato a percorrere per la prossima dichiarazione Mud 2010 in scadenza il 30 aprile 2010, e ciò mediante un duplice intervento normativo: un decreto legge che congelerà l'operatività del dpcm 2 dicembre 2008 (il provvedimento che prevede proprio a partire da quest'anno l'utilizzo di nuove regole per la comunicazione rifiuti) e un parallelo decreto del presidente del consiglio dei ministri che riprenderà l'architettura dell'uscente dpcm 24 dicembre 2002 (il provvedimento che fino all'anno scorso ha regolato la dichiarazione in parola) inserendovi una parte relativa alla denuncia delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (cosiddette «Aee») immesse sul mercato e relativi rifiuti (detti anche «Raee») gestiti.

    Il tutto con una ipotetica proroga del termine finale che (il condizionale è d'obbligo fino all'adozione ufficiale dei provvedimenti in parola) potrebbe far slittare alla fine del mese di maggio la presentazione dell'ultimo Mud.

    V. Dragani – 12 aprile 2010 – tratto da Italia Oggi Sette -

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  • Normative complementari  »»  12/04/2010

    Tempi duri per le famiglie italiane. Nell'ultimo trimestre del 2009 il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è diminuito del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre la spesa si è ridotta dell'1,9 per cento. Lo rileva l'Istat, sottolineando come si tratti della riduzione più significativa dall'inizio delle serie storiche negli anni Novanta. Il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto a quello dell'anno precedente.

    Nel quarto trimestre del 2009, rileva sempre l'Istat, la propensione al risparmio delle famiglie (definita dal rapporto tra il risparmio lordo e il reddito disponibile) è stata pari al 14% come nel trimestre precedente, mentre la riduzione rispetto al corrispondente periodo del 2008 è stata pari a 0,7 punti percentuali. Nel quarto trimestre 2009, continua l'istituto di statistica, il reddito disponibile delle famiglie è diminuito dello 0,2% in valori correnti rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali si è ridotta dello 0,1 per cento.

    Prosegue, inoltre, la flessione del tasso di investimento delle famiglie (definito dal rapporto tra gli investimenti fissi lordi, che comprendono gli acquisti di abitazioni e gli investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore, e il loro reddito disponibile lordo) che nel quarto trimestre 2009 si è attestato all'8,8%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, risentendo di una riduzione degli investimenti (-2,2%) molto superiore a quella del reddito disponibile (-0,2%). Nel quarto trimestre 2009 il tasso di investimento delle famiglie si è ridotto di 0,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2008.

    08 aprile 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  12/04/2010

    Il 30 aprile scade il termine per il pagamento del diritto annuale per le imprese iscritte all'Albo gestori ambientali.

    In vista di questa scadenza, l'Albo gestori ambientali, in collaborazione con le Poste Italiane e con Ecocerved Scarl, ha predisposto l'invio, a tutte le imprese iscritte all'Albo, di un bollettino di conto corrente postale su cui sono riportati gli importi previsti per ogni classe di iscrizione, relativamente alle categorie di iscrizione di appartenenza.

    Le imprese dovranno effettuare il versamento del diritto annuale, utilizzando questo bollettino, senza inviare l'attestazione del versamento all'Albo.

    Signa, 12 aprile 2010
    STUDIO BAMBAGIONI

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  • Normative complementari  »»  08/04/2010

    Gli incentivi scattano dal 15 aprile, ma già dal 6 aprile i rivenditori devono registrarsi al call center gestito da Poste Italiane. Per ottenere gli sconti bisogna avere tutte le carte in regola, altrimenti si rischia la revoca del contributo. In 10 semplici domande e risposte, una guida pratica per conoscere termini e adempimenti che portano ai bonus.

    Cosa sono gli incentivi?
    Si tratta di sconti praticati sul prezzo di vendita di un prodotto. I "bonus" sono di importo variabile (a seconda del bene) e scattano, per i consumatori, al momento dell'acquisto. L'attuale normativa non prevede meccanismi di sgravi fiscali come in precedenti campagne d'incentivazione.

    Quali sono i prodotti che si possono acquistare scontati?
    Sono 19, raggruppati in 10 tipologie di beni. E precisamente: motocicli, cucine componibili, elettrodomestici, case ecologiche, lavastoviglie (forni elettrici, piani cottura, cucine a gas, cappe climatizzate, pompe di calore), rimorchi, macchine agricole, motori fuoribordo, gru a torre per l'edilizia e altri prodotti che migliorano l'efficienza energetica industriale (inverter, Ups, batterie di condensatori, motori ad alta efficienza).

    Da quando scattano gli sconti per i consumatori?
    Gli incentivi partono dal prossimo 15 aprile.

    Quanto durano gli acquisti incentivati?
    I bonus sono validi per il tutto il 2010. Il fondo a disposizione è di 300 milioni di euro, di cui 200 provenienti dalla lotta all'evasione.

    Che succede se il budget a disposizione degli incentivi è esaurito?
    Il meccanismo d'incentivazione è "a capienza": quando si esauriscono le risorse stanziate per quel prodotto, non si potrà più ottenere l'incentivo. Tuttavia è possibile che dopo la scadenza l'eventuale residuo di fondi per un prodotto incentivato sia trasferito a un altro che ha più richieste rispetto alla disponibilità.

    Come si fa a ottenere il bonus?
    La procedura è identica per tutti i prodotti oggetto di sconto. Ci si dovrà rivolgere al rivenditore, che verificherà (per via telematica o col telefonino) la disponibilità delle risorse, che diventeranno uno sconto sul prezzo d'acquisto.

    Cosa devono fare i rivenditori?
    Da oggi, 6 aprile, dovranno registrarsi in un elenco, tramite il call center gestito da Poste Italiane al numero verde 800.556.670. Per gli abbonamenti a internet veloce, invece, sempre da oggi, è attivo l'indirizzo email: contributi.bandalarga@postecert.it, che dovrà essere utilizzato dai soli operatori delle telecomunicazioni (e non quindi dai rivenditori) per accreditarsi.

    Per le "case ecologiche" servono documenti particolari?
    Sì. Per ottenere l'incentivo per l'acquisto di immobili di nuova costruzione ad alta efficienza energetica, è necessario ottenere l'attestato di certificazione energetica, rilasciato da un soggetto accreditato (Enea). Viene confermato, poi, l'importo massimo dello sconto - rispettivamente di 5mila e 7mila euro - a seconda della categoria di fabbisogno energetico dell'abitazione, e viene precisato che l'immobile deve essere di nuova costruzione e deve essere destinato a prima abitazione della famiglia di chi acquista nel solo caso del bonus con tetto di 5mila euro. L'attuale normativa precisa anche che questa agevolazione è l'unica dell'intero pacchetto incentivi che può essere cumulata ad altre agevolazioni sul medesimo bene.

    In caso di acquisto di un motociclo "Euro 3" per ottenere il bonus serve rottamare la vecchia due ruote?
    Sì, è indispensabile rottamare un motociclo o un ciclomotore "Euro 0" o "Euro 1". La contestuale rottamazione, invece, non è invece richiesta se si acquista una moto dotata di alimentazione elettrica, doppia o esclusiva.

    Che succede se non si è in regola con i requisiti richiesti per ottenere il bonus?
    È prevista la revoca del contributo in caso di assenza dei requisiti previsti per usufruire dell'incentivo o se la documentazione da esibire per la fruizione del bonus è incompleta o irregolare.

    Claudio Tucci - 06 aprile 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  25/03/2010

    Liberalizzazione in arrivo per i lavori in casa. Non ci sarà più bisogno della denuncia di inizio attività (Dia) per gli interventi di manutenzione straordinaria «sempre che non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici». Lo prevede il decreto legge appena varato dal governo che modifica il testo unico sull'edilizia del 2001.

    In sostanza si potranno fare liberamente (senza chieder alcuna autorizzazione) i lavori interni a un appartamento con tre soli vincoli: non spostare i muri portanti; non aumentare la superficie o la volumetria dell'appartamento; non fondere più unità immobiliari in una o, viceversa, frammentare una unità immobiliare in più unità. L'articolo del testo unico modificato lasciava ampi margini alle regioni di intervenire sulla materia. Soltanto la Sardegna, però, aveva già liberalizzato la manutenzione straordinaria senza più bisogno della Dia. L'impatto sarà quindi molto forte su questo punto. La manutenzione ordinaria, viceversa, era già liberalizzata sia dalla normativa nazionale che da quella regionale.

    La semplificazione varata era stata annunciata dal governo già un anno fa in concomitanza del lancio del piano casa. Si trattava di una liberalizzazione molto più spinta che riguardava anche le aree vincolate e che era stata inserita nel protocollo d'intesa sottoscritto con le regioni il 1° aprile 2009. Il governo, che si è sempre lamentato delle resistenze delle regioni sul piano casa, non era tuttavia riuscito a varare quel provvedimento per contrasti interni e per le obiezioni delle sovrintendenze ai beni culturali.

    Il decreto legge liberalizza anche altre attività più specifiche, eliminando l'obbligo della presentazione della Dia:

    • i movimenti di terra strettamente pertinenti all'esercizio dell'attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari;
    • le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni;
    • le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola;
    • le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l'indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale;
    • i pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori delle zone di tipo A di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444;
    • le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

    Giorgio Santilli - 19 marzo 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  23/03/2010

    I dati sanitari dei dipendenti non possono essere diffusi sui siti internet aziendali. E se pubblicati vanno rimossi. Lo ha deciso il garante accogliendo il ricorso di un dirigente di una società, cui è stato imposto di rimuovere i dati sulla salute dell'interessato pubblicati on line (il provvedimento è del 16 dicembre 2009 ed è stato reso noto dalla newsletter del garante del 18 marzo 2010).
    Nel caso specifico la società ha pubblicato sul proprio sito web un comunicato stampa, con cui si avvisava che, a causa di un persistente stato morbile di un suo dipendente, la carica di dirigente sarebbe stata assunta ad interim dall'amministratore delegato della società stessa.

    19 marzo 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  19/03/2010

    Il Sistri (sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) diventerà operativo in estate (dal 13 luglio e dal 12 agosto 2010, secondo le dimensioni aziendali). Solo da allora non sarà più necessario compilare e inviare il Mud, poichè il nuovo sistema acquisisce i dati in tempo reale giorno per giorno. Pertanto, il 30 aprile le imprese dovranno presentarsi all'appuntamento con il Mud, per i rifiuti prodotti e gestiti nel 2009; quindi, l'adempimento dovrà essere onorato per l'ultima volta.

    P. Ficco – 18 marzo 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  18/03/2010

    L'obbligo della comunicazione unica per l'attività d'impresa partirà il 1° aprile. Si tratta di un punto d'arrivo importante nella strategia della semplificazione dei rapporti tra impresa e pubblica amministrazione, che consentirà di far partire un'impresa con un unico invio al Registro.

    La comunicazione unica consente di chiedere codice fiscale e partita Iva; aprire la posizione assicurativa Inail; chiedere l'iscrizione all'Inps dei dipendenti o dei lavoratori autonomi e al Registro imprese. Questo anche se l'obiettivo finale resta l'entrata in vigore del più ampio "sportello unico delle attività produttive" (legge 133/08), di cui si attendono i regolamenti attuativi.

    S. Fossati/M. Pirazzini – 17 marzo 2010 – tratto da Il Sole 24 Ore -

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  • Normative complementari  »»  17/03/2010

    Continua a crescere, nonostante la crisi, il bonus del 36% per le ristrutturazioni edilizie.
    Il 2009 chiude infatti con quasi 448mila ristrutturazioni edilizie avviate con il beneficio dell'agevolazione fiscale, segnando il 14% in più rispetto al 2008. Lo segnala FiscoOggi, rivista dell'Agenzia delle Entrate, indicando che in 12 anni il fisco ha erogato sconti sulle imposte a oltre 4 milioni di italiani.

    L'apprezzamento per il bonus, nato nel 1998 per favorire il recupero del patrimonio edilizio, è cresciuto in maniera costante. Nel corso del primo anno, il 1998, hanno approfittato del bonus fiscale più di 240mila contribuenti. L'anno che si è chiuso il 31 dicembre scorso invece, ha registrato 447.728 ristrutturazioni agevolate, vale a dire che la richiesta dello sconto è aumentata, dopo dodici anni dall'entrata in vigore, dell'86%. Il 2009 migliora il primato che si era avuto nel 2007 (402.811 ristrutturazioni) dell'11% e stabilisce un nuovo record assoluto.

    L'analisi a livello geografico fa rilevare la supremazia della Lombardia, dove più di 100mila persone, pari al 23% del totale nazionale, hanno utilizzato l'opportunità fiscale. Bene anche in Emilia Romagna dove si contano quasi 70mila restauri abitativi, pari al 15% del totale. Terza regione il Veneto, con 56mila dichiarazioni di inizio lavori. In Piemonte, invece hanno ristrutturato in 40mila, in Toscana 28mila, e nel Lazio 25mila. Seguono ancora Liguria (20mila), Friuli Venezia Giulia (18mila), Trentino Alto Adige (quasi 14mila). Solamente al decimo posto spunta la prima regione meridionale, la Puglia, dove si contano più di 13mila richieste di bonus fiscale. L'11ma posizione spetta alle Marche con 13mila domande. Poi la Sicilia sopra quota 10mila.

    A livello di macroaree geografiche, in testa alla classifica il Nord-Ovest con quasi 165mila ristrutturazioni avviate nel 2009, (37% del totale), segue il Nord-Est con 158mila (35%) e poi il Centro e il Sud con, rispettivamente, 73mila (16%) e 52mila (12%) dichiarazioni di inizio lavori.

    15 marzo 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  15/03/2010

    Se pensate che sia solo una questione di cassa, siete fuori strada. La tassa di 38 euro introdotta dal 1° gennaio sui ricorsi al giudice di pace per opporsi alle multe stradali (ma in generale a tutte le ordinanze-ingiunzioni di pagamento di sanzioni amministrative) è stata voluta soprattutto per disincentivare un contenzioso giunto a livelli record. E da un primo monitoraggio effettuato dal Sole 24 Ore che ha interpellato direttamente gli uffici dei magistrati onorari sul territorio sembra che, almeno per ora, lo scopo sia stato raggiunto. Nelle oltre 60 sedi che hanno risposto, i ricorsi presentati a gennaio sono quasi dimezzati rispetto allo stesso mese dell'anno scorso: "solo" 9.600 contro 17.600, un bel 45,4% in meno. Del resto, il balzello eguaglia o addirittura supera la sanzione prevista per molte delle più comuni infrazioni stradali (come sosta vietata e velocità inadeguata).

    Resta il dubbio che nel lungo termine la nuova misura si riveli efficace: 38 euro per molti sono una cifra ridicola. E pure gli altri possono aggirare il problema: basta non pagare. Sì, perché il ricorso andrà avanti lo stesso: il giudice deve procedere lo stesso e inviare una segnalazione all'agenzia delle Entrate. Insomma, se anche si decongestioneranno gli uffici giudiziari, si rischia di appesantire l'amministrazione finanziaria.
    Un rischio non solo teorico. Certo, a prima vista conviene pagare subito: se si aspetta la cartella esattoriale il conto lievita e comunque se si vince la causa ci si può far rimborsare. Ma qualcuno scommette sull'incostituzionalità della nuova tassa. Che la Consulta potrebbe dichiarare, con tutte le complicazioni del caso nello stabilire chi ha ancora il diritto di riavere i soldi e chi no. Nel dubbio, qualcuno se li tiene.

    Ma quanti saranno davvero gli italiani disposti a rinunciare al ricorso o a presentarlo al prefetto (dove resta gratuito ma ci sono meno garanzie) per 38 euro? Spesso una multa per eccesso di velocità costa ben di più (da 155 a 500 euro, più 263 per permettersi di non indicare chi guidasse e quindi salvare la patente), ma non per questo si è smesso di violare i limiti: la Stradale continua ad accertare circa un milione di infrazioni, nonostante da due anni e mezzo i controlli debbano essere ben visibili e presegnalati.
    «La gente ha i soldi», dicono molti poliziotti del Nord. Ma nelle regioni meno prospere è diverso: in Puglia il Tutor deve funzionare un'ora intera prima di registrare un'infrazione e in Basilicata da inizio anno sono riusciti a fare solo 1,9 multe per ogni appostamento. Italia a due velocità...

    Maurizio Caprino - 22 febbraio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  09/03/2010

    Proroga di 30 giorni per chi deve iscriversi al Sistri, il nuovo sistema di controllo dalla tracciabilità dei rifiuti, regole più severe sulla videosorveglianza dei rifiuti e tempistica chiara delle comunicazioni al sistema centrale, ma anche alleggerimento degli oneri burocratici per alcune tipologie di imprese. Con un decreto ministeriale dell'ultim'ora pubblicato sulla G.U. del 27 febbraio 2010 (due giorni prima della deadline del 1° marzo 2010 per l'adesione al Sistri) il Minambiente ha rimodulato le regole relative alla partenza del nuovo sistema di tracciamento telematico dei rifiuti, facendo non solo slittare a fine mese il termine entro cui il primo gruppo di soggetti individuato dal dm 17 dicembre 2009 dovrà iscriversi al sistema, ma rivedendo alcuni ingranaggi della complessa macchina in partenza.

    V. Dragani – 08 marzo 2010 – tratto da Italia Oggi Sette -

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  • Normative complementari  »»  08/03/2010

    Una carta per ogni esigenza. Proposte come alternativa al contante, le carte di pagamento (oltre a quelle di credito ci sono le prepagate e quelle di debito) costituiscono un universo molto articolato in cui il consumatore può muoversi per individuare lo strumento più adatto alle sue necessità. Dal "semplice" impiegato che non ha grandi esigenze e molto spesso si accontenta della carta proposta dalla banca presso cui ha aperto il conto corrente, al professionista che fa di questa tessera un vero e proprio strumento di lavoro: plafond elevato per far fronte anche agli imprevisti, carte secondarie per suddividere le spese di lavoro da quelle personali, un vero e proprio servizo di assistenza telefonica in grado di prenotare viaggi e risolvere piccoli disguidi così da risparmiare tempo e potersi concentrare sull'attività principale.

    Il consumatore più smaliziato, anche senza le esigenze di un grande viaggiatore o di un professionista di alto livello, può comunque muoversi in questo mondo per individuare, anche tra le carte "base" soluzioni più o meno convenienti (il servizio di notifica via sms è gratuito?), più o meno sicure (c'è la possibilità di usare un codice virtuale su internet?) o semplicemente più piacevoli, magari anche solo dal punto di vista grafico. Certo, orientarsi può risultare difficile, sia per la velocità con cui si rinnova il settore (in alcuni periodi dell'anno si assiste all'arrivo sul mercato di una carta a settimana), sia per le caratteristiche di questi strumenti che nel corso del tempo si sono evoluti. Le prepagate, tanto apprezzate nel nostro paese, per esempio, nella loro modalità di funzionamento sono l'opposto di una carta di credito tradizionale, con la quale prima si spende e poi si rimborsa. Ma sono cresciute a tal punto che oggi sono in grado di svolgere alcune delle funzioni principali di un conto corrente.

    Proposte dagli operatori del settore come valida soluzione per fare a meno del contante, le carte finora non sono riuscite a conquistare il settore dei micropagamenti, nonostante il passaggio all'euro abbia incrementato il numero di spiccioli presenti nei portafogli. Il 2010 potrebbe però essere l'anno decisivo su questo fronte, quello delle transazioni contactless, effettuate senza inserire o strisciare la carta nel terminale ma semplicemente avvicinandola ad esso e senza firmare la ricevuta o digitare il Pin. Più facile che bere un bicchiere d'acqua, recita lo slogan scelto da MasterCard per lanciare la sua soluzione, Paypass, in Italia (ma tra i grandi circuiti c'è anche la soluzione analoga Paywave di Visa).

    «La maggior parte delle banche sta già scrivendo ai propri clienti per sostituire la carta tradizionale con quella dotata di tecnologia PayPass – spiega Paolo Battiston, general manager di MasterCard Italia –. Il cliente può anche richiedere direttamente presso tutte le banche che hanno adottato la nuova tecnologia».

    Il sistema contactless è semplice, ma finora poco diffuso nel nostro paese. Per farlo decollare, del resto, serve che si raggiunga una massa critica sufficiente su due fronti: quello dei titolari delle carte di credito e quello degli esercizi commerciali, massa che finora ha stentato a formarsi. Negli ultimi tempi, però, lo scenario è cambiato, perché sono scesi in campo anche istituti bancari importanti come Intesa Sanpaolo e Bpm e si è puntato con decisione su Milano per la seconda fase.

    «Questa iniziativa coinvolge circa 100mila clienti nell'area di Milano e provincia - spiegano da Intesa Sanpaolo -. Abbiamo mandato a casa la nuova carta a circa 55mila titolari di carta di credito Intesa Sanpaolo, ma le carte contactless possono essere richieste in tutte le filiali di Milano e provincia. È disponibile in questa versione sia la carta di credito che la prepagata SuperFlash».

    In modalità contactless si concludono operazioni fino a 15-25 euro, ma c'è anche il passaggio successivo, cioè quello dell'acquisto effettuato direttamente con un telefono cellulare a cui è collegata la carta di pagamento. In questo caso non è più la carta che deve essere avvicinata al terminale, ma direttamente il telefonino dotato di tecnologia Nfc (Near field communication). Una soluzione che Visa sta sperimentando dalla fine di settembre in Valtellina con la collaborazione del Credito Valtellinese e di Key client cards & solutions e da qualche giorno in Emilia Romagna con Bper.

    Le tipologie
    Le carte di credito si suddividono in tre sottocategorie. La più diffusa è quella «a saldo». Consente al cliente di dilazionare il pagamento di beni o servizi acquistati. Nella maggior parte dei casi l'addebito in conto corrente avviene, senza oneri finanziari, entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello dell'acquisto. Si tratta invece di una carta di credito revolving (o rotativo) se il pagamento viene rateizzato. In questo caso però sull'importo finanziato (che non può eccedere un fido prestabilito) vengono calcolati interessi a carico del cliente. I tassi per le carte revolving possono essere anche molto più elevati rispetto ad altri finanziamenti. Per importi inferiori ai 5mila euro i tassi di interesse applicati sul credito rotativo possono superare anche il 20 per cento. A queste due tipologie di carte si affiancano anche le «co-branded». Sono emesse da una banca o istituto finanziario in collaborazione con una terza azienda (solitamente un operatore della grande distribuzione) che facilita la diffusione dello strumento presso la propria clientela e offre servizi aggiuntivi allo scopo di fidelizzarne i possessori.

    Circuiti ed emittenti
    VISA
    È uno dei più diffusi in Italia. Visa Europe è un'associazione gestita dalle 4.600 istituzioni finanziarie socie che mette a disposizione l'infrastruttura tecnologica per i pagamenti elettronici. Le carte di pagamento vengono poi emesse dalle singole banche socie. Per le carte di debito la società utilizza i circuiti Visa Electron e VPay. Tra le novità, Visa sta puntando molto sulle sperimentazioni contactless.

    MASTERCARD
    È molto diffuso in Italia con i brand MasterCard (carte di credito e debito), Maestro (carte di debito) e Cirrus (network Atm). Le carte di pagamento vengono emesse dalle singole banche socie. Il bouquet di prodotti è rivolto a più categorie. Tra le novità, nel 2009 MasterCard ha stretto accordi con CartaSi e Banca Sella per i pagamenti online, abilitando più di mille esercizi commerciali in Italia.

    AMERICAN EXPRESS
    È sia un circuito di pagamento che un emittente di carte di credito. Tra i prodotti in circolazione ci sono le carte Alitalia American Express, Platino e Centurion (comprende servizi esclusivi, soprattutto nel campo dei viaggi e del turismo), Carta Verde e Carta Oro. I costi annui, a seconda del profilo di utilizzo, oscillano dai 75 ai 2mila euro.

    DINERS
    È sia un circuito di pagamento che un emittente di carte di credito. Proprio alla Diners si deve la nascita della carta di credito: fu emessa infatti per la prima volta nel 1950 negli Stati Uniti per pagare il conto al ristorante (da qui appunto il nome Diners). La carta più diffusa in Italia è la Diners Classic, che costa 80 euro l'anno.

    CARTASI
    È uno dei più importanti emittenti di carte di pagamento in Italia, attive sia con il circuito Visa che MasterCard. Tra le carte di credito l'offerta spazia tra Carta Free Touch (una contactless emessa direttamente da CartaSì o dalle 700 banche clienti) alla Carta Platinum. I costi annui di gestione vanno da 30 a 90 euro. Il plafond mensile massimo varia dai 1.300 ai 10mila euro.

    Vito Lops e Matteo Prischi - 01 marzo 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  04/03/2010

    Micropagamenti al via da lunedì prossimo, 1° marzo. Con l'emanazione dei regolamenti di attuazione da parte della banca d'Italia si completa il quadro normativo tracciato dalla direttiva comunitaria sui sistemi di pagamento ( 2007/64/Ce, la cosiddetta Payment services directive) recepita nell'ordinamento italiano con un decreto legislativo pubblicato sul supplemento speciale alla «Gazzetta Ufficiale» 36 del 13 febbraio 2010.

    L'obiettivo della direttiva è quello di sostenere la creazione di un mercato unico europeo dei servizi di pagamento al dettaglio (la Sepa, single euro payments area) e darà la possibilità di accedere a un più vasto spettro di sistemi di pagamenti elettronici per gli importi di piccola entità e anche una accelerazione dei bonifici bancari. Peraltro come riportato sul sito dell'Abi dedicato al Sepa, al sistema ha aderito il 98 per cento delle banche italiane.

    A parte una ulteriore e rapida dematerializzazione del denaro (con il passaggio dal contante ai sistemi elettronici, che in concreto può essere anche un telefono cellulare), con i vantaggi e gli svantaggi che ciò può comportare, l'attuazione della direttiva in ambito comunitario produce una serie di vantaggi legati alla possibilità di utilizzare un'unica carta di pagamento in tutti i paesi comunitari, compresi quelli dello spazio economico europeo. In tutto trenta paesi, dei quali solo 9 (tra cui appunto l'Italia) non avevano ancora definitivamente recepito la direttiva nel corso del 2009.

    Le norme varate con il Dlgs 11 prevedono una serie di sistemi di tutela e di attenuazione della responsabilità per le parti deboli (consumatori finali e microimprese). Agli utenti infatti vanno rimborsati gli importi pagati in caso di utilizzo non autorizzati del mezzo elettronico di pagamento (oppure se ne deve dimostrare il comportamento fraudolento).

    E inoltre sono attenuati gli obblighi delle parti per quanto riguarda i pagamenti per importi inferiori ai 30 euro per singole operazioni e 150 euro come limite complessivo di spesa. Una semplificazione che ovviamente richiederà maggiore attenzione da parte sia degli utenti che delle banche. Inoltre, come spiegava la relazione governativa, inviata in Parlamento per il parere alla bozza di Dlgs varata dal Governo il 28 ottobre 2009, per favorire lo sviluppo della moneta elettronica, è stata esercitata la deroga fino a 500 euro per le carte prepagate.

    Per gli enti che emetteranno gli strumenti di pagamento sono previsti una serie di obblighi, tra cui il divieto di inviare, senza consenso preventivo dell'utente, strumenti di pagamento. E inoltre sono posti limiti alla responsabilità degli utenti e agli importi da questi dovuti in caso di smarrimento o furto. Spetterà però ad essi tenere un comportamento diligente, con l'obbligo di tempestiva comunicazione in caso di smarrimento o furto. L'autorità italiana di controllo è individuata nella Banca d'Italia.

    (An.Cr.) - 26 marzo 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  03/03/2010

    Dopo numerosi rinvii, in applicazione dell'art. 154, comma 1, lettera c e lettera h del Codice privacy, il Garante ha regolamentato il ruolo dell'Amministratore di Sistema disponendo perché entro lo scorso 15 dicembre 2009 i titolari di trattamento di dati personali effettuato con strumenti elettronici provvedessero alla nomina di questa figura aziendale.
    Le disposizioni interessano quindi coloro che effettuano il trattamento con strumenti elettronici. Avvicinandosi la scadenza della rivisitazione annuale della Privacy (31 marzo 2010), puntualizziamo cosa deve essere fatto in pratica.
    E' opportuno riportare sul DPS gli estremi identificativi della persona (o delle persone) che nell'ambito della organizzazione aziendale ricoprono la funzione di A.S.
    In ogni caso, oltre alla menzione sul DPS è consigliabile redigere un documento (la Nomina dell'Amministratore di Sistema) che riporti le informazioni richieste. Tale documento va via via aggiornato e conservato a disposizione di eventuali controlli dell' Autorità Garante della Privacy.
    Oltre alle generalità della persona investita di tale ruolo, nel documento dovranno anche essere specificate le mansioni ed i compiti attribuiti all'Amministratore di Sistema.
    Ciascuna organizzazione dovrà assegnare all' A.S. compiti specifici attinenti alle proprie esigenze e specificità. Tuttavia, generalizzando, possiamo riassumere quali sono sostanzialmente i campi di azione di questa figura professionale.
    L'Amministratore di Sistema dovrà:
    - sovrintendere al funzionamento dell'intero sistema informativo;
    - sovrintendere al funzionamento delle apparecchiature di protezione;
    - effettuare interventi di manutenzione hardware e software sui sistemi operativi e applicativi;
    - sovrintendere all'operato sugli interventi di tecnici esterni;
    - regolamentare il sistema di autenticazione degli utenti e il rilascio delle password di accesso;
    - pianificare e verificare la corretta funzionalità dei sistemi di sicurezza informatica (backup, sistemi anti intrusione, gruppo di continuità elettrica);
    - mantenere l'efficienza dell'intera infrastruttura.

    Sono esentate dall'applicazione tutte quelle organizzazioni che trattano dati ad esclusiva finalità amministrativo-contabile.

    Giova rilevare che il Garante, pur richiedendo all' A.S. indubbie competenze tecniche, pone l'accento sulla necessità che il Titolare dei Dati per la designazione provveda ad una rigorosa valutazione in primis della esperienza ed affidabilità del soggetto . Si può pertanto affermare che, in qualche modo, pur essendo l' A.S. una figura assimilabile al semplice “incaricato”, egli debba soddisfare a requisiti almeno equipollenti a quelli del “Responsabile per la Privacy”.

    Si dovrà inoltre ricorrere a designazioni individuali anche nel caso di nomina di più A.S. per la stessa organizzazione e per ciascun nominato si dovranno elencare i singoli ambiti di intervento ed operatività assegnati.
    Almeno annualmente, poi, si dovrà sottoporre a verifica l'operato dell' A.S. eventualmente apportando le modifiche necessarie.

    Operativamente il Garante prescrive che l'A.S. provveda all'adozione di sistemi idonei alla registrazione degli accessi logici (access log) ai sistemi di elaborazione ed agli archivi elettronici. Tali registrazioni dovranno essere complete, inalterabili e verificabili quanto ad integrità . Le registrazioni dovranno comprendere i riferimenti temporali e la descrizione dell'evento che le ha generate. Dovranno inoltre essere conservate per un periodo minimo di sei mesi.

    La funzione di Amministrazione di Sistema può anche essere affidata a soggetti esterni (outsourcing), fermo restando che dovranno essere conservate presso il Titolare dei dati le generalità delle persone fisiche che svolgono l'incarico richiesto.

    Deve inoltre essere comunicata a tutto il personale della organizzazione l'istituzione e le generalità dell'A.S. ed a tal fine si possono divulgare tali informazioni aggiungendole alla cosiddetta Informativa ai Dipendenti o con tutti gli altri mezzi a disposizione: bacheca aziendale, posta interna, rete elettronica interna, etc.

    Signa, 03 marzo 2010
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  02/03/2010

    Lo prevede un nuovo decreto ministeriale pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale (27/2/2010). Il decreto, che è composto di 13 articoli, non contiene solo la proroga ma anche una serie di modifiche al precedente dm 17 dicembre 2009 pubblicato il 13 gennaio 2010. Tra le più importanti c'è la modifica della nozione di delegato che è quello a cui è attribuito il certificato per la firma elettronica. Qualora l'impresa non abbia indicato, nella procedura di iscrizione un delegato, il certificato verrà attribuito automaticamente al rappresentante legale dell'impresa. Diversi sono anche i moduli, che dovranno essere utilizzati per le nuove iscrizioni a partire dal 1° marzo. Cambiano anche i tempi per la comunicazione al Sistri dei dati per la movimentazione dei rifiuti oggetto di critiche in quanto dette procedure erano spesso in contrasto con l'operatività in concreto.

    G. Ambrosoli – 27 febbraio 2010 – tratto da Italia Oggi

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  • Normative complementari  »»  02/03/2010

    Ricordiamo che il prossimo 31 marzo, come per i precedenti anni, scadrà il termine per l’adeguamento alla legge 196/2003, meglio conosciuta come “Privacy”.

    Chi intendesse usufruire del nostro studio per la prima stesura o per la rivisitazione annuale può prendere appuntamento con la sig.ra Barbara (Studio di Signa tel. 0558734401) o con la sig.ra Nicoletta (Studio di Firenze tel 0552344803).

    Per avere un quadro generale degli adempimenti necessari consigliamo di consultare il seguente documento su questo stesso sito internet: 23/02/2010 - Privacy in scadenza il 31 marzo 2010 alla sezione novità\normative complementari

    Altri documenti sull’argomento sono a disposizione dei naviganti (ed altri ancora stanno per essere pubblicati). Il miglior modo per consultarli è andare sulla home page del nostro sito e posizionandosi nel motore di ricerca interno (in alto a destra) digitare la parola “privacy”: si otterrà la lista in ordine di data decrescente dei documenti che affrontano (o hanno affrontato) questa materia.

    Signa, 02 marzo 2010
    Studio Bambagioni

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  • Normative complementari  »»  01/03/2010

    La sentenza della Cassazione 4375 del 2010 risolve una vicenda che ha fatto molto discutere gli addetti ai lavori sul tema dei controlli a distanza inerenti l'utilizzo del personal computer aziendale. La sentenza prende le mosse dalla decisione del tribunale di Milano 1048/2004 poi confermata dalla Corte d'appello (668/2006), infine anche dalla Cassazione. Il tribunale ha modificato la nozione di controlli difensivi elaborata dalla Cassazione con la sentenza 4746/2002, secondo cui l'impiego di tecnologie di controllo per la tutela dei beni aziendali contro l'illecito non rientrava nelle previsioni dell'articolo 4 della legge 300/70.
    La questione riguarda una società che aveva sottoposto a ripetuti controlli l'uso del pc aziendale di una dipendente con un sistema chiamato Super scout (un applicativo software il cui impiego era appunto di controllo della navigazione internet). La dipendente è stata licenziata due volte per la stessa tipologia di fatti. I giudici, tutti, dicono che il primo licenziamento è in violazione del comma 2 dell'articolo 4 dello Statuto del lavoratori che ammette i cosiddetti controlli a distanza preterintenzionali (funzionali a esigenze organizzative, produttive o di sicurezza) solo in presenza di accordo sindacale con la rappresentanza aziendale o di provvedimento del servizio ispettivo della Dpl. Del secondo dicono che è tardivo, assorbendo in ciò ogni questione. La Cassazione ora aggiunge che i tentativi di raddrizzare il timone richiamando le norme che presidiano la tutela penale del bene informatico (articolo 615 ter) sono tardivi e inammissibili e comunque fuori dalle contestazioni operate, così come inconferenti, sono i richiami all'allegato II, punto 3, della 626/94 (ora allegato XXXIV, punto 3, del testo unico 81/08), che non modifica la portata dell'articolo 4 dello Statuto. Le conclusioni della Cassazione sono comprensibili sul caso specifico e appaiono compatibili con una ricostruzione moderna della materia. Infatti, la nozione di strumenti di controllo va attualizzata al mondo digitale. A questo riguardo è bene distinguere i sistemi operativi necessari per il funzionamento del pc e i sistemi applicativi (o software applicativi) che svolgono funzioni specifiche. L'accertamento di condotte attraverso l'analisi dei dati dei sistemi operativi (log di sistema) da cui risulti il comportamento illecito del lavoratore è ragionevolmente estranea al sistema tutelato dallo Statuto. Perché non si tratta di software applicativi (com'era Super scout) che hanno la funzione di elaborare dati del sistema. Un diverso ragionamento porterebbe alla conclusione che per il solo fatto del mutamento tecnologico non sarebbe possibile il controllo di conformità dell'esecuzione della prestazione, come risultato implicante anche il controllo sull'uso proprio dello strumento di lavoro affidato. D'altronde non appare possibile che il datore rimanga privo di ogni strumento di verifica dell'adempimento del prestatore. In altri termini, sono ammissibili i controlli finalizzati alla tutela contro l'illecito penale e alla ricostruzione della prova di esso utilizzando gli strumenti che il sistema in sé consente (ossia, il sistema operativo). In modo particolare quando ciò riguardi la violazione dei sistemi informativi.

    Enzo De Fusco - 25 febbraio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  25/02/2010

    Di Euribor non si parla ormai più, o quasi. In effetti il parametro di riferimento del mercato interbancario, ben noto a tutti i possessori di un mutuo a tasso variabile, se ne sta lì da diverse settimane, pressoché fermo ai minimi storici ben al di sotto dell'1% del tasso di riferimento fissato dalla Banca centrale europea: la scadenza a un mese quota 0,42%, quella a tre mesi 0,66% e quella a sei mesi 0,97%. Nessun cenno di reazione alla crisi della Grecia, per esempio, che soltanto un anno mezzo fa avrebbe provocato una serie di tensioni tali da spedire alle stelle i tassi alle stelle. Basta ricordare cosa avvenne all'indomani del fallimento Lehman, quando i tassi interbancari balzarono oltre il 5 per cento.
    Oggi niente di tutto questo si è materializzato, anzi. Se si guardano i movimenti degli ultimi giorni, i tassi impliciti espressi dai future sull'Euribor, cioè i contratti che fotografano le attese dei mercati per i prossimi mesi, hanno mostrato addirittura un'ulteriore flessione perché gli operatori si aspettano che la Bce, viste le difficoltà della Grecia e di altri Paesi quali Portogallo e Spagna, difficilmente tornerà ad alzare il costo del denaro da qui a fine 2010. Quale la differenza rispetto al 2008? Semplice, rispetto ad allora i mercati sono letteralmente inondati di liquidità, quella stessa che la Bce ha provveduto a pompare sul mercato per evitare il collasso del sistema finanziario: finché questa non sarà ritirata sarà difficile assistere a un ritorno dell'Euribor su livelli meno anomali (cioè sopra il tasso Bce).
    Qualcosa, sotto quest'aspetto, potrà cambiare nelle prossime settimane, quando a Francoforte si inizierà a discutere l'exit strategy. Molti analisti pensano che Jean-Claude Trichet e soci possano dare indicazioni in merito già nella riunione del prossimo 4 marzo, iniziando a sospendere le aste di rifinanziamento a 12 mesi che a partire da giugno 2009 hanno provocato un vero e proprio crollo dei tassi Euribor.
    Per ora, dunque, chi ha un mutuo a tasso variabile, può sentirsi relativamente tranquillo. E' facile pronosticare che il rialzo dei tassi Euribor sarà graduale e basta guardare gli stessi future per rendersene conto. Le attese indicano infatti uno 0,84% per giugno, 1,06% per settembre e 1,28% a fine anno (solo un mese fa, quest'ultimo valore era indicato a 1,75%). I tassi resteranno quindi eccezionalmente bassi, ancora per un po'.

    Maximilian Cellino - 23 febbraio 2010 – tratto da sole24ore.com

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  • Normative complementari  »»  23/02/2010

    Banche, carte di credito, fascicolo sanitario elettronico, vendita di banche dati per finalità di marketing, sistema informativo del fisco, enti previdenziali. Il piano di ispezioni del garante della privacy per il primo semestre 2010 si dedicherà a questi settori. Sono, dunque, toccati sia il settore pubblico che quello privato.

    Tra gli obiettivi dell'indagine anche la verifica dell'adozione delle misure di sicurezza, del rispetto del termine durata di conservazione dei dati, dell'osservanza dell'obbligo di fornire l'informativa agli interessati e al rispetto dell'obbligo di richiesta del consenso nei casi previsti dalla legge (art. 23 del Codice della privacy).

    Gli accertamenti ispettivi programmati sono 250 e saranno effettuati anche in collaborazione con le Unità speciali della Guardia di finanza - Nucleo privacy. Si tratta del programma di ispezioni di ufficio, che vanno ad aggiungersi a quelli innescati da segnalazioni e reclami presentati.

    A. Ciccia – 22 febbraio 2010 – tratto da Italia Oggi Sette -

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  • Normative complementari  »»  23/02/2010

    Come per i precedenti anni, il 31.03.2010 scadrà il termine per gli adempimenti necessari ai sensi del Dlgs. n. 196 del 30 giugno 2003 in materia di protezione dei dati personali, legge meglio conosciuta come “privacy”.

    Riassumiamo i principali concetti.
    Dati comuni: i dati relativi a soggetti terzi che vengono rilasciati alla ditta e che attengono solamente a indirizzi, numeri telefonici e simili.
    Dati sensibili: i dati relativi a soggetti terzi che vengono rilasciati alla ditta e che attengono a indirizzo religioso, stato di salute, orientamento sessuale o politico,etc (i dati di un dipendente, ad esempio, sono sensibili)
    Dati giudiziari: i dati relativi a soggetti terzi che vengono rilasciati alla ditta e che attengono a ca